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X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica: vincono Vanessa Tubiana-Brun e Francesco Di Martino, mentre il Premio “Antonino Di Vita” assegnato a Carmelo Malacrino. Il bilancio positivo di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: bene in presenza e in streaming

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Il pubblico nel rispetto delle norme anti-Covid alla X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (foto rassegna)


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La locandina della X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologia a Licodia Eubea dal 15 al 18 ottobre 2020

Sono mancati solo gli abbracci. Simpatia, calore, professionalità, amicizia sono stati quelli di sempre a Licodia Eubea (Ct) e se quest’anno quella della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (15-18 ottobre 2020) doveva essere l’edizione speciale del decennale, causa Covid-19 è diventata l’edizione del coraggio e della sperimentazione: perché alle proiezioni in presenza (pur nel necessario contingentamento con prenotazione del posto) è stata affiancata la presentazione in streaming. Esperimento riuscito e rassegna promossa: parola di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, che in chiusura della quarta giornata di rassegna, e dopo le premiazioni, danno già appuntamento alla terza settimana di ottobre 2021 per l’XI edizione, che sarà in presenza e in streaming. “Mai come quest’anno”, raccontano, “abbiamo vissuto il peso dell’organizzare e svolgere un festival. Il motivo è chiaro: le misure di contenimento giustamente imposte dal Governo per contenere la diffusione del Covid-19 hanno dato all’evento una rigidità a cui non eravamo abituati. Sono mancati gli abbracci con chi ogni anno torna a Licodia Eubea per stare con noi ma anche per vivere quattro giorni in una dimensione serena e fuori dal tempo che solo questo piccolo paese ibleo sa offrire, gli “assembramenti” fuori dall’ex chiesa dove si svolgono le proiezioni per commentare i film in concorso e gli allegri aperitivi al museo. La partecipazione dal vivo è stata calmierata dall’introduzione di un biglietto su prenotazione tramite il portale Eventbrite, mentre chi non ha potuto essere fisicamente con noi ha potuto usufruire del sito www.streamcult.it per assistere allo streaming. La creazione e l’uso di una piattaforma dedicata allo streaming è stata un esperimento che, pare, abbia funzionato. Stiamo pensando seriamente di organizzare la diretta streaming anche il prossimo anno, assieme all’evento dal vivo, che rimane comunque insostituibile”.

La regista siciliana Alessia Scarso (a destra) intervistata da Alessandra Cilio (foto rassegna)

Domenica 18 ottobre 2020 giornata clou, come si diceva, con la consegna dei premi ai film più graditi al pubblico e alla giuria tecnica. Ma prima c’è stato ancora spazio per un appuntamento ormai divenuto un “must” della Rassegna iblea: la “Finestra sul documentario siciliano”, che quest’anno ha visto protagonista la regista Alessia Scarso con “Tra tradizione e sperimentazione. Il cinema di Alessia Scarso” intervistata da Alessandra Cilio. Alessia Scarso, siciliana doc, nata a Modica nel 1979 dove oggi vive quando non è a Roma, montatrice e coordinatrice postproduzione con diversi giornalisti, produttori e registi, debutta come regista nel 2011. Della regista siciliana alla Rassegna viene presentato il corto “Vasa Vasa” (12’, 2017). A Modica, in Sicilia, la Pasqua viene celebrata sotto il segno della Madonna, che ha vissuto inerme la Passione del Figlio. Il buio di una chiesa, dove il rito, inaccessibile, della vestizione della Madonna ha il senso definitivo del lutto. Un mantello nero, aprendosi, racconta l’emozione della vita, che dalla morte rinasce nel bacio di Maria al Figlio Risorto. Dodici, intensi, minuti di dolore, canto, devozione. Dodici, come l’ora dodicesima, quella in cui la Madonna vede Gesù trionfare sulle tenebre.

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L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà (foto rassegna)

Molti gli ospiti (ma gli organizzatori preferiscono chiamarli amici) che si sono avvicendati nel corso dei quattro giorni di proiezioni: dal sindaco di Licodia Eubea Giovanni Verga, all’assessore comunale ai Beni culturali Santo Cummaudo, dal presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea Giacomo Caruso (che “gioca in casa”, essendo co-organizzatore della Rassegna), al presidente dell’Archeoclub di Lentini Giuseppe Cosentino, all’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà, che ha detto parole molto belle e appassionate nei confronti della manifestazione, impegnandosi per un suo ulteriore sviluppo già a partire dal prossimo anno. E finalmente le premiazioni: Vanessa Tubiana-Brun e Francesco Di Martino vincono la X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica; mentre il Premio “Antonino Di Vita” assegnato a Carmelo Malacrino.

Il regista siciliano Francesco Di Martino riceve il Premio “Archeoclub d’Italia” dal presidente dell’Archeoclub di Lentini, Giuseppe Cosentino (foto rassegna)

Premio “Archeoclub d’Italia”. È il regista netino Francesco Di Martino a vincere il Premio “Archeoclub d’Italia”, consegnato dal presidente dell’Archeoclub di Lentini, Giuseppe Cosentino, per il film “Prima che arrivi l’estate” (78’, 2019). L’opera è incentrata sulla figura di Italo, ex militante politico, ritiratosi a vivere quasi in solitudine a Saviore dell’Adamello, in Valcamonica. La sua vita è cambiata dopo l’incontro con alcuni gruppi di indigeni d’America, che ha avuto modo di ospitare: giunti da lontano, lungo strade differenti ma profondamente legate, i loro sguardi si riuniranno in un nuovo viaggio spirituale. L’attesa di questo incontro rende lo scorrere del tempo un viaggio in cui Italo vive lentamente le stagioni che si susseguono, assapora ogni attimo del freddo inverno, attende l’arrivo dell’estate e di un capo indiano. Al secondo posto il film cipriota “Cinira. Il sacerdote amato da Afrodite” di Stavros Papageorghiou (90’, 2019): la personalità di Cinira, sacerdote amato da Afrodite, è delineata attraverso riferimenti a fonti antiche e interviste con studiosi e artigiani. I miti che circondano Cinira sono rappresentati anche attraverso l’animazione. Il documentario è un’elegia del personaggio mitico più importante della storia antica di Cipro, Cinira. Sebbene la memoria del suo nome sia conservata fino ad oggi, i Ciprioti sanno poco di lui. Sul gradino più basso del podio, al terzo posto, il film iraniano “Alone among the rocks” di Arman Gholipour Dashtaki (21’, 2020): Baliti (Oak-man), che ora ha 70 anni, è una guardia fedele che ha imparato il cuneiforme dei rilievi rupestri di Kul-e Farah dall’archeologo francese Ghirshman. Per molti anni solo lui ha salvaguardato i monumenti. “Il film “Prima che arrivi l’estate” era inserito nella sezione “Cinema e Antropologia”, che abbiamo consolidato molto, riservandole lo spazio serale”, sottolinea Alessandra Cilio. “Una scelta che, abbiamo constatato, il pubblico mostra di apprezzare sempre molto. Non è un caso quindi che sia stato assegnato il primo premio proprio a uno dei film ospitati all’interno di questo spazio. Insomma, la lezione di vita che gli indiani Lakota e i loro “fratelli” della Val Camonica possono dare ha fatto presa più degli ultimi scavi a Pompei o dell’architettura nilotica!”.

La regista francese Vanessa Tubiana-Brun vincitrice del Premio “Archeovisiva” (foto rassegna)

Premio “Archeovisiva”. Il Premio “ArcheoVisiva”, assegnato dalla giuria di qualità, è stato conferito alla regista francese Vanessa Tubiana-Brun, per il suo film “Così parla Tāram-Kūbi. Corrispondenze assire” (46’, 2020). Il documentario è dedicato alla riscoperta, in Anatolia centrale, delle tavolette di argilla che documentano la corrispondenza di una donna assira, Tāram-Kūbi, con il fratello e il marito, offrendo uno spaccato della storia dell’insediamento commerciale dell’antica città di Kaneš. Circa 4000 anni fa, i mercanti assiri stabilirono infatti un insediamento commerciale nell’antica città di Kaneš, nell‘Anatolia centrale. Provenivano da Aššur, nel nord della Mesopotamia. Le tavolette d‘argilla, che hanno resistito al tempo, ci hanno fatto conoscere la loro storia. A consegnare il premio è stato l’assessore ai Beni culturali del Comune di Licodia Eubea, Santo Cummaudo.

Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, con il premio “Antonino Di Vita” , insieme a Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio (foto rassegna)

Premio “Antonino Di Vita”. Durante la serata è stato attribuito anche il Premio “Antonino Di Vita”, consegnato a Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. “Il suo arrivo”, si legge nella motivazione, “ha dato un impulso decisivo alla rinascita di un museo troppo a lungo chiuso e dimenticato. In meno di un anno, il MARRC è stato riconsegnato alla società profondamente rinnovato; nella voce, nell’immagine, nella credibilità, nella sua comunicazione mediatica. Grazie al suo intervento, i numerosi reperti custoditi in questo luogo, frutto di quasi due secoli di ricerca archeologica, sono divenuti protagonisti di narrazioni espositive di grande efficacia, e sono stati resi accessibili ad ogni tipo di utenza grazie all’uso delle più avanzate tecnologie digitali. In appena cinque anni ha saputo trasformare un luogo di conservazione in un vero e proprio hub culturale, contribuendo inoltre ad una riaffermazione del senso di appartenenza di una comunità, quella reggina, al suo territorio e alla sua storia”.

