Week end con “Imagines, obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese: dai primi uomini ai villanoviani, dall’antico Egitto alle donne di Sicilia, con un omaggio a Folco Quilici
Dai primi uomini ai villanoviani, dall’antico Egitto alle donne di Sicilia, con un omaggio a Folco Quilici. Gli appassionati di cinema archeologico per il sedicesimo anno all’ultimo weekend di Bologna si ritroveranno a Bologna per “Imagines, obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese col patrocinio del Comune di Bologna e del Comune di San Lazzaro. “Nata nel 2003”, ricordano i responsabile del Gabo, “Imagines è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del Gruppo e il pubblico bolognese appassionato di archeologia e storia potessero trovarsi per assistere alla proiezione di documentari e filmati di contenuto storico – archeologico introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Si svolge solitamente nel mese di novembre, ha inizio venerdì pomeriggio e termina la domenica. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti”. Per la 16.ma edizione appuntamento dal 30 novembre al 2 dicembre 2018 alla mediateca comunale di San Lazzaro di Savena (Bo). Vediamo il programma.
“Imagines” inizia venerdì 30 novembre 2018, nella sala eventi della mediateca di San Lazzaro, alle 15.30, con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna), e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna Imagines. Apre le proiezioni il documentario “La grande odissea umana” di Niobe Thompson (110’), introdotto da Gabriele Nenzioni. I nostri più antichi antenati vivevano in Africa, in piccoli gruppi di poche migliaia di cacciatori-raccoglitori. Usciti dalla culla africana, ci siamo rapidamente diffusi in ogni angolo del pianeta. Come hanno potuto i nostri precursori preistorici superare il Sahara a piedi, sopravvivere alle ere glaciali e navigare fino alle remote isole del Pacifico? La “grande odissea umana” è uno spettacolare viaggio globale sulle loro tracce lungo una scia di nuovi indizi scientifici, con uno sguardo ai moderni cacciatori del Kalahari, agli allevatori di renne siberiani e ai navigatori polinesiani. Il film, di quasi due ore, sarà proiettato con un intervallo tra il primo e il secondo tempo. Al termine, buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.

Un momento delle riprese del film “Tà gynaikeia. Cose di donne” di Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio
Seconda giornata, sabato 1° dicembre 2018. Alle 15.30, proiezione del primo documentario “Tà gynaikeia. Cose di donne” di Lorenzo Daniele (52’). Introduce l’archeologa Alessandra Cilio, che ha curato i testi del film. Una serie di donne giovani e meno giovani, impegnate in attività diverse, dalla fotografia all’archeologia, dalla letteratura al teatro, dalla viticoltura alla trasmissione della storia più recente. Cosa lega queste figure tra loro? Il fatto di essere donne. E quello di essere siciliane. I loro racconti sono frammenti di un’unica storia, che porta con sé un’eredità comune, quella della Sicilia, terra “femmina” per eccellenza. Lo testimonia la grande varietà di miti, leggende e culti legati alle donne, che nel tempo si sono avvicendati e in parte sovrapposti, divenendo elemento di coesione per tutte quelle popolazioni che hanno occupato e occupano quest’isola (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/10/15/ta-gynaikeia-cose-di-donne-di-alessandra-cilio-vince-il-premio-archeoblogger-vera-novita-della-xxvi-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-incarna-il/). Segue il documentario “I guardiani d’Egitto” di Ben Allen e Tom Jenner (50’). Introduzione di Maria Giovanna Caneschi, archeologa esperta in Egittologia. Dal 2011 il clima di incertezza e instabilità politica in Egitto ha scoraggiato i turisti e incoraggiato tombaroli e sciacalli che hanno approfittato della situazione per razziare siti e musei. Ora il futuro del turismo egiziano dipende da un manipolo di persone di buona volontà e competenza impegnate a proteggere un patrimonio nazionale inestimabile. Dopo l’intervallo, proiezione del documentario “Le mura dei Giganti. I Ciclopi nel Lazio” di Giuseppe Mantovani (45’). Introduzione di Erika Vecchietti, archeologa esperta in Archeologia romana. Nella storia della nostra civiltà la cinta muraria di una città ha sempre significato il suo punto di protezione. Proprio per questo bisogno di essere riparati dall’esterno, nel corso dei millenni gli uomini hanno utilizzato diverse tipologie di mura. Fra queste di particolare impatto e interesse sono le mura cosiddette “pelasgiche” o “ciclopiche “, presenti spesso ben conservate in diverse località italiane, ma non solo, e in particolare nel Lazio meridionale. Il filmato tocca I principali centri laziali dove si possono ammirare queste imponenti mura.
