Archivio tag | università di Milano

Milano. Alla fondazione Luigi Rovati conversazione a più voci dal titolo “La seduzione delle gemme fra storia e collezionismo” in occasione della presentazione del libro di Gemma Sena Chiesa “Gemme antiche: arte lusso potere” (Carocci editore)

milano_fondazione-rovati_conferenza-la-seduzione-delle-gemme-tra-storia-e-collezionismo_locandinaIn occasione della presentazione del libro di Gemma Sena Chiesa “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” (Carocci editore) alla fondazione Luigi Rovati di Milano conversazione a più voci dal titolo “La seduzione delle gemme fra storia e collezionismo”: appuntamento giovedì 4 aprile 2024, alle 16.30. Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi etruschi ed italici) in dialogo con Fabrizio Slavazzi (università di Milano), Francesca Ghedini (università di Padova), Francesca Tasso (musei del Castello, Comune di Milano), Elisabetta Gagetti (Gemmae. An International Journal on Glyptic Studies), Claudia Lambrugo (università di Milano). L’incontro è gratuito e a ingresso libero, fino a esaurimento posti disponibili. Si consiglia la prenotazione. Il biglietto per la conferenza non include l’accesso al Museo d’arte. La conferenza sarà pubblicata sul canale YouTube della Fondazione.

libro-gemme-antiche-arte-lusso-potere_di-gemma-sena-chiesa_copertina

Copertina del libro “Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari” di Gemma Sena Chiesa (Carocci editore)

Gemme antiche. Arte lusso e potere nella Roma dei Cesari. Nel volume si ripercorre la storia di una forma d’arte rara e sofisticata, sorta nel mondo classico e nota oggi con il nome di glittica. In età ellenistica gemme e cammei lavorati incisi con ritratti o simboli furono utilizzati per propaganda personale da re e personaggi famosi e realizzati da artigiani che firmavano le loro opere. Dopo la fine dei regni ellenistici molti di loro si trasferirono a Roma al servizio dei nuovi potenti. Per Cesare, Augusto e i suoi discendenti lavorarono celebri artisti come Dioscuride, creando opere di straordinaria qualità. Dal I secolo d.C. l’uso di portare al dito una gemma si diffuse nelle classi popolari e nell’esercito dando vita a una produzione più vasta e quindi meno costosa. Nell’inquieta età tardoantica iniziarono a circolare le gemme con figurazioni magiche e cristiane. Dal V secolo molti esemplari prestigiosi passarono dal tesoro imperiale alle chiese per poi divenire fino ad oggi oggetto di collezionismo.

Gemma Sena Chiesa è professoressa emerita di Archeologia classica all’università di Milano, autrice di numerose pubblicazioni e grandi mostre. Da un cinquantennio si occupa di gemme intagliate di età romana di cui è studiosa di fama internazionale.

Palermo. Al Palazzetto Mirto giornata di studi “LEPANTO. LA BATTAGLIA. Storia Arte Archeologia” promossa dal dipartimento Beni culturali e Identità siciliana della Regione Siciliana e dalla soprintendenza del Mare

palermo_palazzetto-mirto_giornata-di-studi-lepanto-la-battaglia_locandinaGiornata di studi “LEPANTO. LA BATTAGLIA. Storia Arte Archeologia” promossa dal dipartimento Beni culturali e Identità siciliana della Regione Siciliana e dalla soprintendenza del Mare: appuntamento lunedì 11 dicembre 2023, alle 9, al Palazzetto Mirto in via Lungarini 9 a Palermo. Ingresso libero. IL PROGRAMMA. Alle 9, saluti istituzionali: Francesco Paolo Scarpinato, assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana; Mario La Rocca, dirigente generale del dipartimento Beni culturali e Identità siciliana; Juan Carlos Reche Cala, direttore istituto Cervantes di Palermo; Ferdinando Maurici, soprintendente del Mare. SESSIONE MATTUTINA presiede Gianclaudio Civale. Interventi: alle 10, Francesco Vergara, già direttore della biblioteca centrale della Regione Siciliana, “La Sicilia e Lepanto”; 10.30, Antonino Giuffrida, già professore associato di Storia moderna, università di Palermo, “Il mito di Lepanto”; 11, pausa caffè; 11.30, Giacomo Pace Gravina, ordinario di Storia del Diritto all’università di Messina, “Lepanto: storie di una battaglia”; 12, Chiara Caldarella, funzionaria Storica dell’arte della soprintendenza del Mare, “La sella di Marcantonio Colonna, eroe di Lepanto”; 12.30, discussione. SESSIONE POMERIDIANA presiede Giacomo Pace Gravina. Alle 15.30, Gabriella Monteleone, catalogatrice alla soprintendenza del Mare, “Colamaria Carnevale, un “venturiero” calabro-siculo al servizio di Filippo II nella battaglia di Lepanto. Analisi di una ricerca”; 16, Gianclaudio Civale, professore associato di Storia moderna all’università di Milano, “La battaglia come esperienza religiosa tra ideale crociato e processo disciplinare”; 16.30, discussione; 17, pausa caffè; 17.30, Salvatore Bottari, ordinario di Storia moderna dell’università di Messina, “L’epopea di Lepanto nella Sicilia del tardo Cinquecento”; 18, Ferdinando Maurici, soprintendente del Mare, “As armas e as naus assinaladas: navi e armi a Lepanto”; 18.30, discussione; 19, Giacomo Pace Gravina, chiusura dei lavori.