Visite guidate organizzate nell’ambito della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica (foto rassegna)

Il grazie di Alessandra e Lorenzo. “Quest’anno è stato più difficile del solito. Eppure, mai come quest’anno abbiamo potuto contare su uno staff attivo e motivato, che è stato determinante per la buona riuscita dell’edizione. Domenico Raina, nostro web specialist, è stato fantastico; Roberto Greco si è occupato della fotografia e dei video; Lorena Leonardi ha curato, egregiamente come sempre, il desk assieme al giovane Ortis Ternova, alla giovanissima Ludovica Gandolfo e all’immancabile Gaetano Interligi; Veronica Martini ha curato l’ospitalità; la logistica è stata gestita da Guido Sterlini; la comunicazione social e stampa da Fabio Fancello. Concetta Caruso si è occupata della didattica e delle visite guidate con grande professionalità e competenza, mentre Vinca Palmieri si è cimentato nella traduzione di buona parte delle opere in concorso. Sono ragazzi che ci conoscono da tempo, alcuni sono nostri amici, altri stanno adoperando la Rassegna come “palestra” per esercitare le loro competenze organizzative e importare il nostro modello nei loro paesi d’origine. Mi piace questa cosa. Ci piace l’idea che il festival dopo dieci anni sia diventato un punto di riferimento, non solo in ambito cinematografico, ma soprattutto dal punto di vista umano e sociale. E questo forse è il traguardo più bello che potevamo tagliare dopo un decennio di esperienza. Più bello di quanto non sarebbe stato, che ne so, avere Alberto Angela in sala. Ma arriveremo anche a questo, prima o poi: lo abbiamo promesso al nostro pubblico più affezionato!”.

Al via a Licodia Eubea (Ct) la X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica: 32 film, sette prime nazionali, che quest’anno si possono seguire anche in streaming. Basta un clic. Ecco il programma

La locandina della X Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologia a Licodia Eubea dal 15 al 1

Siete comodi sul divano, pronti per un viaggio nello spazio e nel tempo con un semplice clic? Non stiamo parlando di “Ritorno al futuro” ma della X Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica organizzata dal 15 al 18 ottobre 2020 a Licodia Eubea (Ct) dall’associazione culturale Archeovisiva in collaborazione con Archeoclub d‘Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”: quest’anno non solo ci sarà il festival in presenza, garantito con grande coraggio nel rispetto delle restrizioni, normative e problematiche, dovute all’emergenza sanitaria, ma per permettere a tutti gli appassionati di seguire la ricca programmazione ecco l’opportunità della rassegna in streaming. Basta registrarsi gratuitamente sulla piattaforma www.streamcult.it e accedere ai contenuti comodamente da casa. Per essere presenti in sala, invece, è necessario prenotare il proprio posto gratuitamente sul sito www.rassegnalicodia.it, dove è possibile scaricare il programma completo delle proiezioni e degli eventi.  

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici della Rassegna di Licodia Eubea

“Lo scorso ottobre ci eravamo lasciati con la promessa che l’edizione 2020 del festival di Licodia Eubea sarebbe stata unica, speciale”, ricordano i direttori artistici del festival Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele. “Non immaginavamo che, nell’arco di pochi mesi, la nostra vita sarebbe stata stravolta dall’esperienza della pandemia e dalle sue inevitabili conseguenze. Più volte ci siamo interrogati sull’eventualità di un festival in formato ridotto, magari interamente on-line. L’idea di dover rinunciare a incontri e proiezioni in sala, però, non ci ha convinto del tutto e abbiamo deciso di optare per una soluzione ibrida: una manifestazione dal vivo, sebbene destinata ad una utenza ridotta, fruibile via streaming attraverso un portale ideato ad hoc. Non avremmo potuto fare diversamente. I festival cinematografici costituiscono un’occasione unica e irripetibile, per l’autore di un’opera filmica, di entrare in diretto contatto con i suoi spettatori e di confrontarsi con loro, e non volevamo rinunciarvi. Quella di quest’anno, dunque, sarà un’edizione pienamente sperimentale. Unica certezza, la qualità dei venti documentari selezionati: sono lavori in buona parte ancora inediti a livello nazionale, potenti e originali per approccio, tematiche, taglio narrativo. I film abbracciano un arco temporale di oltre seimila anni e comprendono Paesi come Italia, Serbia, Ungheria, Spagna, Grecia, Cipro e ancora Iran, Iraq ed Egitto”.

Trentadue pellicole in programma, tra documentari, docu-fiction, film di animazione e cortometraggi; otto film stranieri, sette prime nazionali, oltre quattordici ore di proiezioni, un ricco calendario di eventi collaterali e tante novità. “Minimo comune denominatore, il concetto di skills, che si tratti delle abilità sviluppate dalle popolazioni preistoriche per adattarsi ad un determinato ambiente, della capacità dei ceramisti contemporanei di ripercorrere le orme dei loro antenati del Bronzo antico, o delle competenze manageriali delle donne assire nel gestire casa e affari in assenza dei mariti, rendendolo noto attraverso una puntuale corrispondenza scritta. Ma sono anche quei saperi ormai quasi dimenticati, immortalati dalla pellicola perché possano sopravvivere nel tempo: sono canti, sono gesti, sono incastri perfetti di pietre, risultato di secoli di sperimentazioni, tentativi ed errori. Sono strumenti e saperi necessari allo sviluppo economico e tecnologico di un popolo, ma anche alla sua crescita spirituale e culturale. E se non si possiedono, bisogna imparare a costruirli, “sbagliando e riprovando, e ancora sbagliando e riprovando”. Ché in questo continuo, inesauribile percorso, sta il segreto della complessità del vivere umano, ma anche tutta la sua poetica bellezza”.

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Frame del film Mare Nostrum. Storie dal mare di Roma Nazione” di Guido Fuganti

Vediamo un po’ il programma. Giovedì 15 ottobre 2020. Alle 17.30, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “In their hands Reshaping pottery of the European Bronze Age / Nelle loro mani. Rimodellare la ceramica dell’Età del Bronzo Europea” di Marcello Peres, Nicola Tagliabue, Thomas Claus, Csaba Balogh, Vladan Caricic Tzar (Spagna, Germania, Ungheria, Serbia; 2019, 32’); “Dig Life” di Chris Davies (Serbia, Australia; 2019, 46’). “Mare Nostrum. Storie dal mare di Roma Nazione” di Guido Fuganti (Italia; 2020, 21’). Alle 19.30, per “INCONTRI DI ARCHEOLOGIA”, inaugurazione della mostra fotografica “Le pietre raccontano” a cura di “Augusta Photo Freelance“. Interviene Romolo Maddaleni, presidente di Augusta Photo Freelance. Durante le giornate del Festival, la mostra sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Alla sera, alle 21, per “CINEMA E ANTROPOLOGIA”, i film “Lu recito” di Dario Lo Vullo (Italia; 2019, 19’): “Prima che arrivi l’estate” di Francesco Di Martino (Italia; 2019, 78’).

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Frame del film d’animazione “The Sound of that Beat / Il suono di quel battito” di Mirko Furlanetto

Venerdì 16 ottobre 2020. Alle 10.30, per “RAGAZZI E ARCHEOLOGIA”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane, condotte dall’archeologa Concetta Caruso: “La memoria di un filo” di Gian Maria Pontiroli (Italia; 2019, 28’); “The Sound of that Beat / Il suono di quel battito” di Mirko Furlanetto (Italia, Iraq; 2020, 5’); “ArcheoMovies. L’Archeologia al Cinema”: proiezione di 5 cortometraggi realizzati dagli studenti del IV I.C. “Domenico Costa“ di Augusta nell‘ambito del progetto “ArcheoMovies. L‘Archeologia al Cinema”, finanziato dal Piano Nazionale Cinema per la Scuola (Mibact-MIUR). Durata complessiva: 25 minuti. Anno: 2019. Alle 17.30, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “S.T.U.R.A. Storia del Territorio e dell’Uomo lungo le Rive e sull’Acqua” di Davide Borra (Italia; 2019, 20’); “Πήγα, είδα, άκουσα / Vai, guarda, ascolta” di Mary Bouli (Grecia; 2020, 24’); “Sicilia questa sconosciuta” di Pina Mandolfo, Maria Grazia Lo Cicero (Italia; 2019, 45’). Alle 19.15, per “INCONTRI DI ARCHEOLOGIA”, “Agli albori del viaggio moderno in Sicilia. Il grand tour di Thomas Cole e Samuel James Ainsley nel 1842”: interviene in video-conferenza Brian E. McConnell, docente di Storia dell‘Arte presso la Florida Atlantic University. Alla sera, alle 21, per “CINEMA E ANTROPOLOGIA”, i film “L‘uomo delle chiavi, sulla vecchiaia” di Matteo Sandrini (Italia; 2020, 45’); “Manufatti in pietra” di Michele Trentini (Italia; 2019, 33’).

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Il paletnologo Fabrizio Mori nel film di Lucio Rosa “Fabrizio Mori. Un ricordo” (foto Lucio Rosa)

Sabato 17 ottobre 2020. Alle 17.30, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “Pompei, dopo il disastro” di  Sabine Bier (Italia, Germania; 2019, 52’); “Egypte: les temples sauves du Nil / Egitto: i templi salvati del Nilo” di Olivier Lemaitre (Francia; 2018, 53’); “Thus speaks Tarām-Kūbi, Assyrian Correspondence / Così parla Tarām-Kūbi, corrispondenze assire” di Vanessa Tubiana-Brun (Francia; 2020, 46’). Alla sera, alle 21, per “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “Fabrizio Mori, un ricordo” di Lucio Rosa (Italia; 2020, 20’); “ΚΙΝΥΡΑΣ, Ιερεύς Κτίλος Αφροδίτας / Cinira, l’amato sacerdote di Afrodite” di Stavros Papageorghiou (Cipro; 2019, 90’).

