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Rovereto. Presentata la 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”, un’edizione speciale che accanto alle tematiche archeologiche racconta la tutela del patrimonio culturale e ambientale, la scoperta di civiltà, le tradizioni, la conservazione della memoria popolare

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: il conto alla rovescia è iniziato. E quella del 2020, da mercoledì 30 settembre a domenica 4 ottobre, sarà un’edizione speciale: “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”: 65 proiezioni, 20 nazioni rappresentate, 2 mattine per le scuole con proiezioni dedicate, 2 pomeriggi dedicati ai film in lingua originale, 1 nuova sezione di corti animati, 1 evento speciale con il film del Parco del Colosseo, 2 appuntamenti speciali, 1 premio del pubblico e 3 menzioni con giurie di esperti. Da una difficoltà, un’opportunità, sottolineano alla Fondazione museo civico Rovereto. “Le difficoltà organizzative imposte dalla pandemia in corso hanno obbligato tutti a ripensare e reinventare manifestazioni culturali anche molto consolidate nel tempo”. La riflessione degli organizzatori della Rassegna, dalla direttrice Alessandra Cattoi al presidente Giovanni Laezza all’archeologa del museo Barbara Maurina, si è spostata dunque sul contributo che il festival può dare in un’occasione come questa, per raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico del nostro Paese, la sua bellezza, la sua storia anche minuta, e ha prodotto un’edizione speciale, fuori dalla tradizione, dal titolo “L’Italia si racconta. Il patrimonio culturale al cinema”. Le tematiche archeologiche rimangono al centro del concorso cinematografico, lasciando però spazio anche ad altri argomenti, più legati alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, alla scoperta di civiltà, alle tradizioni, alla conservazione della memoria popolare. L’attenzione è puntata al racconto dell’Italia ma anche alle produzioni italiane nel mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani, che sono anch’essi un patrimonio da preservare. Non mancano naturalmente le sezioni dedicate alle novità più recenti, la selezione delle migliori produzioni della cinematografia sul patrimonio archeologico e culturale dal resto del mondo, con una nuova proposta in lingua originale, e infine uno spazio interamente riservato agli specialissimi corti animati. La Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri.

National Geographic Italia media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

La rivista Archeo media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

Le collaborazioni. Si rinnova anche quest’anno la collaborazione con importantissimi partner, quali la prestigiosa rivista internazionale National Geographic, media partner della manifestazione. Altra testata nazionale che seguirà in modo particolare la rassegna, la rivista tematica Archeo. Collaborazioni anche con Apt di Rovereto e Vallagarina, il Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino, Exquisita, Vivallis e altre realtà del territorio. “Il 2020 sarà ricordato a lungo come un anno molto complicato, drammatico, doloroso, pieno di incognite. Eppure, a volte è proprio da circostanze così particolari come quelle che tutti stiamo vivendo che le opportunità si presentano”, afferma Giovanni Laezza, presidente della Fondazione MCR. “Così, un po’ per calcolo e un po’ per fatalità, la Rassegna internazionale del Cinema archeologico nel 2020 ha imboccato una strada inconsueta, proponendo al pubblico un’edizione fuori dalla tradizione. Si è deciso infatti di raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico, concentrando il punto di vista soprattutto sull’Italia, pur non trascurando il patrimonio mondiale”. E Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione e della Rassegna: “Nel solco di un lungo percorso che ha portato il Festival ad affermarsi come appuntamento di riferimento non solo in Italia ma a livello internazionale. “L’Italia si racconta” ha l’ambizione di dedicare molta attenzione non solo al racconto del paese, ma anche alle produzioni italiane in tutto il mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani. Il nostro patrimonio sono anche loro”.

