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Tourisma 2017: a Firenze per tre giorni il più importante evento europeo sulla promozione dei beni culturali. Trenta convegni, 240 relatori, sette laboratori, cento espositori. L’Egitto ospite speciale. Ricostruita la camera funeraria di Tutankhamon. E poi Longobardi, Etruschi, Preistoria, Vicino Oriente, turismo culturale

L'auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

L’auditorium del centro congressi di Firenze stracolmo per Tourisma 2016 (foto Valerio Ricciardi)

Ci siamo. Ancora poche ore, si può dire, e Firenze aprirà le porte alla terza edizione di TourismA 2017, il Salone internazionale dell’Archeologia, che si terrà al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 17 al 19 febbraio. Nei tre giorni sono previsti oltre trenta fra convegni e workshop, con 240 relatori, sette laboratori didattici. Un centinaio gli espostori nel settore fieristico, fra cui cinque Paesi stranieri: Algeria, Cipro, Croazia, Egitto (special guest 2017), Giordania, Turchia. Sarà visitabile la camera funeraria di Tutankhamon ricostruita per la prima volta a grandezza naturale (grazie a Cultour Active) ed è esposta la copia in bronzo del meraviglioso Apoxyomenos di Lussino. Fra gli ospiti speciali: Alberto Angela, Franco Cardini, Valerio Massimo Manfredi, Giuliano Volpe, Louis Godart, Zahi Hawass, Alberto Sironi. Il ministro Dario Franceschini consegnerà a Piero Angela il premio speciale “R. Francovich” attribuito dalla Sami per la comunicazione scientifica. Il ministro greco della cultura Lydia Koniordou lancerà da TourismA il suo appello per la restituzione dei Marmi del Partenone da parte del British Museum. “L’archeologia ha un’attrattiva incredibile”, sottolinea Cristina Giachi, vicesindaco di Firenze. “A TourismA non si trattano solo buone pratiche dal punto di vista della conservazione ma si approfondiscono i temi legati alla valorizzazione dei patrimoni archeologici che si dimostrano in grado di attrarre molto pubblico. Più volte siamo andati a parlare di queste buone prassi in realtà dove si stenta a vedere il potenziale attrattivo di questa ricchezza. Un terreno, oggi, di grande attenzione perché riguarda Paesi interessati dal fuoco incrociato delle guerre e del terrorismo: questo patrimonio è spesso saccheggiato e molti reperti sono trafugati e, venduti sul mercato illegale, diventano un mezzo di sostentamento degli stessi gruppi terroristici”. Per avere il programma completo vedi http://www.tourisma.it/programma-2017/

Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale superiore di Pisa

Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale superiore di Pisa

ANTEPRIMA A PALAZZO VECCHIO L’inaugurazione di TourismA 2017 in realtà non è venerdì 17, ma giovedì 16 febbraio, alle 20.45 nel Salone de’ Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza di Dario Nardella, sindaco di Firenze; Andrea Pessina, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Firenze Pistoia e Prato; Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva; e Giuliano Volpe, presidente Consiglio superiore Beni culturali e paesaggistici. Il moment clou la lectio magistralis su “Firenze ai tempi di Dante e Boccaccio: idealità e realtà nella vita medievale” tenuta da Franco Cardini, professore emerito di Storia medievale alla Scuola Normale Superiore di Pisa. A Cardini riceverà il premio speciale “R. Francovich” per la divulgazione del Medioevo. Quindi la Società Archeologi medievisti italiani assegnerà il premio “R. Francovich” al miglior museo o parco archeologico a tema medievale. Infine premio speciale alla memoria di Mario Monicelli per la saga di Brancaleone.

L'archeologo Zahi Hawass davanti alla maschera di Tut in un'immagine esclusiva per SC Exhibitions

L’archeologo Zahi Hawass davanti alla maschera di Tut in un’immagine esclusiva per SC Exhibitions

OMAGGIO A TUTANKHAMON  L’Egitto sarà l’ospite speciale della terza edizione di TourismA. E a illustrarlo sarà un testimonial d’eccezione, il noto archeologo Zahi Hawass che venerdì 17 aprirà la manifestazione con un convegno interamente dedicato alla tanto discussa figura di Tutankhamon: Zahi Hawass presenterà al pubblico presente “Ultime notizie dalla tomba del faraone bambino”. Per il direttore dell’Ente del Turismo egiziano in Italia, Emad Fathy, “la partecipazione dell’Egitto in qualità di Paese ospite costituisce un’occasione importante per promuovere la destinazione in collaborazione con i tour operator. Il nostro intento è quello di rivolgersi a una parte importante del target di riferimento del Paese, vale a dire agli appassionati di archeologia e a tutti quei viaggiatori che amano il mondo antico”. L’Egitto, sottolinea dal canto suo Piero Prunetti, direttore di TourismA, “è una vera miniera di meraviglie archeologiche e ha dato un contributo fondamentale allo sviluppo dell’archeologia mondiale. La collaborazione tra Egitto e Italia in questo campo ha prodotto risultati eccellenti grazie anche alle missioni archeologiche italiane in terra egiziana”.

