Taranto. Dopo il Tour virtuale 3D, il museo Archeologico nazionale lancia #ilmartasonoio: una Call to Action della community. La direttrice: “Il Museo è un viaggio personalissimo, una sensazione, un ricordo, un motivo d’orgoglio o la memoria di una meraviglia di fronte ad una vetrina che sembra parlare solo a noi”
“Il MArTA sono io”. Una sorta di Call to Action che questa volta prova a legare volti, nomi e parole di persone “comuni” al futuro e alla riconoscibilità di un valore identitario e culturale. “Perché la cultura possa svolgere la sua piena funzione di motore di crescita e di sviluppo abbiamo bisogno di essere umili, spiegarne il valore, divulgarla”, dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo di Taranto, “ma anche di co-creare contenuti con il pubblico. Se in dieci secondi avessimo l’opportunità di raccontare al mondo tutto questo valore, sarebbe già una cura efficace dell’anima, della mente e per il nostro benessere psico-fisico in questo periodo complesso che stiamo vivendo con l’emergenza epidemiologica del COVID-19”. #ilmartasonoio è l’hashtag scelto per la campagna che preannuncia un’altra importante opera di diffusione popolare dei contenuti del MArTA, dopo la presentazione della piattaforma digitale in otto lingue e la digitalizzazione dei reperti open data. “Essere il MArTA significa essere parte di quella storia ma essere anche responsabili e testimoni degli sforzi che tutti dobbiamo fare per cambiare narrazioni e attivare mutamenti”, continua Degl’Innocenti. “Ecco perché noi tutti siamo il MArTA. I video (corredati dall’autorizzazione per l’uso dell’immagine) potranno essere inviati al MArTA attraverso il servizio di messaggistica istantanea di tutti i canali social del museo (Facebook/Instagram/Twitter)”.

“Il MArTA oggi è la Taranto, la Puglia, il Sud che consapevole dei suoi punti di forza, cambia la narrazione di queste terre e insieme ad esse ne revisiona i modelli di sviluppo”, spiega la direttrice. “Se da una parte, dunque, la crisi mondiale dettata dal rischio di contagio da SARS COV 19, distrugge la fisicità e desertifica i luoghi, lascia però il tempo per ripensare gli strumenti utili al restauro delle pratiche sociali che anche nella lontananza dovremo essere in grado di tenere vive. Filosofeggiando potremmo dire che una “piccola distanza non è ancora vicinanza, e una grande distanza non è ancora lontananza”. Una riflessione che per i Musei e il MArTA in particolar modo ha significato tener in equilibrio diverse esigenze: quelle derivanti dalla necessità di continuare ad essere luogo di educazione e ricerca, tutela, inclusione e condivisione, proprio mentre le luci sul settore dal codice ATECO non indispensabile rischiavano di spegnersi per troppo tempo.

Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)
Abbiamo curato la distanza instaurando una nuova vicinanza e lì, paradossalmente, conquistato un “pubblico” fino a ieri considerato distratto, inaccessibile, disinteressato. La cultura deve approfittare di questo tempo e giocare d’astuzia, entrando nell’agone di quel mondo che si pensava potesse appiattirla per sempre. Si tratta però di tener ben presente il punto di equilibrio accettabile per discipline come l’archeologia che sulle storie degli uomini e delle donne basa la sua esistenza. Gli esseri umani sono un punto imprescindibile. L’ancora per non rischiare la deriva. Per questo accanto all’esperienza virtuale che colloca il MArTA tra i musei più innovativi e high-tech, abbiamo voluto riprendere il contatto con tutta quella community reale e virtuale che il museo di Taranto ha imparato ad amarlo, apprezzarlo, o comunque è incuriosita da un luogo che rappresenta uno dei crocevia più importanti delle culture euro-mediterranee. Nel museo virtuale e nella fruizione remota dei suoi 6 mila metri quadrati di reperti, la storia è un viaggio a ritroso di oltre 20mila anni. Nella call to action che abbiamo messo in moto in queste settimane sotto l’egida dell’hashtag #ilmartasonoio, il Museo è un viaggio personalissimo, una sensazione, un ricordo, un motivo d’orgoglio o la memoria di una meraviglia di fronte ad una vetrina che sembra parlare solo a noi. Non si tratta di strategie in antitesi ma di un’azione coordinata che nel periodo che ci ha costretto a cancellare centinaia di pagine nelle agende professionali, esperienziali e di vita di ognuno di noi, ci offre l’opportunità di uscire dall’impasse con un arricchimento personale ma anche con una visione della filiera culturale più strutturata e più connessa ad altri motori trainanti dell’economia italiana.
Il MArTA è uscito da tempo dalla logica del “monumento”. È un luogo fisico sì, ma è anche un luogo di produzione. Mi piace immaginarlo come il lievito madre in cui partendo dalla ricchezza del passato, si può programmare il futuro, creando interazione e co-creazione con il territorio e i territori. Per questo bisogna aprirsi, contaminarsi, continuare ad esplorare la cronaca passata ma non essere avulsi dalla cronaca presente. È innegabile. La pandemia si è abbattuta anche sul settore culturale imponendo brusche frenate e un ridimensionamento dell’offerta solitamente data in presenza. Oggi dunque mentre l’emergenza dettata dal COVID-19 distrugge le certezze del mondo di ieri, siamo tutti chiamati ad immaginare il mondo di domani, uscendo dalle retoriche che spesso hanno accompagnato l’incontro di mondi diversi. Il MArTA è l’avamposto di un museo diffuso sul territorio. Il virtuale porterà la filigrana degli ori, le prodezze sportive dell’atleta di Taranto, la maestria dell’artigianato tarantino nel tempo, le storie di coraggio di guerrieri ed eroi, l’archeologia della Puglia forse oltre gli oceani, ma certo negli jazzi o nei vicoli delle nostre realtà rurali e marinare fino ai quartieri di periferie. Quel messaggio getterà i suoi semi nel “turismo di prossimità”, nei visitatori che dovranno percorrere solo qualche chilometro o qualche isolato, in quei piccoli numeri, e produrrà i suoi frutti in quella comunità che per il MArTA costituisce la principale mission culturale e sociale. Il museo Archeologico nazionale di Taranto – conclude Degl’Innocenti – è il museo del “past for future” che ambisce ad essere l’integratore che attorno al suo patrimonio potrà convogliare le risorse esistenti ed evitare così la rassegnazione e la perdita di una identità che è anche intelligenza territoriale. Il MArTA è un’agora del XXI secolo”.
Policoro (Mt). Al museo Archeologico nazionale della Siritide prorogata fino a giugno la mostra “Le Tavole di Eraclea. Tra Taranto e Roma”, prestate dal Mann, documento in greco e latino fondamentale per comprendere la storia sociale, politica e economica del territorio della Siritide

A Policoro le Tavole di Eraclea, in prestito dal Mann, si potranno ammirare fino a giugno. Giusto un anno fa al museo Archeologico nazionale della Siritide a Policoro (Mt), nel cinquantenario della sua fondazione, apriva la mostra “Le Tavole di Eraclea. Tra Taranto e Roma”, ideata e organizzata dal Polo Museale della Basilicata in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e il museo Archeologico nazionale di Taranto, la soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio della Basilicata, e promossa insieme al Comune di Policoro: tradizione classica, ricerca archeologica e un legame ideale con la stagione della Riforma fondiaria degli anni ’50 nel Metapontino. Le Tavole di Eraclea, ritrovate nel 1732 nei pressi del fiume Cavone e conservate al Mann, sono state considerate tra i più importanti documenti epigrafici della Magna Grecia. “Siamo molto legati a questa mostra”, ammettono in direzione, “perché ha saputo mettere insieme le diverse anime del territorio; e le immagini di un anno fa, con una moltitudine di affezionati amici, raccontano proprio questo. Le Tavole possono essere considerate in qualche modo paradigma della storia lunga e frastagliata della Siritide in epoca antica, che proveremo a raccontare ancora fino a giugno. Grazie alla liberalità del Mann e del MArTa siamo riusciti a prorogare la mostra fino al 5 giugno 2021”.

Le due lastre di bronzo costituiscono il più importante documento iscritto della Magna Grecia. Incise sui due lati, in greco e in latino, permettono di ricostruire le trasformazioni della città di Herakleia dalla sua fondazione da parte di Taranto alla fine del V secolo a.C. fino all’acquisizione dello statuto di municipio romano, attribuito alla città, ormai Eraclea, nella prima metà del I a.C. L’iscrizione greca è un regolamento per la gestione dei terreni dedicati a Dioniso e ad Atena e per la loro redistribuzione a scopi produttivi; quella latina è un compendio di leggi municipali di età tardo-repubblicana. Le Tavole sono un documento fondamentale per comprendere la storia sociale, politica e economica del territorio della Siritide.

