Ercolano: tra le strade del parco guidati dalla nuova audioguida tutta digitale con la App 3D e i virtual tour 360°. Il direttore Sirano: “Qualità e innovazione”
Tra le strade del parco archeologico di Ercolano guidati dalla nuova audioguida tutta digitale con la App 3D e i virtual tour 360°. Il parco archeologico di Ercolano ha ritrovato da un paio di settimane il proprio pubblico al quale vuole essere sempre più vicino. L’offerta di accoglienza dei visitatori si amplia con un’audioguida completamente rinnovata. In tutta sicurezza, in un momento tanto delicato per la salute di ognuno, la nuova app 3D ufficiale, realizzata da D’Uva (www.duva.eu), l’azienda di Firenze concessionaria del servizio di audioguida del Parco, prende virtualmente per mano i visitatori del sito e li accompagna a esplorarlo. Molto interessante ed accessibile la tariffa per scaricare l’applicazione, al solo costo di 2,99 euro fino all’entrata in vigore dell’orario invernale. I visitatori potranno ottenere la guida virtuale e la app rimarrà per sempre sui loro cellulari come ricordo e per una prossima visita. Con un semplice tocco sul proprio display, i visitatori potranno avere accesso a immagini e contenuti, scegliendo in totale autonomia cosa approfondire e immergersi in un tour indimenticabile, realizzando cartoline digitali personalizzate da condividere e trasformando così un viaggio culturale in un’esperienza anche digitale. L’app è già disponibile in download negli store Google Play e App Store e può essere scaricata sul proprio smartphone prima e durante la visita.

La pagina dell’audiotour della App 3D che guida il visitatore alla scoperta del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)
L’applicazione contiene l’audiotour ufficiale del Parco di Ercolano, con un percorso dedicato agli adulti composto da 63 punti di ascolto per un totale di 150 minuti di audio, e con un circuito riservato ai bambini raccontato da 44 punti di ascolto, con una voce narrante di circa 40 minuti. I contenuti sono disponibili in italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo e sono accessibili attraverso un menù e tramite mappa interattiva. È possibile inoltre scaricare contenuti multimediali speciali e innovativi come il virtual tour 360°, con il racconto del direttore Francesco Sirano. I tour virtuali sono stati prodotti da D’Uva, in collaborazione con Timelooper, società di progettazione digitale specializzata nella creazione di contenuti immersivi (Realtà Aumentata, Realtà Virtuale, Realtà Estesa http://www.timelooper.com) per musei e siti storici, che ha ricostruito con un gruppo di archeologi l’ambiente storico di Ercolano in Realtà Virtuale. Le narrazioni sono state redatte in collaborazione con un comitato scientifico per garantire l’accuratezza storica della ricostruzione virtuale. I visitatori possono così rivivere a 360° la vita nella città antica così com’era a partire dalla devastante eruzione del Vesuvio del 79 D.C. con accurate sovrapposizioni storiche geo-localizzate, che permettono di calarsi profondamente nel passato.
“In questi giorni, in cui la sicurezza dei nostri visitatori è messa al primo posto”, interviene il direttore Francesco Sirano, “offriamo a un prezzo molto conveniente la app con l’audioguida tutta digitale. Poter gestire i contenuti che guidano per le strade e nelle case dell’antica Ercolano dal proprio cellulare amplia ulteriormente le possibilità di visita al sito e avvicina ogni categoria di utente a questo patrimonio unico che è a portata di mano, ma va riscoperto e fruito sempre al meglio. Questa App è il risultato di una collaborazione e di un investimento pubblico privato che assume tanto maggior valore in un momento in cui l’intero sistema culturale e turistico si trova a dovere affrontare nuove sfide di sostenibilità che possono essere superate solo rilanciando la scommessa dell’innovazione e puntando tutto sulla qualità”.
“Lapilli di Ercolano”: con la 13.ma clip il direttore Sirano ci fa scoprire la palestra, il più grande edificio pubblico finora scavato, luogo di preparazione fisica, ma anche culturale dei giovani cittadini ercolanesi
Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, ci regala un’altra clip, la 13.ma dei “Lapilli”, alla scoperta di un altro angolo della città antica. Oggi la passeggiata tocca la Palestra di Herculaneum, un luogo di preparazione fisica, ma anche culturale dei giovani cittadini ercolanesi. La palestra è il più grande edificio pubblico sinora scavato a Ercolano: copriva quasi 9mila metri quadrati, ed è un edificio di grande complessità. Uno degli ingressi principali, durante gli scavi del 1700, fu scambiato per un tempio, perché davanti aveva proprio due colonne, quasi un pronao della cella di un tempio. “Questo edificio ha una caratteristica molto interessante – spiega Sirano – perché è organizzato con zone funzionali separate. Abbiamo sul lato esterno, lungo l’asse longitudinale, una serie di botteghe ai piani terreni e di appartamenti ai piani superiori. Lo stesso identico complesso ha un altro tipo di organizzazione con grandi spazi di rappresentanza, grandi sedi probabilmente di quelle che erano le associazioni degli juvenes, dei giovani di Ercolano, e quindi siamo in un altro contesto. Ma è lo stesso edificio. Infatti gli studiosi pensano che questo complesso si reggesse proprio grazie ai proventi degli affitti delle botteghe e degli appartamenti ai piani superiori”.
