Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” a cura di Alessandra Cirafici e Luigia Melillo
Mercoledì 10 aprile 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Napoli nuovo appuntamento della rassegna “Lo scaffale del Mann”: presentazione del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” a cura di Alessandra Cirafici e Luigia Melillo. Con le curatrici interverranno Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Luigi Maffei, già direttore del dipartimento di Architettura e disegno industriale dell’università della Campania “Luigi Vanvitelli”; e Riccardo Lorenzino, direttore editoriale e progetti museali Hapax Editore.

Copertina del libro “I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti” (Hapax Editore)
I saperi di Eumachia al museo Archeologico nazionale di Napoli. Antichi tessuti, nuovi racconti (Hapax Editore). Eumachia era una donna formidabile! Era una sacerdotessa del culto di Venere, ma innanzitutto era una donna intelligente e accorta, che esercitava il suo potere su un gran bel numero di uomini che la rispettava e ne riconosceva le indubbie doti di imprenditrice. Parte metaforicamente da lei e dalla sua esemplare storia di donna il nostro racconto che è un racconto fragile, costruito su brandelli di tessuto, ombre quasi evanescenti di un mondo prezioso di lane, sete, lini e ori intrecciati, che le donne di Pompei, tutte le altre, tessevano con cura e indossavano con eleganza. Un lavoro prezioso fatto da mani esperte e operose i cui esiti sono ancora visibili nei frammenti di tessuto giunti in modo sorprendente sino a noi, in cui a ben guardare ancora si intravedono trame, decori, frange, si intuiscono colori, e in cui con un po’ di immaginazione risuonano ancora fruscii di impalpabili leggerezze e di seducente bellezza. Proprio questo è il senso che ha avuto per noi lavorare sulla vasta collezione di reperti tessili del Mann. Entrare in contatto con un universo impalpabile nelle cui ‘pieghe’ rintracciare gli elementi di una storia particolare. Una storia che parte dalla ricognizione sui luoghi di provenienza e sugli itinerari dell’approvvigionamento delle materie prime, si sofferma poi sulle loro lavorazioni e sulle antiche tecniche di tessitura e filatura per giungere infine all’analisi degli aspetti linguistici di un materiale così intimamente legato all’ambito della moda, del costume, della società pompeana e, più in generale, in alcuni aspetti fortemente identitari della cultura romana, così come si declinava nella ricca ed elegante Pompei del I secolo d.C. Sicché Eumachia e le altre, le donne di Pompei, ci hanno metaforicamente accompagnato in questo viaggio che è stato al tempo stesso un viaggio di ricognizione scientifica, sulla vasta collezione di reperti tessili, tessuti, fibre, provenienti dai siti vesuviani e custodita al museo Archeologico nazionale di Napoli, ed un itinerario di riflessione più ampia che, inserendosi a pieno nel dibattito contemporaneo, si è interrogato sul ‘senso’ del museo e cioè sulle modalità con cui il ‘museo’, nella sua accezione contemporanea, deve porsi nei confronti dei processi di valorizzazione del proprio patrimonio e delle strategie di fruizione cognitiva ed emotiva, oltre che fisica, degli oggetti preziosi che custodisce.
Todi (Pg). Al via Umbria antica Festival, per tre giorni, archeologi e storici raccontano le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma. Inoltre una fiera del libro e visite guidate. Ecco il ricco programma
Umbria antica festival: tre giornate irrinunciabili per gli amanti dell’antichità. Dal 15 al 17 marzo 2024 Todi ospita alcuni tra i più grandi nomi legati all’archeologia e alla storia antica. Sede dell’evento è la Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano in piazza del Popolo. Un nuovo nome, lo stesso obiettivo: divulgare la Storia attraverso le lezioni dei più importanti studiosi del settore. Per tre giorni, archeologi e storici si riuniscono a Todi per raccontare le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma. Giovanni Brizzi, Andrea Carandini, Costantino d’Orazio, Valentino Nizzo, Marcella Frangipane, Livio Zerbini, Arnaldo Marcone, Nicola Mastronardi, Paolo Giulierini sono solo alcuni dei grandi ospiti che si alterneranno nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Todi dal 15 al 17 marzo 2024. Umbria Antica Festival è un’idea di associazione di promozione sociale Archè realizzato in collaborazione con la direzione regionale Musei Umbria con il patrocinio dell’università di Perugia, la rivista Archeo, e il Festival del Medioevo.

Le Cisterne Romane sotto piazza del Popolo a Todi (foto Umbria antica)
Non solo lezioni di storia, ma anche una speciale serata al Teatro Comunale con protagonista Umberto Galimberti e una Fiera del Libro in collaborazione con le principali case editrici di saggistica (Laterza, Il Mulino, Carocci). Inoltre, nel corso delle giornate, saranno organizzate speciali visite guidate alle Cisterne Romane (Todi Cisterne Romane) e al Museo Civico, per valorizzare e far conoscere al pubblico il patrimonio archeologico tuderte. “Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della storia” è il tema di quest’anno. Un battito lento e costante, ma mai fuori tempo pur parlando di epoche passate, perché l’umanità ha affrontato da sempre le stesse sfide universali: guerra e pace, progresso e declino, democrazia e tirannide, vita e morte, piacere e dovere. Questa è la sfida culturale che da tre anni porta avanti Umbria Antica: far conoscere l’immenso patrimonio storico e archeologico italiano, spesso considerato scontato, raccontandolo senza un atteggiamento cattedratico e snob per avvicinare un pubblico ampio ed eterogeneo.
“Ci sono tanti motivi per parlare di storia in Umbria”, spiegano gli organizzatori. “Per i suoi borghi incastonati tra monti e colline. Per gli archi etruschi, i teatri romani e millenarie tavole di bronzo. Basta percorrere le antiche strade o seguire il corso dei fiumi per ammirare le silenti tracce lasciate da antiche civiltà. Ma la vera ragione per parlare di storia in Umbria è che di tutti i suoi tesori conserva ancora il più prezioso: il valore del tempo”.
Programma di venerdì 15 marzo 2024. Alle 17.30, inaugura Umbria antica festival Giovanni Brizzi con la presentazione del suo ultimo lavoro: “Imperium. Il potere a Roma” (Laterza 2024). Con l’occhio critico e abile dello storico, Brizzi ripercorre la vicenda di Roma lungo tutto il suo percorso millenario alla luce di concetto fondamentale, su cui l’Urbe basa la sua stessa esistenza – ed evoluzione – politica: quello espresso dalla parola imperium, densissima e quasi intraducibile in italiano senza tradirne l’essenza. Questo vocabolo traduce infatti il rapporto tra il potere nella sua accezione più alta e la sua responsabilità. Il libro sarà disponibile per l’acquisto presso Fiera del Libro, allestita nella Sala delle Pietre di Palazzo del Capitano ne giorni del Festival dalla Libreria Ubik di Todi.