La mostra si propone di intrecciare la lunga tradizione classica di esegesi delle Tavole con i risultati delle indagini archeologiche dalla scoperta della famosa Tomba del Pittore di Policoro nel 1963 fino agli scavi e alle ricognizioni tuttora in corso nella città e nel territorio. Allo stesso tempo l’esposizione costituisce lo spunto per evocare il fenomeno più recente della Riforma Fondiaria degli anni ‘50 del secolo scorso – per diversi aspetti vicino alle dinamiche che traspaiono dalle Tavole – ponendolo in parallelo con il concomitante avvio delle esplorazioni archeologiche nell’area, grazie all’azione lungimirante di Dinu Adamesteanu, primo soprintendente archeologo della Basilicata e fondatore del Museo. In dialogo con le due Tavole sono esposti importanti e significativi reperti provenienti dalla chora, dalla città di Herakleia e da altri centri magno-greci, al fine di ricostruire la storia della città sia nei suoi rapporti con la madrepatria Taranto, sia nella sua articolazione con il territorio agricolo.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con l’archeologa Giulia Recchia su ‘’Coppa Nevigata e gli insediamenti fortificati dell’Età del Bronzo in Puglia’’

Il nuovo appuntamento con i “Mercoledì del MArTA”, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, ci porta a conoscere un sito della preistoria pugliese: Coppa Nevigata. Il museo Archeologico nazionale di Taranto narra la storia di un Mediterraneo che unisce. Dopo aver raccontato nei precedenti incontri i legami con la madre patria greca, il MArTA torna ad esplorare i siti archeologici della Puglia, a cominciare da Coppa Nevigata a sudovest di Manfredonia sulle coste a sud del Gargano. A farlo nell’appuntamento on line dei “Mercoledì del MArTA” sarà, il 3 febbraio 2021, Giulia Recchia, professore associato di paletnologia all’università Sapienza di Roma, membro onorario dell’Institute of Archaeology dell’University College of London e co-responsabile delle ricerche nell’insediamento dell’età del bronzo di Coppa Nevigata in provincia di Foggia, di cui è direttrice dal 2021. Appuntamento alle 18 live sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MArTA: ‘’Coppa Nevigata e gli insediamenti fortificati dell’Età del Bronzo in Puglia’’.

Coppa Nevigata è uno dei più importanti insediamenti fortificati dell’età del Bronzo dell’Italia centro-meridionale e costituisce anche uno dei siti maggiormente indagati in estensione. Gli scavi iniziati nei primi del ‘900, furono ripresi da Salvatore Maria Puglisi tra il 1955 e il 1975. Dal 1983 la Sapienza conduce campagne di scavo annuali, sotto la direzione di Alberto Cazzella e in concessione da parte del MiBACT, che hanno messo in luce una porzione consistente dell’abitato. Situato sulle sponde di un’antica laguna a sud del Gargano, l’insediamento, la cui vita copre 1000 anni circa, era caratterizzato da imponenti mura di fortificazione, realizzate a partire dal 1700 a.C. circa e più volte modificate nel tempo. Principalmente votato agli scambi, svolse un ruolo significativo nelle rotte adriatiche, marittime e terrestri. L’abitato era infatti inserito in una rete di contatti cui facevano capo i numerosi insediamenti costieri e retro-costieri, spesso fortificati, che fiorirono lungo le coste adriatica e ionica della Puglia durante il II millennio a.C. e che furono coinvolti, direttamente o indirettamente, nel sistema di scambi con il mondo egeo-miceneo.

L’archeologa Giulia Recchia dell’università La Sapienza di Roma
Giulia Recchia è professore associato all’università Sapienza di Roma dal 2020, dove insegna Paletnologia. È inoltre Honorary Associate Researcher presso l’Institute of Archaeology –University College of London (Uk). Dal 2018 è abilitata al ruolo di Professore di I fascia (Asn). Dal 2019 al 2020 è stata ricercatore all’università Sapienza di Roma e dal 2005 al 2018 è stata ricercatore all’università di Foggia. Ha condotto scavi e ricerche di superficie nell’Italia centro-meridionale, a Malta e nelle isole Ionie. Dal 2000 al 2020 è stata co-responsabile delle ricerche nell’insediamento dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata (Fg), di cui è direttrice dal 2021.
Il museo Archeologico nazionale di Taranto-MArTa potenzia l’offerta culturale digitale, sbarca su Tik Tok, e rilancia i “Mercoledì del MArTa” on line: il prof. Di Cesare racconta le nuove e importanti novità provenienti dai più recenti scavi nel santuario delle Sirene di Efestia sull’isola di Lemno


