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“DIGGING UP. ATLAS OF THE BLANK HISTORIES/Indagare il sottosuolo. Atlante delle storie omesse”: a villa Arianna a Stabia in mostra il progetto di Lara Favaretto

Un grande ambiente affrescato di villa Arianna, la più antica villa d’otium di Stabiae

Il progetto “Digging up. Atlas of the blank histories” di Lara Favaretto

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna

Villa Arianna a Castellamare di Stabia, per iniziativa della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Madre, museo d’arte contemporanea della Regione Campania, e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei, dal 25 ottobre al 18 novembre 2018 ospita il progetto di Lara Favaretto “DIGGING UP. ATLAS OF THE BLANK HISTORIES/Indagare il sottosuolo. Atlante delle storie omesse”, vincitore della seconda edizione del Bando Italian Council 2017, ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (DGAAP) del Ministero per i beni e le attività culturali. “Se ci immergiamo nel futuro immaginato da Chris Marker in La Jetée”, spiega Lara Favaretto, “ci troviamo in un mondo in cui la superficie della Terra si riduce a una gigantesca landa radioattiva e gli umani sono costretti a vivere sottoterra. Qui, i vincitori della guerra eseguono esperimenti sui vinti. Dal momento che non possono usare lo spazio, gli scienziati di questo mondo sotterraneo cercano di sfruttare la dimensione del tempo. Usano i prigionieri come porcellini d’India che rimandano indietro nel passato sperando di trovare risorse che possano usare per assicurare la sopravvivenza dell’umanità e per ripopolare il pianeta usando il presente. In questo presente esteso e mobile, il futuro potrebbe già aver avuto luogo e il passato potrebbe ancora prendere forma”. Digging Up è un tentativo di materializzare ciò che nel film vediamo come una successione di immagini. Lo fa affidando il viaggio nel passato al nucleo noioso, che esemplifica la stratificazione del tempo. I nuclei costituiscono il DNA dei luoghi da cui provengono e il loro campionamento consente di garantire la riproducibilità in futuro. Ciò inverte il passato in una sorta di memoria di ciò che verrà, e questo è impressionato dal materiale estratto dalle viscere della Terra. Con l’Atlante delle storie omesse Lara Favaretto, coadiuvata dal coordinatore scientifico Anna Cuomo per il museo Madre, propone un’indagine del territorio volta a tracciare una mappatura di zone sensibili, luoghi che custodiscono nel sottosuolo tracce di storie laterali e dimenticate che, riportate alla luce attraverso carotaggi, dopo essere state mostrate, studiate e catalogate in una scatola di conservazione, saranno archiviate, insieme, in un contenitore di ferro che verrà sigillato e sepolto come Time Capsule. Il luogo dell’interramento sarà contrassegnato da una pietra lavica recante la data della sepoltura e del futuro dissotterramento, che avverrà tra cento anni, e le sue coordinate saranno inviate all’International Time Capsule Society (ITCS) ad Atlanta. Giovedì 25 ottobre 2018, alle 12, a villa Arianna, alla presentazione del progetto, saranno presenti Federica Galloni, direttore generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane (DGAAP) del ministero per i Beni e le Attività Culturali; Massimo Osanna, direttore generale Parco archeologico di Pompei; Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; Laura Valente, presidente Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee; Andrea Viliani, direttore generale museo Madre e l’artista Lara Favaretto.

