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Preistoria. Visita allo scavo del villaggio dell’Età del Bronzo alla Muraiola di Povegliano Veronese: il direttore prof. Cristiano Nicosia (università di Padova) fa un bilancio della campagna di scavo 2022 in occasione dell’apertura del cantiere al pubblico

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Il sito della Muraiola a Povegliano (Vr): alla fine della seconda fase della campagna di scavo 2022 stanno emergendo le strutture abitative del villaggio dell’Età del Bronzo (foto graziano tavan)

Hanno scavato per settimane come sotto una serra nel caldo insopportabile di un’estate che sembrava non aver mai fine. Poi è arrivato improvviso l’autunno, l’umidità, il freddo. Ma il cantiere non si è mai fermato. Sono i componenti dell’équipe del professor Cristiano Nicosia, geoarcheologo del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova, che dirige lo scavo di un villaggio dell’età del Bronzo di 3500 anni fa in località La Muraiola a Povegliano Veronese nell’ambito del progetto Geodap (GEOarchaeology of DAily Practices: extracting bronze age lifeways from the domestic stratigraphic record) (vedi Preistoria. Alla Muraiola di Povegliano Veronese, uno dei più rilevanti siti a livello internazionale, con un abitato dell’Età del Bronzo, conclusa la prima campagna di scavo del Progetto Geodap diretto dal prof. Cristiano Nicosia (università di Padova): “Si è tornati a scavare dove si sono fermate le ricerche fatte negli anni ‘80”. | archeologiavocidalpassato). Ora la seconda fase della campagna di scavo 2022 si è conclusa. Ne parla proprio il prof. Nicosia che archeologiavocidalpassato.com ha incontrato alla vigilia dell’ultima settimana di ricerche, in occasione dell’ultima apertura al pubblico del cantiere di scavo per una visita di scavo con i protagonist, mentre le brume tutt’intorno cominciavano ad alzarsi dai campi. Un bell’esempio di archeologia pubblica.

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Campione di reperti fittili e ossei dallo scavo della Muraiola a Povegliano (Vr) presentati dal direttore, prof. Cristiano Nicosia (Unipd), con i dottorandi Giorgio Piazzalunga e Silvia D’Aquino (foto graziano tavan)

Il professor Cristiano Nicosia traccia un primo bilancio della campagna di scavo in località Muraiola di Povegliano Veronese (Vr). Accanto a lui due dottorandi, Giorgio Piazzalunga e Silvia D’Aquino, che insieme ad altre sei-sette persone si sono occupati dello scavo che prosegue la tradizione degli scavi eseguito negli anni Ottanta del Novecento da Luciano Salzani dell’allora soprintendenza Archeologica proprio a fianco del settore di scavo attuale. “Trentacinque anni dopo”, spiega Nicosia, “siamo tornati a scavare con nuove tecniche e con nuove tecnologie a nostra disposizione per vedere cosa possiamo dire in più e in meglio di strutture molto importanti che furono trovate nello scavo di Salzani, strutture abitative che appartengono all’età del Bronzo medio. Il nostro lavoro, fondamentalmente, è quello di cercare resti proprio di strutture domestiche perché facciamo parte di un progetto europeo che è incentrato sullo studio delle strutture domestiche dell’età del Bronzo. Le strutture domestiche che furono scavate già negli anni Ottanta qui a Muraiola sono molto ben conservate, molto importanti e quindi molto rilevanti al fine del nostro progetto”.

“Il villaggio dell’Età del Bronzo della Muraiola è parte di un sistema esteso di insediamento nel territorio veronese”, spiega il prof. Nicosia. “Il sito è stato in parte sbancato per motivi agrari. Del villaggio preistorico si conserva solo una porzione che è quella dove stiamo scavando. Lo scavo è iniziato da otto settimane e stiamo scavando delle fasi “alte” di questo abitato, caratterizzate soprattutto da grossi scarichi di cenere, scarichi di stoviglie e quindi con grosse quantità di ceramica, ossi, ecc. In questo momento, siamo nell’ultima settimana di lavoro, nella parte sud-orientale dello scavo abbiamo iniziato a mettere in luce delle buche di palo, dei piani di calpestio con carboni, cenni di infrastrutture delle quali non consociamo ancora bene l’utilizzo, e dei lacerti di focolare con dei grossi vespai in ceramica. Quindi – continua – stiamo entrando nel vivo di quello che è il focus della nostra ricerca, e cioè lo studio di strutture abitative. E quindi contiamo di finire la prossima settimana temporaneamente la stagione di scavo con già delle buone indicazioni su quello che poi ci aspetta alla ripresa dello scavo l’anno prossimo”.

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Il cantiere di scavo della Muraiola di Povegliano (Vr) sul colmo di una collinetta artificiale (foto graziano tavan)

Oggi, vicino al cantiere di scavo, si nota la presenza di una risorgiva. “Questa zona della pianura veronese”, spiega il prof. Nicosia, “è particolarmente ricca di acqua di risorgiva, una risorsa importante ancora oggi. Si può immaginare quindi come lo fosse 3500 anni fa. Il sito della Muraiola inglobava questa risorgiva o sorgeva lungo di essa. Ovviamente non sappiamo se proprio questa risorgiva fosse attiva 3500 anni fa, però diciamo che per una serie di condizioni geologiche teoricamente le risorgive erano le stesse nell’Età del Bronzo. In questo ambiente ricco di acque è sorto il villaggio. Oggi lo scavo è a un livello più alto rispetto al resto della campagna intorno. C’è circa un metro di dislivello. Questa collinetta non è naturale, ma artificiale, creata dal sito che cresce su se stesso. Come? Spianando le capanne di una certa fase e costruendovi sopra. Scaricando grosse quantità di materiale di ceramica e altro, un po’ alla volta il sito cresce. La collinetta è quindi l’accumularsi delle stratificazioni del sito. Oggigiorno le macerie le portiamo via con le ruspe, ma in antico che tutto questo non esisteva si spianava e si costruiva sopra”.

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Cantiere aperto alla Muraiola: visita guidata sullo scavo con il prof. Cristiano Nicosia (foto graziano tavan)

Archeologia pubblica. Il sito della Muraiola è stato oggetto – si diceva – di visite guidate a “cantiere aperto”. Il prof. Nicosia e i suoi più stretti collaboratori hanno accompagnato gli ospiti – molti i residenti, ma non solo, curiosi di conoscere la storia del paese, e anche molte scolaresche preparate e accompagnate dai loro insegnanti -. Il video che segue, di archeologiavocidalpassato.com, è un frammento di una visita guidata sul cantiere dello scavo alla Muraiola. Buona visione.

Roma. Al museo delle Civiltà, “CONNESSIONI. Oggetti, saperi, parole, culture e civiltà”: convegno internazionale, in presenza e on line, nel ricordo di Filippo Maria Gambari a due anni dalla sua prematura scomparsa. Tre giorni di contributi dal Paleolitico all’Età Storica: ecco tutto il ricco programma

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Bicchiere con iscrizione in lingua celtica da Castelletto Ticino (560 a.C.) scelto come logo del convegno internazionale “Connessioni” in ricordo di Filippo Maria Ganbari (foto muciv)

A due anni dalla prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà dal 2017 al 2020, gli viene dedicato il convegno internazionale “CONNESSIONI. Oggetti saperi parole culture e civiltà”, in programma dal 16 al 18 novembre 2022, al museo delle Civiltà a Roma, nella sala conferenze “F.M. Gambari” del Palazzo delle Scienze. L’evento, realizzato in collaborazione con tutti gli istituti che lo hanno visto protagonista nel corso della sua lunga carriera all’interno del ministero della Cultura, ospiterà contributi che spazieranno dal Paleolitico all’età storica, senza tralasciare le politiche dei beni culturali, la valorizzazione del patrimonio e le attività avviate al museo delle Civiltà (vedi Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi | archeologiavocidalpassato). È possibile seguire il convegno in diretta su Zoom: https://zoom.us/j/93438081787.

