Archivio tag | università Federico II di Napoli

Dantedì. Speciale visita guidata al museo Archeologico nazionale di Napoli della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del Mann” con la curatrice Valentina Cosentino

“Perché Dante al museo Archeologico nazionale di Napoli? Il Sommo Poeta fu tra i primi che, nel Medioevo, fece una riflessione sulla cultura antica, basandosi sulle fonti letterarie, quando ancora non esisteva una ‘coscienza archeologica’. Come Maestro e accompagnatore, tra Inferno e Purgatorio, Dante scelse Virgilio che, peraltro, è fortemente legato alla città di Napoli: l’autore dell’Eneide ha ispirato anche numerose leggende, entrate nella nostra tradizione culturale. Il Mann, ancora, ha uno straordinario patrimonio che consente di allestire un vero e proprio repertorio di personaggi, reali e fantastici, che compaiono nel racconto della Divina Commedia”, così il direttore del Museo, Paolo Giulierini. Nel giorno del Dantedì, 25 marzo 2022, niente di meglio che, accompagnati dalla curatrice Valentina Cosentino, andare a visitare la mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del Mann”, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli fino al 2 maggio 2022, nell’ambito delle celebrazioni di Dante700 promosse dal ministero della Cultura, e allestita in uno spazio non casuale del museo: le sale degli Affreschi.

napoli_mann_ritratto-di-dante_di-paolo-vetri_foto-graziano-tavan

Il ritratto di Dante Alighieri dipinto da Paolo Vetri nelle volte delle Sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Tra le decorazioni delle volte, c’è anche un celebre ritratto dell’Alighieri (1888) firmato dal pittore Paolo Vetri (1855-1937). È questo sguardo che, dalla sala dei Culti Orientali del Museo, sembra quasi accompagnare il visitatore attraverso due sezioni espositive: i racconti del mito; i personaggi del mito e della storia. La mostra “Divina archeologia” lega il Sommo Poeta agli autori antichi che, con il linguaggio dell’arte, narrarono le figure leggendarie presenti nel poema dell’Alighieri. Come i suoi contemporanei, Dante conosceva la mitologia classica quasi esclusivamente attraverso le fonti letterarie: in un certo senso, i cinquantasei reperti dell’esposizione “Divina Archeologia” ci lasciano immaginare lo scrittore fiorentino accanto a vasi, statue, rilievi, monete, che egli certamente non vide con i suoi occhi, anche se, con la forza della parola, riuscì a ricrearne la suggestione visiva.

L’archeologa Valentina Cosentino curatrice della mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Curata da Valentina Cosentino (archeologa/ Segreteria Scientifica del MANN), realizzata con il contributo della Regione Campania, la mostra si avvale della collaborazione scientifica e organizzativa del prof. Gennaro Ferrante e delle dott.sse Fara Autiero e Serena Picarelli (Illuminated Dante Project, Università degli Studi di Napoli “Federico II”). Grazie alla rete con l’Ateneo Federiciano, si è scelto di presentare in mostra le immagini fotografiche ad alta risoluzione delle miniature presenti in alcuni manoscritti medioevali del poema dantesco: i codici, che entrano nella banca dati internazionale dell’Illuminated Dante Project, permettono di confrontare i reperti con la rilettura trecentesca della cultura classica. Tramite QR code, posto accanto alle digitalizzazioni delle miniature, si può sfogliare l’intero testimone da cui è tratta la decorazione. Inoltre, a complemento del percorso espositivo, disponibile sempre tramite QR-code un video-racconto, a cura del prof. Ferrante e della dott.ssa Autiero, del viaggio di Dante nell’aldilà attraverso le più belle miniature medievali della Commedia.

Ad accogliere i visitatori ci sono le statue di due personaggi emblematici: Diomede, il compagno di Ulisse in tutte le sue fatiche (in marmo bianco, del I sec. d.C., dal cosiddetto Antro della Sibilla a Cuma) e Traiano, l’optimus princeps con la lorica (in marmo bianco, del II sec. d.C., da Minturno): “Da un lato quindi – spiega Cosentino – c’è un imperatore, Traiano, noto per la sua eccezionalità in vita, per essere l’eroe di tante guerre, durante il cui regno l’impero romano raggiunse la massima espansione- Dall’altro c’è Diomede, un eroe discutibile, che ha compiuto del bene. E in quanto eroe e quindi è sicuramente un uomo buono. Eppure per motivi sottili e a noi anche poco comprensibili, Dante ha scelto di delegare uno all’Inferno – Diomede – perché artefice di tanti inganni, e quindi ha messo l’accento sulla parte negativa della vita di Diomede; e uno in Paradiso – Traiano – pur essendo vissuto prima della nascita di Cristo”.

Prima sezione della mostra- i racconti del mito. “Divina Archeologia” parte da un focus sul mito nella cultura medioevale e nelle terzine della Commedia: il poema enciclopedico di Dante raramente ospita lunghe dissertazioni mitologiche; piuttosto, nel racconto, si aprono vere e proprie finestre narrative, in cui personaggi, anche minori, alludono con perifrasi agli eroi dell’antichità. Ancora lontano dal gusto emulativo della classicità in voga con l’Umanesimo, Dante non soltanto avvicina, nell’aldilà, i suoi contemporanei ai personaggi del passato, ma per la prima volta introduce nel mondo ultraterreno figure e ambientazioni derivanti dalla cultura classica. Alcuni esempi sono segni tangibili dell’osmosi culturale della Commedia: i poeti pagani Virgilio e Stazio sono al fianco di san Bernardo di Chiaravalle e Beatrice come guide oltremondane; i fiumi dell’Ade classico scorrono nell’Inferno cristiano; nel limbo dei teologi appaiono figure mitiche e storiche dell’antichità greco-romana; Caronte, Cerbero, Minosse, le Arpie, Gerione, i Giganti e Catone sono guardiani dei confini dell’aldilà; il Paradiso è rotazione armonica delle sfere celesti proprio come nel Sogno di Scipione. Dante, così, sfoggia curiosità filologica e spiccata inventiva, mescolando fonti cristiane, popolari, classiche e colte. Nella prima sezione del percorso espositivo del Mann, sono così narrati cinque personaggi: Achille, Ercole, Teseo, Enea, Ulisse.

napoli_mann_achille-e-chirone_affresco-da-basilica-di-ercolano_foto-graziano-tavan

Achille e Chirone, affresco del I sec. d.C. dalla cosiddetta Basilica di Ercolano, conservato al Mann (foto graziano tavan)

Achille, l’eroe dall’ineluttabile destino: nominato più volte nella Commedia, non ha, nei versi danteschi, una narrazione dedicata. Divagando dalla tradizione classica, che aveva celebrato il Pelide per le sue imprese e per la sua unica (e paradossale) vulnerabilità nel tallone, il poeta fiorentino scorge Achille nel girone dei lussuriosi, dove è condannato per i suoi molteplici amori (Deidamia, Briseide, Pentesiliea, Patroclo). In allestimento si completa quanto Dante lasciò sotteso al suo accenno letterario, legato all’aspetto più umano di Achille: possibile ammirare, in mostra, l’affresco di IV stile in cui l’eroe greco viene educato dal centauro Chirone; un’anfora (550-500 a.C.) con raffigurazione di Achille e del cugino Aiace mentre giocano a dadi, forse interrogando il destino; la pelike (vaso dall’imboccatura larga/375-350 a.C.- da Ruvo) con Achille che, in una grotta marina, incontra la madre Teti dopo la morte di Patroclo; la pelike (510-500 a.C.) in cui è rappresentata la contesa per l’attribuzione delle armi del Pelide.

napoli_mann_skyphoi-con-12-fatiche-di-ercole_da-casa-del-menandro-di-pompei_foto-graziano-tavan

Skyphos in argento del I sec. a.C. con le 12 fatiche di Ercole, dalla Casa del Menandro di Pompei, conservato al Mann (foto graziano tavan)

