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Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale, in presenza e on line, il convegno “I Bronzi di Riace. 50 anni di studi e ricerche”. Ecco tutto il programma: oltre trenta tra i massimi studiosi italiani e stranieri insieme per tre giorni di confronto, proposte e nuove ricerche. L’archeologia subacquea incontra l’arte antica, il restauro e la valorizzazione del territorio nel Cinquantesimo del ritrovamento dei Bronzi

Cinquant’anni. Tanti ne sono passati da quel 16 agosto 1972 quando il sub Stefano Mariottini scoprì i Bronzi di Riace, due magnifiche statue in bronzo risalenti alla metà del V secolo a.C. Cinquant’anni in cui questi due eroi venuti dal mare sono diventati tra le sculture antiche più celebri al mondo, capaci di attrarre folle estasiate di ammiratori, vere icone di un intero territorio, la Calabria. Una regione che quest’anno ha voluto festeggiarli con un programma diffuso di eventi, per far scoprire tanti aspetti della sua cultura millenaria: arte e paesaggio, borghi e identità enogastronomiche, minoranze linguistiche e tradizioni artigianali.

reggio-calabria_archeologico_convegno-bronzi-di-riace-50-anni-di-studi-e-ricerche_locandina-invitoRientra in questo ricco calendario il convegno internazionale “I Bronzi di Riace. 50 anni di studi e ricerche” in programma dal 10 al 12 novembre 2022 al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: oltre trenta tra ricercatori e studiosi che dal 16 agosto del 1972 ad oggi si sono occupati dei Bronzi di Riace si ritrovano sulla terrazza del MArRC per il convegno internazionale a cura del Segretariato Regionale del Ministero della Cultura per la Calabria: tre giorni di presentazioni, approfondimenti, nuovi rilevamenti e proposte intorno ai due guerrieri di bronzo dei quali da luglio 2022 si celebra l’anno del ritrovamento. Per accedere al Convegno, causa posti limitati, è necessario registrarsi, al link prenotazione@bbpromoservice.it. Il Convegno verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook del Segretariato regionale del MiC per la Calabria https://www.facebook.com/beniculturalicalabria.

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Panorama sul mare dal parco di Capo Colonna (Crotone) (foto federico neri)

L’archeologia subacquea incontra così l’arte antica, il restauro e la valorizzazione del territorio con quattro sezioni dedicate di approfondimento che vedranno alternarsi al tavolo grandi studiosi, archeologi, e non solo, italiani e stranieri. I Bronzi di Riace non rappresentano solo due statue, ma un intero ecosistema culturale, quello della Magna Grecia, quello del cuore del Mediterraneo. Nei tre giorni di incontri si svilupperanno diversi temi.

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Il mare davanti alle spiagge di Riace: qui vennero ritrovati i due Bronzi (foto roberto papalia)

Nella sezione archeologia subacquea del convegno sono presentate le campagne di ricerca che hanno interessato l’area del ritrovamento dei Bronzi fino al 29 ottobre 2022. Tra gli appuntamenti, i diretti protagonisti delle indagini di ricerca archeologica sui fondali antistanti Riace Marina presentano al pubblico i risultati delle attività di ricerca con focus su uno scavo archeologico “inverso”, a partire dal giorno di rinvenimento fino alla più recente campagna di indagine condotta dal Segretariato regionale del ministero della Cultura per la Calabria con il proprio funzionario archeologo subacqueo d’intesa con i reparti di specialità dell’Arma dei Carabinieri – Nucleo Carabinieri subacquei di Messina, Centro addestramento Carabinieri subacquei di Genova e Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza.

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Bronzi di Riace al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria: il volto del bronzo A (foto MArRC)


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Il volto del guerriero B, uno dei due Bronzi di Riace esposti nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto MArRC)

La sezione Storia dell’Arte Antica del convegno propone gli studi che fin dalla scoperta sono stati elaborati e che non accennano a pause, testimonianza dell’importanza del rinvenimento delle due statue nel mare di Riace e della loro attualità. “I Bronzi di Riace: 50 anni di studi e ricerche” presenta gli ultimi risultati, tra i quali l’importante contributo di recentissime ricerche in Grecia con l’individuazione dell’area dove vennero fuse le due statue. Una nuova serie di studi rivela anche l’importanza della ricostruzione delle rotte mediterranee nell’antichità, supportate da sempre più numerosi rinvenimenti di relitti con relativo carico. Due relazioni affronteranno questa problematica giungendo a conclusioni importanti per l’archeologia subacquea.

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Nuccio Schepis durante i restauri dei Bronzi di Riace

Per la sezione del restauro il convegno internazionale pone a confronto studi interdisciplinari per la prevenzione e protezione dei Bronzi di Riace. La storia dei Bronzi di Riace non termina con la loro scoperta e recupero: la conservazione delle due statue costituisce di fatto una serie di capitoli che si aggiungono a quanto già finora detto e illustrato. Le relazioni del Convegno aprono nuovi scenari, dove si percorrono strade nuove circa la manutenzione ordinaria e straordinaria dei due capolavori, sottoposti a impatti nuovi e continui da affrontare in tempi rapidi e con cognizione di causa. In questo senso, i Bronzi di Riace diventano di fatto dei veri apripista per nuove tecniche e metodi di restauro per quanto il Mediterraneo ha conservato nei suoi fondali, oggi interessati da inquinamenti che danno vita a nuove sfide anche per l’archeologia subacquea.

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Visitatori nella sala che ospita i Bronzi di Riace nel museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria (foto federico neri)

La quarta sezione insiste sulle nuove vie della valorizzazione. Nell’ultimo quarto del XX secolo il mondo è radicalmente cambiato con l’affermazione di internet e di nuove tecniche di comunicazione. La globalizzazione ha trasformato il modo di percepire la realtà, anche quella che fino a pochi anni fa era rappresentata dai musei di archeologia. La trasformazione in atto riguarda anche i Bronzi di Riace e tutta l’archeologia subacquea del Mediterraneo: dalle tecniche antisismiche per la conservazione dei reperti alle luci, dalla temperatura al grado di umidità determinato dal numero di visitatori presenti. Nuova e determinante importanza viene inoltre conferita all’ambiente che ha custodito nel tempo i siti archeologici sommersi: l’acqua del Mediterraneo, che diventa co-protagonista insieme ai Bronzi di Riace.

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Riace: il recupero del Bronzo A nel 1972 (foto per gentile concessione del Comune di Riace)

IL PROGRAMMA. GIOVEDÌ 10 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30, i saluti istituzionali introdotti da Fabrizio Sudano. Alle 11, relazioni introduttive: modera Fabrizio Sudano. Daniele Castrizio su “Lo studio dei Bronzi di Riace. Interpretazione e ipotesi. La figura di Paolo Moreno (1934-2021)”; Luigi Fozzati, Andrea Camilli su “Il Mediterraneo e il rinvenimento di reperti bronzei: dal caso alla necessità”. Dopo la pausa pranzo, alle 15 inizia la Sezione Archeologia subacquea (dalle 15 alle 19): moderano Elena Calandra e Luigi Fozzati. Pier Giovanni Guzzo su “La scoperta dei Bronzi 50 anni dopo”, Fabrizio Sudano su “I Bronzi e la Soprintendenza Archeologica della Calabria”, Daniela Gandolfi su “La campagna archeologica subacquea di Nino Lamboglia”, Alice Freschi su “La ricerca di archeologia subacquea della Soprintendenza archeologica della Calabria negli anni 1980-1981 nelle acque di Riace”. Dopo il coffee break, si riprende alla 16.50: Luigi Fozzati, Alessandra Ghelli su “Le prospezioni subacquee del 2004”, Giusi Grimaudo, Massimo Capulli su “Il progetto Archeomar a Riace”, Alessandra Ghelli su “Recenti attività di ricerca archeologica”, Lorenzo E. Baumer su “Statue dal mare: aspetti archeologici”, Marco Anzidei, Giuseppe Mastronuzzi, Giovanni Scicchitano su “Variazioni del livello marino lungo le coste della Calabria in epoca storica”. Chiude il dibattito.

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La copia in bronzo della testa del Guerriero A dei Bronzi di Riace con i colori originali (foto mic)

IL PROGRAMMA. VENERDÌ 11 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30 inizia la Sezione Storia dell’arte antica (dalle 9.30 alle 12.50): moderano Daniele Castrizio e Fausto Zevi. Ludovico Rebaudo su “Archeometria, anatomia, tradizione. Dati sull’aspetto originale dei Guerrieri di Riace”, Maurizio Paoletti su “I restauri antichi del Bronzo di Riace B”, Vincenzo Franciosi su “ἐπί δόρυ, dalla parte della lancia; ἐπ᾽ἀσπίδα, dalla parte dello scudo”, Konstantinos Tziampasis su “Le origini dei Bronzi di Riace da Argos. Una nuova lettura dei vecchi dati e una probabile soluzione di un enigma archeologico”. Dopo il coffee break, si riprende alle 11.20: Koichi Hada su “Da Argos a Roma: Storia di colore dei Bronzi di Riace”, Vinzenz Brinkmann, Ulrike Koch-Brinkmann su “Una sperimentazione archeologica del Liebieghaus Polychromy Research Project sui bronzi di Riace”, Antonio Corso su “Le statue da Riace, il torso Valentini e l’Atleta di Stefano nel contesto della nostalgia per l’età eroica dello stile severo”.

