Archivio tag | museo archeologico nazionale di Taranto

Con la mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria viaggio nel tempo attraverso la casa degli antichi greci, i suoi spazi, gli arredi, ma anche i suoi abitanti

La locandina della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

La sede del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

“Un affascinante viaggio nel tempo attraversando la casa greca, per conoscerne la distribuzione degli spazi, gli arredi, gli oggetti d’uso quotidiano comune, ma anche i suoi protagonisti, accolti dal benvenuto dei padroni di casa, con le donne affacciate alla finestra avvolte nei loro himatia”: nelle parole di Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) sta tutto il senso della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, aperta fino al 18 novembre 2018, a cura dello stesso Malacrino e dell’archeologo del MArRC, Maurizio Cannatà. Tra le attività di valorizzazione del MArRC, la mostra “Oikos” si inserisce nel programma delle celebrazioni del 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. “Il tema della casa e dell’abitare nel mondo greco antico (dall’età arcaica, VIII sec. a.C., all’età ellenistica, I sec. a.C.), in un percorso espositivo transmediale”, spiegano i promotori, “diventa il viatico per far conoscere e promuovere le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Italia meridionale, rafforzando il senso di appartenenza alla comune identità europea mediterranea”.

Nel video postato su Youtube da Holly Reggio ben si coglie la valenza della mostra reggina “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, che presenta oltre 100 preziosi reperti, con prestiti dai musei Archeologici nazionali di Napoli e di Taranto, dal museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dai parchi Archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei e dal museo Archeologico dell’Antica Kaulon che fa riferimento al Polo museale della Calabria, esposti in un allestimento con strumenti multimediali. Attraverso pannelli didattici, ricostruzioni grafiche e digitali dell’architettura e degli ambienti e video in 3D di descrizione di momenti di vita quotidiana, i visitatori sono accolti nell’oikos, nella casa e nella famiglia degli antichi Greci.

Il suggestivo allestimento della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”

Il filo conduttore è l’oikos, termine che “per i Greci era la casa intesa come spazio fisico di vita dei suoi abitanti e, al tempo stesso, la famiglia con i suoi beni e i suoi legami con il territorio”, spiega Malacrino. “Attraverso la scelta espositiva dell’allestimento abbiamo voluto ricreare le forme dell’abitare nel mondo greco antico. È un coinvolgente ritorno al passato, alle fonti delle nostre tradizioni di vita e di famiglia occidentale mediterranea. Varcata la soglia d’ingresso dell’oikos nel mondo magnogreco e siceliota – continua-, i visitatori saranno accompagnati alla scoperta delle abitudini di vita dei Greci d’Occidente, per comprendere il senso delle cose che oggi ci testimoniano quel tempo”. La ricostruzione grafica di una facciata contrassegna l’inizio del percorso, con la donna alla finestra avvolta nel suo himation raffigurata nella piccola ma preziosissima lekythos di Taranto, con uno sguardo misterioso, che invita a compiere un viaggio meraviglioso.

La sale espositive del MArRC dedicate alla mostra “Oikos”

“La casa è per i Greci antichi l’espressione dell’identità della comunità dei suoi abitanti”, interviene Maurizio Cannatà, uno dei curatori della mostra. “E si evolve nel tempo a seconda di come cambia la società. Nella lingua greca non esiste un termine equivalente al latino familia. Esiste un unico termine, oikos. E ciò significa che rispetto ai legami di sangue prevale l’appartenenza al gruppo familiare, cellula base della società. Nel corso dei secoli, nel mondo greco antico in Calabria e in Sicilia, si modifica l’organizzazione strutturale degli spazi della casa, ma non cambia la funzione degli ambienti rispetto ai ruoli all’interno della famiglia. L’uomo, cittadino, politico, atleta e guerriero, vive nell’andron i momenti conviviali, delle relazioni esterne, nel simposio. La donna sovrintende ai lavori domestici e ha nel gineceo il suo regno indiscusso”.

