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Aperta la XXVI Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto nel nome di Khaled Asaad, l’archeologo di Palmira decapitato dall’Isis. E sabato “instant movie” di Alberto Castellani con il ricordo personale di Asaad in un’intervista del 2004

All'archeologo Khaled Asaad, decapitato dall'Isis, è dedicata la XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico

All’archeologo Khaled Asaad, decapitato dall’Isis, è dedicata la XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico

La XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dal 6 al 10 ottobre 2015, nel nome di Khaled Asaad, l’archeologo di Palmira “la cui morte e sacrificio – ricorda Dario Di Blasi, direttore della rassegna – hanno dimostrato che la cultura non può coesistere con la guerra e che al tempo stesso è la premessa necessaria per la pace”. Ma non è tutto. Sabato 10 ottobre, durante la serata delle premiazioni dei film in concorso, ci sarà un omaggio ad Asaad con un “instant movie” del regista veneziano Alberto Castellani, che dieci anni fa aveva avuto l’onore di intervistarlo. Era il 18 agosto 2015 quando Khaled al-Asaad è stato ucciso a Palmira dopo aver difeso fino all’ultimo dalla furia dell’Is il sito archeologico, patrimonio dell’Unesco, decapitato dai jihadisti per non aver rivelato il nascondiglio di alcuni inestimabili reperti romani. E ora una petizione tutta italiana sulla piattaforma Change.org chiede la candidatura postuma al Nobel per la Pace di Khaled Asaad. A lanciare l’appello, sottoscritto finora da oltre 12500 utenti in soli 4 giorni, è Anna Murmura, che nella lettera indirizzata al Comitato per i Nobel e alle Accademie di Archeologia e Cultura classica ha chiesto che “l’anno prossimo in febbraio venga proposta la candidatura al Nobel per la pace alla memoria per Khaled Asaad, l’archeologo di Palmira morto per difendere i nostri beni culturali dalle onde barbariche e la cultura classica a cui dobbiamo molto. Difendere la cultura – conclude – vuol dire difendere la pace, la guerra e l’odio nascono dall’ignoranza. Khaled Asaad è un eroe di cui il mondo ha parlato e parla poco. Onore al grande archeologo e al grande uomo”. La petizione è stata sottoscritta anche da Di Blasi. “Ho firmato l’appello che mi è arrivato dal Perù tramite facebook da Giuseppe Orefici, archeologo italiano in sud-america,  per assegnare il premio Nobel per la pace a Khaled Asaad. I social network possono essere utili”.

Il poster ufficiale della XXVI Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto dal 6 al 10 ottobre 2015

Il poster ufficiale della XXVI Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto dal 6 al 10 ottobre 2015

Brilla sulla XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto la medaglia assegnata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, recapitata alla Fondazione Museo Civico di Rovereto alla vigilia della rassegna consacrata quest’anno al dibattito, quanto mai attuale, sul passato e sul presente della culla della civiltà. Il programma cinematografico e di conversazioni della XXVI edizione della Rassegna non si discosta da questo intento e offre un menu ricchissimo di quasi cento film e una decina d’incontri con protagonisti della ricerca archeologica, con la collaborazione preziosa del Centro Studi Ligabue e del Documentary & Experimental Film Center di Tehran che organizza annualmente una delle più importanti manifestazioni di documentari internazionali, ovvero Cinema Veritè. Novità di quest’anno, l’introduzione di una menzione speciale assegnata da un gruppo di Archeoblogger e l’assegnazione del premio speciale Cinem.A.Mo.Re (la Rassegna che promuove Religion Today Filmfestival, Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico e Trento Film Festival). Tra gli appuntamenti in cartellone, Di Blasi ricorda quelli del paesaggio preistorico delle nostre Dolomiti, l’Avventura dei primi uomini in Australia, i misteriosi obelischi in territorio curdo in Turchia, l’eccitante ricerca di un importante personaggio della corte di Hat-shep-sut, primo faraone donna, la ricostruzione della storia della Nike di Samotracia, la principale icona del Louvre parigino, la riscoperta della Verona romana nel suo impianto urbano e la ricostruzione grafica della sua complessa stratificazione archeologica, la storia e anche l’etnografia di tanti siti e luoghi dell’Iran attuale e dell’antica Persia, le splendide immagini di un vero e proprio museo all’aria aperta come quello del territorio del Mustang tibetano, robot sottomarini per scoprire antichi naufragi là dove l’uomo non potrà arrivare, la meravigliosa arte dei tappeti di Bijar e Tabriz, la scoperta dei popoli che abitarono Angkor e che forse ne furono gli artefici, un intrigo nella Bibbia che ci fa sospettare un Gesù sposato, un viaggio nelle varie forme di scrittura nell’antico Egitto, e ancora la provocazione: l’Iliade e l’Odissea possono aver avuto origine nei miti baltici e non in quelli mediterranei? Quanti misteri, quante scoperte e purtroppo quanta barbarie contro l’uomo e le tante sue realizzazioni e culture come in Iraq e in Siria. Quanta leggerezza, dimenticanza e disattenzione verso popoli che stanno per scomparire come i pigmei Babinga o i cavernicoli Tau’t Bato delle Filippine documentati da Giancarlo Ligabue. Partecipiamo quindi per combattere l’ignoranza, l’intolleranza e la barbarie, per la cultura e per la pace in ricordo di Khaled Asaad trucidato a Palmira per difendere l’uomo e la civiltà”.

