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Archeologia in lutto. È morto a Roma a 77 anni il professor Frederick Mario Fales (università di Udine), archeologo e assiriologo di fama internazionale: appassionato studioso del Vicino Oriente antico, in particolare dell’impero assiro, si è occupato a lungo dell’Aquileia di epoca romana avviando, nel 2002, gli scavi nel sito delle Grandi Terme. Il ricordo dell’ateneo friulano e di chi l’ha conosciuto

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Il prof. Frederick Mario Faled, assiriologo dell’università di Udine, è morto all’età di 77 anni (foto uniud)

Archeologia in lutto. È morto a Roma a 77 anni il professor Frederick Mario Fales, archeologo e assiriologo di fama internazionale. L’università di Udine ne piange la scomparsa. Frederick Mario Fales è stato ordinario di Storia del Vicino oriente antico del Dipartimento di Studi umanistici e del patrimonio culturale dal 1994 al 2016. Appassionato studioso del Vicino Oriente antico, in particolare dell’impero assiro, si è occupato a lungo dell’Aquileia di epoca romana avviando, nel 2002, gli scavi nel sito delle Grandi Terme, che ha diretto a lungo. “Il professor Fales lascia una grande vuoto umano e scientifico nella nostra comunità accademica”, sottolinea il rettore dell’università di Udine, Roberto Pinton. “Alla commozione e al cordoglio dell’Ateneo per la scomparsa di un docente dotato di grande empatia si unisce il grande dispiacere e la tristezza per il venire meno di un grande studioso dell’antichità, lontana e vicina, come la nostra Aquileia alla quale ha dedicato intensi anni di studio dando un contributo fondamentale alla scoperta del tesoro inesplorato delle Grandi Terme. Ci consola il fatto che è stato tra i fondatori di una importante scuola archeologica di livello internazionale proprio all’Ateneo friulano che unito nel cordoglio esprime la più sentite condoglianze a tutti i suoi cari”.

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Il professor Frederick Mario Fales (foto uniud)

Nato a Baltimora (Stati Uniti) nel 1946, dopo la laurea con Mario Liverani e Sabatino Moscati all’università di Roma “La Sapienza”, Frederick Mario Fales si è specializzato all’università di Heidelberg. Prima di Udine ha insegnato nelle università di Venezia, Padova e Verona. Ha partecipato e co-diretto numerose missioni archeologiche in Italia e all’estero, soprattutto in Iraq, Siria, Tunisia e Turchia. Era uno specialista nella traduzione dei testi cuneiformi assiri e aramaici. Ha partecipato al comitato editoriale di due progetti internazionali, con base a Berlino ed Helsinki, su testi neoassiri, ai quali ha anche ha contribuito con tre monografie.

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Copertina del libro “Siria. Guida all’archeologia e ai monumenti” (Marsilio)

Lo ricordo ancora quel giorno del 1997. Io ero da poco più di un anno nella sede centrale del Gazzettino a Mestre. E seguivo per le pagine della Cultura le attività di ricerca delle università del Triveneto e di istituti come il centro studi di Giancarlo Ligabue. Quindi avevo incrociato anche Mario Fales. Quel giorno mi capitò in redazione con un volumetto fresco di stampa di Marsilio “Siria. Guida all’archeologia e ai monumenti” scritta con il contributo dei suoi allievi dell’università di Padova. Gli aveva già scritto anche la dedica. Schietto, sanguigno, di un’empatia immediata e coinvolgente. E in quel libro “tascabile” c’era tutta l’essenza della sua professione di studioso: l’amore per il Vicino Oriente, per la didattica e la docenza, per il rigore della divulgazione scientifica.

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Mario Fales e Inti Ligabue all’inaugurazione della mostra “Prima dell’alfabeto” (foto fondazione ligabue)