Il celebre mosaico pavimentale del drago proveniente dall’antica Kaulon

Tra gli oltre cento reperti in mostra, spicca il celebre mosaico del drago dall’andron dell’omonima casa dell’antica Kaulon, giunto a Reggio Calabria – lo ricordiamo – in cambio della testa della Testa della Sfinge della Passoliera ora esposta al museo Archeologico nazionale di Kaulonia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/08/10/la-testa-della-sfinge-della-passoliera-torna-per-la-prima-volta-a-casa-prestito-del-marrc-al-museo-dellantica-kaulon-dove-paolo-orsi-scopri-la-bellissima-scultura-in-terracotta-del-vi-sec/). Nel settore maschile della casa, dove – come detto – si tenevano i banchetti, troviamo il sontuoso cratere attico a figure rosse con scena di danza della collezione Sant’Angelo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Mentre nel gineceo possiamo ammirare la splendida anfora del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa; il monumentale lebes gamikos, vaso a figure rosse attribuito al “Pittore di Afrodite” dal museo Archeologico nazionale di Paestum; e la pittura su marmo delle “Giocatrici di Astragali” da Ercolano: sono tutti elementi che rimandano al ruolo della donna, regina della casa per l’oikonomia domestica, e del gineceo, che rappresenta – parole di Vitruvio – “la sala in cui la padrona di casa lavora la lana insieme alle schiave addette a questa mansione”.

Apre a Paestum la XX Borsa Mediterranea del Turismo archeologico: 120 espositori di cui 25 Paesi esteri, oltre 70 tra conferenze e incontri, 400 relatori, 30 buyers da 8 Paesi europei, 150 operatori dell’offerta

Una delle location della Bmta accanto al Tempio di Cerere nel parco archeologico di Paestum

Diecimila visitatori, 120 espositori di cui 25 Paesi esteri (per la prima volta Etiopia, Mongolia, San Marino e Sud Africa), oltre 70 tra conferenze e incontri, 400 relatori, 30 buyers da 8 Paesi europei, 150 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: ecco un po’ di numeri della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico, giunta alla ventesima edizione, che apre a Paestum giovedì 26 ottobre 2017 con i saluti di Francesco Palumbo, sindaco di Capaccio Paestum; Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum; Tommaso Pellegrino, presidente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni; Mounir Bouchenaki, consigliere del direttore generale Unesco; con l’intervento di Corrado Matera, assessore Sviluppo e Promozione del Turismo Regione Campania; con le conclusioni di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania; e con la regia di Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Borsa che anche quest’anno è ospitata nei luoghi più suggestivi di Paestum: il Parco archeologico (Salone Espositivo, ArcheoExperience, ArcheoIncontri), il museo Archeologico nazionale (ArcheoVirtual, Conferenze, Workshop con i buyers esteri) e la basilica paleocristiana (Conferenze, Premi, ArcheoLavoro, Incontri con i Protagonisti). Tra i protagonisti della cultura, della stampa e della televisione alla Borsa si potrà incontrare Fayrouz, Waleed e Omar Asaad, i tre figli archeologi di Khaled al-Asaad; Moncef Ben Moussa, direttore del museo del Bardo di Tunisi; Syusy Blady con la proiezione del suo recente film “La signora Matilde. Gossip dal Medioevo”; Fabio Isman con la presentazione del libro “L’Italia dell’arte venduta”; Mariangela “Galatea” Vaglio che intervista Giorgio Ieranò e Silvia Romani su “Mostri antichi e moderni: i cattivi del mito da Medusa a Voldemort”; i direttori dei musei Archeologici del Sud (Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto; Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli; Carmelo Malacrino, direttore museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria; Francesco Sirano, direttore Parco Archeologico di Ercolano; Gabriel Zuchtriegel, direttore Parco archeologico di Paestum) intervistati da Andreas Steiner, direttore di Archeo e Medievo. Intenso e ricco il programma. Vediamo i momenti salienti.

