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4 novembre 1966 – 2026: nel 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze al via due mostre “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi” nell’ambito del progetto “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. Ecco il programma di tre giorni di iniziative

4 novembre 1966: l’Arno esonda prima dell’alba, l’acqua raggiunge altezze impressionanti nel centro storico, fino a circa 5–6 metri in zone come Santa Croce, circa 3 metri in piazza del Duomo e oltre un metro a Santo Spirito. Nonostante la posizione leggermente più riparata rispetto ad altre zone vicine all’Arno, il museo Archeologico nazionale di Firenze subisce gravi danni a causa dell’acqua e del fango che travolgono vetrine, scaffali, lastre e stampe fotografiche, oltre a spazzare via il museo Topografico dell’Etruria. In occasione del 60esimo anniversario dell’alluvione di Firenze il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti propongono un progetto espositivo comune: “Curare il passato e proteggere il futuro: Storie del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dell’Istituto degli Innocenti”. In due mostre, “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze” e “L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi”, fotografie dell’epoca, reperti archeologici restaurati, esposizione di oggetti ancora ricoperti dal fango e contenuti multimediali.

“L’alluvione del 1966”, ricorda Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “è stato un momento cruciale della storia contemporanea di Firenze, qualcosa che ha cambiato quello che c’era prima rispetto a quello che c’era dopo. Un evento catastrofico legato al maltempo e anche al cambiamento climatico, che quindi è un argomento di estrema attualità oggi. E per il quale la città si è trovata indifesa, inerme, con una catastrofe di queste proporzioni che ha attaccato tutto il patrimonio culturale. Nel museo Archeologico l’alluvione è stata particolarmente dannosa – continua -, perché praticamente ha invaso tutto il primo piano e ha messo in ginocchio il Museo. La reazione positiva dello Stato italiano, di Firenze, dei fiorentini e di tutte le persone appassionate e dei volontari, degli studiosi che hanno collaborato per salvare il patrimonio culturale è stato un momento importantissimo in cui le istituzioni si sono date da fare. È stato istituito il grande laboratorio di restauro archeologico qui a Firenze che è diventato poi il centro di eccellenza del restauro internazionale. Sono state gettate le basi per la protezione civile: la protezione civile è nata allora, dopo l’alluvione di Firenze. Insomma, tutta una serie di collaborazioni con istituzioni internazionali nate allora per il salvataggio del patrimonio che ancora oggi funzionano in difesa di città che hanno catastrofi a volte non solo naturali, ma a volte legate a eventi umani come le guerre. Quindi diciamo che l’alluvione di Firenze è stato un momento drammatico, una tragedia devastante, ma è stata anche un punto di partenza per una costruzione di un futuro migliore. E ancora oggi stiamo lavorando per questo futuro. Queste storie, questo racconto – conclude -, saranno l’oggetto della grande mostra che stiamo realizzando qui nel museo, e che ci accompagnerà alla scoperta non solo dell’alluvione, ma soprattutto della resilienza di Firenze: Salvati dal fango. Il recupero dell’archeologia a Firenze”.

Affacciati sulla stessa piazza, la Santissima Annunziata, il museo Archeologico nazionale di Firenze e il museo degli Innocenti condividono non solo uno dei luoghi più riconoscibili della città, ma anche una storia segnata dall’alluvione del 1966. È da questo legame che nasce il progetto espositivo comune Curare il passato e proteggere il futuro, con cui i due musei, a 60 anni dall’alluvione, raccontano insieme le conseguenze del disastro, il lavoro di recupero e restauro e le storie degli oggetti e delle persone che hanno attraversato quei giorni, attraverso due mostre parallele: Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze visitabile all’Archeologico dal 4 novembre 2026 al 7 marzo 2027 e L’alluvione del 1966 in piazza Santissima Annunziata: gli Innocenti e l’Archeologico tra acqua, fango e salvataggi visitabile al museo degli Innocenti dal 4 novembre al 31 dicembre 2026. I due progetti espongono nei rispettivi spazi fotografie d’epoca, reperti archeologici restaurati, filmati, oggetti ancora ricoperti dal fango e documenti provenienti dall’archivio di entrambi i musei. Inoltre, una parte della mostra all’Archeologico è dedicata alla nascita del Centro di Restauro Archeologico della Toscana, il laboratorio realizzato all’indomani della tragedia negli spazi del museo per volontà del Ministero dell’Istruzione e affermatosi poi come un’eccellenza italiana internazionale.