Montecchio di Negrar (Vr). Il prof. Tecchiati (università di Milano) presenta al pubblico l’avanzamento delle ricerche nel sito preistorico delle Colombare (4300-900 a.C.). Esclusivo: il direttore dello scavo ci illustra in anteprima le scoperte e i risultati della campagna 2023

negrar_montecchio_sito-preistorico-colombare_presentazione-scavi_locandinaNuovo incontro dedicato al pubblico della Valpolicella, per raccontare il nostro lavoro alle Colombare di Negrar e per far conoscere l’importanza e il valore di questo sito preistorico a più persone possibile, organizzato dal laboratorio di Preistoria Protostoria ed Ecologia preistorica del dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona e il Comune di Negrar. Appuntamento giovedì 7 dicembre 2023, alle 21, nella sala civica di Montecchio di Negrar in via Don Tacchella 4, con il professor Umberto Tecchiati, direttore dello scavo e docente di Preistoria ed Ecologia preistorica all’università di Milano, che racconterà l’avanzamento delle ricerche nella conferenza “Gli scavi dell’università di Milano nel sito preistorico delle Colombare di Villa (Negrar di Valpolicella)”. L’incontro è gratuito.

negrar_colombare_sito-preistorico_tecchiati-col-team-di-scavo-2023_foto-unimi

Il prof. Umberto Tecchiati (dietro, al centro) con un gruppo di partecipanti alla campagna 2023 nel sito preistorico di Colombare di Negrar (foto unimi)

rovereto_rassegna-RAM-2023_aperitivi_tecchiati_locandina

L’archeologo Umberto Tecchiati sarà uno dei protagonisti dell’Aperitivo al Ram film festival 2023

archeologiavocidalpassato.com ha incontrato il prof. Tecchiati a Rovereto, dove è stato ospite degli “Aperitivi al Giardino” nell’ambito del RAM film festival. Il professore illustra il sito preistorico di Colombare di Negrar (Vr) frequentato dal Neolitico recente fino alla fine dell’età del Bronzo (ultimi secoli del V millennio a.C. – 1000 o al 900 a.C.), poi quindi descrive le scoperte più significative della campagna di scavo 2023, conclusa alla fine di settembre, e infine conferma che già 6mila anni fa c’era lo sfruttamento della vite selvatica, anche se non si può ancora parlare di vitivinicoltura, che è la conferma che tutta la Valpolicella, terra vocata alla produzione di vini nobili, si attende in un prossimo futuro da queste ricerche.

Professore, ci parla del sito preistorico di Colombare? “Il sito preistorico delle Colombare di Villa si trova nel comune di Negrar di Valpolicella lungo un versante montuoso ai piedi del monte delle Faldere a circa 600 metri di quota sul livello del mare”, spiega Tecchiati. “È stato scoperto e in parte scavato da Francesco Zorzi all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento. Dal 2018 esiste un progetto dell’università di Milano, dipartimento di Beni culturali e ambientali, in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona Rovigo, e siamo ormai alla quinta campagna di scavo. È un sito particolarmente importante per la preistoria recente e per la protostoria dell’Italia settentrionale perché conserva stratificazioni archeologiche e strutture di importanza non soltanto locale, non soltanto regionale. Particolarmente significativa è l’occupazione di questo sito che è avvenuta a partire dal Neolitico recente, quindi diciamo dagli ultimi secoli del V millennio a.C., in termini di datazioni radiocarboniche a partire circa dal 4300 a.C., fino alla fine dell’età del Bronzo, diciamo fino circa al 1000 o al 900 a.C., quando nel sito non si trovano più reperti che documentano occupazioni posteriori. Molto ricca è la documentazione materiale, soprattutto di industria litica, cioè produzioni di strumenti in selce. L’ottima selce dei Lessini veniva sfruttata nel sito. E noi abbiamo la prova dell’esistenza di un atelier, cioè di un’area di fabbricazione di strumenti e di lavorazione dei noduli di selce che venivano raccolti nei dintorni. È molto importante anche la documentazione – per esempio – ceramica che documenta importanti contatti sia con l’area alpina lombarda, e in particolare la Valcamonica e altre aree alpine della Lombardia centro-orientale, e contatti sono documentati anche con la pianura Padana, in particolare con numerosi siti emiliani”.

