Calabria in zona arancione. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria chiude le porte ai visitatori, ma non ferma le attività on line. Si inizia con tre incontri su “Paesaggi della storia. La Calabria e il suo territorio attraverso le collezioni del MArRC”

Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria chiude le porte ai visitatori, ma non ferma le attività on line sui propri canali social a cominciare da una particolare celebrazione della Giornata nazionale del Paesaggio. Con l’ingresso infatti della Calabria in zona arancione viene imposta nuovamente la chiusura al pubblico delle mostre e degli spazi espositivi. Così il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria non potrà accogliere il pubblico sino al 6 aprile 2021 alla luce delle nuove disposizioni di contenimento della pandemia da Coronavirus. Le attività del MArRC comunque proseguiranno, senza subire alcuno stop neanche in questa fase. Resterà sempre costante l’attenzione rivolta alle collezioni e alla conservazione dei reperti, allo studio e alla ricerca scientifica sul patrimonio archeologico calabrese. “Purtroppo l’emergenza sanitaria ci costringe ancora una volta a sospendere le visite tra gli spazi espositivi del MArRC”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “Ma vogliamo continuare a emozionarvi attraverso i nostri canali social, che rimangono uno strumento eccezionale per poter presentare a un pubblico sempre più vasto la ricchezza dell’archeologia calabrese”.

Un’occasione viene dalle celebrazioni della Giornata nazionale del Paesaggio, istituita dal ministero diretto da Dario Franceschini con l’obiettivo di promuovere buone pratiche di tutela della cultura territoriale. Il MArRC, in tal senso, ha pensato a tre interessanti appuntamenti sul tema “Paesaggi della storia. La Calabria e il suo territorio attraverso le collezioni del MArRC”. Una narrazione curata dai funzionari archeologi del MArRC che sarà divulgata attraverso i canali social del Museo. Si partirà con l’intervento “Uomo e paesaggio. Segni e simboli nella preistoria calabrese”, affidato all’esperienza di Ivana Vacirca. Seguiranno i contributi degli archeologi Daniela Costanzo e Maurizio Cannatà. “Invito tutti gli appassionati a seguirci sui nostri canali social e ringrazio lo staff del MArRC per l’impegno profuso anche in questa occasione. Sono certo – conclude Malacrino – che anche questa nuova iniziativa di valorizzazione delle collezioni sul tema del paesaggio ci stupirà in termini di presenze e di apprezzamento da parte del pubblico, sempre più vicino alle attività del Museo”.
Archeologia in lutto. All’età di 86 è morto a Roma Paolo Moreno, uno dei massimi studiosi dell’arte greca. A lui si deve il primo studio scientifico sui Bronzi di Riace. Malacrino (MArRC): “Il suo contributo resta fondamentale”. Grande divulgatore, a lui si devono identificazioni e attribuzioni da Fidia a Prassitele il Vecchio


Paolo Moreno, uno dei massimi studiosi dell’arte greca
L’Archeologia e la Storia dell’Arte antica sono in lutto. È scomparso a Roma, il 5 marzo 2021, Paolo Moreno, uno dei massimi studiosi dell’arte greca, protagonista di importanti identificazioni e attribuzioni da Fidia a Prassitele il Vecchio (quali autori, del gruppo colossale in bronzo di cui sono copia i Dioscuri del Quirinale) e dei Bronzi di Riace. I funerali si svolgeranno in forma privata. “La scomparsa, questa mattina a Roma, di Paolo Moreno lascia sgomenti. Sia per l’uomo, dalle nobili qualità umane, sia per lo studioso e l’archeologo, il cui contributo sui Bronzi di Riace resterà di fondamentale importanza per la ricerca scientifica”, è il primo commento rilasciato da Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, alla notizia della morte dell’archeologo e storico dell’arte di origini friulane, la cui ricerca scientifica è indissolubilmente legata alle due preziose statue conservate al MArRC. “Paolo”, continua Malacrino, “ci lascia a un anno dal cinquantesimo anniversario del ritrovamento dei Bronzi, in un momento in cui le fasi per la celebrazione dell’evento stanno per determinarsi. La sua assenza si farà sentire. È a Paolo Moreno, infatti, che si deve il primo studio scientifico sui Bronzi di Riace, oggetto di curiosità e interesse da parte dei più grandi studiosi. Moreno è stato il primo a intuire l’importanza delle nuove frontiere aperte dal mondo delle scienze applicate, in primis le analisi delle terre di fusione che hanno indicato la città di Argo, nel Peloponneso, come probabile area di produzione delle due sculture. Il suo nome, ne sono certo – conclude- non sarà dimenticato dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e da tutto il mondo della cultura”.

Paolo Moreno, allievo di Doro Levi, Giovanni Becatti e Ranuccio Bianchi Bandinelli
Nato a Udine il 30 ottobre 1934, Paolo Moreno ha intrapreso gli studi classici al liceo ginnasio “Jacopo Stellini” della sua città natale, continuandoli all’università di Bari dove ha conseguito la laurea in Lettere e Filosofia nel 1958. Il successivo percorso formativo lo ha visto nel 1961 ad Atene, allievo di Doro Levi alla Scuola archeologica italiana di Atene, e a Roma alla Scuola Nazionale di Archeologia, dove ha ottenuto il diploma di perfezionamento nel 1964, allievo di Giovanni Becatti e Ranuccio Bianchi Bandinelli. Ha insegnato all’università di Bari, dove è stato direttore dell’Istituto di Archeologia, e a La Sapienza di Roma. Dal 1992 è stato titolare della cattedra di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’università Roma Tre. Era in pensione dal 2008. È stato redattore dell’Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, e ha partecipato ad analoghe iniziative internazionali. Ha diffuso le sue scoperte su celebri monumenti di arte antica attraverso articoli in riviste specializzate, relazioni a congressi, conferenze pubbliche, incontri nelle scuole, interviste per i media e scritti su periodici divulgativi. Frequenti sono stati i suoi contatti culturali con la Grecia: ha presentato a Rodi la nuova ricostruzione del Colosso di Rodi, ha tenuto conferenze a Salonicco e ad Atene, ha promosso la collocazione sull’acropoli Cadmea delle copie moderne dei Bronzi di Riace da lui ravvisati come due dei Sette eroi della spedizione contro Tebe; ha ricevuto da Sicione riconoscimenti per gli studi su Lisippo nativo della città.

