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Villamarzana (Ro). Prima giornata di “Scavi aperti” al sito protostorico: visita guidata col prof. Michele Cupitò (UniPd), direttore dello scavo, preceduta dalla visita al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e seguita dalla visita al laboratorio temporaneo

Il 7 settembre 2026, dopo un anno di stop, è ripartita la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana (Ro), diretta da Michele Cupitò, professore del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già fissate le giornate “Scavi aperti”, l’iniziativa che il 17 e il 24 settembre 2026 porta alla scoperta degli scavi di Villamarzana, a visitare il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e a seguire il laboratorio materiali allestito nel centro di Villamarzana. La nuova campagna di ricerca appena ripartita ha l’obiettivo di approfondire la conoscenza di questo grande villaggio, che tra la tarda Età del Bronzo e l’inizio della prima Età del Ferro (XIII-IX sec. a.C.) rappresentò un importante centro di popolamento, produzione e scambio. Attraverso lo scavo archeologico è possibile ricostruire progressivamente non soltanto l’organizzazione degli abitati, ma anche aspetti concreti della vita quotidiana: gli spazi domestici e produttivi, le attività artigianali, le modalità di approvvigionamento e lavorazione delle materie prime, i rapporti commerciali e le relazioni con altri territori. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, nell’ambito del più ampio programma “ArcheoPo. Archeologia in Polesine”, finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana.

Primo Open Day dedicato allo scavo di Villamarzana giovedì 17 settembre 2026. Ritrovo alle 14 al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, nella barchessa nord di Villa Badoer in via Giovanni Tasso 1. I partecipanti saranno accompagnati dal prof. Michele Cupitò, dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, direttore dello scavo di Villamarzana. La partecipazione a “Scavi aperti” è gratuita, su prenotazione. Programma: dalle 14 alle 15,30, visita guidata al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; dalle 15.45 alle 16.45, visita guidata allo scavo del sito di Villamarzana; dalle 17 alle 17.45, visita guidata al laboratorio temporaneo allestito in via Chiesa a Villamarzana. Per maggiori informazioni e prenotazioni è possibile contattare il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine al numero telefonico 0425 668523 o tramite e-mail all’indirizzo drm-ven.museofratta@cultura.gov.it. Biglietto d’ingresso al Museo archeologico nazionale gratuito. In caso di maltempo l’attività prevederà solo la visita al Museo e ai laboratori.

A settembre l’archeologia torna protagonista in Polesine (Ro). Al via tre missioni archeologiche (Villamarzana, Frattesina e San Basilio) e la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po. Ecco il programma

A Villamarzana si torna a scavare la protostoria del Polesine (foto unipd)

Polesine, l’archeologia torna protagonista a settembre 2026: archeologia come ricerca, scavo, divulgazione; ma anche come comunicazione dell’Antico attraverso incontri e film. Al via infatti tre missioni archeologiche, una dell’università di Padova, una dell’università Ca’ Foscari di Venezia e una di Sapienza università Roma. Ed è al via la seconda edizione di Adrikà, la rassegna internazionale di cinema archeologico Adria Delta del Po.

Sito protostorico di Villamarzana (Ro): allievi dell’università di Padova impegnati nella campagna 2024 (foto graziano tavan)

VILLAMARZANA (Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 2 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo al sito protostorico di Villamarzana diretta dal prof. Michele Cupitò del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. E sono già state fissate le giornate SCAVI APERTI: saranno il 17 e 24 settembre 2026. Lo scavo rientra nel progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine” finanziato dalla Fondazione Cariparo e coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Villamarzana

Campagna 2024: veduta d’insieme della capanna nel villaggio protostorico di Frattesina di Fratta Polesine (Ro) (foto graziano tavan)

FRATTTESINA (Fratta Polesine, Ro, medio Polesine). Dopo un anno di stop, dal 7 settembre al 9 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel villaggio protostorico di Frattesina diretta dal prof. Andrea Cardarelli del dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza università di Roma e co-diretto da Paolo Bellintani, presidente del Cpssae di Rovigo, nell’ambito del progetto “Prima Europa. La protostoria del Medio Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, e finanziato dalla fondazione Cariparo in sinergia con il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine e il Comune di Fratta Polesine. In programma, oltre alle giornate SCAVI APERTI, per fine settembre una giornata di presentazione al museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine dei nuovi video sul villaggio protostorico di Frattesina.

