Il Polesine fa rete e lancia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia: Adrikà ad Adria e Delta; Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine; festival internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo. Un ricco programma proposto dai musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine, dal museo dei Grandi Fiumi di Rovigo, Comune di Rovigo, C.P.S.S.A.E., Circolo del Cinema di Adria e Fondazione per lo Sviluppo del Polesine, col sostegno di Fondazione Cariparo

Il Polesine fa rete e annuncia un fine estate-autunno all’insegna dell’archeologia con un programma condiviso per valorizzare l’archeologia del territorio: si inizia nella prima metà di settembre con Adrikà – Rassegna del Cinema Archeologico ad Adria e Delta dal 9 al 13 settembre 2026; quindi a fine settembre con le iniziative delle Giornate Europee del Patrimonio a Fratta Polesine il 26 settembre 2026; infine a novembre col Festival Internazionale sulle Vie dell’Ambra a Rovigo dal 7 al 15 novembre 2026. I dettagli sono stati illustrati il 9 luglio 2026 a palazzo Cezza a Rovigo, presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Rovigo Erika De Luca; Chiara Vallini, conservatore del museo Grandi Fiumi di Rovigo; Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria; Maria Letizia Pulcini, direttrice del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine; Sandra Bedetti, consigliera d’amministrazione di Fondazione Cariparo; Elisabetta Brusa, direttrice artistica del festival internazionale “Sulle vie dell’Ambra”, collegata da remoto; Paolo Bellintani, presidente del CPSSAE; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati di Adria; Andrea Cardarelli, presidente dell’Istituto italiano di Preistoria e protostoria, già docente di Protostoria europea all’università di Roma “La Sapienza”, presente con un intervento registrato.

L’incontro è nato dalla volontà di rafforzare il lavoro di rete sul territorio, promuovendo una progettualità condivisa che valorizzi il patrimonio archeologico e culturale conservato nei tre Musei attraverso la collaborazione tra Enti, la messa in comune di competenze e la costruzione di un’offerta culturale coordinata e rivolta a un pubblico sempre più ampio. Pur mantenendo ciascuno la propria identità scientifica e culturale, i tre musei condividono infatti l’obiettivo di promuovere una visione unitaria del territorio, nella consapevolezza che la storia del Polesine costituisce un patrimonio comune, che trova forza proprio nella collaborazione tra enti, istituzioni, università, associazioni e comunità locali. L’incontro del 9 luglio 2026 rappresenta quindi non solo la presentazione di tre importanti appuntamenti culturali, ma anche il segno concreto di un percorso condiviso che intende rafforzare il sistema museale e archeologico del territorio, valorizzando il dialogo tra ricerca, tutela e divulgazione. Un percorso reso possibile anche grazie al sostegno della Fondazione CARIPARO, il cui contributo ha consentito di sviluppare progetti innovativi dedicati alla ricerca, alla valorizzazione e all’accessibilità del patrimonio culturale.

A quarant’anni dalla mostra “L’antico Polesine. Testimonianze archeologiche e paleoambientali”, che segnò una tappa fondamentale nella conoscenza e valorizzazione del patrimonio archeologico provinciale, il Polesine continua a restituire nuovi dati e nuove prospettive di ricerca. È cambiato, però, anche il modo di raccontare l’archeologia: oggi, accanto ai risultati scientifici, si valorizzano il percorso della ricerca, le metodologie, il lavoro interdisciplinare e il ruolo della tutela, con l’obiettivo di coinvolgere il pubblico in una conoscenza più consapevole e partecipata del patrimonio culturale. In questo quadro, l’archeologia dialoga sempre più con altri linguaggi della cultura e dell’arte, sperimentando forme di comunicazione innovative capaci di coinvolgere pubblici diversi. Il cinema, il teatro, la musica, la divulgazione scientifica, le nuove tecnologie, l’archeologia sperimentale e gli strumenti per una fruizione più accessibile e inclusiva diventano occasioni per avvicinare il patrimonio a una comunità sempre più ampia, trasformando il museo in uno spazio di esperienza, confronto e partecipazione. È in questa prospettiva che i musei Archeologici nazionali di Adria e Fratta Polesine-Direzione regionale Musei Veneto, insieme al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo-Comune di Rovigo, al C.P.S.S.A.E., al Circolo del Cinema di Adria e alla Fondazione per lo Sviluppo del Polesine e a tutti gli Enti e le Associazioni in partenariato e in collaborazione hanno scelto di presentare congiuntamente alcune delle principali iniziative che caratterizzeranno la programmazione culturale tra la fine dell’estate e l’autunno.

Adrikà 2026, il cinema archeologico torna nel Delta del Po. Dal 9 al 13 settembre 2026 appuntamenti tra Porto Viro, Loreo e Adria con film, incontri, spettacoli e grandi ospiti. Tra gli eventi speciali “AquaDueO” con la Banda Osiris e Telmo Pievani e i film muti accompagnati dal vivo dall’Ensemble Jazz del Conservatorio “Antonio Buzzolla”. La rassegna di cinema archeologico Adrikà torna a settembre con un programma che intreccia cinema, archeologia, divulgazione e spettacolo, coinvolgendo il territorio del Delta del Po in cinque giornate di eventi. Organizzata dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria, in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Adria e con la direzione artistica di ArcheoVisiva, la rassegna è realizzata con il patrocinio della Regione Veneto, della Provincia di Rovigo e della Veneto Film Commission, con il sostegno del Comune di Adria, dell’Ente Parco Regionale del Delta del Po, della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, di Banca Adria Colli Euganei, del Rotary Club di Adria e dell’Associazione CADA.