Il libro di Paolo Moreno “I Bronzi di Riace. Il Maestro di Olimpia e i Sette a Tebe” (Electa)
Per Paolo Moreno quei due straordinari capolavori, originali del V secolo a.C. dalla bellezza mai vista prima, sono espressione di “un’arte che il rinascimento non ha mai neanche sfiorato”. Così lui stesso definiva i Bronzi di Riace nel documentario di Sky Arte andato in onda nel 2016, all’indomani della riapertura al pubblico del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Al 2002 risale, infatti, il suo celebre volume “I Bronzi di Riace. Il Maestro di Olimpia e i Sette a Tebe”, edito per Electa, in cui una serrata analisi storico-artistica e letteraria ha portato l’archeologo friulano ad identificare i due Eroi di Riace con due delle numerose statue che costituivano il monumento eroico (heroon) dei Sette a Tebe e dei loro epigoni, posto sull’agorà di Argo ed eretto dagli Argivi all’indomani della vittoria di Oinòe contro gli Spartani (456 a.C.). Secondo Moreno, il Bronzo A rappresenterebbe l’eroe Tideo, opera di Ageladas il Vecchio, mentre il Bronzo B, l’indovino Anfiarao, opera di Alkamenes di Lemno, gli stessi maestri a cui sarebbe da attribuire la decorazione scultorea del tempio di Zeus a Olimpia. “Molte delle ipotesi di Moreno sulle due statue di Riace”, ricorda Malacrino, “sono state oggi integrate o superate da nuove acquisizioni scientifiche, ma rimane attuale la sua lezione di metodo, sull’importanza di interpretare insieme, in maniera sinottica, i dati storico-artistici, quelli letterari e quelli archeometrici. Moreno è stato allievo di grandi maestri dell’archeologia italiano del calibro di Ranuccio Bianchi Bandinelli, Doro Levi e Giovanni Becatti. Ha diretto l’Istituto di Archeologia dell’Università di Bari e dal 1992 è stato ordinario di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’Università di Roma Tre. Paolo Moreno è stato soprattutto un instancabile divulgatore della conoscenza del mondo antico, dai grandi maestri della classicità (Fidia e Prassitele soprattutto) alle grandi trasformazioni artistiche del mondo ellenistico e romano. Alla famiglia e agli affetti del prof. Moreno le più sentite condoglianze da parte di tutto il personale del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria”.
Reggio Calabria. Il museo Archeologico nazionale riapre il 4 febbraio. Sarà il direttore Malacrino ad accogliere i primi visitatori. Nuovi orari e ingresso gratuito per tutto il mese

Conto alla rovescia al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria riaprirà al pubblico giovedì 4 febbraio 2021. Questa la decisione del direttore Carmelo Malacrino alla luce delle nuove disposizioni governative che collocano la regione in “fascia gialla”. Pochi giorni di attesa, dunque, prima di poter visitare il patrimonio artistico e archeologico custodito al MArRC. Giovedì 4 febbraio si apre alle 10, poi dal 5 febbraio dalle 9 e sempre fino alle 20 (ultimo ingresso 19.30). L’ingresso sarà gratuito per tutto il mese di febbraio 2021 come supporto alla città e al territorio. Il MArRC accoglierà i visitatori in numero contingentato e nel rispetto dei protocolli di sicurezza elaborati per l’emergenza sanitaria.

“Siamo felici di poter accogliere di nuovo al Museo i suoi tanti visitatori”, commenta il direttore Carmelo Malacrino. “È una notizia che aspettavamo da tempo, consapevoli della forte richiesta da parte degli utenti di poter ammirare e rivedere i magnifici tesori della Calabria antica, oltre, naturalmente i capolavori dei Bronzi di Riace e di Porticello. Ringrazio tutto il personale che in questi mesi ha consentito la tutela delle sale e ha garantito la sicurezza delle collezioni. E naturalmente il mio pensiero va anche a tutti i nostri sostenitori, che hanno continuato a seguirci sui nostri canali social. Giovedì alle 10 – prosegue Malacrino – avrò l’onore di riaprire gli spazi del Museo e accompagnerò i primi ospiti in piazza Orsi dove continuerà ancora per qualche giorno l’allestimento della mostra “Philía. Restauri sostenuti dai privati con Art Bonus”. Siamo certi che non solo i visitatori provenienti da altre regioni, ma anche la città di Reggio e calabresi sfrutteranno questa occasione per recuperare il legame “fisico” con il Museo. Per tutto il mese di febbraio, infine, l’ingresso sarà gratuito, proprio a supporto della ripresa della città e del territorio dopo questi mesi estremamente difficili”. Alcune novità riguarderanno, invece, le modalità di accesso al MArRC, rimodulate dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 20, con ultima possibilità di accesso prevista alle 19.30. Saranno fruibili tutti i livelli delle collezioni permanenti fino al raggiungimento della capienza massima di 500 persone prevista dai protocolli di sicurezza, contingentata su base oraria.
X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica: vincono Vanessa Tubiana-Brun e Francesco Di Martino, mentre il Premio “Antonino Di Vita” assegnato a Carmelo Malacrino. Il bilancio positivo di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: bene in presenza e in streaming

Il pubblico nel rispetto delle norme anti-Covid alla X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (foto rassegna)

