Archivio tag | film “I leoni di Lissa”

Ustica (Pa). Al via l’Ustica Archeofilm 2025 – Festival internazionale del cinema di archeologia e ambiente nell’ambito della III Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa”, promosso da Fondazione Sebastiano Tusa, Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Ecco il programma

Nella piazza centrale dell’isola di Ustica (Pa) nell’ambito della III Rassegna del Mare “Sebastiano Tusa”, alle 20, dal 17 al 19 settembre 2025, è il programma l’Ustica Archeofilm 2025 – Festival internazionale del cinema di archeologia e ambiente con l’attribuzione del “Premio Ustica Archeofilm 2025” per il film più votato dal pubblico. Evento organizzato da Fondazione Sebastiano Tusa, Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Selezione filmati e archivio cinematografico a cura di Firenze Archeofilm. Ingresso libero.

Frame del film “Saving Venice / Salvare Venezia” di Duncan Bulling

MERCOLEDÌ 17 SETTEMBRE 2025. Il film “Saving Venice” di Duncan Bulling (Regno Unito, 54’). Venezia è minacciata dal cambiamento climatico. Il livello del mare sta aumentando rapidamente. Le inondazioni stanno diventando sempre più frequenti ed estreme. A ogni inondazione, è sempre di più il sale che impregna gli edifici storici della città erodendo i mattoni, la malta e la pietra. L’esistenza stessa di Venezia è in bilico. Riusciranno scienziati e ingegneri a trovare il modo di proteggere questo gioiello unico di architettura, bellezza e cultura prima che sia troppo tardi?

Frame del film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

GIOVEDÌ 18 SETTEMBRE 2025. Il film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 76’). Il documentario evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba moderna.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane

VENERDÌ 19 SETTEMBRE 2025. Il film “Il relitto della Dieppoise. Nuova Caledonia” di Nicolas Job (Nuova Caledonia, 3’). Immersione sul relitto della Dieppoise, affondata a 26 metri di profondità nella splendida Laguna della Nuova Caledonia. A fare da guida in questo breve tour sottomarino la grande varietà di pesci e coralli che lentamente si sono riappropriati del loro ambiente, andando a riabitare un relitto trasformato in una formidabile scogliera artificiale. Segue il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli, Marta Saviane (Italia, 60’). Un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso dei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Le pagine più importanti dell’archeologia subacquea italiana: dal lavoro pionieristico di Nino Lamboglia a quello dell’archeologo Sebastiano Tusa. Chiude la serata e il festival la Cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Ustica Archeofilm 2025” per il film più votato dal pubblico.

Adria (Ro). Il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo ha vinto il Premio “Città di Adria” della prima edizione di Adrikà, la rassegna del cinema archeologico Adria Delta del Po. Il commento della regista Brigida Gullo. Il primo bilancio di Emanuela Finesso, Alberta Facchi e Sandra Bedetti

Tutti – ospiti e organizzatori – sul palco virtuale del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima edizione di Adrikà 2025 (foto graziano tavan)

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, direttori artistici di Adrikà 2025 (foto graziano tavan)

A chiudere la tre giorni di proiezioni, incontri e attività collaterali tra il museo Archeologico nazionale di Adria, la Fondazione Franceschetti e Di Cola, l’Auditorium Pertini, sempre con una grande partecipazione di pubblico, non solo adriese, un lungo applauso a tutti partecipanti, ospiti e organizzatori, insieme sul palco virtuale del MAN di Adria, presenti nell’ultima giornata di Adrikà 2025, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva.

Adrikà 2025: da sinistra, Sandra Bedetti, Alberta Facchi, Lorenzo Daniele, Alessandra Cilio, ed Emanuela Finesso (foto graziano tavan)

Premio “Città di Adria”. Sul palco virtuale per la cerimonia di premiazione, domenica 14 settembre 2025, i cinque artefici di Adrikà 2025: i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, la presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria Emanuela Finesso, il direttore del museo Archeologico nazionale di Adria Alberta Facchi, l’archeologa e ispettrice onoraria della Soprintendenza Sandra Bedetti. Come ha spiegato Lorenzo Daniele. I primi tre film classificati sono risultati distanziati tra loro solo di qualche decimo di punto, a dimostrazione dell’apprezzamento complessivo del pubblico per i titoli in cartellone. A vincere il Premio “Città di Adria” della prima edizione di Adrikà, con un punteggio medio di 8.6, il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2024, 56’). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), terminata a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali: non solo oggetti in bronzo, tra cui una bellissima statua di bambino, che nasconde il suo segreto in una manina, un busto tagliato a metà con una posa regale, un serpente alato, il demone della vasca sacra e tante monete, ma anche  preziosissimi materiali organici perfettamente conservati tra cui centinaia di uova deposte nell’acqua e ritrovate nel fango, alcune intatte, segno tangibile di un dono che forse allude anch’esso alle capacità generatrici della vasca sacra.