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La consegna del premio “Antonino Di Vita”: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo

Domenica 18 ottobre 2020. Alle 17.30, pe “CINEMA E ARCHEOLOGIA”, i film “La Scuola di Atene. L’archeologia italiana nell’Egeo” di Eugenio Farioli Vecchioli (Italia; 2019, 52’); “Alone among the rocks / Solo tra le rocce” di Arman Gholipour Dashtaki (Iran: 2020, 21’). Alle 19.30, per “FINESTRA SUL DOCUMENTARIO SICILIANO”, Tra tradizione e sperimentazione. Il cinema di Alessia Scarso: interviene la regista Alessia Scarso. Quindi il film “Vasa Vasa” di Alessia Scarso (Italia; 2017, 12’). Alle 20.30, la cerimonia di premiazione con l’intervento di Santo Cummaudo, assessore ai Beni Culturali del Comune di Licodia Eubea. Premio “Archeoclub d’Italia”: proclamazione del film più votato dal pubblico. Consegna il premio: Giuseppe Cosentino, presidente Archeoclub d’Italia di Lentini; Premio “ArcheoVisiva”: proclamazione del film migliore selezionato dalla giuria internazionale di qualità. Consegna il premio: Fabio Caruso, archeologo, ricercatore ISPC-CNR di Catania. Premio “Antonino Di Vita”: il premio, un‘opera dell‘artista Santo Paolo Guccione, viene assegnato a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico. Consegna il premio: Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e Antichità Italiche, università di Macerata.

L’emergenza sanitaria non ferma la Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct): la decima edizione in presenza e in streaming. Trentadue pellicole in programma, tra documentari, docu-fiction, film di animazione e cortometraggi

La locandina della X edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct) dal 15 al 18 ottobre 2020

Il castello di Santapau domina il centro abitato di Licodia Eubea (foto Graziano Tavan)

Dieci anni e non sentirli. La Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica non solo non ha perso lo smalto e l’entusiasmo, ma è cresciuta di anno in anno affermandosi come uno dei più importanti festival cinematografici italiani (l’unico nel Sud Italia) dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive. E così eccoci alla decima edizione del festival internazionale, nonostante l’emergenza Covid-19 che ha compromesso la maggior parte degli eventi: appuntamento dal 15 al 18 ottobre 2020 a Licodia Eubea, il pittoresco borgo adagiato sul versante nord-occidentale dei monti Iblei in provincia di Catania. E anche in streaming. Il festival sarà infatti interamente trasmesso in streaming sulla piattaforma www.streamcult.it: basterà registrarsi gratuitamente e accedere ai contenuti comodamente da casa. Per essere presenti in sala, invece, sarà necessario prenotare il proprio posto gratuitamente sul sito www.rassegnalicodia.it, dove sarà possibile scaricare il programma completo delle proiezioni e degli eventi.  “Non è stato semplice decidere di confermare l’edizione del festival in una situazione così critica, generata dall’emergenza sanitaria, che ha messo in ginocchio il settore degli eventi dal vivo”, assicura  Lorenzo Daniele, co-direttore artistico. “Ma ci è sembrato doveroso nei confronti di registi, produttori e ricercatori organizzare un festival che ha come suo obiettivo quello di adoperare la pervasività del cinema per avvicinare gli spettatori alla conoscenza del patrimonio culturale, della Storia e dell’Archeologia. Lo faremo nel pieno rispetto delle normative Anti-Covid che prevedono, tra l’altro, un pubblico contingentato. Anche per questo ci apriremo al web, con un’edizione che sarà trasmessa interamente in streaming. Una novità, questa, introdotta in via sperimentale ma che potrebbe permanere anche in futuro, quando la situazione tornerà alla normalità”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio direttori artistici della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)

Pubblico nella chiesa sconsacrata di San Benedetto e Santa Chiara sede della rassegna di Licodia Eubea: per la X edizione ingressi contingentati

Trentadue pellicole in programma, tra documentari, docu-fiction, film di animazione e cortometraggi; otto film stranieri, sette prime nazionali, oltre quattordici ore di proiezioni, un ricco calendario di eventi collaterali e tante novità. Sono i numeri della X edizione del Festival, organizzato negli spazi polifunzionali dell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con la sezione locale dell’Archeoclub d’Italia “Mario Di Benedetto”, con il sostegno della Regione Siciliana (Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo – Sicilia Film Commission, nell’ambito del Programma Sensi Contemporanei) e del Comune di Licodia Eubea. “Quest’anno il palinsesto dei film in concorso è particolarmente ricco e vario”, aggiunge Alessandra Cilio, co-direttore artistico. “I documentari selezionati spaziano dall’antropologia culturale all’archeologia, coprono un arco temporale di oltre seimila anni, comprendendo Paesi come Italia, Serbia, Ungheria, Spagna, Grecia, l’isola di Cipro e ancora Iran, Iraq ed Egitto. Editi tutti tra il 2019 e il 2020, vengono presentati al pubblico italiano per la prima volta. Il denominatore comune sarà il concetto di skills. Si tratta delle abilità sviluppate dall’uomo nel corso dei secoli per insediarsi in un ambiente e sfruttarne le risorse, migliorando il proprio stile di vita. Ma sono anche quei saperi quasi dimenticati, immortalati dalla pellicola perché possano sopravvivere nel tempo: canti, gesti, incastri perfetti di pietre, risultato di secoli di sperimentazioni, tentativi ed errori. Abilità necessarie, oggi più che mai, per adattarsi all’imprevedibilità dei tempi. Dove anche un limite può trasformarsi in opportunità”.

L’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara sede della Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)

La consegna del premio “Antonino Di Vita”: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo

Assieme alla sezione “Cinema e Archeologia”, ci saranno le sezioni “Ragazzi e Archeologia”, “Cinema ed Antropologia”, e ancora la “Finestra sul Documentario siciliano”, inaugurata da Sebastiano Gesù nel 2014 con l’intento di favorire la conoscenza dei documentari prodotti da siciliani e sulla Sicilia nell’arco di oltre un secolo. Tra gli eventi collaterali, spicca la mostra fotografica “Le pietre raccontano”, a cura del circolo APF associato alla FIAF. Previsti anche incontri con specialisti di vario genere nel campo dell’archeologia e della comunicazione. Come ogni anno, saranno tre i premi conferiti nella serata conclusiva: il premio “Archeoclub d’Italia” al film più votato dal pubblico; il premio “ArcheoVisiva” assegnato al miglior film da una giuria internazionale di qualità; il premio “Antonino Di Vita” conferito dal comitato scientifico a una personalità che si è distinta nella divulgazione dell’Antico. 

Al via la XVII edizione di “Imagines”, rassegna del documentario archeologico del Gruppo archeologico bolognese: sullo schermo dalla Sicilia a Creta, da Marzabotto alla Val Camonica, e l’Iraq prima e dopo l’Isis

Il Gruppo archeologico bolognese iscritto ai Gruppi archeologici d’Italia

Weekend a Bologna con il film archeologico. Venerdì 29 novembre, sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre 2019, alla sala Eventi della Mediateca comunale di San Lazzaro a San Lazzaro di Savena (Bologna) il Gruppo Archeologico Bolognese e Il museo della Preistoria “Luigi Donini” presentano “Imagines, obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunto alla diciassettesima edizione, col patrocinio di Comune di Bologna e Comune di San Lazzaro. Nata nel 2003, “Imagines” è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del Gruppo e il pubblico bolognese appassionato di Archeologia e Storia potessero trovarsi per assistere alla proiezione di documentari e filmati di contenuto storico – archeologico introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti. Quest’anno, al termine di ogni giornata di “Imagines” sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore). In più, domenica 1° dicembre sarà estratta la partecipazione gratuita a un viaggio di un giorno organizzato da Insolita Itinera per il Gruppo Archeologico Bolognese. Vediamo il programma.

Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

Prima giornata, venerdì 29 novembre 2019. La rassegna apre alle 15.30 con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna) e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna “Imagines”. Il primo film in programma è “Sicilia Grand Tour 2.0”, per la regia di Giorgio Italia (90’). La proiezione sarà introdotta da Lorenzo Daniele, regista e titolare di Fine Art Produzioni. Giorgio è uno studente universitario che trova una serie di vecchi volumi pieni di carte, schizzi e disegni ma anche di storie. Il ragazzo è affascinato dal racconto che il pittore francese Jean Houel tesse della Sicilia, e decide di esplorare l’isola facendo del “Voyage pittoresque des isles de Sicile de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà che le parole di Houel, che definiva la Sicilia il luogo più curioso dell’universo, sono ancora oggi veritiere (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/). Dopo l’intervallo, proiezione del documentario “La spirale megalitica” di Gaspare Mannoia (16’). Introduce Giuseppe Mantovani. Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico di questa splendida regione. Segue un buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Seconda giornata, sabato 30 novembre 2019. Si inizia, alle 15.30, proiezione della prima delle due parti del documentario “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (47’). Proprio della prima parte “Nascita e sviluppo della cultura urbana” abbiamo appena visto il trailer. Per il Gruppo archeologico bolognese è motivo di orgoglio poter inserire nel palinsesto di “Imagines” l’opera di Castellani, perché se questa prima parte è stata presentata a marzo al Firenze Archeofilm e a ottobre alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, la seconda parte, in programma domenica 1° dicembre, sarà una prima assoluta (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/09/27/mesopotamia-in-memoriam-appunti-su-un-patrimonio-violato-prime-anticipazioni-della-nuova-produzione-cinematografica-di-alberto-castellani-una-miniserie-televisiva-in-uscita-nel-2/). C’erano una volta il Tigri e l’Eufrate e una terra fertile a forma di mezzaluna dove nacquero civiltà antiche che possiamo definire oggi la tomba della civiltà della Mesopotamia. L’elenco di ciò che l’uomo ha perduto è impossibile: saccheggi operati dall’Isis, ma anche razzie di regimi diversi, con connivenze colpevoli. È questo il tema del documentario, diviso in due parti, ambientato nelle terre martoriate del Vicino Oriente che intende affrontare il dramma della Mesopotamia, in particolare Siria e Iraq.

