Dal 19 al 21 febbraio 2016 appuntamento a Firenze per Tourisma, il salone internazionale dell’Archeologia: decine di incontri con più di duecento relatori

L’auditorium del Palacongressi di Firenze gremito per l’Incontro nazionale di Archeologia Viva (foto Valerio Ricciardi, Roma)
È cominciato il conto alla rovescia: tra un mese, il 19 febbraio 2016, al Palacongressi di Firenze aprirà la seconda edizione di TourismA, il salone internazionale dell’Archeologia, con un ricco calendario di eventi. Oltre a convegni, incontri e workshop (più di venti nei tre giorni del Salone con circa duecentoventi relatori!) sono previsti quattro Archeolaboratori aperti alla partecipazione di grandi e piccoli, singoli, gruppi e scuole. Ospite d’onore di TourismA 2016 è l’archeologo Andrea Carandini che aprirà il XII Incontro Nazionale di Archeologia Viva con una lectio magistralis sulle origini di Roma, mentre il regista Pupi Avati interverrà per ricevere il Premio “R.Francovich” dal ministro Dario Franceschini. Lunghissimo è l’elenco delle grandi personalità del mondo dell’archeologia, della storia, dell’arte e della comunicazione che interverranno nei tre giorni di TourismA, dal 19 al 21 febbraio 2016. Vediamo, a grandi linee, il programma degli eventi, anche se non è ancora quello definitivo.
VENERDÌ 19 FEBBRAIO 2016. Tre i temi particolarmente significativi del primo giorno di lavori. Professione archeologo: all’auditorium (9-13), “Formazione ricerca tutela professione: l’archeologia italiana agli inizi del Terzo millennio”; cui segue nel pomeriggio in sala Verde (14-18), “Archeologi nella società. Archeologia per la comunità”, assemblea nazionale dell’associazione nazionale Archeologi. Prima parte del XII Incontro nazionale di Archeologia Viva, all’auditorium (14.15-18.45): oltre alla lectio magistralis di Carandini, un ricordo dell’archeologo Khaled Asaad, custode dei tesori di Palmira, trucidato dall’Isis con interventi di Paolo Matthie (“La Siria in fiamme”), Viviano Domenici (“Salvare i tesori dalla furia dell’Isis”) e il il film di Alberto Castellani “Khaled al-Asaad: quel giorno a Palmira”. Terzo grande tema: l’archeologia nei territori di guerra. In Sala Verde (9.30-13) e in Sala Onice (14.30-17), “Spes contra Spem: archeologia e ricerca italiana all’estero al tempo della crisi”: sarà un viaggio alla scoperta delle missioni italiane: Phoinike in Albania (Sandro De Maria), Harwa in Egitto (Francesco Tiradritti), Erbil nel Kurdistan iracheno (Luca Peyronel), Afghanistan (Anna Filigenzi), Dmanisi in Georgia (Lorenzo Rook), Althiburos in Tunisia (Gilberto Montali), Gortina di Creta (Enzo Lippolis), Gerico in Palestina (Lorenzo Nigro).

Il paleontologo Lee Berger, capo della missione in Sudafrica, mostra un fossile di Homo Naledi trovato nella grotta Rising Star
SABATO 20 FEBBRAIO 2016. La seconda giornata si apre all’auditorium (9-12.15) con un focus su “Vecchi e nuovi direttori: riusciranno i nostri eroi?”, con le testimonianza da Reggio Calabria a Napoli, da Taranto a Paestum; cui segue (12.15-13) la consegna del premio “R.Francovich” al regista Pupi Avati. Nel pomeriggio , sempre all’auditorium (14.15-18.15), la seconda parte del XII Incontro nazionale di Archeologia Viva, si sofferma con Damiano Marchi sulla scoperta in Sudafrica dell’Homo Naledi; riflette con Franco Cardini sul Califfo e l’ipocrisia dell’Occidente; invece Daniele Morandi Bonacossi prende spunto dalla mostra di Aquileia per introdurre il progetto “L’archeologia ferita. Aquileia ponte tra Occidente e Oriente”; infine Alberto Angela si sofferma sulla millenaria storia della basilica di San Pietro tra arte e archeologia. Per chi cerca curiosità o scoperte particolari, da segnalare in Sala Verde (9-12.30), “Toscana archeologica: ultime scoperte tra il mare e l’Appennino”; in Sala 4 (16-17.30), la “Cultura villanoviana: nuovi dati dalle necropoli di Verucchio”; infine il convegno-workshop in Sala 4, “Sudan, il regno dei faraoni neri”.
DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016. Il terzo e ultimo giorno di Tourisma è praticamente monopolizzato in auditorium (8-18) dalla terza parte del XII incontro nazionale di Archeologia Viva. Il film “Petra. La città perduta” di Gary Glassman apre i lavori. La mattina passa dall’archeologia della Magna Grecia: archeologia pubblica nella valle dei Templi di Agrigento (Giuseppe Parello), pitture campane e paestane a Paestum (Angela Pontrandolfo), ricerche in corso a Pompei (Massimo Osanna). Alla letteratura greca: Luciano Canfora parla di Tucidide e Giorgio Ieranò di Omero. Nel pomeriggio, Sebastiano Tusa ci porterà nei fondali delle Egadi e delle Eolie e Maria Ausilia Fadda nei santuari nuragici. Gran finale con Valerio Massimo Manfredi e Lorenzo Braccesi sulle donne nell’antichità.
L’inaugurazione ufficiale di Tourisma 2016 è in programma giovedì 18 febbraio alle 20.45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza del sindaco Dario Nardella, del soprintendente all’Archeologia della Toscana Andrea Pessina e del direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti. Louis Godart, accademico dei Lincei e consigliere del Presidente della Repubblica per il patrimonio culturale, terrà una conferenza su “Una civiltà per l’Europa”. Ingresso con prenotazione obbligatoria. L’accredito nominativo va richiesto per e-mail a: archeologiaviva@ giunti.it.
