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Verona. In soprintendenza la giornata di studi “La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare” promossa dall’università di Verona sui risultati preliminari degli scavi archeologici diretti da Gianni De Zuccato che per “archeologiavocidalpassato.com” presenta e anticipa i temi del convegno, descrivendo anche la villa dallo scavo alla musealizzazione

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Veduta generale dell’area archeologica della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (foto graziano tavan)

negrar_villa-dei-mosaici_nuovo-logo“La Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: una ricerca interdisciplinare”: è il titolo della giornata di studi promossi dall’università di Verona che si tiene lunedì 16 dicembre 2024, in sala Gazzola nella sede della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, in piazza San Fermo 3° a Verona, dedicata ai risultati preliminari degli scavi archeologici della Villa dei mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). La partecipazione è aperta a tutti gli interessati A seguire un brindisi con vino della Valpolicella, offerto dalle aziende agricole Benedetti “La Villa” e Franchini di Negrar. È Gianni De Zuccato, direttore dello scavo archeologico, come funzionario archeologo della Sabap di Verona, a presentare e anticipare ai lettori di archeologiavocidalpassato.com i temi del convegno. E con l’occasione ne approfitta per ripercorrere lo sviluppo della ricerca archeologica, dallo scavo alla presentazione dei risultati alla comunità, non solo scientifica, e per descrivere la villa come risulta dagli scavi nella sua articolazione tra la zona residenziale e l’area produttiva, nell’arco della “vita” della struttura tardo-antica.

“Il 16 dicembre 2024 – esordisce De Zuccato – ci sarà questa giornata di studio ospitata dalla soprintendenza di Verona, in piazza San Fermo, e organizzata dall’università di Verona – dipartimento Culture e Civiltà, per un aggiornamento delle ricerche sulla villa romana tardo-antica di Negrar di Valpolicella. L’idea di fare una giornata è nata perché abbiamo sentito l’esigenza di informare la popolazione in generale, ma anche tutti coloro che avevano seguito le varie vicende, lo scavo, o avevano fatto una visita a Negrar, e comunque gli studiosi interessati per informarli sullo stato di avanzamento delle ricerche. Non è una giornata conclusiva delle ricerche, delle indagini sulla villa di Negrar, perché i lavori – soprattutto la parte dello studio – è tuttora in corso. Abbiamo però sentito il bisogno di mettere al corrente di quello che stiamo facendo. Ci sono parecchi gruppi di lavoro che fanno capo a specialisti delle diverse materie, e abbiamo sentito l’esigenza di informare le persone. Perché è facile pensare, per chi non è addetto ai lavori, che concluso lo scavo tutto sia finito, e l’unica cosa che rimane da fare sia quella di creare un’area archeologica. Non è così. Per far parlare i resti che sono stati trovati è importante lo studio, l’analisi di quello che si è rinvenuto. E al di là degli studi ormai classici che riguardano gli scavi archeologici – quindi lo studio dei materiali nelle varie classi di ceramica, metalli, pietra, ecc. -, al giorno d’oggi si fanno ormai di routine delle indagini che fino a pochi anni fa non erano possibili per i costi e che adesso per fortuna sono stati molto ridotti: mi riferisco non solo alla datazione attraverso il Radio Carbonio 14, ma anche ad altri tipi di analisi, come gli isotopi, che permettono di determinare o almeno di chiarire altri aspetti come la paleo-dieta (in riferimento alle sepolture a inumazione) ma anche la provenienza degli individui che sono stati sepolti nell’area. E poi tutto quello che riguarda la paleobotanica, con l’individuazione di quelli che gli archeologi chiamano i macro resti, cioè semi, resti vegetali in generale: quindi determinazione di questi, ma anche oltre. Ad esempio l’università di Verona, con la professoressa Diana Bellin, sta conducendo delle indagini per tentare di ricomporre il DNA dei vinaccioli rinvenuti in uno degli scarichi della villa per vedere se quei vinaccioli siano riconducibili a vigneti, a tipi di vigne dell’epoca ma che siano le progenitrici anche delle vigne oggi presenti in Valpolicella. Rimane poi sullo sfondo, ma è naturalmente molto importante, la ricerca sulla presenza della lavorazione delle uve e quindi la produzione del vino perché naturalmente siamo in Valpolicella, e quindi la ricerca è stata anche indirizzata in questo senso e ha avuto dei buoni risultati, che non anticipo”.

“Le ricerche a Negrar – ricorda De Zuccato – sono ricominciate intorno al 2016 con ricognizioni sul campo, ma le prime trincee esplorative sono state fatte nel 2019, e lo scavo stratigrafico è cominciato nel 2020 dopo che avevamo individuato con le trincee sia i resti scavati nel 1922 da Tina Campanile ma anche dei resti nuovi che nessuno aveva mai trovato (vedi Negrar di Valpolicella (Verona). A meno di un anno dalla ri-scoperta della Villa dei Mosaici, una villa rustica a carattere residenziale e produttivo di media età imperiale (III sec. d.C.), Comune Soprintendenza e Aziende vitivinicole siglano un patto per lo scavo, la musealizzazione e la valorizzazione del sito immerso tra i vigneti: archeologia e vino, due eccellenze in sinergia. Il ministro Franceschini: “Modello di rapporto pubblico-privato da esportare” | archeologiavocidalpassato).

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Archeologi e operatori riportano alla luce di mosaici pavimentali della villa rustica romana di Negrar di Valpolicella, poi chiamata Villa dei Mosaici (foto comune di negrar)

Purtroppo c’è stato il Covid, che ci ha ostacolato gli scavi – come ha ostacolato un po’ tutto – per cui abbiamo dovuto sospendere per un po’ di tempo. Era tutto molto difficile. Però in un paio di anni siamo riusciti a portare quasi a termine questa impresa, cioè lo scavo diciamo di tutta l’area. In realtà che non sia tutta l’area qualche dubbio ce l’abbiamo. Ma comunque è quasi tutta l’area della villa. A differenza di altre ville tardo-antiche famose, senza andare lontanissimo penso a Desenzano però si potrebbe arrivare anche a Piazza Armerina alla Villa del Casale, che sono organizzate più a padiglioni, la villa di Negrar si presenta come un corpo unico, una specie di monoblocco con qualche estensione, tipo l’area delle terme.