Il vestibolo d’ingresso oggi ci appare così spoglio, ma in origine aveva pitture e una splendida copertura a volta che raffigurava le stelle della volta celeste. “Questo ce lo dicono gli scavatori borbonici – continua Sirano – che qui sono intervenuti pesantemente, e appena si entra all’interno della palestra si vedono ancora i tunnel borbonici che testimoniano anche dell’esplorazione sistematica non solo del livello al piano terra, ma anche dei livelli superiori della palestra. È molto interessante infatti notare che gli scavatori del 1700 pur procedendo per tunnel, quindi in una condizione di buio totale e anche di difficoltà di orientamento, riuscirono a capire che la palestra si articolava su due livelli. Infatti esiste la terrazza a livello stradale, e la terrazza superiore che si vede in fondo pur facendo parte dello stesso complesso”. Dalla terrazza superiore della palestra si vede la piscina rettangolare con i tipici apprestamenti circolari che si utilizzavano per l’allevamento dei pesci. “Nel tempo questa piscina sarà sostituita dalla grande piscina cruciforme che si trova al centro del cortile e che vedremo tra poco. Da questa posizione abbiamo anche una splendida vista sui quattro lati del porticato: quello meridionale, quello occidentale, quello settentrionale dove c’è la terrazza superiore e quello orientale a sinistra”.

Ipotesi ricostruttiva della palestra di Ercolano (disegno da http://www.luckyjor.org)
La palestra aveva al centro un grande cortile rettangolare circondato sui quattro lati da portici. Questi portici sono più larghi del solito perché qui avvenivano anche delle corse durante i mesi invernali o nelle giornate di eccessiva calura. “Mano a mano che si avanza nella passeggiata lungo questo porticato si nota una zona sopraelevata con delle grandi sale: sono le sedi degli juvenes. La palestra non era propriamente quello che noi immaginiamo solo un luogo per attività ginniche, era quello che nel mondo romano si chiama il campus, cioè un luogo dove avvenivano attività di culto, e anche attività di educazione più generali, legate quindi alla preparazione dei cittadini: i futuri cittadini di Ercolano si formavano qui anche dal punto di vista che noi oggi chiameremmo scolastico”. Alla fine del porticato è la grande sala absidata che era il centro della palestra. “La sala ha sul fondo una sorta di nicchia monumentale per ospitare probabilmente una statua di culto imperiale o del genio della città, e poi ha davanti una mensa marmorea, una tavola di un marmo raro proveniente dal Mediterraneo che costituisce ancora oggi la più grande tavola marmorea ritrovata nell’area vesuviana. Poggia su un pavimento di piastrelle di marmo policromo di cui si conservano ampie tracce, e veniva utilizzata per esporre i premi che spettavano ai vincitori delle gare ginniche che sappiamo qui si svolgevano”.

La fontana con la statua dell’Idra di Lerna al centro della grande piscina cruciforme della palestra di Ercolano
Si entra nel cortile. “E qui dobbiamo fare uno sforzo di fantasia. Dobbiamo fare astrazione della massa del flusso piroclastico che non è stato ancora scavato e che ci sovrasta. Quindi dobbiamo immaginare sopra di noi questo cielo blu ora che entreremo all’interno dell’area della piscina che si trovava al centro del cortile della palestra. Una piscina monumentale, enorme, a forma di croce con delle fontane a zampillo su un lato e un’altra fontana al centro, una fontana monumentale con una bellissima scultura che raffigura l’Idra di Lerna: questa è una delle fatiche più complesse che viene affrontata da Ercole e si ritiene che sia un riferimento a una fontana simile che sappiamo si trovava nel Foro Romano. Ma forse qui a Ercolano questa fontana assume un significato ancora più profondo e più legato proprio al luogo dove ci troviamo, perché la fatica dell’uccisione dell’Idra di Lerna è una di quelle che vede impegnato Ercole insieme a suo nipote Iolaos. Per poter avere la vittoria su questo animale le cui teste venivano tagliate e altrettante volte ricrescevano anzi in numero ancora maggiore, bisognava cauterizzare, cioè bruciare con il fuoco il moncone della testa che veniva tagliata, quello che restava una volta tagliata la testa. L’ultima testa sarà invece soffocata sotto un grande sasso. Cosa c’è dietro questa fatica? C’è l’idea che la solidarietà, l’aiuto reciproco riesce a far superare anche le fatiche più complesse, le più apparentemente insormontabili. E cosa di meglio allora che evocare i valori della solidarietà in un luogo come questo, la palestra di Ercolano, il campus di Ercolano, dove i nuovi ercolanesi, i nuovi cittadini dovevano prepararsi ad essere pronti per affrontare tutte le difficoltà che la comunità locale avrebbe affrontato”.