Pompei. Si restaura la Schola Armaturarum a più di cinque anni dal crollo che costò il posto al ministro Bondi. Dalle macerie della Domus dei Gladiatori al Grande Progetto Pompei

6 novembre 2010: a Pompei è crollata la Domus dei Gladiatori, dove si allenavano gli atleti nell’antica Pompei
“Gravissimo danno al patrimonio artistico italiano: a Pompei è crollata l’intera Domus dei Gladiatori, così chiamata perché al suo interno gli atleti si allenavano e nella quale deponevano le armi all’interno di alcuni incassi ricavati nei muri”. Iniziava così l’articolo del Corriere della Sera on line del 6 novembre 2010, annunciando il crollo della Schola Armaturarum che sarebbe costato il posto al ministro per i Beni culturali dell’epoca, Sandro Bondi (si dimise nel marzo dell’anno successivo). “Secondo quanto si apprende dalla soprintendenza – continua-, vi erano anche dipinti nella parte sottostante il perimetro della sala. L’edificio, che si apre su via dell’Abbondanza, la strada principale della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C., era visitabile solamente dall’esterno ed era protetto da un alto cancello in legno. Il crollo, secondo primi accertamenti, è avvenuto intorno alle ore 6 ed è stato notato dai custodi appena arrivati al lavoro verso le ore 7.30. L’area è stata transennata e non è possibile accedere. È stato predisposto un percorso alternativo per i turisti”. E poi il primo commento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: “Quello che è accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l’Italia. E chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al più presto e senza ipocrisie”. La risposta del ministero fu immediata per voce di Roberto Cecchi, segretario generale del Mibac: “Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo. La cura di un patrimonio delle dimensioni di quello di Pompei e di quello nazionale non lo si può affidare ad interventi episodici ed eclatanti. La soluzione è la cura quotidiana, come si è iniziato a fare per l’area archeologica centrale di Roma e per la stessa Pompei”. E il ministro Bondi: “Quanto è accaduto ripropone la necessità di disporre di risorse adeguate per provvedere a quella manutenzione ordinaria che è necessaria per la tutela e la conservazione dell’immenso patrimonio storico artistico di cui disponiamo. Il crollo ha interessato le murature verticali Schola Armaturarum che erano state ricostruite negli anni Cinquanta, mentre parrebbe essersi conservata la parte più bassa, la parte cioè che ospita le decorazioni affrescate, che quindi si ritiene che potrebbero essere recuperate. Allo luce dei primi accertamenti, il dissesto che ha provocato il crollo parrebbe imputabile ad uno smottamento del terrapieno che si trova a ridosso della costruzione per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni e del restauro in cemento armato compiuto in passato”.
Sono passati più di cinque anni da quel tragico crollo che portò il sito di Pompei all’attenzione del mondo. E dall’antica città romana, distrutta nel 79 d.C. da un’eruzione del Vesuvio, arrivano finalmente buone notizie: avviati gli interventi di recupero della Schola Armaturarum, posta su via dell’Abbondanza, all’angolo con il vicolo di Ifigenia (Regio III, Insula 3, Civico 6). Dopo il dissequestro dell’edificio nello scorso mese di dicembre, ricorda la soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, sono iniziati i lavori di recupero di quello che un tempo fu luogo di riunione di una associazione militare. Gli interventi attuali consistono nella realizzazione di coperture a protezione delle pareti affrescate originali, ovvero di quelle porzioni di mura che già miracolosamente si salvarono al bombardamento del 1943 e a cui negli anni ’50 seguì il restauro delle parti crollate e il rimpiazzo in cemento armato del soffitto. Gli interventi di copertura sono propedeutici agli interventi di messa in sicurezza dell’edificio, in attesa di valutare la possibilità di ricostruire in futuro le parti crollate, già non più originali a seguito del bombardamento e ridar così forma e volume idealmente all’edificio. Termine dei lavori febbraio 2016. Quindi in un secondo momento si valuterà se ed eventualmente come ricostruire la “Schola”.

Il governo Berlusconi avviò un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi sfociato nel Grande progetto Pompei
Dopo il crollo del novembre 2010, il governo Berlusconi, attraverso i ministri prima Galan, subentrato a Bondi, e poi Fitto, avviò su sollecitazione del commissario europeo Johannes Hahn un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi, perfezionato dal governo Monti (ministri Barce e Ornaghi). L’area venne intanto sottoposta a sequestro dalla procura di Torre Annunziata. Il Grande progetto Pompei da 105 milioni di euro fu inviato all’Ue a dicembre 2011 e approvato a febbraio 2012, i primi bandi pubblicati ad aprile. Ma per lunghi mesi la Schola è rimasta così, recintata e inaccessibile, coperta da teli bianchi a ricordare a visitatori e istituzioni che Pompei resta un luogo fragile, dove non bisogna mai smettere di vigilare e intervenire. “Il dissequestro della Schola armaturarum avvenuto nel corso dell’anno appena conclusosi (2015, ndr) e, finalmente, l’inizio dei lavori di copertura delle pareti affrescate originali, ovvero di quelle porzioni di mura che già miracolosamente si salvarono al bombardamento del 1943 cui seguì il restauro delle parti crollate e il rimpiazzo in cemento armato del soffitto”, sottolinea il soprintendente Massimo Osanna, “si colloca in un momento “storico” che non può che risultare simbolico. I lavori partiti due settimane fa sono anch’essi espressione di quella rinascita generale del sito che, finalmente, viene percepita dal pubblico e dalla stampa, ma che soprattutto coincide con attività concrete, quelle dei cantieri del Grande progetto e di interventi a lungo attesi, come questo della Schola. L’obbiettivo finale al quale stiamo lavorando è, al momento, quello di proteggere le strutture dell’edificio per poi pensare alla migliore soluzione di restauro dello stesso, che soprattutto consenta al pubblico di continuare a godere tangibilmente di un altro pezzo della storia di questa città antica”.
La struttura di copertura temporanea consisterà in tre ali larghe di circa tre metri, che seguono e inglobano il perimetro dell’edificio storico, con appoggi disposti all’interno dello stesso e lungo il perimetro esterno. Il perimetro della struttura sarà schermato da un sistema di teli microforati di pvc, stampati con testi e immagini sull’intervento in corso così da permettere una buona visibilità interna, una certa schermatura dall’irraggiamento solare diretto e una buona comunicazione per la fruizione e valorizzazione turistica. Previsto anche il diserbo di tutta l’area della Schola, la risagomatura del terreno dell’ambiente a nord dell’ambiente principale e la formazione di una trincea drenante retrostante alla parete ovest. Una volta montata, le murature affrescate saranno liberate dai teloni plastici che le hanno protette per questi cinque anni, e potranno entrare in campo i restauratori, per operare al coperto e senza che pioggia o sole interferiscano con le operazioni. Gli interventi in programma per un valore complessivo di circa 80mila euro sono stati coordinati dal responsabile unico del procedimento Cesira d’Innocenzo, dal direttore archeologo dei lavori Paolo Mighetto e dal direttore operativo archeologo Mario Grimaldi, dal coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione Mariano Nuzzo e per il rilievo laser scanner dall’architetto Raffaele Martinelli. “Abbiamo immaginato una struttura reversibile”, spiega l’architetto Paolo Mighetto, del gruppo di progettazione della segreteria tecnica della soprintendenza Pompei, “semplicemente appoggiata sul manufatto antico. Dopo il restauro conservativo delle pareti ovest, nord ed est della Schola, sulla base dei risultati scientifici che avremo acquisito si potrà procedere alla sistemazione definitiva dell’edificio”.