Logo del MArTa su Tik Tok
In attesa delle disposizioni sulle riaperture dei Musei, il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA non ferma la sua offerta culturale sul piano digitale: sono ripartiti gli appuntamenti seminariali, in diretta Facebook e YouTube, dei “Mercoledì del MArTA”, e si è aperto un dialogo con i giovanissimi facendo approdare il museo Archeologico nazionale di Taranto su Tik Tok: il social network cinese lanciato nel settembre del 2016 che ha superato il miliardo di utenti in tutto il mondo. “La cultura non è statica”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti, “anzi ha bisogno di cittadinanza attiva capace di condividerla, tramandarla e raccontarla, rigenerandola anche nello stile comunicativo, come abbiamo deciso di fare al MArTA parlando anche ai piccoli abituati a video creativi di 30 o 60 secondi, che noi utilizziamo per raccontare la storia anche in maniera divertente”. Il canale Tik Tok del Museo @martamuseo è già attivo con contributi dal linguaggio frizzante e inaspettato che sanciscono l’avvio di questo nuovo percorso, direzione millennials, per il museo tarantino.


La locandina della conferenza del prof. Riccardo Di Cesare
Mercoledì 27 gennaio 2021, alle 18, in diretta sulla pagina Facebook e YouTube del MArTA, si naviga nell’Egeo, approdando sulle coste dell’isola di Lemno: per i “Mercoledì del MArTa” conferenza del prof. Riccardo Di Cesare dell’università di Foggia su “Il Santuario delle Sirene di Efestia (Lemno): le nuove ricerche”. Il prof. Riccardo Di Cesare, già allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene e attualmente professore di Archeologia classica e del Mediterraneo e di Storia greca all’università di Foggia, racconterà le nuove e importanti novità provenienti dai più recenti scavi nel santuario delle Sirene di Efestia, effettuati proprio sotto la sua direzione. “Qui i primi scavi del 1929 e del 1930 avevano portato alla scoperta di un santuario che aveva restituito una “stipe”, ossia un vano colmo di oggetti votivi, tra cui le famose Sirene e Sfingi di terracotta, diventate presto un simbolo dell’isola”, spiega Di Cesare. “Oggi quei resti architettonici e i materiali rinvenuti in corso di studio consentono, però, di gettare luce nuova sul culto, sulle liturgie, sull’arte e l’artigianato di Lemno e sui fiorenti contatti commerciali dell’isola”. E la direttrice Degl’Innocenti: “Quelli che attraverso la relazione del prof. Di Cesare andremo a riscoprire sono “luoghi” di grande attualità anche per la storia di oggi dell’unica colonia magro greca spartana che fu Taranto, luoghi dalla forte identità religiosa che però tracciano una linea di continuità culturale tra Taranto e l’Egeo, e i loro ruoli nella cultura euro-mediterranea dal Bosforo a Gibilterra”.
Auguri speciali in tutto il mondo con la MArTA Christmas Card: insieme al messaggio augurale si regala il tour virtuale in 3D del museo Archeologico nazionale di Taranto

È attiva la MArTA Christmas Card, una vera e propria cartolina virtuale personalizzabile che consente di raggiungere amici e familiari in tutte le parti del mondo e inviare insieme al proprio messaggio augurale anche un link per compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i circa 20mila anni di storia contenuti nel museo Archeologico nazionale di Taranto. “Oggi tutti i musei del mondo fanno i conti con la pandemia”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, per spiegare la singolare iniziativa che nella frenesia dello shopping natalizio, mette in vetrina proprio la cultura con un viaggio, anche se virtuale, all’interno delle sale di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. “Il MArTA ha deciso di trasformare questo momento di crisi in una opportunità di riscatto e contribuire a portare Taranto, il suo buon nome e le sue ricchezze, oltre gli ostacoli geografici, logistici, e soprattutto oltre gli stereotipi che spesso l’accompagnano. C’è una città ricca di cultura e di storia da riscoprire e il museo Archeologico nazionale ne è la porta d’accesso principale”.