Terza e ultima giornata domenica 2 dicembre 2018. Alle 15.30, apre il documentario “Il delta del Po e l’archeologia di Adria” di Antonio Bonadonna (56’), con introduzione dello stesso regista Antonio Bonadonna. La straordinaria bellezza del paesaggio del delta del Po e i ritrovamenti archeologici degli insediamenti nel territorio frequentato fin dal X secolo a.C. conservati nel museo nazionale Etrusco di Adria. Segue un ricordo di Folco Quilici (9 aprile 1930 – 24 febbraio 2018) con la proiezione del documentario “L’impero di marmo. La straordinaria pietra che rese splendida Roma” di Folco Quilici (58’). Introduzione dell’archeologa Erika Vecchietti. Sono sparsi nei punti più diversi del Mediterraneo i resti di quelle che furono le cave del marmo policromo che ricoprì e rese splendida Roma. Ispirato dall’opera “Marmora romana” del professor Gnoli, il film narra e mostra la meraviglia di una materia sempre diversa, che valeva oro. Simbolo di opulenza e di potere, preziosa per edifici civili e religiosi; per la statuaria, per l’edilizia pubblica. Per il lusso di privati e soprattutto la vanità degli uomini di potere. Il rosso porfido utilizzabile solo dagli Imperatori; il resto, per lo splendore della città. Lo provano ruderi di palazzi, anfiteatri, ville, terme, templi. Oggi scheletri, ieri – come il film di Quilici mostra con la scoperta di resti eccezionali e ricostruzioni virtuali – edifici sontuosamente decorati nelle varietà desiderate e condizionate da mode capricciose. E assecondate dalle forniture provenienti dai luoghi d’estrazione (tra i più famosi il Mons Claudianus in Egitto, e la cava del giallo di Numidia a Chemtou, in Tunisia). Dopo l’Intervallo. Si riprende con il documentario “L’ipogeo di Calaforno” di Gaspare Mannoia (30’). Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico. Chiude la rassegna il documentario ”II segreto sospeso. Sotto un mare di pietra. Il cranio della grotta di Loubens” del Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese. Il reperto rinvenuto dagli speleologi del Gsb-Usb è stato recuperato nella grotta di Loubens all’interno del parco dei Gessi a San Lazzaro di Savena in seguito a una complessa operazione che ha coinvolto un anno fa undici volontari. Il filmato ripercorre le tappe fondamentali della scoperta.
Bologna. Con il Gabo e la soprintendenza incontro su Funo di Argelato: “Dalla necropoli villanoviana al villaggio medievale: la pianura bolognese tra VIII secolo a.C. e X secolo d.C.”.
“A seguito di sondaggi preventivi avviati nel 2014 in seno al progetto della nuova Strada provinciale Sp4”, si legge nell’introduzione al saggio “Un villaggio ai confini del Saltopiano. Funo e la pianura bolognese tra X e XIII secolo” di Claudio Negrelli, Marco Palmieri e Tiziano Trocchi, “è emerso a Funo, località del Comune di Argelato (Bo), un interessante complesso pluristratificato. Grazie alla proficua collaborazione tra la Città metropolitana di Bologna, la soprintendenza Sapab-Bo ha avviato un cantiere di scavo in estensione, curato dalla società Phoenix Archeologia e tuttora in corsa. Si tratta di un sito di grande complessità stratigrafica, caratterizzato dalla presenza di testimonianze, più o meno strutturate, che attraversano a ritroso l’età medievale, l’età romana, e infine la seconda e la prima età del Ferro, con una notevole e significativa continuità della vocazione insediativa del comparto, nonostante la documentata attestazione di eventi di forte impatto anche dal punto di vista dell’assetto idrogeologico”. Martedì 27 novembre 2018, alle 21, al centro “G.Costa” di Bologna, nell’ambito del ciclo “Comunicare l’archeologia” promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese fino all’11 dicembre 2018 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/10/12/arezzo-iran-templari-astrologi-etruschi-villanoviani-idoli-al-via-con-un-ricco-programma-il-ciclo-di-incontri-comunicare-larcheologia-promosso-dal-g/), il Gabo e la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara promuovono l’incontro con Tiziano Trocchi, archeologo della soprintendenza, sul tema “Dalla necropoli villanoviana al villaggio medievale: Funo di Argelato e la pianura bolognese tra VIII secolo a.C. e X secolo d.C.”.