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1 in esclusiva nella mostra "Omaggio a Tutankhamon" a Oderzo

La ricostruzione della camera funeraria di Tutankhamon in scala 1:1 esposta in esclusiva a Firenze per Tourisma 2017

LA CAMERA FUNERARIA DI TUT E sempre per celebrare la civiltà della terra del Nilo, arriva in anteprima assoluta per la Toscana, l’unica copia esatta della celebre tomba di Tutankhamon scoperta dall’inglese Haward Carter nel lontano 1922. È questo uno dei «regali» più attesi dal pubblico della manifestazione fiorentina (oltre diecimila presenze nella passata edizione) che potrà visitare (gratuitamente) la meravigliosa camera funeraria, ricostruita in scala 1:1 dalle abili mani dell’artigiano e appassionato di egittologia Gianni Moro (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/04/10/legitto-a-oderzo-omaggio-a-tutankhamon-prorogata-a-grande-richiesta-la-mostra-di-palazzo-foscolo-visita-guidata-con-legittologa-avanzo-serata-speciale-con-i-fratelli-castiglioni-e-il-fi/). Si tratta di una vera e propria opera d’arte, proprio come l’originale rivenuta nella Valle dei Re, a cui si è giunti dopo anni di studio e lavoro su progetto scientifico delle università di Torino, Padova e Venezia. Riprodotta al millimetro in scala reale, la tomba del “faraone fanciullo” salito al trono all’età di otto anni e morto a soli diciannove, ripropone anche le copie esatte di gioielli, oggetti e perfino il famoso trono regale. Non solo. All’interno della tomba così come la scoprì Carter, vi erano anche tre anfore contenenti tre diversi tipi di vino. Uno di questi, il più alcolico e dolciastro, che doveva aiutare secondo le credenze a far rinascere il sovrano, era denominato Shedeh. Ebbene, con la stessa etichetta oggi quel vino – grazie al ritrovamento nella tomba stessa di Tutankhamon di alcuni semi utilizzati e alla disponibilità di un produttore vinicolo di Treviso che si è cimentato nell’impresa – è stato riprodotto e sarà presentato per la prima volta proprio a TourismA. Per costruire la copia perfetta della tomba sono stati necessari tre anni. Pazienza, rigore e passione le armi vincenti dell’équipe che adesso può mostrare al pubblico una delle più incredibili scoperte dell’egittologia. “Entrando nella tomba di Tutankhamon che abbiamo ricostruito”, spiega l’egittologa e ideatrice del progetto scientifico Donatella Avanzo, che a Firenze interverrà prima di Zahi Hawass, “si respira un fascino sospeso, come se fossimo accolti anche noi nell’aldilà del sovrano. Sono sicura che per i visitatori sarà un viaggio incredibile”.

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

Il cosiddetto Tesoro, uno dei simboli di Petra, che per primo si svela alla vista dei turisti

TURISMO ARCHEOLOGICO Tra le novità di quest’anno, la prima conferenza sul Turismo archeologico. Opportunità per operatori e destinazioni a cura del Centro internazionale Studi Economia del Turismo, in programma sempre venerdì 17 al mattino. TourismA è infatti anche una grande occasione per parlare di parchi, musei e turismo culturale con proposte di nuovi tour nei Paesi mediterranei più ricchi di testimonianze del passato: saranno presenti – come detto – Egitto, Giordania, Turchia, Croazia, Cipro, Algeria. Per la Croazia interverrà (venerdì pomeriggio) il ministro del Turismo Gari Cappelli, per presentare il nuovissimo museo di Lussino dedicato alla preziosa statua greca dell’Apoxyomenos (a TourismA verrà esposta la fedele copia in bronzo) a suo tempo restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure. L’Ente del Turismo Egiziano (Eta) sarà presente con uno stand che ospiterà alcuni dei principali tour operator italiani specializzati, come Agenzia Viaggi Rallo, che da ventotto anni organizza i Viaggi di Archeologia Viva, Mistral Quality Group e Tui. L’area espositiva di TourismA 2017 ospiterà, inoltre, l’Ufficio Cultura e Informazioni della Turchia, l’Ente del turismo della Giordania l’Ente nazionale per il turismo di Cipro, il Consolato Generale d’Algeria che parteciperà con il tour operator Unitour e la Croazia che sarà presente con il Muzej Apoksiomena di Lussino. Storici tour operator specializzati in viaggi culturali presenteranno al pubblico i loro itinerari archeologici, come I Viaggi di Maurizio Levi e Tucano Viaggi, insieme a operatori dedicati a specifiche destinazioni, come “Sardegna Insolita” e “Fantastiche Dolomiti”. Le nuove proposte del turismo culturale in Algeria, Egitto, Giordania e Sicilia saranno presentate da enti del turismo e tour operator in quattro incontri che si succederanno all’interno della Rassegna “Viaggi di Cultura e Archeologia” sabato 18 febbraio dalle 14 alle 18.30. Il pubblico troverà, inoltre, tutte le novità dell’editoria archeologica e le guide di viaggio di Polaris Editore. Si parlerà anche di turismo digitale, storytelling e social media per la comunicazione dei beni culturali con il convegno e workshop su Archeosocial e il convegno sul Digital Storytelling (venerdì pomeriggio e domenica mattina).

Il ministro alla cultura Dario Franceschini annuncia per il 25 Aprile un lunedì speciale con musei aperti

Il ministro alla cultura Dario Franceschini consegnerà il premio “Francovich” per la divulgazione scientifica a Piero Angela

ARRIVA IL MINISTRO Spetterà invece al ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini in persona consegnare sabato 18 alle 11 a Piero Angela l’ambito Premio speciale “Riccardo Francovich” per il suo impegno nella divulgazione scientifica. Alla cerimonia che vede protagonista il popolare conduttore televisivo è presente Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e della Società Archeologi Medievisti Italiani che promuove il prestigioso riconoscimento. Il Premio ordinario viene invece assegnato alle Catacombe di Napoli e all’Area archeologica di Santa Maria di Siponto come migliori siti d’interesse medievale.