I documentari 2020. Un record i film iscritti per la selezione, oltre 1250, da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, ai film in programma, che garantiscono un’elevata qualità della proposta cinematografica, con ampio spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi film in palinsesto in questa Rassegna: 65 nuovi film provenienti da 20 nazioni diverse, molti in anteprima per l’italia e uno in anteprima mondiale. Il programma prevede una carrellata di film italiani che raccontano il patrimonio materiale e immateriale del nostro paese, oppure film prodotti o diretti da autori italiani. Le serate del venerdì e del sabato apriranno invece una finestra sulle migliori proposte documentaristiche a livello mondiale: full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture, nelle tradizioni del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. Nel programma si trovano anche film che scoprono popoli, tradizioni, genius loci anche con approcci diversi, come la musica, la storia familiare, gli antichi mestieri, la storia che si intreccia con l’attualità. Novità dell’edizione, una sezione speciale dedicata ai film in lingua originale, un’altra sezione ai cortometraggi d’animazione. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Il focus è sul patrimonio materiale e immateriale dell’Italia, tutto da scoprire attraverso i sensibili obiettivi dei registi, ma anche sul patrimonio mondiale. Non mancano film sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, Roma e il Medioevo, le civiltà africane o orientali, gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Ma c’è spazio per scoprire le tradizioni e i mestieri antichi che si tramandano di generazione in generazione, c’è spazio per modi nuovi per scoprire il patrimonio, nel paesaggio industriale, in bicicletta, nelle tappe dei concerti di una grande cantante come Tosca, nei viaggi in India di un Busker e in molto altro di curioso e affascinante.

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita il programma principale della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Le giornate e i premi. Le prime due giornate del festival, mercoledì 30 e giovedì 1°, con le sezioni dedicate alle scuole e ai film in lingua originale, saranno ospitate nella sala Zeni del museo di Scienze e Archeologia (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), mentre dal giovedì sera alla domenica il programma sarà ospitato nella splendida cornice del Teatro Zandonai (corso Bettini, 78 Rovereto), con il programma de “L’Italia si racconta”, le finestre sul mondo e la sezione dei corti animati. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemA.Mo.Re., insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani, e per la prima volta la menzione Nuvolette, attribuita dagli esperti del festival alla migliore tra le animazioni nella sezione dei corti animati. La premiazione avverrà con un piccolo evento all’aperto di fianco al teatro Zandonai domenica 4 ottobre 2020 alle 18.30.

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Gli incontri. La Rassegna è molto più dei film. E anche in quest’annata particolare dove, per ragioni di sicurezza, non sono previsti aperitivi, conversazioni e tavole rotonde, rimangono tre momenti speciali, uno a teatro, il giovedì 1° ottobre alle 20.45, in collaborazione con Montura Editing, dal titolo “Bikethehistory”, con Alessandro De Bertolini. Una serata speciale con l’autore di un reportage di viaggio tra filmati e immagini straordinarie, con il racconto di un viaggiatore in sella alla sua bicicletta. Altro appuntamento la domenica pomeriggio, con la presentazione del documentario in prima nazionale “Project China”, con la presenza in sala dei registi Thomas Saglia e Elisabetta Giacchi. Il pomeriggio di sabato 3 ottobre 2020 ospiterà invece un appuntamento specialissimo, con la presentazione del nuovissimo documentario di stringente attualità realizzato da Luca Lancise e Davide Morabito in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo dal titolo “Reopening Colosseum, Il Colosseo in Quarantena”, con la presenza dei responsabili del parco e dei registi.

Il castrum dell’area archeologica di Loppio sull’isola di Sant’Andrea (foto Fmcr)