La manifestazione prenderà il via con due appuntamenti di anteprima: mercoledì 9 settembre 2026 a Porto Viro e giovedì 10 settembre a Loreo 2026. Il cuore della rassegna sarà quindi ad Adria, dove l’11, 12 e 13 settembre 2026 si alterneranno proiezioni di film d’autore a tema archeologico, incontri con esperti ed eventi collaterali. Le proiezioni si svolgeranno al Cinema Teatro Politeama, recentemente restituito alla città, e al Teatro Pertini, mentre gli incontri e gli approfondimenti troveranno spazio nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria. Durante la manifestazione sarà inoltre possibile visitare gratuitamente il museo, che ha recentemente arricchito il proprio percorso espositivo con una nuova installazione dedicata alla celebre barca “cucita” rinvenuta a Corte Cavanella di Loreo e recentemente restaurata.

Giornate Europee del Patrimonio 2026 a Fratta Polesine. Nuovi strumenti per raccontare Frattesina: accessibilità, ricerca e innovazione. Il museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine è ospitato in una delle barchesse di Villa Badoer, capolavoro di Palladio inserito dal 1996 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Il percorso espositivo racconta la storia delle comunità che vissero sulle rive dell’antico Po di Adria durante l’età del Bronzo finale (1200-900 a.C.). I reperti più significativi provengono dal villaggio di Frattesina, scoperto poco fuori dall’attuale centro abitato di Fratta Polesine, e dalle sue necropoli (Narde e Fondo Zanotto). In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio, in programma il 26 settembre 2026, il Museo presenterà al pubblico un insieme di nuovi strumenti di mediazione culturale pensati per migliorare la fruizione del percorso espositivo e rendere l’esperienza di visita sempre più accessibile, inclusiva e coinvolgente. L’iniziativa rappresenta un momento significativo nel percorso di rinnovamento del museo, che affianca alla ricerca archeologica nuove modalità di comunicazione del patrimonio, capaci di dialogare con pubblici diversi e di favorire una partecipazione attiva alla conoscenza. Una parte dei nuovi materiali è stata realizzata grazie ai finanziamenti del PNRR – M1C3-3 Intervento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive nei musei, biblioteche e archivi” del ministero della Cultura. Tra questi figurano ad esempio pannelli con testi in linguaggio facilitato, pensati per rendere i contenuti del percorso espositivo più accessibili. Tra i nuovi materiali, saranno presentati due importanti novità sviluppate nell’ambito del progetto “Prima Europa. La Protostoria del Polesine”, coordinato dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza in collaborazione con Sapienza università di Roma, C.P.S.S.A.E. e università di Padova, sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che ha permesso la ripresa delle indagini nei siti di Frattesina e di Villamarzana dal 2022 al 2024.
La prima è un video di ricostruzione del villaggio di Frattesina, realizzato da Sapienza università di Roma sulla base dei dati emersi dalle campagne di scavo condotte negli ultimi tre anni. Attraverso una ricostruzione scientificamente fondata, il filmato permette di immergersi nell’antico abitato, illustrandone l’organizzazione degli spazi, le attività produttive e la vita quotidiana, offrendo ai visitatori una nuova chiave di lettura del sito archeologico e delle collezioni del museo. La seconda riguarda una serie di riproduzioni tattili di reperti provenienti dal villaggio di Villamarzana, realizzati con finanziamenti PNRR, ma grazie alla collaborazione con l’università di Padova che ha realizzato le scansioni dei reperti. Questi supporti ampliano le possibilità di fruizione del patrimonio museale, favorendo un’esperienza di visita più inclusiva e multisensoriale e rendendo accessibili anche reperti particolarmente significativi ma di difficile manipolazione. L’appuntamento delle Giornate Europee del Patrimonio rappresenta così un’occasione per mostrare come ricerca, tutela e innovazione possano tradursi in strumenti concreti di valorizzazione, rendendo il museo un luogo sempre più aperto, accessibile e capace di raccontare il patrimonio archeologico attraverso linguaggi contemporanei, senza rinunciare al rigore scientifico.

