“Lapilli sotto la cenere”: la quinta clip del parco archeologico di Ercolano ci fa scoprire la mensa degli antichi ercolanesi, che tenevano una dieta principalmente vegetariana con poche proteine dal pescato e animali da allevamento
Nella quinta clip dei Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano ci accompagna alla scoperta della mensa degli antichi ercolanesi. Grazie al ritrovamento di numerosi reperti organici tra cui legumi, cereali, frutta e cibi preparati è possibile risalire alle abitudini alimentari e commerciali della città di Herculaneum. “Gli scavi archeologici”, spiega Sirano, “ci hanno fatto ritrovare frutta, cereali, legumi, cibi già preparati che si trovavano sulle mense come nei negozi nei ristoranti nei depositi dell’antica Ercolano. Talvolta ne sono stati trovati in quantità davvero considerevoli come nel caso dei cereali: sul cardo quarto un silos conteneva più di 100 chilogrammi di grano”. Alcuni di questi materiali ci aprono una finestra verso i commerci internazionali di Ercolano come dimostra il ritrovamento dei datteri. Se prepariamo una selezione dei principali cibi che si trovavano sulle mense degli antichi ercolanesi, notiamo subito il loro colore uniforme dovuto al fatto che hanno subito un processo di carbonizzazione ma se li osserviamo più da vicino li possiamo riconoscere ancora oggi. Con la restauratrice Elisabetta Canna e l’archeologa Stefania Siano andiamo alla scoperta di questi alimenti. I cereali: abbiamo il grano, l’orzo, il miglio e il farro. E poi cipolle e spicchi d’aglio. Poi abbiamo i legumi: ceci, lenticchie, fave, piselli. Passiamo alla frutta: moltissimi i resti di fichi, mandorle, abbiamo alcune noci, e preziosissimi frammenti di melograno, e infine datteri, un frutto più esotico. Interessante anche la scoperta di frammenti di lievito madre con cui si poteva impastare il pane che aveva due forme diverse: la focaccia e la pagnotta, quest’ultima con un segno radiale per invitare il taglio delle fette di pane. Dalle fonti letterarie sappiamo che questo pane si accompagnava con il consumo delle olive. L’apporto proteico era poi completato dalle uova, dai frutti di mare e dal pesce, e dalle proteine di animali di allevamento. Tra i frutti di mare, capesante, murice, conchiglie di vongole. Il pesce era anche quello pescato all’interno dei golfo. Attraverso l’analisi dei resti recuperati nel setacciamento di materiali gettati in una fogna è stato possibile riconoscere più di 50 specie di pesci, presenti ancora oggi nel golfo di Napoli. Gli antichi ercolanesi per preparare i cibi utilizzavano tegami, pentole di terracotta e di metallo. Invece tegami e pentole di bronzo venivano utilizzati per servirli durante dei pasti di particolare importanza in occasione di festività e solennità familiari. “Si tratta dunque di una dieta basata prevalentemente sul regime vegetariano con apporti proteici dal regime animale estremamente limitati. Molto interessanti sono i dati ricavati dalle analisi paleo-nutrizionali sulle ossa e la dentatura dei fuggiaschi che si trovavano sull’antica spiaggia. Questi dati hanno confermato un accesso alle proteine animali molto limitato, prevalentemente ai livelli sociali più alti della comunità locale”.
“Lapilli sotto la cenere”: la quarta clip del parco archeologico di Ercolano alla scoperta di altri tesori dell’antica Herculaneum presenta lo studio 3D della Casa del Mobilio Carbonizzato
In questa quarta clip dei “Lapilli sotto la cenere in 3D SCAN” del parco archeologico di Ercolano scopriamo la Casa del Mobilio Carbonizzato che deve il suo nome alla scoperta di tre mobili in legno rinvenuti all’interno di un ambiente posto nella parte più privata dell’abitazione. Un tavolino e due letti, uno dei quali ad alta spalliera con tracce del tessuto che la rivestiva e doghe in legno alle quali era agganciata una rete fatta di corda, costituivano l’arredo di questa sala da pranzo (triclinium) dotata di tre ampie finestre con affaccio sul piccolo cortile interno. La dimora occupa un lotto quadrangolare di circa 250 mq con ingresso sul IV Cardo superiore definito da un ampio portale con stipiti in blocchi di tufo. Superando lo stretto corridoio (fauces) di ingresso, pavimentato in cocciopesto con tessere marmoree bianche e nere a forma di crocetta e un secondo portale, si raggiunge un vasto atrio quadrangolare dove ricorre, in tono minore, lo stesso partito architettonico del loggiato superiore della vicina Casa sannitica. Grazie al progetto Herculaneum 3D Scan possiamo esplorarla, misurarla ed osservarla nei minimi particolari con le nuvole di punti 3D ad altissima densità (https://bit.ly/3h6GJZS).
Aumentati i casi di Covid-19. Il parco archeologico di Ercolano sospende “I Venerdì di Ercolano” in coerenza con quanto stabilito dal sindaco e ottemperando all’ordinanza comunale
Stavolta a vincere è stato il Covid-19: sospesi “I Venerdì di Ercolano”. Lo ha annunciato il direttore Francesco Sirano: “In coerenza con quanto stabilito dal Sindaco e ottemperando all’ordinanza comunale, procediamo insieme a SCABEC (Regione Campania), nostro partner, a sospendere l’evento spettacolo del venerdì sera”. Il Parco Archeologico di Ercolano, solidale con il territorio e attento all’incolumità dei visitatori, annuncia la sospensione dell’evento de I Venerdì di Ercolano per le serate del 28 agosto e del 4 settembre 2020. Infatti, a causa del numero aumentato dei casi di Covid-19 all’interno del territorio comunale, nella serata di ieri, 27 agosto 2020, il sindaco di Ercolano ha emanato un’ordinanza con la quale sospende tutte le iniziative che si svolgono nel territorio di Ercolano e che sono state organizzate dall’amministrazione di Ercolano. Il Parco Archeologico di Ercolano rimane regolarmente accessibile per le visite diurne e le attività ordinarie.