Non solo festival. Oltre al programma cinematografico, pur seguendo tutte le prescrizioni per garantire la sicurezza e nonostante le limitazioni, sono diversi gli eventi collaterali all’aperto offerti dalla Rassegna. Sabato 3 ottobre 2020, alle 10, “A Rovereto sulle tracce di Paolo Orsi”, visita guidata nel centro storico attraverso i luoghi che raccontano il famoso archeologo roveretano in onore del quale la rassegna nasce. Sabato 3 e domenica 4 ottobre 2020, alle 11, “Visita al giardino segreto di Palazzo Betta Grillo”, a cura di associazione Quercus, Becoming X e Fondazione Museo Civico nell’ambito del Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino. Una visita guidata con esperti del Museo alla scoperta della storia e della flora del giardino di Palazzo Betta Grillo. Due illustratori del Collettivo Becoming X racconteranno, in una sorta di comic reportage, la visita tra fiori e alberi del giardino monumentale ottocentesco. Domenica pomeriggio, “Alla scoperta del castrum”, visita al sito archeologico situato sull’isola di Sant’Andrea nell’alveo del lago di Loppio di Garda. Tutte le attività sono gratuite per i partecipanti al Festival, su prenotazione presso la segreteria del Festival. Gratuito per i partecipanti al Festival anche l’ingresso alla mostra “Ci vuole un fiore”, sia nella sede del museo di Scienze e Archeologia che nel museo della Città. La Rassegna è anche occasione di esperienze di conoscenza del territorio realizzate in collaborazione con APT Rovereto e Vallagarina: alle visite guidate in città sulle tracce di Paolo Orsi e alla scoperta del castrum sull’isola di Sant’Andrea presso il lago di Loppio possono essere abbinati menù tematici proposti dai ristoranti della valle, che porteranno in tavola colori e sapori dell’autunno. E per chi prenota queste esperienze online su visitrovereto.it o telefonando all’APT di Rovereto, la Fondazione Museo Civico riserverà un posto in prima fila per le proiezioni del Festival.

Al via a Rovereto la XXX rassegna internazionale del cinema archeologico: 44 film da 20 Paesi in concorso per il XIV premio “Paolo Orsi” assegnato da una giuria internazionale. Poi il premio del pubblico e degli archeoblogger

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita proiezioni ed incontri della rassegna internazionale del cinema archeologico

Tutto è pronto a Rovereto per la 30ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del ministero ai Beni e alle Attività culturali e del ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2019 a Rovereto, per la prima volta comprendendo anche la domenica per agevolare la partecipazione, il palinsesto cinematografico dedicato all’antichità sarà ricco di proposte, con 44 film in concorso da 20 nazioni diverse, 3 incontri, un evento speciale di celebrazione del trentennale della Rassegna con la première della docufiction su Paolo Orsi, voluto dalla Fondazione con la collaborazione dei produttori trentini della Filmwork (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/24/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-per-ledizione-del-trentennale-cambia-la-giornata-finale-sara-la-domenica-dedica-ed-evento-speciale-per-larcheologo-rove/). Graditissima la presenza di numerose e nuove produzioni italiane, quasi la metà dei film in cartellone. Full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Si confermano anche le collaborazioni con National Geographic Italia, media partner della manifestazione e con la rivista di settore Archeo, oltre alle quali vanno segnalate le sinergie costruite con numerose realtà che arricchiscono gli eventi della settimana con appuntamenti “Rassegna in città” di grande qualità e interesse. L’intera settimana della manifestazione sarà ospitata nella splendida cornice del Teatro Zandonai, salotto buono cittadino che la città di Rovereto apre al pubblico della Rassegna. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il premio più importante sarà il XIV premio Paolo Orsi attribuito da una giuria internazionale di esperti, composta da Gabriele Carletti, Elli Kriesch, Maria Longhena, Franco Nicolis, Andreas M. Steiner. Per il 2019, il “Premio Paolo Orsi” per la migliore realizzazione cinematografica consisterà in una targa e una somma di tre mila euro che saranno consegnati al produttore dell’opera. Si tratta quindi di un piccolo ma significativo incentivo a nuovi progetti e realizzazioni cinematografiche ad argomento archeologico.

Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico sono 44 i film in concorso da 20 Paesi

I documentari 2019. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi 49 film in palinsesto in questa XXX Rassegna. Sempre acceso l’obiettivo sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Roma, per il Medioevo, per le civiltà africane o orientali, per i nativi americani, la preistoria di Malta, la paleontologia dell’Alaska e molto altro ancora di curioso e affascinante, come gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Oltre 1200 i film arrivati alla Rassegna da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, alla cinquantina di film in programma, che cercano di coprire un ampio panorama storico e geografico, oltre a garantire un’elevata qualità della proposta cinematografica, che vuole dare spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari come i corti d’autore o l’animazione.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma

Le conversazioni e gli incontri. Ma la Rassegna è molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dall’archeologia nelle Alpi, al colore nell’antichità e fino al Rinascimento, al movimento di popoli nell’Anatolia, a un evento speciale per il Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e alla fine delle conversazioni le domande si potranno fare a tu per tu, incontrando i protagonisti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole. In particolare, Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento e Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, parleranno di Archeologia nelle Alpi insieme al giornalista e archeologo Marco Perinelli; successivamente si parlerà deI colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, in una conversazione moderata da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Infine con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, si parlerà dell’attualissimo argomento del movimento di popoli con la conversazione “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica”, moderata da Alessandra Clementi di National Geographic Italia.

La 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto chiude in un crescendo rossiniano. Assegnato al film francese “L’enigma della tomba celtica” il premio “Città di Rovereto” e attribuite tre menzioni speciali

L’eccezionale sepoltura di Lavau protagonista del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot vincitore del premio “Città di Rovereto” 2018

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il Milano Saxophone Quartet al teatro Zandonai di Rovereto (foto Graziano Tavan)

Con il film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” la Francia si aggiudica il premio “Città di Rovereto” della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (2-6 ottobre 2018), assegnato dal pubblico alla fine di cinque giorni di proiezioni, che si sono susseguite nella splendida cornice del teatro Zandonai in un vero e proprio “crescendo rossiniano” come quello proposto al pubblico in chiusura della serata delle premiazioni dal Milano Saxophone Quartet (Stefano Papa, sax soprano; Massimiliano Girardi, sax tenore; Damiano Grandesso, sax contralto; Livia Ferrara, sax baritono) dopo il concerto in cartellone “La sinfonia della Storia. Musica e immagini archeologiche”, con immagini su Roma e Pompei tratte da film conservati nell’archivio della Fondazione Museo Civico che per l’evento ha contato sulla collaborazione del Musica Riva Festival, e del sostegno della fondazione Caritro. Dopo i saluti della direttrice Alessandra Cattoi e del presidente della Fondazione, Giovanni Laezza, si è proceduto all’assegnazione del premio “Città di Rovereto” e alle tre mezioni attribuite da altrettanti giurie specializzate.

Un gioiello dalla sepoltura di Lavau: frame del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot

Il premio “Città di Rovereto” attribuito dal pubblico al più gradito sui 35 documentari in concorso nelle cinque giornate di proiezioni è andato – come detto – al film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot (Francia, 2017; 88’). La scoperta, nel 2014, di una tomba celtica del V secolo in Francia, a Lavau, rivela un periodo poco documentato della storia dei Celti europei, il periodo di Hallstatt, che durò circa un secolo e scomparve lasciando poche tracce. In quel tempo i Celti commerciavano con il resto d’Europa, costruendo città e porti, senza scrittura e senza l’uso della moneta.

Andreas Steiner, direttore di Archeo, con le consulenti scientifiche del film “La fragilità del segno” Anna Revedin e Silvia Florindi (foto Graziano Tavan)

Menzione speciale della rivista Archeo. La prima menzione è stata attribuita dalla redazione di Archeo, che da quest’anno collabora con la manifestazione roveretana. Sono stati valutati i 15 film in concorso che avevano per tema la valorizzazione e la conservazione del patrimonio italiano. Andreas M. Steiner , direttore di Archeo, ha consegnato il premio al film “La fragilità del segno” di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, prodotto dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italia, 2017; 22’), con la seguente motivazione: menzione Archeo a “La fragilità del segno” per la sua sapiente capacità di unire, seguendo un filo rosso coerente e dinamico, fotografie, filmati e suoni d’epoca a ricostruzioni digitali, facendo “rivivere”, nel miglior modo possibile, quel meraviglioso mondo perduto rappresentato dall’arte rupestre sahariana (già definito dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan “patrimonio dell’umanità”) quale è emerso dalle straordinarie e avventurose ricerche condotte nella prima metà del Novecento dallo studioso italiano Paolo Graziosi.