Napoli. Visita guidata eccezionale il 25 aprile 2018 al museo Madre: il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” alla scoperta delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica

Il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, al museo Madre di Napoli

Il 25 aprile 2018, per tutti gli appassionati che si trovano a Napoli, regala una passeggiata tra materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere di artisti contemporanei con una guida speciale. Alle 17, infatti, al museo Madre di Napoli, c’è “Curator’s Tour”:  il direttore generale del parco archeologico di Pompei racconta la mostra “Pompei@Madre” dove i reperti pompeiani, messi a confronto con l’arte moderna, rivelano quanto l’antica città fin dalla sua scoperta nel XVII secolo, abbia influenzato le arti e le culture di ogni epoca fino ai nostri giorni. A  meno di una settimana dalla chiusura della sezione “Pompei@Madre – Materia archeologica”, allestita al terzo piano del museo Madre, Osanna, curatore della mostra assieme ad Andrea Viliani, direttore generale del Madre, guiderà i visitatori alla scoperta  delle molteplici relazioni tra patrimonio archeologico e ricerca artistica, che la mostra ha voluto mettere in risalto. La partecipazione alla visita è gratuita fino ad esaurimento posti disponibili: si paga solo l’ingresso a pagamento al museo Madre. Ma attenzione la prenotazione è obbligatoria: info e prenotazioni  08119737254.”Oggi questa forte presenza di Pompei sul nostro tempo si avverte ancor di più”, spiegano i promotori, “perché si è in una stagione di nuovi scavi e ricerche sul campo che stanno portando alla luce strutture, affreschi, reperti della vita quotidiana che, oltre a contribuire alla ricerca scientifica e a ridefinire la storia di Pompei, regalano emozioni uniche. E il direttore Osanna, protagonista di questo momento unico di trasformazione del sito archeologico, è testimone d’eccezione di questa forte prossimità tra archeologia e contemporaneità”. L’evento sarà raccontato attraverso i social network del museo Madre e del parco archeologico di Pompei, nell’ambito dell’ iniziativa Invasioni digitali (#PompeiMadre)

Alla mostra “Pompei@Madre” a Napoli i reperti pompeiani dialogano con l’arte moderna

La mostra articolata  nelle due sezioni “Pompei@Madre. Materia archeologica” (terzo piano) fino  il 30 aprile, e “Pompei@Madre. Materia archeologica: le collezioni” (ingresso e primo piano) in programma fino al 24 settembre 2018, coinvolge più di 90 artisti e intellettuali moderni e contemporanei, da Johannn Wolfgang Goethe a da François-René de Chateaubriand a Le Corbusier. Il progetto espositivo “Pompei@Madre. Materia archeologica”, a cura  di Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di  Pompei,  e Andrea Viliani, direttore generale del Madre – museo Arte contemporanea Donnaregina di Napoli, con il coordinamento curatoriale per la  sezione moderna  di  Luigi Gallo, si basa su  un  rigoroso  programma  di  ricerca risultante dall’inedita collaborazione istituzionale fra il parco archeologico di  Pompei, uno dei più importanti siti archeologici al mondo, e il  Madre, museo regionale campano d’arte contemporanea (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/11/15/il-grande-progetto-pompei-protagonista-allunesco-di-parigi-come-modello-da-imitare-tavola-rotonda-della-regione-campania-il-generale-curatoli-entro-dicembre-2018-la-chiusura-di-tutti-i-cantier/).

Il Grande Progetto Pompei protagonista all’Unesco di Parigi come modello da imitare: tavola rotonda della Regione Campania. Il generale Curatoli: “Entro dicembre 2018 la chiusura di tutti i cantieri”. Presentata poi la mostra-evento “Pompei@Madre. Materia Archeologica” dove rari reperti pompeiani dialogheranno con opere d’arte contemporanea

Reperti pompeiani esposti alla mostra al Madre: olla per la bollitura degli alimenti (a sinistra) dalla Casa di Lollius Synhodus,  e situla per attingere l’acqua (a destra) con lapilli dell’eruzione del Vesuvio I sec. d.C. dalla Bottega del Garum (foto Amedeo Benestante)