La locandina della X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologia a Licodia Eubea dal 15 al 18 ottobre 2020
Sono mancati solo gli abbracci. Simpatia, calore, professionalità, amicizia sono stati quelli di sempre a Licodia Eubea (Ct) e se quest’anno quella della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (15-18 ottobre 2020) doveva essere l’edizione speciale del decennale, causa Covid-19 è diventata l’edizione del coraggio e della sperimentazione: perché alle proiezioni in presenza (pur nel necessario contingentamento con prenotazione del posto) è stata affiancata la presentazione in streaming. Esperimento riuscito e rassegna promossa: parola di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, che in chiusura della quarta giornata di rassegna, e dopo le premiazioni, danno già appuntamento alla terza settimana di ottobre 2021 per l’XI edizione, che sarà in presenza e in streaming. “Mai come quest’anno”, raccontano, “abbiamo vissuto il peso dell’organizzare e svolgere un festival. Il motivo è chiaro: le misure di contenimento giustamente imposte dal Governo per contenere la diffusione del Covid-19 hanno dato all’evento una rigidità a cui non eravamo abituati. Sono mancati gli abbracci con chi ogni anno torna a Licodia Eubea per stare con noi ma anche per vivere quattro giorni in una dimensione serena e fuori dal tempo che solo questo piccolo paese ibleo sa offrire, gli “assembramenti” fuori dall’ex chiesa dove si svolgono le proiezioni per commentare i film in concorso e gli allegri aperitivi al museo. La partecipazione dal vivo è stata calmierata dall’introduzione di un biglietto su prenotazione tramite il portale Eventbrite, mentre chi non ha potuto essere fisicamente con noi ha potuto usufruire del sito www.streamcult.it per assistere allo streaming. La creazione e l’uso di una piattaforma dedicata allo streaming è stata un esperimento che, pare, abbia funzionato. Stiamo pensando seriamente di organizzare la diretta streaming anche il prossimo anno, assieme all’evento dal vivo, che rimane comunque insostituibile”.

Domenica 18 ottobre 2020 giornata clou, come si diceva, con la consegna dei premi ai film più graditi al pubblico e alla giuria tecnica. Ma prima c’è stato ancora spazio per un appuntamento ormai divenuto un “must” della Rassegna iblea: la “Finestra sul documentario siciliano”, che quest’anno ha visto protagonista la regista Alessia Scarso con “Tra tradizione e sperimentazione. Il cinema di Alessia Scarso” intervistata da Alessandra Cilio. Alessia Scarso, siciliana doc, nata a Modica nel 1979 dove oggi vive quando non è a Roma, montatrice e coordinatrice postproduzione con diversi giornalisti, produttori e registi, debutta come regista nel 2011. Della regista siciliana alla Rassegna viene presentato il corto “Vasa Vasa” (12’, 2017). A Modica, in Sicilia, la Pasqua viene celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio. Il buio di una chiesa, dove il rito, inaccessibile, della vestizione della Madonna ha il senso definitivo del lutto. Un mantello nero, aprendosi, racconta l’emozione della vita, che dalla morte rinasce nel bacio di Maria al Figlio Risorto. Dodici, intensi, minuti di dolore, canto, devozione. Dodici, come l’ora dodicesima, quella in cui la Madonna vede Gesù trionfare sulle tenebre.


L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà (foto rassegna)
Molti gli ospiti (ma gli organizzatori preferiscono chiamarli amici) che si sono avvicendati nel corso dei quattro giorni di proiezioni: dal sindaco di Licodia Eubea Giovanni Verga, all’assessore comunale ai Beni culturali Santo Cummaudo, dal presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea Giacomo Caruso (che “gioca in casa”, essendo co-organizzatore della Rassegna), al presidente dell’Archeoclub di Lentini Giuseppe Cosentino, all’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà, che ha detto parole molto belle e appassionate nei confronti della manifestazione, impegnandosi per un suo ulteriore sviluppo già a partire dal prossimo anno. E finalmente le premiazioni: Vanessa Tubiana-Brun e Francesco Di Martino vincono la X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica; mentre il Premio “Antonino Di Vita” assegnato a Carmelo Malacrino.

Premio “Archeoclub d’Italia”. È il regista netino Francesco Di Martino a vincere il Premio “Archeoclub d’Italia”, consegnato dal presidente dell’Archeoclub di Lentini, Giuseppe Cosentino, per il film “Prima che arrivi l’estate” (78’, 2019). L’opera è incentrata sulla figura di Italo, ex militante politico, ritiratosi a vivere quasi in solitudine a Saviore dell’Adamello, in Valcamonica. La sua vita è cambiata dopo l’incontro con alcuni gruppi di indigeni d’America, che ha avuto modo di ospitare: giunti da lontano, lungo strade differenti ma profondamente legate, i loro sguardi si riuniranno in un nuovo viaggio spirituale. L’attesa di questo incontro rende lo scorrere del tempo un viaggio in cui Italo vive lentamente le stagioni che si susseguono, assapora ogni attimo del freddo inverno, attende l’arrivo dell’estate e di un capo indiano. Al secondo posto il film cipriota “Cinira. Il sacerdote amato da Afrodite” di Stavros Papageorghiou (90’, 2019): la personalità di Cinira, sacerdote amato da Afrodite, è delineata attraverso riferimenti a fonti antiche e interviste con studiosi e artigiani. I miti che circondano Cinira sono rappresentati anche attraverso l’animazione. Il documentario è un’elegia del personaggio mitico più importante della storia antica di Cipro, Cinira. Sebbene la memoria del suo nome sia conservata fino ad oggi, i Ciprioti sanno poco di lui. Sul gradino più basso del podio, al terzo posto, il film iraniano “Alone among the rocks” di Arman Gholipour Dashtaki (21’, 2020): Baliti (Oak-man), che ora ha 70 anni, è una guardia fedele che ha imparato il cuneiforme dei rilievi rupestri di Kul-e Farah dall’archeologo francese Ghirshman. Per molti anni solo lui ha salvaguardato i monumenti. “Il film “Prima che arrivi l’estate” era inserito nella sezione “Cinema e Antropologia”, che abbiamo consolidato molto, riservandole lo spazio serale”, sottolinea Alessandra Cilio. “Una scelta che, abbiamo constatato, il pubblico mostra di apprezzare sempre molto. Non è un caso quindi che sia stato assegnato il primo premio proprio a uno dei film ospitati all’interno di questo spazio. Insomma, la lezione di vita che gli indiani Lakota e i loro “fratelli” della Val Camonica possono dare ha fatto presa più degli ultimi scavi a Pompei o dell’architettura nilotica!”.

