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“Transumanza. Popoli, vie e culture del pascolo”: al museo delle Civiltà a Roma Eur la quinta edizione di Archeofest 2018, il festival di Archeologia sperimentale

Manifesto di Archeofest 2018 “Transumanza. Popoli, vie e culture del pascolo” al Muciv di Roma Eur

“Transumanza. Popoli, vie e culture del pascolo” è il tema della quinta edizione di Archeofest dal 4 al 6 maggio 2018, che per il secondo anno è ospitato al museo delle Civiltà – museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini” in piazza Guglielmo Marconi a Roma Eur. Archeofest, il festival di Archeologia sperimentale, è ideato e organizzato dall’associazione Culturale Paleoes – eXperimentalTech ArcheoDrome in collaborazione con il museo delle Civiltà, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e l’istituto centrale per la Demoetnoantropologia. “Sperimentare è un ottimo metodo per comprendere e imparare”, è il motto di Archeofest 2018. Spiegano gli organizzatori di Paleoes: “Sperimentare la Storia, attraverso attività manuali e lo studio delle tecnologie antiche, ci consente di trasformarla da bagaglio nozionistico ad agire quotidiano. Lo studio della Preistoria e della Storia, attraverso l’Archeologia sperimentale, non si limita al racconto delle tecnologie usate nel passato, ma porta alla riscoperta del mondo naturale in cui vivevano i nostri antenati e dal quale ricavavano il necessario per il vivere quotidiano. L’Archeologia sperimentale è un importante strumento di recupero del rapporto con la natura, ma anche lo strumento didattico per comprendere una storia che da millenni accompagna il nostro cammino”.

Archeologia sperimentale con l’associazione Paleoes

Intenso il programma di Archeofest 2018, che ha avuto un’anteprima sabato 28 aprile 2018 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con un incontro sull’archeologia partecipata: “Aspettando Archeofest 2018. Archeologia sperimentale, Archeologia partecipata e condivisione del Sapere”. Si inizia venerdì 4 maggio 2018, al museo delle Civiltà; alle 15, convegno “Transumanza. Popoli, vie e culture del pascolo”; dalle 15 alle 18, MERCAtrio: aree espositive e sperimentali per il pubblico con laboratori di archeologia sperimentale. Sabato 5 maggio 2018, al museo delle Civiltà: dalle 9.30 alle 18.30, convegno “Transumanza. Popoli, vie e culture del pascolo”; dalle 10 alle 18.30, MERCAtrio: aree espositive e sperimentali per il pubblico con laboratori di archeologia sperimentale; 18.30, Rossano Munaretto, TATLAS, i suoni della terra, il soffio dell’anima. Domenica 6 maggio 2018, al museo delle Civiltà: dalle 10 alle 18, MERCAtrio: aree espositive e sperimentali per il pubblico con laboratori di archeologia sperimentale. Sono previsti interventi musicali e la partecipazione delle famiglie di transumanti. Per info e prenotazioni: www.paleoes.com, mail: scrivi@paleoes.com, cell: 3913283400, tel: 0654952243.

Roma, al museo delle Civiltà all’Eur arriva la “coppia inseparabile”: sono le statue in terracotta di Dewi Sri e Sadono, divinità del pantheon indonesiano, recuperate dai carabinieri a Monte Tuscolo

Le statue in terracotta di Dewi Sri e Sadono recuperate dai carabinieri nei pressi di Roma e consegnate al museo delle Civiltà all’Eur (foto su gentile concessione del museo delle Civiltà)

Una fase dei restauri nel Laboratorio di conservazione e restauro del Muciv (foto su gentile concessione del museo delle Civiltà)

Nel pantheon indonesiano rappresentano Loro Blonyo, la “coppia inseparabile”: lei è Dewi Sri, dea della fertilità e dei raccolti di riso, lui è Sadono, il suo sposo. Due statuette in terracotta, databili tra il XVIII e il XIX secolo, di Dewi Sri e di Sadono, originarie della regione di Yogyakarta (Giava centrale), sono state rinvenute casualmente in località Monte Tuscolo nel territorio di Monteporzio Catone, vicino a Roma, e  consegnate al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che le ha affidate in custodia all’Ufficio Sequestri del Museo delle Civiltà, museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”, dove sono state sottoposte a un attento restauro da parte del Laboratorio di conservazione e restauro del Muciv. “L’ambiente di giacitura subaereo esterno”, spiegano gli esperti, “le ha esposte, nel tempo, all’azione aggressiva di svariati fattori di degrado quali: sbalzi termici, acqua, infiltrazioni saline, vento, luce, sostanze acide, inquinamento, organismi biologici”. Le due figure, una maschile e una femminile, sono realizzate in ceramica a pasta porosa tramite formatura manuale. Le ricche vesti,  gli ornamenti, le acconciature e i copricapo, sono resi dalla lavorazione dell’argilla. Sono rappresentate in posizione seduta sui talloni col busto eretto e le braccia  rilassate poggiate sulle cosce (Vajrasana – posizione del diamante), con espressione di meditazione assorta e di ieratico distacco.