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Filippo Maria Gambari, direttore del Museo delle Civiltà di Roma-Eur, morto il 19 novembre 2020 (foto Muciv)

L’intento è quello di omaggiare lo studioso, il collega, il dirigente sempre pronto all’ascolto e disponibile al consiglio e alla collaborazione. Instancabile nella ricerca e disponibile a trasmettere il proprio sapere e la propria competenza, amava condividere la sua passione e il suo entusiasmo. La sua profonda cultura e il suo desiderio di conoscere lo hanno portato ad affrontare tematiche diverse e apparentemente molto distanti tra loro. Sebbene i suoi interessi e i suoi studi si siano concentrati prevalentemente sulla protostoria italiana, sulla storia della paletnologia, sull’arte rupestre e sulla normativa dei beni culturali e l’organizzazione del ministero, i suoi compiti di dirigente lo hanno condotto a realizzare progetti e iniziative in tutti i campi dell’archeologia, dell’antropologia, dell’etnografia, della storia dell’arte e delle tradizioni popolari. Il suo legame con la realtà sociale e territoriale con la quale di volta in volta interagiva gli ha permesso di connettere quest’ultima con gli spazi e le tematiche proprie dell’archeologia. Il programma completo e il libro degli abstract ò disponibile a questo link https://museocivilta.cultura.gov.it/…/connessioni…/

PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 16 NOVEMBRE 2022. Alle 9, saluti istituzionali: Massimo Osanna, direttore generale dg musei; Andrea Viliani, direttore del museo delle Civiltà. Segue un ricordo di Filippo Maria Gambari: Andrea Cardarelli, Sapienza università di Roma – dipartimento di Scienze dell’Antichità; Monica Miari, presidente dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria; Paolo Boccuccia, museo delle Civiltà. Sezione POLITICA DEI BENI CULTURALI, MUSEOGRAFIA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO. Alle 10, Luigi Malnati, su “Archeologia urbana e archeologia preventiva: un rapporto da ripensare”; 10.15, Alessandro Asta, Annalisa Capurso, Diletta Colombo, Grazia Maria Facchinetti, Pierluigi Giroldini, Stefano Giuliani, Lucia Mordeglia, Italo M. Muntoni, Paola Ventura, su “Quali prospettive per la tutela e la valorizzazione dei beni archeologici? il punto di vista di Api Mibact”; 10.30, Alessandro D’alessio, Paola Francesca Rossi, su “Tutelare, studiare, diffondere: la policy del parco archeologico di Ostia Antica sulla gestione dei resti umani antichi”; 10.45, Valentino Nizzo, su “Corna e archetipi: del buon uso dell’analogia”; 11, Franco Nicolis,su “Grammatica dell’archeologia. Un approccio all’archeologia del passato contemporaneo”. Dopo il coffee break, alle 11.30, Marco Fabbri, Paolo Boccuccia, David Chacon, Alessia Francescangeli, Giovanni Ligabue, Roberto Marcuccio, Massimo Mecella, Maura Medri, Alessandra Molinari, Massimo Morvillo, Marcella Pisani, su “Il Progetto SCIBA. Sistema cartografico informatizzato di bibliografia archeologica”; 11.45, Silvia Giorcelli, su “Filippo Maria Gambari e i colloques internationaux sur les Alpes dans l’antiquit: un’esperienza scientifica e umana; 12, discussione. Sezione PALEOLITICO. Alle 12.15 Francesca Alhaique, Alessia Argento, Francesco Bucci Casari degli Atti di Sassoferrato, Isabella Caricola, Ivana Fiore, Biagio Giaccio, Cristina Lemorini, Ilaria Mazzini, Stefano Mercurio, Lorenzo Monaco, Maria Rita Palombo, Daniela Rossi, Ernesto Santucci, Enza Spinapolice, Andrea Sposato, su “Dall’archeologia preventiva alla valorizzazione… con il contributo delle indagini scientifiche. Dati preliminari sul sito del MIS 11c (415-406 Ka) di via del Casale Lombroso (Località Massimina, Roma)”; 12.30, Fabio Negrino, Roberto Maggi, Ivano Rellini, Nadia Campana, su “Tra val Graveglia e val di Vara: il sito musteriano di monte Coppello (Ne, Genova). Sezione NEOLITICO. Alle 12.45 Annaluisa Pedrotti et alii, su “Gruppo di statuette Vinča di probabile provenienza illecita. Strategie e tecniche di diagnostica per stabilire l’autenticità”; 13, Francesca Radina, su “Ornamenti neolitici da grotta della Tartaruga di Lama Giotta nel museo Archeologico di Santa Scolastica a Bari; 13.15, discussione. Dopo la pausa pranzo, sezione ENEOLITICO. Alle 14.45, Philippe Curdy, Manuel Mottet, su “Il megalitismo nell’arco alpino: nuovi dati sulle pratiche rituali e funerarie”; 15, Daniele Albertini, Paolo Boccuccia, Francesco Di Gennaro, Nadia Marconi, su “Connessioni tra generazioni di ricercatori: preistoria nelle valli del Salto e del Velino”; 15.15, Marco Serradimigni, Marta Colombo, Neva Chiarenza, su “Un sito archeologico fra le statue stele: nuovi dati dalla Tana della Volpe (Fivizzano, Loc. Equi Terme – Ms) nel quadro dell’età del Rame in Lunigiana e nelle aree limitrofe”. Sezione ENEOLITICO / ETÀ DEL BRONZO. Alle 15.30, Andrea Arcà, Damien Daudry, Angelo Eugenio Fossati, su “Da Barocelli a Gambari, lo studio dell’arte rupestre nelle Alpi Occidentali”; 15.45 Nadia Campana, Chiara Dodero, Cristiano Nicosia, Andrea Vigo, Roberto Maggi, su “Nuovi dati sull’occupazione di età campaniforme della Pianaccia di Suvero”. Dopo il coffee break, alle 16.15, Umberto Tecchiati, Paola Salzani, Cristiano Putzolu, su “Nuove ricerche sul paesaggio archeologico dei Monti Lessini occidentali tra l’orizzonte campaniforme e il Bronzo finale”; 16.30, Andrea Dolfini, Cristiano Iaia, Isabella Caricola, Stefano Viola, su “Gli oggetti raccontano: 10 anni di analisi funzionale sui metalli preistorici italiani”; 16.45, discussione. Sezione ETÀ DEL BRONZO. Alle 17, Marco Baioni, Annalisa Gasparetto, Barbara Grassi, Fiorenza Gulino, Cristina Longhi, Nicola Macchioni, Claudia Mangani, Nicoletta Martinelli, Nicola Patucelli, Andrea Perin, Ilaria Petrucci, Benedetto Pizzo, Maurizio Reverberi, Emanuele Saletta, su “Una porta in legno dal Lucone di Polpenazze dalla scoperta alla valorizzazione”; 17.15, Costanza Paniccia, su “Nuove riflessioni sull’insediamento di Trino Vercellese (VC) nel quadro della media età del bronzo in Italia nordoccidentale”; 17.30, Giorgio Baratti, su “Aspetti del popolamento protostorico tra Sesia e Ticino alla luce delle recenti ricerche”; 17.45, Maria Bernabò Brea, Maria Maffi, su “Il sito della media età del Bronzo della Piscina di Travo (Piacenza)”; 18, discussione.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 17 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30, Andrea Cardarelli, su “Alla conquista del cielo. Deposizioni votive su sommità montane nell’Appennino centro-settentrionale durante la tarda età del Bronzo”; 9.45, Michele Cupitò, su “Il central place di Fondo Paviani dopo la crisi delle terramare. Prime riflessioni sul ruolo della (ex) polity delle Valli Grandi Veronesi nel quadro del “sistema Frattesina”; 10, Paola Aurino, su “Il Bronzo medio in Campania: nuove realtà funerarie e insediative dalle recenti indagini preventive”; 10.15, Paolo Bellintani, Mateusz Cwaliński, Ivana Angelini, su “Ambre e vetri dalla necropoli di Allumiere – loc. Poggio della Pozza (scavi Peroni 1960). Nuove indagini tipologiche e di caratterizzazione delle materie prime”; 10.30, Anna De Palmas, Marta Pais, Luca Doro, Noemi Fadda, su “Impronte dal passato: intrecci e cesteria nell’età del bronzo della Sardegna”; 10.45, Alberto Cazzella, Giulia Recchia, su “Apporti esterni e sviluppi locali nel consumo di bevande/cibi alcoliche fra IV e II millennio a.C. nell’Italia a sud del Po e nelle isole adiacenti”; 11, Massimo Cultraro, su “L’idromele di Agamennone: per un’archeologia delle bevande/cibi fermentate nella Grecia micenea”. Dopo il coffee break, alle 11.30, Franco Marzatico, “Pastori, formaggio e metallo: economia di malga e produzione metallurgica”; 11.45, Antonella Traverso, Elena Balduzzi, Paola Chella, Chiara Davite, Alberto Manfredi, Fabiola Sivori, su “Nuovi dati per una rilettura del cosiddetto cocciopesto: Chiavari (GE) e Vado (SV)”; 12, Barbara Grassi, Claudia Mangani, Diego Voltolini, su “Oltre i funerali: altre forme di ritualità nella necropoli protogolasecchiana della Malpensa (VA)”; 12.15, discussione. Sezione ETÀ DEL FERRO. Alle 12.30, Mauro Squarzanti, Fabio Gernetti, su “Lo stato dell’arte del centro proto urbano di Castelletto Ticino durante la prima età del Ferro”; 12.45, Silvia Paltineri, su “Il boccale dipinto dalla seconda tomba di guerriero di Sesto Calende: note su alcuni esperimenti di decorazione vascolare figurata da contesti della prima età del Ferro in Italia settentrionale”; 13, Francesco Rubat Borel, su “La venuta del re: una rilettura storica ed antropologica sulla leggenda di Belloveso, l’arrivo dei Galli in Italia e la fondazione di Mediolanum”. Dopo la pausa pranzo, alle 14.30, Lucia Isabella Mordeglia, su “Le sepolture golasecchiane di Motto Lagoni a Mercurago (Arona, NO). Nuovi dati dalla revisione dei contesti”; 14.45, Anna Maria Fedeli, Francesca Roncoroni, su “Le fasi preromane dell’area dell’anfiteatro di Milano”; 15, Diego Voltolini, su “Segmento di comunità: la situla di Caravaggio”; 15.15, Michela Ruffa, su “La ceramica d’impasto a Gropello Cairoli, loc. S. Spirito in Lomellina. Dati preliminari dall’abitato della prima età del Ferro”; 15.30, Marica Venturino, Marina Giaretti, su “Contributo alla definizione della tipologia vascolare della media età del Ferro nella Liguria interna”; 15.45, Maria Cristina Chiaromonte Trerè, su “Percorsi e ricerche”; 16, Piera Melli, Marta Bruschini, Elisabetta Starnini, Sara Chierici, Daniele Arobba, su “Oggetti identitari? Le borchie/bottone in bronzo: tipologia, cronologia, distribuzione, contesti, analisi di laboratorio”. Dopo il coffee break, alle 16.30, Mauro Cortelazzo, su “Armille in pietra ollare dell’età del ferro in Valle d’Aosta”; 16.45, Gwenael Bertocco, Alessandra Armirotti, su “I Salassi nella Valle d’Aosta della seconda età del Ferro: il territorio, le risorse e la cultura materiale”; 17, Patrizia Solinas, su “Sulle iscrizioni leponzie della necropoli di Oleggio”; 17.15, Carla Buoite, Daniela Locatelli, su “Tra Liguri ed Etruschi: il villaggio di via Saragat a Parma”; 17.30, Roberto Macellari, su “Archeologia del Vino attraverso alcuni corredi femminili dalle frontiere dell’Etruria padana”; 17.45, discussione.

