“Lapilli di Ercolano”: con la 17.ma clip il direttore Sirano ci mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite
Nella nuova clip, la 17.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite, uno dei più interessanti esempi di architettura domestica e anche di restauro architettonico di Ercolano. “Sin dalla facciata – spiega Sirano – si annuncia la volontà di Amedeo Maiuri di comunicare al pubblico il senso della sua scoperta e dei suoi restauri. Il prospetto della casa si presenta come una sorta di spaccato assonometrico che ci lascia vedere gli appartamenti al piano superiore. Questi appartamenti, come la casa, erano abitati ed erano stati squassati dalle scosse di terremoto. Il cataclisma deve essere sempre presente a chi visita gli scavi di Ercolano. La casa di Nettuno e Anfitrite aveva una bottega direttamente aperta sulla strada. Siamo in una delle strade più frequentate di Ercolano, vicino alle terme, e quindi questa è una posizione commercialmente importante. Abbiamo il bancone dove venivano serviti bevande e cibi, probabilmente anche cibi caldi perché c’è un piccolo piano di cottura. Molto interessante è la presenza di un ambiente soppalcato che permetteva di occupare al meglio gli spazi e che serviva per raggiungere il piano superiore dove è stato ricavato un piccolo deposito di anfore così come gli scaffali, qui con oggetti esemplificativi. Anche le anfore deposte all’interno della bottega provengono da vari luoghi di Ercolano non solo da questa bottega ma ci aiutano a capire quale era il raggio di azione commerciale per reperire vini e altri tipi di salse che servivano per preparare tutte le pietanze e che venivano servite ai cittadini di Ercolano”.
Immediatamente varcata la soglia della Casa di Nettuno e Anfitrite abbiamo le fauces, caratteristiche di ogni casa, l’ingresso e una piccola stanza che veniva utilizzata come latrina, e c’è il caratteristico bancone da cucina di cui manca solamente il piano. Sul pavimento dell’ingresso si distinguono molto bene alcuni tubi di piombo, le cosiddette fistulae, che rappresentano una derivazione dell’acquedotto per portare acqua corrente in tutte le case. L’acquedotto fu realizzato nell’epoca dell’imperatore Augusto e fece innalzare i livelli di qualità della vita di tutte le città vesuviane in maniera eccezionale.
Attraversato quest’ambiente ci troviamo nell’atrio che è il cuore di ogni casa romana. Riconosciamo l’impluvio, la vasca dove si raccoglieva l’acqua piovana con la cisterna dove l’acqua veniva conservata. “Le pareti si presentano tutto intorno completamente disadorne, perché questa casa fu oggetto di scavi durante il periodo settecentesco. Molto interessante su un lato è la presenza della base di un piccolo larario, un altare di culto domestico, e dall’altro lato la base marmorea per metterci la cassaforte. Questo ci fa capire il livello alto e il potere economico degli abitanti di questa casa. Da qui provengono infatti alcuni dei quadri policromi su marmo tra i più belli dell’area vesuviana. Molto importanti – continua Sirano – sono anche le ricerche, che stiamo conducendo insieme all’università di Toulouse nell’ambito del progetto Vesuvia, le quali hanno messo in evidenza una serie di affreschi conservati al museo Archeologico di Napoli e attribuiti ora con certezza precisamente alle stanze dalle quali furono prelevati durante gli scavi borbonici. Sul lato si aprono i caratteristici cubicula, piccoli ambienti che venivano spesso utilizzati come vere e proprie camere da letto, e sul fondo dell’atrio l’ufficio del padrone di casa, e soprattutto un ambiente, il cosiddetto oecus, utilizzato come triclinio invernale.
Il poco spazio a disposizione non scoraggiò i proprietari di questa casa dal dotarsi di alcuni ambienti di lusso. Tra questi certamente il triclinio estivo che fu impiantato all’interno di un pozzo di luce. “Qui si poteva godere del fresco della sera, ma anche della freschezza che una fontana con lo zampillo dava a chi partecipava al banchetto. I caratteristici letti triclinari col piano inclinato (tre, uno per lato) circondano infatti questa fontana la cui acqua in abbondanza veniva smaltita attraverso un piccolo condotto.

Il famoso mosaico di Nettuno e Anfitrite che dà il nome alla domus di Ercolano (foto Graziano Tavan)
Al centro della parete abbiamo il famoso mosaico che dà il nome alla casa. È realizzato con paste vitree e ha tutta una cornice con delle conchiglie marine. Nettuno e Anfitrite si trovano al di sotto di un’edicola che evoca un vero e proprio culto di queste divinità. Ai lati di questa scena abbiamo una rappresentazione di giardino che aiuta ancora di più chi si trova all’interno della casa a immaginarsi in uno spazio altro, uno spazio dove ci si trova alla presenza di dei del mare, ma soprattutto ci si trova davanti ad ambienti liberi grandi. Ecco degli steccati che delimitano il giardino e con delle fontane a zampillo, e dietro gli steccati un giardino molto rigoglioso con piante e uccelli esotici.

Il raffinato e articolato “edificio” che ricopre il serbatoio della fontana della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)
Il lato nord del triclinio era occupato dal serbatoio che riforniva la fontanella. “Questo serbatoio è camuffato all’interno di una sorta di edificio a due livelli con il coronamento al piano di sopra e il fronte caratterizzato da tre nicchie: due laterali rettangolari e una absidata all’interno della quale si trovava una statuetta. Il fronte di questo piccolo edificio è completamente rivestito da paste vitree, da tessere di mosaico e da una serie di conchiglie marine che vengono qui applicate. Le immagini alludono a scene legate al mondo del convivio, come i due grandi kantaroi che si trovano alla base con una serie di tralci di vite e degli uccellini veramente molto raffinati all’interno di questa vegetazione, e al piano di sopra scene di caccia con delle ghirlande sopra le quali sono appollaiati dei pavoni che ci ricordano i paradeisa, cioè i grandi giardini delle corti ellenistiche che erano il punto di riferimento di tutte le élite locali di questo periodo. A coronamento dell’edificio quattro maschere che ricordano la commedia e la tragedia antiche”.