Vent’anni dopo, nel 2017, è ancora lui al centro dell’attenzione. Fales, all’epoca ordinario all’università di Udine, cura la grande mostra “Prima dell’alfabeto”, tenutasi a Palazzo Loredan a Venezia da gennaio ad aprile 2017. Oltre 15mila i visitatori dell’iniziativa dedicata alla storia della scrittura e della sigillatura praticate nell’antica Mesopotamia. È coautore del catalogo “Segni prima dell’alfabeto. Viaggio in Mesopotamia alle origini della scrittura”, in edizioni italiana e inglese (Firenze 2017). Il Vicino Oriente è ancora al centro della sua attenzione, ma nel frattempo il mondo è cambiato, conseguenza delle “primavere arabe”. Fales è amareggiato. Scrive: “Oggi [2017, ndr) il Vicino Oriente si è allontanato in maniera impressionante (…). Solamente in Tv mi ormai dato rivedere i cartelli stradali dei luoghi sull’alto Tigri come sull’alto Eufrate dove ho diretto scavi, dove ho preso abitazioni e macchinari in affitto, dove ho discusso giorno per giorno con la gente. Mosul, Jerablus, Kobane… il ricordo evoca luoghi di vivace e gaio mercato, di visite cordiali nelle case, di interminabili trattative, un tè dopo l’altro, per ottenere operai per l’attività archeologica. (…) Oggi cerco invano in Tv i volti di chi conoscevo tra i profughi che scappano in gruppi a piedi (…). Il Vicino Oriente sembra ormai essersi trasformato in un pianeta remoto, insensato, insondabile. (…) E noi? Banditi dai luoghi di scavo, oggi mete di predatori avidi di lucro, siamo tornati a osservare la Mesopotamia antica dalla sola visuale delle nostre biblioteche, pur se arricchiti nell’opera di interpretarne la storia e la cultura dalle tante impressioni del territorio – vegetazione, vie e distanze, climi – che quei decenni “sul campo” ci lasciarono negli occhi”. Ma non perde la voglia di favorire la conoscenza di quei popoli e quelle civiltà, e, grazie all’informatica e a un eccellente lavoro di squadra, sottolinea: “Pur se oggi siamo fisicamente lontani dalla Mesopotamia, la Terra tra i Due Fiumi riesce a rivivere nelle pagine del catalogo della mostra” resa preziosa dall’unicità, la varietà e la bellezza della collezione di antichità della Fondazione Giancarlo Ligabue”.

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Aquileia, Grandi terme, 2022: il team di scavo dell’università di Udine che continua il lavoro iniziato da Mario Fales (foto uniud)

Non solo Vicino Oriente. Ma anche la vicina Aquileia. Lo ricorda la Fondazione Aquileia: “Esprimiamo il sentito cordoglio del CdA, del presidente, del direttore e del personale della Fondazione per la scomparsa del prof. Frederick Mario Fales. Già professore di Storia del Vicino Oriente all’università di Udine, è stato l’iniziatore degli scavi recenti nelle Grandi Terme di Aquileia, cominciati nel 2002. L’indagine nell’area archeologica, ora conferita dal ministero della Cultura alla Fondazione, prosegue ancora oggi: qui decine di archeologi si sono formati sotto il suo magistero e quello dei suoi collaboratori dell’ateneo udinese”.

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Frederick Mario Fales mentre decifra una tavoletta cuneiforme a Tell Shiukh Fawqani in Siria (1996, foto Alberto Savioli)

Fales è stato delegato agli scavi archeologici e ha fatto parte del Senato accademico dell’Ateneo friulano. Ha tenuto la prolusione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2006-2007 intitolata “L’Antico Oriente nel XXI secolo dopo Cristo”. Ha anche presieduto i corsi di laurea e di laurea specialistica in Beni culturali. Nel 1996 ha organizzato e diretto il primo scavo dell’università di Udine in Oriente, a Tell Shiukh Fawqani, nella Siria del nord. “L’ho incontrato la prima volta a Padova nel 1992”, ricorda l’archeologo Giancarlo Garna, “l’ho ritrovato in Siria nel 1999, mi ha chiamato e voluto ad Aquileia nel 2002, che dire, era immenso, una cascata travolgente di scienza, idee, e simpatia. Che la tua medicina non ti manchi ma, ciao Mario”. E l’archeologo Paolo Liverani: “Un grande dolore, ho scavato con lui nel 1985, una persona speciale!”. “Riposa in pace”, scrive l’archeologo Massimo Saracino. E l’archeologo Rocco Palermo: “Addio, Mario. Atene, Duhok, Udine, Monaco, Napoli, e tante altre. Ogni volta era un’occasione per ridere (molto) e imparare (moltissimo)”.

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Il professor Frederick Mario Fales (università di Udine)

Ha fondato (con la casa editrice Sargon di Padova) una rivista internazionale di studi neo-assiri, “Il Bollettino degli Archivi di Stato Assiri”, e la collana monografica Storia dell’Antico Vicino Oriente. I suoi lavori pubblicati includono circa 160 articoli su riviste accademiche, una decina di volumi congressuali o miscellanei e 13 monografie. Tra questi ultimi: “L’impero assiro. Storia e amministrazione, IX-VII sec. a.C.” (Roma-Bari 2001); “Saccheggio in Mesopotamia” (Udine 2004, 2004-6); “Guerre et paix en Assyrie: Religion et impérialisme” (Parigi 2010); “L’aramaico antico: storia, grammatica, testi commentati” (con G.F. Grassi, Udine 2016). Ha fondato e coordinato il Centro interdipartimentale per la Storia della medicina antica dell’università di Udine. Socio ordinario dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, ha ricevuto il premio Internazionale “Luigi Tartùfari” per la Storia e la Letteratura orientale dall’Accademia dei Lincei nel 2017.