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I resti della fontana al centro del cortile-giardino della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

È tutto un blocco che ruota attorno al peristilio, cioè a un cortile-giardino centrale circondato da un colonnato che aveva una fontana al centro. Sicuramente era molto bello, avrà avuto piante e fiori. Questa parte l’abbiano scavata quasi tutta. Abbiamo individuato dei resti che vanno oltre i limiti dello scavo attuale sia a Nord sotto la strada asfaltata, sia a Est verso la valle dove abbiamo individuato i limiti di un muro che forse circondava un’area aperta o semiaperta che però non abbiamo potuto scavare perché è fuori dalla proprietà disponibile per gli scavi. E anche verso Sud ci sono dei muri che proseguono sotto al vigneto. Insomma, non posso dire che l’abbiano scavata tutta!

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Dettaglio del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar con i mosaici policromi e una base di colonna del porticato (foto graziano tavan)

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Pianta schematica della Villa dei Mosaici di Negrar a cura della Sabap di Verona, con evidenziate le aree mosaicate (residenziali) e quelle lastricate (produttive) (foto graziano tavan)

“Comunque – continua De Zuccato – quello che oggi si può vedere se uno va a visitare il sito, anche in condizioni ancora di cantiere, perché i resti sono stati coperti e protetti con delle coperture che mi auguro siano provvisorie benché siano state efficaci in questi anni in cui i resti sono stati portati alla luce, sono dei ruderi, certamente. La prima cosa che secondo me balza agli occhi è la quantità di resti di mosaici presenti e che ci hanno fatto dare alla villa il nome di villa dei mosaici, perché è un po’ ciò che la caratterizza. Intorno al cortile-giardino c’è un corridoio, un po’ l’antenato del chiostro delle chiede medievali, e su questo chiostro si affacciavano vari ambienti. La villa è suddivisa tra una parte residenziale verso Est, e una parte produttiva verso Ovest, separate da un muro. Probabilmente erano collegate anche tra di loro però sono anche nettamente separate.

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Villa dei Mosaici di Negrar: l’ambiente absidato dei cosiddetti “appartamenti” (foto comune di negrar)

“La parte che era stata scoperta 100 anni fa e che abbiamo riportato alla luce – sottolinea De Zuccato – è la parte di rappresentanza, la parte bella, quella dove il padrone della villa, il dominus, riceveva i suoi amici, e probabilmente li riceveva anche organizzando pranzi o cene. C’era una grande sala, la sala dei ricevimenti e dei banchetti. Ai due lati, due coppie di stanze, che noi identifichiamo come appartamenti, che probabilmente ospitavano anche la camera da letto dei padroni, dei proprietari. Una situazione analoga a questa doveva esistere anche sul lato settentrionale che purtroppo è stato pesantemente danneggiato nel 1974 dallo scavo per la costruzione di una casa. È stata purtroppo distrutta l’aula principale, l’aula absidata. Queste aule, infatti, avevano la caratteristica nell’età tardo-antica, cioè IV-V secolo, di avere un muro tondeggiante come appunto l’abside delle chiese soprattutto medievali. Quest’aula è stata distrutta completamente. Sono rimasti degli ambienti, che anche qui chiamiamo appartamenti, ai lati di quest’aula. Uno conserva quasi integro un mosaico. Un altro è un ambiente molto particolare. Non sappiamo esattamente cosa fosse, ma la particolarità di questo ambiente è che al centro ha una piccola vasca a sette lati, ettagonale. E dall’altro ci sono i resti di una delle due stanze, pavimentata a mosaico anche questa, mentre un’altra era già stata danneggiata in antico. Sulla sala con vasca ettagonale stiamo ancora approfondendo le indagini perché la presenza di questa strana forma del catino della vasca ci indurrebbe a pensare a un possibile battistero. Però il discorso è ancora in sospeso.

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Il quartiere termale della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Poi c’è il settore termale lì vicino, a Nord-Est – descrive De Zuccato -. Un settore ampio, articolato. C’è lo spogliatoio, un grande frigidarium; il calidarium; il tepidarium. C’è una piccola saletta, forse un laconicum una sudatio. C’è il prefurnio. C’è la vasca per i bagni in acqua fredda. Insomma è un settore molto affascinante. Sul lato Est ci sono delle altre stanze, mentre non ci sono stanze sul lato Ovest che confina col settore produttivo.

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La foto originale del 1922 rappresentante il mosaico della Sala A della villa romana di Negrar (foto archivio sabap-vr)

“Due parole sui mosaici che si possono vedere. A parte quelli che erano conosciuti attraverso le foto in bianco e nero della Campanile e attraverso i frammenti che erano stati strappati ancora nell’800 e portati al museo Archeologico al Teatro Romano, abbiamo trovato un altro pavimento a mosaico sul lato Est, un mosaico abbastanza semplice però ugualmente interessante. Il lato Est conserva anche una scalinata in pietra, perché la villa era disposta su terrazze per seguire un po’ il declivio naturale della collina.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Il mosaico più bello – spiega De Zuccato – è sicuramente quello che è conservato sul lato Ovest del peristilio e che presenta una serie di tondi che racchiudono delle figure, anche di persone: una figura femminile, un volto femminile, un volto maschile, un busto maschile; degli oggetti, vasi. Un canestro di frutta; degli animali, uccelli. Anche il telaio del disegno di questi tondi figurati è interessantissimo perché ha delle soluzioni che suggeriscono una profondità spaziale, una profondità di volume al mosaico. È una cosa particolarissima. Gli specialisti dicono che al momento è un unicum”.