Il tempio romano di Baalshimin a Palmira prima della distruzione

Il tempio romano di Baalshimin a Palmira prima della distruzione

E così arriviamo alla serata finale con il ricordo di Khaled Asaad nelle immagini che Alberto Castellani ha recuperato nei suoi archivi, tra ricordi ed emozioni di quell’incontro e di quella visita speciale di Palmira. “Il mio film – spiega Castellani – è un saluto di addio a un uomo di 82 anni che, presago dello scempio del Califfato Islamico, era riuscito a nascondere negli ultimi mesi in un luogo sicuro centinaia di statue. Prima che gli uomini della morte conquistassero la “sposa del deserto” e ne trucidassero il suo più fedele custode”. L’incontro con Asaad risale al 2004. “Si stavano levando i primi raggi del sole – ricorda il regista veneziano – quando Palmira ci apparve all’improvviso giù a valle in tutta la sua estensione. L’incontro con il professor Asaad era fissato per il primo pomeriggio: quindi avevamo tutto il tempo per ammirarla in quella magica versione di luce”. La visita alle rovine non era vincolata da orari . Il tempio di Baal invece era aperto dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19 con qualche riduzione in certi periodi dell’anno, in particolare durante il Ramadan. All’interno del museo era vietato fumare e toccare gli oggetti. “Ed è qui che il prof Khaled Asaad è stato ucciso dopo il tramonto con un coltello, davanti alla folla, dopo un mese di prigionia nelle mani degli estremisti dell’Isis”.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal

La distruzione del tempio di Baal a Palmira da parte dei miliziani dell'Isis

La distruzione del tempio di Baal a Palmira da parte dei miliziani dell’Isis

“Il destino di Palmira – ci raccontò il coraggioso direttore del sito Unesco – è quello di proporci testimonianze lungo un periodo di civiltà lungo più di 300 anni. Un autentico faro di civiltà nel contesto del mondo di allora. La sua arte non è però un miscuglio tra occidente ed oriente, una imitazione, per quanto raffinata. L’arte palmirena propone una rielaborazione che introduce ad uno stile assolutamente originale, personale. Un’arte in grado di affermare una identità locale, nel più vasto contesto del mondo orientale. Nell’accommiatarci gli proponemmo alcune immagini da noi girate a Maloula il piccolo villaggio cristiano della Siria che insieme ad altri due paesi vicini, è il luogo in cui viene ancora parlata la lingua aramaica, quella di Gesù. Asaad non ebbe alcuna esitazione. Ci mostrò una lapide e cominciò a leggere ad alta voce. Quel suono antico non lo ho mai dimenticato”. Poi, accomiatandosi, il professore invitò il regista e tutta la troupe a visitare il tempio di Baal, abbastanza vicino. “Ricordo allora di aver goduto, assieme ai miei compagni, di un privilegio inatteso: quello di essere gli unici visitatori. E di provare quasi una ebbrezza nel non condividere con nessuno i propilei, il recinto sacro, il portico, l’ampio cortile interno del tempio. Impossibile allora immaginare – conclude Castellani – che dieci anni più tardi una vampata di fuoco, fumo e polvere avrebbe distrutto quel tempio”.

