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Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Paolo Marini su “Akhenaton: dall’Egitto a Torino”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-akhenation-dall-egitto-a-torino_locandinaTra i numerosi reperti riuniti al museo Egizio di Torino, nel corso della sua lunga storia, si annovera un corpus di blocchi scolpiti a bassorilievo e altri reperti prodotti durante quel periodo di profondi cambiamenti religiosi, sociali e politici del XIV secolo a.C. dagli egittologi convenzionalmente chiamato “amarniano”.  Se ne parla giovedì 12 gennaio 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, nella conferenza “Akhenaton: dall’Egitto a Torino” tenuta dal curatore Paolo Marini, nuovo appuntamento con il ciclo di conferenze tenute dai curatori del Museo. Ingresso libero fino a esaurimento posti. Live streaming sulla pagina Facebook e il canale YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=abWi4EFtMUE. Lo studio iconografico di questi oggetti ci permette di ripercorrere le fasi che caratterizzarono la produzione “artistica” del tempo. Inoltre, un’approfondita analisi dei rilievi consente di ipotizzare la natura delle scene alle quali essi dovevano originariamente appartenere e di individuare gli escamotage ai quali il faraone di Amarna, Akhenaton, ricorse per sostituire alcune feste religiose tebane, introducendo nuove performance rituali che si svolgevano ad Amarna e che lo vedevano coinvolto in prima persona.

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Paolo Marini (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Paolo Marini, dal 2017, è curatore e coordinatore scientifico delle mostre itineranti al museo Egizio. Ha curato la mostra temporanea “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto” (attualmente visitabile) e ha scritto il libro divulgativo sulle divinità egizie, edito da Panini (2020). I suoi studi sulla collezione riguardano i corredi funerari, in particolar modo i contenitori per ushabti. Ha partecipato a missioni archeologiche in Italia, a Pisa (2004); in Siria, a Tell Deinit (2004) e a Tell Afis (2005); e in Egitto, a Dra Abu el-Naga (2010-2018) e al Ramesseum (2019-2020). Dal 2019 collabora a una missione di studio, patrocinata dal museo Egizio, a Deir el-Medina.

Bilancio 2022. All’Egizio quasi 900mila visitatori. Al Mann, raddoppiati gli ingressi e ora si punta al milione con grandi mostre. A Ercolano dodici mesi ricchi di eventi con quasi mezzo milione di visitatori

torino_egizio_bilancio-2022_locandinaDa Nord a Sud, primi numeri a bilancio di un anno molto positivo per i luoghi della Cultura. Il museo Egizio di Torino è il più stringato: “Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022 ci siete venuti a trovare in 898.500. Vi ringraziamo uno ad uno per averci sostenuti ed affiancati fino a questo risultato”.

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Visitatori alla mostra “I Bizantini” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Più articolato il messaggio lanciato dal museo Archeologico nazionale di Napoli. Il 2022 al Museo Archeologico Nazionale di Napoli si conclude con un’evidente conferma del trend della ripartenza dopo l’emergenza pandemica: gli ingressi sono stati circa 450mila, in crescita del 126% rispetto al 2021. Oltre il 63% del totale sono stati i visitatori paganti. Soddisfatto il direttore del Mann, Paolo Giulierini, che analizza l’affluenza dello scorso anno, guardando al futuro: “Se all’appello non fossero ancora mancate le scuole, potremmo parlare di ingressi 2022 ai livelli del 2019, l’anno record pre-Covid, rispetto al quale abbiamo però in percentuale un 17 per cento in più di paganti. Si tratta di dati molto positivi a conferma della generale tendenza in crescita dei flussi, e che premiano il nostro lavoro, quello di un Museo dall’offerta ricca e attrattiva, sempre aperto anche mentre si andava rinnovando con importanti cantieri.  Ambasciatore di Napoli e dell’Italia nel mondo come dimostrano i numeri delle mostre in Italia e all’estero. Nel 2023 con l’apertura totale degli spazi e due super due mostre, ‘Alessandro e l’Oriente’ e ‘Picasso e il Mann’, lanciamo l’ambizioso obiettivo del milione di visitatori. Ci aspetta un Mann come neppure i napoletani ricordano di averlo mai visto, con l’apertura delle sale storiche dell’ala occidentale destinate alla Campania Romana. E mai così esteso, con l’avvio del cantiere delle nuove sale sotterranee, servizi e collegamento alle metro, protagonista della rigenerazione urbana”.

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La recente inaugurazione a Shangai, in Cina, della mostra “A world of beauty” con alcuni capolavori del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto iic-shangai)

​​Inoltre, da un’analisi dei prestiti delle opere del Mann all’estero e in Italia, si può stimare che nel 2022 i capolavori dell’Istituto, provenienti anche dai ricchissimi depositi, siano stati ammirati da quasi 700mila persone: oltre 473mila i visitatori della mostra itinerante “Pompeii”, realizzata in Giappone con centocinquanta reperti del Mann; circa 100mila i biglietti staccati a Suzhou per l’esposizione sugli Etruschi; 90mila le presenze tra Pittsburgh e New York per percorsi sempre basati su significativi prestiti del Museo. E non solo: aperta da dieci giorni a Shangai, l’esposizione sulla bellezza, che ha come star la Venere Callipige, ha registrato già 25mila visitatori. Nel 2022 (in alcuni casi concluse anche nel 2023), le mostre con manufatti del Museo in giro per il mondo sono state 43 (23 in Italia, 14 in Europa, 4 in Asia, 2 negli Stati Uniti); nel Bel Paese, da menzionare il successo dell’allestimento “I pittori di Pompei” che, al museo civico Archeologico di Bologna, ha fatto registrare da fine settembre 33mila presenze (in mostra, vi sono cento splendidi affreschi del Mann).

napoli_mann_promozione-openMann-2022_locandinaNello scorso anno, il Museo ha viaggiato molto anche sui canali digitali: rispettivamente 95mila, 85mila e 14mila i seguaci di Instagram, Facebook e Twitter, mentre si lavora all’implementazione delle pagine Tik Tok e Youtube, che ha registrato 41mila visualizzazioni a fronte delle 27mila del 2021. Buon riscontro anche per il videogioco “Father and son2”, disponibile da luglio su Google Play e App Store e scaricato da 35mila utenti. Nel 2022, infine, confermato il successo della campagna abbonamenti OpenMANN con circa 3mila sottoscrizioni.