Eracle, l’invincibile: come Achille, anche Eracle è nominato più volte da Dante che ne cita, anche indirettamente, le dodici fatiche. I reperti raccontano ogni aspetto del mito e delle sue varianti: al proposito, sono noti oltre settanta schemi iconografici, che vanno dall’età arcaica alla tarda età romana. In allestimento, sono selezionati alcuni splendidi manufatti: tra questi, merita ricordare le due tazze in argento (dalla casa del Menadro di Pompei, seconda metà I sec. a.C.) con la rappresentazione di tutte le dodici fatiche; il cratere a figure rosse (490-480 a.C., già collezione Shelby White) con Ercole che indossa la pelle del leone Nemeo; le tre anfore a figure nere, databili tra 575 e 500 a.C., con Eracle e Gerione; l’hydria (530-510 a.C., attribuita al pittore di Priamo) con apoteosi di Eracle. In allestimento, grazie alle immagini di un manoscritto medioevale (secondo quarto del XIV sec.) conservato ad Amburgo, vi è la presentazione della miniatura en bas de page con l’approdo di Gerione sull’orlo delle Malebolge.

napoli_mann_teseo-e-minotauro_anfora-da-cuma_foto-graziano-tavan

Teseo e il Minotauro su anfora del pittore di Pescia da Cuma, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Teseo liberatore: Minosse, il re di Creta, costruisce un labirinto, rinchiudendovi il figlio, metà uomo e metà toro. Per nutrirlo il sovrano impone ad Atene un tributo di quattordici giovani, maschi e femmine. Teseo, stanco di questa angheria, giunge nell’isola; con uno stratagemma riesce a uccidere il Minotauro, uscendo dal labirinto. Da vincitore, parte da Creta e porta con sé l’innamorata Arianna, per poi abbandonarla a Nasso. Nella Commedia, più che le imprese dell’eroe, ricordate solo di sfuggita, acquisiscono maggior rilievo i personaggi a lui collegati: Minosse e il Minotauro. L’arte antica, al contrario, illustra quasi tutti i momenti del mito in una sorta di story board: così, la vita di Teseo, come un film, delinea le luci e le ombre del personaggio. In allestimento, da non perdere l’affresco in IV stile con Arianna che porge il filo a Teseo (il reperto appartiene alle collezioni del MANN e proviene dalla Casa della caccia antica a Pompei); le due anfore a figure nere, così come l’oinochoe, con Teseo e il Minotauro (i tre manufatti risalgono al 550-500 a.C.); il dipinto su marmo (inizi I sec. d.C.) che ritrae Teseo con un centauro (l’opera è parte del patrimonio del MANN e proviene da Ercolano). Il raffronto iconografico con i manoscritti medioevali è rappresentato dalle digitalizzazioni di due miniature: la prima con il Minotauro che si morde le mani all’arrivo di Dante e Virgilio e la seconda con i due poeti dinanzi a Minosse che giudica le anime. I testimoni che presentano queste splendide decorazioni provengono, rispettivamente, dalla Bodleian Library di Oxford e dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

napoli_mann_enea-con-anchise-e-ascanio_terracotta-da-pompei_foto-graziano-tavan

Enea con Anchise e Ascanio: terracotta del I sec. d.C. da Pompei, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Il “pio” Enea: personaggio minore nella narrazione omerica, Enea diventa immortale grazie all’elaborazione romana del mito. La pietas, la sua virtù principale, è per gli antichi non la compassione o la misericordia, ma la devozione religiosa, l’amore per i valori della patria e della famiglia. Ed è proprio la pietas che gli renderà possibile non solo la fondazione di Roma, ma anche la definizione di una nuova stirpe capace di cambiare il volto alla storia. In mostra, alcuni reperti raccontano il mito di Enea, intrecciando la rappresentazione figurativa ai versi di Dante: l’anfora a figure nere (510-490 a.C.) e la terracotta (prima metà I sec. d.C.) con Enea e Anchise, così come l’iscrizione onoraria con elogio di Enea (prima metà I sec. a.C.).

napoli_mann_cavallo-di-troia_affresco-da-pompei_foto-graziano-tavan

L’inganno del cavallo di Troia: affresco del I sec. d.C. da Pompei, conservato al Mann (foto graziano tavan)

Il multiforme ingegno di Ulisse: “Io sono Nessuno”. In questa celebre frase si può riassumere una delle principali caratteristiche di Ulisse, che non solo è l’eroe dai mille inganni, ma è soprattutto il guerriero risolutivo nel conflitto decennale contro Troia. Ulisse è quasi più simile al Loki disegnato dal Marvel Cinematic Universe che ad un valoroso eroe greco. Ma è solo questo? Ulisse parte da Itaca dove lascia moglie e figlio per combattere al fianco Agamennone a Troia. Le sue tante avventure comprendono episodi celebri come il furto del Palladio (la statua sacra di Atena) e lo smascheramento di Achille a Sciro; insieme a lui, vi è spesso il fido Diomede, che lo accompagna anche, come seconda lingua di un’unica fiamma, tra i consiglieri fraudolenti in Inferno, XXVI, secondo la revisione dantesca del mito. Una splendida miniatura, digitalizzata da un manoscritto conservato presso la Biblioteca del Castello di Chantilly, apre questo segmento della mostra dedicato all’eroe che superò le colonne d’Ercole: qui Francesco Traini e bottega raffigurano l’incontro di Dante e Virgilio con Ulisse e Diomede avvolti tra le fiamme. Non solo: da non perdere il disegno en bas de page che compare in un altro testimone medioevale, custodito presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. In questo caso, vi è la raffigurazione del naufragio di Ulisse al di fuori delle Colonne d’Ercole. Ricca, naturalmente, anche la scelta di reperti presentati al pubblico: tra questi, la celebre statua marmorea di Diomede (I sec. d.C.), che appartiene alle Collezioni del MANN e proviene da Cuma; l’intonaco dipinto in III stile con il cavallo di Troia (da Pompei, prima metà I sec. d.C., appartiene alle collezioni del Museo); l’anfora panatenaica con ratto di Palladio (450- 400 a.C.)

Seconda sezione della mostra – i personaggi del mito e della storia. Una galleria di ritratti, reali e immaginari: nel viaggio ultraterreno, Dante e Virgilio incontrano tantissimi personaggi, che riflettono la sapiente operazione di sincretismo culturale del Sommo Poeta. L’esposizione, così, segue un itinerario della fantasia, con incursioni nel presente di Dante, ripercorrendo volti e caratteristiche di mostri, dei, figure della storia antica, scrittori e poeti, che l’Alighieri scolpisce per sempre nel proprio racconto.

napoli_mann_topografia-dell-inferno_dalla-bibliotheque-nationale-de-france_foto-graziano-tavan

La Topografia dell’Inferno: digitalizzazione dell’antiporta miniata di un manoscritto conservato alla Bibliothèque Nationale de France della prima metà del XV sec. (foto graziano tavan)

Si parte, naturalmente, dall’aspetto più scenografico della narrazione e, dunque, dalle creature mostruose: la digitalizzazione dell’antiporta miniata di un manoscritto (Bibliothèque Nationale de France/prima metà del XV sec.), presenta al visitatore la topografia dell’Inferno. In una combinazione di linguaggi espressivi, i reperti del MANN offrono “evidenza visiva” ai celebri protagonisti dell’Inferno dantesco: ecco placche bronzee con Centauro e centauressa (I sec. d.C.), in dialogo sia con l’immagine di una miniatura tabellare che raffigura i centauri mentre minacciano Dante e Virgilio (il testimone proviene da Budapest e risale al quarto decennio del XIV sec.), sia con una miniatura dal soggetto analogo presente in un manoscritto della Biblioteca Medicea Laurenziana; da non perdere, ancora, l’intonaco dipinto ad affresco con testa di Medusa (il manufatto proviene dalla Villa dei Papiri di Ercolano e appartiene alle nostre collezioni), in raffronto con tema analogo in una miniatura en bas de page digitalizzata da un manoscritto conservato ad Amburgo.

napoli_mann_kelpis-a-figure-rosse-con-arpie-alla-corte-di-fineo_foto-graziano-tavan

Arpie alla corte di Fineo: kelpis a figure rosse del Pittore di Kleophrades del 480-470 a.C. già collezione Paul Getty Museum, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Non manca un focus sulle Arpie, grazie al rimando tra una kalpis a figure rosse (480-470 a.C., pittore di Kleophrades) e la miniatura tratta da un testimone della Bodleian Library di Londra. Infine, la curiosità: sono esposte alcune monete greche e romane in bronzo (IV-II sec. a.C.), che provengono dalla Necropoli di Santa Teresa; nel rituale funerario greco-romano, non era insolito lasciare alcuni spiccioli accanto al corpo del defunto, per compensare Caronte del traghettaggio nell’aldilà. Questi reperti sono “accompagnati” da una miniatura tabellare di un manoscritto conservato presso la Bibliothèque Nationale de France: nella raffigurazione, Dante e Virgilio osservano l’arrivo di Caronte.