Mercoledì 4 novembre 2026 il museo Archeologico nazionale di Firenze a 60 anni dall’alluvione di Firenze, che colpì gravemente anche il museo, ricorda quei drammatici giorni con l’inaugurazione della mostra “Salvati dal fango: il recupero dell’archeologia a Firenze”, e con tre giorni di iniziative, tra le quali oltre alle visite guidate alla mostra, anche un incontro con i testimoni della tragedia e un’apertura straordinaria del laboratorio di restauro.

MERCOLEDI’ 4 NOVEMBRE 2026 apertura al pubblico della mostra: visita guidata del direttore alle 12. Apertura straordinaria ore 18-22: visite guidate della curatrice Claudia Noferi ogni ora. A seguire visite guidate con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi al laboratorio di restauro “Erminia Caudana” in piccoli gruppi.

GIOVEDI’ 5 NOVEMBRE 2026: ore 16, “IO C’ERO”, un incontro sulla narrazione dell’accaduto attraverso le parole dei testimoni dell’alluvione e delle sue conseguenze, tra i quali Filippo Delpino, all’epoca giovane borsista e oggi eminente etruscologo. Ingresso gratuito su prenotazione: man-fi@cultura.gov.it.

VENERDI’ 6 NOVEMBRE 2026: visita guidate alla mostra della curatrice Claudia Noferi alle 10 e alle 11.30. Visite comprese nel costo del biglietto di ingresso.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale “Un uomo dal multiforme ingegno: pomeriggio dedicato all’Odissea al MAF”: conferenza, visita guidata e presentazione dell’Urna con Ulisse e le Sirene appena restaurata

Sabato 3 ottobre 2026, apertura straordinaria del museo Archeologico nazionale di Firenze, dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17.15) per “Un uomo dal multiforme ingegno: pomeriggio dedicato all’Odissea al MAF” con attività comprese nel costo del biglietto di ingresso. Info: man-fi@cultura.gov.it.

Ore 14.30, “Uthuste: l’Odissea secondo gli Etruschi”, conferenza e visita guidata del Direttore, Daniele Federico Maras. Gli Etruschi conoscevano bene i poemi omerici e le loro storie e li rappresentavano su diverse tipologie di manufatti, dando ogni volta significati e interpretazioni diverse, tutte da scoprire.

Ore 15.45, “Tutti i colori di Ulisse e le Sirene”, presentazione dell’Urna con Ulisse e le Sirene, per la prima volta esposta al pubblico fiorentino dopo il restauro, a cura di Claudia Noferi e Giulia Basilissi. Anche opere conservate nelle collezioni del museo da anni, possono dare nuovi spunti per la ricerca e regalare sorprese ai nostri pubblici; è il caso dell’urna volterrana in alabastro con Ulisse e le sirene, che torna a splendere con i suoi colori, riportati alla luce grazie al recente restauro. 

Ore 16.45, “Il mio nome è nessuno: l’avorio racconta”. Visita guidata e laboratorio per bambini dai 4 agli 11 anni, a cura dei Servizi Educativi, della durata di circa un’ora. I nostri piccoli visitatori avranno la possibilità di scoprire una delle opere più celebri del nostro museo, la splendida Pisside della Pania in avorio; per l’occasione diventeranno anche piccoli incisori e porteranno a casa un ricordo della loro esperienza. 

Firenze. Per le GEP 2026 apertura non stop del museo Archeologico nazionale con visite guidate e laboratori. Ecco il programma

Sabato 26 settembre 2026, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, apertura straordinaria non stop dalle 8.30 alle 22 del museo Archeologico nazionale di Firenze con ingresso a 1 euro a partire dalle 18.

