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Padova. Al Liviano seminario “Il “castelliere” Nössing. Un insediamento d’altura in Val d’Isarco nel quadro del Bronzo antico e medio dell’area alpina” col prof. Umberto Tecchiati (dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano)

Mercoledì 7 maggio 2025, alle 10.30, in sala Sartori a Palazzo Liviano a Padova, seminario del prof. Umberto Tecchiati (dipartimento di Beni culturali e ambientali dell’università di Milano) su “Il “castelliere” Nössing. Un insediamento d’altura in Val d’Isarco nel quadro del Bronzo antico e medio dell’area alpina”, organizzato nell’ambito dell’insegnamento di “Protostoria europea e mediterranea” (prof. Michele Cupitò) del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova. Per ragioni tecniche non è previsto il collegamento da remoto. Il seminario del prof. Umberto Tecchiati verterà su uno dei più interessanti casi di insediamento fortificato su dosso dell’età del Bronzo altoatesina, il Castelliere Nössing. Scoperto nel 1912, il sito fu giudicato promettente dall’allora Istituto di Archeologia dell’università di Padova che, tra il 1966 e il 1969, vi condusse tre campagne di scavo sotto la direzione del prof. Luigi Polacco.

Ubicato poco a nord di Bressanone, a m. 660 s.l.m., l’abitato e la sua fortificazione verranno inquadrati nel più ampio contesto dell’antica e media età del Bronzo alpina e del fenomeno continentale delle fortificazioni protostoriche. Il castelliere occupa la sommità di un dosso di roccia scistosa naturalmente fortificato su tre lati che cadono a strapiombo sull’Isarco. Il lato Nord, meno guarnito, è interessato dalla presenza di un muro di sbarramento difensivo eretto all’inizio della frequentazione del rilievo, collocabile intorno al 2200 a.C. ca. La vita del villaggio si protrasse fino al principio del Bronzo medio, più precisamente nel corso del XVI sec. a.C. Posizionato al centro di un crocevia di direttrici di collegamento che attraverso il Passo del Brennero conducevano verso Nord, in Tirolo e in Germania meridionale, e attraverso la Val Pusteria verso Est, nel bacino del Danubio, il Castelliere Nössing documenta intensi scambi culturali e commerciali sia con le comunità palafitticole dell’area prealpina, sia con quelle dell’Europa centro-orientale.

Padova. Ai Musei Eremitani la conferenza “Pigorini e le ‘selci strane’ di Breonio” con Massimo Tarantini (Sabap Firenze), secondo appuntamento del ciclo “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)” a cura di Michele Cupitò e Silvia Paltineri (unipd)

Martedì 6 maggio 2025, alle 17.30, in sala del Romanino, ai Musei Eremitani di Padova, la conferenza “Pigorini e le selci strane di Breonio (Verona). Una storia di falsi nell’archeologia preistorica della fine dell’800” con Massimo Tarantini, archeologo della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e per le province di Prato e Pistoia, secondo appuntamento del ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Tarantini, uno dei principali studiosi italiani di storia della Paletnologia, il cui contributo principale in questo senso è il volume del 2012, “La nascita della paletnologia in Italia (1860-1877)”, edito dall’Insegna del Giglio, parlerà della nascita dell’archeologia preistorica e protostorica in Italia al terzo quarto dell’Ottocento.

Le “selci strane” di Breonio (foto museo storia natirale verona)