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Visitatori al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Il 2022 anno di innovazione al Parco di Ercolano, dodici mesi ricchi di eventi e di visitatori. Il 2022 per il parco archeologico di Ercolano ha rappresentato la vera rinascita dopo gli anni bui della pandemia da Coronavirus. Sono stati 436.855 i visitatori che hanno varcato la soglia dell’ingresso del sito, rispetto ai 155.154 dello scorso anno. Proficue e costanti le azioni di connessione del Parco con il territorio, prima fra tutte l’apertura nella Reggia di Portici della mostra ‘Materia. Il legno che non bruciò a Ercolano’, viaggio immersivo nelle mille trame degli straordinari ed unici oggetti e mobili di legno dell’antica Ercolano; come numerose sono state le iniziative condivise con il territorio, tra le quali l’illuminazione in diverse occasioni dell’ingresso di Corso Resina, simbolicamente il nodo che collega l’antico al moderno, il sito archeologico alla città moderna di Ercolano.

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Ciro Bonajuto, sindaco di Ercolano, e Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Il 2022 è stato un anno di apertura e attenzione verso i differenti pubblici che frequentano questo straordinario sito UNESCO”, interviene il direttore Francesco Sirano. “Abbiamo lavorato per gli appassionati con il ciclo di incontri de Gli Ozi di Ercole, per coloro che sono interessati agli aspetti ecologici e del buon vivere con i Laboratori del gusto, abbiamo aperto le porte dei nostri cantieri con I Close Up, abbiamo coinvolto turisti e curiosi con i Venerdì di Ercolano, arricchito l’offerta culturale con l’apertura della Casa della Gemma e la pubblicazione di una nuova guida breve del sito; vogliamo essere un sito Pets Friendly e stiamo sperimentando la visita in compagnia dei nostri amici a quattro zampe. L’anno si è concluso con l‘apertura della Mostra Materia, un progetto di ricerca non solo storico archeologica ma anche museografica per restituire alla comunità locale e al pubblico internazionale l’esperienza dei rarissimi legni e mobili dell’antica Ercolano attraverso un progetto condiviso con altri Enti e attori del territorio. Un grazie al nostro pubblico che ci segue costantemente al quale offriremo un 2023 altrettanto ricco di esperienze, e un grazie particolare allo staff del Parco e al tema del partner privato della Fondazione filantropica senza scopo di lucro Packard Humanities Institute che quotidianamente si dedica alla conservazione e valorizzazione di un luogo tanto magico”.

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Visitatori al Teatro antico di Ercolano con caschi, mantelline e torce (foto paerco)

Dopo la lunga pausa dovuta allo stato emergenziale, nel 2022 è stato inoltre riaperto il percorso sotterraneo del Teatro Antico, esperienza speleologica che trasporta indietro nei secoli. L’anno trascorso ha visto protagonista il Parco Maiuri con la rassegna I laboratori del gusto, ciclo di incontri per valorizzare la cultura del cibo, attraverso il dialogo e la gioia di stare insieme, imparando a conoscere da vicino i prodotti del territorio vesuviano, a partire dalle loro antiche origini fino al loro all’utilizzo nella odierna gastronomia. Nel 2022 è stata riproposta la fortunata rassegna ‘Gli Ozi di Ercole, Il materiale della vita/La vita materiale’, che registrando continui sold out, ha dato voce alla cultura materiale, al desiderio, all’appetito in un costante rimpallo tra antico e moderno.

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Una app guida i ragazzi autistici in visita al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

L’appuntamento che corona la capacità di inclusione del Parco del 2022 è stato il lancio della App per guidare nella visita gli autistici: a disposizione dei ragazzi dei dispositivi con un’applicazione basata su di un software appositamente studiato per facilitare il coinvolgimento dei bambini con disturbo dello spettro autistico. Una speciale guida alla visita, progettata da esperti del settore per consentire la fruizione dell’area con indicazioni e approfondimenti in base ai tempi e alle peculiarità degli ospiti. Molto buono infine il riscontro per il 2022 dell’abbonamento ‘Un anno=un giorno’, che offre la possibilità di visitare il sito archeologico per un intero anno al costo di 13 euro, lo stesso di un biglietto singolo; tanto che si ripropone per l’anno 2023 la stessa promozione.

Vicenza. Christian Greco, direttore del museo Egizio, introduce alla visita della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, in Basilica Palladiana. Ecco la sua prolusione alla presentazione ufficiale

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Locandina della mostra “I creatori dell’Egitto Eterno” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 al 7 maggio 2023


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Mostra “I creatori dell’Egitto eterno”: da sinistra, Paolo Marini, Corinna Rossi, Christian Greco, Francesco Rucco, Simona Siotto, Cédric Gobeil (foto graziano tavan)

Nell’anno, il 2022, in cui vengono celebrati gli anniversari di due avvenimenti fondamentali per la storia dell’Egittologia, i 200 anni dalla decifrazione dei geroglifici da parte di Champollion e il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon, il museo Egizio di Torino cura, per la prima volta in Italia, un progetto espositivo così importante “al di fuori del museo”, presentando una straordinaria selezione di reperti e sviluppando un tema centrale per gli studi egittologici. Parliamo della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”, in Basilica Palladiana a Vicenza fino al 7 maggio 2023 (e durante le festività, fino all’8 gennaio 2023, sempre aperta dalle 10 alle 18, eccetto Capodanno dalle 13 alle 18), fortemente voluta dalla Città di Vicenza e curata dal direttore del museo Egizio, Christian Greco, dalla docente di Egittologia al Politecnico di Milano, Corinna Rossi, dagli egittologi e curatori del museo Egizio, Cédric Gobeil e Paolo Marini. Qualche numero: 180 reperti originali, 3 installazioni multimediali, 4 curatori, 2 prestatori (museo Egizio di Torino e museo del Louvre di Parigi), 17mila prenotazioni, 550 gruppi, 1 città (Vicenza).

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L’allestimento della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” nella Basilica palladiana di Vicenza (foto graziano tavan)


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Christian Greco, Francesco Rucco e Simona Siotto alla presentazione della mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana a Vicenza (foto graziano tavan)

In occasione della presentazione ufficiale della mostra, prima della vernice, alla presenza del sindaco di Vicenza Francesco Rucco e dell’assessore alla Cultura Simona Siotto, il direttore dell’Egizio Christian Greco nella sua prolusione ha introdotto gli elementi più significativi che hanno sotteso la realizzazione della grande mostra, e il perché della scelta del villaggio di Deir el Medina e dei suoi abitanti per il senso della vita e della vita dopo la morte secondo gli antichi Egizi. Grazie a una registrazione live del regista veneziano Alberto Castellani, che l’ha gentilmente messa a disposizione di archeologiavocidalpassato.com, tutti gli appassionati possono così prepararsi meglio alla visita della mostra.