Alle 15 e alle 16.30, visita guidata con il curatore Gregorio Aversa, “L’antico che ispira: reimpieghi, imitazioni, copie”. Tra le opere appartenenti alle collezioni greche del MAF si nascondono una serie di curiosità che permettono di esaminare come, sin dall’antichità, i modelli artistici siano stati ripetutamente reinventati, adattandoli alle esigenze più disparate. A partire da sensibilità artistiche di alto livello, l’artigianato ha così prodotto manufatti comunque sempre di buona qualità, a garanzia che la replica fosse uno strumento utile a diffondere quella cultura che oggi definiamo “classica”.

Alle 15.30 e alle 18, visite guidata per adulti e bambini, con laboratorio di disegno, a cura dei Servizi Educativi, dal titolo “Il Sarcofago delle Amazzoni: la suggestione del mito, il racconto di un’antica storia che si rinnova nella vita e nell’arte”. Un viaggio alla scoperta di un’opera straordinaria che non è soltanto un reperto archeologico, ma anche una fonte di narrazioni mitologiche, come la nota storia di Achille e Pentesilea, e di ispirazioni letterarie e musicali dei secoli futuri.

Alle 19 e alle 20.30, visita guidata con la funzionaria restauratrice Giulia Basilissi “Custodire il passato – Il lavoro dei restauratori raccontato al pubblico”. Cosa significa restaurare un reperto archeologico? Quali sono le sfide che i restauratori affrontano per conservarlo e quali informazioni possono emergere durante il loro lavoro? Attraverso il racconto di due recenti interventi condotti sui materiali della Sezione Egizia, il pubblico sarà accompagnato alla scoperta del ruolo fondamentale del restauro nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale. L’incontro prenderà in esame il restauro del rilievo raffigurante la dea Maat e di un frammento di scultura in terra cruda proveniente da Deir el-Medina.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale è tornato il “Torso di Livorno”, straordinaria scultura in bronzo parte delle Collezioni medicee di Cosimo I, dopo un articolato progetto di restauro sostenuto dai Friends of Florence. Ecco la storia del Torso e del suo recupero. E a settembre protagonista di un convegno scientifico e della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi

Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, mostra il “Torso di Livorno” rientrato al MAF (foto maf)

Fa parte dei Grandi Bronzi delle Collezioni Medicee. È il celebre “Torso di Livorno” straordinaria scultura in bronzo che dal 9 giugno 2026 è di nuovo visitabile al museo Archeologico nazionale di Firenze dopo un lungo lavoro che l’ha visto protagonista di un articolato progetto di restauro, studio tecnologico e indagine scientifica avanzata coordinato da specialisti italiani e internazionali. L’intervento conservativo, iniziato nel 2024, è stato possibile grazie al sostegno dei Friends of Florence, alla professionalità del restauratore Nicola Salvioli e alla lungimiranza di Mario Iozzo, allora alla guida del Museo. Il restauro, particolarmente complesso per la variabilità della superficie e per le criticità conservative dell’opera, è stato affiancato da uno studio analitico della lega metallica e delle tecniche di realizzazione. E dopo l’estate il Torso sarà protagonista della mostra “Broken. Il potere del frammento” a Palazzo Strozzi dal 25 settembre 2026.

Daniele Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, e Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, davanti al Torso di Livorno (foto maf)

“È stata un’indagine appassionante”, commenta Daniele F. Maras, direttore del museo Archeologico nazionale di Firenze, “in cui le competenze di diverse discipline scientifiche e umanistiche si sono intrecciate all’insegna del restauro, per raccontare la lunghissima storia del bronzo antico, dalla sua realizzazione alla permanenza sotto le acque del mare fino all’esposizione nelle collezioni granducali, quindi al museo. Un lavoro di squadra tra tanti specialisti che mette in luce il ruolo attivo del museo come centro di ricerca e di conoscenza sul patrimonio archeologico; ma anche una nuova e preziosa collaborazione con i Friends of Florence, che rinsalda il rapporto tra la collezione e il suo pubblico più generoso e appassionato”. “Con il restauro del Torso di Livorno, Friends of Florence è lieta di rinnovare la propria collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze”, annuncia Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, “sostenendo un progetto che ha saputo coniugare conservazione, ricerca e approfondimento scientifico. Un intervento che ha restituito leggibilità e stabilità all’opera e ha consentito di approfondirne la storia, i materiali e la tecnica esecutiva. Siamo profondamente grati ai Signori Lauri e Michael Corliss: grazie alla loro generosa donazione, Friends of Florence ha potuto sostenere e rendere possibile questo importante progetto, contribuendo alla tutela e alla valorizzazione di un’opera che oggi può raccontare al pubblico una storia ancora più ricca e completa. Il nostro ringraziamento va anche a tutto lo staff del museo per la preziosa collaborazione e a Nicola Salvioli che ha curato il restauro dell’opera coordinando, un articolato e innovativo percorso di diagnostica e ricerca”.