“Si trattò di un fenomeno intellettuale di grande rilevanza”, anticipa Tarantini, “che contribuì in modo decisivo a mettere in crisi la visione tradizionale sulle origini e la più antica storia dell’uomo. Non stupisce dunque che questi studi siano stati allora oggetto di accese polemiche e di un’attenzione diffusa. In questo contesto fiorì anche un vero e proprio mercato di oggetti preistorici e, con esso, la produzione di falsi che trassero talora in inganno gli stessi studiosi e suscitarono vivaci controversie. Tra queste, una delle più intense e durature fu quella che interessò le cosiddette ‘selci strane’ rinvenute da Stefano De Stefani sui Monti Lessini, e in particolare a Breonio. La controversia scoppiò nel 1885 e coinvolse due tra i maggiori protagonisti dell’archeologia preistorica europea, il francese Gabriel de Mortillet e il nostro Luigi Pigorini. Ripercorrere questa controversia attraverso gli articoli scientifici e le corrispondenze private offre una prospettiva privilegiata per osservare una disciplina all’epoca ancora in costruzione, illuminando questioni che erano (e spesso sono ancora) al centro della pratica scientifica: la presenza degli archeologi sul campo, il valore dei disegni dei materiali archeologici, la serialità della produzione materiale preistorica, le modalità di discussione e amministrazione delle prove scientifiche, il ruolo del nazionalismo e il valore di classificazioni universali. Discutere di Breonio, in sintesi, significa discutere dei modi in cui l’archeologia preistorica si è definita come scienza”.

Padova. Al Liviano la giornata di studi “L’immaginario delle cose. Raffigurazioni di oggetti nell’Italia preromana”. Ecco il programma

Mercoledì 16 aprile 2025, dalle 10, nell’aula Diano di Palazzo Liviano, in piazza Capitaniato 7 a Padova, giornata di studi “L’immaginario delle cose. Raffigurazioni di oggetti nell’Italia preromana” promossa dal dipartimento Beni culturali dell’università di Padova all’interno del Progetto PRIN “De Rerum Figura. Things inside Images in pre-Roman Italy – DRF”. Si inizia alle 10 con i saluti istituzionali della direttrice del dipartimento Giovanna Valenzano; alle 10.15, apre i lavori Silvia Paltineri dell’università di Padova. I parte: OGGETTI STATICI, OGGETTI IN MOVIMENTO, OGGETTI IN SCENA. Alle 10.30, Silvia Paltineri, Michele Cupitò (università di Padova), “Vesti, ornamenti e mobilio nella scena nuziale dello specchio di Castelvetro”; 11, Micol Masotti (università di Padova), “I carri nel corpus delle stele figurate di Padova preromana”; 11.30, Paolo Rondini (università di Pavia), Alberto Marretta (parco archeologico di Seradina-Bedolina, Capo di Ponte), “Il carro nel patrimonio figurativo protostorico camuno fra realtà e rappresentazione”; 12, Elena Pontelli (Scuola IMT Alti Studi Lucca), “Oggetti messi in scena: il caso delle “cose” appese nella pittura tombale etrusca”; 12.30, pausa pranzo. II parte: OGGETTI IN MUTAMENTO. Alle 14, Federico Prandoni (università di Pavia), “La coroplastica a stampo e le sue trasformazioni. Aggiunte e modifiche di elementi figurativi nelle versioni tarantine”; 14.30, Stefano Ordanini (università Statale di Milano), “Abiti e ornamenti nella coroplastica tarantina: indizi di mutamento semantico?”; 15, Andrea Giunto, Silvia Paltineri (università di Padova), “Attributi in mutamento nei votivi figurati di Villa di Villa… e oltre”; 15.30, discussione; 16, Maurizio Harari (università di Pavia), conclusioni; 16.30, chiusura dei lavori

Padova. Al via il ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, in programma tra aprile e dicembre 2025 allo Stabilimento Pedrocchi e ai Musei Eremitani. Aprono i promotori Michele Cupitò e Silvia Paltineri del DBC dell’università di Padova

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Al via martedì 8 aprile 2025 a Padova il ciclo di conferenze “Padova per l’archeologia preistorica e protostorica a 100 anni dalla morte di Luigi Pigorini (1925-2025)”, organizzato dalle cattedre di Preistoria e Protostoria ed Etruscologia e antichità italiche, del dipartimento di Beni culturali dell’università di Padova, in collaborazione con il Comune e i Musei Civici di Padova e con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, in programma tra aprile e dicembre 2025 allo Stabilimento Pedrocchi e ai Musei Eremitani di Padova.