Incontri, conferenze, workshop: ricchissimo il programma della XX borsa mediterranea del turismo archeologico

Il primo evento della prima giornata, giovedì 26 ottobre 2017, è “La Borsa incontra le scuole”: 5mila studenti delle superiori accolti dal direttore del Bardo di Tunisi al tempio di Nettuno. La Borsa intende così dare il suo contributo in termini di conoscenza ed esperienza, soprattutto per i giovani, perché la Cultura è sempre più uno strumento di dialogo tra le nazioni e la difesa del patrimonio è esigenza primaria per la comunità internazionale.  Seguono due conferenze importanti: “I Comuni e i siti archeologici: infrastrutture, gestione e promozione” a cura di ANCI Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo; l’Enit propone il “Laboratorio Social delle Regioni” quindi la Conferenza delle Regioni si confronta con gli assessori al Turismo e ai Beni culturali. La seconda giornata, venerdì 27 ottobre 2017, apre con il convegno “Il turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici mondiali” a cura dell’UNWTO, l’Organizzazione Mondiale del Turismo. Saranno presenti Cambogia, Etiopia, Giordania, Italia e Perù in rappresentanza dei prestigiosi siti Unesco (Pompei, Petra, Aksum e Tiya, Angkor Wat) che esprimono al meglio le potenzialità del patrimonio archeologico per lo sviluppo locale e l’occupazione. La Borsa parla ancora internazionale con la conferenza “Il dialogo interculturale valore universale delle identità e del patrimonio culturale: #dontforget Bardo Museum 18.03.2015 – #unite4heritage for Palmyra”: la Borsa, infatti, è riconosciuta best practice per l’impegno a favore del dialogo interculturale, non solo attraverso la partecipazione nel Salone Espositivo di 25 Paesi Esteri, ma anche per dedicare dal 2015 nell’ambito del programma significativi momenti a questo tema.

Il manifesto dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Momento clou venerdì sera con i tre figli di Khaled al-Asaad che consegneranno l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla scoperta archeologica più significativa del 2016, nel nome del direttore dell’area archeologica e del museo di Palmira, dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, alla presenza dei figli Fayrouz, Waleed e Omar. Il Premio, promosso dalla Borsa e da Archeo e giunto alla terza edizione, è assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della BMTA: Antike Welt (Germania), Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Scoperta dell’anno è risultata la città dell’Età del Bronzo nel nord dell’Iraq situata presso il piccolo villaggio curdo di Bassetki nella regione autonoma del Kurdistan, fondata intorno al 3000 a.C. e la cui storia si è protratta per 1200 anni: il Premio sarà consegnato a Peter Pfälzner, coordinatore della missione archeologica e direttore del Dipartimento di Archeologia del Vicino Oriente dell’IANES Institute Ancient Near Eastern Studies dell’Università di Tubinga (Germania).

Focus sull’archeologia subacquea con la conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo”

Si parla di archeologia subacquea sabato 28 ottobre 2017 con la conferenza “Ricerca, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sommerso mediterraneo”, in collaborazione con la soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, che farà il punto della situazione dell’archeologia subacquea a livello internazionale con autorevoli specialisti, al fine di individuarne eccellenze e criticità con l’intento di offrire un utile contributo allo sviluppo ulteriore di questo fondamentale settore del patrimonio culturale. Segue il workshop “Archeologia e turismo culturale in gioco” nell’ambito di ArcheoVirtual, la sezione dedicata alle tecnologie multimediali, interattive e virtuali applicate all’archeologia, realizzata in collaborazione con l’ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR. Quindi “Pompei incontra Petra” con Dana Firas presidente del Petra National Trust, Giordania e Massimo Osanna direttore generale del Parco Archeologico di Pompei. Chiude gli eventi della Borsa, domenica 29 ottobre 2017, la conferenza “La tutela del patrimonio culturale, la difesa dell’arte e il ruolo dell’intelligence”, moderata dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti, con Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco, Mario Caligiuri direttore Master in Intelligence università della Calabria, Tsao Cevoli direttore Master in Archeologia Giudiziaria e Crimini contro il Patrimonio Culturale Centro Studi Criminologici di Viterbo, Stefano De Caro direttore generale dell’ICCROM, Paolo Matthiae archeologo e direttore della missione archeologica in Siria “Sapienza” Università di Roma, Rossella Muroni presidente nazionale Legambiente, Fabrizio Parrulli Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Giuliano Volpe presidente Consiglio Superiore per i Beni culturali e Paesaggistici.

