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#iorestoacasa. La decima e ultima “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci fa conoscere “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia

Aquileia ha fatto dieci: tante sono le “pillole video” che dal 27 marzo 2020 la Fondazione Aquileia ha promosso aprendo virtualmente le porte di Aquileia al pubblico questa iniziativa on-line che il pubblico ha da subito apprezzato molto: dieci pillole video alla scoperta delle meraviglie della città antica e delle sue tante anime attraverso alcuni narratori d’eccezione. L’ultima, la decima “pillola video”, con interventi di Cristiano Tiussi direttore della Fondazione Aquileia, Alessio Flaibani studente dell’università di Udine, Simonetta Bonomi soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, presenta “Aquileia Open day”, l’iniziativa dedicata alla visita dei cantieri di scavo e delle aree archeologiche di Aquileia. “Durante la giornata, che contiamo di organizzare nuovamente appena sarà possibile, archeologi e studiosi accolgono cittadini e appassionati sugli scavi per mostrare e raccontare le scoperte e i risultati delle indagini più recenti grazie alla collaborazione tra Fondazione Aquileia, soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio – Friuli Venezia Giulia, Comune di Aquileia, ArcheoClassica – università di Padova, università di Udine, università di Trieste, università di Verona, università di Venezia, Pro Loco Aquileia, Società Friulana di Archeologia, Associazione Nazionale per Aquileia”.

#iorestoacasa. La nona “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci conduce in uno dei luoghi-simbolo della Grande Guerra, “Il cimitero degli Eroi di Aquileia”, con il prof. Alberto Maria Banti

La nona “pillola video” promossa dalla Fondazione Aquileia, aderendo alla campagna del Mibact #iorestoacasa, ci conduce in uno dei luoghi-simbolo della Grande Guerra, “Il cimitero degli Eroi di Aquileia”, con il prof. Alberto Maria Banti, ordinario di Storia contemporanea all’università di Pisa. “Allo scoppio della Grande Guerra”, ricorda il prof. Banti, “Aquileia fa parte dell’impero Austro-ungarico. Quindi è coinvolta da subito nelle operazioni belliche. Alla fine sono tantissimi i soldati che sono non identificati o dispersi. Come possono padri e madri piangere i loro cari che non siano identificati? Il rituale del Milite Ignoto, che parte appunto dalla cerimonia di Aquileia, è un rituale che si basa su uno dei concetti cardine del nazional-patriottismo: concepire la comunità nazionale come una comunità sacrificale. Aquileia da questo punto di vista è un luogo simbolo”. Il Cimitero degli Eroi di Aquileia ospita più di 200 salme dei primi caduti nei combattimenti della Grande Guerra. E poi è il cimitero che ospita quelle dieci bare che non sono state scelte per essere poi trasportate a Roma ma inumate in un sarcofago, sormontato da un arco monumentale che deve ricordare appunto anche il sacrificio di questi poveri dieci soldati. “Ci sono anche due monumenti abbastanza spettacolari”, continua lo storico: “Uno, realizzato da Edmondo Furlan, la Pietà, è un Cristo sulla croce che abbassa il braccio destro e tocca dei soldati morenti quasi a dare loro conforto. L’altro, opera di Ettore Ximenes, si intitola l’Angelo della Carità: è una figura femminile angelica con le ali spiegate, potrebbe perfino essere la Vittoria che sostiene un soldato caduto che assume la posizione del Cristo in croce. Perché tutti questi riferimenti al Cristo? Perché il Cristo della passione, il Cristi sofferente è l’archetipo del sacrificio. Quindi l’idea è che i soldati che muoiono sono martiri politici ma hanno la stessa dignità dei martiri paleocristiani e trovano nella figura del Cristo della passione il loro archetipo di riferimento”.

#iorestoacasa. L’ottava “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci porta a conoscere gli affreschi dell’abside della Basilica Patriarcale di Aquileia descritti dalla storica dell’arte Enrica Cozzi