Premio “Archeovisiva”. Il Premio “ArcheoVisiva”, assegnato dalla giuria di qualità, è stato conferito alla regista francese Vanessa Tubiana-Brun, per il suo film “Così parla Tāram-Kūbi. Corrispondenze assire” (46’, 2020). Il documentario è dedicato alla riscoperta, in Anatolia centrale, delle tavolette di argilla che documentano la corrispondenza di una donna assira, Tāram-Kūbi, con il fratello e il marito, offrendo uno spaccato della storia dell’insediamento commerciale dell’antica città di Kaneš. Circa 4000 anni fa, i mercanti assiri stabilirono infatti un insediamento commerciale nell’antica città di Kaneš, nell‘Anatolia centrale. Provenivano da Aššur, nel nord della Mesopotamia. Le tavolette d‘argilla, che hanno resistito al tempo, ci hanno fatto conoscere la loro storia. A consegnare il premio è stato l’assessore ai Beni culturali del Comune di Licodia Eubea, Santo Cummaudo.

Premio “Antonino Di Vita”. Durante la serata è stato attribuito anche il Premio “Antonino Di Vita”, consegnato a Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. “Il suo arrivo”, si legge nella motivazione, “ha dato un impulso decisivo alla rinascita di un museo troppo a lungo chiuso e dimenticato. In meno di un anno, il MARRC è stato riconsegnato alla società profondamente rinnovato; nella voce, nell’immagine, nella credibilità, nella sua comunicazione mediatica. Grazie al suo intervento, i numerosi reperti custoditi in questo luogo, frutto di quasi due secoli di ricerca archeologica, sono divenuti protagonisti di narrazioni espositive di grande efficacia, e sono stati resi accessibili ad ogni tipo di utenza grazie all’uso delle più avanzate tecnologie digitali. In appena cinque anni ha saputo trasformare un luogo di conservazione in un vero e proprio hub culturale, contribuendo inoltre ad una riaffermazione del senso di appartenenza di una comunità, quella reggina, al suo territorio e alla sua storia”.

