Le origini di Jesolo, l’Equilo tardoantica-altomedievale: nuove scoperte dagli scavi dell’università di Venezia in località le Mure. Il punto in un servizio su Archeologia Viva di luglio/agosto 2020

L’antico molo con i buchi dei pali delle bricole dell’antica Equilo scoperti a Jesolo nella campagna di scavo 2020 dell’università Ca’ Foscari diretta da Sauro Gelichi (foto unive)
Un molo, bricole e una piroga: sono i nuovi ritrovamenti dello scavo di Equilo-Jesolo a ridosso del Canale di San Mauro, che confermano la vocazione tipica di questo territorio lagunare. Una campagna di scavo ricca di soddisfazioni quella che Ca’ Foscari, sotto la direzione del prof. Sauro Gelichi, sta proseguendo nella località “Le Mure” di Jesolo, grazie anche all’amministrazione comunale che ha investito permettendo ai ricercatori di gettare nuova luce sulla storia della città. I risultati della campagna 2020 aggiungono un nuovo tassello alla ricca e complessa storia di questo territorio nel corso del Medioevo, che l’équipe di archeologia medievale del dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari aveva cominciato a svelare nel 2011 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2014/01/17/le-origini-di-jesolo-lequilo-altomedievale-riemergono-dagli-scavi-delluniversita-di-venezia-in-localita-le-mure/). Proprio sulle ricerche archeologiche di Jesolo / Equilo tra tarda antichità e Medioevo un ampio servizio curato da Sauro Gelichi, Alessandra Cianciosi e Silvia Cadamuro, sulla rivista “Archeologia Viva” di luglio-agosto 2020 (n° 202) fa il punto sui risultati raggiunti.

Così appariva la cattedrale di Santa Maria Assunta nella campagna alla periferia di Jesolo agli inizi del Novecento (la foto è anteriore al 1903). Come si può vedere si tratta di una costruzione grandiosa, paragonabile alla basilica di San Marco in Venezia (foto unive)
“Il progetto archeologico su Jesolo”, spiega il prof. Sauro Gelichi, direttore dello scavo e del Centro Interuniversitario per la Storia e l’Archeologia dell’Alto Medioevo, “che il nostro ateneo sta portando avanti in accordo e cooperazione con l’amministrazione comunale e con la soprintendenza, si sta configurando come uno dei più organici e promettenti avviati in regione negli ultimi anni. I risultati scientifici conseguiti hanno rivelato un sito del più alto interesse storico ed archeologico: il passato di Equilo sta facendo emergere una storia ricca di implicazioni politiche, sociali, culturali, funzionale a comprendere meglio le vicende di tutta l’area lagunare veneziana e delle zone contermini. Una storia che si intreccia con quella dell’antica Altino e, poi, della vicina Cittanova e della più lontana, ma sempre presente, storia di Venezia. La ricerca archeologica ha messo in luce straordinarie ed inedite narrazioni ma anche realtà materiali di notevole consistenza e valore, come ad esempio i dimenticati resti del cosiddetto monastero di San Mauro. Così si rende sempre più necessario avviare un processo di restauro e valorizzazione (a cui l’Università sta lavorando in accordo con l’amministrazione e la soprintendenza), che recuperi al meglio tutte queste testimonianze (le nuove ma anche le vecchie messe in luce negli scavi della cattedrale), per recuperarle e riproporle, opportunamente tradotte, in un percorso di conoscenza e di riappropriazione collettiva. Un percorso che dovrebbe avere diversi punti ‘forti’ (accanto ai ruderi della cattedrale, i resti del monastero di San Mauro e la Torre di Caligo) e che, assieme ad uno spazio idoneo dove esporre i reperti mobili e opportune ricostruzioni e ambientazioni digitali, sia in grado di affascinare ed istruire i cittadini ma anche le migliaia di turisti che affollano, d’estate, le spiagge di questa bellissima cittadina”.
L’abitato dell’antica Jesolo sorgeva su un’isola, l’insula Equilus, oggi terraferma per effetto delle piene del Piave e delle bonifiche. Basta percorrere i pochi chilometri che separano i famosi lidi dal centro storico – affacciato questo sulla Piave Vecchia e sulla Paluda (l’estremità nord-orientale della laguna di Venezia) – e osare oltre dove finisce la città verso la campagna, per imbattersi nei ruderi ancora notevoli di un monumento un tempo grandioso: la chiesa cattedrale di Equilo, costruita molto probabilmente nel XII secolo. Quei ruderi martoriati sono lì a ricordarci un passato che la stessa comunità di Jesolo stenta a riconoscere, reciso com’è dal Medioevo in avanti. La Jesolo attuale è appunto l’erede dell’antica Equilo, insediamento ricordato in uno sparuto gruppo di documenti scritti medievali e abbandonato a partire dal XIII secolo. In casi come questo solo l’archeologia può tentare di riannodare i fili con la storia, dandole un senso e una profondità.