La “coppia inseparabile” della dea delle fertilità Dewi Sri e del suo sposo Sadono: le statue dopo i restauri da martedì 13 febbraio esposte al Muciv (foto su gentile concessione del museo delle Civiltà)

Martedì 13 febbraio 2018, alle 11, nella sala conferenze del museo “Luigi Pigorini”, una delle sedi espositive del Muciv, all’Eur, “Conferenza sui beni culturali recuperati dal nucleo operativo dei Carabinieri TPC” durante la quale saranno consegnate le due statuette in terracotta di Dewi Sri e Sadono alla presenza del colonnello Alberto Deregibus, vice comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, e del tenente colonnello Nicola Candido, comandante del Reparto Operativo CC TPC. Al termine della conferenza, durante la quale i reperti recuperati saranno esposti, le due opere d’arte verranno consegnate dai Carabinieri TPC al direttore del museo delle Civiltà, Filippo Maria Gambari, per la loro definitiva esposizione al pubblico.

Roma. Seconda tappa verso la nuova sede del museo nazionale di Arte Orientale. All’Eur, il Muciv apre due mostre: una con i reperti delle missioni archeologiche italiane dell’Ismeo in Libia, l’altra con i reperti dagli scavi in Pakistan, Iran e Afghanistan

Il museo Pigorini si affaccia su piazza Marconi all’Eur ospita la prima selezione di oggetti delle collezioni del Mnao

A dicembre 2017 più di 650 preziosi reperti provenienti dalla Spagna moresca alla Birmania, dall’Iran all’area himalayana, dall’India alla Corea, esposti in oltre 60 vetrine allestite al museo nazionale Preistorico ed Etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma. Ora due nuove importanti mostre temporanee: “Impressioni d’Africa” e “Città, palazzi e monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”: il work in progress “Aperti per lavori” procede come da programma che, per la fine del 2019, vedrà l’apertura del museo nazionale di Arte Orientale “Giuseppe Tucci” nella nuova sede in piazza Marconi all’Eur, con oltre 10mila mq di nuovi percorsi espositivi e spazi per servizi aggiuntivi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/12/20/roma-a-50-giorni-dalla-chiusura-di-palazzo-brancaccio-al-pigorini-delleur-apre-la-mostra-aperti-per-lavori-con-la-prima-selezione-di-650-oggetti-delle-collezioni-del-museo/). L’appuntamento venerdì 2 febbraio 2018 alle 16.30 al museo delle Civiltà, negli spazi del museo delle Arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” all’Eur, per l’inaugurazione di due importanti mostre temporanee: “Impressioni d’Africa” e “Città, palazzi e monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”, a coronamento dell’allestimento provvisorio delle collezioni d’arte orientale, trasportate dalla precedente sede di Palazzo Brancaccio in via Merulana. Le mostre sono state realizzate nel quadro delle molteplici attività di valorizzazione e promozione del prestigioso patrimonio acquisito dal Museo delle Civiltà che ha accorpato in sé, in base alla Riforma Franceschini, quattro importanti musei romani: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo dell’arte orientale “Giuseppe Tucci”.

L’arco dell’imperatore Marco Aurelio a Tripoli in un’immagine dei primi del Novecento

La mostra “Impressioni d’Africa” è aperta al museo delle Arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria” all’Eur

La prima mostra, allestita in sala Loria, “Impressioni d’Africa”, a cura di Egidio Cossa, Mariastella Margozzi e Margherita Bedello, ci porta alle collezioni di quello che fu il museo Italo-africano di Roma: racconta, attraverso dipinti, sculture e oggetti d’artigianato, le peculiarità di una collezione ricca e particolare, sulla quale le vicende storiche e culturali seguite alla seconda guerra mondiale e alla fine del colonialismo, hanno calato un progressivo e prudente sipario. Si tratta di un numero assai elevato di oggetti, tra cui diverse migliaia di carattere etnografico e centinaia di carattere militare ed economico, testimonianze della storia italiana in Africa, delle conquiste, dei rapporti con le popolazioni locali, delle produzioni agricole e artigianali preesistenti alle conquiste coloniali e poi inglobate nell’economia nazionale. I materiali scelti per la mostra vengono presentati per la prima volta al pubblico dopo l’acquisizione dal museo delle Civiltà della collezione che fino a qualche anno fa apparteneva all’IsMEO – Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. Il contesto e l’allestimento in cui oggi essa viene proposta al pubblico è certo quello più adatto a farne scoprire e comprendere pienamente l’interesse artistico e tutta la valenza storica e antropologica. In Africa settentrionale, infatti, sono state portate avanti importanti campagne di scavo archeologico italiane: non è un caso che parte cospicua della mostra sia dedicata alla documentazione delle rovine di Leptis Magna, presentate attraverso il prezioso plastico realizzato all’inizio degli anni Trenta direttamente sul sito archeologico libico e accompagnate da fotografie d’epoca, incisioni e dipinti che raccontano le vicende relative allo scavo e la grande suggestione che scaturì dalla scoperta dell’antica città romana. Ognuna delle opere esposte costituisce una documentazione insostituibile di un’epoca e di un pensiero sull’Africa che, nonostante il tempo trascorso, riesce a restituire il fascino di un’esperienza condivisa da moltissimi artisti tra ‘800 e ‘900, dagli ottocentisti orientalisti come Pompeo Mariani, Augusto Valli, Giorgio Oprandi, Giuseppe Valeri ai più realistici pittori di Colonia, animati dal desiderio di raccontare il quotidiano di quelle terre e di quei popoli senza il velo poetico dei primi, come Eduardo Ximenes, Teodoro Wolf Ferrari, Mario Ridola, Giuseppe Rondini, Milo Corso Malverna.