Copertina del libro “Imperium. Il potere a Roma” di Giovanni Brizzi
Imperium. Il potere a Roma. Cos’era il potere a Roma antica? Un console, un tribuno, un triumviro, di quale autorità erano provvisti e per quali fini? Come veniva giustificata l’esistenza stessa di un uomo al comando e a chi doveva rendere conto? L’imperium di Cesare era diverso da quello di Augusto o di Giustiniano? Il potere a Roma nello studio originale e innovativo di uno dei più grandi storici dell’antichità. La vicenda di Roma, lungo tutto il suo percorso millenario, è accompagnata da un concetto particolarissimo e originale: quello espresso nel termine imperium. Questo vocabolo traduce il rapporto tra il potere nella sua accezione più alta e la sua responsabilità. Nel gestire questa gravosa incombenza il potere deve confrontarsi con una serie di doveri. Ab origine, la responsabilità verso il popolo romano è subordinata a una serie di valori addirittura anteriori alla nascita stessa dell’Urbe, come quello di fides, il rispetto delle regole. A questo concetto sono costretti a rapportarsi tutti i grandi di Roma. Camillo, cui viene attribuita una prima definizione del diritto naturale, che vieta ogni atto in contrasto con la natura dell’uomo; Scipione, il primo imperator, che proclama la superiorità di un singolo sulle strutture. Muove all’azione Silla, l’idealista in cerca di impossibili ritorni al passato; accende Cicerone nella sua teoresi; lo reclama per sé Cesare senza poter conservare né il potere né la vita; lo struttura mirabilmente Augusto, nel nuovo patto con gli dei (la pax Augusta) da cui nascerà la monarchia. L’intero corso della storia imperiale assiste poi a un costante dibattito, che impegna tanto gli stoici quanto la propaganda di corte, gli imperatori-soldati come il pensiero cristiano. Da quest’ultimo ambito uscirà, infine, la struttura tetragona e proiettata nei secoli a venire dell’impero cristiano.
Serata al Teatro Comunale di Todi. Alle 21, Umberto Galimberti presenta il suo libro “L’uomo nell’Età della tecnica”. Ancora una volta tocchiamo con mano che la tecnica non è più un mezzo a disposizione dell’uomo, ma è l’ambiente, all’interno del quale, anche l’uomo subisce una modificazione, per cui la tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: “che cosa possiamo fare noi con la tecnica?”, ma: “che cosa la tecnica può fare di noi?” (U. Galimberti). Psicanalista e filosofo, Galimberti è professore emerito di Filosofia della storia presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove ha insegnato anche Psicologia dinamica, Filosofia morale e Antropologia culturale. Dal 1985 è membro ordinario dell’International Association of Analytical Psychology.
Programma di sabato 16 marzo 2024, mattino. Alle 10, Costantino d’Orazio, nuovo direttore della Galleria nazionale dell’Umbria e dei musei nazionali di Perugia – direzione regionale Musei Umbria, con la conferenza “La sottile linea d’Umbria, tra antico e contemporaneo”, ci porterà alla scoperta del patrimonio artistico e archeologico umbro e della sua visione di Museo, all’insegna delle parole chiave di “ricerca”, “accessibilità” e “coinvolgimento”.
Alle 11, Marcella Frangipane, archeologa e docente di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente all’università “La Sapienza” di Roma, con la conferenza “Un frammento alla volta: gli oggetti che raccontano la Storia”, porterà al Festival la sua esperienza del “far parlare” i frammenti, raccontando come i resti materiali possano raccontare la storia di antiche civiltà – altrimenti senza voce.

Copertina del libro “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dell’archeologia” di Marcella Frangipane
Un frammento alla volta. Dieci lezioni dell’archeologia. Gli oggetti hanno un’anima e una storia che passa attraverso le mani degli artigiani che li hanno forgiati e di coloro che li hanno usati. Ecco il senso dell’archeologia: far parlare il tempo attraverso le cose, per ricostruire l’impossibile fotografia del passato. Frammenti di vita quotidiana, tracce di rituali religiosi, di attività economiche e di relazioni tra persone e con l’ambiente: gli oggetti portano il segno di quanto avvenuto nel tempo in cui furono creati e delle loro funzioni all’interno della comunità. Come schegge di uno specchio ci restituiscono l’immagine di quello che siamo stati e ci aiutano a dar forma al passato. Per riannodare i fili di questi mondi lontani e poco riconoscibili è necessario un lavoro lungo anni. Oltre quaranta sono quelli che Marcella Frangipane ha trascorso sul sito di Arslantepe in Anatolia, dove sorge il palazzo pubblico più antico del mondo: un viaggio nel tempo – che risale al V millennio a.C. e oltre – e nello spazio – esteso a tutto il territorio della Mezzaluna fertile – alla scoperta delle prime civiltà umane e di quei fenomeni politici e sociali che ancora regolano le nostre vite. Dieci lezioni dall’archeologia dei tempi più antichi per capire come siamo arrivati fin qui e come potrebbe essere il nostro domani.
A chiudere la mattina, alle 12, Andrea Carandini, archeologo che condusse – tra gli altri – il celebre scavo sul Palatino che riportò alla luce le tracce della cinta muraria della “prima” Roma (quella di Romolo). Carandini, in dialogo con il suo allievo Nicolò Squartini, presenterà il suo ultimo libro: Io, Nerone, edito da Editori Laterza.

Copertina del libro “Io, Nerone” di Andrea Carandini
Io, Nerone. Chi era Nerone? Andrea Carandini, uno dei più grandi studiosi di Roma antica, ne racconta vita e gesta in prima persona, ricostruendo la figura di uno dei più originali e controversi principi di Roma. “Dovevo fare i conti prima o poi con Nerone. Lo avevo già affrontato di lato, semplificandolo nel male, similmente a come si tende sempre più a fare semplificandolo nel bene”, confessa Andrea Carandini. Chi si è occupato di Roma antica non può evitare di confrontarsi con quell’uragano che è stato Nerone. Per interpretare una personalità del passato romano fuori misura, come quella di Nerone, occorre con una parte di sé entrare nella sua logica, mentre con l’altra avversarla, evitando la soluzione facile e deludente del tiranno democratico e individuando i modelli a cui s’ispirava. Un progetto ambizioso che Andrea Carandini porta a compimento, dopo aver scritto la biografia della madre Agrippina, anch’essa in prima persona.
Programma di sabato 16 marzo 2024, pomeriggio. Il sabato pomeriggio dedicato alla Storia romana e in particolare a due personalità opposte di imperatori. Da un lato Vespasiano, colui che risollevò l’impero dopo la crisi del 69 d.C., raccontato alle 17 da Arnaldo Marcone, autore del nuovissimo saggio dedicato a questa figura storica fondamentale, nella conferenza “Vespasiano. L’inaspettato salvatore dell’Impero”.