Ferragosto 2016: giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Il ministro Franceschini: un’occasione per scoprire il “museo diffuso Italia”. Particolarmente ricca l’offerta culturale di Pompei e dei siti vesuviani

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Gli scavi di Pompei aperti a Ferragosto con una ampia offerta culturale

Ferragosto speciale a Pompei e nei siti vesuviani. Nonostante la superfestività dell’estate quest’anno cada di lunedì, giorno notoriamente riservato alle chiusure e alle manutenzioni dei siti archeologici e dei musei italiani, il 15 agosto 2016 è pronto a offrire ai visitatori e agli ospiti stranieri proposte particolarmente interessanti a cominciare proprio dai siti archeologici vesuviani di Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia e il museo di Boscoreale che resteranno aperti anche il 15 agosto dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18) con le tariffe ordinarie. Anche a Pompei, per venire incontro agli alti flussi turistici, la soprintendenza speciale di Pompei annuncia che gli Scavi apriranno alle 8.30 come già avviene il sabato e la domenica. E proprio a Pompei, oltre alla mostra “Egitto Pompei” e all’esposizione permanente degli affreschi di Moregine nell’altro porticato della Palestra di recente arricchitosi con l’esposizione di reperti organici provenienti dall’area vesuviana, i turisti potranno ammirare i progetti di musealizzazione diffusa, con il riallestimento della cucina della Fullonica di Stephanus con reperti originali, e quello degli ambienti domestici della Villa Imperiale. E ancora la mostra “Live at Pompei, Underground” dedicata al video girato nel 1971 dai Pink Floyd “Live at Pompeii” allestita nelle gallerie dell’Anfiteatro. E visto che questo agosto 2016 è il mese delle olimpiadi di Rio, in una delle sale dell’Antiquarium di Pompei è stata allestita una vetrina con alcuni strumenti originali utilizzati dagli atleti per la cura del corpo. E sempre nell’Antiquarium sono visitabili sale di proiezione multimediale sulla vita degli antichi abitanti e sull’eruzione del 79 d. C. oltre a sezioni dedicate alle mostre “Per grazia Ricevuta” e “Sacra Pompeiana”.

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini a Pompei

“Quella di Ferragosto sarà una giornata di festa della cultura con i musei statali aperti tutto il giorno. Un’altra importante occasione per cittadini, famiglie e turisti di conoscere e visitare quello straordinario museo diffuso che è l’Italia”, sottolinea soddisfatto il ministro per i Beni culturali e il Turismo, Dario Franceschini. Coinvolti tutti i principali luoghi della cultura, dal Colosseo a Pompei agli Uffizi ma anche, solo per citarne alcuni, i resti dell’antica città italica nell’area archeologica di Alba Fucens a Massa d’Albe in Abruzzo, le opere di Carlo Levi al museo nazionale di Arte Medievale e Moderna della Basilicata a Matera, i Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, le tante domus riaperte agli Scavi di Pompei, gli affreschi apocalittici dell’Abbazia di Pomposa a Codigoro lungo l’antica strada Romea che conduceva i pellegrini dall’Europa centrale e orientale, la residenza asburgica del Castello di Miramare a Trieste, la più grande area archeologica d’Europa tra il Foro Romano e il Palatino, i capolavori di Van Dyck, Guercino e Tintoretto esposti nelle fastose sale del museo di Palazzo Reale a Genova. E poi la residenza rinascimentale dei Gonzaga a Palazzo Ducale a Mantova, quella di Federico di Montefeltro a Urbino dove oggi ha sede il Museo Nazionale delle Marche, le rovine della capitale dei Sanniti a Pietrabbondante in Molise, i Musei Reali di Torino, il rinnovato allestimento del museo Archeologico nazionale di Taranto, le vestigia della colonia fenicia di Tharros nei pressi di Cabras, la straordinaria collezione degli Uffizi di Firenze, il sito longobardo riconosciuto dall’Unesco del Tempietto sul Clitunno in provincia di Perugia fino ai tesori della Galleria dell’Accademia di Venezia. L’elenco completo dei musei aperti, gli orari e il costo dei biglietti sono consultabili sul sito www.beniculturali.it.