Il parco archeologico-naturalistico di Belverde completa la scoperta della preistoria in Valdichiana

Il parco archeologico-naturalistico di Belverde completa la scoperta della preistoria in Valdichiana

LONGOBARDI, ETRUSCHI, PREISTORIA, VICINO ORIENTE, PERSONAGGI Altri protagonisti di TourismA 2017 sono i Longobardi (sabato mattina), con lo storico Franco Cardini che rivede – e corregge – la loro cattiva nomea di distruttori. E Giampietro Brogiolo, ordinario di Archeologia medievale dell’università di Padova, interviene con “Ultime notizie dal fronte (archeologico)”. Omaggio doveroso anche ai “padroni di casa” gli Etruschi, con l’intera mattina di sabato 18 su “Riti e misteri etruschi: sepolture anomale e sacrifici umani”: da non perdere la presentazione di una scoperta sconvolgente in Valdichiana che fa parlare addirittura di sacrifici umani. Partecipa anche l’Università di Firenze con il rettore Luigi Dei ad aprire le comunicazioni (domenica 19 al pomeriggio) sulle ricerche dell’Ateneo fra Oriente e Africa. Poi il fascino misterioso della preistoria d’Italia: quando e come fu popolata la Penisola? Ne parleranno venerdì 18 al pomeriggio gli esperti di sei diversi atenei che da decenni svolgono indagini nel settore. Inoltre, per la prima a Firenze, arriva Ötzi, l’Uomo del Similaun, che non cessa di stupire con le notizie fornite dallo studio della sua mummia e che verranno presentate (venerdì pomeriggio) in anteprima a TourismA da Gunther Kaufmann curatore del Museo dell’Alto Adige. Spazio anche alle ultime scoperte a Pompei illustrate direttamente dal soprintendente Massimo Osanna (sabato 18, al pomeriggio). Tra speranze di rinascita e cronache di distruzione, si parlerà (venerdì pomeriggio) dello stato dei beni culturali in Iraq e Siria (con le ultime da Palmira): Paolo Brusasco, docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di Genova su “L’arte violentata della Mesopotamia: estinzione del patrimonio e orizzonti di rinascita”. Tanti i nomi della divulgazione storico-archeologica a corredare il già ricco programma. Sarà lo scrittore-archeologo Valerio Massimo Manfredi a farci rivivere (sabato 18, al pomeriggio) i terribili momenti (per i Romani) della battaglia di Teutoburgo, mentre sapremo qualcosa di più delle donne nell’antica Roma grazie all’intervento del’archeologa e scrittrice Marisa Ranieri Panetta (domenica pomeriggio) con “Messalina imperatrice trasgressiva da… morire”. La ministra greca della cultura Lydia Koniordou sarà presente (domenica 19, al mattino) insieme a Louis Godart, consigliere culturale del presidente della Repubblica italiana, per sostenere la causa della restituzione ad Atene dei marmi del Partenone che sono al British Museum. Mentre il gran finale toccherà ad Alberto Angela che parlerà di Leonardo e la Gioconda. Ma per le migliaia di appassionati che da anni seguono il popolare divulgatore scientifico e scrittore, non sarà possibile, come nei precedenti incontri, intrattenersi con lui alla fine del suo intervento. “Per impegni di lavoro”, avvertono gli organizzatori, “Alberto Angela dovrà ripartire subito dopo il suo intervento, per cui non potrà rilasciare dediche o autografi”.

Laboratori didattici nello spazio fieristico di Tourisma (foto Valerio Ricciardi)

Laboratori didattici nello spazio fieristico di Tourisma (foto Valerio Ricciardi)

LABORATORI  A grande richiesta è stata ampliata infine la proposta di Archeolaboratori per grandi e piccoli, dove sarà possibile simulare lo scavo di una tomba etrusca, sperimentare la scheggiatura della pietra e l’accensione del fuoco, praticare l’antica arte della tessitura, scrivere in geroglifico, giocare alla longobarda. Soddisfatto il direttore della manifestazione, Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva: “In tempi di crisi profonda, TourismA rappresenta una realtà culturale e fieristica in piena espansione. Abbiamo creato, anche grazie alla collaborazione di FirenzeFiera e sotto l’egida del Comune di Firenze, il più importante evento europeo dedicato alla promozione dei beni culturali e ambientali”.

Ottomila anni fa l’Adriatico orientale crocevia di popoli: a Udine in mostra per la prima volta insieme il Neolitico di Italia, Slovenia e Croazia

La mostra "Adriatico senza confini" al Castello di Udine chiude il 22 febbraio

La mostra “Adriatico senza confini” al Castello di Udine chiude il 22 febbraio

Oggi le sue coste appartengono a tre Paesi diversi, Italia Slovenia e Croazia, ma 8mila anni fa l’Adriatico Orientale apparteneva a un’unica macro area la quale oggi, grazie alle ricerche archeologiche e allo scambio di informazioni tra studiosi, evidenzia notevoli analogie culturali che possiamo toccare con mano nella mostra “Adriatico senza confini: via di comunicazione e crocevia di popoli nel 6000 a.C.” aperta al Castello di Udine fino al 22 febbraio. Quindi ancora poche settimane di tempo per visitare questa importante mostra che raccoglie assieme, per la prima volta in assoluto, i materiali neolitici di tutto l’Adriatico orientale, da Dubrovnik (Ragusa) sino al Friuli, mostrando l’evidenza di una radice culturale comune in un periodo (tra 6000 e 4000 anni prima di Cristo) caratterizzato da grandi trasformazioni culturali ed economiche. Queste trasformazioni a Udine vengono tracciate pe la prima volta in maniera puntuale sia nei tempi che nei modi, grazie alla collaborazione tra gli studiosi di Italia, Slovenia e Croazia. L’obiettivo della mostra è dunque quello di offrire una rilettura complessiva della storia delle comunità neolitiche affacciate sulla costa orientale dell’Adriatico, la quale oggi diventa occasione di incontro e di reciproco arricchimento. “Questi siti geograficamente distanti”, spiegano i curatori, “a una attenta analisi, sono legati da rapporti intensi e ciò che complessivamente emerge è una comune radice culturale, che probabilmente è da ritenersi imprescindibile per aree costiere, più facilmente attraversate dal movimento costante di genti. Un momento di riflessione, quindi, sulle radici culturali del nostro territorio e sull’identità culturale e spirituale dell’Adriatico orientale”. Proprio il taglio di ampio respiro dato alla presentazione delle tematiche trattate e l’uso della multimedialità per la loro comunicazione (interviste, audiovisivi e video artistici), hanno reso particolarmente interessante la mostra che è stata già richiesta dal museo Archeologico di Pola e dall’Università di Firenze.