Ercolano a 360°: in questo terzo episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci porta a passeggio lungo il decumano massimo, tutta pedonale, la principale strada urbana che attraversava il centro dell’antica Herculaneum
Terzo video a 360° elaborato da TimeLooper per la App 3D del parco archeologico di Ercolano, realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84): con il direttore Francesco Sirano passeggiamo sulla strada riservata al passaggio dei pedoni e che originariamente attraversava il centro della città collegando i più importanti edifici: il decumano massimo di Herculaneum. “Ci troviamo sul decumano massimo, la via principale della città, in un giorno del 79 d.C. precedente l’eruzione”, spiega Sirano. “Questa strada attraversava il centro della città collegando i più importanti edifici. Dobbiamo per questo immaginarla intensamente frequentata tanto da renderla zona esclusivamente riservata al passaggio dei pedoni. Non ha pavimentazione perché nei giorni di mercato qui si potevano trovare merci di ogni sorta. Ne abbiamo idea anche grazie ai ritrovamenti in alcune delle botteghe che si affacciavano sul decumano, dove sono stati trovati legumi, lenticchie, fave, frutti esotici come i datteri, e ancora fichi, carrube e galle di quercia che si utilizzavano anche per la colorazione naturale dei tessuti. Qui si affacciavano le case di alcuni dei maggiori uomini d’affari di Ercolano, come sappiamo dai ritrovamenti dei loro archivi personali conservati su tavolette di legno. Si trattava sia di uomini liberi di nascita che di liberti, schiavi liberati. Questa categoria rappresentava la parte più dinamica e attiva della popolazione locale. A un capo del decumano uno dei due archi trionfali a quattro aperture che si trovavano ai lati dell’Augusteo, una struttura con piazzale e portici intorno, al cui interno si celebravano le glorie della famiglia imperiale e la lealtà della comunità locale. In base al resoconto degli scavi del 1700 si ritiene probabile che sulla sommità dell’arco ci fosse un carro con quattro cavalli, una quadriga, con statue di bronzo. In primo piano una delle fontane pubbliche. Collegata a un acquedotto realizzato solo per Ercolano sfruttando le sorgenti alle pendici del Vesuvio, povere di calcare contrariamente a quelle del Serino, il cui acquedotto riforniva Napoli e la flotta del Miseno. All’altro capo del decumano l’ingresso monumentale alla terrazza superiore della palestra”.
Il parco archeologico di Ercolano promuove con l’Ats la valorizzazione del parco Maiuri con il primo “Open day e Mercato della Terra”: un open market sperimentale dove i visitatori del Parco e i cittadini del territorio potranno acquistare prodotti a km zero
Il Parco Maiuri, l’area verde adiacente il parco archeologico di Ercolano, si anima con “Open day e Mercato della Terra”, evento che abbraccia l’intero territorio, trasformandosi, domenica 19 luglio 2020, in un open market sperimentale dove i visitatori del Parco e i cittadini del territorio potranno acquistare prodotti a km zero. L’evento rappresenta un tassello importante per la valorizzazione del polmone verde del centro città di Ercolano, luogo di ritrovo di giovani e area verde a disposizione dei cittadini, e domenica 19 il primo evento che avvia lo sviluppo e l’utilizzazione del Parco: i Mercati della Terra sono mercati contadini creati secondo linee guida che seguono la filosofia Slow Food. I mercati, gestiti collettivamente, sono luoghi di incontro dove i produttori locali presentano prodotti di qualità direttamente ai consumatori, a prezzi giusti e garantendo metodi di produzione sostenibili per l’ambiente. Inoltre, preservano la cultura alimentare delle comunità locali e contribuiscono a difendere la biodiversità. Gli stand saranno accessibili al pubblico dalle 9.30 alle 13, garantito il distanziamento di oltre due metri l’uno dall’altro, tutti i produttori saranno dotati di mascherine, guanti e disinfettanti. I Mercati della Terra di Slow Food , a partire dal mese di settembre 2020 saranno, come proposto dall’ATS Parco Maiuri, un appuntamento mensile fisso. L’ATS Parco Maiuri sta lavorando allo sviluppo dell’area non solo a complemento dell’accoglienza turistica ma anche a una serie di proposte socio-culturali per realizzare nel Parco azioni di animazione che guardano a un pubblico ampio e diversificato internazionale e allo stesso tempo locale. Un connettore socio-culturale, crocevia di eventi e rassegne che contribuisca a rafforzare l’identità territoriale, riannodando il legame di amore di Ercolano e dell’intera area vesuviana all’immenso patrimonio che racchiude il parco archeologico di Ercolano con i suoi duemila anni di storia da poter toccare con mano. Il Parco diventerà così sempre più un luogo di incontro e scambio con la comunità.
“Era in cantiere già per la primavera l’avvio della valorizzazione del Parco Maiuri con l’affidamento della convenzione all’ATS Parco Maiuri composta da undici realtà del terzo settore”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “che il Covid ha rinviato ma non arrestato. Con questo primo evento vogliamo dare un chiaro segnale di legame con il territorio: gli uncinetti dei pescatori ritrovati sull’Antica Spiaggia di Ercolano ci hanno ispirato a concepire questo rapporto come una rete fatta di tanti nodi dove nessuno è più importante degli altri ma tutti insieme servono a portare alla superficie il meglio. Ercole, eroe che unisce la città antica e quella moderna, portava sulle spalle la pelle del leone di Nemea, una delle sue più straordinarie imprese, legata con un nodo molto utilizzato ancora oggi anche nel mondo marinaro e della pesca: presentiamo un pezzo della rete che si completerà nei prossimi mesi pian piano. Lo scopo di questa rete, figurativa e non, è creare con il territorio intero sinergie e gruppo di lavoro affinché diventi essa stessa volano di sviluppo del territorio della città di Ercole ampliando progressivamente i propri confini”.
