Natale di Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del libro “Il grande racconto di Roma Antica e dei suoi sette Re” di Giulio Guidorizzi che invita a seguire i primi passi di una civiltà destinata a conquistare l’abbagliante titolo di Caput Mundi
In occasione del Natale di Roma 2022, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma ospita la presentazione del volume “Il grande racconto di Roma Antica e dei suoi sette Re” (Il Mulino) di Giulio Guidorizzi con Arianna Ghilardotti. Appuntamento giovedì 21 aprile 2022, alle 17, nella sala della Fortuna. Presentano il volume Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Sabrina Alfonsi, assessore all’Agricoltura, Ambiente e ciclo dei rifiuti di Roma Capitale. Sarà presente l’autore. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo 21aprile@anticoemoderno.org. Per partecipare all’evento è necessario il Super Green Pass e la mascherina FFP2.

Copertina del libro “Il grande racconto di Roma antica e dei suoi sette re” di Giulio Guidorizzi
Giulio Guidorizzi dischiude, con garbata sapienza, un mondo prodigioso, e ci invita a seguire i primi passi di una civiltà destinata a conquistare l’abbagliante titolo di Caput Mundi. “Infine Enea arrivò a quella terra d’Italia che è chiamata Laurento, dal nome dell’alloro, su cui regnava Latino… Quello era dunque il luogo che il fato indicava per fondare una città”, Origine del popolo romano, 10-11. Favolosi, intemporali: ogni città ha i suoi miti di fondazione, costellati di profezie e oracoli, il suo parterre di eroi. I Romani, che pure attingono a piene mani dalla mitologia greca – appena cambiando i nomi: Ermes/Mercurio, Atena/Minerva, Herakles/Ercole… –, dispongono di un ampio repertorio di racconti autoctoni, che parlano delle origini del loro popolo. Vi si narra di ninfe dei boschi; del fondatore Enea, straniero e designato; dei gemelli abbandonati Romolo e Remo, della lupa che li allattò; del pastore Faustolo che li raccolse; di un fratricidio, a ricordarci che gli albori scontano sempre un atto barbarico; di una serie di re, Romolo appunto e i restanti sei. Tra mito e storia, accanto agli eroi entrano in scena le donne, con il ratto delle Sabine, la sventurata Tarpea, Egeria che dettò le leggi a Numa, Lucrezia e il suo nobile senso dell’onore, le vestali, Clelia e le giovani romane. Un mondo prodigioso, quello che Giulio Guidorizzi dischiude con garbata sapienza, invitandoci a seguire i primi passi di una civiltà destinata a conquistare l’abbagliante titolo di Caput Mundi.

Il prof. Giulio Guidorizzi
Giulio Guidorizzi ha insegnato Letteratura greca e Antropologia del mondo antico nelle università di Milano e Torino. Tra i suoi numerosi libri segnaliamo: per il Mulino “La trama segreta del mondo. La magia nell’antichità” (2015), “Il grande racconto della guerra di Troia” (2018) e “Sofocle, l’abisso di Edipo” (2020); per Einaudi “Enea, lo straniero” (2020); per Cortina “Il mare degli dei” (con S. Romani, 2021).
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia lancia l’iniziativa “Etruschi a scuola” rivolta alle scuole primarie e secondarie di I grado: visite guidate on line in diretta dal museo

