Il museo Archeologico nazionale di Taranto in attesa delle visite in presenza lancia il Tour Virtuale 3D del MArTA: si possono esplorare 20mila anni di storia e l’intera superficie del museo con una donazione libera
Dona ed esplora. Finalmente è possibile visitare il MArTA anche a distanza. In attesa di tornare alle aperture in presenza fisica, il museo Archeologico nazionale di Taranto apre virtualmente e con la comunicazione digitale crea una nuova corrispondenza tra passato, presente e futuro: il Tour Virtuale 3D del MArTA. “Una storia narrata milioni di volte torna ad essere viva”, spiegano al MArTA. “È quella “corrispondenza di amorosi sensi” capace di instaurarsi quando l’intelletto e il cuore imparano a riconoscere le orme dei passi di chi ha attraversato quella strada prima di noi. E su quella strada ha costruito imperi, destini personali, ha vissuto amori, gioie e dolori, esattamente come noi. Un vademecum gratuito delle esperienze che hanno segnato la civiltà dei popoli e che se guardassimo più da vicino racconterebbero le storie di ognuno di noi. Il MArTA di Taranto per questo diventa una casa di vetro e attraverso questo Tour Virtuale in 3D riconsegna quelle orme, quelle tracce, e gli oltre 6mila reperti in esposizione all’intelletto e al cuore del mondo”. Dunque dona (Sostenete il museo MArTA) ed esplora. “Ogni contributo economico servirà a questo scopo: tornare a rendere viva questa storia e fare del museo Archeologico nazionale di Taranto non solo un luogo in cui conservare, ma anche il luogo-humus in cui tornare a produrre valore per tutte le piccole orme future che, consapevoli di quella storia, torneremo a tracciare. Buon viaggio!”.
A Vicenza la mostra “Mito, dei ed eroi” per il ventennale delle Gallerie d’Italia fa riscoprire arte e architettura di Palazzo Leoni Montanari in cui preziosi reperti antichi dialogano con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano il piano nobile
Quante volte siete stati a Vicenza a Palazzo Leoni Montanari? Sono centinaia di migliaia gli appassionati, ma anche gli esperti, di arte antica, pittura veneta, iconografia russa che hanno varcato la soglia della nobile dimora barocca di contra’ Santa Corona in Vicenza, in vent’anni, da quando cioè – era il maggio 1999 – divenne la prima sede museale delle Gallerie d’Italia, polo museale di Intesa San Paolo (seguita nel tempo dall’apertura delle Gallerie di Napoli e Milano): le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari hanno maturato nel tempo un ruolo primario tra le istituzioni cittadine, superando i confini regionali e interloquendo con istituzioni culturali nazionali e internazionali, grazie alle collezioni permanenti di pittura veneta del Settecento, di icone russe e di ceramiche attiche e magnogreche e alle numerose esposizioni temporanee. Ma siete sicuri di conoscere veramente il palazzo, voluto da Giovanni Leoni Montanari nel 1678 nel cuore di Vicenza, quando la sua famiglia si affacciava alla ribalta cittadina? Questa casata non era infatti nobile di nascita, ma era riuscita a raggiungere una solida posizione economica grazie alla produzione e al commercio di tessuti. La famiglia era alla ricerca di un’affermazione sociale e desiderava essere accolta nel ceto nobiliare di Vicenza. La costruzione del palazzo in contra’ Santa Corona serviva dunque a dare un chiaro segnale delle aspirazioni della famiglia e del nuovo ruolo che ambiva a ricoprire nella vita cittadina.

Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, curatori della mostra “Mito, dei ed eroi” (foto Graziano Tavan)