“Questa mostra, grazie al lavoro di tutti, vi permetterà di fare un viaggio ideale – lo si vede già dal video all’inizio dell’esposizione – tra Vicenza e Deir el Medina”, annuncia Christian Greco. “E quando Guido Beltramini, direttore del Cisa, mi disse Vorremmo una mostra dell’Egitto a Vicenza, pensare a Deir el Medina fu immediato. Perché era pensare a un villaggio, a un insediamento di cui conoscevamo le vite delle donne e degli uomini che vi avevano lavorato; era vedere l’altra faccia della medaglia, era collegarlo a quell’idea che era piaciuta molto al sindaco che l’ha voluto porre anche come manifesto per Vicenza candidata alla capitale della Cultura: l’idea di fabbrica, ovvero di un contesto sociale ed economico che lavora assieme per una trasformazione. Ebbene, a Deir el Medina avvenne questo.

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Statua della dea Sekhmet (XVIII dinastia, regno di Amenofi III, 1390-1353 a.C.) conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“E quindi voi, visitando la mostra – spiega Greco -, vi troverete catapultati prima nella sponda Est della Tebe del Nuovo Regno, dove vengono eretti i grandi templi delle divinità locali che diventano divinità nazionali: Amon, colui che è nascosto – questo significa il nome -, che diventa la divinità principale dell’Egitto, profondamente legata alla regalità. E, come ricordava l’assessore Simona Siotto, l’esistenza e la caducità dell’esistenza era un qualcosa che interrogava molto gli Egizi e quindi proprio in quel periodo nella sponda Ovest di Tebe (vedrete la magnifica statua di Sekhmet) cominciarono a erigere i templi cosiddetti di milioni di anni, dove il culto del faraone potesse essere portato avanti.

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La stele dedicata ad Amenofi I e Amhose Nefertari da Amenepimet e dal figlio Amennakht, conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Servivano però delle maestranze – fa notare il direttore del museo Egizio -, servivano delle persone che sapessero progettare, operare, scavare nella roccia, trasformare le pareti, levigarle, fare la sinopia. Dopo di ché scolpirle, e poi ancora con i pigmenti trasformare completamente questo spazio. Oggi si parla molto di metaverso. Ma cosa c’è di più metaverso della per djet, della casa per l’eternità, di quello spazio cioè che, una volta varcata la soglia, diventava la casa del faraone per sempre? Uno spazio però in cui valevano delle regole diverse, delle regole spazio-temporali completamente diverse. Non erano più in questa realtà. Serviva quindi uno sviluppo del tempo diverso, dal tempo ciclico che era il tempo del dio Sole, che ogni giorno risorge e di notte combatte contro Apofis e poi può tornare sulla terra. E il faraone, una volta entrato, dopo il rituale dell’Apertura della Bocca, era completamente trasformato.

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Il faraone Ramses II tra il dio Amon e la dea Mut, gruppo in granito dal tempio di Amon a Karnak (XIX dinastia, regno di Ramses II, 1279-1213 a.C.), conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Prima l’assessore Siotto ricordava come si potrebbe definire la vita. Allora – continua Greco – i biologi e i filosofi si interrogano molto. E a me ha sempre molto colpito vedere immagini su cui i biologi lavorano molto: che differenza c’è tra una persona nel momento in cui è in vita e il momento successivo in cui la vita non c’è più? Cos’è la vita? Ebbene oggi ci dicono che nel momento successivo non ci sono più quelle connessioni, non ci sono più le connessioni molecolari, non c’è più l’energia, non c’è più lo scambio. E pensate che gli Egizi questo l’avevano capito perfettamente già nel Medio Regno, e codificato nel Nuovo Regno. E l’hanno capito in una serie di cose. Hanno capito che la persona era complessa. La persona era composta dal corpo. Però se io cadessi morto in questo momento gli egiziani mi definirebbero cadavere. Il corpo doveva ridiventare immagine vivente della persona, ricomponendo una serie di cose: ricomponendo il nome, ricomponendo l’ombra, ricomponendo il ba che è l’anima che può trasmigrare da questo all’altro regno, il ka che è la forza vitale, e mettendo assieme tutto questo potevano tornare a vivere.

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Statuetta in legno della dea Tauret, dedicata dal disegnatore Parahotep, venerata in ambito domestico, proveniente da Deir el Medina, e conservata al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“Ebbene quindi in mostra – sintetizza Greco – vedrete come vivevano gli abitanti di Deir el Medina, questo villaggio voluto da Amenofi I e dalla madre Ahmose Nefertari, che per 600 anni ospita 120 famiglie che hanno un unico compito: quello di costruire le tombe nella Valle dei Re e nella Valle delle Regine. Il loro nome è “servitore nel luogo della verità (Set Maat)”, e avevano forse il lavoro più importante al mondo, cioè quello di consegnare all’eternità la vita dei faraoni in modo che il loro culto potesse perpetrarsi. Però non era un mero culto regale, era un qualcosa di più vitale, di cosmico. Lo vedrete nel video curato da Corinna Rossi, e ringrazio Robin Studio per il lavoro eccellente che anche questa volta hanno fatto, che vi farà fare un viaggio all’interno di uno dei progetti più antichi al mondo, il progetto della tomba di Ramses IV. La vedrete trasformata, potrete viaggiare assieme al faraone, come questo spazio era un nuovo spazio di vita.

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Dettaglio del modellino della Tomba di Nefertari, scoperta da Ernesto Schiaparelli nel 1904, conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“La mostra continua Greco – vi farà riflettere sulla wehem meswt, sulla rinascita, su quello che gli egiziani chiamavano la nuova vita che non era la morte. Ci saranno gli elementi che tutti noi ricolleghiamo all’Egitto, ovvero i sarcofagi, che sono quel luogo di trasformazione che permette al corpo di tornare a nuova vita. E passando dalla prima alla seconda parte della mostra, passerete proprio dalla vita del villaggio alla vita nell’aldilà e incontrerete un personaggio importantissimo, incontrerete Nefertari, la cui tomba fu trovata nel 1904 da Ernesto Schiaparelli. E vedrete il modello che Schiaparelli ha fatto fare. Ma vedrete anche le statuette funerarie. E vedrete gli oggetti che Nefertari si era portata con lei. Pensate, c’è persino una manopola con sopra il nome di Ahy, un faraone che era vissuto più di 200 anni prima, e quindi forse lei era legata ad Ahy che era stato sovrano dell’Egitto; o era un oggetto di famiglia caro, un ricordo che lei volle portare tomba. Non dobbiamo pensare che gli egiziani fossero degli alieni. Avevano lo stesso trasporto per la cultura materiale che abbiamo noi.

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Ushabti in faience del faraone Seti I (XIX dinastia, 1290-1279 a.C.) conservati al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“In mostra si possono vedere le statuette in faiance, meravigliose, di un altro grande sovrano, Seti I, proprio di fronte a Nefertari. Vedrete i sarcofagi gialli. Vedrete il sarcofago di XXV dinastia che ci fa vedere un’evoluzione dell’iconografia.