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I tecnici, dopo i lunghi restauri, hanno riscontrato nei Bronzi microfratture che li rendono estremamente fragili

Dopo la pausa pranzo, alle 15 inizia la Sezione Restauro (dalle 15 alle 19): modera Alessandra Marino. Giovanna De Palma su “Il Restauro dei Bronzi dal 2005 al 2015”, Francesca Angelo su “I bronzi recuperati dal mare: problematiche e tecniche di restauro”, Nuccio Schepis, Paola Donati su “I Bronzi di Riace: storia, ricerca e problematicità del restauro del bronzo archeologico”. Roberto Ciabattoni su “Protezione e Prevenzione: le soluzioni impiegate per la protezione e la sicurezza dei bronzi nel corso degli anni. Manipolazioni, esposizioni e monitoraggi”, Mario Micheli, Massimo Vidale su “I procedimenti costruttivi dei Bronzi di Riace nel dibattito critico degli ultimi decenni”. Dopo il coffee break, si riprende alle 17: Gerardo De Canio su “Progettazione e istallazione al museo di Reggio Calabria dei basamenti con isolamento sismico per i Bronzi di Riace”, Marialuisa Mongelli su “Modellazione e analisi numeriche dei Bronzi di Riace”, Ivan Roselli su “Sperimentazione in laboratorio dell’efficacia antisismica dei basamenti isolati per i Bronzi di Riace”, Vincenzo Fioriti su “Elaborazioni video innovative a supporto di una corretta progettazione dei basamenti con isolamento sismico per statue”. Chiude il dibattito.

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Carmelo Malacrino, direttore del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, alla presentazione di “Notti d’estate 2022” (foto MArRC)

IL PROGRAMMA. SABATO 12 NOVEMBRE 2022. Alle 9.30 inizia la Sezione Valorizzazione (dalle 9.30 alle 13): modera Filippo Demma. Carmelo Malacrino su “I Bronzi di Riace e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria”, Davide Bennato, Andrea Gennaro su “Promozione e comunicazione: libri, riviste, filmati e pubblicità”, Paolo Giulierini su “Il Mediterraneo in una stanza. Valorizzazione e contesto”, S. Rinaldi Tufi su “Non solo Mediterraneo. Viaggi e commerci a lunga percorrenza oltre il mare nostrum”, Pippo Cappellano su “Storia e vicende del primo documentario sui Bronzi di Riace”. Alle 11.10, il dibattito. Alle 11.30, le conclusioni con Barbara Davidde. Alle 12, proposta di candidatura dei Bronzi di Riace a Patrimonio UNESCO. Comunicazione della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Paestum. Alla XXIV Bmta la 2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo: annunciato l’itinerario sommerso del Relitto del Lombardo per il 2023 alle isole Tremiti, e consegnato il Premio internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”

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Il relitto del Lombardo alle Isole Tremiti: a giugno 2023 sarà visitabile con un itinerario subacqueo (foto patrimonio subacqueo)

paestum_BMTA22-XXIV-edizione_logoA giugno 2023 sarà possibile visitare l’itinerario sommerso del Relitto del Lombardo appartenuto e utilizzato da Garibaldi durante lo sbarco dei Mille e poi dopo qualche anno naufragato al largo delle Isole Tremiti in Puglia: lo ha annunciato alla XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo nel corso della 2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo archeologico subacqueo. “La soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo del MiC”, racconta Barbara Davidde, “sta portando avanti il percorso di realizzazione del progetto Amphitrite volto a creare itinerari subacquei all’interno di cinque Aree Marine Protette italiane: quella delle Isole Tremiti in Puglia, le Cinque Terre e Portofino in Liguria, Baia in Campania, Crotone in Calabria, Capo Testa – Punta Falcone in Sardegna. Alcuni di questi itinerari saranno dotati di una rete di nodi sensori che, grazie all’internet underwater things, permetterà la visita dei siti con dei tablet che hanno al loro interno la realtà aumentata e la ricostruzione di come doveva essere in antico il sito sommerso. Questo tipo di visita esiste già nel Parco di Baia e sarà realizzato nelle Isole Tremiti sicuramente sul relitto del Lombardo e forse anche sul Relitto delle Tre Senghe per il quale stiamo terminando gli studi propedeutici”.

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La soprintendente Barbara Davidde con l’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi sulla barca appoggio a Baia (foto Marcello Adamo)

La 2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo archeologico subacqueo – organizzata dalla Borsa nel ricordo del grande archeologo e studioso Sebastiano Tusa che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum – è stata anche l’occasione per la soprintendente Davidde per lanciare, insieme a Ulrike Guérin Programme Specialist 2001 Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage UNESCO Culture Sector, l’idea di creare una rete di percorsi subacquei e di proporre questi itinerari per l’iscrizione nella lista delle buone pratiche per la valorizzazione e la protezione del patrimonio culturale subacqueo. “Per noi è importante anche per dare il nostro appoggio e rendere il patrimonio acquatico sempre più accessibile, a patto che l’itinerario sia gestito”, spiega Ulrike Guérin che aggiunge “una candidatura sicuramente da presentare quale esempio di buona pratica per gli itinerari subacquei è quella del Parco sommerso Baia” rivolgendosi al direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, Fabio Pagano. Alla conferenza, con il coordinamento scientifico di Luigi Fozzati, sono intervenuti Valeria Patrizia Li Vigni presidente fondazione Sebastiano Tusa, Ferdinando Maurici soprintendente del Mare della Regione Siciliana, Cristiano Tiussi direttore fondazione Aquileia.

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Consegna premio internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” 2022: da sinistra, Lucrezia Maghet, Valeria Patrizia Li Vigni, Pippo Cappellano, Eric Rieth, Andrea Camilli, Luigi Fozzati (foto bmta)

Sempre nel ricordo dell’archeologo siciliano, il Premio internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” è stato consegnato a Eric Rieth direttore emerito CNRS Centre National de la Recherche Scientifique di Francia e responsabile dipartimento Archeologia Navale museo nazionale della Marina di Parigi per il riconoscimento alla carriera; Andrea Camilli direttore del museo delle Navi Antiche di Pisa per il progetto “Grande Tirreno”, per il progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici; Pippo Cappellano giornalista, regista, foto cineoperatore subacqueo e autore di documentari per il miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. “Un’iniziativa a cui teniamo molto”, rimarca il fondatore e direttore della BMTA Ugo Picarelli, “per portare avanti l’eredità pionieristica dell’amico della Borsa Sebastiano Tusa”. A seguire la consegna della Targa “Claudio Mocchegiani Carpano”, alla presenza del figlio Luca, alla migliore Tesi di laurea sull’Archeologia Subacquea: premiata Lucrezia Maghet per la tesi “L’archeologia subacquea sul web: raccolta, analisi e lettura critica dell’offerta disponibile in rete” corso di laurea in Beni culturali, università di Udine.

Paestum. Tutto pronto per la XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: ecco alcuni dei principali appuntamenti nei quattro giorni di kermesse a ingresso gratuito. Oltre 100 conferenze, incontri con i protagonisti, premi internazionali, workshop, salone espositivo, archeovirtual e tanto altro

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Veduta aerea del Santuario Meridionale a Paestum con il tempio di Nettuno e la Basilica (foto pa-paeve)

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Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Borsa mediterranea del Turismo archeologico a Paestum (foto bmta)

paestum_BMTA22-XXIV-edizione_logoConto alla rovescia per la XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si svolgerà a Paestum al Tabacchificio Cafasso (sito di archeologia industriale “simbolo della Piana del Sele”, così definito da Gillo Dorfles), l’area archeologica e il museo nazionale, la Basilica da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022. La BMTA è promossa da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum e parco archeologico di Paestum e Velia ed è ideata e organizzata dalla Leader srl, fondatore e direttore Ugo Picarelli. L’ingresso alla BMTA è gratuito, con la registrazione online consigliata per evitare file. Inoltre, i visitatori accreditati, grazie alla preziosa collaborazione del parco archeologico di Paestum e Velia e della Direzione regionale Musei della Campania, usufruiscono dell’ingresso gratuito alle aree archeologiche di Paestum e Velia e ai musei nazionali di Paestum, Capua, Eboli, Padula e Pontecagnano. Previste anche, su prenotazione, visite guidate gratuite a Paestum e Velia venerdì 28 e sabato 29 ottobre. Frecciarossa Treno Ufficiale della BMTA: per chi partecipa all’evento e raggiunge Napoli o Salerno con Le Frecce, sconto del 30% sul prezzo Base del biglietto del treno.

