“L’esercito di terracotta” invade Napoli: in mostra per la prima volta in Italia ben 300 reperti, tra statue, armi, carri, oggetti scoperti nella necropoli di Xian, patrimonio dell’Umanità. Tra questi reperti ben 170 guerrieri del primo imperatore della dinastia Qin, Shi Huang. Viaggio nella Cina di 2200 anni fa

L’impressionante colpo d’occhio dell’esercito di terracotta nel mausoleo del primo imperatore della dinastia Qin, scoperto nel 1974 a Xian in Cina
Era il marzo 1974 quando un contadino di nome Yang Zhifa rinvenne, durante lo scavo di un pozzo, alcune fosse che contenevano statue in terracotta di soldati in armi con tanto di carri e cavalli. Il caso, come spesso succede nelle grandi scoperte dell’archeologia, aveva permesso di rinvenire a Xian (Cina) il mausoleo del primo imperatore cinese della dinastia Qin, Shi Huang (260 a.C. – 210 a.C.), sino ad allora ritenuto scomparso. L’esercito di terracotta di Xian, circa ottomila statue di guerrieri, a difesa della sepoltura di Shi Huang,, una delle scoperte eccezionali del XX secolo, come la tomba del faraone Tutankhamon in Egitto, o le grotte preistoriche di Lascaux in Francia, o la città imperiale inca di Machu Picchu in Perù, dal 1987 è stato inserito nell’elenco del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Per chi ha in programma un viaggio nel capoluogo della provincia cinese di Shaanxi, una delle quattro grandi capitali dell’antica Cina, o per chi la visita del mausoleo di Shi Huang resterà solo un sogno irrealizzabile, Napoli offre fino al 28 gennaio 2018 una straordinaria occasione per un viaggio nell’antica Cina di 2200 anni fa.