Primi tra tutti, al Mercato della Terra si potranno trovare i prodotti del Presidi Slow Food: Albicocche del Vesuvio, Pisello Centogiorni del Vesuvio, Papaccella Riccia Napoletana, Fagiolo Dente di Morto, insieme alle zucchine San Pasquale, allo zafferano vesuviano, e ai tanti prodotti che fanno parte del Paniere Vesuviano, nuovissima Comunità Slow Food. Inoltre, partecipano i produttori del Pomodorino del Piennolo DOP, ma troverete anche pomodorini gialli Giagiù, peperoni cornetto, una selezione di oli EVO tra i più premiati nelle guide Slow, formaggi, pane, latticini, legumi provenienti dalle aree più vocate della Campania. Il Laboratorio del Gusto è un appuntamento fisso di ogni Mercato della Terra Vesuvio: questa volta si parlerà della produzione del miele vesuviano, e soprattutto dell’importanza delle api per la salvaguardia degli ecosistemi. La Cooperativa sociale “G. Siani” organizzerà per la giornata una diretta streaming video sui canali social di Radio Siani in cui manderà in diretta il laboratorio del miele e si approfondirà l’argomento con Rosa Iandolo, inoltre si parlerà di biodiversità e alimentazione con Maria Lionelli, Fiduciaria della Condotta Slow Food Vesuvio, Pierfrancesco Ammendola, direttore del Mercato della Terra Vesuvio, Patrizia Spigno, responsabile dei Presidi Slow Food della Campania, Corrado Sorbo e Giuseppe Pignalosa, prestigiosi ristoratori di Ercolano che aderiscono al Progetto dei Cuochi dell’Alleanza Slow Food.
Ercolano a 360°: in questo secondo episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, descrive l’eruzione che nel 79 d.C. investì l’antica Herculaneum
Secondo video a 360° elaborato da TimeLooper per la App 3D del parco archeologico di Ercolano, realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84): il direttore Francesco Sirano ci accompagna in un viaggio nel passato dove c’è finalmente poco da lasciare all’immaginazione e sarà possibile godere delle meraviglie dell’antica Herculaneum, come molto probabile che fosse sulla base degli studi archeologici più aggiornati. Nel secondo capitolo, “L’eruzione”, ritorniamo nel 79 d.C. durante l’eruzione del Vesuvio, quando la colonna vulcanica collassò su se stessa ed il primo di una serie di flussi piroclastici investì Herculaneum. “All’una del pomeriggio del 24 agosto o del 24 ottobre del 79 d.C. secondo le più recenti scoperte di Pompei”, racconta Sirano, “l’eruzione del Vesuvio era cominciata. È stato calcolato che nel corso delle ore furono proiettate verso il cielo migliaia di tonnellate di magma, gas, bolidi di lava, lapilli. Il fenomeno veniva osservato e descritto dall’ammiraglio Plinio, studioso di scienze naturali, che comandava la flotta di Capo Miseno, e Plinio descrisse una specie di pino che dal Vesuvio copriva tutto il cielo. “Una nube nera e terribile squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco – scrive – si apriva in vasti bagliori di incendio erano essi simili a folgori ma ancora più estesi. Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare”. Questo – continua Sirano – avvenne all’una di notte del secondo giorno di eruzione. La colonna vulcanica collassò improvvisamente su se stessa e il primo di una serie di sei flussi piroclastici investì Ercolano a una velocità di 80 chilometri all’ora e alla temperatura di 400 gradi provocando istantaneamente la morte di ogni forma di vita, ma anche sigillando sotto sotto una coltre alta tra i 26 e i 12 metri l’intera città. La mancanza di ossigeno permise la conservazione anche dei materiali organici, legno, cibi, frutta, legumi, stoffe e la città restò in attesa di essere riscoperta per diciassette secoli fino a quando, nel 1738, il re di Napoli Carlo di Borbone iniziò le prime campagne di scavo sistematico
“Lapilli di Ercolano”: con la 16.ma clip il direttore Sirano ci porta all’interno di uno dei luoghi più rappresentativi della città di Herculaneum: la sede degli Augustali. Qui recentemente è stata fatta una scoperta scientifica di rilevanza internazionale: il ritrovamento di resti del cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C.
Il parco archeologico di Ercolano è aperto regolarmente al pubblico, dopo il lockdown, ma il suo direttore Francesco Sirano continua a regalarci approfondimenti esplorando i luoghi e le storie di Ercolano. Questa volta, con al 16.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano”, ci troviamo all’interno di uno dei luoghi più rappresentativi della città di Herculaneum: la sede degli Augustali. I suoi ambienti sono stati oggetto di una recentissima opera di restauro e di una scoperta scientifica di rilevanza internazionale: il ritrovamento di resti del cervello vetrificato di una vittima dell’eruzione del 79 d.C. (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/07/ercolano-eccezionale-scoperta-per-la-prima-volta-al-mondo-trovati-i-resti-vetrificati-di-cervello-umano-erano-in-una-vittima-delleruzione-del-79-d-c-lo-studio-frutto-della-collaborazion/).

La sede degli Augustali, nel cuore di Ercolano, ritmata dalle grandi colonne. In primo piano le basi che sorreggevano le statue di Augusto e Cesare (foto Graziano Tavan)
Tra i pochi monumenti pubblici dell’antica Ercolano, uno dei più chiari esempi è rappresentato senz’altro dal sacello degli Augustali. L’Augusteo era un grande edificio porticato, da cui provengono statue, affreschi importantissimi, che si trovava proprio nelle vicinanze del foro. “Appena entrati – spiega Sirano – ci accolgono quattro grandi colonne che ci impressionano per l’altezza e la potenza: esse dividono lo spazio in tre navate e, sull’asse di fronte a noi, un sacello. Questo edificio è stato interpretato come la sede degli Augustali sulla base di un’iscrizione di marmo dell’età di Augusto, una dedica ad Augusto fatta da due liberti, due fratelli, che troviamo qui esposta. Ma oltre questa iscrizione ufficiale, abbiamo anche dei graffiti molto interessanti che si trovano ripetuti su cinque righe su una delle colonne. Alcuni hanno anche al rubricatura, cioè il rosso, per essere più evidenti. Si legge: vi prego, vi invito a votare nella curia augustana. La curia, in latino, è il luogo dove si riuniscono delle persone. Curia augustana fa pensare effettivamente alla sede degli Augustali. Il collegio degli Augustali era formato da liberti, schiavi liberati, che si applicavano al culto imperiale. Non appena entrati su due basi, ancora presenti, si trovavano le statue di Augusto e di Cesare, recuperate all’epoca degli scavi borbonici che parzialmente esplorarono questi ambienti”. Stando al centro dell’edificio si apprezza meglio lo splendido restauro di Maiuri con gli architravi di legno ancora perfettamente conservati e i caratteristici spaccati assonometrici che Maiuri lascia nella parte superiore per far vedere le altre testate di trave originarie ma anche la presenza di un piano superiore che era frequentato e abitato contemporaneamente all’uso di questo edificio.