Copertina del libro “Vespasiano” di Arnaldo Marcone
Vespasiano (Salerno editore). Nato in un villaggio dell’Alta Sabina da una famiglia estranea alla vita politica romana, Vespasiano fu imperatore inaspettato. Riuscì a trarre vantaggio dalle competenze militari di cui diede prova nella guerra di Giudea e con un’attenta strategia si assicurò consensi nell’esercito e in politica. Agli eccessi dei Giulio-Claudi contrappose la modestia, chiave del successo del suo principato. Tra le pagine di questo libro riviviamo le tappe della sua ascesa e la determinazione con la quale elaborò il suo progetto dinastico.
Dall’altro Commodo, una di quelle figure che segnarono negativamente la storia del principato: prepotente, stravagante, crudele. A parlarcene alle 18 sarà Livio Zerbini in “Commodo. L’imperatore gladiatore”, che presenterà in anteprima assoluta il suo nuovo libro (in uscita prossimamente per Salerno Editrice).
Programma di domenica 17 marzo 2024. La mattina sarà dedicata alla storia di Todi. Si aprirà alle 10 con la lezione di Valentino Nizzo “Tuder/Tular: città, persone, confini”, dedicata allo stretto legame tra la città di Todi e il concetto di “confine”, insito sin nel nome, a partire da quello che racconta l’archeologia tuderte. “Non era mai accaduto che parlassi della città dove sono nato, nella città in cui sono nato”, confessa Nizzo, etruscologo, già direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ora docente all’Orientale di Napoli. “La cosa un po’ mi emoziona perché, nonostante le trame della vita non mi abbiano consentito di viverci, nei pochi momenti dell’adolescenza che ho trascorso in questa splendida cittadina, ho avuto modo di appassionarmi alla storia e ai monumenti del suo passato, conoscere persone appassionate come don Pericoli che mi affascinò rivelandomi prima ancora che fosse edito quanto aveva riportato alla luce sotto la chiesa di Santa Maria in Camucia. Mi sono sempre sentito molto legato al Marte di Todi, rinvenuto non molto lontano dalla mia casa paterna e finito anche lui come me a Roma, tra le opere più ammirate del Museo Gregoriano del Vaticano. Per non parlare del meraviglioso “nicchio” di Todi, l’edicola sacra di epoca giulio-claudia ritrovata agli inizi del ‘500 a Pontecuti, non lontano da casa, e finita anch’essa in Vaticano, che mi faceva sognare, perché si favoleggiava della sua connessione con un ipotetico tempio sacro a Tiberino, il dio eponimo del fiume che mi ha sempre incantato per la sinuosità delle sue curve che intravvedevo dalla finestra oltre i campi di girasole”.
A seguire alle 11 Enrico Zuddas che nella conferenza “Il Bellum Perusinum e la colonia di Tuder” parlerà della colonia di Tuder in relazione al Bellum Perusinum (41-40 a.C.). Dottore di ricerca in Storia antica, insegna Lettere al liceo “Properzio” di Assisi. Svolge attività di tutorato per le Cattedre di Epigrafia latina e di Storia romana dell’università di Perugia. È responsabile del Gruppo di Perugia per la schedatura del materiale epigrafico di area umbra nella banca dati EDR (Epigraphic Database Roma). Due sono i suoi principali campi di ricerca: la storia e le istituzioni dell’Umbria romana e l’epoca costantiniana.
A chiudere alle 12 Nicoletta Paolucci, con una lezione sulle cisterne romane di Todi (protagoniste della visita guidata di sabato pomeriggio). Due grandi cisterne collocate al di sotto della piazza del Popolo, rispettivamente in corrispondenza del lato est e del lato ovest, costituivano il perno del sistema idrico della città antica ed avevano l’altrettanto importante funzione di sostegno del foro sovrastante. Le cisterne presenti sotto il lato est, non visitabili, sono suddivise in 12 ambienti e furono rinvenute nel 1262 in occasione dei lavori di ripavimentazione della piazza, come ricordato in una cronaca locale del XVI secolo. Le cisterne del lato ovest, accessibili al pubblico da via del Monte, sono invece state rintracciate casualmente nel 1996 durante lavori di restauro di un locale commerciale. Sono anch’esse suddivise in 12 vani secondo lo schema delle camere parallele comunicanti a pianta rettangolare. Il duplice complesso, databile nella seconda metà del I sec. a.C., venne eretto contemporaneamente scavando una enorme quantità di terreno ed utilizzando la medesima tecnica costruttiva: entrambi i manufatti poggiano infatti su una piattaforma in opera cementizia resa impermeabile con un composto di materiali fittili e malta grassa.

Il glottologo Augusto Ancillotti
Il programma di domenica 17 marzo 2024, pomeriggio, chiude la tre giorni di Umbria antica festival. Apre alle 15.30, Augusto Ancillotti con la conferenza “Il nome di Todi e il nome del Tevere. Implicazioni culturali”. Ancillotti ha insegnato Glottologia e Linguistica Generale in tre università, Milano, Mogadiscio e Perugia, dove è stato anche prorettore e presidente del corso di laurea in Scienze della Comunicazione. Nell’ambito della ricerca scientifica si è occupato di teoria della linguistica genetica e di formazione delle lingue indeuropee (cassitico, trace, umbro). È autore di un centinaio di pubblicazioni accademiche fra cui spiccano la completa traduzione commentata delle Tavole Iguvine (Augusto Ancillotti – Romolo Cerri, “Le tavole di Gubbio e la civiltà degli Umbri”, Edizioni Jama 1996), il saggio “E parlano ancora” (Edizioni Jama 2021) e il manuale universitario “Elogio del variabile. Introduzione alla linguistica storica: l’indeuropeistica” (Guerini e Associati 2005).

Paolo Giulierini, già direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)

Copertina del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” di Paolo Giulierini
Alle 16.30, Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, presenta il suo libro “L’Italia prima di Roma: sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli). Il nostro Paese ci appare il più delle volte come l’erede per eccellenza della civiltà romana. Non c’è nulla di più vero, ma se ci mettessimo in viaggio percorrendo l’Italia da nord a sud scopriremmo che prima ancora che Italiani siamo stati Italici: in ogni regione la toponomastica, i monumenti, i reperti archeologici, le tradizioni etnografiche, persino le abitudini alimentari e culinarie raccontano la storia di popoli antichi che a partire dall’Età del ferro si sono frequentati, confrontati, scontrati. Celti, Veneti, Liguri, Etruschi, Sardi, Latini, Sanniti, Lucani, Piceni, Campani, Punici, Enotri, Siculi e molti altri hanno lasciato ovunque nella penisola tracce profonde, preziose per capire com’era l’Italia prima dell’avvento di Roma. Con la competenza dell’esperto e il passo avvincente del divulgatore, Paolo Giulierini ci accompagna in un viaggio affascinante, ci presenta gli Italici che siamo stati, ne approfondisce il rapporto con il territorio, le modalità insediative, la religione, la lingua e la scrittura, senza tralasciare il fondamentale incontro con i Romani e quello che ne è seguito. Corredato da immagini, questo libro è al tempo stesso un saggio sulla meravigliosa complessità della storia del nostro Paese e una guida per innamorarsi, oltre che di tutte le sue bellezze, anche delle genti che lo hanno abitato in tempi remoti, e che ancora oggi ci parlano: non solo di loro ma anche di noi, da sempre popolo in cammino che a ogni tappa aggiunge un viandante alla carovana.