“Per quello che riguarda invece la parte produttiva – continua De Zuccato -, l’altra caratteristica che ne fa anche qui un unicum, è la presenza di una grande struttura articolata in tre ambienti: al centro un ambiente scoperto e ai lati due ambienti coperti. Ma la caratteristica che ne fa appunto una cosa unica è la pavimentazione in lastre di pietra: dovrebbe trattarsi di un grandissimo magazzino, lungo una trentina di metri. Ci siamo chiesti che cosa potesse contenere questo magazzino, a cosa potesse servire, oltre alla raccolta delle normali produzioni, normali derrate, che venivano dalla proprietà, da quel fundus, dai terreni che stavano attorno alla villa. Abbiamo fatto anche qui una serie di analisi che hanno evidenziato quasi ovunque il contatto con mosto e con vino. A fianco di quest’area c’è una grande piattaforma che ospitava uno spazio con una vasca per la produzione del mosto calcatorium, insomma il mosto che veniva prodotto schiacciando l’uva coi piedi. Però abbiamo trovato anche due grossi contrappesi per il torchio meccanico, perciò anche questi dovevano essere presenti in sede. Poi abbiamo trovato un po’ dappertutto i resti di lastre che servivano a sorreggere le lastre laterali. Un po’ come le fontane che sono tuttora presenti in Valpolicella. Solo che in questo caso dovevano contenere mosto e vino. Quello che non abbiamo trovato, e che inizialmente credevamo di trovare, erano questi grandi contenitori per il mosto e per il vino che vediamo seminterrati nelle ville del Centro-Sud d’Italia, i cosiddetti dolia de fossa. Qui invece non ci sono. Ma non ci sono perché qui a Negrar, come in altre situazioni nel Nord Italia e anche nel resto dell’Europa, il mosto e il vino venivano già allora raccolti in botti di legno che si prestavano meglio anche per il trasporto, con i carri via strada, o con il trasporto fluviale. Un po’ come le botti che sono raffigurate sulla famosa stele di Tenazio Essimno, trovata qualche anno fa a Passau (antica Batavium, ndr) in Baviera (e oggi conservata all’Oberhaus Museum di Passau, ndr), che ricorda appunto questo personaggio nativo di Trento, il cui nome però lo dichiara originario della Valpolicella, un commerciante di vini. E lui nel suo monumento funerario si è fatto raffigurare appunto al fianco di una catasta di piccole botti, delle botticelle, con cui sicuramente trasportava il vino.

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Veduta d’insieme dell’area produttiva della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

“Altre situazioni particolari di quest’area produttiva, di cui si parlerà estesamente nella giornata del 16 dicembre, sono una serie di ambienti che forse facevano parte di una prima sistemazione della villa. Ci stiamo chiedendo se questa grande struttura, questo grande magazzino in lastre non sia stato realizzato quando una parte della villa viveva già. E quindi la suggestione è che questo magazzino potesse servire per la produzione certamente del vino ma magari anche per l’appassimento delle uve secondo la tradizione che è riconducibile a Cassiodoro e che potrebbe farne uno dei luoghi di produzione di quell’acinaticium (acinatico) nella sua lettera al re Teodorico. Ci stiamo lavorando – conclude De Zuccato – soprattutto per quello che riguarda la datazione, perché vorrebbe dire che questa produzione vitivinicola è durata parecchio nella villa, forse anche oltre il limite della vita della villa stessa come tale”.

“La vita della villa con i resti così come li vediamo oggi – spiega De Zuccato – forse termina poco dopo la fine dell’Impero romano. Pensiamo che la villa sia vissuta per tutto il V secolo, anche se non è proprio semplice stabilire dei confini cronologici tra un’epoca e l’altra. Però abbiamo trovato tracce notevoli di quella che noi abbiamo chiamato, in una delle sessioni del convegno, Dopo la villa, perché c’è una frequentazione chiara, diffusa anche dell’area della villa e di quelle che probabilmente erano le strutture sicuramente in parte ancora in piedi, ancora in discreto stato, e in parte forse integrate da strutture nuove fatte con materiali di demolizione, di recupero dei muri della villa. E poi andando avanti nel tempo, con il proseguire della decadenza di queste strutture e delle demolizioni, si arriva anche al VII, l’VIII secolo, forse anche al IX secolo. Quindi siamo in età contemporanea alla presenza di Teodorico, dei Goti, e poi dei Longobardi. Questo è sicuro per il fatto che sono presenti alcune sepolture fatte all’interno delle strutture della villa. Sepolture povere, soprattutto di bambini, che sono state datate tra il VII e l’VIII secolo. Ma la cosa interessante è che sul limite delle strutture della villa abbiamo trovato anche due tombe di età longobarda. Una di queste due tombe è riferibile a una principessa (?), una nobildonna sicuramente perché aveva tre bracciali, due dei quali molto belli, bracciali tipicamente longobardi a tamponi, e uno in ferro. Nell’altra tomba invece c’erano vari inumati. È stata una tomba utilizzata più volte, una tomba multipla, e anche qui con i segni della cultura longobarda, i caratteristici pettini in osso, delle perle in pasta vitrea. Ciò vuol dire che la villa ha continuato a vivere per un bel po’ di tempo. Tutto questo è oggetto di studio. Anche le tracce delle abitazioni realizzate tra i resti della villa sono interessanti: in parte sono state realizzate con materiali di spoglio, ma in parte sono state realizzate con strutture di legno, perché ci sono i buchi nei pavimenti che testimoniano questi impianti. Di questa fase abbiamo trovato una grande abbondanza di materiali ceramici, come stoviglie da cucina, materiali insomma di uso comune, cosa che invece abbiamo trovato in maniera scarsissima per quello che riguarda la villa in età romana. Lì c’è una povertà assoluta forse proprio perché la villa è stata spogliata intenzionalmente prima di essere abbandonata”.

