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Marzabotto. Denise Tamborrino confermata alla direzione del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua per il triennio 2024-’27: “Realizzerò il riallestimento dell’intero museo Etrusco”

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L’architetto Denise Tamborrini confermata direttore del museo nazionale Etrusco ““Pompeo Aria” (foto drm-er)

Denise Tamborrino confermata alla direzione del museo nazionale Etrusco di Marzabotto e dei luoghi della cultura statali del territorio bolognese a partire dal 1° gennaio 2024 per il triennio 2024-2027, un mandato importante durante il quale sarà realizzato il riallestimento dell’intero museo Etrusco. “Un passo importante”, commenta il direttore regionale Giorgio Cozzolino, “per mantenere una continuità scientifica di alto profilo professionale. Grazie infatti alle competenze dell’architetta Tamborrino si sono potuti attuare molti interventi e collaborazioni al museo e l’area archeologica di Kainua e l’ex chiesa di San Mattia che hanno contribuito ad aumentare del 22%, rispetto al 2022, il flusso dei visitatori dell’anno appena concluso”. Direttrice già dal 2015 delle sedi bolognesi dell’ex chiesa di San Mattia, dell’ex chiesa di San Barbaziano e del complesso di Torre Jussi a Castel d’Aiano, Tamborrino ha anche ricoperto l’incarico di direttrice del museo nazionale Etrusco di Marzabotto dal 2020 al 2023. Nell’ultimo triennio, la sua attività di direzione ha promosso un approccio multidisciplinare innovativo nella lettura e valorizzazione del patrimonio culturale, con una serie di collaborazioni e progetti con importanti istituzioni pubbliche e private del territorio, tra cui il dipartimento Storia culture e civiltà dell’università di Bologna, la Fondazione Golinelli, il Festival Danza Urbana e l’associazione Fontanamix.  “È per me un piacere e una sfida poter continuare a dirigere i siti statali nel territorio della città metropolitana di Bologna, luoghi straordinari che consentono al pubblico di fare esperienza con molteplici aspetti del patrimonio culturale dall’archeologia al paesaggio all’arte contemporanea”, interviene Denise Tamborrino. “Grazie a questa continuità, il triennio 2024-2027 vedrà la realizzazione del nuovo riallestimento dell’intero museo Etrusco, con un’attenzione particolare ai temi dell’accessibilità, il progetto di riqualificazione paesaggistica “Kainua. Manuale d’uso” che propone un approccio innovativo nella gestione delle aree archeologiche e il progetto “Under the Same Sky” ad opera di Eva Marisaldi, vincitore del Piano dell’Arte Contemporanea 2022-2023 e che vedrà una importante collaborazione con il Metropolitan Museum di New York. All’ex chiesa di San Mattia, sarà prevista, tra le varie attività, l’attivazione di una residenza d’artista a cui accedere tramite bando per la realizzazione di opere site specific che andranno a costituirne la collezione. Il 2024 vedrà, inoltre, la fine del cantiere all’ex chiesa di San Barbaziano con una presentazione pubblica alla comunità dei lavori e del progetto culturale di prossima realizzazione”.

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L’architetto Denise Tamborrini (da FB)

Denise Tamborrino (1977) è architetta e storica dell’architettura. Dopo la laurea in Progettazione Architettonica all’università di Ferrara (2003), è dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e Urbanistica (2007) allo IUAV-Istituto Universitario Architettura Venezia. Nel 2021 si perfeziona in Antropologia Museale e dell’Arte all’università di Milano –Bicocca. Dal 2006 al 2012 è docente a contratto in Storia dell’Architettura alla Facoltà di Ingegneria dell’università di Bologna, sedi di Bologna e Ravenna, ed ha al suo attivo collaborazioni con la Facoltà di Architettura dell’università di Ferrara. Nel 2012 a Detroit ha presieduto, in collaborazione, una sessione tematica all’interno del 65° meeting annuale della SAH (Society of Architectural Historians) dal titolo: “Not the Jesuits: “other” Counter-Reformational architecture”. È membro di CAA-College Art Association, EAHN-European Architectural History Network, e SAH-Society of Architectural Historians. Dal 1° gennaio 2012 è funzionario architetto per il ministero della Cultura. Alla direzione regionale per i Beni culturali dell’Emilia-Romagna si è occupata di tematiche legate alla tutela e pianificazione paesaggistica e progetti speciali di valorizzazione. Dal 5 novembre 2015 è direttrice dell’ex chiesa di San Mattia a Bologna, dell’ex chiesa di San Barbaziano a Bologna e del Complesso di Torre Jussi a Castel D’Aiano, musei non autonomi non aventi qualifica dirigenziale della direzione regionale Musei Emilia-Romagna. Dal novembre 2020 è anche direttrice del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua a Marzabotto. Durante l’attività di direzione, ha curato ed organizzato numerose mostre, eventi e progetti, tra cui il progetto ZERO (Weak Fist) dell’artista Patrick Tuttofuoco, che ha vinto la prima edizione del bando Italian Council, promosso dalla direzione generale Arte e Architettura Contemporanee edil progetto “ArcheoMinecraft. Costruisci una città come farebbe un etrusco”, menzione speciale al Premio Gianluca Spina per l’Innovazione Digitale nei Beni e Attività culturali 2022. Dal 2019 al 2022 è stata membro del comitato tecnico scientifico per l’Arte e l’Architettura contemporanee del ministero della Cultura in qualità di vicepresidente e membro supplente del Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici.

