Archivio tag | università di Trento

Altino (Ve). Nuova visita guidata Scavi Aperti visto l’interesse del pubblico per la chiesa del Vescovo, la più antica del Veneziano (fine IV – prima metà V sec. d.C.) riemersa nell’area del decumano nella campagna di scavo di Ca’ Foscari diretta da Diego Calaon ed Elisa Possenti con Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo

Riemersa dal terreno la prima cattedrale della storia veneziana. Dopo secoli di testimonianze scritte, identificata nel parco archeologico di Altino la chiesa episcopale tardoantica e il palazzo del vescovo (IV-V sec. d.C.). Ha superato ogni aspettativa l’interesse del pubblico per la scoperta della chiesa più antica del territorio veneziano riemersa nell’area archeologica del decumano di Altino negli scavi condotti nel 2026 da parte dell’università Ca’ Foscari Venezia diretti da Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) e co-diretto da Elisa Possenti (università di Trento), con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica e in collaborazione con il parco archeologico di Altino – musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. Così il parco archeologico di Altino (Ve) e l’università Ca’ Foscari di Venezia hanno deciso di concedere il bis all’incontro di sabato 17 ottobre 2026 (vedi Altino (Ve). Nell’area archeologica del decumano riemergono la chiesa del Vescovo, la più antica del Veneziano (fine IV – prima metà V sec. d.C.) e, forse, il palazzo del Vescovo nella campagna di scavo di Ca’ Foscari diretta da Diego Calaon ed Elisa Possenti con Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo: le novità riemerse dalle ricerche illustrate al pubblico nella visita guidata Scavi Aperti. Approfondimenti su cafoscariNEWS – archeologiavocidalpassato).

Scavi aperti al parco archeologico di Altino negli scavi tardo-antichi dell’università Ca’ Foscari (foto parco archeologico altino)

A grande richiesta, sabato 24 ottobre 2026, alle 10.30, è in programma una nuova visita per scoprire le ultime novità dagli scavi in corso nell’area archeologica del decumano di Altino (Ve). Gli scavi condotti nel 2026 da parte dell’università Ca’ Foscari di Venezia nel parco archeologico di Altino hanno identificato le tracce di alcuni edifici ecclesiastici tardo-antichi. Durante la visita “Altino Aperta – Scavi Aperti” gli archeologi e le archeologhe che partecipano alla campagna di scavo illustreranno a visitatori e visitatrici le novità emerse dalle ricerche, aggiungendo un nuovo tassello alla lunga storia di Altino e delle origini degli abitati nella laguna di Venezia. Interverranno Diego Calaon, Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo. La visita è su prenotazione; è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Prenotazione obbligatoria per i gruppi. Info e prenotazioni: info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443. Si consigliano abiti comodi e scarpe chiuse antiscivolo.

Altino. Al parco archeologico seconda giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso”, nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Ecco il programma

Alla luce degli interessanti esiti della giornata di studi “Altino dalla terra. Nuovi scavi e studi in corso” tenutasi nell’ottobre del 2025, anche quest’anno il Parco archeologico di Altino propone “Altino dalla terra II. Nuovi scavi e studi in corso”, un nuovo momento di incontro, discussione e condivisione dei risultati più recenti delle indagini di scavo e degli studi sull’antica Altino. Appuntamento giovedì 22 ottobre 2026, dalle 9 alle 17, in sala conferenze del parco archeologico di Altino (Ve). Entrata libera previo ritiro di biglietto gratuito in biglietteria, fino ad esaurimento posti. Per informazioni info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422789443. Molte di queste ricerche sono state avviate proprio nell’ultimo anno e sono tuttora in corso: il parco archeologico di Altino ha promosso e diretto le prime campagne di scavo nel cuore monumentale della città, mai esplorato prima attraverso indagini dirette sul campo, portando alla luce un tratto urbano della via Annia e parte della piazza forense e degli edifici che su di essa si affacciavano. Allo stesso tempo, sono proseguite le attività di ricerca portate avanti dagli atenei di Padova e Venezia nei pressi della porta-approdo e nell’area archeologica del decumano, così come quelle connesse alle azioni di tutela svolte nel territorio dell’agro altinate dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia. Infine, il riesame di contesti a oggi in larga parte inediti, lo studio dei reperti e l’applicazione di metodologie di analisi informatica, geofisica e archeometrica hanno ulteriormente arricchito le conoscenze sull’occupazione del territorio, lo sviluppo urbanistico, l’assetto economico-produttivo e la cultura materiale del sito. Un’occasione per conoscere le ultime novità della ricerca per una più approfondita ricostruzione delle vicende che interessarono la città e il suo territorio.

PROGRAMMA. Alle 9, inizio lavori con i saluti istituzionali.

SESSIONE 1 Nuove indagini sul campo
Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 9.15, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Gaspare De Angeli (Malvestio Diego & C. snc), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Gli scavi 2025-2026 nel cuore monumentale della città”; 9.45, Guido Furlan (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Stefania Mazzocchin (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova),
Agnese Borsato (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Eleonora Roggero (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), “Altino, canale presso la porta-approdo: esiti della seconda campagna di scavi”; 10.05, Jacopo Paiano (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Eleonora Delpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Francesca Mombelli (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia),
Elisa Possenti (dipartimento di Lettere e Filosofia, università di Trento), Diego Calaon (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), “La chiesa tardoantica di Altino: nuovi dati e prospettive di ricerca”; 10.25, pausa; 10.45, Cecilia Rossi (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia), Michele De Michelis (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Rita Deiana (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Federica Sini (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), “La via Annia alle porte di Altino. Tra vecchi scavi, nuove indagini e necessità di tutela”; 11.05, Giulia Santini (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Carlo Beltrame (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), Paolo Mozzi (dipartimento di Geoscienze, università di Padova), “Studio contestuale del cosiddetto “Saggio Barca”, tenuta Zuccarello, Marcon (Ve)”; 11.25, Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “L’officina siderurgica nell’Area archeologica del decumano (scavo 2024)”; 11.45, discussione; 12.30, pranzo.