Cento film, una retrospettiva della produzione cinematografica di Giancarlo Ligabue, una sezione sull’archeologia in Iran, il premio Paolo Orsi sulle Grandi civiltà con un occhio attento all’archeologia in guerra: ecco la XXVI Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto

Il poster ufficiale della XXVI Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto dal 6 al 10 ottobre 2015

Il poster ufficiale della XXVI Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto dal 6 al 10 ottobre 2015

Un mese. Ancora un mese e poi si accenderanno i riflettori sulla XXVI rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, promossa dal 6 al 10 ottobre 2015 dalla fondazione Museo Civico di Rovereto, sotto l’Alto patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio del ministero degli Affari esteri e del ministero per i Beni e le Attività culturali, il contributo di Comune di Rovereto, Provincia autonoma di Trento, Regione autonoma Trentino-Alto Adige, e la partecipazione della rivista Archeologia Viva e il Centro studi ricerche Ligabue. La rassegna quest’anno è impreziosita dal 12° premio “Paolo Orsi”, riconoscimento biennale, che sarà assegnato da una qualificata giuria internazionale che valuterà i film in concorso sul tema “Le grandi civiltà del passato”. Della giuria fanno parte Il regista iraniano Mahvash Sheikholeslami (Teheran), la francese Christine Chapon del Cnrs Images Festivals (Parigi), il produttore cinematografico tedesco Rüdiger Lorenz (Monaco di Baviera), l’archeologa e archivista italiana Daniela Cavallo (Roma). Tra gli ospiti come interscambio tra festival Shirin Naderi, responsabile internazionale di Documentary and Experimental Film Center (DEFC) di Tehran che organizza Cinema Veritè (http://www.defc.ir/en/).

L'antropologo Giancarlo Ligabue tra i pigmei della Nuova Guinea

L’antropologo Giancarlo Ligabue tra i pigmei della Nuova Guinea

In cartellone un centinaio di film, tra la sezione principale all’auditorium del polo culturale e museale “F. Melotti” di Rovereto, la sezione “Percorso archeologia & etnografia” nell’’aula magna del Palazzo dell’Istruzione in corso Bettini a Rovereto, e la sezione “Storia & archeologia in Iran” nella sala conferenze del Mart in corso Bettini a Rovereto. Senza dimenticare lo speciale di domenica 11 ottobre nella sala convegni “Fortunato Zeni” della fondazione Museo Civico in borgo S. Caterina di Rovereto, con quattro eccezionali film promossi dal Centro studi e ricerche Ligabue e in parte prodotti dalla Gedeon Programmes di Parigi, film oggi conservati negli Archivi della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. Si tratta di “Popolo delle asce di pietra” (1992), un documento eccezionale di Giancarlo Ligabue tra i pigmei cannibali della Nuova Guinea produttori di asce litiche come 20mila anni fa; “L’empreinte des dinosaures. L’impronta dei dinosauri” (2002), che documenta la scoperta di una mascella di uno dei più antichi sauropodi da parte di una missione paleontologica nell’Alto Atlante marocchino; “La tombe du prince kazakh (Scythe). La tomba del principe kazako (Scita)” (2002), storia di una spedizione alla ricerca dei cavalieri delle steppe asiatiche di più di duemila anni fa; “Karakoum, la civilisation des oasis. Karakoum, la civiltà delle oasi” (2002), con la campagna di scavo di una cultura di 4mila anni fa a Gonour Depè nel deserto del Karakoum in Turkmenistan.

Il Partenone di Atene: fu gravemente danneggiato nel 1687 da un bombardamento dei veneziani

Il Partenone di Atene: fu gravemente danneggiato nel 1687 da un bombardamento dei veneziani