Festival Sulle vie dell’ambra diretto da Elisabetta Brusa, al museo dei Grandi Fiumi di Rovigo. Per vocazione e per missione museo di comunità, il museo dei Grandi Fiumi di Rovigo coltiva progetti, collaborazioni e relazioni: oltre a studiarne e valorizzarne il patrimonio, queste risorse diversificano le proposte culturali, favoriscono la pluralità degli apporti disciplinari, ampliano l’accoglienza a pubblici con molteplici esigenze e caratteristiche. Un Festival dentro un Museo può assumere un significato particolarmente ricco. Può non trattarsi, infatti, di una semplice “offerta culturale”, ma di un dispositivo sociale capace di trasformare il Museo da luogo di conservazione a spazio vivo di produzione di identità e di legami, in grado di superare la visione della cultura e degli eventi come ambito separato per cominciare a leggerli, invece, come una modalità operativa necessaria per affrontare la complessità contemporanea con l’obiettivo di incidere sui processi di sviluppo del territorio e sulla qualità della vita della comunità. Questa è stata, fin dalle origini, l’ambizione del Festival Sulle vie dell’ambra, arrivato quest’anno alla sua terza edizione e, non a caso, “inquilino speciale” del museo dei Grandi Fiumi, grazie alla presenza nel Museo di questa preziosa resina, patrimonio del territorio polesano.

In questa terza edizione Ambra: oro del Baltico e del Polesine, che si svolgerà dal 7 al 15 novembre 2026, il Festival, sostenuto dalla Regione del Veneto, dal Comune di Rovigo e dalla Fondazione Cariparo, si propone ancora una volta non solo di consolidare l’interesse e il successo ottenuto negli anni precedenti, ma di trasformare Rovigo in un crocevia culturale europeo. E se l’anno scorso il paese ospite era l’Estonia, quest’anno focalizzeremo l’attenzione sulla Polonia, cercando di approfondire la storia commerciale e culturale che si è sviluppata intorno al polacco “oro del Nord”, visto che anticamente l’ambra proveniente dai paesi baltici veniva paragonata all’oro. Il Festival svilupperà, inoltre, anche un progetto ulteriore, In cammino, percorso che si concentrerà sul tema dei “pellegrinaggi” che si effettuavano attraverso la via Romea Germanica, strada che nel Medioevo non servirà più per trasportare l’ambra, convertendo la “strada dei mercanti” nella “strada dei pellegrini”. Tra le varie attività promosse dal Festival: mostre, concerti, installazioni, spettacoli di danza e di teatro, conferenze, attività didattiche e ludiche -dentro e fuori il Museo-, sottolineiamo il Convegno internazionale Dal Baltico al Po. L’ambra nella Protostoria europea a cura del CPSSAE (14 novembre 2026, Museo dei Grandi Fiumi, Rovigo).
Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale presentazione del progetto “Patricom. I patrimoni delle comunità: nuove narrazioni per un turismo culturale sostenibile in Veneto” promosso dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova con Scatola Cultura. Ecco il programma
Una nuova risorsa digitale per un turismo culturale sostenibile e di comunità nel territorio rodigino. È la piattaforma Patricom che sarà presentata domenica 16 novembre 2025, alle 16.30, in sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Adria, in via Badini 59 ad Adria (Ro), nell’ambito del progetto “Patricom. I patrimoni delle comunità: nuove narrazioni per un turismo culturale sostenibile in Veneto” promosso dal dipartimento dei Beni culturali dell’università di Padova in partenariato con l’impresa culturale Scatola Cultura. Il programma: I LUOGHI DEL CINEMA NEL POLESINE, nuove narrazioni per un turismo sostenibile. Presentazione pubblica dei testi e delle videointerviste sul cinema del Polesine realizzati nell’ambito della ricerca. A cura di Giulia Lavarone, Farah Polato e Martina Nisticò, con la collaborazione del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria. ARCHEOVENETO, il portale per conoscere l’archeologia nel Veneto. Presentazione pubblica del portale web dedicato al patrimonio archeologico regionale, con particolare riferimento alla provincia di Rovigo. A cura di Jacopo Bonetto, Andrea Raffaele Ghiotto e Vittoria Scaroni, con la collaborazione della Regione del Veneto, la direzione regionale Musei nazionali del Veneto e le soprintendenze Archeologia Belle arti e Paesaggio con sede a Padova Verona e Venezia. Interverrà all’incontro Stefania Paiola, in rappresentanza dell’impresa culturale Scatola Cultura. Alle 18 verrà offerto un piccolo rinfresco a tutti i presenti. Sono invitati a partecipare tutti gli interessati.
Adria (Ro). Il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo ha vinto il Premio “Città di Adria” della prima edizione di Adrikà, la rassegna del cinema archeologico Adria Delta del Po. Il commento della regista Brigida Gullo. Il primo bilancio di Emanuela Finesso, Alberta Facchi e Sandra Bedetti

Tutti – ospiti e organizzatori – sul palco virtuale del museo Archeologico nazionale di Adria per la prima edizione di Adrikà 2025 (foto graziano tavan)
A chiudere la tre giorni di proiezioni, incontri e attività collaterali tra il museo Archeologico nazionale di Adria, la Fondazione Franceschetti e Di Cola, l’Auditorium Pertini, sempre con una grande partecipazione di pubblico, non solo adriese, un lungo applauso a tutti partecipanti, ospiti e organizzatori, insieme sul palco virtuale del MAN di Adria, presenti nell’ultima giornata di Adrikà 2025, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva.