napoli_mann_fortuna-stante_bronzo-da-scafati_foto-graziano-tavan

Fortuna stante: bronzo del I sec. d.C. dalla cosiddetta villa di Cneus Domizius Actus di Scafati, conservata al Mann (foto graziano tavan)

Dalle creature mostruose alle divinità: anche gli dei, “adattati” alla filosofia medioevale e in alcuni casi anticipatori del messaggio cristiano, trovano posto nella Commedia. Le divinità pagane, nel mondo dantesco, possono anche fungere da correlativo oggettivo delle passioni umane. In esposizione al MANN, possibile ammirare lo splendido Apollo in bronzo, che proviene dall’omonima domus di Pompei e appartiene alle Collezioni del Museo, messo in dialogo con il fregio miniato di Dante incoronato poeta da Apollo (la raffigurazione è digitalizzata da un manoscritto custodito presso l’Archivio Storico e Civico/ Bilbioteca Trivulziana); la Fortuna Stante in bronzo (I sec. d.C.) è legata alla miniatura tabellare con la Ruota della Fortuna in un codice medioevale custodito a Budapest. Ancora, presenti in allestimento focus tematici su Muse, Marte, Venere e, naturalmente, Ade, sempre con rimando alla fortuna medioevale dei personaggi danteschi nei manoscritti miniati della Commedia.

napoli_mann_monete-di-giulio-cesare_costantino_giustiniano_foto-graziano-tavan

Moneta di Giulio Cesare (terzo quarto del I sec. a.C.), un solido di Costantino (IV sec. d.C. ) e uno solido di Giustiniano (VI sec. d.C.), conservati al Mann (foto graziano tavan)

Dal mito alla storia: i personaggi del passato sono inseriti da Dante in un disegno provvidenziale che collega l’Impero romano alla figura di Cristo. Le origini della società medioevale risalgono alla caduta di Troia: grazie alla distruzione della città, infatti, i discendenti di Enea fonderanno Roma, quel “centro del mondo” sotto il cui impero nascerà Cristo. In questa visione, risulta fondamentale la figura di Cesare. Nonostante nelle fonti di Dante il giudizio su Cesare era stato generalmente sfavorevole, il poeta associa la nascita di Cristo alla sua attività politica, consacrandolo come il primo vero imperatore e ponendolo nel “nobile castello” del limbo dove si trovano gli spiriti promotori di quella magnanimità e nobiltà d’animo che va oltre la divisione tra cristiani e pagani. I pagani possono trovare posto in paradiso: nel Cielo di Giove, all’interno dell’occhio dell’aquila formata dagli spiriti giusti, il poeta pone tra gli altri, oltre a Costantino, il pagano Traiano che, secondo una leggenda molto diffusa nel Medioevo, si salvò dalla dannazione grazie all’alto senso di giustizia da cui era mosso. Tra i reperti in esposizione, dunque, troviamo una moneta di Giulio Cesare (terzo quarto del I sec. a.C.), in dialogo con il trionfo di Cesare in una miniatura digitalizzata da un manoscritto della Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi; ancora, una statua loricata di Traiano (inizio II sec. d.C.) che si lega alla decorazione di un codice che proviene dalla Schulbibliothek des Christianeum di Amburgo; infine, un solido di Costantino ed uno di Giustiniano (il primo risale al IV, il secondo al VI sec. d.C.).

napoli_mann_filosofi-e-poeti_foto-graziano-tavan

I busti marmorei di filosofi e poeti antichi chiudono la mostra “Divina archeologia” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

La mostra si chiude con un omaggio al valore della filosofia e della poesia, come perenne trait d’union fra le arti: inseriti in allestimento i busti marmorei di Omero (II sec. d.C.), Socrate (I sec. d.C.), Pseudo-Seneca (I sec. d.C.), il busto bronzeo di Democrito (I sec. a.C.) e il celebre rilievo con Orfeo e Euridice (fine I sec. a.C./ inizi I sec. d.C.). La splendida miniatura con Dante nella schiera dei poeti, digitalizzata da un manoscritto (XIV sec.) della Biblioteca dei Girolamini, “canonizza” questo consesso di sapienza tra passato antico e cultura medioevale.

Napoli. Presentato il libro “POMPEI. INSULA OCCIDENTALIS. Conoscenza Scavo Restauro e Valorizzazione” a cura di Giovanna Greco, Massimo Osanna e Renata Picone: 700 pagine e 54 contributi per raccontare una ricerca interdisciplinare nell’area extraurbana della città antica di Pompei

Panoramica dell’Insula Occidentalis a Pompei (foto parco archeologico pompei)

Presentato nel centro congressi Federico II di Napoli il libro “POMPEI. INSULA OCCIDENTALIS. Conoscenza Scavo Restauro e Valorizzazione” a cura di Giovanna Greco, Massimo Osanna e Renata Picone, edito dall’Erma di Bretschneider, Roma. Il libro, di oltre 700 pagine, raccoglie gli esiti di una ricerca interdisciplinare condotta sull’area extraurbana della città antica di Pompei da cinquantaquattro tra funzionari del Parco archeologico, docenti e giovani studiosi di cinque Dipartimenti dell’Ateneo fridericiano di Napoli; quelli di Architettura, di Strutture per l’ingegneria e l’architettura, di Scienze umanistiche, di Scienze della terra e di Agraria. Il volume raccoglie i saggi di Raffaele Amore, Consuelo Isabel Astrella, Aldo Aveta, Claudia Aveta, Serena Borea, Domenico Caputo, Luigi Cicala, Anna G. Cicchella, Chiara Comegna, Francesco Cona, Sabrina Coppola, Francesca Coppolino, Alessia D’Auria, Pantaleone De Vita, Bruna Di Palma, Gaetano Di Pasquale, Maurizio Fedi, Ersilia Fiore, Giovanni Florio, Rosa Anna Genovese, Paolo Giardiello, Giovanna Greco, Mauro La Manna, Gian Piero Lignola, Barbara Liguori, Bianca Gioia Marino, Giovanni Menna, Pasquale Miano, Vincenzo Morra, Iole Nocerino, Massimo Osanna, Andrea Pane, Valeria Paoletti, Annamaria Perrotta, Renata Picone, Ivano Pierri, Stefania Pollone, Andrea Prota, Giancarlo Ramaglia, Lia Romano, Valentina Russo, Giovanna Russo Krauss, Viviana Saitto, Claudio Scarpati, Domenico Sparice, Angela Spinelli, Teresa Tescione, Maria Pia Testa, Luana Toniolo, Damiana Treccozzi, Luigi Veronese, Mariarosaria Villani, Gian Paolo Vitelli. La ricerca è stata condotta all’interno della cornice istituzionale dell’Accordo quadro siglato tra l’università “Federico II” di Napoli e il parco archeologico di Pompei, per lo svolgimento di attività di ricerche e didattica finalizzata alla valorizzazione, fruizione e divulgazione del sito di Pompei, nel 2015, con la responsabilità scientifica di Giovanna Greco e Vincenzo Morra, e rinnovato nel 2019 con la responsabilità scientifica di Renata Picone e Vincenzo Morra. Un accordo che ha favorito, dopo un periodo di minore attenzione, il ritorno dell’Ateneo federiciano con le proprie competenze multidisciplinari sul sito di Pompei e che ha visto i curatori di questo volume coinvolti sin dal primo momento in un’attività di coordinamento delle plurime ricerche svolte.

libro_pompei-insula-occidentalis_copertina

Copertina del libro “Pompei. Insula Occidentalis. Conoscenza scavo restauro e valorizzazione”