Le Grandi civiltà del passato, e l’urgenza di farle conoscere e salvaguardarle: un tema di grande attualità e impegno, come spiega il direttore della Rassegna, Dario Di Blasi. “Le sconvolgenti immagini che ci arrivano dalla Siria e dall’Iraq, con la distruzione sistematica delle antichità assire di Nimrud e con le esplosioni che minacciano pericolosamente il meraviglioso sito della Palmira della regina Zenobia”, scrive Di Blasi nellla prefazione al programma della XXVI Rassegna, “ci angosciano per la mancanza assoluta di rispetto per le vite umane e per la storia millenaria dell’umanità. A noi questo sembra del tutto inedito, ma, se ci riflettiamo un attimo, scopriamo che anche nel nostro medioevo migliaia di monumenti come palazzi, mura difensive, basiliche e chiese vennero costruiti demolendo le vestigia greco-romane precedenti, che anche parte della  favolosa Biblioteca di Alessandria venne incendiata in seguito all’editto di Teodosio I nel 391 d.C, ostile alla “saggezza pagana” e che lo stesso Partenone di Atene venne distrutto con un esplosione paragonabile a un’eruzione per effetto di cannonate dell’esercito veneziano di Morosini dirette alla polveriera collocata dai turchi in quel monumento, arrivato quasi intatto fino al 1687 dal tempo di Pericle. Gli esempi potrebbero essere infiniti”.

La storia cancellata con l'esplosivo: così è stata distrutta dall'Is la città assira di Nimrud in Iraq

La storia cancellata con l’esplosivo: così è stata distrutta dall’Is la città assira di Nimrud in Iraq

“Con le nostre rassegne di cinema archeologico – continua – cerchiamo al contrario di enfatizzare l’esistenza o quantomeno la memoria di culture e civiltà che potrebbero scomparire, quando non lo siano già. In questa XXVI edizione dedicata alle Grandi Civiltà, ovvero alle nostre origini abbiamo chiesto la collaborazione del Centro Studi Ligabue, con i suoi preziosi archivi cinematografici, un Centro nato e cresciuto per la passione di Giancarlo Ligabue che ha dedicato la vita a decine di missioni archeologiche e paleontologiche in tutto il mondo, del Centro di produzione  Rai di Napoli di Luigi Necco, che negli anni della guerra del Golfo contro Saddam ha documentato il patrimonio dell’Iraq, e abbiamo l’impegno di una nazione come l’Iran che, sia pure in un contesto di sanzioni economiche e di ostilità internazionale, vuole tenacemente difendere e valorizzare la propria eredità culturale”.

Savino Di Lernia direttore della missione archeologica dell'università La Sapienza in Sahara

Savino Di Lernia direttore della missione archeologica dell’università La Sapienza in Sahara

Anche quest’anno la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto offre l’opportunità di approfondire alcuni temi con i diretti protagonisti nelle conversazioni all’auditorium Melotti curate dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti. Si inizia mercoledì 7 ottobre, alle 17.45, con Pietro Laureano, direttore generale di IPOGEA e presidente dell’International Traditional Knowledge Institute, che parlerà di “Oasi, acqua e antiche civiltà”. Giovedì 8 ottobre, sempre alle 17.45, sarà la volta di Savino di Lernia, direttore della missione archeologica dell’università la “Sapienza” di Roma nel Sahara (Libia, Tunisia, Algeria), che ci porterà alla drammaticità della cronaca: “Guerra o pace? Archeologia nel Sahara oggi”. Da non perdere anche l’incontro di venerdì 9 ottobre (ore 17.45), che affronta lo stesso tema ma in un quadrante diverso, il Vicino Oriente: Franco D’Agostino, direttore della missione archeologica dell’università la “Sapienza” di Roma ad Abu Tbeirah, in Iraq, interverrà infatti su “Iraq, l’archeologia come arma della speranza”. Ricco, come da tradizione, l’ultimo giorno della Rassegna. Sabato 10 ottobre si inizia alle 11 con Davide Domenici, direttore della missione archeologica italiana a Cahokia, in Illinois (USA), su “Fare ricerca archeologica negli Usa. Piramidi nel luogo sbagliato?” e si chiude alle 18 con due giornalisti, Viviano Domenici e Adriano Favaro, rispettivamente scrittore-giornalista ex responsabile pagine scientifiche del Corriere della Sera e giornalista-direttore di Ligabue Magazine, i quali ripercorreranno “L’avventura di Giancarlo Ligabue. Una grande passione per la scienza”.