Arezzo, Iran, Templari, astrologi, etruschi, villanoviani, idoli: al via con un ricco programma il ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” promosso dal gruppo archeologico bolognese
Scoprire Arezzo per apprezzare al meglio la successiva escursione, ripercorrere le impressioni di un viaggio in Iran, rapportarsi con le stelle come gli antichi astrologi, o giocare come i bimbi di duemila anni fa, e ancora incontrare un Gran Maestro dei Templari o guardare la pittura etrusca con gli occhi di uno scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, e poi seguire le fasi di un sito dai villanoviani al medioevo, e prepararsi a visitare la grande mostra “Idoli” a Venezia. È un programma ricco quello proposto dal Gruppo archeologico bolognese (Gabo) per il ciclo di conferenze “…comunicare l’archeologia…” del IV trimestre 2018. Il Gruppo di Bologna – ricordiamolo – aderisce ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti soprintendenze Archeologiche. Il Gruppo archeologico bolognese collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso (Bo). Tutti gli incontri si terranno al martedì, alle 21, al centro sociale “G.Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna.
Si inizia martedì 16 ottobre 2018 con la tradizionale presentazione dell’attività sociale ottobre-dicembre 2018, cui seguirà l’intervento dell’ archeologa Maria Giovanna Caneschi su “Arretium, la citta di Gaio Cilio Mecenate. Alla scoperta delle sue antiche vestigia”, propedeutico al viaggio ad Arezzo con il GABo sabato 27 ottobre. Si continua martedì 23 ottobre, col documentario di Claudio Busi, cultore di storia, documentarista e viaggiatore, “Impressioni di viaggio”. Martedì 30 ottobre, sarà la volta di Dario Pedrazzini, archeologo e divulgatore culturale, con “Il destino nelle stelle. L’astrologia nel mondo antico”.
Il mese di novembre apre martedì 6 novembre con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, con un focus su “Giochi e passatempi nel mondo antico”. Martedì 13 novembre ci tufferemo nel mondo dei templari. Lo storico e archeologo Giampiero Bagni illustrerà “La scoperta della tomba del Maestro Generale dei Templari Arnau de Torroja a Verona. Unica al mondo. Indagini ed ipotesi”. Martedì 20 novembre, con Silvia Romagnoli si torna nel mondo antico con “La pittura etrusca nell’arte e negli scritti di D.H. Lawrence”. L’ultimo incontro del mese di novembre, martedì 27, sarà con Tiziano Trocchi, archeologo della soprintendenza, con “Dalla necropoli villanoviana al villaggio medievale: Funo di Argelato e la pianura bolognese tra VIII secolo a.C. e X secolo d.C.”.

La locandina della mostra “Idoli. Il potere dell’immagine” a Venezia dal 15 settembre 2018 al 20 gennaio 2019
Dopo il fine settimana dal 30 novembre al 2 dicembre che vedrà impegnato il Gabo con “Imagines: obiettivo sul passato” rassegna del documentario archeologico giunta alla sedicesima edizione che si tiene alla Mediateca di San Lazzaro di Savena (Bo), il ciclo di incontri riprende martedì 4 dicembre con l’archeologa Maria Longhena che presenterà la mostra “Idoli. Simboli del potere” promossa dalla fondazione Giancarlo Ligabue, per preparare la visita alla mostra veneziana in programma il 6 dicembre. Gli incontri si chiudono martedì 11 dicembre con la testimonianza diretta dai territori di guerra dell’archeologo Nicolò Marchetti, docente al dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna su “Il patrimonio archeologico del Vicino Oriente: una rassegna dei vari tipi di minacce e distruzioni nella culla della civiltà”.
Bologna. Incontri per approfondire la mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, dalla conferenza del Gabo al ciclo del museo civico Medievale
Farsi un’idea della mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”, in corso al museo civico Medievale di Bologna fino al 17 giugno 2018, prima di andarla a visitare. L’occasione è offerta dall’incontro di martedì 6 marzo 2018 alle 21 al centro sociale “G. Costa” di via Azzo Gardino a Bologna, promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese nell’ambito del ciclo di conferenze “Comunicare l’archeologia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/02/03/al-via-gli-incontri-del-gabo-comunicare-larcheologia-un-viaggio-alla-scoperta-di-etruschi-goti-bizantini-longobardi-veneti-antichi-celti-romani-pop/). Cinzia Cavallari, archeologa della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara, illustrerà la mostra, curata da Sauro Gelichi (università Ca’ Foscari di Venezia) e Luigi Malnati (soprintendenza di Bologna) che è un viaggio nel tempo di quasi un Millennio che racconta le trasformazioni delle città e del territorio e l’affermarsi dei nuovi ceti dirigenti goti, bizantini e longobardi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/01/quarantanni-di-ricerche-lungo-la-via-emilia-nella-mostra-medioevo-svelato-storie-dellemilia-romagna-attraverso-larcheologia-al-museo-medievale-di-bologna/). Partendo da un’istantanea sulle città nell’alto Medioevo, profondamente ridimensionate rispetto alla vitalità dei secoli precedenti e contrapposte al dinamismo del nuovo emporio commerciale di Comacchio (Fe), lo sguardo si allarga alla riorganizzazione delle campagne dove fioriscono castelli, villaggi, borghi franchi, pievi e monasteri. La narrazione termina ciclicamente con la rinascita delle città in età comunale. A questa fase Bologna fornisce un contributo eccezionale con lo straordinario recupero -dalla collocazione originaria- dei bacini (piatti) in maiolica datati agli inizi del XIV secolo, rinvenuti alla sommità della chiesa di San Giacomo Maggiore durante i lavori di restauro dell’edificio. Oltre a testimoniare una vocazione decorativa specificamente programmata e realizzata in città, uno di questi piatti riporta il ritratto emblematico di frate Simone, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento di San Giacomo.