Antonia Falcone legge la motivazione della menzione al film “Katman” con i consulenti scientifici Gül Pulhan e Stuart Blaylock (foto Graziano Tavan)

Menzione speciale Archeoblogger. La seconda menzione è stata attribuita da un gruppo dei più noti archeoblogger italiani: Antonia Falcone, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra, Astrid D’eredità, Giovanna Baldassarre, Michele Stefanile, Marina Lo Blundo. I 10 blogger hanno visionato online i 14 documentari che hanno come tema il patrimonio europeo. La menzione speciale è stata attribuita parimerito ai film “Le fils de Neandertal / Il figlio del Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017; 52’) e “Katman / Lo strato” di Melek Ulagay Taylan (Turchia, 2017; 65’), con la consulenza scientifica di Gül Pulhan e Stuart Blaylock, che, presenti a Rovereto, hanno presenziato sul palco. Le motivazione degli archeoblogger sono state rispettivamente: “Le fils de Neanderthal” è un film vero e proprio che gioca con la finzione per disvelare piano piano le verità scientifiche sul rapporto Neanderthal Sapiens, uno degli aspetti più affascinanti della nostra storia evolutiva, nonché uno dei più dibattuti. Uno dei punti di forza del film è la capacità di mettere a nudo il problema del sensazionalismo e delle fake news anche in ambito archeologico perché la nostra disciplina si presta da sempre alla proliferazione di fantasiose interpretazioni e ricostruzioni. In questo senso si pone come esperimento rischiosamente provocatorio, riuscendo comunque a costruire una narrazione articolata e scientificamente corretta. E per “Katman”: il film entra nella quotidianità dello scavo archeologico. Non soltanto il momento del rinvenimento o della ricerca, ma quello della condivisione degli spazi, dei tempi, dello scambio con la popolazione locale, della vita degli operai del luogo. Katman veicola anche un forte messaggio relativo al valore identitario e socio culturale dell’archeologia nel quadro di una nazione in veloce trasformazione come l’odierna Turchia. Questo, insieme al richiamo a una maggiore attenzione al consumo del suolo e dei giacimenti archeologici, fa sì che Katman sia una perfetta fotografia, per una volta non patinata, dell’Archeologia di oggi.

Tommaso Bonazza (Cinemamore) legge la motivazione della menzione del film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (foto Graziano Tavan)

Menzione CinemAMoRe. Attribuita da una giuria congiunta dei tre Festival cinematografici del Trentino, cioé il Trento FilmFestival, il Religion Today e la Rassegna, rappresentati da Tommaso Bonazza, Rossana Stedile, Olha Vozna, visionando i 6 film sul patrimonio extraeuropeo, al film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26’) con questa motivazione: “Con una tecnica documentaristica sobria e anti-sensazionalistica, il lavoro di Agnès Molia e Peter Eeckhout è in grado di illuminare il passato con tinte evocative e al contempo definite. Lo spettatore viene condotto, passo dopo passo, alla scoperta delle città costiere dell’Africa orientale e l’immaginazione viene coadiuvata da efficaci rappresentazioni in 3D. La straordinaria storia degli Swahili, protagonisti di una civiltà aperta al mondo, diviene così un inno ante litteram all’intreccio tra i popoli”.

Rovereto. Tutto è pronto per la 29.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico. Film e molto altro: documentari, libri, conferenze, musica e nuovo logo