Padova. A Palazzo Bo giornata di studio “Archeologia in Polesine tra protostoria e romanità. Risultati in progress dei progetti Prima Europa e San Basilio”, con la presentazione delle ricerche a Frattesina, Villamarzana e San Basilio

padova_palazzo-bo_giornata-di-studi-archeologia-in-polesine-tra-protostoria-e-romanità_locandinaAppuntamento mercoledì 17 aprile 2024, dalle 10 alle 17.30, in aula Nievo, Palazzo Bo, a Padova, con la giornata di studio “Archeologia in Polesine tra protostoria e romanità. Risultati in progress dei progetti Prima Europa e San Basilio”, nella quale saranno presentati i nuovi dati delle ricerche nei siti di Frattesina di Fratta Polesine (Sapienza università di Roma e CPSSAE di Rovigo), Villamarzana (università di Padova), San Basilio di Ariano nel Polesine (università di Padova e università Ca’ Foscari di Venezia), progetti finanziati da Cariparo e realizzati in collaborazione con la soprintendenza ABAP per le province di Verona Rovigo e Vicenza e con la direzione regionale Musei Veneto.

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L’estensione del villaggio protostorico di Frattesina sorto lungo il Po di Adria tremila anni fa (foto uniroma/cpssae)

IL PROGRAMMA. Alle 10, saluti istituzionali e introduzione alla giornata: M. Salvadori, prorettrice con delega al Patrimonio artistico, storico e culturale e al Sistema bibliotecario di Ateneo, università di Padova; G. Muraro, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; F. Magani, soprintendente ABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; D. Ferrara, direttore regionale Musei Veneto; G. Valenzano, direttrice del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova; M. Cupitò, J. Bonetto, dipartimento dei Beni culturali, università di Padova. I SESSIONE – Il Progetto “Prima Europa. La protostoria del Polesine”, chairman: V. Tiné, soprintendente ABAP per le Province di Belluno Padova e Treviso. Alle 10.30, “Frattesina: le nuove ricerche 2021-2023. Conferme e novità dal grande emporio e centro artigianale internazionale del Bronzo finale”: A. Cardarelli, dip. di Scienze dell’Antichità, Sapienza università di Roma; P. Bellintani, CPSSAE, Rovigo; P. Salzani, SABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; I. Angelini, dip. dei Beni culturali, università di Padova; M. Baldo, CPSSAE, Rovigo; N. Cappellozza, SAP, Società Archeologica srl; W. de Neef, Archaeology Department, Bamberg University; C. Nicosia, dip. di Geoscienze, università di Padova. Alle 11.15, pausa caffè. Alle 11.35, “Villamarzana 2022-2023. Nuovi dati per una lettura aggiornata del sistema Medio Polesine alla fine dell’età del bronzo”: M. Cupitò, D. Vicenzutto, C. Ambrosioni, I. Angelini, V. Baratella, V. Gallo, N. Noio, V.G. Prillo, S. Tinazzo, M. Vidale, dip. dei Beni culturali, università di Padova; P. Salzani, SABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; C. Bovolato, C. Balista, Geoarcheologi Associati sas; M.S. Manfrin, dip. di Beni culturali e ambientali, università di Milano; W. de Neef, Archaeology Department, Bamberg University; C. Nicosia, M. Dal Corso, E. Zaffaina, dip. di Geoscienze, università di Padova. Alle 12.20, “Raccontare la protostoria del Medio Polesine. Attività di comunicazione e valorizzazione 2023 a Frattesina e Villamarzana”: M.L. Pulcini, A. Gardina, direzione regionale Musei Veneto, museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; P. Bellintani, CPSSAE, Rovigo; A. Cardarelli, dip. di Scienze dell’Antichità, Sapienza università di Roma; M. Cupitò, dip. dei Beni culturali, università di Padova; P. Salzani, SABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza. Alle 12.45, pausa pranzo.

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Una fase dello scavo archeologico a San Basilio (Ariano nel Polesine, Ro) curato dall’università d Padova (foto unipd)

II SESSIONE – Il Progetto “San Basilio di Ariano nel Polesine”, chairman: R. Peretto, CPSSAE, Rovigo. Alle 14, “Le indagini di Ca’ Foscari a San Basilio tra strutture, infrastrutture e cultura materiale”: S. Bonomi, già soprintendente ABAP del Friuli Venezia Giulia; F. Bortolami, G. Gambacurta, L. Lazzarini, G. Meneghetti, C. Moscardo, università Ca’ Foscari Venezia; N. Pollon, dip. di Storia culture civiltà, Alma Mater Studiorum università di Bologna. Alle 14.45, “San Basilio fra Etruschi, Greci e Veneti. Nuovi dati dalle indagini dell’università di Padova nell’insediamento preromano”: S. Paltineri, M. Secco, A. Giunto, G. Iadicicco, V.G. Prillo, F. Wiel-Marin, dip. dei Beni culturali, università di Padova; G. Garatti, dip. di Studi umanistici, università di Pavia. Alle 15.30, pausa caffè. Alle 15.50, “San Basilio in età romana: nuove ricerche multidisciplinari”: J. Bonetto, C. Previato, J. Turchetto, E. Bridi, C. Girotto, M. Asolati, S. Mazzocchin, A. Stella, V.G. Prillo, dip. dei Beni culturali, università di Padova; G. Falezza, SABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza; W. de Neef, Archaeology Department, Bamberg University. Alle 16.35, “Progetti di valorizzazione a San Basilio: il rinnovamento del Centro Turistico Culturale e dell’area archeologica”: A. Facchi, direzione regionale Musei Veneto, museo Archeologico nazionale di Adria; G. Falezza, SABAP per le Province di Verona Rovigo e Vicenza. Alle 17, conclusioni: M. Harari, dip. di Studi umanistici, università di Pavia; M. Pacciarelli, dip. di Studi umanistici, università di Napoli “Federico II”.

