4 novembre 1966 – 2026: nel 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze al via due mostre “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” nell’ambito del progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. Ecco il programma di tre giorni di iniziative

4 novembre 1966: l’Arno esonda prima dell’alba, l’acqua raggiunge altezze impressionanti nel centro storico, fino a circa 5–6 metri in zone come Santa Croce, circa 3 metri in piazza del Duomo e oltre un metro a Santo Spirito. Nonostante la posizione leggermente più riparata rispetto ad altre zone vicine all’Arno, il museo Archeologico nazionale di Firenze subisce gravi danni a causa dell’acqua e del fango che travolgono vetrine, scaffali, lastre e stampe fotografiche, oltre a spazzare via il museo Topografico dell’Etruria. In occasione del 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti propongono un progetto espositivo comune: “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. In due mostre, “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, fotografie dell’epoca, reperti archeologici restaurati, esposizione di oggetti ancora ricoperti dal fango e contenuti multimediali.
“L’alluvione del 1966”, ricorda Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “è stato un momento cruciale della storia contemporanea di Firenze, qualcosa che ha cambiato quello che c’era prima rispetto a quello che c’era dopo. Un evento catastrofico legato al maltempo e anche al cambiamento climatico, che quindi è un argomento di estrema attualità oggi. E per il quale la città si è trovata indifesa, inerme, con una catastrofe di queste proporzioni che ha attaccato tutto il patrimonio culturale. Nel museo Archeologico l’alluvione è stata particolarmente dannosa – continua -, perché praticamente ha invaso tutto il primo piano e ha messo in ginocchio il Museo. La reazione positiva dello Stato italiano, di Firenze, dei fiorentini e di tutte le persone appassionate e dei volontari, degli studiosi che hanno collaborato per salvare il patrimonio culturale è stato un momento importantissimo in cui le istituzioni si sono date da fare. È stato istituito il grande laboratorio di restauro archeologico qui a Firenze che è diventato poi il centro di eccellenza del restauro internazionale. Sono state gettate le basi per la protezione civile: la protezione civile è nata allora, dopo l’alluvione di Firenze. Insomma, tutta una serie di collaborazioni con istituzioni internazionali nate allora per il salvataggio del patrimonio che ancora oggi funzionano in difesa di città che hanno catastrofi a volte non solo naturali, ma a volte legate a eventi umani come le guerre. Quindi diciamo che l’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, una tragedia devastante, ma è stata anche un punto di partenza per una costruzione di un futuro migliore. E ancora oggi stiamo lavorando per questo futuro. Queste storie, questo racconto – conclude -, saranno l’oggetto della grande mostra che stiamo realizzando qui nel museo, e che ci accompagnerà alla scoperta non solo dell’alluvione, ma soprattutto della resilienza di Firenze: Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”.

Affacciati sulla stessa piazza, la Santissima Annunziata, il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti condividono non solo uno dei luoghi più riconoscibili della città, ma anche una storia segnata dall’alluvione del 1966. È da questo legame che nasce il progetto espositivo comune Curare il passato e proteggere il futuro, con cui i due musei, a 60 anni dall’alluvione, raccontano insieme le conseguenze del disastro, il lavoro di recupero e restauro e le storie degli oggetti e delle persone che hanno attraversato quei giorni, attraverso due mostre parallele: Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze visitabile all’Archeologico dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027 e L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi visitabile al museo degli Innocenti dal 4 novembre al 31 dicembre 2026. I due progetti espongono nei rispettivi spazi fotografie d’epoca, reperti archeologici restaurati, filmati, oggetti ancora ricoperti dal fango e documenti provenienti dall’archivio di entrambi i musei. Inoltre, una parte della mostra all’Archeologico è dedicata alla nascita del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, il laboratorio realizzato all’indomani della tragedia negli spazi del museo per volontà del Ministero dell’Istruzione e affermatosi poi come un’eccellenza italiana internazionale.
Mercoledì 4 novembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze a 60 anni dall’alluvione di Firenze, che colpì gravemente anche il museo, ricorda quei drammatici giorni con l’inaugurazione della mostra “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze”, e con tre giorni di iniziative, tra le quali oltre alle visite guidate alla mostra, anche un incontro con i testimoni della tragedia e un’apertura straordinaria del laboratorio di restauro.