Pompei. Per le festività negli scavi due percorsi guidati alla scoperta delle sei domus appena restaurate e aree normalmente chiuse come l’anfiteatro e la grande palestra
Vacanze di Natale speciali a Pompei con due itinerari pensati proprio in occasione della riapertura delle sei domus restaurate lungo via dell’Abbondanza alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi e del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/12/23/pompei-alla-vigilia-di-natale-il-premier-renzi-inaugura-sei-domus-ricche-di-affreschi-sulla-via-dellabbondanza-restaurate-nellambito-del-grande-progetto-pompei/): sono la Fullonica di Stephanus, la Casa del Criptoportico, la Casa di Paquius Proculus, la Casa del Sacerdos Amandus, la Casa di Fabius Amandio e la Casa dell’Efebo. Il restauro degli ambienti è stato portato a termine dalla soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia grazie ai fondi del Grande Progetto Pompei, che ammontano in totale a 105 milioni di euro e che stanno restituendo splendore al grande sito archeologico, dopo anni di crolli e danneggiamenti dovuti alla mancanza di manutenzione. Tra i siti riaperti spicca uno degli edifici storicamente più ammirati dai turisti, la Fullonica di Stephanus, che era una tintoria per il trattamento delle stoffe che venivano colorate in una grande vasca posta al centro dell’edificio.
Dunque due percorsi speciali. Fino al 10 gennaio (con la sola eccezione del 1° gennaio, quando l’area archeologica di Pompei sarà chiusa) Scabec (società campana per i beni culturali) propone con il circuito Campania-Artecard due percorsi inediti che guideranno gli ospiti alla scoperta delle domus appena restaurate e di aree normalmente chiuse al pubblico. Le visite sono comprese nel biglietto d’ingresso agli Scavi ma è necessario prenotarsi. Disponibilità fino a esaurimento posti. Per informazioni e prenotazioni 800.600601, cellulari ed estero +39.06.39967650, www.campaniacard.it. I percorsi speciali di Campania-Artecard a Pompei sono realizzati dalla Scabec, la società campana beni culturali, che ha curato anche il progetto “Pompei, un’emozione notturna”, le visite notturne guidate spettacolarizzate che si sono tenute durante l’estate ed ha prodotto il cortometraggio promozionale di Pappi Corsicato “Pompei, eternal emotion”.
Il primo percorso, “Di domus in domus” (visite dalle 10 alle 15 – biglietteria di piazza Esedra – tutti i giorni tranne il 1° gennaio) prevede la visita all’antica “tintoria” Fullonica di Stephanus dove sarà illustrato il trattamento dei tessuti utilizzato dagli antichi romani, ai quattro ambienti termali della Casa del Criptoportico, alla Casa di Paquius Proculus con le sue scritte elettorali, alla Casa del Sacerdos Amandus con le pitture del triclinio che riprendono le imprese degli eroi e all’attigua Casa di Fabius Amandio un esempio di piccola casa del ceto medio e infine alla Casa dell’Efebo, una ricca dimora di mercanti che si distingue per il lusso e il fasto delle decorazioni delle pareti e dei pavimenti. Il secondo percorso proposto è “Memorie e suggestioni – viaggio dal 79 d.C. ad oggi” (visite alle 11, 13, 15 – biglietteria di Porta Anfiteatro tutti i giorni tranne il 1 gennaio) che prevede la visita all’Anfiteatro e alla Piramide, realizzata dall’architetto Francesco Venezia che custodisce i calchi, e la Palestra Grande, un tempo utilizzata per l’educazione fisica della juventus e arricchita dalla mostre degli affreschi provenienti dalla Villa di Moregine.

Il soprintendente Massimo Osanna con il regista Pappi Corsicato e la presidente di Scabec, Patrizia Boldoni
Massimo Osanna soprintendente speciale per Pompei, Ercolano e Stabia è soddisfatto: “Sei domus restituite alla fruizione, una attività globale di restauro e messa in sicurezza per la salvaguardia del sito e finalmente una grande attenzione alla valorizzazione e alla promozione dell’area archeologica. È il traguardo che la soprintendenza di Pompei ha raggiunto per il 2015 grazie al grande impegno di funzionari e tecnici della soprintendenza, del Grande Progetto Pompei e di Invitalia, che hanno dato il loro massimo per garantire risultati nel rispetto del cronoprogramma stabilito dall’Unione Europea. Ritengo si tratti di un importante successo sia per Pompei, in termini di opere concrete realizzate per il sito, sia per la soprintendenza che ha raggiunto un modello di lavoro di alto livello capace di far interagire, in un programma interdisciplinare di confronto e di studio, professionisti e tecnici di varia provenienza, non dimenticando il coinvolgimento anche di prestigiose università e istituzioni italiane e straniere. Chiudere il 2015 nel pieno fermento delle attività dei cantieri, avendo al tempo stesso ampliato l’offerta di visita al sito, è di grande auspicio per il futuro di Pompei”.
Pompei. Alla vigilia di Natale il premier Renzi inaugura sei domus ricche di affreschi sulla via dell’Abbondanza, restaurate nell’ambito del Grande Progetto Pompei
Sotto l’albero Pompei regala l’apertura di cinque domus e una bottega artigiana: sei “gioielli” del sito archeologico lungo la centralissima via dell’Abbondanza (l’arteria principale dove si svolgeva la vita nell’antica città romana) finora neppure presenti sulla mappa degli itinerari proposti dalla soprintendenza e in alcuni casi neppure segnalati da una targa all’esterno dell’edificio. Restaurate nell’ambito dei lavori del Grande progetto Pompei, le sei domus sono: la Fullonica di Stephanus, la casa del Criptoportico, la casa di Paquio Proculo, la casa del Sacerdos Amandus, la casa di Fabius Amandius e la casa dell’Efebo. Stavolta Pompei finisce in prima pagina per una notizia positiva: niente crolli, danneggiamenti, o cancelli chiusi per assemblea sindacale. L’eccezionalità e importanza dell’evento è sottolineata dalla presenza non solo del ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ma dello stesso presidente del Consiglio, Matteo Renzi. È stato proprio il premier a chiedere al suo ministro di spostare la cerimonia di inaugurazione a giovedì 24 dicembre 2015. L’appuntamento era inizialmente fissato per mercoledì 23, poi il cambio di programma. Confermato su Facebook dallo stesso Renzi: “Al lavoro in questi giorni prenatalizi. Giovedì 24 inauguriamo la riapertura di sei domus a Pompei che finalmente fa notizia per i restauri e non più per i crolli”. L’appuntamento è alle 11. Col premier Renzi – alla seconda visita dopo quella dello scorso aprile – ci saranno il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il soprintendente Massimo Osanna e il direttore del Grande Progetto Giovanni Nistri. Sarà l’occasione per fare il punto della situazione negli scavi. Il Grande Progetto Pompei termina ufficialmente il 31 dicembre, ma andrà avanti anche nella programmazione Fesr 2014-2020 così da fare in modo che venga spesa l’intera somma di 105 milioni di euro prevista. Dopo il 31 dicembre la segreteria del Grande Progetto verrà assorbita dalla soprintendenza, e scadrà anche il mandato di Nistri. La struttura di supporto, ovvero 17 unità tra cui molti ufficiali dei carabinieri, cesserà di operare. Una preoccupazione in più per l’ente a cui capo c’è Massimo Osanna.