Musei Vaticani. Tavola rotonda con discussione conclusiva del convegno “Χάσμα. Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi”. In presenza e on line

vaticano_musei_convegno-Χάσμα-Il-trattamento-della-lacuna_locandinaIl 7 marzo 2024 nella sala conferenze dei Musei Vaticani, alle 15, si terrà la tavola rotonda con discussione conclusiva del convegno “Χάσμα. Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi”. Il direttore dei Musei Vaticani Barbara Jatta, insieme ai componenti del Comitato organizzativo Alessandro D’Alessio, Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni, introdurranno e animeranno l’incontro. La discussione sarà trasmessa in diretta streaming sul canale Youtube del Parco archeologico di Ostia antica al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=rx08pHpRGfw. Le giornate di studio tenutesi a Roma il 24, 25 e 26 gennaio 2024 nelle due sedi del dipartimento di Architettura di Roma Tre e della facoltà di Architettura della Sapienza (vedi Roma. “Χάσμα Il trattamento della lacuna: principi, metodologie del restauro e attualità della teoria di Cesare Brandi” a cura di Alessandro D’Alessio, Maria Carolina Gaetani, Alessandro Lugari e Tiziana Sòrgoni: tre giorni di convegno, in presenza e on line, promossi dalle università Roma Tre e Sapienza. Ecco il ricco programma | archeologiavocidalpassato), hanno visto l’ampia partecipazione di differenti figure professionali, rappresentando un importante momento di incontro e di condivisione su tematiche, metodologie e prospettive. I numerosi spunti di riflessione che i vari temi hanno aperto, hanno reso necessario dedicare uno spazio più ampio al confronto.

Trieste. All’auditorium della Casa della Musica la conferenza “Un viaggio lungo il Nilo alla scoperta dei monumenti degli ultimi faraoni: i templi dell’Egitto Greco e Romano” con Federica Pancin (Sapienza università di Roma) promossa dal Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani”

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L’egittologa Federica Pancin della Sapienza università di Roma (foto uniroma)

“Un viaggio lungo il Nilo alla scoperta dei monumenti degli ultimi faraoni: i templi dell’Egitto Greco e Romano”: è il titolo della conferenza che l’egittologa Federica Pancin della Sapienza università di Roma tiene martedì 5 marzo 2024, alle 18, all’auditorium della Casa della Musica in via dei Capitelli 3 a Trieste, promossa dal Centro culturale egittologico “Claudia Dolzani” che ha lo scopo di diffondere la storia, la cultura e l’arte dell’Antico Egitto. “I templi dell’Egitto in epoca greca e romana (332 a.C. – 324 d.C.)”, ricorda Susanna Lena, presidente del Centro egittologico, “sono tra i monumenti più famosi e meglio conservati della Valle del Nilo, visitati ogni giorno da centinaia di persone ma poco studiati in Egittologia, complice la difficoltà di lettura dei testi iscritti sulle loro pareti. L’incontro con Federica Pancin vuole essere un viaggio lungo il Nilo alla scoperta di questi templi e della sapienza millenaria tramandata dai loro sacerdoti, ultimi conoscitori del geroglifico”.

Roma. In Curia Iulia “Paesaggi di Confine. Modelli di lavoro per una narrazione partecipata”, l’incontro conclusivo del Progetto di Terza Missione Sapienza. In presenza e on line

roma_curia-iulia_dialoghi-sul-confine_paesaggi-interiori-immaginari-comunità_locandinaMercoledì 28 Febbraio 2024, alle 9, la Curia Iulia ospita l’incontro conclusivo del Progetto di Terza Missione Sapienza “Paesaggi di Confine. Modelli di lavoro per una narrazione partecipata”. L’iniziativa è promossa dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo (SARAS) di Sapienza università di Roma e dal parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Italia Nostra, nel quadro di un percorso biennale che Sapienza ha svolto attraverso attività di formazione, dibattito e documentazione sul tema del dialogo tra cittadini, comunità e culture, ponendo al centro il valore del patrimonio culturale come spazio della democrazia, del riconoscimento e dell’inclusione. La manifestazione vedrà il coinvolgimento di ricercatori, esperti del patrimonio, funzionari museali, insegnanti, studenti e cittadini romani. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://28febbraio_paesaggidiconfine.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.