Scavi in corso nel grande edificio usato come “albergo” nella mansio attiva sull’isola di Equilo fra IV e V secolo. Ognuno degli ambienti che vediamo affiancati in serie serviva per dormire e farsi da mangiare (foto unive)
Per prima cosa è stata progettata una campagna di ricognizioni e analisi geo-archeologiche, con il fine di ricostruire, nei limiti del possibile, l’antica situazione ambientale di quest’area oggi perilagunare in rapporto con le possibili zone abitate. Da ciò è emerso il quadro di un insediamento che doveva svilupparsi su un arcipelago di barene o isolotti separati da canali alla foce dell’estuario della Piave Vecchia. Si trattava, dunque, di una posizione particolarmente favorevole, che spiega anche il motivo della colonizzazione di queste aree all’interno di una laguna separata dal mare da relitti di antichi cordoni costieri. Aree che gli scavi hanno dimostrato essere frequentate almeno dall’epoca medio imperiale (II-III sec. d.C.), quando vi si raccoglieva la conchiglia murex per produrre la porpora, attività probabilmente collegata con l’industria laniera della vicina città romana di Altinum (Altino). Così si spiega anche la fondazione, intorno al IV secolo, di una grande mansio nell’ambito di una rete di collegamenti interna alla laguna. Sono stati gli scavi più recenti a mettere in evidenza questa importantissima lontana fase insediativa e a far emergere strutture collegate con la ricezione e lo stazionamento di persone, animali e merci. Peraltro si tratta di una tra le stazioni di posta meglio conservate e documentate archeologicamente nel nostro Paese. Tuttavia la vita di questa mansio dovette essere piuttosto breve. Gli anni turbolenti del V secolo, coincidenti con lo stesso dissolvimento dell’Impero romano d’Occidente, sono lo spazio storico all’interno del quale possiamo datare l’incendio e l’abbandono delle strutture di questa mansio, che non furono più rioccupate, se non in maniera episodica.
Dopo il rinvenimento della mansio tardo antica, nel 2018 gli archeologi si erano concentrati nell’area di San Mauro, a nord della località “Le Mure”, scavata per la prima volta nel 1954 da G. Longo, assistente della soprintendenza Archeologica di Padova che vi aveva identificato i resti del monastero di San Mauro, citato nelle fonti medievali. I primi lavori di scavo avevano portato al ritrovamento di una piccola chiesa triabsidata, dotata di arredi architettonici tipicamente altomedievali, affiancata da altre strutture murarie più recenti, forse collegate al monastero. Ma in seguito le rovine erano state lasciate in stato di abbandono.

Foto zenitale da drone del complesso religioso di San Mauro sull’isola di Equilo attivo a partire dal IX secolo e per tutto il Medioevo nell’ambito di un’intensa attività di bonifica del territorio a fini agricoli (foto unive)
La campagna di scavo 2018, ha ridato nuova vita a questo sito proseguendo l’indagine dell’intera area di San Mauro per comprendere lo sviluppo dell’abitato di Equilo a nord dell’isola tardoantica (già indagata tra 2013-2016), riportando alla luce le eventuali strutture del complesso religioso, almeno quelle che potevano essersi conservate sotto il peso delle macerie e valutandone lo stato di conservazione. L’indagine del 2018, svolta sempre in collaborazione con il Comune di Jesolo e con la soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, ha riportato alla luce l’abside laterale della chiesa confermando, da una parte, i risultati dello scavo svoltosi nel 1954 e raccogliendo, dall’altra, numerosi dati del tutto inediti. È stato possibile infatti individuare e indagare depositi mai scavati in precedenza, sia all’interno che all’esterno dell’edificio e datare la formazione di questa porzione dell’insula Equilo al VII secolo d.C. Inaspettato il rinvenimento di 15 sepolture di adulti e bambini, appartenenti al cimitero annesso alla chiesa, per ora indagato solo parzialmente. Eccezionale è stata la messa in luce delle fondazioni del campanile di cui si era persa memoria, costituite da un esteso basamento in legno e da perimetrali spessi ben 160 cm, costruiti con grandi pietre squadrate.

Particolare di una sepoltura del cimitero di Equilo (VI-VII sec. d.C.). Come unico oggetto di corredo funebre vediamo un pettine in osso a doppia fila di denti, un tipo di manufatto che ricorre spesso nelle tombe altomedievali (foto unive)
La lunga stagione dell’Alto Medioevo. Durante il VI secolo tutta quanta l’area dovette passare nelle disponibilità della Chiesa. A questo periodo viene datato l’edificio religioso con mosaici, a cui abbiamo fatto riferimento prima , che rappresenterebbe il primo segno tangibile della presenza di un vescovo a Equilo, altrimenti documentata dalle fonti scritte solo a partire dal IX secolo. Altro segno di un controllo ecclesiastico dell’area sempre nel VI secolo è poi costituito da un cimitero, composto da inumazioni di nuclei familiari. Siamo giunti così all’Alto Medioevo. Finora gli scavi hanno restituito poche testimonianze di questo periodo, se non le fasi più antiche di una chiesa (IX secolo) che stanno venendo alla luce nell’area del già citato “monastero di San Mauro”. Tuttavia di una comunità equilense abbiamo notizie dirette da fonti scritte che si riferiscono a questo luogo, come quelle che compaiono nel testamento (829) redatto dal duca veneziano Giustiniano Particiaco, oltre che da elementi scultorei, come l’eccezionale frammento di sarcofago di un certo Antoninus tribunus (rappresentante della classe dirigente) e di sua moglie, databile sempre nel IX secolo.

Dallo scavo archeologico di Jesolo / Equilo a un percorso di visita permanente: amministrazione comunale e università Ca’ Foscari studiano il piano di fattibilità (foto unive)
La memoria del passato per gli abitanti e gli ospiti. Una storia così rilevante ha necessità di essere ricostruita, ma anche raccontata. E per farlo devono esistere luoghi e modi adatti. L’amministrazione comunale di Jesolo, di concerto con l’università Ca’ Foscari, sta dunque studiando un piano di fattibilità, non solo per recuperare e restaurare sul posto i resti della cattedrale e del “monastero di San Mauro”, ma anche per creare un percorso di visita che possa degnamente illustrare queste vicende. L’obbiettivo è restituire una fetta di quel passato non solo alla comunità, ma anche a coloro che durante il periodo estivo scelgono Jesolo come luogo di vacanza: un modo per valorizzare con contenuti diversi quella vocazione all’ospitalità che, già dall’età Tardoantica, il luogo dimostrava di possedere.
