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La 32.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione del 1° RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival. La città diventa protagonista. Dai temi archeologici alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a nuovi stili comunicativi come l’animazione

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Gli elementi estratti dai reperti di antiche civiltà per dare forma al logo del RAM film festival di Rovereto (foto f

Prendi l’’occhio di Horus (che rappresenta anche lo sguardo del cinema), aggiungici il profilo delle maschere azteche e combinalo con quello dei Moai dell’Isola di Pasqua. Risultato? Il logo del “nuovo” festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: RAM film festival, cioè Rovereto – Archeologia – Memorie film festival. Il nuovo logo è stato studiato, interpretando gli input dello staff del Festival, dall’agenzia di comunicazione Archimede di Trento, un logo modernissimo ma ispirato a grandi civiltà antiche. Nuovo nel nome e in parte nei contenuti perché la “storica” Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dopo aver rappresentato per più di trent’anni il punto di riferimento nazionale della miglior produzione documentaristica sulla ricerca e la divulgazione archeologica, non va in “pensione” ma viene inglobata nel rinnovato festival roveretano – diventandone una sezione – previsto su 5 giornate, da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021, al teatro Riccardo Zandonai di Rovereto, con eventi al museo della Città della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in altri spazi di rilievo culturale sul territorio. È comunque prevista la diffusione dei contenuti anche attraverso piattaforma digitale, sulla quale potrebbero essere inseriti anche webinar e workshop. Partner editoriali nazionali in grado di amplificare l’attività della kermesse sono National Geographic e la rivista Archeo.

rovereto_ram-film-festival_logo-colori_foto-fmcr.jpg.pngNel 2021, dopo 31 fortunate edizioni, la formula del tradizionale festival documentaristico roveretano autunnale “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” della Fondazione Museo Civico si rinnova dunque allargando i temi archeologici alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale e su nuovi stili comunicativi come l’animazione. Il focus si amplia sulla città ospitante, che diventa protagonista della manifestazione. La memoria RAM è universalmente conosciuta in informatica ed elettronica come la memoria operativa del computer. Analogamente anche il RAM film festival si pone come una memoria fattiva, uno strumento per la conservazione e valorizzazione attiva, attraverso il cinema documentario e la voce di esperti e testimonial, di ciò che non deve essere dimenticato, il patrimonio dell’umanità.

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Isabella Bossi Fedrigotti, presidente comitato scientifico RAM film festival

Il 1° RAM film festival (con la 32.ma rassegna internazionale del cinema archeologico) è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del Ministero per i Beni e  le Attività Culturali e del Ministero degli Esteri. Novità di questa edizione, con l’ampliamento degli ambiti di narrazione del patrimonio, è anche la nascita di un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, roveretana di nascita, che vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Gli altri componenti sono: Barbara Maurina, archeologa classica, dal 1999 conservatrice della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore, veneziano classe 1964; Duccio Canestrini, antropologo, roveretano, insegna Sociologia e antropologia del turismo al Campus di Lucca (Università di Pisa).

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)

“La Fondazione Museo Civico ha intrapreso in questi anni un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, tenendo saldi i principi e le competenze che da sempre la contraddistinguono”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Anche la Rassegna del Cinema Archeologico, dopo più di trent’anni di successi, cambia pelle e rivede identità, nome e contenuti, intraprendendo un coraggioso percorso di autoanalisi e di innovazione, interpretando gli input che ci arrivano dal contesto attuale, dagli autori e anche dal pubblico. Innovazione anche sul format, che si apre ancora di più alla città, con nuove sinergie e collaborazioni, che si aggiungono a quelle consolidate, nazionali e internazionali. Nuovissimo anche il Comitato scientifico, di cui vado particolarmente fiero, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, con l’archeologa del Museo Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini e  lo sceneggiatore, fumettista e animatore Andrea Artusi. Il programma sarà una sorpresa, che a breve sveleremo. Lo staff è al lavoro”.

rovereto_ram-film-festival_logo-BN_foto-fmcr.jpg“La Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto ha tracciato un percorso lungo oltre trent’anni, ispirato dal desiderio di valorizzare il contributo dato dalla città alla storia dell’archeologia, grazie ad alcuni suoi concittadini illustri come Paolo Orsi e Federico Halbherr, ricercatori e viaggiatori riconosciuti a livello internazionale”, sottolinea l’assessore Micol Cossali, che con il Comune di Rovereto sostiene da vicino l’iniziativa RAM Film Festival, “raccoglie questa eredità e la rilancia ampliando i suoi interessi per la storia dei popoli, del loro modo di vivere e di pensare, e scommettendo sul coinvolgimento di un nuovo pubblico con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Il nuovo nome racconta in modo efficace questo importante progetto, radicato nel tempo e rivolto al futuro, alla scoperta delle molteplici tracce lasciate da un’umanità in continua trasformazione”.

