Relitto profondo di Ustica. Realizzata la documentazione video-fotografica a 360 gradi, fatti i rilievi in 3D del relitto e installati idrofoni subacquei nella campagna della Soprintendenza del Mare con università di Malta, subacquei altofondalisti, Guardia di Finanza, Mare Nostrum Diving Centre di Ustica e il Cnr. La nave romana fu individuata ancora integra nel 2019 a 80 metri di profondità. Verrà musealizzata in situ
È il primo relitto romano integro trovato nelle acque di Ustica, a 200 metri dalla costa e a 80 metri di profondità, in località punta Falconiera, ad est dell’isola. Le operazioni di documentazione e rilievo 3D del relitto profondo di Ustica, con il coordinamento scientifico della Soprintendenza del Mare, sono state condotte tra maggio e luglio 2021 da un team di subacquei altofondalisti diretti da Riccardo Cingillo per la parte tecnica e dal prof. Timmy Gambin dell’università di Malta per la parte archeologica in collaborazione con il ROAN della Guardia di Finanza ed il Mare Nostrum Diving Centre di Ustica. Ne dà un primo resoconto la Soprintendenza del Mare in questi giorni: “Il relitto si presenta come un cumulo di anfore concentrate in una zona di pochi metri di diametro e altro materiale ceramico risulta disperso attorno a un’area per un raggio massimo di circa 7 metri. Le anfore, appartenenti alla tipologia Dressel 1A sono posizionate in modo vario e sembrano costituire l’apice di uno strato più compatto sottostante e sepolto dalla sabbia; appaiono inoltre fortemente concrezionate da organismi animali e vegetali marini e si riscontra la presenza di rotoliti /mearle che testimoniano come il sito sia soggetto a correnti sottomarine”.


Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana

Valeria Li Vigni, soprintendente del Mare (foto soprintendenza del mare)
“Gli studi sul relitto che si trova nell’itinerario della Falconiera e il recupero di alcune anfore per definire con esattezza la datazione”, sottolinea l’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, “sono motivo di soddisfazione e testimoniano ancora una volta il potenziale sommerso che fa del Mediterraneo uno scrigno di preziose testimonianze storiche che documentano la centralità della Sicilia nelle rotte commerciali, e non solo, dell’antichità. Ritrovamenti quali quest’ultimo di Ustica – precisa l’assessore – ci aiutano ad arricchire sempre più di dettagli un quadro che si rivela ricco e interessante di informazioni. Stiamo vivendo una stagione preziosa per la Sicilia dove, grazie all’impulso fornito dal Governo regionale, la ricerca condotta sia in terraferma che in mare si sta rivelando ricca di suggestioni e di nuove promesse”. E la soprintendente del Mare Valeria Li Vigni, moglie di Sebastiano Tusa, l’archeologo che fondò l’ente e diede vita a tutte le sue attività, aggiunge: “Sono state operazioni impegnative ed emozionanti, che ci hanno consentito di lavorare in team con l’università di Malta e di realizzare un’interessante documentazione video-fotografica, a 360 gradi con rilievi in 3D del relitto. Durante le immersioni sono stati installati idrofoni subacquei in collaborazione con il CNR di Capo Granitola. Sono molto grata a tutto il team della Soprintendenza del Mare che ha operato con la consueta professionalità, testimoniando come questo lavoro non possa svolgersi senza una forte carica ideale e di entusiasmo. Con la passione e la professionalità che ci ha trasmesso Sebastiano Tusa – precisa la dottoressa Li Vigni – abbiamo riunito le più alte professionalità nel campo della ricerca strumentale in alto fondale documentando il primo relitto romano integro trovato a Ustica a 80 metri che verrà musealizzato in situ“.


Documentazione fotografica e rilievo delle anfore del relitto romano di Ustica (foto soprintendenza del mare)
Il relitto era stato scoperto nel giugno 2019 in occasione del posizionamento, nell’itinerario archeologico della Falconiera, del “Cuore di Sebastiano” (opera realizzata dal maestro Giacomo Rizzo) per ricordare la passione che Sebastiano Tusa (l’illustre studioso scomparso il 10 marzo 2019 nel tragico incidente aereo in Etiopia) ha sempre dedicato al suo mare. In quell’occasione l’altofondalista Riccardo Cingillo, in ricognizione con un batiscafo, aveva individuato una nave di epoca romana e un cumulo di anfore in buone condizioni. Dopo gli studi propedeutici del materiale video, l’assessore regionale Alberto Samoná ha quest’anno deciso di finanziare una campagna di indagini strumentali e visive con gli altofondalisti siciliani guidati da Riccardo Cingillo. Fondamentale è stato il supporto tecnico del dipartimento di Studi classici e Archeologia dell’università di Malta diretto dal professore Timmy Gambin, con il suo team di tecnici e altofondalisti, e la collaborazione indispensabile fornita anche dalla Guardia di Finanza con il nucleo sommozzatori dei ROAN di Palermo guidati dal Comandante Riccardo Nobile. Subito è stata realizzata la documentazione video-fotografica a 360 gradi, i rilievi in 3D del relitto e installati idrofoni subacquei in collaborazione con il CNR di Capo Granitola.