Firenze Archeofilm, nuovo rinvio: il lungo lockdown costringe gli organizzatori a spostare il festival del Cinema di Archeologia Arte Ambiente da giugno a ottobre 2020
“Cari amici, il lungo periodo di blocco delle attività ci ha costretto a rinviare ancora la terza edizione del Firenze Archeofilm al 21 -25 ottobre 2020”. Un messaggio stringato, quasi un “cinguettio” quello mandato oggi da Dario Di Blasi, direttore artistico del grande Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente, ma che trasmette tutte le difficoltà, le incertezze, le frustrazioni sopportate quando non subite dagli organizzatori di eventi culturali in questi mesi di lockdown. L’edizione 2020 di Firenze Archeofilm già aveva subito un rinvio dalla prima programmazione dall’11 al 15 marzo 2020 a un periodo che, a fine febbraio, sembrava già sicura, dall’8 al 12 giugno 2020. Non è stato sufficiente. Ha vinto il coronavirus. Se ne riparlerà dunque a ottobre, da mercoledì 21 a domenica 25 ottobre 2020. Lo ha deciso Archeologia Viva (Giunti Editore) che promuove la kermesse con Dario Di Blasi direttore artistico, e Giuditta Pruneti direttore editoriale. Firenze Archeofilm 2020 si terrà sempre al Cinema La Compagnia di Firenze con proiezioni mattina, pomeriggio e sera. In programma la proiezione di 70 film in concorso, 10 film in versione originale, con 20 prime visioni nazionali. E la domenica anche incontri con registi e produttori. Tre i premi in palio: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”.
Firenze Archeofilm, in programma dall’11 al 15 marzo, sospeso (conseguenza provvedimenti contenimento coronavirus) e rinviato all’8-12 giugno 2020
L’annuncio era nell’aria. La domanda sempre più ricorrente: si farà la terza edizione di Firenze Archeofilm, il grande Festival Internazionale del Cinema di Archeologia Arte Ambiente a cadenza annuale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”, in programma dall’11 al 15 marzo 2020? L’emergenza coronavirus e le sempre più stringenti disposizioni delle autorità governative non lasciavano molti margini di manovra. Così oggi è arrivata la comunicazione ufficiale da parte del direttore artistico Dario Di Blasi: “Buongiorno, mi dispiace dover comunicare che il Firenze Archeofilm è stato sospeso a causa dei provvedimenti del governo per il Covid-19 e rinviato alle date di 8-12 giugno 2020”. Firenze Archeofilm 2020 si terrà sempre al Cinema La Compagnia di Firenze con proiezioni mattina, pomeriggio e sera. In programma la proiezione di 70 film in concorso, 10 film in versione originale, con 20 prime visioni nazionali. Nei 5 giorni anche incontri con registi e produttori. Tre i premi in palio: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi”.
A Firenze al via TourismA, il salone di Archeologia e Turismo culturale: in 3 giorni 350 relatori e oltre 30 convegni. Ecco alcuni appuntamenti da non perdere
Il conto alla rovescia sta per scadere. Venerdì 21 febbraio 2020, alle 9, all’auditorium del Centro congressi di Firenze, con l’intervento di Eike Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi, al convegno Save Art dedicato al cinquecentenario di Raffaello, apre come da tradizione TourismA 2020, dal 21 al 23 febbraio 2020, l’evento espositivo e congressuale dell’anno a firma Archeologia Viva dedicato ai beni culturali: E come da tradizione sarò anche quest’anno Alberto Angela, domenica 23 febbraio pomeriggio, a concludere il grande evento fieristico. In tre giorni circa 350 relatori interverranno in oltre 30 convegni su temi che spaziano dalle grandi scoperte archeologiche alle proposte di valorizzazione di musei, monumenti e parchi, dall’arte all’ambiente, dalle città murate ai siti Unesco, ai nuovi itinerari, alle tecnologie d’avanguardia, al cinema. Tanti gli ospiti particolari di cui è confermata la partecipazione: Andrea Carandini, Louis Godart, Giuliano Volpe, Pupi Avati, Mario Tozzi, Edoardo Winspeare, Giorgio Ieranò, Eva Cantarella, Philippe Daverio, gen. Roberto Riccardi, Valerio Massimo Manfredi, Vittorio Sgarbi…

Il salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze ospita l’anteprima di TourismA (foto Valerio Ricciardi)
Anteprima, che è un po’ inaugurazione un po’ presentazione, nel Salone de’ Cinquecento a Palazzo Vecchio di Firenze, Giovedì 20 febbraio 2020, alle 20. Interverranno: Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Firenze; Giuliano Volpe, del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT; Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e TourismA. Maria Angela Turchetti, etruscologo, della direzione regionale Musei della Toscana, parlerà di “Benvenuti in Toscana, terra degli Etruschi”. Ingresso libero (senza prenotazione). Palazzo Vecchio sarà aperto dalle 19.30 (entrata lato via dei Gondi). L’ambiente monumentale non è riscaldato. Durata dell’evento: un’ora circa.
Il programma. Venerdì 21 febbraio 2020. In Auditorium (9-13.15), “SAVE ART 2020” Che bellezza. Raffaello, l’armonia e i suoi contrari, a cura di Art e Dossier in collaborazione con Giunti T.V.P. Editori. Nel quinto centenario della morte di Raffaello Sanzio (1483-1520) ¬– il pittore più frequentemente associato ai concetti di grazia, armonia e bellezza – Save Art propone una riflessione su alcune questioni connesse al tema: il canone e l’accademia come modelli imprescindibili, il piacere di prescindere da quei modelli, il disinteresse per ogni possibile canone, e infine… brutto è bello? Introduce Piero Pruneti, direttore Archeologia Viva e “tourismA”, coordina Claudio Pescio direttore editoriale Art e Dossier.