Fondazione museo civico di Rovereto: in #apertipercultura dedicati a Paolo Orsi un documentario di Osvaldo Maffei (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza di Barbara Maurina (“Paolo Orsi, le lettere”)

La Fondazione Museo Civico di Rovereto, in questo lungo periodo di lockdown, si è aperta virtualmente, ponendosi al servizio della comunità, anche a distanza, per continuare a offrire appuntamenti scientifici e culturali. Sul sito del museo è stato attivato un piccolo portale #apertipercultura, simboleggiato proprio da una porta di casa che si apre sul mondo della scienza, sulle sezioni, sui reperti, sui siti, sulla storia, sul territorio, su temi interessanti, che si approfondiscono anche a distanza attraverso la voce di esperti, scienziati, ricercatori “amici” del Museo, con pillole di scienza, conferenze, video, articoli, a portata di clic e adatti davvero a tutti. Cinque le sezioni previste: “Succede al Civico – Talk”, “Pillole di scienza”, “Conferenze”, “Documentari”, “Approfondimenti”. Sul grande archeologo roveretano Paolo Orsi la Fondazione Museo Civico di Rovereto in #apertipercultura ha dedicato un documentario (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza (“Paolo Orsi, le lettere”).

Nel documentario “Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità” l’artista Osvaldo Maffei racconta la genesi della sua installazione di arte contemporanea realizzata nell’ottobre 2018 in occasione della XXIX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto al teatro Zandonai di Rovereto e della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento italiano nel mondo” al Mart di Rovereto. L’installazione di Maffei raccorda i due personaggi, l’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) e la scrittrice e critica d’arte veneziana Margherita Sarfatti (1880-1961), e i due eventi culturali roveretani, la Rassegna internazionale del cinema archeologico e la mostra sulla Sarfatti al Mart. Il documentario è realizzato con il contributo di Franco Nicolis, direttore ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento; Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Patrizia Regorda, Archivi Storici del Mart. “Paolo Orsi – racconta Maffei – nel 1930 dona a questa gentildonna di grande potere un piccolo omaggio che ha una grandissima valenza culturale e rimanda a un vissuto di tipo arcaico”. Si tratta di una serie di 70 calchi in gesso di monete antiche siracusane, oggi in un cofanetto conservato nel fondo archivistico “Margherita Sarfatti” al Mart-Archivio del Novecento, dove è arrivato nel 2009. Come rappresentare in forma artistica il dono? “È la domanda che mi sono fatto”, continua Maffei. “E ho pensato subito a che cosa significa, per esempio, portare delle rose a una signora o magari dei dolcetti, dei cioccolatini. La prima cosa che si fa, si cerca di infiocchettarli, di renderli più attraenti, più piacevoli, con delle carte, delle veline, dei fiocchi. L’idea di scambiare, di giocare sull’equivoco, di scambiare questi piccoli calchi in gesso con delle mentine, con dei piccoli dolcetti di pan di zucchero mi è sembrata un’idea molto divertente, ed è stato l’unico approccio che mi permettesse di lavorare senza entrare in concorrenza, senza diventare un piccolo scienziato inadeguato, ma lavorare per solleticare l’intelligenza e la curiosità degli spettatori del festival e della mostra della Sarfatti che si teneva al Mart in quel periodo”.

