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Giornate europee dell’Archeologia 2021. Gli eventi promossi a Bologna, Comacchio, Imola, Modena, Ferrara dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara

La soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara quest’anno ha organizzato in occasione delle Giornate europee dell’Archeologia 2021 (18-20 giugno 2021) vari eventi accomunati dal tema “Dialoghi col territorio”. Gli eventi della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara si trovano alla pagina: https://journees-archeologie.fr/c-2021/lg-it/Italia/le-giornate-dell-archeologia-in-Europa; http://www.archeobologna.beniculturali.it/agenda.htm​.

Bologna. Venerdì 18 giugno 2021, alle 10.30, nel salone d’Onore di Palazzo Dall’Armi Marescalchi, via IV Novembre 5. Presentazione del libro “Un arcipelago di storia. Archeologia e isole ecologiche interrate a Bologna”, pubblicato nel 2020 da AnteQuem con il contributo del Gruppo Hera. La pubblicazione, a cura di Renata Curina, Valentina Di Stefano e Cristian Tassinari, propone la sintesi dei dati archeologici raccolti durante la realizzazione delle mini isole ecologiche interrate nel centro urbano di Bologna, un’area che ha visto la crescita e lo sviluppo diacronico di una città a partire dall’VIII secolo a.C. fino ai giorni nostri. Il volume inaugura la nuova collana Quaderni di Archeologia dell’Emilia-Romagna, che rappresenta un importante momento di aggiornamento e di approfondimento dell’esito delle più importanti ricerche archeologiche condotte in Emilia-Romagna e a cui collaborano congiuntamente le tre soprintendenze ABAP della regione (Comitato di Redazione: Annalisa Capurso, Marco Podini, Annalisa Pozzi, Rossana Gabusi). Interverranno: Lisa Lambusier, soprintendente ABAP della Città metropolitana di Bologna e le province di MO-RE-FE e soprintendente ad interim della SABAP per le province di RA-FC-RN; Corrado Azzollini, direttore Segretariato regionale del ministero della Cultura per l’Emilia-Romagna e soprintendente ad interim della SABAP per le province di PC-PR; Cristina Ambrosini, responsabile servizio Patrimonio culturale Regione Emilia-Romagna; Alberto Aitini, assessore Comune di Bologna per Sicurezza urbana integrata, commercio, polizia locale, protezione civile, manutenzione del patrimonio e del verde pubblico; Raffaella Zanfini, responsabile Operations Servizi Ambientali Hera Group; Monica Miari, responsabile Area Funzionale Patrimonio archeologico soprintendenza ABAP Bologna; Renata Curina – Valentina Di Stefano – Cristian Tassinari, curatori del volume. Evento gratuito, posti limitati. Per prenotazioni: sabap-bo.stampa@beniculturali.it

Lo scavo dell’edificio ellenistico di Strada Fiume a Comacchio (foto sapab-bo)

Comacchio (Fe). Venerdì 18 giugno 2021, alle 16, nella sala polivalente di Palazzo Bellini, via Agatopisto 5. Incontro “Dialoghi con il territorio. Lo scavo dell’edificio ellenistico di Strada Fiume. Presentazione dei dati preliminari”. Presentazione pubblica dello scavo dell’edificio ellenistico di Strada Fiume a Comacchio (Fe). Programma: saluti istituzionali del Comune di Comacchio; interventi di Sara Campagnari, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Claudio Negrelli, Roberto Rizzo, Marco Palmieri, Phoenix Archeologia. Per prenotarsi: ufficio IAT di Comacchio 0533314154.

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Il rasoio con manico in bronzo che ha dato il nome alla Domus scoperta a Imola (foto sabap-bo)

Imola (Bo). Venerdì 18 giugno 2021, alle 17, a Palazzo Tozzoni, via Garibaldi 18. Incontro “Lo scavo della Domus del Rasoio”. Presentazione dei primi risultati scientifici e del progetto di allestimento e valorizzazione dell’area archeologica all’interno del Complesso del S. Domenico a Imola. Interverranno: Diego Galizzi e Laura Mazzini, Musei Civici di Imola; Valentina Manzelli, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Daniele Mazzitelli, Phoenix Archeologia; Roberta Michelini, archeologa libera professionista. L’ingresso è gratuito con posti limitati previa prenotazione, telefonando al 0542602609 dal lunedì al venerdì 9-13 o inviando una mail a musei@comune.imola.bo.it, scrivendo nome e numero di telefono per ricevere conferma. L’incontro sarà registrato e sarà visibile sui canali YouTube dei Musei Civici di Imola.

Locandina dell’incontro a Modena “Da San Geminiano alla Cattedrale romanica” (foto sabap-bo)

Modena. Venerdì 18 giugno 2021, alle 18, nella sala Ex-Oratorio, Palazzo dei Musei, largo Porta S. Agostino 337. Incontro “Da San Geminiano alla cattedrale romanica”. Presentazione del progetto di ricerca sulla topografia tardo antica e alto medievale di Mutina-città e del territorio di riferimento. Frutto dell’accordo quadro stilato tra SABAP-BO, Museo Civico di Modena, UNIMORE e UNIBO, Laboratorio di Antropologia fisica e DNA antico-sede di Ravenna. Interverranno: Cinzia Cavallari, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Francesca Piccinini e Silvia Pellegrini, Museo Civico di Modena; Giovanna Bosi e Stefano Lugli, UNIMORE – dipartimento di Scienze della Vita e dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche; Stefano Benazzi e Antonino Vazzana, UNIBO – Laboratorio di Antropologia fisica e DNA antico-sede di Ravenna. Posti limitati. Per prenotarsi: tel. 0592033125 – palazzo.musei@comune.modena.it

Ferrara. Sabato 19 giugno 2021, alle 10.30, al museo Archeologico nazionale, via XX Settembre 122. Giornata d’incontro “Tra terre ed acqua: prospettive di ricerca e ultimi rinvenimenti nel territorio ferrarese”. La giornata sarà dedicata all’illustrazione delle recenti scoperte archeologiche nel territorio ferrarese. Interverranno: Chiara Guarnieri, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Paola Desantis, direzione regionale Musei, museo Archeologico di Ferrara; Letizia Bassi, presidente GAF; Marco Bruni, Flavia Amato, Francesca Acqui, Simone Bergamini, Giulia Guidorzi, archeologi liberi professionisti. Per info tel. museo nazionale: 053266299. Programma: 10.30, Paola Desantis: presentazione; 10.45, Chiara Guarnieri: Tra terre ed acqua: prospettive di ricerca e ultimi rinvenimenti nel territorio ferrarese; 11, Letizia Bassi: L’attività del gruppo archeologico ferrarese; 11.15, Marco Bruni: Una pieve sepolta tra le centuriazioni affioranti. San Venanzio e l’Alto Copparese; 11.30, Flavia Amato: L’ultima mansio? Un edificio posto ai limiti tra terra ed acqua nel territorio argentano; 11.45, Francesca Acqui: Ritrovamenti monetali romani rinvenuti presso un sito dell’argentano: catalogazione e analisi; 12, Simone Bergamini: Dalla Terramara di Pilastri ai “pilastri della Terramara“ dallo scavo alla pubblicazione; 12.15, Giulia Guidorzi: Lungo i fiumi e per le strade. Sondaggi archeologici nell’alto bondenese.

giornate-europee-archeologia_2021_logo18-19-20 Giugno, canale YouTube Sabap-BO MO-RE-FE. Proiezione del video “Dialoghi col territorio. Il progetto di archeologia pubblica ad Argenta (Fe)”. Proiezione del video realizzato sul progetto di archeologia pubblica di Argenta (Fe), relativa alla villa/mutatio rinvenuta in località Frittelline. Le indagini sono state realizzate in collaborazione con il Comune di Argenta, il locale Gruppo Archeologico e l’istituto superiore Montalcini di Argenta nelle modalità scuola/lavoro. Sulla base della L.R. 18, Piano 2020 è stato presentato all’IBC il progetto Argenta romana, che ha trovato finanziamento. A cura di Chiara Guarnieri, funzionario archeologo soprintendenza ABAP Bologna; Flavia Amato, Marco Bruni, Gruppo Archeologico Ferrarese; Classi IV A e IV B, Istituto Superiore Rita Levi Montalcini Argenta; Servizio Patrimonio culturale ER.