Il Covid-19 non ferma la programmazione (in forma ridotta e a ingressi contingentati) del parco archeologico di Ercolano: al via le visite serali accompagnate dei “Venerdì di Ercolano” con proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping di alcuni dei capolavori provenienti da Ercolano, e suggestivi “Tableaux Vivants”

“Telefo figlio di Ercole, abbandonato sul monte Partenio viene accolto dalle ninfe di Arcadia e allattato da una cerva”, affresco da Ercolano conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
Riparte l’offerta serale del Parco Archeologico di Ercolano con “I Venerdì di Ercolano”, prevista nel Piano di Valorizzazione 2020 con due serate del programma Campania by night: 28 agosto e 4 settembre 2020, realizzate dalla SCABEC Regione Campania in collaborazione con il MIBACT, il Parco Archeologico di Ercolano e il Comune di Ercolano, sebbene le problematiche legate all’emergenza sanitaria per la pandemia COVID 19 non abbiano consentito di pianificare un calendario analogo a quello delle passate stagioni estive: in programma percorsi accompagnati al sito, arricchiti di proiezioni di luci e riproposizioni in videomapping di alcuni dei capolavori di pittura e scultura provenienti da Ercolano a partire dagli scavi borbonici. Suggestivi “Tableaux Vivants”, a cura di Teatri 35, valorizzeranno questo percorso tra gli incanti della città antica. I temi figurativi selezionati per le proiezioni e per i tableaux vivants dell’edizione 2020 sono legati alla figura di Ercole, l’eroe che dà il nome alla città, e sono presentati in una sequenza che, accompagnata dalla narrazione delle guide, suggerisce l’immenso fascino e la forza dell’esempio che il mito di Ercole ha sempre avuto nella storia non solo romana, dalla nascita, alle fatiche e all’apoteosi tra gli Dei dell’Olimpo, che erano frequentati ogni giorno nei luoghi privati e pubblici dell’antica Ercolano.
I turni di visita si svolgeranno dalle 20 alle 24 con partenze ogni 10 minuti, ultima partenza alle 23 (percorso di un’ora), per un massimo di 19 visite per ciascuna serata; i gruppi saranno composti da massimo 10 persone ciascuno per le norme di prevenzione anti Covid19, con accesso dei visitatori esclusivamente dall’ingresso monumentale di Corso Resina. Tutti i visitatori avranno l’obbligo di utilizzo delle mascherine dall’ingresso fino al termine della visita. Il personale che accompagnerà i gruppi avrà cura di verificare il corretto utilizzo dei dispositivi sanitari di protezione da parte dei visitatori lungo il percorso. Considerato il ristretto numero di biglietti è vivamente consigliato, per non perdersi l’evento ed evitare assembramenti all’esterno degli scavi, di acquistare i biglietti on line sul sito www.ticketone.it (con commissione di prevendita di 1,50 euro) fino alle 18 del giorno della visita, per fasce orarie di dieci minuti, coincidenti con i turni di visita. I biglietti che risulteranno invenduti alle 18, saranno acquistabili presso la biglietteria del Parco che sarà in funzione fino alle 23 del giorno della visita serale. Il prezzo del biglietto è di 5 euro; per gli under 30 e over 65, possessori Campania Artecard in corso di validità ingresso agevolato a 2.50 euro; ingresso gratuito per gli under 18. I visitatori sono invitati a rispettare precisamente l’orario di visita. Il turno delle 21.30 prevederà la possibilità di visita in lingua inglese. I visitatori potranno parcheggiare presso i parcheggi situati presso la Scuola Rodinò in Via IV Novembre e la Scuola Iovino Scotellaro I Traversa Via IV Novembre. Nelle attività riguardanti il controllo dei flussi dei visitatori in ingresso e in uscita, il Parco si avvale della collaborazione dei volontari della Pro Loco Herculaneum, della Protezione Civile e dell’Associazione Nazionale Carabinieri.
“Lungo il percorso verso una normalità che richiede uno sforzo collettivo di reciproca fiducia e senso di responsabilità”, interviene il direttore Francesco Sirano, “il Parco Archeologico ripropone i Venerdì di Ercolano per dare il senso della continuità ma anche della rinnovata visione delle cose imposta dell’emergenza sanitaria che viviamo. E quale migliore idea quest’anno che lasciarsi guidare sotto le stelle da Ercole, l’eroe da cui la città prende nome? L’immagine che abbiamo scelto per questo evento mostra Ercole che si vede rapita la sua futura sposa Deianira dal mostro Acheloo. Una forza bruta della natura, la personificazione di un vorticoso fiume greco, priva Ercole di un bene preziosissimo, l’amore, e a noi piace paragonare questo mostro mitologico al virus che ci contende tanti beni dalla salute, agli affetti, al lavoro. Ercole ci insegna che forza, disciplina, resistenza, solidarietà sono i valori che elevano un essere umano sino ad avvicinarsi persino agli dei: in una parola resilienza. Vorrei inoltre sottolineare come questi eventi siano i nodi di una vera e propria rete di collaborazioni e sinergie con gli Enti territoriali, in primis Comune e Regione Campania. Le visite serali di quest’anno, seppure ridotte in numero, permetteranno al pubblico che accederà al sito di trascorrere ore di piacevole conoscenza intrattenendosi all’interno del Parco per un ulteriore assaggio di normalità verso la quale stiamo incamminandoci con grande impegno”.

