Siccità e alluvioni: l’università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l’utilità idraulica del “modello romano”. L’ingegneria romana di duemila anni fa torna utile per la crisi idrica attuale

L’ingegneria romana di duemila anni fa torna utile per la crisi idrica attuale. Così l’università di Padova, partner del progetto europeo WatHer, sperimenta sul campo l’utilità idraulica del “modello romano”. WatHer – Water Heritage in European Rural Mediterranean è un progetto cofinanziato dal programma Interreg Euro-MED, coordinato dal Politecnico di Milano e attivo da settembre 2025 a febbraio 2029. Coinvolge 12 partner di otto Paesi e dieci siti pilota: dai canali irrigui a gravità di Spagna, Portogallo, Francia e Albania alle marcite lombarde e alla centuriazione padovana, dalle pozze pastorali della Croazia e della Slovenia ai sistemi idraulici di Cipro. Il progetto è articolato in tre fasi – studio, sperimentazione e trasferimento dei risultati – che confluiranno in una strategia comune per i territori rurali mediterranei, con l’obiettivo di rispondere al problema della siccità riscoprendo, recuperando e rafforzando i sistemi storici di gestione dell’acqua.

Quella del 2026 si prospetta come l’estate più calda registrata dal 1992. Un primato certificato dagli ultimi dati Arpav: nei mesi di giugno e luglio la temperatura media regionale ha raggiunto 23,1 gradi frantumando i record del 2003 (22,7) e del 2022 (22,7). Le altissime temperature e l’assenza di precipitazioni degli ultimi mesi hanno costretto la Regione del Veneto a dichiarare lo stato di emergenza regionale per deficit idrico con l’Ordinanza n. 72 del 1° luglio 2026. Le principali criticità includono un calo delle precipitazioni del 28% con un deficit di 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua, la portata del fiume Adige ridotta del 21% e il rischio di ingresso del cuneo salino. Di fronte a questa crisi idrica senza precedenti la storia può insegnarci qualcosa? E la risposta a questa crisi potrebbe arrivare dall’eredità del nostro passato?

La centuriazione: c’era una volta, o c’è ancora? C’erano una volta le centuriazioni romane, i fossi di scolo e le siepi campestri, che per secoli hanno modellato e protetto il paesaggio rurale padovano. In particolare il Graticolato Romano si estendeva nell’area a nord-est della città, tra le attuali province di Padova e Venezia. Nate come opere idrauliche antiche (risalenti al I secolo a.C.), recentemente patrimonializzate (con il museo della Centuriazione a Borgoricco e un Osservatorio del paesaggio del Graticolato), ma anche in parte cancellate dall’urbanizzazione e dall’agricoltura intensiva, oggi tornano a candidarsi come risposta concreta alle emergenze climatiche del XXI secolo. È questo il cuore di WatHer (Water Heritage in European Rural Mediterranean), il progetto di cooperazione transnazionale co-finanziato per 3 milioni di euro dal programma Interreg Euro-MED a cui partecipa l’università di Padova, e che vede coinvolti 12 partner da otto Paesi del Mediterraneo, coordinati dal Politecnico di Milano, con l’obiettivo di recuperare la “saggezza” dei sistemi storici di gestione dell’acqua per rafforzare la resilienza del territorio. Il principal investigator per l’università di Padova è il professor Mauro Varotto che unitamente alla ricercatrice Tanja Kremenić del dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità hanno concentrato la loro ricerca sui territori comunali di Mirano e Borgoricco compresi nei 200 km quadrati di estensione dell’intera centuriazione.
Il “trilemma dell’acqua” e la centuriazione patavina. WatHer si propone di elaborare e applicare a fossi e siepi dell’agro centuriato un modello eco-idrologico che possa rispondere al “trilemma dell’acqua” nel Mediterraneo, ovvero le tre sfide da affrontare per il prossimo futuro: siccità prolungate e scarsità d’acqua, precipitazioni estreme e repentini rischi di alluvione, degrado della qualità idrica causato dall’inquinamento della falda superficiale. Le tre criticità sono strettamente interconnesse e quindi necessitano di un approccio congiunto per essere affrontate. “Si tratta di immaginare per il futuro una terza centuriazione”, dice Mauro Varotto, geografo e coordinatore del progetto per l’università di Padova, “in continuità ma diversa dalle precedenti: la prima era principalmente vocata alla produzione agricola, la seconda è diventata una città diffusa con il paesaggio dei capannoni che conosciamo, la terza deve essere una centuriazione verde-blu, una infrastruttura ambientale e idraulica capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico. Per fare questo serve un nuovo modello di governance per queste millenarie linee d’acqua, oggi frammentate in miriadi di proprietà private prive di una cabina di regia”. Questa porzione di territorio è particolarmente indicata per studiare il “trilemma dell’acqua”: il caso di studio padovano si concentra sulla rete degli scoli minori che caratterizza lo storico paesaggio centuriato per denunciare la scomparsa negli ultimi cinquant’anni di molti fossi e delle relative siepi alberate, fenomeno che ha ridotto la capacità del territorio di mitigare le piene e contrastare la siccità. Se il cambio di paradigma del dopoguerra rispondeva alla logica di estendere i terreni coltivati, migliorare la produttività degli stessi e implementare la meccanizzazione “senza barriere”, come le siepi, oggi a fronte dell’aumento di precipitazioni intense e prolungati periodi di siccità il recupero del concetto idrologico legato alla centuriazione romana non è un mero ritorno al passato.