Adrikà 2025: da sinistra, Sandra Bedetti, Alberta Facchi, Lorenzo Daniele, Alessandra Cilio, ed Emanuela Finesso (foto graziano tavan)
Premio “Città di Adria”. Sul palco virtuale per la cerimonia di premiazione, domenica 14 settembre 2025, i cinque artefici di Adrikà 2025: i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, la presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria Emanuela Finesso, il direttore del museo Archeologico nazionale di Adria Alberta Facchi, l’archeologa e ispettrice onoraria della Soprintendenza Sandra Bedetti. Come ha spiegato Lorenzo Daniele. I primi tre film classificati sono risultati distanziati tra loro solo di qualche decimo di punto, a dimostrazione dell’apprezzamento complessivo del pubblico per i titoli in cartellone. A vincere il Premio “Città di Adria” della prima edizione di Adrikà, con un punteggio medio di 8.6, il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2024, 56’). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), terminata a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali: non solo oggetti in bronzo, tra cui una bellissima statua di bambino, che nasconde il suo segreto in una manina, un busto tagliato a metà con una posa regale, un serpente alato, il demone della vasca sacra e tante monete, ma anche preziosissimi materiali organici perfettamente conservati tra cui centinaia di uova deposte nell’acqua e ritrovate nel fango, alcune intatte, segno tangibile di un dono che forse allude anch’esso alle capacità generatrici della vasca sacra.

