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Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’incontro di studio “Gli Etruschi e i Bronzi di Riace. Archeologia, letteratura, arte”: nel cinquantesimo della scoperta dei Bronzi, una risposta all’ipotesi che ci sia un artista etrusco dietro i due capolavori

roma_villa-giulia_convegno-gli-etruschi-e-i-bronzi-di-riace_locandinaParagoni audaci o solide realtà? La chiave per scoprire l’identità dei Bronzi di Riace è nascosta in uno dei capolavori etruschi del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia come ha ipotizzato oltre 20 anni fa Paolo Moreno? Come si interpreta un capolavoro e cosa lo rende tale? Per conoscere le risposte a queste e molte altre domande si può seguire l’incontro di studi “Gli Etruschi e i Bronzi di Riace. Archeologia, letteratura, arte”, giovedì 24 novembre 2022, dalle 9 alle 13.30, al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, realizzato in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e l’università di Roma Tre e con la partecipazione del liceo “Ugo Foscolo” di Albano. L’incontro di studi celebra i cinquant’anni della scoperta dei Bronzi di Riace. Ingresso gratuito in sala della Fortuna. Posti limitati. Prenotazioni all’indirizzo mail mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. L’incontro potrà essere seguito in diretta sul canale Yt Etruschannel al link: https://youtu.be/HhPSRcEgyzo.

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Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

“La recente scoperta di un nucleo di bronzi etrusco-romani rinvenuti intatti nel loro contesto santuariale a San Casciano dei Bagni”, spiegano i promotori, “ha generato nelle scorse settimane un confronto con un ritrovamento altrettanto eccezionale, quello dei Bronzi di Riace, da sempre al centro dell’attenzione internazionale sin dal 1972. L’audace parallelismo ha suscitato commenti, discussioni e critiche in merito all’efficacia qualitativa del paragone o alla sua pertinenza. In pochi sanno, tuttavia, che proprio all’arte e al genio degli Etruschi si deve una delle ipotesi interpretative più convincenti in merito all’identità dei due bronzi, grazie a uno dei loro più importanti capolavori”. Nell’incontro del 24 novembre 2022 si potrà vedere come gli strumenti conoscitivi dell’archeologia, della storia dell’arte antica, della letteratura greca, del restauro, delle indagini diagnostiche, possono farci seguire un paradigma indiziario che dalla Grecia all’Etruria arriva fino a noi, oggi.

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Frontone del Tempio A di Pyrgi conservato al museo nazionale di Villa Giulia a Roma (foto etru)

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Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il volto del bronzo A (foto MArRC)

Nell’anno in cui si celebrano i cinquant’anni della scoperta dei Bronzi di Riace, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, giovedì 24 novembre 2022, propone dunque un incontro di studio, animato anche da momenti performativi, che dimostra l’eccezionale importanza di questo popolo dell’Italia antica. La loro adozione di temi e schemi narrativi della cultura greca nell’arte visiva fu tale che proprio nel museo nazionale Etrusco di Villa Giulia l’ipotesi identificativa dei Bronzi di Riace come due degli eroi protagonisti della saga dei ‘Sette contro Tebe’, Tideo (bronzo A) e Anfiarao (bronzo B), proposta più di vent’anni fa da Paolo Moreno, ha trovato un punto fondamentale di riferimento. Questa ipotesi, che sembra reggere alla prova del tempo in quanto non sono emersi fino ad oggi elementi oggettivi di superamento, nasce da una precedente identificazione di Giovanni Colonna che riconobbe un episodio dei ‘Sette contro Tebe’ nell’altorilievo in terracotta policroma dal frontone del Tempio A di Pyrgi (470-460 a.C.) per la figura di Tideo, con i suoi denti ben visibili mentre morde il cranio di Melanippo. Poiché questo dettaglio connotativo della ferocia del personaggio caratterizza anche il Bronzo A di Riace, mentre non si ritrova mai in altre rappresentazioni antiche con questa stessa enfasi, dobbiamo accettare che la soluzione di un problema interpretativo per un’opera d’arte classica venga dalla decorazione plasmata da un Etrusco, che si era ispirato ai miti greci selezionando una versione del mito che la critica è concorde nel ricondurre all’inventiva del poeta siceliota Stesicoro di Imera, vissuto nel secolo precedente?