Il Palazzo Cnosso, tra le aree archeologiche più famose di Creta

Segue il documentario “Creta e la civiltà minoica. Cnossos, Festos e Haghia Triada” di Claudio Busi e Roberto Sarti (60’), introdotto dallo stesso Claudio Busi, speleologo, viaggiatore e film-maker. Un viaggio nell’isola di Creta dove nel secondo millennio a.C. è fiorita una straordinaria civiltà che ha lasciato testimonianze di grandiosi palazzi, mirabili affreschi e oggetti di grande pregio artistico. Il filmato illustra I principali antichi centri dell’area centro-occidentale dell’isola, tra cui Cnossos e Festos, rimandando a un prossimo video la descrizione della parte orientale. Dopo l’intervallo, il documentario “Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889” di Giuseppe Mantovani (45’), introdotto da Davide Giovannini, archeologo e appassionato di teatro. È l’estate del 1889 e da pochi giorni si è conclusa la campagna di scavo sul Pian di Misano, la prima condotta dal direttore delle Antichità professor Edoardo Brizio. Cesare Ruga, reggitore del Museo, apre il sito al pubblico per condurlo in una visita speciale in cui il racconto dei lavori appena conclusi si intreccia con la storia eccezionale del risveglio della città etrusca, ripercorrendo le emozioni delle prime scoperte ed il ricordo dei primi pionieri dell’archeologia bolognese di fine ‘800.

Terza e ultima giornata, domenica 1° dicembre 2019. Si inizia alle 15.30 con la seconda parte del film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (60’), che sarà presente in sala per illustrare l’intero progetto cinematografico. La seconda parte, ambientata ancora in Iraq, si sofferma su “La stagione dei grandi imperi”. Segue il film “L’arte in guerra” Regia di Massimo Becattini (63’), introdotto dallo stesso Massimo Becattini, regista e documentarista. Il film racconta la storia di quegli italiani che si impegnarono nella salvezza del patrimonio artistico nazionale nel corso della Seconda Guerra Mondiale. È la storia di una vera e propria caccia ai tesori d’arte italiana, sventata dal coraggio di funzionari che, rischiando la vita, li hanno nascosti o recuperati con un avventuroso lavoro di intelligence. Dopo l’intervallo, per ricordare i 40 anni dall’inclusione tra i patrimoni dell’Umanità UNESCO dell’Arte rupestre della Val Camonica (marzo 1979), primo riconoscimento in Italia, proiezione del documentario ”Val Camonica 1957” di Emmanuel Anati (22’), presentato da Daniela Ferrari, archeologa e docente a Univaperta di Imola. Le incisioni rupestri della Val Camonica costituiscono una delle più ampie collezioni di petroglifi preistorici del mondo. Questo documentario, realizzato da Emmanuel Anati, fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici, ripercorre, con filmati dell’epoca, l’inizio degli studi scientifici delle incisioni rupestri a metà degli anni ‘50 del secolo scorso.

La IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct), gratificata da una folta presenza di pubblico e addetti ai lavori, ha assegnato il premio “Antonino Di Vita” a Massimo Vidale, archeologo di frontiera, docente e grande comunicatore. Il pubblico ha scelto “I Leoni di Lissa” e la giuria di qualità “Incontrando i Neanderthal”

La locandina della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct)

Il docente Alessandro De Filippo con i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele

Addetti ai lavori, registi, produttori, archeologi e centinaia di visitatori: Licodia Eubea, anche per i quattro giorni di programmazione della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, si è confermata un vero crocevia di incontri e scambi di esperienze, punto di riferimento, a livello internazionale, per il cinema archeologico. La serata finale, con un successo di pubblico senza precedenti venuto a seguire le premiazioni con i protagonisti presenti in sala, già antica chiesa di San Benedetto e Santa Chiara, è stata il naturale e conseguente sigillo a un’edizione da incorniciare. Ma prima di passare alla proclamazione dei film scelti dalla giuria internazionale e dal pubblico, e dell’assegnazione del prestigioso premio “Antonino Di Vita”, la Rassegna ha offerto la consueta Finestra sul documentario siciliano, che quest’anno è stata dedicata alla Sicilia di Vittorio De Seta, padre del documentarismo moderno, raccontata da Alessandro De Filippo, critico cinematografico e docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il DISUM di Catania.

Enzo Piazzese, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Ragusa, consegna il premio “Archeoclub d’Italia” al regista Nicolò Bongiorno

“I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

Premio “Archeoclub d’Italia”. Il pubblico della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission e la collaborazione dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea diretta da Giacomo Caruso, ha scelto il film “I leoni di Lissa” documentario prodotto da “Allegria Film” e diretto dal regista Nicolò Bongiorno, che si è così aggiudicato il premio “Archeoclub d’Italia”. “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 2019; 76’): il film evoca la leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona dell’iconografia moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba moderna. Il regista, secondogenito del noto conduttore televisivo Mike Bongiorno, ha ricevuto il premio dalla mani di Enzo Piazzese (Archeoclub d’Italia di Ragusa).

Al film “A la rencontre de Néandertal”, di Rob Hope e Pascal Cuissot il premio “Archeovisiva”

Laura Maniscalco con Brian McConnell, membri della giuria di qualità, legge la motivazione del premio “Archeovisiva”

Il premio “Archeovisiva”, assegnato da una giuria internazionale di qualità composta da Diego D’Innocenzo, Anthony Grieco, Lada Laura, Laura Maniscalco e Brian McConnell è stato assegnato alla produzione francese “A la rencontre de Néandertal”, di Rob Hope e Pascal Cuissot, prodotto dalla Fred Hilgemann Films, presentato in anteprima nazionale a Licodia Eubea. Il film “A la rencontre de Neandertal / Incontrando i Neanderthal” di Rob Hope e Pascal Cuissot (Francia, 2019; 52’): molto prima dell’arrivo dell’Homo Sapiens, i Neanderthal si aggirano per le vaste pianure europee, completamente allagate dopo l’Era Glaciale. Diverse scoperte in Francia e in Inghilterra, e soprattutto sull’isola di Jersey, permettono oggi agli archeologi di capire lo stile di vita di quei primi grandi nomadi d’Europa, che vissero trecentomila anni. Laura Maniscalco con Brian McConnell ha proclamato il vincitore del premio “Archeovisiva” con questa motivazione: “Il documentario A la recontre de Néandertal, attraverso un giusto equilibrio tra interviste, scene con personaggi e ricostruzioni artistiche, riesce a presentare in modo chiaro dati estremamente stimolanti ricavati da diversi siti in diverse parti d’Europa. Nonostante l’abisso cronologico che ci separa dalle problematiche presentate, il film riesce a trasmetterci il significato della lotta costante delle popolazioni Neanderthal di fronte alle difficoltà ambientali ma anche la loro capacità di adattamento a drastici cambiamenti climatici, capacità che assume un significato emblematico per noi contemporanei e per le generazioni future in vista delle problematiche climatiche sempre più pressanti”. Ma la giuria di qualità ha inoltre assegnato una menzione speciale al film “C’era una volta Iato”, prodotto dall’Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato, per la freschezza e l’alto livello della realizzazione, e per il messaggio sociale che il film trasmette.

Maria Antonietta Rizzi Di Vita consegna il premio “Antonino Di Vita” all’archeologo Massimo Vidale

Premio “Antonino Di Vita”. Se la finalità del prestigioso premio della Rassegna di Licodia Eubea è quello di segnalare chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico, la scelta del comitato scientifico del festival non poteva essere migliore, attribuendolo all’archeologo e grande comunicatore Massimo Vidale, che ha svolto negli ultimi quaranta anni ricerche archeologiche ed etnoarcheologiche in Italia, Iran, Kuwait, Iraq, Pakistan, Turkmenistan, India, Nepal, Indonesia, Tunisia ed Eritrea, ma che ha saputo promuovere, comunicare e divulgare la ricerca archeologica come insegnante (attualmente è docente all’università di Padova), come giornalista su riviste, giornali, cataloghi, saggi, e come filmmaker. Il premio è stato consegnato da Maria Antonietta Rizzo Di Vita con questa motivazione: “Un archeologo di frontiera, forte di passione, competenza e oltre 40 anni di esperienza sul campo in aree del mondo complesse come Kuwait, Iran, Nepal, India, Pakistan e Turkmenistan, ma anche Indonesia, Eritrea e Tunisia. Docente universitario, ricercatore e comunicatore, ha veicolato i risultati del suo lavoro attraverso circa 500 contributi, tra monografie, articoli scientifici e di carattere divulgativo, e documentari. L’interesse per l’etnoarcheologia e i processi produttivi nel mondo antico rivela la sua volontà di mettere a fuoco, nello studio della cultura materiale e delle dinamiche che regolano la creazione dei manufatti, quelle storie “nascoste” che una ricerca archeologica di tipo tradizionale spesso non riesce a cogliere: storie di individui che, nelle loro scelte tecniche, riflettono tradizioni, saperi, creatività e idee, spesso frutto di relazioni, contatti e interazioni”. Il saluto finale dai direttori artistici del festival, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, che, soddisfatti dell’eccezionale riuscita di questa nona edizione e della grande affluenza di pubblico, complice il clima quasi estivo che ha caratterizzato i quattro giorni, hanno già fissato le date della decima edizione dell’evento, dando appuntamento ad appassionati, archeologi e registi dal 16 al 19 ottobre 2020. A Licodia Eubea, ovviamente.