“Le analisi GIS del Comune di Borgoricco, cuore simbolico della centuriazione, mostrano che, tra il 2008 e il 2022, la rete dei fossi si è ridotta in media di circa 2,4 chilometri l’anno e quella delle siepi, nello stesso periodo, di circa 1,8 chilometri l’anno”, sottolinea Tanja Kremenić. “Nonostante alle priorità produttive dei decenni del boom economico si siano recentemente affiancate norme di maggiore tutela ambientale, la perdita continua ancora oggi. WatHer nasce da questa emergenza e sperimenta su piccola scala la fattibilità e i benefici della reintegrazione del sistema fosso-siepe, riproponendo l’eredità culturale come risorsa idraulica e climatica”. Da questa analisi risulta evidente che il patrimonio della centuriazione romana non consiste soltanto nella divisione agraria in centurie per ripartire terreni agricoli tra coloni, ma si rivela prima di tutto imponente e strategica opera di ingegneria idraulica e bonifica territoriale. La griglia ortogonale di strade e canali era stata pensata soprattutto per distribuire l’acqua, e favorirne il deflusso seguendo la naturale inclinazione della pianura, un sistema sapiente che proprio per la sua efficacia è giunto fino a noi, drenando le acque in eccesso e convogliandole fino all’Adriatico. Il progetto WatHer mette in dialogo la conoscenza ancestrale dei gromatici antichi con i più avanzati strumenti tecnologici: dati LiDAR e analisi cartografiche in ambiente GIS, sensori ambientali di monitoraggio sul campo, che serviranno ad elaborare piani d’azione co-progettati con le amministrazioni e le comunità locali (i Comuni di Borgoricco e Mirano sono partner associati del progetto), con il supporto tecnico del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive.

Il progetto WatHer alla prova pratica. Da settembre 2026 saranno individuati alcuni tratti pilota di scoli, nei quali il progetto intende intervenire con il ripristino del sistema integrato fosso-siepe, paesaggio storico della maglia di origine romana, potenziandone le funzioni di collettore d’acqua, mitigazione climatica e corridoio ecologico, allargando lo scavo del fosso e aggiungendo la siepe alberata con funzione di ombreggiamento anti-evaporazione. La riqualificazione di questi elementi in un sistema integrato offrirà nel tempo molteplici vantaggi: aiuterà a rallentare i picchi di piena, a stoccare acqua per la ricarica della falda, a fitodepurare con la vegetazione riparia gli inquinanti prima che raggiungano i fiumi, a ridurre l’evaporazione grazie all’ombra portata dalle siepi, e a creare corridoi ecologici e isole climatiche anche per la fauna. Insieme agli altri siti pilota distribuiti tra Spagna, Portogallo, Italia, Croazia, Slovenia, Cipro, Albania e Francia, l’esperienza di Padova servirà a dimostrare che attraverso una gestione sapiente dei sistemi bimillenari di irrigazione tradizionale si possono ottenere molteplici benefici: garantire servizi ecosistemici misurabili, salvaguardare la risorsa acqua, mantenere il bel paesaggio celebrato da Goethe e, si spera, anche un ritorno economico nel medio-lungo termine. La centuriazione esce così dal museo e torna ad essere paesaggio vivo.
Roma. Nella sala Ottagona delle Terme di Diocleziano del museo nazionale Romano apre la mostra “AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana”, Video arte, archeologia e intelligenza artificiale per raccontare la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. E nella prima settimana ogni sera un incontro di approfondimento: ecco il programma

Dal 3 luglio al 15 novembre 2026 l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano del museo nazionale Romano ospita la mostra “AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserti in epoca romana”, ideata da Elisabetta Bruscolini, e curato da Alfonsina Russo, Elisabetta Bruscolini, Angelo Piero Cappello, Federica Rinaldi, Alessio De Cristofaro, nell’ambito delle attività di cooperazione culturale con l’Africa e il Mediterraneo. L’esposizione, promossa dal ministero della Cultura, racconta un capitolo ancora poco noto della storia antica: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle linee strategiche promosse dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, finalizzate a coniugare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e valorizzazione del patrimonio culturale. Una visione che individua nella cultura un fondamentale strumento di dialogo e conoscenza condivisa, in grado di rafforzare i rapporti tra i popoli, valorizzare un patrimonio storico comune e favorire nuove opportunità di cooperazione internazionale, soprattutto nel Mediterraneo e in Africa. Alla realizzazione del progetto hanno contribuito: Studio Convertino per l’opera di video arte e il progetto grafico; Riccardo Boccuzzi per la realizzazione del filmato con AI; Studio VPS architetti per il progetto allestitivo; Mappe di Mondi per l’organizzazione. Il progetto illuminotecnico della mostra è stato realizzato con la sponsorizzazione tecnica di IGuzzini Illuminazione S.p.A. L’iniziativa coinvolge studiosi e archeologi di importanti università e istituzioni italiane e internazionali, tra cui università di Roma Tor Vergata, università di Milano, Politecnico di Milano, università del Salento, università Federico II di Napoli, università di Padova e University of Leicester.
Grazie al fondamentale contributo degli archeologi e delle archeologhe impegnati negli scavi greco-romani in Egitto, realizzati con il sostegno del ministero delle Antichità Egiziano, “AEGYPTUS” si configura come una grande installazione immersiva e crossmediale che trasforma la visita in un’esperienza sensoriale e narrativa. Videoarte, ricostruzioni digitali, immagini degli scavi archeologici, animazioni e intelligenza artificiale accompagnano il pubblico alla scoperta del paesaggio delle oasi e del deserto romano, rendendo accessibile e coinvolgente il racconto della ricerca archeologica contemporanea. L’allestimento prevede un percorso che si apre con l’esposizione di significativi reperti archeologici provenienti sia dalle collezioni del museo nazionale Romano, che ne ha curato l’individuazione e la selezione, sia dalle attività di recupero e indagine condotte dal Comando dei Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, protagonista del museo dell’Arte salvata ospitato all’interno dell’aula Ottagona. Il dialogo tra i reperti e i contenuti audiovisivi e digitali genera un originale intreccio tra storia e innovazione, offrendo una nuova chiave di lettura dell’Egitto romano. Al centro della narrazione emergono le oasi, luoghi di incontro e scambio tra culture, commerci, religioni e popoli diversi, in un territorio strategico che per secoli ha rappresentato un ponte tra Africa, Mediterraneo e Vicino Oriente. Più che una mostra tradizionale, “AEGYPTUS” è un vero e proprio evento che invita a riflettere sul valore della ricerca archeologica e sulla capacità del patrimonio culturale di raccontare storie ancora poco conosciute dal grande pubblico anche attraverso diverse forme d’arte e nuove tecnologie. In questa prospettiva, il deserto non appare come una periferia dell’Impero, ma come uno spazio vitale di connessione, scambio e contaminazione culturale, dove si intrecciano esperienze, identità e civiltà diverse. Un mondo magico dove gli insediamenti romani appaiono come un miraggio nel cuore del deserto.