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018

Tutto è pronto per il ciak della 29.ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2018 a Rovereto, 35 nuovissimi film si succederanno in un intenso palinsesto: svariate le nazioni di provenienza dei film, una ventina gli ambienti e le culture rappresentate, cinque incontri con i protagonisti dell’archeologia, per una full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/13/xxix-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-35-film-che-spaziano-dalla-preistoria-allegitto-dalla-grecia-a-roma-al-medioevo-dalle-civilta-africane-allisola-di/). Quello del documentario è un modo di raccontare il passato che riesce a riportarlo vivo, e lo avvicina al grande pubblico con il linguaggio semplice e immediato del cinema, con documentari sempre più contaminati dalla fiction di qualità. “È una rassegna che cambia pelle”, questa la premessa di Alessandra Cattoi, direttora della Fondazione Museo Civico di Rovereto “e, mantenendo al centro la proposta cinematografica, si sforza di guardare oltre, ai libri, agli incontri, alle visite, nell’ottica di una manifestazione diffusa, che allarga i propri orizzonti e vuole dialogare con tutti coloro a cui preme capire chi siamo attraverso ciò che siamo stati” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/10/rovereto-presentata-la-29-ma-edizione-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-allinsegna-delle-novita-nuovo-logo-nuova-sede-nuove-partnership-nuova-programmazione-nuovo-co/). Primissima novità dell’edizione 2018: l’intera settimana della manifestazione sarà ospitata al Teatro Zandonai, una splendida cornice che la città di Rovereto mette a disposizione del pubblico, accogliendolo nel salotto buono cittadino. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il programma nella sua interezza è consultabile sul sito ufficiale del festival http://www.rassegnacinemaarcheologico.it.

Rassegna CinemAMoRe, il film sulla mummia del Similaun apre a Sfruz il cartellone di agosto con temi di Archeologia, Montagna e Religioni. Appuntamenti a Vigolo Vattaro, Arco, Pomarolo e Brentonico

La rassegna CinemAMoRe raccoglie i migliori film dei tre festival tematici del Trentino su Archeologia, Montagna e Religioni

Con l’appuntamento di mercoledì 8 agosto 2018 alle 20.30 a Sfruz, con la mummia del SImilaun e il piccolo dittatore, si inaugura il cartellone d’agosto della rassegna CinemAMoRe, circuito estivo che mette in rete, fino alla fine di settembre, i tre maggiori Festival Internazionali del Trentino: per la prima volta Sfruz e Vigolo Vattaro presenteranno le proposte del mese di agosto sui temi rispettivamente di “Storie e Storia” e “Avventure”, declinati nei documentari della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, del Trento Film Festival, e del Religion Today Film Festival di Trento. Tipico villaggio alpino, Sfruz è tra i più elevati della Val di Non, posto su di un altopiano tra il Monte Roen e il Corno di Tres. Le sue antiche origini sono confermate dagli scavi archeologici che hanno portato alla luce alcune tipiche tombe romane a tegoloni. Vigolo Vattaro (725 metri slm) è il centro più grande dell´altopiano della Vigolana, a pochi chilometri da Trento e dal lago di Caldonazzo. Le sue origini vengono attribuite all’età del Bronzo e confermate dalla Via Claudia Augusta, strada romana costruita per congiungere la Valsugana alla valle dell’Adige: la. La posizione è strategica, sul valico tra la Vigolana e la Marzola e nel periodo rinascimentale, per difendere il borgo, fu costruito il Castello di Vigolo. Grande riscontro di pubblico per gli appuntamenti fin qui proposti nei filoni individuati da Tommaso Bonazza e Anna Formilan per conto del Coordinamento promosso dall’assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento, che colgono interessanti unità tematiche ripercorrendo gli archivi e i differenti ambiti e macro-temi che contraddistinguono singolarmente i tre Festival (Archeologia, Montagna, Religioni) e le diverse sensibilità e visioni dei documentaristi da tutto il mondo, a Trento, Lavarone, Lagolo.