“Ercole al bivio” di Annibale Carracci (1595-1596) conservato al museo nazionale di Capodimonte (foto-museo-Capodimonte)

“Hercule et l’Hydre de Lerne” di Gustave Moreau (1869 – 1872) conservato al musée Gustave Moreau a Parigi (foto museo Moreau)
I Tableaux 1 e 2, sono ispirati a opere moderne: 4 attori, due uomini e due donne si esibiscono alla piscina cruciforme della Palestra. Il primo quadro è quello di “Ercole al bivio” di Annibale Carracci (1595-1596) conservato al museo nazionale di Capodimonte. Ispirato alla favola di Prodico, ritrae Ercole incerto sulla scelta fra due donne. Quella di destra con veste trasparente rappresenta il Piacere, e gli indica la strada piana tra carte da gioco, maschere teatrali e strumenti musicali. La donna vestita a sinistra, invece, rappresenta la Virtù che gli indica una strada faticosa, stretta ed in salita, in cima alla quale però lo attende il cavallo alato Pegaso, che lo condurrà alla gloria ed in cielo. Il giovane eroe sembra indeciso su quale strada scegliere, ma il suo sguardo in tralice si dirige verso la Virtù, lasciando intendere che alla fine sarà questa la via su cui si incamminerà. Il secondo quadro è quello di “Hercule et l’Hydre de Lerne” di Gustave Moreau (1869 – 1872) conservato al musée Gustave Moreau. L’idra è raffigurata come un cobra gigante a più teste che sta in posa minacciosa su una coda massiccia e soffia i cappucci delle sue numerose teste. Di fronte a lei si trova un Ercole giovane e fiero, che valuta attentamente il suo pericoloso avversario e riflette sulla tattica dell’attacco. Ha una postura calma, anche leggermente rilassata, perché non ha paura ed è pronto ad accettare la morte. L’eroe è armato con un arco e un potente randello, sulla sua schiena ha gettato la pelle del gigantesco leone di Nemea che ha sconfitto proprio davanti a questo mostro. Circonda la scena un enorme numero di cadaveri di eroi sconfitti, che prima dell’arrivo di Ercole cercavano di affrontare il mostro. Ci sono così tanti morti che il corpo dell’idra si erge letteralmente su di loro. Proprio di fronte a lei si trova il corpo di un giovane, ovviamente, la più recente delle sue vittime. La colorazione del quadro è scura, cupa, provoca l’ansia e crea una pesante atmosfera di morte. Ma il corpo di Ercole si illumina contro lo sfondo scuro, creando la fiducia che l’eroe inevitabilmente vincerà.

“Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)

“Eracle nell’Olimpo al termine delle sue fatiche, alla presenza di Hera, di Atena e di Zeus sotto forma di arcobaleno”, nella sede del Collegio degli Augustales di Ercolano (foto Paerco)
I Tableaux 3, 4 e 5, sono ispirati ad affreschi ercolanesi: 4 attori, due uomini e due donne si esibiscono nel Tablino della Casa del Salone Nero. Il primo affresco è quello di “Telefo figlio di Ercole, abbandonato sul monte Partenio viene accolto dalle ninfe di Arcadia e allattato da una cerva”, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli. Il secondo è la “Contesa fra Ercole e il fiume Acheloo per la mano di Deianira” presente nella sede del Collegio degli Augustales. Il terzo “Eracle nell’Olimpo al termine delle sue fatiche, alla presenza di Hera, di Atena e di Zeus sotto forma di arcobaleno”, sempre presente nella sede del Collegio degli Augustales. Questi tableau si ritrovano nella proiezione dell’affresco all’altezza del decumano massimo, uscendo dalla Casa del Salone Nero. Inoltre, i visitatori vedranno due degli affreschi in originale nel corso della visita alla Sede degli Augustales.
“Lapilli sotto la cenere”: la seconda clip del parco archeologico di Ercolano alla scoperta di altri tesori dell’antica Herculaneum presente lo studio 3D della Casa del Graticcio
La Casa a Graticcio è l’oggetto del nuovo appuntamento con i “Lapilli sotto la cenere in 3D”, occasione per integrare la visita al sito con ulteriori realtà archeologiche visitabili on line. “La vita “in condominio” apparteneva già al mondo antico. Sicuramente a quello romano”, spiegano gli archeologi del parco archeologico di Ercolano. “Tra le testimonianze ercolanesi, quella della Casa a Graticcio risulta particolarmente significativa per l’eccezionale conservazione di una specifica tecnica edilizia, l’opus craticium, costituita da un telaio in legno (o graticcio, da cui il nome), tamponato con vari tipi di materiale, tra cui murature in pietre, mattoni di laterizio, argilla mescolata con paglia o anche canniccio intonacato. Questo sistema costruttivo era molto utilizzato per le partizioni interne, soprattutto nei livelli superiori degli edifici, per via della facilità e della velocità di esecuzione, per la leggerezza e lo scarso costo, a dispetto di alcuni svantaggi come la vulnerabilità al fuoco e agli agenti patogeni del legno, che ne hanno reso molto rara la documentazione archeologica. Grazie al progetto Herculaneum 3D Scan possiamo esplorarla, misurarla ed osservarla nei minimi particolari grazie alle nuvole di punti 3D ad altissima densità (https://bit.ly/2OwOsUJ).