Stucchi barocchi a Palazzo Leoni Montanari (da http://www.affrescoeuganeo.com)
Nel ventennale delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, per celebrare l’evento Intesa San Paolo ha promosso la mostra “Mito, dei ed eroi” (fino al 14 luglio 2019) a cura di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, un’occasione per riscoprire il palazzo, la sua identità, testimonianza della cultura figurativa italiana tra Seicento e Ottocento, specchio della cultura e delle aspirazioni dei suoi committenti, in un percorso in cui l’Antico dialoga con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano le stanze del piano nobile del palazzo, diventando un’indagine sulla fortuna dei miti classici dall’antichità al Neoclassicismo. Così il visitatore – per la prima volta – è quasi costretto ad alzare la testa, ad apprezzare l’architettura e l’arte dello scrigno nobiliare in un dialogo continuo con gli eccezionali prestiti eccezionali da due dei più importanti musei Archeologici nazionali italiani (Napoli e Reggio Calabria) e dall’Ermitage di San Pietroburgo, musei con i quali i curatori hanno stretto una proficua collaborazione scientifica. “Il 2019 segna il ventesimo compleanno del primo progetto museale cui la nostra Banca ha dato vita nel 1999, a Vicenza: la prima sede delle Gallerie d’Italia”, interviene Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo. “La scelta di trasformare questo palazzo in museo, in un luogo d’arte e cultura, ha voluto essere un gesto di apertura verso la cittadinanza. È testimonianza di un radicato senso di responsabilità civica, che ci suggerisce di non trattenere con gelosa riservatezza i tesori architettonici e artistici di proprietà, bensì di condividerli con il pubblico e diffonderne la conoscenza. I festeggiamenti iniziano con questa grande mostra che celebra, insieme, gli stupefacenti cicli decorativi del palazzo e le ceramiche antiche della nostra collezione. Le successive iniziative metteranno al centro un altro importante nucleo collezionistico accolto nel museo, le icone russe. E giungeranno a Vicenza, nell’ambito della rassegna “L’Ospite illustre”, capolavori d’arte provenienti da importanti musei internazionali. Tutto questo per sottolineare con forza la medesima vocazione culturale e civile con cui nel 1999 abbiamo aperto al pubblico le porte di questo palazzo, e il crescente impegno della nostra Banca per assicurare, nel cuore di Vicenza, un centro vivo e pulsante di promozione dell’arte, della cultura e della bellezza, al servizio della città”.

Mostra “Mito, dei ed eroi”: l’Antico dialoga con il Moderno nella Galleria di Ercole a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

“Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto” di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)
Partendo dalla rappresentazione di miti e personaggi eroici nell’antichità, la mostra “Mito, dei ed eroi” (catalogo Skira con saggi di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello e Agata Keran) mette in luce la fortuna della tematica mitologica nei secoli, a partire dalla Grecia, dalla Magna Grecia e da Roma sino all’approdo esemplare tra il Classicismo seicentesco e le diverse stagioni, tra Sette e Ottocento, del Neoclassicismo. Il piano nobile del palazzo ospita oltre 60 opere, di cui molti capolavori in prestito come lo straordinario Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo con cui Intesa Sanpaolo ha un accordo triennale di collaborazione. La mostra è suddivisa in otto sezioni, ognuna con una tematica diversa, in un continuo confronto tra dei, eroi, miti rappresentati nell’apparato decorativo del palazzo e quelli raffigurati sulle opere esposte. Apollo, Atena, Marsia, Niobe, Alessandro Magno, Ercole, Achille, saranno i protagonisti di un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio architettonico, in un incessante rimando sul piano figurativo e iconologico tra i soggetti pittorici delle decorazioni e le opere in mostra, alla scoperta dei significati religiosi, morali e culturali che il mito ha assunto in tempi e contesti diversi.

Cratere a volute apulo con “Apoteosi di Eracle” del Pittore di Licurgo, dalla Collezione Intesa San Paolo (foto Graziano Tavan)

Mostra “Mito, dei ed eroi”: la Galleria di Atena a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)
I vasi dipinti della collezione di Intesa Sanpaolo dialogano con sculture e affreschi dell’arte greco-romana, analizzando gli aspetti produttivi e figurativi, l’influenza e la traduzione in immagine dei soggetti più celebri, le interpretazioni proposte per lo stesso mito da pittori e scultori; allo stesso modo le opere pittoriche di Pompeo Batoni, Ignazio e Filippo Collino, Francesco Hayez, Louis Gauffier, Laurent Pecheux, Camillo Pacetti, Luigi Basiletti, Francesco e Luigi Righetti, Giambattista Tiepolo e Cristoforo Unterberger sono testimonianza di come l’antico venisse considerato come modello universale di bellezza e virtù morale in epoca neoclassica.
Con la mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria viaggio nel tempo attraverso la casa degli antichi greci, i suoi spazi, gli arredi, ma anche i suoi abitanti