Siria. L’Isis distrugge due antichi mausolei islamici a Palmira, perché “simbolo del politeismo”. Per ora l’antica città romana, patrimonio Unesco, è stata risparmiata

Lo monumentali rovine di Palmira, patrimonio dell'Unesco, dominata dal mausoleo islamico dello sheikh Mohammad Ben Ali

Lo monumentali rovine di Palmira, patrimonio dell’Unesco, dominata dal mausoleo islamico dello sheikh Mohammad Ben Ali

Palmira a rischio distruzione da parte delle milizie jihadiste dell’Isis. Un evento temuto, annunciato, ma per ora rimasto – in parte – solo una minaccia. Perché se è vero che al momento non ci sono prove che l’Isis abbia infierito sulla città romana, patrimonio dell’Unesco, è invece certo che sono stati fatti saltare in aria due antichi mausolei, tra cui quello dello sheikh Mohammad Ben Ali, vicino al sito archeologico romano, ritenuti “un simbolo del politeismo”. Appena due giorni fa, in piena avanzata jihadista, era anche trapelato che l’Isis aveva piazzato mine e ordigni nella città vecchia. Per timore di distruzioni centinaia di statue e reperti del sito siriano erano stati trasferiti in altre località il mese scorso quando i jihadisti erano penetrati nella parte moderna della città. Ma poi questa notizia era stata smentita da Ahmad Daas, attivista politico siriano dell’opposizione, secondo cui le notizie circolate al riguardo “sono false”: “Non è vero che l’Is ha collocato degli ordigni tra le rovine di Tedmor e i rapporti che ne parlano sono imprecisi e si basano su fotografie fasulle scattate da alcuni cittadini”, smentendo quanto circolato nei giorni scorsi sui media e sugli osservatori per i diritti umani.

Il colonnato di Palmira, punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano

Il colonnato di Palmira, punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano

La Sposa del Deserto. Dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, Palmira fiorì nell’antichità come punto di sosta per le carovane di viaggiatori e mercanti che attraversavano il deserto siriano ed ebbe un notevole sviluppo fra il I e il III secolo d.C. Per questo motivo fu soprannominata la “Sposa del deserto”. Il nome greco della città, “Palmyra”, è la traduzione fedele dall’originale aramaico, Tadmor, che significa “palma”. La città è citata nella Bibbia e negli annali dei re assiri, ma in particolare la sua storia è legata alla regina Zenobia che si oppose, secondo la tradizione, ai romani e ai persiani. Poi venne incorporata nell’impero romano e Diocleziano, tra il 293 e 303, la fortificò per cercare di difenderla dalle mire dei Sassanidi facendo costruire, entro le mura difensive, ad occidente della città, un grande accampamento con un pretorio ed un santuario per le insegne per la Legio I Illirica. A partire dal IV secolo le notizie su Palmira si diradano. Durante la dominazione bizantina furono costruite alcune chiese, anche se la città aveva perso importanza. L’imperatore Giustiniano, nel VI secolo, per l’importanza strategica della zona, fece rinforzare le mura e vi installò una guarnigione. Poi sotto il dominio degli arabi la città andò in rovina.

Il mausoleo islamico di Mohammad Ben Ali, discendente del cugino del Profeta Maometto sulla cima di una collinetta a circa 4 chilometri dal sito romano prima dell'esplosione

Il mausoleo islamico di Mohammad Ben Ali, discendente del cugino del Profeta Maometto sulla cima di una collinetta a circa 4 chilometri dal sito romano prima dell’esplosione

Qui sopra, il momento dell'esplosione provocato dai miliziani jihadisti dell'Isis; sotto, quel che resta del mausoleo dopo l'esplosione

Qui sopra, il momento dell’esplosione provocato dai miliziani dell’Isis; sotto, quel che resta del mausoleo

palmira2La distruzione dei Mausolei. L’Isis, attraverso il suo “braccio mediatico” Wilayat Homs, ha pubblicato due foto del mausoleo islamico di Mohammad Ben Ali, discendente del cugino del Profeta Maometto – una costruzione in pietra e fango consumata dall’erosione, in fango sulla cima di una collinetta a circa 4 chilometri dal sito romano – prima e nel momento dell’esplosione, in cui si vedono le pietre proiettate in tutte le direzioni e pennacchi di polvere. Il servizio è intitolato “L’eliminazione dei simboli politeisti”. Si vedono inoltre di militanti che trasportano l’esplosivo al sito storico. L’Onlus, citata dai media, ha confermato l’avvenuta distruzione, e quella di un altro sacrario islamico antico, quello di Abu Behaeddin, una figura storica di Palmira. I jihadisti dell’Isis “considerano questi mausolei islamici contrari alla fede”, cioè una forma di idolatria, e perciò “hanno proibito qualsiasi visita ad essi”, ha detto, citato da Newsweek, Maamoun Abulkarim, direttore delle antichità del governo siriano. Finora non risultano invece essere state distrutte le rovine romane di Palmira del I e II secoli.