Come è andata la campagna 2023? “Quest’anno abbiamo continuato a scavare in un settore già indagato negli anni scorsi che è quello della cosiddetta “capanna Zorzi”, cioè un’area in cui Francesco Zorzi all’inizio degli anni ’50 aveva individuato resti di una abitazione addossata contro un masso e abbiamo deciso di continuare a scavare in quest’area perché sentivamo il bisogno di sottoporre a verifica ciò che Zorzi aveva trovato sulla base però di un metodo e anche di un approccio scientifico diverso e più moderno. E quello che abbiamo trovato in quest’area e che abbiamo appena finito di scavare – anticipa il prof. Tecchiati – sono stratificazioni soprattutto del Neolitico tardo, quindi diciamo di età compresa tra il 4000 e il 3500 circa a.C. Abbiamo strati che contengono cultura materiale di questa età – ceramica, selce – e poi resti faunistici, resti vegetali carbonizzati, pollini. E molto importante è l’individuazione di una casa che si addossava al pendio: probabilmente aveva un pavimento in legno pensile appoggiato su pali e di cui noi abbiamo trovato le fosse di fondazione. In un altro settore, invece, abbiamo potuto portare in luce i resti di quella che possiamo definire la più antica “marogna” della Valpolicella, cioè un muro di terrazzamento costruito in pietrame che aveva una faccia contro il pendio e una faccia a valle. Si tratta di un muro probabilmente costruito a sacco – quindi con un riempimento interno di pietrame – che possiamo datare approssimativamente all’antica età del Bronzo. E devo dire che radiazioni radiocarboniche fatte su materiale trovato si piani d’uso di questo muro di terrazzamento sono attualmente in corso e credo che confermeranno la datazione che abbiamo tentato preliminarmente sulla base della ceramica”.

Si parla di sfruttamento della vite. E il vino? “Tra le scoperte più interessanti delle nostre ricerche c’è quella relativa allo sfruttamento della vite”, conferma il direttore dello scavo. “Sia tra i campioni pollinici sia anche tra i resti vegetali carbonizzati la vite è ampiamente documentata con percentuali rispetto alle altre specie vegetali che ci fanno credere che alla vite fosse riservata una particolare attenzione. Ovviamente non possiamo parlare ancora di vino. Stiamo cercando eventuali prove della vinificazione che non possiamo escludere naturalmente, dove c’è la vite, dove c’è l’uva c’è anche il vino presto o tardi, quello che possiamo dire attualmente è che la vite era non coltivata, non si tratta probabilmente di una vite domestica ma di una vite selvatica alla quale erano riservate particolari attenzioni, particolari cure. Quindi – conclude – anche una qualche forma di coltivazione”.

Torino. Al museo Egizio conferenza internazionale “Im/materialities: Museums between Real and Digital”, in presenza e on line: quattro giorni per approfondire aspetti che ruotano attorno alla conservazione, allo studio, all’ampia tecnologia messa a disposizione delle collezioni, alcuni dei principali temi sviluppati e proposti dalla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, inaugurata a marzo 2019

torino_egizio_conferenza-internazionale-immaterialities_locandinaDal 28 novembre al 1° dicembre 2023 studiosi e studiose da tutto il mondo saranno al museo Egizio di Torino nella conferenza internazionale “Im/materialities: Museums between Real and Digital” a cura di Christian Greco, Maria Elena Colombo, Enrico Ferraris, Paolo Del Vesco. La conferenza era programmata per marzo 2020 e approfondisce alcuni dei principali temi sviluppati e proposti dalla mostra temporanea “Archeologia Invisibile”, inaugurata a marzo 2019, che ha esplorato gli oggetti e le loro storie uniche, biografie i cui indizi sono in gran parte condensati nei materiali di cui sono fatti. Restano pochissimi biglietti per i posti in presenza (vedi Museo Egizio di Torino: il nuovo anno porta la proroga di sei mesi della mostra “Archeologia invisibile” che mette al centro i temi della ricerca e dell’interdisciplinarietà per addentrarsi nella biografia dei reperti egittologici. Sul sito del museo la novità del Virtual tour in 3D | archeologiavocidalpassato). Chi fosse interessato può scrivere a Virginia Cimino: virginia.cimino@museoegizio.it. Oratori di spicco illumineranno la discussione il 28 novembre 2023, tra cui Guido Tonelli (CERN), Maurizio Ferraris (università di Torino), Andrea Augenti (università di Bologna), David Pantalony (Ingenium), Paolo Del Vesco (museo Egizio), Luca Ciabarri (università di Milano), Stuart Walker (Manchester Metropolitan University), Enrico Giannichedda (università Cattolica del Sacro Cuore). La conferenza sarà in lingua inglese e potrà essere seguita anche in diretta e, più tardi, in differita su Facebook Youtube, offrendo a un pubblico globale l’opportunità di interagire su questi temi.

torino_egizio_mostra-archeologia-invisibile_locandina

La locandina della mostra “Archeologia invisibile” al museo Egizio di Torino

Con più di 40 istituzioni scientifiche coinvolte nel progetto, la mostra ha sottolineato la crescente collaborazione tra Egittologia e Scienze Naturali nello studio dei reperti archeologici e come l’archeometria (sempre più utilizzata dal museo Egizio come metodo standard per indagare gli oggetti) stia cambiando il modo in cui una collezione può essere esplorata, conservata e, infine, presentata ai visitatori. Naturalmente, l’archeometria fornisce informazioni sulla materialità di oggetti che altrimenti sarebbero inaccessibili e invisibili ad occhio nudo, e questo permette ai ricercatori di colmare le lacune su ciò che non si sa della storia/biografia degli oggetti (chi li ha realizzati, perché, quando, dove, con quali materiali ecc.) per definire, ad esempio, i modi migliori per conservarli. L’apertura a discipline esterne all’egittologia è ormai un presupposto indispensabile per dibattere questi argomenti. Da qui il desiderio di coinvolgere alla conferenza molte persone provenienti da contesti diversi, tra cui antropologi fisici e culturali, filosofi, sociologi, archeologi, paleopatologi, storici, scienziati del patrimonio, curatori di musei, museologi e specialisti di intelligenza artificiale. La conferenza si articolerà in sei sezioni.