La prof.ssa Giovanna Gambacurta (UniVe) osserva la trincea settentrionale dello scavo preromano di San Basilio ad Ariano nel Polesine (foto graziano tavan)

SAN BASIILIO (Ariano nel Polesine, Ro, basso Polesine). Dal 7 settembre al 3 ottobre 2026, la nuova campagna di scavo nel sito etrusco-preromano di San Basilio diretto dalla prof.ssa Giovanna Gambacurta del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia, in convenzione con la soprintendenza ABAP di Verona, Rovigo e Vicenza (dott.ssa Giovanna Falezza), nell’ambito del progetto “San Basilio” finanziato dalla fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. In programma gli Incontri di Archeologia e le giornate SCAVI APERTI.

ADRIA-LOREO-PORTOVIRO (Ro, basso Polesine). Tra Adria, Loreo e Porto Viro seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po, dal 9 al 13 settembre 2026, promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” diretto da Emanuela Finesso e dal museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, Ct) e con la direzione scientifica di Alberta Facchi e Sandra Bedetti. Sempre a ingresso gratuito eccetto lo spettacolo “AquaDueO” con biglietto a 20 euro. (vedi Adria (Ro). Presentata la seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po: oltre quaranta appuntamenti tra Adria, Porto Viro e Loreo. Film da tutto il mondo, incontri con archeologi e registi, spettacoli, mostre, visite guidate e una masterclass valida per la formazione continua dei giornalisti | archeologiavocidalpassato). Un tema: l’acqua; e un protagonista: la barca cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al MAN Adria; 19 film in concorso (da Italia, Egitto, Francia, Grecia, Perù); “Incontri con l’Antico” che portano ad Adria studiosi, archeologi, esperti: Giovanna Gambacurta, Stefano Medas, Raffaella Bortolin, Angela Ruta, Silvia Rosa Brusin, Chiara Mancinelli; e un’escursione alla scoperta del sito di Frattesina con visita allo scavo del sito protostorico e del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro). 

Padova. A Palazzo Liviano presentazione del libro “Ecologia preistorica: ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (università di Milano)

Giovedì 7 maggio 2026, alle 10.30, nell’Aula S di Palazzo Liviano (università di Padova) in piazza Capitaniato 7 a Padova, presentazione del libro “Ecologia preistorica: ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati (dipartimento di Beni culturali e ambientali, università di Milano) (ed. UTET Università). Nel corso dell’iniziativa, il prof. Michele Cupitò del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, presenta il libro e, in dialogo con l’Autore, ne approfondirà il taglio metodologico e i contenuti. L’incontro è aperto a dottorandi, specializzandi, studenti e a tutti gli interessati.

Copertina del libro “Ecologia preistorica: ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia” di Umberto Tecchiati

Ecologia preistorica: ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia. Oggetto di questo manuale-trattato è la relazione delle società preistoriche e protostoriche italiane con il loro ambiente tra il X e il I millennio a.C. con riferimento all’impatto che queste ebbero su di esso nella costruzione del paesaggio culturale e nello sfruttamento delle risorse naturali. All’inizio dell’Olocene, comunità piccole e mobili, che basavano la propria sussistenza su caccia e raccolta, esercitavano un debole impatto sull’ambiente, ma, a partire dal VI millennio a.C., l’agricoltura comportò un uso più intenso e continuativo delle risorse del suolo in territori circoscritti. Vi si aggiunse, dal IV millennio a.C., la coltivazione di miniere di rame e attività metallurgiche. La ricostruzione della storia di questa lunga relazione, basata su evidenze archeologiche e bioarcheologiche, riflette l’evoluzione di strumenti metodologici appropriati e di approcci estesi a numerosi ambiti naturalistici. Sussistenza, deforestazione, sistemi irrigui, connettività, tecniche, stili alimentari, mobilità, estrazione mineraria, edilizia, artigianato, scambi e conflitti sono analizzati alla luce dei reperti, mostrando una preistoria e protostoria vive e attuali, non cristallizzate in un’astratta “antichità”.

