Paestum: 14mila visitatori nella prima domenica d’autunno a ingresso gratuito, record assoluto di sempre
Quasi 14mila visitatori in una domenica. È record assoluto per il parco archeologico di Paestum. Questo il risultato registrato alle 19 di domenica 6 ottobre 2019, la prima a ingresso gratuito dell’autunno: per l’esattezza sono stati 13865: un record assoluto nella storia di Paestum che ha superato anche gli 8.812 visitatori della prima domenica di ottobre nel 2017. I tantissimi visitatori che hanno affollato sia il museo che l’area archeologica hanno potuto visitare la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/) che resterà aperta fino al 31 gennaio 2020 e che prevede anche una installazione di video mapping sul tempio di Nettuno a cura dell’artista Alessandra Franco. Inoltre negli scavi si è svolta la seconda tappa del Festival dell’Essere con la direzione artistica di Vittorio Sgarbi. Più che soddisfatto il direttore del Parco Archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel: “Ringrazio tutto il personale del Parco che è riuscito a fronteggiare e gestire un numero così elevato di visitatori”.
Paestum lancia una raccolta fondi con l’Artbonus per riportare alla luce il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate: lungo le mura emersi alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)
Paestum lancia una raccolta fondi per riportare il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate. Cos’era successo? Giugno 2019: lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. “I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione)”, spiegano al parco archeologico di Paestum, “furono recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. Attualmente sono esposti in maniera preliminare nel museo Archeologico di Paestum dove vengono restaurati “in vetrina”, ovvero sotto gli occhi del pubblico”. Indagare archeologicamente l’area del ritrovamento, in parte di proprietà privata, sarebbe ovviamente importante. Ma c’è un problema: l’operazione, sulla base di una stima dei funzionari del Parco, comporterebbe un costo di circa 190mila euro. E non è l’unico problema. In attesa di trovare il modo di avviare la ricerca archeologica, i resti del tempio, che ancora si potrebbero trovare nel sottosuolo, rischiano di essere ulteriormente danneggiati dai lavori agricoli. “Attualmente il campo, dove si ipotizza potesse sorgere l’edificio”, spiega il direttore del parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “è adibito alla coltivazione di mais; dopo la raccolta l’area potrebbe essere di nuovo soggetta a arature con mezzi meccanici, con conseguenze potenzialmente disastrose per le testimonianze archeologiche”. Per tutte queste ragioni il Parco Archeologico di Paestum ha avviato un progetto in collaborazione con la soprintendenza di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, per indagare e tutelare l’ipotetico tempio presso le mura, lanciando una raccolta fondi sul portale Artbonus (per info http://www.museopaestum.beniculturali.it/il-quarto-tempio-di-poseidonia/ ).
La speranza, come racconta Zuchtriegel, è quella di trovare i fondi necessari per portare alla luce ulteriori evidenze di quello che è stato definito un gioiello dell’architettura dorica del primo periodo classico di Paestum. Un piccolo tempio che potrebbe aver fatto parte di un santuario dedicato a una divinità femminile, forse Hera, dal momento che nelle vicinanze, negli anni ’50, fu scavata una stipe con terrecotte e ceramiche di fine VI sec. – prima metà V sec. a.C. Per avere maggiori elementi, gli archeologi sperano nella realizzazione del progetto d’indagine varato da Parco e Soprintendenza. “Ogni contributo, piccolo e grande, ci aiuta”, sottolinea il direttore. Nell’ottica di rinforzare la collaborazione tra pubblico e privato, nella serata del 23 settembre, il Parco Archeologico ha ospitato nelle sale del museo i maggiori sostenitori del sito UNESCO nell’ambito dell’iniziativa “Ceci n’est pas un dîner”, durante la quale c’è stato un momento di confronto e convivialità tra il gruppo di lavoro di Paestum e i mecenati che hanno finanziato precedenti progetti del Parco. Durante la serata, Zuchtriegel ha illustrato i ritrovamenti recenti.
Il Parco Archeologico di Paestum, con più di 300mila Euro di donazioni raccolte negli ultimi quattro anni, ovvero dall’entrata in vigore della legge Artbonus che favorisce erogazioni liberali nel campo dei beni culturali sotto il profilo fiscale, si annovera tra le realtà più dinamiche nell’Italia del Sud. Tra le imprese che hanno maggiormente contributo ai progetti di restauro e ricerca promossi dal sito di Paestum, sono D’Amico D&D Italia S.p.A., Antonio Amato Salerno – Pastificio Di Martino Gaetano & F.lli S.p.A, Azienda Agricola Antonio Palmieri, Caseificio Barlotti, Savoy Beach Hotel, Sorrento Sapori e Tradizioni S.r.l., Giordano Attilio s.r.l., Associazione Amici di Paestum e LSDM/Le strade della mozzarella. Come è emerso durante l’incontro con i sostenitori nel Museo, uno dei motivi principali per l’impegno a favore del patrimonio archeologico di Paestum, sarebbe la volontà di contribuire a un rilancio d’immagine e a uno sviluppo culturale ed economico del proprio territorio.
Due scoperte in pochi giorni a Paestum: nel santuario di Athena una testa tardo-arcaica, forse parte di una metopa; nel tempio della Pace un frammento di scultura architettonica
Due scoperte archeologiche nel giro di pochi giorni a Paestum, due sorprese che hanno fatto esultare gli archeologi impegnati nelle ricerche nel parco archeologico diretto da Gabriel Zuchtriegel. Meno di una settimana fa è riemersa una testa tardo-arcaica in pietra dal santuario di Athena, dove lavora l’università di Salerno con un’attenzione anche per gli appassionati. Tutti i giorni, infatti, sarà possibile visitare lo scavo in corso. L’appuntamento è dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 12.30, per poter osservare gli archeologi al lavoro e dialogare sui temi dell’archeologia e della ricerca archeologica di Paestum. E ieri è stato scoperto un altro frammento importante: questa volta si tratta di una testa in travertino emersa durante le indagini portate avanti dall’università di Bochum nel cosiddetto tempio della Pace. Ma vediamo meglio le due scoperte.