PROGRAMMA. In Curia Iulia. Alle 9.15, saluti istituzionali: Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo; Gaetano Lettieri, direttore SARAS, Sapienza Università di Roma; Pina Cutolo, Italia Nostra; 9.45, Irene Baldriga, Sapienza università di Roma, “Paesaggi di Confine. Per una idea condivisa di Patrimonio”. Dialoghi incrociati: 10, “Patrimonio culturale e comunità: attraversamenti”. Partecipano: Christian Greco (museo Egizio, Torino), Anna Soffici (gallerie nazionali degli Uffizi, Firenze), Caterina Riva (museo Arte contemporanea di Termoli), Paolo Giulierini (archeologo). Modera Alessandro Beltrami (Avvenire); 11.30, Vittorio Lingiardi, Sapienza università di Roma, “Il paesaggio è dentro di noi (landscapes are mindscapes)”. In Foro Romano. Alle 12, “Conversation Labs”, a cura del parco archeologico del Colosseo, con la collaborazione di docenti e studenti di Sapienza università di Roma (percorsi di visita sul paesaggio di confine). A) Diversità di genere: “La Casa delle Vestali”. Introduce: Silvia D’Offizi (parco archeologico del Colosseo). Modera: Ada Caruso (Sapienza) con Sofia Baldoni, Lavinia Longo, Costanza Monforte, Carlotta Musacchia, Marta Palumbo, Andrea Peter Szocs. B) Comunità e Memoria: “L’Arco di Tito”. Introduce: Francesca Ioppi (parco archeologico del Colosseo). Modera: Tessa Canella (Sapienza) con Cristian Moriconi, Manuela Peri, Luca Suppressa, Giuseppe Vigneri. C) Sincretismi: “Santa Maria Antiqua e Fonte di Giuturna”. Introduce: Paolo Castellani (parco archeologico del Colosseo). Modera: Ludovico Battista (Sapienza) con Virginia Bracciaferri, Andrea Ciaccio, Federica Nuzzo, Pierfrancesco Satta, Emilio Zanzi. D) Lo straniero: “Arco di Settimio Severo”. Introduce: Francesca Coletti (Sapienza). Modera: Carmelo Russo (Sapienza) con Fabrizio Schedid (Binario 95, Polo Sociale Roma Termini), Sergio Borghino, Stefano di Genova, Lara Gianella, Gabriele Persichetti, Elisa Piroddi, Simone Quaranta. 13.30 – 15, pausa pranzo.

In Curia Iulia. “Dialoghi sul patrimonio e sul paesaggio”. Introduce Federica Favino (Sapienza). 15, Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo), Valerio Coladonato (Sapienza), Valentina Signorelli (University of Greenwich, Londra): “Il patrimonio narrato”; 15.30, Giovanna Mori (Timescapes), Antonella Sbrilli (Sapienza), Stefano Scialotti (Dinamolab), Virginia Bracciaferri (Sapienza): “Tempo e patrimonio. Esperienze della memoria”; 16, Anna Di Gregorio (Italia Nostra), Luigi Filadoro (Associazione étant donnés), Sofia Baldoni (associazione culturale Zagreus): “Paesaggi, identità, confini”; 16.30, Conclusioni: Valeria Di Giuseppe Di Paolo, direzione generale Musei, ministero della Cultura.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia incontro a partire dal libro edito da Carocci “I Fori imperiali” di Roberto Meneghini e Riccardo Santangeli Valenzani

roma_villa-giulia_i-fori-imperiali_incontro-a-partire-dal-volume_locandinaVenerdì 23 febbraio 2024, alle 17, nella sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro a partire dal volume edito da Carocci “I Fori imperiali” di Roberto Meneghini e Riccardo Santangeli Valenzani. Introduce Vincenzo Bellelli, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dialogano con gli autori Carlo Pavolini, università della Tuscia, e Domenico Palombi, Sapienza università di Roma. Ingresso libero in sala fino a esaurimento posti. Per prenotazioni scrivere a presentazioni@carocci.it. Facendo ricorso alle più recenti acquisizioni degli scavi archeologici e degli studi, il volume presenta in maniera sintetica ma completa i Fori imperiali: oltre alla storia delle indagini del sito, si espongono le vicende legate alla trasformazione della sua immagine e del suo assetto urbanistico nel corso dei secoli, senza tralasciare il valore simbolico che talvolta fu attribuito ad alcuni dei complessi che vi si trovano. Particolare attenzione è riservata allo stato attuale dell’area, alla sua accessibilità e all’offerta rivolta ai visitatori in termini di fruibilità. Roberto Meneghini è stato funzionario archeologo alla sovrintendenza capitolina ai Beni culturali di Roma Capitale. Riccardo Santangeli Valenzani è professore ordinario di Archeologia medievale e di Archeologia urbana di Roma all’università Roma Tre.