 

Padova. Ai musei Eremitani la conferenza “Un legame inaspettato tra Padova, Venezia…e il giovane Pigorini studioso di numismatica” con Michele Asolati (unipd), quinto appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd). E a Palazzo Zuckermann la mostra “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità” curata da Asolati

Giovedì 13 novembre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “Un legame inaspettato tra Padova, Venezia…e il giovane Pigorini studioso di numismatica” con Michele Asolati, numismatico del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, quinto appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Il prof. Michele Asolati, numismatico del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova

Luigi Pigorini è stato il padre fondatore della Paletnologia in Italia tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del XX secolo, guadagnandosi in questo modo fama internazionale e anche la nomina a Senatore del Regno nel 1912. “Meno noto”, spiega Asolati, “è il fatto che, accanto agli studi preistorici, in giovane età aveva coltivato un vivo interesse anche in campo numismatico. Tale interesse era indirizzato sia alle serie antiche, in particolare romane, sia soprattutto verso la moneta moderna di produzione emiliana, specie della famiglia Farnese. Esito di questa attenzione dedicata alla moneta e ad altre categorie di manufatti di interesse numismatico, quali per esempio i sigilli, sono state numerose pubblicazioni monografiche e su riviste italiane, date alle stampe soprattutto durante il periodo in cui fu direttore del regio museo d’Antichità di Parma che conservava una ricca collezione di monete antiche, medievali e moderne. Non a caso il Catalogo generale del regio museo d’Antichità di Parma, del quale Pigorini pubblicò innanzi tutto nel 1868 l’Appendice I, esordisce proprio con il repertorio delle monete italiane: la recensione del volume, apparsa sul Bullettino di Numismatica Italiana edito nel giugno del 1868, plaude all’Egregio Conservatore del R. Museo d’antichità di Parma, il sig. D. L. Pigorini, già noto come valente nummografo, e al Catalogo stesso, terminando con l’augurio che l’egregio signor Dott. Luigi Pigorini trovi degli imitatori negli altri Conservatori dei Musei Nazionali”.

Monete conservate nel Medagliere del museo Archeologico dii Parma, nel Complesso della Pilotta (foto complesso pilotta)

“I suoi lavori in questo campo e la sua funzione al museo di Parma”, continua Asolati, “gli permisero di prendere e coltivare contatti con molti dei più importanti studiosi italiani della moneta antica e post-antica, contatti dei quali si conserva traccia nell’epistolario conservato presso il Fondo Pigorini dell’università di Padova, nonché in molti altri epistolari dei suoi corrispondenti. Proprio da questa documentazione emerge come Pigorini abbia avuto relazioni significative anche con l’ambiente dei numismatici veneti, specie veneziano e padovano. A Venezia fu in contatto con Vincenzo Lazari, direttore del museo Correr e notissimo studioso di moneta veneziana e italiana in genere, mentre a Padova fu in relazione epistolare con la dirigenza dell’allora neonato museo Bottacin, una istituzione civica con una spiccata vocazione numismatica. Conobbe in questo modo sia il fondatore del Museo, Nicola Bottacin, sia il primo conservatore, Carlo Kunz. Tale legame con il museo Bottacin ha ancora oggi un riscontro materiale che va oltre lo scambio epistolare, perché Pigorini, secondo il costume dell’epoca, cedette a questo istituto molte monete romane repubblicane e medievali e moderne di zecche italiane del museo d’Antichità di Parma. Di queste è possibile rintracciare ancora oggi la connessione con il Pigorini numismatico grazie ai registri e agli inventari del museo Bottacin di Padova. Per questo motivo – conclude Asolani – una parte è di questi esemplari è stata esposta alla mostra dedicata al collezionismo numismatico padovano, intitolata “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità. La cultura della moneta antica a Padova tra Cinquecento e Novecento” (Padova, Palazzo Zuckermann, 26 settembre-16 novembre 2025)”.