Marzabotto (Bo). Archeo-Trekking del museo nazionale Etrusco “La via etrusca del travertino da Kainua a Labante”: percorso tra narrazioni storiche, archeologiche, tradizioni ed etnobotanica

marzabotto_area-archeologica_archeo-trekking_la-via-del-travertino_locandinaTrekking con gli Etruschi. Domenica 22 ottobre 2023 alle 9 appuntamento con un nuovo Archeo-Trekking del museo nazionale Etrusco di Marzabotto (Bo): “La via etrusca del travertino da Kainua a Labante”. Passeggiando nell’antica città etrusca di Kainua ci si imbatte in una pietra largamente usata, il travertino. Ma quali erano le sue caratteristiche e da dove arrivava fin qui questo materiale? Lo si può scoprire con questo archeo-trekking che ci condurrà dal sito del museo nazionale Etrusco di Marzabotto alle grotte di Labante, un angolo incantato dell’Appennino Bolognese: percorso tra narrazioni storiche, archeologiche, tradizioni ed etnobotanica. L’escursione è voluta e organizzata direttamente dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto con la collaborazione di archeologhe dell’università di Bologna e di una guida escursionistica. Ritrovo alle 9 al museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Dopo una visita tematica della città si partirà in macchina alla volta delle Grotte di Labante, dove inizierà il trekking tra splendidi panorami, mulini ed essiccatoi per le castagne, ormai in disuso, ma importantissimi per l’economia montanara. È previsto un pranzo libero al sacco durante il percorso. Termine dell’escursione attorno alle 17.30.

“Rituali funerari etruschi e romani alla scoperta delle necropoli delle antiche città di Spina, Kainua e Sassina”: tre appuntamenti tra Ferrara, Marzabotto e Sarsina

ferrara-marzabotto-sarsina_rituali-funerari-etruschi-e-romani_locandina“Rituali funerari etruschi e romani alla scoperta delle necropoli delle antiche città di Spina Kainua e Sassina”: tra luglio a settembre 2023 tre appuntamenti da non perdere per gli amanti dell’archeologia per scoprire alcuni dei più bei musei e aree archeologiche del mondo etrusco e romano della regione Emilia-Romagna, dal museo Archeologico nazionale di Ferrara, al museo nazionale Etrusco di Marzabotto fino al museo Archeologico nazionale di Sarsina. Il percorso, diviso in tre tappe, affronterà i rituali funerari etruschi e romani e sarà a cura di Federica Timossi, archeologa direttrice del museo Archeologico nazionale di Sarsina e responsabile delle collezioni del museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Le visite guidate daranno modo, al pubblico interessato, di approfondire attraverso le tracce archeologiche, i gesti e i riti che accompagnavano l’ultimo saluto nell’antichità. Domenica 9 luglio 2023, alle 15.30, museo Archeologico nazionale di Ferrara, visita guidata alla mostra “Spina etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo”; domenica 13 agosto 2023, alle 16.30, museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e area archeologica di Kainua (Bo), visita guidata all’area archeologica della città etrusca, con partenza dalla necropoli est domenica 24 settembre 2023, alle 16.30, museo Archeologico nazionale di Sarsina (FC), visita guidata al Museo che ospita i monumenti funerari e i reperti della necropoli della città romana di Sassina. Le visite guidate sono gratuite con pagamento del biglietto di ingresso al museo. Numero massimo di partecipanti a visita: 20 persone. Per la prenotazione contattare le biglietterie dei rispettivi musei: Ferrara 0532 66299, Marzabotto 051.932353, Sarsina 0547 94641. “Partendo dalla straordinaria mostra Spina Etrusca. Un grande porto nel Mediterraneo allestita al museo Archeologico nazionale di Ferrara”, commenta Federica Timossi, “proporrò un percorso alla scoperta delle necropoli di queste tre città e di come venivano vissute dalle società antiche. Attraversando tre differenti realtà archeologiche, afferenti alla direzione regionale Musei Emilia-Romagna, partiremo dal mondo etrusco con i reperti rinvenuti a Spina e la necropoli est di Kainua fino ad approdare ai riti di età romana testimoniati dai monumenti dell’antica Sassina”.