Al via a Licodia Eubea (Ct) la IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica: 18 film in concorso, incontri di archeologia, workshop sulla comunicazione dell’Antico, laboratori per le scuole, mostre e visite guidate

Diciotto le opere in concorso, tra documentari, docu-fiction e film di animazione, di cui 7 straniere; 4 anteprime nazionali, oltre 13 ore di proiezioni e un ricco calendario di eventi collaterali. Sono i numeri (grandi numeri!) della IX edizione della prestigiosa Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct), uno dei più importanti festival cinematografici italiani (l’unico nel Sud Italia) dedicato alla divulgazione dell’Antico attraverso le arti visive. L’appuntamento dal 17 al 20 ottobre 2019 negli spazi polifunzionali dell’ex chiesa di San Benedetto e Santa Chiara per la IX Rassegna promossa dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con l’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “M. Di Benedetto” e con il sostegno della Sicilia Film Commission (programma Sensi Contemporanei).

Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici della Rassegna del Documentario e e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct)

“L’uomo di oggi non è altro che la conseguenza di ciò che è stato ieri”, scrivono Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici della rassegna cinematografica. “Mai come in questi ultimi anni la riflessione su quelle che potremmo definire le conseguenze dell’Antico è stata così intensa e densa di stimoli, come dimostra il florilegio di manifestazioni, diffuse in Italia e all’estero, volte a sottolineare l’attualità del passato e le sue ripercussioni sul mondo moderno. È proprio la relazione tra Antico e Contemporaneo a costituire il trait d’union della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione archeologica, ché in fondo interpretare il passato non è che un modo per interpretare noi stessi, scoprendoci a tratti simili, a tratti profondamente differenti rispetto ai nostri antenati”. Seguendo questo filo rosso, sono stati selezionati – come si diceva – diciotto film: “Li abbiamo scelti per la qualità dei contenuti, ma anche per il taglio fresco e originale con cui portano le loro storie sullo schermo. Sebbene anche quest’anno non manchino le produzioni straniere, è l’Italia il Paese maggiormente rappresentato, descritto dalle opere in concorso in tutta la sua varietà, dalla Sicilia al Trentino Alto Adige”.

La locandina della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct)

“Quest’anno – continuano Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele – il palinsesto dei film in concorso al festival è particolarmente ricco e vario. Andremo alla ricerca dei Neanderthal per comprendere i loro spostamenti e i loro usi e costumi, con le ricostruzioni in 3D calpesteremo il terreno in cui si svolse la battaglia di Canne, ci sposteremo in Giordania per rivivere la battaglia di Jerash, cercheremo di comprendere il significato enigmatico delle stele di Cabeço da Mina in Portogallo, attraverseremo la penisola italiana per raccontare l’esperienza eremitica, e ancora ci inoltreremo sulla riva destra del fiume Danubio alla comprensione della cultura di Vučedol risalente al tardo terzo millennio a.C., ci inabisseremo nei fondali dell’Adriatico per rivivere un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia, la battaglia di Lissa. Questo e molto altro in un festival che consente agli spettatori di viaggiare, conoscere il mondo e scoprire l’Antico attraverso il cinema”. E allora vediamo meglio il programma nel dettaglio.

Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

Giovedì 17 ottobre 2019, prima giornata. Alle 17, apertura della rassegna con gli interventi delle autorità (sindaco Giovanni Verga, soprintendente Rosalba Panvini, direttore scuola specializzazione Beni archeologici Dario Palermo) introdotti dal presidente dell’Archeoclub di Licodia Eubea Giacomo Caruso e dai direttori artistici Cilio e Daniele. Alle 17.30, la sezione Cinema e archeologia apre con il film “A la rencontre de Neandertal / Incontrando i Neanderthal” di Rob Hope e Pascal Cuissot (Francia, 2019; 52’). Memorie dal passato” di Giovanni Giordano (Italia, 2018; 30’). La sezione riprende alle 21, con il film fuori concorso “Sicilia. Grand Tour 2.0” di Giorgio Italia (Italia, 2019; 90’) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/).

“La battaglia di Gerasa” di Carlos Cabrera

Venerdì 18 ottobre 2019, seconda giornata. La sezione di Cinema e Archeologia apre alle 17 con il film “The battle of Jerash / La battaglia di Gerasa” di Carlos Cabrera (Giordania, 2017; 26’). Seguono “La signora Matilde. Gossip dal Medioevo” di Marco Melluso e Diego Schiavo (Italia, 2017; 75’) e “Os enigmas do Cobeço da Mina / I misteri di Cobeço da Mina” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2019; 27’). La sezione si chiude alle 21 con il film “Voci dal silenzio” di Joshua Wahlen, Alessandro Seidita (Italia, 2019; 52’).

Il regista Lucio Rosa, “Il ragazzo con la Nikon”, fa capolino dietro la sua macchina fotografica

Sabato 19 ottobre 2019, terza giornata. La sezione di Cinema e Archeologia apre alle 17 con il film “The prehistoric night of Mars and Venus / La notte preistorica di Marte e Venere” di Darko Puharic (Croazia, 2018; 33’). Seguono i film “Pecunia non olet. L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile (Italia/Francia, 2018; 40’), “Ragusa terra iblea” di Francesco Bocchieri (Italia, 2019; 41’) e “Il ragazzo con la Nikon” di Lucio Rosa (Italia, 2019; 31’) (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/01/23/il-regista-lucio-rosa-regala-un-messaggio-di-speranza-al-2019-con-il-nuovo-film-il-ragazzo-con-la-nikon-realizzato-assemblando-migliaia-di-foto-di-antichi-villaggi-antiche-dimore/). Alle 21 per la sezione Cinema e Storia il film “Il Conte magico” di Marco Melluso e Diego Schiavo (Italia, 2019; 80’).

La consegna del premio Antonino Di Vita 2018: da sinistra, Alessandra Cilio, Fabio Isman, Maria Antonietta Rizzo Di Vita, Santo Paolo Guccione, Lorenzo Daniele, Giacomo Caruso (foto Graziano Tavan)

Domenica 20 ottobre 2019, giornata finale. Alle 17, ultima sezione di film in concorso. Apre “#inminimimaxima” di Pierre Gaignard e Laura Haby (Francia, 2018; 52’). Seguono i film “Adolf Vallazza, sciamano del legno antico” di Lucio Rosa (Italia, 2019; 40’) e “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 2019; 76’). La giornata si chiude con la cerimonia di premiazioni, alle 20.30. Tre i premi che saranno conferiti: il premio “Archeoclub d’Italia” al film più votato dal pubblico, consegnato da Enzo Piazzese, presidente dell’Archeoclub di Ragusa; il premio “ArcheoVisiva” assegnato al miglior film da una giuria di qualità, consegnato da Laura Maniscalco, dirigente archeologa della soprintendenza di Catania; il premio “Antonino Di Vita” conferito dal comitato scientifico a una personalità che si è distinta nella divulgazione dell’Antico, consegnato da Maria Antonietta Rizzo Di Vita, dell’università di Macerata.

Tanti alunni e studenti coinvolti a Licodia Eubea nella sezione “Ragazzi e archeologia”

Cinema a tema archeologico, dunque, ma non solo: il calendario della manifestazione prevede anche incontri di archeologia, workshop sulla comunicazione dell’Antico attraverso i nuovi media, laboratori didattici per le Scuole, una mostra fotografica (in collaborazione con il gruppo fotografico “Obiettivo Grammichele”), una esposizione di costumi teatrali (con Ariana Talio), visite guidate al Museo etno-antropologico, degustazioni enogastronomiche, escursioni sul territorio e tanto altro. “È un anno di consolidamento, questo, in cui proviamo a irrobustire collaborazioni e attività che funzionano”, concludono Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, “nell’attesa di giungere a tagliare il traguardo dell’edizione numero dieci, il prossimo 2020, di un festival nato da un sogno e che solo in un luogo onirico come il borgo di Licodia Eubea può esistere”.

Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto il film “Sicilia Grand Tour 2.0”, viaggio al ritmo dei viaggiatori del Settecento alla scoperta della Sicilia “non solo da cartolina” che sa ancora stupire, anche la gente distratta del Terzo millennio

Il film “Sicilia Grand Tour 2.0” per la regia di Giorgio Italia

Un atto d’amore per la propria terra, la Sicilia, e di speranza. Al di là degli stereotipi, non sempre edificanti, dei pregiudizi, della storia. È il film che viene presentato il pomeriggio di sabato 5 ottobre 2019 alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico da FineArt produzioni, per la regia del giovane Giorgio Italia che ne è anche l’interprete e la voce narrante, la produzione di Lorenzo Daniele e la sceneggiatura dell’archeologa Alessandra Cilio. Il titolo “Sicilia Grand Tour 2.0” dice molto ma non tutto. Si capisce – quello è facile – che il soggetto è la Sicilia, e che si fa riferimento a quella moda che, già dal Cinquecento, porta viaggiatori da tutta Europa a visitare l’Italia a tappe fino a Napoli, fissando appunti e disegni sui loro taccuini; e che dal Settecento, porta questi ‘travellers’ tedeschi, inglesi, francesi e polacchi fino in Sicilia. Ma perché “2.0”? La risposta la dà lo stesso protagonista, giovane studente che “casualmente” trova sul tavolo di lettura di una biblioteca che non lo entusiasmi per niente un voluminoso libro di un tal Jean Houel, francese di Rouen, formatosi negli ambienti illuministici parigini, che trascorre in Sicilia ben quattro anni, e tra il 1782 e il 1786 pubblica i quattro volumi del “Voyage Pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari”. Il titolo lo incuriosisce e si chiede: quali ragioni spingono la gente del Terzo millennio a venire in Sicilia? Cosa rimane dell’eredità del Grand Tour, degli straniamenti fantastici di questi viaggiatori curiosi di trecento anni fa? La Sicilia rimane un’isola contraddittoria, a tratti bipolare. Marginale e remota lo è ancora, probabilmente; e al tempo stesso è crocevia di popoli, testa di ponte tra Africa e Europa, tra Oriente e Occidente. La natura che la caratterizza sa essere indomita e lussureggiante, sebbene spesso non riesca a nascondere le profonde ferite inferte dall’uomo contemporaneo. La Sicilia è terra di tradizioni e conservatorismo, ma anche di innovazione e di dinamismo. È un’isola fatta di generazioni vecchie, che si contrappongono a generazioni di giovani che, anziché piegare la testa a questo nuovo Secolo Buio e lasciare la propria terra sconfitti, si ostinano a restare. Non sono meno “cervelli” di chi parte; forse sono solo più coraggiosi.