Mostra “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità. La cultura della moneta antica a Padova tra Cinquecento e Novecento”. Da uno straordinario tesoro antico disperso al collezionismo numismatico del XIV secolo, fino alle collezioni che ancora oggi alimentano e rendono preziose le raccolte delle istituzioni cittadine. È forte il legame di Padova con il mondo della moneta antica. Ed oggi a testimoniarlo, portando alla luce anche preziosi documenti e reperti inediti, sono tre pilastri culturali della città: il Comune di Padova con i Musei civici, l’università di Padova con il dipartimento dei Beni culturali e la Biblioteca del Seminario vescovile di Padova. Insieme presentano la mostra “Medaglie incomparabili…di…sublime antichità. La cultura della moneta antica a Padova tra Cinquecento e Novecento”, realizzata con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’esposizione, ospitata a Palazzo Zuckermann fino al 16 novembre 2025, propone di ripercorrere la tradizione numismatica del territorio illustrando con monete, medaglie, coni, manoscritti, fotografie e libri a stampa, non solo le collezioni ancora oggi presenti a Padova, ma anche il rapporto con la cultura padovana e veneta, ancora oggi radicata e vitale.

Altino (Ve). Al museo Archeologico nazionale “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso”, una giornata di studi per fare il punto sui nuovi dati emersi dagli scavi più recenti, avviati nel 2022. Ecco il programma

Giovedì 16 ottobre 2025, dalle 9 alle 17, il parco archeologico di Altino – parte dei Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna – ospita “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso”, una giornata di studi promossa e curata dalla direzione del Parco. L’iniziativa nasce dall’esigenza di avviare un confronto scientifico tra i diversi attori coinvolti nella ricerca archeologica — il Parco stesso, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, l’università di Padova e l’università Ca’ Foscari di Venezia — con l’obiettivo di fare il punto sui nuovi dati emersi dagli scavi più recenti, avviati nel 2022, e di approfondire come questi contribuiscano a integrare e arricchire le conoscenze sulla storia dell’antica città di Altino. Nel corso della giornata verrà inoltre annunciata la nuova campagna di scavo, in partenza nell’autunno 2025 e focalizzata sulla zona del foro e dei teatri di età Romana, che darà continuità al lavoro di ricerca e valorizzazione del sito.

Scavi nell’area archeologica di Altino a cura dell’università Ca’ Foscari di Venezia e di Trento (foto parco archeologico altino)

Programma. Alle 9, inizio lavori e saluti istituzionali. SESSIONE 1 Nuove indagini sul campo: moderatore Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 9.15, Marianna Bressan (Parco archeologico di Altino), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Michele De Michelis (SAP Società archeologia srl), Paolo Marcassa (P.E.T.R.A., Società cooperativa arl), “Gli scavi 2022–2024 nell’Area archeologica del decumano”; 9.30, Luigi Sperti (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Eleonora Delpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Jacopo Paiano (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Silvia Cipriano (museo della Centuriazione Romana), “Dalla stratigrafia all’impianto urbano: l’indagine di un quartiere altinate in località Campo Rialto”; 9.45, Carlo Beltrame (dipartimento di Studi Umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Paolo Mozzi (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), Elisabetta Rosatti (dipartimento di Scienze dell’Antichità, Sapienza Università di Roma), Samuele Rampin (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), “Il porto di Altino, nuovi dati e ricerche in corso”; 10, Guido Furlan (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Stefania Mazzocchin (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Agnes Borsato (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “La prima campagna di ricerca presso il canale della porta approdo. Obiettivi della ricerca e risultati preliminari”; 10.15, Jacopo Paiano (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Eleonora Delpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Diego Calaon (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Elisa Possenti (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), “All’ombra della chiesa? L’episcopio altinate/torcellano come indicatore demografico tra tarda antichità e altomedioevo”; 10.30, PAUSA CAFFÈ; 11, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Eleonora Carminali (Malvestio Diego & C. snc), “Tracce di strutturazioni spondali di epoca romana presso il nuovo collettore Montiron”; 11.15, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Davide Pagliarosi (Italferr spa), Pietro Barbina (Italferr spa), Paolo Marcassa (P.E.T.R.A., Società cooperativa arl), “Il cantiere in corso per il collegamento ferroviario con l’Aeroporto Marco Polo di Venezia: nuove evidenze di strutturazione territoriale nell’agro di Altino”; 11.30, DISCUSSIONE; 12.30, PRANZO;