Un rilievo dell’arte di Gandhara esposto nella mostra “Città, palazzi, monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”

La seconda mostra, in sala Dossier, “Città, palazzi, monasteri. Le avventure archeologiche dell’IsMEO/IsIAO in Asia”, a cura di Gabriella Di Flumeri, Laura Giuliano, Michael Jung e Giovanna Lombardo, ci fa rivivere le missioni in Pakistan nella Valle dello Swat, in Afghanistan nella regione di Ghaznì e in Iran, nella regione orientale del Sistan. Le ricerche archeologiche furono condotte dall’IsMEO (Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente) fondato nel 1933 da Giovanni Gentile e dall’insigne tibetologo Giuseppe Tucci, che già a partire dal 1929 aveva intrapreso una serie di viaggi di studio e di scoperte nella regione himalayana e che nel 1947 assunse la carica di presidente dell’Istituto, dando nuovo impulso alle ricerche archeologiche in Asia. Tra il 1950 e il 1955 vengono condotte diverse spedizioni in Nepal, in particolare nell’area del Karakorum, e della seconda metà degli anni cinquanta solo le felici campagne archeologiche in Pakistan, Afghanistan e in Iran. L’attività della Missione Archeologica Italiana dell’IsMEO/IsIAO in Pakistan, iniziata nel 1956 è proseguita fino a oggi. I primi scavi sistematici vennero condotti nell’abitato di epoca storica di Udegram e nell’area sacra buddhistica di Butkara I, ove furono rinvenuti numerosissimi rilievi in scisto appartenenti all’Arte del Gandhara aventi come soggetto la vita del Buddha storico.

Il primo scavo sistematico di Shahr-e Sokhta fu diretto da Maurizio Tosi (Ismeo) dal 1967

Il sito Shahr-e Sokhta la “città bruciata”, in Iran, è fondamentale per lo studio dello sviluppo culturale nell’Altopiano iranico; la città, infatti, fu importante per la lavorazione e il commercio a lunga distanza delle pietre semipreziose. I materiali di questo sito, ceramiche, ami, punte di lancia, sigilli, documentano lo sviluppo di un centro urbano proprio nel momento della nascita e della diffusione dell’urbanizzazione nel Vicino Oriente. Infine, sono esposti i reperti provenienti da Ghazni, in Afghanistan, tra questi meritano particolare attenzione soprattutto i marmi dal palazzo, scavato dalla Missione Archeologica Italiana tra il 1958 e il 1966 e datato all’XI secolo; oltre ad essere una rara testimonianza dell’architettura palaziale medioevale, il palazzo costituisce, con la sua lunga iscrizione in versi persiani, un esempio di come l’eredità iranica pre-islamica sia stata recuperata all’interno della comunità musulmana.

Roma, a 50 giorni dalla chiusura di Palazzo Brancaccio al Pigorini dell’Eur apre la mostra “Aperti per lavori” con la prima selezione di 650 oggetti delle collezioni del museo di Arte orientale “Tucci”. E a gennaio mostra sulle missioni Ismeo, dallo Swat in Pakistan a Ghanzi in Afghanistan a Shahr-e Sokhta in Iran

Il museo Pigorini si affaccia su piazza Marconi all’Eur ospiterà la prima selezione di oggetti delle collezioni del Mnao

Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Chiudere per rinascere. Lasciare la vecchia sede nel cuore di Roma per raddoppiare gli spazi espositivi nella nuova all’Eur. Il direttore del museo delle Civiltà, Filippo Maria Gambari, l’aveva detto, respingendo ogni accusa e polemica: per il museo d’Arte orientale “Giuseppe Tucci” il 31 ottobre 2017 non si celebra il de profundis. Semplicemente – anche se si tratta di un progetto complesso e ambizioso – le ricche e preziose collezioni hanno lasciato Palazzo Brancaccio in via Merulana a Roma, ormai inadeguato perché si tratta di una residenza privata data in affitto, e iniziato a traslocare in piazza Marconi all’Eur: un’operazione di almeno tre anni (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/10/31/il-museo-nazionale-darte-orientale-giuseppe-tucci-a-roma-non-chiude-ma-raddoppia-il-direttore-del-muciv-anticipa-lambizioso-progetto-per-il-trasferimento-in-tre-an/). Sono passati cinquanta giorni dalla chiusura della sede di Palazzo Brancaccio, e all’Eur arrivano le preziose collezioni del museo Tucci: un laborioso e impegnativo trasferimento del museo d’arte orientale che si prevede di concludere per la fine di gennaio 2018. Intanto ecco il primo evento.

Il ritratto di Batmalkû e Hairan sul rilievo funerario palmireno conservato al museo Tucci di Roma

In attesa dell’innovativa esposizione negli spazi recentemente acquisiti dal Mnao programmato per la fine del 2019, giovedì 21 dicembre 2017, alle 16:30 si inaugura la mostra “Aperti per lavori” che consentirà al pubblico di rivedere nel contesto dei locali del museo Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” tutte le sezioni del museo d’Arte orientale: più di 60 vetrine con oltre 650 preziosi reperti provenienti dalla Spagna moresca alla Birmania, dall’Iran all’area himalayana, dall’India alla Corea. “Aperti per lavori” è una mostra  temporanea destinata a crescere nel tempo – spiega la direzione del Muciv –: “Man mano che gli oggetti arriveranno all’Eur sarà arricchita, rendendo il pubblico partecipe di questo work in progress”. Insieme alla celebre stele di Palmira, alle porcellane cinesi, alle armature giapponesi, alle divinità tibetane, ai celandon coreani e ai rilievi del sud Arabia, i visitatori troveranno fin dal 21 dicembre anche nuovi percorsi descrittivi che consentiranno di riavviare da subito l’importante attività didattica e culturale precedentemente svolta nella vecchia sede di via Merulana. “Entro la fine di gennaio sarà poi aperta al pubblico una mostra tematica temporanea sulle missioni archeologiche dell’IsMEO, presso l’altra sede del museo delle Civiltà nel Palazzo delle arti e tradizioni popolari, nella quale saranno esposti i rarissimi fregi di arte del Gandhara nella valle dello Swat in Pakistan, con episodi della vita del Buddha, i preziosi marmi dal Palazzo del Sultano Mas’ud III a Ghazni in Afghanistan e i reperti provenienti dall’antica città di Shahr-i Sokhta sulle vie carovaniere tra Vicino Oriente e Asia centrale”.