Come si diceva, le sei domus restaurate grazie ai fondi del Grande Progetto Pompei, dopo decenni di buio e incuria, tornano a presentarsi in tutto il loro splendore con gli affreschi, gli apparati decorativi e i mosaici che hanno ritrovato la luce e i colori di quando riaffiorarono dalle ceneri dopo mille e settecento anni. Le domus affacciano tutte su via dell’Abbondanza. Vediamole. La Fullonica di Stephanus è all’incrocio con il vicolo del Citarista. Tra gennaio e luglio 2014 sono stati eseguiti interventi di manutenzione e ripristino delle coperture, reintegrazioni murarie, attività di scavo e ripulitura per riportare alla luce i piani originari. Proprio grazie agli scavi, è stato possibile individuare il percorso di approvvigionamento e di deflusso delle acque, funzionale fin dall’origine alle lavorazioni che si svolgevano all’interno della fullonica. Durante le attività di cantiere è stato deciso di utilizzare il percorso dell’antica canalizzazione di deflusso, per sistemare un impianto di smaltimento delle acque piovane provenienti dal giardino, senza dover realizzare nuovi scavi. Sono serviti altri 10 mesi di lavoro e ulteriori 315mila euro, in aggiunta al milione, per far risplendere i decori della fullonica.
Lì vicino c’è il Criptoportico, uno dei primi cantieri aperti. La dimora prende nome dalla presenza lungo tre lati del giardino quadrangolare di un portico sotterraneo fenestrato – criptoportico appunto – sul quale si aprivano una stanza di soggiorno (oecus) e ambienti termali. L’intervento di restauro, 304mila euro, si è sviluppato in tre fasi: il consolidamento e restauro delle strutture antiche, con integrazione dei precedenti restauri; la restituzione della volumetria originaria attraverso la ricostruzione spaziale con strutture in legno di ciò che era andato perduto anche a seguito del bombardamento del 1943. Un importante intervento a salvaguardia degli affreschi ha, inoltre, interessato il deflusso delle acque meteoriche attraverso opere di drenaggio nel giardino. Quindi si incontra la casa di Paquio Proculo, per il cui restauro è stato speso circa un milione. Quindi si apre la casa di Sacerdos Amandus famosa per le iscrizioni sulle pareti esterne dell’edificio: a fianco della porta di ingresso la scritta di sostegno al sacerdote e l’iscrizione in osco “Spartacs” su uno dei gladiatori raffigurati sulla parete destra del vestibolo. Per il restauro degli affreschi spesi 50mila euro per gli apparati decorativi. Proseguendo il viaggio nella città archeologica, si arriva alla dimora di Fabius Amandus, che ha un piccolo corridoio di accesso che immette direttamente nell’atrio, caratterizzato da un giardino e da una piccola piscina semicircolare, alimentata direttamente dall’acqua piovana. Infine c’è la casa di Efebo che si trova nell’omonimo vicolo, sul lato destro di via dell’Abbondanza. Per la prima tranche di lavori, il restauro architettonico, sono serviti 500mila euro e 716 giorni. La casa è conosciuta anche con il nome di Cornelio Tagete, per il ritrovamento di una statua in bronzo di un efebo, utilizzata come portalampada: la casa è il frutto dell’unione di più abitazioni ed era divisa in un quartiere riservato alla famiglia ed uno di rappresentanza con decorazioni o in stucco o a mosaico. Per il recupero degli apparati decorativi, invece, sono stati spesi altri 900mila euro e impiegati ulteriori nove mesi di lavoro.
La tragedia di Pompei rivissuta in 10 intensi minuti con i turisti protagonisti nel corto “Pompei eternal emotion” di Pappi Corsicato al museo Archeologico di Napoli
“I turisti dell’area archeologica diventano dei calchi contemporanei, restano immobili, ma dal tremolio degli abiti, dal vento tra i capelli, da uno sbattere di ciglia si percepisce che quella staticità conserva in sé l’essenza della vita. Ed è proprio questo il potere seduttivo di Pompei, la città ferma nel tempo, che ha vissuto la più grande catastrofe dell’antichità, un’atroce sepoltura che è stata allo stesso tempo la sua consacrazione all’eterno”, spiega Pappi Corsicato, regista pluripremiato, dall’inconfondibile linguaggio visivo, che ha scelto di raccontare una giornata pompeiana dalle prime luci dell’alba sino al tramonto. Dieci minuti per rivivere la tragedia di Pompei, l’emozione di sentirsi protagonisti della storia in una città dove il tempo si è fermato a quei drammatici giorni di autunno del 79 d.C. quando si risvegliò il Vesuvio. Si chiama “Pompei, eternal emotion” il cortometraggio di Pappi Corsicato, prodotto dalla Scabec – Società Campana Beni Culturali – per conto della Regione Campania, presentato nei giorni scorsi in anteprima al Torino Film Festival nella sezione Onde 2015, che sarà proiettato a Napoli, il 30 novembre 2015, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Napoli durante un appuntamento speciale organizzato da Scabec, dedicato a Pompei, alla presenza del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, del presidente della Scabec Patrizia Boldoni, del direttore del museo Archeologico Paolo Giulierini e del soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia Massimo Osanna. Sarà presente anche il regista Pappi Corsicato e coloro che hanno collaborato al corto.
“Pompei, eternal emotion” nasce come un video promozionale, ma si è subito rivelato un piccolo capolavoro, con la forza poetica e artistica di un film che in dieci minuti riesce a trasmettere l’emozione di un fermo immagine nella storia. “Sono molto felice di dare inizio alla mia presidenza con la proiezione di un film così poetico”, sottolinea il Presidente della Scabec Patrizia Boldoni. “Un progetto che corrisponde, con la sua straordinaria qualità, alla nostra idea di valorizzazione del patrimonio culturale regionale. Nasce da una collaborazione proficua tra la Regione Campania, il MIBACT e la Scabec che intendiamo ancor più intensificare, per essere di supporto alle azioni strategiche di rilancio e sviluppo dei beni culturali, con progetti che possano rappresentare una vera svolta in termini di fruizione e promozione”.