Marzabotto. “Kainua. Sguardi e racconti sulla città”: visita guidata agli scavi di Unibo nell’area archeologica e presentazione del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi

marzabotto_area-archeologica_libro-kainua-marzabotto_presentazione_locandina“Kainua. Sguardi e racconti sulla città”: appuntamento giovedì 22 giugno 2023, dalle 17 alle 20, al museo nazionale Etrusco “P. Aria”, in via Porrettana Sud 13, a Marzabotto (Bo), con presentazione del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi. La partecipazione all’evento è gratuita salvo biglietto di ingresso a Museo e area archeologica (costo 4 euro). Appuntamento alle 17, presso l’area archeologica di Kainua. Si inizia con la visita guidata allo scavo in corso dell’università di Bologna a Marzabotto. Alle 18, presentazione del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi (University of Texas Press). Sarà l’occasione per raccontare le più recenti scoperte archeologiche nella città e la sua storia. Interverranno la curatrice della collana editoriale Nancy T. de Grummond (Florida State University) e due studiose esperte del mondo etrusco, Giovanna Bagnasco Gianni (università di Milano) e Corinna Riva (University College London). A seguire gli archeologi e le archeologhe dell’università di Bologna illustreranno le novità dello scavo in corso nel santuario urbano. Alle 19, aperitivo.

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Copertina del libro “Kainua (Marzabotto)” a cura di Elisabetta Govi

Kainua (Marzabotto). Questo libro riunisce i principali studiosi dell’Etruria per fornire reperti aggiornati dal sito archeologico chiave di Kainua. Situato in quella che oggi è la città italiana di Marzabotto, Kainua è l’unico sito etrusco il cui impianto urbano completo è stato conservato, rendendo possibile rintracciare case, strade, sistemi di drenaggio, cimiteri, laboratori artigianali e un’acropoli. In fase di scavo dal 1850, Kainua offre una miniera di approfondimenti sulla cultura e la società etrusca. L’editore del volume, Elisabetta Govi, e i suoi colleghi esperti esaminano le prove materiali alla base della nostra comprensione della storia, dell’economia, della religione e delle strutture sociali di Kainua, comprese le rotte commerciali che collegavano la città con il più ampio Mediterraneo. Particolarmente interessanti sono le recenti scoperte di santuari dedicati a Tinia e Uni, analoghi ai greci Zeus ed Hera, che forniscono nuove informazioni sui culti etruschi. Kainua (Marzabotto) attinge anche alle ultime ricerche per ricostruire i riti di fondazione della città, una carta sacra e un piano urbanistico. Infine, gli autori esplorano la storia archeologica del sito, discutendo le nuove conoscenze rese possibili dall’introduzione delle moderne tecniche di telerilevamento e modellazione 3D.

Bologna. Al via “…Comunicare l’archeologia…” (primo semestre), il ciclo di incontri del Gruppo archeologico bolognese con focus sull’isola di Cipro, l’Antico Egitto “nascosto”, gli insediamenti rupestri, i ritrovamenti archeologici nel Bolognese e il riutilizzo dei materiali romani

gruppo-archeologico-bolognese_gabo_insolita-itinera_logoDal fascino dell’isola di Cipro a quello dell’Antico Egitto, dagli insediamenti rupestri ai ritrovamenti archeologici nel Bolognese al riutilizzo di architetture antiche: sono alcuni degli argomenti affrontati dal ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” del primo semestre 2023 promossi dal Gruppo Archeologico Bolognese al martedì, alle 21, in presenza al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna. L’ingresso alle conferenze è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Il Gruppo Archeologico Bolognese (Gabo), affiliato ai Gruppi archeologici d’Italia, con i quali sono promosse – soprattutto d’estate – campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche, collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso.

bologna_gabo_comunicare-l-archeologia_incontro-14-marzo_locandinaSi inizia martedì 14 marzo 2023, alle 21, al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, che presenterà la conferenza “Kypros: crocevia di continenti. Racconto di viaggio con il Gruppo Archeologico Bolognese” raccontando l’itinerario di 9 giorni intrapreso alla scoperta di Cipro, organizzato da Insolita Itinera in collaborazione con il GABo. “Siamo appena tornati da un viaggio nella splendida isola di Cipro, una terra ricca di archeologia, tradizioni e tesori delle più antiche civiltà del mondo che l’hanno abitata nel corso dei secoli, in virtù della sua posizione strategica al crocevia di tre continenti”, ricorda Romagnoli. “L’isola è quindi, oggi, un grande museo a cielo aperto, dove si possono ammirare numerose testimonianze del suo movimentato passato, che ha fatto di Cipro un mosaico di differenti periodi e civiltà”. Per chi si è perso il viaggio e vuole scoprire la storia millenaria di questa affascinante isola del Mediterraneo, è la conferenza giusta.

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“Insediamenti rupestri”: ne parla Giuseppe Rivalta

Si prosegue martedì 18 aprile 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa” con la conferenza “Gli insediamenti rupestri nel mondo” di Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, che presenterà questi luoghi descritti nell’omonimo libro scritto con Carla Ferraresi e in uscita il 20 marzo 2023.

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

Terzo appuntamento martedì 2 maggio 2023, alle 21, al centro sociale “G. Costa”: Maurizio Zulian, viaggiatore, scrittore ed esperto dell’Antico Egitto,  e Graziano Tavan, giornalista specializzato in archeologia, presentano il loro libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni”, edito da Marsilio Arte. “Nella terra di Pakhet”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto “nascosto”,  lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi -, in quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos.