Il grazie di Alessandra e Lorenzo. “Quest’anno è stato più difficile del solito. Eppure, mai come quest’anno abbiamo potuto contare su uno staff attivo e motivato, che è stato determinante per la buona riuscita dell’edizione. Domenico Raina, nostro web specialist, è stato fantastico; Roberto Greco si è occupato della fotografia e dei video; Lorena Leonardi ha curato, egregiamente come sempre, il desk assieme al giovane Ortis Ternova, alla giovanissima Ludovica Gandolfo e all’immancabile Gaetano Interligi; Veronica Martini ha curato l’ospitalità; la logistica è stata gestita da Guido Sterlini; la comunicazione social e stampa da Fabio Fancello. Concetta Caruso si è occupata della didattica e delle visite guidate con grande professionalità e competenza, mentre Vinca Palmieri si è cimentato nella traduzione di buona parte delle opere in concorso. Sono ragazzi che ci conoscono da tempo, alcuni sono nostri amici, altri stanno adoperando la Rassegna come “palestra” per esercitare le loro competenze organizzative e importare il nostro modello nei loro paesi d’origine. Mi piace questa cosa. Ci piace l’idea che il festival dopo dieci anni sia diventato un punto di riferimento, non solo in ambito cinematografico, ma soprattutto dal punto di vista umano e sociale. E questo forse è il traguardo più bello che potevamo tagliare dopo un decennio di esperienza. Più bello di quanto non sarebbe stato, che ne so, avere Alberto Angela in sala. Ma arriveremo anche a questo, prima o poi: lo abbiamo promesso al nostro pubblico più affezionato!”.
Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: con agosto aperti in sicurezza tutti i quattro livelli espositivi, dalle collezioni preistoriche e protostoriche, alle ricche sezioni dedicate alle città e ai santuari della Calabria greca fino alla magnifica sala dei Bronzi di Riace e di Porticello
All’inizio erano stati solo i Bronzi di Riace. Quando il 26 giugno 2020 il direttore Carmelo Malacrino ha riaperto al pubblico il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dopo il forzato lockdown erano stati proprio i celebri Bronzi protagonisti della prima fase sperimentale all’insegna del felice binomio di cultura e salute. Il successo di partecipazione ha convinto tutti: con agosto il MArRC ha aperto alle visite tutti i livelli espositivi per raccontare la meravigliosa storia della Calabria antica attraverso i suoi “testimoni materiali”. il direttore Carmelo Malacrino ha deciso di passare alla seconda fase del servizio di fruizione nello stato di emergenza sanitaria nazionale, aprendo alle visite anche i livelli A e B del percorso espositivo permanente, che ospitano le collezioni preistoriche e protostoriche, nonché le ricche sezioni dedicate alle città e ai santuari della Calabria greca. “Il MArRC ha una missione importante, di promozione culturale del territorio e di memoria storica della Magna Grecia”, spiega Malacrino. “In un percorso su quattro livelli espositivi racconta l’affascinante storia della Calabria antica, concludendo con la magnifica sala dei Bronzi di Riace e di Porticello. Il bilancio della prima fase di riapertura è più che positivo – continua il direttore – in termini non solo di presenze, ma anche di attenzione dei visitatori al rispetto delle regole di sicurezza, elaborate in un dettagliato protocollo anti-COVID. Insieme a tutto lo staff ho voluto dare un ulteriore segnale per la ripresa del territorio con l’apertura straordinaria nelle giornate dei lunedì di agosto con maggiore affluenza di turisti”. Le visite al museo sono contingentate per gruppi di 10 persone al massimo, in turni di ingresso ogni 15 minuti. La prenotazione obbligatoria può essere effettuata inviando una mail a info@koresrl.it, oppure chiamando al numero di telefono: 320.7176148, o direttamente presso il desk di biglietteria del Museo. È possibile acquistare il biglietto online.
Ferragosto 2020. Qualche idea per passare le “Feriae Augusti” nel segno dell’archeologia e dintorni da Treviso a Napoli, da Torino a Bologna, da Roma a Reggio Calabria
Il Riposo di Augusto, Feriae Augusti, da cui Ferragosto, venne istituito dall’imperatore Augusto nel 18 a.C.. In quello stesso mese si festeggiavano i Vinalia Rustica (il vino dell’anno precedente e il raccolto d’uva da venire), i Nemoralia (la sospensione della caccia) e i Consualia (Conso era il dio della terra e della fertilità), ed era il periodo di riposo (detti anche Augustali) per animali e uomini alla fine dei lavori agricoli. Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, buoi, asini e muli, ma anche i cani da caccia, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. La festa originariamente cadeva il primo agosto; lo spostamento a metà mese si deve alla Chiesa Cattolica che volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria. Il 15 agosto ricorre anche la data in cui, nel 1275, 745 anni fa, morì Lorenzo Tiepolo, doge in Venezia eletto il 23 luglio 1268. Era figlio terzogenito del doge Giacomo Tiepolo (1229-1249) e di Maria Storlato. Giace a Venezia nella chiesa dei Santi Giovanni e Paolo dove si trovano le spoglie anche del padre e del fratello Giovanni. Sabato 15 e domenica 16 agosto 2020 a villa Tiepolo Bassi a Carbonera di Treviso visita guidata “Ferragosto. In onore di Augustus e in memoria del Doge Lorenzo Tiepolo” alle 11 (presentarsi alle 10:50) con ingresso da via Brigata Marche, 24 – Carbonera (TV). Prenotazione obbligatoria: 329 7406219 / info@villatiepolopassi.it. Informazioni: parcheggio auto interno, la visita si effettua anche in caso di pioggia. Raccomandazioni: indossare la mascherina, mantenere la distanza interpersonale di almeno 1 metro, evitare strette di mano, abbracci e baci, eseguire le azioni corrette quando si starnutisce o tossisce, avvisare il personale in caso di problemi di salute, soprattutto stati influenzali o febbrili.
Qualche altra idea per un Ferragosto nel segno dell’archeologia. Il parco archeologico del Colosseo sabato 15 agosto 2020 sarà regolarmente aperto con orario 10.30-19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). E da venerdì 14 agosto 2020 è nuovamente aperto al pubblico l’ingresso al PArCo dall’Arco di Tito. Sempre da venerdì 14 sarà possibile prenotare le visite al PArCo per il mese di settembre. Del museo Egizio di Torino già abbiamo ricordato l’iniziativa “Vacanze egiziane” che prevede l’apertura del museo per tutto il mese di agosto, e quindi anche a Ferragosto, con orario 9-10.30. E per i bimbi c’è un evento speciale “Storie egizie” promosso da Spazio Zerosei del museo Egizio. Sabato 15 agosto 2020, dalle 10 alle 16, c’è “Chi era la dea delle stelle?”: con una lettura all’ora, i piccoli visitatori potranno ascoltare storie diverse e affascinanti sui miti e le leggende dell’antico Egitto, nella magica atmosfera del museo Egizio di Torino. La partecipazione è gratuita, su prenotazione: https://bit.ly/spazio-egizio-form-prenotazioni. I bambini da 0 a 6 anni dovranno essere accompagnati da un genitore che dovrà indossare la mascherina, ci sarà comunque spazio per stare comodi e in sicurezza, nel rispetto delle distanze e delle normative; le storie durano 15/20 minuti, quindi si raccomanda la puntualità per iniziare la lettura tutti insieme; all’ingresso dello spazio sarà misurata la temperatura e occorrerà firmare il modulo di autocertificazione; l’area con fasciatoio, libri, poltrona allattamento è a disposizione e periodicamente igienizzata; i bagni all’interno di Spazio sono accessibili e periodicamente igienizzati.

L’Atlante Farnese simbolo e fulcro della mostra “Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)
Ferragosto al museo Archeologico nazionale di Napoli: da non perdere le grandi mostre “Thalassa” e “Gli Etruschi e il MANN”. Un tuffo simbolico tra le meraviglie sommerse del Mediterraneo e un viaggio senza tempo alla scoperta delle antiche civiltà che popolarono il nostro territorio: anche a Ferragosto, con i soliti orari (ore 9-19.30), cittadini e turisti potranno esplorare le bellezze delle collezioni permanenti e delle esposizioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. “I primi giorni di agosto hanno già fatto segnare un netto superamento dei numeri dei visitatori dell’intero mese di luglio”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Il museo è vivo e offre due splendide mostre (‘ Gli Etruschi e il MANN’ e ‘Thalassa’) e si prepara al rilancio di settembre, quando verrà presentato il prossimo piano strategico e sarà inaugurata l’ala del Braccio Nuovo”. Per chi resta a Napoli, Ferragosto sarà anche occasione per visitare, a prezzi promo, il museo con ticket dei siti Extramann (sul nostro portale, il dettaglio dei siti che fanno parte della rete). Riservato a chi è tornato o è in partenza verso l’isola azzurra, l’accordo che lega il MANN alla villa San Michele e al museo Casa Rossa di Anacapri: anche in questo caso, scontistica integrata per un viaggio imperdibile nel nome dell’arte. Le vie del mare porteranno all’Archeologico anche grazie alle convenzioni siglate con Snav e Traghetti Lines; infine, sempre in tema di promozione turistica in quest’estate 2020, anche gli ospiti di strutture associate Federalberghi Napoli ed Unione Industriali di Napoli riceveranno due euro di riduzione per visitare il MANN.
Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria Restano ancora pochi posti disponibili prima di registrare il “tutto esaurito” per poter visitare nel mese di agosto. È già completo il calendario degli ingressi programmati fino a ferragosto. La prenotazione è obbligatoria, telefonando al numero di telefono: 320.7176148, o al nuovo numero 320.7620091. È stato temporaneamente sospeso, per questo mese, il servizio di prenotazione online. Le norme governative e regionali di prevenzione dalla diffusione e dal contagio da COVID-19 (Coronavirus) hanno imposto le nuove regole di prenotazione obbligatoria e le limitazioni agli ingressi, in forma contingentata, per gruppi composti da massimo 10 persone, scaglionati in turni di visita ogni 15 minuti. Le misure di sicurezza nel rispetto di un protocollo condiviso comportano l’impossibilità di soddisfare tutti coloro che desidererebbero potere ammirare i Bronzi di Riace, protagonisti assoluti del ricco patrimonio archeologico e culturale calabrese, insieme ai Bronzi di Porticello e agli altri “tesori” della collezione museale. I giorni di apertura ordinaria del MArRC al pubblico sono dal martedì alla domenica. Ma proprio per venire incontro alle numerose richieste dei tanti “ammiratori” e dare a tutti una maggiore opportunità, la direzione ha scelto di aprire il museo alle visite in via straordinaria anche i prossimi lunedì 17 e 24 agosto 2020, il mese che registra la massima affluenza e il più elevato numero di richieste nell’arco dell’anno.
Musei aperti per ferie. Anche quest’anno l’Istituzione Bologna Musei offre molteplici proposte, fruibili in sicurezza, per un’estate all’insegna dell’arte e della cultura: le collezioni permanenti, le mostre temporanee, gli eventi, le attività e i nuovi contenuti dell’app MuseOn, scaricabili gratuitamente, per creare un’esperienza di visita più coinvolgente attraverso percorsi ricchi di informazioni e curiosità. I musei civici aperti a Ferragosto 2020: museo civico Archeologico (via dell’Archiginnasio 2), dalle 10 alle 20; museo civico Medievale (via Manzoni 4), dalle 10 alle 18.30.
Nel nome di Paolo Orsi. Al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria la mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia”, con oltre 230 reperti, omaggio all’archeologo roveretano fondatore dell’archeologia moderna, “papà” del MArRC, per 40 anni protagonista della ricerca tra Calabria e Sicilia