Roma. Al Complesso di San Michele la presentazione del libro “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” (L’Erma di Bretschneider) di Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini nell’ambito dei “Percorsi di lettura” dell’Istituto centrale per l’Archeologia (Ica) per promuovere la riflessione e il dibattito sull’Atleta di Fano, e il contenzioso tra lo Stato italiano e il Paul Getty Museum. In presenza e on line

roma_ica_libro-un-atleta-venuto-dal-mare_di-clementi-curcio-dubbini_presentazione_locandinaPer “Percorsi di lettura dell’Istituto centrale per l’Archeologia”, giovedì 22 febbraio 2024, alle 16, a Roma, nella sala conferenze della Biblioteca delle arti del Complesso monumentale del San Michele, presentazione del libro “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” (L’Erma di Bretschneider) curato da Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini. Il testo è dedicato a un rinvenimento archeologico avvincente e controverso: quello del cosiddetto “Atleta di Fano” ritrovato nel 1964 nelle acque dell’Adriatico e oggetto di un lungo contenzioso tra lo Stato italiano e il Getty Museum di Malibu. L’evento sarà trasmesso sul canale YouTube dell’Istituto Centrale per l’Archeologia. Dopo i saluti, portati dal direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, Luigi La Rocca, e da Massimo Osanna, direttore generale Musei, introduce i lavori Elena Calandra, direttore dell’Istituto centrale per l’archeologia, che animerà il dialogo con le curatrici Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini: interverranno Stefania Bisaglia, dirigente del Servizio IV della direzione generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, che si occupa della circolazione dei beni culturali; Lorenzo D’Ascia, dell’Avvocatura generale dello Stato, che supporta il ministero della Cultura nella complessa vicenda giudiziaria; ed Eugenio Polito, dell’università di Cassino e del Lazio meridionale, esperto sotto il profilo della storia dell’arte antica. La presentazione intende promuovere la riflessione e il dibattito sui molteplici temi posti da un lavoro editoriale ricco di spunti di interesse, che offre un contributo corale su un’opera scultorea dall’alto valore artistico e identitario.

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Copertina del libro “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno” (L’Erma di Bretschneider) di Jessica Clementi, Mariateresa Curcio e Rachele Dubbini

Il libro. Un’antica statua in bronzo rinvenuta in mare negli anni Sessanta dai pescatori di Fano: la creazione di un artigiano greco che imita o copia fedelmente un’opera famosa nel mondo romano o l’opera originale dell’illustre scultore Lisippo, razziata dalla Grecia dai conquistatori romani? Di certo siamo di fronte a un bene culturale la cui proprietà è aspramente contesa tra l’Italia e gli Stati Uniti, mentre la memoria del suo rinvenimento e il suo legame con l’Adriatico la rendono parte integrante dell’eredità culturale della città di Fano. L’atleta venuto dal mare è denominato “il Lisippo”, “l’Atleta di Fano”, il “Getty Bronze” o ancora, volendo rimanere più neutrali, “l’Atleta vincitore”. Così come i suoi nomi, numerose sono le questioni aperte che riguardano quest’opera: il volume ospita una discussione che vede protagonisti esperti di varie discipline per affrontare insieme la questione giuridica, la conservazione e la valorizzazione del bene, il rapporto con il territorio adriatico e con le comunità che di questo bene si sentono eredi e il tema della circolazione di opere greche nel mondo romano, al fine di mettere a fuoco possibilità e criticità di un possibile ritorno del pezzo in Italia dal Getty Museum di Los Angeles, ritorno atteso ormai da troppi anni.