Lo studio multidisciplinare i cui esiti sono esposti all’interno del volume, ha affrontato gli aspetti legati alla conoscenza, messa in sicurezza, paleobotanica, archeologia e geofisica, nonché al restauro, alla conservazione e al miglioramento della fruizione dell’Insula Occidentalis di Pompei, alla scala urbana e architettonica. Lo sguardo intrecciato dei diversi saperi ha consentito di guardare al sito archeologico sotto diverse angolazioni, concorrendo ad un significativo avanzamento del quadro conoscitivo sull’area del Suburbio occidentale pompeiano e ad una strategia per la sua trasmissione al futuro e per una sua piena e consapevole valorizzazione. L’Insula Occidentalis di Pompei rappresenta oggi un’area strategica per il miglioramento dell’accessibilità e della fruizione al sito archeologico: essa include alcuni dei principali ingressi attuali alla città antica e costituisce la principale interfaccia tra l’area archeologica e la città contemporanea, contenuta nella Buffer zone perimetrata dall’UNESCO. A partire dall’analisi di queste specificità, gli studiosi coinvolti nella ricerca hanno previsto una fruizione diversificata del sito, alleggerendo anche la pressione antropica sui percorsi più frequentati, avviando una riflessione globale su questo comparto della città antica, che dalle Terme Suburbane arriva fino alla Villa dei Misteri. Il risultato, che possiamo vedere nelle pagine di questo volume, è un progetto organico e coerente che sulla base di analisi diagnostiche avanzate e ricerche archeologiche, propone un piano strategico per il restauro, la valorizzazione e l’accessibilità di una zona di Pompei a lungo dimenticata, potenziandone le possibilità di comprensione anche per il pubblico, nel rispetto dei suoi significati storici.

Villaggio protostorico perifluviale di Longola (Poggiomarino): al via il restauro della piroga che sarà esposta al Centro Musa (Musei delle Scienze Agrarie) nella Reggia di Portici. Progetto del parco archeologico di Pompei, Centro Musa e università Federico II di Napoli

La piroga di Longola al momento dello scavo nel villaggio protostorico perifluviale nel Comune di Poggiomarino (foto parco archeologico pompei)
dav

La piroga in un unico tronco dall’abitato protostorico di Longola (foto Graziano Tavan)

dav

Ruota in legno dal sito dell’età del Ferro di Longola di Poggiomarino (foto Graziano Tavan)

Un anno di lavoro per restaurare la piroga di Longola, uno dei reperti lignei più importanti provenienti dal villaggio protostorico perifluviale nel comune di Poggiomarino. Le attività di restauro sono partite l’8 marzo 2022 nell’ambito di un accordo tra il Parco Archeologico di Pompei, il Centro MUSA (Musei delle Scienze Agrarie) e il Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II, finalizzato al progetto di valorizzazione e conservazione dei reperti lignei e della piroga provenienti dal sito di Longola. L’accordo prevede anche l’allestimento museografico dei reperti del sito nelle Sale Stuccate del Piano Nobile della Reggia di Portici, in corso di restauro architettonico e destinate all’allestimento degli spazi espositivi definitivi del MUSA. La piroga di Longola si configura come reperto unico, così come gli altri numerosi reperti lignei recuperati dal sito, in quanto l’acqua che ha sempre caratterizzato la vita del villaggio, ha consentito la straordinaria conservazione di questi materiali deperibili delle abitazioni e delle infrastrutture, costituendo un eccezionale dossier per indagini dendrocronologiche, archeobotaniche e archeozoologiche. Il complesso lavoro di restauro della piroga, a cura di restauratori specializzati nel restauro del legno, durerà circa un anno. Tale straordinario reperto si configurerà come il fulcro di una esposizione scientifico -didattica, finalizzata a garantire la più ampia conoscenza e fruizione di tali beni da parte della comunità. All’interno del percorso museografico multidisciplinare, in allestimento, una sala sarà dedicata specificamente all’archeobotanica, scienza di cui verranno esemplificati i vari topic, fra cui le tecniche archeologiche, quelle di restauro, di determinazione dell’anatomia del legno, storia dell’agricoltura e landscape archeology. ​

Archeologia in lutto. Febbraio si porta via due grandi archeologi: Marcello Piperno, innovatore degli studi preistorici, e Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese. Il ricordo di colleghi e amici

dario-palermo

L’archeologo Dario Palermo

marcello-piperno_altamura

L’archeologo Marcello Piperno

Doppio lutto nel mondo dell’archeologia, non solo italiana, che perde, nel giro di due settimane di febbraio, Marcello Piperno e Dario Palermo. Il primo, grande studioso del Paleolitico, è scomparso il 14 febbraio 2022. Piperno, prima funzionario archeologo, poi docente a Napoli alla “Federico II” e infine a Roma alla “Sapienza”, è stato un grande innovatore degli studi preistorici, ha operando in varie località in Italia e all’estero, preoccupandosi sempre di coniugare la ricerca alla musealizzazione e alla valorizzazione dei resti archeologici. Il secondo ci ha lasciato il 26 febbraio 2022. Dario Palermo, docente di archeologia classica prima all’università di Torino e poi a Catania, ha condotto numerose ricerche in varie località della Sicilia e a Creta, a Priniàs, nella città arcaica della Patela. Corale e unanime il profondo cordoglio espresso “alle famiglie, agli allievi e agli amici e all’intera comunità archeologica” dalla Federazione delle Consulte Universitarie di Archeologia, come ricorda sul suo sito l’archeologo Giuliano Volpe dell’università di Bari.

etiopia_melka-kunture_marcello-piperno

L’archeologo Marcello Piperno impegnato negli scavi nell’area di Melka Kunture, in Etiopia, ricca di siti preistorici

Lunedì 14 febbraio 2022, dopo una lunga malattia, è morto, all’età di 76 anni, Marcello Piperno. Lo ha annunciato sul proprio sito l’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, ripercorrendo i suoi importanti risultati raggiunti in anni di ricerche. “Studioso del Paleolitico di fama internazionale – scrive l’Iipp -, “Piperno è ben noto soprattutto per gli scavi effettuati in Etiopia, nell’area di Melka Kunture, ricca di siti olduvaiani e acheuleani in collaborazione con Jean Chavaillon dal 1999 al 2010; in questa località, inoltre, ha creato anche un Museo. Un altro importante scavo diretto da Piperno è quello del giacimento del Paleolitico inferiore di Notarchirico (Venosa), altro sito in seguito musealizzato; nel Lazio va ricordata la ricerca negli anni Ottanta del Novecento alla Grotta Guattari (San Felice Circeo, LT), in cui effettuando un calco della paleosuperficie e analizzando la tafonomia del deposito si poté capire per la prima volta l’influenza delle iene come agenti della formazione dello stesso. Va anche ricordata la sua partecipazione all’équipe che lavorò sull’importante scoperta dell’Uomo di Altamura e gli scavi della grotta di San Sebastiano (Mondragone, CE), sito ascrivibile a un orizzonte (l’aurignaziano) fino ad allora poco conosciuto in Campania. A Piperno si devono anche le ricerche effettuate negli anni Novanta del secolo scorso nel Vallo di Diano per poterne ricostruire il popolamento in età pre e protostorica. Nel Medio Oriente – continua lo scritto dell’IIpp – va ricordata la sua lunga collaborazione con Maurizio Tosi che lo portò a scavare e in seguito a pubblicare, assieme a Sandro Salvatori, la necropoli di Shahr-i-Shokta, del III millennio a.C. Dopo lunghi anni in cui lavorò come Ispettore all’allora soprintendenza speciale per la Preistoria e l’Etnografia, nel 1992 divenne professore associato di Paletnologia all’università “Federico II” di Napoli; in seguito fu professore ordinario della stessa materia all’università “La Sapienza” di Roma. Autore di numerose pubblicazioni e organizzatore di importanti convegni internazionali – conclude l’Iipp -, va anche ricordato il costante impegno nella divulgazione di alto profilo; come esempio può essere citata l’edizione italiana del Dizionario di Preistoria di A. Leroi Gourhan da lui curata agli inizi degli anni
Novanta. Esponente della generazione che innovò l’archeologia italiana, soprattutto nei metodi di lavoro sul campo, Marcello Piperno lascia un vuoto che sarà difficile colmare”.

mondragone_grotta-di-roccia-sansebastiano_scavi-diretti-da-marcello-piperno

L’archeologo Marcello Piperno durante la direzione degli scavi nella Grotta di Roccia San Sebastiano a Mondragone (Ce)