Il libro “Voyage Pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari” di Jean Houel

Nasce così questo viaggio alla scoperta della Sicilia con gli occhi di un siciliano e la curiosità di uno straniero che sa ancora stupirsi della gente prima ancora dei monumenti e dei paesaggi. E per farlo non ci vuole fretta. Se Houel ci mise quattro anni, Giorgio Italia passa qualche mese. Il ritmo è lento, come merita l’incontro con un luogo, non la visita organizzata. Una slow motion che ritroviamo anche nell’architettura del film. Ma la durata di 90’ minuti non deve spaventare. Portati per mano dal regista-protagonista, Giorgio Italia, si diventa subito suoi convinti compagni di viaggio. E se si ha la ventura di aver avuto modo di conoscere quest’isola meravigliosa nel seguire le tappe proposte da “Sicilia Grand Tour 2.0” si capisce presto che si riesce ancora a “stupirsi” perché si scopre una Sicilia altra, forse più viva, certo altrettanto autentica della Sicilia patinata delle guide.

Zia Antonia e il suo telaio a Sperlinga

Ragazzi in gita scolastica a Himera

Protagonisti sono ovviamente i monumenti e i paesaggi, ma non tutti e non sempre quelli più famosi, ma alla fine della visione è più probabile che si ricordino le persone, che nel loro ambiente sono dei “giganti”, anche se non sempre noti al grande pubblico, e che sullo schermo diventano personaggi con una loro filosofia di vita, i loro problemi, ma anche le loro rivincite, senza mai perdere la speranza. A Bagheria, Antonio Mineo che ci porta tra le decorazioni “morbosamente attraenti” di palazzo Palagonia; a Sperlinga, Luisa Spagna e il marito Enzo Falce sono la prova vivente dell’ospitalità della gente nel cuore della Sicilia, e Antonia Marchese – zi’ Antonia – svela l’arte del telaio tra ricordi e nostalgia; a Randazzo, Giuseppe Severini, musicista e liutaio, studia e ripropone strumenti d’ogni epoca facendo “cantare” i legni dell’Etna, aiutato dall’assistente Mario La Rosa; sull’Etna, Guglielmo Fiorista, appassionato escursionista sul vulcano più alto d’Europa; ad Aci Trezza, Salvatore e Giovanni Rodolico portano avanti lo storico cantiere navale sul quale campeggia la scritta “Omero, Odissea… Verga, I Malavoglia… Visconti, La Terra Trema… Aci Trezza, mare che ispira”; ad Augusta, Eva di Mare mostra il fascino che ancora il paese conserva, mitigando il giudizio negativo sull’area, con il sito archeologico di Megara Hiblea, “la Pompei greca”, fagocitata dalle erbacce e dal degrado, scempio della raffineria e dello sviluppo industriale; a Siracusa Emanuela Maggio, dove nel suo “laboratorio creativo di riciclo” gli oggetti più disparati rinascono, è la prova vivente del riscatto dei giovani siciliani che credono in un futuro positivo nella loro terra; a Ragusa Ibla, Clorinda Arezzo, nata a Ibla dove è tornata dopo aver studiato a Roma e Milano per fare la promotrice culturale “perché non potrebbe vivere altrove”, mentre Biagio Castilletti e Damiano Rotella ci riportano al mitico mondo dei carretti siciliani che loro restaurano e ricreano nel rigoroso rispetto della tradizione; a Mazara del Vallo, infine, Paolo Ayed, figlio di un genitore tunisino e uno italiano, spiega che cos’è l’integrazione nel paese da sempre “porta dell’Africa”, che non significa sottomissione di una cultura su un’altra, ma incontro propositivo.

La magia delle saline di Marsala

Già da questo breve escursus si vede come le tappe privilegino luoghi non sempre prioritari nei percorsi turistici. Non mancano comunque le mete più famose, da Palermo a Taormina, da Agrigento a Siracusa, ma senza mai eccedere nelle descrizioni cartolina. Comunque la costante sono delle immagini accattivanti che ti catturano. Spiace solo che le ultime tappe, Agrigento, Mazara del Vallo, Marsala, quindi non siti “da poco”, siano raccontati in pochi minuti, quasi un’accelerata rispetto al ritmo tenuto fino a quel momento. Ma forse, allora, sarebbero state necessarie due parti/puntate per un’isola che “non è monolitica, come si crede, per tradizioni, lingua e colori”, conclude il regista-protagonista, “ma cambia a seconda delle stagioni, dell’umore, delle persone che incontri. E allora anche tu cambi, tappa dopo tappa, ti adatti, cresci e torni a casa diverso”.

L’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea apre con l’annuncio del gemellaggio di collaborazione con il festival internazionale del film di archeologia di Spalato. E inaugura la mostra fotografica di Lucio Rosa “Libia. Antiche architetture berbere”

L’apertura dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica con Giacomo Caruso, presidente Archeoclub di Licodia, tra i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (foto Graziano Tavan)

Il video messaggio di Lada Laura, direttrice del festival di Spalato (foto Graziano Tavan)

L’augurio di buon lavoro e di una collaborazione sempre più proficua è arrivato a Licodia Eubea durante la cerimonia di apertura dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica con un video messaggio direttamente dalla Croazia. E non è un caso. Perché tra le tante novità della rassegna siciliana c’è anche il gemellaggio con il Festival internazionale di film d’archeologia di Spalato, a cadenza biennale giunto alla quinta edizione. Lo hanno annunciato i direttori artistici della rassegna di Licodia Eubea, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, che dunque si apre al mondo con una collaborazione internazionale. “Un progetto che nasce da lontano”, spiegano. Era il 2011 quando Cilio e Daniele incontrarono la direttrice del festival spalatino, Lada Laura, alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, da sempre punto di incontro e di confronto di idee e progetti da tutto il mondo. Ora quell’incontro informale si è concretizzato in un gemellaggio di collaborazione sottoscritto con un protocollo ufficiale che prevede non solo lo scambio di produzioni cinematografiche (non è un caso che l’VIII edizione si sia aperta proprio con un film croato; e un film di FineArt sarà prsentato a Spalato) ma anche la reciproca promozione dei propri beni culturali. Come si diceva, l’VIII rassegna di Licodia Eubea si è aperta con un film croato: “Az, Branko pridivkom Fučić / Nome Branko, cognome Fučić Nazione” di Bernardin Modrić, narra la storia poetica e contemplativa di uno dei maggiori ricercatori croati di iscrizioni e affreschi glagolitici, il cui lavoro ha segnato la storia dell’arte dell’Europa sud–orientale della seconda metà del XX secolo. Fučić è stato uno studioso capace di rendere civiltà ed eventi del passato più vicini a noi, in modo semplice e coinvolgente.

L’impressionante Qsar al-Haj non è una fortezza ma un centro di stoccaggio (foto Lucio Rosa)

Momento clou della prima giornata, l’inaugurazione al museo Etnografico della mostra fotografica del regista e fotografo Lucio Rosa dal titolo “Libia. Antiche architetture berbere”, mostra già presentata a Bolzano (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/02/14/antiche-architetture-berbere-ecco-la-libia-nelle-foto-del-regista-lucio-rosa-in-mostra-a-bolzano-e-un-mondo-che-sta-lentamente-scomparendo-non-essendoci-piu-grande-interes/) e che è già stata prenotata al museo Pigorini di Roma, e poi a Torino e addirittura in Oregon negli States. Il regista veneziano, sfruttando il materiale raccolto in tanti anni di frequentazione dell’Africa in generale e della Libia in particolare, con questa mostra non solo ha voluto far conoscere degli aspetti culturali della Libia ai più sconosciuti, ma tenere viva l’attenzione su un Paese martoriato dalla guerra che rischia di cancellare una storia millenaria.

Il regista Lucio Rosa accanto alle foto della sua mostra allestita all’interno del museo Etnografico di Licodia Eubea (foto Graziano Tavan)

“Durante le varie missioni svolte in Libia”, spiega Lucio Rosa, “sia per realizzare film e ricerche varie, purtroppo solo fino al 2014, perché poi la Libia è diventata impraticabile, mi sono interessato all’architettura berbera di diverse oasi”. E continua, tradendo l’emozione. “Queste oasi sono abitate e vissute dai berberi Imazighen fino ai primi anni ’80, fino a quando Gheddafi, volendo che la sua gente vivesse con i confort occidentali, ha costruito le nuove città in prossimità dei vecchi villaggi. Le vecchie oasi, quasi tutte abbandonate, sono cadute nel degrado. Ma ci sono delle eccezioni”. E queste “eccezioni” sono state “salvate” dalle immagini di Lucio Rosa. La mostra “Libia. Antiche architetture berbere” presenta una cinquantina di foto che riguardano sette di queste location. “È un mondo che sta lentamente scomparendo non essendoci più grande interesse per il recupero e per la conservazione della memoria e della storia”, commenta amaro il regista. Le foto sono raggruppate in sequenze, ognuna presentata da una nota esplicativa. E da queste foto sta nascendo un film, in uscita nella primavera 2019: “Sarà la Libia vista con l’occhio di un giovane fotografo”. E strizza l’occhio. Perché quel giovane fotografo è ovviamente lui, Lucio Rosa.