Adrikà 2025: Alberta Facchi, Sandra Bedetti ed Emanuela Finesso con il premio “Città di Adria” (foto graziano tavan)

Particolarmente soddisfatta la regista Brigida Gullo che ha mandato un messaggio vocale agli organizzatori di Adrikà: “Siamo onorati di questo premio, assegnatoci dal pubblico. Soprattutto per noi che facciamo servizio pubblico è importante ricevere un consenso del genere. Siamo arrivati allo scopo che ci eravamo prefissi. Quello di San Casciano è stato un lavoro emozionate, in un luogo cui siamo particolarmente affezionati. Soprattutto tenevano a far capire cosa succede dopo la scoperta. La ricerca archeologica non è una caccia al tesoro, non è questione di fortuna – o almeno non solo -, bisogna anche andare oltre per capire i contesti e il significato vero di ogni singolo reperto. Vi ringrazio”.

Al secondo posto, con un punteggio medio di 8.4, il film “Panorami sommersi. Le origini di Venezia” di Samuele Gottardello (Italia 2022, 52’). E al terzo posto, con un punteggio medio di 8.3, il film “I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (2019; 76’).

Un primo bilancio di Adrikà 2025 è stato affidato alle tre donne che sono state l’anima adriese della manifestazione: Emanuela Finesso, Alberta Facchi e Sandra Bedetti.

“Quando siamo partiti – ricorda Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Sdria – era un cimentarsi in un’impresa, era tentare di fare una cosa nuova innovativa per Adria, per questo museo (MAN di Adria, ndr), per il Circolo del Cinema, perché questo modo di fare cinema non era usuale per noi. Quindi questa scoperta, questa sperimentazione era proprio l’idea di tentare qualcosa di nuovo, non sapendo dove andavamo a parare, non sapendo del risultato finale, ma la grande partecipazione di pubblico in tutti i momenti del nostro festival, la partecipazione degli adriesi, dei soci del Circolo, ma anche di persone che non ci conoscono, di persone che sono venute da altre parti del Veneto, ci ha veramente fatto capire – conclude – che la sperimentazione ha avuto successo e possiamo tentare di replicarla. Grazie collettivo a tutti voi del pubblico, a tutti i sostenitori del circolo e della manifestazione”.

“I commenti che ho sentito in questi tre giorni di cinema, di altri eventi che hanno unito la comunità – ammette Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria -, sono stati tutti bellissimi: abbiamo raccolto un po’ tutti quelli che lavorano o si divertono con l’archeologia nel territorio. Ma il commento più bello che avete fatto è: “Non pensavo che l’archeologia fosse così”. Mi hanno detto: “Ci avete aperto un mondo”, “Ci avete fatto vedere che l’archeologia è archeologia sperimentale, che è giovane, fresca, che non è solo quella dei musei, che non è solo quella degli scavi, ma che l’archeologia è tutto un mondo ed è anche un modo di pensare”. Insomma, quello poi che ovviamente mi è piaciuto di più è il commento di coloro che non avevano mai visto il museo, perché questo festival ha attirato veramente persone da tutta la regione. Questo grazie anche al grosso lavoro dei media, che è stato fatto sui social, e tutti sono rimasti attoniti dall’archeologia di Adria. Quindi io lo dico ai locali, a quelli del territorio, davvero l’archeologia è una risorsa: questo territorio ha la natura e l’archeologia. E io sono molto felice – conclude – perché secondo me in questa occasione per davvero è tangibile la sensazione che sia una risorsa”.

“Bisogna sottolineare l’aspetto trasversale che è la chiave di tutto – sottolinea l’archeologa Sandra Bedetti -. E quindi aver trovato un linguaggio per avvicinare appunto chi non frequenta i musei all’archeologia, ma soprattutto aver avvicinato anche gli archeologi che di solito hanno le loro metodologie, che hanno l’aspetto scientifico, all’idea che l’archeologia va comunicata, e va trovato un linguaggio che sia aperto a tutti. Per me la soddisfazione più grande – conclude – sono stati questi ragazzi, che tra l’altro ho curato fin dall’inizio. Grazie”.

Adria (Ro). Al via la prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po”: nella prima giornata visita guidata a San Basilio, due film (“I Leoni di Lissa” e “Semidei”), performance teatrale di Varvarà

Ciak. Si va in scena! Con l’inaugurazione, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), apre ufficialmente la prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva.  Presentano Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, direttori artistici della rassegna. Intervengono: Alberta Facci, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema di Adria; e Massimo Barbujani, sindaco del Comune di Adria. Tre giorni con un programma intenso. Ecco qualche numero: 7 film concorrono per il Premio del Pubblico “Città di Adria”, un film fuori concorso, una performance teatrale, una mattinata dedicata alle scuole, tre incontri con l’antico, una mattinata tra danza e archeologia, un incontro di archeologia sperimentale, visite guidate al museo, incontro sulla comunicazione dei beni culturali, due mostre (al museo Archeologico nazionale di Adria, “Fragmenta”, legni di Roberto Antico; alla Fondazione Franceschetti e Di Cola, “L’archeologia raccontata nelle incisioni antiche”, a cura di Edoardo Zambon), e ogni sera l’Apericena (15 euro, su prenotazione). L’ingresso alle proiezioni ed incontri è gratuito.