Taranto. Nuovo allestimento per il museo Archeologico nazionale (il Marta) che racchiude 6500 anni di storia con eccezionali reperti sugli atleti vincitori ai giochi panatenaici. Tra i tesori gli Ori di Taranto, lo Zeus di Ugento e le ceramiche laconiche

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l'eccezionale Tomba dell'Atleta, scoperta nel 1959

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l’eccezionale Tomba dell’Atleta, scoperta nel 1959

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Nel mese olimpico per eccellenza come agosto 2016 che vede riuniti a Rio, in Brasile, i migliori atleti del mondo per i Giochi, Taranto apre le porte al rinnovato museo Archeologico nazionale, il MarTa, che dei primi giochi, quelli storici dell’antica Grecia, ha testimonianze forse uniche, come la Tomba dell’Atleta, databile tra il 500 e il 480 a.C., che ora viene riesposta. Rinvenuta nel 1959 in via Genova a Taranto, ha restituito lo scheletro di un giovane uomo di circa trent’anni con un corredo funebre di quattro anfore panatenaiche, testimonianza di altrettante vittorie dei giochi in onore di Atena. A inaugurare il nuovo allestimento e il rinnovato percorso espositivo del museo Archeologico nazionale di Taranto, che coinvolge tutto il secondo piano, sono intervenuti il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Accanto a loro Eva Degl’Innocenti, direttore dal 1° dicembre 2015, in seguito alla Riforma Franceschini che ha creato trenta strutture museali autonome, tra cui appunto il Marta; Maria Piccarreta, alla sua prima uscita da soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Brindisi, Taranto e Lecce; e Luigi La Rocca, l’ex soprintendente dell’Archeologia pugliese ora a capo della soprintendenza unica della Città metropolitana di Bari.

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

La sede del Marta a Taranto

La sede del Marta a Taranto

Il Marta è un forziere che raccoglie 6500 anni di storia. Fondato nel 1887, occupa la sede dell’ex Convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. L’archeologo Luigi Viola voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. Chiuso per essere sottoposto a lavori di restauro dal gennaio 2000, anno a partire dal quale fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, ha riaperto nuovamente al pubblico il 20 dicembre 2007. Il piano rialzato del museo è stato utilizzato finora per esposizioni temporanee e convegni. Il primo piano ospita la sezione greco-romana sulla società tarantina. Il secondo piano è stato fino ad oggi in allestimento. L’ultimo lotto dei lavori del MarTa, sfruttando finanziamenti pubblici pari a 6,2 milioni di euro, è stato realizzato in quattro anni dall’impresa Garibaldi di Bari.

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Il percorso espositivo complessivo è di 25 sale, piene di decine di migliaia di reperti di proprietà del museo. Il nuovo percorso espositivo narra la storia e l’archeologia di Taranto e di parte del territorio pugliese dalla preistoria al IV secolo a. C., mentre il primo piano già aperto conserva reperti dall’età ellenistica al medioevo. Tra i pezzi più conosciuti, oltre alla già citata Tomba dell’Atleta, spiccano alcuni oggetti legati al mondo dello sport e dell’atletismo. Eccezionali, tra gli altri, una coppia di bilancieri in piombo che servivano a stabilizzare l’atleta durante il salto in lungo e uno straordinario disco da lancio in ferro. Numerose le anfore panatenaiche utilizzate come premio per i vincitori degli agoni di Atene, che recano su un lato l’immagine di Atena e sull’altro una scena legata alla disciplina in cui l’atleta ha trionfato.

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Persefone ricostruita col laser scanner

Persefone ricostruita col laser scanner

Ma non si possono dimenticare i famosi ori di Taranto di epoca ellenistica e romana, simbolo del Marta nel mondo, accanto alla più ricca collezione in Italia di ceramiche laconiche di importazione (la Laconia era la regione dell’antica Grecia con capitale Sparta). Ci sono poi sculture di pregio, come il celebre Zeus di Ugento, un bronzo di 74 centimetri ritrovato danneggiato a Ugento, in provincia di Lecce, uno dei capolavori della bronzistica classica che ora è stato restaurato; la copia della “dea in trono” – la Persefone Gaia – ricostruita in laser scanner; e la Kore di Montegranaro.