padova_dbc_luigi-pigorini_fondo-pigorini_locandina_foto-unipdPerché commemorare Luigi Pigorini a Padova? Nel 1923, Luigi Pigorini, fondatore dell’archeologia preistorica e protostorica italiana, lasciò Roma, dove aveva svolto la parte più importante della sua carriera scientifica, accademica e politica, e si trasferì a Padova presso il figlio Luciano, dal 1919 direttore della locale Stazione Bacologica, e ivi morì il 1° aprile 1925. Le esequie dello studioso furono un vero evento per la città e tutte le istituzioni vi parteciparono ai massimi livelli. L’Università, tuttavia, ebbe un ruolo particolare. Carlo Anti, infatti, di lì a poco Magnifico Rettore dell’Ateneo patavino, fu non solo allievo diretto di Pigorini alla Scuola di Archeologia Italiana di Roma ma, per diverso tempo, anche suo assistente al museo Preistorico ed Etnografico, al tempo ospitato presso il Collegio Romano, come responsabile delle collezioni africane. E lo stretto legame tra Pigorini e Anti è anche la ragione per la quale, dopo la morte dello studioso, gli eredi donarono il suo grande e preziosissimo archivio privato all’allora Istituto di Archeologia dell’Università (https://pigorini.beniculturali.unipd.it). Queste vicende, tutto sommato casuali, non rappresentano però l’unico legame tra Pigorini e Padova. L’intensa corrispondenza intercorsa tra lo studioso e le grandi personalità dell’archeologia preistorica e protostorica patavina della seconda metà dell’’800 e i degli inizi del ‘900 – da Giovanni Canestrini, a Gherardo Ghirardini, a Federico Cordenons – dimostra infatti che egli nutrì un profondo e costante interesse per le fasi più antiche della storia della città e del suo territorio e prova ne sia il fatto che prima stratigrafia e i primi materiali riguardanti Padova preromana – cioè quelli recuperati nel 1874 durante lo scavo delle fondazioni per il nuovo Palazzo delle Debite, progettato da Camillo Boito – furono pubblicati nel Bullettino di Paletnologia Italiana del 1877 proprio da Pigorini.

IL PROGRAMMA

8 aprile 2025, Stabilimento Pedrocchi, Sala Rossini, alle 17: saluti, Francesca Veronese, direttrice dei Musei Civici di Padova; Giovanna Valenzano, direttrice del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova; Vincenzo Tiné, soprintendente ABAP per la Città Metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno Padova e Treviso. Conferenza “La nascita dell’archeologia preistorica e protostorica in Italia e il ruolo di Luigi Pigorini” con Michele Cupitò e Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

6 maggio 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “Pigorini e le ‘selci strane’ di Breonio (Verona). Una storia di falsi nell’archeologia preistorica della fine dell’800” con Massimo Tarantini, della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e per le province di Prato e Pistoia.

3 giugno 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “La preistoria e la protostoria a Padova ai tempi di Pigorini: dal Paleolitico all’Età del Bronzo” con Michele Cupitò del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

7 ottobre 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “L’archeologia del Veneto preromano e del mondo italico a Padova ai tempi di Pigorini” con Silvia Paltineri del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

13 novembre 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “Un legame inaspettato tra Padova, Venezia… e il giovane Pigorini studioso di numismatica” con Michele Asolati del dipartimento dei Beni culturali, università di Padova.

2 dicembre 2025, Musei Eremitani, Sala del Romanino, alle 17.30: conferenza “Pigorini e la preistoria dell’Egeo: i rapporti con Heinrich Schliemann e con la Missione Archeologica Italiana a Creta” con Massimo Cultraro dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Catania; e Nicola Cucuzza del dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia, università di Genova.