PROGRAMMA DELLA PRIMA GIORNATA, VENERDÌ 12 SETTEMBRE 2025. Adrikà comincia già al mattino. Dalle 10.30 alle 12.30: visita guidata agli scavi del sito etrusco-preromano di San Basilio di Ariano nel Polesine, diretti dalla prof.ssa Silvia Paltineri dell’università di Padova (prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento posti, al museo di Adria al numero 0426.21612). Il trasporto alla visita agli scavi di San Basilio sarà effettuato con bus navetta gratuito. Ritrovo alle 10 davanti al Museo.

Alle 17, dopo la cerimonia di inaugurazione, segue la performance teatrale di Antonino Varvarà, ispirata alla tragedia perduta “Poliido” di Euripide. “Della tragedia perduta di Euripide “Poliido” – ricorda Varvarà – sono stati ritrovati tre anni fa a Ossirinco, in Egitto, la cui traduzione è stata completata da G. Bartolini, C. Fondati e A. F. Generoso, collaboratrici della prof.ssa Laura Carrara dell’università di Pisa, che ha supervisionato il loro lavoro. C’è chi dice che il Teatro Greco è vecchio – continua – e che riproporlo oggi è solo un’operazione di filologia. Chi ascolterà quello che dice Minosse e ciò che gli risponde Poliido, si renderà conto che il Teatro Greco non è vecchio, è solo antico. Ciò che è “vecchio” – un oggetto, un indumento – lo si butta via, perché non serve più. Ciò che è “antico” lo si custodisce gelosamente. Perché non ci parla solo del passato: esso ci sottolinea il presente e ci addita il futuro”.

Frame del film “I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

Alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria, proiezione del film “I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (2019; 76’): il film evoca la leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona dell’iconografia moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’unità d’Italia. Segue, alle 19.45, l’Apericena alla Fondazione Franceschetti di Cola.

Frame del film “Semidei” di di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta

Alle 21, le proiezioni riprendono all’auditorium Pertini, con il film “Semidei” di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta (Italia, 94’). Il film racconta una storia straordinaria, iniziata duemila anni fa e riaffiorata nell’estate del 1972. Due misteriose statue in bronzo che rappresentano due guerrieri, riemergono dal mare che costeggia Riace Marina in provincia di Reggio Calabria. Ribattezzati i Bronzi di Riace, i due guerrieri sono riconducibili alla Grecia Antica e sono rimasti sommerse per oltre due millenni. Il documentario ripercorre, attraverso testimonianze e materiale inedito, le tappe della straordinaria vicenda ancora oggi intrisa di mistero. Le due statue si trovano nel museo Archeologico di Reggio, ad oggi gli studiosi si interrogano sull’esistenza di altri bronzi non ancora ritrovati e su diverse incongruenze che mantengono vivo l’enigma attorno ai due guerrieri a cui mancano le lance e gli scudi.

Adria (Ro). Presentata la prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale di cinema archeologico “Adria e Delta del Po”, nata da un’idea del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria, accolta dal museo Archeologico nazionale e realizzata dalla direzione artistica del festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct). Ecco il ricco programma della tre giorni con anteprime a Loreo e Porto Tolle

“Raccontare l’archeologia come esperienza viva, capace di collegare mondi molto diversi tra loro. Dalle rotte commerciali dell’antica Roma alle leggende sommerse, fino alle storie custodite dai narratori orali, il nostro intento è stato scegliere film che unissero rigore scientifico e sguardo autoriale”: così Lorenzo Daniele, regista e produttore di documentari, direttore artistico con Alessandra Cilio, archeologa prestata alla scrittura e alla sceneggiatura, ha introdotto in video conferenza da Licodia Eubea (Ct) la presentazione – martedì 2 settembre 2’025 – della prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale di cinema archeologico “Adria e Delta del Po”, nata da un’idea del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria (Ro) e della sua presidentessa, Emanuela Finesso. “Un’idea sposata subito dal mio direttivo”, ha sottolineato Finesso, “per proporre un evento non per gli addetti ai lavori ma per chi vuole accrescere la propria cultura; non solo per chi è appassionato di archeologia ma di cinema tutto, fortemente curioso di vedere un nuovo modo di raccontare l’antico che è quello appunto attraverso le immagini. Una rassegna – ha continuato Finesso – per le famiglie che avranno un loro spazio dedicato, per i giovani con una intera mattinata dedicata alle scuole: perché vogliamo che sia una festa per tutti”. Location d’eccezione, la cittadina di Adria col suo bel museo Archeologico nazionale, diretto da Alberta Facchi, ad ospitare la kermesse cinematografica, assieme ai centri del Delta del Po di Loreo (5 settembre) e Porto Tolle (11 settembre), dove si svolgeranno due serate pre-festivaliere. “Ho sposato subito l’idea di portare ad Adria una rassegna internazionale, anzi un festival internazionale di cinema archeologico”, ha confermato Facchi. “Ed è nata una felicissima collaborazione perché l’archeologia – come dice l’archeologa Sandra Bedetti – stimola l’immaginario. L’archeologia crea storie narrazioni e il cinema è un modo per raccontarle: un bellissimo connubio”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio direttori artistici del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) (foto graziano tavan)

La direzione artistica della manifestazione – come si diceva – è stata affidata a Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, già organizzatori del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (CT), quest’anno alla sua XV edizione; del Rhegion International Film Festival di Reggio Calabria; e da due anni curatori della rassegna cinematografica del Sardinia Archeo Festival che si svolge ad agosto nel suggestivo complesso nuragico di S’Arcu e is Forros, presso Villagrande Strisaili (NU). “Il pubblico – anticipa Lorenzo Daniele – non troverà i documentari televisivi a cui siamo abituati, ma opere d’autore che restituiscono l’archeologia in tutta la sua dimensione affascinante e coinvolgente”.