Conchiglie usate 8mila anni fa come ornamento: sono esposte alla mostra di Udine

Conchiglie forate da stratificazioni neolitiche nell’Adriatico orientale: sono esposte alla mostra di Udine

“Adriatico senza confini” approfondisce il Neolitico in Adriatico, periodo caratterizzato da grandi cambiamenti economici, quali l’introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento, che condussero alla creazione di un nuovo legame tra l’uomo e l’ambiente. “L’uomo diviene un fattore ecologico determinante, capace di lasciare ovunque traccia del suo passaggio”, spiegano gli esperti: “i paesaggi naturali divengono lentamente spazi abitati e coltivati, le comunità umane si radicano nel territorio ed esprimono la loro identità culturale essenzialmente attraverso i materiali, in particolare nell’espressione decorativa dei manufatti ceramici. Ed è in base ai tratti decorativi di questi reperti che è possibile riconoscere ora i contatti tra le comunità e le loro differenze”. L’esposizione è introdotta da una sezione dedicata ai ritrovamenti effettuati dal museo Archeologico di Spalato all’isola di Pelagosa, l’isola più remota dell’Adriatico. “Il ritrovamento di frammenti di ceramica risalenti al 6000 a.C. in quest’isola prova in tutta la sua eccezionalità la pratica della navigazione in un momento storico così remoto”. Navigazione praticata in un mare che seppur piccolo è ancora oggi estremamente insidioso, come racconta il velista Andrea Stella nella video intervista proposta in mostra: difficile e pericoloso ora, figuriamoci allora, quando veniva attraversato con piroghe monossili dotate di stabilizzatori.

La ceramica neolitica proveniente dall'isola croata di Pelagosa

La ceramica neolitica proveniente dall’isola croata di Pelagosa

La sala introduttiva (sala I) è dedicata al processo di neolitizzazione dell’Adriatico orientale che, come in tutta Europa, vede il diffondersi dell’agricoltura molti millenni dopo la sua origine in Asia occidentale. Capre e pecore compaiono nel 6000 a.C. e così pure, anche se non contemporaneamente, accade per i cereali e l’orzo. A giudicare dall’improvvisa e radicale trasformazione nelle strategie di sussistenza e nel materiale culturale, la migrazione giocò un ruolo decisamente importante in questo cambiamento, anche se tale processo vedrà un’attiva partecipazione dei gruppi indigeni di cacciatori-raccoglitori che ne determineranno le caratteristiche sempre diverse da luogo a luogo. In questo territorio la neolitizzazione è contraddistinta dalla pratica della navigazione: l’isola di Pelagosa (Palagruza) rappresenta infatti il punto centrale e, insieme ad altre isole, un ponte naturale tra il Gargano e la Dalmazia e il ritrovamento, in questo luogo isolato e scarso di risorse, di frammenti di “Ceramica Impressa” risalenti al 6000 a.C. prova in tutta la sua eccezionalità l’esistenza di contatti via mare.

La caratteristica ceramica di Smilčić che testimonia la neolitizzazione della Dalmazia

La caratteristica ceramica di Smilčić che testimonia la neolitizzazione della Dalmazia

Il percorso continua (sala II) affrontando, attraverso l’evidenza della ceramica, il modello di neolitizzazione di questo territorio. Questo sembra articolarsi in una prima fase rapida e pionieristica, con l’arrivo nell’Adriatico meridionale di piccoli gruppi neolitici e dei loro animali, ed una seconda ondata di colonizzazione più lenta, che raggiunge l’Adriatico centro-settentrionale e dà luogo alla formazione di veri e propri insediamenti. I primi villaggi neolitici all’aperto dell’Adriatico orientale si trovano in Dalmazia dopo il 6000 a.C. (Pokrovnik, Tinj, Smilčić, Vrbica, Crno Vrilo), quindi in Istria verso il 5700 a.C. (Vizula, Kargadur) ed infine in Friuli nel 5600 a.C. (Piancada e Sammardenchia). Nel 5600 a.C. lo stile ceramico delle comunità neolitiche cambia. Alla ceramica decorata ad impressioni succede in Dalmazia uno stile molto più elaborato, articolato e variabile, conosciuto con il nome di Danilo (sala III). Sembra che lo questo stile non abbia avuto origine in un sol luogo, ma si sia diffuso contemporaneamente nell’Adriatico orientale anche se in modo poco omogeneo: scarsamente definito nella Dalmazia meridionale, diverso nella parte settentrionale di questo territorio, dove è stato ribattezzato “Vlaška”. Contatti ad ampio raggio, forse indicatori di scambi marittimi, sono documentati dalla presenza di manufatti in vetro vulcanico, l’ossidiana, la cui provenienza è per lo più riconducibile all’isola di Lipari (Sicilia nord-occidentale).