Sempre venerdì 21 febbraio, ma in Sala Onice (9.30-12.45), “ITER” Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero, a cura di Ettore Janulardo, della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Firenze. Alle 9.30, i saluti di Piero Pruneti e l’introduzione di Ettore Janulardo; 10, Livio Zerbini, missione archeologica dell’università di Ferrara in Georgia e Romania, “Dalla Colchide alla Dacia di Traiano”; 10.20, Lorenza Manfredi, missione archeologica del Cnr in Marocco-Algeria, “Fabulosissimum Atlantem: presente e futuro delle ricerche sulle miniere e gli itinerari antichi nel Maghreb”; 10.40, Daniele Morandi Bonacossi, missione archeologica dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno, “La Mesopotamia del nord fra impero assiro e Alessandro Magno. Ricerche nel Kurdistan iracheno”; 11, pausa; 11.50, Oliva Menozzi, Eugenio Di Valerio, Maria Giorgia Di Antonio, Luca Cherstich, missione archeologica dell’università di Chieti a Cipro, in Egitto e Libia, “Archeologia a rischio, monitoraggio e sostenibilità”; 12.10, Giovanni Salmeri e Anna Lucia D’Agata, missione archeologica dell’università di Pisa e del Cnr in Turchia, “Archeologia di una città di frontiera tra Anatolia e Siria: Misis (antica Mopsouhestia) in Turchia sud-orientale”; 12.30, pausa; 14:15 (in Auditorium), Patrizia Piacentini Missione archeologica italo-egiziana dell’università di Milano in Egitto, “Ultime dall’Egitto. Le mummie di Assuan: l’anello mancante”. E poi venerdì, si apre un articolato capitolo sugli Etruschi. In Sala 4 (9-14): VIE ETRUSCHE IN TOSCANA, presentazione di percorsi culturali e turistici del costituendo Prodotto Turistico Omogeneo regionale “Toscana Terra Etrusca” – Convegno e Workshop, a cura di Toscana Terra Etrusca(34 Comuni toscani già all’interno del Distretto Etruria Meridionale – capofila Comune della Città di Chiusi), contributi e collaborazioni: Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Comitato Scientifico TTE, Direzione regionale Musei della Toscana; in sala 9 (9.30-13): MARE ETRUSCO, La Corsica nel contesto del Tirreno antico, a cura di Jean Castela, direttore INEACEM – Corsica, e Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia; in Sala 9 (14-15.30): ARCHEOLOGIA GROSSETANA, Excursus fotografico dall’archivio della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto Arezzo.
Seconda giornata, sabato 22 febbraio 2020. All’Auditorium (8.30-12.20), ARCHEOLOGIA AL FUTURO, esperienze di Archeologia Pubblica in Italia, a cura di Giuliano Volpe dell’università di Foggia, responsabile del Progetto di rilevante interesse nazionale “Archeologia al futuro”. Alle 8.30, i saluti di Piero Pruneti (Archeologia Viva), e introduzione di Giuliano Volpe; 9, Guido Vannini, Michele Nucciotti (università di Firenze), “Archeologia pubblica e territorio. Tra Toscana e Giordania”; 9.20, Daniele Manacorda, Valeria Di Cola (università di Roma Tre), “Alla scoperta del primo miglio della via Appia”; 9.40, Alexandra Chavarria, Gian Pietro Brogiolo, Francesca Benetti, Clemente Santacroce (università di Padova), “Ritorno al futuro: per un’archeologia partecipata, democratica e sostenibile”; 10, Marco Milanese, Pier Giorgio Spanu, Fabio Pinna (università di Sassari e università di Cagliari), “L’isola dell’archeologia. Dalla Sardegna un impegno contro lo spopolamento e la crisi”; 10.20, Enrico Zanini, Franco Cambi, Marco Valenti (università di Siena), “Non petrolio ma energia rinnovabile. Come l’Archeologia Pubblica promuove lo sviluppo”; 10.40, pausa; 11.30, Mario Tozzi CNR, presidente Parco regionale dell’Appia antica, conduttore televisivo, “Raccontare la ricerca annoia? Come stimolare la partecipazione”; 11.50, Andrea Carandini, presidente nazionale FAI e Daniele Manacorda, università di Roma Tre, dialogano con Giuliano Volpe autore del libro “Archeologia pubblica. Metodi, tecniche, esperienze” (Carocci 2020). Segue, sempre in Auditorium (12.20-13.15), proclamazione del PREMIO “RICCARDO FRANCOVICH, a cura della Sami (Società archeologi medievisti italiani), presiede Paul Arthur presidente Sami e docente all’università del Salento: premiazione musei-siti vincitori 2020: Museo dell’Alto Medioevo di Ascoli Piceno e Complesso archeologico di Sant’Eulalia a Cagliari; premio speciale al regista Edoardo Winspeare per la divulgazione delle tradizioni medievali tramite il cinema (Pizzicata, Filia Solis) e per il suo attivismo a favore di cultura e paesaggio. Omaggio all’antica danza popolare della Terra d’Otranto.
Tra archeologia e turismo l’appuntamento in Sala Onice (10-17), VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA, rassegna di itinerari turistico-culturali, a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo: alle 10.20, FRANCIA E SPAGNA, a cura di Kailas, Elisa Bianchi e Andrea De Pascale archeologi, “In viaggio con l’archeologo tra Francia e Spagna: dalle grotte preistoriche ai castelli”; 11.10, THAILANDIA, a cura di I Viaggi di Maurizio Levi, Dante Bartoli archeologo, “L’antico Regno del Siam”; 12, PAKISTAN E GIORDANIA, a cura di Azalai Travel Design, Chiara Marcotulli archeologa, “Dalla Via della Seta alla Via dell’Incenso: in Pakistan e Giordania con l’archeologa”; 12.50, pausa; 13.40, ROMAGNA, a cura di Visit Romagna, Chiara Astolfi direttore Visit Romagna, Sergio Fioravanti direttore Fondazione RavennAntica – Parco Archeologico di Classe, Giacomo Costantini assessore al Turismo Comune di Ravenna, Riccardo Pattuelli assessore al Turismo Comune di Comacchio; 14.30, CROAZIA, a cura di Parco Nazionale del Krka (Croazia), Joško Zaninović direttore Museo Archeologico di Puljane, Alessandro Campedelli ricercatore DiSCI – Università di Bologna, “L’anfiteatro romano di Burnum: dall’archeologia alla ricostruzione virtuale”; 15.20, TURCHIA, a cura di I Viaggi di Maurizio Levi, Dante Bartoli archeologo, “Turchia Orientale: in Anatolia tra siti classici e islamici, armeni e siriaci”; 16.10, ALGERIA, EGITTO, a cura di Agenzia Viaggi Rallo / I Viaggi di Archeologia Viva, Roberta Petrilli archeologa, “Algeria: dalle città romane alla pentapoli mozabita. Egitto: sulle orme di Belzoni”.