IM/MATERIALE: 28 novembre 2023. Questa sezione affronta in particolare le principali sfide e opportunità che la grande mole di dati generati dall’imaging e dall’analisi archeometrica rappresentano per la pratica museale nel XXI secolo. Da un lato, le tecnologie digitali consentono di valorizzare la tradizionale pratica museale di copiare gli originali in termini di complessità, durabilità, interazione e diffusione; dall’altro prevedono negli oggetti digitali (descrizioni data-driven di oggetti reali che riassemblano tutti i dati scientifici in nuovi schemi digitali) l’emergere di una nuova forma di materialità, ovvero “una traiettoria di materialità che collega la nostra comprensione comune del digitale all’analogico, dell’informazione al materiale, del sistema alle strutture, della conoscenza alla forma” (Geismar 2018). I contributi metteranno anche in discussione la tradizionale esclusione della tecnologia dalla cultura, esplorando se, nelle pratiche museali, gli oggetti digitali possano essere finalmente intesi come esperienze culturali indipendenti e autentiche in dialogo con gli oggetti.

IN/VISIBILE: 29 novembre 2023. Le indagini scientifiche sugli oggetti antichi hanno portato a una maggiore comprensione della loro materialità, producendo nuove informazioni utili per la loro conservazione e per i loro significati storici. L’archeometria, infatti, restituisce un’immagine diversa ma complementare degli oggetti, attraverso la caratterizzazione e la ricostruzione della biografia dell’oggetto, analizzando le tracce naturali e artificiali lasciate durante la sua vita. In questa sezione scienziati ed egittologi, che hanno contribuito alla mostra con le loro ricerche, delineano il quadro teorico ed empirico presente e futuro della collaborazione tra Scienze Umane e Scienze Naturali.

IN/TANGIBILE: 29 novembre 2023. In questa sezione Filosofia, Sociologia, Archeologia, Antropologia Culturale, Scienze dei Materiali e Storia del Design mettono a confronto ricerche, metodi ed esperienze, per comporre un’introduzione transdisciplinare alla natura degli oggetti e, all’intersezione tra patrimonio materiale e immateriale, alla loro capacità di attivare (agency) e incorporare (object biography) le esperienze della cultura nel tempo.

DE/CODED: 30 novembre 2023. I contributi di questa sezione approfondiscono l’argomento precedente di esplorare come un ecosistema digitale stia catalizzando nuove e diverse forme di azione umana nell’ambiente culturale. La disponibilità senza precedenti di una tale quantità di dati e immagini di oggetti museali non ha senso senza l’analisi per sbloccare connessioni e conoscenze altrimenti fuori dalla portata delle sole capacità umane. Nel quadro generale della trasformazione digitale delle istituzioni culturali, un ambito che merita particolare attenzione è quello delle applicazioni dell’AI e dei Big Data nei campi della gestione delle collezioni e della ricerca scientifica e delle più recenti strategie per ottimizzare gli impatti digitali sull’engagement e la divulgazione museale.

UN/PERCEPITO: 30 novembre 2023. Questa sezione ripercorre il rapporto soggetto-oggetto, ma questa volta affronta alcune questioni riguardanti il primo. Quando si è sviluppato il nostro senso del tempo e della bellezza? Cosa succede alla mente quando ci troviamo di fronte a un oggetto antico o a un’opera d’arte? Quando le tecnologie digitali possono catalizzare o sconvolgere le esperienze culturali? Come può armonizzarsi la dicotomia tra reale e digitale in una percezione aumentata del mondo? Un dialogo tra Museologia e Neuroscienze esplorerà come le strategie museali potrebbero supportare nuove comprensioni del patrimonio culturale e, più in generale, nuove esperienze del mondo degli oggetti che ci circondano.

UN/CONNECTED: 30 novembre – 1° dicembre 2023. L’ultimo giorno del simposio porta il discorso sull’agenzia degli oggetti nel quadro più ampio di ciò che è diventato l’ecosistema museale digitale più di tre anni dopo lo scoppio della pandemia globale. Torneremo alla domanda su cosa rappresentino i musei, a chi si rivolgono e, soprattutto, come possano abbracciare e reindirizzare un cambiamento che non si limiti alla sola innovazione tecnologica, ma sia radicato nelle più ampie trasformazioni storiche, culturali e sociali che modellano il rapporto tra musei, società e media nel 21° secolo. In particolare, questa sezione esplora i nuovi significati e le nuove esigenze della curatela museale, soprattutto nel contesto della digitalizzazione delle collezioni, e i rischi che possono sorgere quando questa mediazione viene interpretata come un fatto puramente tecnico. Infine, si presta attenzione a come la comprensione dei comportamenti, dei bisogni e delle vulnerabilità del nuovo pubblico digitale sia fondamentale per costruire un ambiente digitale che sia reattivo alle persone e crei connessioni piuttosto che isolamento.