I film sono il cuore pulsante della manifestazione, in gara per il premio del pubblico “Città di Adria”. “Si tratta di quattordici opere cinematografiche italiane e straniere”, spiega Alessandra Cilio, “caratterizzate tutte da un taglio squisitamente autoriale: docufilm, cortometraggi e film di finzione che, con grande personalità, trasformano il patrimonio culturale in una narrazione capace di emozionare lo spettatore e ricondurlo, attraverso un gioco di rimandi e allusioni, a tematiche profondamente attuali. Ancora una volta il cinema si rivela specchio del nostro tempo e mezzo privilegiato per leggere i dibattiti, le speranze, le tensioni che animano la nostra società.”.

Lorenzo Daniele entra nel merito del programma: “Non posso citarli tutti, ma vorrei ricordarne alcuni che rappresentano bene lo spirito di questa rassegna. Semidei, di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta, ci riporta al 1972, quando i Bronzi di Riace emersero dopo duemila anni di silenzio: un film che intreccia immagini d’archivio e testimonianze per farci riflettere non solo sul passato ritrovato, ma anche sul futuro che vogliamo costruire attraverso la memoria. Cùntami, di Giovanna Taviani, figlia di Vittorio, è invece un viaggio in Sicilia alla ricerca dei cantastorie, dei pupari, degli operatori della memoria: un film che racconta quanto le storie siano ancora oggi radici vive e strumenti per leggere il presente. Avremo poi I Leoni di Lissa di Nicolò Bongiorno, che ci porta nelle acque dell’Adriatico alla scoperta di un relitto legato alla celebre battaglia navale del 1866. E ancora cortometraggi dal Regno Unito, dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Francia e dalla Turchia, come The Custodian di Mehmet Fatih Guden, che solleva il tema attualissimo dei beni culturali minacciati dalle guerre. Questi film, pur nella loro diversità – conclude -, hanno una caratteristica comune: parlano a tutti. Sono adatti a un pubblico di giovani e meno giovani, a chi è un addetto ai lavori, ma anche a chi si avvicina per la prima volta all’archeologia. Perché il cinema, in fondo, è un linguaggio universale che ci unisce”.

Ma non solo film. “Il programma della prima edizione di Adrikà – interviene Alessandra Cilio – è stato elaborato con l’intento di offrire ad un pubblico quanto mai vario una molteplicità di esperienze: incontri con professionisti del patrimonio culturale e della sua comunicazione; momenti di convivialità attraverso gli apericena dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani” di Adria, di scoperta e di spettacolo, con la performance teatrale di Antonino Varvarà, le rievocazioni storiche del Gruppo di Danza Antica e i laboratori di Officina Temporis. Non mancheranno le visite guidate all’interno delle sale espositive del museo Archeologico nazionale di Adria e agli scavi archeologici dell’area di San Basilio Ariano nel Polesine. L’Antico e il Contemporaneo si osservano, all’interno di questa prima edizione di Adrikà, si incontrano e si raccontano a vicenda. E il risultato è tale che, come ha detto qualcuno, si può giocare qualche secondo a chiudere gli occhi, immaginare che il passato è ieri, e che gli Antichi non sono morti da secoli. Si sono solo allontanati un momento”.

 

Cavriana (Mn). Il premio del pubblico della prima rassegna internazionale del cinema archeologico va al film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro. Momenti di commozione in apertura con la curatrice Petra Paola Lucini che ha dedicato la Rassegna all’archeologo Giuseppe Orefici a un mese dalla scomparsa

Il regista Massimo D’Alessandro premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Nel palmares del regista romano Massimo D’Alessandro c’è un nuovo premio, quello assegnato al film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” dal pubblico della prima edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (Mn) ideata e curata da Petra Paola Lucini, riparte da Cavriana (Mn) per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM con nove proiezioni, sei nella sezione pomeridiana e tre seguiranno in quella serale, presentate dagli stesi registi all’inizio di ogni sezione, moderati dalla giornalista Adele Oriana Orlando.

Registi alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana: da sinistra, Stefano Zampini, Filippo Ticozzi, Massimo D’Alessandro, Marco Castiglioni. e Nicolò Bongiorno (foto graziano tavan)

Il momento della proclamazione dei film votati dal pubblico è stata preceduta da una simpatica chiacchierata informale dei registi col pubblico, molto apprezzata. Un’idea da tenere presente per altre manifestazioni.