Giornate europee dell’Archeologia. Al museo delle Civiltà a Roma-Eur si presenta live il numero 100 del BPI – Bullettino di Paletnologia Italiana in tre tomi con gli Atti del Convegno di Studi dedicato al bicentenario della nascita di Gaetano Chierici tenutosi a Reggio Emilia (19-21 settembre 2019). E sui canali social interventi sull’archeologia in Iran, Siria, India, Yemen, Tajikistan

Le copertine dei tre tomi del numero 100 del Bullettino di Paletnologia con gli Atti del convegno per il bicentenario di Gaetano Chierici (foto muciv)
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La locandina che promuove le iniziative per il bicentenario della nascita di Gaetano Chierici

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia il museo delle Civiltà a Roma-Eur presenta al pubblico le attività del mondo archeologico delle diverse sezioni del MuCiv. Venerdì 18 giugno 2021, alle 11, viene presentato il numero 100 del BPI – Bullettino di Paletnologia Italiana, prestigiosa rivista dedicata agli studi di preistoria ed etnografia fondata nel 1875 da Gaetano Chierici, Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel. Nei tre tomi, a cura di Mauro Cremaschi, Roberto Macellari e Giuseppe Adriano Rossi, sono raccolti gli Atti del Convegno di Studi dedicato al bicentenario della nascita di Gaetano Chierici tenutosi a Reggio Emilia (19-21 settembre 2019). Numerosi studiosi hanno contribuito ad approfondire la complessa figura di Gaetano Chierici (1819-1886), “scienziato” che ha tracciato il solco per la successiva ricerca preistorica in Italia, inserito a pieno titolo nel dibattito culturale del suo tempo. Studioso dalla mente aperta, convinto della correttezza di un approccio multidisciplinare, Gaetano Chierici può e deve ancora ispirarci; i suoi studi non lo separarono mai dall’impegno civile e politico, era insegnante, sacerdote e convinto sostenitore della nascita del nuovo stato. Evento in diretta sul canale YouTube https://youtu.be/Y9u-QEbJVzE. Interverranno: Maria Antonietta Fugazzola Delpino (già direttrice del Bullettino di Paletnologia Italiana), Roberto Macellari (coordinatore del Comitato Scientifico del Convegno), Giuseppe Adriano Rossi (coordinatore del Comitato Promotore delle Celebrazioni, presidente della Deputazione Reggiana), Monica Miari (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria), Paolo Boccuccia (coordinatore della redazione tecnico-scientifica della rivista).

Vaso in terracotta dipinto: esempio di arte iranica dell’Età del Bronzo (foto muciv)

‍Social e web. Sul canale YouTube del Muciv, disponibili dalle 9 del 18 giugno 2021: Paola D’Amore su “Scavi italiani a Tell Afis/Hazrek (Siria settentrionale)” (https://youtu.be/QGEyd-x8Ix4); Michael Jung su “L’architettura islamica dello Yemen: gli studi della Missione Archeologica Italiana 1983-1989 e il nuovo progetto di ricerca” (https://youtu.be/UcLSST1_MMU); Paola Piacentini su “Arte iranica dall’Età del Bronzo ai Sasanidi” (https://youtu.be/zxSBve7NnRU).

Architettura rupestre brahmanica dell’India occidentale (foto muciv)

Nella sezione “Ultime dal Muvic” (https://museocivilta.beniculturali.it/category/ultime-dal-muciv/) disponibili dalle 9 del 18 giugno 2021: “Pitture murali della grotta 17 di Ajanta” di Laura Giuliano; “Architettura rupestre brahmanica dell’India occidentale” di Laura Giuliano; “Il progetto di ricerca archeologica in Tajikistan” di Giovanni Lombardo; “Shahr-i Sokhta, la città bruciata” di Giovanna Lombardo.

Per le Giornate europee dell’archeologia a Bologna giornata di studio “Sotto-Sopra: ricerca archeologica e narrazione del passato”, viaggio trasversale tra i molteplici aspetti dell’attività di tutela archeologica: scavi, valorizzazione, conservazione, produzione pubblicistica ed espositiva, nuove metodologie d’indagine, problematiche del restauro

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)

Il manifesto delle Giornate europee dell’Archeologia 2019

Che cos’hanno in comune un abitato d’età protostorica a grande profondità e una necropoli ebraica in pieno centro storico? La storia delle più recenti scoperte archeologiche in Emilia-Romagna offre lo spunto per discutere delle strategie e soluzioni più innovative da adottare. In occasione delle Giornate dell’archeologia in Europa 2019 la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna propone un dibattito aperto tra professionisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni per parlare della sfida principale del lavoro dell’archeologo: ricostruire la storia di un territorio e restituirla ai suoi abitanti… senza perdersi d’animo! L’appuntamento con “Sotto-Sopra: ricerca archeologica e narrazione del passato”, un incontro con archeologi, restauratori e rappresentanti di enti locali moderato dalla soprintendente Cristina Ambrosini, è per venerdì 14 giugno 2019, alle 15.30, a Bologna nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna, in via IV novembre n. 5. Ingresso libero fino a esaurimento posti (capienza massima 90 persone). Non saranno Indiana Jones ma anche il loro lavoro è all’insegna dell’imprevisto e dei colpi di scena. Dimenticate i topi da biblioteca o i maniaci di reperti impolverati, se mai lo sono stati: gli archeologi del terzo millennio sono figure interdisciplinari e multitasking, in precario equilibrio tra tutela e progresso, applicazione di normative e strategie di intervento, pianificazione pubblica ed esigenze del mondo privato. Per raccontarlo e raccontarsi, archeologi e restauratori della Soprintendenza propongono un dialogo aperto con il pubblico per illustrare le mille sfaccettature della quotidiana attività di tutela e non solo. L’incontro promosso dalla soprintendenza bolognese vuole essere un viaggio trasversale tra i molteplici aspetti dell’attività di tutela archeologica, dagli scavi alla valorizzazione, dalla conservazione alla ricca produzione pubblicistica ed espositiva, dalle nuove metodologie d’indagine alle problematiche del restauro.