Il museo nazionale d’Arte orientale “Giuseppe Tucci” a Roma non chiude ma raddoppia: il direttore del Muciv anticipa l’ambizioso progetto per il trasferimento in tre anni delle collezioni da Palazzo Brancaccio in via Merulana all’Eur. Ecco i progetti di mostre e allestimenti temporanei fino all’apertura nel 2019

Palazzo Brancaccio, sede storica del museo nazionale d’Arte orientale “Giuseppe Tucci”, in via Merulana a Roma

Cosa c’è di vero nella chiusura del museo nazionale d’Arte orientale “Giuseppe Tucci” in via Merulana a Roma il 31 ottobre 2017? Che fine faranno le preziose collezioni? Sono solo notizie false, quelle fake news di cui tanto si parla? Respinge tutti questi allarmi Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, istituto autonomo che ha accorpato il museo Tucci, e che da tempo è bersaglio di petizioni, manifestazioni, post, con domande sul futuro del museo e delle sue collezioni, sulla valorizzazione del suo patrimonio, sulla possibilità di poterlo rivedere. Gambari non si limita a smentire che la chiusura del 31 ottobre sia la tomba del Mnao, ma cerca di rispondere a ogni dubbio sollevato anticipando quanto verrà illustrato al pubblico nell’incontro “Aperti per lavori. Le prospettive e i progetti del museo delle Civiltà”, in programma il 1° novembre 2017, alle 10.30, al museo Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma. Così si scopre che c’è un preciso progetto di potenziamento delle collezioni di via Merulana, finanziato come investimento con circa 10 milioni di euro su fondi Cipe nel triennio 2017-2019: “Un passo di adeguamento e potenziamento del museo delle Civiltà”, sottolinea Gambari, “ma anche un’occasione unica per una reale rinascita e innovazione del museo d’Arte orientale Giuseppe Tucci”.

Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Tre anni per rinascere. Il direttore del Muciv snocciola le tappe del progetto. “Si parte in dicembre 2017 con la mostra “Aperti per lavori”:  su una superficie circa pari all’attuale superficie museale saranno disponibili al pubblico, in una mostra temporanea negli spazi disponibili del museo Preistorico etnografico nazionale Pigorini, i più rappresentativi materiali delle diverse sezioni del museo (circa un 40% del totale). A gennaio 2018 è prevista una prima presentazione antologica temporanea delle collezioni Ismeo e Isiao nei locali del museo di Arti e tradizioni popolari. Verso maggio 2018 si inaugurerà nel Salone delle Scienze del museo Pigorini una mostra temporanea di costumi cinesi, in occasione degli scambi Italia-Cina nell’ambito del progetto Via della Seta 4.0. Verso ottobre, per il centocinquantenario dell’avvio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Thailandia, si inaugurerà una grande mostra in cui saranno esposti, con altri in prestito, i reperti da quest’area provenienti dalle collezioni del museo d’Arte orientale e del museo Pigorini. Nel 2019 saranno aperti gradualmente tutti i nuovi allestimenti delle sezioni d’arte orientale, aggiornati e finalmente resi consoni ai principi più avanzati della museografia europea, nei nuovi spazi Inail a lato dello sviluppo delle sezioni Preistoriche ed etnografiche (che si estendono su una superficie che risulta oltre il doppio delle attuali e più fruibile), con caffetteria, bookshop, oggettistica e tutto quanto risulta indispensabile per un museo nazionale contemporaneo, concepito come aperto e inclusivo e non come un salotto antiquario. Tutto questo ovviamente non era e non sarebbe mai stato possibile a Palazzo Brancaccio in via Merulana”.

Il museo Pigorini si affaccia su piazza Marconi all’Eur dove si articoleranno tutte le sedi del museo delle Civiltà

Il Mnao muoverà dunque dal centro storico di Roma all’Eur. Proprio il museo delle Civiltà, come previsto alla sua fondazione nel 2016, è al momento fortemente impegnato nel trasferimento – e nel riallestimento molto rapido all’Eur in nuovi spazi messi a disposizione dall’Inail sempre nel complesso di piazza Guglielmo Marconi – del museo d’Arte orientale “Giuseppe Tucci”. “Un compito complesso”, continua Gambari, “perché è la prima volta, dallo spostamento un po’ tumultuoso all’Eur del museo Pigorini tra il 1975 e il 1977, che si rilocalizza in Roma un grande museo nazionale. Ben consapevoli di questo, dopo un’approfondita fase di progettazione, si è giunti al programma di lavoro che tutto il personale del Muciv, che comprende anche il personale del Mnao con tutti gli specialisti delle singole sezioni, sta affrontando con grande professionalità e senso di responsabilità”. Attualmente le collezioni in via Merulana sono fruibili solo in parte perché, anche senza contare i depositi, circa un quarto delle sale espositive sono chiuse al pubblico, a causa di un principio di incendio per un cortocircuito dell’impianto di condizionamento nell’agosto 2016, che ha costretto a uno sgombero d’urgenza il museo.