Il “Torso di Livorno” prima del restauro, ancora con le “patinature lorenesi” (foto maf)

Annoverato fra i Grandi Bronzi del museo, il Torso faceva parte delle collezioni medicee sin dai tempi di Cosimo I (1537-1574) e figura tra le opere più rappresentative della Galleria già nel celebre dipinto La Tribuna degli Uffizi (1772-1778) di Johann Zoffany. Ancora avvolta nel mistero rimane la sua origine, già in passato ci si interrogava se fosse un originale greco o una copia romana, se fosse davvero stato rinvenuto al largo di Livorno o se da sempre appartenesse alle gallerie medicee, quello che è certo, come emerso anche dalle analisi del restauro, è che l’opera ha avuto una lunga permanenza subacquea. Come molti altri bronzi provenienti dalle antiche collezioni medicee, anche il Torso era ricoperto da spesse stesure superficiali scure, le cosiddette “patinature lorenesi”, che è stato indispensabile rimuovere per poter intervenire sulla corrosione della lega metallica. Così sono state riportate alla luce le variazioni di colore della superficie metallica, inoltre il restauro ha consentito di mappare accuratamente i tasselli e residui di conchiglie e concrezioni marine presenti all’interno della scultura.

Il “Torso di Livorno” nei laboratori dell’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia (foto maf)

Per approfondire i numerosi interrogativi ancora aperti sull’opera, è stata avviata una vasta campagna diagnostica che ha previsto l’impiego di tecniche non invasive e micro-invasive finalizzate allo studio della lega metallica e dei suoi processi di alterazione. Inoltre, già nel giugno 2024 il Torso è stato sottoposto ad avanzate analisi presso l’Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, in Francia: per la prima volta la tecnica dell’imaging neutronico (usata per penetrare materiali densi) è stata applicata a una scultura bronzea di dimensioni monumentali. Il restauro ha rappresentato un’importante occasione di ricerca e approfondimento scientifico, i cui risultati saranno illustrati nel corso di una giornata di studi in programma giovedì 17 settembre 2026 al museo fiorentino. Oltre al restauro, Nicola Salvioli ha curato anche la progettazione del nuovo supporto espositivo della scultura, concepito per garantire una maggiore stabilità strutturale, una più corretta distribuzione dei carichi e una migliore restituzione estetica dell’opera.

Il restauratore Nicola Salvioli mostra il “Torso di Livorno” (foto maf)
Giulia Basilissi, restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

OPERAZIONE RESTAURO. Restauro, documentazione grafica 3D, studio e realizzazione del supporto: Nicola Salvioli, coadiuvato da Giorgio Pettiti. Direzione tecnico-scientifica: Barbara Arbeid – Giulia Basilissi. Diagnostica sul metallo, le patine e i prodotti di alterazione: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Barbara Salvadori, Silvia Vettori, Sofia Brizzi. Diagnostica neutronica: Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”, Francesco Grazzi, Francesco Cantini; Institute Laue-Langevin (ILL) di Grenoble, Antonella Scherillo, Anna Fedrigo, Alessandro Tengattini. Studio delle terre di fusione: Sonia Mugnaini. Studio dei residui di organismi marini: Università di Firenze – Museo di Storia Naturale La Specola, Gianna Innocenti, Simone Cianfanelli. Documentazione fotografica ufficiale: Antonio Quattrone.