L’ottava “pillola video” promossa dalla Fondazione Aquileia, aderendo alla campagna del Mibact #iorestoacasa, ci porta ancora all’interno della basilica patriarcale di Aquileia alla scoperta degli “affreschi dell’abside”, descritti dalla prof.ssa Enrica Cozzi, docente di Storia dell’Arte medievale all’Università degli Studi di Trieste. “La decorazione dell’abside centrale della basilica di Aquileia”, spiega la storica dell’arte, “arriva a completamento dei lavori architettonici dell’intera basilica. Possiamo datarla in modo abbastanza preciso tra il 1027 e il 1031: il 1031 ci viene dato da una serie di testimonianze ma anche dalla lunga iscrizione che scorre nella zona mediana dell’abside”. Si tratta di un affresco storico: “Al centro troneggia la maiestas virginis con la Vergine seduta con il Bambino entro mandorla, circondata dai simboli degli Evangelisti. Ma la cosa veramente singolare e importante qui ad Aquileia è che sui lati del catino absidale oltre i Santi locali, da Ermacora protovescovo con il diacono Fortunato al secondo vescovo Ilario con Tarsiano, e a San Marco, compaiono altri personaggi in dimensioni minori che sono dei personaggi storici: c’è ovviamente il patriarca Popone con il nimbo quadrato a significare che è un personaggio vivente ma anche è il committente degli affreschi. E poi compaiono le figure dell’imperatore vivente Corrado II il Salico, della moglie l’imperatrice Gisella e del figlioletto Enrico qui incoronato (sarebbe diventato re come Enrico III) anche se all’epoca era un adolescente. Infine c’è un altro personaggio, sulla sinistra, quasi completamente perduto: si tratta dell’imperatore Enrico II che all’epoca era già morto da alcuni anni, ma era troppo importante per la storia di Popone e la storia di Aquileia”.

#iorestoacasa. La settima “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci porta all’interno della Basilica Patriarcale di Aquileia e della Cripta degli Scavi, accompagnati dall’archeologo Luca Villa

La settima “pillola video” promossa dalla Fondazione Aquileia, aderendo alla campagna del Mibact #iorestoacasa, ci porta all’interno “della Basilica Patriarcale di Aquileia e della Cripta degli Scavi”, accompagnati dall’archeologo Luca Villa. “In poca tardo-antica, all’inizio del IV sec.”, spiega Villa, “la città, ampliata e cinta da mura, aveva ancora come suo centro politico-amministrativo il foro. Ma stavano nascendo altri luoghi, all’interno della città, destinati a diventare importanti soprattutto nei secoli successivi. La basilica attuale di Aquileia sorge proprio sull’area dell’antico nucleo episcopale fondato qui proprio in età paleocristiana. E quello di Aquileia – possiamo dire – è in Occidente il nucleo episcopale più esteso e meglio conservato che ad oggi noi conosciamo. Sappiamo che questo complesso è riconducibile al vescovo Teodoro proprio perché ci sono delle iscrizioni musive che ricordano l’operato del vescovo e il fatto che lo stesso vescovo abbia costruito e dedicato la basilica – si dice nell’iscrizione – grazie all’aiuto della comunità cristiana di Aquileia. Probabilmente le piccole aule di culto del periodo teodoriano non erano più adatte a ospitare una folla di cristiani che diventava sempre più importante e numerosa, e quindi già pochi decenni dopo la sua costruzione si dovette pensare ad ampliare questo complesso episcopale. E infatti venne costruita, nel settore settentrionale del primo nucleo, una nuova grande basilica, una basilica che era più del doppio delle aule di culto degli inizi del IV sec. Nella visita al complesso degli scavo si possono notare questi livelli che danno una scansione proprio della crescita di questa zona della città. È davvero un luogo dove, come un pozzo, si può discendere nel passato e vedere la stratificazione dell’Aquileia a partire dalla città romana (si possono ammirare i resti delle case del primo periodo imperiale) e sopra ancora la basilica della metà del IV sec.”.

#iorestoacasa. La sesta “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia ci offre una visita al museo Archeologico nazionale di Aquileia insieme alla direttrice Marta Novello

Il museo Archeologico nazionale di Aquileia apre virtualmente le porte al pubblico, in questo momento di chiusura forzata. Così Aquileia aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una nuova proposta on-line: dieci narratori d’eccezione protagonisti di altrettante “pillole video” che verranno messe in rete sul canale YouTube e Facebook della Fondazione Aquileia. La sesta “pillola video” ci offre proprio una visita al “Museo Archeologico Nazionale di Aquileia” insieme alla direttrice Marta Novello. Il museo Archeologico nazionale di Aquileia è un’istituzione molto antica, nata nel 1882 quando Aquileia faceva parte dell’impero austro-ungarico. La sede fu scelta all’interno di una villa neoclassica appartenuta alla famiglia Cassis Faraone, che aveva anche grandi interessi collezionistici, e divenne ben presto il centro di raccolta, di esposizione, di valorizzazione ma anche di tutela del grandissimo patrimonio aquileiese. “Nell’attuale percorso espositivo”, spiega la direttrice Marta Novello, “abbiamo cercato di reimpostare completamente il percorso che mette al centro della narrazione in maniera evidente la città di Aquileia, che fu fondata nel 181 a.C. come avamposto della Repubblica di Roma verso le conquiste dell’area balcanica e di tutta quella parte orientale e settentrionale dell’Europa. Aquileia proprio in relazione alla sua posizione strategica, al collegamento tra Oriente e Occidente, tra Mediterraneo e regioni centrali e settentrionali dell’Impero, fu un centro di grandissima importanza sia strategica che economica e culturale”.