Il logo del parco archeologico di Pompei

Più che una mostra è un progetto. Si intitola “Pompei@Madre. Materia Archeologica”. È curato da Massimo Osanna, direttore generale del parco archeologico di Pompei, e Andrea Viliani, direttore generale del Madre, il museo d’arte contemporanea Donnaregina di Napoli, e si basa su un rigoroso programma di ricerca frutto dell’inedita collaborazione fra gli Scavi di Pompei e il museo Madre. A partire dal confronto fra le rispettive metodologie di ricerca, ambiti disciplinari, collezioni, “Pompei@Madre. Materia Archeologica” studia le possibili, molteplici relazioni fra patrimonio archeologico e ricerca artistica e propone un dialogo fra straordinari ma poco conosciuti e raramente esposti materiali archeologici di provenienza pompeiana e opere d’arte moderna e contemporanea. La mostra-progetto, che sarà inaugurata il prossimo 18 novembre al museo Madre alla presenza del ministro Dario Franceschini e del presidente della Regione Vincenzo De Luca, è stata presentata martedì 14 novembre 2017 a Parigi dove la Regione Campania ha previsto un doppio appuntamento: nella sede dell’Unesco e all’Istituto Italiano di Cultura, con l’ambasciatore Francesco Caruso, consigliere del presidente Vincenzo De Luca sui temi del patrimonio Unesco – di cui Pompei fa parte – e responsabile del progetto di messa a sistema tutti gli otto beni Unesco della Campania. Un doppio evento che ha sancito la politica di collaborazione e le sinergie tra Regione e Governo sui beni culturali, con particolare attenzione a quelle azioni di valorizzazione e di promozione sui grandi attrattori e il coinvolgimento dei relativi territori.

Il Grande Progetto Pompei protagonista all’Unesco di Parigi come modello da imitare

Protagonista all’Unesco è stato il Grande Progetto Pompei come modello per il restauro, la manutenzione e la valorizzazione, al centro del sistema dei siti Unesco della Campania,  che possa rappresentare un vero elemento di sviluppo culturale ed economico dei territori. La Campania ha proposto una interessante e prestigiosa tavola rotonda che ha fatto il punto sullo stato di Pompei, sulle politiche culturali e sulle azioni inter-istituzionali mirate alla salvaguardia e alla promozione del patrimonio culturale. Dal crollo della Schola Armaturarum agli elogi dell’Unesco: un percorso che ha fatto risalire Pompei in vetta non solo ai siti archeologici più visitati al mondo ma anche tra quelli meglio mantenuti e amministrati. Merito della Direzione del Parco e del pool di esperti del GPP, che ha percepito il sito come una vera e propria città,  organizzando le azioni con una visione urbanistica d’intervento, con la parte di restauri vista nell’ambito di una più ampia messa in sicurezza e funzionalità.

Commissari Ue al parco archeologico di Pompei tra il generale Luigi Curatoli e il direttore Massimo Osanna

Il generale Luigi Curatoli, a capo del GPP, è soddisfatto di quanto raggiunto finora: “Abbiamo stimato di chiudere tutti i cantieri  entro il 2018. Se non ci saranno intoppi potremo riconsegnare il sito alla sua gestione ordinaria”. Sul dopo–grande progetto  è intervenuto anche il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna: “Quella del grande progetto è stata anche l’occasione per impostare una metodologia di lavoro e recuperare personale di cui si sentiva la necessità. Credo che sia importante continuare con la stessa modalità virtuosa e dotare Pompei anche della figura di un direttore di seconda fascia che si occupi esclusivamente della parte amministrativa, esperto di gare e di appalti, con modalità manageriali”. La tavola rotonda, moderata da Francesco Caruso (consigliere sui temi Unesco del presidente della Regione Campania) e presieduta da Stefano De Caro (direttore generale Iccrom) ha visto la partecipazione  dell’ambasciatore rappresentanza permanente Unesco Vincenza Lomonaco,  Francesco Bandarin direttore generale Cultura Unesco, Mounir Bouchenaki consigliere speciale dg Unesco, Christina Cameron esperto Unesco, Philippe Chaix urbanista pianificazione territorio, Maurizio Di Stefano presidente emerito Icomos Italia, Pierpaolo Forte presidente fondazione Donnaregina museo Madre di Napoli, Sylvain Giguere esperto pianificazione territorio Ocde, Pietro Laureano presidente Icomos Italia, Francesca Maciocia direttore generale Scabec, Luisa Montevecchi direttore uff. Unesco Mibact, Neil Young esperto Unesco e Icomos Internazionale.

