Atena ha lasciato Atene per Palermo! Consegnata ufficialmente al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” la statua della dea dal santuario dell’Acropoli di Atene nell’ambito dell’accordo Sicilia-Grecia per il ritorno ad Atene del Reperto Fagan. La cronaca della cerimonia. Godard: “Esempio per il British Museum”

Le autorità presenti alla consegna ufficiale della statua di Atena al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo dal museo dell’Acropoli di Atene: da sinistra, Alberto Samonà, Nikolaos Stampolidis, Lucia Borgonzoni, Lina Mendoni, Caterina Greco (foto regione siciliana)
Atena ha lasciato il museo dell’Acropoli di Atene si è accasata a Palermo, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”. Dove rimarrà per quattro anni. L’arrivo a Palermo della statua di Atena è stato possibile grazie all’accordo, siglato fra i due musei ai sensi della legge italiana, in base al quale la Sicilia ha concesso al museo dell’Acropoli (per quattro anni, rinnovabili per un uguale periodo) il frammento del fregio del Partenone appartenuto al console inglese Robert Fagan e che, dopo essere stato venduto nel 1820, era custodito al museo Salinas. Un gesto, con il quale la Sicilia ha voluto dare il proprio fattivo contributo al dibattito internazionale sul tema del ritorno in Grecia dei reperti del Partenone (vedi Accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. E si pensa ai marmi Elgin conservati al British museum | archeologiavocidalpassato). La consegna ufficiale è avvenuta il 9 febbraio 2022 alla presenza della ministra della Cultura e dello Sport della Repubblica Ellenica, Lina Mendoni, e del direttore del museo dell’Acropoli di Atene, Nikolaos Stampolidis, che hanno affidato questo prezioso reperto alla Regione Siciliana, nelle mani dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà – che ha portato il saluto del Presidente della Regione, Nello Musumeci – e del direttore del museo Salinas, Caterina Greco. Per l’occasione erano presenti al Salinas il sottosegretario di Stato alla Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni e il professor Louis Godart, presidente onorario del Comitato internazionale per la riunificazione dei marmi del Partenone e Accademico dei Lincei, insieme ai rappresentanti della Comunità Ellenica Trinacria di Palermo e della Comunità Ellenica dello Stretto.

Statua di Atena dal museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli)
La posa sinuosa della scultura della dea Atena rende questa statua della seconda metà del V secolo a.C. ancora più bella ed elegante. Realizzata in marmo pentelico alla stregua di altre che provengono dall’area del Partenone, la statua acefala di Atena che per quattro anni potrà essere fruibile a tutti al museo Salinas, raffigura la dea in questa posizione flessuosa, alla maniera dello stile attico di quell’epoca. La scultura sostiene il peso del proprio corpo sulla gamba destra, mentre con il braccio sinistro si appoggia probabilmente ad una lancia. Originariamente decorata con una gòrgone al centro, andata perduta, mostra Atena vestita con un peplo segnato da una cintura portata sulla vita e con un’egida stretta disposta trasversalmente sul petto.

Il posizionamento della statua di Atena nel museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

Anfora del Geometrico medio usata come cinerario, dal museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli)
Il trasferimento a Palermo della scultura che raffigura la dea Atena, inoltre, fa segnare un primato: è, infatti, la prima volta che dal celebre museo dell’Acropoli arriva in Sicilia, per un’esposizione di lungo periodo, una testimonianza originale della storia ateniese. Grazie all’accordo, i due musei, ma più in generale, la Sicilia e la Grecia, avviano un percorso di collaborazione nel nome della cultura, grazie al quale saranno organizzate in partnership mostre, iniziative culturali e attività di ricerca. Ed è particolarmente significativo che il momento ufficiale di presentazione della statua sia avvenuto il 9 febbraio, in cui si celebra la Giornata mondiale della Lingua e della Cultura Greca. Alla scadenza di questo periodo di quattro anni, dal museo dell’Acropoli arriverà a Palermo un’anfora geometrica degli inizi dell’VIII secolo a.C.

L’arrivo a Palermo della statua di Atena dal museo dell’Acropoli di Atene (foto regione siciliana)
“L’arrivo a Palermo della statua della Dea Atena”, ha dichiarato il Sottosegretario di Stato per la Cultura Lucia Borgonzoni, “si inserisce nel rapporto di stretta collaborazione intessuto tra l’Italia e la Grecia e prosegue nel cammino del rispetto delle reciproche storie e culture, a cui anche l’Unesco ha di recente guardato con favore. Restituire l’arte al suo contesto originale: è in questa chiave che va interpretata la sinergia tra i due Paesi, che si scambiano così un gesto dal forte valore simbolico e, ancora di più, politico. Il Museo Salinas – ha proseguito – si arricchisce di una nuova testimonianza di un passato immortale, a disposizione per i prossimi quattro anni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Un passato che le nuove tecnologie ci aiutano a valorizzare: le copie tridimensionali ci permettono infatti di rendere i reperti archeologici ancora più accessibili, consentendoci di preservare il contesto originario dell’opera”.

La statua di Atena in marmo pentelico dal museo dell’Acropoli di Atene esposta al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)
“L’Accordo stipulato tra il museo Archeologico regionale Antonino Salinas e il museo dell’Acropoli di Atene con il sostegno della Regione Siciliana e della Grecia, frutto di 14 mesi di intensa collaborazione e di consultazioni”, ha evidenziato la ministra della Cultura e dello Sport della Grecia, Lina Mendoni, “prevede l’invio (per quattro anni più quattro) al museo palermitano di due importanti e preziosi reperti provenienti dalle collezioni del museo dell’Acropoli. Quest’accordo, indica la via maestra che Londra ed il British Museum potranno seguire. Atene consegna al Museo Salinas, una statua della sua dea protettrice, Atena. Scolpita anch’essa in marmo pentelico, come le sculture del Partenone, essa ornava la Sacra Roccia dell’Acropoli nel V secolo a.C. Da oggi e per i prossimi quattro anni, Atena vivrà qui, a Panormo, nella fertile terra di Sicilia, per simboleggiare il lungo e fecondo legame che unisce la Sicilia e la Grecia”.