Lo studioso Nicola Mastronardi
Chiude Umbria antica Festival, alle 17.30, Nicola Mastronardi con “I Sanniti e la nascita di Italia”. Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze – Indirizzo Storico-Internazionale. Membro dell’Accademia dei Georgofili, è studioso delle civiltà semi nomadi dell’Appennino italiano e del Mediterraneo. Da venti anni alterna la libera professione nel campo dei reportages di turismo escursionistico, agli interessi di storia antica (sannita) e contemporanea. “Viteliú, il nome della libertà” è stato il suo noto romanzo d’esordio cui seguirà una trilogia sulle guerre sannitiche del IV e III secolo avanti Cristo. “I Figli del Toro” è il primo di questi.
Roma. In Curia Iulia “Paesaggi di Confine. Modelli di lavoro per una narrazione partecipata”, l’incontro conclusivo del Progetto di Terza Missione Sapienza. In presenza e on line
Mercoledì 28 Febbraio 2024, alle 9, la Curia Iulia ospita l’incontro conclusivo del Progetto di Terza Missione Sapienza “Paesaggi di Confine. Modelli di lavoro per una narrazione partecipata”. L’iniziativa è promossa dal dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte e Spettacolo (SARAS) di Sapienza università di Roma e dal parco archeologico del Colosseo in collaborazione con Italia Nostra, nel quadro di un percorso biennale che Sapienza ha svolto attraverso attività di formazione, dibattito e documentazione sul tema del dialogo tra cittadini, comunità e culture, ponendo al centro il valore del patrimonio culturale come spazio della democrazia, del riconoscimento e dell’inclusione. La manifestazione vedrà il coinvolgimento di ricercatori, esperti del patrimonio, funzionari museali, insegnanti, studenti e cittadini romani. Ingresso da largo della Salara Vecchia. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti via eventbrite https://28febbraio_paesaggidiconfine.eventbrite.it. L’incontro sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo.
PROGRAMMA. In Curia Iulia. Alle 9.15, saluti istituzionali: Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo; Gaetano Lettieri, direttore SARAS, Sapienza Università di Roma; Pina Cutolo, Italia Nostra; 9.45, Irene Baldriga, Sapienza università di Roma, “Paesaggi di Confine. Per una idea condivisa di Patrimonio”. Dialoghi incrociati: 10, “Patrimonio culturale e comunità: attraversamenti”. Partecipano: Christian Greco (museo Egizio, Torino), Anna Soffici (gallerie nazionali degli Uffizi, Firenze), Caterina Riva (museo Arte contemporanea di Termoli), Paolo Giulierini (archeologo). Modera Alessandro Beltrami (Avvenire); 11.30, Vittorio Lingiardi, Sapienza università di Roma, “Il paesaggio è dentro di noi (landscapes are mindscapes)”. In Foro Romano. Alle 12, “Conversation Labs”, a cura del parco archeologico del Colosseo, con la collaborazione di docenti e studenti di Sapienza università di Roma (percorsi di visita sul paesaggio di confine). A) Diversità di genere: “La Casa delle Vestali”. Introduce: Silvia D’Offizi (parco archeologico del Colosseo). Modera: Ada Caruso (Sapienza) con Sofia Baldoni, Lavinia Longo, Costanza Monforte, Carlotta Musacchia, Marta Palumbo, Andrea Peter Szocs. B) Comunità e Memoria: “L’Arco di Tito”. Introduce: Francesca Ioppi (parco archeologico del Colosseo). Modera: Tessa Canella (Sapienza) con Cristian Moriconi, Manuela Peri, Luca Suppressa, Giuseppe Vigneri. C) Sincretismi: “Santa Maria Antiqua e Fonte di Giuturna”. Introduce: Paolo Castellani (parco archeologico del Colosseo). Modera: Ludovico Battista (Sapienza) con Virginia Bracciaferri, Andrea Ciaccio, Federica Nuzzo, Pierfrancesco Satta, Emilio Zanzi. D) Lo straniero: “Arco di Settimio Severo”. Introduce: Francesca Coletti (Sapienza). Modera: Carmelo Russo (Sapienza) con Fabrizio Schedid (Binario 95, Polo Sociale Roma Termini), Sergio Borghino, Stefano di Genova, Lara Gianella, Gabriele Persichetti, Elisa Piroddi, Simone Quaranta. 13.30 – 15, pausa pranzo.
In Curia Iulia. “Dialoghi sul patrimonio e sul paesaggio”. Introduce Federica Favino (Sapienza). 15, Andrea Schiappelli (parco archeologico del Colosseo), Valerio Coladonato (Sapienza), Valentina Signorelli (University of Greenwich, Londra): “Il patrimonio narrato”; 15.30, Giovanna Mori (Timescapes), Antonella Sbrilli (Sapienza), Stefano Scialotti (Dinamolab), Virginia Bracciaferri (Sapienza): “Tempo e patrimonio. Esperienze della memoria”; 16, Anna Di Gregorio (Italia Nostra), Luigi Filadoro (Associazione étant donnés), Sofia Baldoni (associazione culturale Zagreus): “Paesaggi, identità, confini”; 16.30, Conclusioni: Valeria Di Giuseppe Di Paolo, direzione generale Musei, ministero della Cultura.
Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via la X edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale: decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, virtual tour, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane. Pruneti: “Il programma di questa decima edizione è particolarmente ricco ed elaborato”
Tutto pronto per la X edizione di tourismA – Salone Archeologia e Turismo Culturale organizzato al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 23 al 25 febbraio 2024 da Archeologia Viva (Giunti Editore). Decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, virtual tour, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane. E il gran finale con Alberto Angela, padrino della kermesse fin dalla prima edizione. Tutto a ingresso libero e gratuito.

Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, a TourismA (foto AV)
“Sono trascorsi dieci anni da quando tourismA si è affacciato al panorama fieristico europeo con il prestigio della rivista da cui proviene, la forza comunicazionale dei suoi collaboratori, la capacità di coinvolgere, l’idea di un turismo culturale rispettoso e formativo”, scrive Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, nella presentazione. “Siamo passati indenni attraverso il dramma del Covid senza mollare un anno, tornando ora ai livelli iniziali di partecipazione. Molto faticoso, ma ce l’abbiamo fatta. In tanti anni di paziente lavoro siamo riusciti a portare all’attenzione degli appassionati, esperti, operatori del settore un grande evento nato spontaneo, senza protezioni, libero e quindi rispondente solo alle scelte di chi lo organizza e di chi vi partecipa. La nostra forza sono l’indipendenza e il sostegno convinto di quanti ci seguono”.

Alberto Angela in un auditorium gremito protagonista in una edizione di TourismA (foto AV)
Sarà una festa in grande quella per il decennale di tourismA. Tre giornate a ingresso libero e gratuito per parlare di archeologia, ambiente e turismo culturale con particolare attenzione a un modo di viaggiare consapevole e sostenibile. La kermesse, punto di riferimento per tutti gli appassionati del mondo antico e operatori del settore, offre anche quest’anno un programma ricchissimo con decine di incontri e centinaia di relatori di primo piano richiamando a Firenze appassionati, viaggiatori e addetti ai lavori. “Il programma di questa decima edizione è particolarmente ricco ed elaborato”, continua Pruneti, “con la nutrita presenza di istituzioni e personalità di primo piano sotto il profilo scientifico e mediatico, ma anche per l’adesione di tante piccole realtà “minori”, preziose nel rappresentare il grande mosaico di storia, tradizioni e popolazioni del Mediterraneo: un immenso patrimonio di diversità che abbiamo il dovere di scoprire e difendere partendo dalla conoscenza. Sempre più “tourismA” si distingue come spazio pubblico senza censure, per avere assunto i connotati di un’affollata ed emozionante agorà”.

Il giornalista Aldo Cazzullo tra gli ospiti di TourismA 2024 (foto AV)
Grandi nomi. Oltre 200 i relatori nei convegni previsti negli spazi del Palacongressi. Tra i big in programma quest’anno il giornalista Aldo Cazzullo, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il filologo Luciano Canfora, il geologo Mario Tozzi, il medievista Franco Cardini, il cantautore Francesco Guccini, il paleoantropologo Giorgio Manzi, l’archeologo classico Andrea Carandini, lo storico Aldo Schiavone… e l’attesissimo Alberto Angela (presenza in sala fino a esaurimento posti; non è possibile prenotare; diretta su pagina facebook di tourismA). Il giornalista Massimo Polidoro interverrà per presentare il libro/intervista Piero Angela. La meraviglia del tutto, appena uscito per Mondadori.

Paolo Giulierini, già direttore del Mann, e Simona Rafanelli, direttore del Muvet, a TourismA 2023 (foto graziano tavan)
Venerdì 23 febbraio 2024. In auditorium, c’è la prima giornata del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA, con la presentazione – tra l’altro – di tre libri: “I custodi della memoria: nel mondo degli scribi” di Louis Godart, “Com’eravamo… L’Italia prima dei Romani” di Paolo Giulierini, e “Maledette! Quando il mito è contro le donne” di Francesca Ghedini. E, dopo la pausa pranzo, la consegna del premio “R. Francovich” COMUNICARE IL MEDIOEVO al museo Archeologico delle Grandi Opere di Pagazzano (Bg) per la valorizzazione del patrimonio medievale, e a Francesco Guccini per aver cantato il mondo medievale accompagnandoci dall’antica Bisanzio fino ai mistici orizzonti di Marco Polo e Cristoforo Colombo. In sala Onice, al mattino, l’edizione 2024 di ITER Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero – L’Archeologia italiana per lo studio, la protezione e la trasmissione del patrimonio culturale dell’umanità a cura di Luca Peyronel dell’università di Milano con focus su alcune missioni archeologiche italiane all’estero. In sala 100, nel pomeriggio, 10 ANNI DI TOURISMA 70 DI IIPP “La Preistoria nella società che cambia”: Workshop a cura di IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria col coordinamento Monica Miari, Silvia Florindi.