Luoghi, persone, case, affreschi, calchi, tutto appare in sequenza come un lungo affascinante viaggio che trascina e incanta lo spettatore; un viaggio reso ancora più emozionante dalla bellissima colonna sonora. “L’idea di mettere in scena dei calchi viventi (i turisti che si sono gentilmente prestati a partecipare a questo video) – spiega il regista – è nata dal voler evocare lo struggente e contraddittorio sentimento della vita e della morte che convive quando si è a Pompei . Da una parte la vitalità che procede in una direzione e da un’altra la fissità più assoluta”.
“Pompei, eternal emotion” fa parte di un progetto di valorizzazione della Regione Campania realizzato dalla Scabec (Società regionale beni culturali) dal titolo “Pompei, un’emozione notturna” finanziato da fondi POIn “Attrattori culturali, naturali e turismo” FERS 2007-2013 Linea d’intervento II.2.1 , che oltre alla produzione del film, ha incluso un programma per tutta l’estate 2015 di visite guidate e passeggiate notturne a Pompei, illuminata e resa magica da installazioni d’arte e un ciclo d’incontri culturali con scrittori e personalità del mondo dell’arte, dell’archeologia e della comunicazione. Il regista Pappi Corsicato vive tra Napoli e Roma. Ha esordito nel cinema nel 1994 vincendo con Libera il Nastro d’Argento come migliore opera prima. Nel 1995, dirige “I buchi neri”, nel 1997, partecipa al film collettivo “I Vesuviani” con l’episodio “La stirpe di Iana”, interpretato da Anna Bonaiuto e Iaia Forte. Dopo il cortometraggio “I colori della città celeste” (1998), sull’installazione di Mario Merz a piazza Plebiscito, Pappi Corsicato ha diretto “Chimera” (2001), con Iaia Forte, Tomas Arana, Marit Nissen e Franco Nero. Si è dedicato molto all’arte contemporanea realizzando oltre 28 tra cortometraggi e documentari, dedicati agli artisti più importanti del panorama internazionale. È ritornato al cinema portando a Venezia il film “Il seme della discordia” e nel 2011 con la commedia “Il volto di un’altra”. Tra i suoi ultimi lavori, una serie fortunata di documentari per il web del Corriere della Sera, dal titolo “L’Italia che non ti aspetti”.
A Pompei il fascino dell’archeologia della morte, progetto internazionale nella necropoli di Porta Nola: trovata una rarissima tomba di neonato
Urne cinerarie, tombe monumentali e anche una delle rare sepolture infantili. È il risultato di una campagna archeologica “della morte”, condotta nel mese di agosto da una missione congiunta della British School at Rome, de l’Ilustre Colegio Oficial de Doctores y Licenciados en Letras y Ciencias de Valencia y Castellòn – Departamento de Arqueologia, del Museo de Prehistoria e Historia de La Diputación De Valencia, in collaborazione con la soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, che ha indagato alcune sepolture poste all’esterno di Porta Nola, a Pompei. Studiare i sepolcri per raccontare la vita, le abitudini alimentari, le caratteristiche fisiche, i costumi è l’obiettivo del progetto “archeologia della morte” per saperne di più sulla popolazione di Pompei insieme alle abitudini alimentari, lo stile di vita ed i costumi funerari. Il progetto si è concentrato sulle sepolture di Porta Nola perché offrono un esempio emblematico dei diversi ceti sociali che si specchiano nei diversi tipi di sepolture. Dunque è con l’obiettivo di ricostruire gli “stili di vita” della popolazione ai tempi dell’eruzione del Vesuvio che un gruppo di studiosi inglesi e spagnoli in collaborazione con la soprintendenza Speciale per Pompei, Ercolano e Stabia, si è impegnato in una campagna di scavo che per tutto il mese di agosto, quello che nei secoli resterà sempre legato alla distruzione delle città vesuviane nel 79 d.C., ha indagato all’esterno di Porta Nola.
La scoperta più eclatante di quest’ultima campagna di scavo, che ha fornito nuovi tasselli di conoscenza sull’uomo d’epoca romana, è stata il ritrovamento di una rara tomba di infante. Fino al I secolo dopo Cristo, infatti, i defunti venivano inceneriti, tranne i neonati ancora senza denti, che erano inumati. Tra i ritrovamenti, anche frammenti di osso lavorato che decorava il letto funebre su cui fu incinerato uno dei defunti. “È un momento particolarmente importante per Pompei che sta vivendo un grande fermento per le attività di restauro del Grande Progetto, ma anche per le scoperte che stanno emergendo dalle numerose campagne di scavo”, spiega il soprintendente Massimo Osanna. “Le indagini in corso a Porta Nola dimostrano che a Pompei non si promuove solo la conservazione dell’area archeologica ma anche lo studio e la ricerca attraverso collaborazioni interdisciplinari e internazionali che coinvolgono università e istituzioni di più Paesi e che continua a dare risultati straordinari per l’indagine e l’approfondimento scientifico. Altre campagne di studio si stanno conducendo anche alla Necropoli di Porta Nocera dove sono all’opera i francesi dell’Università di Lille e l’Ècole francaise de Rome per le attività di scavo e i tedeschi del Pompeii Sustainable Project con un progetto di conoscenza e conservazione. Il tema della tragedia e della morte a Pompei – nota Osanna – è dunque particolarmente all’attenzione sia nei programmi di studio che nei progetti di valorizzazione, come nel caso della mostra “Pompei e l’Europa – Rapiti alla morte” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/06/06/rapiti-alla-morte-una-piramide-nellanfiteatro-per-i-calchi-di-pompei-parte-della-grande-mostra-pompei-e-leuropa-allarcheologico-di-napoli-che-racconta-la-sug/)”.
La necropoli di Porta Nola è composta da tre tombe, tra cui quella di M. Obellio Firmo dove sono state trovate urne cinerarie e frammenti combusti di ossa umane attribuibili forse a Obellio Firmo e frammenti di osso decorato con evidenti tracce di combustione appartenenti al letto funerario su cui era posto il cadavere sulla pira. Gli scavi hanno messo in luce il trivio e il piano di calpestio della tomba di una sacerdotessa di Cerere. Sono stati inoltre approfonditi gli studi sui 15 cadaveri di fuggitivi nel fango dell’eruzione del 79 d.C., recuperati nello scavo del 1976-1978, di cui è stato possibile fare il calco. Il loro studio, cominciato nel 2012, si è concentrato principalmente sulla ricostruzione delle parti del corpo dei singoli individui, la stima del sesso e dell’età di ciascuno di essi, l’analisi delle caratteristiche morfologiche per determinare la loro possibile vicinanza biologica e allo stesso tempo identificare le patologie ossee e dentali.