La città di Mondragone (Ce) piange il professore Marcello Piperno, 76 anni, uno dei più importanti archeologi preistorici italiani. A Mondragone è stato componente del Comitato Scientifico del museo civico “Biagio Greco”, responsabile della sala preistorica, ed era, da più di vent’anni, direttore della campagna di scavo archeologico relativa appunto alla preistoria, che ha messo in luce la Grotta di Roccia San Sebastiano ed ha attestato la presenza dell’uomo di Neanderthal sul territorio mondragonese. “Salutiamo l’impegno garbato di Marcello Piperno sul nostro territorio”, scrive l’ex sindaco di Mondragone, Giovanni Schiappa, “e lo ringraziamo per aver onorato la nostra terra con i suoi appassionati studi, le sue indagini scrupolose, le meticolose ricerche e le brillanti campagne di scavo. Mancherà a Mondragone ed alla nostra voglia di riprendere il filo della storia. Ciao Prof”. E il centro culturale ‘Palazzo Tarcagnota’ di Mondragone: “Nessuno di noi poteva mai immaginare, che lungo la via per la Grotta di Roccia San Sebastiano, mentre eravamo alla ricerca dell’uomo della Preistoria, avremmo incontrato la Morte. Nessuno di noi avrebbe mai immaginato che questo giorno sarebbe arrivato così all’improvviso e che saremmo stati qui a ricordare insieme Marcello Piperno, il suo coraggio, la sua determinazione. Il Comune di Mondragone, il museo civico Archeologico “B. Greco” hanno perso un grande archeologo, il prof. Marcello Piperno, ma di più hanno perso un amico, un magnifico punto di riferimento di umanità ancor prima che di professionalità e rappresentatività. Marcello Piperno era un uomo straordinario, disponibile, accorto, semplice e per queste sue grandissime qualità umane era possibile apprezzarne e sentire il prezioso valore della sua vicinanza e della sua presenza. Ci mancherà il suo sorriso, la sua profonda umanità, la sua ironia. Sul piano professionale, nel campo della ricerca archeologica, ci mancherà invece, la sua azione, le sue parole, i suoi scritti, il suo insegnamento. Mondragone perde una figura monumentale, un cultore sincero della nostra Storia, che ha voluto generosamente donare la sua opera di studioso al nostro Museo, allestendo e sistemando una delle collezioni di reperti preistorici più importante in Europa. L’amministrazione comunale, il sindaco Virgilio Pacifico, il direttore del museo Archeologico Luigi Crimaco e Marianna Musella, responsabile del Laboratorio di Restauro, unitamente a Carmine Collina, Gustavo Riccio, Francesca Sogliani e a tutto il personale scientifico del Museo, con grande e sincero dispiacere, e nella speranza che dall’esperienza del dolore possa generarsi un insegnamento positivo vogliono ricordare e ringraziare il professor Marcello Piperno per la sua opera e per la sua amicizia”.

dario-palermo-nel-convegno-in-memoria-di-sebastiano-tusa

L’archeologo Dario Palermo durante il suo intervento al convegno internazionale di studi “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale. Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)” tenutosi a Palermo ai primi di novembre 2021

Sabato 26 febbraio 2022, all’età di 71 anni, si è spento il professore Dario Palermo, ordinario di Archeologia Classica (già di Antichità Egee) dell’ateneo catanese. Durante la sua brillante carriera accademica ha ricoperto molti incarichi di prestigio, tra tutti direttore di Dipartimento, senatore accademico e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dal 2017 al 2020. Profondo conoscitore delle antichità egee e della civiltà cretese, era stato allievo del noto archeologo prof. Vincenzo La Rosa, di cui ha seguito le tracce nell’isola di Creta, dove ha scavato nel sito di Priniàs a partire dal 1974 e condotto la missione Archeologica Italiana sin dal 2006. In Sicilia le sue maggiori scoperte sono legate al mondo egeo e pre-greco in Occidente, nella montagna di Polizzello (CL), a Sant’Angelo Muxaro (AG), a Torricella di Ramacca (CT). Ha effettuato scavi inoltre nelle colonie greche di Leontinoi (SR) e Casmene (SR), e a Caltabellotta in Sicilia (AG). Nato a Meina (No) il 15 ottobre 1950. Laureato in Lettere classiche all’università di Catania, ha conseguito il diploma della Scuola di Perfezionamento in Archeologia classica della stessa università.

dario-palermo_scavi-egeo-cretesi

L’archeologo Dario Palermo, esperto di archeologia siciliana ed egeo-cretese

Sit tibi terra levis” scrive la Scuola archeologica italiana di Atene in memoria di Dario Palermo, di cui è stato direttore della Missione Archeologica Italiana a Priniàs (Creta) dal 2006 al 2020. E l’archeologo Massimo Cultraro, dirigente di ricerca al Consiglio nazionale delle Ricerche e docente di Preistoria e Archeologia egea all’università di Palermo, formatosi alla Scuola archeologica italiana di Atene: “L’archeologia siciliana ed egeo-cretese perde Dario Palermo, un vero galantuomo di altri tempi, un docente di eccezionali doti comunicative, raffinato esploratore del passato, uomo mite che si è sempre distinto tra i rumorosi clamori di una disciplina spesso troppo urlata. Io perdo più semplicemente un amico, kalo taxidi file mou”. Un ricordo infine anche dalla Scuola di specializzazione in beni archeologici dell’università di Catania, di cui il prof. Palermo diresse la Scuola dal 2017 al 2020: “Il Direttore e il Consiglio scientifico della Scuola di Specializzazione in beni archeologici si stringono attorno alla famiglia per la scomparsa prematura del prof. Dario Palermo, archeologo raffinato e serio, profondo conoscitore della storia e dell’archeologia delle due isole in cui lavorò tanto, Sicilia e Creta”.

Ministero della Cultura: nominati nuovi direttori di musei autonomi. Tiziana D’Angelo al parco archeologico di Paestum, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi al parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli al parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Tiziana D’Angelo è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia (foto nottingham.ac.uk)

Tiziana D’Angelo, 38 anni, milanese, è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia. Archeologa di formazione internazionale (Phd Harvard), esperta di arte e archeologia della Magna Grecia, insegna all’università di Nottingham (GB), ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica all’università di Harvard nel 2013. “Dopo diciassette anni di studio ed esperienze professionali come archeologa all’estero, l’opportunità di lavorare con i Beni Culturali in Italia e di farlo in un sito come Paestum, a cui sono fortemente legata a livello scientifico, è un’occasione straordinaria”, dichiara la nuova direttrice. “Sono arrivata a Paestum da dottoranda, per studiare le splendide lastre funerarie dipinte esposte nel Museo o conservate nei depositi. Gli anni successivi ho avuto la fortuna di collaborare con il Parco di Paestum e Velia a diversi progetti, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel. Sotto la sua guida il Parco è cresciuto moltissimo e ho intenzione di proseguire questo percorso virtuoso, restituendo a Paestum e Velia, e alla realtà dei Beni Culturali in generale, almeno una parte di quello che mi hanno dato in tutti questi anni”. Il Parco Archeologico di Paestum e Velia, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, ha competenza territoriale sul museo e sull’area archeologica di Paestum, sul Museo narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, sull’area dell’ex stabilimento della Cirio, sulle mura di cinta e su altre aree archeologiche di competenza. Il Parco ha il compito di arricchire, conservare e valorizzare le collezioni e i monumenti archeologici e storico-artistici al fine di contribuire alla salvaguardia, alla ricerca e alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale.

Tiziana D’Angelo riceve prestigiosi premi e borse di studio che le consentono di trascorrere un anno di ricerca a Roma, come Mary Isabel Sibley Fellow in Greek Studies della Phi Beta Kappa Society di Washington (2011-12), e un anno a Los Angeles come Predoctoral Fellow al Getty Research Institute (2012-13). Appena conseguito il dottorato, è prima a Berlino, come borsista di ricerca dell’Archaeological Institute of America e del Deutsches Archäologisches Institut (2013), e poi a New York, dove lavora nel Dipartimento di Arte Greca e Romana del Metropolitan Museum of Art in qualità di Jane and Morgan Whitney Postdoctoral Fellow (2013-14). Nel 2014 risulta vincitrice di una Lectureship in Classical Art and Archaeology a tempo determinato presso la University of Cambridge (2014-18) e durante questi anni è anche Fellow, Director of Studies in Classics e Tutor a St Edmund’s College, Cambridge. Da settembre 2018 è Assistant Professor in Ancient Greek and Roman Art presso la University of Nottingham, Department of Classics and Archaeology. La dottoressa D’Angelo ha partecipato a campagne di scavo in Italia e Turchia, ha collaborato a progetti di mostre allestite in musei italiani e stranieri e alla realizzazione di alcuni documentari.