Vittorio Sgarbi a TourismA 2020 ricorda Sebastiano Tusa (foto Graziano Tavan)
Sabato 24 febbraio 2024. In auditorium la seconda giornata del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA è al pomeriggio: in programma, tra l’altro, L’UOMO E IL MARE: assegnazione del premio “Fondazione Sebastiano Tusa – Thalassa” per la ricerca scientifica nel Mediterraneo con l’intervento di Valeria Li Vigni presidente Fondazione Sebastiano Tusa; MONT’E PRAMA (1974-2024) – CABRAS / SARDEGNA: focus nel cinquantesimo della scoperta che ha riscritto la storia della Sardegna. In sala Verde STATI GENERALI DELL’ARCHEOLOGIA ITALIANA: archeologia oggi tra nodi aperti e sfide future. Prima parte. A cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi, FCdA – Federazione Consulte universitarie di Archeologia, Archeoimprese, API – Archeologi del Pubblico Impiego, Assotecnici. In sala 100, tutto il giorno, SPAZIO LIBRI a cura di Massimo Cultraro dirigente di ricerca Cnr-Ispc con presentazione della produzione più recente di pubblicazioni a soggetto archeologico. In sala Limonaia, al mattino, VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA: rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di Mark PR di Nadia Pasqual – Comunicazione per il turismo. In sala 9, tutto il giorno, CULTURA COLTURA CULTO: patrimonio italiano e turismo culturale a cura di Agostino De Angelis attore e regista.

Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, nel Tempio di Nettuno a Paestum (foto pa-paeve)
Domenica 25 febbraio 2024. In Auditorium, tutto il giorno, giornata conclusiva del XX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA con molti interventi aperti da Tiziana D’Angelo, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, e chiusi da Alberto Angela intervistato da Piero Pruneti. In sala Onice, al mattino, CORSICA ETRUSCA: progetto scientifico – Itinerario culturale – Nuovo museo interpretativo del territorio a cura di Jean Castela (università di Corsica, presidente INEACEM – Istituto di Studi applicati sulle Civiltà e gli Spazi del Mediterraneo), e Simona Rafanelli (direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia). In sala Onice, al pomeriggio, ARCHEOLOGIA… CHE PASSIONE! Mille uno modi per “raccogliere l’Antico” a cura di Simona Rafanelli MuVet – museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia. In sala 100, al mattino, SPAZIO LIBRI a cura di Massimo Cultraro dirigente di ricerca Cnr-Ispc. In sala 100, al mattino, Esplorazione, scavo e studio di antiche aree sotterranee artificiali, a cura di Ente del Terzo Settore A.S.S.O. – Archeologia Subacquea Speleologia e Organizzazione. In sala Limonia, al mattino, STATI GENERALI DELL’ARCHEOLOGIA ITALIANA: archeologia oggi tra nodi aperti e sfide future. Seconda parte. A cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi, FCdA – Federazione Consulte universitarie di Archeologia, Archeoimprese, API – Archeologi del Pubblico Impiego, Assotecnici. In sala 9, al mattino, LA ROTTA DEI FENICI: Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa tra innovazione e valorizzazione, a cura di The Phoenicians’ Route – Cultural Route of the Council of Europe.
Cortona (Ar). Al MAEC – museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona Paolo Giulierini, già direttore del Mann, presenta il suo libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici”
Sarà un viaggio nel tempo alla scoperta dell’Italia preromana. Domenica 18 febbraio 2024, alle 16, al MAEC – museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, presenta il suo nuovo libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli). Ingresso libero con prenotazione su evenbrite al link Paolo Giulierini presenta – L’Italia prima di Roma Biglietti, Dom, 18 feb 2024 alle 16:00 | Eventbrite. Durante la presentazione, Paolo Giulierini condurrà i presenti attraverso un affascinante riflessione su quanto l’incontro di tanti popoli, di identità diverse sia il tratto caratterizzante della nostra storia e sia effettivamente elemento di grande ricchezza culturale per l’Italia.

Copertina del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” di Paolo Giulierini
L’Italia prima di Roma. Il nostro Paese ci appare il più delle volte come l’erede per eccellenza della civiltà romana. Non c’è nulla di più vero, ma se ci mettessimo in viaggio percorrendo l’Italia da nord a sud scopriremmo che prima ancora che Italiani siamo stati Italici: in ogni regione la toponomastica, i monumenti, i reperti archeologici, le tradizioni etnografiche, persino le abitudini alimentari e culinarie raccontano la storia di popoli antichi che a partire dall’Età del ferro si sono frequentati, confrontati, scontrati. Celti, Veneti, Liguri, Etruschi, Sardi, Latini, Sanniti, Lucani, Piceni, Campani, Punici, Enotri, Siculi e molti altri hanno lasciato ovunque nella penisola tracce profonde, preziose per capire com’era l’Italia prima dell’avvento di Roma. Con la competenza dell’esperto e il passo avvincente del divulgatore, Paolo Giulierini ci accompagna in un viaggio affascinante, ci presenta gli Italici che siamo stati, ne approfondisce il rapporto con il territorio, le modalità insediative, la religione, la lingua e la scrittura, senza tralasciare il fondamentale incontro con i Romani e quello che ne è seguito. Corredato da immagini, questo libro è al tempo stesso un saggio sulla meravigliosa complessità della storia del nostro Paese e una guida per innamorarsi, oltre che di tutte le sue bellezze, anche delle genti che lo hanno abitato in tempi remoti, e che ancora oggi ci parlano: non solo di loro ma anche di noi, da sempre popolo in cammino che a ogni tappa aggiunge un viandante alla carovana.
Bologna. Al museo civico Archeologico Giulierini presenta il suo libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli)

Copertina del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici”
Paolo Giulierini, già direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, presenta al museo civico Archeologico di Bologna la sua ultima fatica editoriale “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli). Appuntamento sabato 20 gennaio 2024, alle 17, in sala Risorgimento. L’ingresso è libero, ma solo fino ad esaurimento posti disponibili. “L’Italia prima di Roma”. Il nostro Paese ci appare il più delle volte come l’erede per eccellenza della civiltà romana. Non c’è nulla di più vero, ma se ci mettessimo in viaggio percorrendo l’Italia da nord a sud scopriremmo che prima ancora che Italiani siamo stati Italici: in ogni regione la toponomastica, i monumenti, i reperti archeologici, le tradizioni etnografiche, persino le abitudini alimentari e culinarie raccontano la storia di popoli antichi che a partire dall’Età del ferro si sono frequentati, confrontati, scontrati. Celti, Veneti, Liguri, Etruschi, Sardi, Latini, Sanniti, Lucani, Piceni, Campani, Punici, Enotri, Siculi e molti altri hanno lasciato ovunque nella penisola tracce profonde, preziose per capire com’era l’Italia prima dell’avvento di Roma. Con la competenza dell’esperto e il passo avvincente del divulgatore, Paolo Giulierini ci accompagna in un viaggio affascinante, ci presenta gli Italici che siamo stati, ne approfondisce il rapporto con il territorio, le modalità insediative, la religione, la lingua e la scrittura, senza tralasciare il fondamentale incontro con i Romani e quello che ne è seguito. Corredato da immagini, questo libro è al tempo stesso un saggio sulla meravigliosa complessità della storia del nostro Paese e una guida per innamorarsi, oltre che di tutte le sue bellezze, anche delle genti che lo hanno abitato in tempi remoti, e che ancora oggi ci parlano: non solo di loro ma anche di noi, da sempre popolo in cammino che a ogni tappa aggiunge un viandante alla carovana.
Napoli. Il museo Archeologico nazionale chiude il 2023 con oltre 550mila visitatori: +25% rispetto al 2022. Il dg Musei Massimo Osanna: “Eventi di qualità e collezioni storiche per un dialogo sempre più stretto con il pubblico”