Lo scavo nel 2017 della mansio lungo la via Emilia a Castelfranco Emilia (la romana Forum Gallorum) (foto Sabap-Bo)

La soprintendente Cristina Ambrosini

Partendo dall’illustrazione di alcuni scavi, gli archeologi spiegheranno le principali tematiche che devono quotidianamente affrontare. Lo scavo di una stazione di posta romana (una mansio) a Castelfranco Emilia sarà l’occasione per parlare di archeologia preventiva e di ciò che comporta mentre l’indagine di una terramara a Malalbergo mostrerà le sfide, i problemi e le soluzioni di uno scavo condotto a grandi profondità. Un importante intervento di archeologia privata (lo scavo di un cimitero ebraico medievale in via Orfeo a Bologna) consentirà di illustrare quanto l’integrazione di diverse discipline sia fondamentale per una migliore comprensione dei dati di scavo ma anche come relazionarsi con un’importante comunità religiosa; infine, la pubblicazione dello scavo di via Fondazza a Bologna aiuterà a capire come possono essere riletti e diffusi i risultati di un’indagine condotta trent’anni fa. Si cercherà anche di spiegare come e quanto sia cambiata negli ultimi decenni la professione dell’archeologo, come si sia evoluta in funzione delle “nuove” metodologie d’indagine e del rapporto con esperti di altre discipline, e quanto sia importante la collaborazione con i restauratori, a loro volta impegnati in continui aggiornamenti sulle più innovative soluzioni tecnologiche. Grazie alla presenza del direttore dell’IBC Laura Moro sarà aperta un’ulteriore finestra sul rapporto tra musei, comunità e territorio, con particolare attenzione al delicato tema della restituzione alla collettività del patrimonio archeologico rinvenuto o restaurato tramite mostre, incontri ed eventi ma anche grazie alle pubblicazioni di cui la soprintendenza è particolarmente feconda. Archeologia a tutto tondo, insomma, che non è solo scoprire, conoscere e proteggere ma continuo confronto con l’applicazione di norme, l’adozione delle pratiche più virtuose e l’ascolto dei propri interlocutori, siano enti pubblici, privati cittadini, terzo settore o sponsor.

I contrasti dell’archeologia: in questa foto dello scavo degli anni Ottanta in Via Fondazza, la grandezza del passato che emerge dal sottosuolo si confronta e dialoga con il degrado degli edifici in superficie (foto Sabap-Bo)

Lo scavo in profondità della terramara di Malalbergo (foto Sabap-Bo)

Intenso il programma dell’incontro “Sotto-Sopra: ricerca archeologica e narrazione del passato”. Apre, alle 15.30, la soprintendente Cristina Ambrosini introducendo la giornata: obiettivi, ruolo e lavoro della soprintendenza archeologica; quindi iniziano gli interventi. Alle 15.45, Laura Moro, direttore IBC, su “Il ruolo dell’IBC nel rapporto tra Musei-comunità-territorio”; 16, Chiara Guarnieri, archeologa SABAP-BO, su “La professione dell’archeologo”; 16.15, Monica Miari, archeologa SABAP-BO, su “Caso per caso. Ogni scavo è diverso: norma, contesto, strategia d’intervento”; 16.30, Sara Campagnari, Valentina Manzelli, archeologhe SABAP-BO, su “Archeologia preventiva: la mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia”; 16.45, Monica Miari, Tiziano Trocchi, Rossana Gabusi, archeologi SABAP-BO, su “Archeologia in profondità: un abitato del II Millennio a Ponticelli di Malalbergo”; 17.15, Renata Curina, Valentina Di Stefano, archeologhe SABAP-BO, su “Archeologia privata: il cimitero ebraico medievale di via Orfeo a Bologna”; 17.30, Diana Neri, direttore del museo Archeologico di Castelfranco Emilia, su “Archeologia recuperata: lo studio dello scavo di Via Fondazza a Bologna, un’indagine degli anni ’80”; 17.45, Mauro Ricci, Virna Scarnecchia, restauratori SABAP-BO, su “Il lavoro dei restauratori su oggetti e aree archeologiche”; 18.05, Annalisa Capurso, archeologa SABAP-BO, su “Le pubblicazioni archeologiche della Soprintendenza”. Alle 18.10, chiude la giornata il dibattito “Condividere la cultura con la collettività: incontri, eventi, mostre in corso o appena concluse”.

La terramara di Ponticelli di Malalbergo: a quattro anni dalla scoperta viene presentato un libro che illustra lo scavo e i risultati sull’abitato del II millennio a.C. e le successive trasformazioni del territorio

La locandina della serata di presentazione del libro “Ponticelli di Malalbergo. Un abitato del II millennio a.C. e le successive trasformazioni del territorio”

Dalla scoperta a Ponticelli di Malalbergo (Bo) della terramara del II millennio a.C. (“intercettata” nel 2015 dal cantiere di un metanodotto della Snam) alle successive trasformazioni del territorio: è quanto descritto nel libro “Ponticelli di Malalbergo. Un abitato del II millennio a.C. e le successive trasformazioni del territorio” a cura di Rossana Gabusi, Monica Miari e Tiziano Trocchi che sarà presentato martedì 14 maggio 2019, alle 20.30, in sala Zucchini di piazza Caduti della Resistenza n. 1 a Malalbergo (Bo). Il volume, edito nel 2018 per i tipi di Ante Quem di Bologna, fa parte della collana DEA – Documenti ed evidenze di Archeologia (n. 11). La presentazione, a ingresso libero e gratuito, è promossa da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Comune di Malalbergo, HYDRIA associazione di promozione sociale-archeologica e gruppo archeologico “Il saltopiano” di San Pietro in Casale, con la collaborazione di Snam. Intervengono alla serata due rappresentanti dell’amministrazione comunale, gli archeologi della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, Rossana Gabusi, Monica Miari e Tiziano Trocchi, curatori del volume, e Claudio Calastri di Ante Quem srl.

Disegno ricostruttivo di una tipica Terramara con il villaggio fortificato circondato da un terrapieno o un fossato

La terramara di Ponticelli di Malalbergo (Bo) a fine scavo

In località Ponticelli di Malalbergo, la Snam doveva attraversare un canale di regolamentazione delle acque e per fare ciò sono state realizzate due ampie e profonde buche ai lati per consentire il passaggio delle tubature al di sotto dell’alveo. Questa operazione, effettuata tra l’estate 2015 e la primavera 2016 sotto la direzione scientifica di Paolo Boccuccia, ha permesso di intercettare ed indagare per oltre 400mq – e a una profondità media di circa 5,50 m dal piano di calpestio – i resti di una terramara databile, a un primo esame, a un periodo compreso tra il XIV e il XII sec. a.C. “Le Terramare”, spiegano gli archeologi della soprintendenza, “rappresentano una delle civiltà più complesse dell’Europa del II millennio a.C., un fenomeno economico e sociale di una tale portata storica da non aver precedenti non solo in Italia ma nemmeno in buona parte del continente. Nessuna società aveva mai prodotto in così pochi secoli (dal XVII al XII a.C.) un impatto così profondo sul territorio, in questo caso l’ampia e fertile pianura padana, trasformandolo radicalmente in un paesaggio “moderno”: un paesaggio in cui l’opera umana, dai villaggi -con un’organizzazione spaziale interna molto ben definita- alle fortificazioni, dai luoghi sacri alle infrastrutture ad uso agricolo, incide profondamente sulla componente naturale. Dal territorio centrale della pianura attraversata dal Po, abbiamo testimonianze di decine e decine di villaggi. Ma la presenza di una terramara all’interno del territorio comunale di Malalbergo rappresenta una novità nel panorama delle nostre conoscenze in quanto viene a colmare un vuoto nella distribuzione geografica di tali insediamenti. Si può ora ipotizzare che tale assenza fosse da attribuire prevalentemente alla loro profondità rispetto al piano di campagna attuale a causa della spessa copertura dovuta all’apporto di terreno alluvionale legato alle attività del bacino del Po e dei suoi affluenti”. L’ottimo stato di conservazione del sito -dovuto alla profondità alla quale è stato rinvenuto il deposito archeologico- ha consentito anche di indagare le ultime fasi di vita dell’abitato i cui resti raramente sono conservati a causa dell’uso del suolo nelle epoche successive: ciò potrà contribuire a far luce sul periodo finale della civiltà terramaricola tra XII e XI sec. a.C.