Il frammento di testa tardo-arcaica in pietra scoperto nel santuario di Athena a Paestum dagli archeologi dell’università di Salerno (foto parco archeologico di Paestum)
La scoperta di un frammento di scultura arcaica nel santuario di Athena è avvenuta nei primissimi giorni di scavo degli archeologi dell’università di Salerno, diretti da Fausto Longo. Quello riportato alla luce è un volto posto di tre quarti; il materiale pare sia lo stesso con il quale furono realizzati alcuni elementi decorativi del tempio di Athena. Il fatto che la superficie posteriore del reperto si presenti non rifinita conduce gli studiosi a ritenere che si possa trattare di un frammento di una lastra architettonica, forse una metopa; sarebbe la prima recuperata nel santuario della dea guerriera. Il rinvenimento si inquadra in un più ampio progetto di studi sul santuario di Athena volto a indagare l’area sacra, in particolare le fasi più antiche. “Per nostra fortuna non tutto il santuario è stato scavato negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso, ed esistono ancora aree intatte da indagare”, dichiara Fausto Longo, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Salerno. “Anche quest’anno, l’équipe di ricerca salernitana sta scavando l’edificio Sud-Est al quale erano state attribuite le terrecotte architettoniche esposte nel Museo, tra i documenti più antichi provenienti da questa zona dell’area archeologica”. E il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel: “La scoperta del frammento è la dimostrazione che a Paestum c’è ancora tanto da indagare e da scoprire sulla storia di questa città. Finora la scultura in pietra da Paestum è nota soprattutto dal santuario di Hera alla Foce del Sele, ma non è detto che il quadro non possa cambiare in futuro, anche perché sappiamo che il tempio cosiddetto Basilica con molta probabilità aveva metope scolpite: dovevano essere un centinaio, di cui finora non abbiamo traccia. La scoperta dei colleghi salernitani riapre la questione anche per il santuario di Athena”.

La testa in travertino, frammento di una scultura architettonica, scoperto nel cosiddetto Tempio della Pace a Paestum dagli archeologi dell’università di Bochum (foto parco archeologico di Paestum)
Potrebbe essere un elemento di scultura architettonica la testa di travertino scoperta a Paestum. Il rinvenimento è avvenuto durante una campagna di scavi stratigrafici promossa dall’università di Bochum in Germania in collaborazione con il parco archeologico di Paestum e su concessione del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. “La finalità del progetto è di indagare meglio il cosiddetto Tempio della Pace”, dichiara Jon Albers, professore dell’università di Bochum, “ma abbiamo trovato anche elementi di un’epoca precedente”. Come spiega Zuchtriegel: “In questi giorni stiamo recuperando importanti informazioni sulla scultura in pietra da Poseidonia. Il nostro auspicio è che, con il prosieguo della ricerca, riusciremo a ricostruire un quadro più dettagliato su questa forma di espressione artistica, finora poco nota a Paestum”. Gli scavi nel cosiddetto Tempio della Pace, sul Foro romano di Paestum, continueranno ancora fino agli inizi di ottobre. Gli archeologi sperano di ottenere ulteriori elementi per inquadrare la scoperta in un contesto più ampio.
Paestum. Nel cinquantennale dell’eccezionale scoperta, la Tomba del Tuffatore, unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C., la mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico” spiega perché quella figura continua a far discutere gli esperti e a influenzare gli artisti contemporanei