Tiziana D’Angelo fa parte dei sei nuovi direttori di musei autonomi nominati al termine del concorso internazionale come annunciato dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Con lei Ilaria Ester Bonacossa per il nuovo museo dell’Arte Digitale a Milano, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi per il parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli per il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Axel Hemery alla Pinacoteca di Siena. La commissione, che ha valutato 156 candidati, era presieduta da Stefano Baia Curioni, professore associato di storia economica presso la Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano e esperto di economia della cultura, e composta da Nadia Barrella, professoressa ordinaria di museologia presso l’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Valérie Huet, professoressa di storia antica presso l’Università della Bretagna Occidentale e Centro “Jean Bérard”; José María Luzón Nogué, Real Academia de Belòlas Artes de San Fernando, già direttore del Museo del Prado; Antonia Pasqua Recchia, già segretario generale del ministero della Cultura. “L’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori ha permesso di compiere importanti passi avanti nella modernizzazione del sistema museale e nel rafforzamento della tutela e della produzione scientifica”, commenta Franceschini. “Ringrazio la commissione per l’accurato lavoro svolto in questi mesi che ha portato alla nomina da parte del direttore generale musei, Massimo Osanna, di sei nuovi direttori, cinque italiani e uno francese”.

Andrea Viliani, 48 anni, di Casale Monferrato, è il nuovo direttore del Museo delle civiltà di Roma. Storico dell’arte, è responsabile e curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli. Ha precedentemente ricoperto l’incarico di direttore generale e artistico della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/MADRE di Napoli (2013-2019) presso cui ha curato e organizzato importanti mostre internazionali; dal 2009 al 2012 Viliani è stato direttore della fondazione Galleria Civica-Centro di ricerca sulla contemporaneità di Trento. Il museo delle Civiltà raccoglie le collezioni dei seguenti musei: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”; museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”; museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”; museo d’arte orientale ‘Giuseppe Tucci’; museo italo africano ‘Ilaria Alpi’ (ex Museo Coloniale). La nascita del museo delle Civiltà si inserisce nella visione di grandi musei internazionali incentrati sull’uomo e le sue culture, per la valorizzazione di patrimoni e testimonianze delle diverse identità e memorie.

Enrico Rinaldi, 53 anni, è il nuovo direttore del parco archeologico di Sepino. Archeologo specializzato in restauro dei monumenti, ha diretto a lungo progetti di manutenzione programmata a Ostia e Pompei. Professore a contratto alla Scuola Superiore Meridionale dell’università di Napoli “Federico II”, lavora attualmente alla direzione generale Musei. Il parco archeologico di Sepino, istituito solo nel 2021, comprenderà l’omonima area archeologica, con i resti dell’antica città romana sorta nella valle del Tammaro, e il museo della città e del territorio, siti che complessivamente nel 2019 hanno visto oltre 27mila visitatori. 

Vincenzo Bellelli, 53 anni, di Potenza, è il nuovo direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Archeologo di fama internazionale, dirigente di ricerca al CNR in servizio all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, è responsabile scientifico degli scavi archeologici nell’area urbana di Cerveteri. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia, la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità; il museo Archeologico nazionale di Tarquinia, che ha sede nell’antico Palazzo Vitelleschi; la necropoli di Monterozzi. Tali siti complessivamente hanno registrato oltre 153.000 visitatori nel 2019.

Napoli. All’università Federico II presentazione del libro “Quartiere della Cultura. MANN, UNINA e Invitalia per la rigenerazione urbana” che raccoglie le esperienze del partenariato pubblico tra il Mann, la Federico II e Invitalia

Nuovo incontro per raccontare il Quartiere della Cultura: lunedì 24 gennaio 2022, alle 11, nell’aula Guarino dell’università di Napoli “Federico II”, in corso Umberto I 40, presentazione del volume “Quartiere della Cultura. MANN, UNINA e Invitalia per la rigenerazione urbana” (Editoriale Scientifica). La giornata, aperta con i saluti di Matteo Lorito, rettore dell’università Federico II; Sandro Staiano, direttore del dipartimento di Giurisprudenza; e Andrea Mazzucchi, direttore del dipartimento di Studi umanistici, vedrà gli interventi di Antonio Pescape, delegato alla Innovazione e terza missione; Mita Marra, docente di Politiche economiche; Angelo Abignente, docente di Filosofia del diritto e commissione terza missione – Dipartimento di Giurisprudenza. Saranno presenti gli autori Paolo Giulierini, Daniela Savy, Francesco Bifulco e Vittorio Fresa.

Copertina del libro “Quartiere della Cultura. MANN, UNINA e Invitalia per la rigenerazione urbana” (Editoriale Scientifica)

L’iniziativa rientra nelle attività messe in campo a seguito dell’accordo di partenariato pubblico tra il Mann, la Federico II e Invitalia, per mettere in rete Arte, Accademia ed Imprenditoria per creare nuovi progetti di sviluppo interessate a valorizzare il territorio partenopeo. Il progetto, presentato a settembre 2020, è raccontato nel volume sul Quartiere della Cultura, pubblicato dall’Editoriale Scientifica (si scarica al seguente link: https://www.editorialescientifica.com/shop/autori/savy-d/quartiere-della-cultura-detail.html): premesse scientifiche, metodologia, casi studio, percorsi di selezione delle imprese culturali e creative sono analizzati nella pagine del rapporto. Circa 1.2 milioni di euro sono stati gli investimenti attivati a seguito di 100 contatti. Dieci le imprese finanziate grazie allo sportello costituito dal museo Archeologico nazionale di Napoli, dall’Ateneo Federiciano e da Invitalia: e non ci si ferma qui, perché in prospettiva saranno create nuove partnership. Una pratica virtuosa che ha, come effetto indiretto, il rilancio dell’economia del territorio, fra tipicità ed eccellenze. “I Musei non possono pensare di aver estrinsecato la propria missione, esclusivamente ampliando le collezioni visitabili”, ha commentato il direttore del Mann, Paolo Giulierini: “a questo fondamentale ruolo si deve accoppiare la capacità di dialogare con il territorio, restituendo qualcosa ai cittadini. E’ un dovere cui non possiamo sottrarci”.

Schermata app ExtraMann del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Daniela Savy, docente all’Ateneo federiciano e referente del progetto Obvia- Out of boundaries viral art dissemination, ha ripercorso le attività portate avanti sin dall’inizio della direzione Giulierini: “Il Museo si è aperto alla città: non è solo importante raccontare l’aumento dei visitatori, ma anche focalizzare le energie creative che sono il sostrato di questo percorso. La rete Extramann, le azioni di promozione congiunta con i teatri e con le accademie, il premiato lavoro nell’Aeroporto di Napoli sono solo alcuni tasselli di un viaggio che nasce dall’ascolto della città”. Francesco Bifulco, che insegna alla Federico II e firma con Paolo Giulierini, Daniela Savy e Vittorio Fresa il volume sul quartiere della cultura, ripercorre i tasselli della nursery di ascolto e selezione delle imprese creative: 500 ore di interlocuzione, 12 focus one to one per 600 idee proposte, 12 progetti in progress e 4 iniziative definite. Numeri cui risponde il sostegno finanziario, come ha commentato Vittorio Fresa (Invitalia): “Siamo portati a concentrarci sulle risorse economiche. L’importante è trovare e valorizzare le idee buone, che provengono da giovani e giovanissimi, così come da chi ha maturato esperienze nel settore”.

Schermata app ExtraMann per interazione utenti (foto mann)

Un taglio intergenerazionale che anima anche la app Extramann, presentata da Ilaria Vitellio: i 33 siti culturali cittadini, nella rete attivata dal Museo,  saranno interconnessi grazie al programma scaricabile da sistemi Android e Apple. Le attrazioni culturali saranno raggiungibili in modo rapido e intuitivo, grazie ad uno schema in cui l’utente diviene centrale. I mappers, infatti, potranno restituire un feedback sulla propria visita, caricando foto, video e condividendo racconti in un’architettura sempre rispettosa della privacy dei partecipanti.