La locandina della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria
“Un affascinante viaggio nel tempo attraversando la casa greca, per conoscerne la distribuzione degli spazi, gli arredi, gli oggetti d’uso quotidiano comune, ma anche i suoi protagonisti, accolti dal benvenuto dei padroni di casa, con le donne affacciate alla finestra avvolte nei loro himatia”: nelle parole di Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) sta tutto il senso della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, aperta fino al 18 novembre 2018, a cura dello stesso Malacrino e dell’archeologo del MArRC, Maurizio Cannatà. Tra le attività di valorizzazione del MArRC, la mostra “Oikos” si inserisce nel programma delle celebrazioni del 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. “Il tema della casa e dell’abitare nel mondo greco antico (dall’età arcaica, VIII sec. a.C., all’età ellenistica, I sec. a.C.), in un percorso espositivo transmediale”, spiegano i promotori, “diventa il viatico per far conoscere e promuovere le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Italia meridionale, rafforzando il senso di appartenenza alla comune identità europea mediterranea”.
Nel video postato su Youtube da Holly Reggio ben si coglie la valenza della mostra reggina “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, che presenta oltre 100 preziosi reperti, con prestiti dai musei Archeologici nazionali di Napoli e di Taranto, dal museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dai parchi Archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei e dal museo Archeologico dell’Antica Kaulon che fa riferimento al Polo museale della Calabria, esposti in un allestimento con strumenti multimediali. Attraverso pannelli didattici, ricostruzioni grafiche e digitali dell’architettura e degli ambienti e video in 3D di descrizione di momenti di vita quotidiana, i visitatori sono accolti nell’oikos, nella casa e nella famiglia degli antichi Greci.
Il filo conduttore è l’oikos, termine che “per i Greci era la casa intesa come spazio fisico di vita dei suoi abitanti e, al tempo stesso, la famiglia con i suoi beni e i suoi legami con il territorio”, spiega Malacrino. “Attraverso la scelta espositiva dell’allestimento abbiamo voluto ricreare le forme dell’abitare nel mondo greco antico. È un coinvolgente ritorno al passato, alle fonti delle nostre tradizioni di vita e di famiglia occidentale mediterranea. Varcata la soglia d’ingresso dell’oikos nel mondo magnogreco e siceliota – continua-, i visitatori saranno accompagnati alla scoperta delle abitudini di vita dei Greci d’Occidente, per comprendere il senso delle cose che oggi ci testimoniano quel tempo”. La ricostruzione grafica di una facciata contrassegna l’inizio del percorso, con la donna alla finestra avvolta nel suo himation raffigurata nella piccola ma preziosissima lekythos di Taranto, con uno sguardo misterioso, che invita a compiere un viaggio meraviglioso.
“La casa è per i Greci antichi l’espressione dell’identità della comunità dei suoi abitanti”, interviene Maurizio Cannatà, uno dei curatori della mostra. “E si evolve nel tempo a seconda di come cambia la società. Nella lingua greca non esiste un termine equivalente al latino familia. Esiste un unico termine, oikos. E ciò significa che rispetto ai legami di sangue prevale l’appartenenza al gruppo familiare, cellula base della società. Nel corso dei secoli, nel mondo greco antico in Calabria e in Sicilia, si modifica l’organizzazione strutturale degli spazi della casa, ma non cambia la funzione degli ambienti rispetto ai ruoli all’interno della famiglia. L’uomo, cittadino, politico, atleta e guerriero, vive nell’andron i momenti conviviali, delle relazioni esterne, nel simposio. La donna sovrintende ai lavori domestici e ha nel gineceo il suo regno indiscusso”.
Tra gli oltre cento reperti in mostra, spicca il celebre mosaico del drago dall’andron dell’omonima casa dell’antica Kaulon, giunto a Reggio Calabria – lo ricordiamo – in cambio della testa della Testa della Sfinge della Passoliera ora esposta al museo Archeologico nazionale di Kaulonia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/08/10/la-testa-della-sfinge-della-passoliera-torna-per-la-prima-volta-a-casa-prestito-del-marrc-al-museo-dellantica-kaulon-dove-paolo-orsi-scopri-la-bellissima-scultura-in-terracotta-del-vi-sec/). Nel settore maschile della casa, dove – come detto – si tenevano i banchetti, troviamo il sontuoso cratere attico a figure rosse con scena di danza della collezione Sant’Angelo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Mentre nel gineceo possiamo ammirare la splendida anfora del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa; il monumentale lebes gamikos, vaso a figure rosse attribuito al “Pittore di Afrodite” dal museo Archeologico nazionale di Paestum; e la pittura su marmo delle “Giocatrici di Astragali” da Ercolano: sono tutti elementi che rimandano al ruolo della donna, regina della casa per l’oikonomia domestica, e del gineceo, che rappresenta – parole di Vitruvio – “la sala in cui la padrona di casa lavora la lana insieme alle schiave addette a questa mansione”.
Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani
Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.
“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.
Aperta a Taranto una nuova ala del museo archeologico. Tra ambiziosi progetti e molte polemiche