I preziosi interni di Palazzo Brancaccio che ha ospitato le collezioni di arte orientale

Il museo d’Arte orientale occupa gli spazi di Palazzo Brancaccio in via Merulana a Roma dal 1957. “Quella sede, provvisoria e in affitto da privati, fu scelta solo perché sede dell’Ismeo, oltre che di una parte della soprintendenza di Ostia. Con il trasferimento verso la fine degli anni ’90 di quest’ultima e dell’Ismeo (proprio per l’improponibilità del protrarsi della locazione) cessa ogni legame strutturale per la permanenza del Mnao in affitto in una sede privata (in contraddizione con quanto disposto in anni recenti dalla spending review e con tutte le prescrizioni della Corte dei Conti sulla valorizzazione del demanio dello Stato e sulla riduzione delle locazioni passive) che, nonostante tutti i canoni versati in circa 60 anni di affitto (più o meno un totale corrispondente a 5 volte l’indennità di esproprio), non ha mai potuto essere acquisita al patrimonio pubblico proprio per i suoi evidenti difetti strutturali. La valorizzazione di Palazzo Brancaccio, di cui l’ex Mnao occupa solo alcuni appartamenti e che ha gli evidenti limiti di una residenza privata vincolata, può e deve avvenire attraverso usi pubblici o privati compatibili e idonei con tale destinazione”.

Le vetrine del museo di Arte orientale in una sala di Palazzo Brancaccio a Roma

La sede di via Merulana – ribadisce Gambari – non è adeguata, in una visione moderna, a ospitare il museo nazionale d’Arte orientale perché si tratta di un condominio in cui i servizi comuni (portineria, scale, ascensore), ormai con evidenti problemi gestionali e di sicurezza, sono condotti da privati, a questo si aggiungano anche probabili contenziosi dell’eredità della principessa Brancaccio che possono interagire con relazioni contrattuali legati al Palazzo. “I problemi strutturali sono notevoli: i passaggi tra le sale sono tipici di una residenza e non adatti all’affluenza di un grande pubblico, manca qualsiasi montacarichi, manca l’ascensore (quello storico, per poche persone, è completamente fuori standard per il servizio al pubblico, e categoricamente proibito a qualsiasi trasporto di materiali anche leggeri). Il cortocircuito con principio d’incendio del 2016 ha messo in evidenza difetti impiantistici e obbliga, per la concessione ex-novo della certificazione di legge, all’adeguamento di impianti e struttura agli alti standard attuali, che mal si adattano, per costi e per impatto sull’apparato murario e decorativo, all’intervento in una delicata struttura residenziale antica di alto pregio in proprietà privata”.

La pianta con la nuova organizzazione degli spazi delle diverse collezioni accorpate nel museo delle Civiltà

E così il “Tucci” andrà all’Eur. “I risparmi operativi alla fine saranno consistenti, anche senza considerare le economie di scala nella gestione accentrata in un’unica struttura attorno a piazza Guglielmo Marconi delle diverse componenti museali del Muciv, ma la motivazione prevalente è quella di valorizzare e potenziare con un’amministrazione corretta, non di risparmiare. L’affitto per un po’ meno di un milione di euro annui dall’Inail (cioè in una sostanziale partita di giro all’interno del patrimonio dello Stato, non un versamento a privati) di oltre 10mila mq di edifici pensati e costruiti dall’origine per ospitare musei, magazzini e mostre rispetto ai 3mila mq di porzioni di un palazzo nobiliare in via Merulana, affittati per circa 700mila euro annui, è ovviamente più vantaggioso e non paragonabile. Gli spazi previsti nella nuova sede di circa mille mq destinati a servizi museali in locazione (ristorazione/caffetteria di qualità, un ampio bookshop specializzato, un temporary shop) saranno anche fonte di canoni che abbatteranno a bilancio consuntivo la locazione stessa. Il fatto che la proprietà di via Merulana abbia offerto un affitto ridotto per 480mila euro, a fronte della limitazione del museo quasi alle sole sale espositive, evoca altre considerazioni. Nel nuovo contratto sarebbero infatti esclusi i locali occupati dalla biblioteca, da un laboratorio e da parte degli uffici”.

Shiva e Parvati: il prezioso rilievo fa parte delle collezioni del museo di Arte orientale

Un futuro per il Mnao nella tradizione o snaturato? Gambari tranquillizza ricercatori e appassionati. “Il museo nazionale d’Arte orientale tendeva già ad essere, pur senza spazi adeguati e senza idonee possibilità di sviluppo, molto più di un museo di oggetti artistici. All’interno del nuovo museo delle Civiltà manterrà la propria identità (e l’intestazione a Giuseppe Tucci), ma si legherà alle eccezionali e non esposte al pubblico collezioni etnografiche dall’Asia del museo Pigorini (come si vedrà già nella mostra sulla Thailandia tra un anno) e si potrà finalmente aprire anche a tutta una serie di visioni trasversali e rivolte a un’utenza più ampia, in una logica di presentazione non solo di oggetti ma di culture, civiltà e occasioni di dialogo e relazioni interculturali. Il nuovo allestimento – conclude – consentirà l’integrazione multimediale, la realtà aumentata, le sollecitazioni emozionali, il multilinguismo, con una realizzazione innovativa che sarà poi estesa di ritorno anche alle sezioni del museo Pigorini, del museo dell’Alto Medioevo, del museo delle Arti e tradizioni popolari”.