Al via a Licodia Eubea (Ct) l’VIII Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica: 24 film; incontri con archeologi, divulgatori, registi; due mostre; un seminario-workshop sulla comunicazione archeologica. La memoria è il leitmotiv dell’edizione 2018

La locandina dell’VIII rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (Ct)

L’attesa è finita. Licodia Eubea (Ct) è pronta ad aprire al “cinema dell’Antico” con l’VIII edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, organizzata dal 18 al 21 ottobre 2018 dall’associazione culturale ArcheoVisiva in collaborazione con Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea “Mario Di Benedetto”. Ben 24 film in programma, di cui 20 in concorso: lavori di recente produzione, di respiro internazionale: Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Croazia, Turchia, Libia, Nuova Zelanda, Canada. “È un pezzo di mondo, quello che viene raccontato attraverso i documentari”, sintetizzano i direttori artistici, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele: “ciascuno racconta, con rigore scientifico e grande personalità, il modo in cui l’uomo decide di ricordare o dimenticare il suo passato e le rovine che lo rappresentano, ma anche gli uomini e le donne che hanno contribuito a rivelarlo, a volte celebrati come Sir Arthur Evans, scopritore del mitico palazzo di Minosse a Knosso, altre volte precipitati in un pesante oblio, come l’archeologa preistorica trentina Pia Laviosa Zambotti, morta suicida negli anni Sessanta”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici della rassegna di Licodia Eubea

La memoria è il leitmotiv dell’VIII edizione della Rassegna: “Un tema complesso e attuale”, spiegano Cilio e Daniele, “a caratterizzare tanto le opere in concorso quanto gli incontri, le mostre e tutti gli eventi collaterali in programma. Memoria dell’Antico, ma anche memoria di chi l’Antico lo ha indagato e che, per ragioni storiche o sociali, è stato a lungo dimenticato. Memoria di luoghi, fatti e tradizioni: memoria come identità di una comunità. Ma anche negazione di memoria, laddove il patrimonio culturale venga violato, infranto, distrutto. E responsabili non sono solo coloro che alimentano i grandi conflitti mondiali, ma anche quanti semplicemente dimenticano, in un’epoca proiettata al domani, che fagocita e non assimila. Seguendo questo filo rosso, abbiamo selezionato 24 documentari italiani e stranieri: ciascuno affronta, con grande personalità e altrettanto rigore scientifico, questa vasta tematica. Ancora una volta il cinema si rivela specchio del nostro tempo e mezzo privilegiato per leggere i temi, le speranze, le tensioni che animano la nostra società. Le opere abbracciano epoche comprese tra la Preistoria e l’età contemporanea; narrano un caleidoscopio di storie ambientate in diverse parti del mondo, dalla Murgia al Veneto, dalla Polonia al Portogallo, dalla Turchia al Kurdistan, dall’Africa subsahariana alla Nuova Zelanda”.

L’archeologa Serena Raffiotta

Anche quest’anno il pubblico ha la possibilità di confrontarsi direttamente con i protagonisti della ricerca archeologica, i divulgatori, i registi e gli sceneggiatori che si spendono nel campo della comunicazione del mondo antico. E quest’anno, i nomi degli ospiti sono di tutto rispetto. A conversare con il pubblico del festival, nel pomeriggio di venerdì 19 ottobre, ci sarà l’archeologa Serena Raffiotta, con un intervento dal titolo: “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvare un’identità”. Il pomeriggio di sabato 20 ottobre, invece, sarà dedicato a uno dei giornalisti più impegnati a livello internazionale nella lotta al saccheggio del patrimonio storico-artistico, Fabio Isman, che presenterà (per la prima volta in Sicilia) il recente volume “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti”.

Il giornalista Graziano Tavan con l’archeologa Antonia Falcone

Ma le novità di questa nuova edizione del festival non finiscono qui. Oltre al consueto appuntamento dedicato alla didattica e ai cartoon per giovanissimi all’interno della sessione “Ragazzi e Archeologia” e alla “Finestra sul documentario siciliano”, la manifestazione si arricchisce di un workshop dedicato alla comunicazione del patrimonio culturale attraverso i media di ultima generazione. Il workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta”, tenuto dall’archeo-blogger Antonia Falcone e dal giornalista Graziano Tavan, in programma la mattina del 20 ottobre, punta ad essere una “palestra formativa” aperta a studenti universitari, giornalisti e operatori museali, per i quali la padronanza di strumenti e strategie comunicative nell’ambito dei beni culturali rappresenta oggi un requisito fondamentale. Il workshop è gratuito e aperto a tutti; registrarsi è possibile, attraverso la piattaforma Eventbrite.it.

Il regista Lucio Rosa e il direttore artistico Lorenzo Daniele

A far da cornice al festival, ben due mostre fotografiche: la prima, “Libia. Antiche Architetture Berbere” del fotografo e regista veneziano Lucio Rosa, dedicata ad un frammento d’Africa sempre più fragile e sgretolato; la seconda, “1915-1918. Licodia Eubea e i suoi figli nella Grande Guerra”, organizzata e allestita dall’infaticabile sezione locale dell’Archeoclub d’Italia. Durante i giorni del Festival, la mostra di Lucio Rosa sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, con la proiezione, a ciclo continuo, dei film “Il segno sulla pietra”, “Libia is near”, “Fabrizio Mori, un ricordo”. “Libia. Antiche Architetture Berbere”. E poi, a far da intermezzo tra il pomeriggio e la sera, gli aperitivi con visita guidata alle sale espositive del museo archeologico “Antonino Di Vita” e di quello etnografico “P. Angelo Matteo Coniglione”, a base di prodotti tipici della tradizione enogastronomica licodiana. E le escursioni alla scoperta del centro storico e dell’hinterland di Licodia Eubea, location di questo festival ma, al tempo stesso, scrigno ricco di autentici gioielli architettonici e storico-artistici.

A chiudere l’edizione 2018 della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica sarà la premiazione del film più votato dal pubblico (Premio “Archeoclub d’Italia”) e del film ritenuto migliore da una giuria internazionale di qualità (Premio “ArcheoVisiva”: una delle novità di quest’anno), assieme al Premio “Antonino Di Vita”, conferito a chi abbia speso la propria carriera nella promozione della conoscenza del patrimonio culturale. “Ancora una volta, dunque, aggiungiamo tessere al mosaico, per incrementare la qualità dell’offerta culturale di questa manifestazione – conclude la Cilio –. Lo facciamo perché continuiamo a credere nel progetto, il cui obiettivo non è solo svelare la bellezza del cinema archeologico, ma anche di fare sistema, coinvolgendo autori, produttori, festival, pubblico e istituzioni. E, un anno dopo, siamo felici di constatare che a crederci siamo sempre di più”.

Il film “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia, una civiltà dimenticata” di Yann Coquart

Il programma. Giovedì 18 ottobre 2018. L’apertura del festival alle 17, all’interno della suggestiva chiesa sconsacrata di S. Benedetto e S. Chiara, presso piazza Stefania Noce, in pieno centro storico, con gli interventi di Giacomo Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea; Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici del Festival; Giovanni Verga, sindaco di Licodia Eubea; Rosalba Panvini, soprintendente BB.CC.AA. di Catania. Alle 17.30, per “Cinema e archeologia” i film “Az, Branko pridivkom Fučić / Nome Branko, cognome Fučić” di Bernardin Modrić (Croazia, 2016, 36’); “L’antico teatro di Herculaneum” di Raffaele Gentiluomo (Italia, 2014, 8’); “Mésopotamie, une civilisation oubliée / Mesopotamia. Una civiltà dimenticata” di Yann Coquart, Luis Miranda (Francia, 2017, 52’); “Le mythe du Labyrinth / Il mito del Labirinto” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018, 26’). Alle 19.30, per “Incontri di archeologia”, inaugurazione della mostra fotografica “Libia. Antiche Architetture Berbere”. Interviene: Lucio Rosa, regista e fotografo. Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia”, il film “C’era una volta la terra” di Ilaria Jovine e Roberto Mariotti (Italia, 2018, 73’).

Tanti alunni e studenti coinvolti a Licodia Eubea nella sezione “Ragazzi e archeologia”

Venerdì 19 ottobre 2018. Si comincia al mattino, alle 10.30, con “Ragazzi e archeologia”, sezione dedicata a film d’animazione, docufiction e attività didattiche pensate per il pubblico più giovane, condotte dall’archeologa Elena Piccolo. Alle 17.30, apre la sezione “Cinema e archeologia” con i film “Fortificaciones, poblados y pizarras. La Raya en los inicios del Medievo / Fortificazioni, palizzate e ardesia. La Raya all’inizio del Medioevo” di Pablo Moreno Hernández (Spagna, 2018, 11’); “Bajo la duna / Sotto la sabbia” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 2016, 50’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene l’archeologa Serena Raffiotta su “Heritage: Patrimonio è Eredità. Tutelare il patrimonio culturale per salvaguardare un‘identità”. Segue il film “Pia Laviosa Zambotti. Storia di un’archeologa ritrovata” di Elena Negriolli (Italia, 2017, 42’). Alle 19.45, per “Aperitivo al museo”, visita guidata all’interno del museo etnoantropologico “P. Angelo Matteo Coniglione”, con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21, per “Cinema ed etnoantropologia” i film “Di cu semu. Reportage su rituali e sopravvivenze popolari” di Salvatore Russo, Giuppy Uccello (Italia, 2018, 24’); “Maria vola via” di Michele Sammarco (Italia, 2017, 16’).