La mostra sarà accompagnata da un Public Program di incontri e approfondimenti con archeologi e studiosi italiani e internazionali, ideato per avvicinare il pubblico ai temi della ricerca, della Tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale. Gli appuntamenti si svolgeranno nella prima settimana di apertura della mostra, dalle 21 alle 23, nello spazio antistante la sede espositiva. Ad accompagnare il progetto sarà inoltre un catalogo scientifico, curato dal dipartimento di Studi letterari, Filosofici e di Storia dell’Arte dell’università di Roma Tor Vergata. In occasione del Public Program, l’Aula Ottagona rimarrà straordinariamente aperta dalle 19.30 alle 23 (ultimo ingresso alle 22.30) dal 3 al 9 luglio 2026, al costo di 5 euro salvo gratuità e agevolazioni di legge.
3 luglio 2026, ore 21: apertura Public Program. Introduzione: “Oasi come hub dell’Antichità”. Primo incontro “L’Egitto romano. Da Alessandria ad Assuan attraverso il deserto occidentale”. Intervengono: prof.ssa Paola Davoli, università del Salento; prof.ssa Patrizia Piacentini, università di Milano; dott.ssa Walaa Moustafa, museo Greco Romano di Alessandria.
4 luglio 2026, ore 21. Introduzione: “Luce e arte per raccontare l’archeologia” con Nasreldin Moataz, direttore Biennale d’Alessandria d’Egitto; Carmelo Occhipinti, università di Tor Vergata. Secondo incontro “Egitto, dono del deserto: le oasi prima dei faraoni”. Intervengono: dott. Giulio Lucarini, CNR; dott.ssa Jade Bajeot, Université de Toulouse 2 – Jean Jaurès.
5 luglio 2026, ore 21: “Siwa, dall’Oracolo di Amon all’Impero Romano: agricoltura, necropoli e insediamenti nel nord-ovest egiziano”. Intervengono: prof. Mohamed Kenawi, University of Leicester; dott.ssa Francesca Simi, università di Udine.
6 luglio 2026, ore 21: “La rappresentazione degli imperatori in Egitto da Augusto a Diocleziano”. Intervengono: dott.ssa Giorgia Cafici, università di Verona; prof. Sobhy Ashour, Helwan University, il Cairo.
7 luglio 2026, ore 21: “Culti e trasformazioni religiose nel deserto occidentale tra epoca tolemaica e prima età cristiana”. Intervengono: prof.ssa Paola Buzi, Sapienza Università di Roma; prof. Angelo Colonna, Sapienza Università di Roma; prof. Emanuele Ciampini, Sapienza Università di Roma.
8 luglio 2026, ore 21: “L’Egitto in trasformazione tra Roma e tarda antichità”. Intervengono: prof.ssa Cristina Mondin, università di Padova; prof. Paolo Maranzana, Bogazici University, Istanbul.
9 luglio 2026, ore 21: “Insediamenti romani nell’Oasi Magna e Umm el -Dabadib., una storia ai confini del mondo”. Intervengono: prof.ssa Corinna Rossi, università il Politecnico di Milano; prof.ssa Gaelle Tallet, La Sorbona, Parigi.
Padova. All’Orto Botanico il convegno “Neumann 100. 1925-2025: dal collezionismo alla ricerca”, a 100 anni dall’acquisizione da parte dell’università di Padova dell’intera collezione con reperti di interesse antropologico, paletnologico, archeologico, geologico, paleontologico e mineralogico. Ecco il programma
Al teatro Botanico all’Orto botanico di Padova, lunedì 26 gennaio 2026, dalle 9.30 alle 18, il convegno “Neumann 100. 1925-2025: dal collezionismo alla ricerca”, organizzato da Centro di Ateneo per i Musei, dipartimento dei Beni culturali, dipartimento di Geoscienze, dipartimento di Biologia, museo della Natura e dell’Uomo, museo di Scienze archeologiche e d’Arte. La partecipazione è gratuita, previa registrazione al form di prenotazione. Il convegno è dedicato a Eugenio Neumann (1847-1928), commerciante triestino, che nel corso della sua vita raccolse una straordinaria collezione con decine di migliaia di beni. In contatto anche con antiquari toscani, collezionisti francesi, studiosi tedeschi e di altri ambiti internazionali, partecipò in prima persona a numerose indagini nelle grotte del Carso, raccogliendo presso la sua abitazione di Trieste molti reperti di interesse antropologico, paletnologico, archeologico, geologico, paleontologico e mineralogico. A cento anni dall’acquisizione dell’intera collezione da parte dell’università di Padova, avvenuta nel 1925, il convegno intende riportare l’attenzione sulle diverse anime di questa raccolta, confluita poi nei vari musei scientifici ora riuniti nel museo della Natura e dell’Uomo e anche nel museo di Scienze Archeologiche e d’Arte. Agli interventi del convegno seguono due visite guidate: al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte di Palazzo Liviano, e alle collezioni di Antropologia e di Geologia e Paleontologia del museo della Natura e dell’Uomo.