La cella viene creata in un secondo momento, probabilmente dopo il terremoto del 62 d.C. “Quindi qui era la sede di riunione del collegio degli Augustali – continua Sirano – e, dopo il 62, viene anche realizzato questo piccolo sacello di culto che aveva al centro una base, che oggi vediamo qui spogliata dei suoi marmi, probabilmente sempre per il passaggio degli scavatori borbonici, sulla quale doveva esserci una statua dell’imperatore regnante. Questo ce lo segnala la presenza sull’asse di questa base di una corona che ci ricorda la corona di quercia che si trovava al di fuori della casa degli imperatori sul Palatino. Uno dei migliori esempi di pittura di IV stile pompeiano di Ercolano è rappresentato proprio dal decoro di questo sacello. Ma non solo le pitture. Anche i pavimenti sono di eccezionale rilevanza, oggetto insieme a tutto l’edificio di un recentissimo restauro: i pavimenti in marmi policromi africani, il pavimento di cocciopesto e tutto il resto della struttura fino ai tetti di questo edificio. La zoccolatura delle pareti è formata da marmi africani di grandissimo pregio e sostiene la decorazione dipinta in IV stile pompeiano”.
Le pitture di IV stile pompeiano raffigurano delle architetture fantastiche, candelabri, esili colonne di varia tipologia e al centro grandi quadri mitologici. Quello che si vede su una delle pareti laterali rappresenta Ercole che guarda verso Acheloo, personificazione di un fiume della Grecia, che ha rapito Deianira, la futura sposa di Ercole. “Molto interessante questa rappresentazione perché è stata messa in relazione con il posizionamento topografico di Ercolano, proprio al confine del territorio di Neapolis, la colonia greca Napoli, la quale si chiamava in un primo momento, come tutti sanno, Partenope. Partenope è una delle sirene, figlia di Acheloo. Alcuni studiosi hanno messo in relazione questa raffigurazione con un simbolismo di rivendicazione di rapporti politici, interpretabili in senso positivo e negativo con la vicina Napoli”.
Sulla parete opposta, protagonista è sempre Ercole, un Ercole ormai maturo che è glorificato: la sua apoteosi. Ha la corona di fiori dei beati sulla fronte e si trova comodamente seduto di fronte a Hera-Giunone, la moglie di Giove, e a Minerva. In alto si vede un arcobaleno che raffigura in maniera simbolica il sommo Giove. “L’apoteosi di Ercole è ovviamente qualcosa che ci si aspetta nel sacello degli Augustali”, riprende Sirano. “Ercole è la divinità che come è noto dà il nome alla città. Quindi questa è una città erculea per eccellenza e non ci meravigliamo di ritrovare continui richiami alla mitologia di questo eroe famoso nel mondo romano per la sua forza e la sua capacità di risolvere brillantemente qualsiasi impresa anche quelle che gli esseri umani non riuscivano fino a quel momento a superare”.
È probabile che tra le trasformazioni di questo edificio, avvenute dopo il terremoto del 62 d.C., ci fosse anche la creazione di una piccola cameretta, a spese di una delle due navate, con un semplice tramezzo di legno che in questa suggestiva ricostruzione ha racchiuso sia le parti ricostruite che alcuni frammenti del legno originario con una finestrella, che si vede ancora ben conservata sotto la teca, e che è stata considerata la cella ostiaria, cioè il posto dove si trovava il custode dell’edificio.

Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)
Superata la porta ci troviamo subito di fronte a quella che è stata una delle scoperte più importanti effettuata da Maiuri durante i suoi scavi: un letto, formato in parte da muratura in parte da tutta una struttura in legno, sul quale fu ritrovato il cadavere di un giovane di circa 27-28 anni, colui che si considera il custode dell’edificio. “È molto interessante che l’archeologo Maiuri abbia scelto di non completare lo scavo di questo scheletro in posizione prona, quindi faccia a terra. E probabilmente egli voleva lasciare alle future generazioni la continuazione della scoperta. Nell’ambito della revisione di tutto il materiale antropologico ritrovato a Ercolano, insieme all’università “Federico II” recentemente abbiamo effettuato alcuni lavori di pulizia. E l’antropologo Pier Paolo Petrone è riuscito a ritrovare alcune strutture cristalline, localizzate proprio nella zona del cranio dello scheletro, che sono state attribuite a materiale organico. Non solo, ma soprattutto a materiale che componeva la massa cerebrale di questo sfortunato abitante di Ercolano. Questo ha aperto un nuovo capitolo nella storia degli studi di antropologia fisica e di archeologia di Ercolano – conclude Sirano – dai quali ci attendiamo grandi novità”.
Parco archeologico di Ercolano: riapre la biglietteria in presenza, vengono ampliati gli orari di visita, e torna in vendita Campania-Artecard. Il direttore Sirano: “Pian piano ci avviamo verso una nuova normalità”
8 luglio 2020: novità al parco archeologico di Ercolano. Riapre al pubblico la biglietteria in presenza, vengono ampliati gli orari di visita, e torna in vendita Campania-Artecard. Le visite aumentano giorno per giorno e la biglietteria del Parco Archeologico di Ercolano riapre anche in presenza. Dall’8 luglio 2020 i visitatori, oltre a poter acquistare on line i biglietti – procedura vivamente consigliata per assicurarsi di visitare il sito all’ora desiderata e collaborare attivamente ad evitare assembramenti – potranno farlo anche in presenza. Troveranno il personale della biglietteria felice di potere recuperare quella vicinanza umana sale dell’accoglienza nei luoghi della cultura, vicinanza mancata tantissimo a tutti durante il lockdown. L’apertura della biglietteria rispetterà l’orario 10.30-19.30 (ultimo ingresso alle 18) con giorno di chiusura settimanale il martedì. Rimangono in vigore le tariffe agevolate post Covid per accogliere i visitatori: biglietto singolo 10 euro; giovani tra i 18 e 25 anni non compiuti biglietto 2 euro; gratuità e riduzioni come da normativa. L’acquisto on line dei biglietti, al sito http://www.ticketone.it comporta il costo di prevendita di 1.50 euro. Dall’8 luglio 2020 verranno inoltre ampliate le restrizioni di contingentamento per ogni fascia oraria, e l’accesso sarà permesso a 25 persone ogni 15 minuti, compresi bambini e ragazzi.