Come funziona. Attraverso il sito www.museotaranto.beniculturali.it si potrà accedere al servizio cliccando direttamente sul banner con l’icona identificativa della MArTA Christmas Card. Compilando un form semplice e facendo la propria donazione, sarà possibile acquistare il tour virtuale in 3D del Museo (circa 6mila metri quadri di esposizione, comprese le sale degli Ori e quelle dell’atleta di Taranto, ndr) e inviarlo, insieme al proprio messaggio augurale, alla e-mail della persona che si vuole raggiungere.
Il museo Archeologico nazionale di Taranto in attesa delle visite in presenza lancia il Tour Virtuale 3D del MArTA: si possono esplorare 20mila anni di storia e l’intera superficie del museo con una donazione libera
Dona ed esplora. Finalmente è possibile visitare il MArTA anche a distanza. In attesa di tornare alle aperture in presenza fisica, il museo Archeologico nazionale di Taranto apre virtualmente e con la comunicazione digitale crea una nuova corrispondenza tra passato, presente e futuro: il Tour Virtuale 3D del MArTA. “Una storia narrata milioni di volte torna ad essere viva”, spiegano al MArTA. “È quella “corrispondenza di amorosi sensi” capace di instaurarsi quando l’intelletto e il cuore imparano a riconoscere le orme dei passi di chi ha attraversato quella strada prima di noi. E su quella strada ha costruito imperi, destini personali, ha vissuto amori, gioie e dolori, esattamente come noi. Un vademecum gratuito delle esperienze che hanno segnato la civiltà dei popoli e che se guardassimo più da vicino racconterebbero le storie di ognuno di noi. Il MArTA di Taranto per questo diventa una casa di vetro e attraverso questo Tour Virtuale in 3D riconsegna quelle orme, quelle tracce, e gli oltre 6mila reperti in esposizione all’intelletto e al cuore del mondo”. Dunque dona (Sostenete il museo MArTA) ed esplora. “Ogni contributo economico servirà a questo scopo: tornare a rendere viva questa storia e fare del museo Archeologico nazionale di Taranto non solo un luogo in cui conservare, ma anche il luogo-humus in cui tornare a produrre valore per tutte le piccole orme future che, consapevoli di quella storia, torneremo a tracciare. Buon viaggio!”.
A Vicenza la mostra “Mito, dei ed eroi” per il ventennale delle Gallerie d’Italia fa riscoprire arte e architettura di Palazzo Leoni Montanari in cui preziosi reperti antichi dialogano con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano il piano nobile
Quante volte siete stati a Vicenza a Palazzo Leoni Montanari? Sono centinaia di migliaia gli appassionati, ma anche gli esperti, di arte antica, pittura veneta, iconografia russa che hanno varcato la soglia della nobile dimora barocca di contra’ Santa Corona in Vicenza, in vent’anni, da quando cioè – era il maggio 1999 – divenne la prima sede museale delle Gallerie d’Italia, polo museale di Intesa San Paolo (seguita nel tempo dall’apertura delle Gallerie di Napoli e Milano): le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari hanno maturato nel tempo un ruolo primario tra le istituzioni cittadine, superando i confini regionali e interloquendo con istituzioni culturali nazionali e internazionali, grazie alle collezioni permanenti di pittura veneta del Settecento, di icone russe e di ceramiche attiche e magnogreche e alle numerose esposizioni temporanee. Ma siete sicuri di conoscere veramente il palazzo, voluto da Giovanni Leoni Montanari nel 1678 nel cuore di Vicenza, quando la sua famiglia si affacciava alla ribalta cittadina? Questa casata non era infatti nobile di nascita, ma era riuscita a raggiungere una solida posizione economica grazie alla produzione e al commercio di tessuti. La famiglia era alla ricerca di un’affermazione sociale e desiderava essere accolta nel ceto nobiliare di Vicenza. La costruzione del palazzo in contra’ Santa Corona serviva dunque a dare un chiaro segnale delle aspirazioni della famiglia e del nuovo ruolo che ambiva a ricoprire nella vita cittadina.

Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, curatori della mostra “Mito, dei ed eroi” (foto Graziano Tavan)