SESSIONE 2 Studi e progetti in corso Moderatore: Jacopo Bonetto (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova). Alle 14, Marianna Bressan (direttrice Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna), Alessandro Pellegrini (Archeozoom), Giovanna Sandrini (Malvestio Diego & C. snc), Eleonora Dalpozzo (dipartimento di Studi umanistici, università Ca’ Foscari Venezia), Leonardo Bernardi (parco archeologico di Altino), “Il Geodatabase del Parco archeologico di Altino: uno strumento di ricerca e tutela”; 14.15, Alessandro Asta (soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno), Michele Cupitò (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Veronica Pastorino (dipartimento dei Beni culturali, università di Padova), Valentina Santi (S.A.P. Società Archeologica s.r.l.), Giovanni Tasca (museo civico «Federico De Rocco», San Vito al Tagliamento – PN), “L’abitato di Roncade, H-Farm (TV). Nuovi dati sull’occupazione dell’agro altinate nell’antica età del Bronzo”; 14.30, Vanessa Baratella (facoltà di Arti, università di Lubiana), Manca Vinazza (facoltà di Arti, università di Lubiana), “La ceramica della prima età del Ferro dal sito di Altino, loc. Fornace. Nuovi dati sulla tecnologia delle produzioni altinati alla luce delle prime analisi archeometriche”; 14.45, Valentina Mantovani (ricercatrice indipendente), “Un’inedita coppa in terra sigillata da Altino: nuovi dati sulla circolazione della cosiddetta “terra sigillata dell’Ossaia” nella Regio X”; 15, Maddalena Bassani (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Lorenzo Lazzarini (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), Alberto Andrea Magosso (dipartimento di Culture del Progetto, IUAV), Elena Tesser (LAMA – Laboratorio di Analisi di Materiali Antichi), “La porta-approdo e il sistema urbico di Altino. I risultati dalle analisi archeometriche dei materiali costituenti”; 15.15, Francesca Ballestrin (parco archeologico di Altino), “Militaria tardoantichi da Altino. Ulteriori testimonianze dai depositi del Parco archeologico di Altino”; 15.30, Myriam Pilutti Namer (università Ca’ Foscari Venezia – Istituto Veneto per i Beni culturali), Chiara Tomaini (Istituto Veneto per i Beni culturali), Giorgia Bornancin (Istituto Veneto per i Beni culturali), Thomas Calcagno (Istituto Veneto per i Beni culturali), “Le attività di manutenzione e restauro archeologico in corso presso il Parco archeologico di Altino”; 15.45-17, discussione e conclusioni.

Altino (Ve). Nell’area archeologica del decumano riemergono la chiesa del Vescovo, la più antica del Veneziano (fine IV – prima metà V sec. d.C.) e, forse, il palazzo del Vescovo nella campagna di scavo di Ca’ Foscari diretta da Diego Calaon ed Elisa Possenti con Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo: le novità riemerse dalle ricerche illustrate al pubblico nella visita guidata Scavi Aperti. Approfondimenti su cafoscariNEWS

La chiesa più antica del territorio veneziano riemerge ad Altino dallo scavo di Ca’ Foscari. E sabato 17 ottobre 2026, alle 10.30, per #AltinoAperta / Scavi Aperti è in programma una visita per scoprire le ultime novità dagli scavi in corso nell’area archeologica del decumano di Altino. Gli scavi condotti nel 2026 da parte dell’università Ca’ Foscari Venezia nel parco archeologico di Altino (Ve) hanno identificato le tracce di alcuni edifici ecclesiastici tardo-antichi. Lo scavo è diretto da Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) e co-diretto da Elisa Possenti (università di Trento), con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica e in collaborazione con il parco archeologico di Altino – musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna. L’ipotesi di identificazione della chiesa nasce dal lavoro di revisione dei dati archeologici relativi all’età romana e tardoantica svolto dai responsabili di scavo, Jacopo Paiano e Eleonora Delpozzo. Durante la visita #AltinoAperta / Scavi Aperti gli archeologi e le archeologhe che partecipano alla campagna di scavo illustreranno a visitatori e visitatrici le novità emerse dalle ricerche, aggiungendo un nuovo tassello alla lunga storia di Altino e delle origini degli abitati nella laguna di Venezia. Interverranno Diego Calaon, Jacopo Paiano ed Eleonora Delpozzo. La visita è su prenotazione (info.parcoaltino@cultura.gov.it, 0422 789443); è gratuita per gli abbonati e inclusa nel biglietto d’ingresso per gli altri. Si consiglia di indossare abiti comodi e scarpe chiuse antiscivolo. Prenotazione obbligatoria per i gruppi.

Veduta da drone dell’area paleocristiana messa in luce nella zona del decumano del parco archeologico di Altino (Ve) dalla missione di scavo dell’università Ca’ Foscari (foto unive)

“Per secoli le fonti scritte hanno parlato di una grande chiesa vescovile ad Altino”, scrivono Diego Calaon e Federica Ferrarin sul numero di cafoscariNEWS del 15 ottobre 2026. “Sul terreno, però, di quella chiesa non c’era traccia. Ora, con ogni probabilità, c’è. La campagna di scavo 2026 dell’università Ca’ Foscari Venezia, in corso tra settembre e ottobre nel parco archeologico di Altino, con i dati del 2025, ha identificato la chiesa episcopale tardoantica e altomedievale della città e, probabilmente, l’intero complesso paleocristiano: la chiesa e il palazzo del vescovo, che occupano una porzione consistente di un’insula della città romana. La chiesa è un’aula rettangolare di circa 30 per 20 metri, senza abside, orientata verso oriente e fondata tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. A est la affianca un grande edificio porticato, con una pianta complessa con setti interni e annessi, in cui è stato proposto di riconoscere il palazzo vescovile. Le fondazioni sono costruite in gran parte con i basoli delle strade romane: un segno “forte” del potere pubblico esercitato dal vescovo sulla città. La scoperta dà per la prima volta un luogo preciso e una forma materiale all’eredità paleocristiana di Altino, finora sfuggente. E getta nuova luce su una fase della città che fino a pochi anni fa era rimasta poco nota, ovvero quando Altino si trasforma e la sede vescovile si trasferisce poi a Torcello”.