Reggio Emilia. Ciclo di incontri “Dallo scavo al museo” dedicato alle novità dell’archeologia reggiana: dal monumento funerario dei Concordii alle case romane in museo alla terramara di Poviglio

reggio-emilia_biblioteca-delle-arti_dallo-scavo-al-museo_locandina

È iniziato il ciclo di appuntamenti “Dallo scavo al museo” dedicato alle novità dell’archeologia reggiana, a cura di Giada Pellegrini, promosso dai Musei Civici e dalla Biblioteca delle Arti con il contributo Art Bonus di Iren SpA e Credem. Al centro dei primi due incontri sono poste alcune significative testimonianze dei fasti della cultura romana nel territorio. Il primo appuntamento sabato 11 novembre 2023 alla biblioteca delle Arti: presentato il monumento funerario dei Concordii, una delle più interessanti espressioni del rilievo funerario romano nell’Italia settentrionale, restituito a nuova vita nel contesto paesaggistico del Parco del Popolo. Sono intervenute Annalisa Capurso per la soprintendenza ABAP di Bologna, Ursula Montanari e Paola Venturelli per il Servizio Cura della Città del Comune, Valentina Galloni e Giada Pellegrini per i Musei Civici e Francesca Attardo per AR/S Archeosistemi.

reggio-emilia_parco_monumento-funerario-dei-concordii_fronte_foto-musei-civici-re

Il monumento funerario dei Concordii nel parco del Popolo a Reggio Emilia (foto musei civici re)

reggio-emilia_parco_monumento-funerario-dei-concordii_dettaglio_foto-musei-civici-re

Dettaglio del monumento funerario dei Concordii al parco del Popolo a Reggio Emilia (foto musei civici re)

Nel 1929 nel territorio dell’antica Brixillum (Brescello), venne in luce il recinto funerario della gens Concordia. All’indomani della scoperta il monumento, pregevole per apparati decorativi ed estetica architettonica, fu trasferito al Parco del Popolo di Reggio dove la cornice paesaggistica avrebbe garantito lo sfondo ideale per la sua valorizzazione. Un importante progetto di restauro e tutela, che vede la collaborazione tra diversi professionisti, intende riportare il monumento all’originale splendore nel contesto particolare dei giardini pubblici.

reggio-emilia_archeologico_portico-dei-marmi_foto-Carlo-Vannini

Il Portico dei Marmi ai musei civici di Reggio Emilia (foto carlo vannini)

“Case in museo: tracce della scena domestica della Reggio romana nelle collezioni dei Musei Civici” è l’appuntamento del 2 dicembre 2023, alle 11, con Antonella Coralini professore di Archeologia classica all’università di Bologna, direttore del Centro universitario di Studi sulla Pittura antica (CESPITA), direttore della Summer School Digital Collection Curator for Archaeology (DIGITARCH) che ricostruirà lo scenario dell’abitare a Regium Lepidi fra l’età repubblicana e il tardo impero. Quanto si conserva delle case della Reggio romana nelle collezioni del Musei Civici? Pavimenti, decorazioni parietali, sculture e oggetti del quotidiano aiuteranno a meglio comprendere i modi di abitare e vivere a Regium Lepidi fra la tarda età repubblicana e il tardo impero.

poviglio_terramara-santa-rosa_foto-uni-mi

Rilievo aereo della terramara di Santa Rosa di Poviglio (RE) (foto uni-mi)

Il 27 gennaio 2024 nella conferenza dal titolo “La terramara Santa Rosa di Poviglio. Cinquecento anni di storia, quarant’anni di indagini”, Mauro Cremaschi (università di Milano), farà il punto delle indagini in uno dei siti più noti del reggiano in occasione dei quarant’anni dall’inizio degli scavi. Lo scavo archeologico nella Terramara Santa Rosa di Poviglio è in corso da quarant’anni ed è uno dei più longevi d’ambito protostorico in Europa. Fin dall’inizio le ricerche hanno indagato la struttura della terramara, mettendone in luce ampie aree, al fine di ricostruirne l’evoluzione nel tempo. Nato come un piccolo villaggio nel corso del Bronzo medio (circa 1550 a.C.) delle dimensioni di un ettaro, l’abitato si amplia fino a sette ettari nel corso del Bronzo recente (circa 1300 a.C.) per poi essere abbandonato, come tutte le terramare, intorno al 1150 a.C. circa. In questo lungo intervallo di tempo si registrano importanti mutamenti, dalla tipologia dei quartieri abitativi, alla gestione dei fossati, fino alla struttura delle recinzioni. Il complesso rapporto fra cambiamento climatico e gestione delle risorse da parte della società terramaricola, fu proprio la causa di tali cambiamenti e la ragione stessa della fine delle terramare.