verona_sabap_convegno-villa-di-mosaici-di-negrar_presentazione_locandinaIL PROGRAMMA DELLA GIORNATA DI STUDIO LUNEDÌ 16 DICEMBRE 2024. Alle 9.30 Saluti istituzionali: Andrea Rosignoli (soprintendente ABAP per le province di Verona Rovigo, Vicenza), Paolo De Paolis (direttore dipartimento di Culture e Civiltà – università di Verona); Fausto Rossignoli (sindaco di Negrar di Valpolicella). INTRODUZIONE Alle 10, Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP VE-Met), “Il progetto di studio e la valorizzazione”. SESSIONE 1: LA VILLA Presiede Francesca Ghedini (università di Padova) Alle 10.15, Patrizia Basso, Nicola Delbarba (università di Verona), Gianni de Zuccato (già soprintendenza ABAP Verona Rovigo, Vicenza), “La villa: considerazioni planimetriche e funzionali”; 10.45, Federica Rinaldi (parco archeologico del Colosseo), “I rivestimenti pavimentali: decorazione, funzione e cronologia”; 11, pausa caffè; 11.15, Monica Salvadori (università di Padova), Katia Boldo, Simone Dilaria, Anna Favero, Federica Stella Mosimann, Clelia Sbrolli, “Approcci multidisciplinari per la conoscenza della pittura parietale in contesto: il caso della villa di Negrar”; 11.30, Diana Dobreva, Anna Nicolussi (università di Verona), “Note preliminari sulla ceramica tardoantica della villa: osservazioni cronologiche, tipologiche e archeometriche”; 11.45, Dario Calomino (università di Verona), “Il quadro dei ritrovamenti monetali”. SESSIONE 2: DOPO LA VILLA Presiede Andrea Augenti (università di Bologna) Alle 12, Fabio Saggioro, Nicola Mancassola (università di Verona), Alberto Manicardi (SAP), “Le fasi di frequentazione altomedievale”; 12.30, Nicola Mancassola (università di Verona), “Le ceramiche da cucina altomedievali”; 12.45, pausa pranzo; 14.15, Laura Bonfanti, Irene Dori (università di Firenze), Alessandra Varalli (Aix-Marseille Université, CNRS, Ministère de la Culture, LAMPEA), “Gli inumati altomedievali: i risultati delle analisi bioarchaeologiche e isotopiche”; 14.30, Elisa Possenti (università di Trento), Lisa Martinelli (università di Udine), “I reperti metallici e in osso lavorato di età medievale”. SESSIONE 3 APPROCCI ANALITICI Presiede Jacopo Bonetto (università di Padova) Alle 14.45 Gianfranco Valle (geoarcheologo professionista), “Studio geomorfologico e ricostruzione ambientale”; 15, Valeria Luciani, Elena Marrocchino, Michele Zuccotto (università di Ferrara), “Caratterizzazione in sezione sottile di materiali lapidei”; 15.15, pausa caffè; 15.30, Elena Marrocchino, Michele Sempreboni (università di Ferrara), “Prime analisi sui leganti”; 15.45, Silvia Bandera (università di Verona), “Analisi dei resti faunistici”; 16, Marco Marchesini, Madalina Daniela Ghereg, Silvia Marvelli, Anna Chiara Muscogiuri, Elisabetta Rizzoli (Laboratorio di Palinologia e Archeobotanica C.A.A. Nicoli), “Vegetazione, viticoltura e alimentazione attraverso le analisi archeobotaniche”; 16.30, dibattito.

 

 

Verona. Al museo Archeologico nazionale la conferenza di Annaluisa Pedrotti e Fabio Santaniello dell’università di Trento su “Agricoltori e artigiani a Lugo di Grezzana 7500 anni fa” secondo incontro del ciclo di Archeo Racconti

verona_archeologico_archeoracconti_pedrotti-santaniello_17-maggio_locandina“Agricoltori e artigiani a Lugo di Grezzana 7500 anni fa” è il titolo del secondo dei cinque Archeo Racconti, il ciclo di conferenze promosse dal museo Archeologico nazionale di Verona. Appuntamento venerdì 17 maggio 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Verona con l’archeo-racconto di Annaluisa Pedrotti e Fabio Santaniello dell’università di Trento che parleranno delle campagne di scavo condotte a Lugo di Grezzano, sito chiave del periodo Neolitico, a cui è dedicato ampio spazio all’interno del percorso espositivo del museo Archeologico nazionale di Verona. La partecipazione alla conferenza è gratuita. Info: 045591211 o drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

Verona. La conferenza di Marco Peresani dell’università di Ferrara su “Grotta di Fumane. Ultimi Neanderthal, primi Sapiens e le nuove frontiere della Scienza” apre il ciclo di cinque Archeo Racconti al museo Archeologico nazionale

verona_archeologico_archeoracconti_peresani-10-maggio_locandina“Grotta di Fumane. Ultimi Neanderthal, primi Sapiens e le nuove frontiere della Scienza” è il titolo del primo dei cinque Archeo Racconti, il ciclo di conferenze promosse dal museo Archeologico nazionale di Verona. Appuntamento venerdì 10 maggio 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Verona con l’archeoracconto d Marco Peresani dell’università di Ferrara, che condurrà i partecipanti alla scoperta della Grotta di Fumane, da cui proviene la celebre pietra dipinta con lo Sciamano esposta in museo, di cui è il simbolo, certamente uno dei siti più importanti per ricostruire un ampio arco cronologico del Paleolitico, non solo del territorio veronese. La partecipazione alla conferenza è gratuita. Info: 045591211 o drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

verona_archeologico_archeoracconti_programma_locandinaIl ciclo di conferenze continua venerdì 17 maggio 2024, alle 16.30, con l’archeoracconto “Agricoltori e artigiani a Lugo di Grezzana 7500 anni fa” di Annaluisa Pedrotti e Fabio Santaniello dell’università di Trento; venerdì 24 maggio 2024, alle 16.30, con “Tra terra e acqua. Vivere a Oppeano nell’Età del Bronzo” di Federica Gonzato della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ravenna Forlì-Cesena e Rimini; venerdì 31 maggio 2024, alle 16.30, “Riparo Tagliente e la riconquista del margine alpino alla fine dell’ultima glaciazione” di Federica Fontana dell’università di Ferrara; chiude venerdì 7 giugno 2024, alle 16.30, “Storie sepolte di ieri e di oggi. Le necropoli di Arano e Nogarole Rocca a confronto” di Paola Salzani della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza.

Torino. Al museo Egizio conferenza di Federica Ugliano, curatore del museo, su “Alle origini di una civiltà millenaria. La collezione predinastica del museo Egizio”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-alle-origini-di-una-civiltà-millenaria-la-collezione-predinastica-del-museo-egizio_ugliano_locandinaTra le molte antichità conservate al museo Egizio di Torino, i reperti che risalgono all’epoca predinastica rappresentano una parte della collezione meno conosciuta, ma estremamente affascinante, frutto degli acquisti sul mercato antiquario e degli scavi della Missione Archeologica Italiana agli inizi del Novecento. Ne parla Federica Ugliano, curatore del museo Egizio, nella conferenza “Alle origini di una civiltà millenaria. La collezione predinastica del museo Egizio”. Appuntamento martedì 23 aprile 2024, alle 18, in sala Conferenze. Ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.it/…/alle-origini-di-una-civilta… Live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Prima che fosse introdotta la scrittura, prima dei faraoni e prima delle piramidi come si viveva in Egitto? Attraverso la storia della formazione della collezione, saranno gli oggetti stessi a raccontarci le origini di questa civiltà millenaria.