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Ritratto di Luigi Pigorini ormai anziano (foto unipd)

Chi era Pigorini? Luigi Pigorini, nato a Fontanellato (Parma) il 10 gennaio 1842, può essere a buon diritto considerato il fondatore dell’archeologia preistorica e protostorica italiana. Numismatico di formazione, iniziò giovanissimo la sua attività scientifica sotto la guida di Pellegrino Strobel, insigne geologo e naturalista parmense, e, in pochi anni, grazie alle sue straordinarie capacità tanto di studioso, quanto di organizzatore, assunse un ruolo centrale nella nascente comunità scientifica dei paletnologi italiani ed europei: fu infatti tra i principali organizzatori di due eventi chiave per l’affermazione della nuova disciplina, cioè la mostra di oggetti preistorici allestita all’interno dell’Esposizione Universale di Parigi del 1867 e il V Congresso di Antropologia e Archeologia Preistoriche – fortemente voluto da Cesare Correnti, allora ministro della Pubblica istruzione – svoltosi a Bologna nel 1871. Fu tuttavia tra il 1875 e il 1877 che Pigorini, anche in virtù della comunanza di vedute con Ruggero Bonghi, nuovo ministro della Pubblica istruzione, pose le basi per la realizzazione del suo ampio e lungimirante disegno di politica culturale, disegno che, tra l’altro, identificava nella ricostruzione della più remota storia dell’Italia un passaggio fondamentale anche per il consolidamento della nuova coscienza nazionale.

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Una rara immagine del museo Preistorico ed Etnografico ospitato al Collegio Romano (foto archivio muciv)

Nel 1875, infatti, assieme a Strobel e a Don Gaetano Chierici, altra figura determinate per l’affermazione della pre-protostoria in Italia, fondò il Bullettino di Paletnologia Italiana, prima rivista scientifica specializzata a livello europeo, e inaugurò, presso il Collegio Romano, il Regio Museo Preistorico ed Etnografico del quale fu direttore fino all’uscita dal ruolo; nel 1877, invece, attivò, all’università di Roma, la prima cattedra – anche in questo caso a livello europeo – di Paletnologia. La straordinaria carriera pigoriniana, svoltasi prevalentemente nella Capitale, si mosse sempre sul triplo binario della ricerca, della didattica universitaria e della musealizzazione come strumento chiave sia per la formazione dei giovani studiosi di preistoria e protostoria – e, quindi, con essi, anche i quadri universitari e ministeriali –, sia, come detto, per educare gli Italiani alla storia della Nazione. Fu membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, dal 1912 Senatore del Regno e, infine, Vicepresidente del Senato.

 

Ischia (Na). Non solo greci, ma anche fenici e italici popolavano Pithekoussai. Un nuovo studio condotto dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, coordinato da Melania Gigante, pubblicato sulla rivista iScience, ha rivelato la natura cosmopolita della comunità di Pithekoussai nell’VIII secolo a.C., a fornendo (grazie allo studio degli isotopi sui resti umani) nuove informazioni sulla mobilità nel Mediterraneo occidentale durante l’Età del Ferro

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La prof- Melania Gigante. del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, coordinatrice dello studio “Where Typhoeus lived: 87Sr/86Sr analysis of human remains in the first Greek site in the Western Mediterranean, Pithekoussai, Italy” (foto dbc-pd)