“Cibo e archeologia”: a Milano giornata dedicata al Vicino Oriente dall’epopea dell’ulivo in Palestina alla via delle spezie tra Roma e l’Oriente, ai mosaici di Giordania. Contributi da esperti di cinque università italiane. Castellani porta il film “Sulla via di Petra”

Alla Biblioteca Ambrosiana di Milano la “Giornata di Archeologia e Storia del Vicino e Medio Oriente” dedicata a "Cibo e archeologia"

Alla Biblioteca Ambrosiana di Milano la “Giornata di Archeologia e Storia del Vicino e Medio Oriente” dedicata a “Cibo e archeologia”

La locandina della giornata di studio su "Cibo e archeologia"

La locandina della giornata di studio su “Cibo e archeologia”

“Cibo e archeologia”: proprio mentre all’Expo Milano 2015 si discute e approfondisce il tema “Nutrire il pianeta, energia della vita” guardando ai problemi alimentari di oggi e a come risolverli per il futuro, la rivista Terrasanta organizza – proprio con il patrocinio di Expo 2015 – per sabato 9 maggio alla Biblioteca Ambrosiana di Milano la “Giornata di Archeologia e Storia del Vicino e Medio Oriente”, promossa da Fondazione Terra Santa, Biblioteca Ambrosiana  e Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme sul tema “Cibo e archeologia”. Un’intera giornata dedicata all’archeologia e alla storia del Vicino Oriente, con un filo conduttore: il cibo. Dall’epopea dell’ulivo in Palestina, alle vie delle spezie che collegavano Roma e l’Oriente, senza dimenticare le rappresentazioni di frutti della terra e cacciagione che costellano i mosaici bizantini della Giordania. Ma anche un’occasione per denunciare lo scempio dei siti archeologici che sta avvenendo in Medio Oriente a causa delle distruzioni operate dai terroristi del sedicente Stato islamico e dai conflitti in corso in Siria e in Iraq. La partecipazione è gratuita ma è necessaria l’iscrizione. Per prenotazioni e informazioni: ufficiostampa@terrasanta.net, tel. 02 34592679.

Un mosaico antico con raffigurato un grappolo d'uva

Un mosaico antico con raffigurato un grappolo d’uva. A Milano si parla di “archeologia e cibo”

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Intenso il programma della giornata scandita dagli interventi di professori universitari provenienti da cinque atenei: l’Università degli Studi e la Cattolica di Milano, L’Orientale di Napoli, l’Università Ca’ Foscari di Venezia e lo Studium Biblicum di Gerusalemme. Si inizia alle 9.30, saluti e introduzione; 10, prof. Giovanni Gianfrate su “L’olio della vita. L’epopea millenaria dell’ulivo in Palestina”; 10.30, prof.ssa Maria Teresa Grassi, Università degli Studi di Milano, su “Dall’Oriente a Roma: le vie delle spezie”; 11, prof. Emanuele Ciampini, Università Ca’ Foscari, Venezia, su “Il cibo nella terra del Nilo: alcuni aspetti dalla cultura alimentare nell’antico Egitto”; 11.30, prof. Gianantonio Urbani, Studium Biblicum Franciscanum, Gerusalemme, su “Cibo, feste, lavoro: vita quotidiana a Nain, villaggio di Galilea del I sec. d.C”; 12, prof.ssa Elena Lea Bartolini De Angeli, Ist. Superiore di Scienze Religiose, Milano, su “Le offerte sacrificali nel Tempio di Gerusalemme: il cibo di Dio e la convivialità umano-divina”; 12.30, Video omaggio a fra Pietro Kaswalder (Christian Media Center di Gerusalemme); 14, “Sulla via di Petra” film di Alberto Castellani (vedi archeologiavocidalpassato https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2013/11/28/a-bologna-petra-inedita-nel-film-di-castellani/), a cura della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto; 15, Carla Benelli, ATS, Custodia di Terra Santa, su “Frutti della terra e fauna nei mosaici bizantini di Giordania e Palestina”; 15.30, prof.ssa Claudia Perassi e dott. Alessandro Bona, Università Cattolica di Milano, su “Cibo e acqua in una città carovaniera. I dati della ‘tariffa di Palmira’”; 16, Presentazione Festival Biblico 2015 e Linfa dell’ulivo; 16.15, prof. Alessandro Cavicchia, Studium Biblicum Franciscanum, Gerusalemme, presenta il libro “Il Liber Annuus LXIV – 2014”; 16.45, prof. Giovanni Canova, Università di Napoli “L’Orientale”, su “Il pane e la sua preparazione in Egitto meridionale”; 17.15 prof. Paolo Nicelli, Biblioteca Ambrosiana, su “Il codice Ms. Arabo A 125 inf. – Al-Muhtār bin Hasan Ibn Butlān, Risālat Da‛wat al-atibba’ (Il Simposio dei medici), sec. XIII”.