Torna intanto in vendita Campania-Artecard, il pass storico del turismo culturale promosso dalla Regione Campania che si propone oggi in una versione più smart e più ecologica. La card, gestita da Scabec, società pubblico-privata a partecipazione regionale, promuove l’accesso ai beni culturali della Campania, con un pass smaterializzato e una nuova piattaforma digitale. La nuova Campania-Artecard sarà acquistabile anche direttamente in alcuni punti vendita che sono consultabili sul sito http://www.campaniartecard.it. Per il Parco di Ercolano, i possessori di Artecard, potranno accedere all’area nella fascia oraria in cui non sarà stato raggiunto il limite massimo o attendere di entrare trattenendosi per un acquisto presso il bookshop del Parco, regolarmente aperto o, scaricando la nuovissima App dell’audioguida, ascoltando l’introduzione alla visita.
“Pian piano ci avviamo verso una nuova normalità”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “fatta di intelligente convivenza con il rischio di contagio e di organizzazione flessibile in base alla situazione di contesto. Un contesto che sta reagendo a tutti i livelli con spirito positivo e di rinnovata intesa. La preziosa collaborazione con la Regione Campania è un tassello importante in questa direzione. Riprendono le strade interrotte e riattivato il circuito Artecard che favorisce la circolazione e la fruizione dei beni culturali campani con la card a prezzo competitivo, anche il Parco di Ercolano è favorito dalla promozione a livello regionale. Pur restando l’acquisto online la modalità da noi consigliata per venire al Parco, il primo mese di riapertura ci ha insegnato che questo processo deve prevedere forme di gradualità: pertanto riapre al pubblico la biglietteria in presenza a servizio della fascia di visitatori che vivono con disagio l’acquisto di biglietti on line e che tanto ci rincresceva di non poter accogliere fino a ieri. Andiamo bene avanti, i visitatori crescono giorno dopo giorno, il territorio intorno al Parco mostra evidenti segni di ripresa delle attività interconnesse all’accoglienza e questo ci riempie di fiducia e di senso di responsabilità verso la comunità del Parco”.
Ercolano a 360°: in questo primo episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, descrive l’antica Herculaneum com’era poco prima della catastrofe del 79 d.C.
A poche settimane dalla presentazione della nuova App 3d realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84), il parco archeologico di Ercolano propone il primo video a 360° elaborato da TimeLooper: il direttore Francesco Sirano ci accompagna in un viaggio nel passato dove c’è finalmente poco da lasciare all’immaginazione e sarà possibile godere delle meraviglie dell’antica Herculaneum, come molto probabile che fosse sulla base degli studi archeologici più aggiornati. In questo primo episodio facciamo la conoscenza di Ercolano prima della catastrofe del 79 d.C. “Avviciniamoci a questa città affacciata sul golfo di Napoli, come fossimo dei gabbiani che attraversassero il cielo in questo angolo incantato del mondo”: inizia così la visita guidata “con occhi speciali” di Sirano. “Dietro di noi Ischia, Capri. Di lato Sorrento, e di fronte il Vesuvio, molto più alto di oggi, una montagna maestosa sulle cui pendici si andava a caccia, si tagliavano boschi di abete, si coltivava la vite. Ci sembra di vedere quasi un fotogramma bloccato di un film. Siamo nel 79 d.C.: il 24 agosto, oppure il 24 ottobre secondo recenti scoperte a Pompei. È una bella giornata, e sulla spiaggia si svolgono le attività quotidiane dei pescatori. La città è splendida, mentre si stanno riparando i danni provocati da un terremoto di 17 anni prima nel 62 d.C. Piccola, estesa su più o meno 15 ettari, un quarto di Pompei, un sesto di Napoli. Più di 13 volte più piccola dei grandi capoluoghi della Campania, Capua e Nocera. Sin dal periodo in cui era imperatore Augusto Ercolano era fiorita come non mai. Benefattori locali avevano promosso la realizzazione di infrastrutture: fogne, acquedotti, allargamento e pavimentazione di strade, e di almeno tre terme aperte al pubblico. Una grande palestra organizzata come una specie di ginnasio greco dove i giovani si preparavano a diventare i futuri cittadini. Un teatro, tutti gli edifici direzionali tipici di una città romana, monumenti per onorare la famiglia imperiale e naturalmente templi degli dei. Ecco il santuario di Venere, affacciato proprio sulla spiaggia, a due templi, perché la dea qui era venerata sotto due aspetti come dea della fertilità e del continuo germogliare della vita, e come divinità che favorisce la buona navigazione. La facciata di uno dei due templi era stata rifatta da poco, nel 70 d.C., a spese di una donna, Vibidia Saturnina, e suo figlio, Aulo Furio Saturnino, che avevano anche dedicato statue di Tito e Domiziano, figli dell’imperatore Vespasiano. Il santuario di Venere condivide una grande terrazza artificiale con il complesso di strutture in onore del grande benefattore locale Marco Nonio Balbo, le cui ceneri erano conservate all’interno di un altare tutto di marmo come del resto anche la sua statua che salutava chiunque arrivava dal mare. Guardando alla nostra sinistra, subito dopo la fine della città distinguiamo l’incredibile mole della villa dei Calpurni Pisoni grande famiglia senatoria di Roma oggi nota come villa dei Papiri, per il ritrovamento qui nel 1700 di ben 1800 rotoli di papiro appartenenti a quella che finora è l’unica biblioteca privata del mondo romano mai ritrovata”.