La ceramica stile Danilo dell’Adriatico orientale, nota come Gruppo di Vlaška o dei Vasi a Coppa

La ceramica stile Danilo dell’Adriatico orientale, nota come Gruppo di Vlaška o dei Vasi a Coppa

Nel 5600 a.C. il Friuli vede la comparsa di numerosi piccoli villaggi e conosce episodi di estesa frequentazione. Forme e decorazioni di alcuni reperti ceramici e alcuni elementi dell’industria litica mostrano sia contatti con l’area padana, in particolare con la Cultura di Fiorano, sia con l’Adriatico orientale (sala IV).  Lievemente differente la situazione sul Carso triestino, caratterizzato dalla presenza di numerose grotte e rari ripari sottoroccia, utilizzati probabilmente come ricoveri temporanei, quali luoghi di sosta dei pastori e di stabulazione delle loro greggi. I materiali ceramici rappresentano un aspetto impoverito dello stile Danilo dell’Adriatico orientale, noto con il nome di “Gruppo di Vlaška” o dei “Vasi a Coppa” (sala IV).

La "nuova" ceramica neolitica dall'isola di Lesina (Hvar) in Croazia

La “nuova” ceramica neolitica dall’isola di Lesina (Hvar) in Croazia

Il 4900 a.C. è contrassegnato da un altro cambiamento nello stile ceramico, conosciuto sotto il nome di Hvar, che ha contraddistinto in modo diverso l’Adriatico orientale (sala V). Le decorazioni si limitano ora a fasce di motivi geometrici incisi e a volte dipinti e progressivamente i recipienti diventano sempre meno ornati. Lo stile di Hvar deve il suo nome ai materiali archeologici rinvenuti nella grotta Grapčeva sull’isola di Lesina (Hvar) in Dalmazia, ma alcune datazioni al radiocarbonio fanno supporre che questo stile abbia avuto invece origine nel cuore del territorio di Danilo. Forme e decorazioni dei recipienti compaiono anche nelle zone a nord-ovest di questo territorio, spingendosi fino al Friuli Venezia Giulia. Dopo questa fase il Friuli neolitico si rivolgerà all’area padana e al mondo nordalpino. Gli oggetti di culto possono essere considerati la testimonianza di un sistema ormai perduto di comunicazione, sono il riflesso nella cultura materiale di credenze e di ideologie e una forma non verbale di linguaggio. Sebbene sia difficile determinare in modo certo il significato che questi simboli avevano per chi li ha creati, la loro presenza nell’Adriatico orientale testimonia radici culturali comuni (sala VI).

Ceramiche neolitiche finemente ornate da motivi curvilinei, che ricordano le onde del mare

Ceramiche neolitiche finemente ornate da motivi curvilinei, che ricordano le onde del mare

Il progresso delle ricerche, il rinnovato contatto e scambio tra gli studiosi e una distensione dei rapporti politici tra i Paesi, permette ora di disegnare un quadro più accurato, seppur non definitivo, del Neolitico dell’Adriatico orientale. Questo può contare su ricostruzioni paleombientali, paleoeconomiche, cronologiche e naturalmente su una migliore comprensione degli aspetti culturali frutto di recenti scavi. Con successive e sempre più approfondite revisioni si è giunti ad un panorama articolato del Neolitico di questa macro area, che mostra aspetti culturali comuni e tematiche interessanti ancora da sviluppare. La mostra è anche un’opportunità per ammirare e confrontare materiali archeologici così antichi, ma già straordinariamente moderni nelle forme e nelle decorazioni e confrontarsi con una svolta epocale nella storia umana. È infatti in questo momento che l’uomo da cacciatore raccoglitore diviene agricoltore e allevatore e realizza i primi recipienti in terracotta, nel 6000 a.C. primitivi e decorati con il margine delle conchiglie e solo 400 anni dopo finemente ornati da motivi curvilinei, che ricordano le onde del mare.

Tutte le domeniche visite guidate alla mostra "Adriatico senza confini" a Udine

Tutte le domeniche visite guidate alla mostra “Adriatico senza confini” a Udine

L’esposizione, che sperimenta per la prima volta l’accessibilità, con soluzioni che favoriscono la visita a persone con disabilità, è bilingue, ma può essere visitata con un operatore didattico anche in inglese, tedesco e sloveno. Anche il catalogo che correda l’esposizione è bilingue e sarà presto affiancato da una guida breve in italiano. Per questo ultimo periodo di apertura sono state organizzate visite guidate tutte le domeniche dalle 11 alle 12. per partecipare è necessario prenotarsi al Servizio Didattico dei Civici Musei di Udine, telefonando entro il venerdì precedente (tel. 0432/414749, lun-mart-giov 9-13 e 14-17, merc-ven 9-13). Il Servizio Didattico organizza anche visite guidate per gruppi di adulti e per scolaresche, per le quali è prevista anche un’offerta laboratoriale. Per informazioni visitate il sito internet dedicato www.udinecultura.it e la pagina Facebook.