PROGRAMMA DI VENERDÌ 18 NOVEMBRE 2022. Alle 09.30, Fabrizio Finotelli, Miari Monica, Paola Poli, su “La II età del Ferro a ovest di Bologna: recenti acquisizioni tra Reno e Samoggia”;09.45, Patrizia Von Eles, Lorenza Ghini, Laura Mazzini, Marco Pacciarelli, su “La prima occupazione rurale dell’agro felsineo orientale: il caso dell’Imolese”; 10, Federica Gonzato, Annalisa Pozzi, su “Romagna protostorica: lo studio del popolamento dell’età del Ferro”; 10.15, Giulia Patrizi, Paola Poli, Elena Rodriguez, su “I fusi e le conocchie di Verucchio. Oggetti del sapere femminile e indicatori di legami collettivi nella prima età del Ferro”; 10.30, Irene Baroni, Paolo Boccuccia, Anna De Santis, Gianfranco Mieli, su “L’organizzazione delle comunità della prima età del Ferro nell’area centrale di Roma attraverso l’analisi delle tombe infantili”; 10.45, Massimo Casagrande, Patrizia Luciana Tomassetti, Pina Corraine, Stefania Casula, Gianluca Zini, su “Pozzo Sacro di Irru a Nulvi (Sardegna), dalla tutela alla valorizzazione”; 11, discussione. Dopo il coffee break, sezione ETÀ STORICHE. Alle 11.30, Paola Di Maio, su “Oltre la morte. Una coppia di sposi a banchetto: l’influenza dell’iconografia etrusca su terrecotte fittili piemontesi e locarnesi”; 11.45, Alessandro Betori, “Il rilievo storico romano in ambito alpino tra ricezione e attardamento: Susa, Avigliana, Bormio”; 12, Francesco Muscolino, su “Un anello argenteo da Ricengo a altri ritrovamenti da indagini archeologiche nel Cremasco”; 12.15, Elisa Panero, su “Lungo l’asta del fiume Sesia: insediamenti romani dal II secolo a.C. nel Vercellese antico”; 12.30, Daniela Gandolfi, Giovanni Mennella, su “Bormanus/Diana o Bormanus e Diana in un pagus della Liguria occidentale?”; 12.45, Marco Podini, su “Ville e divinità della provincia reggiana”; 13, François Wiblé, su “Culture de la vigne et production de vin en Valais (Vallis Poennina, CH): état de la question suite à des trouvailles archéologiques et des analyses récentes ainsi qu’à la redécouverte d’une inscription de Croatie”. Dopo la pausa pranzo, alle 14.30, Cristina Anghinetti, Manuela Catarsi, Patrizia Raggio, su “Le antiche radici della vocazione viti-vinicola della valle parmense del Taro”; 14.45, Viola Cecconi, Jan Gadeyne, Cécile Brouillard, Alessandra Sperduti, su “I neonati di Artena, “Piano della Civita” (RM). Bioarcheologia di un nucleo di sepolture tardo-antiche”; 15, Grazia Facchinetti, Daniela Castagna, Omar Larentis, su “La necropoli infantile della villa romana di San Giorgio di Mantova, loc. Valdaro”; 15.15, Francesca Garanzini, Angela Guglielmetti, su “Borgosesia (VC): dal vicus romano all’insediamento altomedievale. Nuovi dati dallo “scavo” nei depositi del Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti”; 15.30, Marta Conventi, Fabrizio Geltrudini, Augusto Pampaloni, Mario Testa, Alessandra Starna, Elisabetta Neri, Elisa Del Galdo, Daniele Arobba, Costanza Cucini, Mariapia Riccardi, su “Deinde fac foueam… in qua ardeat ignis sub forma. Impianti produttivi per campane presso la chiesa di San Clemente ad Albenga”; 15.45, discussione. Dopo il coffee break, sezione ATTRAVERSO IL MONDO E IL TEMPO. Alle 16.15, Valeria Bellomia, Ivana Fiore, Donatella Saviola, su “Piume preziose fra trama e ordito. Riscoperta di un tessuto messicano coloniale nei depositi del Museo delle Civiltà”; 16.30, Davide Domenici, David Buti, Costanza Miliani, su “Nuovi studi sui mosaici mesoamericani del Museo delle Civiltà”; 16.45, Laura Giuliano, su “Cercando la luce celata nella roccia. Il progetto indo-italiano di ricognizione nelle grotte brahmaniche dell’India occidentale”; 17, Giuliana Calcani, Maria Luisa Giorgi, Loretta Paderni, su “L’antitesi originale/copia – autentico/falso nella valutazione di beni culturali extraeuropei”; 17.15, Gaia Delpino, Rosa Anna Di Lella, Claudio Mancuso, “L’ex Museo Coloniale di Roma al Museo delle Civiltà”; 17.30, discussione.