“Lapilli di Ercolano”: con la 12.ma clip il direttore Sirano ci fa scoprire la sezione maschile delle Terme centrali di Herculaneum e la sala del frigidarium, ora chiusa al pubblico
Il parco archeologico di Ercolano è tornato ad accogliere i visitatori tutti i giorni, eccetto il martedì, con acquisto dei biglietti esclusivamente on line (https://bit.ly/3dlnCtm), ma il direttore Francesco Sirano ci regala la 12.ma clip alla scoperta di un altro angolo della città antica. Così dopo averci ha accompagnato alla scoperta dei dettagli delle della sezione femminile delle Terme centrali di Herculaneum, stavolta ci mostra la sezione maschile anticipando la visione di una sala, il frigidarium, ora non accessibile, ma che presto sarà aperta al pubblico. L’ingresso delle terme centrali di Ercolano si apriva dal cortile della palestra, uno spazio porticato dal quale si accedeva anche alla struttura dove gli atleti si preparavano ai loro esercizi ginnici. “Il primo ambiente che si incontra è il cosiddetto apodyterium, uno spogliatoio che qui a Ercolano era già riscaldato con una climatizzazione tiepida. Ci sono i caratteristici stalli per poter depositare i vestiti e sul fondo c’è già una vasca di marmo che viene utilizzata per poter sciacquarsi con acqua fredda e creare la differenza caldo-freddo. Approfittiamo di questa occasione – spiega Sirano – per mostrare anche una sala che ben presto si potrà visitare una volta finiti i lavori di messa in sicurezza. Si tratta di una sala circolare che nell’ultima fase di vita delle terme era utilizzata come frigidarium, quindi una sala con acqua fredda. Ma che invece in un primo momento era un sudatorium, una sala dove si sudava molto, e quindi era molto calda. La caratteristica di questa sala circolare era di essere coperta da una volta, un cupola dipinta con animali tipici della fauna del Mediterraneo: murene, polipi, pesci, seppie. Questi pesci si rispecchiavano nel bacino d’acqua sottostante che aveva un rivestimento dipinto di azzurro per imitare il mare, e quindi si aveva l’impressione di immergersi in un mare popolato di queste creature tipiche della fauna del golfo di Napoli”.

Il pavimento musivo con tritone circondato da delfini nel tepidarium delle Terme centrali di Ercolano (foto Graziano Tavan)
Entriamo ora nel secondo tepidarium, la seconda sala tiepida delle terme centrali. “È una sala molto grande che ha il pavimento completamente basato sulle suspensurae, dei pilastrini che creavano una camera d’aria. Questa camera d’aria si trova non solo sotto il pavimento ma anche tutto intorno alle pareti per poter garantire il passaggio di aria calda e creare le condizioni ottimali per svolgere i bagni termali. La sala era coperta a volta e rivestita di stucco lavorato in una maniera particolare: si chiamano strigilature. Questa è la forma ideale per imprigionare le gocce di acqua calda che in questa maniera corrono continuamente avanti e indietro e non cadono mai verticalmente. Evitando lo stillicidio si evita il fastidio di avere una sorta di pioggia continua di acqua calda all’interno dell’ambiente. Il pavimento era decorato con un mosaico figurato in bianconero con un tritone circondato da quattro delfini. Il richiamo al mare si spiega molto bene con l’acqua che dominava questi ambienti. Nel passaggio tra il tepidarium e il calidarium troviamo un tappetino di mosaico con una decorazione molto interessante: si tratta di strigili, i tipici strumenti con cui i giovani atleti si detergevano la pelle per eliminare quell’insieme di olio e polvere che si utilizzava per mantenere la traspirazione durante l’allenamento. All’interno di questa che era la sala più calda troviamo sul fondo una vasca, che era una piscina con l’acqua calda, e sul lato opposto il basamento per un labrum di marmo, che è stato asportato durante gli scavi borbonici, e che conteneva acqua fredda. Questa serviva a creare il contrasto tra il freddo dell’acqua e il caldo dell’ambiente. Come ogni teatro ha il suo backstage, anche le terme hanno il loro cuore operativo dove ci sono tutti gli apparati tecnici che servono a far funzionare l’edificio termale. Troviamo il pozzo da cui veniva attinta l’acqua, pozzo che in un secondo momento fu chiuso perché le terme furono allacciate all’acquedotto proveniente dal Vesuvio, ma soprattutto troviamo i famosi prefurnia. Ci sono le bocche dei forni dove venivano inserite le fascine di legname che riscaldavano l’acqua e l’aria e facevano funzionare l’edificio termale”.
#EnjoyErcolano: il parco archeologico di Ercolano promuove un sondaggio rivolto alla comunità di Ercolano, ideato dall’Herculaneum Conservation Project (HCP) per raccontare la propria Ercolano. Il direttore Sirano: “Maggiore interazione tra la comunità locale e il suo patrimonio culturale”
L’hanno chiamata #EnjoyErcolano ed è la nuova iniziativa del parco archeologico di Ercolano per coinvolgere la comunità e quanti vivono o lavorano a Ercolano, o ci hanno lavorato o vissuto per lungo tempo, per raccontare Ercolano, per farlo conoscere e per capirlo meglio. Il parco archeologico di Ercolano diventa promotore della riscoperta del patrimonio culturale della comunità. “In un momento in cui stiamo riscoprendo il valore di cosa e chi abbiamo intorno, e che ci ha fatto capire quanto i comportamenti individuali possano influire sul benessere della comunità”, spiegano, “il Parco Archeologico di Ercolano si rivolge al suo territorio e lo coinvolge nella riappropriazione dell’identità del luogo e nella riscoperta del proprio patrimonio culturale. Il fine è rendere accessibile il patrimonio culturale alla comunità e divenire promotore della crescita della stessa”. Per partecipare http://www.herculaneum.org/enjoyercolano. Prima della compilazione del questionario guarda il video ed entra nello spirito di Ercolano!