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San Pietro in casale: scavi archeologici del mulino della Ca’ Gioiosa (foto sabap-bo)

Quarto appuntamento martedì 23 maggio 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”, con la conferenza “Il ritrovamento del mulino della Ca’ Gioiosa: archeologia e storia della pianura bolognese tra l’età medievale e l’età moderna”. Introduzione a cura dell’archeologa Daniela Ferrari. Intervengono Valentina Di Stefano, archeologa Sabap-Bo; Daniele Mazzitelli, di Phoenix Archeologia; e Claudio Negrelli, direttore tecnico e presidente di Phoenix Archeologia. Il mulino detto della Ca’ Gioiosa, la cui storia inizia nel 1358, rimarrà per secoli uno dei più importanti della bassa pianura bolognese (almeno fino al XVIII secolo). A seguito dei lavori di scavo necessari alla costruzione, in questo sito, di capannoni industriali si è proceduto a dei sondaggi archeologici preventivi per controllare lo stato del vecchio Mulino ormai scomparso sotto stratificazioni centenarie. I lavori hanno portato alla luce i resti della Ca’ Gioiosa e di alcuni edifici limitrofi. Un ritrovamento di grande effetto, che ha permesso di rivedere e studiare questo vecchio Opificio e con esso anche le attrezzature in legno necessarie al movimento delle ruote e delle macine.

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Un capitello romano riutilizzato a Bologna in epoca medievale (foto gabo)

Gli ultimi due appuntamenti, recuperano due incontri saltati nel precedente semestre. Martedì 6 giugno 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”, la conferenza “Spolia bononensia. Il riutilizzo del materiale architettonico di età romana nel centro storico di Bologna” con Claudio Calastri, archeologo, classicista, dirigente di Ante Quem per servizi in campo archeologico e casa editrice dedicata all’archeologia.

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“Interviste impossibili” a Howard Carter e al faraone Tutankhamon nel centenario della scoperta della tomba del faraone bambino (foto gabo)

Ultimo appuntamento, martedì 20 giugno 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”. Per ricordare il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter nel novembre del 1922, il Gruppo Archeologico Bolognese e la compagnia Ten Teatro Costarena presenteno: “Intervista impossibile a Tutankhamon” di Giorgio Manganelli, e “Intervista impossibile a Howard Carter” di Giuseppe Mantovani. Introduzione a cura dell’archeologa Barbara Faenza.

Marzabotto. Domenica visita guidata al museo nazionale Etrusco e all’area archeologica di Kainua con un archeologo dell’università di Bologna. E una novità: visita speciale alla necropoli Nord, solitamente non visitabile

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La necropoli Nord dell’area archeologica di Kainua (Marzabotto) (foto drm-er)

Domenica 15 gennaio 2023 visita speciale al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto (Bo) e all’area archeologica di Kainua accompagnati da un archeologo dell’università di Bologna. Previsti due turni: alle 10 e alle 14.30. Con una super novità 2023: visita speciale alla necropoli nord! In occasione di questo appuntamento, nel solo turno delle 10, il gruppo di visita verrà fatto accedere alla famosa necropoli nord dell’area archeologica di Kainua: un angolo nascosto, solitamente non visitabile, una testimonianza di giardino archeologico di stampo ottocentesco.

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La necropoli Nord dell’area archeologica di Kainua (Marzabotto) aperta eccezionalmente al pubblico (foto drm-er)

Durante le visite guidate al museo nazionale Etrusco di Marzabotto e al sito archeologico di Kainua c’è la possibilità di scoprire una vera città etrusca. A condure i visitatori in questo viaggio nel tempo sarà un archeologo del Dipartimento di Storia Culture Civiltà – Università di Bologna, direttamente impegnato negli scavi archeologici del sito. Il costo della visita guidata è 10 euro a persona (sono previste riduzioni e gratuità per bambini e ragazzi) + biglietto di ingresso di 3 euro. I gruppi di visita saranno di massimo 30 persone, per questo è consigliata la prenotazione scrivendo a drm-ero.prenotazionikainua@cultura.gov.it.

“Kainua-Marzabotto: la scrittura e la dimensione civica del sacro”: è il tema sviluppato dal progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con le iscrizioni etrusche su reperti del museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto

La copertina dello studio dedicato a Marzabotto nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna”

“La scrittura e la dimensione civica del sacro” è il tema sviluppato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna studiando i reperti conservati al museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto con iscrizioni etrusche nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. I quattro approfondimenti proposti sono articolati con grafiche e scritti disponibili anche in podcast audio. Autori: Martina Borsani, Martina Castoldi, Chiara Chiodarelli, Gianmaria Feola (podcast https://anchor.fm/andrea-gaucci/episodes/Kainua-Marzabotto-la-scrittura-e-il-sacro-egv1lg).