Non solo greci, ma anche fenici e italici popolavano Pithekoussai, l’odierna Ischia, affacciata sul golfo di Napoli. Un nuovo studio condotto dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova, pubblicato sulla rivista iScience di marzo 2025 (Where Typhoeus lived: 87Sr/86Sr analysis of human remains in the first Greek site in the Western Mediterranean, Pithekoussai, Italy: vedi https://www.sciencedirect.com/…/pii/S2589004225001877…), ha rivelato la natura cosmopolita della comunità di Pithekoussai, sull’isola di Ischia, nell’VIII secolo a.C. L’analisi isotopica dello stronzio su ossa e denti di oltre 50 individui sepolti nella necropoli di San Montano a Lacco Ameno ha dimostrato che la popolazione era composta da immigrati provenienti da diverse aree del Mediterraneo, tra cui greci, fenici e italici. Non si trattava quindi di una colonia esclusivamente greca, come spesso semplificato nei manuali, ma di un vero emporio multiculturale, caratterizzato da interazioni complesse tra le comunità locali e i nuovi arrivati. Lo studio, coordinato da Melania Gigante del dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova (col contributo di Carmen Esposito, Federico Lugli, Alessandra Sperduti, Teresa Elena Cinquantaquattro, Bruno d’Agostino, Alessia Nava, Wolfgang Müller, Luca Bondioli), ha permesso di ricostruire con un livello di dettaglio mai raggiunto prima le dinamiche della mobilità e le interazioni sociali agli albori della Magna Grecia. Oltre a fornire nuove informazioni sulla mobilità nel Mediterraneo occidentale durante l’Età del Ferro, la ricerca ha testato con successo l’uso dell’analisi isotopica su resti umani rinvenuti in ambienti vulcanici, spesso ostili alla conservazione. Questo approccio interdisciplinare, che combina archeologia, antropologia e scienze biogeochimiche, apre la strada a nuove indagini sulle migrazioni antiche e sull’integrazione culturale nelle prime fasi della storia coloniale mediterranea.

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Grafico dello studio degli isotopi dello stronzio sui resti umani della necropoli di Pithecussai pubblicato in “Where Typhoeus lived: 87Sr/86Sr analysis of human remains in the first Greek site in the Western Mediterranean, Pithekoussai, Italy” (foto dbc-pd)

“Il patrimonio archeologico di Pithekoussai – spiegano i ricercatori – offre una visione unica delle dinamiche della mobilità umana e delle interazioni bio-culturali all’alba della Magna Grecia durante il Mediterraneo dell’Età del Ferro. Pithekoussai fu fondata dai Greci sull’isola vulcanica di Ischia nell’Italia meridionale a metà dell’VIII secolo a.C., segnando il primo insediamento greco nel Mediterraneo occidentale. Le prove archeologiche suggeriscono che Pithekoussai fosse un emporio in cui comunità locali, Greci, Fenici e persone della terraferma vivevano insieme e interagivano. Nonostante le sfide poste dall’ambiente di sepoltura vulcanica attiva, che ha influenzato la conservazione dei resti umani, questo studio ha applicato con successo l’analisi degli isotopi di stronzio (87Sr/86Sr) a n = 71 individui inumati e cremati. Integrando biogeochimica e (bio)archeologia, questa ricerca arricchisce la narrazione della mobilità umana fornendo una ricostruzione sfumata delle storie di vita degli individui che hanno partecipato a un momento cruciale nella storia del Mediterraneo che ha plasmato le società all’emergere della Magna Grecia”.

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Corredo della tomba 545 dalla necropoli di Pithekoussai al museo Archeologico di Pithecusae: presenti un unguentario fenicio e una coppetta tripode di produzione locale (foto museo lacco ameno)

“La storia dei popoli del Mediterraneo – ricordano nell’Introduzione i ricercatori coordinati da Melania Gigante – è una storia di mobilità e migrazione, di interazioni etniche e interculturali e di interconnessioni e reti marittime. Il commercio marittimo a lunga distanza e lo scambio di materie prime e beni hanno avuto luogo nel mar Mediterraneo fin dalla preistoria. Durante l’Età del Bronzo, la documentazione archeologica dimostra l’esistenza di significativi contatti marittimi tra il mondo egeo e miceneo e l’Occidente. Queste prime spedizioni furono seguite da una mobilità più intensa delle persone durante la prima Età del Ferro fino all’età arcaica. Dal IX al VI secolo a.C., numerosi insediamenti permanenti ed empori (cioè insediamenti commerciali) furono stabiliti lungo le coste della Spagna, dell’Italia e della Sicilia, del Nord Africa, dell’Asia Minore e del Mar Nero. Questi insediamenti facevano parte dei “movimenti di colonizzazione” istigati da coloni greci, fenici e levantini. In particolare, gli oikistes greci (cioè “fondatori di una colonia”) svolsero un ruolo significativo nel sofisticato ed elaborato processo di trasferimento di persone e costumi dalle loro poleis (cioè la città-stato greca) a nuove “colonie” d’oltremare. Queste ultime erano chiamate apoikiai (cioè “un insediamento lontano da casa”) nella storiografia greca antica. L’insediamento di apoikiai greci nelle aree indigene dell’Italia meridionale e della Sicilia portò all’emergere di comunità eterogenee con abitanti nativi, che culminarono nell’intricato fenomeno culturale e storico tradizionalmente denominato Magna Grecia”.