“Lapilli sotto la cenere”: parte la nuova serie di clip del parco archeologico di Ercolano alla scoperta di altri tesori dell’antica Herculaneum. Si inizia con le Terme suburbane, dove si rivive la vita degli antichi romani, si ritrovano i segni dell’eruzione del Vesuvio e si leggono le tappe degli scavi archeologici dai Borboni ai giorni nostri
L’annuncio il 5 agosto 2020 con un video: al via “Lapilli sotto la cenere”, le nuove clip sui tesori del parco archeologico di Ercolano, una nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato. Dopo il grande successo di “Lapilli”, ampiamente presentati da archeologiavocidalpassato, il parco archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio ad una nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. Finalmente l’attesa è finita. Ecco la prima clip dei “Lapilli sotto la cenere” dedicata alle Terme suburbane.
Inizia il nuovo viaggio. Con i “Lapilli sotto la cenere del Parco Archeologico di Ercolano” il virtuale integra la visita reale e offre ancora maggiore ricchezza portando gli appassionati a scoprire realtà ulteriori rispetto a quelle che si visitano nel Parco. Si inizia con un luogo eccezionale per tanti aspetti, una delle realtà più impressionanti di Herculaneum: le Terme suburbane. Da un lato infatti, le Terme suburbane sono tra i luoghi che più possono far rivivere le atmosfere, gli usi e i costumi dell’antica città. Dall’altra, ci testimoniano in maniera potente le dinamiche delle ore dell’eruzione e ci raccontano il fascino della scoperta. Grazie alla luce, alle decorazioni ed alla struttura di questo edificio così particolare, è possibile percepire la storia, sia quella dei suoi antichi frequentatori, sia quella moderna dei primi scavi archeologici.

Veduta esterna delle Terme suburbane di Ercolano accessibili dall’area sacra di Marco Nonio Balbo o direttamente dal mare (foto Graziano Tavan)
“Siamo all’esterno dell’antica Ercolano, nell’area sacra per Marco Nonio Balbo”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Dei gradini permettevano di assistere alle cerimonie in onore del grande benefattore di Ercolano, il quale aveva reso pubblico l’edificio delle Terme suburbane”. Da questo spazio sacro si entra nelle terme e subito alla nostra destra un ambiente di servizio dove immediatamente prima del 79 d.C. erano stati depositati dei tubuli di terracotta che rivestivano le intercapedini degli ambienti caldi perché si stavano svolgendo dei lavori di restauro. “Se c’è un monumento percorrendo il quale si può avere una sensazione molto simile a quella che percepivano gli antichi, queste sono le Terme suburbane di Ercolano. Ci si arrivava dall’area sacra di Marco Nonio Balbo, ma vi si poteva accedere anche dal mare. Sul mare infatti si affacciavano con dei finestroni panoramici”.
Appena entrati i frequentatori delle Terme lasciavano i loro vestiti e prendevano l’occorrente per il rito del bagno pubblico: “In questi ambienti venivano colpiti dal grande atrio che proiettava la luce direttamente dall’alto, dal tetto delle terme, e la portava qui sotto. Siamo infatti a un livello più basso rispetto al piano di calpestio romano. Una vasca con il dio Apollo zampillava e introduceva in questo meraviglioso mondo di rilassamento totale e di pulizia che caratterizzavano le terme romane”. Questo edificio è il risultato di una serie di trasformazioni. “In un primo momento era forse più piccolo, e poi fu ampliato quando da terma privata di Marco Nonio Balbo divenne un grande edificio pubblico e questo forse spiega perché inusualmente troviamo la zona dei prefurnia direttamente visibile dal vestibolo. Questo, come è noto, è la vera e propria sala macchine delle terme romane. Qui venivano messe le fascine di legno e riscaldata aria e acqua per poter far funzionare gli ambienti termali”.

Il frigidarium delle Terme suburbane di Ercolano: si vede la vasca e, a sinistra, la porta con i resti del flusso piroclastico lasciati da Amedeo Maiuri (foto Guide Campania)
Il primo ambiente che troviamo è quello freddo, il frigidarium, con una splendida decorazione in marmi colorati fino alla zoccolatura delle pareti e una grande vasca, una piscina, su un lato. “Qui abbiamo anche il riassunto della storia degli scavi di Ercolano”, sottolinea Sirano. “In alto, un tunnel borbonico e, sugli angoli e all’interno di un vano porta, abbiamo i resti del flusso piroclastico che Amedeo Maiuri, che aveva scavato l’edificio negli anni Quaranta del Novecento, ha deciso di lasciare in situ per ricordare la tragedia che qui si è abbattuta. Il passaggio all’ambiente successivo è segnato da un’evidenza straordinaria. All’interno di una teca si conserva una porta che in antico separava questi due ambienti. La cosa straordinaria è che essendo al momento dell’eruzione questo ambiente molto umido il legno si è conservato allo stato vivo, non si è carbonizzato”.
Anche nell’antichità si doveva restare sbalorditi entrando nella sala tiepida, nel tepidarium, caratterizzata dallo splendore dei marmi colorati che arrivavano fino alla zoccolatura. Delle panche, sempre di marmo, si trovavano sui lati opposti dell’ambiente per favorire la conversazione. In alto il decoro era tutto di stucco. “All’interno di alcuni grandi riquadri statue in nudità eroica: sono dei guerrieri che ci ricordano quelli dell’Atene del V sec. a.C. Gli studiosi si sono molto interrogati circa il significato di queste figure. Trattandosi di sette figure alcuni hanno pensato ai Sette a Tebe, altri li hanno messi in rapporto con il monumento agli eroi Eponimi dell’agorà di Atene, gli eroi che davano il nome alle tribù dell’Attica. Quale che sia la corretta interpretazione, oggi tutti concordano su un rapporto con l’eroizzazione di Marco Nonio Balbo, la cui statua onoraria si trovava proprio al centro dell’area sacra all’ingresso delle terme”.