Il film “Iceman Reborn / Iceman rinato” di Bonnie Brennan

Mercoledì 8 agosto 2018, alle 20.30, appuntamento nella sala Cav. Livio Biasi del municipio di Sfruz dove si propongono i documentari The little Dictator, del Religion Today e Iceman rinato, della Rassegna del Cinema Archeologico sulla Mummia del SImilaun. The Little Dictator (RT) di Nurith Cohn (Israele, 2015; 29′). Yossi Kleinmann, un grigio professore di storia ferrato sui leader politici dei regimi totalitari, si sente incompreso sia dai suoi studenti che da una moglie dispotica. Un fine settimana, alla festa per il 90° compleanno della nonna di sua moglie, sopravvissuta all’Olocausto, Yossi si trova in una situazione surreale che lo costringe a confrontarsi con se stesso e con la sua famiglia. Iceman Reborn / Iceman rinato (A) di Bonnie Brennan (Usa, 2016; 52’). Ucciso più di 5000 anni fa, Ötzi – l’uomo dei ghiacci – è la più antica mummia naturale europea. Miracolosamente preservata nel ghiacciaio, i suoi notevoli resti intatti continuano a fornire agli scienziati, agli storici e agli archeologi scoperte dirompenti su un periodo cruciale nella storia dell’umanità. All’artista e paleo-scultore Gary Staab è stata data la possibilità di accedere nel rifugio ghiacciato dove Iceman è custodito con il compito di realizzare una sua replica esatta.

Il film “Eratosthenes/ Eratostene” di Kostas Vakkas

Nel teatro parrocchiale di Vigolo Vattaro il 31 agosto 2018 alle 20.45, tre film: Operazione Comando del Religion Today, Frozen Road del Trento Film Festival e Eratostene della rassegna del Cinema Archeologico. Operation Commando / Operazione Commando (RT) di Jan Czarlewski (Svizzera, 2016; 17′). Due fratelli in un campo estivo vengono separati e assegnati a due gruppi nemici. “Operation Commando” racconta la storia di un primo tradimento. Esplora il fascino, la fragilità e la durezza dei bambini e mostra l’influenza che il gruppo può avere sull’individuo. The Frozen Road (TFF) di Ben Page (Regno Unito, 2017; 24′). Spinto dall’affermazione di Jack London, che “ogni uomo che sia un uomo può viaggiare da solo”, il regista ha cercato un’avventura in perfetta solitudine. The Frozen Road è una riflessione sul viaggio in solitaria; sulla meraviglia, il terrore e la frustrazione che Ben Page ha sperimentato attraversando lo spietato vuoto dell’artico canadese, una delle ultime grandi terre selvagge del mondo. Eratosthenes/ Eratostene (A) di Kostas Vakkas (Grecia, 2015; 34’). Versato in tutte le scienze, Eratostene nacque nel 276 a.C. a Cirene, colonia greca in Libia. Il faraone egizio Tolomeo III lo nominò bibliotecario della grande Biblioteca d’Alessandria. Egli fu tra l’altro astronomo, matematico, geografo e poeta, e si guadagnò l’immortalità essendo il primo a calcolare la circonferenza della Terra. Il documentario descrive la sua incredibile vita avventurosa, le sue opere e le città in cui visse, Cirene e Alessandria. Il professor Eftihis Papadopetrakis commenta la sua opera.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

I tre festival (Archeologia, Montagna, Religioni) uniscono forze e competenze per offrire al grande pubblico una selezione dei migliori documentari della propria programmazione da proporre in diverse location – ogni anno con tappe nuove – del territorio provinciale. Gli appuntamenti di settembre saranno ad Arco, Pomarolo e Brentonico. Si inizia giovedì 6 settembre 2018, all’auditorium del Palazzo dei Panni di Arco, alle 20.30, con il film Persepolis, le paradis perse. Enquêtes archéologique / Persepoli, il paradiso persiano. Indagini archeologiche (A) di Agnès Molia e Raphaël Licandro (Francia, 2016; 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Ci hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Finora, si pensava che questo sito si limitasse alla sua imponente terrazza, utilizzata dai re persiani qualche mese all’anno. Ma recenti scoperte rivelano un volto del tutto diverso di Persepoli: quello di una delle città più opulente del mondo antico: un Eden sulle montagne persiane. Seguono: W (TFF) di Steven Schwabl (Canada, 2016; 29′). Dopo essersi trasferito dalla montagna in città, l’eccentrico ed entusiasta protagonista si ritrova a contemplare dalla finestra del suo appartamento una gigantesca insegna luminosa posta in cima a una torre. La lettera si carica di enigmatici messaggi, che come un rebus si compongono tra loro portando il protagonista a progettare la scalata della torre pubblicitaria prendendo come esempio la salita di Reinhold Messner sull’Everest nel 1980, di cui vengono presentate alcune rare sequenze. Per quanto possa apparire bizzarro e ironico, l’accostamento si rivela estremamente calzante. Paperock / Carta, sasso, forbici (RT) di Hillel Rate (Israele, 2016; 11′). Una giovane ebrea ultra-ortodossa acconsente a rivedere suo fratello, che da molti anni ha rotto i legami con la famiglia. Quando finalmente si incontrano, capisce che, se vuole ristabilire il legame che avevano da bambini, dovrà accettare la sua nuova identità.