Il libro di Fabio Isman “L’Italia dell’arte venduta”

Sabato 20 ottobre 2018. Si comincia al mattino alle 11. Per “Archeologia e comunicazione” il seminario e workshop “Scava, scarriola, comunica! Quando l’archeologia (si) racconta” sulla comunicazione dell’Antico attraverso media tradizionali e di ultima generazione. Intervengono: Antonia Falcone, archeologa e blogger, e Graziano Tavan, giornalista e blogger. Alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “W poszukiwaniu średniowiecza / Alla ricerca dei secoli bui” di Jakub Stępnik (Polonia, 2017, 8’); “Shepherds in the cave / Pastori nella grotta” di Anthony Grieco (Canada-Italia, 2016, 84’). Alle 18.30, per “Incontri di archeologia”, interviene il giornalista e scrittore Fabio Isman su “L‘Italia dell‘Arte venduta”. Segue il film “Artquake” di Andrea Calderone (Italia, 2017, 60’). Alle 20, per “Aperitivo al museo” visita guidata all’interno del museo Civico “Antonino Di Vita” con degustazione di prodotti enogastronomici. Alle 21.30, per “Cinema e archeologia” i film “Living Amid the Ruins / Vivere tra le rovine” di Işılay Gürsu (Turchia, 2017, 13’); “Peau d’Ame / Pelle d’anima” di Pierre-Oscar Lévy (Francia, 2017, 100’).

La consegna del premio “Antonino Di Vita” 2017: da sinistra, i direttori artistici Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, e Francesca Spatafora con Maria Antonietta Rizzo

Domenica 21 ottobre 2018. Si inizia alle 17, per “Cinema e archeologia” i film “Il viaggiatore del Nord” di Alessandro Stevanon (Italia, 2016, 8’); “Meet Peter / Incontriamo Peter” di Gemma Duncan (Zuona Zelanda, 2017, 14’); “Bobadela Romana. Splendidissima Civitas” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2017, 20’); fuori concorso “Babinga, piccoli uomini della foresta” di Lucio Rosa (Italia, 1987, 26’). Alle 18.30, per “Finestra sul documentario siciliano” interviene il critico di Filmstudio Renato Scatà su “Quattro strani casi di cinema in Sicilia” con il film fuori concorso “La voce del corpo” di Luca Vullo (Italia, 2012, 30’). Alle 20, cerimonia di premiazione. Concetta Caruso, presidente Archeoclub d’Italia di Palazzolo Acreide, consegna il premio Archeoclub d’Italia al film più votato dal pubblico; Jay Cavallaro, documentarista e fotografo, a nome della giuria di qualità consegna il premio ArcheoVisiva al miglior film selezionato; Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità italiche all’università di Macerata, consegna il premio Antonino Di Vita -un’opera dell’artista Santo Paolo Guccione, a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico.

Al Firenze Archeofilm trionfano una pellicola sui cambiamenti climatici nel Medioevo (premio del pubblico) e un film manifesto sul futuro di Augusta (Sicilia) e la salvaguardia dei suoi monumenti (premi Università di Firenze e WebAward). Ex aequo il premio Museo di Preistoria a un provocatorio documentario sull’arte preistorica negli Usa e a un omaggio all’archeologo Ercole Contu

Il manifesto della prima edizione di Firenze Archeofilm 2018

Il film “Le mystérieux volcan du Moyen-Âge / Il misterioso vulcano del Medioevo” di Pascal Guerin è il primo titolo a finire sull’albo d’oro di Firenze Archeofilm, il festival internazionale di archeologia, arte e ambiente organizzato da Archeologia Viva al cinema La Compagnia di Firenze dal 14 al 18 marzo 2018. Cinque giornate, con proiezioni mattutine pomeridiane e serali (tutte a ingresso gratuito)  che hanno visto in programma 70 film arrivati da tutto il mondo e sui quali il pubblico ha espresso un giudizio in qualità di giuria popolare. Alla fine il punteggio più alto arrivato dagli spettatori è andato appunto al film di Pascal Guérin ” Il misterioso vulcano del Medioevo” (Francia, 2017), che mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società.

Un rara immagine d’epoca con un dirigibile nell’hangar di Augusta, in Sicilia

Ma il vero trionfatore della prima edizione di Firenze Archeofilm, direttore artistico Dario Di Blasi, è stato il film “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” (Italia, 2016; riedizione 2018) di Lorenzo Daniele, prodotto da Fine Art Produzioni srl e Alzati Augusta Ass. Culturale con il sostegno della Sicilia Film Commission e di Hangar Team onlus. L’Hangar per dirigibili di Augusta è un monumento di archeologia industriale unico nel panorama architettonico internazionale. Tra i primi edifici in Italia realizzati interamente in cemento armato, la sua costruzione cominciò per esigenze militari nel 1917 e si concluse nel 1920, quando la Prima Guerra Mondiale era ormai terminata e l’utilizzo dell’aerostato per fini bellici era stato sostituito dall’idrovolante. Il film ha ricevuto il prestigioso premio “Università di Firenze”, assegnato da una giuria tecnica costituita da tre docenti dell’ateneo, Fabio Martini, Silvia Pezzoli e Federico Pierotti, che hanno valutato oltre cinquanta film in concorso provenienti da tutto il mondo: “Originale e innovativo nel proporre l’archeologia industriale tra le tematiche archeologiche, il film si caratterizza per l’impianto complesso che sa sapientemente utilizzare più fonti documentarie (film, fotografia, archivi) armonizzate all’interno di una struttura discorsiva organica, coerente e coinvolgente. Le tecniche impiegate si apprezzano per la loro pregevole efficacia, non disgiunta da una indubitabile valenza empatica valorizzata anche dalla forza della semplicità. Si considera raggiunta l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico verso l’opportunità di valorizzare il patrimonio storico-culturale locale, anche come esempio da replicare”. Oltre il premio “Università di Firenze” è stato assegnato anche il premio “WebAward” da una giuria composta da dodici archeologi-blogger: “Film che più ha saputo coniugare l’intento didattico con quello divulgativo e ha presentato la scoperta e lo studio archeologico come parte del tessuto storico e sociale di una comunità”.

La premiazione di Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio autori del film “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente”

I premi sono stati consegnati al regista Lorenzo Daniele e all’autrice dei testi, l’archeologa Alessandra Cilio. “Una soddisfazione inaspettata,” ha affermato Lorenzo Daniele, “un’emozione unica nel ricevere questi premi, che dedico alla rinascita di una città, Augusta, che suscita nel pubblico un grande interesse per la sua potenziale bellezza storico-artistica e paesaggistica, ma che purtroppo è spesso presente nelle cronache per i disastri ambientali che la riguardano. L’Hangar di Augusta, da anni in totale stato di abbandono a causa di inestricabili intrecci burocratici, è il simbolo di quei monumenti, sparsi nel territorio nazionale, che rappresentano luoghi dell’anima per la collettività, negati alla pubblica fruizione”. E la sceneggiatrice Alessandra Cilio: “Quello che ci auguriamo, con la vittoria di questo film, è che la cittadinanza megarese prenda finalmente coscienza di sé e del proprio patrimonio culturale. I monumenti di Augusta sono tanti, belli ma fragili: sta a noi cittadini spenderci attivamente per tutelare e tramandarne la memoria”.

Un frame del film “De l’art au temps des dinosaures? / Arte al tempo dei dinosauri?” di Jean-Luc Bouvret, François-Xavier Vives

Un ex aequo è arrivato dalla giuria del premio Museo di Preistoria che ha decretato vincitore il film francese “Arte al tempo dei dinosauri?” di Jean-Luc Bouvret e François-Xavier Vives  e la pellicola di Andrea Fenu “Ercole Contu e la scoperta della tomba dei Vasi tetrapodi”. Il film “De l’art au temps des dinosaures? / Arte al tempo dei dinosauri?” di Jean-Luc Bouvret, François-Xavier Vives  (Francia, 2016) racconta la traversata del West americano sulle orme dei suoi primi abitanti: un’esplorazione inedita delle più lunghe gallerie di arte rupestre al mondo, con migliaia di dipinti e graffiti misteriosi, tra i quali si pensa di riconoscere il profilo di marziani o di animali preistorici! Una prova che uomini e dinosauri sono vissuti insieme? Tra “evoluzionisti” e “creazionisti” il dibattito è acceso. Ma gli indiani Hopi, antichi abitanti della regione, stanno per inserirsi nella discussione. Invece il film “Ercole Contu e la scoperta della Tomba dei Vasi tetrapodi” di Andrea Fenu (Italia, 2016/2017) ci porta al 1959, ad Alghero dove, dopo 5000 anni di oblio, l’archeologo Ercole Contu riportò alla luce una delle sepolture neolitiche più importanti del bacino del mediterraneo. A 60 anni dalla scoperta, nell’estate del 2016 l’ultra novantenne archeologo è ritornato nel sito per raccontarci la sua straordinaria avventura: un racconto ricco di storia e di emozioni, dal quale è nato questo documento da condividere con tutti. Ercole Contu ci ha lasciati lo scorso 7 gennaio 2018. Avrebbe compiuto 94 anni il 18 gennaio.