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Agosto 1972: il ritrovamento dei Bronzi di Riace da parte del sub Stefano Mariottini

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I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

Dal 16 agosto 1972, quando le due sculture in bronzo furono recuperate dal mare antistante Riace, in Calabria, sono sorti molti interrogativi. Come e quando sono finiti in fondo al mare in quel tratto di costa, dove era diretta la nave il cui relitto non si è ancora trovato, dove sono finite le armi che li completavano, c’erano altre statue in quel trasporto ignoto? Mentre la datazione, la produzione greca e il fatto che rappresentino due personaggi armati di uno stesso gruppo, mette d’accordo la maggior parte degli studiosi, molte ipotesi sono sorte per tentare di dare un’identità più specifica ai due personaggi raffigurati. Se per Ranuccio Bianchi Bandinelli erano da considerare due opere “di altissimo artigianato”, considerando la diffusione di statue in bronzo negli spazi pubblici – civili e religiosi – del mondo classico, la storia degli studi sui Bronzi di Riace ha fatto scendere in campo i nomi degli artisti più prestigiosi dell’antichità, celebrati anche dai posteri: Mirone, Policleto, Fidia, solo per ricordarne alcuni. Per il soggetto le ipotesi hanno spaziato tra eroi del mito, personaggi storici, atleti, strateghi. Prima di essere caricati sulla nave, dai due Bronzi sono stati tolti tutti gli elementi aggettanti rispetto al volume dei corpi, per evitare che si danneggiassero. Per noi sarebbero stati elementi preziosi per la comprensione dei soggetti, ma questa rimozione, insieme al fatto che sotto i piedi erano visibili i tenoni che li ancoravano alla base (o alle basi) nella collocazione originale, testimonia la cura con la quale le due opere furono trattate. Non si trattava di bronzi strappati dalla loro collocazione e portati via solo per fame di metallo, di materia prima, ma opere a cui evidentemente si riconosceva un valore artistico e forse anche didascalico, per la tipologia dei personaggi rappresentati.

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Ipotesi di ricostruzione dell’area santuariale di Pyrgi con i templi A e B (foto sabap vt)

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Visitatori nella sala che ospita i Bronzi di Riace nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto federico neri)

PROGRAMMA DELLA GIORNATA. Modera Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni del museo. Incontro di studi con momenti performativi con gli studenti del liceo “Ugo Foscolo” di Albano, a cura della prof.ssa Marcella Petrucci. Alle 9, indirizzi di saluto; 9.30, Tebe dalle Sette Porte: il canto (primo momento performativo); 9.45, Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, su “I Bronzi di Riace: dalla scoperta alla musealizzazione”; 10.15, Valentino Nizzo, direttore dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, su “L’altorilievo del tempio A di Pyrgi”; 10.45, Tebe dalle Sette Porte: la hybris (secondo momento performativo); 11.15, Laura Michetti, Sapienza università di Roma, su “I sette a Tebe e Pyrgi: il porto e il grande santuario marittimo della città etrusca di Caere”; 11.45, Alexia Latini, università Roma Tre, su “Pyrgi, Argo, Riace: per un’ipotesi di lettura”; 12.15, Ettore Cingano, università di Venezia Ca’ Foscari, su “Edipo, i 7 a Tebe, gli Epigoni tra mito e iconografia”; 12.45, Adele Teresa Cozzoli, università Roma Tre, su “Il mito dei Sette a Tebe tra Argo e Atene. L’elogio dell’oplita e l’ideologia della città”; 13.15, Tebe dalle Sette Porte: il dramma (terzo e ultimo momento performativo).