Pompei. Al Quadriportico dei Teatri due serate con l’evento “Pompei, dell’antichità della Vitae e del Vino”: convegno, degustazioni, incontri

pompei_quadriportico_dell-antichità-della.vitae-e-del-vino_locandina“Pompei: dell’antichità della Vitae e del Vino”: evento organizzato al Quadriportico dei Teatri di Pompei nelle ore serali dalle 18.00 alle 23.30 di sabato 2 e domenica 3 settembre 2023. “Il vino nei millenni, dalla Georgia alla Campania 8000 mila anni di storia della vite e del vino, tra cultura arte e scienza. Pompei la prima grande città che ha globalizzato il mercato del vino dal Medio Oriente al mediterraneo e in Europa”. Un viaggio degustando vini della Georgia, Cipro, Libano, Grecia, Italia, condiviso con le Ambasciate di Georgia, Grecia e Cipro, con il contributo dell’Ambasciata italiana a Tbilisi, per arrivare in Campania con una significativa selezione di aziende della Campania Felix. Oltre alla presenza di circa 40 aziende di vino, ci saranno anche 5 Consorzi di Tutela del Vino della Campania: Vitica Caserta, Sannio Dop, Vesuvio Dop, Vini d’Irpinia e Salernum Vitae, un’area Culinaria e un’area dedicata alle masterclass. Un momento significativo sarà la riproduzione dell’antica focaccia di Pompei a cura del cuoco storico della cucina napoletana Antonio Tubelli in collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Vairano Scalo “G. Marconi”. Per celebrare l’unicità dell’evento sono state coinvolte nel “Convivium”, sempre all’interno del Quadriportico dei Teatri, personalità e studiosi per ripercorre le antiche rotte del vino e comprendere l’evoluzione della coltivazione della vite.

PROGRAMMA SABATO 2 SETTEMBRE 2023. Alle 18, apertura; 18.15, presentazione; 18.30, convegno “Le antiche rotte del vino dalle origini della Georgia a Pompei”, con Attilio Scienza, ordinario della facoltà di Agraria dell’università di Milano, che illustrerà le similitudini antiche tra la prime vinificazioni in Georgia con quella casertana e campana, con Eugenio Sartori, direttore di Vivai Cooperativi Rauscedo; per il progetto di ricerca sulla vite in Georgia: David Lordkipanidze, archeologo e antropologo, direttore del Georgian National Museum, autore dello studio scientifico che ci riporta nella terra culla del vino e il responsabile della National Agency Wine di Georgia, del ministero dell’Agricoltura, David Maghradze, per approfondire le nuove frontiere dei vitigni in Georgia; 20.30, partner dell’evento Ais Campania, con Tommaso Luongo, il progetto Esperienze di Vitae che celebra la premiazione delle quattro Viti campane della Guida Vitae 2023 e il “Concorso Miglior Sommelier della Campania”.

PROGRAMMA DOMENICA 3 SETTEMBRE 2023. Alle 18, apertura evento; 18.30, saluti del direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel: “Una azienda agricola a Pompei e le nuove vigne”; 19.30, “Per una evoluzione antropologica dell’alimentazione: saperi sapori scienze e tecnologia”, con lo chef Alfonso Iaccarino, il docente di Marketing e Trasformazione digitale all’università “Federico II” di Napoli Alex Giordano e con Franco Pepe, miglior pizzaiolo al Mondo di The Best Chef Awards 2021. Un dialogo a partire dal libro FOODSYSTEM 5.0 Agritech | Dieta Mediterranea | Comunità di Alex Giordano per Edizioni Ambiente e Dante Stefano Del Vecchio curatore dell’evento; 21, Lectio Magistralis “Un viaggio nel passato per capire il vino”, tenuta dal presidente dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) ordinario di Enologia università “Federico II” di Napoli, prof. Luigi Moio. Segue dibattito. Alle 22.30, narrazione dedicata a “Dioniso all’ombra del Vesuvio”, a cura dell’archeologo Mario Cesarano, soprintendenza Archeologica di Napoli, video operatore Giulio Testa, organizzazione e direzione artistica MisteryApple Communication Dante Stefano Del Vecchio.

Ragusa. Il Laboratorio degli Annali di Storia organizza il terzo convegno internazionale di studi “Dall’Uomo del rame all’Homo faber: il sostrato profondo della storia”

