“Lapilli di Ercolano”: con la 17.ma clip il direttore Sirano ci mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite

Nella nuova clip, la 17.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite, uno dei più interessanti esempi di architettura domestica e anche di restauro architettonico di Ercolano. “Sin dalla facciata – spiega Sirano – si annuncia la volontà di Amedeo Maiuri di comunicare al pubblico il senso della sua scoperta e dei suoi restauri. Il prospetto della casa si presenta come una sorta di spaccato assonometrico che ci lascia vedere gli appartamenti al piano superiore. Questi appartamenti, come la casa, erano abitati ed erano stati squassati dalle scosse di terremoto. Il cataclisma deve essere sempre presente a chi visita gli scavi di Ercolano. La casa di Nettuno e Anfitrite aveva una bottega direttamente aperta sulla strada. Siamo in una delle strade più frequentate di Ercolano, vicino alle terme, e quindi questa è una posizione commercialmente importante. Abbiamo il bancone dove venivano serviti bevande e cibi, probabilmente anche cibi caldi perché c’è un piccolo piano di cottura. Molto interessante è la presenza di un ambiente soppalcato che permetteva di occupare al meglio gli spazi e che serviva per raggiungere il piano superiore dove è stato ricavato un piccolo deposito di anfore così come gli scaffali, qui con oggetti esemplificativi. Anche le anfore deposte all’interno della bottega provengono da vari luoghi di Ercolano non solo da questa bottega ma ci aiutano a capire quale era il raggio di azione commerciale per reperire vini e altri tipi di salse che servivano per preparare tutte le pietanze e che venivano servite ai cittadini di Ercolano”.

L’ingresso della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Immediatamente varcata la soglia della Casa di Nettuno e Anfitrite abbiamo le fauces, caratteristiche di ogni casa, l’ingresso e una piccola stanza che veniva utilizzata come latrina, e c’è il caratteristico bancone da cucina di cui manca solamente il piano. Sul pavimento dell’ingresso si distinguono molto bene alcuni tubi di piombo, le cosiddette fistulae, che rappresentano una derivazione dell’acquedotto per portare acqua corrente in tutte le case. L’acquedotto fu realizzato nell’epoca dell’imperatore Augusto e fece innalzare i livelli di qualità della vita di tutte le città vesuviane in maniera eccezionale.

L’impluvium al centro dell’atrio della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Attraversato quest’ambiente ci troviamo nell’atrio che è il cuore di ogni casa romana. Riconosciamo l’impluvio, la vasca dove si raccoglieva l’acqua piovana con la cisterna dove l’acqua veniva conservata. “Le pareti si presentano tutto intorno completamente disadorne, perché questa casa fu oggetto di scavi durante il periodo settecentesco. Molto interessante su un lato è la presenza della base di un piccolo larario, un altare di culto domestico, e dall’altro lato la base marmorea per metterci la cassaforte. Questo ci fa capire il livello alto e il potere economico degli abitanti di questa casa. Da qui provengono infatti alcuni dei quadri policromi su marmo tra i più belli dell’area vesuviana. Molto importanti – continua Sirano – sono anche le ricerche, che stiamo conducendo insieme all’università di Toulouse nell’ambito del progetto Vesuvia, le quali hanno messo in evidenza una serie di affreschi conservati al museo Archeologico di Napoli e attribuiti ora con certezza precisamente alle stanze dalle quali furono prelevati durante gli scavi borbonici. Sul lato si aprono i caratteristici cubicula, piccoli ambienti che venivano spesso utilizzati come vere e proprie camere da letto, e sul fondo dell’atrio l’ufficio del padrone di casa, e soprattutto un ambiente, il cosiddetto oecus, utilizzato come triclinio invernale.

Il triclinio estivo della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il poco spazio a disposizione non scoraggiò i proprietari di questa casa dal dotarsi di alcuni ambienti di lusso. Tra questi certamente il triclinio estivo che fu impiantato all’interno di un pozzo di luce. “Qui si poteva godere del fresco della sera, ma anche della freschezza che una fontana con lo zampillo dava a chi partecipava al banchetto. I caratteristici letti triclinari col piano inclinato (tre, uno per lato) circondano infatti questa fontana la cui acqua in abbondanza veniva smaltita attraverso un piccolo condotto.

Il famoso mosaico di Nettuno e Anfitrite che dà il nome alla domus di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Al centro della parete abbiamo il famoso mosaico che dà il nome alla casa. È realizzato con paste vitree e ha tutta una cornice con delle conchiglie marine. Nettuno e Anfitrite si trovano al di sotto di un’edicola che evoca un vero e proprio culto di queste divinità. Ai lati di questa scena abbiamo una rappresentazione di giardino che aiuta ancora di più chi si trova all’interno della casa a immaginarsi in uno spazio altro, uno spazio dove ci si trova alla presenza di dei del mare, ma soprattutto ci si trova davanti ad ambienti liberi grandi. Ecco degli steccati che delimitano il giardino e con delle fontane a zampillo, e dietro gli steccati un giardino molto rigoglioso con piante e uccelli esotici.

Il raffinato e articolato “edificio” che ricopre il serbatoio della fontana della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il lato nord del triclinio era occupato dal serbatoio che riforniva la fontanella. “Questo serbatoio è camuffato all’interno di una sorta di edificio a due livelli con il coronamento al piano di sopra e il fronte caratterizzato da tre nicchie: due laterali rettangolari e una absidata all’interno della quale si trovava una statuetta. Il fronte di questo piccolo edificio è completamente rivestito da paste vitree, da tessere di mosaico e da una serie di conchiglie marine che vengono qui applicate. Le immagini alludono a scene legate al mondo del convivio, come i  due grandi kantaroi che si trovano alla base con una serie di tralci di vite e degli uccellini veramente molto raffinati all’interno di questa vegetazione, e al piano di sopra scene di caccia con delle ghirlande sopra le quali sono appollaiati dei pavoni che ci ricordano i paradeisa, cioè i grandi giardini delle corti ellenistiche che erano il punto di riferimento di tutte le élite locali di questo periodo. A coronamento dell’edificio quattro maschere che ricordano la commedia e la tragedia antiche”.

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Una risposta a ““Lapilli di Ercolano”: con la 17.ma clip il direttore Sirano ci mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite”

  1. Italina Bacciga dice :

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