Verona. Al museo Archeologico nazionale apre la sezione dell’Età del Ferro che completa il percorso espositivo della Preistoria e Protostoria: tra le star in mostra i “Cavalli delle Franchine” di Oppeano e la tomba del “principe bambino” dalla necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio

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17 febbraio 2022: taglio del nastro al museo Archeologico nazionale di Verona all’ex carcere asburgico di San Tomaso (foto graziano tavan)

verona_museo-archeologico-nazionale_logoSono passati otto mesi da quel 17 febbraio 2022 quando l’ex carcere asburgico di San Tomaso ha aperto le porte – dopo un restauro decennale – all’atteso museo Archeologico nazionale di Verona. Si era cominciato con una parte dell’ultimo piano dello storico edificio, quello dedicato alla Preistoria e alla Protostoria: “Agli albori della creatività umana”. Nell’allestimento curato dall’architetto Chiara Matteazzi la storia del popolamento del Veronese si è snodata dal Paleolitico all’Età del bronzo, con i visitatori accolti dallo Sciamano della Grotta di Fumane, raffigurazione in ocra rocca riferibile ai primi Sapiens (40.000 BP, Paleolitico superiore, ad oggi una delle più antiche figure teriomorfe (figure di uomo-animale) del pianeta, che del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona è diventato il simbolo (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato). Ma già al taglio del nastro la direttrice del museo, Giovanna Falezza, aveva assicurato che all’inizio dell’autunno il percorso sarebbe stato completato con la sezione dell’Età del Ferro. E ora ci siamo.

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Il pozzo di Bovolone dell’Età del Bronzo, conservato al museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

Mercoledì 26 ottobre 2022, alle 11, con l’evento “ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro nel Veronese” si inaugurano le nuove sale espositive del museo Archeologico nazionale di Verona, con un’ampia sezione interamente riservata all’Età del Ferro, che saranno aperte al pubblico dal venerdì successivo, 28 ottobre 2022. La nuova sezione, curata sotto il profilo scientifico da Giovanna Falezza, direttrice del Museo, e da Luciano Salzani, già funzionario della Soprintendenza veronese, è stata allestita da Chiara Matteazzi, in continuità con il precedente allestimento museale. Il criterio è quello cronologico, con una serie di focus su oggetti e rinvenimenti di particolare interesse. Ad essere documentata è la storia del territorio veronese, luogo di incontri e contatti che qui si intrecciarono tra Veneti, Etruschi e Reti.

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Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

L’Età del Ferro si sviluppò nel corso del primo millennio a.C., volgendo al termine con le prime manifestazioni dell’arrivo dei Romani, all’incirca nel II secolo a.C. “Già a partire dal IX secolo a.C., nel Veronese, sia in pianura che in collina, sorgono numerosi abitati, anche di rilevanti dimensioni”, anticipa la direttrice Giovanna Falezza: “ad esempio il centro veneto di località Coazze di Gazzo Veronese, che si estendeva su una superficie di oltre 60 ettari, con ampie aree di insediamenti abitativi accanto ad aree artigianali. Oltre, naturalmente, alle estese necropoli, dalle quali provengono oggetti particolari, venuti da lontano e con lavorazioni raffinatissime, a testimoniare la ricchezza dei contatti di cui il nostro territorio è teatro in questo periodo”.  Sono soprattutto i ricchissimi materiali rinvenuti negli scavi delle necropoli ad fornire i contenuti della nuova sezione. Sepolture di uomini e donne ma anche di cavalli: i cavalli veneti, citati da fonti latine e greche per la loro agile bellezza. Nel percorso museale, uno dei due “Cavalli delle Franchine”, necropoli in territorio di Oppeano. Un maschio, morto a 17-18 anni, 135 cm al garrese, sepolto in una piccola fossa coricato sul fianco destro, con le gambe ripiegate.

Sicuramente emoziona la tomba del “Principe bambino”, una delle 187 della necropoli celtica di Lazisetta a Santa Maria di Zevio, unica per la ricchezza del corredo funebre. È la sepoltura di un bambino di 5-7 anni, le cui ceneri vennero deposte assieme ad un sontuoso carro da parata (di cui restano gli elementi metallici quali mozzi delle ruote, timone, 1 cerchione di ruota, 2 morsi dei cavalli che lo trainavano) e a un ampio corredo tipico solitamente dei guerrieri adulti (spada, lancia, giavellotto e scudo), oltre a vasellame ceramico e bronzeo, monete, attrezzi agricoli e strumenti per il banchetto (spiedi, coltelli, alari e un graffione di ferro). All’interno di alcuni vasi erano residui di ossa di maiale, resti del banchetto funebre. L’attento studio del contesto ha permesso agli archeologi di ricostruire il rituale con cui questo giovane “principe” fu sepolto: dopo essere stato cremato insieme ad alcune offerte, le sue ceneri furono raccolte in un contenitore in materiale organico (stoffa o cuoio) e deposte nella fossa assieme al resto del corredo; al di sopra fu collocato il carro, capovolto e parzialmente smontato; infine, dopo un parziale interramento, fu acceso un secondo grande fuoco rituale. Alla fine la tomba fu probabilmente coperta da un tumulo che segnalava l’elevato stato sociale del defunto.

Non meno curiosa una tomba (VII sec. a.C.) rinvenuta in una delle tre necropoli di Oppeano.  Appartenne ad una bambina di pochi anni. All’interno dell’urna, al di sopra delle ossa combuste, oltre ad alcuni elementi di corredo sono stati deposti alcuni elementi molto particolari: delle conchiglie, di cui una forata, legate forse alla sfera del gioco; un astragalo, probabilmente un amuleto; infine un uovo di cigno, uccello acquatico ritenuto sacro. Proprio quest’ultimo assume un significato rituale molto importante, interpretabile come simbolo di rinascita e rigenerazione.

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L’architetto Chiara Matteazzi ha curato l’allestimento del museo Archeologico nazionale di Verona

“Con l’allestimento delle sale dell’Età del Ferro abbiamo voluto anche inserire due esperienze immersive e alcune postazioni multimediali, destinate ad arricchire la narrazione dei reperti presentati nel percorso museale”, aggiunge Chiara Matteazzi. “L’uso delle tecnologie in campo museale consente infatti di migliorare con nuovi linguaggi la comprensione di tematiche complesse legate ai reperti esposti, utilizzando tecniche di storytelling per stimolare la curiosità del visitatore e amplificare il coinvolgimento cognitivo ed emozionale. L’obiettivo è quello di trasferire al visitatore, in maniera adeguata, non solo informazioni ma anche emozioni, rendendolo partecipe e coinvolgendolo nella narrazione”. “I lavori sono proseguiti senza soluzione di continuità da febbraio e con ottimi risultati”, conclude il dirigente della Direzione regionale Musei Veneto, Daniele Ferrara. “Terminato l’intero terzo piano del museo, contiamo ora di avviare molto presto il cantiere per la sezione romana, che i veronesi (e non solo) attendono da molti anni”.

Fermo. Le ricerche dell’università Federico II di Napoli e della soprintendenza hanno individuato un abitato dell’Età del Bronzo sul colle Girfalco

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Tracce dell’abitato dell’Età del Bronzo scoperto sul colle Girfalco di Fermo (foto unina)

Nuove scoperte a Fermo: un abitato dell’Età del Bronzo. Dal 18 al 31 luglio 2022 si è svolta una campagna di scavo archeologico sul fianco orientale del colle Girfalco a Fermo, nei pressi dell’abside della cattedrale di S. Maria Assunta. Lo scavo è stato condotto in regime di concessione ministeriale dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli “Federico II” – Monte Sant’Angelo, diretto da Marco Pacciarelli, in stretta collaborazione con la soprintendenza per le provincie di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata (funzionario responsabile Federica Grilli).