Al via anche il ciclo di conferenze promosso dal museo civico Medievale nella sala delle Arche, sempre alle 17, a corollario della mostra “Medioevo svelato. Storie dell’Emilia-Romagna attraverso l’archeologia”. Si inizia mercoledì 7 marzo 2018 con la conferenza “Raccontare il Medioevo” a cura di Sauro Gelichi (università Ca’ Foscari di Venezia). Mercoledì 21 marzo 2018, il soprintendente Luigi Malnati parlerà di “Archeologia medievale e tutela del patrimonio archeologico: lo sviluppo di una disciplina e le sue conseguenze nelle buone pratiche di archeologia nelle soprintendenze”. Si passa quindi a mercoledì 9 maggio 2018 con la conferenza dell’orafo Adelmo Garuti e dell’archeologa Francesca Frasca su “La collezione di strumenti orafi di Adelmo Garuti (Sasso Marconi). Un artigiano contemporaneo svela le tecniche di età medievale”. Ultimo incontro mercoledì 16 maggio 2018 con “Comunicare il Medioevo per immagini” a cura di Riccardo Merlo, autore dei disegni ricostruttivi in mostra.
Imagines, obiettivo sul passato: la XV rassegna del documentario archeologico promossa dal Gabo propone un viaggio dall’arte paleolitica all’architettura templare della Magna Grecia, dai grandi restauri ai misteri degli Etruschi fino alla magia di Petra, dall’esploratore Luigi Fantini all’archeologo Amedeo Maiuri, con un occhio alla Sicilia antica meno nota
Dall’arte paleolitica all’architettura templare della Magna Grecia, dai grandi restauri ai misteri degli Etruschi fino alla magia di Petra, dall’esploratore Luigi Fantini all’archeologo Amedeo Maiuri, con un occhio alla Sicilia antica meno nota: è ricco il programma offerto da “Imagines: obiettivo sul passato”, la rassegna del documentario archeologico, giunta alla 15ma edizione, promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese e dal Museo della Preistoria “Luigi Donini”, in calendario il 10-11-12 novembre 2017 alla mediateca comunale di San Lazzaro di Savena (Bo) con ingresso libero. “Imagines è un’iniziativa del Gruppo Archeologico Bolognese, patrocinata da Comune di Bologna- Comune di San Lazzaro”, spiega Giuseppe Mantovani, curatore della rassegna. “Nata nel 2003, Imagines è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del gruppo ed il pubblico bolognese appassionato di Archeologia e Storia potessero trovarsi per godere della proiezione di documentari e filmati introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti”. Come da tradizione, anche quest’anno, al termine di ogni giornata di Imagines, sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore). In più, domenica 12 sarà estratta la partecipazione gratuita a un viaggio di un giorno organizzato dal Gruppo Archeologico Bolognese.
Il programma. Venerdì 10 novembre 2017, la rassegna apre alle 15.30, con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna), e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gabo e curatore di Imagines. Il primo film in programma, introdotto da Gabriele Nenzioni, è “Cave of forgotten dreams” di Werner Herzog (90’). La grotta di Chauvet è una delle scoperte più sensazionali della fine del secolo scorso. Pitture parietali di 35mila anni fa di una modernità straordinaria e di una bellezza unica. Per salvaguardarla dal deterioramento provocato dai visitatori, fin dall’inizio ne è stato impedito l’accesso se non in casi eccezionali come per le riprese di questo documentario. Per rendere fruibile questo capolavoro dell’arte preistorica è stata fatta una replica esatta della grotta con le più moderne tecnologie. Dopo l’intervallo, il film “Il tempio dei giganti – L’Olympieion di Akragas” (Edizioni TSM – www.edizionitsm.it). Una ricca città della Magna Grecia. Un tiranno ambizioso. Una vittoria incredibile contro il nemico più temuto. Un tempio di proporzioni colossali. Questi sono gli ingredienti di un appassionante racconto capace di coniugare divulgazione scientifica e piacere delle narrazione. Grazie alle tecniche dell’animazione 2D e 3D il film restituisce vita all’antica Agrigento.