PROGRAMMA. Teatro Botanico Orto Botanico, 9.30-13: saluti dei direttori dei seguenti Dipartimenti: Beni Culturali; Biologia e Geoscienze; e del presidente del CAM. Interventi: Menegazzi A. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), Zara A. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Cercando Neumann nel Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte: dall’acquisizione del 1925 all’identificazione delle serie archeologiche”; Molinari S. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), Nalesso D. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), “La riscoperta della mineralogia di Neumann: collezione di mineralizzazioni rare e georisorse di difficile identificazione”; Dalla Longa E. (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), Tasca G. (museo civico “Federico De Rocco” di San Vito al Tagliamento, Pordenone), Carrara N. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), “Cercando Neumann nelle collezioni di Antropologia del MNU: tra reperti, carte e cartoni”; Pizzato F.A. (dipartimento Culture e Civiltà, università di Verona e IAUB – Institut d’Arqueologia de la Universitat de Barcelona), “La preistoria dal salotto all’università: Eugenio Neumann e la cultura materiale della scienza dilettante del suo tempo”; Cupitò M. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Il ripostiglio di “Trieste – Corso Greinitz” al Museo di Scienze Archeologiche e d’Arte dell’Università di Padova: un’acquisizione Neumann?”; Zara A. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Faresin E. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Mantovani V. (Independent Researcher), Mazzocchin S. (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Eugenio Neumann al Museo del Liviano: studio multidisciplinare di due reperti di età romana”; Moser S. (Institute of Mediterranean and Oriental Cultures, Polish Academy of Sciences, Varsavia), “Non solo Padova: reperti dalle collezioni Neumann nei Musei Civici di Trieste”; Vinazza M. (dipartimento di Archeologia, università di Lubiana), Dalla Longa E. (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche), “Le ramificazioni della storia delle ricerche. Il territorio di Škocjan (San Canziano del Timavo, Slovenia orientale) dalle ricerche Neumann ad oggi”; 13-14.30, pausa pranzo libera. Pomeriggio, 14.30-16, Arbulla D. (funzionario direttivo, conservatore del museo civico di Storia naturale di Trieste), “Caverna Pocala: un secolo di scavi, collezioni e scoperte da Neumann ad oggi”; Fornasiero M. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), Del Favero L. (Centro di Ateneo per i Musei, università di Padova), “Cercando Neumann nella collezione paleontologica del MNU tra dubbi e certezze”; discussione e dibattito. Dalle 16 alle 18, visite guidate al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte e alle collezioni di Antropologia, Geologia e Paleontologia del museo della Natura e dell’Uomo.
Roma. L’archeologa Federica Rinaldi, a meno di tre mesi dalla nomina ministeriale, si è insediata alla direzione del museo nazionale Romano: “Sono emozionata e onorata di dirigere uno tra i più prestigiosi musei al mondo”
A metà luglio 2025 la nomina di Federica Rinaldi, già archeologa direttore del Colosseo, alla direzione del museo nazionale Romano da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli (vedi Il ministro Giuli ha nominato i direttori dei musei di prima fascia: Contessa alla Galleria dell’Accademia di Firenze, Sirano al museo Archeologico nazionale di Napoli, Rinaldi al museo nazionale Romano, D’Agostino ai musei Reali di Torino e Quilici al parco archeologico del Colosseo | archeologiavocidalpassato), il 6 ottobre 2025 Federica Rinaldi ha preso servizio come direttrice del museo nazionale Romano, istituto museale di livello generale già diretto da Stéphan Verger fino al 2024 e poi, come direttrice generale ad interim, da Edith Gabrielli, direttrice del ViVe.
“Sono emozionata e onorata di dirigere il museo nazionale Romano tra i più prestigiosi musei al mondo”, le prime parole della direttrice al suo insediamento, “noto per il suo patrimonio, le sue collezioni, i suoi straordinari depositi. Le sfide che ci aspettano sono numerose, in primis la restituzione della Crypta Balbi, l’apertura del Medagliere, i nuovi allestimenti museali, la riattivazione dei servizi al pubblico, ma anche la conferma di rappresentare un ruolo di riferimento unico per la Storia di Roma e del suo territorio dalle origini fino alla contemporaneità”.
Archeologa, specialista di mosaico antico, architettura e tecnologie applicate alla gestione e valorizzazione dei beni culturali, si è laureata e ha conseguito specializzazione e dottorato di ricerca all’università di Padova e di seguito un Master Executive di II Livello in Management, Promozione e Innovazioni tecnologiche nella Gestione dei Beni culturali all’università Roma Tre. Dal 2010 come funzionario archeologo del ministero ha prestato servizio nella soprintendenza Archeologica del Veneto dirigendo il museo Archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro (2010-2014), quindi nella soprintendenza speciale di Roma (2014-2017) e infine nel parco archeologico del Colosseo dove dal 2020 al 2025 è stata responsabile dell’Anfiteatro Flavio.