È disponibile anche un videotutorial
Nasce così #EnjoyErcolano [http://www.herculaneum.org/enjoyercolano] il sondaggio rivolto alla comunità di Ercolano, ideato dall’Herculaneum Conservation Project (HCP) e promosso dal Parco Archeologico di Ercolano. Tutte le persone che vivono o hanno vissuto a Ercolano, essendoci nate, chi ci lavora e/o ci ha lavorato per lungo tempo, e tutti quelli che si sentono parte di questa comunità sono chiamati a raccontare la propria Ercolano: una città fortemente caratterizzata dai propri attributi culturali che non si esauriscono solo con il sito archeologico ma comprendono tutto il patrimonio culturale, naturale, tangibile e intangibile che, nelle sue manifestazioni più diverse, crea legami forti e duraturi. La comunità è invitata a riflettere sulle risorse e i talenti che possono essere alla base di un nuovo modello di sviluppo incentrato sul benessere, sia della propria comunità sia di chi frequenta questo territorio o ne è appassionato, pur vivendo lontano. Questo sondaggio deriva da uno studio pilota del team HCP effettuato un anno fa su un campione della popolazione di Ercolano, che ha permesso di identificare, in parte, alcune caratteristiche della comunità locale e di rilevare alcuni cambiamenti nel tempo di luoghi e delle modalità di fruizione degli stessi. Pertanto, dopo questa prima fase, parte #EnjoyErcolano, al fine di rendere più complete le informazioni su questi luoghi per determinarne i tratti caratteristici, e capire come essi possano influenzare positivamente il benessere della comunità, anche e soprattutto dopo il tempo di pandemia.
“Sono due gli obiettivi ai quali il Parco si rivolge in questa nuova fase”, spiega Francesco Sirano, direttore del Parco Archeologico di Ercolano: “qualcosa in più di turismo di prossimità, un percorso per arrivare ad una maggiore interazione tra la comunità locale e il suo patrimonio culturale; e restauri. Per quanto riguarda il primo punto, i primi componenti della comunità allargata del Parco che potranno raggiungerci anche fisicamente saranno gli abitanti di Ercolano, quelli della provincia vesuviana, di Napoli, della Campania, e speriamo presto d’Italia e d’Europa. Alla comunità del Parco e agli Ercolanesi ci rivolgiamo con questo studio, chiediamo il loro parere, di intervenire per raccontarci Ercolano, di aiutarci ad avere una visione allargata e integrata del Parco. In passato abbiamo promosso numerose iniziative con la comunità locale ma con #EnjoyErcolano rispondiamo alla sentita necessità di consolidare ulteriormente il nostro legame con il territorio uscendo sempre di più fuori dalle mura del Parco. Arricchendo la nostra esperienza di addetti ai lavori, raccogliendo sollecitazioni e punti di vista che ci permetteranno di ampliare le nostre vedute, lavoriamo per strutturare meglio l’integrazione del sito archeologico nel territorio dando spazio e voce alla comunità locale. Inoltre continuiamo a raggiungere tutti gli appassionati di Ercolano con la nostra rete social che si è tanto allargata in questi mesi e continuerà ad essere il veicolo per la divulgazione di contenuti e approfondimenti. Il secondo obiettivo – continua – consisterà nell’accelerazione delle attività di conservazione e manutenzione il cui svolgimento sarà facilitato dalla fase di contingentamento fisico dei visitatori. Ritengo infatti che sia opportuno volgere in positivo la circostanza che nei prossimi mesi il Parco sarà visitato con modalità più lente e da un numero contenuto di ospiti. Ci concentreremo a risolvere il maggior numero possibile di problemi di conservazione e sicurezza in tutte le zone del sito fuori dal circuito di visita e chiuse al pubblico da anni. Così la pausa forzata, che sta per finire, e il rallentamento del ritmo di visita saranno tradotti in tempi ragionevolmente brevi in un ulteriore ampliamento dell’offerta culturale e nel miglioramento dell’accoglienza secondo la strategia che abbiamo messo in campo negli ultimi 3 anni.”
Il piano delle attività prevede ulteriori azioni, quali un sondaggio rivolto agli enti del terzo settore, ricerche di archivio e una mappatura delle realtà urbane, che confluiranno in uno studio più ampio a scala territoriale. Denominato, per ora, TBA (Territorial Baseline Assessment), lo studio prende ispirazione dagli Strategic Environmental Assessments, consueti in tanti paesi per la gestione di beni naturali a scala paesaggistica. A Ercolano, lo scopo è di far emergere i valori culturali del territorio che scaturiscono dalle strette relazioni, interconnessioni e legami tra le persone e i luoghi, che vivono e utilizzano quotidianamente, legami determinati ed influenzati anche dai cambiamenti che il territorio ha vissuto nel corso degli anni. Tutti i dati raccolti confluiranno in ambiente GIS, al fine di ottenere una visione organica, puntuale e aderente non solo alla realtà attuale del contesto territoriale ma alle sue potenzialità, e potrebbero essere usati come leva per lo sviluppo sostenibile di questo territorio.
“L’iniziativa #EnjoyErcolano”, interviene Jane Thompson, manager dell’HCP per le fondazioni Packard, “posiziona il cittadino al centro di un processo fondamentale. È solo un capitolo di una bellissima serie di iniziative mirate a ripensare la gestione del patrimonio culturale partendo dal capitale sociale/umano. Un primo step per allontanarci dal modello di gestione del patrimonio culturale come una serie di nodi distinti individuati da esperti e soffocati da turisti, ma viverlo invece come una rete capillare con la capacità di fare da catalizzatore positivo in tanti altri settori. Ho lavorato in diverse parti del mondo ma in nessun posto ho dedicato il tempo che ho dedicato a Ercolano. Ritengo questo territorio ai piedi del Vesuvio davvero speciale. Pioneristico in ogni fase di storia, e a volte pagando il prezzo (la ferrovia sul mare, il boom incontrollato dopo guerra), il tempo che gli dedichi ti ripaga facendoti fare sempre nuove scoperte e non parlo solo di archeologia ma ogni altro tipo di bellezza, anche quella che non si vede! Mi auguro che l’iniziativa #EnjoyErcolano possa avere il più ampio respiro possibile, magari non solo raggiungendo chi oggi vive e frequenta questa città ma anche ercolanesi emigrati, lontani ma contenti di ristabilire connessioni con il loro territorio d’origine”.