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Una conferenza alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico 2021 a Paestum (foto bmta)

In questa edizione 100 conferenze (di cui 50 tra incontri e laboratori a cura del ministero della Cultura) si svolgeranno in 5 sale in contemporanea con 500 relatori tutti in presenza. Tra le principali iniziative in programma ricordiamo la Conferenza con i Direttori dei Parchi e Musei Statali Autonomi (giovedì 27 ottobre, 12-16.30. Diretta on line). A seguito della Riforma del ministro Franceschini del 2014, che ha dato da allora l’autonomia a circa 40 tra Parchi e Musei, è consuetudine della Borsa inaugurare la prima giornata con i Direttori dei Parchi e Musei Statali Autonomi per un confronto sulle tematiche più attuali in termini di gestione, valorizzazione e innovazione. La prima sessione Il sostegno del PNRR alle destinazioni, ai parchi e musei archeologici per la valorizzazione dei territori, dei siti e per la promozione del turismo culturale si svolge in collaborazione con l’Ufficio Italia del Parlamento Europeo con la partecipazione dei vertici del Parlamento Europeo e dei ministeri del Turismo e della Cultura, dei presidenti delle Organizzazioni datoriali (Marina Lalli per Federturismo Confindustria e Vittorio Messina per Assoturismo Confesercenti). Nella seconda sessione Parchi e Musei Archeologici a confronto partecipano due prestigiosi musei esteri con Ahmed Farouk Ghoneim Direttore Museo Nazionale della Civiltà Egiziana e Fatma Naït Yghil direttore museo del Bardo di Tunisi e i fondatori del turismo archeologico organizzato Willy Fassio per Il Tucano Viaggi Ricerca e Piergianni Addis per I Viaggi di Maurizio Levi e Kel12. Presentazione dei volumi: “Campania – Regno dell’archeologia” de Le Guide di Repubblica; “Toscana Etrusca. Un viaggio contemporaneo in una terra millenaria” – Cairo Ed. realizzata per conto di Toscana Promozione Turistica.

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Le Catacombe di Siracusa protagoniste alla Borsa Mediterranea del Turismo archeologico 2022 (foto bmta)

Conferenza sull’Archeologia Sotterranea in Italia (sabato 28 ottobre, 10-13. Diretta on line) intende dare risalto ai tanti luoghi sotto le nostre città realizzati dall’uomo, quali caverne, cripte, catacombe, gallerie, labirinti, al fine di individuare contenuti e strumenti per promuovere una offerta contrassegnata da bellezza, unicità, percorsi emozionali, sostenibilità, dove città e territori sono protagonisti. La partecipazione della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra con il segretario generale mons. Iacobone, dell’ENIT con il Consigliere Pappalardo, del Touring Club Italiano con il presidente Iseppi con Comuni e Regioni ha l’obiettivo di lanciare un progetto interregionale dei territori protagonisti. Presentazione del progetto co-finanziato dal programma COSME dell’Unione Europea “EU DigiTOUR”, dedicato a PMI e startup del settore turismo per accedere a un programma di supporto tecnico e finanziario. Una opportunità per un pubblico business (in particolare PMI turistiche, policy maker, incubatori, acceleratori con programmi dedicati a startup del turismo) di conoscere dati, trend e progettualità sul tema della Digital Transformation e la sua rilevanza per il settore turistico; l’evento presenta il progetto EU DigiTOUR, co-finanziato dal programma COSME della Unione Europea e le opportunità di supporto tecnico e finanziario dedicate alle PMI del turismo. La seconda sessione verte sul tema della formazione in campo digitale ad alto tasso di interazione per un pubblico business e per studenti che vogliono incrementare le proprie competenze e sperimentarle sul campo. Saranno approfondite le tecnologie digitali più rilevanti per il turismo: Artificial Intelligence (AI), Internet of Things (IoT), Augmented Reality e Virtual Reality (AR; VR) e big data; inoltre, Mentoring, workshop e un mini-hackathon guideranno i partecipanti nell’adozione e uso di queste tecnologie. Il mini-hackathon aperto a studenti (diplomandi e laureandi) e professionisti, imprese turistiche e startup utilizzerà la metodologia CO*STAR (customer opportunity solution team advantages result), ideata appositamente per lo sviluppo creativo di progetti innovativi.

paestum_bmta_Award Khaled al-Asaad-2022_locandinaInternational Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” (venerdì 28 ottobre, 18-19.30. Diretta on line). La BMTA in collaborazione con Archeo, il primo mensile archeologico in Italia, dal 2015 premia le scoperte archeologiche votate dalle principali testate archeologiche internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Il Premio, alla 8ª edizione e intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato alle scoperte archeologiche e ai suoi archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Partecipano alla Cerimonia di consegna Fayrouz Asaad figlia archeologa di Khaled, Stefano Ravagnan inviato speciale del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per la crisi in Siria e Mohamad Saleh ultimo direttore del Turismo di Palmira. Il Premio 2021 sarà conferito per la scoperta della “città d’oro” fondata da Amenhotep III, riaffiorata dal deserto nei pressi di Luxor in Egitto, a Zahi Hawass già ministro delle Antichità e direttore della Missione archeologica. Presentazione di “e-Archeo” (sabato 29 ottobre, 9-30-13.30. Diretta on line), grande progetto nazionale per la valorizzazione multimediale e tecnologica di 8 siti archeologici. Commissionato ad ALES spa dal ministero della Cultura, il progetto e-Archeo è stato realizzato in collaborazione con diverse università italiane e con il CNR ISPC, con l’intento di offrire una modalità di lettura e fruizione di alcuni siti archeologici con un notevole potenziale narrativo ancora non pienamente espresso. Sono stati scelti 8 siti del Patrimonio Culturale di fondazione etrusca, greca, fenicio-punica, indigena e romana: Egnazia (Puglia), Sibari (Calabria), Velia (Campania), Nora (Sardegna), Alba Fucens (Abruzzo), Cerveteri (Lazio), Marzabotto (Emilia Romagna) e le Ville di Sirmione e Desenzano (Lombardia). Per questi otto siti e-Archeo costituisce un progetto di valorizzazione multimediale integrato e multicanale con soluzioni trasversali, da cui si attivano singole applicazioni per vari usi e tipologie di pubblico, promuovendo questo patrimonio in modalità sia scientifica che narrativa ed emozionale.

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La giornalista Donatella Bianchi riceve il premio Tusa 2021 da Patrizia Li Vigni e Dalila Nesci, presente Ugo Picarelli (foto bmta)

2ª Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa” (sabato 29 ottobre, 14.30-17. Diretta on line). In occasione dell’edizione 2019 la BMTA assegnò postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. Proprio nel ricordo dell’archeologo siciliano dal 2021 la Borsa organizza la Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo per promuoverne le destinazioni mediterranee e il Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”. Grazie al coordinamento scientifico di Luigi Fozzati, intervengono alla Conferenza Barbara Davidde soprintendente nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, Ulrike Guérin programme specialist 2001 Convention on the Protection of the Underwater Cultural Heritage UNESCO Culture Sector, Valeria Patrizia Li Vigni presidente fondazione Sebastiano Tusa, Ferdinando Maurici soprintendente del Mare della Regione Siciliana, Fabio Pagano direttore parco archeologico dei Campi Flegrei, Cristiano Tiussi direttore fondazione Aquileia, mentre ricevono il Premio Internazionale di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”: per il riconoscimento alla carriera Eric Rieth direttore emerito del CNRS Centre National de la Recherche Scientifique di Francia per conto dell’università Paris 1 Panthéon-Sorbonne-CNRS e responsabile del dipartimento di Archeologia navale al museo nazionale della Marina di Parigi; per il progetto più innovativo a cura di istituzioni, musei e parchi archeologici Andrea Camilli direttore del museo delle Navi Antiche di Pisa; per il progetto “Grande Tirreno” per il miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione Pippo Cappellano giornalista, regista, foto cineoperatore subacqueo e autore di documentari.

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L’incontro con Zahi Hawass alla Borsa Mediterranea del Turismo archeologico nel 2016 (foto bmta)

Incontri con i protagonisti (sabato 29 ottobre. Diretta on line). Il grande pubblico con i più noti divulgatori culturali, archeologi, direttori di musei, accademici, giornalisti: alle 17, Syusy Blady che interviene su “Ingegneri del Cosmo”, un sorprendente viaggio cosmico; alle 18.30, Zahi Hawass archeologo, già ministro egiziano delle Antichità e direttore degli scavi a Giza, Saqqara e Valle dei Re; alle 17.45, Barbara Jatta direttore musei Vaticani; Fatma Naït Yghil direttore museo del Bardo di Tunisi; Alfonsina Russo direttore generale parco archeologico del Colosseo. AIGU Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO: il progetto ECO ricongiunge l’uomo alla sua biosfera. In continuità con la tematica trattata alla BMTA 2021, le azioni suggerite dal Manifesto di AIGU Next Generation You trovano la giusta collocazione nell’ambito di una visione strategica condotta sul territorio nazionale, che ha portato a trattare i contenuti sul Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO allo scorso Italian Youth Forum di Cagliari 2022 e che continuerà a interessare il tema del Living Heritage al prossimo Italian Youth Forum di Torino 2023, dedicato alle Città creative UNESCO. AIGU rivolge la propria attenzione all’uomo e al suo ecosistema allo scopo di ricongiungerlo intimamente alla natura dei luoghi che abita e promuovere una più profonda consapevolezza nei confronti delle sue origini e della sua storia, che ancora oggi ne influenzano le tradizioni.