Lutto nel mondo accademico, dell’archeologia e della storia antica. Si è spento all’età di 84 anni il prof. Lorenzo Braccesi, docente di Storia Antica delle università di Torino, Venezia e Padova, scrittore e saggista. Il ricordo di allievi, colleghi e dell’editoria

Il prof. Lorenzo Braccesi, grecista, scrittore e saggista, è morto all’età di 84 anni (foto archeologia viva)
Lutto nel mondo accademico, dell’archeologia e della storia antica. Il 25 agosto 2025, si è spento nell’ospedale di Fano (PU) all’età di 84 anni il prof. Lorenzo Braccesi, docente di Storia Antica delle Università di Torino, Venezia e Padova, scrittore e saggista di sempre più raffinato acume. Era nato a Pesaro nel 1941, e viveva da tempo a Montegrotto Terme (Pd) visino a quell’università, quella di Padova, dove aveva concluso la sua docenza. Già docente ordinario di Storia greca, i suoi campi di studio sono la seconda colonizzazione greca in Italia e la cultura classica antica. Lorenzo Braccesi ha fondato la rivista Hespería, Studi sulla grecità di occidente (1990). Copiosa la sua produzione scientifica. La sua ultima opera nel 2024, Druso. Un condottiero oscurato (Problemi e ricerche di storia antica n. 38, Rome, L’Erma di Bretschneider). Il cordoglio per la scomparsa del prof. Braccesi si è diffuso rapidamente, seguendo due filone principali: quello degli allievi (tanti) e colleghi che lo ricordano, e quello dell’editoria. Anch’io ho avuto la fortuna di conoscerlo, e l’onore della sua stima quando nella seconda metà degli anni ‘90 ero cronista al Gazzettino di Venezia: “Sanguigno e diretto, ma straordinario nelle sue esposizioni sempre accattivanti e originali, una manna per un giornalista. Con lui avevi sempre la “notizia” per le pagine di Cultura e un titolo d’effetto.
Il primo ricordo è quello del sindaco di Montegrotto Terme, Riccardo Mortandello, che scrive una lettera aperta “Alla moglie Graziella, ai figli, nipoti e a tutti i familiari del Professor Lorenzo Braccesi”: “È con profondo dolore che apprendo della scomparsa del Professor Lorenzo Braccesi, nostro stimato concittadino che, seppur non da tantissimi anni, aveva saputo conquistare il cuore della nostra comunità. Il professor Braccesi rappresentava una vera e propria istituzione nel mondo accademico italiano e internazionale per i suoi studi sulla cultura greca. La sua straordinaria competenza, unita a una rara capacità narrativa, gli permetteva di rendere accessibili a un pubblico ampio concetti molto complessi legati alla storia greca antica. Come Sindaco, desidero ringraziarlo per la generosità con cui fin da subito si è messo a disposizione della città di Montegrotto Terme. Il ciclo di conferenze “Montegrotto Terme 2500 anni prima” al museo del Termalismo Antico e del Territorio nel 2023 ha catturato l’attenzione di centinaia di persone, dimostrando la sua straordinaria capacità di coinvolgere e appassionare il pubblico. È stato un privilegio ricevere le sue pubblicazioni, che leggevo tutto d’un fiato, e potermi confrontare con lui sui grandi temi politici. Ricordo ancora il suo stupore quando, in una comunicazione, avevo citato un messaggio dei fratelli Rosselli: mi confidò il suo grande legame con il Partito d’Azione e con l’ideale del socialismo liberale che rappresentava. Se ne va una grande persona che, come tutte le grandi persone, aveva tantissimi amici ma anche qualche detrattore – per via di quel carattere schietto che aveva, la grande qualità di dire sempre quello che pensava, senza remore né compromessi di convenienza. Lo piangeremo in tanti, e soprattutto la città di Montegrotto Terme andrà sempre fiera di averlo avuto come cittadino. Grazie, Professore, per tutto quello che hai fatto. È stato per me un grandissimo onore averti potuto incontrare nel percorso della mia vita. Alla famiglia va il nostro più sentito cordoglio e la vicinanza di tutta la comunità di Montegrotto Terme. Con affetto e profonda riconoscenza, Ζωή σε εσάς vita a te Lorenzo”.
E poi gli allievi e i colleghi. A cominciare da Mariangela Galatea Vaglio, insegnante, storica antica, saggista: “È sempre difficile parlare delle persone a cui hai voluto bene. Lorenzo Braccesi è stato un grande della Storia greca, ma per me è stato un maestro, un punto di riferimento e soprattutto la persona senza la quale, nel bene e nel male, non sarei diventata quella che sono. Non aveva di certo un carattere facile, ma, come diceva Pertini che di caratteri difficili se ne intendeva, chi ha un carattere ha un brutto carattere. Che poi più che altro era un romagnolo sanguigno, passionale, a volte melanconico, sempre diretto e poco portato per i compromessi e le mezze misure, di quelli che o ti piacciono o li detesti. Mi ha insegnato molto, sulla storia greca, e anche sulla Accademia, questo luogo dove spesso l’intelligenza più viva si mischia con i comportamenti più sordidi. Ecco, Lorenzo, gli va riconosciuto, i comportamenti sordidi non li ha avuti mai: piuttosto rovesciava il tavolo, ma non avrebbe mai piantato un coltello nella schiena. A suo modo è sempre stato un gran signore. Ti sia lieve la terra, e, se un aldilà esiste, spero che tu possa incontrare lì quei Greci che tanto hai amato. Vi ci vedo a raccontarvi le reciproche avventure a tavola, mentre guardate un tramonto infinito e soprattutto vi scambiate gli ultimi pettegolezzi, perché la storia è storia, ma l’umana curiosità è sempre la forza della natura più potente dell’universo”.
“C’è questa parte della memoria, nella quale gli insegnanti – quelli importanti, quelli che hanno partecipato alla nostra fondazione – durano per sempre”, scrive Michela Fregona, insegnante e scrittrice. “Li pensi, e loro sono lì, uguali al tempo in cui sono stati, nella tua vita di apprendente, gesto, presente, quotidianità, ragionamento, attesa. A Lorenzo Braccesi devo il mio primo scavo, il mio primo esame, il mio primo esperimento di ricerca e lezione, il mio ritorno dagli Inferi di una facoltà che non avevo scelto – e che mi stava distruggendo. Devo la certezza che non si insegna nulla, se non c’è passione – e che solo la passione permette di ristabilire connessioni, tracce, legami, di dare ascolto al passato, di vederlo nella geografia che abitiamo. Di non perdere la memoria del tempo. Di quelle lezioni, di cui conservo chilometri di appunti, restano l’intensità, la dovizia, il lampo dell’intuizione, l’impegno. È qui, preciso, dentro la mia testa, il tuonare della voce che cresceva allo spasimo e poi si faceva all’improvviso fioca, il modo in cui si aggiustava la giacca e occupava lo spazio (TUTTO lo spazio dell’aula). Erano lezioni muscolari, quelle di Lorenzo Braccesi: ci tirava tutti in barca a remare per l’Adriatico, dietro a Ulisse, agli Eubei, all’amatissimo Alessandro. Era una magnificente fatica, essere dentro l’aula di San Sebastiano e contemporaneamente ad ascoltare Ellanico, Strabone, e tutto quell’infinito sussurrare che gli storici rimandavano al nostro presente. Ma per fortuna che, in qualche parte della memoria, gli insegnanti continuano sempre. Così oggi questo congedo, pieno di gratitudine, è un poco meno amaro. Grazie di cuore, professore”.