Il 14 maggio 2021, nonostante le condizioni meteo marine poco favorevoli ma comunque entro i parametri della sicurezza, il team ha provveduto al recupero di due anfore dal relitto profondo di Ustica come materiale diagnostico; si tratta di due esemplari di anfore vinarie ascrivibili alle varianti del tipo Dressel 1A databili tra la fine del II e la metà del I secolo a.C. che potrebbero aver fatto parte del carico di una nave romana che, partendo da centri situati nel Tirreno meridionale, effettuava rotte commerciali dirette verso la Sicilia e il Mediterraneo, fermo restando che gli elementi fin qui raccolti sono suscettibili di ulteriori approfondimenti e studi. Al termine della missione le anfore recuperate sono state trasportate a Palermo con il mezzo dell’Amministrazione e sottoposte nei nostri locali del Roosevelt ad un primo trattamento conservativo mediante desalinizzazione.
Sicilia. Scoperta nave romana del IV-V secolo carica di anfore nel mare delle Egadi nell’ambito della campagna di ricerca dell’università di Malta con l’R/V Hercules della Rpm Nautical Foundation coordinata dalla Soprintendenza del Mare. Valeria Li Vigni: “Scoperta eccezionale. Il mare delle Egadi racconta la storia della Sicilia e del Mediterraneo”
Due campagne di ricerca subacquea, a novembre 2020 e a luglio 2021, con un side scan sonar a bordo della nave da ricerca Hercules nello specchio d’acqua delle isole Egadi per una nuova importante scoperta di archeologia subacquea: una nave romana del IV-V secolo d.C. con un carico integro di anfore del tipo Almargo 51c di origine della penisola Iberica, adagiata sul fondale marino a 98 metri di profondità. La campagna di ricerca nel mare delle Egadi è stata coordinata dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con la Rpm Nautical Foundation, organizzazione no-profit di ricerca archeologica e di istruzione che dal 2005 sostiene la ricerca archeologica marittima della Regione Siciliana e l’università di Malta con l’R/V Hercules, dotato di un sistema di posizionamento dinamico e di capacità di elaborazione dati avanzate che includono un centro di controllo dati all’avanguardia; e di un adeguato spazio sul ponte e di sistemi di sollevamento per trasportare e dispiegare navi ausiliarie, nonché di un sistema Nitrox integrato per operazioni multi-sub. “L’eccezionale scoperta”, osserva Valeria Li Vigni, soprintendente del Mare, “è una conferma di quanto già sostenuto dalla soprintendenza del Mare sin dai tempi di Sebastiano Tusa che aveva indicato nel mare delle Egadi una fonte inesauribile di microstorie che ci portano verso la conoscenza della Storia, non solo della Sicilia ma del Mediterraneo”. E l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà: “Questa scoperta è l’ennesima dimostrazione di un lavoro incessante che prosegue sui nostri fondali per scoprire nuovi siti archeologici sommersi e ricostruire le vicende dell’antichità. L’uso sempre più frequente delle nuove tecnologie nel campo della ricerca subacquea sta consegnandoci soddisfacenti risultati aprendo il Mediterraneo ad una lettura più ampia e dettagliata. La Sicilia, infatti, è un prezioso scrigno di tesori il cui valore è quello di arricchire di dettagli la narrazione sui movimenti nel Mediterraneo in un tempo in cui la Sicilia si trovava strategicamente al centro di relazioni internazionali, di commerci e scambi”. Le numerose rilevazioni (strisciate), effettuate con avanzati strumenti di robotica quali l’Auv (autonomous underwater vehicle) e il Rov (remotely operated vehicles), hanno consentito di delineare in dettaglio il relitto con il suo carico di anfore la cui restituzione in 3D verrà realizzata nel 2022 dalla SopMare e l’università di Malta, grazie al professor Timmy Gambin e alla RPM in una campagna di misura.
Pantelleria. Il nuovo museo del Mare è stato intitolato a Sebastiano Tusa, che proprio a Pantelleria ha destinato numerosi studi e campagne di ricerca