Momenti di commozione c’erano stati in apertura di rassegna nella sala civica di Cavriana quando Petra Paola Lucini ha voluto dedicare all’archeologo Giuseppe Orefici, a un mese dalla sua scomparsa (vedi Archeologia in lutto. Si è spento a 79 anni Giuseppe Orefici, uno dei massimi esperti della cultura Nazca, e più in generale delle civiltà precolombiane dell’America Latina. Le sue ricerche da Nazca a Cahuachi, da Tiwanaku a Rapa Nui. Una vita dedicata anche alla divulgazione scientifica | archeologiavocidalpassato), e col quale era particolarmente legata avendo vissuto direttamente in Perù le emozioni di una campagna di scavo e l’umanità dell’archeologo bresciano raccontate dalla stesas Petra Paola Lucini nel film “Cahuachi. Labirinti nella sabbia”.

E proprio dal suo film è stato presentato un breve estratto a memoria e in omaggio a Giuseppe Orefici.

Ecco i primi tre film classificati: al primo posto, come si diceva, il film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’) con il 37,53% dei voti. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico.

Il regista Nicolò Bongiorno premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Al secondo posto il film “I leoni di Lissa” di Niccolò Bongiorno (Italia 2018, 76’) con il 34,80% dei voti. Il film evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Il racconto si sviluppa tra le acque di Lissa, lungo i sentieri della memoria, nel cuore di quel mare Adriatico che è luogo di nascita degli eroi e ponte tra le culture del mediterraneo. Una moderna fiaba visiva raccontata in prima persona da grandi pionieri delle immersioni profonde e da maestri dell’archeologia subacquea, che vivono l’esplorazione come un concetto mentale, e conducono lo spettatore, attraverso “l’epica della subacquea”, dentro un affascinante mosaico di suggestioni visive e storiche, alla ricerca del relitto più nascosto e dimenticato, nel grembo profondo dell’Unità d’Italia.

Il regista Filippo Ticozzi premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Al terzo posto il film “Le cime di Asclepio”, di Filippo Ticozzi (Italia 2024, 17’) con il 27,77%. Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire? Il film racconta il trasloco di un museo archeologico cercando di assumere il punto di vista dei protagonisti inanimati: oggetti antichi e immortali, ora senz’aura, costretti a confrontarsi con la corruttibilità terrena.

Quinto appuntamento con “Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra il regista Nicolò Bongiorno, che ha vinto l’ultima edizione di Firenze Archeofilm col film “I Leoni di Lissa”

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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Il regista Nicolò Bongiorno è il protagonista del quinto appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand giovedì 15 aprile 2021. La rubrica si basa sulle relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, direttore del Firenze Archeofilm, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vede importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.

Nicolò Bongiorno ha prodotto, scritto, diretto e interpretato numerosi film documentari per la televisione, come “Viaggio verso casa” (1998), “Esodo” (2007), “Rol – Un mondo dietro al mondo” (2007), “Cervino” (2015). Ha inoltre esordito come scrittore con la biografia del padre “La versione di Mike”. È socio fondatore e presidente della Fondazione Mike Bongiorno per la quale realizza e supervisiona i progetti editoriali, multimediali e benefici a impatto sociale. “Ho visto due film di Nicolò Bongiorno”, interviene Di Blasi: “I Leoni di Lissa e Songs of the Water Spirits. Sono rimasto colpito dalla grande curiosità, attenzione e rispetto che Nicolò ha verso le culture che incontra e dalla sua necessità di descrivere e documentare la dignità di uomini e donne che vivono con soddisfazione e felicità, vite difficili e precarie”.

“Dedico questo premio a tutti gli amanti del mare”, ha commentato commosso il regista presente alla premiazione. “Molto devo a mio papà, Mike; che per primo mi ha trasmesso la passione per il mare. Quest’opera è stata per me un viaggio anche interiore nello spazio e nel tempo. Dedico questa mia vittoria al grande archeologo subacqueo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso”. È uno dei passaggi dell’intervista (che qui proponiamo) realizzata a Nicolò Bongiorno subito dopo la consegna del premio “Firenze Archeofilm” 2019 da parte del direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti. “I Leoni di Lissa” (Italia, 2019; 76’) è uno splendido documentario realizzato da Allegria Films per la regia di Nicolò Bongiorno che ripercorre, esplora e cerca di ricostruire, attraverso una coraggiosa discesa negli abissi, le vicende della battaglia di Lissa. Saliamo così a bordo di una sorta di astronave-sarcofago che conserva al suo interno una memoria che non si è mai spenta. Come colonna sonora del documentario è stato scelto un lavoro di Matteo Milani, Lis02er, che fa parte di una raccolta più completa. Un viaggio narrativo all’interno del suono, dove ognuno dei dieci frammenti rappresenta un momento emotivo, cristallizzato emotivamente, ciascuno diverso, ma parte di un tutto.