Diego Calaon (università Ca’ Foscari Venezia) (foto unive)
Elisa Possenti (università di Trento) (foto unitn)
Marianna Bressan, direttore del musei Archeologici di Venezia e della laguna (foto drm-veneto)

“Per la prima volta possiamo dire con ottima probabilità dove si trovavano la chiesa e il palazzo del vescovo di Altino”, dichiara Diego Calaon, direttore dello scavo (università Ca’ Foscari Venezia). “Le fonti ci dicevano che dovevano esistere; ora ne abbiamo le prove archeologiche. Questa analisi ci permette di raccontare in modo nuovo il passaggio da Altino a Torcello e a Venezia: non una fuga improvvisa, ma una trasformazione lunga e governata, in cui la città antica e i suoi abitanti diventano promotori di scelte economico e politiche, oltre che gli spazi dell’Altino antica diventare riserva di materiali da cui nasce un nuovo modo di abitare la laguna”. Ed Elisa Possenti, co-direttrice (università di Trento): “Le ricerche in corso stanno scrivendo un capitolo nuovo nella storia della città di Altino che grazie a queste nuove scoperte si viene ad affiancare ad altri importanti centri episcopali dell’Italia nord-orientale tardoantica. Quanto potevamo immaginare dalle descrizioni delle fonti scritte sta finalmente acquisendo una sua materialità che aiuterà a rileggere con occhi nuovi la figura dei primi vescovi altinati le cui vicende sono per lo più avvolte nella leggenda”. Chiude Marianna Bressan, direttrice dei musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna: “La collaborazione con l’università Ca’ Foscari Venezia rientra nel progetto di ricerca complessivo del Parco archeologico di Altino, che prevede l’uso dello strumento della concessione di scavo agli Istituti di ricerca in funzione dello sviluppo coordinato delle conoscenze sulla città antica. La presenza dell’Università sul campo, inoltre, aggiunge al valore scientifico quello formativo delle nuove generazioni di archeologi e archeologhe. Gli scavi in corso sono particolarmente significativi, perché si concentrano sulle fasi storiche post-antiche, più sfuggenti a causa delle bonifiche otto-novecentesche, e perché stanno recuperando dati di rilievo, del tutto ignoti precedentemente, relativi agli edifici ecclesiastici di Altino tardoantica e altomedievale. Per i musei Archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, la ricerca ad Altino permette di inserire la storia della città in una prospettiva più ampia, capace di raccontare le trasformazioni del territorio veneziano dall’antichità alla formazione della laguna che conosciamo oggi”

LA CHIESA DI ELIODORO NELLE LETTERE DI GIROLAMO. “Che Altino avesse un vescovo e un’importante area monumentale dedicata al culto – ricorda Calaon – lo sapevamo dalle fonti scritte. Notizie di questa chiesa si trovano già nelle lettere di San Girolamo a Eliodoro, primo vescovo di Altino, e al nipote Nepoziano descrivono una città tardoantica vitale e popolosa. Nell’Epistola 60, del 396 d.C., Girolamo descrive la cura del giovane presbitero per la chiesa: l’altare, le pareti, i pavimenti, le porte con le tende, i vasi sacri. Sono gli stessi anni in cui gli archeologi collocano la fondazione della chiesa ritrovata”.

Chiesa del vescovo ad Altino: portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi (foto unive)

LA CHIESA DEL VESCOVO. “Che si tratti con ogni probabilità della chiesa episcopale lo dicono le dimensioni e l’orientamento”, sottolinea Calaon: “l’aula è disassata rispetto alle strade romane e rivolta a oriente, secondo un criterio liturgico. La pianta senza abside segue la tradizione altoadriatica di Aquileia. Quanto alla cronologia, gli archeologi collocano la fondazione del primo edificio tra la fine del IV e la prima metà del V secolo d.C. La datazione si basa sui materiali recuperati nello scavo, in particolare all’interno delle fosse di spoliazione, e sulla lettura complessiva del quartiere. La chiesa sorge quasi di fronte al vecchio Museo di Altino, oggi AltinoLab, in un quartiere augusteo riorganizzato come quartiere paleocristiano, lungo la strada per la porta-approdo e il canale Sioncello. Tra VI e VII secolo, davanti alla facciata, sorgono un portico e un’area cimiteriale con tombe a cassetta in laterizi, già in studio con l’università di Ferrara (Barbara Bramanti). Anche le tombe, come le murature, sono state spogliate. I mattoni delle casse sono stati asportati per essere riutilizzati, e con essi sono stati sconvolti gli scheletri dei defunti. Proprio questo intreccio di sepolture e spoliazioni rende l’area un archivio prezioso: lo studio antropologico e le datazioni al radiocarbonio, già programmati, permetteranno di definire il numero degli individui, le fasi di deposizione e i tempi in cui il complesso è stato smontato. Tra i materiali rinvenuti nell’area spiccano anche reperti di carattere religioso e cristiano, tra cui un piccolo contenitore decorato con una piccola croce: un indizio in più, accanto all’architettura e alle sepolture, della funzione dell’edificio”.