XVI incontro di Archeologia Viva (sempre in auditorium). Prima parte venerdì pomeriggio (14-18): si inizia alle 14.15, con Patrizia Piacentini (che chiude anche la sezione di Iter sulle missioni italiane all’estero); 14.45, Giorgio Ieranò, docente di Letteratura greca all’università di Trento, “Il mare d’amore. Eros, tempeste e naufragi nella Grecia antica”; 15.15, Ghjuvan-Guido Talamoni, presidente Assemblea della Corsica, “Un saluto dalla Corsica etrusca”; 15.30, pausa; 16.30, Dario Di Blasi, direttore artistico di FIRENZE ARCHEOLFILM, Giuditta Pruneti direttore editoriale, presentazione Festival internazionale del cinema di Archeologia Arte Ambiente 2020; 16.45, Jacopo Tabolli, funzionario archeologo Soprintendenza ABAP di Siena, “HINTHIAL. Un nuovo luogo sacro all’ombra di San Gimignano”; 17.15, Andro Krstulovic-Opara, sindaco di Spalato, “Spalato 1700 anni: dal palazzo di Diocleziano alla città”, introduce Miljenko Domijan presidente Consiglio Nazionale per i Beni culturali della Croazia.
XVI incontro di Archeologia Viva, sabato 22 febbraio 2020, seconda parte (14-18). Si inizia alle 14, Giorgio Murru, coordinatore scientifico Museo Zapata di Barumini e direttore Museo dei Menhir di Laconi, “Spiriti e Dei nella statuaria preistorica della Sardegna”, apertura e chiusura al suono delle launeddas del maestro Luigi Lai; 14.30, Vittorio Sgarbi presidente MART, “Il fenomeno “arte” nella vicenda umana. Dedicato a Sebastiano Tusa”; 15, Eva Cantarella scrittrice, “Gli inganni di Pandora: l’origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica”; 15.30, pausa; 16.10, Donato Coppola, museo Civiltà preclassiche Murgia meridionale – Ostuni (Br), “La grotta di Santa Maria di Agnano a Ostuni nella sua storia millenaria”; 16.30, Louis Godart accademico dei Lincei, “Viaggio nel Mediterraneo antico: da Minosse a Omero”; 17, Eugenio Giani storico e presidente Consiglio Regionale della Toscana, “Magnus Dux Etruriae: gli Etruschi e Cosimo I de’ Medici”; 17.30, Valerio Massimo Manfredi archeologo e scrittore, “Malta: viaggio nell’Isola dei Giganti”.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)
XVI incontro di Archeologia Viva, domenica 23 febbraio 2020, terza parte (8.45-18). Si inizia con tre film a cura di Rai Cultura (8.45-10.30): “La falsa bellezza: Rai Storia racconta la storia del falso”, proiezione estratto del ciclo di Rai Storia dedicato al falso in arte e in archeologia “La vera storia del falso”. Introduce Giuseppe Giannotti vicedirettore Rai Storia. Interviene: Marcello Barbanera docente di Archeologia alla Sapienza Università di Roma. “1909-2019: 110 anni di archeologia italiana in Grecia. Rai Storia racconta la Scuola Archeologica Italiana di Atene”, proiezione estratto dal documentario di Rai Storia “A scuola di archeologia. 110 anni di ricerca italiana in Grecia” di Eugenio Farioli Vecchioli, regia Agostino Pozzi e Stefano Stefanelli, consulenza scientifica Luca Peyronel. Introduce Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura. Interviene: Emanuele Papi, direttore Scuola Archeologica Italiana di Atene. “Gli italiani a Abu Simbel: da Belzoni a Gazzola. Rai Storia racconta l’Egittologia italiana”, proiezione estratto dal documentario di Rai Storia “Nella terra dei Faraoni. L’avventura dell’egittologia italiana” di Marta Saviane, consulenza scientifica Luca Peyronel. Introduce Luca Peyronel, docente di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino oriente Antico all’Università degli Studi di Milano. Infine: Rai Storia e i nuovi progetti 2020 sul patrimonio culturale archeologico- Alle 10.30, Lorenzo Nigro, direttore Missione Archeologica in Palestina & Giordania, “Gerico. La rivoluzione della preistoria”; 11, pausa; 11.45, Paolo Giulierini, direttore MANN, “Preistorici, Etruschi e Romani: il MANN si fa in tre…”; 12.15, Pupi Avati regista, “Su Dante e per Dante: il film che mancava…”, interviene Dario Nardella sindaco di Firenze; 13, pausa; 14.30, Roberto Pisoni direttore Sky Arte, “Sky porta l’arte al cinema”: “Botticelli e Firenze. La nascita della bellezza”, “Raffaello”, “Pompei. Eros e mito”; 14.45, presentazione e proiezione di “Le tre vite di Aquileia” realizzato da Sky Arte – 3D Produzioni e Istituto Luce-Cinecittà, regia Giovanni Piscaglia. Introduce Antonio Zanardi Landi presidente Fondazione Aquileia; 16, pausa; 16.30, Alberto Angela, divulgatore scientifico e scrittore. Intervista “a tutto campo” a cura di Piero Pruneti.