Il tumore non è un male del nostro tempo: trovato in Egitto uno scheletro completo di 3200 anni fa affetto da cancro. È il più antico mai ritrovato

Lo scheletro di giovane vissuto 3200 anni fa ad Amara West (odierno Sudan)

Lo scheletro di giovane vissuto 3200 anni fa ad Amara West (odierno Sudan)

Il sito archeologico di Amara West, attualmente in Sudan

Il sito archeologico di Amara West, in Sudan

Il tumore non è un male del nostro tempo e del nostro stile di vita. La conferma ci viene proprio dalla ricerca archeologica. Nel sito di Amara West, città dell’Antico Egitto oggi nel nord del Sudan, la dottoranda Michaela Binder – come riporta lo studio pubblicato su Plos One – con un team di ricercatori della Durham University ha scoperto uno scheletro con tracce di malattia che risale al 1200 a.C.: questo giovane uomo vissuto in Egitto più di 3mila anni fa è il più antico caso documentato finora di tumore. La nuova scoperta suggerisce che il cancro abbia le sue radici nel lontano passato: per molto tempo, poiché alcune delle cause principali – fumo, inquinamento, obesità e longevità – sembrano essere assenti nelle antiche popolazioni, il cancro è stato considerato una malattia moderna. Gli scienziati ora sperano che i nuovi ritrovamenti li aiuteranno a comprendere le origini e l’evoluzione di questa malattia fin troppo comune, spesso mortale.

La ricercatrice Michaela Binder al lavoro nei laboratori dell'università di Durham

La ricercatrice Michaela Binder al lavoro nei laboratori dell’università di Durham

Lo scavo dell'università di Durham ad Amara West

Lo scavo dell’università di Durham ad Amara West

Lo scavo dello scheletro del giovane affetto da tumore

Lo scavo dello scheletro del giovane affetto da tumore

Michaela Binder ha scavato lo scheletro nel 2013 nel sito archeologico di Amara West, nel nord del Sudan. Seppellito in una bara di legno, apparteneva a un uomo tra i 25 e i 35 anni, e faceva parte di una dozzina di scheletri rinvenuti grazie alla spedizione archeologica condotta da Neal Spencer, del dipartimento dell’Antico Egitto e del Sudan del British Museum. Dopo aver esaminato lo scheletro del giovane usando la radiografia e un microscopio elettronico a scansione, una squadra di ricercatori dell’Università di Durham e del British Museum sono stati in grado di ottenere chiare immagini delle lesioni sulle ossa. Secondo i loro ritrovamenti, pubblicati sempre su Plos One, le lesioni suggeriscono che un qualche tipo di cancro si fosse diffuso in tutto il corpo, tra cui bacino, spina dorsale, scapole, sterno, clavicole e costole. “La nostra analisi – spiega Binder – mostra che la forma delle piccole lesioni sulle ossa può essere stata causata solo da un tumore dei tessuti molli… sebbene l’origine esatta sia impossibile da determinare attraverso le sole ossa”.

La ricomposizione dello scheletro del giovane trovato ad Amara West

La ricomposizione dello scheletro del giovane di 3200 anni fa trovato ad Amara West

Oltre al cancro, lo scheletro del giovane ha anche evidenziato tracce di forti carie e sinusite cronica. In generale, i resti recuperati dal sito di Amara West mostrano che questa gente aveva una salute generale cagionevole, tanto che sembra aver vissuto durante un cambio climatico e ambientale. Un quarto dei 180 scheletri esaminati dal team britannico ha mostrano segni di malattie polmonari croniche, mentre tutti avevano segni di serie malattie dentali.

Michaela Binder mentre analizza lo scheletro con tumore alle ossa

Michaela Binder mentre analizza lo scheletro con tumore alle ossa

Secondo la studiosa il ritrovamento di Amara West è di “importanza cruciale per conoscere le cause del cancro nelle popolazioni antiche, prima della comparsa dei moderni stili di vita”. Il tumore, infatti, ricorda l’archeologa, spesso è pensato come una malattia moderna, legata a doppio filo a stress, dieta errata, fumo e inquinamento. Ma la scoperta mostra che il male esisteva anche migliaia di anni fa. «Sono rimasta sorpresa nel vedere un tumore simile in un individuo dell’Antico Egitto», ha detto Binder in un’intervista rilasciata alla Bbc News. «Noi ancora non sappiamo molto sul cancro. Ne sono stati trovati solo pochissimi esempi nel lontano passato». Quando il team ha portato alla luce lo scheletro, ha scoperto che le ossa erano crivellate di buchi. «La nostra analisi – spiegano i ricercatori – ha mostrato prove che il giovane soffriva di un tipo di cancro».

Lesioni tumorali sulla scapola destra del giovane di Amara West

Lesioni tumorali sulla scapola destra del giovane di Amara West

Lo scheletro di Amara West non contiene la prima prova di cancro nel mondo archeologico. L’anno scorso, per esempio, un team americano aveva pubblicato una ricerca su una costola di Neanderthal di 120mila anni fa ritrovata in una caverna in Croazia, che mostrava segni di tumore alle ossa. Ci sono stati anche diversi ritrovamenti datati a circa 4mila anni con segni di possibile cancro. Ma senza uno scheletro completo in grado di mostrare la diffusione della malattia, era difficile finora confermare la diagnosi di tumore. Ecco dunque l’importanza della scoperta di mara West: qui abbiamo uno scheletro completo: per questo gli scienziati sperano possa dare valide informazioni riguardo la diffusione del cancro e la sua evoluzione in epoca moderna. Analizzando il DNA dello scheletro, per esempio, potrebbero imparare quali furono le mutazioni genetiche che resero il giovane predisposto al cancro. Oltre ai difetti genetici, i ricercatori hanno identificato gli agenti cancerogeni ambientali, come il fumo dei fuochi, o un’infezione come la schistosomiasi (causata da parassiti) o altre possibili cause della malattia.