“L’Età del Ferro e il periodo romano nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”: terzo incontro del ciclo Archeo 40, sui tesori scoperti a Spilamberto (Mo) in 40 anni di scavi archeologici: dallo scavo della tomba n° 1 della necropoli eneolitica del Fiume Panaro (1978) a quello recentissimo (2018) dei due pozzi romani/tardo antichi dell’ex via Macchioni

Il torrione di Spilamberto (Mo), sede del museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto

La locandina del ciclo di incontri Archeo 40 a Spilamberto

Simonetta Munari, assessore alla Cultura di Spilamberto (foto Daniele Pietropinto)

“L’Età del Ferro e il periodo romano nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”: mercoledì 16 gennaio 2019, alle 20.30, allo Spazio Eventi “L. Famigli” di Spilamberto (Mo), incontro con gli archeologi Sara Campagnari (soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio di Bologna) e Donato Labate, terzo del ciclo di sei conferenze “ARCHEO 40, i Tesori di Spilamberto in 40 anni di scavi archeologici” promosse dal Comune di Spilamberto in collaborazione con la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Bologna e le università Sapienza di Roma e di Torino per celebrare i 40 anni dalle prime scoperte archeologiche nel territorio di Spilamberto. Gli incontri passano in rassegna i ritrovamenti spesso eccezionali avvenuti nell’area spilambertese: dallo scavo della tomba n° 1 della necropoli eneolitica del Fiume Panaro (1978) a quello recentissimo (2018) dei due pozzi romani/tardo antichi dell’ex via Macchioni. Quarant’anni di rinvenimenti, studi e divulgazione che sono illustrati anche attraverso escursioni, competenze e laboratori che proseguiranno fino ad aprile 2019. “Quarant’anni non sono nemmeno un battito di ciglia rappresentabile nell’arco della storia dell’uomo”, interviene Simonetta Munari, assessore alla Cultura del Comune di Spilamberto, “ma per il nostro territorio questi anni rappresentano il tempo della scoperta dell’archaios / antico e il lungo discorso d’amore e passione che ne è scaturito. Per celebrare, ma soprattutto per proiettare nel futuro delle nuove generazioni questo tema, abbiamo ideato il progetto “Archeo 40” che accanto alle iniziative di studio pone esperienze, laboratori e rievocazioni per far sentire questi tesori sempre più vivi e nostri”.

Una sala del museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto (Mo)

Celestino Cavedoni (foto Rivista Italiana di Numismatica)

Arsenio Crespellani, archeologo e numismatico

Anche se a Spilamberto gli esordi della moderna ricerca archeologica risalgono alla fine degli anni ‘70 del secolo scorso, rinvenimenti e recuperi nel territorio comunale sono segnalati sin dalla prima metà dell’Ottocento, ad opera principalmente di Celestino Cavedoni e di Arsenio Crespellani. Tuttavia è con le scoperte nel 1977 e gli scavi (a partire dal 1978) nell’alveo del fiume Panaro che ha avuto origine una puntuale, ininterrotta stagione di indagini sul campo con lo sviluppo di numerosi studi. In quest’ambito, con l’inaugurazione nel 1979 della mostra “Archeologia nel fiume Panaro” e prima con il reperimento di locali comunali adibiti a deposito, si sono poste le basi per la nascita dell’Antiquarium di Spilamberto (1997), frutto della collaborazione tra l’allora soprintendenza Archeologica, il Comune di Spilamberto, volontari del Gruppo Naturalisti, enti di ricerca e cittadinanza, con lo scopo di conservare e rendere fruibili a un più vasto pubblico i risultati delle ricerche in corso. Nel 2018 sono ricorsi quindi i 40 anni dalle prime scoperte archeologiche sul territorio. In questi decenni sono emersi reperti dalla preistoria alle terramare, dal periodo romano alla presenza di Celti e Longobardi, fino al periodo alto medievale con l’ospitale per i pellegrini. Il Comune di Spilamberto per festeggiare questo importante traguardo ha deciso di organizzare una serie di attività e conferenze: quarant’anni di rinvenimenti, studi e divulgazione illustrati anche attraverso escursioni, competenze e laboratori che proseguiranno fino ad aprile 2019.

Pugnale in osso dalla necropoli eneolitica sul Panaro (foto Sistemonet)

Monica Miari, archeologa della soprintendenza

Punte di freccia in selce conservate al museo Archeologico di Spilamberto

Mercoledì 14 novembre 2018, dopo la presentazione del progetto “Archeo40: i tesori di Spilamberto in 40 anni di scavi archeologici” da parte di Simonetta Munari, l’archeologa della soprintendenza Monica Miari ha parlato de “L’Età del Rame e il periodo Eneolitico nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”. “Nell’alveo del fiume Panaro, nei territori di Spilamberto e di S. Cesario”, spiega Munari, “sono venute alla luce dal 1977 ad oggi testimonianze di numerosi siti preistorici, oggetto di scavi sistematici. È stato possibile individuare tre fasi principali d’insediamento: la prima riferibile a un aspetto piuttosto antico della Cultura dei vasi a bocca quadrata (pieno Neolitico, metà del V millennio a.C.), una seconda che documenta la successione di più momenti della Cultura di Chassey-Lagozza (Neolitico recente, fine del V, prima metà del IV millennio a.C.) e una terza con la necropoli eneolitica che ha dato il nome al relativo Gruppo di Spilamberto (databile fra la metà del IV e gli esordi della seconda metà del III millennio a.C.). La necropoli assume particolare rilevanza per le implicazioni sociali e rituali: di essa sono esposte in museo otto sepolture (su 39 recuperate) e la totalità dei corredi funerari. I riti di sepoltura appaiono fortemente standardizzati: inumazioni in giacitura primaria singola (un solo caso di deposizione bisoma), supina, con orientamento prevalente Est-Ovest e capo a Ovest e corredo ceramico costituito generalmente da un singolo vaso posto ai piedi dell’inumato. Tra questi si evidenzia la netta prevalenza di recipienti a squame caratteristici del Gruppo di Spilamberto anche se in sette tombe è sostituito da una brocca/boccale, di tradizione peninsulare. Tra le armi figurano cuspidi di freccia, pugnali e un’alabarda. Al momento si conoscono in Emilia occidentale tre/quattro sepolcreti di questo Gruppo, non privi di significativi rapporti con le altre principali necropoli eneolitiche dell’Italia padana, quali Remedello nel Bresciano e Celletta dei Passeri a Forlì”.