Parco archeologico di Altino: area di scavo della missione dell’università Ca’ Foscari di Venezia (foto unive)

IL PALAZZO DEL VESCOVO? “La vera novità della campagna 2026 – spiega il direttore dello scavo – è che la chiesa non era sola. Sul suo lato orientale era collegata a un secondo grande edificio che, secondo i dati dei recentissimi scavi, sembra avesse una pianta complessa e articolata e fosse anch’esso porticato. La possenza delle fondazioni fa pensare a una costruzione probabilmente a due piani, interpretato come il palazzo vescovile: in alto la residenza del clero, al piano terra forse ambienti per sepolture privilegiate di vescovi o notabili, come suggeriscono i resti di mosaici tardoantichi. Manca ancora il battistero, che potrebbe trovarsi nelle aree non indagate dell’insula”.

“FONDAMENTA” FATTE CON LE STRADE: IL VESCOVO COME AUTORITÀ PUBBLICA. “Le fondazioni sono realizzate con basoli di trachite, i blocchi che pavimentavano le strade romane, reimpiegati capovolti. Le strade erano infrastrutture pubbliche, tutelate dalla legislazione tardoromana: il vescovo ha potuto smontarle come autorità pubblica, segno del peso ormai assunto dalla Chiesa nel governo della città. Parte di questo edificio era già emersa negli scavi degli anni Ottanta e in saggi precedenti, oggi visibili nell’area archeologica. Ma solo la possibilità di indagare fondazioni e sottofondazioni con un metodo rigorosamente stratigrafico, in molti punti diversi, ha permesso di ricongiungere le tessere sparse. Il Parco archeologico di Altino ha dato accesso a tutte le aree indagabili, e il risultato è una sorta di puzzle archeologico ricomposto, che oggi ci permette di dire dove sorgevano la chiesa e il palazzo”.

Area paleocristiana nel parco archeologico di Altino: rendering di ipotesi dei volumi degli edifici paleocristiani (foto unive)

PERCHÉ LA CATTEDRALE ERA RIMASTA INVISIBILE. “Le fasi tardoantiche di Altino sono state cancellate due volte”, spiega Calaon: “dall’agricoltura industriale, che ha asportato gli strati più superficiali, e dallo spoglio sistematico di mattoni e pietre, finiti nei cantieri di Torcello e di Venezia che avevano assorbito enormi quantità di materiali provenienti dalla città antica. Per questo, quando si scava ad Altino, raramente si trovano gli edifici in sé o le loro fondazioni intatte. Si trovano piuttosto le fosse di spoliazione: le trincee scavate per estrarre i materiali da costruzione, che in negativo restituiscono la forma degli edifici scomparsi: leggerle con precisione stratigrafica è stata la chiave della scoperta. Inoltre, la strada provinciale 41 dir. (via Sant’Eliodoro) attraversa la chiesa esattamente nel mezzo”.

DA ALTINO A TORCELLO: UN TRASFERIMENTO PROGETTATO, NON UNA FUGA. “La tradizione voleva i nobili altinati in fuga davanti ai barbari. Gli scavi di Ca’ Foscari a Torcello – assicura Calaon – hanno invece mostrato che l’isola era il porto di Altino, dove nel VII secolo si impianta il nuovo edificio religioso. Il trasferimento della sede vescovile appare una scelta deliberata, dettata soprattutto da ragioni demografiche e ambientali; altrettanto programmata è la dismissione della chiesa di Altino, smontata pezzo per pezzo entro la prima metà del VII secolo, in accordo con l’epigrafe di Torcello del 639 e con lo scavo del battistero torcellano. Da allora Altino diventa un’enorme cava di materiali, mentre il suo baricentro demografico si sposta verso la laguna”.

Missione di scavo dell’università Ca’ Foscari di Venezia nel parco archeologico di Altino (foto unive)

IL PROGETTO E LA SQUADRA. La campagna 2026 prosegue le ricerche avviate nell’estate 2025, quando un primo intervento di circa due mesi a ridosso del vecchio Museo, lungo via S. Eliodoro, aveva individuato l’angolo sud-occidentale dell’edificio con fondazioni in basoli. Le ricerche sono nate da una revisione sistematica dell’archivio del Parco archeologico, dei vecchi scavi e dei loro reperti, e si svolgono in regime di concessione ministeriale. Lo scavo è diretto da Diego Calaon, docente di Archeologia del Paesaggio e Topografia antica all’università Ca’ Foscari Venezia, e co-diretto da Elisa Possenti dell’università di Trento, in collaborazione con Luigi Sperti, università Ca’ Foscari Venezia. È realizzato con i fondi di Ca’ Foscari per il supporto alla ricerca archeologica, in collaborazione con il Museo e Parco archeologico di Altino – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, che ha reso accessibili tutte le aree indagabili. Sul campo il lavoro è condotto da due giovani ricercatori formati a Ca’ Foscari: Jacopo Paiano, cultore della materia e oggi dottorando all’università di Trento, ed Eleonora Delpozzo, cultrice della materia. A scavare materialmente studenti e specializzandi dell’università Ca’ Foscari. Studio dei resti antropologici – antropologia fisica: prof.ssa Barbara Bramanti e Jessica Mongillo, università di Ferrara. Studio dei materiali ceramici: Francesca Mombelli, università del Salento. I prossimi passi sono già definiti: lo studio sistematico dei reperti e dei resti antropologici, le datazioni al radiocarbonio e le indagini geofisiche nelle aree non ancora scavate dell’insula, alla ricerca del battistero e del resto del complesso episcopale.