Seconda giornata, sabato 11 novembre 2017. Due i film in programma nella prima parte. Si inizia alle 15.30. Alessandro Fichera, archeologo dell’università di Siena, introduce il film “Restaurare il cielo” di Tommaso Santi (50’), che racconta di un restauro epocale, quello della Basilica della Natività di Betlemme. È la storia di un gruppo di restauratori italiani che dal 2003 lavora al recupero e alla salvaguardia di un monumento patrimonio dell’Umanità. Quindi Simona Rafanelli, direttore del museo archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, illustra il film “La musica perduta degli Etruschi” di Riccardo Bicicchi (30’). Il documentario sintetizza le tappe principali della ricerca, assolutamente nuova e originale, condotta in parallelo nella musica e nell’archeologia dal musicista Stefano Cantini e dall’archeologa Simona Rafanelli, che ha conseguito come principale risultato quello di ridare voce a strumenti a fiato legati alla cultura etrusca, recuperando le note e le tonalità autentiche prodotte da questi strumenti 2600 anni orsono. Dopo l’intervallo, l’archeologa Silvia Romagnoli presenta il film “Petra, la città perduta di pietra” di Gary Glassman (52’). Archeologi , architetti e ingegneri idraulici uniti nello studio di come i Nabatei poterono sviluppare una civiltà così evoluta e costruire una fiorente città ricca di monumenti e fontane in un territorio estremamente difficile e povero di risorse idriche .
Terza e ultima giornata, domenica 12 novembre 2017. Quattro i documentari in programma tra prima e seconda parte. Il primo, alle 15.30, “Luigi Fantini. Una vita per la ricerca” di Claudio Busi e Giuseppe Rivalta (30’) del Gruppo Speleologico Bolognese – Unione Speleologica Bolognese è illustrato dall’archeologa Laura Minarini del museo civico Archeologico di Bologna. Fantini è uno dei personaggi più importanti nel campo della speleologia e archeologia del territorio dell’Appennino Tosco-Emiliano. Instancabile esploratore di queste colline, a lui si devono alcune scoperte che hanno fatto luce sulla morfologia e sulla più antica frequentazione dell’area degli Appennini che definiva “un pezzo meraviglioso del Creato”. Segue il film “Il santuario sicano di Polizzello” di Gaspare Mannoia (30’). Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico. Dopo l’intervallo, il film “Himera, il tempio della Vittoria” di Davide Borra (11’). Il video racconta le vicende accadute nell’attuale area archeologica di Himera. Partendo dalla famosa battaglia di Himera, vinta contro I Cartaginesi nel 480 a.C., si giunge alle recenti campagne di scavo del 2008/11, in cui sono state portate alla luce le tombe dei “Diecimila cavalieri” che combatterono in quella battaglia, seppelliti insieme ai loro cavalli, fatto rarissimo nella storia dell’archeologia greca di Sicilia. Segue il film “Herculaneum. Diari del buio e della luce” di Marcellino de Baggis (50’) introdotto dall’archeologa classica Erika Vecchietti. Il documentario è il risultato di riprese effettuate nell’arco di un intero anno, impreziosite da materiale esclusivo proveniente dagli archivi fotografici della Soprintendenza, delle Teche RAI e dell’Istituto Luce. Interviste inedite e sconosciute ad Amedeo Maiuri, l’archeologo che ha portato alla luce la maggior parte della città antica, rendono questo filmato unico e originale.
Bologna. Uno dei protagonisti del grande restauro della Basilica della Natività di Betlemme, l’archeologo Alessandro Fichera, ospite del Gruppo Archeologico Bolognese: focus sui lavori, dal tetto ai preziosi mosaici del sacro edificio voluto dall’imperatore Costantino e dalla madre Elena
Occhi puntati sul grande restauro della chiesa della Natività di Betlemme, in Palestina. L’occasione per fare il punto sull’ambizioso progetto, tutto italiano, la offre il Gruppo Archeologico Bolognese che, in collaborazione con la Fondazione Cardinale Giacomo Lercaro – Raccolta Lercaro, giovedì 4 maggio 2017, nella sede della “Raccolta Lercaro” (via Riva di Reno 57, Bologna) promuove l’incontro con l’archeologo Alessandro Fichera, che del sacro edificio ha curato l’analisi archeologico-architettonica. La Natività di Betlemme è una delle chiese cristiane più antiche, edificata intorno al 330 su iniziativa dell’imperatore Costantino I e della madre Elena sui resti di un tempio pagano edificato nel periodo di Adriano sui luoghi dove i primi cristiani celebravano la nascita di Gesù, e ampliato e restaurato nel VI secolo nel periodo dell’imperatore Giustiniano I. Il complesso ha subito numerosi ampliamenti e modifiche sia in epoca crociata che nei secoli successivi, presentandosi oggi come un articolato sistema di volumi e strutture che dividono il convento francescano, il monastero ortodosso e il monastero armeno, i tre complessi situati attorno alle mura della basilica.