“Però volevamo chiudere facendovi vedere anche la fine di questa storia. Amenofi I e Ahmose Nefertari hanno voluto questo villaggio. Questo villaggio ha funzionato. Poi probabilmente – oggi si direbbe – l’Egitto aveva speso troppo rispetto alle proprie necessità. Già all’epoca di Ramses III cominciamo ad assistere a dei disagi sociali, e nell’epoca di Ramses XI, probabilmente durante la vita di Butehamon, venne abbandonato il villaggio. Non è sicurissimo, perché alcuni ostraka, sia figurativi sia letterari, forse ci attestano una continuazione della vita nel villaggio. Però sappiamo sicuramente che Butehamon fondò un suo ufficio, la casa, forse anche la sua tomba nel tempio di Medinet Habu, qualche chilometro più a Sud, in un posto che era protetto. E sappiamo che Butehamon aveva un compito importantissimo: lui andava in giro per la necropoli, perché abbiamo ritrovato i suoi graffiti, a mettere in sicurezza i sarcofagi che venivano depredati. A Londra c’è un documento, il Robbery Papyrus, che ci parla del fatto di come fosse finito questo periodo dell’Eldorado, di come una vedova viene interrogata da un magistrato che le chiede ma perché tuo marito notte tempo si è introdotto in una tomba e ha rubato dei bacili di bronzo? e lei risponde perché con quello io e i miei figli abbiamo mangiato per tre anni. “E allora abbiamo voluto farvi riflettere anche su questo: come questa parabola del villaggio si concluda anche con un periodo di crisi e lo facciamo vedere – a mio giudizio in modo esemplare – utilizzando le nuove tecnologie, facendovi vedere il sarcofago di Butehamon, colui che mise in sicurezza i sarcofagi delle necropoli e al contempo, mentre lo faceva, prese dei pezzi per mettere in sicurezza anche il proprio.

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Sarcofago giallo femminile, in legno e stucco, del Terzo periodo intermedio (XXI dinastia, 1076-943 a.C.) conservato al museo Egizio di Torino (foto graziano tavan)

“È una mostra quindi – conclude – che ci fa riflettere sulla vita, sulla vita dopo la morte, sull’esistenza, sulle difficoltà dell’esistenza, su come il lavoro veniva organizzato, su come si svilupparono anche delle credenze locali, e su come c’è un tema etico che pare trascendere i limiti temporali della storia. Alla fine anche per gli Egizi, come molto spesso anche per noi, quello che contava era maat, era la giustizia, era la verità, ed era l’unica cosa che ci permetteva di vivere bene sulla terra e di poter ambire a una vita dopo. E allora auguriamoci anche noi, come si auguravano gli antichi Egizi, di diventare maat keru, veritieri di voce, e di poter essere dotati di vita come il dio Sole per sempre”. Buona visita.

 

Vicenza. Al museo del Gioiello inaugurata la mostra “Gioielli e Amuleti. La bellezza nell’Antico Egitto”, collaterale all’esposizione “I creatori dell’Egitto eterno” aperta in Basilica Palladiana. I monili ci parlano di bellezza, cosmesi, religione e magia

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Inaugurazione della mostra “Gioielli e amuleti”. Da sinistra: Marco Carniello, Global Exhibition Director Jewellery & Fashion di IEG; Michela Amenduni, direttore gestionale museo del Gioiello; Simona Siotto, assessore alla Cultura Comune di Vicenza; Francesco Rucco, sindaco di Vicenza; Christian Greco, direttore del museo Egizio; Paolo Marini, curatore del museo Egizio e della mostra (foto comune di vicenza)

La presenza dell’Antico Egitto a Vicenza si allarga. A 24 ore dalla vernice della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” in Basilica Palladiana, giovedì 22 dicembre 2022, al piano terra del monumento patrimonio dell’umanità, negli spazi del museo del Gioiello è stata inaugurata la mostra “Gioielli e Amuleti. La bellezza nell’Antico Egitto”, nata dalla collaborazione tra Italian Exhibition Group – che gestisce con il Comune di Vicenza il prestigioso spazio museale all’interno della Basilica Palladiana – e il museo Egizio di Torino. Aperta al pubblico fino al 7 maggio 2023, la mostra racconta attraverso un’ottantina di manufatti e alcuni frammenti il rapporto quotidiano degli antichi Egizi con la cura del corpo, la bellezza, la moda e l’ornamento. Curata dal direttore del museo Egizio Christian Greco con la collaborazione dei curatori Paolo Marini e Cédric Gobeil, “Gioielli e Amuleti. La bellezza nell’Antico Egitto” è collaterale alla mostra in Basilica “I creatori dell’Egitto eterno”, e offre un ulteriore livello di lettura sullo stile di vita degli abitanti di Deir el-Medina, villaggio in cui vissero gli artigiani più apprezzati dell’epoca a cui risalgono le tombe reali della Valle dei Re e delle Regine.

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Locandina della mostra “Gioielli e amuleti. La bellezza nell’antico Egitto” al museo del Gioiello di Vicenza dal 23 dicembre 2022 al 7 maggio 2023

La mostra nasce tra i laboratori e i magazzini del museo torinese, dove sono stati selezionati e analizzati, con sistemi di indagini moderne, alcuni ornamenti e manufatti per la cosmesi. Oggetti in grado di aprire una finestra temporale e geografica su un mondo antico e lontano, dove ancora una volta l’accessorio prezioso, il monile, acquisisce significati e valori molteplici, si presta a simbolo di altro, che sia bellezza, fortuna, potere e magia. Monili utilizzati come ornamento per ostentare lo sfarzo, amuleti dal valore magico e apotropaico, oggetti per la cosmesi e l’igiene. L’esposizione è organizzata in quattro sezioni che offrono l’occasione di ammirare alcuni reperti mai esposti prima. Particolarmente innovativa è la sezione dedicata a KHA e MERIT, coppia illustre vissuta 3600 anni fa che ancora riposa avvolta dalle bende, i cui sarcofaghi furono rinvenuti dal celebre archeologo torinese Ernesto Schiaparelli nel 1905. È la tecnologia, con radiografie e stampe 3D, a svelare oggi, agli occhi dei visitatori del museo del Gioiello, il loro ricco corredo funebre.