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Il salone espositivo all’ex Tabacchificio Galasso di Paestum (foto bmta)

SALONE ESPOSITIVO. 150 espositori (ben 17 territori regionali rappresentati, 12 Regioni, Roma Capitale con il Municipio X e il Ministero della Cultura con 500 mq dedicati ai Parchi e Musei autonomi, dal Colosseo a Paestum e Velia, da Sibari ai Campi Flegrei, dal MANN di Napoli al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria e ancora Europa Creativa, Ales, Parco di Gaiola), di cui 20 Paesi Esteri (per la prima volta Arabia Saudita, Libano, Palestina, la Macedonia greca e il ritorno di Cina, Cipro, Spagna). Il ministero della Cultura nel proprio spazio presenterà la candidatura della Via Appia Antica, nel percorso integrale da Roma a Brindisi e comprensivo della variante traianea, per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (4 Regioni, 74 Comuni, 14 Parchi, 13 tra Città Metropolitane e Province, 14 Parchi, 25 Università, 28 uffici dello stesso Ministero, oltre a numerose comunità territoriali si sono uniti per tutelare, valorizzare e promuovere la candidatura di questo percorso, che si sviluppa quasi per intero nel Mezzogiorno d’Italia). L’antico asse di comunicazione, il primo concepito come via publica, fu il prototipo dell’intero sistema viario romano con i suoi 120.000 km di lunghezza complessiva.

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Alla borsa mediterranea del turismo archeologico workshop con i buyer europei selezionati da Enit (foto bmta)

WORKSHOP CON I BUYER EUROPEI SELEZIONATI DA ENIT. 30 buyer tra tour operator europei selezionati dall’ENIT (provenienti da Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Spagna) e nazionali di ArcheoIncoming presenti al Workshop di sabato 29 ottobre ore 10-18, che intende sviluppare la domanda turistica di prossimità europea e nazionale da parte dei tour operator specialisti, da sempre vocati all’outgoing, ma dalla pandemia in poi proiettati anche sul nostro Bel Paese. Negli ultimi anni la BMTA è orientata nella scelta dei buyer al solo mercato europeo per dare una opportunità agli operatori turistici dell’offerta di recuperare quote della domanda estera di prossimità, che negli ultimi decenni a scapito del Sud Italia ha preferito i paesi viciniori competitori. Saranno presenti i migliori tour operator interessati al segmento archeologico del turismo culturale, che non hanno mai partecipato negli anni al Workshop di Paestum.

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Archeoincoming è la nuova sezione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico (foto bmta)

ARCHEOINCOMING (giovedì 27 ottobre, 16.30-19.30. Diretta on line). La BMTA dal 2019 si è impegnata sulla domanda di prossimità europea e nazionale, presentando la neo sezione ArcheoIncoming, dove sono protagonisti i tour operator specialisti, da sempre vocati all’outgoing. Come nel 2021 numerosi i tour operator presenti quest’anno nel Salone Espositivo (Carrani Tours, Cosertour, Il Tucano Viaggio Ricerca, Jockey Viaggi, Key to Italy, Mondo Emozioni, Viaggi dell’Elefante, Yanez Viaggi), che in qualità di buyer rafforzano anche il Workshop rappresentando la domanda nazionale nell’incontro con gli operatori turistici dell’offerta. Grazie alla BMTA nel confronto messo in atto con gli imprenditori del turismo archeologico precursori del viaggio esperienziale è stato dagli stessi richiesto un coordinamento tecnico all’ENIT, necessario a seguito della riprogrammazione dei cataloghi imposti dalla pandemia, consapevoli di promuovere sempre più le destinazioni archeologiche nazionali, in particolare del Centro Sud.

paestum_Picarelli consegna Premio Paestum postumo a Sebastiano Tusa alla consorte Valeria Li Vigni BMTA19_foto-bmta

Il segretario della Bmta Ugo Picarelli consegna alla vedova Valeria Li Vigni l premio “Paestum Mario Napoli” 2019 assegnato postumo a Sebastiano Tusa durante la XXII Bmta (foto bmta)

PREMIO “PAESTUM MARIO NAPOLI”. Istituito nel 2005 nel nome di “Paestum” e intitolato dal 2018, in occasione del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, a Mario Napoli, archeologo e studioso della Magna Grecia, Soprintendente Archeologico di Sa, Av, Bn nel 1964, quando vennero alla luce a Velia la Porta Rosa (singolare complesso costruttivo del II-III sec. a.C.) e nel 1968 a 1,5 km a sud di Paestum nella necropoli di Tempa del Prete, la Tomba del Tuffatore (unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, datata al 480 a.C. circa) è assegnato a personalità e organismi, che contribuiscono al dialogo interculturale, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico. Ricevono il Premio per il 2022: Associazione della Stampa Estera in Italia, Musei Vaticani, Museo Archeologico di Reggio Calabria, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Touring Club Italiano.

ARCHEOVIRTUAL. In collaborazione con l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR, ArcheoVirtual da 15 edizioni è il fiore all’occhiello della BMTA con in mostra le produzioni più significative nel panorama internazionale delle tecnologie digitali al servizio del patrimonio. L’edizione 2022 dal tema “Verso il Metaverso” vuole introdurre il pubblico alle prospettive, che si delineano nel campo dei nuovi mondi virtuali. Il patrimonio culturale si avvia verso la sfida dei nuovi ambienti immersivi e dei mondi artificiali. L’annunciato avvento del Metaverso, pur non rappresentando una novità assoluta (i primi ambienti di metaverso dedicati ai beni culturali risalgono a circa quindici anni fa), fa intravedere rilevanti trasformazioni nelle modalità di comunicazione, intrattenimento, commercio, che toccheranno tutti gli ambiti della vita sociale. Che ruolo avranno la cultura e il patrimonio archeologico in questo contesto? Ad oggi le caratteristiche del fenomeno non sono ancora ben delineate, ma idealmente ogni rilievo o modellazione ricostruttiva può divenire, in un prossimo futuro, un ambiente immersivo in cui muoversi, incontrare altri utenti, apprendere informazioni e intrecciare relazioni. Le produzioni presenti: Arzachena Civiltà Millenaria CNR ISPC – Comune di Arzachena, e-Archeo HI Cerveteri BlueCinemaTV, Due passi al Louvre con il tuo avatar! No Real Interactive, MAPOD4D ArcheOs Tec, Progettosl Rete di imprese – Leicon, Realverso Lucanum iInformatica, MetaHeritage. Metaverso per l’archeologa 7eMezzo.biz – MetaHeritage, ATON per il Metaverso CNR ISPC. Inoltre, il pubblico avrà come guida d’eccezione Lucrezia, l’archeologa virtuale che dialogherà con i visitatori di ArcheoVirtual tramite i loro cellulari. Alla Mostra si affianca un Workshop tematico sull’evoluzione delle applicazioni digitali nei beni culturali, sulle relative professionalità e sulle forme e le tecniche di narrazione del passato, quest’anno sulle trasformazioni in atto, legate all’avvento di questo mondo virtuale e della blockchain, che muteranno drasticamente le prospettive emotive ed economiche della fruizione del patrimonio culturale. Intervengono Augusto Palombini CNR ISPC, Coordinatore Scientifico di ArcheoVirtual, Costanza Miliani Direttore CNR ISPC, Daniele Bursich Imprenditore digitale 7eMezzo-biz, Ciro Cacciola Direttore MAV Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, Antonella Negri Funzionario Istituto Centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale Ministero della Cultura, George Partskhaladze Research Council Member Georgian National Museum, Antonella Pellettieri Dirigente di ricerca CNR ISPC, Luciano Ragazzi Direttore esecuzione MTC SIC Ecosistema digitale per la cultura – Regione Campania. Ancora,

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Alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico ArcheoExperience con i Laboratori di Archeologia Sperimentale (foto bmta)

ArcheoExperience con i Laboratori di Archeologia Sperimentale per la divulgazione delle tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare i manufatti di uso quotidiano, ArcheoLavoro orientamento post diploma e post laurea a cura delle Università (oltre 2.000 studenti da 35 scuole provenienti da Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia) e ArcheoStartup per la presentazione delle imprese giovanili del turismo culturale, in collaborazione con l’Associazione Startup Turismo, mentre la community di IgersItalia si ritroverà a Paestum con uno stand e la riunione del consiglio direttivo.