Le asce in bronzo (1650 – 1150 a.C.) trovate nel ripostiglio di Lovara a Savignano sul Panaro

Andrea Cardarelli dell’università La Sapienza di Roma

Si è proseguito lunedì 3 dicembre 2018 con “L’Età del Bronzo nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto” a cura di Andrea Cardarelli, docente di Preistoria e Protostoria all’università Sapienza di Roma. “Il territorio di Spilamberto”, ricorda Cardarelli, “è noto per una straordinaria ricchezza di rinvenimenti archeologici attribuibili all’età neolitica e del Rame ma è ben rappresentata anche la successiva fase dell’età del Bronzo. Già nelle fasi dell’antica età del Bronzo (circa 2200 – 1650 a.C.) vi sono numerose attestazioni attribuibili a villaggi che si collocavano lungo l’asse del fiume Panaro, i quali presentano caratteristiche precipue rispetto agli aspetti maggiormente noti della Lombardia e dell’area del Garda. Si tratta di un popolamento ancora piuttosto sparso e poco indagato, che tuttavia doveva avere una certa importanza a giudicare da alcuni rinvenimenti eccezionali, come ad esempio il vicino ripostiglio di asce in bronzo di Savignano sul Panaro, uno dei più grandi contesti archeologici di questo tipo trovati in Italia. Successivamente, durante l’età del bronzo medio e recente (1650 -1150 a.C.) – continua -, il territorio di Spilamberto è partecipe dello sviluppo delle Terramare, uno dei più rilevanti fenomeni storici e culturali dell’età del Bronzo Italiana ed Europea. Diverse sono le attestazioni di terramare presenti nell’area spilambertese e nelle zone limitrofe. Di particolare importanza è la recente scoperta di una grande terramara, in gran parte sepolta e pertanto molto ben conservata, venuta in luce durante i lavori di escavazione delle cave di Ponte del Rio – via Macchioni. Gli scavi condotti a più riprese in questo sito negli ultimi dieci anni hanno evidenziato importantissimi resti di case, recinti e reperti di grande rilevanza, come oggetti in bronzo e in ambra. Integrando i dati noti per il territorio di Spilamberto con quelli della regione si cercherà di fornire un quadro aggiornato della grande epopea delle terramare dalle origini alla crisi”.

Pozzo romano parzialmente ricostruito nel museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto

L’archeologo Donato Labate

Scavo della villa rustica romana a Ponte del Rio a Spilambergo (foto Massimo Trentin)

Armilla in bronzo del III sec. d.C. da Ponte del Rio di Spilamberto (foto Massimo Trentin)

Quindi mercoledì 16 gennaio 2019 sarà la volta degli archeologi Sara Campagnari (soprintendenza) e Donato Labate parlare di “L’Età del Ferro e il periodo romano nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”. In questo millennio sono state condotte nel territorio di Spilamberto regolari campagne di scavo che hanno restituito strutture insediative, infrastrutture e necropoli ascrivibili sia all’età del Ferro che all’età romana, in un’area già ricca di numerose altre testimonianze archeologiche. “Per la prima età del Ferro”, intervengono Campagnari e Labate, “le testimonianze sono esigue ma piuttosto significative in relazione alla frequentazione di epoca villanoviana gravitante sull’asse del Panaro. Per la fase di VI e V sec. a.C. i rinvenimenti delineano un assetto territoriale costituito da piccoli nuclei insediativi, collegati alla frequentazione della valle del torrente Guerro tramite una rete di vie di percorrenza traversali, marcate dalla presenza di piccole aree di culto, come testimoniano due bronzetti votivi rinvenuti da Arsenio Crespellani nel 1881. In particolare nell’area della cave di via Macchioni sono stati indagati due pozzi dell’età del ferro – da mettere in relazione con la presenza di un insediamento etrusco- e alcune sepolture celtiche di cui una appartenuta a un guerriero tumulato con una spada e una lancia da parata traforata. Risale all’ultima fase del periodo celtico l’impianto di una fattoria abitata senza soluzione di continuità dalla fine del III sec. a.C. fino al periodo tardo antico. A questa fattoria sono riferibili cinque pozzi, un silos, una fornace, una necropoli con 32 tombe collocata in prossimità di un cardine e un piccolo cimitero tardo antico con altre 31 tombe collocate vicino al rustico. Nella stessa cava è venuta in luce la porzione di una villa urbano-rustica di età romana con una fornace e un’altra necropoli con 46 sepolture. In un’altra cava di via Macchioni è stato integralmente indagato un complesso produttivo, con una grande fornace di età repubblicana, collocato in un’area destinata alla lavorazione e deposito dei prodotti fittili. In località Ergastolo è stata infine indagata una grande buca per la decantazione dell’argilla, utilizzata per la produzione di ceramica e laterizi, di pertinenza di un vicus i cui resti sono stati smaltiti all’interno della grande depressione; a questo insediamento sono riferibili anche alcune antefisse ed ex voto da mettere in relazione con la presenza di un’area sacra. Nella stessa località sono stati trovati negli anni ’80 del secolo scorso i resti di una villa urbano-rustica di età romana i cui materiali sono esposti nell’Antiquarium di Spilamberto”.

Bottiglia in ceramica del VII sec. d.C. da Ponte del Rio di Spilamberto (foto Massimo Trentin)

Fibula a S da Spilamberto (foto Sabap-Bo)

Maria Grazia Maioli (foto da http://www.caffeletterario.it)

Il 12 febbraio 2019 Maria Grazia Maioli, archeologa emerita della soprintendenza, approfondirà il tema “Il Tardo Antico nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”. “Nei momenti difficili”, sottolinea Maioli, “si è sempre cercato di salvare il salvabile. E se questo è vero in tutte le epoche, in epoca tardo imperiale, in periodo di incursioni, si cercava di nascondere non solo gli oggetti di maggior valore ma tutto quanto sarebbe stato necessario in vista di un auspicato ritorno dopo la fuga. La paura degli invasori ha portato alla nascita dei “tesori”, a volte non recuperati e ritrovati solo dopo secoli. Nelle nostre zone si tendeva ad usare come nascondigli soprattutto i pozzi ma non solo”. La conversazione di Maria Grazia Maioli intende illustrare come e perché sono stati nascosti questi oggetti e soprattutto come mai, in determinate condizioni, poteva essere considerato prezioso anche un oggetto di uso comune come un semplice vaso da cucina.

Scavi nel 2003 della necropoli longobarda a Ponte del Rio di Spilambergo

Fibula cameo, tra i tesori scoperti a Spilambergo (foto Sabap-Bo)

Paolo Devingo dell’università di Torino

Invece mercoledì 13 marzo 2019 il docente di Archeologia Cristiana e Medievale dell’università di Torino, Paolo De Vingo, parlerà di “I Goti e i Longobardi nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”. L’incontro con De Vingo vuole mettere in luce la possibilità che i rapporti tra Romani e popolazioni gote si siano svolti in una prospettiva fortemente continuista tra il prima e il dopo, utilizzando come spartiacque la data del 476. Lo studio dei materiali della villa rustica individuata nella cava di via Macchioni a Spilamberto, posteriori al V secolo, sembrerebbero confermare questa possibilità lasciando intravvedere come le popolazioni gote si siano inserite nella penisola italiana in contesti produttivi dei quali conoscevano in modo abbastanza preciso i meccanismi di funzionamento. Questa ipotesi, se confermata dal completamento del lavoro di studio attualmente in corso, potrebbe rendere possibile uno slittamento al 554 come data finale del mondo romano come noi lo abbiamo sempre concepito, seguito dalla breve occupazione bizantina fino alla conquista longobarda nel 568 che aprirebbe di fatto la fase altomedievale della penisola italiana.