ischia_pithecussai_mappa-golfo-napoli_foto-dbc-pd“L’antico sito di Pithekoussai, situato sull’isola di Ischia nel golfo di Napoli – continuano -, rappresenta il caso di studio ideale per una comprensione più approfondita dei primi movimenti greci nell’Età del Ferro nel Mediterraneo occidentale. Sebbene i loro resoconti siano retrospettivi, gli storici antichi Strabone (Geographia, V.4.9, I secolo d.C.) e Livio (Ab Urbe Condita, VIII.22, I secolo d.C.) rimangono le fonti più significative per comprendere l’insediamento greco di Ischia. Pithekoussai fu fondata da greci provenienti da Eubea, un’isola situata a est della penisola attica. Le prove archeologiche, ad esempio la presenza di iscrizioni fenicie e greche, oggetti esotici mescolati a corredi funerari indigeni e diverse usanze funerarie nella necropoli di Pithekoussai, supportano l’idea che Pithekoussai fosse una comunità in cui erano integrati individui con diverse identità culturali ed etniche e diversa provenienza geografica. Secondo gli studiosi, questo sito funzionava come un emporio, catalizzando i contatti tra Greci, Fenici e indigeni delle regioni tirreniche e adriatiche della Penisola, contribuendo alla diffusione della scrittura alfabetica in Occidente, alla conoscenza della poesia omerica e allo scambio di beni di lusso, costumi e pratiche sociali dal Vicino Oriente”.

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Corredo della Tomba 944 rinvenuto nella necropoli di S. Montano a Lacco Ameno: disegno pubblicato da Giorgio Buchner, nel 1983 (foto progetto kepos)

Conclusioni. “L’antico sito di Pithekoussai ha svolto un ruolo chiave nella cosiddetta colonizzazione greca dell’VIII secolo del Mediterraneo occidentale. La ricca documentazione archeologica ha rivelato le caratteristiche di una comunità aperta, in cui la cultura materiale e i rituali funerari suggeriscono una società eterogenea caratterizzata dalla coesistenza di individui indigeni, commercianti fenici e popoli italici insieme ai coloni greci. Questo lavoro ha ulteriormente contribuito alla comprensione dell’interconnessione delle società mediterranee durante l’Età del Ferro, fornendo una visione più profonda e sfumata di queste interazioni bio-culturali a Pithekoussai. Nonostante le sfide poste dall’ambiente vulcanico della sepoltura, la combinazione di archeologia, osteologia umana e dati isotopici ha gettato nuova luce sul modello di mobilità umana nel sito nel tempo e in relazione a diverse pratiche funerarie e beni funerari. Infine, questa ricerca ha evidenziato le sfide e i limiti dell’applicazione dell’analisi degli isotopi stabili ai campioni archeologici, incoraggiando al contempo l’impiego dell’analisi degli isotopi 87Sr/86Sr su campioni mineralizzati umani per la provenienza, anche in caso di alterazione tafonomica dei resti umani”.