Archeologia in lutto. È morto a 60 anni Marcello barbanera, professore di Archeologia e storia dell’arte greca e romana alla Sapienza di Roma. Si è interessato di storia dell’archeologia, scultura greca, metodologia della storia dell’arte, storia del collezionismo, archeologia della Magna Grecia, museografia. Il ricordo di colleghi, allievi e appassionati

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Il prof. Marcello Barbanera. Era professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana all’università La Sapienza di Roma

Archeologia in lutto. L’università La Sapienza di Roma è in lutto. È morto il 10 aprile 2022, a Roma, a sessant’anni, Marcello Barbanera, professore di Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza Università di Roma e presidente del Polo museale dell’ateneo. Molto noto anche tra gli appassionati per il suo “Storia dell’archeologia classica in Italia” (Laterza, 2015), un libro fondamentale per inquadrare lo sviluppo della disciplina in Italia.

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Il prof. Marcello barbanera dal 2016 era direttore del museo dell’Arte classica di Roma La Sapienza

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità esprime la commozione e il cordoglio di tutti i suoi membri per la prematura e tragica scomparsa di Marcello Barbanera, professore di Archeologia classica e Direttore del Museo di Arte Classica. Marcello Barbanera ha insegnato dal 2005 Archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso il Dipartimento, dove, nel 1991, era diventato conservatore della Gipsoteca’ archeologica, curandone il progetto di restauro e divenendo poi Direttore del Museo dellArte Classica dal 2016 che oggi, 11 aprile 2022, interrompe le sue attività in segno di lutto. Dal 2019 ha diretto lo scavo archeologico di Elaioussa Sebaste (Turchia) e ha assunto le funzioni di Presidente del Polo Museale. In plurime occasioni ha ricoperto il ruolo di coordinatore scientifico di rilevanti progetti nazionali e internazionali, tra gli altri le celebrazioni del bimillenario per la morte di Cesare Germanico e la trasformazione in museo della villa dei mosaici di Spello. “Con la sua scomparsa viene meno non solo un collega, ma anche una figura di riferimento primaria – non solo in Sapienza – per la storia dell’arte e dell’archeologia, per lo studio dell’antico e della sua ricezione, un dotto studioso distintosi per la vasta e raffinata cultura, la cui eredità scientifica non mancherà di suscitare nuove indagini e approfondimenti nei settori esplorati durante la sua lunga e poliedrica carriera.

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La copertina del libro “Storia dell’archeologia classica in Italia” di Marcello Barbanera

Marcello Barbanera si era specializzato a Roma in Storia dell’arte antica. Ha trascorso soggiorni di studio a Parigi con Alain Schnapp (La Sorbonne 1997), è stato borsista a Berlino con Adolf H. Borbein (Alexander von Humboldt Stiftung, Freie Universität 1998 e 2005) e a New York (The Italian Academy, Columbia University 1999). Visiting professor a Parigi (Ecole des Hautes Etudes 1997 e Institut d’Histoire de l’Art 2006), è stato nel 2008 Kress Lecturer per l’Archaeological Institute of America, di cui era membro. Era socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico. Fellow del Morphomata Kolleg di Colonia (2012-13). La sua attività di ricerca è stata orientata verso la storia dell’archeologia, la scultura greca, la metodologia della storia dell’arte, la storia del collezionismo, l’archeologia della Magna Grecia, la museografia, la ricezione dell’antico e la definizione di arte nella società greca. Tra le sue pubblicazioni: “Il Guerriero di Agrigento” (1995), “Il Museo dell’Arte classica” (1995); “L’Archeologia degli Italiani” (1998); “Ranuccio Bianchi Bandinelli. Biografia ed epistolario di un grande archeologo” (2003); “Original und Kopie” (2006); “Collezione di antichità di Palazzo Lancellotti ai Coronari. Archeologia, Architettura, Restauro” (2008); “Relitti riletti. Trasformazione delle rovine e identità culturale” (2009); “Memoria. Cultura e Costruzione del ricordo nelle società del Mediterraneo e del Vicino oriente antico” (2010); “Originale e copia nell’arte antica” (2011); “Il Museo impossibile. Storie archeologiche: istituzioni, uomini, idee”, Roma 2012; “The Envy of Daedalus. Essay on the artist as murderer”, Köln (2013); “La forza delle rovine” (2015); “L’archeologia come strumento di coscienza civica. Paolo Orsi e Armando Lucifero pionieri della ricerca archeologica in Calabria” (2015); “Figure del corpo nell’arte antica” (2016); “Figure del corpo nel mondo antico” (2018); “Il classico si fa pop di scavi, copie e altri pasticci. Catalogo della mostra (Roma, 13 dicembre 2018-7 aprile 2019)” (2019); “Germanico Cesare a un passo dall’Impero” (2021). E naturalmente, come si diceva, “Storia dell’archeologia classica in Italia” (2015).

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Il prof. Marcello Barbanera è morto a 60 anni

Unanime il cordoglio espresso dal mondo accademico, da molti allievi e da quanti hanno avuto modo di conoscere il prof. Marcello Barbanera in frequenti conferenze e incontri pubblici. “Oggi per me è un giorno triste – scrive un suo ex allievo Igor Baglioni – per tanti motivi, non da ultimo per la scomparsa di una persona speciale che è stata tra quelli che in passato mi hanno indicato la strada che, da spaesata matricola che si aggirava smarrita per i corridoi del Museo dei Gessi, in Sapienza, mi ha portato ad essere lo studioso che sono oggi. Le brutte notizie non giungono mai sole. Addio Marcello Barbanera. Che la terra ti sia lieve”. Gli fanno eco la professoressa Tiziana Pascucci: “Oggi è un giorno triste per Sapienza Università di Roma e per chi ha avuto la fortuna di conoscere Marcello Barbanera. Riposa in pace”. L’archeologo Andrea Camilli: “Un pensiero a Marcello Barbanera e ai pomeriggi di oltre trenta anni fa, passati in biblioteca di archeologia alla Sapienza a parlare (di archeologia, ma soprattutto di cani)… sit tibi terra levis”. Il professor Giuliano Volpe: “Che notizia tragica! una tristezza infinita, un dolore enorme, un caro amico da tantissimi anni, un collega coltissimo e sensibile”. Il professor Massimiliano Valenti: “Un signore, conosciuto quando facevamo l’università (ha un paio d’anni più me), in contatto nel corso degli anni per alcune notizie reciproche e, più recentemente, per il prestito di alcuni reperti per la mostra di Brescia sulla Vittoria. E quest’estate per una sua conferenza a Otricoli. Una triste tragedia”. Anche il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini e lo staff del Mann esprimono cordoglio per la scomparsa di Marcello Barbanera, insigne studioso e sapiente divulgatore, che lascerà un grande vuoto nel mondo dell’archeologia e non solo. E il direttore del parco archeologico di Ostia antica, Alessandro D’Alessio, nell’apprendere con infinita tristezza e sgomento della scomparsa di Marcello Barbanera, scrive: “Ciao Marcello, vola altissimo il tuo pensiero cristallino sopra le nostre misere vicende”. Mentre la direzione del parco archeologico del Colosseo ricorda il professore della sapienza ripubblicando un suo intervento nell’ambito dei Dialoghi in Curia (vedi Facebook). Infine noi lo vogliamo ricordare riproponendo una bella intervista che Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, ha fatto al prof. Marcello Barbanera nell’estate 2019 ad Aquileia, nell’ambito dell’Aquileia Film Festival 2019, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm.

Un regalo del 2019? Di certo il museo delle Navi Antiche aperto dopo vent’anni di ricerca e restauro negli Arsenali Medicei di Pisa: dallo scavo di San Rossore al più grande museo di imbarcazioni antiche esistente. Esposte sette imbarcazioni di epoca romana, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., di cui quattro integre, e circa 800 reperti

Che cosa ci lascia in eredità il 2019? Tra le novità conosciute durante l’anno, di certo una menzione lo merita il museo delle Navi Antiche aperto nel giugno 2019 agli Arsenali Medicei di Pisa dopo venti anni di ricerca e restauro: quasi 5000 metri quadri di superficie espositiva e 47 sezioni divise in 8 aree tematiche nelle quali saranno esposte sette imbarcazioni di epoca romana, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., di cui quattro sostanzialmente integre, e circa 800 reperti per un museo che racconta un millennio di commerci e marinai, rotte e naufragi, navigazioni, vita di bordo e della storia della città di Pisa. La concessione del museo è affidata a Cooperativa Archeologia, che ha seguito negli ultimi anni lo scavo archeologico e il restauro delle navi e dei reperti, sotto la direzione scientifica di Andrea Camilli, responsabile di progetto per la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno. Si tratta di una tappa fondamentale per un percorso iniziato nel 1998, anno in cui nei pressi della stazione ferroviaria di San Rossore vennero alla luce i resti della prima nave. Nacque così il grande cantiere di scavo e restauro realizzato grazie all’importante e costante impegno del MiBAC e di un ricco ed eterogeneo gruppo di professionisti archeologi e restauratori.

Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa rappresenta uno dei più interessanti e ricchi cantieri di scavo e ricerca degli ultimi anni. La particolare condizione di conservazione dei reperti racchiusi in strati di argilla e sabbie ha richiesto un considerevole sforzo economico, organizzativo e tecnologico, mettendo a disposizione della ricerca laboratori, depositi, strumentazioni all’avanguardia e logistica devoluti al recupero degli oltre trenta relitti individuati e dei materiali ad essi associati. Il cantiere delle Navi Antiche è quindi diventato un centro dotato di laboratori, depositi e strumentazione che ha visto la collaborazione di decine di istituzioni universitarie e di ricerca italiane e straniere. Durante lo scavo, i relitti sono stati liberati dal terreno secondo il metodo proprio dello scavo archeologico, e dai pannelli in vetroresina, procedendo per piccole fasce di 50 centimetri/1 metro, rilevate tridimensionalmente, e quindi nuovamente protette con un tessuto in grado di trattenere l’umidità. Per garantire l’umidità necessaria, si è fissato sui reperti un impianto di nebulizzazione, progettato espressamente per ogni imbarcazione. A questo è stato sovrapposto un nuovo guscio di vetroresina per preservare l’imbarcazione durante il sollevamento, il trasporto e la messa a dimora. L’imbarcazione, così incapsulata, è stata fissata a un telaio metallico e quindi sollevata e spostata in laboratorio per il restauro.

L’allestimento degli Arsenali Medicei con le navi antiche romane (foto Barbara Setti)

Gli Arsenali Medicei sede del Museo delle Navi Antiche di Pisa (foto Barbara Setti)

Il museo, allestito all’interno degli Arsenali Medicei sul lungarno pisano, espone le navi di età romana e i reperti a esse riferiti rinvenuti e restaurati al Cantiere delle Navi Antiche. L’adiacente complesso di San Vito ospiterà a breve il Centro di restauro del Legno Bagnato, struttura di rilievo internazionale nel restauro delle sostanze organiche, attualmente ospitata provvisoriamente presso il cantiere di scavo. Il centro, simbolicamente, fornirà il supporto alle onerose manutenzioni del museo e lo arricchirà costantemente con il suo lavoro. “L’apertura del museo delle Navi Antiche di Pisa, all’interno degli Arsenali Medicei restaurati, ed ora integralmente visibili, costituisce la conclusione di una significativa fase di tutte quelle iniziative a cura del ministero per i Beni e le attività culturali che iniziarono col fortunato ritrovamento archeologico di Stefano Bruni a san Rossore”, dichiara Andrea Muzzi. “Da allora fondamentale fu il completamento dello scavo, gli studi e le complesse lavorazioni condotte dal Centro di Restauro del Legno Bagnato e la progettazione dell‘exhibition design dovuto a Maurizio di Puolo e Anna Ranghi, il tutto seguito fin ad oggi con passione da Andrea Camilli. Ho l’onore di concludere questo lavoro sostenuto con continuità dai finanziamenti del ministero, lavoro nel quale ho creduto fin dal mio arrivo a Pisa. Prima di me, oltre ai colleghi che mi hanno preceduto, e che ringrazio sentitamente a cominciare da coloro che mi hanno passato il testimone, vari istituti hanno collaborato e continuano a dare il loro fondamentale contributo a seconda dei rispettivi ruoli, dalla direzione generale, alla direzione regionale, poi, per gli esiti della recente riforma, al segretariato regionale”.

La ricostruzione del cantiere di scavo negli ambienti degli Arsenali Medicei (foto Barbara Setti)

Una rassegna delle anfore rinvenute dai carichi dei relitti delle navi romane (foto Barbara Setti)

Le spoglie di un marinaio e di un cane restituite dallo scavo delle navi antiche (foto Barbara Setti)

Il museo delle Navi Antiche risponde a una serie di caratteristiche: è il museo archeologico che mancava a Pisa, un museo duttile, in continua trasformazione con il proseguire delle ricerche e utilizza un linguaggio accessibile e diversificato, adatto a tutti. Il grande lavoro di progettazione svolto ha richiesto una costante sinergia e una pluriennale collaborazione con gli autori dell’exhibition design. “Siamo orgogliosi della chiusura di un percorso che in vent’anni ha coinvolto più di 300 persone dalle professionalità più disparate: archeologi, architetti, storici dell’arte, restauratori e il personale tecnico delle sovrintendenze”, continua Andrea Camilli. “C’è un’enorme soddisfazione nel constatare che una struttura statale ha realizzato una grande opera come questa: quasi 5000 metri quadri, innovativi anche sul piano museale. Si tratta del più grande museo di imbarcazioni antiche esistente. L’esposizione, inoltre, è costruita con un tipo di linguaggio che avvicina il pubblico all’archeologia. Abbiamo eliminato il ‘feticismo del reperto’, rimuovendo il più possibile le barriere visibili che separano l’utente dall’oggetto, rendendolo apparentemente a portata di mano del visitatore. Anche l’area dedicata alle alluvioni, dove una parete scaffalata rivela con le consuete cassette di deposito i materiali rinvenuti dopo un’alluvione catastrofica, introduce alla tematica della ricerca. Il linguaggio del museo non punta a stupire, ma utilizza un sistema di comunicazione plurilivello che non eccede nel multimediale e ricontestualizza la narrazione con accuratezza storica e scientifica”. L’esposizione delle Navi Antiche di Pisa si articola all’interno delle sale e delle campate degli Arsenali medicei, sul lungarno pisano, in origine capannoni adibiti alla costruzione e alla manutenzione delle galee dei cavalieri di Santo Stefano, il corpo cavalleresco a difesa della minaccia saracena. Gli arsenali andarono presto in disuso e diventarono prima alloggi militari, poi stalle. Fino alla metà del secolo scorso ospitarono il centro di riproduzione ippica dell’Esercito italiano. La volontà di conservare la struttura degli Arsenali ha condizionato le scelte museali, soprattutto nelle sale I, II e VIII, dove il mantenimento delle celle dei cavalli ha imposto una narrazione in microcapitoli, quasi a piccoli passi. I grandi ambienti delle campate sono invece lo spazio ideale per dispiegare le grandi navi restaurate.

Alkedo (il Gabbiano), l’ammiraglia della flotta pisana, nave da 12 rematori da diporto (foto Barbara Setti)

La ricostruzione di un piccolo planetario, per conoscere come gli antichi si orientavano con le stelle (foto Barbara Setti)

Sono quattro le imbarcazioni integre esposte: l’ammiraglia Alkedo da 12 rematori, la Nave “I” ossia un grande traghetto fluviale, un secondo barcone con ponti e albero ben visibili e una piccola imbarcazione per il trasporto merci. A queste, si affiancano altre navi parzialmente recuperate e la ricostruzione di una porzione del cantiere di scavo. In mostra anche i carichi rinvenuti, che includono gli oggetti personali dei viaggiatori, con migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico, da giochi per bambini a capi d’abbigliamento, e anche i resti di un marinaio morto con il suo cane: un mosaico che copre mille anni di commerci, navigazioni, rotte, vita quotidiana a bordo e naufragi. L’esposizione parte con la storia della città di Pisa tra archeologia e leggenda, fino alla fase etrusca prima e romana poi, conclusasi con l’arrivo dei Longobardi. Si prosegue con un focus sul rapporto della città con l’acqua, dalle catastrofiche alluvioni all’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, fino a toccare il Porto di Pisa e tutta l’intensa attività produttiva cittadina. Dalla ricostruzione dei cantieri si passa, poi, all’esposizione integrale delle navi, che occupa due campate degli arsenali, per proseguire con le sezioni che raccontano le tecniche di navigazione con un piccolo planetario, per conoscere come gli antichi si orientavano con le stelle, mentre un tabellone elettronico degli arrivi e delle partenze racconta le principali rotte dei porti del Mediterraneo. Il percorso espositivo si conclude con un excursus sulla dura vita di bordo, sia per i marinai che per i viaggiatori, dall’abbigliamento ai bagagli, fino alle abitudini alimentari, ai culti e alle superstizioni.