Il direttore Sirano mostra le impronte delle lastrine di vetro delle finestre lasciate nel labrum dal flusso piroclastico (foto Paerco)
Il primo calidarium è caratterizzato dalla presenza della vasca per il bagno caldo sul fondo e da una finestra che affacciava sulla splendida vista del golfo di Napoli. Il decoro era sempre sontuoso e di alto livello con marmi colorati e stucchi alle pareti. “Troviamo qui un caso raro, il labrum, dove ci si sciacquava per creare il contrasto caldo-freddo: il marmo euboico fu rinvenuto nell’angolo della sala. Qui notiamo la presenza delle impronte delle lastrine di vetro della finestra che rompendosi all’arrivo del flusso piroclastico erano precipitate all’interno della vasca e poi il tutto era stato proiettato sul fondo della sala: un fotogramma dell’eruzione del 79 d.C.”. Nel secondo calidarium ci accoglie ci accoglie una grande piscina. “Qui notiamo al centro l’originale sistema di riscaldamento dell’acqua ad induzione attraverso l’uso del cosiddetto samovar, un calderone di bronzo qui straordinariamente conservato. Questa sala prendeva luce ed aria da grandi finestroni aperti sul mare. Le terme erano rifornite da un acquedotto che assicurava una tale pressione da permettere giochi d’acqua. Tutti gli ambienti caldi avevano intercapedini alle pareti che permettevano la circolazione dell’aria calda. L’ambiente più caldo di tutti era la sauna, il cosiddetto laconicum, una stanza circolare con nicchie alle pareti e una panca in marmo dove ci si sedeva per sudare. L’aria veniva raccolta e non doveva uscire. Unica fonte di luce un occhio sulla sommità della cupola”. Le impalcature oggi presenti servono per studiare l’edificio e per completare insieme alla fondazione Packard il progetto di restauro per la riapertura delle Terme suburbane.
Parco archeologico di Ercolano: dopo il successo di “Lapilli del Parco” parte una nova iniziativa on-line “Lapilli sotto la cenere” alla scoperta dei tesori nascosti dell’antica Herculaneum
Dopo il grande successo di “Lapilli”, di cui archeologiavocidalpassato.com ha dato ampia diffusione,, il Parco Archeologico di Ercolano si trova alla virata di boa con passaggio aduna nuova fase: dai “Lapilli del Parco”, che hanno costituito un momento di virtualizzazione della visita, quando essa era negata dalle circostanze di chiusura al pubblico – per i quali i risultati sono stati travolgenti – ai “Lapilli sotto la cenere”, alla scoperta dei tesori nascosti del Parco. La nuova fase degli approfondimenti condotti sul sito dal direttore, esperti e personale specializzato, parte il 5 agosto 2020. Ora che il Parco è nuovamente aperto, il digitale viene ancora una volta riformulato e arricchito di nuove valenze e il programma “Lapilli” si rinnova portando alla rivelazione di siti inesplorati dal pubblico, dalle domus oggetto di restauro ai depositi del Parco, vera fonte di ispirazione e luogo dove maturano conoscenze e si scoprono sempre nuove storie. Spiegazioni, approfondimenti, curiosità da parte del direttore e dei funzionari del Parco, interventi di esperti, ricostruzioni “Herculaneum 3D Scan”, a cura dell’Herculaneum Conservation Project, ma anche una serie specifica dedicata alla figura di Ercole, come eroe che unisce la città antica e quella moderna, che continueranno, in un appuntamento settimanale, a illustrare, intrattenere e arricchire la conoscenza del Parco di Ercolano.
“Con i “Lapilli sotto la cenere” la visita digitale integra quella reale”, interviene il direttore Francesco Sirano, “ampliando ulteriormente la fruizione dei visitatori portandoli anche a esplorare realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili. Il format ripropone le modalità oramai care alla community che ogni settimana si ritrova sui canali social del Parco come in una piazza virtuale, commentando i contenuti e scambiandosi opinioni e idee. E nei prossimi mesi l’offerta digitale sarà arricchita e diversificata grazie ai progetti su cui stiamo lavorando da tempo insieme all’Herculaneum Conservation Project con il sostegno sia della Fondazione Packard sia delle istituzioni pubbliche grazie alle quali il Parco non solo partecipa al progetto della Regione Campania “Move to cloud”, ma soprattutto ha ricevuto un importante finanziamento del MiBACT nell’ambito dei fondi europei per il Museo Digitale dell’Antica Herculaneum”.
“Siamo felici di essere parte di questo importante processo di cambiamento nel rapporto tra pubblico e Parco archeologico di Ercolano”, dichiara Jane Thompson, Project mangaer dell’Herculaneum Conservation Project. “Sono sempre più evidenti i benefici che l’adozione di strumenti tecnologici possono apportare nella vita degli istituti culturali, a partire dalle pratiche di conservazione e restauro fino ad arrivare alle attività di comunicazione e valorizzazione online e on-site. Questi strumenti aprono la possibilità di stimolare una partecipazione attiva del pubblico che diventa parte essenziale dell’esperienza di visita e, inoltre, offrono la possibilità, anche insieme ad altri progetti che stiamo portando avanti con il Parco Archeologico, oltre ad Herculaneum 3D, di un reale impatto in termini di promozione dell’inclusione sociale, offrendo una possibilità di accesso su più ampia scala e con minori costi da sostenere per il visitatore”.