Giornate Europee del Patrimonio 2016. A Roma si presenta il “nuovo” museo delle Civiltà, composto da quattro musei nazionali: il Preistorico Etnografico “Pigorini”, le Arti e Tradizioni Popolari, l’Alto Medioevo, l’Arte orientale “Tucci”

giornate-europee-patrimonioroma_museo-civiltaLe Giornate Europee del Patrimonio, 24-25 settembre 2016, oltre all’ingresso prolungato con biglietto ridotto a 1 euro per la sera di sabato 24 settembre, a Roma saranno l’’occasione per far conoscere il “nuovo” Museo delle Civiltà attraverso una serie di iniziative focalizzate sul patrimonio conservato dai singoli musei ora unificati e promuovere con attività straordinarie aspetti e collezioni poco conosciute. Da settembre 2016, infatti, in un complesso piano di riforma e riassetto delle strutture del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, voluto dal ministro Dario Franceschini, è nato a Roma il Museo delle Civiltà. La sua istituzione ha permesso di raggruppare in un unico organismo quattro importanti musei nazionali: il museo nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”, il museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, il museo nazionale dell’Alto Medioevo, situati nella parte monumentale del quartiere EUR e il museo nazionale d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, ancora nella sua storica sede di Palazzo Brancaccio. L’istituzione di questo importante luogo della cultura consentirà di gestire, valorizzare e promuovere in modo unificato e innovativo collezioni archeologiche ed etnografiche uniche in Italia.  Sarà il modo per poter diffondere ad un pubblico sempre più vasto quei settori del nostro patrimonio ritenuti fino ad oggi di interesse esclusivo di specialisti e appassionati. Ecco il programma delle Giornate Europee del Patrimonio 2016.

SABATO 24 SETTEMBRE

La Venere di Savignano, statuetta paleolitica, protagonista della performance al museo "Pigorini"

La Venere di Savignano, statuetta paleolitica, protagonista della performance al museo “Pigorini”

Museo nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”. Alle 18, “Dialogo con un sasso che diventa Venere” liberamente tratto dal racconto semifantastico “La Venere in Viaggio” di Alessandra Serges e Maria Rita De Giorgio. Un dialogo inusuale condotto dalla stessa artista, che ci trasporta per un breve istante in un mondo lontano, cui possiamo accedere solo giocando con la fantasia: un’intervista “impossibile” con la Venere di Savignano, celebre statuetta paleolitica conservata al museo Pigorini (con replica nella sala conferenze del museo civico Archeologico Lavinium di Pomezia (Roma) domenica 25 settembre alle 16.30. Sempre alle 18, inaugurazione della mostra “Lascio il Giappone a malincuore …” Enrico Hillyer Giglioli e il viaggio della Magenta, per ricordare i 150 anni delle relazioni commerciali tra Italia e Giappone sono esposti gli oggetti raccolti da Enrico H. Giglioli a Yokohama nel 1866, legati al mondo dei samurai, e una misteriosa figura antropomorfa, esibita nei carnevali misemono in uso nel Giappone nel XVIII e XIX secolo. I materiali sono accompagnati e contestualizzati dalle fotografie all’albumina colorate a mano realizzate da Felice Beato e Shimooka Renjō, uno dei primi fotografi professionisti giapponesi.

Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari. Dalle 11 “Il merletto, l’arte gentile”, esposizione e dimostrazioni pratiche di realizzazioni al tombolo: tradizione e attualità di un’antica arte popolare che ha attraversato i secoli e rappresenta ancora oggi, per alcune comunità del nostro Paese, una produzione tradizionale che è parte integrante del nostro patrimonio culturale. Alle 20, “A memoria d’uomo”, film documentario sul museo nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, di Francesco De Melis con Patrizia Giancotti e Renato Marotta, Italia, 2015 (27’), presentato per la prima volta al pubblico romano (replica alle 21 di sabato e proiezione non-stop domenica dalle 14).

 

DOMENICA 25 SETTEMBRE

Laura Kibel nello spettacolo "Va dove ti porta il piede"

Laura Kibel nello spettacolo “Va dove ti porta il piede”

Museo nazionale delle Arti e Tradizioni popolari. Alle 11, fantasmagorico spettacolo per grandi e piccini del Teatro dei piedi di Laura Kibel, in “Va’ dove ti porta il piede”, una rappresentazione che ha incantato il pubblico di tutto il mondo grazie ad una tecnica originale e sorprendente. Piedi, mani e ginocchia dell’artista si vestono e si trasformano in personaggi umani, burattini in carne ed ossa, che amano, soffrono, lottano, divertono e commuovono. Tutto sull’onda della grande tradizione del teatro di figura coltivata storicamente dal Museo e delle sue rare collezioni di burattini e marionette. Alle 16,30, la parata degli “Sbandieratori dei Rioni di Cori” che si esibiranno nello spazio antistante i musei compresi nel museo delle Civiltà, in piazza Marconi all’EUR, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della fondazione dello storico gruppo ed a festeggiare e promuovere con il quartiere e la città di Roma la creazione del nuovo Museo. Chiuderà la giornata, alle 17.30, il laboratorio gratuito per bambini (5-12 anni) “La mia bandiera”: laboratorio creativo ispirato alle bandiere del mondo che si terrà nell’Atelier dei bambini del museo nazionale Arti e Tradizioni Popolari e nel quale ogni bambino realizzerà la propria bandiera, creando il simbolismo dell’insegna per il vessillo di un suo proprio clan, della propria famiglia, ispirandosi alle mille forme, colori ed elementi della tradizione.