Al via la XVII edizione di “Imagines”, rassegna del documentario archeologico del Gruppo archeologico bolognese: sullo schermo dalla Sicilia a Creta, da Marzabotto alla Val Camonica, e l’Iraq prima e dopo l’Isis
Weekend a Bologna con il film archeologico. Venerdì 29 novembre, sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre 2019, alla sala Eventi della Mediateca comunale di San Lazzaro a San Lazzaro di Savena (Bologna) il Gruppo Archeologico Bolognese e Il museo della Preistoria “Luigi Donini” presentano “Imagines, obiettivo sul passato”, rassegna del documentario archeologico giunto alla diciassettesima edizione, col patrocinio di Comune di Bologna e Comune di San Lazzaro. Nata nel 2003, “Imagines” è una rassegna voluta per creare un’occasione in cui i soci del Gruppo e il pubblico bolognese appassionato di Archeologia e Storia potessero trovarsi per assistere alla proiezione di documentari e filmati di contenuto storico – archeologico introdotti da esperti del settore, autori, registi o archeologi. Decine, finora, sono state le proiezioni effettuate e gli ospiti intervenuti. Quest’anno, al termine di ogni giornata di “Imagines” sarà estratto fra i presenti un abbonamento annuale alla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore). In più, domenica 1° dicembre sarà estratta la partecipazione gratuita a un viaggio di un giorno organizzato da Insolita Itinera per il Gruppo Archeologico Bolognese. Vediamo il programma.
Prima giornata, venerdì 29 novembre 2019. La rassegna apre alle 15.30 con i saluti di Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria “L. Donini” di San Lazzaro (Bologna) e di Giuseppe Mantovani, vicedirettore del Gruppo Archeologico Bolognese e curatore della rassegna “Imagines”. Il primo film in programma è “Sicilia Grand Tour 2.0”, per la regia di Giorgio Italia (90’). La proiezione sarà introdotta da Lorenzo Daniele, regista e titolare di Fine Art Produzioni. Giorgio è uno studente universitario che trova una serie di vecchi volumi pieni di carte, schizzi e disegni ma anche di storie. Il ragazzo è affascinato dal racconto che il pittore francese Jean Houel tesse della Sicilia, e decide di esplorare l’isola facendo del “Voyage pittoresque des isles de Sicile de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà che le parole di Houel, che definiva la Sicilia il luogo più curioso dell’universo, sono ancora oggi veritiere (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/). Dopo l’intervallo, proiezione del documentario “La spirale megalitica” di Gaspare Mannoia (16’). Introduce Giuseppe Mantovani. Una Sicilia inedita quella che Gaspare Mannoia descrive in questo filmato, una Sicilia sconosciuta ai turisti che di solito visitano le più conosciute meraviglie dell’isola al centro del Mediterraneo. Mannoia, con questo e con altri filmati, vuole divulgare la bellezza di siti meno noti ma non meno interessanti e suggestivi da un punto di vista archeologico, storico e paesaggistico di questa splendida regione. Segue un buffet offerto dal Gruppo Archeologico Bolognese.
Seconda giornata, sabato 30 novembre 2019. Si inizia, alle 15.30, proiezione della prima delle due parti del documentario “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (47’). Proprio della prima parte “Nascita e sviluppo della cultura urbana” abbiamo appena visto il trailer. Per il Gruppo archeologico bolognese è motivo di orgoglio poter inserire nel palinsesto di “Imagines” l’opera di Castellani, perché se questa prima parte è stata presentata a marzo al Firenze Archeofilm e a ottobre alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, la seconda parte, in programma domenica 1° dicembre, sarà una prima assoluta (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2018/09/27/mesopotamia-in-memoriam-appunti-su-un-patrimonio-violato-prime-anticipazioni-della-nuova-produzione-cinematografica-di-alberto-castellani-una-miniserie-televisiva-in-uscita-nel-2/). C’erano una volta il Tigri e l’Eufrate e una terra fertile a forma di mezzaluna dove nacquero civiltà antiche che possiamo definire oggi la tomba della civiltà della Mesopotamia. L’elenco di ciò che l’uomo ha perduto è impossibile: saccheggi operati dall’Isis, ma anche razzie di regimi diversi, con connivenze colpevoli. È questo il tema del documentario, diviso in due parti, ambientato nelle terre martoriate del Vicino Oriente che intende affrontare il dramma della Mesopotamia, in particolare Siria e Iraq.
Segue il documentario “Creta e la civiltà minoica. Cnossos, Festos e Haghia Triada” di Claudio Busi e Roberto Sarti (60’), introdotto dallo stesso Claudio Busi, speleologo, viaggiatore e film-maker. Un viaggio nell’isola di Creta dove nel secondo millennio a.C. è fiorita una straordinaria civiltà che ha lasciato testimonianze di grandiosi palazzi, mirabili affreschi e oggetti di grande pregio artistico. Il filmato illustra I principali antichi centri dell’area centro-occidentale dell’isola, tra cui Cnossos e Festos, rimandando a un prossimo video la descrizione della parte orientale. Dopo l’intervallo, il documentario “Storie dalla città sepolta. Marzabotto 1889” di Giuseppe Mantovani (45’), introdotto da Davide Giovannini, archeologo e appassionato di teatro. È l’estate del 1889 e da pochi giorni si è conclusa la campagna di scavo sul Pian di Misano, la prima condotta dal direttore delle Antichità professor Edoardo Brizio. Cesare Ruga, reggitore del Museo, apre il sito al pubblico per condurlo in una visita speciale in cui il racconto dei lavori appena conclusi si intreccia con la storia eccezionale del risveglio della città etrusca, ripercorrendo le emozioni delle prime scoperte ed il ricordo dei primi pionieri dell’archeologia bolognese di fine ‘800.