Su Rai5 il documentario “Sulle orme del leone di Venezia” racconta la storia del leone che svetta su una colonna di piazza San Marco, con una sorpresa: consulenza delle università di Padova e Ca’ Foscari e dell’Ismeo

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Frame del film “Sulle orme del leone di Venezia” di Gabriele Raimondi

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Dettaglio del leone in bronzo sulla colonna di piazza San Marco a Venezia: frame del film “Sulle orme del leone di Venezia” di Gabriele Raimondi

La storia del leone che svetta su una colonna di piazza San Marco è rimasta a lungo avvolta dal mistero. Questa colossale scultura in bronzo è una delle icone di Venezia e del suo patrono, ma non abbiamo testimonianze scritte sulla sua costruzione o sul suo posizionamento sulla colonna. Se ne parla nel documentario “Sulle orme del leone di Venezia”: appuntamento su Rai 5, mercoledì 5 marzo 2025, dalle 21.15, all’intero di Art Night (vedi https://www.raiplay.it/…/Art-Night-Puntata-7—Sulle…). Una produzione 3D Produzioni, con il sostegno di Intesa Sanpaolo. Scritto da Marialuisa Miraglia e Gabriele Raimondi. Direttore della fotografia: Mateusz Stolecki. Regia Gabriele Raimondi. Con la partecipazione dell’attore padovano Roberto Citran che nel documentario “Sulle orme del leone di Venezia” racconta le tappe che hanno portato a questa sorprendente scoperta e ricostruisce la storia travagliata della scultura. Nei secoli, la statua ha acceso l’interesse di archeologi e di storici dell’arte che l’hanno attribuita a diverse culture. Nuove sofisticate analisi scientifiche condotte da un’équipe dell’università di Padova con l’associazione ISMEO di Roma e l’università Ca’ Foscari di Venezia ci portano ora a guardare il famoso Leone con occhi diversi: la statua avrebbe un’origine cinese.

Padova. Al Liviano, il seminario “Interrogativi e Metodi della Ricerca al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” con Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Siena)

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Martedì 4 marzo 2025, alle 17, in sala Sartori di Palazzo Liviano in piazza Capitaniato 7 a Padova, il seminario “Interrogativi e Metodi della Ricerca al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” con Jacopo Tabolli (Università per Stranieri di Siena), organizzato nell’ambito del corso di Dottorato in Storia, critica e conservazione dei Beni culturali dell’università di Padova. Introduce Margarita Gleba. Sono invitati a partecipare gli specializzandi, i dottorandi, gli studenti e tutti gli interessati.

Padova. In Sala dei Giganti di Palazzo Liviano la “Sfilata archeologica -
Passerella nel passato” con keynote lecture “Migliaia di anni di identità europea attraverso l’abito”: 20 costumi riprodotti utilizzando evidenze archeologiche risalenti alla preistoria fino al periodo romano

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Il dipartimento dei Beni culturali, il museo di Storia naturale di Vienna, con il patrocinio dell’università di Padova, presentano il giorno venerdì 24 gennaio 2025, alle 17.30, in Sala dei Giganti di Palazzo Liviano (piazza Capitaniato 7, Padova) la “Sfilata archeologica -
Passerella nel passato” con keynote lecture “Migliaia di anni di identità europea attraverso l’abito”. Sono invitati a partecipare studenti, specializzandi, dottorandi e tutti gli interessati. Lo spettacolo sarà in inglese con traduzione simultanea in italiano. La sfilata archeologica Passerella nel passato si svolgerà a Padova
a conclusione della Winter School internazionale “Textiles make the world go round: textile archeologia per ricercatori conservatori e curatori” finanziata dall’iniziativa Shaping a World-Class dell’università di Padova. Saranno presentati 20 costumi riprodotti utilizzando evidenze archeologiche risalenti alla preistoria fino al periodo romano: indossati da studenti, tecnici e docenti del dipartimento dei Beni Culturali, la collezione porterà gli spettatori in un viaggio nel passato a partire dai semplici abiti e dagli accessori dell’età del Bronzo, attraverso l’impatto creativo dei gioielli in metallo e dei tessuti colorati dell’età del Ferro, e terminando con gli abiti che identificavano il cittadino romano e la matrona romana. L’idea è quella di mostrare lo sviluppo dell’abbigliamento da una funzione
 puramente utilitaristica a un’espressione di arte, ricchezza, status, identità, personalità e creatività che si è sviluppata nel tempo. La collezione della passerella è stata creata da Karina Grömer del museo di Storia naturale di Vienna che presenterà ogni costume illustrando le fonti archeologiche ed iconografiche usate per la ricostruzione.