San Casciano dei Bagni (Si). Dai fanghi della sorgente termale del Bagno Grande del santuario etrusco-romano emergono oltre 20 statue in bronzo, molti ex-voto, cinquemila monete in oro argento e bronzo di oltre duemila anni fa. L’archeologo Tabolli: si riscrive la storia della statuaria antica e della romanizzazione del territorio. È la scoperta più importante dai Bronzi di Riace del 1972

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Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

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Veduta del cantiere di scavo archeologico nel Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

Sono rimaste immerse, e in qualche modo protette, nei fanghi delle calde acque termali del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni per più di duemila anni. E gli archeologi si sono subito resi conto dell’eccezionalità della scoperta nella campagna di scavo al santuario etrusco-romano connesso all’antica vasca sacra della sorgente termo-minerale del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, in provincia di Siena: oltre 20 statue di bronzo in perfetto stato di conservazione, ex voto e altri oggetti, ma anche cinquemila monete in oro, argento e bronzo. Iniziato nel 2019, lo scavo promosso dal ministero della Cultura e dal comune toscano con il coordinamento del prof. Jacopo Tabolli dell’università per Stranieri di Siena ha condotto a questi nuovi straordinari ritrovamenti nelle prime settimane di ottobre. A San Casciano, grazie ai recenti finanziamenti del MiC, nascerà un nuovo museo per ospitare i reperti.

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Statue in bronzo etrusco-romane emergono dai fanghi termali del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)


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Le statue in bronzo etrusco-romane scoperte a San Casciano dei Bagni (Si) sui tavoli del laboratorio dell’Istituto centrale di Restauro a Grosseto (foto mic)


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Una testa in bronzo dal Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) con l’iscrizione etrusca ancora ben leggibile (foto mic)

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Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

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Una statua in bronzo etrusco-romana scoperta a San Casciano dei Bagni (Si) nel laboratorio dell’Istituto centrale di Restauro a Grosseto (foto mic)


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Una statua in bronzo etrusco-romana scoperta a San Casciano dei Bagni (Si) nel laboratorio dell’Istituto centrale di Restauro a Grosseto (foto mic)

“Una scoperta che riscriverà la storia e sulla quale sono già al lavoro oltre 60 esperti di tutto il mondo”, dichiara l’etruscologo responsabile dello scavo, prof. Jacopo Tabolli. È così infatti che, 50 anni dopo la scoperta nel 1972 dei celebri “bronzi di Riace”, si riscrive a San Casciano dei Bagni la storia dell’antica statuaria in bronzo di età etrusca e romana. Quello del sito toscano è il più grande deposito di statue in bronzo di età etrusca e romana mai scoperto nell’Italia antica e uno dei più significativi di tutto il Mediterraneo: senza eguali soprattutto perché, finora, di questa epoca si conoscevano prevalentemente statue in terracotta. “Un ritrovamento eccezionale, che conferma una volta di più che l’Italia è un paese di tesori immensi e unici. La stratificazione di diverse civiltà è un unicum della cultura italiana”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che lunedì 7 novembre 2022, in occasione di una delle sue prime visite fuori Roma, è stato a Grosseto al laboratorio dell’Istituto Centrale del Restauro, dove sono in corso le attività di studio e i primi interventi sui bronzi. “Mi sono voluto personalmente complimentare con gli archeologi e il team di ricerca”, ha concluso il ministro. “Lo studio e la valorizzazione di questo tesoro sarà un’ulteriore occasione per la crescita spirituale della nostra cultura e per il rilancio di territori meno noti al turismo internazionale, ma anche come volano per l’industria culturale della Nazione”. “È la scoperta più importante dai Bronzi di Riace e certamente uno dei ritrovamenti di bronzi più significativi mai avvenuti nella storia del Mediterraneo antico”, commenta il direttore generale Musei italiani, Massimo Osanna, che ha appena approvato l’acquisto del palazzo cinquecentesco destinato a ospitare nel borgo di San Casciano le meraviglie restituite dal Bagno Grande, un museo al quale si aggiungerà in futuro un vero e proprio parco archeologico. “L’importanza del metodo usato in questo scavo è rappresentata anche dalla collaborazione tra specialisti di ogni disciplina: dagli architetti ai geologi, dagli archeobotanici agli esperti di epigrafia e numismatica”, spiega il soprintendente generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del MiC, Luigi La Rocca. “Questa scoperta offre a San Casciano un’opportunità che non è solo culturale e turistica, ma è una vera e propria occasione di rinascita”, dichiara il sindaco del Comune toscano, Agnese Carletti. “A San Casciano nasceranno un nuovo museo, che ospiterà le eccezionali statue, e un parco archeologico. Due nuovi luoghi che saranno per il territorio un vero e proprio motore di sviluppo che andrà ad aggiungersi alla già entusiasmante presenza dei giovani archeologi provenienti da tutto il mondo che, grazie a questo scavo, stanno ripopolando il paese ormai per molti mesi all’anno”.