Il suggestivo allestimento della mostra “L’esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina” (foto Mario Zifarelli)
Nella suggestiva cornice della Basilica dello Spirito Santo, nella centralissima via Toledo a Napoli, è allestita la prima italiana della mostra internazionale “L’esercito di Terracotta e il Primo Imperatore della Cina”, a cura di Fabio Di Gioia, l’esposizione più completa mai creata sulla necropoli, sulla vita del Primo Imperatore e sull’Esercito di Terracotta, ottava meraviglia del mondo per l’impatto visivo, perfettamente restituito dall’estensione della Basilica cinquecentesca dello Spirito Santo. In Italia infatti nel 1994 erano stati esposti dieci guerrieri e due cavalli a Venezia e Roma; nel 2008 a Torino erano arrivati solo due guerrieri di terracotta, mentre a Milano nel 2010 sono stati esposti un cavallo, un consigliere, un balestriere e sei lancieri. A Napoli, invece, si possono ammirare ben 300 reperti, tra statue, armi, carri, oggetti scoperti nella necropoli di Xian. Tra questi reperti ben 170 guerrieri; copie fedeli da calchi sugli originali realizzati in Cina da artigiani che hanno seguito le antiche tecniche per ottenere un effetto sovrapponibile agli originali. Disposti nella navata centrale della basilica, i 170 guerrieri offrono un colpo d’occhio suggestivo che riproduce l’esatta disposizione osservabile sul sito originario in Cina. “I pezzi sono stati elaborati fin nel più minuzioso dettaglio da artigiani cinesi appartenenti alla regione degli scavi”, spiegano gli organizzatori, “e realizzati con particolare attenzione ai dettagli al fine di mantenere la stessa bellezza e originalità degli originali. Le statue, le armi, le armature, i carri da guerra, il vasellame e gli oggetti che richiamano alla vita quotidiana dell’antica Cina presenti in mostra, sono stati riprodotti direttamente dagli originali grazie a calchi, ora preziosissimi, che è stato possibile applicare solo una volta. Le sculture sono state rifinite secondo il metodo antico, da artigiani cinesi della regione di Xi’An. La spettacolarità di queste riproduzioni è dovuta al realismo dei magnifici decori ed è rafforzata da affascinanti suggestioni luminose e audiovisive”.
“La scelta di Napoli per esporre la grande mostra internazionale sull’Esercito di Terracotta e il Primo Imperatore”, spiega il curatore Fabio Di Gioia, “poggia su importanti affinità culturali. Basti pensare alla grandiosa e vivida operosità che fu necessaria alla realizzazione dell’imponente meraviglia oggi ritrovata nella Necropoli di Xian, all’ingegnosa capacità organizzativa, alla velocità di produzione e alla notevole raffinatezza del lavoro degli artigiani che hanno dato volto e carattere sempre diversi a oltre 8mila sculture”. E continua: “Altro segno di vicinanza culturale con il carattere della città e le sue tradizioni è l’importanza data nel quotidiano al culto dei morti e alla vita oltre la morte. Sempre per analogia, a Napoli anche la scultura in sé, tanto nelle rappresentazioni del sacro quanto in quelle del profano, possiede una particolare forza evocativa. La rappresentazione fisica e tridimensionale della realtà sa essere arte da contemplare e nel contempo strumento molto efficace di comunicazione. Alla medesima combinazione di fattori, il Primo Imperatore della Cina, Qin Shi Huang, affidò, in maniera stupefacente e grandiosa, la sua sicurezza ultraterrena. Nelle nostre intenzioni, la mostra di Napoli è anche un’occasione importante per collegare e stimolare l’attività di Istituzioni ed eccellenze culturali e del territorio e del bacino regionale. Tale attività darà il via alla programmazione di appuntamenti di grande interesse e occasione di studio per scuole, licei, università e accademie”.
L’esercito è composto da riproduzioni di guerrieri in terracotta, vestiti con corazze in pietra e dotati di armi, poste di guardia alla tomba dell’imperatore Qin Shi Huang. Di queste statue sono state riportate alla luce circa 8000 guerrieri, 18 carri in legno e 100 cavalli in terracotta. Si tratta di una replica fedele dell’armata che aveva contribuito a unificare la Cina. Tuttavia, nelle fosse sono state trovate poche armi, poiché furono saccheggiate dai ribelli che si insediarono sul trono imperiale: la dinastia Han. Dalle posizioni delle mani e del corpo delle statue, si possono immaginare le tecniche di combattimento di fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri. Si combatteva soprattutto a piedi: i carri e i cavalli servivano per dirigere i movimenti della fanteria. La cavalleria fu introdotta più tardi, per affrontare i guerrieri nomadi che in battaglia utilizzavano appunto i cavalli. Le statue colpiscono per il loro realismo e nei particolari: la tecnica usata per realizzarli consisteva nel compattare cerchi di argilla in modo da creare un tubo (il torace) e completate con l’aggiunta di gambe e braccia. La struttura poi veniva ricoperta di blocchetti di argilla per creare le uniformi e poi decorata.