Adrikà 2025: Alberta Facchi, Sandra Bedetti ed Emanuela Finesso con il premio “Città di Adria” (foto graziano tavan)
Particolarmente soddisfatta la regista Brigida Gullo che ha mandato un messaggio vocale agli organizzatori di Adrikà: “Siamo onorati di questo premio, assegnatoci dal pubblico. Soprattutto per noi che facciamo servizio pubblico è importante ricevere un consenso del genere. Siamo arrivati allo scopo che ci eravamo prefissi. Quello di San Casciano è stato un lavoro emozionate, in un luogo cui siamo particolarmente affezionati. Soprattutto tenevano a far capire cosa succede dopo la scoperta. La ricerca archeologica non è una caccia al tesoro, non è questione di fortuna – o almeno non solo -, bisogna anche andare oltre per capire i contesti e il significato vero di ogni singolo reperto. Vi ringrazio”.
Al secondo posto, con un punteggio medio di 8.4, il film “Panorami sommersi. Le origini di Venezia” di Samuele Gottardello (Italia 2022, 52’). E al terzo posto, con un punteggio medio di 8.3, il film “I Leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (2019; 76’).
Un primo bilancio di Adrikà 2025 è stato affidato alle tre donne che sono state l’anima adriese della manifestazione: Emanuela Finesso, Alberta Facchi e Sandra Bedetti.
“Quando siamo partiti – ricorda Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Sdria – era un cimentarsi in un’impresa, era tentare di fare una cosa nuova innovativa per Adria, per questo museo (MAN di Adria, ndr), per il Circolo del Cinema, perché questo modo di fare cinema non era usuale per noi. Quindi questa scoperta, questa sperimentazione era proprio l’idea di tentare qualcosa di nuovo, non sapendo dove andavamo a parare, non sapendo del risultato finale, ma la grande partecipazione di pubblico in tutti i momenti del nostro festival, la partecipazione degli adriesi, dei soci del Circolo, ma anche di persone che non ci conoscono, di persone che sono venute da altre parti del Veneto, ci ha veramente fatto capire – conclude – che la sperimentazione ha avuto successo e possiamo tentare di replicarla. Grazie collettivo a tutti voi del pubblico, a tutti i sostenitori del circolo e della manifestazione”.
“I commenti che ho sentito in questi tre giorni di cinema, di altri eventi che hanno unito la comunità – ammette Alberta Facchi, direttore del museo Archeologico nazionale di Adria -, sono stati tutti bellissimi: abbiamo raccolto un po’ tutti quelli che lavorano o si divertono con l’archeologia nel territorio. Ma il commento più bello che avete fatto è: “Non pensavo che l’archeologia fosse così”. Mi hanno detto: “Ci avete aperto un mondo”, “Ci avete fatto vedere che l’archeologia è archeologia sperimentale, che è giovane, fresca, che non è solo quella dei musei, che non è solo quella degli scavi, ma che l’archeologia è tutto un mondo ed è anche un modo di pensare”. Insomma, quello poi che ovviamente mi è piaciuto di più è il commento di coloro che non avevano mai visto il museo, perché questo festival ha attirato veramente persone da tutta la regione. Questo grazie anche al grosso lavoro dei media, che è stato fatto sui social, e tutti sono rimasti attoniti dall’archeologia di Adria. Quindi io lo dico ai locali, a quelli del territorio, davvero l’archeologia è una risorsa: questo territorio ha la natura e l’archeologia. E io sono molto felice – conclude – perché secondo me in questa occasione per davvero è tangibile la sensazione che sia una risorsa”.
“Bisogna sottolineare l’aspetto trasversale che è la chiave di tutto – sottolinea l’archeologa Sandra Bedetti -. E quindi aver trovato un linguaggio per avvicinare appunto chi non frequenta i musei all’archeologia, ma soprattutto aver avvicinato anche gli archeologi che di solito hanno le loro metodologie, che hanno l’aspetto scientifico, all’idea che l’archeologia va comunicata, e va trovato un linguaggio che sia aperto a tutti. Per me la soddisfazione più grande – conclude – sono stati questi ragazzi, che tra l’altro ho curato fin dall’inizio. Grazie”.
Adria (Ro). La terza e ultima giornata di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po”, si apre al mattino con le visite guidate, quindi due film (Panorami sommersi e Sui tetti di chi dorme); incontri sugli aerei perduti nel Polesine e sulla musica nel mondo antico. Il film “Cuntami” fuori concorso. Si chiude con la consegna del premio Città di Adria
Saranno Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria e Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria a consegnare, domenica 14 settembre 2025, alle 18.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) il Premio del Pubblico “Città di Adria” al miglior film di Adrikà. Ma questa cerimonia che chiuderà la prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva, arriverà alla fine di terza giornata con un programma intenso.
La mattinata si apre alle 9.30 al museo Archeologico nazionale di Adria con le visite guidate all’interno delle sale espositive fino alle 11.30. Le proiezioni iniziano invece alle 10.30, sempre al MAN, con il film “Panorami sommersi. Le origini di Venezia” di Samuele Gottardello (Italia 2022, 52’). Un emozionante viaggio alla scoperta di com’era Venezia Prima di Venezia. Un film documentario che indaga i mondi e le storie sommerse legate alle affascinanti realtà archeologiche che si celano nella Laguna di Venezia. Un’esperienza unica per vivere la Laguna di Venezia attraverso i racconti autentici di uomini che hanno saputo guardare oltre l’orizzonte. Segue alle 11.30, Archaeoreporter: il reportage e la comunicazione dei beni culturali “Caso-studio degli aerei perduti del Polesine”. Interviene Angelo Cimarosti, direttore responsabile e fondatore della testata giornalistica ArchaeoReporter.
Il pomeriggio, alle 15.30, riprendono le proiezioni con il film “Sui tetti di chi dorme” di Antonello Pisano Murgia (Italia 2024, 15’). Tuvixeddu è la più grande necropoli Punica del mediterraneo. Ciò che rimane della Necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. E fanno loro i versi tratti da “La sera del dì di festa” di Giacomo Leopardi: “e pensar come tutto al mondo passa e quasi orma non lascia”.
Segue il film fuori concorso “Cùntami” di Giovanna Taviani (Italia 2021, 67’). Interviene Giovanna Taviani, regista e direttrice del SalinaDocFest. Un road movie su un furgone rosso in giro per la Sicilia alla ricerca dei nuovi narratori orali che si richiamano alla grande tradizione del cunto e dei cantastorie, per raccontare l’altra Sicilia, quella che si risveglia attraverso la forza universale delle storie popolari del passato per narrare il nostro presente. Il viaggio, con Don Chisciotte seduto sopra il tettino del furgone a bordo del suo cavallo bianco, e Ulisse, Polifemo, Angelica, Orlando, Bradamante e Rodomonte, la Sirena, Colapesce e Sancho Panza seduti sul retro, si svolge su un furgone rosso simile ai vecchi carretti siciliani del dopoguerra, che andavano in giro per la Sicilia a mostrare al popolo di contadini e pescatori l’Opera dei Pupi. Dall’800 in poi con il teatro tradizionale delle marionette, attraverso il grande patrimonio di storie antiche e condivise gli opranti diffondevano un gesto di ribellione politica. L’Opera dei Pupi sopravvive nel sud ancora oggi, come uno dei simboli dell’identità siciliana, e nel 2001 è stata proclamata dall’UNESCO “Capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell’umanità”. Il viaggio parte da Palermo e tocca cinque luoghi simbolici della Sicilia, ciascuno legato a una storia e a un grande narratore orale siciliano.
Ultimo appuntamento della giornata e della rassegna, prima della cerimonia di premiazione, alle 17.30, per INCONTRI CON L’ANTICO “Frammenti sonori: ricostruire la musica del mondo antico”. Intervengono Mario La Rosa, archeologo, dottorando DBC università di Padova; Laura Noviello, archeologa musicale.
Adria (Ro). La sala dei Vetri del museo Archeologico nazionale speciale quinta per le performance delle ragazze del Gruppo Danze Antiche di Villadose nell’ambito di Adrikà 2025

Alberta Facchi, direttrice del Man Adria, con le ragazze del Gruppo Danze Antiche di Villadose (Ro) nella sala dei Vetri romani del MAN Adria (foto graziano tavan)