L’archeologo Massimo Cultraro: “Scompare una delle voci più autorevoli della storia antica in ambito italiano ed internazionale, perdo personalmente un amico caro con cui abbiamo condiviso percorsi scientifici e di grande diletto. Adesso Lorenzo caro viaggi sul Nilo come gli antichi protagonisti del tuo ultimo libro”. E l’archeologo Mario Grimaldi: “… un altro grandissimo che ci lascia … una pietra miliare per gli aspetti sociali dell’Archeologia della Magna Grecia e non solo … ne ho un ricordo personale bellissimo di quando lo conobbi a Taranto, un tocco di grande umanità …”. Federica Guidi, archeologa del museo Archeologico di Bologna: “Amico di casa fin da ben prima della mia nascita, non posso che ricordare col sorriso quando al primo anno di dottorato mi intercettò nella biblioteca del Liviano e – con la sua erre – informò a gran voce gli astanti che mi conosceva fin dalla pancia di mia madre! Allora avrei gradito che la terra mi inghiottisse per l’imbarazzo, oggi ci ripenso con dolcezza. Alla fine, conoscere uomini di così lucido pensiero è davvero un regalo del fato. Che la terra ti sia lieve e che le tue parole durino nel tempo”. Monica Santangelo, docente del dipartimento di Studi umanistici dell’università Federico II di Napoli: “Leggo che è morto Lorenzo Braccesi (1941) ed è un giorno triste non solo per gli storici del mondo antico, ma in generale per tutta la cultura italiana. La sua produzione scientifica è sterminata e la sua capacita di divulgazione esemplare. Grazie a lui si sono affinati e ampliati i nostri schemi di percezione delle ‘periferie’ greche e della colonizzazione greca in Occidente, in particolare della grecità adriatica e siciliana, come del resto la nostra interpretazione della cultura classica, del rapporto tra potere e propaganda, e dell’Antico nelle letterature moderne. Era uscito proprio quest’anno per la Laterza un volume sul Grande Nilo. Un altro gigante che se ne va”.
L’editore Roberto Marcucci e tutta la Casa Editrice L’Erma di Bretschneider esprimono il loro profondo cordoglio per la scomparsa del caro amico Lorenzo Braccesi, professore ordinario di Storia Greca presso le Università di Torino, Venezia e Padova. Studioso di straordinaria statura, ha dedicato la sua vita a tre grandi aree di ricerca: la colonizzazione greca e le sue regioni periferiche, l’ideologia e la propaganda nel mondo antico, e l’eredità della cultura classica nella letteratura moderna. Autore di numerosi volumi pubblicati con noi, nel 1990 ha fondato Hesperìa. Studi sulla grecità di Occidente, rivista scientifica di riferimento per lo studio dei Greci d’Occidente. Tra le sue ultime opere ricordiamo la rivisitazione critica de “I Persiani di Eschilo”, “Gli Inni di Callimaco” e l’importante volume “Druso. Un condottiero oscurato”. Ci stringiamo con affetto alla famiglia, ai suoi collaboratori, ai suoi allievi e a quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo”. E la rivista Archeologia Viva (Giunti Editore): “Il noto storico e scrittore, classe 1941, collaboratore di Archeologia Viva, è venuto a mancare stanotte. Braccessi era stato ordinario di storia greca con una particolare attenzione alla seconda colonizzazione greca in Italia (VIII-V sec. a.C.) e alla storia classica. Lascia una produzione scientifica e divulgativa impressionante”. L’archeologo Massimiliano Valenti: “Condivido con grande dispiacere questa triste notizia. Non ho avuto il piacere di conoscerlo direttamente, ma ho letteralmente divorato alcuni suoi libri. Bellissimo, a mio avviso, quello dedicato a Iulia, la figlia di Augusto”. Cinzia Tagliaferro, archeologa: “Non sei stato un mio Prof. ma uno squisito compagno di viaggi di studio organizzati dal Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova. Ricordo una nostra foto di gruppo con l’Olimpo sullo sfondo… se la trovo la pubblico. Fai buon viaggio e che la terra ti sia lieve, caro Prof”. E Giuseppe Di Leva: “Grecista e storico di fama internazionale, il professor Braccesi si era occupato prevalentemente di studi relativi alla colonizzazione greca, ai temi di propaganda nel mondo antico e a quelli della diffusione della cultura classica nella letteratura moderna. Numerose le sue pubblicazioni sia di carattere scientifico che di alta divulgazione. Si ricordano, tra le altre, “Tyrrhēnikòs kólpos. Spina, il problema storico”, “Druso. Un condottiero oscurato”, “Potere e follia. Gli eredi di Augusto, le loro madri, sorelle e consorti”, “Sopravvivere al Principe. Ovidio e Livio tra integrazione e contestazione”, “Gli Inni di Callimaco. Rivisitati da Lorenzo Braccesi”, “Marco Livio Druso Claudiano. Per la storia di Pesaro romana”, “L’Alessandro Occidentale. Il macedone e Roma”, “Roma bimillenaria. Pietro e Cesare”, la curatela degli Atti del convegno internazionale di Urbino del 1999 dedicato a “I Greci in Adriatico”, insieme alla rivista scientifica “Hesperìa. Studi sulla grecità di Occidente”, tutte opere edite da L’Erma di Bretschneider. Si ricordano pubblicazioni anche di più ampia diffusione come “Olimpiade, regina di Macedonia” (Salerno Editrice), “Sulle rotte di Ulisse”,”Giulia, la figlia di Augusto”, “Agrippina, la sposa di in mito” e l’ultimo volume dedicato alla Terra dei faraoni dal titolo “Il Grande Nilo. Esploratori, turisti e conquistatori nell’antico Egitto”, tutti editi da Laterza”.