L’assessore regionale Alberto Samonà alla cerimonia ufficiale di consegna della statua di Atena al “Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)

Le autorità intervenute alla consegna ufficiale del “Reperto Fagan”: da sinistra, il direttore del museo dell’Acropoli di Atene, Nikolaos Stampolidis; il primo ministro della Repubblica Greca Kyriakos Mitsotakis; l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà; la direttrice del museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, Caterina Greco; la ministra della Cultura Lina Mendoni (foto museo acropoli atene)
“Questo momento, che segue la cerimonia dello scorso mese ad Atene”, ha sottolineato l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, portando il saluto del Presidente Nello Musumeci, “rappresenta per noi l’occasione per scrivere insieme una nuova pagina di storia (vedi Atene. Cerimonia di consegna ufficiale del “reperto Fagan”, frammento del Partenone, dal museo Antonino Salinas di Palermo al museo dell’Acropoli: in attesa di essere inserito nel Blocco Vi del fregio orientale, è esposto provvisoriamente in una vetrina. Il primo ministro greco: “È la prima scultura del Partenone che rientra in Grecia” | archeologiavocidalpassato). Oggi mettiamo insieme un tassello importante che va nella direzione di un’Europa, nuova e antica al tempo stesso, che affonda le proprie radici nella nostra cultura e nella nostra identità plurimillenaria. Nel nome dell’Europa dei popoli e del Mediterraneo, culla di civiltà, festeggiamo l’inizio di questo bellissimo rapporto di collaborazione con la Repubblica Ellenica e con le sue prestigiose istituzioni culturali”.

La statua di Atene dal museo dell’Acropoli esposta nella sala delle Metope dei templi di Selinunte al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (foto regione siciliana)
“In questo grande salone dove sono esposte le metope dei templi di Selinunte e che è il cuore pulsante del museo”, ha spiegato Caterina Greco, direttrice del museo Archeologico regionale Antonio Salinas, “tutto parla greco. Greche sono le divinità che appaiono davanti ai nostri occhi e i miti che da ogni parte ci circondano, disegnando una geografica del Mediterraneo antico che da secoli è la nostra casa comune. È dunque in buona compagnia la bella statua di Atena che viene dal santuario dell’Acropoli di Atene, prezioso àgalma che custodiremo con cura, e che particolarmente ci commuove perché è la testimonianza della lontana ma umanissima dedica di un devoto, oggi per noi senza volto né nome. Una collaborazione culturale tra nostri due musei, il Salinas e il museo dell’Acropoli, che oggi celebriamo in occasione dell’esposizione a Palermo della scultura ateniese ma che nei prossimi mesi si sostanzierà in un programma di ulteriori iniziative e appuntamenti”.

Dettaglio dell’egida trasversale che orna il peplo di Atena nella statua dal museo dell’Acropoli (foto regione siciliana)
“Nell’ambito della feconda collaborazione instaurata con l’assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana impersonato dall’assessore Alberto Samonà, grande amico della Grecia e con il museo Archeologico regionale Antonino Salinas e la sua instancabile collega, la direttrice Caterina Greco”, ha affermato il professor Nikolaos Stampolidis, direttore del museo dell’Acropoli di Atene, “il nostro Museo è oggi particolarmente lieto di concedere per un prestito della durata di quattro anni (cui seguirà, in avvicendamento e per altrettanto tempo, il prestito di un prezioso vaso geometrico dell’VIII secolo a. C.), il prezioso torso di una statua della dea Atena, proveniente dall’Acropoli di Atene. Il peplo che riveste la dea è ornato da una rara egida trasversale, con scolpita sopra una gorgone. Sulla mano sinistra ella portava una lancia. Questo pezzo della nostra Atene e della sua Acropoli, sarà così fruibile ai nostri cari amici siciliani, ricordandogli che anche la città di Atene e nostro museo li ama in quanto nostri fratelli”.

I restauratori mostrano come verrà posizionato il frammento del Partenone proveniente da Palermo (foto museo acropoli atene)
“Ringrazio la Sicilia, il suo Governo, l’assessore Alberto Samonà e la direttrice del Museo Salinas, Caterina Greco”, ha concluso Louis Godart, Presidente onorario del Comitato internazionale per il ritorno dei marmi del Partenone in Grecia, “di avere ascoltato la preghiera dei tanti che nel mondo credono nei valori promossi dagli antichi Greci, consentendo al frammento del fregio di Fidia conservato al museo Salinas di Palermo di ritrovare la sua giusta collocazione nel nuovo museo dell’Acropoli. L’aver permesso a questo reperto di tornare ad Atene e raccordarsi con la statua della dea Artemide, la Sicilia e il Museo Salinas hanno indicato al mondo la strada che il British Museum dovrà seguire. Li ringrazio a nome della cultura mondiale”.
Palermo. Al museo Archeologico regionale “A. Salinas” arriva (e rimane per 4 anni) la statua della dea Atena dal museo dell’Acropoli di Atene, punto di partenza della sinergia avviata fra la Sicilia e la Grecia

Un mese fa l’accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. Venti giorni fa Atene la cerimonia di consegna ufficiale del “reperto Fagan”, frammento del Partenone, dal museo Antonino Salinas di Palermo al museo dell’Acropoli. E ora arriva a Palermo, dal museo dell’Acropoli di Atene, la statua della Dea Atena, che sarà esposta per quattro anni al museo Archeologico regionale A. Salinas. La consegna e la presentazione della scultura sono in programma mercoledì 9 febbraio 2022, alle 11, al museo “Salinas”. Ad accompagnare il prezioso reperto, risalente al V secolo a.C., saranno, per l’occasione, la ministra della Cultura e dello Sport della Grecia, Lina Mendoni, e il direttore del museo ateniese, Nikolaos Stampolidis, che lo affideranno alla Regione Siciliana, alla presenza dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, e del direttore del museo Salinas, Caterina Greco. Per l’occasione sarà presente il sottosegretario alla Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni. La statua acefala di Atena, alta 60 centimetri, è in marmo pentelico. Raffigura la dea, vestita con un peplo segnato da una cintura portata sulla vita. Indossa un’egida stretta disposta trasversalmente sul petto, originariamente decorata con una gòrgone al centro, andata perduta. La figura sostiene il peso del proprio corpo sulla gamba destra, mentre con il braccio sinistro si appoggia probabilmente ad una lancia; la posa flessuosa e la resa morbida e avvolgente dell’abbigliamento sono tipiche dello stile attico dell’ultimo venticinquennio del V secolo a.C., influenzato dai modelli delle sculture del Partenone. È la prima volta che dal famoso museo ateniese arriva in Sicilia, per un’esposizione di lungo periodo, una testimonianza originale della storia della città che ha profondamente segnato, con la sua arte, l’intera cultura occidentale. Nell’ambito della visita palermitana, la ministra Mendoni sarà ricevuta a Palazzo d’Orléans dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, e al Palazzo Reale dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. La permanenza a Palermo della scultura appartenente alle collezioni del museo dell’Acropoli costituisce il punto di partenza della sinergia avviata fra la Sicilia e la Grecia: una svolta, che avrà effetti positivi sull’offerta culturale regionale, grazie a iniziative che saranno organizzate in comune fra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, quali conferenze, mostre, ricerche scientifiche.
Atene. Cerimonia di consegna ufficiale del “reperto Fagan”, frammento del Partenone, dal museo Antonino Salinas di Palermo al museo dell’Acropoli: in attesa di essere inserito nel Blocco Vi del fregio orientale, è esposto provvisoriamente in una vetrina. Il primo ministro greco: “È la prima scultura del Partenone che rientra in Grecia”

Il “Reperto Fagan” è tornato a casa. Come annunciato qualche giorno fa (vedi Accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. E si pensa ai marmi Elgin conservati al British museum | archeologiavocidalpassato), grazie allo storico accordo tra il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo e il museo dell’Acropoli di Atene, il frammento del fregio del Partenone, l’unico conservato in Italia, è di nuovo in Grecia. La cerimonia ufficiale di consegna si è svolta la mattina del 10 gennaio 2022 al museo dell’Acropoli, presenti il primo ministro della Repubblica Greca Kyriakos Mitsotakis, la ministra della Cultura Lina Mendoni e il direttore del museo dell’Acropoli di Atene, Nikolaos Stampolidis che hanno accolto l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà e la direttrice del museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, Caterina Greco.