Le ragazze del Gruppo Danze Antiche di Villadose davanti al museo Archeologico nazionale di Adria (foto graziano tavan)
L’hanno chiamata “Archeologia e danza”: è stato il momento di spettacolo offerto da sei ragazze del gruppo Danze Antiche di Villadose (Ro) dirette dalla prof.ssa Silvia Bellinello inserito nel ricco programma della seconda giornata di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva. Le danze, iniziate sotto la pioggia in centro storico, si sono concluse al museo Archeologico nazionale di Adria, con tre performance nella più iconica delle sale dell’Archeologico, quella dei vetri romani, esposti nella coloratissima parete ad alveare. E alla fine i complimenti, tra gli applausi del pubblico/visitatori presenti, sono venuti dalla “padrona di casa”, Alberta Facchi, direttrice del Man Adria. Ecco i tre balletti eseguiti dalle ragazze della prof.ssa Bellinello.
Adria (Ro). Seconda giornata di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po”: mattino con “Etruscreen: festival per le scuole” e danza in centro; pomeriggio con l’archeologia sperimentale e due film (“The Custodian” e “In carne e in Bronzo”), serata con “La chimera” fuori concorso
Seconda giornata, sabato 13 settembre, di Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva. La mattinata, dalle 9 alle 11.30, al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro), è dedicata alle scuole con “Etruscreen: festival per le scuole”. Proiezioni dei film “In the beginning” di Shaun Clark (Regno Unito 2021, 11’); “Man creates man” di Yiotis Vrantzas (Grecia 2020, 7’); “Aquiles en la isla de Skyros” di Josè Luis Gomez Merino (Spagna 2004, 6’); “The Kiss” di Ali Zare Ghanatnowi (Francia 2022, 8’). Segue, per INCONTRI CON L’ANTICO, “Il cinema come strumento di valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici”. Interviene Giulia Lavarone, ricercatrice DBC università di Padova. Quindi con SCUOLA ATTIVA i protagonisti saranno gli studenti del liceo classico “Bocchi Galilei” e dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani”: i primi presenteranno il video, da loro prodotto, con il bando PNRR; i secondi con DAL MUSEO ALLA TAVOLA, presenteranno il percorso formativo sui piatti della cucina etrusca.
E mentre al museo Archeologico nazionale l’archeologia incontra le scuole, il centro storico di Adria si anima, dalle 9.30 alle 11.30, con ARCHEOLOGIA A PASSO DI DANZA: Rievocazioni storiche itineranti del Gruppo di Danza Antica di Villadose. Partenza da piazza Garibaldi lungo corso Vittorio Emanuele II e a seguire visite guidate a tema alle sale espositive del Museo.
Il pomeriggio al museo Archeologico nazionale di Adria apre alle 15 con ARCHEOLOGIA ATTIVA: La lavorazione del vetro nel mondo antico, attività dimostrative di archeologia sperimentale pensate per le famiglie, a cura di “Officina Temporis”.
Alle 17, apre le proiezioni cinematografiche il film “The Custodian” di Mehmet Fatih Guden (Turchia 2021, 33’). Perché non possiamo essere tutti come Mehmet Coban? Dopo il genocidio armeno del 1915, a distanza di oltre un secolo, i tanti monasteri e le strutture ecclesiastiche lasciate dal popolo armeno in Anatolia sono ancora oggetto di saccheggio e distruzione. Questo documentario racconta la storia di Mehmet Coban, imam della moschea del villaggio, e della sua scelta di proteggere l’antico monastero armeno di Varakavank, nel villaggio di Bakraçlı della città di Van, nel Kurdistan turco. Lo fa da quarant’anni, seguendo l’esempio del padre.
Segue il film “In carne e bronzo. Il santuario di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia 2024, 56’). Il documentario racconta l’ultima campagna di scavo presso il sito archeologico del Bagno Grande a San Casciano dei Bagni (Si), terminata a ottobre 2024, che ha rivelato scoperte eccezionali: non solo oggetti in bronzo, tra cui una bellissima statua di bambino, che nasconde il suo segreto in una manina, un busto tagliato a metà con una posa regale, un serpente alato, il demone della vasca sacra e tante monete, ma anche preziosissimi materiali organici perfettamente conservati tra cui centinaia di uova deposte nell’acqua e ritrovate nel fango, alcune intatte, segno tangibile di un dono che forse allude anch’esso alle capacità generatrici della vasca sacra. Quindi per INCONTRI CON L’ANTICO, alle 18.30, “Fragranze d’Etruria”. Interviene Roberto Macellari, già conservatore delle collezioni archeologiche dei Musei Civici di Reggio Emilia. Il pomeriggio si chiude alla Fondazione Franceschetti e Di Cola, alle 19.45, con Apericena a cura dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani” di Adria. Prenotazione obbligatoria.
La seconda giornata di Adrikà si chiude all’Auditorium Pertini, alle 21, con il film fuori concorso “La chimera” di Alice Rohrwacher (Italia 2023, 134’). Nella Toscana anni ’80, il film racconta la storia di un archeologo britannico, Arthur, che viene coinvolto nel mercato nero di reperti storici preziosi, rubati dalle tombe etrusche durante scavi notturni e rischiosi. Dopo essere tornato da una cittadina sul mar Tirreno, Arthur si riunisce con la sua sciagurata banda di tombaroli, alla quale offre la sua dote: sentire il vuoto. Arthur, infatti, è in grado di percepire il vuoto della terra, là nelle profondità del suolo, dove vi sono nascoste le vestigia di un mondo passato e dimenticato. Quel vuoto è identico a quello l’uomo percepisce nel suo animo, quando ricorda il suo amore perduto, Beniamina, il cui ricordo lo guida e tormenta. In questo viaggio sospeso tra vivi e morti, tra feste, solitudini e incontri effimeri, la chimera inseguita con tanta fatica e di ardua cattura diventa un sogno agognato e difficile da raggiungere, come un guadagno facile, una vendetta sociale o la ricerca di un amore ideale.
Loreo (Ro). Aspettando Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico, al teatro sociale il film “Askos, il canto della sirena” e “Incontro con l’antico. Una singolare vicenda nel cuore della Magna Grecia” con Simonetta Bonomi