Il convegno. Il libro scaturisce dal convegno “Un atleta venuto dal mare. Criticità e prospettive di un ritorno”, promosso dall’università di Ferrara nel 2021 riguardo alla statua dell’Atleta di Fano, così denominato per il luogo di rinvenimento, avvenuto a opera di un peschereccio italiano il 14 agosto 1964 nelle acque antistanti la città. La statua è nota peraltro con varie denominazioni, che ne tradiscono la storia complessa, tra le quali: “il Lisippo”, l’“Atleta vittorioso” e il “Bronzo Getty”. Quest’ultima definizione denuncia l’attuale e controversa proprietà del bene: il John Paul Getty Museum di Malibu, che acquistò l’opera nel 1977 dichiarandone il rinvenimento in acque internazionali. Come spiegato nella prefazione del libro, il ministero della Cultura, i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e l’autorità giudiziaria sono da anni impegnati in un’azione volta “alla restituzione allo Stato italiano dell’opera in forza anche del provvedimento con cui nel 2018 la Corte di Cassazione ne ha reso definitiva la sentenza di confisca, ritenendo che la statua dell’Atleta appartenesse storicamente e culturalmente all’Italia dal cui territorio era stata illecitamente sottratta”. Il museo statunitense si è appellato alla Corte Europea di Giustizia presso cui pende ora il giudizio, ma nel frattempo il convegno e il volume hanno inteso analizzare la statua sotto vari profili. Di essa sono analizzati nella prima sezione il luogo di ritrovamento e i possibili contesti originari (Rachele Dubbini), le denominazioni che si sono sovrapposte a connotarne la poliedrica percezione dell’identità (Materiateresa Curcio), fino alle nuove proposte di valorizzazione (Jessica Clementi); nella seconda parte l’opera è inquadrata nell’ambito del commercio antico delle opere d’arte greca nel Mediterraneo (Alessio Sassù), con un approfondimento sulle sculture d’ornamento a Roma (Alessandra Bravi); la terza parte ripercorre le intricate vicende processuali riguardanti il bronzo (Silvia Cecchi), inquadrandole nella prospettiva della restituzione dei beni archeologici (Serena Epifani); segue la riflessione sulla questione espositiva dei bronzi antichi, sotto il profilo della conservazione (Monica Galeotti e Anna Patera) e della valorizzazione (Francesca Morandini). La quinta sezione del volume guarda alla questione identitaria nel quadro internazionale, della quale l’Atleta è considerato un caso cruciale (Giuditta Giardini), analizzato accanto alle statue-gonfalone simbolo di varie città in età medievale. Il lavoro si chiude con le prospettive di ricerca e di valorizzazione dal contesto di provenienza in senso lato, guardando all’archeologia subacquea nelle Marche (Stefano Finocchi e Stefano Medas), agli spunti per la musealizzazione (Nicoletta Frapiccini), al recupero dell’area del teatro romano di Fanum Fortunae (Stefano Marchegiani). La restituzione all’Italia dell’Atleta è ancora sub iudice, ma innegabile è il valore identitario che si è venuto creando intorno alla statua, che rappresenta un punto di riferimento per i cittadini di Fano e più in generale per la comunità di patrimonio, come la convenzione di Faro insegna.

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Jessica Clementi (Sapienza università di Roma)

Jessica Clementi ha conseguito il dottorato in archeologia classica alla Sapienza università di Roma. È assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Sapienza università di Roma e docente di topografia antica all’università di Ferrara. Si occupa di storia dell’arte greca e romana e topografia antica, con molteplici interessi nel campo dell’archeologia funeraria e dei sistemi insediativi nel Delta Padano. La sua ricerca spazia dalla storia dell’archeologia, con una monografia dedicata agli scavi Torlonia sull’Appia Antica, all’applicazione di tecniche remote sensing per il monitoraggio di beni archeologici e la tutela del territorio.

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Mariateresa Curcio, Sapienza università (foto cosenza channel)

Mariateresa Curcio ha conseguito il dottorato in archeologia classica, con titolo congiunto tra Sapienza università di Roma e Paris 1 Panthéon-Sorbonne. Ha lavorato come assegnista di ricerca per il dipartimento di Scienze dell’Antichità alla Sapienza e per il dipartimento di Studi umanistici dell’università di Ferrara. È autrice di una monografia sulla produzione artistica romana e di diversi articoli sulla statuaria nel mondo antico, la storia dell’archeologia e le metodologie museologiche. Attualmente si occupa di digitalizzazione del patrimonio culturale e di allestimenti museali.

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Rachele Dubbini (università di Ferrara)

Rachele Dubbini è professore associato in Archeologia classica all’università di Ferrara. È la fondatrice del laboratorio “Eredità Culturali e Comunità” specializzato sul rapporto tra il patrimonio culturale e le comunità che lo vivono e dal 2022 è direttrice del progetto di scavo “Appia Antica 39”, che indaga un lotto funerario di epoca imperiale alle porte di Roma. Autrice di numerosi studi sulla Corinto di epoca arcaica, sul paesaggio suburbano della città di Roma e sull’archeologia italiana in epoca fascista, si occupa principalmente dell’archeologia del sacro e dell’archeologia del paesaggio nel mondo greco e romano, della storia dell’archeologia italiana e dell’archeologia pubblica.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la conferenza “Tra Villa Giulia e Londra. La Tomba Galeassi di Palestrina” con l’etruscologa Laura Ambrosini: secondo incontro della seconda edizione del ciclo “chi (ri)cerca trova. I professionisti si raccontano al museo”

roma_villa-giulia_chi-ricerca-trova_incontro-laura-ambrosini_locandina“Tra Villa Giulia e Londra. La Tomba Galeassi di Palestrina” è il titolo del secondo incontro della seconda edizione del ciclo di conferenze “CHI (RI)CERCA TROVA. I professionisti si raccontano al Museo”, ricerche scientifiche, studi e progetti presentati da esperti e studiosi al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Venerdì 16 febbraio 2024, alle ore 16 Laura Ambrosini presenterà i risultati degli studi condotti sulla celebre Tomba Galeassi di Palestrina, una delle più importanti del periodo Orientalizzante. L’intero contesto è conservato in parte al British Museum di Londra e, in parte, a Roma, nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, Collezione Castellani. Attività a cura dei Servizi Educativi del Museo. Ingresso gratuito in sala fortuna fino ad esaurimento posti. Prenotazioni all’indirizzo mn-etru.didattica@cultura.gov.it. In base alle notizie pubblicate da Padre Raffaele Garrucci, derivate dal racconto fornitogli da Pier Luigi Galeassi, autore dello scavo del 1863, è possibile suddividere i materiali rinvenuti in quattro contesti riferibili a quattro sepolture femminili, scaglionate tra la fine dell’VIII e l’ultimo quarto – fine del VI sec. a.C. Esse mostrano tutte un elevato potere economico e sociale, manifestato con l’esibizione di oggetti di ornamento in metallo prezioso e in ambra.