Grandi musei. Nominati i 20 nuovi direttori: quattro sono archeologi, a capo dei musei di Napoli, Reggio Calabria, Taranto e Paestum

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Dario Franceschini, ministro per i Beni culturali, plaude alle scelte della commissione

Selezionati i direttori dei 20 principali musei italiani come previsto dalla riforma Franceschini. “Si volta pagina, nuovi direttori da tutto il mondo”. Così il ministro ai Beni e attività culturali Dario Franceschini ha salutato l’esito dei lavori della commissione presieduta da Paolo Baratta e di cui hanno fatto parte Lorenzo Casini (professore di diritto amministrativo dell’Università di Roma ‘la Sapienza’ ed esperto di legislazione per il patrimonio culturale), Claudia Ferrazzi (segretario generale dell’Accademia di Francia-Villa Medici di Roma, già vice amministratore generale del Louvre), Luca Giuliani (professore di Archeologia classica e Rettore del Wissenschaftskolleg di Berlino) e Nicholas Penny (storico dell’arte, direttore della National Gallery di Londra) «ha fatto un grande lavoro ed ha offerto al Direttore Generale dei Musei del Mibact, Ugo Soragni, e a me la possibilità di scegliere in terne di assoluto valore. I nuovi direttori sono italiani, stranieri e italiani che tornano nel nostro Paese dopo esperienze di direzione all’estero». L’età media dei vincitori è di 50 anni. Su 20, 10 sono uomini e 10 sono donne. Gli stranieri, tutti cittadini UE, sono 7 (3 tedeschi, 2 austriaci, 1 britannico e 1 francese), gli italiani che tornano dall’estero sono 4 (Bagnoli, Gennari Santori e D’Agostino che rientrano dagli Stati Uniti e Degl’Innocenti dalla Francia). Quanto alle professioni: 14 storici dell’arte, 4 archeologi, 1 museologo/manager culturale e 1 manager culturale. Nominata anche un’interna del ministero. «Davvero con queste 20 nomine di così grande levatura scientifica internazionale il sistema museale italiano volta pagina e recupera un ritardo di decenni». Tra loro, dunque, anche 4 archeologi posti alla guida del museo archeologico nazionale di Napoli, del museo archeologico della Magna Grecia di Reggio Calabria, del museo archeologico nazionale di Taranto e del parco archeologico di Paestum. Conosciamoli meglio.

Paolo Giulierini, direttore all'Archeologico di Napoli

Paolo Giulierini, direttore all’Archeologico di Napoli

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, la guida direzionale è affidata a Paolo Giulierini, archeologo 46enne. Nato a Cortona, si è laureato in archeologia e specializzato in etruscologia nell’Università di Firenze. È direttore del Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona, dove lavora dal 2001. Autore di svariate pubblicazioni e relatore a numerosi convegni in Italia e all’estero, ha maturato una lunga esperienza nella direzione museale e nella gestione dei rapporti tra le diverse istituzioni pubbliche e private.

Carmelo Malacrino, direttore dell'Archeologico di Reggio Calabria

Carmelo Malacrino, direttore dell’Archeologico di Reggio Calabria

L’archeologo e architetto Carmelo Malacrino, di 44 anni, è il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Nato a Catanzaro, si è laureato in architettura a Firenze e ha poi conseguito una specializzazione triennale in Archeologia e architettura antica presso la Scuola archeologica italiana di Atene. Nel 2005 ha conseguito un dottorato di ricerca di eccellenza (con borsa di studio) in Storia dell’architettura e della città, Scienze delle Arti, Restauro presso la Fondazione Scuola di Studi Avanzati di Venezia, con una tesi su ‘Acqua e architettura nell’Asklepieion di Kos’. Dal 2010 è ricercatore di storia dell’architettura nel Dipartimento di architettura e territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Autore di quasi oltre settanta pubblicazioni, vanta numerose esperienze nella gestione museale e di scavi archeologici.

Eva Degli Innocenti, direttore dell'Archeologico tarantino

Eva Degli Innocenti, direttore dell’Archeologico tarantino

Eva Degli Innocenti archeologa di 39 anni, dirige il Museo Archeologico Nazionale tarantino. Nata a Pistoia, si è laureata a Pisa in conservazione di beni culturali, indirizzo archeologico, dove ha frequentato anche la Scuola di Specializzazione di Archeologia. Ha poi conseguito il dottorato di ricerca europeo presso l’Università degli studi di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo. Dal 1995 al 2008 ha condotto scavi archeologici in Italia e in Tunisia ed è stata ricercatrice e project manager di progetto europeo presso il Museo Nazionale francese del Medioevo di Parigi. Dal 2013 è direttrice del Servizio dei beni culturali e del museo/centro d’interpretazione Coriosolis; della Comunità dei Comuni Plancoët Plélan in Bretagna; (ente locale di 18 comuni del dipartimento delle Côtes-d’Armor), dove lavora dal 2010. È anche autrice di numerose pubblicazioni e ha insegnato in diverse università italiane e francesi.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum

Al Parco Archeologico di Paestum (Salerno) il nuovo direttore è il giovane archeologo 34enne Gabriel Zuchtriegel. Tedesco, nato a Weingarten, nel Baden-Württemberg, si è laureato in Archeologia classica, preistoria e filologia greca alla Humboldt-Universität di Berlino e ha poi conseguito con lode il Dottorato di ricerca in Archeologia classica presso l’Università di Bonn. Ha condotto numerosi scavi archeologici in Italia e all’estero e ha collaborato con importanti istituzioni nazionali e straniere nel settore dell’archeologia, maturando anche esperienza nella gestione museale. Professore a contratto di Archeologia e storia dell’arte greca e romana nell’Università degli Studi della Basilicata, è autore di svariate pubblicazioni.

Christian Greco, direttore dell'Egizio di Torino

Christian Greco, direttore dell’Egizio di Torino

«Un passo storico per l’Italia e i suoi musei che – riprende Franceschini- colma anni di ritardi, completa il percorso di riforma del ministero e pone le basi per una modernizzazione del nostro sistema museale. I risultati di questo anno di nuove politiche di apertura dei musei italiani e l’investimento sulla valorizzazione dimostrano che grande contributo si può dare alla crescita del Paese con scelte coraggiose sia per una migliore tutela del patrimonio che per una sua valorizzazione, per la cittadinanza e i turisti di tutto il mondo». Giusto chiamare gli stranieri? Netta la risposta dell’egittologo Christian Greco, da un anno direttore del Museo Egizio di Torino, dove è stato chiamato da Leiden in Olanda dove dal 2009 al 2014 ha curato la sezione egizia del museo nazionale delle antichità: “L’arte non ha confini. Quelle che devono essere valutate sono le competenze, senza discriminazioni, da una parte e dall’altra. A tutti i nuovi direttori auguro buon lavoro. Ora che il concorso è stato fatto dobbiamo permettergli di lavorare con serenità, poi li giudicheremo sui fatti».

Aperta a Taranto una nuova ala del museo archeologico. Tra ambiziosi progetti e molte polemiche

Il museo archeologico nazionale di Taranto (Marta)

La sede del museo archeologico nazionale di Taranto (Marta)

L’obiettivo – molto ambizioso – del ministro per i Beni culturali Massimo Bray è il rilancio del Mezzogiorno attraverso alcune eccellenze che diventino volano per il turismo e l’economia del Sud d’Italia, un triangolo con ai vertici tre grandi musei archeologici nazionali: quello di Palazzo Reale a Napoli (il più noto e già attivo); quello della Magna Grecia con i Bronzi di Riace a Palazzo Piacentini a Reggio Calabria (appena riaperto, e che sarà completamente operativo dalla prossima primavera); e infine c’è il MarTa di Taranto (del quale nei giorni scorsi è stata inaugurata la nuova ala, non senza polemiche). Proprio quest’ultimo tassello della grandiosa visione di Bray sembra essere l’anello più debole del progetto di rilancio di una città prima ancora di un territorio: Taranto sta vivendo con comprensibile preoccupazione il “caso Ilva”, un dramma (disastro?) ambientale che lega a filo doppio la salute dei cittadini e la sopravvivenza del loro posto di lavoro; ma è anche una città dove degrado ed emarginazione sembrano farla da padrone.