ragusa_convegno-internazionale_dall-uomo-del-rame-all-homo-faber_locandinaIl Laboratorio degli Annali di Storia di Ragusa organizza il terzo convegno internazionale di studi “Dall’Uomo del rame all’Homo faber: il sostrato profondo della storia”, che prende spunto da paradigmi elaborati da Carlo Ruta in “Homo faber e civiltà”, in partenariato con l’università di Milano, l’università di Genova, il Laboratorio di Storia marittima e navale dell’università di Genova, l’università di Siena, la statunitense New York University e il francese Centre national de la Recherche scientifique. Appuntamento il 27 e 28 luglio 2023, a Ragusa, in via Pezza 108, sede del Laboratorio. Il convegno vuole accendere alcune luci sull’età del Rame e dare qualche risposta: la nascita della pietra squadrata, l’avvento della città storica, la creazione delle navi assemblate, la scoperta del mare, la catena causale che spiega la nascita della scrittura. Tra gli studiosi partecipanti, in presenza o in streaming, Giuseppe Foglio, Francesco Aleo, Annalisa Di Nuzzo, Maristella Trombetta, Loredana Di Lucchio, Michele Longo, Corrado Fianchino, Giuseppe Varnier, Michele Fasolo, Marco Leonardi, Tommaso Fazello, Pamela Kile Crossley, Emiliano Beri, Alberto Cazzella, Claudio Giardino, Umberto Tecchiati, Juan Carlos Moreno Garcia, Sandra Origone. Ad aprire i lavori del 27 mattina sarà la relazione scientifica di Carlo Ruta, sui percorsi dell’Uomo del Rame che condussero appunto alla scoperta del mare, all’assemblaggio delle navi e, come conseguenza diretta di quest’ultimo, alla nascita della scrittura. Interverrà poi lo storico barese Giuseppe Foglio che, a partire dai modelli lanciati dal direttore scientifico, traccerà le condizioni per una possibile “fenomenologia della materia”. Al pomeriggio, tra gli altri, parlerà lo storico del Cristianesimo Francesco Aleo focalizzerà le culture del rame e del bronzo tra la tarda antichità e la prima cristianità. L’antropologa Annalisa Di Nuzzo tornerà quindi al nocciolo protostorico per un esame sulle relazioni tra manualità e genere. Quindi la storica dell’estetica Maristella Trombetta, prendendo ancora le mosse dal paradigma dell’uomo assemblatore di navi, interverrà sullo sguardo cartografico dell’homo faber, in età premoderna e moderna. La sessione mattutina del 28 luglio sarà aperta dalla storica statunitense Pamela Kile Crossley con un focus sulle questioni storiografiche legate all’età del bronzo e alla nascita dell’Eurasia. Sarà poi la volta dello storico dell’età moderna Emiliano Beri, che illustrerà l’”uomo del mare” dalla prospettiva del mar Ligure e dell’Alto Tirreno in età moderna. Quindi l’archeologo Claudio Giardino sulle tecnologie minerarie e metallurgiche in età pre-protostorica, e l’archeologo Umberto Tecchiati sulla transizione tra preistoria e protostoria nell’Italia settentrionale. L’egittologo Juan Carlos Moreno García si occuperà poi dell’uomo del Nilo e dell’organizzazione del lavoro agricolo nelle prime età dinastiche. Nella sessione pomeridiana, venerdì 28 luglio, chiude il convegno la tavola rotonda “La nascita della scrittura in Homo faber e civiltà di Carlo Ruta. Dibattito su un paradigma”. Le conclusioni saranno affidate a Carlo Ruta.

Marzabotto. “Kainua. Sguardi e racconti sulla città”: visita guidata agli scavi di Unibo nell’area archeologica e presentazione del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi

marzabotto_area-archeologica_libro-kainua-marzabotto_presentazione_locandina“Kainua. Sguardi e racconti sulla città”: appuntamento giovedì 22 giugno 2023, dalle 17 alle 20, al museo nazionale Etrusco “P. Aria”, in via Porrettana Sud 13, a Marzabotto (Bo), con presentazione del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi. La partecipazione all’evento è gratuita salvo biglietto di ingresso a Museo e area archeologica (costo 4 euro). Appuntamento alle 17, presso l’area archeologica di Kainua. Si inizia con la visita guidata allo scavo in corso dell’università di Bologna a Marzabotto. Alle 18, presentazione del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi (University of Texas Press). Sarà l’occasione per raccontare le più recenti scoperte archeologiche nella città e la sua storia. Interverranno la curatrice della collana editoriale Nancy T. de Grummond (Florida State University) e due studiose esperte del mondo etrusco, Giovanna Bagnasco Gianni (università di Milano) e Corinna Riva (University College London). A seguire gli archeologi e le archeologhe dell’università di Bologna illustreranno le novità dello scavo in corso nel santuario urbano. Alle 19, aperitivo.

libro_kainua-marzabotto_copertina

Copertina del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi

Kainua (Marzabotto). Questo libro riunisce i principali studiosi dell’Etruria per fornire reperti aggiornati dal sito archeologico chiave di Kainua. Situato in quella che oggi è la città italiana di Marzabotto, Kainua è l’unico sito etrusco il cui impianto urbano completo è stato conservato, rendendo possibile rintracciare case, strade, sistemi di drenaggio, cimiteri, laboratori artigianali e un’acropoli. In fase di scavo dal 1850, Kainua offre una miniera di approfondimenti sulla cultura e la società etrusca. L’editore del volume, Elisabetta Govi, e i suoi colleghi esperti esaminano le prove materiali alla base della nostra comprensione della storia, dell’economia, della religione e delle strutture sociali di Kainua, comprese le rotte commerciali che collegavano la città con il più ampio Mediterraneo. Particolarmente interessanti sono le recenti scoperte di santuari dedicati a Tinia e Uni, analoghi ai greci Zeus ed Hera, che forniscono nuove informazioni sui culti etruschi. Kainua (Marzabotto) attinge anche alle ultime ricerche per ricostruire i riti di fondazione della città, una carta sacra e un piano urbanistico. Infine, gli autori esplorano la storia archeologica del sito, discutendo le nuove conoscenze rese possibili dall’introduzione delle moderne tecniche di telerilevamento e modellazione 3D.