A Pompei applicate nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici: iniziati alla Casa di Arianna i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

La Casa di Arianna a Pompei interessata dalle nuove tecnologie per il monitoraggio dello stato di conservazione dei manufatti archeologici. Sono iniziate da alcuni giorni le prime attività di rilievo con laser scanner della domus di Arianna, i cui dati confluiranno in una piattaforma HBIM, che per la prima volta sarà applicata al contesto archeologico pompeiano. HBIM è acronimo di Heritage Building Information Modeling, una tecnologia  che consente di acquisire informazioni per la gestione digitale integrata dei processi di conservazione, programmazione e manutenzione del sito, nell’ottica di una sempre maggiore sostenibilità economica e ambientale nella gestione del patrimonio archeologico. Il parco archeologico di Pompei, ancora una volta, si dimostra dunque campo privilegiato di applicazione delle nuove tecnologie di rappresentazione e monitoraggio delle strutture archeologiche. Avere a disposizione un modello digitale BIM implementabile di una domus o edificio archeologico permette di disporre di un database interoperabile  da interrogare (con l’ausilio di strumenti informatici dedicati al facility management) per pianificare in modo strategico le operazioni di manutenzione e gestire in maniera ottimale: il monitoraggio del degrado, anche strutturale, dell’edificio, attraverso un confronto informatizzato tra un dato inserito nel modello digitale e lo stesso dato rilevato in tempo reale tramite sensori; la pianificazione degli interventi di restauro; la catalogazione delle informazioni legate all’opera, che vengono in questo modo preservate tramite un archivio digitale in cloud; la simulazione degli effetti di eventi catastrofici (ad es. i terremoti).

Il gruppo di lavoro impegnato nei rilievi con laser scanner della domus di Arianna a Pompei (foto parco archeologico di pompei)

Il progetto è realizzato dal parco archeologico di Pompei assieme all’università Federico II di Napoli, che dal 2010 ha seguito per il sito di Pompei i progetti di miglioramento dell’accessibilità “Pompei accessibile”, “Accordo Deloitte” e “Enhancing Pompeii”, dal Politecnico di Milano che conduce da anni ricerche sul superamento dei modelli tradizionali di archiviazione dei dati e sulla costruzione di piattaforme interoperabili per i beni culturali e dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, con una consolidata esperienza di ricerca sull’impiego delle tecnologie ICT per la conoscenza, conservazione e fruizione del patrimonio culturale. Il gruppo di ricerca  è composto per l’università di Napoli Federico II: Renata Picone (Coordinamento), Mario R. Losasso, Luigi Veronese, Enza Tersigni, Eduardo Bassolino, Mariarosaria Villani; il Politecnico di Milano: Stefano Della Torre, Luisa Ferro, Daniela Oreni; per il Cnr: Costanza Miliani, Elena Gigliarelli, Filippo Calcerano, Cristiano Riminesi; per il Parco archeologico di Pompei: Gabriel Zuchtriegel direttore generale, Alberto Bruni, Arianna Spinosa, Vincenzo Calvanese, Raffaele Martinelli; per Acca software: Antonio Cianciulli, Enrico Ciampi.

Alla Casa di Arianna a Pompei iniziati i rilievi con laser scanner per la modellazione tridimensionale in BIM (foto parco archeologico di pompei)

L’obiettivo del gruppo di ricerca, che vanta un approfondito know-how sui temi del restauro, miglioramento della fruizione del Parco archeologico pompeiano e delle tecnologie abilitanti per i patrimoni culturali, è di portare a compimento l’idea progettuale di un prototipo di piattaforma digitale HBIM calata su un’insula del Parco archeologico pompeiano in 6 mesi, per definire in una seconda fase la sperimentazione del risultato prototipale e la relativa dimostrazione di funzionalità. L’attività prevede il coinvolgimento di docenti e giovani ricercatori da impiegare nell’attività sul campo e si avvarrà della consulenza del Distretto tecnologico Stress, per la realizzazione di rilievi e indagini diagnostiche non invasive, e per l’elaborazione della piattaforma digitale, della società Acca Software, sviluppatrice dei programmi Edificius e usBIM, grazie ai quali i componenti della ricerca hanno già sperimentato soluzioni per l’implementazione dei programmi finalizzati alla lettura, all’archiviazione dati e all’interpretazione del patrimonio culturale.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale è iniziato l’allestimento della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN” che apre il 6 dicembre

Al museo Archeologico nazionale di Napoli è iniziato l’allestimento della mostra “Divina Archeologia” (foto mann)
napoli_mann_mostra-divina-archeologia_iniziato-allestimento_selfie-col-direttore_foto-mann

Selfie dello staff del Mann con il direttore Giulierini nella mostra “Divina Archeologia” (foto mann)

Al museo Archeologico nazionale di Napoli è iniziato l’allestimento della mostra “Divina Archeologia. Mitologia e storia della Commedia di Dante nelle collezioni del MANN” dal 6 dicembre 2021 al 2 maggio 2022. Nelle sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli, archeologi ed esperti sono a lavoro per allestire l’esposizione: righelli, squadre e matite sono in ordine sui ripiani, per accompagnare una paziente attività di precisione. Progettata per celebrare Dante700, la mostra apre lunedì 6 dicembre 2021. Il percorso, curato da Valentina Cosentino (archeologa/ Segreteria scientifica del Mann), creerà un’ideale connessione tra iconografia classica, cultura medioevale e sensibilità contemporanea.

napoli_mann_mostra-divina-archeologia_allestimento-1_foto-mann

L’allestimento della mostra “Divina Archeologia” nelle Sale degli Affreschi al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

In allestimento, vi saranno 56 reperti, di cui molti provenienti dai depositi del Mann; accanto al percorso di visita in sala, il Museo ha proposto sul web il ciclo Divina Archeologia podcast per far conoscere, con i nuovi linguaggi della comunicazione, i protagonisti del racconto dantesco. Divina Archeologia è realizzata con il contributo della Regione Campania e si avvale della collaborazione scientifica e organizzativa del prof. Gennaro Ferrante e delle dott.sse Fara Autiero e Serena Picarelli (Illuminated Dante Project, università di Napoli “Federico II”). 

Napoli. Al museo Archeologico nazionale gli studenti di Archeologia classica tornano a incontrarsi al museo e confrontarsi con i capolavori conservati, come dall’epoca di Fiorelli: al via il ciclo di seminari “Il Museo come libro da sfogliare”, nuova proposta didattica

Antinoo Farnese, tra le sculture della collezione Farnese conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

napoli_mann_seminari_museo-libro-da-sfogliare_locandina“Seminari al Mann: la ripresa di una tradizione”: con questo intervento Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, mercoledì 24 novembre 2021, alle 9, introdurrà  il ciclo di incontri “Il Museo come libro da sfogliare”, nuova proposta didattica promossa nell’ambito del corso di laurea triennale in Archeologia, Storia delle Arti e Scienze del Patrimonio culturale dell’università di Napoli “Federico II”. Gli eventi, a cura di Bianca Ferrara, sono realizzati in collaborazione con i Servizi Educativi e Ricerca del Mann. Gli appuntamenti didattici rappresentano un’occasione di confronto per allievi di tutte le accademie napoletane, dall’ateneo federiciano all’Orientale e al Suor Orsola: si ripropone, dunque, una tradizione che, dall’epoca di Fiorelli, portava gli studenti di archeologia classica ad incontrarsi al Museo per mettere alla prova, sul campo, le conoscenze acquisite dai libri. 