“Paolo Orsi. Le lettere”. In questa “pillola di scienza” Barbara Maurina, conservatrice e responsabile della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico, racconta dell’archeologo Paolo Orsi e delle straordinarie lettere arrivate fino a noi da una soffitta di un palazzo di Ala. “Da alcuni anni – spiega Maurina – stiamo conducendo uno studio sistematico su una serie di documenti di archivio di grande importanza conservati dalla Fondazione del museo civico di Rovereto. Ma il museo civico di Rovereto fin dalla sua nascita alla metà dell’Ottocento si è sempre occupato di raccogliere e studiare non soltanto reperti ma anche dati archeologici e naturalistici”. Tra i padri fondatori del museo c’è anche Paolo Orsi, che entrò nell’istituzione a 16 anni nel 1875. E alla sua morte nel 1935 lasciò al museo la sua preziosa collezione, un importantissimo patrimonio archeologico e archivistico. “Dal 2010 – continua – è partito un progetto per riordinare, studiare e poi pubblicare sull’archivio on line del museo gli archivi sui grandi protagonisti dell’archeologia a cavallo del Novecento, tra cui i due roveretani Federico Halbherr e Paolo Orsi. Seguo questo lavoro con il collega Maurizio Battisti. I dati raccolti vengono inseriti su un sito on line che viene continuamente implementato”. Dal 2013 nel progetto si è inserito un tassello molto importante: un archivio di 8mila lettere scoperto in una soffitta di un palazzo di Ala in provincia di Trento di proprietà degli eredi di Paolo Orsi. L’archivio era stato suddiviso in 57 faldoni dallo stesso Orsi che definiva questo documenti, come ha scritto lui stesso, “dal naufragio della mia corrispondenza”: lettere sopravvissute alla dispersione. “In realtà questo enorme patrimonio epistolare lo credevamo ormai perduto. Grande è stata quindi la sorpresa al suo ritrovamento. La Fondazione Museo Civico di Rovereto già nel 2013 ha acquisito questo archivio e ha deciso di renderlo subito pubblico con un lavoro di studio, analisi, acquisizione digitale, catalogazione, schedatura e inventariazione. Questo lavoro viene progressivamente pubblicato on line e divulgato attraverso conferenze, convegni, articoli scientifici. Contiamo di portarlo a termine per la primavera del 2021”.

Fiera del Libro di Alessandria d’Egitto: il museo Civico di Rovereto presenta il primo volumetto di una collana didattica sull’Antico Egitto, illustra l’archivio digitale dei siti egizi con le fotografie di Maurizio Zulian, e anticipa il progetto Festival del Cinema archeologico con i film della Rassegna roveretana

Il manifesto della Fiera del Libro che si è tenuta ad Alessandria d’Egitto

Dalle Alpi alle Piramidi: il Museo Civico di Rovereto intensifica i progetti di collaborazione con i partner della Repubblica araba d’Egitto. A fare il punto dei risultati raggiunti è Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione MCR, con la delegazione roveretana, composta dall’assessore alla Cultura Maurizio Tomazzoni e dai rappresentanti della Fondazione Museo Civico (il vicedirettore Alessio Bertolli e il conservatore onorario Maurizio Zulian), al ritorno dalla Fiera del Libro di Alessandria d’Egitto, tenutasi dal 23 marzo al 4 aprile 2017 nella prestigiosa sede della Biblioteca Alessandrina. Nell’ambito della manifestazione, in cui l’Italia era ospite d’onore, l’Istituto Italiano di Cultura ha presentato una serie di iniziative editoriali dell’Italia e di istituzioni culturali italiane, dedicando particolare spazio alla presentazione in anteprima dell’ultimo libro stampato al Cairo dall’IIC, redatto a cura della Fondazione Museo Civico di Rovereto in base a un progetto di collaborazione che ha preso avvio nel 2016.

La copertina del libro “Egitto, terra del Nilo”