Il film “La Donna a Pompei” di Oreste Tartaglione

Secondo appuntamento giovedì 13 settembre 2018 al Teatro comunale di Pomarolo con tre film. Chocolate Wind / Vento di cioccolato (RT) di Ilia Antonenko (Russia, 2016; 24′). Sola e irrisolta, la diciottenne Alla si sente come una Cenerentola che sogna di sfuggire alla povertà e alla desolazione del suo ambiente. La sua vecchia amica Masha, uno spirito spericolato, la chiama su Skype e come una fata promette di far avverare tutti i suoi sogni… La Donna a Pompei (A) di Oreste Tartaglione (Italia, 1966; 10’). Documentario tratto dall’omonimo libro scritto dal cultore di studi classici e autori di romanzi Michele D’Avino, edito da Loffredo Editore a Napoli nel 1964. Il docufilm del 1966 è stato riscoperto da due ricercatori di Castellammare di Stabia nella Cineteca Nazionale di Roma. Il filmato è stato realizzato da alcuni illustri rappresentanti della cinematografia stabiese degli anni ’40 e ’50: Oreste Tartaglione ne fu il regista e produttore, Francesco Saverio Mollo l’aiuto regista, il maestro Franco Langella ne curò le musiche, Domenico Paolercio la fotografia. Madre dei nervi (TFF) di Mirko Giorgi e Alessandro Dardani (Italia, 2018; 55′). Alice, Lucia, Hana, Fliutra e Giselle sono ragazze madri con gravi problemi di dipendenza dalla droga. Sono in cura alla Comunità Aurora di Venezia e seguono un protocollo terapeutico rigoroso, in cui sono previste anche attività outdoor come il trekking e l’arrampicata. Esperienze tonificanti, un modo per spezzare la routine e vivere emozioni forti. È qui che conoscono Massimo, l’alpinista educatore che le accompagnerà in questa avventura. Poco alla volta, il rapporto con la montagna si intensifica e dalle semplici escursioni passano alle scalate, con risultati sorprendenti.

Il film “Der Wolf” di Benjamin Thum

La rassegna chiude venerdì 28 settembre 2018, alle 21, al teatro Monte Baldo di Brentonico, con tre film. You Just Be My Mother (RT) di Roqiye Tavakoli (Iran, 2016; 15′). Sarah è una giovane madre che vive con un nuovo compagno dopo la separazione dal marito, ma suo figlio mal sopporta la loro relazione. In un mondo ancora patriarcale, Sarah si troverà costretta a prendere difficili decisioni. Der Wolf (TFF) di Benjamin Thum (Italia, 2017; 20′). Nelle Alpi sudtirolesi è stato deciso l’abbattimento di un lupo. Fabian accompagna suo padre Anton durante la caccia con la speranza di migliorare il loro difficile rapporto. Anton invece soffre ancora della morte del figlio prediletto Bernhard. Alla fine la caccia al lupo prende una piega inaspettata. Handpas. Hands from the past / Handpas. Mani dal passato (A) di José Camello (Spagna, 2016; 32’). I contorni di mani realizzati con la tecnica a stencil sono una delle più antiche forme di espressione create dagli esseri umani grazie alla loro capacità simbolica. Il documentario “Mani dal passato” consulta i migliori esperti internazionali per quanto riguarda cronologie e interpretazioni. Ricrea anche gli stili di vita del paleolitici, per riportarci all’era di transizione di 40.000 anni fa, in cui due specie essenziali per la nostra storia convivevano: Neanderthal e Cro-Magnon