Museo nazionale dell’Alto Medioevo. Alle 17, “L’archeologia e l’Argentina”, incontro con gli archeologici argentini Carlos Landa e Nicolas Ciarlo che presentano, con Edoardo Schina, “Revista de las investigaciones arqueológicas en Argentina: desde el poblamiento temprano a la conformacion del Estado-Nacion”.

Cibo e alimentazione nell’antichità. In un convegno a Roma cento specialisti su “Preistoria del cibo”, dal Paleolitico alla prima Età del Ferro

Ricostruzione di un pasto con carcasse di animali dell'uomo preistorico cacciatore-raccoglitore

Ricostruzione di un pasto con carcasse di animali dell’uomo preistorico cacciatore-raccoglitore

Cibo e alimentazione nell’antichità. Come si nutrivano i nostri antenati? Qual era la dieta dell’uomo cacciatore-raccoglitore, nel Paleolitico? Come è cambiata nei millenni quando l’uomo è diventato sedentario, coltivatore e allevatore? Domande importanti cui sta tentando di dare una risposta in questi giorni a Roma al museo nazionale Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” il convegno, che chiude il 9 ottobre 2015, su “Preistoria del cibo” durante il quale la presentazione e la discussione di ricerche e studi di carattere specialistico si alternano a conferenze dedicate a un pubblico più ampio tenute da archeologi, archeozoologi, antropologi, geo-archeologi, nutrizionisti ed etnologi.

Statuetta di donna che impasta il pane da Tanagra, nella Grecia centrale

Statuetta di donna che impasta il pane da Tanagra, nella Grecia centrale

Al museo Pigorini il convegno "Preistoria del cibo"

Al museo Pigorini il convegno “Preistoria del cibo”

Oltre cento studiosi italiani e stranieri con i loro risultati di ricerche sul tema dell’alimentazione in una prospettiva pluridisciplinare che propone visioni di sintesi accanto ai risultati di nuove ricerche. Nel convegno promosso promosso dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria che vi dedica la sua 50ma Riunione Scientifica e organizzato in collaborazione con la soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dal Polo Museale del Lazio – museo nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini”, si va dalla preistoria più antica, a partire dal Paleolitico, fino all’età del Ferro e alle soglie dell’età storica. Le sessioni di studio riguardano soprattutto l’Italia, anche se non mancano interventi sull’area vicino-orientale. L’obiettivo del convegno è illustrare la ricchezza delle risposte messe in essere dalle comunità del passato più antico in rapporto con il ciclo dell’alimentazione, proponendosi come spunto per un dibattito attuale. La scelta di dedicare la 50ma Riunione Scientifica dell’IIPP all’alimentazione nella preistoria e nella protostoria è stata dettata dall’attualità del tema: l’Expo Universale in corso a Milano sul tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita” ha creato infatti un’occasione imperdibile per mettere in relazione un argomento di interesse generale con i temi della ricerca pre-protostorica, coniugando il consueto profilo scientifico dei convegni dell’IIPP con l’intento di interessare anche un pubblico più ampio.

Darwin Day al Pigorini di Roma: “L’origine e l’evoluzione del linguaggio”

La locandina del Darwin Day 2014 al museo Pigorini di Roma

La locandina del Darwin Day 2014 al museo Pigorini di Roma

Cosa ci rende umani? Cosa distingue la nostra specie dal resto del mondo animale? Secondo l’opinione largamente prevalente è il linguaggio il tratto che più di ogni altro differenzia Homo sapiens da tutte le altre specie. Secondo una lunga tradizione di pensiero, in effetti, le capacità verbali umane segnano uno spartiacque – una differenza di ordine qualitativo – tra noi e il resto della natura. Come conciliare l’idea che la facoltà di linguaggio rappresenti il tratto caratteristico della “specialità” degli umani con la teoria evoluzionistica darwiniana? Per rispondere a questa domanda il Darwin Day 2014 celebra l’anniversario del grande naturalista inglese presentando come argomento di discussione “L’origine e l’evoluzione del linguaggio”. L’appuntamento è sabato 15 febbraio alle 16 al museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma con ingresso libero fino a esaurimento posti. Il Darwin Day 2014 è organizzato in collaborazione dal museo Pigorini e dall’università Roma Tre – Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo; coordinamento scientifico di Luca Bondioli, antropologo del Pigorini, e di Francesco Ferretti di Roma Tre.

Il cervello è al centro degli studi sul linguaggio

Il cervello è al centro degli studi sul linguaggio

Il tema affrontato quest’anno desta da sempre enorme interesse, ma anche accese controversie. Poiché il linguaggio non lascia tracce fossili dirette, la questione dell’origine della comunicazione umana costituisce una sfida metodologicamente ardua da affrontare. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’affermarsi e il consolidarsi del paradigma evoluzionistico nella riflessione teorica sul linguaggio hanno offerto gli strumenti concettuali per tematizzare la questione in modo scientifico e sistematico. Oggi, in effetti, tale paradigma costituisce l’unica via percorribile per comprendere natura e origine del nostro parlare e per rispettare a pieno il lascito dell’insegnamento darwiniano degli esseri umani come animali tra gli altri animali.