La posizione del “reperto Fagan” nel blocco Vi del fregio orientale del Partenone (foto museo acropoli atene)
Il reperto del Partenone, giunto all’inizio del XIX secolo nelle mani del console inglese Robert Fagan, è pervenuto al Regio Museo dell’università di Palermo, di cui il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” è l’odierno epigono, tra il 1818 e il 1820 per atto di vendita della di lui vedova. Questo pezzo appartiene al fregio orientale del Partenone che ritrae gli dei dell’Olimpo che assistono alla processione panatenaica e alla presentazione del velo intrecciato (peplos) ad Atena. Il frammento raffigura le estremità delle gambe di Artemide, mentre osserva il corteo.


Il “reperto Fagan” nella vetrina dove sarà esposto provvisoriamente al museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli atene)
“Il frammento del museo Antonino Salinas di Palermo”, ricorda la direzione del museo ateniese, “è la prima scultura del Partenone a tornare nel nuovo museo dell’Acropoli e ora lo si può ammirare nella Sala del Partenone. La particolarità di questa restituzione non risiede nel deposito a lungo termine del frammento al monumento di appartenenza, ma nella prospettiva di rimanervi stabilmente (sine die), a seguito dell’iniziativa lanciata dalla Regione Autonoma Siciliana nei confronti del ministero della Cultura italiano”. Il frammento è stato temporaneamente collocato in un’apposita vetrina nella Galleria del Partenone, e vi rimarrà fino al suo adattamento nel blocco VI di cui fa parte.
Accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. E si pensa ai marmi Elgin conservati al British museum

È a Palermo dal 1820: grazie a un accordo tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo dopo due secoli torna ad Atene il frammento del Partenone, l’unico presente in Italia. Si tratta del cosiddetto “Reperto Fagan”, frammento in marmo pentelico che raffigura il piede o della Dea Peitho o di Artemide (Dea della Caccia) seduta in trono, una lastra appartenente al fregio orientale del Partenone. Rimarrà là per quattro anni, e in cambio dalla Grecia arrivano in Sicilia una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. È un accordo culturale di straordinaria importanza internazionale quello che la Sicilia ha sottoscritto con la Grecia. Un gesto, voluto dall’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, condiviso con la ministra greca della Cultura e dello Sport, Lina Mendoni, che per la cultura ellenica ha un valore fortemente simbolico: la Sicilia, in questo modo, fa, infatti, da apripista sul tema ritorno in Grecia dei reperti dei Partenone, dando il proprio contributo determinante al dibattito in corso da tempo a livello mondiale.

“Il ritorno ad Atene di questo importante reperto del Partenone”, sottolinea l’assessore regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, “va nella direzione della costruzione di un’Europa della Cultura che affonda le proprie radici nella nostra storia e nella nostra identità: quell’Europa dei popoli che ci vede profondamente uniti alla Grecia, in quanto entrambi portatori di valori antichi e universali. E del resto, le molteplici e pregnanti testimonianze della cultura greca presenti in Sicilia sono la conferma di un legame antico e profondo. Grazie al governo Musumeci, la Sicilia torna al centro di una dimensione mediterranea, in cui il futuro comune passa per il dialogo e le relazioni con i Paesi che si affacciano sul Mare nostrum. L’accordo di collaborazione con il Museo dell’Acropoli di Atene ci permetterà, inoltre, di porre in essere iniziative culturali comuni di grande spessore e rilevanza internazionale che daranno la giusta visibilità alla nostra Regione”.

L’archeologa Lina G. Mendoni, ministro della Cultura e dello Sport della Grecia
“Vorrei esprimere la mia più profonda gratitudine alla Giunta regionale Siciliana e al suo presidente Nello Musumeci, nonché all’assessore regionale ai Beni Culturali e dell’Identità della Sicilia Alberto Samonà”, sottolinea la ministra della Cultura e dello Sport della Repubblica Greca, Lina Mendoni. “La nostra collaborazione affinché il frammento del Fregio Orientale del Partenone, oggi custodito al museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, possa essere esposto per un lungo periodo al museo dell’Acropoli insieme al proprio naturale contesto, è stata impeccabile e costruttiva. Soprattutto, desidero qui esprimere la mia gratitudine per gli instancabili e sistematici sforzi del Governo Siciliano e dell’Assessore Alberto Samonà per aver intrapreso la procedura verso l’accordo legale ai sensi del Codice dei Beni Culturali della Repubblica Italiana, affinché questo frammento possa ritornare definitivamente ad Atene. Dal novembre del 2020, quando sono iniziate le discussioni tra di noi, fino ad oggi, – prosegue la ministra Mendoni – l’assessore Samonà ha sempre dichiarato in ogni modo il suo amore per la Grecia e per la sua Cultura. Nel complesso, l’intenzione e l’aspirazione del Governo Siciliano di rimpatriare definitivamente il Fregio palermitano ad Atene, non fa altro che riconfermare e rinsaldare ancora di più i legami culturali e di fratellanza di lunga data delle due regioni, nonché il riconoscimento di fatto di una comune identità mediterranea. In questo contesto, il ministero della Cultura e dello Sport ellenico inizia con grande piacere la sua collaborazione con il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, non solo per l’esposizione presso di esso di importanti antichità provenienti dal museo dell’Acropoli, ma anche per azioni e iniziative generali future. Con questo gesto, il Governo della Sicilia indica la via per il definitivo ritorno delle Sculture del Partenone ad Atene, la città che le ha create”.