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L’egittologa Federica Ugliano, curatore del museo Egizio di Torino

Federica Ugliano ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi umanistici (Scienze dei Beni culturali) all’università di Trento, con una tesi dedicata allo studio della collezione predinastica del museo Egizio, di cui ha curato anche il riallestimento. Ha partecipato a diversi scavi in Italia e in Egitto (Luxor, Abido e Eliopoli). Tra i suoi interessi rientrano la cultura materiale del periodo predinastico, la storia della ricerca archeologica agli inizi del XX secolo e lo studio degli archivi egittologici.

Trento. Al via Archeodays 2024, due giorni di confronto sulle metodologie della ricerca archeologica organizzato dall’università e aperto a tutti, solo in presenza

trento_unitn_archeodays-2024_locandinaAppuntamento a Trento il 15 e 16 febbraio 2024 con ARCHEODAYS 2024, seminario annuale di Metodologie della ricerca archeologica, organizzato dal dipartimento di Lettere e filosofia dell’università di Trento nell’ambito del Corso di Dottorato Culture d’Europa. Ambiente, spazi, storie, arti, idee e aperto a tutte le persone interessate. Ingresso libero esclusivamente in presenza. Organizzazione e supervisione scientifica: prof. Diego E. Angelucci.

PROGRAMMA 15 FEBBRAIO 2024. Palazzo Paolo Prodi, via Tommaso Gar 14, Trento. 9.45, apertura dei lavori; 10, Alessia Fuscone, “Archeologia in grotta in Campania. Proposta per uno studio sistematico tra ricerca, tutela e valorizzazione”; 11, Annalisa Garattoni, “Architettura romana in area prealpina: analisi e inquadramento delle strutture del Doss Penede nel contesto altogardesano”; 12, discussione; 14, Andrea Colagrande, “Dalla sepoltura all’abitato: rapporto tra necropoli e insediamenti in area alpina tra VIII e X secolo”; 15, Marika Ciela, “Indagini sulla tecnologia ceramica tra VI e V millennio a.C. in area veneta. Dalla materia prima ai processi di neolitizzazione”; 16, pausa caffè; 16.30, Giacomo Capuzzo (MSCA fellow), “Il progetto MOLA: mobilità umana e life histories nelle Alpi orientali italiane tra Neolitico ed età del Bronzo”; 17.30, discussione.

PROGRAMMA 16 FEBBRAIO 2024. Palazzo Paolo Prodi, via Tommaso Gar 14, Trento. 9, apertura dei lavori; 9.15, Alberto Massari, “Insediamento, ambiente e gestione delle acque. Ricerche di archeologia del paesaggio tra Milano e il Ticino”; 10, Sally Corazza, “Analisi dei resti faunistici protostorici e romani da siti d’altura del Trentino: studio archeozoologico e paleoambientale”; 10.45, pausa caffè; 11.15, Arianna Guzzon, “Modelli insediativi e identità etniche dalla tarda età del Ferro alla romanizzazione in area alpina”; 12, Vincenza Forgia (università di Palermo), “Nuove prospettive di ricerca sulla archeologia siciliana: il progetto HUMAnS e il riparo di Vallone Inferno”; 13, discussione e fine dei lavori.

Su Raiplay il film di Alberto Castellani “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” che parla della scoperta della casa natale di Gesù a Nazareth sulla base delle fonti antiche e degli scavi archeologici di Ken Dark

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L’interno della casa di Gesù a Nazareth dopo lo scavo dell’archeologo Ken Dark (foto castellani)

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L’archeologo Ken Dark

“Trovata la casa natale di Gesù”: a dare la notizia dell’eccezionale scoperta a Nazareth era stato l’archeologo inglese Ken Dark (university of Reading) nel 2015 che dal 2006 stava scavando sotto la chiesa delle Suore di Nazareth portando alla luce un edificio dalle pareti di pietra, risalente al I secolo. Dark si era concentrato su quell’area perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla morte di Gesù hanno identificato proprio quel luogo come la casa natale del Messia, e per le informazioni fornite dal De loci santis, il diario di viaggio in Terrasanta del vescovo Arculfo scritto nel 698 dal monaco irlandese Adamnano, secondo cui la casa di Gesù sarebbe stata localizzata tra due tombe e sotto una chiesa. Da questa ricerca e da queste fonti ha preso spunto il film “Rivisitare Nazareth” del regista veneziano Alberto Castellani (Italia 2017, 50’) (vedi “Trovata la casa natale di Gesù”: a parlare dell’eccezionale scoperta alla XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto non sarà lo scopritore, l’archeologo inglese Ken Dark, che ha dato forfait, ma il film di Castellani, presentato in anteprima, “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” | archeologiavocidalpassato). Il film è stato trasmesso da Rai Cultura e ora è disponibile su Raiplay introdotto dal prof. Giuseppe Albertoni dell’università di Trento e può essere visto a questo link https://www.raiplay.it/video/2023/12/Rivisitare-Nazareth-0163c07b-0c9e-4b79-95c0-9745c439a3cf.html?wt_mc%3D2.app.wzp.raiplay_null-https%3A%2F%2Fwww.raiplay.it%2Fvideo%2F2023%2F12%2FRivisitare-Nazareth-0163c07b-0c9e-4b79-95c0-9745c439a3cf.html.%26wt).

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L’esterno della casa di Gesù a Nazareth (foto castellani)

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Il regista veneziano Alberto Castellani durante le riprese in Vicino Oriente

Il film, patrocinato, dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) intende recuperare questa lontana testimonianza e cerca un riscontro archeologico sulle tracce presenti nella Nazareth di oggi. “Ci ha accompagnato in questo viaggio”, ricorda Castellani, “il prof. Ken Dark della Reading University, con il contributo del Palestinian Exploration Fund di Londra e l’amichevole disponibilità delle Suore di Nazareth che custodiscono il sito. Non va dimenticata la collaborazione della Libreria Nazionale di Vienna e quella del prof. Thomas O’Loughlin, President of the Catholic Theological Association of Great Britain”.