Il “Torso di Livorno”, tra i grandi bronzi della Collezione Medicea, dopo l’intervento di restauro (foto maf)

IL VIAGGIO DEL TORSO NON SI FERMA QUI. Dopo aver trascorso l’estate al museo Archeologico, infatti, dal 25 settembre 2026 il bronzo sarà parte della grande mostra di Palazzo Strozzi “Broken. Il potere del frammento”, in programma fino al 24 gennaio 2027: una grande esposizione che indagherà il tema del frammento dall’archeologia all’arte contemporanea. “Il restauro del Torso di Livorno rappresenta un’occasione di valorizzazione e restituzione al pubblico di un’opera di straordinario significato, che farà parte del percorso della grande mostra di Palazzo Strozzi Broken. Il potere del frammento (25 settembre 2026 – 24 gennaio 2027)”, dichiara Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Un risultato reso possibile grazie al prezioso supporto di Friends of Florence, che ha sostenuto la campagna di restauro, e alla collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Firenze, il cui prestito dell’opera rinnova e rafforza il dialogo tra le istituzioni culturali della città”.

Firenze. Al museo Archeologico nazionale ultimo appuntamento per “I Pomeriggi all’Archeologico”: incontro con Giulia Basilissi (restauratrice MAF), Claudia Noferi (curatrice MAF) e Donata Magrini (ricercatrice ISPC-CNR) su “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF”

Al museo Archeologico nazionale di Firenze ultimo appuntamento della stagione per “I Pomeriggi dell’Archeologico”: giovedì 4 giugno 2026, alle 17, la conferenza “I colori di Larthia Seianti e il progetto SHADES per il MAF” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Claudia Noferi, curatrice museo Archeologico nazionale di Firenze; Donata Magrini, ricercatrice ISPC-CNR. Ingresso libero su prenotazione obbligatoria, scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. In un affascinante viaggio dove si intrecciano, interdisciplinarità, storia, archeologia, museologia, restauro e scienza, le tre relatrici vi racconteranno i perché di un progetto, vincitore della call dell’Infrastruttura europea di ricerca per l’Heritage Science (E-RIHS), condotto su uno dei più importanti monumenti dell’arte etrusca: il Sarcofago di Larthia Seianti. Saranno presentati i primi risultati delle indagini conoscitive sulla straordinaria policromia di questa opera, condotte con metodologie scientifiche non invasive, all’interno del progetto SHADES- Seianti’s Hues: Analysis, Diagnostics, Engagement, Showcase. Analisi sui pigmenti della policromia del sarcofago policromo di Larthia, la sposa eterna, nel museo Archeologico nazionale di Firenze.

Firenze. In occasione di tourismA, al Palazzo dei Congressi, presentazione in anteprima l’Urna del Bottarone, nella mostra “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, al termine di un intervento che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze

La restauratrice Daniela Manna segue l’intervento conservativo dell’urna del Bottarone al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’Urna del Bottarone, un’urna etrusca di 2400 anni fa, al termine di un prezioso restauro al museo Archeologico nazionale di Firenze, dove fa parte delle collezioni fiorentine dal 1887, che ha riportato alla luce i colori originari, accesi e luminosi degli “sposi etruschi” di Firenze, si potrà ammirare in anteprima assoluta al Palazzo dei Congressi di Firenze, dal 27 febbraio al 1° marzo 2026, in occasione di tourismA 2026, Salone dell’Archeologia e Turismo Culturale organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore), nella mostra del MAF “I colori dell’alabastro. Il restauro dell’Urna del Bottarone sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze”, a cura di Daniele F. Maras, Barbara Arbeid e Giulia Basilissi, realizzata dal museo Archeologico nazionale di Firenze, con il sostegno dell’Ambasciata di Svizzera in Italia. L’’esposizione celebra il completamento di un importante intervento conservativo su uno dei capolavori dell’arte etrusca, tra le opere gravemente colpite dal terribile evento del 1966. Il restauro, recentemente concluso grazie al sostegno dell’Ufficio Federale Svizzero della Cultura, ha restituito luminosità e intensità ai colori originari dell’urna di alabastro riportando alla luce l’abbraccio senza tempo della coppia di sposi etruschi scolpita oltre 2400 anni fa (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale in occasione del restauro dell’urna del Bottarone, straordinaria urna etrusca policroma, tre speciali visite guidate a seguire l’intervento conservativo di Daniela Manna | archeologiavocidalpassato). Dopo l’esposizione a tourismA il reperto etrusco torna nella collezione permanente del museo Archeologico nazionale di Firenze a cui appartiene dal 1887.