Veduta zenitale dello scavo dell’Ospitale di San Bartolomeo a Spilamberto (foto Donato Labate)

Il ciclo di incontri si chiude mercoledì 17 aprile 2019 con l’archeologo Donato Labate che illustra il tema de “L’Ospitale di San Bartolomeo nel Museo Archeologico Antiquarium di Spilamberto”. Fino alla fine del Novecento non c’era traccia dell’antica chiesa di San Bartolomeo, con annesso Ospitale, già citata in un atto del 1162. Si sapeva solo che era a sud di Spilamberto. “Gli scavi condotti tra il 2007 e il 2008”, ricorda Labate, “in località San Pellegrino hanno individuato una chiesa con annesso cimitero e altre strutture e infrastrutture rurali di età basso medievale riferibili ai resti dell’antico Ospitale che, a giudicare dai reperti rinvenuti, fu frequentato dall’XI al XIV secolo. Di grande interesse sono le tombe di due pellegrini giacobiti, riconoscibili dalla conchiglia con cui adornavano il proprio abbigliamento, di cui una esposta nell’Antiquarium di Spilamberto. L’Ospitale, fondato dall’Abbazia di Nonantola, era collegato alla viabilità con la Toscana (strada frequentata dai pellegrini) e legato alle prime fasi di vita di Spilamberto, dal tempo del Marchese Bonifacio alla fondazione del Castello ad opera dei Modenesi nel 1210. Resterà operativo fino al XIV secolo quando l’insediamento religioso sarà abbandonato con la fondazione del un nuovo Ospitale di Santa Maria degli Angioli all’interno dell’abitato di Spilamberto”.

Modena dedica due giornate a Fernando Malavolti, grande archeologo e speleologo modenese: sabato, presentazione del volume con i “Diari”; domenica escursione nella Val Secchia

La locandina della due giorni dedicata all’archeologo e speleologo modenese Fernando Malavolti

Due giornate – sabato 20 e domenica 21 ottobre 2018 – dedicate alla figura di Fernando Malavolti, il grande archeologo e speleologo modenese (1913 – 1954) cui si devono tante scoperte nei territori di Modena e Reggio Emilia. A promuoverle i musei civici di Modena, in collaborazione con soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara. Poliedrica figura di archeologo, geologo e speleologo, Fernando Malavolti (Modena, 1913–1954) condusse a partire dagli anni Trenta del secolo scorso un’instancabile attività di ricerca, con indagini sistematiche nel territorio modenese, bolognese e reggiano, che hanno fornito un fondamentale contributo allo studio della preistoria e in particolare del Neolitico dell’Italia settentrionale. Leggendarie rimangono le spedizioni organizzate nel 1938 e nel 1945 per studiare gli aspetti geologici, idrologici, botanici, faunistici, meteorologici, paletnologici e toponomastici dell’area carsica dei Gessi Triassici della Val Secchia (Reggio Emilia).

Il gruppo degli esploratori dei Gessi Triassici dell’alta val Secchia in posa di fronte alla risorgente del Cunicolo del Fontanino presso Pradale (Villa Minozzo), 12/8/1945. In alto da sinistra: Rodolfo de Salis, Fernando Malavolti, Mario Bertolani. Gli altri componenti del gruppo sono Celso Guareschi, Carlo Moscardini, Mario Levrini e Enrico Bombardi

Gita del Centro Emiliano di Studi Preistorici alla Grotta della Spipola, 19 marzo 1949

Sabato 20 ottobre 2018, al Palazzo dei Musei di Modena, viene presentato il volume “Fernando Malavolti. I diari delle ricerche 1935-1948” (editore All’Insegna del Giglio, Firenze 2018 (30 euro edizione a stampa – 21 euro edizione digitale). Fra il 1935 e il 1948, infatti, Malavolti affida la narrazione meticolosa di 13 anni di ricerche pionieristiche a una serie di Diari, con la caratteristica copertina nera dei quaderni di una volta, che oggi il museo Archeologico, grazie alla disponibilità dei figli Marco e Mara, pubblica integralmente, arricchiti dai contributi di specialisti dei diversi campi di ricerca che Malavolti attraversò. Appuntamento, dunque, sabato 20 alle 17, in sala Crespellani dei Musei Civici di Modena, per la presentazione del volume a cura di Silvia Pellegrini e Cristiana Zanasi (All’Insegna del Giglio Editore). Intervengono: Gianpietro Cavazza, assessore alla Cultura; Francesca Piccinini, direttrice Musei Civici; Cristina Ambrosini, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna; Monica Miari, presidente Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Saranno presenti Mara e Marco Malavolti. La presentazione è a cura di Maria Bernabò Brea (Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria) e Andrea Cardarelli (università La Sapienza di Roma). A seguire, reading dell’attore Santo Marino (Compagnia Peso Specifico Teatro) che riporterà idealmente fra il pubblico la figura dello studioso, grazie alla lettura di alcuni brani tratti dai Diari. In occasione della presentazione del volume, la Sala dell’Archeologia ospiterà una piccola esposizione di oggetti che accompagnarono Malavolti nelle sue escursioni come la bussola, il coltello usato per prelevare campioni di rocce da analizzare, la cordella, la livella e il compasso per i rilievi, gentilmente concessi dalla famiglia, oltre agli originali contenitori con cui raccoglieva e conservava i reperti. Brani dei Diari, con osservazioni, disegni e descrizioni installati sulle vetrine permetteranno ai visitatori di percorrere il Museo Archeologico seguendo il filo rosso delle ricerche dello studioso. Della sua attività di speleologo resta anche un frammento di lastra di gesso prelevato da una grotta esplorata nei gessi bolognesi (Spipola-Acquafredda) e firmata da Malavolti e dall’amico e compagno di avventure Salvatore Mascarà (esplorazione del 1932).

Sala Floriana nel sistema Spipola-Acquafredda (Foto Gsb-Usb)

I Diari sono editi in formato digitale accessibile a tutti, scaricabile e stampabile. Si tratta complessivamente di 2.647 pagine interamente trascritte e corredate da un indice dei nomi di persona e dei toponimi. I Diari sono accompagnati da un volume a stampa (acquistabile anche in formato digitale) che accoglie saggi critici sulla biografia di Malavolti (A. Saltini), sull’importanza dello studioso nel panorama della ricerca archeologica del suo tempo (M. Tarantini), sul fondamentale contributo nello studio della preistoria e del neolitico in Italia Settentrionale (A. Pessina), sulla ricerca archeologica delle terramare emiliane (A. Cardarelli, G. Pellacani) e di siti dell’età del Ferro (S. Campagnari), sul rapporto con il Museo Civico e la città, negli anni del secondo conflitto mondiale (S. Pellegrini, F. Piccinini) e sulla sua importanza come geologo, naturalista e speleologo (S. Lugli e S. Piastra).

Escursione di Unimore ai Gessi Triassici nel Reggiano

L’archeologo preistorico Andrea Cardarelli

Domenica 21 ottobre 2018, seconda giornata dedicata a Fernando Malavolti. In programma l’escursione “Itinerario sulle orme di Fernando Malavolti. La Val Secchia fra archeologia, geologia e speleologia: rupe di Pescale, Pietra di Bismantova, Fonti di Paiano, grotte nei Gessi Triassici”, promossa da Musei Civici e UNIMORE. L’iniziativa, su prenotazione, prevede un percorso lungo la Val Secchia fra archeologia, geologia e speleologia guidato e illustrato da Andrea Cardarelli, dell’università La Sapienza di Roma – Dipartimento di Scienze dell’Antichità; Stefano Lugli, università di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze della Terra; Marco Malavolti; il Gruppo Speleologico Emiliano e il Gruppo Speleologico e Paletnologico G. Chierici di Reggio Emilia. L’escursione è realizzata in collaborazione con Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna e Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Info e modalità di partecipazione: http://www.museicivici.modena.it In caso di maltempo l’escursione sarà rimandata a domenica 28 ottobre.