A tu per tu con gli etruschi senza muoversi dal proprio banco di scuola grazie a visite guidate on line in diretta dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia che lancia l’iniziativa “Etruschi a scuola” rivolta alle scuole primarie e secondarie di I grado. Un calendario di visite guidate in diretta dal museo a cura dei Servizi Educativi e da fruire online seduti ai banchi di scuola e con il supporto delle insegnanti. Un’opportunità per arricchire il programma scolastico e suscitare l’interesse degli alunni che potranno preparare domande da sottoporre al personale del museo. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia non è nuovo ad iniziative digitali dedicate agli alunni delle scuole elementari e medie. Durante la chiusura del Museo, le dirette interattive del direttore Valentino Nizzo “A scuola con gli Etruschi” e trasmesse sul canale YouTube Etruschannel hanno coinvolto decine di scuole collegate da tutta la penisola. Lezioni in diretta dalle sale del museo, costruite a misura di bambino, con una partecipazione attiva anche delle famiglie e delle insegnanti. Con questo spirito i Servizi Educativi del Museo, coordinati da Vittoria Lecce, propongono alle insegnanti delle scuole primarie e secondarie di I grado di avvicinarsi al mondo degli Etruschi attraverso il web, in modo sempre più personalizzato e creativo, provando a trasmettere l’incanto di vedere dal vivo gli oggetti delle collezioni o l’emozione di un racconto passeggiando fra le sale, nell’attesa di riprendere ad accogliere in presenza le scuole di tutta Italia. Le visite saranno su prenotazione all’indirizzo mn-etru.didattica@beniculturali.it e avranno una durata di circa 1 ora e mezza, compresa nella fascia oraria 9–13. Sarà possibile concordare la piattaforma di connessione e il tema generale della visita. Le visite saranno supportate dal ricchissimo materiale didattico liberamente scaricabile dal sito web istituzionale nella sezione ETRUKIDS. Saranno privilegiate le scuole che intendono far partecipare più classi, preferibilmente parallele. Per maggiori informazioni visitate il sito http://www.museoetru.it. Calendario delle visite guidate online in diretta dal museo: marzo 2022, venerdì 4 e 11, giovedì 17; aprile 2022, venerdì 1 e 29, giovedì 14; maggio 2022, venerdì 6 e 13, giovedì 12.
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presenta a San Valentino il progetto MONALISA per salvare dalle vibrazioni il Sarcofago degli Sposi, che consentirà alla coppia più famosa del mondo di continuare ad abbracciarsi per l’eternità

Stanno per partire le misurazioni del progetto di ricerca MONALISA, un nome memorabile che vuol dire MONitoraggio Attivo e Isolamento da vibrazioni e Sismi di Oggetti D’arte e che racchiude un’idea altrettanto straordinaria legata ad una delle opere più famose del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e, in generale dell’arte etrusca: il Sarcofago degli Sposi. Lunedì 14 febbraio 2022, alle 11, nella giornata di San Valentino, il direttore del museo Valentino Nizzo presenterà questa nuova importante iniziativa che consentirà alla coppia più famosa del mondo di continuare ad abbracciarsi per l’eternità. Si tratta di un intervento che prevede lo sviluppo sperimentale della tecnica dell’isolamento sismico e la protezione dalle vibrazioni mediante la costruzione di una tavola antisismica, appositamente studiata per la vetrina del Sarcofago degli Sposi, la coppia che da oltre 2500 anni sfida il tempo con un tenero abbraccio. Tutto ciò sarà possibile grazie al finanziamento di 200mila euro nell’ambito del progetto Lazio Innova che il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si è aggiudicato insieme a un team di ricercatori dell’università La Sapienza di Roma (dipartimento di Ingegneria strutturale e Geotecnica), dell’ENEA (dipartimento di Micro e Nanostrutture per la Fotonica, Tecnologie per la dinamica delle strutture e la prevenzione del rischio sismico e idrogeologico; Analisi e protezione delle Infrastrutture critiche), dell’università Roma Tre (dipartimento di Ingegneria) e alla ditta Somma srl (Impresa del Lazio). “Chi ci segue”, commenta il direttore Nizzo, “sa quanto ci stia a cuore il problema delle vibrazioni dovute al passaggio dei tram e della linea ferroviaria nei pressi di Villa Giulia e di quanto queste siano dannose per la stabilità dei reperti delle nostre collezioni. Soprattutto nel caso di oggetti delicati come i reperti archeologici, quando lo sforzo, che insorge all’interno del materiale, supera la soglia di resistenza, si innesca la formazione di fessurazioni che compromettono lo stato di conservazione dei reperti stessi. Finalmente affiancati da un team di ricercatori e con l’ausilio di attrezzature all’avanguardia saremo in grado di elaborare una soluzione innovativa per monitorare e ridurre le vibrazioni prodotte dal traffico su strada e rotaia e garantire ai nostri Sposi un ottimale stato di conservazione”.
Roma. Nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si sta ricreando la Vigna Iulia di papa Giulio III col progetto didattico dell’istituto tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Roma piantando Sangiovese (rosso) e Malvasia del Lazio (bianco), le cultivar più vicine alle viti antiche: primi grappoli in autunno 2023