La planimetria di Kainua-Marzabotto con i frammenti con iscrizioni etrusche dai templi urbani (foto unibo)
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Ricostruzione grafica del tempio di Tinia di Kainua-Marzabotto (foto unibo)

Kainua-Marzabotto: la scrittura e il sacro. Attorno al 500 a.C., nel corso di una riorganizzazione dell’intero territorio etrusco, venne fondata in chiave urbanistica Kainua, su un insediamento arcaico presso la moderna città di Marzabotto. Essendo il primo esteso pianoro per chi giungeva dall’Etruria tirrenica attraversando gli Appennini, la sua posizione risultava strategica per gli intesi traffici commerciali, nei quali rivestiva anche un importante ruolo come centro artigianale. La città si trovava ai piedi di una piccola collina che fungeva da acropoli e si sviluppava secondo assi stradali ortogonali, risultato di un preciso rituale basato su osservazioni astronomiche. Gli edifici sacri dell’Acropoli si collegavano, tramite uno degli assi viari principali, al settore nord-est della città, che era riservato ai templi urbani di Tinia e Uni. Questi edifici sono indice dell’importanza che assumeva la dimensione del sacro all’interno della comunità di Kainua. È proprio dai contesti sacri urbani che giungono le testimonianze epigrafiche più importanti della città. Le iscrizioni rivelano che l’alfabeto traeva origine da quelli dell’Etruria settentrionale e forti erano le influenze di Chiusi nella fase più antica. Nelle iscrizioni santuariali sono attestati il nome dell’antica città e quelli delle principali divinità, che hanno permesso di sapere a chi fossero dedicati i due templi urbani. I supporti privilegiati per la scrittura erano le ceramiche di produzione locale, tra cui in particolare il bucchero. Un caso eccezionale è la lamina di bronzo proveniente dal Tempio di Tinia, sia per il tipo di supporto che per la lunghezza del testo iscritto.

Piedi di una coppa in bucchero con il termine Kainua in un’iscrizione del 475-450 a.C. (foto museo Marzabotto)
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Grafica della trascrizione del termine kainuathi (foto unibo)

Kainua la nuova. Durante gli scavi del tempio urbano di Tinia è stata ritrovata un’epigrafe che restituisce il nome antico della città, cioè Kainua. L’iscrizione è stata graffita sul fondo esterno dopo la cottura del vaso, una coppa in bucchero di produzione locale. In ambito sacro, la coppa è il supporto maggiormente utilizzato per le iscrizioni, mentre il bucchero, caratteristico del mondo etrusco, evoca con il suo colore scuro il più pregiato metallo. In base allo stile della scrittura e al contesto di ritrovamento, è stato possibile datare l’epigrafe tra il 500 e il 450 a.C. Il testo, purtroppo mutilo in quanto si conservano soltanto alcuni frammenti del vaso, riporta il termine kainuathi. La terminazione -thi in etrusco indicava lo stato in luogo, mentre è stato proposto di vedere nel termine Kainua l’etruschizzazione dell’aggettivo greco καινόν (kainon, “nuovo”), quindi “la (città) nuova”. Il nome sarebbe dunque stato scelto come chiaro riferimento alla fondazione della città, avvenuta con un piano urbanistico regolare attorno al 500 a.C. su un precedente insediamento di cui conosciamo ancora poco. In passato è stato proposto di vedere un’origine greca della planimetria, ma in seguito è stata appurata una fondazione secondo le norme stabilite dall’Etrusca disciplina, a immagine del templum celeste. Concrete testimonianze rinvenute negli scavi, come il ciottolo con croce incisa posto al centro della città, permettono di ricostruire le fasi di questo complesso atto sacro.

Frammento di una piccola olpe con il termine Tins in un’iscrizione del 500-450 a.C. (foto museo Marzabotto)
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Grafica con trascrizione del termine Tins (foto unibo)

Abitare vicino agli dei. Nel corso della fondazione della città di Kainua sono state osservate le norme dell’Etrusca disciplina per la pianificazione urbanistica. I due templi urbani furono dedicati a Tinia e Uni, riconducibili a Zeus ed Era, e si collocano nel quadrante nord-est della città, in corrispondenza con la loro sede nel templum celeste. Il tempio di Uni è il più antico, risale alla fine del VI secolo a.C. ed è tuscanico, tipologia architettonica nata e sviluppatasi nel mondo etrusco. Il ritrovamento su un frammento in bucchero dell’iscrizione unialthi, che significa “in quello di Uni”, sottintendendo il santuario, ha permesso di attribuire il tempio alla dea. L’area sacra era circondata da un muro, al cui interno è stato portato alla luce un frammento ceramico riferito alla dea Vei, paragonabile a Demetra. Il coccio è legato al rifacimento del recinto sacro del santuario, sacralizzato da un atto rituale che comportò anche la deposizione di un infante. Il tempio di Tinia, più a Ovest, presenta una planimetria greca con alcuni adattamenti etruschi ed è più recente di qualche decennio. Tre iscrizioni testimoniano la pertinenza del tempio a Tinia. Interessante è il frammento di un piccolo vaso in bucchero che riporta il termine Tins. L’epigrafe è collocata sul fondo esterno suggerendo che l’oggetto appartenesse agli strumenti per il culto del dio. L’importanza di queste iscrizioni è ancora più evidente se si considera il quadro scarno di attestazioni epigrafiche cultuali in tutta l’Etruria Padana.