MERCOLEDI’ 4 NOVEMBRE 2026 apertura al pubblico della mostra: visita guidata del direttore alle 12. Apertura straordinaria ore 18-22: visite guidate della curatrice Claudia Noferi ogni ora. A seguire visite guidate con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi al laboratorio di restauro “Erminia Caudana” in piccoli gruppi.

GIOVEDI’ 5 NOVEMBRE 2026: ore 16, “IO C’ERO”, un incontro sulla narrazione dell’accaduto attraverso le parole dei testimoni dell’alluvione e delle sue conseguenze, tra i quali Filippo Delpino, all’epoca giovane borsista e oggi eminente etruscologo. Ingresso gratuito su prenotazione: man-fi@cultura.gov.it.

VENERDI’ 6 NOVEMBRE 2026: visita guidate alla mostra della curatrice Claudia Noferi alle 10 e alle 11.30. Visite comprese nel costo del biglietto di ingresso.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Un uomo dal multiforme ingegno: pomeriggio dedicato all’Odissea al MAF”: conferenza, visita guidata e presentazione dell’Urna con Ulisse e le Sirene appena restaurata

Sabato 3 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.15) per “Un uomo dal multiforme ingegno: pomeriggio dedicato all’Odissea al MAF” con attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it.
Ore 14.30, “Uthuste: l’Odissea secondo gli Etruschi”, conferenza e visita guidata del Direttore, Daniele Federico Maras. Gli Etruschi conoscevano bene i poemi omerici e le loro storie e li rappresentavano su diverse tipologie di manufatti, dando ogni volta significati e interpretazioni diverse, tutte da scoprire.
Ore 15.45, “Tutti i colori di Ulisse e le Sirene”, presentazione dell’Urna con Ulisse e le Sirene, per la prima volta esposta al pubblico fiorentino dopo il restauro, a cura di Claudia Noferi e Giulia Basilissi. Anche opere conservate nelle collezioni del museo da anni, possono dare nuovi spunti per la ricerca e regalare sorprese ai nostri pubblici; è il caso dell’urna volterrana in alabastro con Ulisse e le sirene, che torna a splendere con i suoi colori, riportati alla luce grazie al recente restauro.
Ore 16.45, “Il mio nome è nessuno: l’avorio racconta”. Visita guidata e laboratorio per bambini dai 4 agli 11 anni, a cura dei Servizi Educativi, della durata di circa un’ora. I nostri piccoli visitatori avranno la possibilità di scoprire una delle opere più celebri del nostro museo, la splendida Pisside della Pania in avorio; per l’occasione diventeranno anche piccoli incisori e porteranno a casa un ricordo della loro esperienza.
Firenze. Per le GEP 2026 apertura non stop del museo Archeologico nazionale con visite guidate e laboratori. Ecco il programma

Sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, apertura straordinaria non stop dalle 8.30 alle 22 del museo Archeologico nazionale di Firenze con ingresso a 1 euro a partire dalle 18.
Alle 15 e alle 16.30, visita guidata con il curatore Gregorio Aversa, “L’antico che ispira: reimpieghi, imitazioni, copie”. Tra le opere appartenenti alle collezioni greche del MAF si nascondono una serie di curiosità che permettono di esaminare come, sin dall’antichità, i modelli artistici siano stati ripetutamente reinventati, adattandoli alle esigenze più disparate. A partire da sensibilità artistiche di alto livello, l’artigianato ha così prodotto manufatti comunque sempre di buona qualità, a garanzia che la replica fosse uno strumento utile a diffondere quella cultura che oggi definiamo “classica”.
Alle 15.30 e alle 18, visite guidata per adulti e bambini, con laboratorio di disegno, a cura dei Servizi Educativi, dal titolo “Il Sarcofago delle Amazzoni: la suggestione del mito, il racconto di un’antica storia che si rinnova nella vita e nell’arte”. Un viaggio alla scoperta di un’opera straordinaria che non è soltanto un reperto archeologico, ma anche una fonte di narrazioni mitologiche, come la nota storia di Achille e Pentesilea, e di ispirazioni letterarie e musicali dei secoli futuri.
Alle 19 e alle 20.30, visita guidata con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi “Custodire il passato – Il lavoro dei restauratori raccontato al pubblico”. Cosa significa restaurare un reperto archeologico? Quali sono le sfide che i restauratori affrontano per conservarlo e quali informazioni possono emergere durante il loro lavoro? Attraverso il racconto di due recenti interventi condotti sui materiali della Sezione Egizia, il pubblico sarà accompagnato alla scoperta del ruolo fondamentale del restauro nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale. L’incontro prenderà in esame il restauro del rilievo raffigurante la dea Maat e di un frammento di scultura in terra cruda proveniente da Deir el-Medina.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale ultimo appuntamento per “I Pomeriggi all’Archeologico”: incontro con Giulia Basilissi (restauratrice MAF), Claudia Noferi (curatrice MAF) e Donata Magrini (ricercatrice ISPC-CNR) su “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze ultimo appuntamento della stagione per “I Pomeriggi dell’Archeologico”: giovedì 4 giugno 2026, alle 17, la conferenza “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Claudia Noferi, curatrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Donata Magrini, ricercatrice ISPC-CNR. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. In un affascinante viaggio dove si intrecciano, interdisciplinarità, storia, archeologia, museologia, restauro e scienza, le tre relatrici vi racconteranno i perché di un progetto, vincitore della call dell’Infrastruttura europea di ricerca per l’Heritage Science (E-RIHS), condotto su uno dei più importanti monumenti dell’arte etrusca: il Sarcofago di Larthia Seianti. Saranno presentati i primi risultati delle indagini conoscitive sulla straordinaria policromia di questa opera, condotte con metodologie scientifiche non invasive, all’interno del progetto SHADES- Seianti’s Hues: Analysis, Diagnostics, Engagement, Showcase. Analisi sui pigmenti della policromia del sarcofago policromo di Larthia, la sposa eterna, nel museo Archeologico nazionale di Firenze.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, restauratrice del Maf; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del Maf; Alice Maccoppi, restauratrice
Al museo Archeologico nazionale di Firenze per i “Pomeriggi dell’Archeologico” giovedì 5 febbraio 2026, alle 17, la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del museo Archeologico nazionale di Firenze; Alice Maccoppi, restauratrice. Prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Il celebre bassorilievo raffigurante la dea egizia Maat, simbolo di verità, giustizia e ordine cosmico, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e proveniente dalla tomba del faraone Seti I, rappresenta uno dei capolavori più significativi della collezione fiorentina. Il recente intervento di restauro, avviato in occasione dell’esposizione nella mostra Divine Egypt al Metropolitan Museum of Art di New York appena conclusasi, ha costituito un’importante occasione di studio, permettendo di ripercorrere la storia conservativa dell’opera e di approfondire le tecniche esecutive degli artigiani dell’antico Egitto. Durante l’incontro si offrirà l’inquadramento storico e collezionistico del bassorilievo, soffermandosi sulle modalità del suo arrivo a Firenze, e verranno illustrati alcuni dei risultati delle indagini diagnostiche non invasive condotte dal CNR-IFAC di Firenze. Queste analisi sono state fondamentali per valutare lo stato di conservazione, orientare le scelte di restauro e acquisire nuove informazioni materiali e tecniche, utili sia alla ricerca scientifica sia alla valorizzazione e divulgazione museale, per restituire al pubblico una lettura rinnovata di questo straordinario manufatto.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale nella #domenicalmuseo visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli (Luchadora) e la curatrice della mostra Giulia Basilissi