Tutto è iniziato a novembre 2021 con la preparazione del terreno per l’impianto del vitigno. L’obiettivo del progetto didattico dell’istituto tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Roma è quello di ricreare nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Valentino Nizzo, la Vigna Iulia di papa Giulio III. Gli studenti del quinto anno dell’Agrario, seguiti dal prof. Francesco Nardi, sono tornati in questi giorni a Villa Giulia per proseguire con la messa a dimora delle piantine di vite (le barbatelle). Realizzeranno una vigna didattica nell’ambito di un progetto PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) a cura dei Servizi Educativi del Museo Etru coordinati dalla dott.ssa Vittoria Lecce. Saranno ospitate il Sangiovese (rosso) e la Malvasia del Lazio (bianco) che sembrano le cultivar più antiche documentate dalle fonti e sembrano avere, specialmente il Sangiovese, le caratteristiche delle viti antiche. “Le piante di vite non sono più identiche a quelle antiche”, spiegano gli studenti impegnati nel progetto, “sia per le varianti genetiche sopraggiunte quasi naturalmente, sia a causa della filossera che ha gravemente depauperato il patrimonio genetico delle viti europee”. Quindi ora le piante di vite si riproducono solo per talea (da tralci già esistenti). Gli studenti sono impegnati a scavare buche di circa 60 centimetri di profondità, ben allineate per rispettare il progetto, che ospiteranno le barbatelle. Un’attività lunga ma che prospetta grandi soddisfazioni e che sarà affiancata dai Servizi Educativi del Museo con visite guidate alle collezioni sui temi del vino e del banchetto.

Prossimo step in primavera 2022, quando gli studenti del quinto anno saranno affiancati da quelli del quarto per montare le spalliere ed eseguire i trattamenti e le potature. Ci saranno viti “ad alberello”, appoggiate a semplici canne, a “spalliera”, realizzate con un sistema di pali e filo zincato, e “maritate”, ossia appoggiate ai nostri limoni. Dovrebbero spuntare circa tre tralci per ogni piantina, mentre i primi grappoli potrebbero maturare nell’autunno 2023 (le barbatelle hanno già un anno e mezzo, perché il sistema di preparazione è lungo). “Qualche piantina – speriamo poche o nessuna – potrebbe morire”, spiegano gli esperti, “soprattutto nel lato esposto al sole, che è anche il meno fertile, mentre le piantine avanzate verranno messe a dimora nei terreni dell’Istituto Garibaldi e, se occorrerà, si faranno delle sostituzioni. Noi continueremo a seguire le operazioni affiancando i ragazzi nella conoscenza degli Etruschi e dell’importanza del vino nel mondo antico. E, appena sarà possibile, una bella vendemmia! Ma è presto per parlarne…”.
Giornata mondiale della Lingua e della Cultura ellenica: due giorni di interventi in diretta on line. Video, performance e ricerche dei liceali si alterneranno agli interventi di importanti studiosi, oltre ai grecisti di tutte le università laziali, sul tema “I nostri luoghi greci”

Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma partecipa alla Giornata Mondiale della Lingua e della Cultura ellenica 2022 accogliendo virtualmente nelle sale espositive oltre cento licei e migliaia di ragazzi che martedì 8 e mercoledì 9 febbraio 2022 parteciperanno alle iniziative digitali, promosse da un gruppo di licei classici e università di Roma e del Lazio, con il coordinamento dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione “Antico e Moderno”), e il patrocinio dell’Ambasciata Ellenica e della Federazione delle Comunità Elleniche in Italia. A partire dalle 9 di martedì 8 febbraio 2022 l’evento sarà trasmesso in diretta dal Museo, introdotto dai saluti istituzionali del direttore Valentino Nizzo. L’evento, che sarà possibile seguire in diretta sul canale YouTube AICC – Antico e Moderno (https://www.youtube.com/channel/UC-2tFDpwaNmvoxkoxQjiNZQ), e in condivisione sui canali social del Museo, si propone di riaffermare l’importanza culturale che la civiltà greca antica gioca, ancora oggi, nell’Europa del terzo millennio, nonché la validità formativa e strategica dell’insegnamento della lingua e della cultura greca nei licei italiani. “Siamo molto orgogliosi di partecipare a questa iniziativa che trova nelle nostre collezioni riferimenti materiali e immateriali assolutamente pertinenti”, afferma il direttore, Valentino Nizzo. “Un legame forte quello fra Etruschi e Greci fatto di prestiti, influenze, ibridazioni e reinterpretazioni nella produzione artistica e artigianale, segno di scambi culturali e commerciali prolungati e intensi, apprezzabili in ognuna delle cinquanta sale del nostro Museo. Villa Giulia custodisce senza dubbio la più importante collezione etrusca al mondo ma, come ho l’opportunità spesso di ricordare, è al tempo stesso anche una delle raccolte più ricche di capolavori dell’arte e dell’artigianato greci. Uno scrigno rinascimentale con un cuore palpitante di testimonianze uniche della storia del Mediterraneo preromano e, con esso, di tutta la Civiltà occidentale. La sede ideale, dunque, per celebrare il nostro profondo legame con il mondo ellenico”. Video, performance e ricerche dei liceali si alterneranno agli interventi di importanti studiosi, oltre ai grecisti di tutte le università laziali, sul tema “I nostri luoghi greci”. Ogni giorno ad arricchire la manifestazione contribuiranno le performance musicali dell’associazione italo-greca HELLAS, guidata dal maestro Theo Melissinopulos. Lunedì 8 mattina saranno premiati i vincitori dell’edizione 2021 del concorso “Ve lo racconto io, il mito!”, riscrittura di un mito greco cui hanno partecipato centinaia di studenti, dalle scuole elementari al liceo. Il programma. Martedì 8 febbraio 2022, ore 9-13: saluti istituzionali. Interventi: Marinella Linardos “Luoghi di Edipo”; Adele-Teresa Cozzoli, Emeri Farinetti, Alexia Latini, Silvia Ronchey, Caterina Carpinato “Troia”; Michele Napolitano “Sparta”; Cristina Pace “La Biblioteca”; Maurizio Sonnino “I luoghi della tragedia”; Maddalena Vallozza “Itaca”. Premiazione del Concorso di scrittura “Ve lo racconto io, il mito!”. Martedì 8, ore 15-19. Interventi: Lorenzo Braccesi “L’Adriatico greco”; Maria Rosa Caracausi “Asine”; Ada Francesca Capilupo “I luoghi del romanzo greco”; Anna Tiziana Drago “Luoghi e non luoghi utopici”; Adelaide Fongoni “I luoghi del ditirambo”; Giorgio Ieranò “Creta”; Liana Lomiento “Locri”; Silvia Romani “Nasso”. Mercoledì 9 febbraio 2022, ore 9-13. Interventi: Caterina Greco “Palermo”; Salvatore Nicosia “Chaos”; Daniele Castrizio “Reggio Calabria”; Paolo Madella “Siracusa”. Mercoledì 9, ore 15-17. Interventi da Pechino Li Hui, da Basilea Anton Bierl, da Nantes Eugenio Amato, da Harward Emily Allen-Hornblower, da Atene Maurizio De Rosa. Mercoledì 9, ore 17-19: “Contemporanei per la Grecia: poeti, scrittori e autori raccontano la loro Grecia” con Anna Giurickovic, Antonietta Gnerre, Renzo Paris, Eleonora Mazzoni, Arianna Vartolo, Matteo Trevisani, Ilaria Gaspari, Nadia Terranova, Stefano Bottero, Luca Ricci, Angelo Ferracuti, Melissa Panarello, Franco Arminio, Maura Gancitano, Andrea Colamedici.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia iniziato l’esame spettroscopico dell’elmo di Vulci. Nizzo: “Potrebbe essere stato realizzato a Perugia, e non a Vulci come finora ipotizzato”

