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In libreria “Egittologia. Un’introduzione” (Le Monnier università) di Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi Battaglia, manuale agile ma esaustivo sull’antica civiltà della Valle del Nilo

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Copertina del libro “Egittologia. Un’introduzione” (Le Monnier università) di Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi Battaglia

A presentarlo in Curia Iulia a Roma nei giorni scorsi è stato l’archeologo Paolo Matthiae, professore emerito di Sapienza Università di Roma e Accademico dei Lincei (vedi Facebook). Parliamo del libro di Patrizia Piacentini e Massimiliana Pozzi Battaglia “Egittologia. Un’introduzione” (Le Monnier università). Il manuale, pubblicato nel 2023, intende offrire al lettore, che sia uno studente universitario o un appassionato della storia egizia, una panoramica agile ma esaustiva sull’antica civiltà della Valle del Nilo, delineandone non soltanto la storia evenemenziale (come successione di singoli avvenimenti) ma anche gli aspetti connessi alla vita quotidiana, alle credenze e ai culti religiosi, alla vita sociale e politica, all’artigianato e alla cultura materiale, ai commerci e ai rapporti con gli Stati confinanti. Dopo un’introduzione sulla storia dell’Egittologia, si susseguono i capitoli relativi ai differenti periodi della storia egizia e alle imprese dei singoli faraoni, dalle premesse pre e proto-storiche sino al dominio romano. Il dato archeologico è esposto in maniera chiara, integrato dalle fonti testuali e iconografiche, e corredato da un ricco apparato bibliografico. Numerosi box tematici, infine, forniscono approfondimenti sugli aspetti più peculiari della cultura egizia: scrittura, letteratura, manifestazioni artistiche e architettura, usi e pratiche funerarie.

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Patrizia Piacentini, egittologa dell’università di Milano (foto mudec)

Patrizia Piacentini, socia dell’Accademia dei Lincei e dell’Accademia Ambrosiana, è professore ordinario di Egittologia e Archeologia egiziana all’università di Milano, dove è anche responsabile scientifico della Biblioteca e degli Archivi egittologici. È direttore dell’Egyptian-Italian Mission at West Aswan che scava una grande necropoli nell’Egitto meridionale. Nel 2022 è stata insignita del premio Gaston Maspero alla carriera dall’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres. Fa parte di comitati scientifici e di presidenza di varie Associazioni e Fondazioni egittologiche, ed è rappresentante per l’Italia dell’International Association of Egyptologists. Autore di numerose monografie e articoli scientifici, ha organizzato mostre in vari Paesi del mondo e numerosi congressi. È fondatore e direttore della rivista EDAL, Egyptian and Egyptological Documents Archives Libraries (Milano).

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L’egittologa Massimiliana Pozzi (foto unimi)

Massimiliana Pozzi, egittologa con specializzazione in didattica museale, è fondatore della SCA – Società Cooperativa Archeologica che dal 1994 si occupa di scavi, schedature museali, attività didattiche, esposizioni temporanee. È vicedirettore dell’Egyptian-Italian Mission at West Aswan. Ha al suo attivo numerose mostre a tema egittologico, tra cui “Etruschi Egizi. Da Eugene Berman allo scarabeo dorato”, curata con Alfonsina Russo ai Musei Capitolini di Roma (2018) e “La straordinaria scoperta del faraone Amenofi II”, curata con Patrizia Piacentini al Museo delle Culture di Milano (2017). Si è occupata di varie collezioni egizie, come quella del museo civico di Scienze Naturali di Brescia e la Collezione Berman al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. È autore di molti saggi e curatore di cataloghi, quali “Egitto. Fascino e misteri della terra del Nilo” (2010) e “Il fascino dell’Egitto. Il ruolo dell’Italia pre e post unitaria nella riscoperta dell’antico Egitto” (2011).

Archeologia in lutto. È morta a ottant’anni Marina Martelli, etruscologa di fama internazionale, compagna di vita dell’etruscologo Mauro Cristofani, morto prematuramente a 56 nel 1997

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La copertina del libro “La ceramica degli Etruschi” di Marina Martelli

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L’etruscologa Marina Martelli, morta a 80 anni (foto sabap-vt-em)