La sala del Sarcofago delle Amazzoni al museo Archeologico nazionale di Firenze con le opere in mostra dell’artista Luchadora (foto maf)
Domenica 1° febbraio 2026, durante la giornata di apertura gratuita del museo Archeologico nazionale di Firenze alle 11 ci sarà una visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli e la curatrice della mostra Giulia Basilissi. Il punto di incontro sarà la “Sala del sarcofago delle Amazzoni”. “Questo straordinario sarcofago etrusco in marmo dipinto, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., apparteneva all’aristocratica matrona tarquiniese Ramtha Huzcnai”, ha illustrato il direttore Daniele F. Maras in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Alle due estremità del coperchio a forma di tetto è rappresentato a rilievo Atteone sbranato dai cani; invece la cassa è decorata a tempera con un dinamico fregio a colori raffigurante la lotta tra Amazzoni e Greci. A differenza dall’arte greca, in cui le Amazzoni (descritte nel mito come un popolo di invincibili donne guerriere) sono sempre rappresentate al momento della sconfitta da parte di Eracle, Achille o Teseo, l’artista del sarcofago etrusco ha scelto di mostrare una lotta alla pari tra contendenti uomini e donne, che culmina sulla fronte della cassa con le quadrighe di due regine amazzoni che travolgono i guerrieri greci appiedati. Sembra evidente che il sarcofago, dedicato a una donna da suo nipote, il magistrato tarquiniese Laris Apaiatrus, fosse una celebrazione della combattività femminile: qualcosa che solo la società etrusca poteva accettare, una società in cui alle donne erano riconosciuti diritti come soggetti giuridici attivi”. E l’artista Alessandra Marianelli, in arte Luchadora: “queste parole del direttore del museo mi colpirono tantissimo, soprattutto la frase Oggi abbiamo vinto noi in riferimento alle Amazzoni e per questo ho voluto rappresentare una Amazzone vincente”.
Firenze. Giulia Basilissi, restauratrice al MAF, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” l’intervento di manutenzione sulla Chimera di Arezzo insieme ad alcune curiosità emerse durante l’operazione in laboratorio, prima del nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)
Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato” | archeologiavocidalpassato).
Prima di giungere al nuovo allestimento, la Chimera di Arezzo è stata sottoposta a un accurato intervento di manutenzione curato da Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze, che lo illustra ad archeologiavocidalpassato.com, insieme ad alcune curiosità emerse durante le operazioni nel laboratorio di restauro “Eminia Caudana” del MAF.
“Sono Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze”, spiega ad archeologiavocdalpassato.com. “Attualmente presso il museo è presente un laboratorio di restauro intitolato a Erminia Caudana, una delle prime restauratrici donne del nostro territorio. Il laboratorio eredita, chiaramente in piccole dimensioni, ciò che è stato il centro di restauro, un’eccellenza per quanto riguarda il restauro dei bronzi. Ben sappiamo che proprio al centro sono stati restaurati i Bronzi di Riace. Attualmente non ci sono le stesse potenzialità di allora – è un altro momento storico – però è stato possibile in occasione del nuovo allestimento della Chimera fare un’attività di manutenzione delle superfici di questo importantissimo bronzo. È stata quindi l’occasione per mappare tutte le aree che devono essere oggetto di manutenzione e controllo nel tempo.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)