Verona. Al museo civico di Storia Naturale conferenza del prof. Umberto Tecchiati (università di Milano) su “La ripresa degli scavi nel sito preistorico delle Colombare di Negrar” promossa dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”

verona_storia-naturale_tecchiati_ripresa-scavi-colombare-di-negrar_locandinaMartedì 9 maggio 2023, alle 17.30, nella sala “Sandro Ruffo” del museo civico di Storia Naturale di Verona, nuovo appuntamento con le conferenze curate dall’associazione Naturalisti veronesi “Francesco Zorzi”. Il professor Umberto Tecchiati dell’università di Milano parlerà della ripresa degli scavi nel sito archeologico a Colombare di Negrar e del progetto che, dal 2018, ha ripreso lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta più di settant’anni fa proprio da uno degli “antenati” del museo, Francesco Zorzi. L’accesso è libero fino all’esaurimento dei posti.

negrar_villa-spinosa_prima-uva-6300-anni-fa_scavo_5_foto-negrar-valpolicella-news

Ricerche nel sito archeologico di Colombare di Negrar di Valpolicella (foto PrEcLab)

Le Colombare di Negrar sono un sito chiave per comprendere l’evoluzione socio-economica e culturale dell’Italia settentrionale nel periodo compreso tra il Neolitico recente e l’età del Bronzo. Il sito si configura inoltre, anche per la sua strategica collocazione geografica al margine dell’idrovia atesina, come un nodo essenziale delle comunicazioni e del transfer interculturale a vasto raggio con l’area padana e alpina. Lo sfruttamento locale dell’ottima selce vetrosa dei Lessini pone le Colombare al centro di una fitta rete di scambi di materie prime che specialmente nella preistoria recente investivano sia la Pianura Padana che le aree alpine interne al di qua e al di là dello spartiacque alpino. Il progetto, avviato nel tardo 2018, ha ripreso, con criteri scientificamente e metodologicamente aggiornati, lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta più di settant’anni fa da Francesco Zorzi. Il taglio fortemente paleo-ambientale delle ricerche attualmente in corso vale a precisare il carattere dell’economia di sussistenza del sito attraverso lo studio dei resti botanici e faunistici, e inoltre la durata effettiva della sua occupazione. I campionamenti paleo-ambientali sono finalizzati alla ricostruzione della qualità delle attività antropiche e della loro collocazione nell’ambiente naturale (vedi anche Negrar. Nel sito archeologico di Colombare l’università di Milano ha scoperto la prima uva della Valpolicella: 6300 anni fa questo frutto veniva già consumato. “Ma attenzione: per ora nella terra dell’Amarone non si può parlare di vino del Neolitico. Non ci sono ancora le prove. Dobbiamo continuare le ricerche. Che però costano e richiedono tempo” | archeologiavocidalpassato).

Negrar. A villa Rizzardi-Pojega l’incontro “Archeologia a Negrar: le ricerche in corso” per illustrare i risultati delle ricerche archeologiche in corso in tutto il territorio negrarese, con focus speciale sulla Villa dei Mosaici

verona_sabap_presentazione-ricerche-villa-dei-mosaici_locandinaNon solo la Villa dei Mosaici di Negrar ancora protagonista, dopo le visite guidate andate subito in sold out. Venerdì 14 aprile 2023, alle 17.30, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza in collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella, l’università di Verona e l’università di Milano organizza, a Villa Rizzardi – Pojega, l’incontro “Archeologia a Negrar: le ricerche in corso” per illustrare i risultati delle ricerche archeologiche in corso in tutto il territorio negrarese, rese possibili anche grazie a sponsorizzazione e ad accordi di partenariato pubblico-privato tra la Soprintendenza, il Comune di Negrar di Valpolicella, le Università e ad alcune aziende vitivinicole della Valpolicella. Un focus particolare sulla Villa dei Mosaici dove è in corso di definizione il progetto per la valorizzazione come area archeologica con strutture e percorsi attrezzati per la pubblica fruizione. Dopo i saluti e la presentazione dell’incontro da parte di Roberto Grison (sindaco di Negrar di Valpolicella) e Brunella Bruno (soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), interverranno: Paola Salzani (soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza) e Umberto Tecchiati (università di Milano) su “Prima della villa: ricerche archeologiche e paleoambientali nel sito preistorico di Colombare”; Gianni De Zuccato (già soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza), Nicola Delbarba (università di Verona) su “La Villa dei mosaici dallo scavo alla ricostruzione 3D”; Patrizia Basso (università di Verona), Gianni De Zuccato (già soprintendenza APAB per le province di Verona, Rovigo e Vicenza) su “La Villa dei mosaici e la produzione vinicola”; Alberto Manicardi (SAP Società Archeologica) su “Le ultime fasi dello scavo”; Vincenzo Tinè (soprintendenza APAB per l’Area Metropolitana di Venezia e le Province di Belluno, Padova e Treviso) su “Il progetto di valorizzazione”. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.