Da tempo, però, l’edificio richiedeva lavori di ristrutturazione, in particolare di alcune strutture (le coperture, il tetto a capriate, le superfici murarie, i mosaici, e l’ingresso con la porta in legno del XIII secolo). Nel 2008 è stata trovata un’intesa tra le tre Chiese (Cattolica, Greco-Ortodossa e Armena) che lo gestiscono. E nel 2010, dopo un bando internazionale, è stato affidato lo studio preliminare del complesso a un gruppo multidisciplinare coordinato dal Consorzio Ferrara Ricerche (Università di Ferrara) e al quale hanno preso parte anche archeologi dell’Università di Siena, con l’obiettivo di redigere un progetto di restauro. Nel 2013 l’esecuzione dei lavori è stata affidata a un team italiano, sotto la supervisione universitaria. In particolare il gruppo dell’Università di Siena, cui fa capo Alessandro Fichera, si è occupato – come si diceva – dell’analisi archeologico-architettonica della basilica della Natività.
Tutta la parte operativa del restauro è stata realizzata dalla ditta Piacenti Spa di Prato che svolge attività di progettazione ed esecuzione nel campo del restauro e della conservazione di edifici tutelati, complessi monumentali e beni di interesse storico-artistico. I numeri sono impressionanti: 170 tra partner, collaboratori, subcontractor e consulenti. 27 spedizioni di materiali, 2800 mq di ponteggi, 20 tonnellate di legno antico, 200 kg di resina per legno, 55mila viti solo per il tetto; 2mila mq di multistrato fenolico, 2800 mq di lastre di piombo, 2 tonnellate di Lana di Prato. 3 anni di lavoro. Tonnellate infinite di passione e coraggio; 130 mq di mosaico restaurato. 59 autorità dal mondo in visita ufficiale.
“… Comunicare l’archeologia …”: il gruppo Archeologico bolognese nel ciclo del primo semestre 2017 spazia dall’Indonesia alla Terrasanta, dai relitti rinascimentali all’arte di Leonardo, dalle strade dell’impero romano ai monumenti della Nubia dei faraoni
Un po’ di Oriente, un po’ di Medioevo, un po’ di impero romano, un po’ di Preistoria, senza rinunciare a un’incursione nel Rinascimento. Ecco i temi affrontati da esperti relatori a “… Comunicare l’archeologia …” del primo semestre 2017 il tradizionale ciclo di conferenze promosso dal Gruppo Archeologico Bolognese il martedì sera nella ormai classica sede del Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” di via Azzo Gardino 48 a Bologna, anche se nel programma non mancano eccezioni per quanto riguarda sia il giorno sia la location. Si inizia martedì 21 febbraio 2017 al centro “Costa” alle 21 con il viaggio alla scoperta dei “Miti sulla pietra: il poema Ramayana in Indonesia” proposto dall’archeologa Silvia Romagnoli, che recupera l’incontro saltato nel precedente ciclo del Gabo. Si salta l’ultimo di carnevale, e si riprende martedì 7 marzo, alle 21, al centro “Costa” con Xabier Gonzalez Muro, archeologo esperto in Archeologia Subacquea, che illustrerà “Il relitto subacqueo di Gnalic. Una testimonianza archeologica rinascimentale del commercio mercantile e navale nell’Adriatico”. Dall’archeologia subacquea all’archeologia cristiana, il successivo martedì 14 marzo, sempre alle 21 al centro “Costa”: Giulia Marsili, assegnista di ricerca al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’università di Bologna, interverrà su “Da Gerusalemme a Bologna. Il complesso di Santo Stefano e il pellegrinaggio ai luoghi santi”. Terzo appuntamento del mese, martedì 21 marzo, alle 21 al centro “Costa” ci si sposta nella Nubia dell’epoca dei faraoni: “Kerma, Napata e Meroe: il regno di Kush. Viaggio alla scoperta dei siti archeologici nubiani” è il tema proposto da Maria Giovanna Caneschi, archeologa specializzata in Egittologia. L’ultimo appuntamento di marzo cambia giorno, ora e luogo; domenica 26 marzo, alle 16.30, al museo della Civiltà Villanoviana in via B.Tosarelli 191 a Castenaso (Bo) “Giuseppe Mantovani intervista Vel Kaikna” di Giuseppe Mantovani con Marco Mengoli, archeologo e docente di italiano e storia, nella parte di Vel Kaikna e Michele Gambetti nella parte dell’intervistatore. Introduzione a cura di Paola Poli, archeologa e curatrice del MUV di Castenaso.