marta-orecchino-navicella

Un orecchino d’oro a navicella: gli Ori di Taranto sono il simbolo del Marta

Così l’apertura della nuova ala del museo archeologico nazionale di Taranto (MarTa) era stata vissuta come un segnale positivo, una luce nel grigiore dei fumi dell’Ilva. Il lavori di ristrutturazione del museo – non dimentichiamolo – erano iniziati ancora nel 1998, con una parziale riapertura solo nel 2007. Ma proprio l’assenza del ministro alla cerimonia di inaugurazione (cioè proprio del principale attore di questo annunciato e sperato rilancio), la cui presenza era stata più volte annunciata ed era molto attesa, ha fatto precipitare ogni speranza nell’animo dei tarantini, convinti di aver assistito all’ennesimo spot del politico di turno. Nonostante le scuse ufficiali del ministro Bray, che ha assicurato quanto prima una sua visita al museo e alla città, i tarantini hanno creduto di rivivere un film già visto: “Passata la festa, sulla città e il museo tornerà l’oblio”. Era già successo negli anni ’80, dopo l’esposizione degli straordinari Ori di Taranto, a un primo boom era seguito un progressivo calo di interesse e visitatori che, come nel caso dei Bronzi di Riace a Reggio Calabria, sembravano aver perso la strada, attratti da altre mete.

La città vecchia di Taranto: i comitati dei cittadini ne denunciano il degrado

La città vecchia di Taranto: i comitati dei cittadini ne denunciano il degrado

“Non c’è niente da festeggiare se la città vecchia continua a crollare”: è uno degli striscioni esposti a Taranto dal comitato Cittadini liberi e pensanti davanti al Museo nazionale archeologico riaperto con l’inaugurazione di nuove sezioni. Su un altro striscione campeggiava la scritta “Presenti per un nastro da tagliare, assenti per una città da salvare”. Il gruppo di cittadini, che ha atteso invano l’arrivo del ministro Bray hanno chiesto attenzione non solo nei confronti del Museo ma anche del borgo antico dopo i recenti crolli di diversi edifici. “In stato di abbandono – sottolineano in una nota – non è solo la nostra isola, ma anche il borgo umbertino che vede i suoi stabili storici dimenticati e svuotati come il Palazzo degli Uffizi, sede del Liceo Archita, il museo Talassografico, il liceo Ferraris e le aree dismesse recentemente dalla Marina Militare. Luoghi che invece dovrebbero essere considerati nuovi spazi utili per farne centri per l’aggregazione, la promozione dello sviluppo di nuove creatività giovanili”. Quei pochi giovani, aggiungono, che “non sono costretti a scappare da qui e che rappresentano linfa vitale per ogni città ma che a Taranto non hanno prospettiva alcuna se non quella dell’emigrazione, dell’invio del curriculum alle fabbriche che inquinano, del lavoro nero e sottopagato, della carriera in Marina: lo stesso destino dei loro padri o dei loro nonni e che ci hanno portato agli insostenibili risultati attuali”. La cultura, concludono, “può e deve rappresentare per Taranto una alternativa d’eccellenza. Ma le istituzioni, sia a livello locale che nazionale, sembrano spesso ignorare la possibilità di puntare realmente su una nuova Taranto”.

Una delle sale aperte con il nuovo allestimento del Marta

Una delle sale aperte con il nuovo allestimento del Marta (foto Mibac)

Ma con l’apertura delle nuove sezioni espositive il Museo nazionale archeologico di Taranto è una realtà su cui contare. Ora si possono visitare i padiglioni del primo piano con le sale dedicate alla necropoli ellenistica, alla città romana e alla città tra il tardoantico e l’età bizantina. Quando i lavori saranno completati l’esposizione del MarTa risulterà quasi triplicata. Intanto si possono ammirare numerosi gioielli (corone, orecchini, collane, anelli) in pasta vitrea e pietre colorate, terrecotte figurate policrome prodotte da artigiani locali nel solco della tradizione artigianale greca. Ma sono documentati anche manufatti in osso,  avori e vetri colorati di importazione che caratterizzano i corredi delle sepolture ad incinerazione di età imperiale.

Una veduta dall'alto della città vecchia di Taranto

Una veduta dall’alto della città vecchia di Taranto

E ora si aspetta la visita del ministro. “Sono molto dispiaciuto di non aver partecipato all’inaugurazione dei nuovi spazi del museo archeologico nazionale MarTa di Taranto”, si è scusato il ministro Bray. “Sono stato bloccato da un problema tecnico al volo che avrei dovuto prendere, ma ci tengo ad assicurare la mia presenza a Taranto, che sto già riorganizzando. Vorrei avere il tempo di visitare anche la città vecchia, come molti amici mi hanno chiesto, per vedere con i miei occhi quello che c’è da fare per restituire vita ai beni culturali e per una comunità che si è appellata al mio ministero con così tanta speranza”.