Terza e ultima giornata, domenica 1° dicembre 2019. Si inizia alle 15.30 con la seconda parte del film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (60’), che sarà presente in sala per illustrare l’intero progetto cinematografico. La seconda parte, ambientata ancora in Iraq, si sofferma su “La stagione dei grandi imperi”. Segue il film “L’arte in guerra” Regia di Massimo Becattini (63’), introdotto dallo stesso Massimo Becattini, regista e documentarista. Il film racconta la storia di quegli italiani che si impegnarono nella salvezza del patrimonio artistico nazionale nel corso della Seconda Guerra Mondiale. È la storia di una vera e propria caccia ai tesori d’arte italiana, sventata dal coraggio di funzionari che, rischiando la vita, li hanno nascosti o recuperati con un avventuroso lavoro di intelligence. Dopo l’intervallo, per ricordare i 40 anni dall’inclusione tra i patrimoni dell’Umanità UNESCO dell’Arte rupestre della Val Camonica (marzo 1979), primo riconoscimento in Italia, proiezione del documentario ”Val Camonica 1957” di Emmanuel Anati (22’), presentato da Daniela Ferrari, archeologa e docente a Univaperta di Imola. Le incisioni rupestri della Val Camonica costituiscono una delle più ampie collezioni di petroglifi preistorici del mondo. Questo documentario, realizzato da Emmanuel Anati, fondatore del Centro Camuno di Studi Preistorici, ripercorre, con filmati dell’epoca, l’inizio degli studi scientifici delle incisioni rupestri a metà degli anni ‘50 del secolo scorso.
A quarant’anni dalla prima esperienza, torna a Verona il grande cinema archeologico grazie ad Archeologia Viva con Verona Archeofilm: nove titoli e l’incontro con Francesca Ghedini

La presentazione di Verona Archeofilm: da sinistra, il direttore artistico Dario Di Blasi, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, e il direttore artistico di Schermi d’Amore Paolo Romano (foto Graziano Tavan)
Trentatré anni dopo l’ultima edizione (patrocinata dalla Regione Veneto) e quarantaquattro anni dopo la prima edizione (a cadenza biennale) partita quasi in sordina al teatro Romano di Verona, torna nella città di Giulietta il grande cinema archeologico con il Verona Archeofilm, che si è concretizzato grazie ad Archeologia Viva / Firenze Archeofilm, che ha fornito il supporto scientifico, e al Comune di Verona / Area Cultura e Turismo, che ha garantito il supporto tecnico-logistico. Il risultato è – per quest’anno – un mini-festival cinematografico di Archeologia, Arte e Ambiente con nove titoli per una giornata tra passato e presente. E con un impegno, ribadito dal direttore artistico Dario Di Blasi, dall’assessore alla Cultura e Turismo Francesca Briani, e da Margherita Bolla direttore del museo Archeologico al Teatro Romano di Verona, che a questa prima edizione – una sorta di anteprima-assaggio – già dall’anno prossimo avrà una durata più consona a un festival cinematografico – almeno tre giorni – e una location prestigiosa, cioè quel teatro Romano che questo festival l’ha visto nascere quasi mezzo secolo fa. E così il Verona Archeofilm si viene a inserire a pieno titolo nella Città di Verona, “il cui tessuto archeologico”, sottolinea l’assessore Briani, “è il principale scenario urbano e rappresenta da sempre la sua più forte attrattiva culturale e turistica. Il nuovo e prestigioso appuntamento – continua – va ad aggiungersi ai due Festival storici di Verona dedicati al cinema, e cioè Schermi d’Amore, che ha riaperto i battenti proprio quest’anno dopo otto anni di assenza, e Corti per Piccoli, che tra pochi mesi festeggerà i primi vent’anni di attività”. Sull’opportunità di proporre il Verona Archeofilm in una location prestigiosa e più attinente ai contenuti proposti interviene anche il direttore artistico di Schermi d’Amore, Paolo Romano: “Ricordo ancora le prime edizioni al teatro Romano: c’era un’atmosfera speciale”.
Tutto in una giornata: nove film e un incontro speciale. Appuntamento al teatro Ristori di Verona martedì 22 ottobre 2019, con due sezioni: una pomeridiana, dalle 16.30; l’altra serale, dalle 21. Ingresso libero. “Sono particolarmente contento poter riportare a Verona il grande cinema archeologico che proprio da questa città ha mosso i primi passi”, spiega il direttore artistico Dario Di Blasi. “La rassegna veronese alla fine degli anni ’70 del secolo scorso fu tra le prime del genere a livello europeo: solo Parigi era partita un anno prima. E poteva contare, tra gli organizzatori, personaggi come Valerio Massimo Manfredi e Giuseppe Orefici, archeologi e comunicatori che negli anni sarebbero diventati famosi mostrando tutto il loro valore”. La formula scelta per Verona Archeofilm è quella classica di Firenze Archeofilm, dal cui archivio Dario Di Blasi ha scelto i film a carattere storico-archeologico tra i migliori a livello mondiale presentati alla rassegna internazionale fiorentina che fa da capofila al festival diffuso per la valorizzazione dei territori locali. “L’antica Pompei, i misteri di Tutankhamon, il labirinto del Minotauro, i secoli bui del Medioevo, la battaglia di Canne, i segreti di Verona sotterranea”, riassume Di Blasi, “sono alcuni dei grandi temi che sfileranno sullo schermo del teatro Ristori”. E nel tardo pomeriggio, all’interno della programmazione filmica, ci sarà l’incontro speciale con l’archeologa classica Francesca Ghedini, professore emerito dell’università di Padova, che parlerà di “Verona e non solo: architettura e potere nel mondo romano” intervistata da Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva.