I depositi delle Cavaiole al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto luigi spina)
napoli_mann_affresco-Danzatrici_foto-mann

Affresco con danzatrici conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Tanti gli argomenti che saranno affrontati durante le lezioni: Andrea Mazzucchi descriverà gli itinerari di ricerca proposti dal dipartimento di Studi umanistici nell’ambito prettamente archeologico (mercoledì 24 novembre 2021, alle 10); a seguire, Luigi Cicala approfondirà le caratteristiche della scelta del corso di laurea (alle 10.30), mentre Bianca Ferrara analizzerà alcuni capolavori tra le sculture del Mann. Appuntamento anche mercoledì 1° dicembre 2021: dalle 9 , in programma la lezione di Giovanna Greco sulla colonizzazione greca letta attraverso i reperti del Museo, il dibattito su archeologia e storia condotto da Mauro de Nardis e il focus di Marialucia Giacco sui depositi museali. Venerdì 10 dicembre 2021, sempre dalle 9, viaggio tra affreschi e mosaici del Mann, a cura di Bianca Ferrara, per poi approfondire, con Laura Forte, il lavoro di scavo nei depositi come premessa all’allestimento di mostre. In mattinata, previsto anche l’intervento di Valerio Petrarca su etnografia e archeologia.

Ad Amburgo il simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto” (in presenza e su Zoom) con interventi degli archeologi del parco archeologico del Colosseo, della Sovrintendenza Capitolina, dei Musei Vaticani e della Federico II di Napoli: focus sulla “rivoluzione per immagini” scaturita dall’ascesa di Augusto, primo imperatore di Roma cui è dedicata una grande mostra nel 2022

Testa di Augusto con corona cittadina nel tipo Prima Porta, replica claudia (intorno al 40 d.C.) di un modello intorno al 27 a.C., marmo,, conservata alla Gliptoteca di Monaco (foto gliptoteca monaco)

Il parco archeologico del Colosseo partecipa al Simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto” del 17-18 novembre 2021 al Bucerius Kunst Forum di Amburgo, incentrato sulla “rivoluzione per immagini” scaturita dall’ascesa di Augusto, primo imperatore di Roma (27 a.C. – 14 d.C.). Il convegno precede la grande mostra dedicata al princeps in programma nel 2022 e alla quale il PArCo partecipa con importanti prestiti. Saranno presentati gli esiti delle ricerche condotte sulla statua di ‘Apollo Palatino’ e sull’Arco di Augusto nel Foro Romano, con gli interventi di Alfonsina Russo e Federica Rinaldi. Al Simposio “Die neuen Bilder des Augustus” parteciperà anche il direttore dei musei Archeologici e Storico-artistici della Sovrintendenza Capitolina, Claudio Parisi Presicce, con un intervento sul rinvenimento in via Alessandrina di un nuovo ritratto di Augusto. Il convegno si terrà in tedesco e italiano con traduzione simultanea nell’altra lingua. La partecipazione al convegno è possibile anche gratuitamente in forma digitale. A questo scopo, il Bucerius Kunst Forum utilizza il software Zoom. Collegamento zoom: https://buceriuskunstforum-de.zoom.us/join. ID riunione: 812 9618 2382 / Codice ID: 023470. Registrazione su symposium@buceriuskunstforum.de

Veduta aerea del Foro di Augusto a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

Simposio “Die Neuden Bilden des Augustus / Le nuove immagini di Augusto”, Amburgo. Augusto segna una svolta nella storia romana. Come primo imperatore (dal 27 a.C. al 14 d.C.), non solo possiede un immenso potere, ma fa anche uso di nuove strategie di comunicazione. La mostra e il simposio preparatorio discutono le immagini e i monumenti di questo tempo. Da un lato, questi sono in una tradizione repubblicana, d’altra parte, sono adattati al nuovo bisogno di dichiarazioni, specialmente nel contesto politico-pubblico. Statue d’onore, rilievi di stato e monete con l’immagine dell’imperatore sono presenti nell’impero in una densità precedentemente inimmaginabile. Le opere pubbliche spesso riconducono a motivi tradizionali, la cui forza risiede nella loro apertura. I viticci bucolici, ad esempio, possono essere intesi come un riferimento all’età dell’oro, ma anche più in generale come espressione di felicità.

roma_foro-di-augusto_ricostruzione-aula-di-culto-cn-genio-di-augusto_foto-sovrintendenza-capitolina

La ricostruzione dell’aula di culto con la statua del Genio di Augusto nel Foro a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

Con Augusto inizia a Roma un’immensa attività edilizia. La capitale riceve un nuovo paesaggio urbano, i nuovi edifici diventano il vettore di una varietà di immagini. Statue arcaiche creano un’atmosfera sacra nel Santuario di Apollo sul Palatino, mentre viene sviluppata una nuova iconografia per il culto dei Lari, che si combina con il culto del genio dell’imperatore. Il nuovo desiderio per l’immagine all’inizio dell’era imperiale è particolarmente evidente nella sfera privata. Oltre ai dipinti del terzo stile, questo vale per le sculture, i treppiedi in marmo e i candelabri che popolavano i giardini dei ricchi. Le stoviglie sono state scoperte anche come porta immagini. I temi ruotano attorno al mondo di Bacco e Venere e sono ben lontani dalla cultura pittorica pubblico-politica.

La testa di Augusto proveniente dagli scavi di via Alessandrina a Roma (foto sovrintendenza capitolina)

Programma mercoledì 17 novembre 2021. Alle 17, benvenuto del prof. Andreas Hoffmann, amministratore Delegato del Bucerius Kunst Forum e curatore della mostra. Alle 17.15, “Le nuove immagini di Augusto. A proposito del concetto della mostra” con Annette Haug, professore di Archeologia classica all’Istituto di Antichità Classica dell’università di Kiel e curatore della mostra. Sezione I+II: Comunicazione e interazione tra imperatore e popolo. 17.45, “Da Ottaviano ad Augusto. L’immagine dell’imperatore. Media e Semantica” con Dietrich Boschung, professore di Archeologia classica all’Istituto Archeologico dell’università di Colonia; 18.30, “Un nuovo colossale ritratto di Augusto dalla Via Alessandrina a Roma e le sue implicazioni per la comprensione del ritratto di Augusto” con Claudio Parisi Presicce, direttore dei musei Archeologici e di Storia dell’Arte del Comune di Roma e direttore esecutivo della soprintendenza Archeologica del Comune di Roma; 19.15, ricevimento.

Resti dell’Arco di Augusto nel Foro Romano (foto PArCo)

Programma giovedì 18 novembre 2021. Alle 9, “Sull’iconografia delle nuove immagini dell’imperatore. Tipi di statue, attributi e loro significato” con Giandomenico Spinola, responsabile delle collezioni archeologiche dei Musei Vaticani, Città del Vaticano; 9.45, “Immagini mobili per le persone. L’inizio del principato nella monetazione” con Bernhard Weisser, direttore del Gabinetto delle Monete della Staatliche Museen zu Berlin; 10.30, pausa caffè; 11, “Livia Drusilla, la moglie del primo imperatore romano e la nuova immagine della donna nella gens Augusta” con Claudia Valeri, curatrice della collezione di antichità greca e romana, Musei Vaticani, Città del Vaticano. Sezione III: La nuova immagine della città in augustea. Alle 11.45, “La nuova immagine della città di Roma in epoca augustea” con Johannes Lipps, professore di Archeologia classica all’Istituto di Studi Classici dell’università Johannes Gutenberg di Magonza, attualmente Fellow al Gutenberg Research College, Magonza; 12.30, pausa pranzo; 13.30, “L’Arco di Augusto sul Foro Romano. Dalla disiecta membra alla ricostruzione” con Federica Rinaldi, direttore del parco archeologico del Colosseo, Roma; 14.15, “La nuova immagine della città in Campania. Accoglienza del programma di immagini del Forum Augustum di Cuma e Puteoli” con Carmela Capaldi, docente di Archeologia classica, università “Federico II” di Napoli; 15, pausa caffè. Sezione IV: Nuove immagini – vecchie immagini. Immagini in Culto e Culto Imperiale. Alle 15.30, “Pictures for Cult and Imperial Cult in Augustan Times” con Patric-Alexander Kreuz, professore di Archeologia classica / Archeologia Urbana all’Istituto di Antichità Classica dell’università di Kiel; 16.15, “Immagini per il culto. Una nuova ricostruzione della statua di Apollo Palatino” con Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo e del museo sul Palatino, Roma; 17, pausa caffè. Sezione V: Vivere al tempo di Augusto. Alle 17.30, “Immagini in casa tra tradizione e innovazione nella tarda repubblica e nel primo periodo imperiale” con Annette Haug, professore di Archeologia classica all’Istituto di Antichità classica dell’università di Kiel e curatore della mostra; 18.15, ricevimento.