Quartiere residenziale augusteo di Altino (Ve): il cantiere di scavo nella cloaca (foto drm-veneto)

SESSIONE 2 Studi e progetti in corso: moderatore Leonardo Bochicchio (Parchi archeologici della Maremma). Alle 14, Roberta Busato (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “L’abitato del tardo Bronzo finale–primo Ferro in località Portegrandi, I Marzi”; 14.15, Nadia Noio (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Altino, Loc. Fornace. Le fasi di occupazione della prima età del Ferro”; 14.30, Michele Cupitò (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Nuove riflessioni sulla formazione del centro di Altino”; 14.45, Massimo Dadà (musei nazionali di Pisa), Tiziano Abbà (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Andrea Di Miceli (Esplora srl), Daniele Girelli (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Roberta Zambrini (Esplora srl), “Un aggiornamento sulla topografia urbana alla luce delle indagini archeologiche 2019–2020”; 15, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Federica Simi (SAP Società archeologica srl), Michele De Michelis (SAP Società archeologica srl), “Nel suburbio sud-occidentale di Altino. Indagini in corso nelle località Fornasotti, Belgiardino e Bollo”; 15.15, Marianna Bressan (Parco archeologico di Altino), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Leonardo Bernardi (Parco archeologico di Altino), “Indagini in corso nel cuore monumentale della città: dopo la geofisica, lo scavo”; 15.30, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari Venezia, IVBC – Istituto Veneto per i Beni Culturali), Chiara Tomaini (IVBC – Istituto Veneto per i Beni Culturali), partecipanti al corso di restauro, “Il restauro archeologico tra conservazione e valorizzazione: il caso dei lacerti di intonaco dipinti dagli scavi nell’Area archeologica del decumano”; 16–17, DISCUSSIONE E CONCLUSIONI.

Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri (unipd), quarto appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 7 ottobre 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri, archeologa del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, quarto appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Vaso a forma di palmipede su ruote, rinvenuto nel 1877 a Este, noto come “Ochetta Pelà”, conservato al museo nazionale Atestino di Este (foto drm-veneto)

L’obiettivo della conferenza è quello di delineare le vicende degli studi sull’archeologia del Veneto preromano – e in modo particolare su Padova e il suo territorio – fra il tardo Ottocento e i primi decenni del Novecento. “Il cinquantennio dell’egemonia pigoriniana, che si può collocare tra il 1875 e il 1925”, spiega Paltineri, “segnò l’avvio di ricerche intense tanto a Padova, quanto a Este ed entrambi i centri, a partire dalla metà degli anni Settanta dell’Ottocento, restituirono evidenze di primaria importanza, rese note grazie a studiosi di alto profilo scientifico, a cominciare proprio da Luigi Pigorini.

La Stele di Camin conservata al museo Archeologico agli Eremitani di Padova (foto musei civici pd)