Archeologia in lutto. Il 24 dicembre 2023 si è spenta all’età di ottanta anni Marina Martelli, etruscologa di fama internazionale, già professore ordinario all’università della Tuscia, dove ha tenuto a battesimo più di una generazione di studiosi di archeologia e arte etrusca. Era nata a Bologna il 15 luglio 1943. Tra il 1969 e il 1982 aveva rivestito ruoli di ispettore archeologo, direttore e soprintendente aggiunto presso le Soprintendenze, in Sicilia, in Etruria e a Roma. A dare la notizia è stata la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Il suo ricordo in una breve nota: “Con lei se ne va una grande esperta di ceramica greca ed etrusca, di oreficeria glittica e arti minori, di storia dell’arte, storia degli studi e collezionismo, nonché soprattutto di antichità vulcenti, tarquiniesi e ceretane. Una studiosa a tutto campo, benemerita dell’Etruria Meridionale e autrice di innumerevoli contributi scientifici, mostre archeologiche e conferenze; accolta tra l’altro tra i membri dell’Accademia dei Lincei, dell’Istituto di Studi Etruschi ed Italici di Firenze, della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, del Deutsches Archäologisches Institut e dell’Accademia Etrusca di Cortona. Oggi – conclude la nota – Marina Martelli ha raggiunto Mauro Cristofani, suo compagno di vita prematuramente scomparso nel 1997 a 56 anni, anche lui etruscologo di vaglia e protagonista degli studi del Novecento: sit vobis terra levis”. Così l’archeologo Massimiliano Valenti: “Borsista del CNR per due volte (1992 e 1994), nell’Istituto di Etruscologia allora diretto da Mauro Cristofani, suo marito, l’ho conosciuta in quel periodo. Tanto aperto e sorridente lui, altrettanto chiusa lei. Ma preparatissima e molto temuta da allievi e colleghi, per il suo rigore scientifico. Celebri le sue recensioni, analitiche e intransigenti”.

Roma. In Curia Iulia presentazione, in presenza e on line, del Master di II livello in “Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali”

roma_curia-iulia_master_diritto-e-nuove-tecnologie-per-la-valorizzazione-dei-beni-culturali_locandinaMartedì 19 dicembre 2023, alle 15, la Curia Iulia ospita la presentazione del Master di II livello in “Diritto e Nuove Tecnologie per la Tutela e la Valorizzazione dei Beni Culturali”. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su www.eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono Ersilia Barbato, prorettrice alla Didattica di Sapienza Università di Roma; Giulia Silvia Ghia, assessore alla Cultura, scuola, sport e politiche giovanili del Municipio I di Roma Capitale; Gen. B. Francesco Gargaro, comandante Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale; Luigi Rinella, direttore del Servizio Polizia Scientifica della Polizia di Stato; Luigi Capogrossi Colognesi, Accademia dei Lincei. Segue la presentazione del lavoro di tirocinio sulla “Fondazione Giacomo Boni – Flora Palatina”. Coordinamento scientifico: Roberta Alteri (parco archeologico del Colosseo) e Alessandra Micali (responsabile del tirocinio per il Master). Tirocinanti: Mariana Coronel Gómez, Piergiorgio Monti, Giorgia Roma, Valeria Minisini, Marianna Nicolosi, Gianmarco Santoro, Edoardo Rosito. Conclude Elena Tassi, direttrice del Master.

Il Master nasce dalla sinergia di partner pubblici e privati nell’ambito del DTC – Centro d’Eccellenza della Regione Lazio. L’iniziativa vede il coinvolgimento del dipartimento di Scienze giuridiche di Sapienza Università di Roma, del parco archeologico del Colosseo, dell’Istituto di Scienze del Patrimonio culturale del CNR, nonché di docenti di elevata professionalità, provenienti dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, dal Servizio Polizia Scientifica della Polizia di Stato e da numerosi altri Enti ed Aziende di riconosciuta competenza nel settore. Il Corso, giunto ormai alla sua quinta edizione, ha come obiettivo la formazione di nuovi profili professionali capaci di interagire in modo efficace all’interno del settore multidisciplinare dei beni culturali, pubblici e privati, consentendo l’acquisizione di competenze che spaziano dal diritto al management, dall’impiego delle nuove tecnologie alla realizzazione e gestione di modelli integrati di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

Roma. Alla fondazione Marco Besso, in presenza e on line, “Giornata in ricordo di Anna Maria Bietti Sestieri” a cinque mesi dalla sua scomparsa: collaboratori di lunga data si uniranno per condividere e narrare le memorie di una vita di ricerca condivisa

roma_fondazione-besso_giornata-in-ricordo-di-anna-maria-bietti-sestieri_locandinaSono passati cinque mesi da quel 2 luglio 2023 quando, a ottant’anni, dopo lunga malattia, si è spenta Anna Maria Bietti Sestieri, accademica dei Lincei, professoressa emerita dell’università del Salento, già presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Oltre che a problemi teorici e metodologici, la sua attività di ricerca si era rivolta principalmente alla protostoria dell’Italia e del Mediterraneo, con numerosi lavori sull’Italia in generale, sul Lazio antico, sulla Sicilia e sulle regioni meridionali, sui rapporti fra Oriente e Occidente mediterranei (vedi Archeologia in lutto. Si è spenta a 80 anni, dopo lunga malattia, Anna Maria Bietti Sestieri, tra i massimi esperti della protostoria dell’Italia e del Mediterraneo, una delle protagoniste assolute dell’archeologia nell’ultimo cinquantennio | archeologiavocidalpassato). Giovedì 7 dicembre 2023, alla fondazione Marco Besso, in largo di Torre Argentina 11 a Roma, collaboratori di lunga data si uniranno per condividere e narrare le memorie di una vita di ricerca condivisa in una “Giornata in ricordo di Anna Maria Bietti Sestieri” coordinata dal Comitato scientifico composto da Anna De Santis, Monica Miari, Claudio Giardino e Paolo Bellintani. Per partecipare in presenza è obbligatoria la prenotazione al link http://fmb.my.to/15. Sarà possibile seguire l’evento anche in diretta streaming al link: www.fondazionemarcobesso.net/eventi.