Rovereto (Tn). Prende forma il progetto “Le eredità di Paolo Orsi”: due giorni di confronto, coordinati dall’archeologo Maurizio Battisti, per creare una rete di enti – dal Trentino a Calabria e Sicilia – interessati a valorizzare la straordinaria figura dell’archeologo roveretano

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

Due giorni per mettere le basi del progetto “Le eredità di Paolo Orsi”, promosso dalla Fondazione Museo Civico, sotto l’egida del Comune di Rovereto e nella cornice di progetti culturali supportati da Fondazione Caritro. Con un obiettivo: creare una rete di enti interessati a valorizzare la straordinaria figura dell’archeologo roveretano. L’appuntamento è al museo della Città di Rovereto il 17 e il 18 novembre 2023 dove si ritroveranno alcuni degli enti che hanno già dato adesione tra cui l’Accademia degli Agiati, la Biblioteca civica “G. Tartarotti”, la soprintendenza per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, l’università di Trento, il museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri (RC), la direzione regionale dei Musei della Calabria, il parco archeologico e naturalistico della Valle dei Templi, il Comune di Santa Severina (Kr), del Comune di Locri (RC), la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici di Siracusa, la soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo, il parco archeologico e paesaggistico di Siracusa e museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”. Inoltre la rete ha già l’adesione informale di altri soggetti nazionali e internazionali, come ad esempio la Scuola Archeologica Italiana di Atene, e l’obiettivo comune è quello di continuare ad ampliarla.

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Frame del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti

Paolo Orsi, archeologo che ha visto l’inizio della sua straordinaria carriera a Rovereto e in particolare al Museo Civico, è stato uno studioso eccezionale e instancabile, capace di tessere legami che vivono ancora oggi tra la sua terra d’origine e le regioni dove maggiormente ha operato, in Sicilia e in Calabria. Ma la sua influenza è sentita in tutta Italia e all’estero grazie alla capacità di intrattenere relazioni scientifiche e a un metodo di lavoro che è diventato uno dei cardini della ricerca archeologica. La Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, non ha mai smesso di lavorare alla valorizzazione di uno dei suoi personaggi più illustri, e ha realizzato eventi, pubblicazioni e mostre in suo onore. Negli ultimi anni, di particolare rilievo è l’acquisizione dagli eredi del suo epistolario privato, il cui studio e messa in rete nell’ambito di alcuni progetti sostenuti dalla fondazione Caritro hanno permesso di gettare una luce del tutto unica sul grande archeologo.

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Ritratto dell’archeologo Paolo Orsi, nato a Rovereto nel 1859 (foto fmcr)

L’incontro, coordinato dall’archeologo del museo civico Maurizio Battisti, prevede la presentazione del progetto e dei soggetti presenti, e una giornata “operativa”, dove verranno concordati da parte degli esperti aggiornamenti alla pagina di Wikipedia relativa all’archeologo, grazie anche alla presenza di un rappresentante di Wikimedia Italia. Sarà inoltre presentato un progetto di realizzazione di una pagina dedicata a Paolo Orsi sulla piattaforma Vikidia, l’enciclopedia on line dei ragazzi (classe III C, SSPG “Degasperi”, I.C. Isera-Rovereto).

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L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)

Il programma. Venerdì 17 novembre 2023, museo della Città. Alle 15.30, accoglienza; 15.45, saluti istituzionali: Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico Rovereto; Micol Cossali, assessore alla Cultura del Comune di Rovereto; 16, Maurizio Battisti, responsabile sezione Archeologia della Fmcr, presenta il progetto “Le eredità di Paolo Orsi”; 16.30, presentazione degli enti invitati a collaborare; 18, Maurizio Battisti presenta il programma della giornata successiva con intervento di Matteo Ruffoni di Wikimedia Italia. Sabato 18 novembre 2023. Sala conferenza della Fondazione Caritro. Alle 9, Maurizio Battisti descrizione della pagina web di Wikipedia dedicata a Paolo Orsi; 9.30, tavola rotonda: proposte e registrazione correzioni, modifiche e implementazioni alla pagina (da mettere in opera nei giorni successivi). La discussione continua anche dopo la pausa caffè; 12, presentazione del progetto di una pagina dedicata a Paolo Orsi sulla piattaforma Vikidia, l’enciclopedia on line per i ragazzi, a cura della III C dell’istituto “Alcide Degasperi” di Rovereto.

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo della Città di Rovereto

“Il museo sta lavorando da molto tempo sugli archivi di Paolo Orsi”, dichiara Giovanni Laezza, “e questo nuovo progetto permetterà di rinnovare legami con istituzioni di tutta Italia per favorire gli scambi, promuovere occasioni di approfondimento, verificare anche la correttezza delle informazioni sul web. Con la creazione di una rete, sebbene informale, auspichiamo il fiorire di tante altre iniziative nel tempo”. E Micol Cossali: “Paolo Orsi è l’incarnazione di una città che ha saputo affiancare la vocazione commerciale con quella per la cultura e dove l’archeologo roveretano ha potuto trovare terreno fertile per coltivare la propria passione fino a diventare lo straordinario archeologo che tante pagine della nostra storia ha riscoperto. La rete che attorno alla sua figura si è venuta a creare grazie alla Fondazione Museo Civico e a tutti gli attori coinvolti, rappresenta una occasione di crescita nel solco da lui tracciato”.

Trento. All’università seminario “Archeologia funeraria in Italia settentrionale tra VIII e X secolo”, in presenza e on line: focus su un periodo cruciale in cui il rituale funebre cambia la propria espressività

trento_palazzo-prodi_seminario-archeologia-funeraria-in-italia-settentrionale_locandinaLunedì 13 novembre 2023, dalle 15, e martedì 14 novembre 2023, dalle 9.15, appuntamento a Trento con il seminario “Archeologia funeraria in Italia settentrionale tra VIII e X secolo” a cura della professoressa Elisa Possenti e del dott. Andrea Colagrande. L’incontro si terrà nell’Aula 001 (pianoterra), Palazzo Prodi, del dipartimento di Lettere e Filosofia dell’università di Trento. Sarà possibile seguire il seminario da remoto (termine di iscrizione per l’online 12 novembre) al link https://webmagazine.unitn.it/…/archeologia-funeraria-in…. Lo studio di necropoli ed aree cimiteriali altomedievali in Italia settentrionale ha una lunga tradizione storiografica e ha visto un notevole sviluppo negli ultimi anni, in parte grazie anche al rinvenimento di importanti contesti a seguito di interventi archeologici di emergenza. Tuttavia, l’attenzione scientifica si è quasi sempre concentrata sui problemi legati alle necropoli gote e longobarde, spesso con discussioni centrate sull’identificazione etnico-culturale delle sepolture a partire dai corredi, sull’etnogenesi e sul significato dell’etnicità nell’Alto Medioevo. Con l’intento di trovare nuove linee di ricerca che permettano di interpretare altri aspetti di un periodo altamente complesso la giornata di studio intende approfondire ed estendere l’indagine ai secoli successivi: i limiti cronologici sono l’VIII e il X secolo e la scelta di questo arco temporale è giustificata dall’estrema importanza che questo periodo ricopre nella trasformazione della ritualità funeraria. A partire dall’VIII secolo, con la fine della frammentazione delle strutture politiche, economiche, sociali e ideologiche dettate dalla scomparsa definitiva dell’arianesimo e il trionfo del cattolicesimo tra i Longobardi e, dopo il 774, dall’alleanza tra i Carolingi e la Chiesa, il rituale funebre cambia la propria espressività: l’immaterialità del corredo apre la strada a trasformazioni della pratica funeraria che vedono il proprio compimento nel corso del X secolo.