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Frammento ceramico con la decorazione incisa o intagliata tipica della c.d. cultura appenninica (foto unina)

Le ricerche hanno permesso di mettere in luce e indagare una sezione stratigrafica in posto nella quale sono stati riconosciuti diversi strati, in prevalenza riferibili a un abitato della fase 3 della media Età del Bronzo (XIV secolo a.C.), e in parte forse al Neolitico (VI-inizi IV millennio a.C.). Gli strati hanno restituito molti frammenti ceramici, alcuni dei quali recanti la decorazione incisa o intagliata tipica della c.d. cultura appenninica, oltre a manufatti in selce e ossidiana, a resti di ossa animali, a carboncini, a semi, il cui studio permetterà, insieme all’analisi dei campioni pollinici e dei residui del contenuto organico dei vasi, di ottenere un’articolata ricostruzione dell’ambiente e delle attività economiche.

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Lo scavo archeologico sul colle Girfalco di Fermo (foto unina)

Le indagini hanno consentito di accertare la presenza di un abitato stabile dell’Età del Bronzo (e forse del Neolitico) sul colle del Girfalco – sito strategico di eccezionale rilevanza dal quale è possibile controllare un territorio molto vasto – che finora era stata solo ipotizzata in base al rinvenimento, avvenuto in passato, di frammenti ceramici in giacitura secondaria.

Fiavè (Tn). Il museo delle Palafitte festeggia i primi 10 anni con un evento speciale: un pomeriggio di festa con ingresso e visite guidate gratuite, l’inaugurazione della mostra “Sulle palafitte: una storia che continua”

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Il museo delle Palafitte di Fiavè (Tn) compie dieci anni: la locandina dell’evento

Domenica 10 aprile 2022 il museo delle Palafitte di Fiavé, in Trentino, festeggia alle 14.30 i primi 10 anni con un evento speciale. Un pomeriggio di festa con ingresso e visite guidate gratuite, l’inaugurazione della mostra “Sulle palafitte: una storia che continua” con fotografie di Anna Brenna e l’intervento del coro Cima Tosa. Nell’occasione il polo museale palafitticolo di Fiavé sarà intitolato a Renato Perini, cittadino onorario e scopritore delle palafitte fiavetane.

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La ricostruzione del villaggio palafitticolo di Fiavè nel museo delle Palafitte di Fiavè (foto soprintendenza trento)

Il museo delle Palafitte racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo. Gli scavi hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3800 – 3600 a.C.), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull’acqua (1800 – 1500 a.C. circa). Un’evoluzione di questa tipologia sono le capanne su pali ancorati ad una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1500 – 1300 a.C.). Negli ultimi secoli del II millennio a.C. l’abitato si sposta sul vicino Dos Gustinaci, dove sono state rinvenute abitazioni con fondazioni in pietra. L’eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende queste palafitte particolarmente affascinanti, consentendo di penetrare in aspetti della vita delle comunità preistoriche generalmente sconosciuti alla ricerca archeologica.

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Al museo delle Palafitte di Fiavè (Tn) esposti gli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche (foto soprintendenza trento)

Il museo espone una selezione degli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche, che suscitano stupore per la loro modernità. Sono migliaia i materiali caduti in acqua, accidentalmente o gettati al tempo delle palafitte, preziose testimonianze di notevoli conoscenze tecniche e costruttive e di abilità artigiana. Si tratta di vasi in ceramica, ma anche di monili in bronzo e – rarissimi all’epoca – in ambra baltica e in oro. Una collezione unica in Europa è quella costituita dai circa trecento esemplari di oggetti in legno: stoviglie e utensili da cucina, fra i quali tazze, mestoli, vassoi, strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, manici per ascia, oltre ad un arco e alcune frecce. Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere.

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Locandina della mostra fotografa “Sulle palafitte: una storia che continua” di Anna Brenna al museo delle Palafitte a Fiavè

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Il museo delle Palafitte di Fiavè (foto soprintendenza trento)

La mostra “Sulle palafitte: una storia che continua”. Saranno esposte le immagini realizzate dalla fotografa lombarda Anna Brenna sul lago Inle, nella parte centrale della penisola del Myanmar (ex Birmania). Il lago ospita sulle sue rive circa 70mila abitanti per i quali l’acqua costituisce un elemento essenziale che contraddistingue ogni aspetto della vita quotidiana: si vive in palafitte di legno, si coltivano ortaggi e fiori in orti galleggianti, ci si sposta in barca nei canali formati dal lago, con l’acqua del lago ci si lava e si fa il bucato, sull’acqua del lago vengono organizzati mercati e il lago è popolato da pescatori. Le palafitte sono costruite in legno e lo stesso materiale è utilizzato anche come rivestimento per gli interni decorati con tappeti, stuoie e tessuti. Una realtà contemporanea che agli occhi dell’autrice richiama la vita nei villaggi palafitticoli che costellavano il territorio subalpino 4000 anni fa.

Enna. Alla Soprintendenza giornata di studi in presenza su “Età del Bronzo. Nuovi dati dall’archeologia preventiva nella Provincia di Enna nel contesto della tarda preistoria in Sicilia”: saranno illustrate le ricerche archeologiche preliminari alla realizzazione del Metanodotto Snam Gagliano-Termini Imerese

Con una giornata di studi su “Età del Bronzo. Nuovi dati dall’archeologia preventiva nella Provincia di Enna nel contesto della tarda preistoria in Sicilia” riprendono le attività culturali in presenza. Nella sala convegni della soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Enna, giovedì 7 aprile 2022, alle 9.30, la soprintendenza organizza, con il supporto di SNAM e di SICILSALDO, una Giornata di studi che avrà come tema l’Età del Bronzo nel territorio ennese, alla luce dei nuovi dati scientifici emersi nel corso delle recenti ricerche e indagini archeologiche sul campo, effettuate nell’ambito dell’archeologia preventiva, sotto la direzione scientifica della Sezione per i beni archeologici, le quali stanno portando ad acquisire risultati e dati molto importanti per la Storia e l’Archeologia della Sicilia. L’intento è quello di avviare un confronto tra gli studi provenienti da indagini archeologiche effettuate sugli Erei e i Nebrodi e sui siti dell’Età del Bronzo Medio siciliani da parte di archeologi e accademici nazionali e internazionali che hanno curato le ricerche sul campo. Nell’occasione saranno illustrate le ricerche archeologiche preliminari effettuate ai fini della realizzazione dei lavori del Metanodotto Snam Gagliano-Termini Imerese che hanno consentito di portare alla luce i resti di vari insediamenti e beni isolati di rilevanza archeologica tra Nicosia e Gagliano Castelferrato lungo il tracciato del gasdotto. Tra questi, le tracce di un insediamento dell’età del Bronzo Medio in Contrada da Piane nel territorio di Gagliano Castelferrato, e, tra i primi resti, emersi una capanna di forma ovoidale del II millennio a.C., una piastra fittile integra utilizzata per la cottura all’interno di un fondo di un’altra capanna ovoidale, molti resti archeobotanici che testimoniano coltivazioni di cereali e attività di allevamento e vari frammenti ceramici tra i più interessanti ed originali della Sicilia. Grazie a questa prima fase di indagine, attuata tramite accurati scavi stratigrafici, sarà possibile ottenere nuovi dati che, una volta studiati ed approfonditi, daranno informazioni scientifiche importantissime per la comprensione dei fenomeni insediativi nel periodo del Bronzo Siciliano, in un contesto poco o per nulla indagato. In programma quattro sezioni: alle 10, La Soprintendenza di Enna e la ricerca archeologica nella provincia di Enna; alle 10.40, I recenti dati dell’Archeologia preventiva in provincia di Enna; alle 15.30, I dati delle nuove ricerche nel contesto dell’Età del Bronzo tra gli Erei e i Nebrodi; alle 17.15, I dati delle nuove ricerche nel contesto della Sicilia dell’Età del Bronzo.