La ricerca archeologica e la salvaguardia del patrimonio culturale deve fare i conti con le guerre: qui siamo in Siria

La ricerca archeologica e la salvaguardia del patrimonio culturale deve fare i conti con le guerre: qui siamo in Siria

Spezie: la loro storia è anche la storia dei rapporti tra Oriente e Occidente

Spezie: la loro storia è anche la storia dei rapporti tra Oriente e Occidente

Maria Teresa Grassi, docente di archeologia all’Università statale di Milano, tra i partecipanti alla Giornata di studio, ben rappresenta i due momenti dell’incontro: l’approfondimento sul cibo, affrontando il tema “Dall’Oriente a Roma: le vie delle spezie”; e l’archeologia in guerra, portando la sua esperienza come co-direttore, per quattro anni, della missione archeologica italiano-siriana a Palmira, interrotta dal conflitto. “Il sito di Palmira – spiega – forse è stato risparmiato in parte dalle distruzioni grazie alla sua natura di oasi circondata dal deserto. Ci sono altri famosi siti, come Dura Europos e Apamea, che le foto satellitari mostrano largamente distrutte: “irrimediabilmente perdute”, come si è espressa una archeologa francese. Il nostro pensiero va ai tanti operai che lavoravano alla missione archeologica e alla popolazione che viveva di queste ricerche oltre che del turismo. Il sito web del Progetto Palmira che continuiamo a curare è il nostro modo per continuare a stare loro vicini e immaginare di poter tornare presto a parlare della Siria in modo diverso dalla guerra”. Ma poi si parlerà – come si diceva- soprattutto di cibo: dall’ulivo in Palestina, alle vie delle spezie. “Oggi il sapore del pepe per noi è normale, ma probabilmente deve essere sembrato molto strano a chi, venendo dal mondo romano, lo ha assaggiato la prima volta”, assicura. “Il pepe racconta una storia di rapporti a lungo raggio dell’impero romano e dell’Occidente che va oltre il Mediterraneo, il Mare nostrum. Il pepe, arrivato a Roma in età repubblicana, era prodotto esclusivamente sulla costa sud occidentale dell’India e i romani ne importavano grandi quantità, perché ne facevano un uso amplissimo in cucina non solo per vivacizzare i sapori, ma anche per conservare i cibi. C’è un un famoso trattato di cucina ad opera di Apicio – “De re coquinaria”, L’arte culinaria – nel quale il pepe compare in quasi in tutte le salse. Non per niente il direttore del British Museum, Neil MacGregor nel libro “La storia del mondo in 100 oggetti”, tra i pochissimi oggetti scelti per raccontare la storia di Roma ha segnalato la pepaiola del tesoro di Hoxne, contenitore in argento per il pepe. Le vie lungo le quali sono state commerciate le spezie e il pepe hanno determinato il sorgere e il decadere di importanti città carovaniere, come Palmira in Siria, nelle quali le grandi ricchezze accumulate in virtù dei commerci hanno incoraggiato ambizioni imperiali nonostante si trattasse di un piccolo centro nel deserto uguale a tanti altri”.