Museo Archeologico nazionale di Aquileia: la statua del navarca con la prua di nave nel frammento del monumento funerario (foto Graziano Tavan)

Uno degli elementi maggiormente rappresentativi nel museo di Aquileia è la statua ritratto. “Grandi statue ritratto – ricorda Novello – venivano collocate al centro di monumenti funerari, architettonici, a forma di edicola, che rappresentavano il defunto o, in alcuni casi, anche la coppia dei defunti. All’interno di questa tipologia di monumento funerario, spiccano alcuni esemplari particolarmente importanti: uno di questi è la statua del cosiddetto navarca. Una statua che, diversamente dalle altre raffigura, il defunto in nudità eroica: quindi come un eroe greco. La definizione di navarca deriva dal fatto che, all’interno del monumento funerario di questo ricco personaggio, era presente la raffigurazione della prua di una nave. Questo elemento, insieme alla presenza della corazza e della spada, ci fa ci fa interpretare questo defunto come un importante ammiraglio che ha sicuramente avuto un ruolo molto importante in quelle numerose battaglie navali che hanno caratterizzato la fase di passaggio tra la repubblica e l’impero romano”.

#iorestoacasa. Con “Gli scavi archeologici di Fondo Pasqualis” tema della quinta “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia l’archeologa Patrizia Basso presenta le nuove scoperte dell’area dei mercati

“Gli scavi archeologici del Fondo Pasqualis” aprono una nuova finestra su Aquileia che, in questo momento di chiusura forzata, aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una nuova proposta on-line: dieci narratori d’eccezione saranno i protagonisti di altrettante “pillole video” della Fondazione Aquileia. La quinta “pillola video” con appunto “Gli scavi archeologici del fondo Pasqualis”, condotti dal team del dipartimento di Culture e Civiltà dell’università di Verona guidato da Patrizia Basso, , in collaborazione scientifica e convenzione con la Fondazione Aquileia e su concessione ministeriale, permettono di conoscere meglio la storia dell’area che ospitava gli antichi mercati di Aquileia.

Una veduta aerea di Fondo Pasqualis, l’area dei mercati di Aquileia, prima delel ultime campagne di scavo (foto fondazione Aquileia)

“Scavare ad Aquileia è proprio una grande emozione”, esordisce l’archeologa Patrizia Basso. “In questo momento ci sono varie università, vari enti che stanno scavando: occasione di confronto importante, di provare tutti insieme – ognuno col proprio tassello – a ricostruire la grande storia di questa straordinaria città”. Fondo Pasqualis è un’area che era già stata scavata negli anni Cinquanta del Novecento dall’archeologo Giovanni Brusin che aveva portato alla luce due grandi piazze per la vendita di merci (mercati) e due cinte murarie interpretate proprio come cinte di difesa della città. “Quando abbiamo cominciato il lavoro -continua la professoressa – abbiamo prima di tutto voluto fare una pianta con un drone dall’alto, e poi abbiamo cominciato a fare dei sondaggi, delle ricognizioni geofisiche per cercare di capire in una zona così bassa quali erano le aree più promettenti per lo scavo. Abbiamo portato alla luce una nuova piazza che non era mai stata vista prima, monumentale, tutta lastricata. E nell’area delle mura invece è stato portato alla luce completamente un muro che era già stato scavato ma poi mai capito fino in fondo, che probabilmente è il primo muro di sponda, il primo argine di un antico corso del fiume Natiso che all’epoca era molto più largo rispetto a quello che si vede oggi”. Questo argine presenta dei gradini che scendevano verso il fiume, quindi verso un punto di attracco per imbarcazioni che navigavano il fiume. “Più di trovare, mi aspetto e spero di poter capire come funzionava questo quartiere, cosa si vendeva nelle piazze. Per esempio, abbiamo trovato molte conchiglie: quindi ci chiediamo se non fossero aree destinate anche a queste vendite. Ma soprattutto di capire come funzionava questo sistema di fiume, banchine di attracco, strade per la vendita delle merci e poi le piazze mercato. L’acqua è una disgrazia per noi archeologi qui ad Aquileia, però è anche stata la fortuna di poter portare alla luce in uno stato straordinario di conservazione pali di legno e anfore che costituiscono la sponda del fiume e che abbiamo trovato anche sotto il muro di cinta. Con le analisi dendrocronologiche saremo in grado di datare la sponda all’anno. Nello stesso tempo nell’ultima campagna di scavo è emersa una intera passerella, un intero molo, tutto in pali di legno in verticale e in orizzontale che rappresenta la struttura più spettacolare che abbiamo finora portato alla luce”.