“…nel sotterraneo Mondo. La frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia”: a Brisighella raccolti in un volume gli atti del convegno di ottobre

Archeologi e speleologi fianco a fianco nelle grotte dell’Emilia-Romagna

“…nel sotterraneo Mondo”: atti del convegno di Brisighella del 2017

Geologi, archeologi, antropologi, speleologi, archeozoologi e archeobotanici si sono confrontati a tutto campo a Brisighella sulla frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna: il fascino emanato dal mondo incontaminato e in apparente equilibrio delle grotte trova nuovi spunti di interesse dalla frequentazione speleologica e dalla conoscenza delle testimonianze archeologiche che nelle varie epoche le società umane hanno lasciato all’interno di tali luoghi. Due giorni di convegno, nell’ottobre 2017,  che hanno fornito nuovi percorsi e opportunità alla valorizzazione del territorio (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/10/01/archeologia-storia-e-archeologia-nelle-grotte-dellemilia-romagna-convegno-e-mostre-a-brisighella-ra/). Sono passati pochi mesi e quei lavori sono stati raccolti nel volume “…nel sotterraneo Mondo. La frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia” a cura di Paolo Boccuccia, Rossana Gabusi, Chiara Guarnieri e Monica Miari, che sarà presentato venerdì 6 aprile 2018, alle 17.30, nel municipio di Brisighella (Ra). Ingresso libero. Intervengono: Davide Missiroli, sindaco di Brisighella; Massimiliano Costa, direttore Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola; Massimo Ercolani, presidente Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna; Paolo Boccuccia, Rossana Gabusi, Chiara Guarnieri, Monica Miari, soprintendenza Archeologia, belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Maurizio Cattani, docente di Preistoria e protostoria all’università di Bologna. Conclude: Manuela Rontini, consigliere regionale, presidente Commissione Territorio, Ambiente, Mobilità. L’iniziativa è promossa da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna; parco regionale della Vena del Gesso Romagnola e Comune di Brisighella, con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria.

Ingresso grotta dei gessi (foto Francesco Grazioli)

Nella storia dell’uomo le grotte hanno sempre costituito un ambiente del tutto particolare: dall’assidua frequentazione nel periodo preistorico (con svariati utilizzi, abitazione, ricovero temporaneo o luogo di sepoltura), a una connotazione più prettamente religiosa dalla protostoria all’età romana, fino al rispetto sacrale (e talora magico) di cui erano ammantate in età medievale. Dal punto di vista archeologico, lo studio delle grotte si è intrecciato fin dall’Ottocento con le ricerche geologiche e ancor più speleologiche, contribuendo a perfezionare il metodo stratigrafico ormai imprescindibile anche in campo archeologico. Compito delle Soprintendenze è identificare i siti che conservano depositi archeologici e provvedere alla loro tutela; altrettanto importante sarebbe realizzare un sistema di controllo che le protegga dalle manomissioni di clandestini o persone non attrezzate per la ricerca archeologica e magari, dove possibile, valorizzarle.

A Brisighella il convegno “Frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia”

Curato dagli archeologi di SABAP-BO Paolo Boccuccia, Rossana Gabusi, Chiara Guarnieri e Monica Miari, il volume  “…nel sotterraneo Mondo. La frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna tra archeologia, storia e speleologia” pubblica gli atti dell’omonimo convegno di Brisighella del 6 e 7 ottobre 2017. Raccogliendo le testimonianze, gli studi e i dati più recenti di geologi, archeologi, antropologi, speleologi, archeozoologi e archeobotanici sulla frequentazione delle grotte in Emilia-Romagna, l’opera riflette sul rapporto intercorso nei secoli tra l’uomo e le grotte dando conto del lavoro svolto dagli speleologi nelle grotte dei Gessi reggiani, bolognesi e nella Vena del Gesso romagnola e diventando quindi valido strumento di lavoro per chiunque intendesse avvicinarsi a questo argomento. Il volume fa parte della collana DEA, Documenti ed Evidenze di Archeologia, curata dalla soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.

Al via gli incontri del Gabo “…comunicare l’archeologia…”, un viaggio alla scoperta di etruschi, goti, bizantini, longobardi, veneti antichi, celti, romani, popoli mediterranei dell’età del Bronzo e abitatori delle terramara

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Approfondimenti ed escursioni collegate: è un programma molto articolato quello proposto dal gruppo Archeologico bolognese nel ciclo di conferenze del primo semestre 2018 “…comunicare l’archeologia…”: da febbraio a giugno 2018 sarà un appassionante viaggio alla scoperta di etruschi, goti, bizantini, longobardi, veneti antichi, celti, romani, e ancora: dai popoli mediterranei dell’età del Bronzo agli abitatori delle terramara. Il Gabo aderisce ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo Archeologico Bolognese collabora inoltre con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (MUV) di Castenaso. La sede di quasi tutti gli incontri, che si tengono al martedì alle 21, è quella tradizionale: il centro sociale “G. Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna.

Frammento di ceramica a figure rosse conservato al museo Archeologico nazionale di Adria

Il fascino di Persepoli, la capitale achemenide voluta dal re Dario

Il ciclo di conferenze del Gabo inizia martedì 20 febbraio 2018, alle 21, al “Costa”. La prima parte della serata sarà dedicata a presentare l’attività sociale febbraio-giugno 2018. Quindi Silvia Romagnoli, archeologa specializzata in Etruscologia e Travel Designer, con “Un giorno ad Adria. Vita quotidiana in un emporio etrusco nel Delta del Po”  ci porta a conoscere l’importante città portuale fin dalle origini, collocata lungo un ramo – oggi estinto – del Po. Prima emporio etrusco, quindi scalo fluviale commerciale greco nel V a.C., poi sostituito nel IV secolo a.C. dall’emporio etrusco di Spina. Adria divenne successivamente colonia dei Greci di Siracusa, quindi centro dei Galli e infine insediamento romano nel III secolo a.C. I più importanti reperti provenienti dalla città di Adria sono conservati al museo Archeologico nazionale di Adria: e il Gabo ha già programmato la gita ad Adria e al museo Archeologico nazionale per sabato 24 febbraio 2018, con la stessa Silvia Romagnoli e l’archeologa Maria Longhena: numerosissimi i frammenti di ceramica attica a figure nere e rosse esposti insieme ai vasellami di bronzo etruschi, riferibili principalmente al VI e V sec. a.C. quando il porto conobbe il suo periodo di massimo splendore. Dell’età ellenistica è invece la cosiddetta “Tomba della Biga”, una straordinaria sepoltura di tre cavalli con i resti metallici di un carro a due ruote. Per quanto riguarda l’epoca romana, i vetri di ottima qualità sono l’indizio della prosperità del luogo. Il ciclo continua martedì 27 febbraio 2018, sempre alle 21 al “Costa”, con un altro viaggio “in Iran”: Claudio Busi, cultore di storia documentarista e viaggiatore, il suo diario di viaggio in Iran arricchito con un filmato.