L’urna del Bottarone, scoperta nel 1864 a Città della Pieve, e conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto maf)

L’urna è stata scoperta nel 1864 nelle vicinanze di Città della Pieve, in una località denominata il “Butarone” o “Bottarone” e, dopo essere passata sul mercato antiquario, è stata acquistata nel 1887 dal museo Archeologico di Firenze, dove venne esposta, ornata da una collana d’oro con pendente a testa di ariete posta al collo della figura femminile, in una sala del Museo Topografico allestito al pianterreno del palazzo della Crocetta. Il 4 novembre 1966, l’urna venne travolta dall’alluvione che devastò il centro di Firenze e venne completamente ricoperta di fango; fu quindi sottoposta a un delicato restauro terminato nel 1969, durante il quale, oltre alle operazioni di pulitura, furono svolte alcune indagini diagnostiche non invasive sulle ampie tracce di policromia. Negli ultimi anni, a causa del suo stato di conservazione, l’opera non è più stata esposta e proprio in vista di un suo futuro allestimento si è deciso di sottoporla ad un nuovo restauro supportato da una vasta campagna di indagini scientifiche.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale per “I Pomeriggi all’Archeologico” la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, restauratrice del Maf; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del Maf; Alice Maccoppi, restauratrice

Al museo Archeologico nazionale di Firenze per i “Pomeriggi dell’Archeologico” giovedì 5 febbraio 2026, alle 17, la conferenza “Il ritorno della dea. Studio, conservazione e restauro del bassorilievo raffigurante la dea Maat” con Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze; Anna Consonni, curatrice sezione “Museo Egizio” del museo Archeologico nazionale di Firenze; Alice Maccoppi, restauratrice. Prenotazione obbligatoria scrivendo a: man-fi@cultura.gov.it. Il celebre bassorilievo raffigurante la dea egizia Maat, simbolo di verità, giustizia e ordine cosmico, conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e proveniente dalla tomba del faraone Seti I, rappresenta uno dei capolavori più significativi della collezione fiorentina. Il recente intervento di restauro, avviato in occasione dell’esposizione nella mostra Divine Egypt al Metropolitan Museum of Art di New York appena conclusasi, ha costituito un’importante occasione di studio, permettendo di ripercorrere la storia conservativa dell’opera e di approfondire le tecniche esecutive degli artigiani dell’antico Egitto. Durante l’incontro si offrirà l’inquadramento storico e collezionistico del bassorilievo, soffermandosi sulle modalità del suo arrivo a Firenze, e verranno illustrati alcuni dei risultati delle indagini diagnostiche non invasive condotte dal CNR-IFAC di Firenze. Queste analisi sono state fondamentali per valutare lo stato di conservazione, orientare le scelte di restauro e acquisire nuove informazioni materiali e tecniche, utili sia alla ricerca scientifica sia alla valorizzazione e divulgazione museale, per restituire al pubblico una lettura rinnovata di questo straordinario manufatto.

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale nella #domenicalmuseo visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli (Luchadora) e la curatrice della mostra Giulia Basilissi

La sala del Sarcofago delle Amazzoni al museo Archeologico nazionale di Firenze con le opere in mostra dell’artista Luchadora (foto maf)

“L’Amazzone” secondo Luchadora (foto maf)