 

“Altro che scoperta eccezionale a Spalato: quello trovato è l’Odeon di Traiano già individuato nel 1997…”

Il centro storico di Spalato interessato dagli scavi archeologici: evidenziati, n° 1, il Palazzo di Diocleziano; n° 2, il sito archeologico "ad basilicas pictas" (scavi 1953-1957 e 1997); n° 3, strada Domovinskog rata (scavi 2013)

Il centro storico di Spalato interessato dagli scavi archeologici: evidenziati, n° 1, il Palazzo di Diocleziano; n° 2, il sito archeologico “ad basilicas pictas” (scavi 1953-1957 e 1997); n° 3, strada Domovinskog rata (scavi 2013)

“A Spalato non è stata fatta nessuna scoperta eccezionale. E tanto meno l’anfiteatro di Diocleziano. Basta rileggersi i resoconti di scavo del 1997 per capire che quell’area nel cuore di Spalato, a ridosso del Palazzo di Diocleziano, era già stata esplorata. E se proprio si vuole parlare edificio di spettacoli al massimo si può ipotizzare un Odeon o un teatro, e comunque non dell’epoca di Diocleziano ma dell’imperatore Traiano  (cioè di due secoli prima)”. Non ci sta proprio l’archeologa Tajma Rismondo Čalo a lasciar passare sotto silenzio importanti ricerche archeologiche. E per questo ha chiesto anche ad archeologiavocidalpassato di far conoscere quanto già acquisito da precedenti scavi archeologici.

L'archeologa Tajma Rismondo Čalo di Spalato

L’archeologa Tajma Rismondo Čalo di Spalato

“Ad Basilicas pictas”. Tutto inizia all’annuncio della notizia, che ha fatto il giro del mondo, e che anche il nostro blog ha riportato (post del 16 novembre scorso) da parte  di Radoslav Buzancic della Soprintendenza per i Beni culturali di Spalato: “Nel centro di Spalato sono stati scoperti i resti di un antico anfiteatro romano, risalente alla prima metà del IV secolo d.C., costruito molto probabilmente su volontà dell’imperatore Diocleziano”.  È questa affermazione che irrita l’archeologa Tajma Rismondo Čalo, co-direttore dello scavo nel 1997. “Il sito archeologico citato dalla soprintendenza ha un nome”, spiega, “noto come “Ad basilicas pictas” a Spalato: si trova a circa 500 metri dal Palazzo di Diocleziano, sulla direttrice della antica strada che collega Spalato a Solin, l’antica Salona, a circa 6 chilometri, che era la metropoli della antica provincia romana”. La prima ricerca nel sito “Ad basilicas pictas“ risale agli anni Cinquanta del secolo scorso, quando sono stati scoperti proprio i resti delle basiliche paleocristiane che hanno dato il nome all’area. Più recentemente, nel 1997, gli scavi hanno determinato l’esatta planimetria della basilica paleocristiana e un fonte battesimale rivestito con pannelli di alabastro datati al V-VI secolo.

La planimetria pubblicata: in rosso, supposte fasi antiche (1997); in blu supposte fasi paleocristiane (1997); in orange scavi 1953-1957, fasi antiche; in verde scavi 1953-1957, fase paleocristiana; in lilla scoperte 1997, fase antica; in porpora scoperte 1997, fase paleocristiana; 2013 area evidenziata di scavi strada Domovinskog rata

La planimetria pubblicata: in rosso, supposte fasi antiche (1997); in blu supposte fasi paleocristiane (1997); in orange scavi 1953-1957, fasi antiche; in verde scavi 1953-1957, fase paleocristiana; in lilla scoperte 1997, fase antica; in porpora scoperte 1997, fase paleocristiana; 2013 area evidenziata di scavi strada Domovinskog rata

La scoperta dell’Odeon. “È proprio nel corso di questi scavi archeologici”, ricorda Tajma Rismondo Čalo, “che sono stati scoperti resti di antiche costruzioni con muri radiali e a disposizione circolare, e soprattutto nello strato più antico di questi edifici è stata trovata una moneta ben conservata dell’imperatore Traiano (98-117) insieme a frammenti di vasi ceramica dello stesso periodo (fine I – inizio II sec.)”. Grazie a questi elementi che forniscono una datazione precisa, e alle mura curvilinee trovate nel 1997 insieme ai resti emersi nel 1957, gli archeologi nel 1997 hanno fatto l’ipotesi che si tratta di teatro o odeon (un edificio semicircolare)  utilizzato fino al IV secolo. Poi la zona avrebbe cambiato destinazione d’uso. “In particolare, nella parte orientale del sito sono stati scoperti resti di architetture, che appartengono allo stesso antico edificio con tre serie concentriche di pareti curve, sporadicamente spezzate”. L’Odeon era un edificio simile al teatro, per la sua forma semicircolare, in cui si tenevano spettacoli musicali e declamatori, ma diversamente dal teatro la sua acustica era garantita in un ambiente coperto. Il diametro dell’ipotetico Odeon del sito di “Ad basilicas pictas“ era 31,5 m con mura di fondazione superstiti tra 0,70 e 1,10 metri.
Il cambiamento dell’uso del luogo avviene nel V-Vi secolo quando poggiando su strati più antichi sul sito dell’ipotizzato teatro o odeon viene edificato il complesso di due basiliche paleocristiane con battistero, e questo nuovo sito mostra continuità fino al XVI secolo. Dal XII secolo alcuni documenti d’archivio associano il toponimo al nome di Sant’ Andrea. E un secolo dopo la “Historia Salonitana“ è il primo documento che cita la chiesa di S. Andrea  “come dipinta“. Infine al tempo dell’invasione turca , tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo le chiese di Sant’Andrea e San Giovanni Evangelista risultano danneggiate.