Con l’avanzare dell’estate aumentano inoltre i visitatori al sito e il Parco Archeologico si adegua al nuovo flusso, aumentando a 50 il numero massimo di persone per fascia oraria. Il biglietto di ingresso è acquistabile on-line sul sito www.ticketone.it e presso la biglietteria del Parco. Al fine di permettere un fluido contingentamento degli ingressi al sito, nel rispetto della vigente normativa anti-covid, al momento dell’acquisto il visitatore sceglie la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 50 persone per turno. “Intanto al Parco si tirano le somme della crescita del pubblico social del sito”, aggiunge Sirano. “Molto forte l’incremento nei mesi del lockdown. Durante questi mesi abbiamo rivoluzionato il nostro modo di lavorare con grandi risultati per Ercolano: per questo la scelta di continuare ad arricchire i contenuti virtuali per appassionare sempre di più il nostro pubblico e continuare a intessere i nodi per formare una rete di contatti, di relazioni, di contenuti, di passione”.
“Lapilli di Ercolano”: con la 19.ma clip il direttore Sirano ci porta nella Casa dello Scheletro dove si ammira un prezioso larario recentemente restaurato
Un meraviglioso larario recentemente restaurato e un struttura molto particolare sono le caratteristiche principali della Casa dello Scheletro, raccontate dalla nostra guida d’eccezione nell’ultima clip, la 19.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano. Un tappeto di tessere marmoree ci accompagna all’interno della Casa dello Scheletro. Fu scavata nel 1831 e fu chiamata con questo nome perché era molto raro a quell’epoca ritrovare degli scheletri. Il rinvenimento di un ercolanese che non era riuscito a fuggire fece scalpore e diede il nome alla casa. “La dimora come la troviamo”, spiega Sirano, “è esito di una serie di vicende che hanno fatto sì che la conservazione di questa parte dell’atrio non sia molto buona, perché appunto molti materiali furono recuperati e riutilizzati durante gli scavi borbonici. Il pavimento originario era di marmo”. La Casa dello Scheletro è molto complessa perché nasce dall’unione di due, o tre addirittura, abitazioni più piccoline con una serie di ambienti che si aprono intorno all’atrio dove scale conducevano al piano di sopra. “Infatti vediamo i resti del secondo piano che accompagnava l’intera superficie della casa, quindi raddoppiandola. Se ci infiliamo verso le zone più interne della casa andiamo a incontrare alcuni ambienti residenziali che dovevano essere aree più appartate e che non erano prive di ambienti che servivano per attività domestiche, come queste vasche che dovevano far parte evidentemente di attività che si svolgevano all’interno della casa. Mentre, attraverso un’anticamera, ci si trova di fronte a due ambienti, uno dei quali era chiaramente un cubiculo, dove c’è proprio la presenza del basamento per inserire un letto, col suo pavimento di mosaico bianconero e, interessantissima, la firma dello scultore Canar, uno dei protagonisti degli scavi e dei restauri borbonici”.
“Sull’atrio apriva anche il tablino, l’ufficio del padrone di casa. E qui notiamo la presenza del negativo delle tessere di marmo che decoravano il pavimento e sono state strappate al momento della scoperta tranne alcuni frammenti che vediamo conservati fatti di ardesia e di altri marmi preziosi. Su questo tablino si apre una grande finestra dalla quale si può dare un primo scorcio sulla oecus, cioè questo grande ambiente di rappresentanza, una sorta di sala delle feste, che costituiva l’ambiente principale di questa casa. Aveva sul fondo una parete curva absidata e il pavimento era formato da marmi bianchi, neri e da altri marmi colorati: in particolare notiamo la presenza del giallo antico. Attraverso uno stretto corridoio si va nell’oecus, e alla nostra destra si apre un ambiente di disimpegno utilizzato anche per collocare dei letti probabilmente, perché vediamo come il tessuto del pavimento, sempre di marmo, marmi preziosi (qui c’è un’antologia dei marmi del Mediterraneo), cambia la sua forma e lì si poteva incassare un lettino. E dall’altro lato si apre il vero e proprio ambiente dove si poteva soggiornare. Attraverso questa suite quindi di ambienti tutti sontuosi arriviamo al grande oecus, il salone delle feste, con una splendida decorazione di IV stile alle pareti”.

Il cortile con la decorazione a giardino nella Casa dello Scheletro a Ercolano (foto Graziano Tavan)
“L’oecus riceveva aria e luce attraverso un piccolo cortile che aveva sulla sommità una grata di metallo ancora oggi conservata. Questa serviva a proteggere da eventuali intrusi, forse volatili, forse anche qualche ladro che voleva entrare in casa. Sulla parete abbiamo il decoro che conosciamo molto bene di giardino, un giardino complesso che presenta una parte più coltivata e una parte più selvaggia al di là dello steccato con una serie di arredi e soprattutto uccelli e piante che in parte riconosciamo come il corbezzolo”.