Il manifesto della mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia” fino all’8 settembre 2019
Nel nome di Paolo Orsi. Proprio a lui, autentica autorità nel mondo della ricerca archeologica, al quale si devono i principali ritrovamenti in Calabria e Sicilia, insieme a una metodologia di ricerca e di analisi e un rigore di ricostruzione dei contesti umani e ambientali che ancora oggi costituiscono un modello di riferimento per archeologi, antropologi culturali e restauratori, è dedicata la mostra-evento dell’estate al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, museo che fu proprio Orsi a ideare e a proporne la nascita, concepito come lo scrigno prezioso in cui raccogliere i reperti provenienti dagli scavi in tutto il territorio regionale. Tra i meriti indiscussi dello studioso, considerato tra i fondatori dell’archeologia moderna, vi è quello di avere ipotizzato e ricostruito per primo le relazioni tra le popolazioni di Calabria e Sicilia, che si sono mantenute strette nel corso dei secoli fin dall’antichità. Fino all’8 settembre 2019, al livello E del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, è aperta la mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia”, a cura del direttore del MArRC Carmelo Malacrino e Maria Musumeci, già alla direzione del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Il progetto è co-finanziato dalla Regione Calabria nell’ambito di un programma europeo di valorizzazione del sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria annualità 2018. “Paolo Orsi può essere considerato il primo narratore della grande cultura di questi nostri meravigliosi luoghi e dei popoli che li hanno abitati”, spiega Malacrino. “La sua passione nella ricerca attraverso lo scavo e lo studio si univa al rigore dello scienziato positivista nell’annotare dettagli, riflessioni, ipotesi ricostruttive sui suoi taccuini, tanto da essere un esempio da seguire anche oggi per gli specialisti. Sulle tracce di Orsi, in collaborazione col museo Archeologico regionale di Siracusa a lui intitolato, proponiamo ai nostri visitatori un percorso straordinario alle origini dell’archeologia”.
Oltre 230 reperti sono esposti in un percorso storico-biografico-tematico articolato attraverso differenti strumenti di comunicazione e apparati didattici, per offrire ai visitatori un unico e straordinario, suggestivo racconto della Calabria e della Sicilia sulle tracce dell’attività svolta da Paolo Orsi in più di quarant’anni. L’allestimento presenta, nella sezione introduttiva, la personalità scientifica e la biografia personale e professionale di Paolo Orsi. I risultati dei principali contesti di ricerca sono esposti secondo un criterio di datazione cronologica in cinque sezioni: Preistoria e Protostoria della Sicilia e della Calabria (dal III millennio all’VIII secolo a.C.), Città e Santuari dei Greci d’Occidente (dal VII al IV secolo a.C.), Sicilia e Magna Grecia in età romana (dal III secolo a.C. al VI d.C.), il Medioevo (fino al XIV secolo d.C.). Tra i meriti riconosciuti a Orsi dagli studiosi vi è, infatti, anche quello di avere per primo indagato il periodo medioevale e, in particolare, a cavallo tra la dominazione bizantina e quella normanna.

Il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino, alla mostra “Paolo Orsi. Alle origini dell’archeologia tra Calabria e Sicilia” (foto StrettoWeb / Salvatore Dato)
“Paolo Orsi è una figura eccezionale e complessa”, riprende Malacrino. “Ha improntato tutta la sua attività appassionata e rigorosa sullo scavo in luoghi spesso impervi e inesplorati, il recupero dei materiali rinvenuti, la salvaguardia del patrimonio culturale e la valorizzazione del territorio. L’archeologo di Rovereto ha contribuito in maniera decisiva alla conoscenza del passato della Calabria, nell’ambito di una visione illuminata della cultura come strumento di riscatto di un territorio e di progresso. Fu proprio Orsi – continua il direttore – a sognare un grande museo Archeologico nazionale a Reggio Calabria, capace di unificare in una sola storia le diverse realtà territoriali. Mostrò così una straordinaria capacità di costruzione di una sola identità culturale calabrese, superando i provincialismi. Questa mostra inaugura una collaborazione con il prestigioso museo Archeologico di Siracusa intitolato a Orsi con l’intento di presentare al pubblico la vita e le scoperte archeologiche di questa figura affascinante come occasione per conoscere o riscoprire il patrimonio culturale di due regioni che sono rimaste in stretta relazione, nel corso della storia, condividendo abitudini, tradizioni, esperienze”.