“Sette sguardi sul cinema italiano”, progetto del ministero degli Affari Esteri per promuovere la produzione italiana negli 82 istituti italiani di Cultura nel mondo. Affidata alla Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto la selezione dei dodici documentari sulle missioni archeologiche italiane, in Italia e all’estero: ecco i film che si vedranno che cinque continenti

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)
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Il logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Dodici finestre sul mondo antico attraverso gli occhi di altrettanti registi italiani: saranno gli ambasciatori del documentario italiano nei cinque continenti, selezionati dallo staff tecnico-scientifico della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto scelta dal ministero degli Affari Esteri per una selezione di documentari sulle missioni archeologiche italiane, in Italia e all’estero, per la rete degli istituti italiani di Cultura nel mondo nell’ambito di un prestigioso progetto “Sette sguardi sul cinema italiano”. Uno di questi “sguardi” è sull’archeologia, sulla ricerca e la narrazione del nostro passato, e per assolvere a questo compito il Mae si è affidato a Rovereto. Da più di trent’anni (la 32.ma edizione è in programma dal 13 al 17 ottobre 2021, in presenza e on line), la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo civico, nata nel 1990 con l’intento di raggiungere e sensibilizzare il grande pubblico sui temi della ricerca archeologica e della tutela del patrimonio culturale, è un importante punto di riferimento per la documentaristica legata al patrimonio culturale, sia a livello italiano che internazionale. Gran parte delle maggiori produzioni documentaristiche legate ad archeologia, popoli e culture passano dalla kermesse roveretana. Inoltre contribuisce alla programmazione di numerose manifestazioni in Italia e all’estero, e provvede anche alla digitalizzazione dei materiali e alla realizzazione di una banca dati online in continuo aggiornamento.

“Archeologia – Sette Sguardi sul Cinema italiano” progetto del ministero degli Affari Esteri

Il ruolo centrale della Rassegna roveretana è dunque sottolineato dall’importante iniziativa del ministero degli Affari Esteri dal titolo “Sette sguardi sul cinema italiano”, che coinvolge per tutto il 2021 la rete degli 82 istituti italiani di Cultura nel mondo. L’iniziativa propone una panoramica inedita sulla produzione italiana contemporanea di film e documentari, individuando sette percorsi tematici diversi rappresentati da 50 documentari italiani –  i più apprezzati da pubblico e critica negli ultimi anni – selezionati in collaborazione con i più rappresentativi festival nazionali in diversi settori (Archeologia, Alpinismo, Animazione, Arte, Biografie, Cinema femminile Diritti Umani) e proposti in tutte le location dove sono presenti gli istituti italiani di Cultura, raggiungendo il pubblico internazionale, e contribuendo così a diffondere la cultura italiana. Vediamo quali sono i dodici film selezionati.

“I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

“I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (2019; 76’): il film evoca la leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona dell’iconografia moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’unità d’Italia.

Frame del film Mare Nostrum. Storie dal mare di Roma Nazione” di Guido Fuganti

“Mare Nostrum. Storie del mare di Roma” di Guido Fuganti (2020; 21′): docufilm sulla navigazione nell’antichità e sul commercio transmarino negli anni dell’impero di Traiano.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi

“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (2019; 67′): storia di uno dei principali protagonisti dell’archeologia italiana nel Mediterraneo, il roveretano Paolo Orsi, a cavallo fra XIX e XX secolo.

“Sicilia Grand Tour” di Giorgio Italia (2019; 90′): un’esplorazione inedita della Sicilia attraverso le carte e gli schizzi del pittore francese Jean Houel, compiuta da Giorgio, giovane studente universitario, che in biblioteca scopre il fascino del “Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari”.

“Mesopotamia in memoriam: appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (2019), 48′: saccheggi operati dall’Isis, razzie di regimi diversi: un documentario sulle perdite inestimabili causate al patrimonio archeologico di Iraq e Siria.

Frame del film “Pecunia non olet” di Nicola Barile

“Pecunia non olet” di Nicola Barile (2018; 40′): le attività produttive nell’antica Pompei generavano odori di ogni tipo. Può il lavoro degli archeologi restituirci i profumi ormai perduti dell’Antichità?

“Eroi, miti e leggende alle origini delle città del Lazio” di Alessandro Grassi (2018; 31′): un viaggio tra storia e leggenda, attraverso i luoghi e i racconti che hanno segnato in modo indelebile l’identità epica alle origini delle città laziali.

“L’arte in guerra” di Massimo Becattini (2017; 64′): la salvaguardia del patrimonio artistico italiano nel corso della Seconda Guerra Mondiale, affidata ad alcuni funzionari che, rischiando la vita, lo hanno nascosto e recuperato grazie ad un avventuroso lavoro di intelligence.

“La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” di Lorenzo Daniele (2016; 50′): uno straordinario monumento di archeologia industriale, costruito in occasione della Prima Guerra Mondiale e ormai dimenticato, cerca oggi il suo riscatto come luogo di pace e di cultura.

Il tempio di Angkor-Wat in Cambogia

“Nuovi orizzonti in Cambogia” di Isabella Astengo (2015; 60′): attraverso l’impegno di due importanti missioni italiane coinvolte nel restauro del sito di Angkor Wat, il documentario racconta le sfide della ricerca archeologica in Cambogia, tema che si intreccia alla drammatica storia del genocidio  perpetrato 40 anni fa nei confronti degli intellettuali.

Lo scavo di Arslantepe, la “collina dei leoni”, in Turchia

“La passione della Memoria – Il Mondo di Arslan Tepe” di Isabella Astengo (2013; 30′): la missione archeologica italiana di Arslatepe, in Anatolia Orientale, raccontata dalla professoressa Marcella Frangipane che da più di 30 anni lavora agli scavi di un sito di straordinario fascino.

“Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito (2020, 51′): nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro.

La IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct), gratificata da una folta presenza di pubblico e addetti ai lavori, ha assegnato il premio “Antonino Di Vita” a Massimo Vidale, archeologo di frontiera, docente e grande comunicatore. Il pubblico ha scelto “I Leoni di Lissa” e la giuria di qualità “Incontrando i Neanderthal”

La locandina della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea (Ct)

Il docente Alessandro De Filippo con i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele

Addetti ai lavori, registi, produttori, archeologi e centinaia di visitatori: Licodia Eubea, anche per i quattro giorni di programmazione della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, si è confermata un vero crocevia di incontri e scambi di esperienze, punto di riferimento, a livello internazionale, per il cinema archeologico. La serata finale, con un successo di pubblico senza precedenti venuto a seguire le premiazioni con i protagonisti presenti in sala, già antica chiesa di San Benedetto e Santa Chiara, è stata il naturale e conseguente sigillo a un’edizione da incorniciare. Ma prima di passare alla proclamazione dei film scelti dalla giuria internazionale e dal pubblico, e dell’assegnazione del prestigioso premio “Antonino Di Vita”, la Rassegna ha offerto la consueta Finestra sul documentario siciliano, che quest’anno è stata dedicata alla Sicilia di Vittorio De Seta, padre del documentarismo moderno, raccontata da Alessandro De Filippo, critico cinematografico e docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il DISUM di Catania.

Enzo Piazzese, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Ragusa, consegna il premio “Archeoclub d’Italia” al regista Nicolò Bongiorno

“I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno

Premio “Archeoclub d’Italia”. Il pubblico della IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission e la collaborazione dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea diretta da Giacomo Caruso, ha scelto il film “I leoni di Lissa” documentario prodotto da “Allegria Film” e diretto dal regista Nicolò Bongiorno, che si è così aggiudicato il premio “Archeoclub d’Italia”. “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia/Croazia, 2019; 76’): il film evoca la leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona dell’iconografia moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba moderna. Il regista, secondogenito del noto conduttore televisivo Mike Bongiorno, ha ricevuto il premio dalla mani di Enzo Piazzese (Archeoclub d’Italia di Ragusa).

Al film “A la rencontre de Néandertal”, di Rob Hope e Pascal Cuissot il premio “Archeovisiva”

Laura Maniscalco con Brian McConnell, membri della giuria di qualità, legge la motivazione del premio “Archeovisiva”

Il premio “Archeovisiva”, assegnato da una giuria internazionale di qualità composta da Diego D’Innocenzo, Anthony Grieco, Lada Laura, Laura Maniscalco e Brian McConnell è stato assegnato alla produzione francese “A la rencontre de Néandertal”, di Rob Hope e Pascal Cuissot, prodotto dalla Fred Hilgemann Films, presentato in anteprima nazionale a Licodia Eubea. Il film “A la rencontre de Neandertal / Incontrando i Neanderthal” di Rob Hope e Pascal Cuissot (Francia, 2019; 52’): molto prima dell’arrivo dell’Homo Sapiens, i Neanderthal si aggirano per le vaste pianure europee, completamente allagate dopo l’Era Glaciale. Diverse scoperte in Francia e in Inghilterra, e soprattutto sull’isola di Jersey, permettono oggi agli archeologi di capire lo stile di vita di quei primi grandi nomadi d’Europa, che vissero trecentomila anni. Laura Maniscalco con Brian McConnell ha proclamato il vincitore del premio “Archeovisiva” con questa motivazione: “Il documentario A la recontre de Néandertal, attraverso un giusto equilibrio tra interviste, scene con personaggi e ricostruzioni artistiche, riesce a presentare in modo chiaro dati estremamente stimolanti ricavati da diversi siti in diverse parti d’Europa. Nonostante l’abisso cronologico che ci separa dalle problematiche presentate, il film riesce a trasmetterci il significato della lotta costante delle popolazioni Neanderthal di fronte alle difficoltà ambientali ma anche la loro capacità di adattamento a drastici cambiamenti climatici, capacità che assume un significato emblematico per noi contemporanei e per le generazioni future in vista delle problematiche climatiche sempre più pressanti”. Ma la giuria di qualità ha inoltre assegnato una menzione speciale al film “C’era una volta Iato”, prodotto dall’Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato, per la freschezza e l’alto livello della realizzazione, e per il messaggio sociale che il film trasmette.