“Al centro abbiamo questo piccolo larario che è una vera e propria gemma per questa casa. Ai suoi piedi ci doveva essere un piccolo bacino d’acqua e in questo ambiente, quindi fresco d’estate, troneggiava il larario che ha la forma di un piccolo tempietto completamente decorato da tessere di marmo e da tessere di mosaico di varia natura, dove il colore azzurro ed era uno dei materiali più preziosi che costava di più sul mercato, è ampiamente utilizzato, così come le conchiglie, che abbiamo imparato a conoscere in tanti altri piccoli ninfei della zona di Ercolano e dell’area vesuviano in generale. Molto interessante è sul fondo di questo larario la presenza di una sorta di maschera gorgonica, questa una Gorgone buona che sorge da un cespo di acanto una pianta tipica del Mediterraneo, molto amata nell’arte greca e romana e che questa volta non portava i segni della terrificante Gorgone del mito greco, ma è una Gorgone che oramai portava anche questa gioia, fermava i momenti belli che qui dovevano svolgersi”.
Le zone di rappresentanza della casa non si limitavano solo al lato Sud ma anche nel lato Nord. “Qui troviamo un cortile più grande del precedente che aveva un vero e proprio ninfeo in miniatura. Un ninfeo che presenta delle panchine completamente decorate di marmo. Sul fondo una nicchia di forma curva, curvilinea, absidata, e il tutto completamente rivestito con tessere di mosaico, tessere di pasta vitrea, sul fondo di una finta rocaille: sono dei piccoli frammenti di lava che viene utilizzata proprio per evocare le mitiche grotte, le grotte delle Ninfe. Sulla parte sommitale dei pannelli che ci ricordano le metope di un tempietto sono stati in parte strappati e portati al seguito degli scavi borbonici al museo nazionale di Napoli, e qui sono riprodotti in copia, al centro; e in parte sono invece rimasti in situ: sul lato sinistro e sul lato destro due personaggi del corteggio di Dioniso che portano una capra e una cerva verso il sacrificio. A chi? Al dio Dioniso che si trova al centro della scena e che era il dio che proteggeva i banchetti, i piaceri della vita che trovavano la loro celebrazione in questa casa nel grande coenatio con il suo pavimento a mosaico bianconero ancora perfettamente conservato e che doveva avere una uguale magnifica decorazione alle pareti di cui si conservano solamente pochi frammenti sempre a causa della lunga vicenda di ritrovamenti e conservazione di questa casa”.
“Lapilli di Ercolano”: con la 18.ma clip il direttore Sirano ci mostra una delle domus più particolari della città antica: la Casa del Tramezzo di legno, il cui nome deriva dalla porta pieghevole di legno, una scoperta unica nel mondo romano
Nella nuova clip, la 18.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano ci mostra una delle domus più particolari della città antica: la Casa del Tramezzo di legno. Il suo nome deriva da questa sorta di porta pieghevole che scherma l’atrio verso il tablino, con una funzione specifica. “Al centro della città antica, a due passi dalle terme centrali”, spiega Sirano, “l’austera facciata di questa casa doveva attirare l’attenzione di chiunque passasse. Ci sono le caratteristiche panchine per far sedere i clientes in attesa di entrare ed essere ricevuti dal padrone di casa, e sulla sommità si vede una serie di travi di legno che sostenevano in antico un balcone dello stesso materiale, cioè di legno, che serviva all’appartamento sito al piano superiore. Infatti attraverso questa facciata guardando alle finestre realizzate ad altezze diverse e di fogge diverse noi possiamo leggere le continue trasformazioni che la Casa del Tramezzo di legno ha subito durante la sua storia che parte nel I sec. a.C. e si conclude con l’eruzione del Vesuvio. Immediatamente entrati nella casa, sulla sinistra vediamo un piccolo vano dal quale è possibile percepire la presenza dell’appartamento al piano superiore”.
“Attraversiamo l’ingresso e ci troviamo subito nell’atrio. L’atrio è il cuore di una casa romana, e ad Ercolano la Casa del Tramezzo di legno rappresenta uno dei migliori esempi di questo tipo di abitazione tradizionale. Al centro abbiamo l’impluvio che serviva a raccogliere l’acqua piovana proveniente dal tetto qui completamente ricostruito anche nei gocciolatoi che furono trovati durante gli scavi. Davanti all’impluvio notiamo la presenza di una mensa di marmo, la cosiddetta mensa vasaria. Qui venivano esposti i vasi di materiali, metalli preziosi durante le giornate di banchetto o di festività solenni per chi abitava all’interno di questa abitazione. E proprio sul lato della porta, in corrispondenza dell’ingresso dello studio del padrone, il tablino, abbiamo la parete di legno che ha dato il nome a questa casa il Tramezzo di legno. Intorno all’atrio si aprivano anche i cubicula, gli ambienti della vita domestica. Uno di essi è particolarmente ben conservato presenta non solo il pavimento in bianco-nero con i caratteristici motivi a quadrati e losanghe, ma anche le pitture parietali e, caso abbastanza raro, il soffitto ancora con le sue decorazioni dipinte. Il soffitto è articolato in due spazi differenti: uno rettangolare e l’altro con un arco ribassato che segnala il luogo dove si trovava l’alcova, dove era cioè collocato un letto. E proseguendo lungo l’atrio si aprono anche altri piccoli ambienti, uno dei quali ha conservato ancora oggi la rete del letto che serviva per offrire riposo a chi abitava in questa casa. Una rete di legno carbonizzato, e questo è uno dei 12 letti che sono stati recuperati a Ercolano antica. Proseguendo verso il tablino abbiamo una delle stanze di soggiorno, le cosiddette alae, e poi il triclino invernale, un ambiente che in qualche maniera doveva essere stato penalizzato da alcune trasformazioni della casa, perché si vede come alcune finestre furono aperte in maniera assai infelice ai danni del pavimento del piano superiore per dare luce in questo luogo. Ma le decorazioni in quarto stile a fondo rosso sono davvero splendide”.