Un solo incontro ad aprile, martedì 11, alle 21 al centro “Costa”: Tiziano Trocchi, funzionario archeologo alla soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna, settore, presenterà “Nuovi dati dagli scavi dell’Interporto di Bologna nel quadro del sistema insediativo e itinerario romano della Regio VIII”. Superate le festività di Pasqua, 25 Aprile e 1° Maggio, si arriva a giovedì 4 maggio: quindi giorno diverso, e diversa sede. In collaborazione con la Raccolta Lercaro, alle 18, proprio nella sede della Raccolta Lercaro, in via Riva di Reno 57 a Bologna, con Alessandro Fichera, archeologo e guida ambientale, supervisore archeologo del restauro della chiesa della Natività di Betlemme, scopriremo “Il restauro della Chiesa della Natività a Betlemme (Stato della Palestina)”. Martedì 9 maggio si torna al centro “Costa”, ma alle 16.30, quando l’archeologa Erika Vecchietti, specializzata in Archeologia Romana, ci farà viaggiare “Da Piacenza in Provenza: paesaggi lungo l’antica via Julia Augusta”. Ultimi due appuntamenti di maggio al centro “Costa” alle 21: martedì 16, “L’arte preistorica in Europa” con l’archeologo Davide Mengoli, specializzato in Preistoria e Protostoria, Storia e Archeologia del Mondo Antico; martedì 23 maggio, chiude Donatella Mastrosilvestri, archeologa e guida turistica, su “Leonardo, pittore alla corte di Milano”.
Mistero, avventura, ricerca, il fascino dell’archeologia concentrato in tre giorni: al via la 14.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato” rassegna del documentario archeologico del Gabo dedicata alla memoria dell’esploratore-documentarista Alfredo Castiglioni
Dalla Sicilia preistorica al Vicino Oriente di Ebla, dal mondo dei Templari a quello di Belzoni, alla pianura padana incrocio di commerci e popolazioni: mistero, avventura, ricerca, il fascino dell’archeologia concentrato in tre giorni di proiezioni dal 25 al 27 novembre 2016. La 14.ma edizione di “Imagines: obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico promosso dal gruppo Archeologico Bolognese e dal museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena, si annuncia particolarmente ricca e con una dedica particolare: un ricordo-omaggio di Alfredo Castiglioni scomparso il 14 febbraio 2016 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/19/archeologia-in-lutto-e-scomparso-alfredo-castiglioni-protagonista-col-fratello-angelo-di-mezzo-secolo-di-ricerche-in-africa-esploratore-archeologo-antropologo-etnologo-autore-di-libri-film-re/).
“Imagines” apre venerdì 25 Novembre 2016 al museo della Preistoria “Luigi Donini” in via Fratelli Canova 49, a San Lazzaro di Savena (Bo). Alle 15.15, i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini”, e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna “Imagines”. Quindi due film, entrambi presentati da Giuseppe Mantovani. Il primo film: “Pantelleria, la perla nera del Mediterraneo” di Giuseppe Mantovani (45’). L’isola vulcanica di Pantelleria è stata abitata fin dall’età del bronzo e conserva importanti testimonianze della sua frequentazione. Il villaggio di Mursia, scavato dall’Università di Bologna, è uno degli insediamenti preistorici meglio conservati del mediterraneo. Il secondo film: “La preistoria in Sicilia” di Gaspare Mannoia (30’). Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Il regista, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico e paesaggistico. Chiude la sezione di “Imagines” un buffet offerto dal gruppo Archeologico Bolognese.