Programma ore 9-13. Saluti: Gilda Bartoloni, Monica Miari, Giovanni Bietti, Massimo Bietti, Cristiana Morigi, Maurizia De Min. Interventi: Renata Grifoni, “Anna Maria, il ricordo di una cara amica dai tempi della gioventù”; Anna De Santis, Renato Sebastiani, Irene Baroni, Gianni Bulian, “L’impronta di Anna Maria Bietti Sestieri nella soprintendenza Archeologica di Roma”; Claudio Giardino, “L’attività di Anna Maria Bietti Sestieri presso l’università del Salento”; Mark Pearce, Ruth Whitehouse, “L’impatto internazionale di Anna Maria Bietti Sestieri”; Anna Maria Reggiani, “Anna Maria Bietti Sestieri e il museo Africano”; Maria Bernabò Brea, Anna Revedin, “La presidenza di Anna Maria Bietti Sestieri e i nuovi impulsi nella vita dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria”; Andrea Cardarelli, Paolo Bellintani, “Anna Maria Bietti Sestieri e Frattesina: le sue ricerche e la ripresa delle indagini”; Alberto Cazzella, “L’età del Bronzo nel territorio di Roma”; Pietro Giovanni Guzzo, “Qualche ulteriore considerazione sull’iscrizione della Tomba 482 dell’Osteria dell’Osa”; Michele Gras, “Rileggere Anna Maria”; Carmine Ampolo, “Formazione versus Fondazione”.

Programma ore 14.30-18. Patrizia Gastaldi, “Facies protovillanoviana e primo periodo laziale nella Campania settentrionale”; Alessandro Zanini, “Rileggendo Anna Maria: la formazione dell’Etruria fra Storia e Protostoria”; Raffaella Papi, “Tombe di bambini a Campovalano”; Nuccia Negroni Catacchio, Christian Metta, Veronica Gallo, “L’abitato di Sorgenti della Nova nel quadro delle culture coeve nell’Italia settentrionale”; Giovanna Bergonzi, “Sulla interpretazione delle società protostoriche nell’ultimo trentennio del secolo scorso”; Alessandro Guidi, “Il ruolo delle donne nello studio della Preistoria e della Protostoria italiana”; Anna De Santis, “Il processo formativo della cultura laziale vent’anni dopo”; Claudio Giardino, Serena Cosentino, Gianfranco Mieli, “Le ricerche archeometallurgiche in Abruzzo”; Albert Nijboer, “A portrait for Anna Maria Bietti Sestieri. An origin for the portraiture of Rembrandt von Rijn from 1548 to 1634”. Degustazione di vini offerti da Casale del Giglio.

Archeologia in lutto. Si è spenta a 80 anni, dopo lunga malattia, Anna Maria Bietti Sestieri, tra i massimi esperti della protostoria dell’Italia e del Mediterraneo, una delle protagoniste assolute dell’archeologia nell’ultimo cinquantennio

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L’archeologa, accademica dei Lincei, Anna Maria Bietti Sestieri si è spenta a 80 anni (foto lincei)

Anna Maria Bietti Sestieri, accademica dei Lincei, professoressa emerita dell’università del Salento, già presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, è scomparsa il 2 luglio 2023 a ottant’anni dopo lunga malattia. Oltre che a problemi teorici e metodologici, la sua attività di ricerca si era rivolta principalmente alla protostoria dell’Italia e del Mediterraneo, con numerosi lavori sull’Italia in generale, sul Lazio antico, sulla Sicilia e sulle regioni meridionali, sui rapporti fra Oriente e Occidente mediterranei. Nel 1996 la Prehistoric Society le aveva conferito l’Europa Prize per i risultati raggiunti con la sua ricerca sul complesso dell’età del ferro di Osteria dell’Osa (Roma).