Verona. A Quinzano la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche”

Martedì 26 maggio 2026, alle 20, nella Sala “Garonzi” del Centro Polifunzionale della 2ª Circoscrizione, in via Quinzano 24/D a Verona, la conferenza “Tra forme e gesti. Le ceramiche di Quinzano e le comunità neolitiche del Veronese (VI-V millennio a.C.)” con Marika Ciela dell’università di Trento, quarto e ultimo incontro del ciclo “Quinzano, il primo insediamento di Verona: storie di uomini, ossa e ceramiche” organizzato dalla 2ª Circoscrizione del Comune di Verona in collaborazione con i Musei civici di Verona e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo e Vicenza, per offrire al pubblico un quadro aggiornato e approfondito delle ricerche del passato, in corso e future sulla preistoria dell’area quinzanese, uno dei contesti più significativi per la ricostruzione delle prime fasi di antropizzazione del territorio comunale di Verona.

Roma. Al Cnr presentazione, anche on line, del libro a fumetti “La scoperta di Troia” di Emiliano Barletta con disegni di Chiara Raimondi (BeccoGiallo editore): un viaggio dove il passato prende forma attraverso il disegno

L’archeologia può essere raccontata anche… a fumetti? Venerdì 27 marzo 2026, alle 16.30, nell’aula Marconi del Consiglio nazionale delle Ricerche, in piazzale Aldo Moro a Roma, presentazione del libro a fumetti “La scoperta di Troia” di Emiliano Barletta con disegni di Chiara Raimondi (BeccoGiallo editore): un viaggio dove il passato prende forma attraverso il disegno. Con gli autori intervengono la prof.ssa Maja Gori (università di Trento) e Angela Abbadessa della Confederazione italiana Archeologi. L’incontro è in presenza a Roma, oppure online su Microsoft Teams: https://teams.microsoft.com/meet/37000637271879…-

Copertina del libro a fumetti “La scoperta di Troia” di Emiliano Barletta con disegni di Chiara Raimondi

La scoperta di Troia. Chi ha davvero scoperto la città di Troia? Dietro a questa domanda si cela una delle vicende più controverse e affascinanti della storia dell’archeologia. Tutto comincia nella seconda metà dell’Ottocento, sulle colline dell’attuale Turchia: Frank Calvert, console britannico nei Dardanelli, da anni è convinto che la città cantata da Omero non sia solo un mito ma una realtà sepolta sotto la collina di Hissarlik. Non ha però né i mezzi né la fama per dimostrarlo, solo ostinazione e intuizione. La svolta arriva grazie all’incontro con Heinrich Schliemann, un commerciante poliglotta arricchitosi con il traffico di armi, dotato di un carisma enorme e di un’ossessione smisurata per i poemi omerici. Schliemann ha quello che Calvert non possiede: denaro, sfrontatezza e la forza di imporre la propria versione della realtà, che riesce a trasformare in un racconto epico. Inizia così una collaborazione destinata a trasformarsi in un conflitto. Se Calvert cerca prove, Schliemann cerca gloria. Se Calvert vuole documentare ogni ritrovamento, Schliemann vuole solo possederlo. Nel giro di pochi anni, gli scavi diventano il teatro di un duello di alleanze infrante e tesori nascosti. I metodi brutali di Schliemann, pur portando alla luce reperti straordinari, distruggono per sempre tracce preziose dell’antica Troia. Una vicenda con il ritmo di un’avventura e la tensione di un dramma umano. Un confronto ventennale tra lo studioso silenzioso e il genio del marketing, tra chi cerca la verità e chi costruisce leggende. Una storia che ribalta tutto quello che credevamo di sapere su una delle scoperte archeologiche più famose al mondo.

 

Un libro al giorno. “I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci che fornisce una chiave di lettura per decodificare le caratteristiche delle stratificazioni archeologiche

Copertina del libro “I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci

È uscito per i tipi di Carocci editore il libro “I depositi archeologici. Una guida di campo” di Diego E. Angelucci. I depositi archeologici – sedimenti e suoli – non sono solo contenitori di reperti e di strutture, ma anche fonte di preziose informazioni per chi li scava, una volta che sappia osservarli e descriverli correttamente. Il libro fornisce una chiave di lettura per decodificare le caratteristiche delle stratificazioni archeo- logiche; dopo aver passato in rassegna le conoscenze su sedimenti e suoli, propone un percorso descrittivo per la raccolta dei dati sul terreno, elencando e definendo le varie proprietà che contraddistinguono i depositi al fine di normalizzarne la descrizione. Una guida di campo pensata per accompagnare archeologi e archeologhe sul cantiere di scavo e durante la ricognizione. Perfetta per chi vuole affinare lo sguardo e migliorare la qualità delle proprie osservazioni stratigrafiche.

Il geoarcheologo Diego Angelucci (UniTn)

Diego E. Angelucci, geoarcheologo, è professore associato di Metodologie della ricerca archeologica all’università di Trento. Le sue ricerche si rivolgono, oltre che all’analisi delle stratificazioni archeologiche, alla preistoria antica, alla micro-morfologia archeologica e allo studio delle interazioni tra umani e ambiente nelle aree montane.

Piazza Armerina (En). A Palazzo Trigona la conferenza “Progetto Sofiana. Aggiornamenti delle ricerche in corso e presentazione di HeriSof (Heritage data of Sofiana)”, e l’anticipazione del libro del prof. Vaccaro dedicato al Progetto Sofiana di prossima uscita

Martedì 9 dicembre 2025, alle 15.30, a Palazzo Trigona a Piazza Armerina (En), la conferenza “Progetto Sofiana. Aggiornamenti delle ricerche in corso e presentazione di HeriSof (Heritage data of Sofiana)”, un appuntamento pensato per condividere gli sviluppi delle ricerche in corso e presentare HeriSof, il nuovo progetto dedicato alla valorizzazione e alla rilettura dei materiali provenienti dagli scavi condotti tra il 1951 e il 2001. Durante l’incontro sarà inoltre anticipata la prossima uscita del libro dedicato al Progetto Sofiana, a cura del prof. Emanuele Vaccaro. Intervengono: Carmelo Nicotra, direttore del parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale; Emanuele Vaccaro, direttore scientifico del progetto Sofiana, professore associato di Archeologia classica dell’università di Trento; Paolo Chistè, responsabile TeFaLab dell’università di Trento; Marco Sfacteria, coordinatore sul campo a Sofiana, ricercatore di Topografia antica all’università di Messina; Viviana Spinella, coordinatore sul campo a Sofiana, assegnista di ricerca in Archeologia classica all’università di Trento.