Siracusa. Al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” apre la mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nella Sicilia Sud Orientale” con reperti provenienti dagli scavi dell’abitato di Castelluccio di Noto, il sito più importante in Sicilia nel Bronzo antico (scavato proprio da Paolo Orsi), esposti per la prima volta affiancati da reperti coevi da Eolie, Puglia e Malta

La necropoli di Castelluccio di Noto, sito archeologico dell’Età del Bronzo antico siciliano

Sabato 18 dicembre 2021, alle 17, al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa apre la mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nella Sicilia Sud Orientale” dove sono esposti per la prima volta reperti provenienti dagli scavi dell’abitato del sito più importante in Sicilia nel Bronzo antico. Parliamo di Castelluccio di Noto, sito archeologico localizzato in provincia di Siracusa, tra i comuni di Noto e Palazzolo Acreide e che ha dato il nome all’omonima cultura di Castelluccio. Il sito venne localizzato dall’archeologo Paolo Orsi che lo datò tra il XIX ed il XV secolo a.C. e, pertanto, alla prima età del Bronzo siciliana. Gli studiosi hanno individuato il piano dell’abitato, posto su uno sperone roccioso, una sorta di acropoli fortificata e, la necropoli. La necropoli consta di oltre 200 tombe a grotticella artificiale, scavate nelle pareti ripide della vicina cava della Signora. La più monumentale è la cosiddetta “Tomba del Principe” con un prospetto costituito da quattro finti pilastri. Dal sito vengono numerosissimi materiali ceramici, oggi esposti al museo archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa, oltre a reperti in bronzo e due famosissimi portelli tombali con incisi simboli spiraliformi.

Locandina della mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nelle Sicilia Sud Orientale” al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa dal 18 dicembre 2021 al 28 febbraio 2022

La mostra “Castelluccio. Ambiente, commercio e simboli nelle Sicilia Sud Orientale”, dal 18 di­cem­bre 2021 al 28 feb­bra­io 2022, suddivisa in sette sezioni, è arricchita da reperti della cultura di capo Graziano concessi in prestito dal parco archeologico delle Isole Eolie. Uno spazio avrà la necropoli di contrada Travana a Buccheri e, infine, si potranno ammirare gli ossi a globuli ritrovati a Malta e in Puglia, grazie alla collaborazione con il parco archeologico di Leontinoi, il national museum of Archaeology di Malta e il museo Archeologico nazionale di Altamura. La mostra offre uno spac­ca­to del­le con­di­zio­ni di vita di più di 3500 anni fa gra­zie alle ri­ve­la­zio­ni for­ni­te dal­le mo­der­ne ana­li­si con­dot­te ne­gli ul­ti­mi anni sui re­per­ti fau­ni­sti­ci, gli stu­di sui car­bo­ni e sui re­si­dui or­ga­ni­ci so­prav­vis­su­ti al­l’in­ter­no dei vasi che han­no per­mes­so di ri­co­strui­re l’am­bien­te, la fau­na e la me­to­do­lo­gia di co­stru­zio­ne del­le ca­pan­ne. Nu­me­ro­si i re­per­ti che sa­ran­no espo­sti, an­che se il pez­zo più in­te­res­san­te è un gran­de pi­thos, ri­com­po­sto da cen­ti­na­ia di fram­men­ti dopo un ac­cu­ra­to la­vo­ro di re­stau­ro. Il vaso, pro­ve­nien­te pro­prio da ­Ca­stel­luc­cio, in ori­gi­ne, con­te­ne­va olio d’o­li­va, e rap­pre­sen­ta la te­sti­mo­nian­za più an­ti­ca in Si­ci­lia e in Ita­lia del­la col­ti­va­zio­ne del­l’u­li­vo. “Le sco­per­te ar­cheo­lo­gi­che ci con­se­gna­no ogni gior­no nuo­ve ri­ve­la­zio­ni sul­la sto­ria del­la no­stra “, sot­to­li­nea l’as­ses­so­re re­gio­na­le dei Beni cul­tu­ra­li del­l’I­den­ti­tà si­ci­lia­na Al­ber­to Sa­mo­nà, “so­prat­tut­to re­la­ti­va­men­te alle fasi più an­ti­che. Un im­pe­gno, quel­lo del po­ten­zia­men­to del­la ri­cer­ca ar­cheo­lo­gi­ca, sul qua­le sia­mo co­stan­te­men­te pro­iet­ta­ti nel­la con­sa­pe­vo­lez­za che le pa­gi­ne del­la no­stra sto­ria sono il pa­tri­mo­nio più si­gni­fi­ca­ti­vo che pos­se­dia­mo, sia in ter­mi­ni col­le­ga­men­ti con gli stu­dio­si di tut­to il mon­do che di at­trat­ti­vi­tà ver­so quan­ti ogni anno scel­go­no la Si­ci­lia come meta del­le loro va­can­ze”.

Uno dei portelli tombali dai rilievi enigmatici provenienti da Castelluccio di Noto

La mo­stra è un’oc­ca­sio­ne per pre­sen­ta­re al gran­de pub­bli­co re­per­ti, fi­no­ra ine­di­ti, pro­ve­nien­ti sia dal­lo sca­vo del­l’a­bi­ta­to ef­fet­tua­to da Giu­sep­pe Voza tra il 1989 e il 1993, che da al­tri siti con­tem­po­ra­nei del­la Si­ci­lia e del­le iso­le Eo­lie. Dopo gli sca­vi nel­la ne­cro­po­li ef­fet­tua­ti da Pao­lo Orsi alla fine del­l’Ot­to­cen­to, il sito è ri­sul­ta­to uno tra i più in­te­res­san­ti in Si­ci­lia, tan­to che Lui­gi Ber­na­bò Brea die­de il nome di “fase di Ca­stel­luc­cio” al pe­rio­do del Bron­zo An­ti­co si­ci­lia­no, che da­tia­mo tra la fine del III e l’i­ni­zio del II mil­len­nio a.C. È da Ca­stel­luc­cio che pro­ven­go­no i fa­mo­si por­tel­li tom­ba­li con mo­ti­vi de­co­ra­ti­vi a bas­so­ri­lie­vo in­ter­pre­ta­ti come la sti­liz­za­zio­ne del­l’at­to ses­sua­le e, an­co­ra, gli ossi a glo­bu­li, enig­ma­ti­ci og­get­ti dal­l’in­cer­ta fun­zio­ne pre­zio­sa­men­te de­co­ra­ti ad in­ci­sio­ne, ri­tro­va­ti an­che in Gre­cia, a Tro­ia, a Mal­ta e in Pu­glia (que­sti ul­ti­mi due giun­gono a Si­ra­cu­sa per la pri­ma vol­ta in pre­sti­to tem­po­ra­neo).

Noceto (Pr). Ci siamo: con l’inaugurazione del museo della Vasca Votiva si compie l’atto finale di un cammino durato, tra scavo, restauro e ricostruzione, 15 anni. Al pubblico si offre un’esperienza immersiva, multisensoriale e multimediale, nella pianura padana terramaricola di 3500 anni fa

Ebbene ci siamo! Venerdì 8 ottobre 2021, alle 10.30, verrà inaugurato il museo della Vasca Votiva di Noceto in provincia di Parma. La Vasca rappresenta, per dimensioni, caratteristiche, significato e grado di conservazione, un “unicum” a livello europeo, tale da innovare profondamente le conoscenze scientifiche sull’ Età del Bronzo. Si tratta infatti di un monumento senza confronti fra le strutture lignee datate a questo periodo.