“L’eruzione del Vesuvio” di Pierre Jacques Volaire conservato al museo e real bosco di Capodimonte

Dopo il Grande Progetto Pompei è stata la volta della mostra “Pompei@Madre. Materia Archeologica(catalogo Electa) protagonista all’Istituto Italiano di Cultura. Il percorso della mostra è concepito e strutturato come una passeggiata circolare fra opere, manufatti, documenti e strumenti connessi alla storia delle varie campagne di scavo a Pompei – materiali che documentano la vita quotidiana della città antica e il ruolo che in essa rivestivano le arti e le scienze – messi a confronto con opere e documenti moderni e contemporanei provenienti dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, del Museo e Real Bosco di Capodimonte, del Polo Museale della Campania e di importanti istituzioni nazionali e internazionali quali la Biblioteca Nazionale e l’Institut Français di Napoli, la Casa di Goethe e la Biblioteca dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma, la Fondation Le Corbusier e l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, oltre che da importanti collezioni private italiane e internazionali. “Ognuna di queste opere e documenti”, spiegano i curatori, “ha continuato a rivendicare, a partire dalla riscoperta del sito pompeiano nel XVIII secolo, il valore e l’ispirazione contemporanei della “materia archeologica” pompeiana, fungendo da catalizzatore fra spazi, tempi e culture differenti, mettendoli a confronto e coniugando fra loro arti visive, letteratura, musica, teatro, cinema ma anche storiografia, cartografia, paletnologia, antropologia, biologia, botanica, zoologia, chimica, fisica, genetica, nonché l’esteso campo delle nuove tecnologie”.

La mostra recupera e rielabora calchi e materiali che non possono essere esposti perché danneggiati dal tempo e dai bombardamenti

Madre, museo di arte contemporanea di Napoli

Con la definizione “materia archeologica”, spiegano al Madre, “è possibile intendere innanzitutto, nel metodo di ricerca proposto da questa mostra, la disciplina in sé dell’archeologia (dal greco ἀρχαιολογία: ἀρχαῖος, “antico”, e λόγος, “studio”), ovvero la ricerca sulle civiltà antiche attraverso lo scavo, la conservazione, la catalogazione, la documentazione e l’analisi di reperti quali architetture, opere d’arte, manufatti d’uso comune, resti organici. Ma la natura frammentaria degli oggetti di studio archeologici e il fatto stesso che l’archeologia debba, per recuperare il passato, agire nel presente, secondo un processo aperto anche all’intuizione e all’interpretazione, suggerisce un’affascinante prossimità fra archeologia e contemporaneità. In questo senso Pompei rappresenta un laboratorio straordinario, una e vera e propria macchina del tempo che, restituendoci la storia di innumerevoli materie immerse nel flusso del tempo storico e naturale, sfuma la differenza fra passato e presente, fra natura e cultura, fra vita e morte, fra distruzione e ricostruzione. A partire dall’eruzione del 79 d.C., che ne decretò un oblio millenario, la riscoperta di questo sito nel 1748 ha trasformato Pompei in un palinsesto della modernità culturale disponibile a sempre ulteriori attraversamenti e narrazioni. Ed è la storia di questa materia al contempo fragile e combattiva che ha permesso a Pompei di continuare ad essere contemporanea, di continuare a proporre la propria “materia archeologica” come una materia ancora oggi contemporanea.
Definendo ipotetici paralleli che attraversano la storia antica, moderna e contemporanea, la mostra racconta quindi la storia di questa “materia” che rivela la reciproca implicazione fra materiali originari e opere d’arte e fra iconografie, tematiche e concetti che tornano ad affiorare nella storia della cultura e dell’arte da oltre due secoli e mezzo”.