Maria Antonietta Rizzi Di Vita consegna il premio “Antonino Di Vita” all’archeologo Massimo Vidale

Premio “Antonino Di Vita”. Se la finalità del prestigioso premio della Rassegna di Licodia Eubea è quello di segnalare chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico, la scelta del comitato scientifico del festival non poteva essere migliore, attribuendolo all’archeologo e grande comunicatore Massimo Vidale, che ha svolto negli ultimi quaranta anni ricerche archeologiche ed etnoarcheologiche in Italia, Iran, Kuwait, Iraq, Pakistan, Turkmenistan, India, Nepal, Indonesia, Tunisia ed Eritrea, ma che ha saputo promuovere, comunicare e divulgare la ricerca archeologica come insegnante (attualmente è docente all’università di Padova), come giornalista su riviste, giornali, cataloghi, saggi, e come filmmaker. Il premio è stato consegnato da Maria Antonietta Rizzo Di Vita con questa motivazione: “Un archeologo di frontiera, forte di passione, competenza e oltre 40 anni di esperienza sul campo in aree del mondo complesse come Kuwait, Iran, Nepal, India, Pakistan e Turkmenistan, ma anche Indonesia, Eritrea e Tunisia. Docente universitario, ricercatore e comunicatore, ha veicolato i risultati del suo lavoro attraverso circa 500 contributi, tra monografie, articoli scientifici e di carattere divulgativo, e documentari. L’interesse per l’etnoarcheologia e i processi produttivi nel mondo antico rivela la sua volontà di mettere a fuoco, nello studio della cultura materiale e delle dinamiche che regolano la creazione dei manufatti, quelle storie “nascoste” che una ricerca archeologica di tipo tradizionale spesso non riesce a cogliere: storie di individui che, nelle loro scelte tecniche, riflettono tradizioni, saperi, creatività e idee, spesso frutto di relazioni, contatti e interazioni”. Il saluto finale dai direttori artistici del festival, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, che, soddisfatti dell’eccezionale riuscita di questa nona edizione e della grande affluenza di pubblico, complice il clima quasi estivo che ha caratterizzato i quattro giorni, hanno già fissato le date della decima edizione dell’evento, dando appuntamento ad appassionati, archeologi e registi dal 16 al 19 ottobre 2020. A Licodia Eubea, ovviamente.

Alla seconda edizione del Firenze Archeofilm col reportage sottomarino sulla battaglia di Lissa trionfa Nicolò Bongiorno che dedica il premio a Sebastiano Tusa. Premiati inoltre il “giallo” sui Neanderthal e l’Arte a rischio sismico

Il manifesto della seconda edizione di Firenze Archeofilm, festival internazionale di archeologia arte ambiente

Il regista Nicolò Bongiorno con il direttore della fotografia de “I leoni di Lissa” Roberto Rinaldi

Il film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno si è aggiudicato il premio “Firenze Archeoflm” 2019 assegnato dal pubblico in qualità di giuria popolare durante la cinque giorni organizzata al Cinema La Compagnia da Archeologia Viva (Giunti Editore) in cui sono state proposte al pubblico 80 pellicole da tutto il mondo, 50 delle quali in concorso. E per un’edizione dedicata all’archeologo Sebastiano Tusa, morto tragicamente nel disastro aereo in Etiopia, grande esperto di archeologia marina e “papà” della soprintendenza del Mare dell’assessorato ai Beni culturali della Regione Siciliana, non poteva esserci scelta migliore del pubblico che lo straordinario docu-film di Nicolò Bongiorno “I leoni di Lissa”, una sorta di reportage sottomarino, a 110 metri di profondità, alla riscoperta del relitto della nave ammiraglia italiana sconfitta e affondata dalla flotta austriaca nella battaglia navale del 1866 simbolo della marineria moderna. Nella serata finale di Firenze Archeofilm sono stati consegnati altri due premi. Al film “Art Quake” di Andrea Calderone, che descrive il difficile rapporto tra produzione artistica e terremoti, specie in Italia, è andato il Premio Università di Firenze, consegnato direttamente dal rettore dell’Ateneo fiorentino, Luigi Dei. Infine il Premio Museo e Istituto fiorentino di Preistoria è andato al film del regista francese Thomas Cirotteau: “Chi ha ucciso i Neanderthal” un thriller dell’antichità che racconta la scomparsa improvvisa di questa specie tra ipotesi di genocidio, cambiamenti climatici o semplice diluzione genetica.

Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, consegna al regista Nicolò Bongiorno il Premio Firenze Archeofilm

“Dedico questo premio a tutti gli amanti del mare, ha commentato commosso il regista presente alla premiazione. Molto devo a mio papà, Mike; che per primo mi ha trasmesso la passione per il mare. Quest’opera è stata per me un viaggio anche interiore nello spazio e nel tempo. Dedico questa mia vittoria al grande archeologo subacqueo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso”. È uno dei passaggi dell’intervista (che qui proponiamo) realizzata a Nicolò Bongiorno subito dopo la consegna del premio “Firenze Archeofilm” da parte del direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti. “I Leoni di Lissa” (Italia, 2019; 76’) è uno splendido documentario realizzato da Allegria Films per la regia di Nicolò Bongiorno che ripercorre, esplora e cerca di ricostruire, attraverso una coraggiosa discesa negli abissi, le vicende della battaglia di Lissa. Saliamo così a bordo di una sorta di astronave-sarcofago che conserva a bordo una memoria che non si è mai spenta. Come colonna sonora del documentario è stato scelto un lavoro di Matteo Milani, Lis02er, che fa parte di una raccolta più completa. Un viaggio narrativo all’interno del suono, dove ognuno dei dieci frammenti rappresenta un momento emotivo, cristallizzato emotivamente, ciascuno diverso, ma parte di un tutto.