La cosiddetta nave “D”, con ancora ben visibili ponti e albero (foto Barbara Setti)

La cosiddetta barca “F”, appartiene alla tipologia delle lintres, per il trasporto merci utilizzate per rapidi e più confortevoli spostamenti (foto Barbara Setti)

Le navi esposte. (1) Alkedo (il Gabbiano), l’ammiraglia della flotta pisana, nave da 12 rematori da diporto ma dalle forme che ricordano una nave da guerra; ha ancora inciso su una tavoletta il suo nome (Alkedo = gabbiano), esposta nella vetrina di fronte. A fianco ricostruzione a grandezza naturale di una nave da guerra (liburna). (2) Nave “I” (V sec. d.C.), grande traghetto fluviale a fondo piatto interamente costruito in legno di quercia e rinforzato all’esterno da fasce di ferro; il barcone, manovrato tra le due rive attraverso un sistema di funi, era mosso da riva tramite un argano, il cui asse centrale è stato rinvenuto nel corso degli scavi (esposto nella vetrina accanto all’imbarcazione). (3) Barca “F”, appartiene alla tipologia delle lintres, imbarcazioni più piccole per il trasporto merci utilizzate per rapidi e più confortevoli spostamenti e per il trasporto di dettaglio delle merci. Simili alle piroghe, erano realizzate per consentire la remata da un solo lato, come le attuali console veneziane (esemplari esposti del II e III sec. d.C.). (4) Nave “D”, con ancora ben visibili ponti e albero. Il grande barcone fluviale è stata rinvenuta rovesciata e il suo restauro ha richiesto un lavoro estremamente elaborato. Si tratta di un grande barcone fluviale adibito al trasporto della rena lungo il corso dell’Arno: un ampio boccaporto consentiva il carico della sabbia. L’imbarcazione era mossa da vela (conserva ancora l’albero originale) e trainata da riva da una coppia di cavalli o buoi. Lo scheletro di un cavallo ancora aggiogato è stato rinvenuto al di sotto di essa. Altre navi: Nave “E”, parziale, nave da carico di dimensioni medio-grandi; Barca “H” , barchino fluviale a fondo piatto; imbarcazione da carico di medio-grandi dimensioni che faceva la spola lungo le coste tra Campania e Spagna e trasportava un carico di anfore (tra cui spalle di maiale in salamoia) (II sec. a.C.). Ricostruzione del cantiere della Nave “A”, nave da carico (oneraria) di grandi dimensioni (più di 40 metri di lunghezza; ne è stata recuperata circa la metà) (II sec.d.C.). Trasportava un carico di anfore a fondo piatto riutilizzate e contenenti conserve di frutta. Per le sue dimensioni è stata esposta ricostruendo una parte del cantiere di scavo, mostrandola in corso di recupero.

La cosiddetta nave “E”, parziale, nave da carico di dimensioni medio-grandi (foto Barbara Setti)

Un’ancora esposta al museo delle Navi Antiche (foto Barbara Setti)

L’esposizione delle Navi Antiche di Pisa si svolge all’interno delle sale e delle campate degli Arsenali medicei di Pisa ed è articolata in otto sezioni. I. La città tra i due fiumi: la prima sala del Museo è dedicata alla storia della città di Pisa tra archeologia e leggenda, il suo sviluppo fino alla fase etrusca prima e romana poi, l’arrivo dei Longobardi. II. Terra e acque: il rapporto della città con il territorio e l’acqua: le alluvioni, l’organizzazione del territorio tra canali e centuriazioni, il Porto di Pisa, le cave e le officine ceramiche, la pesca, l’agricoltura, il legname e come questa intensa attività produttiva abbia inciso sul territorio provocandone già in età antica il suo dissesto idrogeologico. III. La furia delle acque: la piana di Pisa fu soggetto a disastrose alluvioni per secoli: furono disastrose per il territorio, ma grazie agli scavi archeologici hanno consentito di ricostruire nel dettaglio una storia secolare fatta di navi, reperti, storie di vita e di commerci. Approfondimento sul metodo di scavo archeologico in ambiente umido. Il racconto di un naufragio e la storia di un’amicizia: il marinaio della nave B e il suo cane. IV. Navalia: non solo il luogo dove le navi venivano costruite, ricoverate e riparate (gli arsenali), ma le navi nel loro complesso: come si costruivano le navi nel mondo antico e come si costruiscono ora, le moderne tecniche di scavo e recupero e il restauro del legno archeologico. Ricostruzione del cantiere di scavo della nave A. V. Navi: l’esposizione delle navi e dei loro carichi e corredi, che occupa due campate degli arsenali, è suddivisa in due parti: la prima campata è dedicata alle navi da mare aperto, la seconda alle imbarcazioni da acque interne. Esposizione dell’Alkedo e sua ricostruzione a grandezza naturale. I barconi e i traghetti da fiume: nave D e nave I. Una nave dalla Spagna. VI. Commerci: si viaggia per mare anche e soprattutto per commercio: l’oggetto principe sono le anfore da trasporto, i contenitori di quasi tutti i prodotti che si vendevano nel mondo antico; diffusione, importazione ed esportazione di merci particolari: beni di lusso, marmi, ceramica fine da tavola. Tutte le anfore conosciute a Pisa su un’unica parete: forme, contenuti e provenienze. VII. La navigazione: le navi romane, a remi e con vele quadre, navigavano regolate da un complesso sistema di manovre; il cantiere ha restituito notevoli parti di vela, che permettono di ricostruire con molta affidabilità il complesso sistema che era alla base della struttura delle vele. L’ancora in legno della nave A, il pesce angelo portafortuna. Orientarsi con le stelle. Quanto duravano i viaggi per mare? Quali erano i porti e le rotte più frequentate? Consultate il nostro tabellone degli arrivi e delle partenze. VIII. Vita di bordo: viaggiare non era molto confortevole, sicuramente come marinaio ma anche come passeggero. Questa sezione descrive i vari aspetti di questa dura vita: l’abbigliamento, i bagagli, le tempeste, l’illuminazione di bordo, come si cucinava e si mangiava, culti e superstizioni, la vita quotidiana a bordo. Come si vestiva un marinaio? Il giaccone di pelle dell’Alkedo. Il bagaglio del marinaio della nave A: un piccolo gruzzolo e una manciata di oggetti personali. E nel tempo libero? Giochi per bambini e da tavolo.

Il museo delle Navi Antiche di Pisa tra i big del turismo alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: “In cinque mesi di apertura già 13mila visitatori. È la nuova offerta turistica della città”

La cosiddetta Nave D esposta al museo delle Navi Antiche di Pisa (foto Sabap Pi-Li)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Le navi romane di Pisa sono approdate a Paestum. C’è anche il museo delle Navi Antiche di Pisa tra i big del turismo internazionale presenti alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, dal 14 al 17 novembre 2019, con centinaia di espositori da oltre 20 paesi esteri, più di 70 conferenze e incontri, decine di migliaia tra visitatori, buyer ed operatori da tutto il mondo. La partecipazione di Cooperativa Archeologia, che gestisce il museo con la direzione della soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Pisa e Livorno, e ha seguito il progetto di recupero e restauro delle navi, è promossa dal Comune di Pisa che investe in quello che attualmente è il più grande museo di imbarcazioni antiche esistente con un’esposizione che in soli cinque mesi di attività ha oltrepassato le 13mila presenze, proponendolo come polo catalizzatore per l’intero territorio. Inaugurato lo scorso giugno, il complesso agli Arsenali Medicei sul lungarno pisano, con i suoi 4700 metri quadri di superficie espositiva e le 47 sezioni divise in 8 aree tematiche, accoglie sette imbarcazioni di epoca romana, databili tra il III secolo a.C. e il VII secolo d.C., di cui quattro sostanzialmente integre, e circa 800 reperti per un museo che racconta un millennio di commerci e marinai, rotte e naufragi, navigazioni, vita di bordo e della storia della città di Pisa.

Museo delle Navi Amtiche di Pisa: la sala con le anfore ritrovate sugli antichi relitti (foto Sabap Pi-Li)

Una nave da carico ritrovata a Pisa (foto Sabap Pi-Li)

L’ambizioso progetto di recupero e restauro, un unicum nel settore per tecniche e tecnologie messe in campo, ha richiesto oltre vent’anni. Il grande lavoro di progettazione dell’esposizione, inoltre, si è svolto grazie alla costante sinergia e alla pluriennale collaborazione con gli autori dell’exhibition design: il risultato è una narrazione museale innovativa che avvicina il pubblico all’archeologia anche attraverso la rimozione di barriere visibili che separano l’utente dai reperti, rendendoli apparentemente a portata di mano del visitatore. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, unico salone espositivo al mondo del patrimonio archeologico e di ArcheoVirtual, l’innovativa mostra internazionale di tecnologie multimediali, interattive e virtuali, è una ulteriore opportunità per il polo pisano di porsi in un asset strategico per il turismo internazionale.