“Lapilli di Ercolano”: con la 15.ma clip il direttore Sirano ci porta sulla seconda grande terrazza sopra l’antica spiaggia, area sacra col santuario di Venere, e ci fa scoprire gli ambienti di servizio e la presenza di due templi dedicati alla stessa divinità, ma con due aspetti diversi
Con la 15.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano” siamo ancora sulle due terrazze artificiali che aggettavano sull’antica spiaggia di Ercolano. Così dopo aver conosciuto la terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, stavolta il direttore Francesco Sirano ci porta sull’altra, un’area sacra, dove c’è il santuario di Venere. All’epoca dell’imperatore Augusto il culto di Venere era un culto estremamente importante perché Venere era la divinità da cui si riteneva discendesse la famiglia Giulio-Claudia cui apparteneva lo stesso Augusto. “Non a caso – spiega Sirano – troviamo proprio affrontati l’ingresso del recinto in onore di Marco Nonio Balbo, che faceva parte della cerchia di persone della sfera più stretta di Augusto, e l’ingresso al santuario di Venere. Il santuario di Venere di Ercolano è un esempio eccezionale non solo per la presenza dei templi dedicati a questa divinità, ma soprattutto di grande interesse perché ci permette di cogliere l’intera articolazione di un piccolo santuario di età romana. E questa è una rarità”. Il culto di Venere era ben attestato ad Ercolano già nel II sec. a.C. come dimostra un’iscrizione in osco dedicata a Erempas, che è il termine osco della divinità che noi conosciamo come Venere. Quello che ora vediamo è la sistemazione del santuario nell’età degli imperatori Flavi, poco prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Dopo l’ingresso ci si trova di fronte a un portico di cui restano le basi degli archi che creavano un corridoio coperto con alcune zone di attesa dove i fedeli potevano sostare prima di poter procedere al loro culto, e poi alcuni ambienti che erano utilizzati dai sacerdoti e dagli addetti al culto. “Molto interessante è l’ultima cameretta perché lì vediamo la presenza di una banchina che serviva per cucinare. Sappiamo infatti che durante i culti in onore delle divinità romane e in particolare anche di Venere avvenivano alcuni banchetti sacri a cui partecipavano ma vi partecipavano in particolare i membri della confraternita dei Venerei, cioè coloro che si consacravano al culto di Venere. Infatti proprio sul vertice opposto, in diagonale, dell’area sacra c’è l’ingresso dell’edificio che era dedicato alla sala di riunione dei Venerei”.
Con Sirano entriamo eccezionalmente nella cucina che di solito è visibile dall’esterno. “Questa cucina – continua il direttore – presenta il bancone rivestito di lastre di terracotta, la pietra ollare sulla quale si cucinava, si appoggiavano le pentole, e poi, sotto, c’è il posto dove si mettevano le fascine per poter riscaldare. Si vede bene la trave di legno, ancora conservata carbonizzata e in parte anche in legno vivo nella parte finale, che sorreggeva il banco dove si cucinava. Come detto, i banchetti sacri erano fondamentali all’interno del culto perché le cerimonie prevedevano dei momenti di aggregazione in cui la comunità di culto si riuniva e intorno alla quale si sentiva unificata e fortificata nella sua fede”.

Veduta panoramica della terrazza sull’antica spiaggia con l’area sacra del santuario di Venere (foto Graziano Tavan)
Il centro del santuario era costituito dai templi. Questo santuario di Venere ne aveva due, collocati entrambi su un podio: di quello a destra c’è ancora la cella, di quello a sinistra è andata perduta la copertura per il terremoto e il cataclisma del Vesuvio. Gli studiosi ritengono che entrambi questi templi fossero dedicati a Venere sotto due diverse accezione di questa divinità. “Questi edifici – ricorda Sirano – hanno anche una storia un po’ diversa. Il tempio a sinistra è più antico dell’altro: presenta infatti una fase di età tardi ellenistica; fu poi rinnovato nell’età di Augusto e di nuovo subito dopo il terremoto del 62 d.C. quando una ricca liberta del luogo, Vibidia Saturnina, ha completamente riedificato a nome suo e di suo figlio l’intero pronao, cioè tutta la facciata del tempio che era stata danneggiata dal terremoto. Le membrature architettoniche, colonne e capitelli, sono esposti ora proprio all’interno dell’area sacra e chiunque li può vedere. Sull’asse dei due templi ci sono gli altari: uno era di tipo proprio basso, e l’altro era un altare di cui ora manca la parte superiore. Qui avvenivano i sacrifici cruenti in onore della divinità. Gli addetti al culto erano gli unici che potevano salire sul podio e andare nella cella, noi ora immaginando di essere degli antichi sacerdoti, saliamo all’interno del pronao da dove si vedono bene le quattro basi delle colonne della facciata con una colonna anche su ogni lato”.

I quattro rilievi con altrettante divinità ricollocati in copia sulla facciata del bancone della cella del tempio più antico di Venere a Ercolano (foto Paerco)
Attraverso una porta, di cui si può ancora vedere la grande soglia di marmo, si entra nella cella che era il luogo riservato alla statua di culto della divinità. Sul fondo della cella, che aveva le pareti dipinte, di cui rimangono ampie tracce, c’è un bancone sul quale i sacerdoti potevano salire durante delle cerimonie per poter fare qualcosa con due statue di legno di cui restano le basi. “Evidentemente – ipotizza Sirano – durante alcune cerimonie si procedeva a vestire oppure a prelevare le statue e a portarle in processione”. Sulla facciata di questo bancone ci sono quattro rilievi nel cosiddetto stile neo-attico. Raffigurano il dio greco Efesto, che a Roma è Vulcano; Poseidone che a Roma è Nettuno; Ermes che a Roma è Mercurio; e la dea Atena nota qui come Minerva. “Questi quattro rilievi furono trovati non in questa cella”, ricorda il direttore, “ma sull’antica spiaggia. In un primo momento si era pensato che fossero stati portati via dal flusso piroclastico sulla spiaggia. Si ricollocarono qui le copie ma le misure, come si vede, non coincidono perfettamente con questo basamento ed inoltre ci si pone il problema di come mai, se abbiamo quattro rilievi di divinità, sono solo due basi le statue di culto. Quindi è molto probabile che questa collocazione non sia da accettare, cioè che questo tempio non fosse dedicato alle quattro divinità ma ancora una volta a Venere sotto due aspetti di cui ora parleremo. Piuttosto questi rilievi potrebbero essere stati utilizzati per decorare le facciate, i quattro lati dell’altare. In questa maniera sarebbero state delle divinità che condividevano con la divinità principale il culto di questo santuario”.