Paolo Giulierini, direttore del Mann, nei depositi sotterranei delle Cavaiole (foto graziano tavan)
Al museo Archeologico nazionale di Napoli ci sono tutti gli elementi per poter esultare: numeri da record di visitatori, nuovi allestimenti, grandi eventi. Peccato che a fare il bilancio di un 2023 particolarmente positivo non ci sia il vero artefice di tutto questo, il direttore Paolo Giulierini, che a novembre 2023 ha lasciato per fine mandato, e che in molti confidano in un suo ritorno, vincitore del prossimo bando di concorso al posto di direttore alla guida del Mann. “Il 2024 inizia con ottimi auspici per il Museo e per la città”, commenta il direttore generale Musei del ministero della Cultura, Massimo Osanna: “la programmazione di eventi culturali di qualità e la valorizzazione delle collezioni storiche permetteranno di costruire un dialogo sempre più stretto con cittadini e turisti. Speriamo che il 2024 ci premi, facendo archiviare definitivamente la battuta di arresto determinata dal Covid”.

Visitatori all’ingresso del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Sezione Campania Romana al Mann: il portico chiuso dalla statua equestre di Marco Nonio Balbo (foto graziano tavan)
Oltre 550mila visitatori al museo Archeologico nazionale di Napoli nel 2023: il trend di presenze è in crescita di circa il 25% rispetto al 2022, quando al Mann sono stati registrati 441mila ingressi. L’anno appena trascorso è stato segnato dell’inaugurazione del nuovo allestimento della Sezione Campania Romana, che presenta oltre duecento reperti in sale non risultate fruibili negli ultimi quarant’anni (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale l’attesa è finita: dopo 50 anni, apre la sezione Campania Romana delle sale monumentali occidentali. Oltre duecento reperti dalle città vesuviane e dall’area flegrea. L’invito del direttore Giulierini | archeologiavocidalpassato).

Restauro mosaico di Alessandro al Mann: il cantiere a vista (foto graziano tavan)
A novembre scorso, è stata avviata la fase esecutiva del restauro del Mosaico di Alessandro: il cantiere è oggi visibile al pubblico (vedi Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre il “cantiere trasparente”: il pubblico potrà seguire in diretta il restauro del mosaico di Alessandro. Un video racconta l’operazione di ribaltamento conclusa con successo | archeologiavocidalpassato).

Lavori ai depositi Cavaiole del Mann (foto livia pacera)

Lavori ai depositi Cavaiole del Mann (foto livia pacera)
Si lavora alacremente anche nei depositi: nei sotterranei denominati “Cavaiole” fervono le attività di catalogazione e risistemazione degli innumerevoli manufatti custoditi (vedi Napoli. Alla scoperta dei depositi sotterranei delle Cavaiole, interessati da un intervento di 12 milioni di euro: intervista al direttore Paolo Giulierini e video della passeggiata con l’architetto Amanda Piezzo | archeologiavocidalpassato).
Che cosa ci lascia il 2023? Tra i nuovi progetti realizzati c’è la sezione Campania Romana al museo Archeologico nazionale di Napoli, voluto dal direttore Paolo Giulierini: al centro dell’esposizione la ricomposizione della Quadriga di Ercolano, un monumento eccezionale: un video ne ripropone la scoperta, le sue interpretazioni, e una ricostruzione digitale

L’immagine dell’Afrodite di Capua riflessa nel giardino delle Camelie al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il ministro Sangiuliano con la professoressa Capaldi nella visita della sezione Campania romana al Mann (foto graziano tavan)

Inaugurazione della sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli con il ministro Gennaro Sangiuliano (foto graziano tavan)
In questi pomeriggi invernali, quando la luce del sole lascia presto il posto alle suggestioni create nelle sale dai faretti al led, può capitare di scorgere nel giardino delle Camelie, una delle tre aree verdi del museo Archeologico nazionale di Napoli, l’immagine evanescente di Afrodite: la dea, seminuda, si materializza al di là della vetrata del portico dove, da aprile 2023, si può visitare la sezione “Campania Romana – sculture e pitture da edifici pubblici”, quasi 250 opere in un allestimento unico – ospitata nelle sale monumentali dell’ala occidentale del Mann, riaperte dopo 50 anni di oblio alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano: uno dei grandi progetti realizzati da Paolo Giulierini, che ha lasciato la direzione del Mann per fine mandato a novembre 2023 (vedi Napoli. Giornata “storica” al museo Archeologico nazionale: riaperte dopo 50 anni di oblio le sale monumentali dell’ala occidentale con la sezione “Campania Romana: sculture e pitture da edifici pubblici”, quasi 250 opere in un allestimento unico. Intervento del ministro Sangiuliano: i progetti futuri. Ovazione per Giulierini | archeologiavocidalpassato).

Sezione Campania Romana al museo Archeologico nazionale di Napoli: sala dell’Augusteum di Ercolano (foto graziano tavan)
La sezione Campania Romana è una delle più importanti eredità che il 2023 lascia agli appassionati e agli studiosi di tutto il mondo. Ambienti ricchi di suggestioni e scoperte che da soli meritano una visita al museo Archeologico nazionale di Napoli, dominati al centro del percorso dalla ricomposizione della quadriga di Ercolano, accompagnata da un video che ne ripropone la storia e la ricostruzione virtuale.

La Quadriga di Ercolano: per la prima volta ricomposta al centro della sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Ricostruzione digitale della Quadriga di Ercolano nella sezione Campania romana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Un capolavoro ancora pieno di mistero: la quadriga di Ercolano. Rimasta per lungo tempo nei depositi del Museo, la Quadriga bronzea di Ercolano è oggi uno dei punti focali dell’allestimento della sezione Campania Romana. L’opera ha una storia enigmatica, legata al gran numero di frammenti in cui è stata ritrovata e alla confusione esistente nei più antichi rapporti di scavo, che, di fatto, ne hanno sempre ostacolato la ricostruzione e l’interpretazione. La ricostruzione digitale della quadriga, presente in allestimento, è stata realizzata dall’ISMed-Cnr. Il video narra la storia della sua scoperta, ne analizza i singoli frammenti, ripercorre le ipotesi ricostruttive che si sono susseguite nel tempo, e giunge a una ipotesi finale restituendo una versione digitale della Quadriga di Ercolano.
La quadriga fu rinvenuta nel maggio del 1739, quando gli scavatori borbonici, procedendo per cunicoli in direzione dell’attuale Via Mare, si imbatterono, ad una distanza di circa 155 metri dal teatro, in un cavallo quasi intero e in numerosi frammenti di un carro bronzeo monumentale. Il rinvenimento proseguì con i recuperi verificatisi nelle successive esplorazioni borboniche del XVIII secolo; alla ripresa degli scavi, dopo l’unità d’Italia (1871-1872); e ancora nel secolo scorso (1932, 1961). La localizzazione dei rinvenimenti conduce ad un’area cruciale dell’impianto urbano cui, per la presenza di numerosi edifici pubblici, può essere riconosciuta una vocazione forense. All’incrocio tra il Decumanus Maximus e il Cardo III superiore, il luogo di rinvenimento è compreso tra l’ingresso della Basilica Noniana e la fronte dell’Augusteum, spazio aperto e colonnato dedicato al culto degli imperatori che, in età claudia, aveva invaso il Decumanus Maximus con un chalcidicum (ambiente porticato) fiancheggiato da due archi quadrifronti.