Memoria e riuso dell’antico dal neoclassico al post-classico: tre giornate di studio tra Pompei e Napoli a corollario della mostra “Pompei e l’Europa 1748-1943”
L’antico e il mondo classico hanno sempre avuto un effetto profondo sull’uomo, sia come fonte di ispirazione formale e di gusto, che come incubatore di valori “assoluti” quali la bellezza, l’armonia, la perfezione e la misura. Non è un caso che a partire dalla loro fortuita scoperta nella prima metà del XVIII secolo, e fino al XX, le città di Ercolano e Pompei abbiano attratto artisti, intellettuali, studiosi e curiosi da tutto il mondo. Così la mostra “Pompei e l’Europa 1748-1943” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/06/06/rapiti-alla-morte-una-piramide-nellanfiteatro-per-i-calchi-di-pompei-parte-della-grande-mostra-pompei-e-leuropa-allarcheologico-di-napoli-che-racconta-la-sug/), un grande progetto espositivo al museo Archeologico Nazionale di Napoli e all’Anfiteatro degli Scavi di Pompei per raccontare la suggestione evocata dal sito archeologico di Pompei sugli artisti e nell’immaginario europeo, dall’inizio degli scavi nel 1748 al drammatico bombardamento del 1943, diventa occasione proprio per riflettere e approfondire questo rapporto dell’uomo con l’immortale suggestione dell’antico, attraverso le Giornate internazionali di studi “Pompei e l’Europa. Memoria e riuso dell’antico dal neoclassico al post-classico”, promosso dalla soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia e dalla Seconda Università degli Studi di Napoli, da mercoledì 1° luglio a venerdì 3 luglio 2015 all’auditorium di Pompei e, per l’ultima giornata, alla Seconda Università di Napoli, sala degli affreschi in S. Andrea delle Dame.
Il fascino dei frammenti del passato e dei resti mutili della civiltà classica ha stimolato la curiosità di artisti e studiosi e con essa quella pratica all’imitazione, sovrapposizione, ridefinizione e rielaborazione dei modelli il cui ri-utilizzo veniva appunto percepito come un esercizio di stile, una ricerca del bello e dell’evasione. Pensiamo ai soggetti pompeiani dei raffinati dipinti di Joseph-Marie Vien o di Antonio Canova, alle ceramiche prodotte dalla Real Fabbrica della Porcellana di Napoli, ai mobili tratti dai modelli antichi da Righetti o Lavillain, o, ancora, alle ardite ipotesi di restauro degli architetti francesi ospiti dell’accademia romana, fino alle ricostruzioni in stile di Alfred Normand a Parigi e di Friederich Von Gartner a Aschaffenburg. Nel Novecento la suggestione del passato trova spazio poi nei nuovi media, rivivendo nelle sorprendenti scenografie del cinema muto (The last days of Pompei di Mario Caserini ed Eleuterio Ridolfi, 1913), nella “moderna classicità” di Sironi come “oggetto ideologico delle politiche della memoria”, o nel dissacrante riuso di icone di culto di Pistoletto come muse inquietanti, pezzi da scomporre in frammenti monchi, capaci di esprimere la fragilità dell’essere contemporaneo.

I calchi restaurati per la mostra “Rapiti alla morte” nell’allestimento dell’architetto Francesco Venezia
Le giornate, con la partecipazione di studiosi e ospiti autorevoli, si aprono mercoledì 1° luglio alle 15.30 all’auditorium di Pompei. Tra gli interventi previsti, quello del soprintendente Massimo Osanna – dal titolo “Rapiti alla morte” – approfondirà il tema dei calchi pompeiani illustrando più da vicino l’omonima sezione della mostra allestita nell’anfiteatro degli Scavi e di cui è curatore con Adele Lagi. Giovedì 2 luglio si prosegue con una serie di dibattiti sulla fortuna di Pompei e sul suo immenso patrimonio, per concludere venerdì 3 alla Seconda Università degli Studi di Napoli, nella Sala degli affreschi in S. Andrea delle Dame, con uno sguardo al contemporaneo e alla fotografia. A seguire, nella sede del museo Archeologico Nazionale di Napoli, la visita alla mostra “Pompei e l’Europa 1748-1943” guidata da Luigi Gallo, curatore insieme a Massimo Osanna e Maria Teresa Caracciolo.
“Rapiti alla morte”: una piramide nell’anfiteatro per i calchi di Pompei parte della grande mostra “Pompei e l’Europa” all’Archeologico di Napoli che racconta la suggestione evocata dal sito di Pompei sugli artisti e nell’immaginario europeo

La piramide realizzata nell’anfiteatro di Pompei per la mostra “Rapiti alla morte” sezione di “Pompei e l’Europa”
“Scusate, ma siamo proprio a Pompei?”. La reazione potrebbe non essere peregrina per chi arriva nel grande anfiteatro della città romana alle falde del Vesuvio. Da qualche giorno al centro dell’arena sorge una grande piramide. Sì, avete capito bene: una grande piramide, innalzata per ospitare al suo interno 20 calchi di pompeiani colti nel momento della morte per la famosa eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., calchi che sono parte integrante della mostra “Pompei e l’Europa 1748-1943”, un grande progetto espositivo per raccontare la suggestione evocata dal sito archeologico di Pompei sugli artisti e nell’immaginario europeo, dall’inizio degli scavi nel 1748 al drammatico bombardamento del 1943. La mostra, curata da Massimo Osanna, Maria Teresa Caracciolo e Luigi Gallo, e inaugurata dal ministro Dario Franceschini, rimarrà aperta fino al 2 novembre nelle due sedi espositive in cui è articolata: al museo Archeologico nazionale di Napoli e nell’anfiteatro di Pompei.

La Sala della Merdiana del Museo Archeologico di Napoli, dove è allestita la mostra “Pompei e L’Europa 1748-1943” (foto Anna Monaco)
Nel salone della Meridiana del museo Archeologico di Napoli sono esposte 200 opere d’arte, provenienti da musei italiani e stranieri: reperti antichi e capolavori moderni. Nell’anfiteatro di Pompei, sotto una piramide appositamente realizzata, è stata allestita la sezione “Rapiti alla morte” con l’esposizione di 20 calchi, a partire da quelli realizzati da Giuseppe Fiorelli, che si trovano nel sito degli scavi, sottoposti per l’occasione a restauro. E c’è anche una selezione di foto che parlano del sito archeologico dell’area vesuviana. È la mostra “La fotografia” curata da Massimo Osanna, Ernesto de Carolis e Grete Stefani: una serie di scatti, molti inediti, che testimoniano il progresso degli scavi tra l’Ottocento ed il Novecento. La rassegna è stata promossa dalla soprintendenza speciale per Pompei, Ercolano e Stabia e dalla direzione generale del Grande Progetto Pompei, con il museo archeologico di Napoli ed è stata organizzata da Electa con il patrocinio di Expo Milano 2015. L’allestimento è stato affidato all’architetto Francesco Venezia. “È stato fatto un altro passo per la rinascita di Pompei”, ha detto nel corso della cerimonia inaugurale il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, che ha evidenziato il lavoro svolto dalla soprintendenza guidata da Massimo Osanna e dal direttore generale del Grande Progetto Pompei, il generale Giovanni Nistri. “In mezzo a tanto scetticismo, diffidenza e direi ostilità è stato fatto un lavoro operoso, con spirito di squadra e collaborazione”. E il generale Nistri ha approfittato dell’evento per fare il punto sul Grande Progetto Pompei: “Ad oggi sono state bandite gare per 118 milioni. È stata intanto completata la fase progettuale: si è giunti al 90 per cento della fase di gara e resta la fase di esecuzione per la quale siamo arrivati al 50 per cento circa”.