L’obiettivo – molto ambizioso – del ministro per i Beni culturali Massimo Bray è il rilancio del Mezzogiorno attraverso alcune eccellenze che diventino volano per il turismo e l’economia del Sud d’Italia, un triangolo con ai vertici tre grandi musei archeologici nazionali: quello di Palazzo Reale a Napoli (il più noto e già attivo); quello della Magna Grecia con i Bronzi di Riace a Palazzo Piacentini a Reggio Calabria (appena riaperto, e che sarà completamente operativo dalla prossima primavera); e infine c’è il MarTa di Taranto (del quale nei giorni scorsi è stata inaugurata la nuova ala, non senza polemiche). Proprio quest’ultimo tassello della grandiosa visione di Bray sembra essere l’anello più debole del progetto di rilancio di una città prima ancora di un territorio: Taranto sta vivendo con comprensibile preoccupazione il “caso Ilva”, un dramma (disastro?) ambientale che lega a filo doppio la salute dei cittadini e la sopravvivenza del loro posto di lavoro; ma è anche una città dove degrado ed emarginazione sembrano farla da padrone.
Così l’apertura della nuova ala del museo archeologico nazionale di Taranto (MarTa) era stata vissuta come un segnale positivo, una luce nel grigiore dei fumi dell’Ilva. Il lavori di ristrutturazione del museo – non dimentichiamolo – erano iniziati ancora nel 1998, con una parziale riapertura solo nel 2007. Ma proprio l’assenza del ministro alla cerimonia di inaugurazione (cioè proprio del principale attore di questo annunciato e sperato rilancio), la cui presenza era stata più volte annunciata ed era molto attesa, ha fatto precipitare ogni speranza nell’animo dei tarantini, convinti di aver assistito all’ennesimo spot del politico di turno. Nonostante le scuse ufficiali del ministro Bray, che ha assicurato quanto prima una sua visita al museo e alla città, i tarantini hanno creduto di rivivere un film già visto: “Passata la festa, sulla città e il museo tornerà l’oblio”. Era già successo negli anni ’80, dopo l’esposizione degli straordinari Ori di Taranto, a un primo boom era seguito un progressivo calo di interesse e visitatori che, come nel caso dei Bronzi di Riace a Reggio Calabria, sembravano aver perso la strada, attratti da altre mete.
“Non c’è niente da festeggiare se la città vecchia continua a crollare”: è uno degli striscioni esposti a Taranto dal comitato Cittadini liberi e pensanti davanti al Museo nazionale archeologico riaperto con l’inaugurazione di nuove sezioni. Su un altro striscione campeggiava la scritta “Presenti per un nastro da tagliare, assenti per una città da salvare”. Il gruppo di cittadini, che ha atteso invano l’arrivo del ministro Bray hanno chiesto attenzione non solo nei confronti del Museo ma anche del borgo antico dopo i recenti crolli di diversi edifici. “In stato di abbandono – sottolineano in una nota – non è solo la nostra isola, ma anche il borgo umbertino che vede i suoi stabili storici dimenticati e svuotati come il Palazzo degli Uffizi, sede del Liceo Archita, il museo Talassografico, il liceo Ferraris e le aree dismesse recentemente dalla Marina Militare. Luoghi che invece dovrebbero essere considerati nuovi spazi utili per farne centri per l’aggregazione, la promozione dello sviluppo di nuove creatività giovanili”. Quei pochi giovani, aggiungono, che “non sono costretti a scappare da qui e che rappresentano linfa vitale per ogni città ma che a Taranto non hanno prospettiva alcuna se non quella dell’emigrazione, dell’invio del curriculum alle fabbriche che inquinano, del lavoro nero e sottopagato, della carriera in Marina: lo stesso destino dei loro padri o dei loro nonni e che ci hanno portato agli insostenibili risultati attuali”. La cultura, concludono, “può e deve rappresentare per Taranto una alternativa d’eccellenza. Ma le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, sembrano spesso ignorare la possibilità di puntare realmente su una nuova Taranto”.
Ma con l’apertura delle nuove sezioni espositive il Museo nazionale archeologico di Taranto è una realtà su cui contare. Ora si possono visitare i padiglioni del primo piano con le sale dedicate alla necropoli ellenistica, alla città romana e alla città tra il tardoantico e l’età bizantina. Quando i lavori saranno completati l’esposizione del MarTa risulterà quasi triplicata. Intanto si possono ammirare numerosi gioielli (corone, orecchini, collane, anelli) in pasta vitrea e pietre colorate, terrecotte figurate policrome prodotte da artigiani locali nel solco della tradizione artigianale greca. Ma sono documentati anche manufatti in osso, avori e vetri colorati di importazione che caratterizzano i corredi delle sepolture ad incinerazione di età imperiale.
E ora si aspetta la visita del ministro. “Sono molto dispiaciuto di non aver partecipato all’inaugurazione dei nuovi spazi del museo archeologico nazionale MarTa di Taranto”, si è scusato il ministro Bray. “Sono stato bloccato da un problema tecnico al volo che avrei dovuto prendere, ma ci tengo ad assicurare la mia presenza a Taranto, che sto già riorganizzando. Vorrei avere il tempo di visitare anche la città vecchia, come molti amici mi hanno chiesto, per vedere con i miei occhi quello che c’è da fare per restituire vita ai beni culturali e per una comunità che si è appellata al mio ministero con così tanta speranza”.
















































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