L’accordo, nato dalla proficua interlocuzione fra il Governo regionale – con l’assessore Samonà – e il Governo di Atene – con la ministra Mendoni – è stato siglato dal museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo e dal museo dell’Acropoli di Atene, ai sensi dell’articolo 67 del nostro Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che prevede il trasferimento pluriennale e lo scambio di reperti archeologici tra le due prestigiose istituzioni museali, rispettivamente dirette da Caterina Greco e da Nikolaos Stampolidis. Sottoscritto secondo la legge italiana, l’accordo prevede che per un periodo di 4 anni, rinnovabile una sola volta, il Salinas trasferisca al museo dell’Acropoli di Atene il frammento appartenente al Partenone, attualmente conservato a Palermo perché parte della collezione archeologica del console inglese Robert Fagan, acquistata dalla Regia Università di Palermo nel 1820. In cambio, da Atene arriveranno a Palermo due importantissimi reperti delle collezioni del Museo dell’Acropoli, ciascuno per un periodo di quattro anni: si tratta di un’importante statua acefala di Atena, databile alla fine del V secolo a.C., e di un’anfora geometrica della prima metà dell’VIII secolo a.C. Un’intesa che prevede anche l’organizzazione di iniziative in comune che saranno realizzate in partnership dai due musei su temi d’interesse culturale di respiro internazionale. La volontà della Sicilia, in realtà, è quella di un ritorno in Grecia a tempo indeterminato del reperto. A questo proposito, la Regione Siciliana, oltre a promuovere l’accordo culturale di valorizzazione reciproca fra le due realtà museali, ha chiesto al Ministero della Cultura della Repubblica Italiana un percorso che porti al felice esito di questa possibilità: la pratica è stata già incardinata ed è attualmente in discussione in seno al “Comitato per il recupero e la restituzione dei Beni Culturali” istituito presso il Ministero. Il ritorno ad Atene del frammento conferma quel sentimento di fratellanza culturale che lega Sicilia e Grecia, nel riconoscimento delle comuni radici mediterranee e degli antichissimi e profondi legami tra i due Paesi. L’accordo sottoscritto rappresenta, infatti, un sigillo d’eccezione per quella koinè mediterranea che, iniziata al tempo della Grecia classica con le sue colonie nell’Italia meridionale e in Sicilia, ancora oggi connota gli intimi legami culturali tra l’Italia e la Repubblica Greca. Un accordo, che giunge al termine dell’anno in cui si è celebrato l’anniversario dell’avvio della lotta per l’indipendenza della Grecia e a poco più di tre mesi di distanza dalla Decisione del 29 settembre 2021 con cui la Commissione Intergovernativa dell’UNESCO per la Promozione della Restituzione dei Beni Culturali ai Paesi d’Origine (ICPRCP) ha richiamato “il Regno Unito affinché riconsideri la sua posizione e proceda in un dialogo in buona fede con la Grecia” che fin dal 1984 ha richiesto la restituzione delle sculture del Partenone, tuttora conservate presso il British Museum di Londra.

Caterina Greco, direttrice del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo
“Desidero esprimere la massima soddisfazione per il raggiungimento di un obiettivo che mi ero posta fin dal mio arrivo al museo Salinas, due anni fa”, interviene Caterina Greco, direttore del museo Archeologico regionale A. Salinas. “Riportare ad Atene il frammento del fregio del Partenone che solo nel 1893 Walter Amelung riconobbe come un originale attico a torto confuso tra i marmi recuperati dal Fagan durante i suoi scavi a Tindari del 1808, significa infatti non soltanto restituire alla Grecia un pezzetto della sua più illustre storia archeologica, ma anche illuminare di nuova luce la vicenda complessa e affascinante del collezionismo ottocentesco, che contraddistingue i nostri più antichi musei e di cui la testimonianza della presenza a Palermo della “lastra Fagan” rappresenta un episodio tra i più intriganti”.

Il direttore del nuovo museo dell’Acropoli, Nikolaos Stampolidis
“L’approdo del Fregio palermitano al museo dell’Acropoli”, sottolinea il direttore del museo ateniese, Nikolaos Stampolidis, “risulta estremamente importante soprattutto per il modo in cui il Governo della Regione Siciliana, oggi guidato da Presidente Nello Musumeci, ha voluto rendere possibile il ricongiungimento del Fregio Fagan con quelli conservati al museo dell’Acropoli. Questo gesto già di per sé tanto significativo, viene ulteriormente intensificato dalla volontà da parte del Governo Regionale Siciliano, qui rappresentato dall’assessore alla Cultura ed ai Beni dell’Identità Siciliana Alberto Samonà, che ha voluto, all’interno di un rapporto di fratellanza e di comuni radici culturali che uniscono la Sicilia con l’Ellade, intraprendere presso il ministero della Cultura italiano la procedura intergovernativa di sdemanializzazione del Fregio palermitano, affinché esso possa rimanere definitivamente sine die ad Atene, presso il museo dell’Acropoli suo luogo naturale. In tal modo sarà la nostra amatissima sorella Sicilia ad aprire la strada ed a indicare la via per la restituzione alla Grecia anche per gli altri Fregi partenonici custoditi oggi presso altre città europee e soprattutto a Londra ed al British Museum. Questa volontà, che rappresenta un fulgido esempio di civiltà e fratellanza per tutti i popoli, si sposa anche in un felicissimo ed emblematico connubio culturale con la decisione del 29 settembre 2021 espressa dall’Unesco nei riguardi del ritorno in Grecia delle sculture che si trovano presso il museo londinese”.

La storia dell’arrivo in Italia del “reperto Fagan” e i tentativi di riconsegna alla Grecia. Il reperto archeologico, giunto all’inizio del XIX secolo nelle mani del console inglese Robert Fagan in circostanze non del tutto chiarite, alla morte di questi fu lasciato in eredità alla moglie che, successivamente, lo vendette tra il 1818 e il 1820 al Regio museo dell’università di Palermo, di cui il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” è l’odierno epigono. Già in passato si sono avute interlocuzioni volte al ritorno ad Atene del frammento del fregio del Partenone e in particolare tra il 2002 e il 2003, in occasione della visita di Stato in Grecia del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e in vista della realizzazione delle Olimpiadi ad Atene del 2004, fu aperto il dibattito sulla “restituzione” del manufatto. E ancora nel 2008, in occasione dell’inaugurazione del nuovo museo dell’Acropoli di Atene, si ripresero le trattative tra il ministero ellenico della Cultura e il ministero italiano dei Beni Culturali, attraverso la mediazione dell’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si era detto favorevole al ritorno del frammento in Grecia; ma anche in quell’occasione si raggiunse solo il risultato di prestare il frammento del Partenone ad Atene per un anno e mezzo, dal settembre 2008 al marzo 2010. Dopo il suo ritorno in Sicilia, negli anni successivi sulla vicenda della riconsegna permanente del reperto calò un velo e non se ne parlò più, se non riservatamente fra gli addetti ai lavori. Per questa ragione, l’accordo sottoscritto tra i due musei coglie oggi un risultato di estrema rilevanza: perché dimostra concretamente la volontà della Sicilia di procedere sulla strada intrapresa, favorendo il definitivo ritorno ad Atene del frammento del fregio partenonico; e perché suggella la stretta collaborazione culturale tra due prestigiose istituzioni museali, entrambe di lunga ed antica tradizione.