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Copertina del libro “L’Italia nell’età del bronzo e del ferro” di Anna Maria Bietti Sestieri

Era nata il 7 dicembre 1942. Tra il 1964 e il 1966 laurea in Etruscologia (prof. Massimo Pallottino), e Specializzazione in archeologia pre e protostorica all’università di Roma. Tra il 1970 e il ‘72: due borse di studio Macnamara, per ricerche sulla protostoria italiana. Dal 1974, archeologo specialista di Pre- e Protostoria in servizio alla soprintendenza di Roma. Tra il 1990 e il 1997, membro eletto del Comitato di settore per i Beni archeologici, nel Consiglio nazionale per i Beni culturali. Tra 1994 e il ‘96, responsabile del comitato per l’Età del Ferro nel comitato nazionale per l’organizzazione del XIII Convegno dell’Unione Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche – UISPP, Forlì 1996. Tra il 1993 e il 1995, membro (con I. Hodder, K. Kristiansen, E. Neustupny, M. Rowlands, A. Schnapp, T. Taylor) del gruppo fondatore della European Association of Archaeologists e della redazione dell’Europaean Journal of Archaeology. Dal 2003 al 2009, presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Dal 1995 al 2003, soprintendente archeologo dell’Abruzzo. Tra il 2004 e il 2005, dirigente per il settore Musei e Parchi archeologici presso la direzione generale per i Beni archeologici del ministero per i Beni e le Attività Culturali. Dal 2006 titolare della cattedra di Protostoria europea nell’università del Salento.

“La sua mancanza si sentiva già da molto tempo, sin da quando la sua malattia l’ha costretta ad allontanarsi dal palcoscenico del dibattito scientifico”, la ricorda sul suo profilo Fb Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. Perdiamo con lei una delle protagoniste assolute dell’archeologia nell’ultimo cinquantennio, uno dei pochi studiosi che ha saputo fare da ponte con il mondo anglosassone con il rigore metodologico e filologico proprio della disciplina italiana. La sua apertura ai grandi temi dell’antropologia culturale l’ha resa per me un modello di straordinaria importanza anche quando le nostre posizioni divergevano”.

“Come dimostra questo video del 2010”, continua Nizzo, “aveva accettato con entusiasmo il mio invito al primo convegno di “Antropologia e archeologia a confronto” ed era stata una delle protagoniste degli incontri seguenti, sinceramente entusiasta di quel dialogo che lei stessa giovanissima aveva saputo magistralmente alimentare nella seconda fase di vita dei Dialoghi di Archeologia. La nostra disciplina è, come tutte, fatta di mode, più o meno effimere. Ma una cosa sono le mode e un’altra sono i modelli metodologici. Questi ultimi, come ha dimostrato Anna Maria Bietti Sestieri con la sua esperienza di studiosa, sono destinati a rimanere per sempre. Ora riposa con il suo compagno orgogliosamente portato nel cognome e troppo prematuramente scomparso (e in parte dimenticato), Amilcare Bietti”.

Roma. Al Collegio Romano, sede del ministero della Cultura, convegno “La Tutela dell’Antichità: il ruolo e l’attività di Felice Barnabei” promosso da Italia Nostra. Prenotazione obbligatoria. Diretta on line

roma_ministero_convegno_la-tutela-dell-antichità-il-ruolo-dell-attività-di-felice-barnabei_locandinaIl Collegio Romano rende omaggio a Felice Barnabei, cioè “a chi lo ha praticamente fondato, divenendo nel 1875 insieme a Giuseppe Fiorelli uno dei primi dipendenti di quella che sarebbe divenuta, cento anni dopo grazie a Spadolini, la sede del ministero della Cultura”, ricorda Valentino Nizzo. Non stupisce quindi che mercoledì 10 maggio 2023, nella sala Spadolini del Collegio Romano, si renda onore al “fondatore”, Felice Barnabei col convegno “La Tutela dell’Antichità: il ruolo e l’attività di Felice Barnabei”, dalle 10 alle 13. Per partecipare è obbligatorio accreditarsi inviando mail a: comunicazione@italianostra.org. Diretta online MiC_Italia – YouTube.

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Il busto di Felice Barnabei posto nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru-mic)

Sono trascorsi 100 anni dalla scomparsa di Felice Barnabei. Non è solo il fondatore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e del museo nazionale Romano, ma un pezzo di storia del nostro Paese, testimone e protagonista della piena affermazione dell’archeologia come disciplina storica, un pioniere del concetto di valorizzazione e uno dei più strenui propugnatori e difensori dei principi giuridici che ancora oggi tutelano il patrimonio culturale in Italia e sono diventati un modello a livello internazionale.

roma_villa-giulia_barnabei-day_locandinaDopo il Barnabei Day del 29 ottobre 2022 realizzato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e dedicato alla sua impresa più ambiziosa, quella di raccogliere in un’unica sede le antichità che venivano alla luce al di fuori delle mura della Capitale e fondare, quindi, nel 1889 a Villa Giulia il museo nazionale Etrusco, con l’incontro del 10 maggio 2023 si vuole ricordare l’impegno profuso personalmente da Barnabei affinché i Musei diventassero non solo custodi della tutela ma anche luoghi di diffusione della conoscenza scientifica del nostro patrimonio culturale nel superiore interesse collettivo.