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Il sepolcreto longobardo venuto alla luce in piazza San Giovanni in Xenodochio a Cividale del Friuli (foto sabap-fvg)

A partire dalla fine del VII secolo, infatti, è possibile comprendere come il corredo personale, utile ad inquadrare il rango sociale degli inumati, non solo nel momento della cerimonia funebre, ma anche per le generazioni future e per la comunità, tende a perdere la sua centralità in favore di chiese funerarie e cerimonie religiose che, svolte con regolarità e ripetitività, assumono un ruolo fondamentale nella trasmissione della memoria. Conseguentemente alla scomparsa del corredo la ricerca archeologica difficilmente è in grado di ottenere risposte esaustive, motivo per cui risulta fondamentale interrogare ed integrare il dato archeologico con altre serie testimoniali, quali quelle testuali, al fine di comprendere le dinamiche legate alla ritualità funebre. Per comprendere le trasformazioni e i cambiamenti della pratica funeraria, un ruolo di primo piano deve essere dedicato all’analisi dei cambiamenti liturgici: lo studio della ritualità e della liturgia diviene così un fenomeno imprescindibile e collegato fortemente alla sfera dell’archeologia funeraria dal momento che influisce sullo spostamento dei luoghi della memoria. Lo scopo di questa giornata di studio è quella di presentare non solo contesti noti ma anche eventuali ricerche inedite con la finalità di creare un tavolo di confronto fra il mondo accademico e il mondo istituzionale per aprire nuovi dibattiti su pratiche funerarie, ruoli di genere e altri aspetti che sono stati finora poco approfonditi. A tal fine, per meglio comprendere la conformazione della società e l’evoluzione della ritualità nei secoli VIII-X in Italia settentrionale, gli sono interventi incentrati su dati provenienti da differenti contesti di scavo quali complessi monastici, sepolture sparse, necropoli e chiese comunitarie e familiari.

PROGRAMMA 13 NOVEMBRE 2023, I GIORNATA, ore 15: introduce e coordina Elisa Possenti (università di Trento). Alle 15.15, Andrea Colagrande (università di Trento) su “Archeologia funeraria tra VIII e X secolo, le ragioni di un incontro”; 15.30, Cristina Ciancio (università del Sannio di Benevento) su “Per la quiete dei defunti e l’onore dei viventi. Permanenze e cambiamenti nella disciplina delle sepolture e nella condanna della loro violazione”; 16.15, Eleonora Destefanis (università del Piemonte Orientale) su “Sepolture di religiosi e religiose nell’Alto Medioevo: riflessioni sull’Italia settentrionale”; 17, Coffee break; 17.15, Nicoletta Pisu (unità di missione strategica soprintendenza per i beni e le attività culturali, Ufficio beni archeologici) su “Sepolture di VIII-X secolo in territorio trentino: considerazioni, questioni, proposte”.

PROGRAMMA 14 NOVEMBRE 2023, II GIORNATA, ore 9.15: introduce e coordina Nicoletta Pisu (unità di missione strategica soprintendenza per i beni e le attività culturali, Ufficio beni archeologici). Alle 9.30, Gabriele Sartorio (soprintendenza per i Beni e le Attività culturali – Regione Autonoma Valle d’Aosta) su “Spazi e modi del seppellire in una regione alpina tra VIII e X secolo”; 10.15, Sofia Uggè (ministero della Cultura-direzione regionale Musei Piemonte) ed Egle Micheletto (già soprintendente della SABAP-AL) su “Sepolture tra VIII e X secolo in Piemonte: un aggiornamento”; 11, Coffee break; 11.15, Chiara D’Incà (funzionario archeologo, soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso) su “Sepolture in contesto ecclesiastico tra VIII e X secolo: alcuni casi di area bellunese”; 12, Angela Borzacconi (funzionario archeologo presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali e direttore del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli) su “Archeologia funeraria tra VIII e X secolo in Friuli-Venezia Giulia”; 12.45, chiusura seminario.

Vicenza. Parte col botto “L’archeologia e la scienza raccontano”, la rassegna mensile del Crt: Christian Greco, direttore del museo Egizio presenta il suo libro “Alla scoperta di Tutankhamon” eccezionalmente in Basilica Palladiana. Ecco tutto il programma fino a maggio

vicenza_gruppo-crt_rassegna-conferenze-2023_locandinaParte col botto “L’archeologia e la scienza raccontano”, il ciclo di conferenze organizzate dal Gruppo archeologico CRT di Vicenza da ottobre a maggio in collaborazione con l’assessorato alla Cultura e i Musei civici di Vicenza che affronteranno temi eterogenei su cui relazioneranno alcuni prestigiosi studiosi in ambito archeologico.

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Christian Greco, direttore del Museo Egizio e curatore della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana a Vicenza (foto comune di vi)

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Copertina del libro “Alla scoperta di Tutankhamon” di Christian Greco

Sarà infatti Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, ad aprire la rassegna domenica 29 ottobre 2023 (già sold out), con la presentazione del suo libro “Alla scoperta di Tutankhamon”. E se la sede privilegiata sarà il museo Naturalistico Archeologico di Vicenza che ospiterà gli incontri, a cadenza mensile, la domenica alle 17, per l’incontro di apertura con Greco sarà eccezionalmente in Basilica Palladiana alle 18. La conferenza è organizzata grazie anche alla collaborazione con il progetto Relazionésimo che ha allestito nel salone della Basilica, dove si svolgerà la conferenza la mostra, aperta fino al 10 dicembre 2023, “La proporzione aurea. Un viaggio tra emozioni, armonia e conoscenza”. Durante la conferenza di Greco sarà illustrata la scoperta del XX secolo, il ritrovamento della sepoltura del giovane faraone. Ancor oggi lo studio della tomba continua a fornire nuove informazioni, svelando le tessere di un mosaico di storie intrecciate risalenti a 3.370 anni fa. I posti sono tutti esauriti. Nel caso in cui alle 18 ci fossero posti rimasti liberi verranno assegnati a chi si presenterà.