Daniele Vimini, vicesindaco del Comune di Pesaro: “Pesaro piange la scomparsa del professor Lorenzo Braccesi. Figura di riferimento internazionale per il mondo della cultura classica, docente e profondo conoscitore e divulgatore della storia e delle società greca e romana, ha mantenuto fino agli ultimi anni un forte legame con la città. Protagonista di numerose pubblicazioni e conferenze non mancava mai di presentare a volte in anteprima i suoi lavori a Pesaro, come è stato con ‘Livia’ e ‘Marco Livio Druso Claudiano’. Abbiamo percepito il suo sostegno, manifestato in consigli preziosi e incoraggiamenti per la musealizzazione della Domus di via dell’Abbondanza, naturalmente per il Museo Oliveriano cui era particolarmente affezionato e financo a Pesaro 2024 – Capitale italiana della cultura per la quale tanto si spese, fuori dai riflettori. Ci mancheranno le sue riflessioni, il suo sguardo ‘al femminile’ della storia, e naturalmente la sua ironia spesso pungente e mai banale. Terrò sempre con me i suoi consigli, ma anche le risate e gli aneddoti nelle cene più rilassate che inevitabilmente seguivano i momenti ufficiali, in un suo particolare gusto per il convivio e l’incontro tra gli ospiti. Alla moglie, ai figli, ai nipoti e tutti quanti gli sono stati più prossimi vanno le più sentite e affettuose condoglianze”. Società pesarese di studi storici: “Si è spento il prof. Lorenzo Braccesi (1941-2025), già ordinario di Storia greca, grande studioso della cultura classica, fondatore della rivista “Hespería. Studi sulla grecità di occidente”. La Società pesarese di studi storici porge ai familiari le più sentite condoglianze”. Centro studi vitruviani: “Partecipiamo commossi al lutto del mondo della cultura per la scomparsa del prof. Lorenzo BRACCESI, grecista illustre e raffinato studioso della cultura classica, amico del Centro Studi Vitruviani. Lo ricordiamo con affetto, ripubblicando questo post di cinque anni fa quando, nell’affollata chiesa di San Francesco, a Fano, tenne una conversazione su un noto cittadino fanese, chiamato Vitruvio. Grazie, Lorenzo. Ci mancherai. Sentite condoglianze alla famiglia”.
“L’Ente Olivieri – Biblioteca e Musei Oliveriani e la sopritendenza Abap Ancona Pesaro e Urbino si uniscono al cordoglio per la scomparsa del Professor Lorenzo Braccesi, studioso della cultura classica di fama internazionale. Fondatore della rivista Hesperia, il prof. Braccesi ha insegnato storia Greca in numerosi atenei italiani, senza mai dimenticare il suo legame con Pesaro: instancabile e prolifica la sua opera divulgativa, imprescindibili i suoi contributi nell’ambito della storia sociale greco- romana, contraddistinti, oltre che da estrema competenza, da sagace acume e sferzante ironia. Non omnis moriar; il suo ricordo rimarrà imperituro nelle sue pubblicazioni e nella memoria di tutti coloro che lo hanno conosciuto, seguito e ammirato, nonché delle generazioni successive che avranno modo di apprezzare la sua opera”. Anche l’istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia esprime profondo cordoglio per la scomparsa del professore Lorenzo Braccesi, ordinario di Storia greca nelle Università di Torino, Venezia e Padova, socio di questo Istituto e protagonista di tante edizioni del Convegno di Taranto. Centro studi torcellani: “Il direttore del Centro Studi Torcellani Marco Molin e i collaboratori tutti si uniscono al dolore dei familiari e degli amici per la scomparsa del prof. Lorenzo Braccesi, uomo di profonda cultura e amico di straordinaria umanità. Si deve alla direzione scientifica del prof. Braccesi il decennale ciclo delle “Conferenze Marciane” tenutosi presso le sale monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia che ha portato temi veneziani e lagunari all’attenzione del grande pubblico e sempre a lui si deve la creazione della collana “Venetia/Venezia” edita proprio dalla prestigiosa casa editrice L’Erma di Bretschneider. Il Centro Studi Torcellani è e rimarrà sempre fortemente riconoscente per come e per quanto è cresciuto grazie proprio alla collaborazione instauratasi con il prof. Lorenzo Braccesi”.