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Gioielli dell’antico Egitto esposti in mostra al museo del Gioiello di Vicenza (foto comune di vicenza)

“Gioielli, ornamenti e amuleti, in oro, argento, pietre preziose e altri elementi naturali nell’antico Egitto assumevano valori e funzioni molto differenti a seconda del contesto di utilizzo”, sottolinea Christian Greco, direttore museo Egizio di Torino: “nella vita quotidiana intervenivano nella percezione estetica dell’immagine dell’individuo che li indossava, nei rapporti sociali esprimevano prestigio e affermazione, mentre nella sfera religiosa fungevano spesso da amuleti dal valore apotropaico o propiziatorio. Il filo narrativo della mostra, accompagnato da una serie di scene tratte dalle pitture parietali antico egiziane, in grado di mostrarci i monili nel loro contesto d’uso, accompagna il visitatore, vetrina dopo vetrina, nel mondo della bellezza e della cosmesi prima, in quello della magia dopo, per poi giungere presso un laboratorio sperimentale dove le moderne tecnologie sono state in grado di rendere visibili e materialmente concreti alcuni gioielli che nella realtà sono ancora celati tra le bende delle mummie di Kha e Merit, due illustri personaggi vissuti a Deir el-Medina circa 3600 anni fa”. E il curatore Paolo Marini: “Gli ornamenti e gli amuleti selezionati per il museo del Gioiello nascondono, nella loro minuzia, un valore inimmaginabile oggi. Essi non sono solo la rappresentazione di uno status symbol o la manifestazione della perizia tecnica egizia, ma esprimono anche i sentimenti, i timori e le speranze di un popolo antico attraverso la scelta di forme e materiali dai forti valori simbolici e performativi. Nelle quattro sezioni proposte nel percorso espositivo, questi monili ci parlano di bellezza, cosmesi, religione e magia, ambiti dai limiti indefiniti e lontani dalle categorizzazioni moderne”.

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Gli spazi espositivi che ospitano la mostra “Gioielli e amuleti” al museo del Gioiello di Vicenza (foto comune di vicenza)

“A conferma che la grande mostra in Basilica sull’antico Egitto è stata curata nei minimi dettagli”, dichiara Francesco Rucco, sindaco di Vicenza, “arriva un’esposizione collaterale in grado di aumentare il fascino e la bellezza di questa straordinaria civiltà del passato che ancora oggi sa sbalordire e incantare. Un’appendice che offrirà la possibilità di vedere da vicino le capacità artistiche degli artigiani di migliaia di anni fa, proprio qui nella terra vicentina patria di orafi e gioiellieri. È anche un’occasione per valorizzare, ancora una volta, il museo del Gioiello, prestigioso spazio museale di Italian Exhibition Group, gestito in collaborazione con il Comune di Vicenza. Un evento che consente di arricchire la già ampia offerta del circuito museale cittadino che tante soddisfazioni ci sta dando in questo 2022 in termini numerici per quanto riguarda i visitatori, superiori anche al periodo pre Covid. Ringrazio il presidente di IEG, il direttore del museo e tutti coloro che hanno lavorato per il raggiungimento di questo importante risultato”. E conclude Michela Amenduni , direttore gestionale del museo del Gioiello e responsabile marketing Jewellery & Fashion di Italian Exhibition Group: “Siamo felici di aprire le porte del museo del Gioiello ai vicentini e ai turisti in arrivo in città e presentare il risultato della bella collaborazione con il museo Egizio. Il museo del Gioiello nasce infatti per arricchire e ampliare l’offerta culturale e artistica del Comune e di Vicenza e questo progetto si colloca esattamente in questa prospettiva. Inoltre, assieme a IEG e Vicenzaoro, rappresenta un omaggio all’eccellenza orafa del territorio ed è riferimento per l’intero settore. Grazie a proposte didattiche e laboratoriali mira infatti a coinvolgere sempre di più le nuove generazioni nell’affascinante mondo dell’arte orafa”.

Vicenza. Dietro le quinte della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi artigiani e operai al servizio del faraone”: a pochi giorni dall’apertura i tre curatori approfondiscono scelte dell’allestimento, identikit degli operai/artisti e attualità dell’Antico Egitto

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Locandina della mostra “I creatori dell’Egitto Eterno” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 al 7 maggio 2023

Chi erano e dove vivevano le maestranze che hanno forgiato le tombe dei faraoni? Quali erano i loro talenti? Con i curatori della mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi artigiani e operai al servizio del faraone” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 andiamo a scoprire il dietro le quinte e i dettagli della mostra coordinata da Christian Greco, direttore del museo Egizio, e curata da Corinna Rossi, professore associato di Egittologia al Politecnico di Milano, da Cédric Gobeil e Paolo Marini, egittologi e curatori dell’Egizio. Sei domande, due per ogni curatore: Corinna Rossi è invitata a spiegare come nasce questa mostra, le difficoltà di allestimento e la tecnologia applicata alla divulgazione; Cédric Gobeil ci fa conoscere il villaggio di Deir el-Medina, come era organizzato, e chi erano i suoi abitanti, gli operai/artisti per le dimore eterne dei faraoni; Paolo Marini infine si sofferma sull’attualità dell’Antica Egitto e su cosa accomuna o distingue gli antichi operai da quelli rinascimentali o moderni.

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Corinna Rossi (politecnico di Milano) (foto graziano tavan)

Qualche episodio del “dietro le quinte” della mostra, dalle fasi di studio alla progettazione degli allestimenti? Corinna Rossi: “Ogni mostra, prima di essere aperta al pubblico, conosce una fase di studio, poi una fase di ragionamento su cosa portare, ma poi soprattutto sul come trasportare gli oggetti. Questa per la mostra di Vicenza è stata una fase di studio particolarmente complessa. Parliamo di Antico Egitto, e quindi a statue gigantesche in pietra. Ma abbiamo dovuto fare i conti anche con la Basilica Palladiana e con gli spazi espositivi che sono al primo piano destinati ad ospitare gli oggetti abbastanza pesanti. E quindi la scelta degli oggetti si è orientata in questa direzione, cioè a oggetti che potessero essere effettivamente trasportati e sollevati al primo piano e sostenuti dal pavimento della Basilica nel corso della mostra. Quindi c’è stato uno studio attentissimo che ha coinvolto tecnici ed esperti sia da parte degli architetti allestitori che da parte delle istituzioni a Vicenza per raggiungere questo risultato. È una mostra che celebra la perizia degli antichi operai ma non dimentichiamoci di celebrare la perizia dei tecnici e degli operai che hanno reso possibile questa mostra”.

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Cédric Gobeil (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Il villaggio di Deir el-Medina era una fucina di talenti. Quale era la sua struttura e come divenne il polo produttivo per cui è celebre ancora oggi? Cédric Gobeil: “La struttura del villaggio di Deir el-Medina è molto semplice, è un insieme di 68 case. Nel suo stato finale, nel periodo ramesside, è circondata da un muro di cinta, e ognuna di queste case aveva una struttura veramente ideale e tipica di circa quattro stanze, in modo tale che ogni lavoratore potesse beneficiare degli stessi servizi e pari accesso alle risorse. Queste persone erano sotto l’autorità di un visir, che è una specie di primo ministro, che era proprio sotto il faraone, e direttamente sotto l’autorità di uno scriba reale che viveva con gli operai a Deir el-Medina. Questi lavoratori vivevano quindi nel villaggio con le loro famiglie, mogli e figli. E la cosa importante è che la maggior parte di queste persone avevano una specialità manuale, un lavoro manuale. Quindi possiamo, ad esempio, nominare disegnatori, pittori, muratori, scultori così come carpentieri. Ciascuno di questi mestieri era necessario per l’elaborazione delle tombe reali, compreso lo scavo, ma anche la decorazione delle tombe che troviamo oggi nelle cosiddette Valli dei Re e delle Regine, proprio dietro il villaggio di Dei el-Medina”.