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Palazzo Fuschi, casa di Felice Bernabei, a Castelli, ai piedi del Gran Sasso d’Italia, in Abruzzo (foto etru)

Italia Nostra, che coordina le celebrazioni in suo onore, presenta una giornata di approfondimento sulla figura del grande studioso, archeologo, direttore generale del ministero, deputato e accademico dei Lincei, con il patrocinio di ministero della Cultura, accademia dei Lincei e Roma Capitale – assessorato alla Cultura, e la partecipazione di museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, istituto centrale per l’Archeologia – ICA DG ABAP, istituto nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte – INASA, associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli, Archivio di Stato di Teramo, Comune di Castelli e università di Teramo.

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Oggetti d’epoca che collegano Felice Barnabei alla regina Margherita di Savoia (foto etru)

PROGRAMMA. Introduce: Antonella Caroli, presidente nazionale di Italia Nostra. Saluti: Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei Deputati. Introduzione storica sulla figura di Felice Barnabei: Filippo Delpino, Pontificia Accademia Romana di Archeologia, su “Il lungo peregrinare di Felice Barnabei: dalla natia Castelli all’approdo a Roma”; lectio magistralis: Filippo Coarelli, accademico dei Lincei, su “Felice Barnabei: il caso di Boscoreale”. Interviene: Valentino Nizzo, direttore museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, su “Felice Barnabei e Villa Giulia: l’alba della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale nazionale”. Interventi: a cura delle Istituzioni del Comitato per le celebrazioni di Felice Barnabei. In collegamento da Ferrara contributo di Vittorio Sgarbi, sottosegretario di Stato al MiC. Conclusioni: Pietro Graziani, già direttore generale del MiC e professore di Legislazione di Tutela dei BB.CC. alla Sapienza di Roma.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia la tavola rotonda, in presenza e on line, “Un frammento alla volta” partendo dal libro di Marcella Frangipane (università la Sapienza) “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dall’archeologia” (Il Mulino)

roma_villa-giulia_libro-un-frammento-alla-volta-dieci-leziomi-dall-archeologia_di-marcella-frangipane_locandinaGli oggetti hanno un’anima e una storia che passa attraverso le mani degli artigiani che li hanno forgiati e di coloro che li hanno usati. Ecco il senso dell’archeologia: far parlare il tempo attraverso le cose, per ricostruire l’impossibile fotografia del passato. Venerdì 5 maggio 2023, alle 17, nella sala Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si discuterà di frammenti di vita quotidiana, tracce di rituali religiosi, di attività economiche e di relazioni tra persone e con l’ambiente a partire dal libro “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dall’archeologia” (Il Mulino) di Marcella Frangipane. Ingresso gratuito in sala Fortuna fino ad esaurimento posti. Per info e prenotazioni: relazioniesterne@mulino.it. Sarà possibile seguire l’evento in diretta streaming sul canale Etruschannel al seguente link: https://bit.ly/3oXKPfP. Introduce Valentino Nizzo, direttore museo ETRU. Modera Romina Laurito, archeologa museo ETRU. Intervengono assieme all’autrice: Francesca Balossi Restelli, professore ordinario in Preistoria e Protostoria del Vicino Oriente – Sapienza Università di Roma; Lucia Mori, professore associato in Storia del Vicino Oriente antico – Università Sapienza di Roma; Davide Nadali, professore associato in Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente – Sapienza Università di Roma; Gian Maria Di Nocera, professore associato in Paletnologia – Università della Tuscia di Viterbo; Sara De Angelis, funzionario archeologo – Direzione regionale Musei del Lazio.

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Copertina del libro “Un frammento alla volta. Dieci lezioni dall’archeologia” (Il Mulino) di Marcella Frangipane

Un frammento alla volta. Dieci lezioni dall’archeologia. Frammenti di vita quotidiana, tracce di rituali religiosi, di attività economiche e di relazioni tra persone e con l’ambiente: gli oggetti portano il segno di quanto avvenuto nel tempo in cui furono creati e delle loro funzioni all’interno della comunità. Come schegge di uno specchio ci restituiscono l’immagine di quello che siamo stati e ci aiutano a dar forma al passato. Per riannodare i fili di questi mondi lontani e poco riconoscibili è necessario un lavoro lungo anni. Oltre quaranta sono quelli che Marcella Frangipane ha trascorso sul sito di Arslantepe in Anatolia, dove sorge il palazzo pubblico più antico del mondo: un viaggio nel tempo – che risale al V millennio a.C. e oltre – e nello spazio – esteso a tutto il territorio della Mezzaluna fertile – alla scoperta delle prime civiltà umane e di quei fenomeni politici e sociali che ancora regolano le nostre vite. Dieci lezioni dall’archeologia dei tempi più antichi per capire come siamo arrivati fin qui e come potrebbe essere il nostro domani.