La Statua di Atena e l’anfora che arriveranno al museo Salinas da Atene. La statua (Akr. 3027), alta cm 60 e in marmo pentelico, raffigura la dea Atena vestita con un peplo segnato da una cintura portata sulla vita. Indossa un’egida stretta disposta trasversalmente sul petto, originariamente decorata con una gòrgone al centro, andata perduta. La figura sostiene il peso del proprio corpo sulla gamba destra, mentre con il braccio sinistro si appoggia probabilmente ad una lancia; la posa flessuosa e la resa morbida e avvolgente dell’abbigliamento sono tipiche dello stile attico dell’ultimo venticinquennio del V secolo a.C., influenzato dai modelli partenonici (c.d. “Stilericco”).

L’anfora (1961 ΝΑΚ 196), integra e di grandi dimensioni (alt. cm 41,5), è un importante esemplare della categoria della ceramica geometrica, una produzione caratteristica delle fabbriche ateniesi della prima età arcaica, che segna l’emergere di Atene fra le varie polis della Grecia. Si tratta di un’anfora utilizzata come cinerario, rinvenuta nel 1961 nella tomba 5 scoperta presso le pendici meridionali dell’acropoli, e rappresenta una vaso tipico del Geometrico Medio II, con corpo ovoide, alto collo svasato che termina con l’orlo rivolto verso l’esterno, e due piccole anse verticali sulla spalla. La decorazione, in gran parte a vernice nera, comprende sul collo una fascia recante un meandro delineato tra strisce orizzontali, mentre sulla pancia del vaso è dipinto un grande riquadro metopale con triangoli allineati; la parte inferiore del corpo e le anse sono decorate con sottili strisce parallele. La forma e lo stile inconfondibile, tipico di questa fase della ceramica attica, ne denotano la cronologia molto antica, risalente alla prima metà dell’VIII sec. a.C. (800-760 a. C.): un periodo, cioè, in cui non era ancora iniziata la colonizzazione greca della Sicilia, da cui solo successivamente derivò l’afflusso di materiali greci nella nostra isola. L’arrivo in Sicilia di questi due significativi reperti delle collezioni del museo dell’Acropoli, segna un decisivo cambio di passo nelle relazioni culturali tra la Sicilia e la Grecia, improntato alla piena pariteticità degli scambi culturali e a un reciproco rapporto di collaborazione che prevede anche lo sviluppo di iniziative comuni quali mostre, conferenze, ricerche scientifiche. È, infatti, la prima volta che dal famoso museo ateniese giungono in Sicilia e al Salinas, per un’esposizione di lungo periodo, testimonianze originali della storia della città che ha profondamente segnato, con la sua arte, l’intera cultura occidentale.
Palermo. Convegno internazionale di studi “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale. Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)”: tre giorni di approfondimento sull’attività e sulla figura del grande archeologo promosso dalla Fondazione Buttitta al museo Archeologico “Salinas”. Tutto il programma. Prenotazione obbligatoria

A due anni dalla tragica scomparsa del grande archeologo Sebastiano Tusa, è arrivato il momento per una riflessione di tipo storiografico sulla sua personalità di studioso, attivo nella ricerca e nella tutela dei beni culturali siciliani, e sul suo contributo alla loro conoscenza. Partendo da questa esigenza, la Fondazione Ignazio Buttitta ha organizzato il convegno internazionale di studi “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale. Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)”, dedicandolo alla figura dell’intellettuale, ai molteplici aspetti della sua ricerca (decine di scavi, interventi di tutela, ricognizioni) e confluita poi, oltre che nella sua duplice attività di funzionario degli enti di tutela e di docente universitario, in una sterminata bibliografia ricca di centinaia di titoli. Da giovedì 4 a sabato 6 novembre 2021, al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo, si svolgerà dunque “Percorsi di archeologia nella Sicilia occidentale Sebastiano Tusa in memoriam (1952-2019)”, l’atteso convegno internazionale di archeologia che la Fondazione Ignazio Buttitta dedica alla figura di Sebastiano Tusa con il sostegno del BCIF, in collaborazione con il dipartimento Culture e Società dell’università di Palermo e il museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” e con il patrocinio della Presidenza della Regione Siciliana. Il programma si presenta eterogeneo per tipologia di appuntamenti, con intellettuali, figure di spicco della scena internazionale che brillano per competenza e profondità di conoscenza dell’archeologia e della storia. Per informazioni, rivolgersi alla Fondazione Ignazio Buttitta ai numeri 0917026433 / 3391852655 / 3332188325. Prenotazione obbligatoria al numero 3285678119. Green Pass obbligatorio.

Il convegno si articolerà in una serie di percorsi tematici: la Sicilia occidentale prima degli Elimi; l’Archeologia subacquea; Selinunte; mondo elimo e Sicilia occidentale; la Sicilia centro-occidentale; musei, museo diffuso e comunicazione; Pantelleria. Ciascuno di essi è collegato alle attività di Sebastiano Tusa e si incentra nel territorio in cui lo studioso si trovò ad operare, ossia la Sicilia occidentale (in particolare le province di Palermo e Trapani). Le relazioni sono affidate a studiosi di rilevanza internazionale, chiamati ad esaminare il contributo e a illustrare il legato e gli sviluppi della ricerca iniziata da Tusa. Porteranno la loro testimonianza i familiari dello studioso scomparso e le autorità regionali e accademiche. Il convegno si conclude il 6 novembre 2021 con la proiezione del documentario “Sulle orme di Sebastiano” di Nicola Ferrari (Italia 2021) e l’assegnazione delle borse di studio “Sebastiano Tusa per la ricerca archeologica”. Le conclusioni sono affidate a Oscar Belvedere.

L’antropologo Andrea Tusa, figlio di Sebastiano (foto da http://www.pantelleria.com)
“Le attività dedicate a mio padre Sebastiano Tusa sono il frutto della collaborazione tra i suoi figli e la Fondazione Ignazio Buttitta”, spiega Andrea Tusa. “In questa fase si tratta di un importante convegno e dell’assegnazione di tre borse di studio che rientrano in un progetto molto più ampio e articolato che si sviluppa nell’arco di due anni. Queste attività comprendono la sistemazione e l’inventario della biblioteca di mio padre, l’organizzazione e la realizzazione di un altro convegno a lui dedicato, le borse di studio, e lo svolgimento di indagini archeologiche in Sicilia. Spero vivamente – conclude Tusa – che questo progetto, sostenuto dal BCIF, possa costituire un punto di partenza per l’avvio di una serie di attività che possano contribuire seriamente a tenere viva la memoria di mio padre, dei suoi insegnamenti, e di tutto ciò che è riuscito a realizzare per la tutela, lo studio e la valorizzazione del nostro patrimonio archeologico e culturale, e più in generale per la crescita culturale della nostra Sicilia”.