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Paolo Marini (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Perché l’Antico Egitto suscita così tanto interesse nella contemporaneità? In cosa risiede la sua “attualità”? Paolo Marini: “I motivi sono differenti, primo tra tutti sicuramente il fatto che ancora l’Antico Egitto sia al centro di tantissime ricerche da parte di tantissimi studiosi. Gli scavi che operano sul suolo egiziano sono innumerevoli per cui le scoperte che ancora oggi vengono compiute sono davvero straordinarie. Negli ultimi tempi, a esempio, è stata scoperta una cachette con all’interno numerosissimi sarcofagi e oggetti di corredo funerario e che ci illustrano un’epoca molto problematica dal punto di vista storico come quella che noi egittologi chiamiamo Epoca Tarda, e questo ovviamente suscita nel non addetto ai lavori sempre un interesse eccezionale anche per la qualità dei reperti. E l’interesse storico archeologico che questi riescono a trasmettere”.

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Corinna Rossi (politecnico di Milano) (foto graziano tavan)

Quale ruolo gioca la tecnologia in una mostra di stampo archeologico e quale posto occupa nell’allestimento all’interno della Basilica Palladiana? Corinna Rossi: “In una mostra come quella di Vicenza in cui portiamo oggetti antichissimi fragili piccoli, la componente immateriale della mostra può giocare un ruolo molto importante perché attraverso le nuove tecnologie noi riusciamo a portare all’attenzione del pubblico dettagli che sarebbero altrimenti invisibili perché troppo piccoli o invisibili, proprio perché non visibili a occhio nudo, e riusciamo anche a convogliare verso l’esterno i risultati delle ricerche che sono state effettuate nel corso degli anni da quanti hanno studiato in maniera approfondita questi reperti. Quindi la mostra sarò accompagnata da una serie di installazioni multimediali che avranno proprio questo scopo: non sostituirsi all’oggetto, ma allargare il punto di vista e ampliare il ventaglio di informazioni che possono essere convogliate al grande pubblico”.

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Cédric Gobeil (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Qual è l’identikit di “scribi, artigiani e operai al servizio del faraone”? Cédric Gobeil: “Per avere un’idea precisa di chi fosse questo operaio di Deir el-Medina, ci sono alcuni tratti che qui possono essere evidenziati. Prima di tutto sono membro di un’élite. Non siamo più in un’élite legata all’Alta Corte, ma in un’élite tra lavoratori, tra lavoratori specializzati. E questo lavoratore ha una qualità: quella di poter esercitare mestieri manuali estremamente richiesti, estremamente preziosi per l’elaborazione, lo scavo e la decorazione delle tombe reali. E in quel momento può essere uno scultore, un muratore e un pittore per esempio. Si dovrebbe anche considerare che questo individuo, questo lavoratore è in grado di scrivere. In ogni caso diciamo che nella stragrande maggioranza dei casi sono in grado di scrivere e leggere il che dà loro accesso a testi magici e anche alla letteratura per poter raccontare storie. L’importante è che queste persone abbiano potuto quindi scrivere appunti in modo tale da lasciare traccia ai posteri. Ed è così che oggi siamo in grado di ricreare chi era questo operaio di Deir el-Medina”.

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Paolo Marini (museo Egizio Torino) (foto graziano tavan)

Che cosa differenzia gli artisti/artigiani dell’Antico Egitto da quelli rinascimentali e da quelli di oggi? Paolo Marini: “La domanda pone un problema di tipo metodologico perché quando si parla di antiche civiltà è molto difficile poter parlare allo stesso tempo di artisti e di arte: questi sono concetti che si sviluppano soltanto in epoche successive. Nel caso specifico dell’Antico Egitto è molto difficile, ad esempio, individuare personalità artistiche o artigianali proprio perché c’è un concetto e un’organizzazione del lavoro che è completamente differente da quello che sicuramente lo era nel Rinascimento. Gli artigiani lavoravano in squadre, in diversi su un unico soggetto e ognuno occupandosi di quelle che erano le proprie competenze. Pertanto alla fine di un lavoro era anche molto difficile riuscire a determinarne la paternità”.

Torino. Al museo Egizio conferenza Johannes Auenmüller, curatore del Museo, sul progetto speciale “Cortile Aperto: Flora dell’antico Egitto”, primo passo verso la trasformazione del museo in vista del suo bicentenario nel 2024

torino_egizio_conferenza-cortile-aperto_Auenmüller_locandinaNel giugno 2022, il progetto speciale “Cortile Aperto: Flora dell’antico Egitto” è stato inaugurato con successo al museo Egizio di Torino. Primo passo verso la trasformazione del museo in vista del suo bicentenario nel 2024, il progetto ha trasformato lo spazio di transizione del cortile in un’oasi verde che può essere apprezzata sia dai visitatori del museo che dai cittadini. Giovedì 15 dicembre 2022, alle 18, appuntamento con le conferenze scientifiche a cura del dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio realizzate in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Johannes Auenmüller, curatore del museo Egizio, con “Cortile aperto: the Egyptian Garden from the idea to realisation” parlerà del recente progetto “Cortile aperto: Flora dell’antico Egitto”. Introduce Divina Centore, egittologa del museo Egizio. Evento in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano per il pubblico in sala conferenze. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo: https://www.youtube.com/watch?v=TF4TOwFq71k. Fin dall’inizio, il progetto del giardino ha dovuto affrontare una serie di sfide che hanno portato all’attuale forma di esposizione. La presentazione di Johannes Auenmüller fornirà una visione dettagliata dello sviluppo e della realizzazione del progetto, tenendo conto di considerazioni egittologiche, archeobotaniche, orticole e architettoniche.