Il trasporto dei pesanti vetri per l’allestimento delle vetrine del museo della Vasca Votiva a Noceto (Pr) (foto mic-ero)
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L’assemblaggio dei legni che costituivano la vasca votiva per l’allestimento del museo della Vasca Votiva a Noceto (Pr) (foto mic-ero)

Fervono gli ultimi preparativi per completare il museo entro il taglio del nastro. “I contenuti delle vetrine sono al loro posto”, raccontano i tecnici al lavoro in queste ore: “le prove fatte, seppure con supporti di fortuna, hanno facilitato il lavoro e in diversi casi si è riusciti a mettere anche qualche reperto in più rispetto a quanto ipotizzato. Il momento più difficile per le vetrine non è stato dunque l’allestimento dei reperti, bensì quello della messa in posto dei vetri. Alcuni di essi, particolarmente grandi, rischiavano addirittura di non passare dalla porta di ingresso! Ben sei persone sono state necessarie per movimentarli e, con estrema attenzione, indicazioni di manovra nonché qualche brivido, anche questi hanno varcato la fatidica porta. Davanti alla vetrina di destinazione sono stati puliti fuori e dentro, poi montati: questo era l’altro momento delicatissimo, perché i vetri così grandi e con i bordi molati in obliquo a 45 ° (per meglio far combaciare gli angoli delle diverse lastre) rischiano, per un colpo anche piccolo, di creparsi. Contemporaneamente altri professionisti hanno messo in funzione i dispositivi multimediali (per la verità non tanti), altre persone hanno sistemati un po’ di posti a sedere; poi è toccato alla vasca, riemersa dai teli un po’ impolverata ma senza aver perso nulla del suo fascino. Un po’ di maquillage a anche lei è a posto!”.

Con l’apertura del museo si compie l’atto finale di un cammino durato, tra scavo, restauro e ricostruzione, 15 anni, che ha visto collaborare in totale unità di intenti tutte le Istituzioni coinvolte. Oltre al Comune di Noceto, il progetto, infatti, ha interessato, sia in termini di finanziamento, sia in termini di collaborazione scientifica, il ministero della Cultura nonché l’università di Milano con il Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” (professori Mauro Cremaschi prima, e Andrea Zerboni poi). Fondamentali sono stati anche gli ulteriori finanziamenti che l’Amministrazione Comunale ha ottenuto da parte della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione Cariparma.

Locandina per l’inaugurazione del museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr)

Programma della giornata. Alle 10.30, inaugurazione e saluti istituzionali: Fabio Fecci, sindaco del Comune di Noceto; Corrado Azzollini, segretario regionale del ministero della cultura per l’Emilia-Romagna; Cristina Ambrosini, direttrice del Servizio Patrimonio Culturale dell’Emilia-Romagna; Marco Masetti, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio”; Franco Magnani, presidente della Fondazione della Cassa di risparmio di Parma; Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna. Alle 11.10, intervengono: Maria Bernabò Brea su “La Vasca di Noceto nel contesto dell’Età del Bronzo”; Mauro Cremaschi, docente dell’università di Milano, su “La struttura della Vasca: dallo scavo al museo”; Angela Mutti, funzionaria archeologa del MiC su “Il contenuto della Vasca: dallo scavo al museo”; Guillaume Pacetti, architetto “Il progetto del museo”.

La sistemazione nel museo della Vasca votiva di Noceto (Pr) dei reperti dell’Età del Bronzo da contesto terramaricolo (foto mic-ero)

Il percorso museale e l’organizzazione degli spazi, risultato di un accurato progetto architettonico, offriranno al visitatore un’esperienza immersiva, multisensoriale e multimediale. Oltre alla Vasca Votiva, elemento centrale di potente capacità attrattiva, nel museo saranno esposti un numero sorprendente di oggetti caratteristici della cultura terramaricola che caratterizzava circa 3500 anni fa, la quasi totalità della pianura Padana e la cui storia viene raccontata attraverso testi, immagini, ricostruzioni, video e dispositivi interattivi. Nella giornata di venerdì 8 ottobre 2021 a partire dalle 15 sarà possibile effettuare un breve tour all’interno del museo con ingressi ogni mezz’ora circa su prenotazione al numero 340 1939057. Da sabato 9 ottobre 2021 il museo sarà aperto dal giovedì alla domenica con i seguenti orari: 10-13 e 15-18 fino al 31 ottobre, poi 10-13 e 14-18.

A Noceto (Pr) si stanno ultimando gli ultimi lavori in vista dell’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca Votiva, un unicum a livello europeo che innova le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo. Gli archeologi anticipano qualche curiosità sugli oggetti ritrovati e qualche ipotesi sull’utilizzo rituale della vasca

Locandina per l’inaugurazione del museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr)

Alla vigilia di Ferragosto dal segretariato dell’Emilia Romagna del ministero della Cultura con l’augurio di “Buone vacanze” c’era stato anche un arrivederci importante: “Ci vediamo il 1° ottobre 2021 a Noceto, in provincia di Parma, per l’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca votiva”. La Vasca Votiva rappresenta un unicum a livello europeo tale da innovare profondamente per dimensioni e caratteristiche le conoscenze scientifiche sull’Età del Bronzo. Si tratta infatti di un monumento senza confronti fra le strutture lignee pre-protostoriche europee. Il museo di Noceto è stato costruito proprio per ospitare esclusivamente questo incredibile reperto e gli oggetti ritrovati al suo interno. Ma non sarà aperto il 1° ottobre. L’attesa cerimonia è stata fatta slittare di una settimana. L’appuntamento è per venerdì 8 ottobre 2021, a Noceto (Pr), in via Ignazio Silone 1, per l’inaugurazione del museo Archeologico della Vasca votiva. L’inaugurazione sarà in presenza nel rispetto delle norme anti-Covid. Per accedere sarà necessario essere dotati di Green Pass. Diretta sul profilo Facebook del Comune di Noceto @ComuneNoceto.

Dettaglio della vasca votiva al centro del nuovo museo Archeologico di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

Programma della giornata. Alle 10.30, inaugurazione e saluti istituzionali: Corrado Azzollini, segretario regionale del ministero della Cultura per l’Emilia-Romagna; Andrea Corsini, assessore al Turismo della Regione Emilia-Romagna; Fabio Fecci, sindaco del Comune di Noceto; Elio Franzini, magnifico rettore dell’università di Milano; Marco Masetti, direttore del dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio”; Franco Magnani, presidente della Fondazione della Cassa di risparmio di Parma; Cristina Ambrosini, direttore del servizio Patrimonio culturale dell’Emilia-Romagna. Alle 11.10, intervengono: Maria Bernabò Brea su “La Vasca di Noceto nel contesto dell’Età del Bronzo”; Mauro Cremaschi, docente dell’università di Milano su “La struttura della Vasca: dallo scavo al museo”; Angela Mutti, funzionaria archeologa del Mic su “Il contenuto della Vasca: dallo scavo al museo”; Guillaume Pacetti, architetto “Il progetto del museo”.

Oggetti recuperati dalla vasca votiva pronti per essere sistemati nelle vetrine del nuovo museo Archeologico di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

Intanto prosegue a ritmo serrato il completamento dell’allestimento. “Allestire una vetrina”, spiega lo staff tecnico sul sito del segretariato regionale del Mic, “è operazione appassionante ma al tempo stesso fonte di preoccupazione, perché maneggiare i reperti comporta sempre un certo rischio. Per di più, quando si prepara un nuovo allestimento non basta spostare un oggetto da un posto all’altro, ma occorre provare più versioni espositive fino a raggiungere quella ottimale. La situazione è ancora più complessa quando il nuovo allestimento è completamente da realizzare: in questo caso sono addirittura da calcolare le dimensioni delle vetrine, la tipologia dei basamenti interni e finanche dei singoli supporti. Non sempre però si dispone di uno spazio e, ancor più, dell’attrezzatura di scena per effettuare queste prove come davvero si vorrebbe. E qui entra in gioco la capacità di immaginazione e l’inventiva degli archeologi, abituati a soluzioni improvvisate degne di un MacGyver o di Archimede pitagorico: i più svariati tipi di oggetti (purché stabili!) diventano utili per una simulazione”.