L’elmo di Vulci torna in prima pagina, con nuove “scoperte”: potrebbe essere stato realizzato a Perugia, e non a Vulci come finora ipotizzato. È passato solo un mese da quando Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, annunciava la scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci, nella tomba 55 della necropoli dell’Osteria, iscrizione che ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia (vedi Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia | archeologiavocidalpassato), e già sono iniziate le analisi spettroscopiche.

“Grazie all’IFN – Istituto nazionale di Fisica nucleare, Laboratorio di Frascati, con il quale abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa”, spiega Valentino Nizzo, “il nostro elmo e altri oggetti appartenenti allo stesso corredo funerario e custoditi nella medesima vetrina, sono sottoposti a un’indagine molto particolare che consentirà di determinare se sono stati realizzati con la stessa lega metallica”. Le indagini, svolte con la tecnica della spettrofotometria a raggi X – XRF, consentiranno di approfondire lo studio anticipato sul numero di gennaio di Archeologia Viva nel quale vengono avanzate nuove ipotesi in merito al luogo di manifattura degli elmi di questa forma, anche alla luce delle possibili interpretazioni dell’iscrizione recentemente scoperta e nascosta all’interno del paranuca dell’elmo.

“Di fatto, sembra possibile che l’elmo non sia stato prodotto a Vulci come finora si è ritenuto”, anticipa il direttore del museo Etrusco, “ma a Perugia, dove è documentato il maggior numero di esemplari di questo tipo. E tale provenienza potrebbe essere confermata dal gentilizio restituito dall’iscrizione HARNSTE che trova riscontri in una iscrizione latina di Perugia e, forse, ha un nesso con l’antica città umbro-etrusca di Aharna, dai più identificata con l’attuale centro di Civitella d’Arna, vicinissima a Perugia. Insomma, le indagini non finiscono e ci aiuteranno ad aggiungere nuovi elementi alle nostre scoperte”. Ai primi di gennaio, Nizzo aveva annunciato una diretta per dare qualche informazione in più sulla storia di questo elmo (vedi Roma. “L’importanza di chiamarsi Harnste”: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, annuncia una diretta Fb per approfondire e dare risposte sull’eccezionale scoperta dell’iscrizione all’interno di un elmo di 2400 anni fa rinvenuto a Vulci nel 1930 | archeologiavocidalpassato), e rispondere ad alcune domande: qual è la sua importanza storica e archeologica? Cosa racconta e cosa consente di ipotizzare la nuova iscrizione? Com’è stata interpretata? Ci sono altre possibili spiegazioni oltre quelle finora divulgate? Per chi non ha avuto modo di seguirla, ecco il video completo.
Roma. “L’importanza di chiamarsi Harnste”: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, annuncia una diretta Fb per approfondire e dare risposte sull’eccezionale scoperta dell’iscrizione all’interno di un elmo di 2400 anni fa rinvenuto a Vulci nel 1930

È rimasta nascosta per circa 2400 anni all’interno dell’elmo della tomba 55 della necropoli dell’Osteria di Vulci ed è stata scoperta tra i reperti esposti al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, all’interno di un elmo che ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia: è un’iscrizione etrusca, sfuggita ai suoi scopritori nel 1930, ma non all’occhio digitale e dei restauratori, che offre nuovi dati per la ricostruzione dell’arte della guerra nel mondo etrusco-italico della metà del IV secolo a.C. Ne abbiamo parlato qualche giorno fa (vedi Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia | archeologiavocidalpassato).

È lo stesso direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Valentino Nizzo, che su un video (vedi Facebook) introduce il pubblico a questa scoperta con un excursus storico-linguistico che ci permetta di capire meglio l’importanza del rinvenimento all’interno dell’elmo da Vulci.