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L’archeologa Marcello Frangipane

Marcella Frangipane, accademica dei Lincei, socia della National Academy of Sciences degli Usa e della British Academy, docente di Archeologia preistorica e protostorica alla Sapienza. Ha diretto per trent’anni gli scavi sul sito di Arslantepe in Turchia, oggi incluso nelle liste del patrimonio Unesco.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con Paolo Sommella (accademico dei Lincei e professore emerito di Topografia Antica alla Sapienza Università di Roma) su “Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

roma_dialoghi-in-curia_conferenza-enea-nel-lazio_sommella_locandina“Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium” con Paolo Sommella, accademico dei Lincei e professore emerito di Topografia Antica alla Sapienza Università di Roma, è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Martedì 4 aprile 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita la conferenza “Enea nel Lazio. A cinquant’anni dalla scoperta dell’Heroon di Lavinium”. Introduce Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su www.eventbrite.it o, in alternativa, in streaming su https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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L’Heroon di Enea a Lavinium (foto museo archeologico lavinium)

Mezzo secolo fa veniva alla luce a Lavinium, grazie ad uno scavo di emergenza dovuto ad una aratura pesante, un complesso monumentale che fu poi al centro dell’interesse scientifico per vari anni, a causa dei suoi significati storici e cultuali. L’Heroon di Enea è l’evidenza archeologica più antica dei tre gruppi distinti di monumenti (XIII Altari ed edificio arcaico) del Santuario extraurbano (Aphrodision) posto a Sud Ovest dell’odierno borgo di Pratica di Mare. Si tratta di un tumulo funerario risalente al VII sec. a.C., che conteneva una tomba ad inumazione con una cassa in lastre tufacee, da attribuire ad un eminente personaggio del centro laurentino, verosimilmente un principe, sepolto con gli oggetti personali e un ricco corredo tra cui decine di vasi, oggetti in metallo, alari e spiedi in ferro ed un carro simbolo del potere.

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Paolo Sommella, accademico dei Lincei

Paolo Sommella, già professore ordinario (prima di Topografia e urbanistica poi di Topografia di Roma e dell’Italia antica) alla Sapienza università di Roma, ha pubblicato oltre 120 titoli, con saggi monografici, articoli e relazioni di scavo. È presidente della Commissione Internazionale per la Tabula Imperii Romani, su nomina dell’Union Académique Internationale (UAI) di Bruxelles e direttore della Forma Italiae, patrocinata dall’Unione Accademica Nazionale. Ha eseguito e diretto scavi archeologici a Roma (Sant’Omobono), Pratica di Mare (Lavinium), Sibari, Atri, Peltuinum (L’Aquila), Venosa, Grumentum e in altri centri italiani. Dirige le collane editoriali “Forma Italiae” (Olschki, Firenze) e “Città antiche in Italia” (L’Erma di Bretschneider, Roma). Tra i numerosissimi e prestigiosi incarichi e riconoscimenti accademici si ricordano quelli di socio dell’Accademia nazionale dei Lincei e di presidente dell’Istituto nazionale di Studi romani.

Roma. Nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, conclusi i lavori di restauro del tetto crollato, presentazione – in presenza e on line – del libro “Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini (L’Erma di Bretschneider)

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La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami che insiste sul Carcer-Tullianum a Roma (foto PArCo)

La chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, già di San Giuseppe a Campo Vaccino, sorge alle pendici orientali del Campidoglio, in prossimità del Foro Romano e della chiesa dei Santi Luca e Martina. La chiesa originaria venne eretta al di sopra del Carcere Mamertino, a sua volta sovrastante il Tullianum. Si tratta di due ambienti sovrapposti che costituisco quello che per i Romani era il “carcer”: un ambiente di passaggio in attesa dell’esecuzione capitale dei condannati. In queste carceri perirono personaggi famosi come Giugurta, Vercingetorige, i partecipanti alla congiura di Catilina e secondo la tradizione vi furono rinchiusi anche San Pietro e San Paolo. Nel 1540 la Congregazione dei Falegnami aveva preso in affitto la chiesa di San Pietro in Carcere sopra il Carcere Mamertino per svolgere le proprie riunioni e funzioni religiose. Tuttavia, ben presto, data l’inadeguatezza dell’angusto edificio, la confraternita sentì l’esigenza di erigere una chiesa più ampia e accogliente. La chiesa fu consacrata l’11 novembre del 1663.