Progetto Sofiana: il team di scavo della campagna 2025 dell’università di Trento e Messina con il parco archeologico di Morgantina e la villa romana del Casale di Piazza Armerina (foto labaaf)

Fasi di scavo della campagna 2025 nel sito archeologico di Sofiana (Mazzarino, Cl) (foto labaaf)

Ad agosto 2025 è iniziata la nuova campagna di scavi archeologici presso Sofiana (Mazzarino, Cl), un sito di straordinaria ricchezza storica e archeologica che racconta la presenza ellenistica, romana, bizantina, araba e normanna. Lo scavo nasce da una collaborazione scientifica tra le università di Trento e Messina e il parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. La direzione scientifica è affidata al prof. Emanuele Vaccaro, con il coordinamento sul campo di Marco Sfatteria (UniMe) e Viviana Spinella (UniTn). Quest’anno le ricerche si sono concentrate in tre aree principali: le terme di età costantiniana – utilizzate fino al Medioevo, già indagate negli anni ’50-’60 da Dinu Adameșteanu. Le indagini si focalizzeranno su un ambiente rimasto sigillato dal crollo e sull’impianto termale del IV secolo d.C.; la zona a sud del sacello augusteo – frequentata fino all’età medio-imperiale. Qui saranno esplorati ambienti di età romana, di funzione ancora incerta, forse collegati a un complesso termale di prima età imperiale; l’area settentrionale del sito – in corrispondenza del grande muro pomeriale dell’insediamento. In questo settore, già indagato lo scorso anno, è emersa una sequenza stratigrafica che va dall’età augustea al II secolo d.C. Alla campagna partecipano studenti delle università di Trento e Messina, insieme a dottorandi, assegnisti, volontari e con il prezioso contributo del Gruppo Archeologico Litterio Villari di Piazza Armerina.

Mazzarino (Cl). “Open Day a Sofiana”: gli archeologi delle università di Trento e Messina illustrano al pubblico i dati e le scoperte della campagna di scavo 2025

“Open Day a Sofiana”. Il 2 settembre 2025, alle 18, al sito archeologico di Sofiana di Mazzarino (Cl), incontro dedicato ai risultati della campagna di scavo 2025. Gli archeologi delle università di Trento e Messina condivideranno con il pubblico i dati e le scoperte più recenti. Un’occasione per conoscere da vicino la ricerca sul campo e i suoi sviluppi. Per raggiungere il sito https://maps.app.goo.gl/PSYqunsKn8RQs3nu8?g_st=ipc. Il sito di straordinaria ricchezza storica e archeologica racconta la presenza ellenistica, romana, bizantina, araba e normanna.

Il team di scavo a Sofiana di Mazzarino (Cl) (foto regione siciliana)

Lo scavo nasce da una collaborazione scientifica tra le università di Trento e Messina e il parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. La direzione scientifica è affidata al prof. Emanuele Vaccaro, con il coordinamento sul campo del dott. Marco Sfatteria (UniMe) e della dott.ssa Viviana Spinella (UniTn). Quest’anno le ricerche si sono concentrate in tre aree principali: 1. le terme di età costantiniana – utilizzate fino al Medioevo, già indagate negli anni ’50-’60 da Dinu Adameșteanu. Le indagini si focalizzeranno su un ambiente rimasto sigillato dal crollo e sull’impianto termale del IV secolo d.C. 2. La zona a sud del sacello augusteo – frequentata fino all’età medio-imperiale. Qui saranno esplorati ambienti di età romana, di funzione ancora incerta, forse collegati a un complesso termale di prima età imperiale. 3. L’area settentrionale del sito – in corrispondenza del grande muro pomeriale dell’insediamento. In questo settore, già indagato lo scorso anno, è emersa una sequenza stratigrafica che va dall’età augustea al II secolo d.C.

Mondo accademico in lutto. Si è spento all’età di 79 anni il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, professore Emerito dell’università di Macerata. Ha dedicato la propria attività di ricerca allo studio dell’epigrafia del territorio marchigiano, della Libia, della Dalmazia e del Trentino Alto-Adige

Gianfranco Paci, professore Emerito dell’università di Macerata, si è spento a 79 anni (foto unimc)