“Lapilli di Ercolano”: con l’11.ma clip si torna a esplorare i luoghi della città antica: il direttore Sirano ci fa scoprire le Terme Femminili
Con l’11.mo video dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano torniamo a esplorare i luoghi della città antica in compagnia del direttore Francesco Sirano. Con lui entriamo nel reparto femminile dello splendido impianto delle Terme centrali di Herculaneum, alla scoperta dei dettagli e delle storie che questi ambienti conservano intatti ancora oggi. “Non appena entrati ci troviamo in una corte molto piccola, molto raccolta con delle panche su tutti i lati: qui le matrone di Ercolano sedevano in attesa del loro turno per entrare nelle terme in un ambiente tiepido. Mentre di solito c’è un vero e proprio spogliatoio. Ad Ercolano molti spogliatoi sono anche riscaldati. In questo ci sono le tipiche installazioni per deporre i vestiti e le panche prima di cominciare il percorso termale. Sul pavimento in bianco e nero campeggia un tritone circondato da delfini, un polipo, una seppia, tipici animali del Mediterraneo. Ma sopra di lui vola un amorino. Da qui si passa nel tepidarium. Un ambiente estremamente raccolto, ancora una volta con gli stalli per deporre gli asciugamani che indossavano le matrone e sui lati le panche per poter restare sedute. In un angolo c’è la presenza di un incasso dove si trovava un braciere. È possibile che l’ambiente fosse riscaldato o, ancora meglio, le condizioni di umidità fossero regolate attraverso l’utilizzo di questo braciere. Il pavimento in bianconero è uno dei più belli dell’intera Ercolano. All’interno di uno schema geometrico molto intricato e complesso dei quadretti raffigurano oggetti legati al mondo guerriero, come un elmo o la pelta, che era lo scudo delle Amazzoni. Quindi un mondo guerriero al femminile. Ci sono anche oggetti tipici del mondo dell’atletica come l’aryballos, vasetto per unguenti utilizzato dagli atleti prima delle competizioni e degli esercizi ginnici. Altri oggetti rimandano ai piaceri della tavola, al banchetto: un cratere, nel quale venivano mischiati il vino contenuto nell’anfora e l’acqua contenuta nell’idria. Questo liquido veniva prelevato con il colino e veniva poi versato nelle brocche. Dalle brocche il vino andava nelle coppe durante i banchetti. Il tutto era coronato dai piaceri della tavola e della vita e dalla fortuna che portavano i falli. Passando al calidarium, l’ambiente più caldo delle terme, si nota la presenza tipica della base per il labrum, la vasca di marmo con cui ci si sciacquava con acqua gelata. Le panche, questa volta di marmo, riutilizzate, forse provenienti da altri edifici perché sono diverse le une dalle altre. E poi sul fondo del locale la vasca con l’acqua calda. Sul pavimento si vede una grata che nasconde l’accesso alle suspensurae perché anche questo pavimento – come è tipico delle terme romane – poggiava su dei pilastrini che permettevano la creazione di un’intercapedine attraverso la quale passava l’aria calda per mantenere le condizioni di temperatura ideali per le terme”.
“Lapilli di Ercolano”: con la decima clip si va alla scoperta della Casa Sannitica, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”
Il decimo appuntamento con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, dopo la visita virtuale del Parco (https://bit.ly/3cfiPsv), della Casa del Bel Cortile (https://bit.ly/2K5YVEv), Casa del Colonnato Tuscanico (https://bit.ly/2xxWRCp) e della Casa del Gran Portale (https://bit.ly/2SABXK6) ci fa esplorare, osservare e anche misurare i dettagli della Casa Sannitica (https://bit.ly/2LrqWqv) grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” che ricostruisce gli ambienti attraverso nuvole di punti 3D ad altissima densità. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute. Per una esperienza di uso migliore ti consigliamo di utilizzare un pc invece di uno smartphone.
Andiamo alla scoperta della Casa Sannitica. Le abitazioni erano e sono sempre cose vive, si trasformano man mano che scorre la storia dei loro proprietari e inquilini, in un mutare continuo, che l’archeologia ci consente spesso di conoscere anche nei dettagli. Ad Ercolano, la Casa Sannitica ci racconta come è stata erosa con il passare del tempo, avendo dovuto, da un lato, cedere l’intero quartiere del peristilio ad altre due abitazioni, e, dall’altro, rendere indipendente il piano superiore con una scala esterna, evidentemente per il bisogno di darlo in affitto. Ma a ricordarci il primo splendore di questa domus, resta la raffinatezza dell’atrio con il finto loggiato di semicolonne ioniche collegate da eleganti transenne a reticolato, che, dall’alto della parete, si impone subito alla vista di chi attraversa il corridoio di ingresso.