Dal  catalogo/monografia Ad basilicas pictas, pubblicato nel 1999. In blu, fase antica; in giallo, fase paleocristana; in nero, edifici esistenti Strada Domovinskog rata; in pallido/graphic segnato, fase antica (scavi archeologici 1997)

Dal catalogo/monografia Ad basilicas pictas, pubblicato nel 1999.
In blu, fase antica; in giallo, fase paleocristana; in nero, edifici esistenti
Strada Domovinskog rata; in pallido/graphic segnato, fase antica (scavi 1997)

Lo stupore. Dopo tutte queste precisazioni, commenta l’archeologa Tajma Rismondo Čalo, “stupiscono le dichiarazioni sensazionalistiche apparse che danno una nuova lettura del sito “Ad basilicas pictas“, anche perché una recente ricerca condotta nel 2013 ha confermato la validità della precedente ricerca archeologica”. Tra l’altro il sito archeologico “Ad basilicas pictas“ è registrato come bene culturale croato dal 2010. E per quanto riguarda le ricerche archeologiche del 1997, già nel 1998 erano state fatte conoscere con un depliant  cui è seguito l’anno successivo un catalogo-monografia. “Ma c’è stata anche una mostra nel 1999 a Spalato”, conclude Tajma Rismondo Čalo, “continuata poi a Zagabria e in altre città croate, e approdata a Vienna. Senza contare gli atti (pubblicati anche in inglese) del XIV Congresso Internazionale di Archeologia Cristiana, e gli articoli apparsi in francese sulla rivista archeologica Antiquite”. Il dibattito su “Ad Basilicas pictas” è stato ufficialmente aperto.

Scoperto a Spalato l’anfiteatro di Diocleziano

Una veduta aerea del centro storico (Palazzo di Diocleziano) di Spalato

Una veduta aerea del centro storico (Palazzo di Diocleziano) di Spalato

L’anfiteatro di Diocleziano a Spalato c’è. Ma per ora resta sotto terra, in attesa di tempi migliori e di finanziamenti certi. Per anni gli archeologi lo avevano detto: Spalato (la città eletta dall’imperatore Diocleziano come sede del suo tetrarcato e dimora – dopo aver abdicato nel 305 d.C. – per trascorrervi l’ultima parte della sua vita, e dove morì nel 311 d.C.) non poteva non avere un anfiteatro. Doveva essere da qualche parte appena fuori dalle mura, secondo i dettami anche dell’urbanistica tardo-imperiale romana. Ma comunque in centro nella moderna città croata di Split, capoluogo della Dalmazia affacciato sull’Adriatico. E ora c’è la certezza: l’anfiteatro romano di Spalato è stato trovato. In centro, ovviamente. E come spesso succede in archeologia, le cronache ne sono piene, la scoperta è stata casuale: l’apertura di un cantiere per un nuovo centro commerciale.

Ricostruzione del Palazzo di Diocleziano a Spalato

Ricostruzione del Palazzo di Diocleziano a Spalato

La scoperta. A darne l’annuncio , nei giorni scorsi, gli archeologi della Soprintendenza per i Beni culturali di Spalato, diretti da Radoslav Buzancic: “Nel centro di Spalato sono stati scoperti i resti di un antico anfiteatro romano, risalente alla prima metà del IV secolo d.C., costruito molto probabilmente su volontà dell’imperatore Diocleziano” che dove oggi si trova la città dalmata fece edificare tra il 293 e il 305 d.C. il suo Palazzo, uno dei più sontuosi palazzi romani:  quasi 40 mila metri quadri di superficie, che nel Medioevo divenne il nucleo della futura Spalato (Split, in croato), ed è oggi il suo centro storico protetto dalla Unesco. Gli archeologi hanno spiegato di non essere rimasti sorpresi quando alcuni mesi fa, nel corso degli scavi per la costruzione di un centro commerciale, sotto una delle vie centrali di Spalato, hanno scorto i resti di un anfiteatro. “Secondo la logica urbanistica del tardo Impero, doveva quasi per forza esserci un anfiteatro”.

L'anfiteatro romano di Pola

L’anfiteatro romano di Pola

L’anfiteatro romano di Spalato  era un monumento maestoso – in linea con la monumentalità della città -, con un’arena di 50 metri di diametro in grado di accogliere migliaia di persone.  Tanto per capirci, l’Arena di Verona misurava 140 metri, il Colosseo 187 metri (con un’arena interna di 86); quella di Pola,  il più celebre dei tre anfiteatri romani ancora esistenti sulla costa adriatica croata, era di 132 metri.

Radoslav Buzancic

Radoslav Buzancic

Tempi lunghi. “Ci vorranno anni e molti soldi per studiare e conservare il monumento che ora, preventivamente, sarà ricoperto in attesa che venga preparata la sua conservazione e presentazione al pubblico», precisa l’archeologo Radoslav Buzancic. “Si sapeva che era da qualche parte in centro, non lontano dalle mura dell’antico palazzo” continua, “dato che nel 1647 il governatore veneziano della Dalmazia, il provveditore generale Leonardo Foscolo, ne ordinò la demolizione per evitare che nel corso della Guerra di Candia gli Ottomani non lo usassero per fortificarsi nei pressi di Spalato”.

Arrivando dal mare Spalato accoglie mostrando il fronte del Palazzo di Diocleziano

Arrivando dal mare Spalato ti accoglie mostrando il fronte del Palazzo di Diocleziano

Fondi europei. Le autorità locali sperano nell’aiuto dei fondi europei, prevedendo che l’anfiteatro, una volta aperto ai turisti, potrà diventare tra le più importanti attrazioni turistiche della città che negli ultimi due-tre anni ha visto un inatteso boom turistico, con una crescita di visitatori del 20-30 per cento all’anno.