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Statue in bronzo etrusco-romane emergono dai fanghi termali del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

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Le statue in bronzo scoperte nel Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) conservano ancora le iscrizioni (foto mic)


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Una statua in bronzo etrusco-romana scoperta a San Casciano dei Bagni (Si) nel laboratorio dell’Istituto centrale di Restauro a Grosseto (foto mic)

I bronzi di San Casciano raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro, assieme agli organi e alle parti anatomiche per le quali si chiedeva l’intervento curativo della divinità attraverso le acque termali. Dal fango caldo sono riemerse in queste settimane effigi di Igea e di Apollo, oltre a un bronzo che richiama il celebre Arringatore, scoperto a Perugia e nelle collezioni storiche del museo Archeologico nazionale di Firenze. L’eccezionale stato di conservazione delle statue all’interno dell’acqua calda della sorgente ha permesso anche di preservare meravigliose iscrizioni in etrusco e latino che furono incise prima della loro realizzazione. Nelle iscrizioni si leggono nomi di potenti famiglie etrusche del territorio dell’Etruria interna, dai Velimna di Perugia ai Marcni noti nell’agro senese. Accanto a onomastica e forme dedicatorie in etrusco troviamo iscrizioni in latino, che menzionano anche le aquae calidae, le fonti calde del Bagno Grande, dove le statue furono collocate.

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Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

La gran parte di questi capolavori dell’antichità si data tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C., un periodo storico di importanti trasformazioni nella Toscana antica, nel passaggio tra Etruschi e Romani. In quest’epoca di grandi conflitti tra Roma e le città etrusche, ma anche di lotte all’interno del tessuto sociale dell’Urbe, nel santuario del Bagno Grande le nobili famiglie etrusche, in una fase in cui l’espansione di Roma significa anche osmosi culturale, dedicarono le statue all’acqua sacra. Un contesto multiculturale e plurilinguistico assolutamente unico, di pace, circondato da instabilità politica e guerra.

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Il cantiere di scavo archeologico nel Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)


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Una statua in bronzo etrusco-romana scoperta a San Casciano dei Bagni (Si) nel laboratorio dell’Istituto centrale di Restauro a Grosseto (foto mic)

“Il santuario con le sue statue appare come un laboratorio di ricerca sulla diversità culturale nell’antichità, testimonianza unica della mobilità etrusca e romana”, spiega il prof. Jacopo Tabolli, etruscologo dell’università per Stranieri di Siena e direttore del progetto scientifico. “Rispetto alle note scoperte di antiche statue in leghe di bronzo – pensiamo per esempio al celebre Arringatore scoperto a Perugia ed esposto al museo Archeologico nazionale di Firenze – quanto riemerso dal fango a San Casciano dei Bagni è un’occasione unica di riscrivere la storia dell’arte antica e con essa la storia del passaggio tra Etruschi e Romani in Toscana”. “Le scoperte di Bagno Grande costituiscono un’eccellenza straordinaria nel pur ricchissimo patrimonio archeologico sul quale la Soprintendenza è chiamata a esercitare le funzioni di tutela, confermando ancora una volta che il settore dell’archeologia può sorprenderci in ogni momento con nuove e straordinarie scoperte e possibilità di ricerca”, dichiara il soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto e Arezzo, Gabriele Nannetti.