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)
Il nuovo museo del Mare di Pantelleria porterà il nome di Sebastiano Tusa, l’archeologo, assessore regionale dei Beni culturali prematuramente scomparso, che a Pantelleria ha destinato numerosi studi e campagne di ricerca, siglando anche progetti di rilevanza internazionale. La cerimonia di intitolazione si è svolta alla presenza dell’assessore dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, della soprintendente del Mare, Valeria Li Vigni vedova del prof. Tusa, del figlio di Sebastiano, Andrea Tusa e di Vincenzo Campo, sindaco del Comune di Pantelleria, cui il museo appartiene. “Sebastiano ha dedicato a Pantelleria e al Museo del Mare”, dice il soprintendente del Mare Valeria Li Vigni, “una passione e un impegno che andavano oltre l’attività di Soprintendente e di archeologo; amava Pantelleria riamato dalla sua gente. Il museo ha la sua impronta e racconta l’Isola così come lui la vedeva: il cuore pulsante del Mediterraneo, l’Isola nell’Isola”. Il “Museo del Mare Sebastiano Tusa” si trova a Pantelleria nella zona dell’Arenella, tra il porto, Mursia e il Villaggio dei Sesi. Il nuovo museo, del quale il Comune di Pantelleria curerà la struttura architettonica, le soluzioni espositive e tecniche, si avvarrà della consulenza tecnico-scientifica della Soprintendenza del Mare che fornirà anche i reperti archeologici da esporre e il materiale documentario. L’allestimento, che è in fase di definizione, prevede quattro Sezioni.

La copertina del libro “Il relitto tardo-antico di Scauri a Pantelleria” a cura di Sebastiano Tusa, Stefano Zangara e Roberto La Rocca
I Sezione – Pantelleria il cuore del Mediterraneo Storytelling e Videomapping – Il percorso museologico porta il visitatore in un videoambiente (la sala d’ingresso) che riproduce il microcosmo di Pantelleria, una sorta di macchina del tempo che fa rivivere con un video mapping i traffici dell’ossidiana, l’arrivo del popolo dei Sesi (necropoli e villaggi) le prime forme di antropizzazione dell’isola e degli sviluppi sociali architettonici, fino alla sua funzione centrale nel Mediterraneo con la dominazione romana. Le rotte e le colonizzazioni nell’Isola sono illustrate attraverso la voce narrante di Sebastiano Tusa, recuperata dagli innumerevoli filmati in possesso della Soprintendenza del Mare. II Sezione – La nave di Scauri. Conterrà la ricostruzione dell’immagine della nave, la carta geografica con indicazione delle rotte e la rappresentazione dello stivaggio della Pantellerian Ware e dei corredi di bordo.
III Sezione – Gli itinerari subacquei e le storie sommerse di Pantelleria Caratteristiche morfologiche delle coste di Pantelleria con indicazione degli antichi porti e approdi e illustrazione dettagliata dei sette itinerari sommersi oggi visitabili. IV Sezione – La cultura del Mare – Il maestro Chicco Valenza e il Gozzo pantesco.
#iorestoacasa. Dieci giorni di proposte culturali del Mann sui social: proroga online di “Thalassa”; game social “Mann in quiz”; premiere on line de “La genesi del Mann. Un viaggio con ilCartastorie in quattro video”; e poi gli “Incontri di Archeologia”: si inizia con il racconto della Magna Grecia
Dieci giorni. Tanti ci distanziano, a meno di contrordini, all’inizio della Fase 2 che significa meno restrizioni per tutti noi chiusi in casa da marzo. Ma non sono comunque dieci giorni qualsiasi: in tempi normali questi sarebbero stati per molti momenti di preparazione ai ponti del 25 aprile e del 1° maggio. E questo fa pesare ancora di più questi – speriamo – ultimi dieci giorni di “clausura”. Ma ci soccorre ancora una volta il web. Il museo Archeologico nazionale di Napoli si prepara con un’intensa attività online e social a queste particolari giornate di festa, caratterizzate dalla campagna ministeriale #iorestoacasa: dal 24 aprile al 3 maggio 2020, infatti, saranno tanti i contenuti nuovi presentati sulle piattaforme Instagram e Facebook dell’Istituto. Mostre, incontri, approfondimenti, giochi: continua online, con un palinsesto culturale sempre più ricco, l’attività del museo Archeologico nazionale di Napoli. “Il Mann sta facendo un gran lavoro per arricchire l’offerta social di contributi originali e di contest per coinvolgere le famiglie in questi giorni di grande sacrificio”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Mettere in palio degli abbonamenti al Museo tra chi vorrà partecipare ai quiz, è una iniziativa che contiene l’augurio di ritrovarci presto in serenità e sicurezza nelle sale del Mann. La nostra comunità, fatta di studiosi e appassionati, potrà accedere on line ai seguitissimi Incontri di archeologia, richiesta che ci era stata fatta spesso e che ora realizziamo. La mostra Thalassa sarà riproposta con approfondimenti e curiosità, che ci porteranno con gli archeologi subacquei in fondo al mare. In un momento come questo, infine, è importante tenere sempre viva la rete territoriale Extramann, in vista di una ripartenza insieme. Ci fa quindi particolarmente piacere proporre il prezioso lavoro di ricerca fatto con gli amici del Cartastorie, un viaggio alle origini del Mann”. E allora vediamo meglio le iniziative social del Mann che saranno tutte contrassegnate dall’hashtag della campagna Mibact #iorestoacasa.