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L’etruscologa Laura Ambrosini (foto cnr)

Laura Ambrosini, etruscologa, è dirigente di ricerca all’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale (ISPC) del Consiglio nazionale delle Ricerche. Allieva di Giovanni Colonna, con il quale alla Sapienza università di Roma si è laureata in Lettere classiche, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Archeologia (Etruscologia) e il diploma di specializzazione in Archeologia classica. È stata docente a contratto di Etruscologia e Antichità italiche alle università di Foggia, di Napoli Federico II e di Genova. Nel 2018 il suo libro La Tomba Galeassi di Palestrina ha vinto la XXXV edizione del Premio archeologico internazionale Leonardo Cecconi del Lions Club Ager Praenestinus, assegnato dalla giuria scientifica presieduta dal prof. Lorenzo Quilici dell’università di Bologna. È autrice di 10 monografie e curatrice di due monografie, autrice di 200 pubblicazioni a carattere scientifico (articoli, capitoli di libro, atti di convegni).

San Valentino all’Etru di Villa Giulia: “Vita di coppia tra Oriente e Occidente. Incontro con la cultura” per scoprire il profilo degli innamorati nel mondo antico

roma_villa-giulia_san-valentino_incontro-vita-coppia-tra-oriente-e-occidente_locandinaSan Valentino al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con un incontro dedicato all’amore di coppia e alla vita familiare tra Oriente e Occidente. Appuntamento mercoledì 14 febbraio 2024, alle 17, nella sala della Fortuna, con “Vita di coppia tra Oriente e Occidente. Incontro con la cultura” per tracciare il profilo degli innamorati del mondo antico e scoprire curiosità e differenze fra Oriente e Occidente. Tradizioni, abitudini quotidiane e rituali d’amore ci raccontano l’intreccio dei legami affettivi fra gli uomini e le donne dell’Antichità. Intervengono Vincenzo Bellelli, direttore ad interim del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia; Lucia Mori, Sapienza università di Roma. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: mn-etru.didattica@cultura.gov.it. Iniziativa a cura dei Servizi Educativi del Museo. Al termine dell’incontro visita al Sarcofago degli Sposi, emblema dell’amore eterno, accompagnati da Vittoria Lecce e Romina Laurito.

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Lucia Mori (Sapienza università Roma)

Lucia Mori è professore associato di Storia del Vicino Oriente antico e membro della scuola di Dottorato in filologia e storia del mondo antico dell’università Sapienza di Roma. Ha coordinato progetti di ricerca nel Vicino Oriente antico. Ha partecipato, inoltre, a numerose missioni archeologiche nel Sahara libico, in Siria e attualmente in Turchia, nel sito di Arslantepe, entrato nella lista dei siti patrimonio dell’umanità Unesco dal 2021.

Taranto. A un mese dalla sua nomina, l’archeologa Stella Falzone neo direttrice del museo Archeologico nazionale si è presentata alla città: “Penso a un Museo come fulcro di una comunità educante e dinamica”

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Stella Falzone, neo direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

Da Vienna a Taranto. A un mese dalla sua nomina il 23 gennaio 2024, la neo direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Stella Falzone, si è presentata alla città, con un incontro al MArTA. Archeologa, staff scientist dell’Accademia delle Scienze di Vienna, ha già diretto numerosi progetti di valorizzazione, scavo archeologico e musealizzazione. Laureata in Lettere alla Sapienza, è diplomata alla scuola nazionale di Archeologia dello stesso ateneo. Il primo dottorato, sulla “sua” Ostia, nel 1999.  La direttrice ha subito delineato le linee guida del suo mandato: “Penso a un Museo come fulcro di una comunità educante e dinamica”. Ha sottolineato l’importanza di creare uno spazio inclusivo che si apra alla città e al territorio, perseguendo una comunione di intenti basata sulla cura di un vasto patrimonio proveniente dal nostro passato: “Questo patrimonio va attualizzato, valorizzato e diffuso”, ha affermato la direttrice Falzone evidenziando “la necessità che il museo sia in grado di comunicare con tutte le generazioni e di rivitalizzare la centralità del suo ruolo scientifico”. Infine, ha concluso sottolineando la centralità della città di Taranto, che, nell’antichità, fu una metropoli e un centro di elaborazione artistica e culturale di grande rilievo: “Questa dimensione storica e culturale deve essere riconosciuta ancora oggi, grazie alle eccellenze e alle risorse presenti, confermando il ruolo che la città merita di rivendicare sia in Italia che all’estero”.