Lutto nel mondo accademico. Martedì 19 agosto 2025 si è spento all’età di 79 anni il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana. Era nato a Sirolo (An), dove ancora risiedeva, il 7 gennaio 1946. Professore emerito dell’università di Macerata dal 2015, ha insegnato nelle università di Trento, Parigi Sorbonne e Macerata, dove ha ricoperto le cariche di direttore dell’istituto di Storia Antica (1983-1985), direttore del dipartimento di Scienze archeologiche e storiche dell’Antichità (1995-2007), direttore del Centro di Documentazione e ricerca sull’Africa Settentrionale (2012-2016), presidente del consiglio del corso di Laurea in Lettere (1991-1994), pro-rettore (1991-1994) e delegato alla firma (1994-1997), preside della Facoltà di Lettere (2006-2012). Proprio l’università di Macerata piange la scomparsa del professor Gianfranco Paci, “ricercatore instancabile, maestro generoso e figura di riferimento internazionale, ha formato generazioni di allievi unendo rigore scientifico e umanità”. Il rettore John McCourt: “Di lui ricordiamo la serietà e la dedizione alla ricerca, il rispetto e l’umanità nei rapporti con i colleghi, la generosità verso gli amici e gli allievi, l’umiltà di chi è mosso da una vivace curiosità e dal desiderio di ricostruire la verità storica”. Ha dedicato la propria attività di ricerca allo studio dell’epigrafia del territorio marchigiano, della Libia, della Dalmazia e del Trentino Alto-Adige, muovendosi tra scritture greche e latine e attraverso le diverse categorie epigrafiche. È stato direttore o membro di missioni archeologiche in Croazia, Libia e Albania. Ha organizzato diversi convegni di studi, nazionali e internazionali, curandone la pubblicazione degli Atti. Ha partecipato come relatore a un centinaio di convegni di studi nazionali e internazionali e pubblicato oltre 400 lavori scientifici di argomento storico-epigrafico. Ha tenuto conferenze in varie Università italiane, in Francia, in Spagna, in Croazia. Ha diretto la rivista Picus. Studi e ricerche sulle Marche nell’antichità. Membro dell’Association Internationale d’Epigraphie grecque et romaine, membro del Comitato organizzatore delle Rencontres franco-italiennes sur l’épigraphie du monde romain, membro della Commissione delle Inscriptiones Italiae. Socio corrispondente della Société des Antiquaires des France, della Real Acadèmia de Bones Lletres de Barcelona, della Deputazione di Storia Patria per le Marche, dell’Accademia Georgica di Treia, dell’Accademia Roveretana degli Agiati.

Il prof. Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, morto a 79 anni (foto archeo-unimc)

La soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Ancona Pesaro e Urbino si unisce al cordoglio per la scomparsa del professor Gianfranco Paci, epigrafista e storico del mondo romano. È stato un punto di riferimento imprescindibile per la conoscenza dell’Antichistica nelle Marche e ben oltre i confini regionali. Il professor Paci è stato un interlocutore e amico prezioso per la Soprintendenza, con il quale ha condiviso numerosi progetti, ricerche e occasioni di confronto, sempre all’insegna di uno spirito di collaborazione e di rara disponibilità. Oltre alla sua competenza, lo caratterizzavano la gentilezza innata, l’attenzione sincera verso le persone e la capacità di rendere il sapere un terreno comune, accessibile e stimolante. “Ci ha lasciato il professor Gianfranco Paci”, scrive Archeo Unimc. “Grande dolore è quello per la perdita di un vero Maestro, che oltre al mestiere, ci ha insegnato e trasmesso la passione, il senso del dovere, l’entusiasmo e la responsabilità che ogni giorno cerchiamo di mettere nel lavoro e nella vita quotidiana. Fino agli ultimi giorni è stato un importante punto di riferimento per tutti noi che cerchiamo di dare seguito al suo magistero lavorando per l’antichistica a Macerata negli scavi e nei progetti che lui stesso ha avviato, ereditato o, spesso, sostenuto nel momento iniziale, con la passione di chi credeva nel futuro e nei suoi allievi. Ci mancherà”.

Gianfranco Paci ha dedicato tutta la sua attività allo studio dell’epigrafia romana (foto parco urbis salvia)

“Ci ha lasciato il professor Gianfranco Paci. Uno studioso di incomparabile levatura al quale il Parco archeologico e il Comune di Urbisaglia devono molto perché l’apporto scientifico delle sue ricerche storiche ed epigrafiche ha consentito, nell’arco di tre decenni, di puntualizzare e definire numerosi aspetti della storia della città antica di Urbs Salvia. Coloro che hanno avuto occasione di conoscerlo e, ancor più, coloro che hanno avuto il privilegio di essere suoi allievi potranno comprendere l’incalcolabile perdita umana legata alla scomparsa del professore. La naturalezza e la compostezza propria dei grandi nel diffondere e divulgare al grande pubblico l’esito delle sue ricerche, la gentilezza, la generosità e il rispetto nei confronti dei suoi allievi, il senso del dovere incrollabile che lo ha accompagnato sino agli ultimi momenti rimarranno per sempre parte di noi. Siamo molto addolorati e ci stringiamo intorno alla famiglia del professore e ai suoi allievi. Grazie caro professore, sit tibi terra levis”.

La sezione epigrafica del museo Archeologico nazionale delle Marche dedicata all’età romana, inaugurata nel 2023 e realizzata grazie alla collaborazione con il professor Gianfranco Paci (foto drm-marche)

Anche il museo Archeologico nazionale delle Marche si unisce al cordoglio per la scomparsa del professor Gianfranco Paci, epigrafista e storico romano, profondo conoscitore dell’Antichistica delle Marche e non solo. Accanto ai numerosi meriti accademici, di una vita dedicata alla conoscenza dell’antico, resta l’insegnamento più grande: lo spessore umano di professore che insegna, dialoga e ascolta, di uomo al quale riconoscere una brillante gentilezza e un costante rispetto verso l’interlocutore, quale esso fosse, con un’autorevolezza che non abbisognava di piedistalli”.