Proprio in occasione dell’inaugurazione della mostra “Pompei e l’Europa” è stata aperta al pubblico la domus restaurata della Fontana Piccola. La Casa della Fontana Piccola è stata interessata da un intervento globale che ha riguardato lavori di consolidamento strutturale e architettonico e da un mirato intervento di restauro degli splendidi apparati decorativi finanziato dalla Fondazione Città Italia. I lavori di restauro architettonico previsti nell’ambito del Grande Progetto Pompei si sono conclusi con 45 giorni di anticipo rispetto a quelli stabiliti dal capitolato, e lo stesso collaudo, previsto per legge al termine dei lavori, si è esplicato in tempi estremamente ridotti. L’orario di visita alla Casa della Fontana Piccola e delle altre domus (Terme Suburbane, Casa del Poeta Tragico, Casa del Principe di Napoli, Termopolio di Vetuzio Placido, Casa di Marco Lucrezio Stabia, Casa di Marco Lucrezio Frontone, Casa dell’Ara Massima e Casa della Caccia Antica) è dalle 9.30 alle 17.20. Restano invariati gli orari di visita agli altri edifici dell’area archeologica. Dal 15 giugno, però, a seguito dell’avvio di numerosi cantieri del Grande Progetto Pompei e delle conseguenti necessità organizzative e di ottimizzazione dei lavori, l’orario di apertura al sito sarà posticipato alle 9.30.
Per gli organizzatori la mostra “Pompei e l’Europa” è “un vero e proprio viaggio, grandioso e complesso, in cui l’antico dialoga con il moderno, la natura, l’archeologia” con l’obiettivo di testimoniare come “Pompei con le rovine sepolte e la sua classicità abbia affascinato per duecento anni gli artisti di tutta Europa”. A scandire la prima delle due tappe del percorso espositivo, suddiviso in quattro sezioni cronologiche, più di 250 opere tra reperti antichi e capolavori moderni (dipinti, disegni, raccolte di stampe, progetti architettonici, fotograi e, sculture, oggetti, libri, ecc.), provenienti dai più grandi musei italiani e stranieri e riunite per l’occasione nel salone della Meridiana del museo Archeologico di Napoli. Il continuo confronto che ne scaturisce documenta come Pompei, con le sue rovine sepolte e la sua classicità, abbia affascinato per quasi duecento anni gli artisti di tutta Europa – da Ingres a Picasso, da Normand a Le Corbusier, da Moreau a Klee -, influenzato il gusto di intere corti e residenze, nella letteratura come nel teatro, nella musica come nell’estetica, svolgendo un ruolo fondamentale anche per gli sviluppi dell’archeologia moderna: 17 i prestiti dei musei francesi (compresi il Louvre, il Musée D’Orsay e il Musée Picasso, nonostante la recente riapertura a ottobre 2014 dopo cinque anni di chiusura), cinque dai britannici (compresi il British Museum e il Victoria and Albert) e altri da Germania, Svizzera, Austria, Danimarca e Svezia. “Questa è la prima grande e organica mostra su Pompei da dieci anni a questa parte”, sottolinea con orgoglio Massimo Osanna. “E non si tratterà del prevedibile appuntamento sulla vita quotidiana, ma di una riflessione approfondita su come e quanto il mondo emerso dagli scavi abbia influenzato tutta la cultura europea, anche nella nostra contemporaneità. Due esempi tra i tanti: Le Corbusier che visita Pompei e poi prende spunto dalle case di quella città per il “suo” modello di abitazioni. O Picasso che scopre Pompei e ne resta rapito, come dimostra Due donne che corrono sulla spiaggia del 1922, prestato dal Musée Picasso”.

I calchi restaurati per la mostra “Rapiti alla morte” nell’allestimento dell’architetto Francesco Venezia

I calchi realizzati a partire da quelli di Giuseppe Fiorelli, vengono presentati per la prima volta al pubblico dopo il recente restauro della soprintendenza
Una riscoperta davvero eccezionale e rivoluzionaria dunque quella di Pompei la cui quotidianità, sconvolta dalla terribile eruzione del 79 d.C, viene rievocata e riportata alla luce direttamente nello spazio dell’anfiteatro, dove si snoda il secondo itinerario della mostra. Qui, per la sezione “Rapiti alla morte” a cura di Massimo osanna e Adele lagi, i calchi realizzati a partire da quelli di Giuseppe Fiorelli, rilevando le impronte lasciate dai corpi degli sfortunati abitanti della città nel materiale vulcanico, vengono presentati per la prima volta al pubblico dopo il recente restauro della soprintendenza, a cura di Massimo Osanna e Adele lagi. Ad accoglierli un progetto di Francesco Venezia di grande impatto e forza evocativa pensato per ospitare, a completamento del percorso espositivo, anche la mostra “La fotografia” curata da Massimo Osanna, Ernesto De carolis e Grete Stefani. Una selezione di scatti e immagini, tra cui molte inedite, testimonia -come detto – il progresso degli scavi tra Ottocento e Novecento offrendo ai visitatori un contributo visivo e documentario di straordinario valore che concorre a ricostruire, con il resto dell’esposizione, la fortuna e l’irraggiamento culturale del celebre sito archeologico.
Nelle domeniche gratis, a Pompei visite contingentate: “numero chiuso a tempo” per non danneggiare gli Scavi. Non più di 15mila visitatori contemporaneamente

Domenica 3 maggio a ingresso gratuito: assalto alle entrate degli Scavi di Pompei. A fine giornata si conteranno 35mila visitatori
Pompei a numero chiuso a tempo nelle domeniche gratis. Lo ha deciso il ministero in accordo con la soprintendenza per tutelare il patrimonio archeologico di Pompei, sentite le indicazioni degli ispettori dell’Unesco, dopo le criticità emerse in occasione della domenica record dello scorso 3 maggio, quando il numero delle presenze ha raggiunto quota 35mila unità. A destare maggiore preoccupazione sono gli affreschi che, secondo gli esperti, vengono messi a rischio dall’alterazione del microclima determinato dall’aumento dell’umidità nelle domus innescato dalla massiccia presenza di persone. Il successo dunque della prima domenica del mese gratis nei musei e siti statali è indubitabile. Ma non sempre si può gridare al successo. Come appunto è il caso dell’area archeologica di Pompei: 35mila visitatori in un solo giorno negli Scavi “non sono un flusso sostenibile”, aveva lanciato l’allarme il soprintendente Massimo Osanna che aveva subito contattato il ministro per i Beni culturali e turismo, Dario Franceschini, così da “arrivare preparati” alla prossima domenica ad ingresso gratis, prevista il 7 giugno, con un incremento di sorveglianza e il “numero chiuso”. Nell’occasione Osanna aveva abbozzato anche un’ipotesi di lavoro: «Si potrebbe contingentare l’afflusso di visitatori bloccando gli ingressi oltre i 15-20mila. Ma la proposta può essere anche quella di visite con itinerari programmati, ampi, perché nemmeno si può pensare di far confluire una tale massa di persone in un’unica zona degli Scavi”.