“Lavorando all’interno del museo – continua Basilissi -, il mio compito è quello di controllare lo stato di conservazione. Ma sono stati eseguiti anche alcuni interventi superficiali con metodologia a secco, attraverso varie spugne e pennelli. È stata fatta una microaspirazione, la rimozione di tutto quello che era il deposito meno coerente presente sulla superficie. E si è poi deciso anche di approfondire un po’ l’intervento di pulitura per quanto riguarda la parte della criniera. La Chimera è caratterizzata dalla presenza del “nero lorenese” o delle patinature lorenesi, strati manutentivi che sono stati applicati in passato proprio sui bronzi della nostra collezione. Proprio nell’area della criniera alcune di queste stesure risultavano di rilevante spessore ed erano frammiste anche al deposito che via via si era accumulato sulla superficie. Pertanto è stata fatta una pulitura, abbiamo cercato di approfondire il livello di pulitura, cercando di andare a rimuovere questi depositi che andavano a creare un tono un po’ marrone, un po’ più diverso all’interno della criniera. Non è un intervento molto semplice proprio perché, come è possibile osservare, ci sono moltissime socche sovrapposte che hanno anche una lavorazione molto particolare.
“Non si è trattato di un restauro – precisa Basilissi -, ma di una attività di manutenzione. Però uno dei compiti del museo è appunto quello di occuparsi della conservazione, di conservare al meglio i nostri beni. Quindi è soltanto un intervento di “riordino” e il nostro compito è continuare a monitorare la Chimera”.
“Adesso la Chimera la vediamo tutta di un medesimo tono, però – assicura Basilissi – siamo certi del fatto che ci fossero delle applicazioni polimateriche che conferivano colore alla Chimera stessa. Certamente c’erano degli inserti in corrispondenza degli occhi. Ci sono alcuni fori che si vedono in corrispondenza della bocca che sicuramente identificano gli agganci dove venivano molto probabilmente dei denti d’argento. Non lo sappiamo, però dal punto di vista tecnologico così sembrerebbe. E poi ci sono delle agemine in rame in corrispondenza delle gocce di sangue della Chimera. Il dato è stato confermato durante l’intervento di manutenzione, soprattutto è stata riosservata la parte delle agemine con il microscopio digitale. E si può osservare la mancanza di una delle gocce. Qui è saltata una delle agemine e quindi questo identifica il fatto che quella parte non è stata realizzata in fusione, ma sono stati fatti degli inserimenti polimaterici. Quindi – conclude Basilissi – i nostri bronzi antichi in realtà erano molto più colorati e polimaterici di quanto ci immaginiamo”.
Firenze. Al museo Archeologico nazionale visite guidate tattili, al mattino (alla scoperta delle creature fantastiche del mondo antico) e alla sera (a tu per tu con la Chimera), in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità
Mercoledì 3 dicembre 2025, il museo Archeologico nazionale di Firenze, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, propone due appuntamenti; uno al mattino e uno la sera. Al mattino, “L’arte è il tempo dei sensi. La scoperta multisensoriale dell’archeologia del MAF: creature fantastiche e animali del mondo antico”: visita guidata tattile alle 10 e alle 12, per gruppi di max. 8-10 persone non vedenti o ipovedenti, con accompagnatori, della durata di ca. 90 minuti. L’itinerario di visita si articolerà su due piani del Museo attraverso l’uso dell’ascensore e l’esplorazione tattile sarà effettuata mediante l’uso di guanti anallergici in nitrile, resi disponibili dal museo. Prenotazione obbligatoria da effettuarsi contattando l’UICI di Firenze al numero telefonico 055.580319.
La sera: “Chimera. Un mito non solo da sognare…. Visita guidata tattile”. Apertura straordinaria serale dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21.15) con possibilità di visita guidata tattile della “copia identica” della Chimera, realizzata nel 2012 dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze, con la medesima tecnica e le stesse proporzioni del bronzo antico. La visita sarà compresa nel costo del biglietto e a cura dell’archeologo Gregorio Aversa e della restauratrice Giulia Basilissi, in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo (primo turno ore 18.30; secondo turno ore 20.30). Sarà possibile l’utilizzo dell’ascensore per raggiungere il primo piano del museo e l’esplorazione tattile sarà effettuata mediante l’uso di guanti anallergici in nitrile, resi disponibili dal museo. È gradita la prenotazione all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it

















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