Ma non è tutto. Il grande interesse e la curiosità suscitati sui media nazionali e internazionali dalla notizia dell’iscrizione rimasta nascosta per oltre 90 anni all’interno di un elmo etrusco di 2400 anni fa scavato nella necropoli dell’Osteria di Vulci da Raniero Mengarelli e Ugo Ferraguti, ha convinto Valentino Nizzo a proporre un approfondimento con una diretta sul suo profilo Facebook lunedì 3 gennaio 2022 alle 18: “L’importanza di chiamarsi Harnste”. In un’ora e un quarto il direttore dell’Etru cercherà di dare risposte ad alcune domande (qual è la sua importanza storica e archeologica? Cosa racconta e cosa consente di ipotizzare la nuova iscrizione? Com’è stata interpretata?) e ad altri interrogativi posti da questa eccezionale scoperta.
Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia

È rimasta nascosta per circa 2400 anni all’interno dell’elmo della tomba 55 della necropoli dell’Osteria di Vulci ed è stata scoperta tra i reperti esposti al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, all’interno di un elmo che ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia: è un’iscrizione etrusca, sfuggita ai suoi scopritori nel 1930, ma non all’occhio digitale e dei restauratori, che offre nuovi dati per la ricostruzione dell’arte della guerra nel mondo etrusco-italico della metà del IV secolo a.C. “Un elmo venuto alla luce nel 1930 ed esposto sin quasi da subito insieme al resto del corredo nelle sale del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, racconta il direttore Valentino Nizzo, “ha svelato dopo quasi un secolo il segreto che custodiva gelosamente da quasi 2400 anni. Una breve iscrizione etrusca nascosta al suo interno era finora sfuggita all’attenzione di tutti, nonostante la cura con la quale Ugo Ferraguti e Raniero Mengarelli – artefici della scoperta – avevano trattato i materiali rinvenuti a partire dal 1928 durante le fortunatissime campagne di scavo realizzate nella necropoli dell’Osteria di Vulci. Si trattava delle prime indagini archeologiche condotte con metodo scientifico moderno nell’antica città etrusca, dopo secoli di saccheggi quasi indiscriminati. La morte prematura di entrambi gli scavatori ha impedito finora la loro pubblicazione per problemi legati anche allo studio della documentazione di scavo. Nonostante questo, i contesti più importanti vennero sin da subito destinati alla pubblica fruizione nelle sale vulcenti di Villa Giulia”.

Distribuzione degli esemplari di provenienza certa degli elmi del medesimo tipo (elaborazione R. Graells i Fabregat aggiornata da V. Nizzo)
“Un recente intervento di digitalizzazione e di verifica dello stato di conservazione di alcune armi custodite nelle collezioni del Museo – continua – ha portato all’inattesa scoperta. I risultati dello studio scientifico dell’iscrizione e una sua prima proposta interpretativa appariranno sul prossimo numero della rivista Archeologia Viva. L’epigrafe, incisa all’interno del paranuca dopo la manifattura, restituisce molto probabilmente un gentilizio privo finora di riscontri puntuali nell’onomastica etrusca, a fronte di migliaia di iscrizioni note. Se si escludono gli esemplari con dediche votive e un gruppo di 60 elmi (su 150) tutti contraddistinti dal medesimo gentilizio rinvenuti sull’acropoli di Vetulonia nel 1904, sono circa una decina le armi di questo tipo caratterizzate da iscrizioni come quella appena individuata, documentate in ambito etrusco e italico tra il VI e il III secolo a.C. Si tratta, dunque, di un tipo di evidenza molto rara che offre informazioni fondamentali per la ricostruzione dell’organizzazione militare e dell’evoluzione dell’arte della guerra nell’Italia preromana”.