18 maggio 2020: Giornata internazionale dei Musei promossa dall’Icom. Ecco come la vivranno (ovviamente quest’anno solo social e on-line) il museo Archeologico nazionale di Napoli, il parco archeologico di Ercolano e il parco archeologico del Colosseo
18 maggio 2020: torna la Giornata Internazionale dei Musei-International Museum Day: appuntamento rigorosamente social – in tempi di coronavirus – per valorizzare i luoghi della cultura. Se il tradizionale rito della Notte Europea dei Musei sarà rinviato al 14 novembre 2020, il 18 maggio 2020 gli Istituti si ritroveranno, sui canali Facebook, Instagram e Twitter, per celebrare “Musei per l’uguaglianza: diversità e inclusione”. Ogni anno, dal 1977, ICOM organizza a livello mondiale la Giornata Internazionale dei Musei (International Museum Day – IMD), selezionando di volta in volta un tema specifico. I Musei che partecipano all’iniziativa programmano eventi innovativi e attività inerenti al tema prescelto e coinvolgono il proprio pubblico, evidenziando l’importanza del ruolo dei Musei come istituzioni al servizio della società e del suo sviluppo. Il tema dell’edizione 2020, come detto, è “Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione”, che pone all’attenzione e alla riflessione di tutta la comunità museale il ruolo sociale degli Istituti culturali, la loro potenzialità nell’essere agenti di cambiamento, realizzando azioni per favorire la fruizione e la partecipazione da parte di tutte le persone.
Con l’hashtag #IMD2020, anche il museo Archeologico nazionale di Napoli seguirà il filo conduttore della manifestazione di quest’anno, partendo dal valore polisemantico della diversità: tra post, fotografie e video, dunque, gli internauti potranno ritrovare, anche in versione web, l’impegno dell’Archeologico per garantire condivisione e conoscenza del nostro patrimonio culturale. Punto di inizio del viaggio online sarà la riflessione sulla differenza dell’osservazione, intesa come base di partenza per “leggere” i tesori dell’arte: saranno riproposti, così, i lavori del fotografo Paolo Soriani, che ha dedicato tre importanti progetti di ricerca ai visitatori del Museo, alla mostra “Canova e l’antico” ed all’allestimento dell’exhibit “Pompei. Dei, eroi, uomini” all’Ermitage di San Pietroburgo. In ciascun reportage, adesso comodamente sfogliabile con un click, il pubblico virtuale potrà ritrovare un fil rouge: la diversità è una forma di ricchezza. Diversità espressiva nei volti di chi ammira i capolavori del MANN, diversità armonica nelle fasi della produzione artistica del Maestro di Possagno, diversità di esperienza nei lavoratori alle prese con gli allestimenti di una mostra: con una new entry, perché, proprio per la Festa dei Musei del 2020, Paolo Soriani, seguendo il motivo della campagna ministeriale “L’arte ti somiglia”, presenterà due innesti fotografici nati dalla sovrapposizione tra persone e opere dell’Archeologico.
Il rispetto delle differenze è anche garanzia per l’inclusione: ancora una volta, seppur a distanza, il Mann ribadirà la propria attenzione nel coinvolgere i cosiddetti “pubblici speciali” nella fruizione del patrimonio culturale. Sarà postato su Facebook il video “La cultura si fa in…LIS”: nell’ambito del progetto regionale “Conoscere per crescere”, finalizzato a favorire l’accessibilità e la fruibilità della cultura museale, è stato promosso un percorso attraverso le collezioni dell’Archeologico, narrando venti capolavori con la lingua dei segni; la proposta didattica è nata dalla rete tra i Servizi Educativi del Museo, la Federazione Regionale Sordi di Napoli, Ar.eCa.S.c.a.r.l. Onlus.
Dall’inclusione all’azione: grazie alla raccolta fondi realizzata con il Calendario 2020 ANEF (Associazione “Accà nisciuno è fesso”), tutto ambientato nelle sale del MANN, è stata ampliata la platea dei ragazzi napoletani, bisognosi di assistenza domiciliare. Il calendario, presentato al Museo Diocesano con un evento benefico, ha avuto come testimonial Monica Lima, Rosalia Porcaro ed Autilia Ranieri. Ed, infine, spazio ai diversi modi di raccontare il patrimonio dell’Archeologico: su Facebook sarà condivisa la lezione dell’Istituto comprensivo “Lucantonio Porzio” di Positano, che ha ospitato un intervento video del Direttore del MANN, Paolo Giulierini, sulla collezione egizia presentata ai ragazzi.
Il Parco Archeologico di Ercolano, appena conclusa la partecipazione alla Museum Week, altro evento social internazionale, continua ad arricchire la sua offerta culturale in rete e per la Giornata Internazionale dei Musei 2020, dedicata alla diversità e all’inclusione, ripropone in una speciale maratona social, i propri contenuti più cliccati del lockdown attraverso i diversi linguaggi, che vanno dal video alla ricostruzione 3D. Lunedì 18 maggio 2020, a partire dalle 10 e per tutta la giornata, i visitatori potranno fruire di contenuti ogni ora diversi e approfittare della celebrazione per comporli in una narrativa unica, rivederli, fruirli e compiacersi del poter condividere così tanta bellezza in un’unica giornata. Con una crescita del 40% dei visitatori virtuali nei primi mesi del 2020, attraverso contenuti digitali vari e coinvolgenti (il solo video dove il direttore guida alla scoperta dei Fornici e la Barca è stato visto più di 100mila volte tra i vari canali, ma è un dato in continua crescita col passare delle ore e dei giorni), il Parco di Ercolano ha saputo reinterpretare la propria offerta di contenuti culturali rendendoli digitali e raggiungendo ogni giorno ogni angolo della terra supportando il consolidarsi di una comunità di visitatori, guide, operatori della cultura, innamorati della bellezza, che a distanza si ritrovano quotidianamente sulle pagine social del Parco come in una piazza virtuale, si scambiano emozioni, ricordi e speranze, partecipando alla fruizione e condivisione della cultura, diventando eccezionali protagonisti e testimoni del loro patrimonio universale.