Frammenti dal collo e dall’orlo della stessa anfora con iscrizione (foto museo Marzabotto)

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Grafica con trascrizione del termine spural (foto unibo)


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Grafica con trascrizione del termine Kainu (foto unibo)

Il rito della comunità. Durante gli scavi del Tempio urbano di Uni, all’interno di uno dei muri di fondazione, sono stati ritrovati due frammenti ceramici riconducibili al collo e all’orlo di un’unica anfora in bucchero. I due frammenti riportano una parola ciascuno. Sulla base dei dati archeologici e del tipo di scrittura, è possibile datare le epigrafi attorno al 500 a.C. Una delle due parole è spural, cioè “della comunità”, e si riferisce al concetto di città intesa come collettività organizzata dal punto di vista sociale e istituzionale, ricalcando il concetto latino di civitas. Questo si contrappone a un altro termine etrusco “per città”, methlum, che ne denota l’aspetto edilizio e infrastrutturale, corrispondente alla urbs latina. Data la cronologia del documento, questa di Marzabotto è una delle più antiche testimonianze del termine “spura”. L’altra parola è kainu, terza attestazione incompleta del poleonimo Kainua. L’ipotesi più accreditata prevede che del testo, forse in origine più esteso, siano state scelte queste due parole nel corso di un rituale, durante la fondazione del tempio. Protagonista era l’intera comunità di Kainua, il suo spura. Secondo un’altra ipotesi, invece, le iscrizioni sui due frammenti sarebbero state graffite dopo la rottura del vaso durante la cerimonia. Pregnante la scelta dell’anfora come supporto scrittorio, in quanto legata al consumo collettivo del vino a scopo rituale. L’atto, compiuto dall’intera Kainua, evidenzia la forte dimensione civica del sacro nella città.

La lamina in bronzo di Marzabotto con iscrizione del 470 a.C. (foto museo Marzabotto)
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Grafica con trascrizione delle cinque righe di iscrizione (foto unibo)

La celebrazione del tempio. Nell’area sacra del tempio di Tinia, sono venuti alla luce alcuni frammenti di una lamina di bronzo iscritta. Il supporto, piccolo e sottile, insieme al ritrovamento di due chiodi rivestiti d’oro, lascia supporre che fosse affisso ad una struttura lignea. Grazie alla grafia, la lamina è stata datata ai primi decenni del V secolo a.C. Conserva 13 parole disposte su 5 righe, rappresentando così una delle iscrizioni più estese dell’Etruria Padana. Sono citati quattro personaggi, forse magistrati, che sembrano coinvolti in due azioni differenti di carattere rituale. I primi due avrebbero compiuto dei riti presso il muntie di pertinenza dello spura, il corpo civico della città. Il termine muntie potrebbe rimandare al mundus latino, cioè il pozzo sacro a una divinità infera scavato nel momento della fondazione di una nuova città. Gli altri due personaggi, invece, sarebbero legati alla costruzione del tempio di Tinia, come si deduce dalla presenza del verbo hecce, in etrusco “costruire”. Il contenuto e le caratteristiche della lamina possono suggerire dei confronti con altri esempi di documenti commemorativi esposti al pubblico. Uno dei più noti sono le Lamine auree affisse sulla porta di un tempio nel santuario di Pyrgi, vicino a Cerveteri. Grazie al confronto con il mondo greco, è stato inoltre ipotizzato che, a differenza delle Lamine di Pyrgi, la lamina di Marzabotto fosse posta su un’intelaiatura lignea collocata nell’area del tempio, quindi visibile dall’intera comunità.

Il Laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università di Bologna realizza il percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” attraverso alcune opere dei musei etruschi di Bologna, Marzabotto, Spina e Adria

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Andrea Gaucci dell’università di Bologna

Si chiama “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana” il percorso multimediale, un vero e proprio museo virtuale, realizzato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca dell’università Alma Mater di Bologna nell’ambito del progetto “Zich. Scrivere etrusco all’università di Bologna” con la direzione del professor Andrea Gaucci. Il percorso multimediale propone una panoramica della scrittura etrusca nelle principali città dell’Etruria padana: Felsina-Bologna, Kainua-Marzabotto, Spina, Adria. Tema privilegiato che guiderà chi esplora questo percorso sarà la società etrusca e come questa si manifesta attraverso la scrittura. La variegata natura delle città interpreterà una diversa faccia di questa società: l’élite della metropoli a Felsina-Bologna, il rapporto con il sacro a Kainua-Marzabotto, la varietà multietnica nel porto di Spina, la mobilità delle persone nella più settentrionale città di Adria. Il percorso è stato realizzato dagli studenti del laboratorio di Epigrafia etrusca nel 2020 durante il lockdown, a contrasto della pandemia Covid-19. L’obiettivo è quello di rendere partecipi i visitatori del patrimonio storico dei Musei dell’Etruria padana attraverso oggetti iscritti, molto importanti per il loro valore documentario ma spesso difficilmente apprezzabili senza gli opportuni strumenti.