Il tramezzo, dell’omonima Casa di Ercolano,, parete di legno a soffietto fissa, una scoperta eccezionale (foto Graziano Tavan)
“Il tramezzo di legno è una delle scoperte eccezionali ed è unica in tutto il mondo romano. Una parete di legno a soffietto fissa. Questa è composta da un’intelaiatura e presentava tre porte: due di dimensioni minori e una centrale più grande. Le decorazioni secondarie erano composte da borchie di bronzo. E molto interessante qui la copia in gesso di alcune prue di navi che erano in bronzo e che servivano per appendere le lampade. Questo ricorda l’uso che viene ricordato anche da Petronio a proposito della casa di Trimalcione nella vicina Pozzuoli. L’intero atrio è decorato con delle pitture del cosiddetto quarto stile, pitture scenografiche che evocano l’ambiente del teatro e anche in alcune immagini che evocano delle maschere. L’articolazione della parete di legno in tre porte di una centrale maggiore ricorda quella di un frontescena di un teatro. Le due valvae hospitales da cui entravano i personaggi minori del teatro e quella centrale attraverso la quale passava il protagonista. È probabile che anche qui ci fosse una voluta reminiscenza del teatro. Il padrone di casa, attraversando questa porta, andava incontro ai suoi clientes e, come un deus ex machina, risolveva i problemi di tutti. Di che cosa si parlava al di là di questa parete? A cosa serviva una parete che non impediva il passaggio della voce perché l’altezza è limitata. Probabilmente serviva a far trattare in maniera riservata degli affari che prevedevano firme e scritture, queste sì impedite alla vista dalla chiusura delle porte. Al di là del tablino si trovava il giardino sul quale si apriva una serie di ambienti di rappresentanza e anche alcuni ambienti ai piani superiori. La casa viene dotata infatti di due appartamenti che saranno dati in affitto nell’ultima fase”.
Ercolano a 360°: in questo quarto episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci porta alla scoperta del teatro antico, il primo monumento scoperto a Ercolano nel 1738, oggi visitabile a 20 metri di profondità lungo i cunicoli borbonici
Quarto video a 360° elaborato da TimeLooper per la App 3D del parco archeologico di Ercolano, realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84): con il direttore Francesco Sirano scopriamo il Teatro di Herculaneum, il primo monumento ritrovato nel 1738: nell’attesa della sua riapertura al pubblico, grazie al video a 360° è possibile ammirare la bellezza e la maestosità di questa meravigliosa struttura attualmente conservata a oltre 20 metri di profondità. Oggi il teatro antico si visita attraverso i cunicoli borbonici: è un’esperienza unica che permette di rivivere la strada del Grand Tour. “Nel 79 d.C. Ercolano aveva circa 4mila abitanti, e poco più della metà poteva comodamente godere degli spettacoli nei giorni previsti per i ludi nel loro bellissimo teatro dove si potevano accomodare 2500 persone. Questo magnifico edificio, che gli scavi del 1700 trovarono ancora con tutti i suoi arredi, sia pure abbattuti all’eruzione, era stato costruito all’epoca dell’imperatore Augusto. Conosciamo anche il nome del magistrato, il duoviro, una specie di sindaco, che se ne occupò: Lucio Annio Mammiano Rufo, appartenente a una delle famiglie più importanti di Ercolano. E conosciamo anche il nome dell’architetto, Publio Numisio. Avviciniamoci a conoscere meglio questo edificio. Innanzitutto il fronte scena che si presenta come una facciata architettonica su due ordini con colonne in marmi colorati e nicchie, all’interno delle quali si trovavano molte statue. Presenta inoltre le tre caratteristiche porte: quella centrale, la cosiddetta porta regia, e le due laterali dette anche valve hospitales, dove entravano gli attori a seconda dei loro ruoli. Qui nel mondo romano nel 79 d.C. non avremmo assistito a tragedie del grande teatro greco e romano, ma probabilmente avremmo udito grandi risate, perché qui si recitavano in prevalenza mimi e farse. Ai lati del fronte scena abbiamo dei passaggi verso l’uscita del teatro, le cosiddette parodoi, al di sopra delle quali si trovavano i tribunalia. Due loggiati, sui quali prendevano posto magistrati o personaggi particolarmente onorati dalla comunità locale. Nel caso di Ercolano abbiamo da un lato la statua di Marco Nonio Balbo, il grande benefattore della città, e dall’altra di Appio Claudio Pulcro, membro di una delle famiglie senatoriali più importanti di Roma. Se ci giriamo alle nostre spalle vediamo la cavea. La cavea ha la caratteristica forma semicircolare suddivisa in tre ordini, a seconda della classe sociale degli spettatori. La ima cavea, consacrata ai personaggi più importanti, le persone eminenti della comunità locale; la media cavea, con i sedili di tufo, era dedicata al grosso del pubblico locale; e la summa cavea, che solo si intravede dal basso, era probabilmente occupata dal pubblico femminile. Sul punto più alto della cavea si trovavano anche tre piccoli tempietti, due laterali e uno al centro. È in questo templi che probabilmente erano esposte statue di imperatori. I giochi scenici potevano durare anche molte ore e avvenivano molto spesso durante il giorno. Ecco il motivo per cui era necessario stendere un velarium, avere delle forme di copertura che consentivano di creare ombra per gli spettatori che passavano qui molte ore di queste bellissime giornate di festa”.



















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