“Nel periodo del lockdown abbiamo raggiunto in soli due mesi sia su Instagram che su Facebook, con le visualizzazioni dei contenuti digitalI, il numero di visitatori che si collegano alle nostre pagine in un anno, – dichiara il direttore Francesco Sirano – creando un effetto traino che per i prossimi mesi sarà fondamentale per il futuro, in cui avremo bisogno di ripartire con la promozione. Possiamo dichiarare che tutti i nostri visitatori reali si sono spostati sul web, aggiungendosi al nostro pubblico virtuale che già ci seguiva; si tratta non di spettatori passivi, ma di persone che tutti i giorni si ritrovano insieme sulle nostre pagine riconoscendosi nei valori di cui il Parco è portatore, e ritrovando nella figura di Ercole il simbolo della forza e della resilienza di cui abbiamo bisogno per superare questo momento. Ho condiviso immediatamente e con piacere la proposta dei miei funzionari di raccontare il Parco nella Giornata dei Musei ricostruendo una narrativa che era stata diluita nei mesi attraverso i contenuti diffusi sui social, è un modo per riabbracciare tutti in una stretta virtuale che pian piano ci riconduce alla riapertura dei cancelli, che avverrà in totale sicurezza e tutela per visitatori e personale”. Insomma la community del Parco di Ercolano si è ritrovata e continua a ritrovarsi come in una piazza virtuale, protagonisti loro stessi della circolazione di cultura di questi mesi tanto intensi, come mostra anche il tasso di coinvolgimento elevatissimo dei frequentatori delle pagine, che partecipano sempre con commenti, like, condivisioni, riscontrabile tecnicamente nel tasso di “engagement” delle pagine social del Parco, che è più elevato di quello di musei e parchi archeologici anche più famosi e frequentati. Uno per tutti il commento di un visitatore: “We are a family of Ercolano’s in New Zealand. We were very upset to cancel our plans to visit Italy and particularly Herculaneum last month. I hope one day we can visit but for now we will enjoy your Instagram photos and stories”.
Il 18 maggio 2020 anche il Parco archeologico del Colosseo partecipa alla Giornata Internazionale dei Musei promossa dall’ICOM (International Council of Museums). Il tema prescelto per questo anno è Musei per l’eguaglianza: diversità e inclusione, con un evento online sulla piattaforma social Facebook, dedicato interamente all’accoglienza verso i bambini e verso i pubblici più fragili. Il PArCo Lo farà nel segno di quell’accessibilità che il digitale – come è stato testato in questi due mesi di lockdown – ha rafforzato, allargandola a fasce di popolazione prima escluse e emarginate. Il 18 maggio il PArCo si aprirà al proprio pubblico ancora una volta regalando emozioni virtuali. L’evento online si svolgerà nel corso dell’intera giornata, con una timeline che darà conto delle molte attività e iniziative che il PArCo ha in programma – una volta riaperti i cancelli – per rendere più completa la visita di pubblici non vedenti, non udenti o affetti da particolari patologie, per la cura delle quali il contesto archeologico e paesaggistico del PArCo svolge un ruolo terapeutico importante. “In questi mesi di emergenza sanitaria il mondo del digitale ha accorciato il distanziamento imposto dalle regole di contenimento della diffusione del virus”, commenta Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo. “E il nostro PArCo non ha mai smesso di prendersi cura del proprio pubblico, tanto più quello affetto da condizioni di particolari fragilità, maggiormente bisognoso di contatto e vicinanza. Ed è a questo pubblico che ci rivolgiamo, offrendo nuovi strumenti per la conoscenza e la partecipazione alla vita attiva del PArCo. VideoLIS, guide tattili e soprattutto un’App gratuita – disponibile in autunno – accompagneranno tutti i pubblici alla ri-scoperta delle origini di Roma”.
Alle 12 dai profili social @parcocolosseo (disponibile qui il 18 maggio) sarà lanciato il post di inizio dell’evento con la presentazione delle sezioni del sito web http://www.parcocolosseo.it che mettono a disposizione strumenti di accessibilità per tutti. In particolare il racconto si focalizzerà sulla pagina Il Parco per tutti e sulla nuova veste grafica della sezione Education del sito, con contenuti per bambini, quali didascalie partecipate, ricette, fumetti da scaricare e colorare ma anche giochi interattivi. Alle 15 l’evento proseguirà illustrando con un video le attività di Park-in-PArCo, un ciclo di laboratori (Yoga, laboratorio teatro e voce, drum circle, Dance Well) per la riabilitazione delle malattie neurologiche sviluppato nell’ambito del più ampio progetto “Salus per artem”, il programma del PArCo dedicato alle attività per il benessere della persona nel senso più ampio del termine. Tra le 17 e le 19 con due appuntamenti diversi sarà protagonista il progetto Il PArCo tra le mani, rivolto alle persone ipo e non vedenti e alle persone sorde. Le mani sono lo strumento per la comunicazione nel video che illustra, grazie ad un più ampio protocollo d’intesa con l’ISSR (Istituto Statale Sordi di Roma), il percorso lungo la Via Sacra alla scoperta del quartiere dell’ars medica. Ma le mani sono anche lo strumento di conoscenza della collezione del Museo Palatino, raccontata in una guida tattile – realizzata da Atipiche Edizioni in collaborazione con “Lazio FabLab” di Zagarolo –, concepita come un libro che raccoglie una selezione delle opere più rappresentative del Museo, descritte con testi ad alta leggibilità (in italiano e inglese con trascrizioni in braille) e illustrate con disegni tattili. Chiude l’evento alle 21 un video emozionale che raccoglie le esperienze vissute dal personale tecnico del PArCo impegnato nell’accessibilità e dal pubblico che in questi due anni di attività ha mostrato interesse, curiosità e grande partecipazione.