“Nel caso di Padova – continua Paltineri -, se si prescinde da rinvenimenti episodici – fra i quali un ruolo di primo piano spetta però alla stele di Camin –, lo scavo a Palazzo delle Debite fu il vero atto di nascita di un’archeologia urbana che testimoniava per la prima volta il passato della città prima dell’avvento di Roma. Risonanza ben maggiore rispetto ai rinvenimenti patavini ebbero le scoperte di Este, dove gli scavi di Alessandro Prosdocimi, presto affiancato da Alfonso Alfonsi, si susseguirono con intensità, portando alla luce soprattutto, ma non esclusivamente, contesti funerari, con tombe ricchissime che restituirono, tra l’altro, i primi capolavori della toreutica figurata nota come Arte delle Situle. Questi rinvenimenti, che ebbero una vasta eco internazionale, segnarono l’avvio di studi sistematici sulla civiltà dei Veneti dell’età del Ferro. Al rigore metodologico di Prosdocimi nello studio dei sepolcreti atestini, culminato nella suddivisione cronologica in quattro periodi della Civiltà Euganea, presto si affiancò lo studio, da parte di Gherardo Ghirardini, dei materiali del santuario di Reitia e soprattutto dell’Arte delle Situle. Fra i protagonisti delle ricerche sul Veneto preromano in questa fase è da ricordare tuttavia anche Federico Cordenons, attivo in area euganea, a cui, tra gli altri, si devono lo scavo della necropoli patavina di Via Loredan e del santuario di Montegrotto.

Situla Benvenuti al museo nazionale Atestino di Este: dettaglio con gli Eroi (foto drm-veneto)

“I temi di ricerca sulla civiltà veneta, dalle fonti letterarie alle diverse categorie di testimonianze archeologiche, risultano tutti già messi a fuoco nel biennio di passaggio al nuovo secolo, come risulta dalla prolusione di Ghirardini in occasione dell’apertura dell’anno accademico 1900/1901, intitolata I Veneti prima della storia. D’altro canto, l’attività degli studiosi sin qui menzionati – conclude Paltineri – proseguì fino all’inizio degli anni Venti del Novecento, momento in cui scomparve un’intera generazione di pionieri e, tra questi, il punto di riferimento della gran parte di essi, cioè Pigorini, morto a Padova nel 1925”.

Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò (unipd), terzo appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 3 giugno 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò, archeologo del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, terzo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)

La conferenza mira a delineare la particolare traiettoria di sviluppo che lo studio della preistoria e della protostoria seguì a Padova tra gli anni ’60 dell’‘800 e i primi anni ‘20 del ‘900, focalizzandosi soprattutto sul ruolo che in questo processo ebbero da un lato l’Università, dall’altro il Museo Civico. “Se, infatti, il primo interesse per le più remote fasi della storia dell’uomo nel territorio si deve alla figura di Pietro Paolo Martinati, fondatore della paletnologia veronese ma strettamente legato a Padova per ragioni di carattere familiare”, spiega il prof. Cupitò, “fu solo con Giovanni Canestrini, insigne naturalista, protagonista delle prime, pionieristiche ricerche sulle terramare dell’Emilia e primo traduttore di Darwin in Italia, che, a partire dal 1869, la nuova scienza ebbe spazio nell’ambiente accademico patavino. L’attività di Canestrini a Padova, tuttavia, non si concretizzò, come negli anni modenesi, in ricerche sul campo, ma, attraverso la creazione di una collezione didattica di reperti pre-protostorici, ebbe il chiaro obiettivo di includere organicamente anche lo studio dell’antichità dell’uomo nel percorso formativo degli studenti di Scienze naturali.

Il vicentino Paolo Lioy, scopritore delle palafitte di Fimon (foto wp)

“La prematura morte di Martinati e la scelta di Canestrini di puntare sulla didattica e di concentrarsi, per quel che riguarda le ricerche innovative, essenzialmente su quella che oggi chiamiamo archeozoologia – sottolinea Cupitò -, è forse la ragione principale del notevole ritardo con cui Padova si affacciò sul palcoscenico della paletnologia militante. Fu infatti solo nel 1885-1886 che, grazie all’interesse e al sostegno economico del Museo Civico, Federico Cordenons, studioso di formazione né archeologica, né naturalistica, ma ottimo conoscitore della letteratura paletnologica contemporanea – e, in primo luogo, delle opere di Paolo Lioy, scopritore fin dai primi anni ’60 delle palafitte di Fimon, sui Berici, e di altri siti preistorici vicentini –, intraprese un sistematico lavoro di ricognizione sui Colli Euganei; lavoro che portò all’identificazione dei primi siti preistorici e protostorici di questo territorio e allo scavo di quelli che ancora oggi sono due contesti chiave per l’età del Bronzo dell’Italia settentrionale, cioè la palafitta del Lago della Costa di Arquà e il sito di Marendole.