Domenica 1° febbraio 2026, durante la giornata di apertura gratuita del museo Archeologico nazionale di Firenze alle 11 ci sarà una visita guidata alla mostra “ECA SREN TVA” con l’artista Alessandra Marianelli e la curatrice della mostra Giulia Basilissi. Il punto di incontro sarà la “Sala del sarcofago delle Amazzoni”. “Questo straordinario sarcofago etrusco in marmo dipinto, databile intorno alla metà del IV secolo a.C., apparteneva all’aristocratica matrona tarquiniese Ramtha Huzcnai”, ha illustrato il direttore Daniele F. Maras in occasione dell’inaugurazione della mostra. “Alle due estremità del coperchio a forma di tetto è rappresentato a rilievo Atteone sbranato dai cani; invece la cassa è decorata a tempera con un dinamico fregio a colori raffigurante la lotta tra Amazzoni e Greci. A differenza dall’arte greca, in cui le Amazzoni (descritte nel mito come un popolo di invincibili donne guerriere) sono sempre rappresentate al momento della sconfitta da parte di Eracle, Achille o Teseo, l’artista del sarcofago etrusco ha scelto di mostrare una lotta alla pari tra contendenti uomini e donne, che culmina sulla fronte della cassa con le quadrighe di due regine amazzoni che travolgono i guerrieri greci appiedati. Sembra evidente che il sarcofago, dedicato a una donna da suo nipote, il magistrato tarquiniese Laris Apaiatrus, fosse una celebrazione della combattività femminile: qualcosa che solo la società etrusca poteva accettare, una società in cui alle donne erano riconosciuti diritti come soggetti giuridici attivi”. E l’artista Alessandra Marianelli, in arte Luchadora: “queste parole del direttore del museo mi colpirono tantissimo, soprattutto la frase Oggi abbiamo vinto noi in riferimento alle Amazzoni e per questo ho voluto rappresentare una Amazzone vincente”.

 

Firenze. Giulia Basilissi, restauratrice al MAF, illustra ad “archeologiavocidalpassato.com” l’intervento di manutenzione sulla Chimera di Arezzo insieme ad alcune curiosità emerse durante l’operazione in laboratorio, prima del nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

Dal 19 novembre 2025, con l’inaugurazione della nuova sala del MAF, la Chimera di Arezzo – icona e simbolo dell’arte etrusca – ritrova la sua collocazione ideale, grazie a un accurato intervento affidato allo studio fiorentino di architettura Guicciardini & Magni, che lo ha realizzato insieme all’ufficio tecnico e alle curatrici del Museo: un allestimento esperienziale, allo stesso tempo monumentale e poetico, che invita ogni visitatore a un incontro personale con un capolavoro che da secoli incarna il genio artistico e il mito della civiltà etrusca. La scultura, iscritta al numero 1 nell’inventario del Museo, è appartenuta sin dal suo ritrovamento al futuro Granduca di Toscana Cosimo I de’ Medici, diventando subito uno dei pezzi più emblematici e preziosi della collezione medicea (vedi Firenze. Al museo Archeologico nazionale aperta la nuova sala della Chimera di Arezzo, il capolavoro in bronzo dell’arte etrusca: icona e simbolo fin dal suo ritrovamento nel 1553. La presentazione del direttore Maras per “archeologiavocidalpassato” | archeologiavocidalpassato).

Giulia Basilissi, restauratrice (foto maf)

Prima di giungere al nuovo allestimento, la Chimera di Arezzo è stata sottoposta a un accurato intervento di manutenzione curato da Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze, che lo illustra ad archeologiavocidalpassato.com, insieme ad alcune curiosità emerse durante le operazioni nel laboratorio di restauro “Eminia Caudana” del MAF.

“Sono Giulia Basilissi, funzionaria restauratrice del museo Archeologico nazionale di Firenze”, spiega ad archeologiavocdalpassato.com. “Attualmente presso il museo è presente un laboratorio di restauro intitolato a Erminia Caudana, una delle prime restauratrici donne del nostro territorio. Il laboratorio eredita, chiaramente in piccole dimensioni, ciò che è stato il centro di restauro, un’eccellenza per quanto riguarda il restauro dei bronzi. Ben sappiamo che proprio al centro sono stati restaurati i Bronzi di Riace. Attualmente non ci sono le stesse potenzialità di allora – è un altro momento storico – però è stato possibile in occasione del nuovo allestimento della Chimera fare un’attività di manutenzione delle superfici di questo importantissimo bronzo. È stata quindi l’occasione per mappare tutte le aree che devono essere oggetto di manutenzione e controllo nel tempo.