Parco archeologico di Ercolano: la Mensa Marmorea della Palestra ritrova l’antico splendore. Riprese le attività di restauro, tra tradizione e nuove tecnologie, ai tempi del coronavirus
La Mensa Marmorea della Palestra di Ercolano ritrova l’antico splendore. Riparte la vita a piccoli passi, in sicurezza ma riparte. La ripresa dei cantieri edilizi come da ultimo DPCM, all’interno dei cancelli del Parco Archeologico di Ercolano significa la ripresa delle attività di restauro, tra tradizione e nuove tecnologie: la sfida di Ercolano ai tempi del coronavirus. È vicino il termine e la consegna dei lavori alla Mensa Marmorea della Palestra che Amedeo Maiuri descrisse così: “una grandiosa mensa marmorea, la più grande che siasi finoggi rinvenuta tra Pompei e Ercolano”, quando nel giugno 1936 gli scavi della città erano giunti a liberare buona parte della Palestra e venne alla luce il magnifico reperto. “L’oggetto era mutilato ma non asportato dai precedenti scavatori”, raccontava. A scavo ultimato la ricompose a partire dagli elementi superstiti e la integrò dotandola di una struttura con tubolari metallici di supporto. A distanza di oltre ottant’anni dalla sua scoperta la gamba posteriore destra, interamente ricostruita in malta con un’anima interna di metallo, si presentava ormai notevolmente ossidata con la conseguente frantumazione e il distacco di alcune porzioni della ricostruzione. Tutte le parti originali in pietra marmorea a causa della costante esposizione agli agenti atmosferici erano interamente ricoperte da incrostazioni licheniche e patine di colore scuro che alteravano la lettura della superficie originale. Tra i mesi di gennaio e febbraio 2020 è stato eseguito il restauro integrale dell’opera con interventi di consolidamento, la pulitura e la presentazione estetica, oltre che la sostituzione della gamba già di ricostruzione con una nuova copia eseguita in stampa 3D sulla base di un rilievo fotogrammetrico della gamba originale più integra. L’intervento ha finalmente messo in luce le venature del piano.
La Mensa Marmorea della Palestra non era un tipo di mensa semplicemente decorativa, ma era destinata – spiegano gli archeologi del parco – a cerimonie che dato il carattere dell’edificio lascia supporre si tratti di una mensa agonistica dove si esponevano i doni per i vincitori delle gare atletiche che si svolgevano nella Palestra. “Questo è il primo lavoro concluso nell’emergenza coronavirus”, interviene il direttore Francesco Sirano. “È quasi come vedere una farfalla che timidamente si sporge dal suo bozzolo affacciata al centro del golfo di Napoli. Il restauro di questo manufatto, unico nel mondo romano, forse avviene non a caso proprio nella Palestra (in realtà il campus) della città che da Ercole prende il nome, il luogo dove si forgiavano le future generazioni avendo a modello le grandi imprese dell’eroe. Non vedo l’ora che le strade del Parco si animino nuovamente di energia, vita e speranza. Ci rialzeremo, resilienti, in sicurezza, garantendo la tutela di tutti quanti saranno i protagonisti della ripartenza: dal personale ai visitatori che ritorneranno a popolare le strade, le case, ogni angolo di questo patrimonio che si è, diciamo riposato, ma che è pronto per inaugurare una nuova stagione dove il timore viene sostituito dalla prudenza e dal piacere di visitare Ercolano con i tempi “quieti e intensi” da sempre consoni a questo sito”.
“Lapilli di Ercolano”: con la nona clip si va alla scoperta della Casa del Gran Portale, in una visita virtuale 3D grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN”
Il nono appuntamento con i Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, dopo la visita virtuale del Parco (https://bit.ly/3cfiPsv), della Casa del Bel Cortile (https://bit.ly/2K5YVEv) e della Casa del Colonnato Tuscanico (https://bit.ly/2xxWRCp), ci fa esplorare, osservare e anche misurare i dettagli della Casa del Gran Portale https://bit.ly/2SABXK6 grazie al progetto “Herculaneum 3D SCAN” che ricostruisce gli ambienti attraverso nuvole di punti 3D ad altissima densità. Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione dell’Herculaneum Conservation Project sostenuto dal Packard Humanities Institute. Per una esperienza di uso migliore si consiglia di utilizzare un pc invece di uno smartphone.
La Casa del Gran Portale è un bell’ esempio del riuso già nell’antichità. La domus prende il nome dal portale in mattoni che utilizza capitelli scolpiti in tufo, più antichi di circa duecento anni (età ellenistica). Nelle pareti delle fauces (ingresso della casa) sono inglobati, nella loro posizione originaria, colonne e pilastri che un tempo facevano parte del peristilio della Casa Sannitica. La casa è decorata da splendide pitture in IV Stile con soggetti mitologici, mentre il giardino dipinto lungo le pareti del cortile crea l’illusione di uno spazio verde.






















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