Programma di giovedì 4 novembre 2021. Alle 9.30, saluti inaugurali. Alle 11.30, prolusione di Dario Palermo, Massimo Cultraro, Aurelio Burgio “Ricordo di Sebastiano Tusa”. Alle 15, sezione “La Sicilia occidentale prima degli Elimi”: Fabio Martini (università di Firenze) su “Arte rupestre tra Paleolitico e Mesolitico”; Marcello Piperno, Carmine Collina (museo civico Archeologico “Biagio Greco” di Mondragone) su “La Grotta dell’Uzzo (San Vito lo Capo, Trapani) nel contesto del Mediterraneo occidentale: storia delle ricerche e sistemi tecnici tra Mesolitico e Neolitico”; Rafael M. Martínez Sánchez, José C. Martín de la Cruz (universidad de Córdoba, Spagna) su “Bridging trenches. The Italian-Spanish collaboration in Contrada Stretto (2003-2006)”. Dopo la pausa caffè, alle 17, sezione “L’Archeologia subacquea”, introduce Valeria Li Vigni (soprintendenza del Mare) su “Ultimi ritrovamenti subacquei della Sicilia occidentale”; William M. Murray (university of South Florida, USA) su “Sebastiano Tusa e la Storiografia della Battaglia delle Isole Egadi (intervento online)”; Timmy Gambin (University of Malta) su “I relitti profondi di Ustica e delle Egadi: la documentazione tridimensionale e il Museo Virtuale”; Peter Campbell (Cranfield University, UK) su “La sfida nel tracciare e mappare il luogo della Battaglia delle Egadi”; Jonathan Prag (University of Oxford, UK) su “Le iscrizioni sui rostri delle Egadi (intervento on line)”. Alle 19, discussione e interventi a cura dei funzionari e tecnici della Soprintendenza del Mare.

Programma di venerdì 5 novembre 2021. Alle 9, sezione “Selinunte”: Clemente Marconi (New York University, Milano) su “Sebastiano Tusa e Selinunte: un progetto di archeologia totale (intervento on line)”; Dieter Mertens, già direttore Istituto Archeologico Germanico di Roma, su “Le ricerche coordinate dall’Istituto Archeologico Germanico a Selinunte”; Caterina Greco (museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”), Valeria Tardo (università di Palermo) su “Ceramiche d’importazione dal santuario della Malophoros di Selinunte. Un aggiornamento”; Claudio Parisi Presicce (Musei Capitolini, Roma) su “Il santuario della Malophoros e le aree sacre limitrofe (intervento on line)”. Dopo la pausa caffè, alle 11.30, sezione “Mondo elimo e Sicilia occidentale”: Francesca Spatafora, archeologa, su “Gli Elimi tra storiografia e archeologia”; Rossella Giglio (parco Archeologico di Segesta) su “Segesta: nuove attività del Parco”; Salvatore De Vincenzo (università della Tuscia), Chiara Blasetti Fantauzzi (Freie Universität Berlin / Einstein Center) su “Erice elima, punica e romana alla luce dei nuovi scavi”. Alle 15, sezione “La Sicilia centro-occidentale”: Assia Kysnu Ingoglia (università di Trento), Massimo Cultraro (Cnr-Ispc, università di Palermo) su “Da Roccazzo a Mokarta: modelli insediativi e dinamiche culturali tra Eneolitico e Bronzo Recente nella Sicilia occidentale”; Stefano Vassallo, archeologo, su “Il territorio dei Monti Sicani”; Aurelio Burgio (università di Palermo) su “Dinamiche territoriali nella Sicilia occidentale: uno sguardo nella lunga durata”. Dopo la pausa caffè, alle 17, sezione “Musei, museo diffuso e comunicazione”: Rosalba Panvini (università di Catania) su “Dallo scavo alla valorizzazione. L’attività di Sebastiano Tusa nel campo della museografia”; Enrico Giannitrapani (cooperativa Arkeos, Enna) su “Lo sguardo oltre il mare. La preistoria della Sicilia centrale tra ricerca sul campo e archeologia pubblica (intervento on line)”. Alle 18, discussione.

Programma di sabato 6 novembre 2021. Alle 9, sezione “Pantelleria”: Maurizio Cattani (università di Bologna) su “Pantelleria e gli studi sulla preistoria siciliana di Sebastiano Tusa”; Thomas Schaefer (Eberhard KarlsUniversität Tübingen) su “Pantelleria in età romana: i risultati delle recenti campagne esplorative (intervento on line)”; TomooMukai (Centre Camille Jullian, Université d’Aix-Marseille / CNRS, France) su “L’île de Pantelleria entre la Sicile et l’Afrique, vu par la céramique (intervento on line)”; alle 10.30, sezione “Memoria e ricordo di Sebastiano Tusa”: proiezione del documentario “Sulle orme di Sebastiano” di Nicola Ferrari (Italia 2021, 25’). Il breve filmato raccoglie i ricordi e le testimonianze dei colleghi e dei collaboratori del professor Sebastiano Tusa, scomparso tragicamente il 10 marzo 2019. Un’occasione per ricordare il suo amore e impegno per l’archeologia, la ricerca e il mare. Alle 11, assegnazione delle borse di Studio “Sebastiano Tusa per la ricerca archeologica”; alle 11.30, conclusioni a cura di Oscar Belvedere.
A Licodia Eubea (Ct) conto alla rovescia per l’XI Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica: 18 film (con 6 prime internazionali), tre premi, incontri con esperti e divulgatori, laboratori didattici e mostre d’arte e fotografia. I direttori artistici: “Col programma 2021 proponiamo una riflessione profonda sull’impatto del nostro passaggio sulla Terra attraverso il tempo e sulla necessità di instaurare con essa un nuovo dialogo”
Diciotto film (sei prime internazionali, quattro prime nazionali, cinque prime regionali), tre incontri di archeologia (Maria Stupia, università di Catania; Filippo Brianni, presidente Archeoclub d’Italia Area Ionica; Lorenzo Nigro, università La Sapienza), una mostra (“Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo”), una finestra sul documentario siciliano, tre premi (“Archeoclub d’Italia”, assegnato al film più votato dal pubblico; “ArcheoVisiva”, al film migliore selezionato da una giuria internazionale di qualità; “Antonino Di Vita”, assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico), attività didattica per le scuole, e poi visite guidate e aperitivi al museo Archeologico.
Ecco i numeri dell’XI Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica a Licodia Eubea (Ct) dal 14 al 17 ottobre 2021, organizzata dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con l’Archeoclub d‘Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. L’ingresso alle proiezioni e alle mostre è gratuito. Tutte le attività previste si svolgeranno nel rispetto delle vigenti normative anti Covid-19. L’ingresso in sala sarà possibile solo su prenotazione attraverso la piattaforma http://www.eventbrite.it fino all’esaurimento dei posti disponibili. Per partecipare agli eventi e alle proiezioni in sala saranno obbligatori il possesso del Green Pass e l’utilizzo della mascherina.