A Loreo aspettando la prima edizione Adrikà, rassegna internazionale del cinema archeologico “Adria e Delta del Po” (12-13-14 settembre 2025), promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria con il museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) e la consulenza del Festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) e Archeovisiva. Giovedì 11 settembre 2025, al Teatro sociale di Loreo (Ro), alle 21, proiezione del film “Askòs, il canto della Sirena”, seguita alle 22, dall’incontro con l’archeologa Simonetta Bonomi, già soprintendente Archeologia del Veneto, della Calabria e del Friuli Venezia Giulia.
Apre la serata, alle 21, fuori concorso il film “Askòs, il canto della Sirena” di Antonio Martino (Italia 2023, 62’). Nel 1983 in un bosco fuori la città di Crotone, un contadino, trova per caso una tomba antica e tra i tanti reperti rinvenuti trova anche un oggetto a forma di uccello, poi volgarmente definito dal contadino la “Papera”. Molto presto scopre che l’oggetto potrebbe avere un valore economico, cosi lo rivende ad un ricettatore di Bari per 10 milioni di lire e una mucca. Subito dopo viene portato in Svizzera e acquistato da un gruppo di multinazionali del farmaco per 400 milioni di lire. Successivamente, attraverso altri passaggi, l’oggetto viene acquistato dal Getty Museum di Malibù per 2 miliardi di lire. La “Papera” in realtà è un Askòs, un reperto funerario magno-greco risalente al IV-V secolo A.C. Rappresenta una sirena (arpia) e costituisce uno dei rari oggetti che possono essere legati direttamente alla dottrina di Pitagora, che fondò la scuola di sapere proprio a Crotone. I segreti della civiltà magno greca, relativi alla storia di Crotone, restano ancora un mistero. Nonostante sia un’area di altissimo interesse archeologico i siti di interesse vengono abbandonati a se stessi. Gli anni Ottanta, periodo in cui la sirena fu rinvenuta clandestinamente, erano gli anni della piena industrializzazione del territorio crotonese. La cultura del denaro, del progresso e del materialismo sfrenato, che stava cambiando radicalmente il territorio crotonese negli ultimi 70 anni, non considerò l’archeologia una cosa importante, la quale venne ignorata oppure distrutta per favorire la costruzione di strade e di infrastrutture. Questo favorì la nascita di bande di tombaroli, che in contatto con ricettatori internazionali, iniziarono il traffico di reperti archeologici. Quattro personaggi raccontano la storia dal loro punto di vista, offrendo una visione diversificata del problema dell’archeologia e dell’importanza di proteggere il patrimonio ancora nascosto nel sottosuolo, costantemente minacciato da scavi illegali e commercio clandestino.
Segue, alle 22, “Incontro con l’antico. Una singolare vicenda nel cuore della Magna Grecia”: interviene Simonetta Bonomi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria dal 2009 al 2015, con una solida carriera nelle ricerche di archeologia greca e romana e direttrice del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ha condotto progetti di valorizzazione, partecipato a importanti studi (come quelli su Frattesina e vetri antichi) e coordinato scavi nel Friuli-Venezia Giulia. Al Teatro del Centro Sociale di Loreo, Simonetta Bonomi parlerà della sua esperienza come soprintendente per i Beni archeologici della Calabria. Ingresso gratuito.
Adria (Ro). Presentata la prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale di cinema archeologico “Adria e Delta del Po”, nata da un’idea del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria, accolta dal museo Archeologico nazionale e realizzata dalla direzione artistica del festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct). Ecco il ricco programma della tre giorni con anteprime a Loreo e Porto Tolle
“Raccontare l’archeologia come esperienza viva, capace di collegare mondi molto diversi tra loro. Dalle rotte commerciali dell’antica Roma alle leggende sommerse, fino alle storie custodite dai narratori orali, il nostro intento è stato scegliere film che unissero rigore scientifico e sguardo autoriale”: così Lorenzo Daniele, regista e produttore di documentari, direttore artistico con Alessandra Cilio, archeologa prestata alla scrittura e alla sceneggiatura, ha introdotto in video conferenza da Licodia Eubea (Ct) la presentazione – martedì 2 settembre 2’025 – della prima edizione di Adrikà, rassegna internazionale di cinema archeologico “Adria e Delta del Po”, nata da un’idea del Circolo del Cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria (Ro) e della sua presidentessa, Emanuela Finesso. “Un’idea sposata subito dal mio direttivo”, ha sottolineato Finesso, “per proporre un evento non per gli addetti ai lavori ma per chi vuole accrescere la propria cultura; non solo per chi è appassionato di archeologia ma di cinema tutto, fortemente curioso di vedere un nuovo modo di raccontare l’antico che è quello appunto attraverso le immagini. Una rassegna – ha continuato Finesso – per le famiglie che avranno un loro spazio dedicato, per i giovani con una intera mattinata dedicata alle scuole: perché vogliamo che sia una festa per tutti”. Location d’eccezione, la cittadina di Adria col suo bel museo Archeologico nazionale, diretto da Alberta Facchi, ad ospitare la kermesse cinematografica, assieme ai centri del Delta del Po di Loreo (5 settembre) e Porto Tolle (11 settembre), dove si svolgeranno due serate pre-festivaliere. “Ho sposato subito l’idea di portare ad Adria una rassegna internazionale, anzi un festival internazionale di cinema archeologico”, ha confermato Facchi. “Ed è nata una felicissima collaborazione perché l’archeologia – come dice l’archeologa Sandra Bedetti – stimola l’immaginario. L’archeologia crea storie narrazioni e il cinema è un modo per raccontarle: un bellissimo connubio”.

Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio direttori artistici del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) (foto graziano tavan)
La direzione artistica della manifestazione – come si diceva – è stata affidata a Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio, già organizzatori del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (CT), quest’anno alla sua XV edizione; del Rhegion International Film Festival di Reggio Calabria; e da due anni curatori della rassegna cinematografica del Sardinia Archeo Festival che si svolge ad agosto nel suggestivo complesso nuragico di S’Arcu e is Forros, presso Villagrande Strisaili (NU). “Il pubblico – anticipa Lorenzo Daniele – non troverà i documentari televisivi a cui siamo abituati, ma opere d’autore che restituiscono l’archeologia in tutta la sua dimensione affascinante e coinvolgente”.
I film sono il cuore pulsante della manifestazione, in gara per il premio del pubblico “Città di Adria”. “Si tratta di quattordici opere cinematografiche italiane e straniere”, spiega Alessandra Cilio, “caratterizzate tutte da un taglio squisitamente autoriale: docufilm, cortometraggi e film di finzione che, con grande personalità, trasformano il patrimonio culturale in una narrazione capace di emozionare lo spettatore e ricondurlo, attraverso un gioco di rimandi e allusioni, a tematiche profondamente attuali. Ancora una volta il cinema si rivela specchio del nostro tempo e mezzo privilegiato per leggere i dibattiti, le speranze, le tensioni che animano la nostra società.”.
Lorenzo Daniele entra nel merito del programma: “Non posso citarli tutti, ma vorrei ricordarne alcuni che rappresentano bene lo spirito di questa rassegna. Semidei, di Fabio Mollo e Alessandra Cataleta, ci riporta al 1972, quando i Bronzi di Riace emersero dopo duemila anni di silenzio: un film che intreccia immagini d’archivio e testimonianze per farci riflettere non solo sul passato ritrovato, ma anche sul futuro che vogliamo costruire attraverso la memoria. Cùntami, di Giovanna Taviani, figlia di Vittorio, è invece un viaggio in Sicilia alla ricerca dei cantastorie, dei pupari, degli operatori della memoria: un film che racconta quanto le storie siano ancora oggi radici vive e strumenti per leggere il presente. Avremo poi I Leoni di Lissa di Nicolò Bongiorno, che ci porta nelle acque dell’Adriatico alla scoperta di un relitto legato alla celebre battaglia navale del 1866. E ancora cortometraggi dal Regno Unito, dalla Grecia, dalla Spagna, dalla Francia e dalla Turchia, come The Custodian di Mehmet Fatih Guden, che solleva il tema attualissimo dei beni culturali minacciati dalle guerre. Questi film, pur nella loro diversità – conclude -, hanno una caratteristica comune: parlano a tutti. Sono adatti a un pubblico di giovani e meno giovani, a chi è un addetto ai lavori, ma anche a chi si avvicina per la prima volta all’archeologia. Perché il cinema, in fondo, è un linguaggio universale che ci unisce”.
Ma non solo film. “Il programma della prima edizione di Adrikà – interviene Alessandra Cilio – è stato elaborato con l’intento di offrire ad un pubblico quanto mai vario una molteplicità di esperienze: incontri con professionisti del patrimonio culturale e della sua comunicazione; momenti di convivialità attraverso gli apericena dell’IPSEOA “Giuseppe Cipriani” di Adria, di scoperta e di spettacolo, con la performance teatrale di Antonino Varvarà, le rievocazioni storiche del Gruppo di Danza Antica e i laboratori di Officina Temporis. Non mancheranno le visite guidate all’interno delle sale espositive del museo Archeologico nazionale di Adria e agli scavi archeologici dell’area di San Basilio Ariano nel Polesine. L’Antico e il Contemporaneo si osservano, all’interno di questa prima edizione di Adrikà, si incontrano e si raccontano a vicenda. E il risultato è tale che, come ha detto qualcuno, si può giocare qualche secondo a chiudere gli occhi, immaginare che il passato è ieri, e che gli Antichi non sono morti da secoli. Si sono solo allontanati un momento”.























Commenti recenti