Il meraviglioso complesso statutario del Cavaliere di Marafioti, conservato al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)
I reperti testimonial dell’esposizione sono due capolavori dell’arte greca occidentale, entrambi datati V secolo a.C.: il meraviglioso complesso statutario del Cavaliere di Marafioti, della collezione del MArRC, e la seducente seppur mostruosa Gorgone-Medusa, bene culturale del patrimonio archeologico del museo siracusano. Le opere, che sono i “fiori all’occhiello” dei due istituti museali organizzatori, accolgono i visitatori all’ingresso alla mostra, per introdurli al fascino senza tempo di un viaggio straordinario sulle tracce dei reperti rinvenuti da Paolo Orsi nei suoi scavi in Calabria e Sicilia.

Una vetrina dell’allestimento della mostra “Paolo Orsi” con alcune terrecotte da Locri Epizefiri (foto MArRC)
Tra gli oggetti in mostra più suggestivi si segnalano, della collezione del MArRC: gli elementi architettonici di Reggio, di età tardo-arcaica, provenienti dagli scavi dell’Odeon e nell’area in cui è stato costruito il Palazzo della Prefettura; una protome femminile di grandi dimensioni del VI secolo a.C. e una serie di eccezionali pinakes (tavolette in terracotta) del V secolo a.C., provenienti dal Santuario dedicato a Persefone nella valle della Mannella, nell’antica Locri-Epizefiri; un delicato Busto di Afrodite in terracotta con in braccio Eros, del V secolo a.C., proveniente dall’antica Medma. Della collezione del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa: una lekythos (vaso porta unguenti) del V secolo a.C. proveniente da Gela, di alto valore artistico e straordinaria intensità, che ritrae una donna a piedi scalzi e lo sguardo rivolto all’indietro, con indosso un chitone nero e un himation (mantello) raccolto sulla spalla; un’antefissa silenica rinvenuta nella stessa area della Sicilia centrale, tipica della produzione siceliota tra il VI e il IV secolo a.C.; una coppa (kotyle) a tema erotico del VI secolo a.C., che raffigura una scena orgiastica e reca sotto il piede un’iscrizione graffita che attesterebbe la vitalità dell’ethnos indigeno ancora nel VI secolo a.C.; una serie di piatti in maiolica invetriata di epoca medioevale trovati negli scavi nell’area di Siracusa, che testimoniano le influenze arabe nella produzione artistica normanna.

Paolo Orsi con i Dioscuri scoperti a Locri Epizefiri (foto da http://www.giornalesentire.it)
A disposizione dei visitatori un servizio di audioguide in quattro lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo), per offrire un’esperienza di conoscenza approfondita e coinvolgente, nella scoperta a ritroso nel tempo della storia biografica e professionale di Paolo Orsi e, insieme, degli eccezionali risultati della sua attività di archeologo attraverso lo scavo e lo studio in Calabria e Sicilia. E un ricco catalogo, di alto profilo scientifico, che accoglie i contributi degli specialisti in un indice che ripercorre la linea temporale del piano mostra. Il corredo iconografico comprende fotografie originali dell’archivio del MArRC. Tra gli apparati didattici rivolti soprattutto ai ragazzi, è a disposizione una lavagna interattiva, per la ricostruzione storica in una rete di percorsi tematici sulle orme di Paolo Orsi. In un meraviglioso viaggio nel tempo, si potrà conoscere meglio il lavoro dell’archeologo e gli strumenti che usa, il contesto sociale e culturale in cui operò l’illustre intellettuale cui è intitolata la mostra, ruoli e istituzioni nell’ambito dei Beni Culturali, le collezioni dei due principali musei della Calabria e della Sicilia organizzatori, i luoghi in cui avvennero i ritrovamenti di Orsi nelle due regioni e le civiltà che le abitarono.
Con la mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria viaggio nel tempo attraverso la casa degli antichi greci, i suoi spazi, gli arredi, ma anche i suoi abitanti