Il museo nazionale Etrusco di Marzabotto inserito nel percorso multimediale “Scrittura e società nelle città dell’Etruria padana”

Il percorso è concepito come una rete che unisce i principali musei dell’Etruria padana: il museo civico Archeologico di Bologna, il museo nazionale Etrusco “P. Aria” di Marzabotto, i musei Archeologici nazionali di Ferrara e di Adria,  importanti istituzioni che hanno supportato questa iniziativa e hanno concesso l’uso delle immagini. Tutti gli oggetti iscritti che si incontreranno, sono esposti nei rispettivi musei. L’invito è ad apprezzarli dal vivo, dopo averne approfondito la conoscenza con il percorso multimediale. Intanto nei prossimi giorni presenteremo le ricerche realizzate all’interno dei quattro musei etruschi, articolate in testi e grafiche, e i racconti audio.

Al via “…comunicare l’archeologia…” il ciclo di incontri del Gruppo archeologico bolognese per il primo semestre: protagonisti gli etruschi sulla scia della grande mostra di Bologna “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” e con viaggi a tema

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Gli Etruschi sono i grandi protagonisti di “…comunicare l’archeologia…” il ciclo di conferenze del primo semestre 2020 organizzato dal Gruppo archeologico bolognese tra febbraio e maggio 2020. E il motivo degli approfondimenti è facile: la grande mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” aperta fino al 24 maggio 2020 al museo civico Archeologico di Bologna. Ma negli incontri in calendario sempre il martedì alle 21 al Centro Sociale “G. Costa”, in via Azzo Gardino 48 a Bologna, ci sarà spazio anche per un’altra grande mostra, quella dedicata da Padova a Belzoni, il suo famoso concittadino-egittologo; e poi incursioni nel mondo del pensiero greco o della Beatrice dantesca. E ancora il punto sulla ricerca archeologica nel Bolognese. Il Gruppo archeologico bolognese, prossimo ai trent’anni di attività, aderente al Gruppi archeologici d’Italia, ancora una volta non si smentisce proponendo incontri di approfondimento su temi archeologici e culturali con un occhio attento all’attualità. Anche per questo ciclo di conferenze il Gabo si è avvalso della collaborazione con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto e il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena.

La locandina della mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi” a Padova fino al 28 giugno 2020

Orecchino d’oro dal museo di Vetulonia

Il ciclo inizia martedì 18 febbraio 2020 con l’ archeologa Erika Vecchietti su “Belzoni, il gigante del Nilo”, cui segue la proiezione del filmato “Il grande Belzoni”. Il padovano Giovanni Battista Belzoni (1778-1823) è stato esploratore, attore, ingegnere esperto di idraulica: è difficile racchiudere in una definizione una personalità esuberante che in pochi conoscono ma che ha contribuito in modo significativo a “importare” nel Vecchio Continente le meraviglie della terra dei Faraoni. Come si diceva a Padova è in corso la mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”, fino al 28 giugno 2020 al Centro Culturale Altinate San Gaetano. Si continua martedì 3 marzo 2020 con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, su “Principi etruschi nell’Etruria Mineraria. Populonia, Vetulonia e Massa Marittima”. L’incontro sarà l’occasione per introdurre il viaggio nell’Etruria Mineraria, promosso dall’agenzia Insolita Itinera – Viaggi nella storia e nel paesaggio, e in calendario per il 21 – 22 marzo 2020. E per ricordare la gita, sempre con Insolita Itinera, il 7 marzo 2020 a Murlo e Buonconvento. Gli altri due incontri di marzo aprono una parentesi. Martedì 17 marzo 2020, “Intervista impossibile a Beatrice” di Umberto Eco con Silvia Romagnoli (Beatrice) e Michele Gambetti (Umberto Eco). Introduzione di Erika Vecchietti. E martedì 24 marzo 2020, “Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna” con Lucio Russo, fisico, filologo e storico della scienza.

La locandina della mostra “Hinthial. L’ombra di san Giminiano”, aperta fino al 31 maggio 2020

Martedì 31 marzo 2020, riecco gli etruschi con Andrea Gaucci, archeologo e ricercatore all’università di Bologna su “Luoghi di culto nei territori di frontiera del modo etrusco”. Relatore: dott. Andrea Gaucci Introduzione al viaggio a San Geminiano del 18 aprile 2020 per la mostra “Hinthial. L’ombra di San Giminiano” che presenta per la prima volta al pubblico un’eccezionale scoperta avvenuta sulle alture della Torraccia di Chiusi nel territorio di San Gimignano, a pochi passi dal corso del torrente Fosci, lungo le propaggini collinari che scendono da San Gimignano verso la Valdelsa. La straordinarietà della scoperta archeologica è soprattutto il ritrovamento dell’Offerente; una meravigliosa statua, del tipo dei bronzetti allungati di età ellenistica, che richiama, visivamente, la celebre Ombra della Sera di Volterra. Dopo la pausa per Pasqua, si riprende martedì 21 aprile 2020 con Valentina Manzelli, ispettore archeologo della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO) su “Archeologia a Bologna. Aggiornamento dai cantieri”. E martedì 28 aprile 2020, con l’archeologo Paolo Campagnoli su “Un’altra Emilia. Architettura e paesaggi prima e dopo il sisma”.