Torino. Il museo Egizio lancia la card “dono di Natale” con lo slogan “Membership You&ME: un click per regalarla, un anno per viverla”

torino_egizio_you&me_campagna-membership_locandina“Membership You&ME: un click per regalarla, un anno per viverla”. Con questo slogan il museo Egizio di Torino ha lanciato la campagna abbonamenti 2022-2023 alla card dedicata del museo che diventa un dono di Natale. “Con la Membership”, spiegano al museo, “doni un anno di ricerca e scoperta a chi vuoi tu. Tutta digitale, si acquista in un attimo e ti arriva subito via mail. In più regali un futuro al museo Egizio”. Il programma membership You&ME è un viaggio lungo un anno al cuore del museo Egizio. Ogni mese, la newsletter dedicata ai member propone approfondimenti inediti sui progetti di ricerca e racconti sul dietro le quinte del Museo; le attività esclusive – online o in presenza – offrono l’opportunità di conoscere da vicino le persone e i progetti che animano il Museo e lo rendono un luogo vivo. In più, ai member sono riservati vantaggi dedicati: ingressi gratuiti illimitati, scontistiche riservate al Museumshop e in eventi istituzionali come le Passeggiate del Direttore”. Regalando la membership si riceve la mail di attivazione da inoltrare al destinatario del tuo dono. Si può inviare quando e come si vuole: non c’è limite di tempo per attivare la card. Ecco alcuni testimonial della card Membership You&ME, a cominciare dal direttore Christian Greco.

“Ricerca al museo Egizio ci manda subito alla memoria l’idea di andare sul campo”, spiega Greco, “di fare una scoperta archeologica, di trovare una tomba intatta come quella che trovò il 15 febbraio 1906 Schiaparelli. Ricerca è anche il momento in cui lo studioso si ferma, si interroga sulla biografia degli oggetti, e la ricerca è anche la ricerca che noi operiamo nei vostri confronti. La voglia di trovarvi, di condividere con voi, di farvi entrare nelle nostre sale e la scoperta da parte vostra di cosa sia un museo. Un museo non è costituito dagli oggetti all’interno delle proprie vetrine. Un museo è fatto da donne e uomini che ogni giorno grazie a voi e insieme a voi si interrogano sul valore del nostro passato e cercano di ricostruirlo. La passione è ciò che anima tutti noi che ci fa venire in museo al mattino e ci dà la voglia di studiare, la passione è la passione di accogliervi ogni giorno in museo, la passione è quella di condividere con noi quanto scopriamo e quanto sappiamo. La passione, in poche parole, è quella di ricostruire il passato, di ricostruire l’Antico Egitto per capire chi siamo noi oggi. E questa passione grazie alla Membership la vogliamo condividere con voi. Ricerca scoperta e passione: è ciò che tutti voi adesso potete regalare grazie alla Membership. E assieme a noi ci affiancherete ogni giorno, assieme a noi vedrete e scoprirete gli oggetti, assieme a noi potrete tuffarvi negli archivi, in biblioteca, scoprire la storia degli oggetti, scoprire il loro uso e riuso, il momento in cui sono venuti alla luce, il momento in cui un egittologo qui a Torino è riuscito a mettere insieme le fila e a riscoprire un passato che sembrava lontano e dimenticato”.

Luca, member under 26. “Sono uno studente fuori sede, e appena mi sono trasferito qui a Torino ho cercato subito delle buone opportunità per conoscere nuovi posti, nuove persone, e la Membership mi è sembrata subito un’ottima occasione per vedere nuovi posti e conoscere nuova gente. Io qui al museo Egizio ero già stato con la famiglia da bambino, anche perché mio padre è innamorato di questo museo. Le attività che mi sono piaciute di più sono state sicuramente il giro sui ponteggi del museo Egizio, tra l’altro Torino dall’alto è bellissima. L’altro evento che mi è piaciuto un sacco è stato quello fatto on line in cui un curatore e un esperto di strumenti musicali antichi hanno suonato per noi la musica dell’Antico Egitto. Poi per me che sono un appassionato di musica è stato un qualcosa di magico. Quando sono arrivato qui a Torino non conoscevo per niente la città ma, grazie anche alla membership, ho imparato a conoscerla un pochino meglio e adesso ogni volta che ospito qualcuno mi piace fare gli onori di casa, e adesso sono io a raccontare a mio padre gli aneddoti sull’Antico Egitto. Pensandoci bene la membership potrebbe essere un ottimo regalo da fare a papà, cosicché possiamo condividere nuovi momenti insieme online, e magari avere qualcos’altro di cui parlare e da condividere insieme”.

Giordana, membership supporter. “Ho visitato il museo Egizio la prima volta da bambina, alle elementari, e sono rimasta subito affascinata da questa civiltà. Ho visitato poi il museo negli anni successivi fino a quando, qualche anno fa, ho deciso che avrei voluto approfondire questa conoscenza. Quando ho visto la possibilità di aderire al programma di membership mi sono buttata quasi ad occhi chiusi e ho detto a me stessa che avrei voluto partecipare. Ho cercato di partecipare a tutti gli eventi, sia on line sia in presenza, perché sono tutti molto interessanti e mi hanno dato la possibilità di conoscere le varie professionalità. Infatti sono stata in contatto con archeologi, restauratori, ricercatori e ho potuto imparare molto del loro mestiere. Ho scoperto anche il dietro le quinte della ricerca sulle mummie e imparato nozioni e curiosità sul restauro dei papiri. È molto bello per noi non addetti ai lavori poter avere informazioni da parte degli studiosi, poter dialogare con loro e accedere a un dietro le quinte così prezioso. Ed è per questo che mi piace molto l’idea di supportare il loro lavoro perché è in po’ come essere lì mentre portano avanti la ricerca sulla collezione”.

Giacomo, member Under 14. “Da quando i miei genitori mi hanno regalato la membership del museo Egizio, mi sono iscritto a tantissimi workshop interessanti. Il mio preferito, per ora, è stato “La flora dell’Antico Egitto”, dove ho scoperto come coltivare le piante che hanno trovato nelle tombe dei faraoni egizi. Non sapevo che usassero addirittura il basilico! Però per loro sfortuna… non avevano la pasta al pesto. Io vorrei proporre al museo Egizio di fare un’attività su come scrivere il proprio nome con i geroglifici, oppure scavare nella sabbia come fanno i veri archeologi. Da quando i miei genitori mi hanno regalato la tessera dei member Under 14 ricevo sempre la newsletter con tante curiosità. Per esempio, ora non sbendano più le mummie, perché sono troppo fragili, anche se sappiamo che ci sono degli amuleti e dei gioielli d’oro. Massiccio”.

Carlotta, member friend. “Sono entrata per la prima volta al museo Egizio circa un anno e mezzo fa, quando mi sono trasferita a Torino. Da quando ho la membership ho visitato spazi del museo Egizio solitamente non visitabili, come l’Archivio fotografico e ho potuto scoprire che alcuni luoghi del museo Egizio sono veri e propri luoghi di ricerca. Per una persona come me che coltiva un forte interesse per lo studio delle lingue e delle culture, avere accesso grazie alla membership a dei libri per l’apprendimento dei geroglifici mi ha aperto un mondo che non conoscevo e che mi ha subito incuriosito. Mi hanno colpito maggiormente le lettere di Butehamon e del padre, quest’ultimo che, preoccupato per il figlio, gli chiede di scrivere più spesso. Ora, che nell’antichità si ponessero le stesse domande esistenziali che ci poniamo noi oggi è risaputo. Ma quello che mi sorprende ogni volta è leggere conversazioni avvenute millenni fa e trovarle così vicine al quotidiano, trovare in questa corrispondenza parole che potrebbero ritrovarsi in messaggi inviati oggi. Se dovessi descrivere la membership con una parola userei scoperta, scoperta dei reperti contenuti nel museo, scoperta di quello che fanno le persone che qui lavorano e scoperta del dietro le quinte del museo Egizio”.