Gianfranco Paci. epigrafista, grande ricercatore, morto a 79 anni (foto unimc-ad.dc)

Filippo Demma, direttore dei parchi archeologici di Crotone e Sibari, così ricorda Gianfranco Paci: “Fu il Presidente della commissione che ci selezionò e nominò funzionari in forza alla SAM, poi diventò un amico. Ho imparato moltissimo dai suoi scritti, dí più dalle nostre chiacchierate, ma soprattutto ha fatto scuola per me la raffinata ironia che ne caratterizzava i modi. Un Signore vero, Gianfranco Paci, con tutti: dagli allievi, ai colleghi, ai superiori. Anche se superiori a lui, in quegli anni, ne ho visti davvero pochi. Forse nessuno”. E Attilio Mastino, storico epigrafista e saggista: “La scomparsa di un amico davvero caro: Gianfranco Paci (1946-2025). Laureato in Lettere classiche, cattedratico di Epigrafia romana e Storia romana, ha insegnato nelle Università di Trento, Parigi e Macerata: era l’allievo prediletto di Lidio Gasperini, soprattutto era il nostro amico e spaziava dalla Spagna alla Croazia, dalla Cirenaica alla Francia, con lavori (oltre 300) eleganti e raffinati. Caro Gianfranco, siamo vicini ai tuoi, con tutto il nostro affetto, col rimpianto per i tanti progetti che ancora potevamo portare avanti. Ti vogliamo bene. Un abbraccio fortissimo ai tuoi bravissimi allievi che ora ti piangono, perché hanno perso un padre amato, generoso, intelligente”. Gianluca Mandatori, filologo di Storia antica: “Conobbi il professor Paci qualche anno fa, presso l’Istituto Svizzero di Roma, in occasione di un convegno di antichistica; ebbi modo, poi, di incontrarlo più volte, a Napoli e ancora a Roma. In lui dottrina e umiltà, elevate al sommo grado, convivevano nobilmente. Pax tecum, vir bone et perite!”. L’archeologo Antonio F. Lombardi: “Docente illuminato, studioso di incomparabile levatura. Delicatissimo nel divulgare al grande pubblico l’esito delle sue ricerche. Docente di elevatissima gentilezza. Generoso e pieno di rispetto nei confronti di tutti. Dotato di alto senso del dovere sempre unito a grande umiltà”.

Coprttina del libro Epigraphica. LXXXVI (86), 2024 Periodico Internazionale di Epigrafia

Roberto Marcucci (L’Erma di Bretschneider): “Con grande tristezza apprendiamo della scomparsa di Gianfranco Paci, cattedratico di Epigrafia e Storia romana, autore e amico della nostra casa editrice sin dal 1975. Tra i suoi lavori ricordiamo il volume La Salaria in età antica e, più recentemente, il contributo pubblicato su EPIGRAPHICA 86, Due monumenti funerari d’età romana ad Armenzano di Assisi. La casa editrice L’Erma di Bretschneider si unisce al dolore della famiglia e della comunità scientifica per la perdita di uno studioso che ha lasciato un segno profondo nella ricerca storica ed epigrafica”. E Mariano Malavolta, professore all’università di Tor Vergata: “Ricordo con affetto il prof. Gianfranco Paci, e la lectio magistralis che svolse a Cossignano il 10 agosto 2019, accettando, insieme con Gabriele Baldelli, il mio invito alla giornata di studio dedicata “Genio loci”. Quel genio si unisce umilmente al coro del cordoglio per la scomparsa di un grande indimenticato Maestro”. Paolo Storchi (Falerio Picenus Archaeological Project): “”Falerio Picenus è un tesoro, prenditene cura, trattamela bene…”, mi aveva detto lo scorso anno. Ci proveremo, Professore!”. SAIC – Scuola archeologica italiana di Cartagine: “Ci ha lasciato uno studioso della Libia e non solo”. Simone Marchegiani: “Il mondo scientifico ha perso un grande studioso, ho avuto l’onore di conoscerlo e frequentarlo eravamo entrambi Presidenti di Archeoclub lui della sede di Macerata, io della sede di Treia, abbiamo collaborato ad interessanti iniziative, uomo di grande capacità scientifica ma soprattutto di grande semplicità, capace di divulgare in maniera semplice le conoscenze storiche, epigrafiche. Riposa in pace Professore”.

Mazzarino (Cl). Aperta la campagna di scavi archeologici a Sofiana, sito che racconta la presenza ellenistica, romana, bizantina, araba e normanna, diretto da Emanuele Vaccaro con Marco Sfatteria (UniMe) e Viviana Spinella (UniTn)

Il team di scavo a Sofiana (Mazzarino, Cl) della missione archeologica delle universuità di Messina e Trento (foto labaaf)

È ufficialmente iniziata la nuova campagna di scavi archeologici a Sofiana (Mazzarino, CL), un sito di straordinaria ricchezza storica e archeologica che racconta la presenza ellenistica, romana, bizantina, araba e normanna. Lo scavo nasce da una collaborazione scientifica tra le università di Trento e Messina e il parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina. La direzione scientifica è affidata al prof. Emanuele Vaccaro, con il coordinamento sul campo del dott. Marco Sfatteria (UniMe) e della dott.ssa Viviana Spinella (UniTn). Alla campagna partecipano studenti delle università di Trento e Messina, insieme a dottorandi, assegnisti, volontari e con il prezioso contributo del Gruppo Archeologico Litterio Villari di Piazza Armerina.

Il sito archeologico di Sofiana a Mazzarino (Cl) (foto labaaf)

Il sito archeologico di Sofiana a Mazzarino (Cl) (foto labaaf)

Quest’anno le ricerche si concentrano in tre aree principali: 1. Le terme di età costantiniana – utilizzate fino al Medioevo, già indagate negli anni ’50-’60 da Dinu Adameșteanu. Le indagini si focalizzeranno su un ambiente rimasto sigillato dal crollo e sull’impianto termale del IV secolo d.C. 2. La zona a sud del sacello augusteo – frequentata fino all’età medio-imperiale. Qui saranno esplorati ambienti di età romana, di funzione ancora incerta, forse collegati a un complesso termale di prima età imperiale. 3. L’area settentrionale del sito – in corrispondenza del grande muro pomeriale dell’insediamento. In questo settore, già indagato lo scorso anno, è emersa una sequenza stratigrafica che va dall’età augustea al II secolo d.C.