Un soldato dell’imperatore con il suo cavallo nel suggestivo allestimento nella basilica dello Spirito Santo
L’esposizione di Napoli si snoda in 1800 metri quadri all’interno della Basilica di Santo Spirito, riaperta appositamente per questa esposizione, attraversando quella che fu la storia del Primo Imperatore, il suo esercito, le conquiste militari, la creazione e il mantenimento dell’Impero, lo straordinario processo di costruzione dell’Esercito di Terracotta, la tomba dell’Imperatore e gli scavi archeologici. Fanno parte dell’esposizione – come si diceva – 170 soldati in dimensioni reali, quale imponente scenografia di uno spettacolo di luci e suoni, che presenta in maniera viva e vibrante una intera sezione della fossa n.1. Altrettanto spettacolari le repliche identiche dei carri in bronzo scoperti in una delle fosse. Questa esperienza si rivolge ad un pubblico di qualsiasi età. E proprio per poter apprezzare lo splendore di questi tesori, sono state predisposte videoproiezioni di grandi dimensioni, audioguide e zone interattive. Il risultato è l’emozione di un viaggio magnifico in quello che viene considerato, assieme alle sue meraviglie, uno dei fatti storici più rilevanti del mondo.
Egitto. Dietro la tomba di Tutankhamon si cela la mummia della regina Nefertiti con i suoi tesori? La scoperta del secolo è rinviata. Richieste nuove scansioni col georadar. A maggio su Sky le immagini esclusive della National Geographic
Trovata la tomba della regina Nefertiti dietro la tomba di Tutankhamon? Per ora l’atteso annuncio della clamorosa scoperta previsto per aprile 2016 non è arrivato. Gli studiosi si sono presi dell’altro tempo per non commettere errori. Così le ricerche della tomba della regina Nefertiti continuano nelle camere “segrete” della camera mortuaria del faraone Tutankhamon nella Valle dei Re. Il nuovo ministro egiziano per le Antichità, Khaled El-Anani, annuncia che un team scientifico – sponsorizzato dalla National Geographic Society – ha realizzato oltre 40 nuove scansioni. Sono stati analizzati, in particolare, i muri della camera sepolcrale di Tutankhamon a cinque diverse altezze, utilizzando due antenne radar con frequenza 400 e 900 megahertz. Il ministro spiega che altre scansioni saranno realizzate alla fine di aprile e invita gli archeologi di tutto il mondo ad andare al Cairo per analizzare le scoperte. In ogni caso, Khaled El-Anani dichiara di non poter ancora parlare di risultati: sarà necessario attendere ancora un po’ in modo che i dati vengano analizzati dagli esperti in Egitto e negli Stati Uniti. Le telecamere di National Geographic Channel stanno intanto seguendo in esclusiva le ricerche che potrebbero portare a una delle scoperte archeologiche più importanti del secolo. Il tutto sarà oggetto del documentario “Nefertiti: I misteri della Tomba”, in onda su National Geographic a maggio: per l’Italia sul canale 403 di Sky.
La prudenza ha preso il posto all’entusiasmo contagioso dello scorso novembre 2015: c’è una stanza segreta dietro la tomba del faraone Tutankhamon – si diceva – e subito il pensiero era corso alla regina Nefertiti che la tradizione vorrebbe sepolta vicino a Tut. “Le ricerche effettuate con l’uso di georadar nella tomba di Tutankhamon hanno dimostrato che dietro i muri nord e ovest si celano scoperte archeologiche, ne siamo sicuri al 90%”, aveva dichiarato l’allora ministro delle Antichità egiziano Mahmoud el Damaty, illustrando le ricerche portate avanti dall’egittologo britannico Nicholas Reeves. Il ministro el Damaty aveva precisato che i dato sarebbero stati studiati: “Ci sono alte probabilità che una camera possa esistere dietro i muri. Se prima pensavamo che ci fossero il 60% di possibilità che qualcosa si nascondesse dietro le mura ora, dopo la lettura iniziale delle scansioni, ne siamo convinti al 90%”. La teoria di Reeves è che il faraone Tut, morto giovane alla sola età di 19 anni, sia stato sepolto in tutta fretta in una tomba non costruita apposta per lui. Il luogo prescelto sarebbe stato appunto una camera mortuaria nella Valle dei Re, proprio accanto alla tomba di Nefertiti. Si ritiene che la regina, che visse nel XIV secolo a.C. – immortalata nel celebre busto conservato a Berlino – ricordata per aver compiuto insieme al marito Akhenaton la rivoluzione monoteista in Egitto, fosse la madre di Tutankhamon.

Lo schema della tomba di Tutankhamon con la posizione della stanza della presunta sepoltura di Nefertiti (Centimetri-La Stampa)
Perché proprio qui? Secondo alcuni storici Nefertiti, il cui nome significa “la bella che è arrivata”, sarebbe la sposa di Akhenaton (padre di Tutankhamon). Secondo altri esperti, la tomba potrebbe appartenere alla regina Kiya, la seconda moglie di Akhenaton e madre di Tutankhamon. Se la scoperta della tomba fosse confermata, questa avvalorerebbe l’ipotesi della stretta parentela tra il faraone e la regina, la cui bellezza è stata immortalata in un celebre busto conservato a Berlino. I primi risultati della scansione mostrano la presenza di diversi materiali organici e metallici dietro al muro della tomba. Non si sa esattamente cosa si celi oltre quelle pareti, ma si sa che la tomba non è vuota. Sarebbe colma di tesori, pietre e metalli preziosi. Per questo le autorità egiziane hanno richiesto analisi più dettagliate con l’ausilio di speciali macchinari, per non alimentare inutili aspettative. “Dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo, ma dobbiamo essere sicuri al 100% sui prossimi passi da compiere”, chiude l’ex ministro alle Antichità dell’Egitto, Mamdouh el-Damaty – E dobbiamo conoscere esattamente la nostra strada, per questo motivo stiamo avanzando grazie a una speciale scansione radar”. Per svelare l’ultimo segreto del faraone-bambino, Tutankamon.



















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