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Il soffitto cassettonato della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami dopo i restauri (foto PArCo)

Martedì 28 Marzo 2023, alle 11, nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, a 5 anni dal crollo del tetto e a conclusione dei lunghi lavori di ricostruzione e di restauro del cassettonato, sarà presentato il libro “Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano” a cura di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini (L’Erma di Bretschneider). Sono previste visite all’Oratorio, al museo e all’area archeologica. Saranno illustrate le più recenti indagini e la storia del complesso che si trova a ridosso delle pendici NE del Colle Capitolino, al di sotto della seicentesca chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami con annesso Oratorio. Le strutture del Carcer Tullianum (“Carcere Mamertino” di comune memoria) costituiscono uno dei complessi monumentali di età repubblicana più rilevanti del Foro Romano (area del Comizio) e più cari alla fede cristiana perché legato alla figura di San Pietro. Connesso al sistema sostruttivo/difensivo del Campidoglio sin dall’età arcaica (le cosiddette “Mura Serviane”), il Carcer Tullianum, secondo quanto attestato dalle fonti classiche, fungeva da luogo di reclusione dei nemici di Roma condannati a morte ed era composto da due nuclei distinti, il Carcer ed il Tullianum (ambiente ipogeo). Introducono monsignor Remo Chiavarini, responsabile Opera Romana Pellegrinaggi; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. Intervengono monsignor Pasquale Iacobone, presidente della Pontificia commissione di Archeologia Sacra; Fulvio Cairoli Giuliani, accademico dei Lincei e professore emerito di Sapienza Università di Roma; Andrea Augenti; professore di Archeologia medievale all’università di Bologna. Conclude Patrizia Fortini, archeologa, già funzionaria del parco archeologico del Colosseo. Prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti su www.eventbrite.it. Ingresso da Clivo Argentario 1. Diretta streaming sul profilo Facebook del parco archeologico del Colosseo.

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Copertina del libro “Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano” di Alfonsina Russo e Patrizia Fortini

“Carcer Tullianum. Il Mamertino al Foro Romano”. A ridosso delle pendici NE del Colle Capitolino, al di sotto della seicentesca chiesa di S. Giuseppe dei Falegnami con annesso Oratorio, si conservano le strutture del Carcer-Tullianum (“Carcere Mamertino” di comune memoria) uno dei complessi monumentali di età repubblicana più rilevanti del Foro Romano (area del Comizio) e più cari alla fede cristiana perché legato alla figura di San Pietro. Connesso al sistema sostruttivo/difensivo del Campidoglio sin dall’età arcaica (le cd. “Mura Serviane”) il Carcer-Tullianum, secondo quanto attestato dalle fonti classiche, fungeva da luogo di reclusione dei nemici di Roma condannati a morte ed era composto da due nuclei distinti, il Carcer ed il Tullianum (ambiente ipogeo). Con Carcer si intende l’ambiente a pianta trapezoidale con gli ambienti attigui, di età repubblicana (fine IV-II a.C.), che fu monumentalizzato nel I d.C. per disposizione senatoria, come recita l’iscrizione dedicatoria posta a coronamento della facciata in travertino che si apre rivolta verso il Foro Romano, edificata in quella occasione. Nel suo insieme si presenta come un sistema di strutture lapidee in opera quadrata, articolate e a varie quote, a ridosso delle pendici dell’Arce capitolina rivolte verso la valle del Foro Romano. Il complesso creava una possente quinta muraria che fa da sfondo al Foro Romano e in stretta relazione con gli edifici dove si svolgeva la vita politica, giudiziaria e giuridica di Roma: la Curia, il Comizio e i tribunali. Tullianum è la denominazione dell’ambiente ipogeo in blocchi di peperino (IV a.C. con una probabile fase di fine V a.C.) caratterizzato dalla sorgente che risale, per pressione, dal piano pavimentale attraverso una piccola apertura quadrata in fase con il pavimento stesso. Originariamente a pianta circolare (tholos) – come rivelato dagli scavi – assume la forma in pianta ad arco di cerchio, quando la costruzione del prospetto esterno del Carcer ne determina in parte lo smantellamento. Nessun dato è emerso dallo scavo per riconoscervi la funzione di cisterna; lo stesso condotto, che fino all’ultima campagna d’indagine scaricava all’esterno l’acqua raccolta nel pozzo, è moderno. Risale sicuramente alla prima età imperiale la teca rinvenuta sul piano pavimentale scavata appositamente per ospitare il materiale di età arcaica e repubblicana deposto dopo un’azione rituale svoltasi in un giorno d’autunno. Questo deposito e la sorgente portano a concludere, con un certo margine di sicurezza, che il Tullianum originariamente fosse stato costruito per una sorgente sacralizzata: forte il richiamo alla fonte dove, raccontano gli autori antichi, Tarpea incontra per la prima volta il re dei Sabini nemici dei Romani, Tito Tazio, e prendono avvio la serie di accadimenti che portano al tradimento da parte della giovane e alla sua morte È suggestivo pensare che l’acqua del Tullianum (“Acqua Tulliana”) sia quella presente nel racconto del tradimento di Tarpeia. La giovane romana, figlia di Spurio Tarpeio comandante della rocca capitolina, incontra Tito Tazio, capo dei nemici Sabini, presso una fonte (non se ne tramanda il nome) situata al di fuori delle mura dell’arce capitolina verso la piana che ospiterà poi il Foro Romano. Segue il tradimento e la punizione: Tarpea è uccisa seppellita viva sotto il cumulo degli scudi sabini. Anche il padre, ritenuto colpevole per aver perso la postazione, è giustiziato, precipitato per mano degli stessi Romani dall’alto della rupe ricordata come Rupes Tarpeia o Saxum Tarpeium. La rupe che oggi si tende a collocare sull’Arx nel settore che sovrasta il Carcer-Tullianum, il luogo votato per eccellenza alla uccisione dei nemici del Popolo Romano. Il complesso continua a vivere trasformato in età alto medievale in luogo di un culto cristiano, luogo che dal XII secolo si connota dedicato agli Apostoli Pietro e Paolo: la chiesa di S. Pietro in Carcere. Anche se coperta dalle fondazioni della chiesa S. Giuseppe dei Falegnami costruita nel XVI secolo, rimarrà sempre aperta al culto, impedendone così la distruzione. In un vano del Carcer coperto dalle fondazioni della chiesa seicentesca è ricavata alla metà del XIX secolo una cappella destinata ad ospitare il “Crocifisso delle Carceri”, un crocifisso ligneo esposto in precedenza alla pietà popolare sulla facciata in travertino del Carcer. Il Carcer-Tullianum e le strutture rinvenute dopo i recenti scavi fanno oggi parte del percorso espositivo del museo che ne racconta la complessa storia.