Charles Darwin

Charles Darwin

I lavori iniziano alle 16 con il saluto delle autorità; alle 16.10 Ian Tattersall (American Museum of Natural History, New York) in “Becoming Human”; alle 16.50 Dan Sperber (CEO Budapest – Institute Jean Nicod Parigi) in “A che cosa serve il linguaggio: una prospettiva evoluzionistica”; alle 17.30 discussione; alle 17.50 Tecumseh Fitch (University of Vienna) in “Musical Protolanguage: Darwin’s Theory of Language Evolution”; alle 18.30 David Frayer (University of Kansas) in “Language in Neandertals?”; alle 19.10 discussione e conclusioni. All’esterno della Sala Conferenze sarà predisposto un maxi schermo con traduzione simultanea degli interventi. Il Darwin Day potrà essere seguito anche in diretta streaming: http://www.pigorini.beniculturali.it/streaming.html

Angela Di Stefano, l’archeologa che amava la Sicilia e le testimonianze fenicio-puniche: oggi la ricorda il Pigorini di Roma

Il museo archeologico nazionale "Antonino Salinas" già diretto da Angela Di Stefano

Il museo archeologico nazionale “Antonino Salinas” già diretto da Angela Di Stefano

La sua scomparsa nel 2012 aveva sorpreso tutti, giunta inaspettata ancora nel pieno della sua attività – anche da pensionata – di ricerca e tutela del patrimonio archeologico della Sicilia. Carmela Angela Di Stefano, ricorda Maurizio Vento, tra i suoi più stretti collaboratori, “ha lasciato una traccia indelebile nelle ricerche, negli scavi e negli studi archeologici (specialmente di archeologia fenicio-punica) per la vastissima preparazione che ne caratterizzava la nobile figura professionale, distintasi fin dagli inizi della carriera per l’amore e la passione manifestata con coerente dedizione e responsabile rigore”.

Carmela Angela Di Stefano

Carmela Angela Di Stefano

A un anno e mezzo dalla scomparsa, all’età di 74 anni, oggi sabato 14 dicembre alle 10.30 il museo nazionale preistorico etnografico Luigi Pigorini di Roma le dedica una giornata in ricordo di Angela di Stefano con introduzione di Maria Antonietta Rizzo (Università di Macerata), e interventi: “Dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene alla Soprintendenza Archeologica di Palermo” di Elena Lattanzi (già Soprintendente Archeologo della Calabria), “Palermo: ricerche archeologiche in territorio urbano” di Francesca Spatafora (Direttore del Museo Archeologico Regionale di Palermo), “Ricordi di una studiosa amica” di Dieter Mertens (Istituto Archeologico Germanico), “Lina Di Stefano, studiosa e amica” di Michel Gras (Direttore di ricerca al CNRS), “Il volto sereno dell’archeologia” di Piero Pruneti (Direttore della rivista Archeologia Viva). Nell’occasione verrà presentato il volume “Il castello a mare di Palermo” a cura di Lina di  Stefano e Giuseppe Lo Iacono da parte di Giuseppe Lo Iacono (già Soprintendente per i Beni Culturali e ambienti di Enna e Caltanissetta). Chiuderà la giornata un “ricordo della sorella” con Gianna Di Stefano Pucci.

Il volume Lilibeo Punica scritto da Angela Di Stefano

Il volume Lilibeo Punica scritto da Carmela Angela Di Stefano

Laureata a Palermo in Lettere classiche e successivamente formata alla scuola di Achille Adriani e di Ranuccio Bianchi Bandinelli con un ciclo di studi orientato verso il mondo della Grecia classica ed ellenistica, Angela Di Stefano modificò presto l’originario percorso occupandosi degli insediamenti della Sicilia punica, avviando la sua attività di ricerca a Marsala accanto ad Anna Maria Bisi. Quando quest’ultima, alla fine degli anni Settanta, si trasferì in altra sede per dedicarsi all’insegnamento universitario, Carmela Angela Di Stefano entrò per concorso come ispettore della soprintendenza alle Antichità della Sicilia Occidentale e quindi come soprintendente aggiunto accanto a Vincenzo Tusa, che ne deteneva la titolarità. Dopo la nuova articolazione provinciale delle soprintendenze in Sicilia, divenne soprintendente a Palermo reggendo simultaneamente in qualità di direttore il museo archeologico regionale “Antonino Salinas”, quindi venne assegnata quale soprintendente a Trapani, dove rimase fino al collocamento in pensione.

La nave punica di Marsala nel museo archeologico nazionale Baglio Anselmi

La nave punica di Marsala nel museo archeologico nazionale Baglio Anselmi

Carmela Angela Di Stefano è stata un’indiscussa protagonista della ricerca archeologica a Marsala, Mozia, Palermo e Solunto e tuttora rimane la maggiore autorità scientifica nel campo degli studi archeologici sull’antica Lilibeo (Marsala). Ma a lei si devono anche le più importanti attività finalizzate alla demanializzazione dell’area archeologica di Capo Boeo e di altri siti ricadenti nel centro urbano di Marsala; a lei dobbiamo, inoltre e non ultimo, la creazione del Museo archeologico di Marsala, realizzato nel 1986, dove è conservata la nave punica scoperta nello Stagnone di Marsala al largo dell’Isola Grande e recuperata tra il 1971 e il 1974 sotto la direzione dell’archeologa inglese Honor Frost.