La Chimera di Arezzo nella nuova sala allestita al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto graziano tavan)

“Lavorando all’interno del museo – continua Basilissi -, il mio compito è quello di controllare lo stato di conservazione. Ma sono stati eseguiti anche alcuni interventi superficiali con metodologia a secco, attraverso varie spugne e pennelli. È stata fatta una microaspirazione, la rimozione di tutto quello che era il deposito meno coerente presente sulla superficie. E si è poi deciso anche di approfondire un po’ l’intervento di pulitura per quanto riguarda la parte della criniera. La Chimera è caratterizzata dalla presenza del “nero lorenese” o delle patinature lorenesi, strati manutentivi che sono stati applicati in passato proprio sui bronzi della nostra collezione. Proprio nell’area della criniera alcune di queste stesure risultavano di rilevante spessore ed erano frammiste anche al deposito che via via si era accumulato sulla superficie. Pertanto è stata fatta una pulitura, abbiamo cercato di approfondire il livello di pulitura, cercando di andare a rimuovere questi depositi che andavano a creare un tono un po’ marrone, un po’ più diverso all’interno della criniera. Non è un intervento molto semplice proprio perché, come è possibile osservare, ci sono moltissime socche sovrapposte che hanno anche una lavorazione molto particolare.

“Non si è trattato di un restauro – precisa Basilissi -, ma di una attività di manutenzione. Però uno dei compiti del museo è appunto quello di occuparsi della conservazione, di conservare al meglio i nostri beni. Quindi è soltanto un intervento di “riordino” e il nostro compito è continuare a monitorare la Chimera”.

“Adesso la Chimera la vediamo tutta di un medesimo tono, però – assicura Basilissi – siamo certi del fatto che ci fossero delle applicazioni polimateriche che conferivano colore alla Chimera stessa. Certamente c’erano degli inserti in corrispondenza degli occhi. Ci sono alcuni fori che si vedono in corrispondenza della bocca che sicuramente identificano gli agganci dove venivano molto probabilmente dei denti d’argento. Non lo sappiamo, però dal punto di vista tecnologico così sembrerebbe. E poi ci sono delle agemine in rame in corrispondenza delle gocce di sangue della Chimera. Il dato è stato confermato durante l’intervento di manutenzione, soprattutto è stata riosservata la parte delle agemine con il microscopio digitale. E si può osservare la mancanza di una delle gocce. Qui è saltata una delle agemine e quindi questo identifica il fatto che quella parte non è stata realizzata in fusione, ma sono stati fatti degli inserimenti polimaterici. Quindi – conclude Basilissi – i nostri bronzi antichi in realtà erano molto più colorati e polimaterici di quanto ci immaginiamo”.

 

 

Firenze. Al museo Archeologico nazionale visite guidate tattili, al mattino (alla scoperta delle creature fantastiche del mondo antico) e alla sera (a tu per tu con la Chimera), in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità

Mercoledì 3 dicembre 2025, il museo Archeologico nazionale di Firenze, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, propone due appuntamenti; uno al mattino e uno la sera. Al mattino, “L’arte è il tempo dei sensi. La scoperta multisensoriale dell’archeologia del MAF: creature fantastiche e animali del mondo antico”: visita guidata tattile alle 10 e alle 12, per gruppi di max. 8-10 persone non vedenti o ipovedenti, con accompagnatori, della durata di ca. 90 minuti. L’itinerario di visita si articolerà su due piani del Museo attraverso l’uso dell’ascensore e l’esplorazione tattile sarà effettuata mediante l’uso di guanti anallergici in nitrile, resi disponibili dal museo. Prenotazione obbligatoria da effettuarsi contattando l’UICI di Firenze al numero telefonico 055.580319.

La sera: “Chimera. Un mito non solo da sognare…. Visita guidata tattile”. Apertura straordinaria serale dalle 18 alle 22 (ultimo ingresso 21.15) con possibilità di visita guidata tattile della “copia identica” della Chimera, realizzata nel 2012 dalla Fonderia Artistica Ferdinando Marinelli di Firenze, con la medesima tecnica e le stesse proporzioni del bronzo antico. La visita sarà compresa nel costo del biglietto e a cura dell’archeologo Gregorio Aversa e della restauratrice Giulia Basilissi, in collaborazione con i Servizi Educativi del Museo (primo turno ore 18.30; secondo turno ore 20.30). Sarà possibile l’utilizzo dell’ascensore per raggiungere il primo piano del museo e l’esplorazione tattile sarà effettuata mediante l’uso di guanti anallergici in nitrile, resi disponibili dal museo. È gradita la prenotazione all’indirizzo man-fi@cultura.gov.it