Lo scultore Raffaele Gentile di Vieste: “Oggi mi giunge la triste notizia della scomparsa del Professore Lorenzo Braccesi, ordinario di Storia Greca presso le Università di Torino, Venezia e Padova e fondatore della rivista Hesperìa Studi sulla grecità d’Occidente. Per me è stato un secondo padre, ha sempre creduto in me e nelle mie idee. A lui devo la realizzazione dei miei sogni. Ci eravamo sentiti solo qualche giorno fa e mi aveva rinnovato la stima nei miei confronti. Gli avevo spedito il mio primo libro di poesie, pubblicato poche settimane fa e di cui era stato lettore in anteprima della silloge poetica, spingendomi alla pubblicazione. Esattamente quattro anni fa mi volle per un Convegno a Cattolica sulle stele daunie (insieme a Cristina Ravara Montebelli) e da lì nacque l’idea sulla monografia “I Maestri delle stele daunie” pubblicato proprio sulla rivista Hesperìa. Un anno fa l’ultimo nostro incontro all’Università di Venezia dove presentai il libro. In questo momento mi sento solo avendo perso, a meno di un anno di distanza dalla scomparsa di mio padre, un altro punto di riferimento della mia vita. Lo voglio ricordare con alcuni scatti di eventi che ci hanno visto insieme. Alla famiglia, ai suoi cari vanno le mie più sentite condoglianze”. E Fulvia Toscano, assessore di Giardini Naxos (Me): “Nel 2010 inauguravo, nell’ambito di Extramoenia, il progetto “Nea apoikia”, con cui la Città di Giardini Naxos conferiva la cittadinanza onoraria a Lorenzo Braccesi. Già da prima mi legava a questo grande maestro degli studi storici una Philia profonda. Ha regalato a me, ai miei alunni che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, momenti di autentica convivialità, di vera xenia. Giorni solari, fatti di intelligenti conversazioni. Noi ci siamo abbeverati alla fonte delle sue immense conoscenze, come accade solo coi veri maestri. La sua profondità di sapere si coniugava ad una giovanile leggerezza che ci rendeva pari, sebbene noi sempre sapessimo onorare la sua dottrina. L’ amore per il mare greco, per questa Grecia d’ occidente lo riconduceva sempre a noi con fraterna amicizia. Il tempo trascorso insieme è stato poco ma il lascito del suo sapere con noi generosamente condiviso è inossidabile. Lorenzo caro, la tua Naxos ti saluta col sorriso di sempre”.
Padova. Scoperte dieci tombe protostoriche (Veneti antichi) durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova. Già nel 2022-2023 il cantiere aveva intercettato una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe
Scoperta una necropoli dei veneti antichi alla Campagnola di Padova. Durante i lavori di ristrutturazione nel complesso didattico della Campagnola, dell’università di Padova, sono state scoperte dieci tombe risalenti all’età protostorica la cui datazione va dal VI-V secolo a.C. fino all’inizio della romanizzazione. Una delle scoperte più interessanti è una sepoltura di cavallo, che riveste un forte significato simbolico e rituale mentre un’altra tomba è stata trovata in una grande cassa di legno quadrata con due vasi ossuari, vari manufatti in ceramica e alcuni oggetti in bronzo e ferro.
Una prima necropoli di età romana costituita da 220 tombe, sepolture databili tra l’età augustea e gli inizi del II secolo d.C. ovvero nel periodo di massima fioritura della città romana, era stata rinvenuta nel corso degli scavi eseguiti tra il 2022 e il 2023 per la realizzazione del nuovo studentato dell’università di Padova nel complesso ex Seef in via Campagnola a Padova (vedi Padova. A Palazzo Folco, sede della soprintendenza, conferenza “Padova, scavi urbani 2022: un’anteprima”: presentazione degli scavi archeologici alla Nuova Pediatria (contesti artigianali-produttivi) e in via Campagnola (necropoli con oltre 170 tombe, I-II sec. d.C.) | archeologiavocidalpassato). Le tombe, disposte in gruppi ravvicinati, suggeriscono un carattere familiare e i corredi funerari, di buona qualità, indicano che i defunti appartenevano a una classe sociale media. Nel 2024, dopo l’inaugurazione delle nuove aule, sono iniziati i lavori di ristrutturazione, tuttora in corso, delle palazzine su via Campagnola. Durante questi lavori sono state scoperte tombe più antiche rispetto a quelle romane, risalenti all’età protostorica. Sebbene la datazione precisa debba essere confermata dallo studio dei materiali, si pensa che possano coprire un periodo che va dal VI-V secolo a.C. fino all’inizio della romanizzazione. Fino ad ora sono state trovate circa dieci tombe, tra cui diverse “a dolio” (grandi vasi contenenti ossa e corredi), oltre a sepolture in casse di legno e pietra.

Una sepoltura di cavallo scoperta nella necropoli protostorica di via Campagnola a Padova (foto unipd)
Una delle scoperte più interessanti è una sepoltura di cavallo, che riveste un forte significato simbolico e rituale. In questa sepoltura, un cavallo è stato sepolto insieme a un grande dolio. Questo e altri dolii sono stati estratti, portati in laboratorio per un’analisi approfondita e poi restaurati.

Necropoli protostorica di via Campagnola a Padova: la tomba più ricca, trovata in una grande cassa di legno quadrata, contiene almeno 36 oggetti (foto unipd)
La tomba più ricca, trovata in una grande cassa di legno quadrata, contiene almeno 36 oggetti, tra cui due vasi ossuari, vari manufatti in ceramica e alcuni oggetti in bronzo e ferro, che suggeriscono un ceto sociale elevato. “Si tratta di un’acquisizione della ricerca straordinariamente importante”, chiarisce il soprintendente Vincenzo Tiné, “perché questa nuova necropoli Nord ci consente di accertare che i limiti della città veneta coincidono sostanzialmente con quelli della città romana, chiarendo definitivamente la straordinaria dimensione urbana della Prima Padova”. “I lavori avviati dall’università di Padova per la realizzazione di nuovi spazi dedicati alla didattica e alla vita studentesca hanno portato alla luce un patrimonio archeologico di grande valore”, afferma Daniela Mapelli, rettrice dell’università di Padova. “È una scoperta che arricchisce la conoscenza della storia di Padova e dimostra, ancora una volta, quanto sia preziosa la sinergia tra sviluppo urbano, ricerca scientifica e tutela del territorio. L’Ateneo, attraverso i suoi interventi, contribuisce non solo alla formazione e all’innovazione, ma anche alla valorizzazione della memoria storica della città”.

































Commenti recenti