Il naturalista Giovanni Canestrini (foto unipd)

“La metodologia di ricerca e le riflessioni interpretative di Cordenons non possono essere certo annoverate tra i prodotti migliori della letteratura paletnologica dell’epoca e, non a caso, le urbane ma aspre critiche di Luigi Pigorini non tardarono a manifestarsi. È tuttavia senz’altro in Cordenons – il quale, tra l’altro, con gli inizi del ‘900, grazie probabilmente al magistero di Gherardo Ghirardini, migliorò decisamente il suo approccio alla pre-protostoria – che dobbiamo riconoscere il padre della paletnologia patavina. Una paletnologia – conclude Cupitò – che, tuttavia, nonostante l’interesse mostrato per la materia anche da Enrico Tedeschi, successore di Canestrini come docente di Antropologia all’Università, non ebbe statuto di disciplina accademica fino al 1925 – anno di morte di Pigorini, casualmente –, allorquando un giovane Raffaello Battaglia tenne il primo corso di Paletnografia. Ma questa è un’altra pagina della storia”.

Parma. All’auditorium dei Voltoni del Complesso monumentale della Pilotta la conferenza “Pigorini e la struttura delle terramare. Che cosa regge e cosa no centocinquant’anni dopo?” di Michele Cupitò (università di Padova), quinto e ultimo appuntamento del ciclo “Pigorini Cent’anni dopo 1925 – 2025”

All’auditorium del Complesso monumentale della Pilotta a Parma con la conferenza “Pigorini e la struttura delle terramare. Che cosa regge e cosa no centocinquant’anni dopo?” del prof. Michele Cupitò (università di Padova) giovedì 29 maggio 2025, alle 17, si chiude il ciclo di cinque conferenze “Luigi Pigorini. Cent’anni dopo 1925-2025” dedicate al grande archeologo nel centenario della sua morte. L’iniziativa è patrocinata dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e realizzata in collaborazione con Arkheoparma e l’associazione Amici della Pilotta. Ingresso libero e gratuito fino al raggiungimento della capienza massima della sala (100 posti). Il principale argomento degli studi condotti da Pigorini nel corso della sua lunga carriera sono senza dubbio le terramare; già nel 1882, pubblica autonomamente i risultati dello scavo condotto a Castione Marchesi nel 1877 dando interpretazioni non più in linea con il modello proposto da G. Chierici. Verso la fine del secolo, dopo la scomparsa dello stesso i Chierici e di P. Strobel, Pigorini dirige una serie di campagne di scavo nella terramara del Castellazzo di Fontanellato, da cui progressivamente trarrà una ricostruzione dell’impianto/strutture del villaggio così articolate e complesse da far lungamente dubitare, dopo la morte di Pigorini, della loro attendibilità. Solo in anni recenti, a partire dal 1990 circa una nuova intensa stagione di studi dedicata ai siti dell’età della piena età del Bronzo a Sud e Nord del Po ha dimostrato e continua a svelare la validità del “modello” pigoriniano e la genialità del suo autore.

Michele Cupitò (foto graziano tavan)

Michele Cupitò è professore associato del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova. Titolare degli insegnamenti di “Protostoria europea e mediterranea” e “Protostoria dell’urbanizzazione in Italia settentrionale” è responsabile Didattica e Ricerca, Laboratori di Archeologia dell’università di Padova, e direttore scientifico degli scavi nei siti dell’età del Bronzo di Fondo Paviani (Vr) e di Villamarzana (Ro).