#iorestoacasa. “La vita nelle domus di Aquileia” con Francesca Ghedini è il tema della quarta “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia

Aquileia apre virtualmente le porte al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, e aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una proposta on-line: dieci narratori d’eccezione saranno i protagonisti di altrettante “pillole video” a cura della Fondazione Aquileia. La quarta pillola video on line si sofferma su “La vita nelle domus di Aquileia” raccontata da Francesca Ghedini, professoressa emerita dell’università di Padova. Dagli scavi di Aquileia è emersa circa una cinquantina di domus romane all’interno dell’impianto viario originale, il ché ci permette di avere la percezione di come doveva presentarsi l’abitato antico. “Uno dei fili conduttori di Aquileia”, sottolinea Ghedini, “è che la città ha vissuto su se stessa. Quindi le case presentano una stratificazione che modifica l’assetto domestico dalla fondazione della casa, in genere nel I sec. d.C., fino al suo abbandono, nel IV-V-VI sec.”. I mosaici sono un indicatore cronologico straordinario. “Aquileia non è conosciuta per il mosaico figurato, ma per il mosaico geometrico. Il mosaico figurato interviene solo nel periodo tardo. Il sito ha restituito circa 800 pavimenti che si distribuiscono dal I sec. d.C. al V-VI e ci consentono di ricostruire la storia del mosaico romano”. L’arredamento della casa romana è conosciuto attraverso i resti di mobili che vengono rinvenuti sia in ambito domestico sia in ambito funerario. “In particolare Aquileia è celebre per i vetri di qualità altissima: una produzione che troviamo anche al di là delle Alpi. Sono balsamari, bottiglie, brocche, oggetti d’uso, soprattutto oggetti per la toeletta femminile. Un altro elemento molto interessante dell’arredo domestico – conclude Ghedini – era l’illuminazione. Non solo le lucerne da trasporto, ma i grandi candelabri che erano fissi soprattutto nei triclini (sale da pranzo) con più di una lucerna o a più braccia per illuminare l’ambiente”.

#iorestoacasa. “Il porto fluviale di Aquileia e i commerci” con Cristiano Tiussi è il tema della terza “pillola video” proposta dalla Fondazione Aquileia

“Il porto fluviale di Aquileia e i commerci” con protagonista Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia è il tema della terza “pillola” video proposta dalla Fondazione Aquileia che apre virtualmente le porte della città antica al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, aderendo alla campagna del MiBACT #iorestoacasa. Oggi chi visita le rovine, ancora ben conservate, della sponda e delle banchine di carico e scarico, dei piani inclinati e delle rampe di raccordo con le vie urbane fatica a immaginare che sotto la passeggiata della cosiddetta “via Sacra” si aprisse un bacino fluviale largo quasi cinquanta metri, nel quale approdavano imbarcazioni di diversa stazza, provenienti da tutto il Mediterraneo; oppure, che alle spalle della banchina si sviluppasse un lunghissimo edificio, con tre soli accessi collegati ai piani inclinati.

Il porto fluviale di Aquileia è uno degli esempi meglio conservati di struttura portuale del mondo romano (foto Gianluca Baronchelli)

Il porto fluviale è uno degli esempi meglio conservati di struttura portuale del mondo romano e sorgeva sull’antico corso del Natisone e Torre, che costeggiava a est l’antica città e che in questo punto aveva una larghezza di quasi cinquanta metri. Le strutture, scavate negli anni Trenta del secolo scorso, si sviluppavano per più di trecento metri lungo la sponda destra del fiume, a ridosso delle mura di età repubblicana. Sovrappostosi ad un più antico impianto, il porto fluviale fu completamente ristrutturato all’inizio del I secolo d.C., con un nuovo complesso di banchine e un lungo edificio retrostante, che si apriva verso il fiume. Tre rampe, oblique rispetto al prospetto delle banchine, consentivano il collegamento con la viabilità urbana. Ulteriori trasformazioni risalgono all’età di Costantino il Grande (306- 337 d.C.) pochi anni prima che, proprio sopra le banchine, venissero erette le nuove mura di cinta, che decretarono, assieme al restringimento dell’alveo, il progressivo abbandono del porto.