Il Mann propone una proroga on line della mostra “Thalassa” con i video della sezione “Acque profonde” (foto Mann)
Mostra “Thalassa” virtuale. Da venerdì 24 aprile 2020 si salperà virtualmente alla scoperta di “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”: la mostra, a cura di Paolo Giulierini, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati, Sebastiano Tusa e Valeria Li Vigni, sarà prorogata online per i fan e follower di Facebook e Instagram. Grazie alla riproposizione web dei video della sezione “Acque profonde”, sarà possibile seguire, come se fossimo nella profondità degli abissi, le più importanti campagne di scavo subacqueo nel Mare Nostrum; non mancheranno brevi percorsi con mini-documentari, realizzati dai curatori, per scoprire i capolavori dell’esposizione.
Mann in quiz. Sempre dal 24 aprile 2020 (ogni martedì e venerdì, alle 11, per quattro puntate), spazio al gioco con la sfida social “Mann in quiz”, proposta dai Servizi Educativi del Museo: in palio, un abbonamento annuale OpenMANN (opzione Family) destinato a chi risponderà, nel modo più completo e rapido possibile, alle cinque domande poste online.
Cortometraggi “La genesi del Mann”. Per due settimane (sabato 25 e domenica 26 aprile 2020; sabato 2 e domenica 3 maggio 2020), sarà per la prima volta online “La genesi del MANN. Un viaggio con ilCartastorie in quattro video”: i docufilm, realizzati nell’ambito del progetto universitario “Obvia- Out of boundaries viral art dissemination”, sono frutto di una ricerca tra i documenti del museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli, partner della rete Extra Mann; i video ricostruiscono l’entusiasmo per le prime scoperte archeologiche delle città vesuviane durante il regno di Carlo III di Borbone e l’atmosfera del tempo nel decennio francese (regia: Damiano Falanga; testi: Andrea Zappulli; supervisione: Sergio Riolo; consulenza scientifica: Andrea Milanese e Daniela Savy). I cortometraggi, nati come approfondimento della mostra “Carlo III e le antichità: Napoli Madrid e Città del Mexico”, offrono l’occasione per conoscere meglio, tramite i volumi della Stamperia di Re Carlo, la figura dell’ingegner Rocco Gioacchino Alcubierre, che non soltanto lavorò alla costruzione della Reggia di Portici, ma fu scopritore e, successivamente, direttore degli scavi di Ercolano. Due documenti del Banco di San Giacomo raccontano, ancora, la permanenza napoletana di Marcello Venuti, archeologo cortonese chiamato da re Carlo III per partecipare alle scoperte di Ercolano. Nei video, caratterizzati dall’originale storytelling de ilCartastorie, è data voce anche al cocchiere dell’Ufficio del Regio Corriere, che accompagnava l’illustre incisore Giovanni Antonio Aloja, e all’orologiaio del Real Museo.
Gli “Incontri di Archeologia”. Da giovedì 30 aprile 2020, infine, saranno online gli “Incontri di Archeologia”: il ciclo web sarà inaugurato dalla lezione di Maria Lucia Giacco, che presenterà un suggestivo virtual tour della splendida collezione Magna Grecia del Mann. A seguire, conferenza di Aurita Di Maria per scoprire “Un cold case del collezionismo egittologico” con le nuove indagini su Giuseppe Picchianti e Angelica Drosso: la collezione egiziana del Museo di Napoli deve la sua fama anche al nucleo della collezione Picchianti, preziosa testimonianza del gusto e della curiosità culturale che, tra Settecento e Ottocento, connotò lo studio delle antichità.





















Commenti recenti