Le lastre della straordinaria Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.) esposte nelle sale del museo Archeologico nazionale di Paestum

Il manifesto della mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico” al museo Archeologico nazionale di Paestum
Estate 1968. In località Tempa del Prete, un paio di chilometri a Sud di Paestum, durante lo scavo di una piccola necropoli di VI-IV sec. a.C., l’allora soprintendente archeologo Mario Napoli fece uan scoperta straordinaria, se pur “fortuita” – come lui stesso ammise-: la Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.): unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C. È passato mezzo secolo da quella straordinaria scoperta, e la Tomba del Tuffatore sta ancora al centro di un dibattito scientifico molto controverso e acceso. L’interpretazione dell’immagine del giovane che si tuffa nell’acqua rimane un rompicapo che fa discutere anche gli esperti del settore: è semplicemente una visione edonistica della vita e della morte? O qualcosa di più, forse un messaggio misterico, ispirato a culti iniziatici legati ad Orfeo e Dioniso? E le difficoltà nella lettura dell’immagine del Tuffatore si spiegano forse con il fatto che essa era “invisibile”, in quanto collocata all’interno di una tomba buia, chiusa per l’eternità? Insomma, possiamo pretendere di leggere e comprendere un’immagine che non era fatta per essere guardata?
Una risposta ha tentato di darla Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum, promuovendo, appunto nel cinquantennale della scoperta, una mostra che, attraverso circa 50 opere provenienti da vari musei e biblioteche, racconta 300 anni di scoperte archeologiche e riletture dell’antico che spiegano perché, oggi come oggi, la Tomba del Tuffatore non si spiega. Ecco dunque la mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico”, aperta fino al 7 ottobre 2018 al museo Archeologico nazionale di Paestum. La mostra a Paestum non pretende di risolvere tutte queste questioni. Per questo, non è una mostra tradizionale che vuole dare risposte, ma piuttosto una “anti-mostra” che vuole porre delle domande, mettendo i visitatori nella condizione di partecipare al dibattito e di coglierne i motivi.

Dall’antico al contemporaneo alla mostra “L’immagine invisibile” al museo Archeologico nazionale di Paestum
Il percorso segue le scoperte archeologiche che sin dal Settecento hanno segnato la ricerca sui culti misterici antichi, con tanto di fraintendimenti e impostazioni ideologiche. Lo fa mettendo in mostra alcune delle scoperte più clamorose sul tema in Magna Grecia, come le laminette d’oro con testi “orfici” da Thurii e Vibo Valentia, la tomba delle danzatrici da Ruvo, conservata al museo Archeologico di Napoli, o i vasi funebri con raffigurazioni di Orfeo da Matera, Paestum e Napoli. Ma lo fa anche esplorando il contesto storico-culturale in cui queste scoperte sono avvenute. Dalle visioni edonistiche settecentesche del mondo di Bacco si passa alle danzatrici caste e al tempo stesso sensuali di Canova per arrivare alle visioni novecentesche, altamente ambigue, di Corrado Cagli e De Chirico. “Solo attraverso questo racconto del contemporaneo”, spiegano i curatori, “si riesce a comprendere pienamente le motivazioni di una controversia che forse più degli antichi riguarda noi oggi. E che ha fatto sì che nel momento della scoperta della Tomba del Tuffatore, questa abbia suscitato non solo una controversia scientifica molto accesa, ma abbia anche ispirato, più che ogni altra immagine antica, scrittori e artisti contemporanei – tra i primi, l’artista salernitano Carlo Alfano, la cui opera “Il Tuffatore”, allestita vis-à-vis con la Tomba del Tuffatore nel museo di Paestum, viene rivalorizzata nell’occasione della mostra, quale espressione esemplare del rapporto tra presente e passato”.
Alla Bit di Milano presentata la XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (26-29 ottobre 2017): in apertura alla presenza del segretario generale dell’Unwto il convegno sul turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici a iniziare dal Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco

La presentazione della XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico alla Bit di Milano
Diecimila visitatori e 100 espositori di cui 20 Paesi Esteri; e poi prestigiosi patrocini dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo all’Unesco, dall’Unwto all’Iccrom, al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale; e ancora: opportunità di business per gli operatori turistici con il Workshop tra la domanda estera selezionata dall’Enit e l’offerta del turismo culturale: ecco in sintesi la nuova edizione, la XX, della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico (Bmta), in calendario dal 26 al 29 ottobre 2017 nell’area archeologica della città antica di Paestum, presentata nei giorni scorsi a Milano alla Borsa internazionale del Turismo (Bit). “I 20 anni della Bmta rappresentano un momento importante per tutto il Sud Italia”, sottolinea Francesco Palumbo, direttore generale Turismo del MiBACT, “una destinazione con ancora pochi flussi turistici rispetto alle grandissime potenzialità. I beni archeologici, quando ben gestiti e ben valorizzati, possono essere veramente l’elemento distintivo che attira i turisti, soprattutto se si riesce a offrire un prodotto innovativo. Proprio qui alla Bit ho avuto modo di parlare con le delegazioni russa e cinese di quanto sia attrattiva per i loro territori la Magna Grecia, il cui patrimonio archeologico è presente in tutte le regioni del Sud. La Borsa di Paestum, quindi, può e deve continuare a sviluppare temi importanti, su cui ragionare tutti insieme”.
Tra le autonomie amministrative e gestionali volute dalla Riforma Franceschini rientra il Parco Archeologico di Paestum, sede della Bmta, affidato alla direzione del giovane archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel. “Paestum sta vivendo una stagione particolarmente fortunata per qualità ed originalità delle iniziative e delle progettualità”, conferma Alfonso Andria, consigliere di amministrazione del Parco Archeologico di Paestum, “esprimendo eccellente capacità di relazione con le Istituzioni e con il territorio, raggiungendo la potenziale utenza nazionale e internazionale soprattutto grazie all’efficace comunicazione che il direttore Zuchtriegel personalmente cura attraverso una presenza capillare sui media e il sapiente utilizzo dei social“. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: l’incremento nel 2016, rispetto al dato dell’anno precedente, del 27% dei visitatori e del 46% degli introiti da biglietti di ingresso all’area archeologica e al museo Archeologico nazionale; la risposta di diverse aziende private a seguito di un’azione di fundraising attivata circa un anno fa che ha portato frutti insperati in termini di finanziamento di borse di studio per attività di scavo e di restauro, di interventi di arredo e di adeguamento dello spazio espositivo e, prima tra tutti in ordine di tempo, della ristrutturazione della sala “Mario Napoli” in cui è esposta la Tomba del Tuffatore. “In questo clima – continua Andria – si colloca la ventesima edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che vede il Parco tra i più convinti sostenitori e protagonisti. Del resto fin da subito la Borsa di Paestum, di cui accompagnai le prime edizioni in quanto all’epoca presidente della Provincia di Salerno, si è caratterizzata per la peculiarità e l’unicità del riferimento al turismo archeologico, articolandosi non soltanto come vetrina espositiva e come luogo di commercializzazione dell’offerta in quel particolare ambito, ma anche in relazione ai contenuti culturali di convegni e workshop per i quali il direttore Ugo Picarelli riesce ad avvalersi dell’apporto di eminenti personalità della Comunità scientifica internazionale”.