Quadriga di Ercolano: il cosiddetto “Cavallo Mazzocchi”, statua equestre in bronzo restaurata nel Settecento (foto graziano tavan)
Proprio sulla sommità dell’arco quadrifronte occidentale, che si ergeva davanti alla Basilica Noniana e che nel corso dell’eruzione crollò su di essa, potrebbe aver trovato posto la Quadriga esposta. Il cavallo bronzeo recuperato nel 1739 fu restaurato con un intervento che suscitò le critiche di molti contemporanei (tra questi anche J. J. Winckelmann). Ad esso si deve la ricomposizione del “Cavallo Mazzocchi” (inv. n. 4904), così denominato per l’iscrizione fatta apporre sul suo basamento dal cardinale Alessio Simmaco Mazzocchi (1684-1771). Dal “Cavallo Mazzocchi”, al centro dell’esposizione, gli archeologi moderni sono ripartiti per lo studio e la restituzione del monumento, combinando le indagini di tipo tradizionale con le più innovative tecnologie di rilevamento digitale e grafica 3D oggi a disposizione. Una tazza argentea rinvenuta a Boscoreale rappresenta la fonte iconografica più attendibile. La composizione originale, che prendeva a modello un monumento trionfale di età augustea collocato a Roma, era formata da un tiro a quattro cavalli e da un carro di forma semiovale su cui insisteva la statua del trionfatore.

Quadriga di Ercolano: le grandi figure bronzee che decoravano la cassa del carro, il giogo e frammento della ruota (foto graziano tavan
I cavalli erano disposti in posizione simmetrica a due a due e i loro baltei erano forse arricchiti da piccole figure commemorative di battaglie tra Romani e barbari; la cassa del carro, invece, era decorata da grandi figure bronzee applicate che, utilizzando tipi statuari di tradizione greca tardo-classica ed ellenistica, celebravano membri della famiglia imperiale giulio-claudia.

Sezione Campania Romana del Mann. La statua di Afrodite e, dietro, quella di Adone: entrambe provengono dall’Anfiteatro di Capua (foto graziano tavan)
Torniamo ora alla dea la cui immagine si è “materializzata” nel giardino delle Camelie. L’Afrodite, proveniente dall’antiteatro di Capua, e databile al II sec. d.C., copia romana di un originale bronzeo del IV sec. a.C. che raffigura una Venere seminuda che poggia con il piede sinistro sull’elmo di Marte, è uno dei tanti capolavori che presenta la nuova sezione dedicata alla scultura e alla pittura della Campania Romana. Accanto alla dea dell’Amore c’è una statua di Adone, sempre del II sec. d.C., che, come l’Afrodite, proviene dall’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere. Nell’iconografia antica, il bellissimo giovane, amato da Venere, rappresentava lo spirito della primavera e della natura che rifiorisce.

Sezione Campania Romana: grande cratere in marmo pentelico (metà I secolo a.C.) firmato dall’artista neoattico Salpion con l’Infanzia di Dioniso (foto graziano tavan)
Ripercorrendo a ritroso il percorso di visita nella sala dedicata a Gaeta troviamo un grande cratere in marmo pentelico (metà I secolo a.C.) firmato dall’artista neoattico Salpion con l’Infanzia di Dioniso, reimpiegato nella Cattedrale di Gaeta come fonte battesimale. Al centro di una teoria di ninfe e satiri, Hermes affida il piccolo Dioniso in fasce a una ninfa seduta su una roccia.

Sezione Campania Romana: la sala dedicate alla statuaria dal foro di Pompei ed edifici adiacenti. Al centro il torso colossale di Giove, a sinistra la statua di Eumachia (foto graziano tavan)
Da non perdere la sala dedicata ad alcuni luoghi simbolo di Pompei: il Foro, il Tempio Di Giove, la Basilica e l’edificio di Eumachia. Cominciamo con Giove (fine II- inizi I secolo a.C.), blocco con altorilievo in marmo bianco, rilavorato come torso di statua colossale, dal Capitolium di Pompei. La figura nella sua interezza era seduta sul trono, seminuda col mantello e impugnava lo scettro e il fascio di fulmini, attributi qualificanti di Giove. Potrebbe trattarsi della statua di culto del tempio prima della sua trasformazione in Capitolium. Sul retro una figura maschile (Dioniso?) e un bambino appena sbozzati. C’è poi Eumachia (prima metà I secolo d.C.), statua in marmo bianco con testa-ritratto velata, proveniente dall’edificio di Eumachia. La ricca sacerdotessa, finanziatrice del grande edificio, è raffigurata in atteggiamento di pietas secondo modelli greci tardo-classici (fine IV secolo a.C.). Quindi il Fregio dai Praedia di Giulia Felice sulla vita quotidiana nel foro di Pompei. Il fregio dipinto, rinvenuto nell’atrio della casa di Giulia Felice, in via dell’Abbondanza a Pompei, mostra personaggi di età, sesso e ceto sociale diversi impegnati in varie attività in uno spazio all’aperto, che i portici colonnati e le statue equestri sullo sfondo fanno identificare con il foro. In spazi a volte delimitati da tendoni tesi tra le colonne venditori di scarpe, tessuti, vasellame in bronzo o utensili da lavoro, mostrano la loro merce ai clienti; fruttivendoli, panettieri e un cuoco offrono i loro prodotti nei pressi del macellum, il mercato fisso, mentre uomini in toga leggono avvisi pubblici appesi alla base delle statue; in un altro settore si sta svolgendo la vendita all’asta di una schiava, e ancora sotto il colonnato un maestro tiene la sua lezione di lettura, mentre uno scolaro viene punito con frustate sul dorso. La varietà delle scene, la diversa caratterizzazione dei personaggi, la provvisorietà delle installazioni di vendita restituiscono la vivacità di un giorno di mercato periodico, quale era quello che si svolgeva ogni nove giorni, le nundinae, poste sotto la protezione di Giove o di Mercurio, occasione di attività amministrative dei magistrati, di incontri e di festa.

Sezione Campania romana al Mann: lucerna in oro a due becchi dal tempio di Venere a Pompei (foto graziano tavan)
Dal Tempio di Apollo di Pompei viene l’Apollo saettante, statua in bronzo del II sec. a.C. Il dio, nudo, dall’aspetto giovanile con lunghi capelli ondulati fermati sulla nuca e la testa cinta da una benda, tende l’arco per scoccare una freccia. Invece dal Tempio di Venere viene la Lucerna bilicne (I sec. d.C.): lucerna in oro con due becchi e presa ad anello verticale. Il corpo è a forma di coppa ed è decorato con un giro di foglie di loto e striature.