Il direttore Francesco Sirano con alle spalle una delel due immagini di timone in legno nella cella del tempio di Venere Euploia a Ercolano (foto Paerco)
Siamo al secondo tempio e qui eccezionalmente entriamo nella cella che normalmente si vede solo da fuori. “Appena entrati troviamo la mensa di marmo sulla quale erano esposti i vasi rituali che si utilizzavano durante le cerimonie religiose. Le pareti della cella erano decorate a tutta altezza con delle grandi pitture che raffiguravano dei giardini esotici, ricchi di piante di ogni genere e alcune di queste le vediamo ancora qui conservate come questa palma. Molto importanti sono due immagini che troviamo ai lati della porta: su entrambi si distingue un timone di legno. La raffigurazione di timoni ha fatto formulare l’ipotesi sulla titolarità di questo santuario che sarebbe dedicato a Venere sotto due aspetti. Uno è quello della dea della fertilità, della rinascita della vegetazione, quindi più tradizionalmente legato alla dea dell’amore. L’altro, molto importante, è quello di Venere protettrice della navigazione. Una divinità Euploia, cioè che favorisce la navigazione, così come succedeva nel culto di Afrodite che protegge la navigazione, che noi sappiamo ben conosciuto proprio nella vicina Neapolis”.
Festa europea della Musica 2020, il Covid non ferma gli studenti dei licei musicali della Città Metropolitana di Napoli: domenica concerto in streaming da remoto tra le domus del Parco Archeologico di Ercolano, il MAV e la Reggia di Portici
L’emergenza epidemiologica da coronavirus non ha fatto venir meno la voglia degli allievi dei licei musicali e coreutici della Città Metropolitana di Napoli di celebrare anche l’edizione 2020 della Festa europea della Musica. Alla loro maniera, naturalmente, ovvero suonando con cuore e passione. Certo, con modalità nuove, con la maggior parte delle performance eseguite da remoto, ma senza rinunciare, tuttavia, ad immergersi nei luoghi dell’arte e della cultura. E così, anche quest’anno, protagonisti, insieme ai ragazzi dei licei, saranno il Parco Archeologico e il Museo Archeologico Virtuale (MAV) di Ercolano e la Reggia di Portici, che ospiteranno alcune esibizioni soliste live – nel rispetto delle dovute prescrizioni – per un concerto che vedrà suonare e danzare virtualmente insieme ben 1.400 ragazzi e che sarà trasmesso in diretta streaming domenica 21 giugno 2020, alle 10, sui canali social della Città Metropolitana di Napoli, promotrice della manifestazione. Precisamente, il concerto – che durerà circa un’ora e mezza – sarà trasmesso su Metronapoli.it, l’e-magazine istituzionale della Città Metropolitana, sul canale Youtube Metronapolitv (https://www.youtube.com/user/MetroNapoliTV) e sui profili Facebook (https://www.facebook.com/citta.metropolitana.napoli/), Instagram e Twitter dell’Ente. L’evento è promosso dalla Città Metropolitana di Napoli e si svolge in collaborazione con la Fondazione Cives – MAV di Ercolano, il parco archeologico di Ercolano e il dipartimento di Agraria dell’università di Napoli ‘Federico II’, che ha sede nella Reggia di Portici.
Domenica mattina dunque, alle 10, sui canali social della Città Metropolitana e dei partner dell’iniziativa sarà trasmesso il concerto con cui gli allievi dei licei musicali e coreutici dell’area vorranno celebrare l’edizione 2020 della Giornata europea della Musica. Dai Queen a Bach, dai Coldplay a Beethoven, i 1.400 ragazzi degli 11 licei musicali e coreutici della Città Metropolitana mescoleranno generi e tendenze in una kermesse di grande suggestione che ne esalterà le capacità. E i ragazzi stessi esalteranno la bellezza dei nostri luoghi d’arte: alcuni di loro suoneranno e danzeranno, infatti, nel dovuto rispetto delle prescrizioni anticontagio, tra le domus del parco archeologico di Ercolano, le ricostruzioni 4D del MAV e le maestose sale della Reggia borbonica di Portici.
“Sostengo con forza la celebrazione di questa festa da parte delle ragazze e dei ragazzi dei nostri licei musicali”, ha affermato il sindaco metropolitano, Luigi de Magistris. “Ricordo la bellezza delle edizioni passate ma ritengo che anche quella di quest’anno, nonostante che si svolga da remoto, sarà ricca di suggestione e ci farà vivere delle belle emozioni. Celebriamo il connubio vincente tra musica e giovani affinché questa festa possa davvero rappresentare il segnale della rinascita del nostro territorio dopo l’emergenza Covid, con l’auspicio di ritrovarci tutti al più presto nelle strade e nelle piazze all’insegna della cultura e della musica”. E il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Per rispettare le condizioni di sicurezza degli studenti, del personale e dei visitatori del Parco quest’anno la Festa della Musica si è trasferita in remoto, nel senso che offriremo a tutto il nostro pubblico attraverso i canali social una formidabile serie di interventi di musica, canto e danza realizzati da brillanti giovani allievi dei licei coreutici e musicali della Città Metropolitana di Napoli in video realizzati tra le domus e i monumenti della città antica. Sperando di potere presto condividere la musica dal vivo, proprio alla musica e a tutte le meravigliose arti ad essa collegate dedichiamo questa giornata, di nuovo nella riproposta sinergia con la Città Metropolitana, il Mav con la Fondazione Cives, la Reggia di Portici, in un evento volto a sostenere le attività teatrali, musicali e coreutiche in un momento tanto delicato per il settore”. “La musica è un linguaggio universale che abbatte ogni barriera”, ha aggiunto Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione CIVES che gestisce il MAV. “E a maggior ragione in questo momento, nel quale dobbiamo mantenere un certo distanziamento, la musica unisce ancora di più con gioia, felicità e speranza”.