Padova. A Palazzo Maldura l’incontro “IL NORD-EST a EST: il contributo delle Missioni archeologiche dell’Italia nord-orientale alle ricerche di campo nel Vicino Oriente” nell’ambito del corso “Archeologia dell’Egitto e della Mesopotamia” del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova

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Nell’ambito del corso “Archeologia dell’Egitto e della Mesopotamia” (prof. Massimo Vidale) del dipartimento Beni culturali dell’università di Padova, mercoledì 18 dicembre 2024, alle 10 e fino alle 16.30, nella sala Branca di Palazzo Maldura (secondo piano), in piazzetta Folena 1 a Padova, l’incontro “IL NORD-EST a EST: il contributo delle Missioni archeologiche dell’Italia nord-orientale alle ricerche di campo nel Vicino Oriente” aperto a tutti gli interessati. Parteciperanno Elena Rova (università Ca’ Foscari, Venezia), Marco lamoni (università di Udine), Andrea Squitieri (Ludwig Maximilians Universitat Munchen), Roberto Micheli (Sabap FGV), Luca Maria Olivieri (università Ca’ Foscari, Venezia), Elisa Iori (università Ca’ Foscari, Venezia), Cristina Tonghini (università Ca’ Foscari, Venezia), Massimo Vidale (università di Padova).

Padova. Al Palazzo Liviano “Il canto delle Nereidi – Il ruolo della donna nella società contemporanea”, performance darà corpo e voce a dieci figure femminili dell’arte di Nereo Petenello con raccolta fondi per la fondazione Giulia Cecchettin

padova_liviano_il-canto-delle-nereidi_locandinaVenerdì 13 dicembre 2024, al museo di Scienze Archeologiche e d’Arte del Palazzo Liviano (piazza Capitaniato 7, Padova) alle 15.30 e alle 17 per max 35 spettatori a turno è in programma “Il canto delle Nereidi – Il ruolo della donna nella società contemporanea”, adattamento del catalogo “Nereidi. Donne di Nereo Petenello” (Petenello – Ravazzolo, Cleup 2023), progetto nato da un’idea di Antonia Cattozzo. La performance darà corpo e voce a dieci figure femminili dell’arte di Nereo Petenello grazie ad altrettanti performer (tutti studenti) che leggeranno le narrazioni di Carla Ravazzolo o le interpreteranno in forma danzata. Prenotazione: https://docs.google.com/…/1FAIpQLScGCAdU…/viewform. In caso i posti fossero esauriti al momento della registrazione, si viene inseriti in una lista d’attesa e contattati in seguito ad eventuali disdette. Chi decidesse di prenotarsi e poi non riuscisse a venire, avvisi in modo da non impedire ad altre persone di partecipare.

“Il canto delle Nereidi” è stato realizzato con il patrocinio del Centro d’Ateneo per i Musei, del dipartimento di Beni culturali, del dipartimento di Studi linguistici e letterali e del corso di laurea magistrale di Scienze dello Spettacolo e Produzione multimediale ed è stato finanziato dal fondo regionale P.A.R.I. – Progetti e Azioni di Rete Innovativi per la parità e l’equilibrio di genere (istituito per la realizzazione di progetti territoriali per la parità e l’equilibrio di genere). All’interno di questa cornice di contrasto alla discriminazione di genere si devolveranno interamente le offerte ricavate dall’evento alla Fondazione Giulia Cecchettin, con cui l’evento condivide l’intento di contrastare la violenza di genere e promuovere la parità, operando per una società equa e inclusiva, ispirandosi a valori di integrità e trasparenza. La raccolta fondi è aperta a tutti coloro che, anche non potendo partecipare, volessero sostenere le azioni della Fondazione: https://www.paypal.com/pools/c/9aeCuiM9BG