“In base al suo esame tipologico e alle informazioni fornite dagli altri oggetti del corredo della tomba 55 (una delle più ricche tra quelle coeve rinvenute a Vulci)”, spiega Nizzo, “la deposizione dell’elmo può essere datata intorno alla metà del IV secolo a.C. Siamo in un’epoca caratterizzata da una forte conflittualità tra popoli che competevano per il predominio nella nostra Penisola o per la semplice sopravvivenza, minacciata dalla calata dei Celti che nel 390 avevano messo a ferro e fuoco la stessa Roma. L’elmo di Vulci si inserisce perfettamente in questo contesto e, grazie alla sua iscrizione, racconta una pagina inedita della vita di un guerriero del suo tempo, anche se non è possibile stabilire con certezza se il nome conservato coincida con quello del suo ultimo proprietario. Molti indizi, infatti, ci portano a cercare le sue origini in un’altra città, al confine tra Umbri ed Etruschi, Perugia”.

“La lettura non comporta particolari difficoltà”, riprende, “e consente di ricostruire una sequenza completa di 7 lettere disposte ai lati di un ribattino: HARN STE. Quest’ultimo ostacolo sembrerebbe essere stato considerato dall’autore dell’epigrafe la quale, molto probabilmente, va letta come un’unica parola, quasi certamente un gentilizio per analogia con le altre iscrizioni rinvenute su elmi e caratterizzate da una simile collocazione. La presenza all’interno doveva infatti essere nota solo a chi utilizzava l’elmo e, quindi, molto probabilmente doveva indicare il suo proprietario. Questo rafforzava il senso di appartenenza di un oggetto di vitale importanza che, nel nascondere le sembianze del guerriero e nel proteggerlo, diveniva la sua proiezione metaforica. Se i guerrieri potevano viaggiare come mercenari alle dipendenze del migliore offerente, ancora di più potevano viaggiare le loro armi, donate come premio o acquisite come preda bellica sul campo di battaglia. Anche se non è più possibile stabilire se Harnste fosse il suo gentilizio o quello di un rivale ucciso su un ignoto campo di battaglia – sostiene – ci piace pensare che il pubblico che da ora in poi ammirerà l’elmo vulcente potrà memorizzare non soltanto il freddo numero d’ordine di una tomba ma anche qualcosa di più intimo e personale, come un nome e alcuni brandelli della possibile storia di chi, un tempo, lo aveva posseduto e aveva affidato ad esso la sua vita”.

“Contrariamente a quanto si pensava finora”, spiega il direttore di Etru, “è possibile che il nostro elmo non sia stato prodotto a Vulci ma a Perugia dove è documentato il maggior numero di esemplari di questo tipo peculiare, una via di mezzo tra i più antichi elmi tipo “Negau” di tradizione etrusca e quelli cosiddetti “Montefortino”, di tradizione celtica ma molto popolari anche nel mondo italico e nella Roma repubblicana. Tale provenienza sembrerebbe confermata dal gentilizio restituito dall’iscrizione, molto simile a quello documentato in un’epigrafe latina rinvenuta nei pressi del celebre ipogeo dei Volumni di Perugia e appartenuta a una donna di origini etrusche vissuta nel I secolo a.C.: Harnustia. Analogie possono essere ravvisate anche con i gentilizi Havrna, Havrenies/Harenies attestati agli inizi del III secolo a.C. a Bolsena, a metà strada tra Vulci e Perugia. A Perugia sembra tuttavia ricondurci quella che potrebbe essere l’origine del nome, se è corretto ipotizzare una sua correlazione con il toponimo Aharnam, menzionato da Tito Livio (X, 25.4) come sede di un accampamento romano alla vigilia della celebre battaglia delle Nazioni avvenuta presso Sentino nel 295 a.C. È infatti assai probabile che il piccolo centro etrusco-umbro menzionato da Livio vada identificato con la moderna Civitella d’Arna, vicinissima a Perugia. Il gentilizio del nostro guerriero si sarebbe dunque potuto formare traendo origine dal nome della città di cui era originario, come testimoniano diverse iscrizioni su armi, anche a seguito della mobilità dei militari e della loro eventuale propensione a essere chiamati con il nome del luogo di provenienza”.




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