“Troppi 35mila visitatori in un giorno: a rischio il microclima del sito archeologico”, parola di soprintendente Massimo Osanna
“Gli oltre 33mila visitatori a Pompei, e i quasi 40mila in tutti i siti vesuviani, registrati in occasione della prima domenica di maggio a ingresso gratuito – spiega la soprintendenza – confermano, anche grazie all’attento lavoro di restauro quotidianamente posto in essere, il grande richiamo e interesse che le nostre aree archeologiche esercitano su fasce sempre più ampie di visitatori. Tuttavia, ancora una volta, e con forza, pongono il tema della tutela e della conservazione di un patrimonio di per sé fragile e della sua corretta fruizione. Pur superando ogni aspettativa, il gran numero di turisti a Pompei era in parte atteso, tanto che già dall’ultima domenica di aprile, per evitare una forte concentrazione antropica e contestualmente eludere rischi al patrimonio archeologico, si era provveduto alla chiusura di alcune domus”.
“È del tutto evidente, però – evidenzia la soprintendenza – che tali misure non sono da sole sufficienti a garantire la salvaguardia del sito e delle strutture archeologiche ivi custodite che, per loro natura, mal sopportano flussi di visitatori quale quello fatto registrare la prima domenica di maggio. Per questo, facendo seguito alla lettera del Ministro Franceschini, si sta provvedendo a incentivare le misure di sicurezza e, allo stesso tempo, individuare il numero massimo di visitatori per gli scavi di Pompei. Non un numero chiuso, ma il limite massimo di presenze simultanee negli scavi archeologici. Grazie a questo provvedimento si auspica anche un’ottimizzazione dei flussi turistici che, da una parte garantirà un miglioramento del servizio e, dall’altra, potrebbe essere l’occasione per far confluire i visitatori negli altri siti di questa soprintendenza, purtroppo, meno conosciuti a livello internazionale”, conclude la nota.

Nuove regole: nelle domeniche a ingresso a Pompei non potranno mai esserci più di 15mila visitatori contemporaneamente
La decisione è stata presa: dal prossimo 7 giugno scatta il numero chiuso “a tempo” per i visitatori negli scavi archeologici di Pompei in occasione delle domeniche ad ingresso gratuito. Il numero massimo non dovrà superare quota 15mila unità. Una volta raggiunto il tetto massimo si dovrà attendere l’uscita dei visitatori presenti negli scavi per consentirne l’ingresso di altri.
Appuntamento agli scavi di Pompei per la vendemmia 2014: dalle uve raccolte il vino “Villa dei Misteri”, un “pompeiano IGT rosso”
Dove si va domani? A vendemmiare a Pompei. Sì, avete capito bene. Domani, 22 ottobre, torna per la quindicesima volta – è quindi ormai una tradizione – la vendemmia agli scavi di Pompei. La raccolta delle uve nei vigneti dell’area orientale della città antica potrà essere seguita infatti anche dal pubblico che visita l’area archeologica. L’evento che si rinnova per il quindicesimo anno, sarà occasione per presentare le recenti attività del Laboratorio di Ricerche Applicate della soprintendenza e soprattutto le ultime novità a supporto dei vari studi di approfondimento. Tra queste le recenti convenzioni con l’Ordine Nazionale dei Biologi per l’analisi dei rischi e dei danni correlate alla presenza di microrganismi sui reperti, nonché la convenzione con l’Istituto Superiore di agraria “Vesevus Cesaro” per l’implementazione delle attività svolte nell’Orto Botanico e nell’Orto didattico. L’appuntamento per i giornalisti è alle 11 al vigneto della Casa della Nave Europa. Mentre I visitatori potranno assistere al taglio delle uve presso i vigneti del Foro Boario che resterà aperto al pubblico a partire dalle 13.
Nell’incontro con i giornalisti saranno presenti il soprintendente Massimo Osanna, il dott. Ernesto De Carolis responsabile del Laboratorio di Ricerche applicate della soprintendenza e il prof. Piero Mastroberardino. Interverranno, inoltre, il prof. Gaetano Panariello, preside dell’Istituto “Vesevus Cesaro” e il prof. Aldo Mauri, tutor agronomo del progetto, il prof. Stefano Mazzoleni, direttore del museo di Storia Agraria di Portici, con il quale è da diversi anni attiva una proficua collaborazione di studi e il prof. Giovanni Rivelli, dell’Ordine nazionale dei Biologi. Al termine della vendemmia, i giornalisti interessati, potranno visitare il Laboratorio di Ricerche aApplicate dove sarà possibile osservare alcuni dei reperti botanici più interessanti conservati nella camera climatizzata, di cui la soprintendenza di Pompei, tra le poche in Italia, dispone.
Per il quindicesimo anno saranno dunque vendemmiate le uve dei vigneti coltivati, su circa un ettaro complessivo, all’interno dell’area archeologica. Le scorse annate hanno prodotto in media 30 quintali d’uva ciascuna. Le uve saranno poi lavorate per produrre il vino “Villa dei Misteri”. Nei primi anni il vino prodotto venne venduto all’asta, poi venne inviato alle ambasciate italiane per essere “ambasciatore” degli Scavi all’estero, attualmente viene commercializzato dalla casa vinicola Mastroberardino.
Nel 1996 la soprintendenza Archeologica di Pompei affidò proprio alla Mastroberardino il ripristino della viticoltura nell’antica città di Pompei, senza oneri per la soprintendenza. Un esperimento di archeologia applicata, per verificare sul campo quanto noto sulla pratica vitivinicola degli antichi romani che proprio nell’attuale Campania aveva la sua area di eccellenza. Nel 2001 si è avuto il primo raccolto significativo, la prima vinificazione e l’affinamento in legno del primo vino dell’antica Pompei, prodotto in appena 1721 bottiglie. Secondo la classificazione ufficiale il “Villa dei Misteri” è un “Pompeiano IGT rosso”, da uvaggio Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso.















































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