L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà (foto RDCA)
“La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, sottolinea Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, “costituisce, in Sicilia, un punto di riferimento ormai indiscutibile sul versante dell’approfondimento delle strategie di comunicazione dell’Antico, in una felice sintesi tra divulgazione intelligente e profondità di conoscenze di settore. Dopo undici anni il Festival è un appuntamento imperdibile per studiosi e appassionati e costituisce anche un piccolo ma prezioso esempio di come un evento culturale possa inserirsi in un territorio in modo armonico, fino a divenirne parte integrante, valore aggiunto, fino a rappresentare, nell’immaginario collettivo, quel territorio stesso”. E il sindaco di Licodia Eubea, Giovanni Verga: “La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, giunta alla sua XI edizione, rappresenta per Licodia Eubea un evento di grande valenza culturale, riconosciuto dal mondo scientifico ed archeologico. L’impegno di questa Amministrazione per il futuro è quello di continuare a sostenere l’iniziativa promossa da ArcheoVisiva e dalla sezione locale dell’Archeoclub d’Italia in quanto rappresenta un valido mezzo per promuovere e valorizzare Licodia Eubea, le sue tradizioni e la sua storia millenaria”. Giacomo Caruso, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea: “Quando, undici anni fa – ricorda -, si pensò di dar vita ad una manifestazione che potesse, da un lato, raccontare il meraviglioso mondo della ricerca archeologica e, dall’altro, promuovere un territorio come quello di Licodia Eubea, il cui sviluppo è certamente legato al suo passato e alla sua storia, non avemmo alcun dubbio nell’ideare una rassegna cinematografica e di legarla alla figura del professor Antonino Di Vita, attraverso un premio a lui dedicato, sia perché originario di Licodia Eubea, ma anche perché a lui è intitolata l’istituzione culturale più prestigiosa: il museo civico”.

“Fin dalla sua comparsa l’uomo ha sempre interagito con l’ambiente circostante, adattandosi ad esso o modellandolo secondo le proprie necessità, in un equilibrio armonico di cui i paesaggi culturali sono testimonianza”, spiegano Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del festival. “Nel tempo, però, questa relazione si è fatta complessa e tormentata, a causa di un’azione antropica sempre più aggressiva ed egoistica, i cui effetti oggi sono sotto gli occhi di tutti. La vera emergenza dell’età contemporanea non consiste solo nel salvare i segni del passato dalla dimenticanza, ma anche nel ricucire gli strappi con quella Natura che abbiamo prepotentemente sottomesso ai nostri interessi, individuando delle strategie efficaci che ci consentano di consegnare questo straordinario patrimonio alle generazioni future arricchito di nuovo senso e, soprattutto, in buona salute. È un invito all’azione, a “rimettere insieme i pezzi” -come ben suggerisce il soggetto grafico in copertina- che trova piena eco nei film selezionati per l’edizione 2021 del nostro festival, mostrando ancora una volta come il cinema sia un’efficace cartina al tornasole della nostra epoca, in grado di restituirne la temperie culturale, politica e sociale.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici della Rassegna di Licodia Eubea (foto RDCA)
Diciotto sono i documentari in concorso, italiani e stranieri: li abbiamo scelti per la qualità dei contenuti, ma anche per il taglio fresco e originale con cui portano le loro storie sullo schermo. A far da corredo a questa ricca programmazione filmica, incontri con esperti e divulgatori, laboratori didattici e mostre d’arte e fotografia: modi diversi – concludono – per invitare tutti a una riflessione profonda sull’impatto del nostro passaggio sulla Terra attraverso il tempo e sulla necessità di instaurare con essa un nuovo dialogo. Ché la Terra ha respiro, anima e voce: tutto quello che ci chiede, è di essere ascoltata”.

A ripercorrere la storia della rassegna ci pensa Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Macerata. “Partendo dall’esperienza pionieristica dei più importanti festival di settore europei, due giovani entusiasti ed innamorati del loro lavoro, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, insieme al lungimirante presidente della locale sede dell’Archeoclub d’Italia, Giacomo Caruso, decisero, nell’ormai lontano 2011, di proporre in un piccolo centro della Sicilia un’esperienza innovativa che ponesse al centro dell’attenzione la divulgazione archeologica attraverso la visione di film, incontri ed esperienze didattiche, coinvolgendo in questo ambizioso progetto le autorità locali, l’Università di Catania, le soprintendenze, le scuole. Tutte queste diverse realtà si trovarono insieme, da punti di vista diversi, a riflettere e a confrontare le modalità in cui l’archeologia potesse essere meglio compresa, raggiungendo un pubblico sempre più vasto, nella consapevolezza che solo una condivisa conoscenza ed un interesse diffuso potessero contribuire alla salvaguardia dell’immenso patrimonio culturale che doveva essere trasmesso alle future generazioni. Con il tempo l’attenzione del festival si è allargata a comprendere ogni parte del mondo, come testimoniano la ricchezza e la varietà dei film di registi famosi, ma anche di giovani ricchi di talento, spesso realizzati anche da operatori di soprintendenze e musei, da docenti universitari e direttori di missioni di ricerca e di restauro. Da quella lontana prima edizione, in cui fu istituito il premio Antonino Di Vita, in ricordo dell’illustre archeologo di fama internazionale e di origini licodiane, di cui proprio quest’anno cade il decimo anniversario dalla scomparsa, è stata percorsa una lunga strada, che condurrà certamente ad altri successi e che darà il suo fondamentale contributo per una divulgazione di alto profilo, oltre che per un’opera costante volta alla formazione di una coscienza civile nelle nuove generazioni, verso le quali la direzione artistica del festival ha sempre manifestato un’attenzione particolare”.
Centuripe (En). Al via la prima edizione del Festival internazionale del cinema archeologico “Premio Augusto”, in onore del più bel ritratto dell’imperatore Cesare Augusto ritrovato in Sicilia che il 28 agosto rientra a Centuripe dopo 83 anni. Ecco il programma del festival

Dal 27 al 30 agosto 2021, alle 21, la splendida piazza Duomo di Centuripe (En) si trasforma nel palcoscenico più prestigioso di Sicilia ospitando il I Festival Internazionale del cinema Archeologico “Premio Augusto”, organizzato da Comune di Centuripe, Regione Siciliana – Assessorato turismo sport e spettacolo, con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. Ingresso gratuito. Info: 0935.919480, ufficioturistico@comune.centuripe.en.it. Il ricco programma prevede una carrellata di film e documentari di produzione internazionale che trovano a Centuripe la location perfetta (la città ha un patrimonio archeologico tra i più importanti dell’Isola).