Il prezioso “missorium” d’argento rinvenuto a Cesena, un piatto di uso simbolico-celebrativo

La cosiddetta Dea di Caldevigo, bronzetto votivo al museo di Este

Il viaggio alla conoscenza dei popoli antichi riprende martedì 6 marzo 2018, sempre alle 21 al “Costa”, con Cinzia Cavallari, archeologa della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Bologna, che introduce la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, al museo civico Medievale di Bologna, dal 17 febbraio al 17 giugno 2018:  un viaggio nel tempo di quasi un Millennio che racconta le trasformazioni delle città e del territorio e l’affermarsi dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi: castelli, monasteri, edifici di culto e Comuni, i nuovi centri di potere, hanno scritto la storia dell’intera regione dal IV-V secolo agli inizi del XIV (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/27/a-bologna-medioevo-svelato-storie-dellemilia-romagna-attraverso-larcheologia-grazie-alle-scoperte-archeologiche-degli-ultimi-40-anni-una-mostra-al-museo-civico-m/). Anche in questo caso è prevista una visiyta guidata alla mostra in data ancora da definire. La settimana successiva, martedì 13 marzo 2018, si fa la conoscenza dei veneti antichi. L’archeologa Maria Longhena parlerà de “La civiltà atestina: genti e culture del Veneto antico”. All’incontro segue sabato 17 marzo 2018 la gita a Este con visita guidata al museo nazionale Atestino a cura di Maria Longhena e Silvia Romagnoli. Il museo nazionale Atestino illustra la civiltà dei Veneti antichi, che ha caratterizzato lo sviluppo sociale e culturale locale nel corso del I millennio a.C., in dinamico rapporto con il mondo etrusco, celtico e romano. Fin dal 1876 sono emerse a Este le più consistenti testimonianze di questa civiltà, oggi esposte nelle 11 sale del museo: descrivono la vita quotidiana, le manifestazioni artistiche, quelle della religiosità e dei rituali funerari, per ricostruire la società e sottolineare analogie e differenze con l’attualità.

Il logo del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”

La prima pagina del New York Times del febbraio 1922 con la notizia della scoperta della tomba di Tutankhamon

Sono viaggi diversi quelli proposti dagli ultimi tre incontri di marzo, per il primo dei quali si cambiano giorno, orario e sede. L’appuntamento è infatti domenica 18 marzo 2018, alle 16.30, al museo della Civiltà Villanoviana in via B.Tosarelli 191 a Castenaso (Bo), per “Le interviste impossibili” con Umberto Eco che intervista Muzio Scevola, testo di Umberto Eco. Marco Mengoli, archeologo e docente di italiano e storia alle scuole superiori, nella parte dell’intervistatore; Michele Gambetti nella parte di Muzio Scevola, protagonista di una nota leggenda romana dalla quale deriva il modo di dire “Mettere la mano sul fuoco riguardo a qualche cosa”, per indicare di essere sicuri su un determinato fatto o espressione: il suo gesto estremo. Introduce l’intervista Paola Poli, archeologa e curatrice del museo della Civiltà Villanoviana (MUV) di Castenaso. Martedì 20 marzo 2018, si torna al “Costa” alle 21,  per una passeggiata virtuale lungo la strada consolare che ha dato il nome a un’intera regione: “La via Emilia tra storia ufficiale e memoria privata” illustrata da Erika Vecchietti, archeologa specializzata in Archeologia Romana, che preparerà la visita di aprile alle mostre del progetto “2200 anni lungo la via Emilia”. L’ultimo incontro del mese, martedì 27 marzo 2018, alle 21 al “Costa”, con Graziano Tavan, giornalista e curatore dell’archeoblog “Archeologiavocidalpassato”, si affronta il rapporto tra archeologia e comunicazione: “Ricerca e divulgazione: archeologia sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones”, excursus su come è cambiato nei secoli il concetto di archeologia, per passare poi all’archeologia come disciplina e come ricerca sul campo, fino a quando uscendo dagli ambienti accademici l’archeologia diventa divulgazione per raggiungere il grande pubblico attraverso la comunicazione sui giornali, non solo in Italia.

Il manifesto della mostra “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità” al Foro Boario di Modena dal 25 novembre 2017 all’8 aprile 2018

La locandina della mostra “On the road – Via Emilia 187 a.C. – 2017” a Reggio Emilia

Il programma del mese di aprile apre sabato 7 con la gita a Modena e Reggio Emilia con Erika Vecchietti per le mostre sulla via Emilia. Al foro Boario di Modena la mostra “Mutina Splendidissima”, dove i reperti e le opere d’arte, accostati a preziose testimonianze provenienti da numerosi musei italiani, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) che fanno da contrappunto alla descrizione delle città dal periodo precedente la sua fondazione, avvenuta nel 183 a.C., alla decadenza verificatasi nella tarda età imperiale (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/24/mutina-splendidissima-la-citta-romana-e-la-sua-eredita-apre-a-modena-la-mostra-clou-per-i-2200-anni-della-fondazione-della-colonia-romana-sulla-via-emilia-che-racconta-le-origini/). Al Palazzo dei musei di Reggio Emilia c’è invece la mostra “On the road”, un percorso virtuale che ci permette di conoscere i segreti della via Emilia, la sua costruzione, le sue strutture, i suoi servizi, ma anche le città sorte lungo il suo tracciato e le popolazioni che le abitavano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/01/14/on-the-road-la-mostra-di-reggio-emilia-propone-una-riflessione-sulla-storia-della-via-emilia-e-sul-suo-fondatore-sul-significato-della-strada-nella-contemporaneita-in-un-itinerari/). Gli incontri riprendono martedì 10 aprile 2018, alle 21 al “Costa”, con “Nuove testimonianze archeologiche dalla città romana di Claterna”: Renata Curina, archeologa della soprintendenza di Bologna, Maurizio Molinari, archeologo dell’associazione “Civitas Claterna”, e Claudio Negrelli, archeologo responsabile scientifico dell’associazione “Civitas Claterna”, illustreranno i risultati della campagna di scavo 2017 che ha inaugurato un nuovo progetto triennale di ricerca focalizzato su due precisi settori dell’antica città di Claterna: la già nota Casa del Fabbro,  dove sono stati scoperti nuovi ambienti (un piccolo impianto termale e altri vani con pozzi e cucina) e l’area centrale destinata in antico agli edifici pubblici, che ha rivelato le imponenti strutture del teatro e di un secondo edificio dell’area pubblica (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/02/claterna-fu-promossa-da-m-vipsanio-agrippa-il-genero-di-augusto-i-risultati-della-campagna-di-scavo-2017-potrebbero-cambiare-la-datazione-della-citta-romana-sulla-via-emilia-tra-bologna-e-imola-sc/). Il martedì successivo, 17 aprile, alle 21 al “Costa”, Maurizio Cattani, dell’università di Bologna, affronta il tema “Isole di Storia. Esplorare il Mediterraneo nell’età del Bronzo”.

La terramara di Pragatto in provincia di Bologna

Si riprende martedì 8 maggio 2018, alle 21 al “Costa”, con Monica Miari, archeologa della soprintendenza di Bologna, che ci porta nel mondo delle terramara, tipo di insediamento apparso nella pianura padana a sud del Po durante l’Età del Bronzo, attorno al 1550 a.C.: si tratta di un villaggio di capanne costruite su un impalcato ligneo cinto da un argine e da un fossato. La denominazione viene dalla “terramarna” raccolta sui bassi rilievi emergenti della pianura e anticamente usata per concimare i campi. La conferenza illustra i “Nuovi dati dagli scavi della terramara di Pragatto”, la più importante e ricca terramara della provincia di Bologna, scoperta nel 1879 dall’archeologo Antonio Zannoni. Gli incontri chiudono martedì 15 maggio 2018, alle 21 al “Costa”: “Viaggio in Etruria con George Dennis: Vulci ”. Letture e commenti da “Cities and cemeteries of Etruria” di George Dennis e proiezione del documentario “Vulci” di Alan Badel a cura di Silvia Romagnoli. Ma il Gabo riserva un appuntamento anche in giugno: dal 5 al 10 giugno 2018, viaggio in Provenza sulle tracce delle vestigia romane e visita alla replica della famosa Grotta di Chauvet.