Per la seconda giornata, sabato 26 Novembre 2016, la rassegna si sposta nella sala eventi della Mediateca di San Lazzaro di Savena in via Caselle 22, sempre alle 15.15. Il primo film in programma, “Templari a Bologna” di Marco Serra (85’), introdotto da Giampiero Bagni, storico alla Nottingham Trent University, sarà diviso in due tempi. Un viaggio affascinante nei luoghi templari bolognesi seguendo rigorosamente le fonti storiche. Alla scoperta della figura misteriosa dell’ultimo difensore dei Templari al processo di Parigi, Pietro da Bologna, attraverso interviste, immagini inedite e ricostruzioni storiche. Dopo l’intervallo, alle 17.30, proiezione del film “Il grande Belzoni” di Mark Hayhurst (35’): il filmato ricostruisce le gesta di uno dei pionieri della ricerca archeologica in Egitto nell’800: Giovanni Belzoni. Da uomo del circo ad appassionato scavatore di Abu Simbel e di altri celebri siti dell’antico Egitto. Introduce la proiezione l’egittologa Maria Giovanna Caneschi. Alle 18.30, il film “Minerva Medica. Un santuario romano a Montegibbio” di Andrea Comastri (10’), video prodotto in occasione della mostra “Minerva Medica un santuario romano a Montegibbio” (Sassuolo) inaugurata in occasione del Festival Filosofia 2015. Introduce l’archeologa Francesca Guandalini; interviene l’archeologo Donato Labate della soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Bologna.

I pastori Borana, popolazione dell’Etiopia meridionale, documentati dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni
“Imagines” chiude domenica 27 novembre 2016, sempre alla Mediateca di San Lazzaro, alle 15.15. Apre il film “Ebla: alla scoperta della prima Siria” di Alberto Castellani (40’) con consulenza scientifica di Paolo Matthie. “Gli italiani ad Ebla hanno scoperto una nuova lingua, una nuova cultura e una nuova storia e questo va al di là di qualsiasi desiderio per un archeologo”. Nelle parole del professor Paolo Matthiae c’è la sintesi del più importante ritrovamento archeologico del ventesimo secolo, quello della città di Ebla nel deserto della Siria settentrionale. Il filmato si svolge nella Siria prima del conflitto nel quale tante vite e tanti tesori archeologici sono stati sacrificati per la follia umana. A introdurre il film lo stesso regista Alberto Castellani. Alle 16.45, il film “I luoghi delle figlie del sole” di Raffaele Peretto, riprese ed editing di Alberto Gambato (20’). I suggestivi panorami del Delta del Po e i richiami a fonti letterarie classiche portano a far rivivere il paesaggio dell’antico Polesine, oggi più credibile nella sua configurazione grazie alle ricerche archeologiche e paleoambientali intensificatesi negli ultimi anni. In epoca protostorica questa terra d’acque fu crocevia di attivi traffici commerciali lungo la nota “via dell’ambra” e gli scenari dell’antico apparato deltizio ispirarono le trame di alcuni miti greci. Introduce la proiezione Raffaele Peretto, presidente del Cpssae. Dopo l’intervallo, alle 17.35, il film “Alla ricerca di Verona sotterranea. Il sito Archeologico di Corte Sgarzerìe” di Davide Borra (15’). I resti romani dell’imponente Capitolium di Verona vengono descritti grazie al racconto in prima persona di Scipione Maffei in costume d’epoca. Alle 18, in ricordo di Alfredo Castiglioni, il film “I pozzi cantanti” di Alfredo e Angelo Castiglioni (35’) alla presenza dell’esploratore e documentarista Angelo Castiglioni. Le immagini di questo documentario sono le straordinarie pagine di una storia umana scomparsa per sempre. Nell’Etiopia meridionale nella terra dei pastori Borana ci sono pozzi che sprofondano per più di trenta metri nel sottosuolo. Fino a pochi anni fa, uomini e donne scendevano fino al fondo per sollevare l’acqua cantando antichi cori che si udivano da lontano.
In attesa di “Imagines” è giunto al suo secondo appuntamento “Imagines Junior”, la speciale rassegna di documentari archeologico del gruppo Archeologico bolognese pensata e animata per i bambini, rilanciata in una nuova formula più articolata grazie alla collaborazione con il museo della Preistoria Luigi Donini di San Lazzaro. Domenica 13 novembre 2016, alle 16, al museo di San Lazzaro di Savena, appuntamento per famiglie con bambini dagli 8 anni in su. Si inizia con la proiezione del corto “La città dell’oro. Vetulonia etrusca” (10’), quindi visita alla sezione villanoviana, e a seguire il laboratorio in aula didattica sulla tecnica dello sbalzo dove, con l’utilizzo di lamine di rame e piccoli punteruoli per la riproduzione di decorazioni di piccoli manufatti. Terzo e ultimo appuntamento di “Imagines Junior” domenica 11 dicembre 2016, sempre alle 16. Proiezione del corto animato “Gli etruschi e la terra del ferro” (15’), e a seguire il laboratorio in aula didattica sulla lavorazione del rame con la tecnica della battitura con la realizzazione di una piccola ciotola decorata.










































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