#iorestoacasa. La Fondazione Aquileia presenta la seconda “pillola video” su “Il patrimonio epigrafico di Aquileia” accompagnati dal prof. Claudio Zaccaria

“Il patrimonio epigrafico di Aquileia” è il tema affrontato in questa seconda “pillola video” promossa dalla Fondazione Aquileia che apre virtualmente le porte al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, e aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con questa proposta on-line: dieci narratori d’eccezione protagonisti di altrettante “pillole video”. Per questo secondo focus siamo accompagnati da Claudio Zaccaria, professore emerito dell’università di Trieste. “Aquileia romana”, spiega il prof. Zaccaria, “si caratterizza per la grande quantità dei suoi monumenti, soprattutto quelli iscritti: peculiarità questa che colloca Aquileia tra le grandi città del mondo antico. In Italia è la terza città romana per documenti che sono arrivati fino a noi. Questa documentazione è praticamente esclusiva per molti aspetti della storia di Aquileia che non ci sono raccontati da altre fonti, come le fonti storiche e le fonti letterarie, che si limitano a pochi accenni sulla città”. La maggior parte delle iscrizioni sono funerarie. “C’è una forte tensione a fare il monumento anche quando le risorse sono scarse”, continua Zaccaria. “Chi può di più paga uno scalpellino più abile, si fa fare sul monumento una decorazione che può rappresentare la professione del defunto o figure simboliche dell’aldilà. Questi monumenti volevano raccontare le storie delle persone. È questa una rappresentazione sociale molto efficace, un’umanità che si autorappresenta attraverso forme varie”.

#iorestoacasa. La Fondazione Aquileia propone dieci pillole video per scoprire le tante anime di Aquileia. Si inizia con un excursus storico del presidente Antonio Zanardi Landi

Veduta aerea del sito archeologico di Aquileia dominato dalla basilica patriarcale

Dieci pillole video per scoprire le tante anime di Aquileia. Aquileia apre virtualmente le porte al pubblico, in questo momento di chiusura forzata, e aderisce alla campagna del MiBACT #iorestoacasa con una nuova proposta on-line: dieci narratori d’eccezione saranno i protagonisti di altrettante “pillole video” che sono in rete sul canale YouTube e Facebook della Fondazione Aquileia a partire da venerdì 27 marzo 2020. “Due volte alla settimana cercheremo di sollevare un velo”, spiega il presidente della Fondazione, Antonio Zanardi Landi, “sulle tante anime di Aquileia, provando a restituire la complessità della sua eredità storica e la vitalità della grande città cosmopolita che fu nei secoli passati. Il patrimonio di Aquileia appartiene a tutti e in questo momento abbiamo pensato di condividerlo attraverso dieci video dalla durata di tre minuti realizzati grazie a un nuovo montaggio dei materiali girati per il film “Le tre vite di Aquileia”, realizzato da 3D Produzioni in collaborazione con Sky Arte e Istituto Luce Cinecittà, con la regia di Giovanni Piscaglia”.

Si parte da “L’eredità storica di Aquileia” con un excursus a cura di Antonio Zanardi Landi, poi “Il patrimonio epigrafico” narrato dal prof. Claudio Zaccaria professore emerito dell’università di Trieste, a seguire “Aquileia e il Mediterraneo” illustrati da Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia. Scopriremo poi “Il Museo Archeologico Nazionale” attraverso l’intervista alla direttrice Marta Novello e “Le Domus di Aquileia” attraverso le parole di Francesca Ghedini, professoressa emerita dell’università di Padova. A seguire le puntate su “Le perle archeologiche nel Fondo Pasqualis” con protagonista la professoressa Patrizia Basso dell’università di Verona, mentre l’archeologo Luca Villa ci spiegherà la storia millenaria della “Basilica e della Cripta degli Scavi”. Degli “Affreschi dell’abside della Basilica” parlerà la professoressa Enrica Cozzi, il professore Banti ci illustrerà “La storia del milite ignoto”, Cristiano Tiussi e Luca Villa racconteranno il “Palazzo Episcopale e Sudhalle” e lo stesso direttore Tiussi chiuderà la serie con gli “Open Day e i giovani archeologi ad Aquileia”.