Sezione Campania Romana al Mann: la ricomposizione della Triade Capitolina dal Capitolium di Cuma (foto graziano tavan)
Dal Capitolium di Cuma provengono il torso colossale di Giove, e le teste di Giunone e Minerva, che insieme formavano la Triade Capitolina. La storia della scoperta del Gigante di Palazzo e della triade Capitolina inizia nel XVII secolo e giunge fino alla metà del Novecento. Nel corso degli scavi promossi a Cuma dal viceré don Ramiro Gusmán, duca di Medina de las Torres (1637-1644), fu rinvenuto il torso colossale di Giove seduto; trasportato a Palazzo Reale, fu esposto al pubblico nella piazza antistante per volontà del nuovo viceré, don Pietro Antonio di Aragona (1666-1672). La scultura, originariamente pertinente ad una figura seduta, fu scalpellata all’altezza del bacino per ottenere un corpo eretto, completato nella parte inferiore da una grande spoglia di aquila su cui poggiavano due stemmi, retti da braccia posticce. La sua gigantesca mole indicava il punto di confluenza, nel Largo di Palazzo, della salita di Santa Lucia, detta da allora “salita del Gigante” e della strada della Darsena, inaugurata da don Pedro nel 1688. La statua prese il nome di Giove Terminale e divenne testimone della gloria del viceré, le cui benemerenze erano elencate in un lungo testo celebrativo inciso sul trofeo. In realtà l’ampio ventre del Gigante fu ben presto trasformato in campo di affissione per formule di protesta contro il malgoverno spagnolo, prima, austriaco poi. Fregiata di banda tricolore e berretto frigio, la statua divenne il simbolo della repubblica giacobina del 1799. Durante il periodo napoleonico il Gigante fu ancora portavoce del malcontento popolare, questa volta contro re Giuseppe. L’adeguamento della nuova viabilità per la Darsena offrì l’occasione per tacitarlo. Nel 1807 la statua fu smontata, privata dei posticci seicenteschi e trasferita in quello che sarebbe diventato nel 1816 il Real Museo Borbonico. Qui trascorse in oblio più di un secolo, prima che con l’originaria consistenza potesse recuperare anche l’identità perduta. La tradizione antiquaria aveva attribuito la statua all’edificio inglobato in una Masseria nei pressi dell’area forense, per questo, detta del Gigante. Tra il 1938 ed il 1952 Amedeo Maiuri avviò la scoperta del foro di Cuma e mise in luce i resti di un grande tempio. Il recupero di due teste femminili, una di Giunone e l’altra di Minerva, associate al torso colossale, gli permise di ricomporre il gruppo cultuale capitolino e identificare il monumento con il Capitolium della città romana. Vediamo meglio le tre sculture. Giove Capitolino, torso colossale in marmo bianco del I sec. d.C. L’immagine del dio seduto in trono con lo scettro e il fascio di fulmini è conforme a quella di Giove Ottimo Massimo, la statua di culto del tempio sul Campidoglio a Roma. Minerva, testa acrolitica in marmo bianco del I sec. d.C. La dea recava un elmo calcato sulla fronte da cui fuoriuscivano ai lati le bande di capelli. L’iconografia si rifà all’Atena di Eubulide (II secolo a.C.). Giunone, testa acrolitica in marmo bianco (I sec. d.C.). Con Giove e Minerva componeva la triade sacra venerata nel tempio maggiore di Cuma, sul modello del tempio capitolino a Roma. Solo la testa e gli arti erano in marmo; la parte rimanente del corpo era di legno dipinto o ricoperto di abiti.

Sezione Campania Romana al Mann: il portico chiuso dalla statua equestre di Marco Nonio Balbo (foto graziano tavan)

Sezione Campania Romana al Mann: la statua equestre di Marco Nonio Balbo (foto graziano tavan)
All’incrocio dei due porticati dell’ala occidentale del Mann, in posizione strategica a chiudere le quinte architettoniche del percorso museale è la statua equestre di Marco Nonio Balbo in marmo bianco (20 a.C.), proveniente dall’area pubblica di Ercolano, di cui era personaggio molto influente. A onorarlo con questo monumento equestre sono gli abitanti della sua città natale, Nuceria.

Rilievo in marmo dalla necropoli di Porta Stabia di Pompei con momenti di giochi nell’anfiteatro (foto graziano tavan)
Chiudiamo questa breve passeggiata (ma la sezione Campania Romana riserva moltissime altre sorprese) con un rilievo in marmo bianco dalla Tomba di Alleio Nigidio Maio dalla necropoli di Porta di Stabia di Pompei con spettacoli nell’anfiteatro: sono rappresentati infatti tre momenti dei giochi offerti in vita dal defunto in toga al centro del primo registro.
Capua (Ce). Per gli “Appuntamenti al Museo di Capua il Luogo della Lingua festival” presentazione del libro di Paolo Giulierini “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici”. Interviene Carlo Rescigno (università della Campania)
A poco più di 24 ore dalla scadenza della proroga del suo mandato alla direzione del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini è ospite del museo Campano di Capua (Ce). Lunedì 13 novembre 2023, alle 18.30, nell’ambito degli “Appuntamenti al Museo di Capua il Luogo della Lingua festival”, per la direzione artistica di Giuseppe Bellone, presentazione del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici” (Rizzoli editore) di Paolo Giulierini. Interviene Carlo Rescigno, professore ordinario in Archeologia classica all’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, dipartimento di Lettere e Beni culturali, presidente CdA del museo Campano. Conduce Daniela De Rosa, professoressa del liceo “Salvatore Pizzi”. Saluti di Gianni Solino, direttore del museo Campano, in collaborazione con il liceo “Salvatore Pizzi”.

Copertina del libro “L’Italia prima di Roma. Sulle tracce degli antichi popoli italici”
L’Italia prima di Roma. Il nostro Paese ci appare il più delle volte come l’erede per eccellenza della civiltà romana. Non c’è nulla di più vero, ma se ci mettessimo in viaggio percorrendo l’Italia da nord a sud scopriremmo che prima ancora che Italiani siamo stati Italici: in ogni regione la toponomastica, i monumenti, i reperti archeologici, le tradizioni etnografiche, persino le abitudini alimentari e culinarie raccontano la storia di popoli antichi che a partire dall’Età del ferro si sono frequentati, confrontati, scontrati. Celti, Veneti, Liguri, Etruschi, Sardi, Latini, Sanniti, Lucani, Piceni, Campani, Punici, Enotri, Siculi e molti altri hanno lasciato ovunque nella penisola tracce profonde, preziose per capire com’era l’Italia prima dell’avvento di Roma. Con la competenza dell’esperto e il passo avvincente del divulgatore, Paolo Giulierini ci accompagna in un viaggio affascinante, ci presenta gli Italici che siamo stati, ne approfondisce il rapporto con il territorio, le modalità insediative, la religione, la lingua e la scrittura, senza tralasciare il fondamentale incontro con i Romani e quello che ne è seguito. Corredato da immagini, questo libro è al tempo stesso un saggio sulla meravigliosa complessità della storia del nostro Paese e una guida per innamorarsi, oltre che di tutte le sue bellezze, anche delle genti che lo hanno abitato in tempi remoti, e che ancora oggi ci parlano: non solo di loro ma anche di noi, da sempre popolo in cammino che a ogni tappa aggiunge un viandante alla carovana.
Martedì 14 novembre 2023, alle 12, in Auditorium, il museo Archeologico nazionale di Napoli ospiterà la presentazione del progetto “Positano: la Villa Romana si racconta”, vincitore del bando del ministero dell’Interno per i borghi d’arte, che prevede un’articolata compagna di valorizzazione, che farà anche tappa al Mann. L’incontro si potrà seguire in diretta Facebook sulla pagina del Mann. All’evento parteciperanno Paolo Giulierini, direttore del Mann, con “La villa romana nella nuova sezione Mediterranea”; Cherubino Gambardella, università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Giuseppe Guida, sindaco di Positano; Raffaella Bonaudo, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino; e Laura Valente, curatrice scientifica del progetto. Le conclusioni saranno affidate a Michele De Lucia, consigliere del ministro della Cultura per le politiche del Mediterraneo. In anteprima sarà presentato il fumetto “Isadora”, realizzato dalla Scuola Italiana di Comix.
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