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Annaluisa Pedrotti dell’università di Trento

La rassegna proseguirà domenica 26 novembre 2023 con Annalisa Pedrotti, professore associato all’università di Trento, che prenderà in considerazione “Ötzi l’uomo dei ghiacci, eccezionale esempio del rapido evolversi dei metodi scientifici in archeologia”. Questa mummia naturale, grazie al suo ottimo stato di conservazione, ha consentito di ricostruire le condizioni di vita di un uomo all’inizio dell’età del Rame.

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Alessia Fassone, curatrice del museo Egizio di Torino

Domenica 28 gennaio 2024 Alessia Fassone, curatore del museo Egizio, intratterrà il pubblico su “Gli Egizi a tavola. Cibo per il corpo e per lo spirito”. Grazie alle raffigurazioni sui monumenti e al ritrovamento eccezionale di alimenti nella tomba di Kha e Merit, è oggi possibile ricostruire la dieta degli antichi Egizi. Analisi sulle mummie e sperimentazioni di produzione alimentare gettano nuova luce su vari aspetti della quotidianità antica.

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La prof.ssa Flavia Frisone dell’università del Salento

Domenica 25 febbraio 2024 sarà la volta di Flavia Frisone, professore ordinario all’università del Salento, che si occuperà di “Antiche epigrafi e nuove tecnologie. Da Scipione Maffei al digitale”. L’epigrafia è una disciplina di straordinaria importanza perché permette di leggere le antiche fonti scritte esattamente come erano state redatte all’epoca, così da indagare e conoscere, non solo la storia ufficiale, ma anche quella di gente comune nella sua quotidianità.

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Marisa Rigoni, archeologa

Domenica 21 aprile 2024 Marisa Rigoni, già direttore della soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto, esaminerà “Il campo romano di Schio-Santorso. Dati di scavo e problemi aperti”. Si tratta di un’area archeologica che continua a riservare sorprese, come testimonia anche la mostra permanente sugli accampamenti romani ispirata alle attestazioni in loco.

carabinieri-nucleo-tutela-patrimonio-culturale_logoDomenica 26 maggio 2024 Andrea Russo, Maresciallo dei Carabinieri TPC, affronterà “La tutela del patrimonio archeologico” dalla prospettiva della polizia giudiziaria, considerando lo status giuridico del bene archeologico in maniera esauriente ed esaustiva. Il suo percorso abbraccia la problematica a tutto tondo: dal danno causato dagli scavi clandestini e dal loro contrasto, alla preziosa attività del Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri (TPA).

L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento dei posti. Per informazioni e modalità di prenotazione: inviare una email gruppoarcheologico.crt@gmail.com oppure un messaggio al 3515409028.

Licodia Eubea (Ct). L’incontro con Giorgio Ieranò alla scoperta di Atene è il momento clou della quarta giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico: sei film in programma con una prima internazionale di Massimo D’Alessandro

licodia-eubea_festival-2023_locandinaSei film e l’incontro con Giorgio Ieranò tutti concentrati nel pomeriggio e sera per sabato 14 ottobre 2023, la quarta giornata del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct), organizzato da ArcheoVisiva con la collaborazione dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea. La mattina, infatti, la mattina è dedicata, con escursioni guidate a piedi e in bicicletta nell’hinterland di Licodia Eubea, alla scoperta di paesaggi e sapori locali, grazie alla collaborazione con le realtà produttive del territorio.

licodia-eubea_festival-2023_film-zakros_locandinaL’appuntamento con le proiezioni è alle 16 al Teatro della Legalità. Apre il film, in prima regionale, “Krošnja. Tree crown” di Predrag Todorovic (Serbia 2022, 15’). Alle 16.15, in prima nazionale, il film “Zakros” di Filippos Koutsaftis (Grecia 2023, 100’). Alle 18, in prima regionale, il film “Looking into Hellenistic Pergamon” di Serdar Yılmaz (Turchia 2020, 5’). Alle 18.15, chiude la sessione pomeridiana, in prima internazionale, il film “Uomini e dei. Il mare e il sacro” di Massimo D’Alessandro (Italia 2023, 43’).

licodia-eubea_festival-2023_incontro-con-ieranò_locandina“L’incontro con l’Autore”, alle 19, ci porta a conoscere Giorgio Ieranò, docente di Letteratura Greca all’università di Trento e fine narratore dell’Antico, che presenta il suo libro “Atene. Il racconto di una città” (Einaudi 2022). Un libro per chi vuole andare oltre la Grecia da cartolina: un arabesco di narrazioni storiche e mitologiche che delinea il ritratto di una città impareggiabile. Atene non è una città come le altre. Fin dall’antichità è stata trasfigurata in un mondo ideale, elevata a luogo dello spirito, e poi celebrata come la culla della democrazia, della filosofia, del teatro. Giorgio Ieranò racconta la millenaria avventura della città attraverso alcuni luoghi simbolo. Invita a guardare da prospettive inconsuete i monumenti più noti, ma guida anche alla scoperta di siti meno celebrati: l’antico cimitero del Ceramico, dove Pericle pronunciò il suo discorso per i caduti in guerra, o gli angoli più nascosti della Plaka, con le sue chiese bizantine e i suoi palazzi neoclassici.

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Giorgio Ieranò, grecista

Giorgio Ieranò lavora all’università di Trento dal 1994 dove ha insegnato discipline legate al mondo classico. Ha scritto per svariati periodici e quotidiani nazionali (Panorama, l’Europeo, Il Mondo, Carnet) e ha collaborato con i programmi di Radio 24 di Rai Storia. Attualmente collabora con le pagine culturali del quotidiano La Stampa e con l’inserto Tuttolibri.

Dopo l’Aperitivo in Badia, le proiezioni riprendono con il film in prima regionale “Stonebreakers” di Valerio Ciriaci (Stati Uniti-Italia 2022, 70’). Chiude la serata, alle 22.15, in prima regionale, il film “Malafede” di Chiara Borsini, Marialuisa Greco, Paolo Corazza (Italia 2023, 25’).