Nel programma steso con la supervisione del consigliere metropolitano delegato Michele Maddaloni le suggestioni non mancheranno. Dall’arpa suonata nella sala del MAV che riproduce l’affresco, rinvenuto negli scavi di Ercolano, proprio della suonatrice di arpa, che fonderà insieme passato e presente, all’inno della repubblica partenopea di Cimarosa suonato da un’orchestra di pianoforti; dalla fabbrica del blues (“The blues factory”) dell’olandese Jacob de Haan eseguita dall’orchestra dei 55 fiati della Città Metropolitana alla fantasia in fa minore di Telemann che vedrà una coppia di ballerini danzare nella piscina cruciforme degli Scavi sulle note di un flauto solista; dalle chitarre che faranno risuonare le sale della Reggia di Portici su un brano di Sylvius Leopold Weiss del ‘700, il periodo in cui la dimora borbonica fu realizzata per volere di Carlo III, fino a ‘O sole mio suonata da 75 chitarre e mandolini dell’orchestra dei plettri; dai Queen a Bach, dai Coldplay a Beethoven, dalla Nutatta ’e sentimento a Kabelevsky: gli allievi dei licei mostreranno tutta la loro poliedrica bravura in un concerto che si annuncia memorabile. La scaletta prevede una performance corale della durata di circa 3-4 minuti per ognuno degli undici licei partecipanti, una per ciascuna delle 4 orchestre della Città Metropolitana (plettri, fiati, percussioni e sinfonica costituite trasversalmente da allievi di tutti i licei metropolitani) più undici performance soliste (una per istituto) realizzate negli spazi più affascinanti degli Scavi, della Reggia e del Mav.
Daranno vita a questa grande kermesse, ancorché virtuale, i licei musicali “Melissa Bassi e Margherita di Savoia” di Napoli, “Grandi” di Sorrento, “Moscati” di Sant’Antimo, “Munari” di Acerra, “Severi” di Castellammare di Stabia, “Albertini” di Nola, “Rosmini” di Palma Campania e “Pitagora – Croce” di Torre Annunziata, il liceo musicale e coreutico “Boccioni Palizzi” di Napoli e il liceo coreutico “Pascal” di Pompei. “Quest’anno la Festa della Musica è particolare”, ha affermato il consigliere Maddaloni, “però siamo felici che diversi ragazzi abbiano la possibilità di esibirsi nei luoghi dell’arte e della cultura. Un ringraziamento agli uffici della Città Metropolitana, a tutte le istituzioni, ai professori e agli alunni che hanno consentito questo appuntamento. Ci auguriamo che questo sia un segnale di ripartenza”.
“Lapilli di Ercolano”: con la 14.ma clip il direttore Sirano ci porta sulla grande terrazza sopra l’antica spiaggia, e ci fa conoscere Marco Nonio Balbo, patrono e benefattore di Ercolano, cui la città per gratitudine dedicò diverse statue
Nella 14.ma clip dei “Lapilli del parco archeologico di Ercolano” il direttore Francesco Sirano ci racconta la storia e le origini del progetto architettonico della terrazza dedicata a Marco Nonio Balbo, un personaggio a cui l’antica Herculaneum manifestò la propria gratitudine proprio attraverso la costruzione di numerosi edifici pubblici e la collocazione di diverse statue. Subito fuori dalla porta che dà sulla marina ci si affaccia sulle due terrazze artificiali, quella di Marco Nonio Balbo e il santuario di Venere, poste sui ripari delle barche che si trovavano sull’antica spiaggia. Le due terrazze si aprono alla vista dei visitatori appena entrano negli scavi seguendo l’itinerario principale. Per raggiungerle si scende una rampa da poco completamente liberata dopo la messa in sicurezza del muro che sostiene la Casa dei Cervi: così ora per la prima volta si possono apprezzare due strade che convergevano per andare poi verso l’antica spiaggia.

Le due terrazze artificiali, quella di Marco Nonio Balbo e quella del santuario di Venere, che si presentano alla vista dei visitatori che entrano nell’area archeologica di Ercolano (foto Graziano Tavan)
La rampa porta all’interno di questo spazio recintato che corrisponde a una sorta di zona sacra, una sorta di Heroon dove viene eroizzato uno dei personaggi di Ercolano nell’età dell’imperatore Augusto. “Si tratta di Marco Nonio Balbo, di cui qui vediamo il monumento funerario con la statua, ora qui esposta in copia, e l’altare funerario”, spiega Sirano. “All’interno di questo altare, al momento degli scavi archeologici, sono stati ritrovati anche i resti delle sue ceneri: all’interno di una olla e una pentola c’erano le ceneri e anche un pezzettino del dito della mano che riporta al cosiddetto “os resectum”, un tipico rito che avviene prima dell’incinerazione di un defunto. Marco Nonio Balbo apparteneva a una famiglia di Nocera di rango dei cavalieri che erano entrati in Senato. Faceva parte di quelle élite locali sulle quali l’imperatore Augusto contava per poter portare avanti il suo programma di rinnovamento di tutta l’Italia attraverso la soppressione di fatto dell’ordinamento repubblicano e l’inizio della monarchia”.
Marco Nonio Balbo fu un personaggio chiave all’interno della politica augustea. “Nel 32 a.C., quando a Roma era tribuno della plebe”, ricorda Sirano, “Marco Nonio Balbo espresse il veto per fermare alcune leggi che avrebbero contrastato la politica dell’imperatore Augusto, che gli fu eternamente grato. Augusto lo fece diventare governatore di Creta e Cirene, due province chiave nell’impero mediterraneo di Roma. E a Ercolano Marco Nonio Balbo è vestito con il paludamento di un generale vittorioso”.

Il monumento funerario e la statua di Marco Nonio Balbo visibili a chi arrivava dal mare a Ercolano (foto Graziano Tavan)
“Marco Nonio Balbo, ormai estremamente ricco, diventa patrono di Ercolano ed elegge la città a sua sede di residenza, e restaura molti monumenti all’interno della città. Il popolo di Ercolano gli sarà per sempre grato: gli dedica non solo questo monumento subito al di fuori della città ma, come recita l’iscrizione che ricorda le sue benemerenze, gli vengono concessi una serie di onori – tra i quali ben 10 statue all’interno della città di Ercolano, nei luoghi più importanti ovviamente -, e inoltre gli vengono dedicati alcuni giochi ginnici da parte dei giovani in occasione di solennità importanti per tutto il mondo romano come i Parentalia. Il monumento a Balbo si trova nel luogo che chiunque vedeva arrivando dal mare, quando si avvicinava a Ercolano e andava al piccolo approdo dei pescatori qui sotto, oppure”, conclude Sirano, “alla nostra sinistra dove riteniamo si collocasse il porto della città antica”.




















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