Padova. Al Liviano seminario “Il “castelliere” Nössing. Un insediamento d’altura in Val d’Isarco nel quadro del Bronzo antico e medio dell’area alpina” col prof. Umberto Tecchiati (dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano)

Mercoledì 7 maggio 2025, alle 10.30, in sala Sartori a Palazzo Liviano a Padova, seminario del prof. Umberto Tecchiati (dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano) su “Il “castelliere” Nössing. Un insediamento d’altura in Val d’Isarco nel quadro del Bronzo antico e medio dell’area alpina”, organizzato nell’ambito dell’insegnamento di “Protostoria europea e mediterranea” (prof. Michele Cupitò) del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. Per ragioni tecniche non è previsto il collegamento da remoto. Il seminario del prof. Umberto Tecchiati verterà su uno dei più interessanti casi di insediamento fortificato su dosso dell’età del Bronzo altoatesina, il Castelliere Nössing. Scoperto nel 1912, il sito fu giudicato promettente dall’allora Istituto di Archeologia dell’università di Padova che, tra il 1966 e il 1969, vi condusse tre campagne di scavo sotto la direzione del prof. Luigi Polacco.

Ubicato poco a nord di Bressanone, a m. 660 s.l.m., l’abitato e la sua fortificazione verranno inquadrati nel più ampio contesto dell’antica e media età del Bronzo alpina e del fenomeno continentale delle fortificazioni protostoriche. Il castelliere occupa la sommità di un dosso di roccia scistosa naturalmente fortificato su tre lati che cadono a strapiombo sull’Isarco. Il lato Nord, meno guarnito, è interessato dalla presenza di un muro di sbarramento difensivo eretto all’inizio della frequentazione del rilievo, collocabile intorno al 2200 a.C. ca. La vita del villaggio si protrasse fino al principio del Bronzo medio, più precisamente nel corso del XVI sec. a.C. Posizionato al centro di un crocevia di direttrici di collegamento che attraverso il Passo del Brennero conducevano verso Nord, in Tirolo e in Germania meridionale, e attraverso la Val Pusteria verso Est, nel bacino del Danubio, il Castelliere Nössing documenta intensi scambi culturali e commerciali sia con le comunità palafitticole dell’area prealpina, sia con quelle dell’Europa centro-orientale.

Padova. Al Liviano la giornata di studi “L’immaginario delle cose. Raffigurazioni di oggetti nell’Italia preromana”. Ecco il programma

Mercoledì 16 aprile 2025, dalle 10, nell’aula Diano di Palazzo Liviano, in piazza Capitaniato 7 a Padova, giornata di studi “L’immaginario delle cose. Raffigurazioni di oggetti nell’Italia preromana” promossa dal dipartimento Beni culturali dell’università di Padova all’interno del Progetto PRIN “De Rerum Figura. Things inside Images in pre-Roman Italy – DRF”. Si inizia alle 10 con i saluti istituzionali della direttrice del dipartimento Giovanna Valenzano; alle 10.15, apre i lavori Silvia Paltineri dell’università di Padova. I parte: OGGETTI STATICI, OGGETTI IN MOVIMENTO, OGGETTI IN SCENA. Alle 10.30, Silvia Paltineri, Michele Cupitò (università di Padova), “Vesti, ornamenti e mobilio nella scena nuziale dello specchio di Castelvetro”; 11, Micol Masotti (università di Padova), “I carri nel corpus delle stele figurate di Padova preromana”; 11.30, Paolo Rondini (università di Pavia), Alberto Marretta (parco archeologico di Seradina-Bedolina, Capo di Ponte), “Il carro nel patrimonio figurativo protostorico camuno fra realtà e rappresentazione”; 12, Elena Pontelli (Scuola IMT Alti Studi Lucca), “Oggetti messi in scena: il caso delle “cose” appese nella pittura tombale etrusca”; 12.30, pausa pranzo. II parte: OGGETTI IN MUTAMENTO. Alle 14, Federico Prandoni (università di Pavia), “La coroplastica a stampo e le sue trasformazioni. Aggiunte e modifiche di elementi figurativi nelle versioni tarantine”; 14.30, Stefano Ordanini (università Statale di Milano), “Abiti e ornamenti nella coroplastica tarantina: indizi di mutamento semantico?”; 15, Andrea Giunto, Silvia Paltineri (università di Padova), “Attributi in mutamento nei votivi figurati di Villa di Villa… e oltre”; 15.30, discussione; 16, Maurizio Harari (università di Pavia), conclusioni; 16.30, chiusura dei lavori