2007 – 2017: dieci anni di ricerche a Fondo Paviani nelle Grandi Valli Veronesi, uno dei più importanti insediamenti dell’Età del Bronzo in pianura Padana. A Legnago giornata di studi sul sito arginato del XV – XI sec. a.C. tra scoperte, nuove tecnologie e impegni futuri
È uno degli insediamenti dell’Età del Bronzo più importanti di tutta la pianura Padana, collocato sul margine occidentale della paleovalle del fiume Menago: è il grande sito arginato di Fondo Paviani, vicino a Legnago (Verona). Era l’autunno 2007 quando il sito divenne oggetto di ricerca con il progetto “Fondo Paviani“, sotto la direzione scientifica del prof. Michele Cupitò (cattedra di Protostoria Europea e Paletnologia al Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova) con il Centro Ambientale Archeologico di Legnago partner logistico e didattico-divulgativo. Il Progetto riguarda scavi e ricerche archeologiche sul sito arginato (dotato di aggere e fossato perimetrali) dell’Età del bronzo (XV-XI sec. a.C.) di Fondo Paviani, capace di raggiungere nel momento di massimo splendore,un’estensione di oltre 20 ettari, vero e proprio central place politico-territoriale nonché un fondamentale crocevia culturale e snodo fondamentale di traffici e scambi a medio e lungo raggio tra Europa continentale e Mediterraneo Orientale.

Il sito arginato dell’Età del Bronzo scoperto a Fondo Paviani e oggetto di un progetto di ricerca dal 2007
Sono passati dieci anni: è tempo di fare il punto. Venerdì 16 febbraio 2018, alle 16, nella sala conferenze del Centro Ambientale Archeologico di Legnago, giornata di studi, organizzata in stretta collaborazione con il dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, “10 anni di ricerche nell’insediamento dell’Età del bronzo di Fondo Paviani. Risultati e prospettive” per condividere con studiosi e appassionati le numerose e importanti scoperte avvenute in questi anni nel grande sito arginato di Fondo Paviani, ubicato a sud di Legnago, grazie alle nuove indagini archeologiche condotte dall’Università di Padova. Ricco il programma. Dopo l’introduzione all’incontro di Federico Bonfanti, conservatore del Centro Ambientale Archeologico, e i saluti del sindaco di Legnago, Clara Scapin; dell’assessore alla Cultura, Silvia Baraldi; e del presidente della Fondazione Fioroni, Mirella Zanon; alle 16.20, aprono i lavori Michele Cupitò e Giovanni Leonardi , università di Padova (“Progetto Fondo Paviani: 2007-2017. Anatomia di una ricerca interdisciplinare”); 16.45, Elisa Dalla Longa, Cristiano Nicosia, David Vicenzutto e Claudio Bovolato, università di Padova; Claudio Balista, Geoarcheologi Associati sas di Padova (“L’insediamento dell’Età del bronzo di Fondo Paviani a 10 anni dalla ripresa delle ricerche. Nuove acquisizioni e problemi aperti”); 17.20, Rita Deiana, università di Padova (“Oltre lo scavo. Indagini geofisiche a Fondo Paviani: risultati e prospettive”); 17.45, Ivana Angelini, università di Padova (“Bronzo, ambra e vetro. I segreti degli artigiani di Fondo Paviani svelati dalle analisi scientifiche”); 18.10, Marco Bettelli, istituto di studi sul Mediterraneo Antico – CNR, Roma (“Nelle terre di Eridano: Micenei, Ciprioti e Levantini in Pianura Padana orientale nella tarda Età del Bronzo”); 18.35, Linda Condotta e Antonio Persichetti, Archetipo srl, Padova (“Volare sopra Fondo Paviani con le nuove tecnologie. L’utilizzo dei droni in archeologia… e non solo”). Chiude l’incontro Federico Bonfanti.
“Lo studio di Fondo Paviani”, ha più volte spiegato il prof. Cupitò, “rappresenta un’occasione unica per poter ricostruire la storia agraria e l’evoluzione del paesaggio delle Valli Grandi Veronesi sul lungo periodo. Le campagne di indagine svolte in questi anni hanno confermato l’importanza del sito per la comprensione dei fenomeni che, nella seconda metà del XII secolo a.C, dopo il crollo della civiltà delle terramare, portarono alla nascita, nella pianura veneta, di quel nuovo assetto socio-politico che aveva il suo polo in Frattesina, un sito crocevia di traffici che coinvolgevano i distretti metallieri delle Alpi orientali, dell’area danubiano-carpatica, fino all’Egeo ed il Vicino Oriente”. Fondo Paviani – è dimostrato dalle indagini archeologiche – fu l’unico grande villaggio arginato della Bassa Veronese che “resistette -anzi reagì- alla crisi che investì la Pianura Padana bel primi decenni del XII secolo a.C. Un “ponte” tra il mondo terramaricolo e quel nuovo assetto che, nel giro di un paio di secoli, portò alla formazione dei primi grandi centri proto urbani”. E non va dimenticato che ad oggi il 25 frammenti di ceramica figulina dipinta di tipo Egeo miceneo recuperati a Fondo Paviani rappresentano il più cospicuo campione di ceramica micenea rinvenuta in Italia centro-settentrionale.
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CHI SIAMO
Graziano Tavan, giornalista professionista, per quasi trent’anni caposervizio de Il Gazzettino di Venezia, per il quale ho curato centinaia di reportage, servizi e approfondimenti per le Pagine della Cultura su archeologia, storia e arte antica, ricerche di università e soprintendenze, mostre. Ho collaborato e/o collaboro con riviste specializzate come Archeologia Viva, Archeo, Pharaos, Veneto Archeologico. Curo l’archeoblog “archeologiavocidalpassato. News, curiosità, ricerche, luoghi, persone e personaggi” (con testi in italiano)




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