Prove di allestimento di una vetrina del nuovo museo Archeologico Vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Proposta di allestimento di alcuni oggetti lignei recuperati dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Per buona parte dei reperti di Noceto”, continuano i tecnici, “nastro di carta e metro, cassette di svariato materiale, fogli per appunti e macchine fotografiche sono stati più che sufficienti per simulare perimetri di vetrine, suddividere gli spazi interni, riprodurre piani espositivi di diversa altezza, fissare le soluzioni individuate. La stessa procedura era però impossibile per i reperti lignei, troppo delicati per essere ripetutamente maneggiati e spostati. Per loro si è dunque fatto ricorso al modellino in scala: in parte con il vecchio stile (forbici per ritagliare le figurine, cartoncino e colla), in parte con tecniche più moderne, ossia con un programma di grafica. Il timore che la versione reale non fosse all’altezza del modello c’era, ma oggi, ad allestimento avviato, il risultato ci sembra niente male”.

Alcuni vasi in ceramica recuperati dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

La vasca conteneva ben 100/150 vasi interi o “ricomponibili”: si tratta di un ristretto numero di vasi integri, molti vasi “ricomponibili”, ossia in frammenti ma pressoché completi, e altri mancanti di qualche parte che potrebbe essere andata perduta durante lo scavo. “Quasi tutti i vasi rinvenuti nei pressi del fondo della vasca”, intervengono gli archeologi impegnati nelle ricerche, “erano ad esempio “ricomponibili”; sono stati i primi ad esservi depositati e hanno subito più degli altri il peso dei sedimenti e dei manufatti che li hanno coperti. Molti dei vasi “integri” provengono invece da livelli più alti, dove si sono conservati perché probabilmente sottoposti a una pressione minore”.

Vasi ricomposti dopo il restauro, provenienti dalla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Un vaso in ceramica al momento dello scavo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Poi ci sono i vasi scompleti, mancanti di qualche parte”, continuano: “è vero che tali parti potrebbero essere andate perdute in scavo, ma se così non fosse? Se questi vasi fossero stati deposti nella vasca già privati di un frammento o di una parte perché l’offerente desiderava conservare un legame con la divinità destinataria, condividendo con lei un oggetto investito di un importante significato? Bisogna infine dire che la vasca conteneva anche migliaia di frammenti ceramici; dunque come escludere del tutto l’ipotesi che alcuni oggetti fossero intenzionalmente frammentati e poi deposti, oppure che una semplice parte di vaso fosse ritenuta sufficiente a rappresentare, simbolicamente, l’intero dono? Per verificare queste ipotesi bisognerebbe esaminare migliaia di frammenti, cercare quelli cha attaccano e procedere, fino a dove il puzzle lo consente, con la ricomposizione. Oggi un’operazione del genere è quasi un sogno, ma in futuro chissà!”.

Fusaiole e pesi da telaio ritrovati nella vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Nel disegno un’ipotesi di ricostruzione e utilizzo del telaio nell’Età del Bronzo (foto Mic-ERO)

“Tra i diversi oggetti in terracotta ritrovati nella vasca”, ricordano gli archeologi, “c’erano una ventina di fusaiole e alcuni (4) pesi da telaio. Fusaiole e pesi si rinvengono abbastanza facilmente negli abitati, mentre gli elementi lignei cui sono associatisi trovano in casi rarissimi: dalla vasca provengono invece almeno tre fusi, bastoncini con le due estremità assottigliate e appuntite e un altro manufatto forse usato con il telaio. Il fuso, con il movimento rotatorio impressogli dalla filatrice, trasforma in filo la matassa informe di fibre, lana o lino, avvolta su una conocchia (o rocca) retta dalla filatrice stessa con l’altro braccio; le fusaiole, infilate nella punta inferiore del fuso, gli garantiscono stabilità durante la rotazione. I fili sono poi collocati su un telaio verticale, tenuti tesi con il peso legato alla loro estremità inferiore; i fili verticali costituiscono l’ordito e un altro filo, intrecciato trasversalmente ai primi con l’aiuto di una spoletta (o navicella), dà origine alla trama. In epoca preistorica filatura e tessitura erano praticate in ambito familiare e dalle donne, comprese quelle appartenenti alle classi sociali più elevate; sappiamo tutti che Penelope, pur regina, trascorreva gran tempo al telaio. E non vorremo certo dimenticare la Bella addormentata, caduta vittima del malefico incantesimo proprio pungendosi con un fuso!”.

Fusaiole affiorano durante lo scavo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Tornando a filatura e tessitura, come interpretare la presenza entro la vasca di oggetti legati a queste attività?”, si chiedono gli esperti. “Un’ipotesi è che nella mitologia di molte culture antiche, anche di aree distanti tra loro, vita e destino dell’uomo sono spesso assimilati a un filo, retto, avvolto e troncato da apposite figure divine e che, sempre nel mondo antico, si riteneva spesso che il passaggio tra mondo dei vivi e mondo dei morti avvenisse attraverso l’acqua”.

Alcuni vasi trovati impilati uno sull’altro sul fondo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Uno dei temi più dibattuti nel corso dello scavo”, spiegano ancora gli archeologi sul sito del segretariato regionale del Mic, “era con quali criteri e, soprattutto, in che modo erano affidati alla vasca gli oggetti che conteneva? Innanzitutto si può constatare che i primi vasi deposti si distribuivano lungo i lati Nord ed Est, formando delle piccole concentrazioni alternate a spazi vuoti. Forse perché questi lati erano quelli rivolti verso il villaggio e quindi i primi a cui si giungeva? E perché le concentrazioni? Corrispondevano forse a offerte effettuate in momenti diversi ma sempre dallo stesso punto del bordo, forse più facilmente accessibile? Ed è possibile che ognuna fosse ricollegabile o addirittura riservata a una stessa famiglia o a un clan familiare?”.

Piccola concentrazione di vasi ritrovati lungo un bordo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“Quando poi i doni più antichi e le travi basali erano già sepolti dai sedimenti – continuano -, le offerte (peraltro mai interrotte) si fanno di nuovo numerose. Che fosse in atto una carestia o fosse necessaria una maggiore produttività dei terreni per l’aumento della popolazione? A differenza dei doni più antichi, le offerte di questa fase si concentrano nell’angolo Nord-Est, che viene riempito da un enorme numero di vasi”.

Proposta di ricostruzione dei riti alla vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)
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Nel disegno un’ipotesi di come venivano depositati gli oggetti sul fondo della vasca votiva di Noceto (Pr) (foto Mic-ERO)

“A criteri precisi sembra poi rispondere la distribuzione dei principali manufatti in legno; aratri e vanghe, i più grandi attrezzi ritrovati entro la vasca, erano tutti in corrispondenza di angoli. Rami, intrecci, ghirlande sembrano invece distribuirsi un po’ su tutta la superficie, forse perché, a differenza degli oggetti pesanti che andavano subito a fondo, potevano galleggiare sulla superficie prima di affondare. Infine si tende a pensare che gli oggetti fossero delicatamente posati lungo il bordo, a pelo d’acqua, ma non possiamo non notare alcune stranezze: alcuni vasi sono esattamente sovrapposti tra loro, un grosso vaso rovesciato e privo di fondo era ben lontano dal bordo vasca. Come spiegare questi aspetti? Casualità forse o, come scherzosamente ipotizzato, dovremmo davvero pensare che a qualcuno spettasse l’onore (o l’onere?) di tuffarsi per andare a deporre gli oggetti? Incarico, almeno dal nostro punto di vista, poco attraente e nemmeno agevole data la presenza di un reticolo di travi anche alla sommità della vasca”.

Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 8: MELKA KUNTURE – Missione archeologica italo-spagnola (Etiopia)”

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Ottavo contributo: “MELKA KUNTURE – Missione archeologica italo-spagnola (Etiopia)”.

In occasione dell’edizione 2021 dell Giornate Europee dell’Archeologia, l’ICA condivide volentieri il video realizzato dalla Missione italo-spagnola Melka Kunture e Balchit. Melka Kunture è una vasta area archeologica con siti che documentano 2 milioni di anni di evoluzione umana fuori dall’ambiente di savana. A 2000m di quota sull’altopiano etiopico, il clima è relativamente fresco e umido. La Missione archeologica italo-spagnola con scavi e ricerche di laboratorio indaga tutte le principali fasi dell’attività umana nella preistoria, dall’Olduvaiano, all’Acheuleano, al Middle Stone Age e al Late Stone Age, lavorando in sintonia con la popolazione locale.

(8 – continua)