Una grande anfora esposta al museo delle Navi Antiche di Pisa (foto Sabap Pi-Li)

Le spoglie del marinaio e del cane ritrovate durante lo scavo delle navi romane (foto Sabap Pi-Li)

“La recente apertura del museo delle Navi Antiche di Pisa senza dubbio contribuirà sempre di più a far crescere l’offerta turistica della città”, interviene Paolo Pesciatini, assessore al Turismo del Comune di Pisa. “Il sostegno alla partecipazione del Museo alla Borsa del Turismo Archeologico, fortemente voluta dal sindaco Michele Conti, fa parte della nostra strategia di promozione turistica che, anche attraverso un’adeguata pubblicizzazione del nuovo straordinario Museo, vuol far conoscere e diffondere le bellezze della città nella loro totalità. Infatti, a Paestum, al nostro stand, oltre al materiale specifico del Museo stesso, c’è anche materiale promozionale dell’intero nostro territorio: città e litorale. In questo modo seguiamo il programma di promozione ‘Pisa oltre la Torre’ che mira a far conoscere ai visitatori l’offerta permanente e complessiva pisana. È il primo passo, questo, di una serie di azioni sinergiche e di collaborazioni, già avviate fra l’amministrazione comunale e il Museo, che saranno consolidate nel tempo e, quindi, nelle strategie future”. E il direttore scientifico del museo e responsabile di progetto per la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio di Pisa e Livorno, Andrea Camilli: “Il Museo, che presenta un approccio museografico innovativo, mirato alla ‘sdrammatizzazione’ del reperto e alla sua ricontestualizzazione, si vuole porre come un rinnovato rapporto tra città e territorio. L’eccezionalità dei reperti provenienti dalle navi aumenta esponenzialmente l’attenzione del visitatore grazie alla vicinanza di questo con i reperti”.

Pisa. A 18 anni dalla scoperta della “Pompei del mare”, trenta imbarcazioni romane dal III sec. a.C. al VII d.C., è stato presentato agli Arsenali medicei il primo nucleo del Museo delle Navi antiche, visitabile su prenotazione

Le antiche navi romane trovate a San Rossore sono ospitate negli Arsenali medicei di Pisa

Le antiche navi romane trovate a San Rossore sono ospitate negli Arsenali medicei di Pisa

Gli Arsenali medicei di Pisa sede del museo delle Navi antiche

Gli Arsenali medicei di Pisa sede del museo delle Navi antiche

Le navi sono tornate negli Arsenali Medicei di Pisa. Ma non sono le galee tanto importanti per Cosimo I che nella seconda metà del Cinquecento volle questa importante struttura per soddisfare le richieste del porto di Livorno e dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Tra le volte a tutto sesto di due delle otto sale dell’arsenale disegnato da Bernardo Buontalenti, nel centro di Pisa, interamente ristrutturato dal ministero dei Beni culturali, sono state ormeggiate alcune delle trenta imbarcazioni di epoca romana, di cui 13 integre, risalenti tra il III secolo a.C e il VII d.C., scoperte dal 1998, complete di carico, con oggetti personali dei marinai, e migliaia di frammenti ceramici, vetri, metalli, elementi in materiale organico. È il primo nucleo del “Museo delle Navi antiche” che si è concretizzato a diciotto anni dalla straordinaria scoperta di navi romane nel vecchio alveo dell’Auser (l’odierno Serchio)  che fece chiamare Pisa la “Pompei del mare”. È stato presentato al pubblico il 25 novembre 2016 dal soprintendente di Archeologia e Belle Arti e Paesaggio di Pisa e Livorno Andrea Muzzi e dai progettisti e direttori dei lavori Andrea Camilli, archeologo, e Marta Ciafaloni, architetto, funzionario della soprintendenza. E da sabato 3 dicembre 2016 è possibile la visita al cantiere di scavo e al cantiere di allestimento del museo delle navi antiche su prenotazione, in giorni stabiliti o su richiesta: per informazioni turismo@archeologia.it e 055.5520407. “L’apertura del museo”, spiega Andrea Muzzi, “è importante perché rendiamo finalmente visibile una straordinaria avventure archeologica che rappresenta un patrimonio culturale di inestimabile valore non solo sotto il profilo museale ma anche per la particolarità del restauro effettuato”. E Andrea Camilli: “A San Rossore abbiamo riscritto un pezzo di storia del restauro modificando anche i protocolli internazionali e costituendo un centro di eccellenza di richiamo internazionale, dove si sono sperimentate con successo tecniche mai usate prima d’ora”.

Una fase dello scavo delle navi romane antiche a San Rossore

Una fase dello scavo delle navi romane antiche a San Rossore

Era il 1998 quando, vicino alla stazione ferroviaria di San Rossore a Pisa, vennero alla luce i resti della prima nave, determinando il blocco dei lavori per la costruzione della ferrovia. La scoperta si rivelò presto ben più importante del previsto, trattandosi di un sito di grande importanza. Inizialmente si riteneva si trattasse di uno scalo portuale, ma ben presto si è identificata la vera natura del deposito: si tratta del punto di incrocio di un canale della centuriazione pisana con il corso del fiume Serchio (l’antico “Auser”), dove, a seguito di una serie di disastrose alluvioni (ne sono state identificate almeno sette, dal II secolo a.C. al VII sec. d.C.), sono affondate almeno trenta imbarcazioni, che sarebbero giunte da varie parti del Mediterraneo: Gallia, Campania, Adriatico, ecc. Nacque così il grande cantiere di scavo e di restauro. Il laborioso lavoro di archeologi e restauratori di Cooperativa Archeologia, che si è occupata anche del montaggio dei relitti sotto la direzione dell’archeologo Andrea Camilli, ha ricomposto il mosaico di una lunga storia, fatta di commerci e marinai, navigazioni e rotte, vita quotidiana a bordo e naufragi.  Il tutto disseminato all’interno degli Arsenali Medicei di Pisa, considerato il luogo più adatto per la realizzazione di un museo: costruiti – come si diceva – nella seconda metà del Cinquecento per volontà di Cosimo I, sono formati da una serie di capannoni in mattoni, in origine aperti, decorati sulla facciata verso l’Arno da mascheroni in marmo, stemmi e iscrizioni che ricordano le vittorie navali dell’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano.  I primi due ambienti ad essere aperti al pubblico (saranno 8 in tutto) sono la sala V e, con una sezione introduttiva a questa, la sala IV, con l’esposizione della prima imbarcazione rinvenuta, la nave A (lunga 18 metri e risalente al II secolo d.C).

Una delle navi restaurate ed esposte nella Sala V del museo delle Navi antiche di Pisa

Una delle navi restaurate ed esposte nella Sala V del museo delle Navi antiche di Pisa

Nella grande sala V sono esposte tutte le navi restaurate: da guerra, da commercio, da mare aperto e da fiume. Al momento, qui si possono vedere la Nave F (del II secolo d.C.), che rientra nella categoria delle piccole imbarcazioni fluviali, veloci, a forma di piroga, dalla caratteristica prua monossile, ossia scolpita in un unico blocco.  Lo scafo è deformato per il pilotaggio da un solo lato, come le gondole; la Nave I (del IV-V secolo d.C) è un traghetto a fondo piatto interamente realizzato in legno di quercia e rivestito all’esterno da fasce chiodate in ferro per proteggere lo scafo dai fondali bassi.  La nave era manovrata a riva da un argano; la Nave D ((VI secolo d.C) è visibile posta su una grande struttura metallica, che sostiene questa imponente imbarcazione, lunga 13 metri e larga più di 4: una nave fluviale adibita al trasporto di sabbia, trainata da riva da una coppia di cavalli. È inoltre presente la ricostruzione a grandezza naturale della Nave C, l’Alkedo (inizi I secolo d.C.), finalmente libera dal guscio che l’ha protetta per 15 anni. Consistenti tracce di colore hanno permesso di riprodurre il suo colore originale, in bianco con rifiniture in rosso e il nero per il simbolo dell’occhio, dipinto sulla prua a protezione delle avversità di chi va per mare.

Un'anfora in corso di scavo visibile in uno dei padiglioni del Museo delle Navi Antiche di Pisa

Un’anfora in corso di scavo visibile in uno dei padiglioni del Museo delle Navi Antiche di Pisa

La sala IV, invece, è dedicata alla tecnica di costruzioni delle navi e racconta come un semplice cantiere di scavo venne ampliato e attrezzato per una scoperta così inaspettata.  Il progetto di scavo e restauro delle antiche navi di Pisa è innovativo a livello internazionale, considerato che per la prima volta sono state restaurate delle navi per intero, senza che venissero smontate. Quindi il restauro è iniziato in corso di scavo. In cantiere è stato progettato un preliminare sistema di protezione dei reperti con pannelli in vetroresina.  A breve, sarà svelato il resto, per un totale di 4.800 metri quadrati: una serie di sale tematiche dove sarà allestito, in 70 sezioni, un museo della storia antica di Pisa. L’ingresso sarà dal cortile, con il lungo corridoio che costituisce la spina dorsale del percorso, la narrazione di tutto quello che era Pisa prima delle navi, gli eventi alluvionali che portarono al loro progressivo affondamento, tutte le navi restaurate e tanto altro, fra cui il bagaglio del marinaio, una cassetta di legno con monete e medicamenti. Sarà un percorso tra amuleti e tanti oggetti di bordo come fornelli, vasellame da mensa e da cucina, piatti e attrezzi da carpentiere per le riparazioni, lucerne e oggetti di culto che i marinai portavano con loro durante viaggi pericolosi, come oggetti votivi, piccole statuine delle divinità e scarabei, calzature in legno, frammenti di indumenti in cuoio, resti vegetali come semi, utili sia per capire i commerci che l’alimentazione dei marinai.