“Il Museo Civico di Rovereto”, ricorda Maurina, “negli ultimi decenni ha potenziato in particolare il settore della didattica museale con programmi educativi, laboratori e iniziative editoriali specificamente dedicate al mondo della scuola. Si pone dunque in totale armonia con le attività della Fondazione il progetto, nato da un’idea del ministro delle Antichità dell’Egitto Khaled El-Enany e del direttore dell’Istituto Italiano Paolo Sabbatini, di una collana di libretti “tascabili” dedicati all’antico Egitto e destinati a un pubblico compreso fra gli 8 e i 12 anni”. Il primo libretto, “Egitto, terra del Nilo”, a cura di Barbara Maurina, è una presentazione dell’Egitto antico e costituisce una sorta di “pubblicazione-pilota”, cui potranno fare seguito altri volumetti dedicati a diverse tematiche sull’Antico Egitto. Il formato, messo a punto da Edizioni Osiride di Rovereto, cui si deve anche l’impostazione grafica, è particolarmente maneggevole (21×15 cm); il testo, bilingue (italiano/arabo), è stato redatto in un linguaggio semplice ed essenziale dall’egittologa Giuseppina Capriotti, direttrice del Centro Archeologico dell’Istituto Italiano di Cultura al Cairo. “Nella convinzione dell’utilità del gioco creativo nell’apprendimento infantile”, continua Maurina, “questa pubblicazione è stata concepita come un libro-gioco, con una parte (tavole da colorare, costruzione di una piramide) dedicata per l’appunto all’assimilazione dei concetti e delle informazioni di base attraverso il momento ludico. Le illustrazioni del libretto sono di due tipi: da un lato le tavole a colori originali di Davide Lorenzon dell’Accademia delle Arti Grafiche di Venezia, appositamente create per questa pubblicazione ed esposte, nell’ambito della Fiera del libro di Alessandria, in una mostra dedicata agli illustratori italiani di libri per bambini, dall’altro le fotografie di Maurizio Zulian, conservate nell’Archivio fotografico della Fondazione MCR”.

Il segretario del Supremo consiglio delle antichità dell’Egitto a Rovereto con Barbara Maurina e Maurizio Zulian

Com’è noto, la Fondazione Museo Civico di Rovereto da diversi anni, grazie all’instancabile attività del conservatore onorario Maurizio Zulian, intrattiene un proficuo rapporto con il ministero delle Antichità dell’Egitto, che nel 2004 ha condotto alla firma di una convenzione tra la Fondazione e il Supreme Council of Antiquities of Egypt, rinnovata e perfezionata nel 2015. Più recentemente l’istituzione roveretana ha attivato una nuova collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura al Cairo, il quale ha voluto coinvolgere la Sezione Archeologica del museo in un progetto editoriale a carattere sull’antico Egitto. “Entusiastica la risposta”, sottolinea l’archeologa roveretana, “ponendosi l’iniziativa in perfetta sintonia con la vocazione e la visione del Museo Civico, che pur riservando ampie energie alla ricerca storico-archeologica in ambito locale, ha però sempre mantenuto uno sguardo a 360 gradi sull’archeologia del Mediterraneo: si pensi solo che da Rovereto provengono gli scopritori delle culture preistoriche della Sicilia e della civiltà minoica a Creta, Paolo Orsi e Federico Halbherr”.

Maurizio Zulian e Barbara Maurina durante il loro intervento alla Fiera del Libro di Alessandria d’Egitto

La presenza della delegazione roveretana alla Fiera del libro di Alessandria d’Egitto è stata l’occasione per illustrare anche l’archivio digitale roveretano dedicato all’archeologia e alle immagini dell’Egitto realizzate da Maurizio Zulian, accessibile al pubblico sul sito della Fondazione Museo Civico (www.fondazionemcr.it), A questa e alle altre attività divulgative museali è stato infatti dedicato, il 24 marzo, un intervento dal titolo: “The knowledge dissemination in a modern museum: the case of the Civic Museum of Rovereto Foundation”. Non si è persa poi l’occasione di presentare in anteprima la prossima edizione della Rassegna del Cinema archeologico di Rovereto e il progetto “Festival del Cinema Archeologico”, a cui la Fondazione sta lavorando in questi mesi in collaborazione con il Ministero degli Esteri italiano. L’iniziativa mira a promuovere in territorio egiziano una manifestazione itinerante dedicata all’archeologia, da tenersi al Cairo, ad Alessandria e a Luxor; protagonista il documentario archeologico, con una selezione dei migliori film dell’archivio roveretano. Le aree tematiche individuate sono i luoghi e le storie d’Italia, i luoghi e le storie dell’Egitto, le culture del Mediterraneo e i siti archeologici inaccessibili. “Un grande progetto”, conclude Maurina, “declinato in modi diversi, dunque, quello portato avanti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune; un progetto che mira ad avvicinare il pubblico italiano a un Paese ricco di storia e fascino come l’Egitto e al contempo a divulgare all’estero la ricchezza di iniziative e attività culturali messe a punto dalle istituzioni roveretane”.