Veduta aerea dei tumuli della necropoli etrusca della Banditaccia a Cerveteri

Una sala dell’allestimento del Maec di Cortona

Con gli ultimi due incontri, quelli di maggio, si torna agli etruschi. Martedì 5 maggio 2020, ritroviamo Silvia Romagnoli con “Città e necropoli dell’Etruria meridionale”, cui seguirà la proiezione del filmato “La Tuscia racconta”. Durante la serata sarà introdotto il viaggio di Insolita Itinera nella Tuscia e nell’Etruria meridionale del 19 – 24 maggio 2020. Infine martedì 12 maggio 2020, chiude l’archeologo Maria Giovanna Caneschi su “Curtun, la Cortona degli Etruschi”, occasione per introdurre il viaggio con Insolita Itinera a Cortona del 13 giugno 2020. Cortona, tra l’VIII e il VII sec. a.C., è stata importante città etrusca, grazie alla sua posizione strategica, che permetteva un ampio controllo dei territori che facevano parte della lucumonia. E risalgono al IV sec. a.C. le imponenti mura che circondano la città per circa tre chilometri, le tombe nobiliari “a melone” sparse nei dintorni della città e il monumentale altare funerario adornato da sfingi, esempio unico in Italia.

Il Mediterraneo Antico e il passato di Bologna agli incontri autunnali del ciclo “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Il Mediterraneo Antico e il passato di Bologna: cambiare nella tradizione. Potrebbe essere questo il filo conduttore del nuovo ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…”, organizzato dal Gruppo Archeologico Bolognese (Gabo), affiliato ai Gruppi archeologici d’Italia, con i quali sono promosse – soprattutto d’estate – campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo Archeologico Bolognese collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso. Tutti gli incontri si tengono il martedì alle 21 al Centro Sociale “G.Costa”, in via Azzo Gardino 48, a Bologna. Per il ciclo del quarto trimestre 2019 il Gabo ha scelto di dedicare quattro dei nuovi incontri allo stesso tema, “Il Mediterraneo Antico”, da sviscerare da diversi punti di vista: un ciclo all’interno del ciclo tradizionale.

Il Mediterraneo antico orientale come appare nella Tabula Peuntingeriana

Si inizia martedì 15 ottobre 2019, con la conferenza dell’archeologa e travel designer Silvia Romagnoli “Giochi e passatempi nel mondo antico”. Una settimana dopo, martedì 22 ottobre 2019, prima conferenza del ciclo “Il Mediterraneo Antico”. Maurizio Cattani, docente al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, illustra “Le prime navigazioni nel Mediterraneo”. Martedì 29 ottobre 2019, seconda conferenza del ciclo “Il Mediterraneo Antico”. Francesco Iacono, assegnista di ricerca al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, si sofferma su “Popoli, scambi e commerci nel Mediterraneo”. I primi due martedì di novembre completano i focus del ciclo “Mediterraneo Antico”: martedì 5 novembre 2019, Marco Bonino, docente di Architettura navale all’università di Bologna interviene su “Barche e navi di età romana”; e martedì 12 novembre 2019, completa l’approfondimento l’archeologo e esperto di Archeologia subacquea Xabier Muro Gonzales che tirerà le somme parlando di “Archeologia subacquea nel Mediterraneo: scoperte, ricerche, prospettive”.

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)

Con martedì 19 novembre 2019, si passa al secondo grande tema di “…comunicare l’archeologia…”, il passato di Bologna. Le funzionarie archeologhe della SABAP-BO Settore Archeologia, Renata Curina e Valentina Di Stefano, intervengono su “Il cimitero ebraico di Via Orfeo a Bologna”. E martedì 26 novembre 2019, Claudio Calastri, archeologo e coordinatore Settore archeologia di Ante Quem srl ciporta sulle “Tracce di una città. Nuove ipotesi sulla Bologna romana e tardoantica”. L’ultima settimana di novembre “…comunicare l’archeologia…” fa una pausa per lasciare spazio all’altro tradizionale appuntamento del Gabo: “Imagines: obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico giunta alla diciassettesima edizione. La sede, come sempre, alla Mediateca del Comune di San Lazzaro di Savena (Bo). Appuntamento il 29, 30 novembre, 1° dicembre 2019. A dicembre, gli ultimi due incontri, sempre sul passato di Bologna e il suo territorio. Martedì 10 dicembre 2019, Valentina Manzelli, funzionaria archeologa della SABAP-BO Settore Archeologia, fa “Nuova luce su Forum Cornelii: considerazioni su Imola a fronte dei recenti scavi archeologici”. Infine martedì 17 dicembre 2019, Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, spiega “L’acquedotto romano di Bologna riscoperto”.