Torino. Al museo Egizio per il ponte dell’Immacolata record di ingressi: quasi 21mila in quattro giorni

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Visitatori al museo Egizio di Torino nella mostra “Il dono di Thot” (foto museo egizio)

Record di ingressi per il ponte dell’Immacolata al museo Egizio di Torino. Sono stati 20.870 i visitatori al museo Egizio nel ponte dell’Immacolata, da giovedì 8 a domenica 11 dicembre 2022. L’anno scorso nell’analogo periodo da mercoledì 8 a domenica 12 dicembre (con un giorno in più conteggiato) i visitatori furono 12.897. Quest’anno le giornate di maggiore afflusso al museo sono state venerdì 9 dicembre con 5.805 visitatori e sabato 10 dicembre con 5.827 visitatori, giornate in cui l’Egizio ha osservato l’orario speciale 9-21.  Un successo a cui ha contribuito anche l’apertura, lo scorso 7 dicembre, della mostra dedicata ai geroglifici e alla scrittura “Il dono di Thot: leggere l’antico Egitto”.  Si tratta di numeri che segnano una decisa crescita dei visitatori, non solo rispetto al 2021, ma anche rispetto ai trend pre-pandemia: nel 2019, nei tre giorni del Ponte dell’Immacolata (dal 6 all’8 dicembre 2019), si registrarono 7.559 visitatori e nel giorno con maggior affluenza (il 7 dicembre) si registrarono 3.200 ingressi.

 

Torino. Al museo Egizio è iniziato il trasloco delle opere destinate alla mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” nella Basilica palladiana di Vicenza

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Sistemazione nelle casse delle opere del museo Egizio di Torino per la mostra “I creatori dell’Egitto eterno” a Vicenza (foto museo egizio)

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Imballaggio delle opere del museo Egizio di Torino per la mostra “I creatori dell’Egitto eterno” a Vicenza (foto museo egizio)

 Destinazione Vicenza. Da qualche giorno è iniziato il trasloco dal museo Egizio di Torino di quelle opere destinate alla grande mostra “I creatori dell’Egitto eterno. Scribi, artigiani e operai al servizio del faraone” che apre il 22 dicembre 2022 nella Basilica palladiana di Vicenza.

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Locandina della mostra “I creatori dell’Egitto Eterno” alla Basilica Palladiana di Vicenza dal 22 dicembre 2022 al 7 maggio 2023

Tutte le opere, dopo un attento esame del loro stato di conservazione, vengono avvolte in uno strato di carta velina che protegge la superficie da abrasioni e dal contatto con gli altri materiali di imballaggio; successivamente vengono posizionate in casse, in alloggiamenti fatti su misura per ogni singola opera. Questi alloggiamenti sono realizzati con ETHAFOM, polietilene espanso, o da uno strato di gommapiuma. Infine, i reperti vengono bloccati in modo che non possano muoversi durante il trasporto e la cassa viene chiusa per essere riaperta solo all’arrivo alla destinazione.

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Lo spostamento della triade Amon e Mut tra Ramses II dal museo Egizio di Torino con destinazione Vicenza (foto museo egizio)

 

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L’imballaggio della triade Amon-Ramses II-Mut al museo Egizio di Torino per la spedizione a Vicenza (foto museo egizio)

Tra queste opere c’è la triade col dio Amon e la dea Mut che abbracciano il faraone Ramesse II, al centro. Un’opera molto pesante. “Per poterle sollevare con la gru a portale”, spiega Marco Rossani, responsabile Collection Management, “sono necessarie delle cinghie della resistenza adatta che lavorano sulle aree solide della statua. Per far sì che la cinghia non crei danni la si ricopre con tessuti speciali e poi tutta la scultura viene rivestita con una pellicola di plastica. A questo punto – continua-, i tecnici devono essere molto bravi a imbragare nel modo giusto la scultura e centrare bene il suo baricentro in modo che non si sbilanci mentre viene movimentata; in questo caso viene posta direttamente sulla base della cassa su cui viaggerà. Il resto della cassa gli viene costruito tutt’attorno: una volta messo il primo guscio della cassa, la scultura viene bloccata all’interno con delle ghigliottine sagomate sulla forma della scultura stessa. A quel punto, chiuse le ghigliottine, si chiude il secondo guscio e la cassa può essere movimentata con un transpallet (un muletto manuale)”.

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologa Martina Terzoli su “Oggetto e materialità in dialogo: Amuleti e faïence nella collezione del Museo Egizio”. Incontro in presenza e on line

torino_egizio_conferenza-amuleti-in-faience_martina-terzoli_locandinaIl museo Egizio di Torino conserva un corpus di circa 2000 amuleti, realizzati in materiali diversi: in gran parte faïence, ma anche avorio, legno, osso, bronzo, argilla, cera, blu egizio e pietre dure. I reperti giungono nella collezione del museo in tempi diversi, principalmente attraverso acquisti e donazioni, mentre solo una piccola parte proviene da scavo. Lo studio di questi oggetti è reso pertanto difficoltoso dalla carenza di informazioni, derivata principalmente dal fenomeno della vendita nel mercato antiquario. Giovedì 1° dicembre 2022, alle 18, nella sala Conferenze nuovo appuntamento con le conferenze scientifiche a cura del Dipartimento Collezione e Ricerca del museo Egizio. Martina Terzoli, egittologa del museo Egizio, guida alla scoperta di amuleti e faïence con la conferenza “Oggetto e materialità in dialogo: Amuleti e faïence nella collezione del Museo Egizio”. Introduce: Enrico Ferraris, curatore del museo Egizio. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino.

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Martina Terzoli, curatrice della mostra “Esplorare il mondo della magia: amuleti e faïence”, tra gli amuleti del museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il museo Egizio ha dato avvio a un ampio progetto di ricerca, che muove le basi da una prima e approfondita analisi di carattere egittologico. Lo studio dei reperti è poi integrato da una serie di indagini scientifiche condotte sugli amuleti in faïence, in collaborazione con ISPC-CNR di Catania, MIT di Boston e Università di Torino. L’interpretazione combinata dei dati emersi permetterà di ottenere nuovi dati utili alla ricostruzione dei processi di produzione, mostrando come la cooperazione tra egittologia e archeometria sia ormai fondamentale nel panorama della ricerca scientifica.