Il programma di martedì 22 ottobre 2019. Sezione del pomeriggio, dalle 16.30 alle 19. Apre il film “Malagne gallo-romana” di Philippe Axell (Belgio, 18′). L’Archeopark di Malagne è sorto intorno ai resti di un’imponente villa gallo-romana ed è impegnato nella rievocazione del passato. Ecco come dopo anni di studio, le terme di Malagne sono state ricostruite e “restituite” dal computer. Segue “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50′). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Alle 18, incontro/intervista con Francesca Ghedini, professore emerito di Archeologia all’università di Padova, su “Verona e non solo: architettura e potere nel mondo romano”. Segue il film “Alla scoperta di Verona sotterranea. Il sito archeologico di Corte Sgarzerie” di Davide Borra (Italia, 15′). I resti romani dell’imponente Capitolium di Verona vengono descritti grazie al racconto in prima persona di Scipione Maffei in costume d’epoca. La descrizione dell’area archeologica di Corte Sgarzerie passa attraverso una complessa stratificazione architettonica. Il video è frutto di un grande lavoro di computer grafica e ricostruzioni virtuali. Quindi “Apud Cannas”, regia e supervisione 3D di Francesco Gabellone (Italia, 16′). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude il pomeriggio il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isılay Gürsu (Turchia, 14′). Il film esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Una scena del film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia
Il programma della sera, dalle 21 alle 23. Apre il film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 26′). Creta, tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: i minoici. Primo popolo europeo a padroneggiare la scrittura, hanno costruito sontuosi edifici dall’architettura complessa e monumentale. I miti greci sono stati a lungo sfruttati per spiegare queste strutture, fino ai recenti scavi che hanno infine portato alla decodificazione di questi edifici. Segue il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52′). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Quindi il film “Alla ricerca dei secoli bui / W poszukiwaniu Sredniowiecza” di Jakub Stepnik (Polonia, 8′). Il film è la storia del lavoro degli archeologi che hanno scavato la fortezza medievale di Kłodnica, nella Polonia orientale. Un’opportunità per narrare la bellezza della professione dell’archeologo e l’intimità del contatto con i reperti che tornano fra le mani dopo mille anni. Chiude la prima edizione di Verona Archeofilm “La casa di Giulio Polibio a Pompei” di Alessandro Furlan (Italia, 12′). La casa di Giulio Polibio rivive oggi grazie alla messa in video di un grande studio interdisciplinare coordinato dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza Archeologica di Pompei sulla base dei diari di scavo della casa, stilati negli anni ’70, e di altri dati analitici e sperimentali.
Oman primo, Mesopotamia seconda, Pisidia terza: il Vicino Oriente affascina il pubblico dell’Aquileia Film Festival chiamato ad assegnare il premio Aquileia al miglior film. Alberto Angela (a lui la cittadinanza onoraria) ha fatto sognare gli appassionati, rimasti tutti nonostante il fortunale
Il fascino e l’archeologia del Vicino Oriente ha conquistato il numeroso e appassionato pubblico dell’Aquileia Film Festival che per quattro sere, dal 23 al 26 luglio 2019, si è assiepato nella suggestiva piazza Capitolo (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/07/22/dalla-mesopotamia-alloman-da-creta-allegitto-dalla-pisidia-a-venezia-al-via-il-x-aquileia-film-festival-quattro-serate-di-cinema-archeologia-arte-e-grandi-divulgatori-scientifi/) per seguire la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, il patrocinio del comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann, giunta quest’anno alla sua decima edizione.
Si è aggiudicato il premio Aquileia del pubblico, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli, come annunciato da una nota dell’agenzia AgiCult, il docu-film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 2017; 52’) che segue gli scavi in Oman condotti da un team di scienziati francesi. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. All’équipe di giovani archeologi il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Vicino Oriente. Al secondo posto il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 50’) che propone un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Al terzo posto il film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isilay Gürsu (Turchia, 2017; 14’) che esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia.

Aquileia Film Festival 2019: il sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, conferisce la cittadinanza onoraria ad Alberto Angela (foto agicult.it)
Un fortunale, che si è abbattuto su Aquileia proprio alle 21 dell’ultima serata, venerdì 26 luglio 2019, ha stravolto la scaletta, ma non il pubblico che è rimasto impassibile per seguire film e incontro in programma. Così alle 22, passato il temporale, ha aperto la serata Alberto Angela, intervistato dal direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti, che ha fatto sognare il pubblico conducendolo per mano tra le curiosità dello sbarco sulla luna e qualche aneddoto del backstage delle sue recenti riprese a Houston, passando a parlare poi del fascino di Cleopatra e della battaglia delle Egadi con un omaggio all’archeologo Sebastiano Tusa recentemente scomparso. Dopo la conversazione è salito sul palco il sindaco di Aquileia Emanuele Zorino che ha conferito ad Alberto Angela la cittadinanza onoraria e la targa con il sigillo della città deliberata nei giorni scorsi dal consiglio comunale per la lunga amicizia con Aquileia (da 7 anni partecipa al Film Festival), “per il lungo e proficuo rapporto con il territorio aquileiese e la sua cittadinanza che negli anni si è consolidato, per il servizio reso nel valorizzare e dare visibilità al proprio paese con un’opera di divulgazione a livello nazionale e internazionale, per l’attenzione e il rispetto che da sempre riserva ad Aquileia e alle sue tante sfaccettature storiche, archeologiche, architettoniche e artistiche, per la costante disponibilità e le numerose partecipazioni a iniziative che hanno visto il coinvolgimento dei cittadini”.
Così è slittato a fine serata, fuori concorso, il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 2017; 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…



















































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