Roma. Per “Dialoghi in Curia” incontro, in presenza e on line, con i docenti dell’università di Siena Alessandro Fo e Filomena Giannotti su “Fra poesia e pandemia: presenze di Enea oggi” nell’ambito della mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano

roma_dialoghi-in-curia_conferenza-Enea-Atena-e-l-umile-Italia_d-andria_locandina“Enea, Atena e l’umile Italia. Novità dagli scavi dell’Athenaion di Castro in Messapia” con Francesco D’Andria è il nuovo appuntamento della rassegna “Dialoghi in Curia” del parco archeologico del Colosseo, inserito nel ciclo di conferenze attorno alla mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” allestita al Tempio di Romolo nel Foro Romano, cui appunto è legato un interessante programma di conferenze e visite guidate mirate all’approfondimento di temi specifici o dei luoghi del parco archeologico del Colosseo legati al mito di Enea. Giovedì 16 marzo 2023, alle 16.30, la Curia Iulia ospita dunque la conferenza “Enea, Atena e l’umile Italia. Novità dagli scavi dell’Athenaion di Castro in Messapia” in cui Francesco D’Andria, accademico dei lincei e professore emerito di Archeologia classica dell’università del Salento, presenterà gli scavi dell’Athenaion di Castro in Messapia e i rinvenimenti di numerosi frammenti della statua colossale della dea Minerva effettuati tra il 2015 e il 2022. Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del Parco archeologico del Colosseo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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Il prof. Francesco D’Andria (foto marta)

Francesco D’Andria. Professore emerito nell’università del Salento (già ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana), si laurea in Lettere classiche e consegue il diploma di Specializzazione all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo un breve periodo come Ispettore archeologo alla soprintendenza del Molise, nel 1974 passa all’università di Lecce come assistente ordinario, e, a partire dal 1986, come ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Nell’università ha ricoperto vari incarichi, in particolare come direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia); dal 2010 al 2013 è stato responsabile area Scienze umane nella Scuola superiore ISUFI, quindi professore emerito. Ha insegnato all’università Cattolica di Milano, l’università della Basilicata (Matera) e l’università di Lugano (Svizzera). Dal 2001 al 2010 ha diretto l’IBAM (Istituto per i Beni archeologici e monumentali) del Consiglio Nazionale delle Ricerche con sede a Lecce. Dal 1993 al 1997 è stato membro eletto del Consiglio Nazionale Beni Culturali e Ambientali. Dal 2000 al 2015 ha diretto la Missione Archeologica Italiana a Hierapolis di Frigia (Turchia). Nel Salento ha realizzato i parchi archeologici di Cavallino, di Acquarica, di Vaste, di Castro, curando l’allestimento dei Musei di Oria, Lecce, Vaste e Castro. Nel 2005 il Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, lo ha insignito del titolo di “Cavaliere dell’Ordine della Solidarietà Sociale”. È membro del Deutsches Archaeologisches Institut (Istituto Archeologico Germanico) di Berlino, della British School at Rome, dell’Istituto Archeologico Austriaco-Vienna, del TEBE (Institutum turcicum Scientiae Antiquitatis) Istanbul, dell’Accademia Pugliese delle Scienze e della Pontificia Accademia di Archeologia; è anche professore honoris causa della Pamukkale Üniversitesi, Denizli (Turchia).