Stucchi barocchi a Palazzo Leoni Montanari (da http://www.affrescoeuganeo.com)
Nel ventennale delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, per celebrare l’evento Intesa San Paolo ha promosso la mostra “Mito, dei ed eroi” (fino al 14 luglio 2019) a cura di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello, Agata Keran, un’occasione per riscoprire il palazzo, la sua identità, testimonianza della cultura figurativa italiana tra Seicento e Ottocento, specchio della cultura e delle aspirazioni dei suoi committenti, in un percorso in cui l’Antico dialoga con gli affreschi, i dipinti, gli stucchi che decorano le stanze del piano nobile del palazzo, diventando un’indagine sulla fortuna dei miti classici dall’antichità al Neoclassicismo. Così il visitatore – per la prima volta – è quasi costretto ad alzare la testa, ad apprezzare l’architettura e l’arte dello scrigno nobiliare in un dialogo continuo con gli eccezionali prestiti eccezionali da due dei più importanti musei Archeologici nazionali italiani (Napoli e Reggio Calabria) e dall’Ermitage di San Pietroburgo, musei con i quali i curatori hanno stretto una proficua collaborazione scientifica. “Il 2019 segna il ventesimo compleanno del primo progetto museale cui la nostra Banca ha dato vita nel 1999, a Vicenza: la prima sede delle Gallerie d’Italia”, interviene Giovanni Bazoli, Presidente emerito di Intesa Sanpaolo. “La scelta di trasformare questo palazzo in museo, in un luogo d’arte e cultura, ha voluto essere un gesto di apertura verso la cittadinanza. È testimonianza di un radicato senso di responsabilità civica, che ci suggerisce di non trattenere con gelosa riservatezza i tesori architettonici e artistici di proprietà, bensì di condividerli con il pubblico e diffonderne la conoscenza. I festeggiamenti iniziano con questa grande mostra che celebra, insieme, gli stupefacenti cicli decorativi del palazzo e le ceramiche antiche della nostra collezione. Le successive iniziative metteranno al centro un altro importante nucleo collezionistico accolto nel museo, le icone russe. E giungeranno a Vicenza, nell’ambito della rassegna “L’Ospite illustre”, capolavori d’arte provenienti da importanti musei internazionali. Tutto questo per sottolineare con forza la medesima vocazione culturale e civile con cui nel 1999 abbiamo aperto al pubblico le porte di questo palazzo, e il crescente impegno della nostra Banca per assicurare, nel cuore di Vicenza, un centro vivo e pulsante di promozione dell’arte, della cultura e della bellezza, al servizio della città”.

Mostra “Mito, dei ed eroi”: l’Antico dialoga con il Moderno nella Galleria di Ercole a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)

“Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto” di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)
Partendo dalla rappresentazione di miti e personaggi eroici nell’antichità, la mostra “Mito, dei ed eroi” (catalogo Skira con saggi di Fernando Mazzocca, Federica Giacobello e Agata Keran) mette in luce la fortuna della tematica mitologica nei secoli, a partire dalla Grecia, dalla Magna Grecia e da Roma sino all’approdo esemplare tra il Classicismo seicentesco e le diverse stagioni, tra Sette e Ottocento, del Neoclassicismo. Il piano nobile del palazzo ospita oltre 60 opere, di cui molti capolavori in prestito come lo straordinario Mecenate presenta le Arti Liberali ad Augusto di Giovan Battista Tiepolo, dall’Ermitage di San Pietroburgo con cui Intesa Sanpaolo ha un accordo triennale di collaborazione. La mostra è suddivisa in otto sezioni, ognuna con una tematica diversa, in un continuo confronto tra dei, eroi, miti rappresentati nell’apparato decorativo del palazzo e quelli raffigurati sulle opere esposte. Apollo, Atena, Marsia, Niobe, Alessandro Magno, Ercole, Achille, saranno i protagonisti di un avvincente viaggio nel tempo e nello spazio architettonico, in un incessante rimando sul piano figurativo e iconologico tra i soggetti pittorici delle decorazioni e le opere in mostra, alla scoperta dei significati religiosi, morali e culturali che il mito ha assunto in tempi e contesti diversi.

Cratere a volute apulo con “Apoteosi di Eracle” del Pittore di Licurgo, dalla Collezione Intesa San Paolo (foto Graziano Tavan)

Mostra “Mito, dei ed eroi”: la Galleria di Atena a Palazzo Leoni Montanari di Vicenza (foto Graziano Tavan)
I vasi dipinti della collezione di Intesa Sanpaolo dialogano con sculture e affreschi dell’arte greco-romana, analizzando gli aspetti produttivi e figurativi, l’influenza e la traduzione in immagine dei soggetti più celebri, le interpretazioni proposte per lo stesso mito da pittori e scultori; allo stesso modo le opere pittoriche di Pompeo Batoni, Ignazio e Filippo Collino, Francesco Hayez, Louis Gauffier, Laurent Pecheux, Camillo Pacetti, Luigi Basiletti, Francesco e Luigi Righetti, Giambattista Tiepolo e Cristoforo Unterberger sono testimonianza di come l’antico venisse considerato come modello universale di bellezza e virtù morale in epoca neoclassica.























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