La locandina della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria
“Un affascinante viaggio nel tempo attraversando la casa greca, per conoscerne la distribuzione degli spazi, gli arredi, gli oggetti d’uso quotidiano comune, ma anche i suoi protagonisti, accolti dal benvenuto dei padroni di casa, con le donne affacciate alla finestra avvolte nei loro himatia”: nelle parole di Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (MArRC) sta tutto il senso della mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, aperta fino al 18 novembre 2018, a cura dello stesso Malacrino e dell’archeologo del MArRC, Maurizio Cannatà. Tra le attività di valorizzazione del MArRC, la mostra “Oikos” si inserisce nel programma delle celebrazioni del 2018, Anno Europeo del Patrimonio Culturale. “Il tema della casa e dell’abitare nel mondo greco antico (dall’età arcaica, VIII sec. a.C., all’età ellenistica, I sec. a.C.), in un percorso espositivo transmediale”, spiegano i promotori, “diventa il viatico per far conoscere e promuovere le tradizioni e il patrimonio culturale dell’Italia meridionale, rafforzando il senso di appartenenza alla comune identità europea mediterranea”.
Nel video postato su Youtube da Holly Reggio ben si coglie la valenza della mostra reggina “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia”, che presenta oltre 100 preziosi reperti, con prestiti dai musei Archeologici nazionali di Napoli e di Taranto, dal museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, dai parchi Archeologici di Paestum e dei Campi Flegrei e dal museo Archeologico dell’Antica Kaulon che fa riferimento al Polo museale della Calabria, esposti in un allestimento con strumenti multimediali. Attraverso pannelli didattici, ricostruzioni grafiche e digitali dell’architettura e degli ambienti e video in 3D di descrizione di momenti di vita quotidiana, i visitatori sono accolti nell’oikos, nella casa e nella famiglia degli antichi Greci.
Il filo conduttore è l’oikos, termine che “per i Greci era la casa intesa come spazio fisico di vita dei suoi abitanti e, al tempo stesso, la famiglia con i suoi beni e i suoi legami con il territorio”, spiega Malacrino. “Attraverso la scelta espositiva dell’allestimento abbiamo voluto ricreare le forme dell’abitare nel mondo greco antico. È un coinvolgente ritorno al passato, alle fonti delle nostre tradizioni di vita e di famiglia occidentale mediterranea. Varcata la soglia d’ingresso dell’oikos nel mondo magnogreco e siceliota – continua-, i visitatori saranno accompagnati alla scoperta delle abitudini di vita dei Greci d’Occidente, per comprendere il senso delle cose che oggi ci testimoniano quel tempo”. La ricostruzione grafica di una facciata contrassegna l’inizio del percorso, con la donna alla finestra avvolta nel suo himation raffigurata nella piccola ma preziosissima lekythos di Taranto, con uno sguardo misterioso, che invita a compiere un viaggio meraviglioso.
“La casa è per i Greci antichi l’espressione dell’identità della comunità dei suoi abitanti”, interviene Maurizio Cannatà, uno dei curatori della mostra. “E si evolve nel tempo a seconda di come cambia la società. Nella lingua greca non esiste un termine equivalente al latino familia. Esiste un unico termine, oikos. E ciò significa che rispetto ai legami di sangue prevale l’appartenenza al gruppo familiare, cellula base della società. Nel corso dei secoli, nel mondo greco antico in Calabria e in Sicilia, si modifica l’organizzazione strutturale degli spazi della casa, ma non cambia la funzione degli ambienti rispetto ai ruoli all’interno della famiglia. L’uomo, cittadino, politico, atleta e guerriero, vive nell’andron i momenti conviviali, delle relazioni esterne, nel simposio. La donna sovrintende ai lavori domestici e ha nel gineceo il suo regno indiscusso”.
Tra gli oltre cento reperti in mostra, spicca il celebre mosaico del drago dall’andron dell’omonima casa dell’antica Kaulon, giunto a Reggio Calabria – lo ricordiamo – in cambio della testa della Testa della Sfinge della Passoliera ora esposta al museo Archeologico nazionale di Kaulonia (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/08/10/la-testa-della-sfinge-della-passoliera-torna-per-la-prima-volta-a-casa-prestito-del-marrc-al-museo-dellantica-kaulon-dove-paolo-orsi-scopri-la-bellissima-scultura-in-terracotta-del-vi-sec/). Nel settore maschile della casa, dove – come detto – si tenevano i banchetti, troviamo il sontuoso cratere attico a figure rosse con scena di danza della collezione Sant’Angelo del museo Archeologico nazionale di Napoli. Mentre nel gineceo possiamo ammirare la splendida anfora del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa; il monumentale lebes gamikos, vaso a figure rosse attribuito al “Pittore di Afrodite” dal museo Archeologico nazionale di Paestum; e la pittura su marmo delle “Giocatrici di Astragali” da Ercolano: sono tutti elementi che rimandano al ruolo della donna, regina della casa per l’oikonomia domestica, e del gineceo, che rappresenta – parole di Vitruvio – “la sala in cui la padrona di casa lavora la lana insieme alle schiave addette a questa mansione”.
La testa della Sfinge della Passoliera torna per la prima volta a casa: prestito del MArRC al museo dell’antica Kaulon, dove Paolo Orsi scoprì la bellissima scultura in terracotta del VI sec. a.C. all’inizio del Novecento

La Testa della Sfinge della Passoliera esposta temporaneamente a Kaulonia, dove fu rinvenuta da Paolo Orsi
Lo sguardo enigmatico che si sublima in un sorriso ambiguo: quello della Sfinge della Passoliera, bellissima scultura in terracotta di età arcaica, la cui testa fu rinvenuta a Kaulonia (Reggio Calabria) agli inizi del Novecento dall’archeologo Paolo Orsi. Il prezioso reperto è normalmente esposto al MArRC, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ma dal 10 agosto 2018 per la prima volta è esposta nel luogo dove è stata rivenuta un secolo fa, al museo Archeologico nazionale dell’antica Kaulon, su precisa richiesta del direttore del Polo museale della Calabria, Angela Acordon, e del direttore del museo di Kaulonia, Rossella Agostino. Ciò è stato possibile grazie a uno scambio istituzionale tra Polo museale della Calabria – museo Archeologico nazionale di Kaulonia e il MArRC: così mentre il mosaico pavimentale del Drago da Kaulonia va a Reggio Calabria tra i reperti esposti nella mostra “Oikos. La casa in Magna Grecia e Sicilia” (dal 10 agosto al 18 novembre 2018), la Testa della Sfinge della Passoliera rimane esposta a Kaulonia. La Testa della Sfinge fu rinvenuta, si diceva, da Paolo Orsi in fosse di scarico insieme a elementi architettonici pertinenti a un santuario extraurbano demolito già in antico, costituito da più edifici databili tra la fine VI e la prima metà V secolo a.C.. Parti di questi elementi architettonici caratterizzati dalla presenza di teste leonine dalla vivace policromia, oggi costituiscono un interessante settore espositivo del museo archeologico di Kaulonia che fa parte del Polo Museale della Calabria. La Testa, richiesta in prestito, è un bellissimo esempio di scultura in terracotta, policroma – forse, elemento decorativo forse, offerta votiva – databile alla seconda metà del VI secolo a.C. che ha sempre affascinato i visitatori del museo reggino fin dai tempi della sua prima esposizione. La sua importanza e il legame con il sito della Passoliera già documentato, nell’esposizione museale cauloniate, per il direttore Acordon costituiscono un’opportunità importante per poter ammirare un reperto mai esposto nel territorio in cui fu rinvenuto. L’esposizione della sfinge sarà supportata nei mesi della durata del prestito da iniziative ed attività collaterali curate dalla direzione del museo.























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