Il programma della ventesima edizione ospiterà prestigiose iniziative, tra cui l’anteprima dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale indetto dalla Commissione Europea per il 2018 e il convegno “Il turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici mondiali” a cura dell‘Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite (Unwto): infatti, il segretario generale Unwto, Taleb Rifai, che più volte ha inaugurato la Borsa, ha voluto dare grande attenzione al 20° anniversario, organizzando un incontro sul turismo sostenibile quale strumento per la salvaguardia e la promozione dei siti archeologici. All’iniziativa, che si inserisce nell’ambito dell’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo dichiarato dall’Onu per il 2017, sono stati invitati Dario Franceschini, ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo; Lina Annab, ministro del Turismo e delle Antichità della Giordania; Amin Abdulkedir, ministro della Cultura e del Turismo dell’Etiopia; Magali Silva, ministro del Commercio estero e del Turismo del Perù; Thong Khon, ministro del Turismo della Cambogia. I siti Unesco rappresentati (Pompei, Petra, Aksum e Tiya, Machu Picchu, Angkor Wat) esprimono al meglio le potenzialità del patrimonio archeologico per lo sviluppo locale e l’occupazione. “Un’operazione importante, oltre al valore scientifico garantito dalle ricerche e dalle tavole rotonde a cui partecipano gli esperti del settore, anche da un punto di vista politico al fine di fondere sempre di più tradizioni e patrimoni comuni dei Paesi del Mediterraneo”, interviene Francesco Caruso, consigliere ai Rapporti internazionali e all’Unesco del Presidente della Regione Campania. E continua: “La Regione Campania, che realizza uno sforzo di sistema nella valorizzazione del suo patrimonio culturale rappresentato da sei siti Unesco più i due immateriali, appoggia e sostiene tradizionalmente la Borsa che, curando entrambi gli aspetti, scientifico e politico, e considerato il periodo che stiamo vivendo, si conferma un evento di cui si avverte il bisogno”.

Il direttore della Borsa mediterranea del turismo archeologico, Ugo Picarelli, con il segretario generale dell’Unwto, Taleb Rifai
Particolarmente soddisfatto ed emozionato il direttore della Bmta, Ugo Picarelli, nel suo intervento alla Bit: “Raggiungere il traguardo dei 20 anni è un risultato straordinario soprattutto per l’unanime riconoscimento internazionale che l’evento è stato capace di ricevere. Il merito va agli enti che hanno sostenuto la felice intuizione, in primis la Provincia di Salerno, che nel 1998 lanciò l’evento, e la Regione Campania che negli ultimi anni ne ha raccolto il testimone assicurandone la continuità, e ricordando l’impegno della amministrazione comunale di Capaccio Paestum che si è assunta l’onere di assicurare le spese logistiche quando la Borsa nel 2013 ha scelto il Parco Archeologico quale sua location attuale. La presenza di Taleb Rifai segretario generale dell’Unwto all’apertura della Borsa darà ampio risalto internazionale oltre all’inserimento dell’evento nel programma ufficiale dell’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile indetto dall’Onu nel 2017. La recente riforma del MiBACT, poi, ha reso ancora più sinergico ed efficace il rapporto con il Parco Archeologico, senza nulla togliere alla preziosa collaborazione dei soprintendenti succedutisi”.
Paestum. Al via la XIX Borsa mediterranea del turismo archeologico dedicata a Palmira e al suo custode-eroe-martire Khaled Asaad
Nel nome di Palmira. E del suo custode-eroe-martire Khaled Asaad. Sarà dedicata alla città siriana di Palmira la XIX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum (Salerno) dal 27 al 30 ottobre 2016. La manifestazione, promossa dalla Regione Campania e organizzata dalla Leader srl, vuole così ricordare la tragedia che ancora insanguina il Vicino Oriente. Oltre alla conferenza “#Unite4Heritage For Palmyra” per fare il punto sull’intervento dei “Caschi blu della Cultura” nella Sposa del Deserto, la seconda edizione dell’International Archaeological Discovery Award sarà intitolato all’archeologo Khaled al-Asaad, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale: il premio quest’anno è stato assegnato all’Inrap (Institut National de Recherches Archeologiques Preventives) di Francia. E tra gli “Incontri con i protagonisti” ci sarà la figlia di Khaled al-Asaad, l’archeologa Fayrouz Asaad, insieme a Mohamad Saleh, ultimo direttore per il Turismo di Palmira. E il direttore della rivista Archeo, Andreas M. Steiner intervisterà Zahi Hawass, il famoso segretario generale del Consiglio superiore delle Antichità d’Egitto, destituito con la caduta del governo di Mubarak. Tra le tante presenze di questa edizione che ha in programma oltre sessanta appuntamenti e diverse sezioni speciali (per il programma dettagliato vedi: http://www.borsaturismoarcheologico.it/wp-content/uploads/2016/10/Guida-alla-BMTA2016.pdf), ci sarà anche il ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini. “Qui in Campania abbiamo un patrimonio unico al mondo e spesso ce lo dimentichiamo”, ha detto il direttore del Parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel presentando la kermesse. “Penso al Cilento, a Paestum, a Napoli arrivando fino a Cuma. Abbiamo una estrema ricchezza del patrimonio che per noi deve essere non solo una ricchezza ma anche una sfida”.





































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