Il titolo del “Premio Augusto” non è casuale, ma coincide con un altro importante evento che si svolgerà il 28 agosto 2021, data in cui è previsto il rientro a Centuripe, dopo 83 anni, del più bel ritratto dell’imperatore Cesare Augusto ritrovato in Sicilia, il 30 aprile 1938, da uno degli operai intenti a scavare il cavo di fondazione di uno dei quattro piloni che sorreggevano un tratto di strada. Il ritratto di Augusto rientrerà a Centuripe grazie alla collaborazione tra l’assessorato per i Beni culturali e l’Identità siciliana, il parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Valle dell’Aci assieme all’intera collezione “centuripina”, custodita per quasi un secolo nel museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Le opere saranno trasferite nel museo Archeologico regionale di Centuripe per cinque anni. La collezione comprende anche due straordinari ritratti, quelli di Germanico e Druso Minore, oltre a importanti vasi centuripini e diverse opere in terracotta.

Il programma, venerdì 27 agosto 2021. Le quattro giornate di “Centuripe Archeofilm” si aprono con “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte infinita di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue il film “Pompei 3D, una storia sepolta” di Maria Chiffi (Italia, 26’). Pompei, sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio, rivive attraverso questo film-documentario capace di ricreare in 3D, luoghi, ambienti e situazioni esattamente come erano in origine, allo scopo di condurre i visitatori/spettatori in una sorta di “viaggio nel tempo” e poter rivivere virtualmente uno dei siti archeologici più importanti della storia.

Il programma, sabato 28 agosto 2021. Apre alle 21 il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il minuzioso lavoro di ricerca e studio degli scienziati per comprendere come la più terrificante eruzione vulcanica a memoria d’uomo avvenuta in Indonesia nel XIII secolo abbia trasformato il clima di tutto il pianeta e gli ecosistemi determinando fame ed epidemie. Segue il film “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas / Choquequirao, la géographie sacrée des Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville (Francia, 26’). Gli Incas, gli ultimi arrivati sulla scena andina, nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Senza conoscere né la scrittura né la ruota si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura.

Il programma, domenica 29 agosto 2021. Apre alle 21 il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è un esperto di arti marziali che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, il film propone una nuova visione di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità. Segue la cerimonia di premiazione-assegnazione del “Premio Augusto” al film più gradito al pubblico. Chiude la serata il film “Stonehenge – Bringing back the dead” di Nick Gillam-Smith (Austria, 50’). Stonehenge, il più celebre sito preistorico della Gran Bretagna, è rimasto un enigma per secoli. Adesso un team guidato da rinomato archeologo Mike Parker Person ha fatto alcune straordinarie scoperte in grado di rispondere a molte domande. Si scoprirà ad esempio che le prime pietre posate sul sito erano in realtà segnacoli di antiche tombe… Stonehenge era dunque originariamente un grande cimitero preistorico circolare, completamente diverso da quello che appare oggi.

Lunedì 30 agosto 2021, serata con il film fuori concorso “Sicilia Grand Tour 2.0” di Giorgio Italia (Italia, 90’). Giorgio, giovane studente universitario, trova in biblioteca dei vecchi volumi: sono pieni di carte, schizzi, disegni, storie. Il ragazzo è talmente affascinato dal racconto che Jean Houel, architetto francese del XVIII secolo, riesce a tessere della Sicilia, che decide di esplorare quest’isola. Scoprirà così che le parole di Houel, che definiva la Sicilia “il luogo più curioso dell’universo”, sono ancora oggi veritiere.
Sicilia. Scoperta nave romana del IV-V secolo carica di anfore nel mare delle Egadi nell’ambito della campagna di ricerca dell’università di Malta con l’R/V Hercules della Rpm Nautical Foundation coordinata dalla Soprintendenza del Mare. Valeria Li Vigni: “Scoperta eccezionale. Il mare delle Egadi racconta la storia della Sicilia e del Mediterraneo”
Due campagne di ricerca subacquea, a novembre 2020 e a luglio 2021, con un side scan sonar a bordo della nave da ricerca Hercules nello specchio d’acqua delle isole Egadi per una nuova importante scoperta di archeologia subacquea: una nave romana del IV-V secolo d.C. con un carico integro di anfore del tipo Almargo 51c di origine della penisola Iberica, adagiata sul fondale marino a 98 metri di profondità. La campagna di ricerca nel mare delle Egadi è stata coordinata dalla soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con la Rpm Nautical Foundation, organizzazione no-profit di ricerca archeologica e di istruzione che dal 2005 sostiene la ricerca archeologica marittima della Regione Siciliana e l’università di Malta con l’R/V Hercules, dotato di un sistema di posizionamento dinamico e di capacità di elaborazione dati avanzate che includono un centro di controllo dati all’avanguardia; e di un adeguato spazio sul ponte e di sistemi di sollevamento per trasportare e dispiegare navi ausiliarie, nonché di un sistema Nitrox integrato per operazioni multi-sub. “L’eccezionale scoperta”, osserva Valeria Li Vigni, soprintendente del Mare, “è una conferma di quanto già sostenuto dalla soprintendenza del Mare sin dai tempi di Sebastiano Tusa che aveva indicato nel mare delle Egadi una fonte inesauribile di microstorie che ci portano verso la conoscenza della Storia, non solo della Sicilia ma del Mediterraneo”. E l’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà: “Questa scoperta è l’ennesima dimostrazione di un lavoro incessante che prosegue sui nostri fondali per scoprire nuovi siti archeologici sommersi e ricostruire le vicende dell’antichità. L’uso sempre più frequente delle nuove tecnologie nel campo della ricerca subacquea sta consegnandoci soddisfacenti risultati aprendo il Mediterraneo ad una lettura più ampia e dettagliata. La Sicilia, infatti, è un prezioso scrigno di tesori il cui valore è quello di arricchire di dettagli la narrazione sui movimenti nel Mediterraneo in un tempo in cui la Sicilia si trovava strategicamente al centro di relazioni internazionali, di commerci e scambi”. Le numerose rilevazioni (strisciate), effettuate con avanzati strumenti di robotica quali l’Auv (autonomous underwater vehicle) e il Rov (remotely operated vehicles), hanno consentito di delineare in dettaglio il relitto con il suo carico di anfore la cui restituzione in 3D verrà realizzata nel 2022 dalla SopMare e l’università di Malta, grazie al professor Timmy Gambin e alla RPM in una campagna di misura.

Il Turismo Archeologico Subacqueo al centro del dibattito della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum (25-28 novembre 2021) con la Prima Conferenza Mediterranea, introdotta dal direttore della BMTA Ugo Picarelli, che si è soffermato sull’idea di approfondire, nel corso della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, anche il tema dei reperti archeologici sepolti in fondo al mare e renderlo centrale con un progetto che ha mosso i primi passi nella collaborazione col compianto archeologo e primo soprintendente del Mare della Regione Siciliana Sebastiano Tusa. Dopo il saluto di Gianfranco Gazzetti, direttore nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, ha coordinato la conferenza l’archeologo Luigi Fozzati.







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