Il museo Archeologico nazionale di Adria, aperto nei pomeriggi, lancia l’abbonamento annuale a 12 euro

Il museo Archeologico nazionale di Adria è riaperto al pubblico dal 20 giugno 2020 dopo la chiusura per emergenza sanitaria. Per tutta l’estate ed in piena sicurezza lo si può visitare dal martedì al sabato, dalle 14.30 alle 19.30, le domeniche e ferragosto dalle 15 alle 19.30. E per chi vuole ritornare anche oltre l’estate, da questo mese c’è una novità: la possibilità di sottoscrivere un abbonamento annuale al costo di 12 euro! Un anno per vivere il museo e la sua bellezza un numero illimitato di volte. E per convincerci propone un video con degli amici del museo adriese.

 

Una serie di video con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo ci fanno toccare con mano i tesori che si visitano tra Foro Romano e Palatino col biglietto “full experience”

Dal Foro Romano al Palatino con gli archeologi del Parco archeologico del Colosseo per “toccare con mano”, attraverso una specie di diretta video, le opportunità offerte dal biglietto “Full Experience”, che dà la possibilità di visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/21/roma-ora-ce-il-biglietto-full-experience-che-vale-48-ore-per-chi-desidera-scoprire-il-foro-romano-il-palatino-museo-casa-di-augusto-s-maria-antiqua-rampa-domizianea/). Si inizia con l’attraversare tutto il Foro Romano per poi avventurarsi sul colle Palatino: dai magazzini di Agrippa (Horrea Agrippiana) alla casa di Augusto, poi su al Palatino con uno sguardo anche al meraviglioso museo Palatino.

Foro Romano ➡️ Palatino. Dal Foro Romano salendo al Palatino incontriamo gli Horrea Agrippiana, una grandissima costruzione di magazzini per derrate realizzati appunto da Agrippa. Da qui attraverso una scala si accede al Palatino attraverso un bel percorso verde fino alla cima del colle dove ci sono le case degli imperatori.

Palatino ⬆️ Casa di Augusto. Il percorso verde sul Palatino si snoda accompagnato da pannelli che illustrano la flora e la fauna del colle. Il parco infatti non è soltanto uno scrigno di tesori e monumenti, ma vive anche come parco in sé. Dalle Scalae Caci, un accesso molto antico che collegava il Palatino con il Foro Boario, si raggiunge la Casa di Augusto. Augusto fu il primo a decidere di edificare la sua grande casa sul Palatino, di fatto orientando per i secoli a venire la destinazione a residenza imperiale del colle fino alla fine dell’impero. Una parte della casa aveva un aspetto più residenziale, con stanze vere e proprie per l’abitazione, e l’altra parte era di rappresentanza, quindi connessa con l’azione pubblica. All’interno è presente un bel percorso di ricostruzione con le luci che raccontano l’aspetto degli ambienti all’epoca di Augusto.

Domus Flavia ➡️ Museo Palatino. Finalmente si giunge sul colle Palatino, sede dei palazzi imperiali. Ricordiamo la Domus Tiberiana, la Domus Transitoria, la Domus Flavia che è suddivisa in un settore pubblico e in uno privato, la Domus Augustana. Le planimetrie molto complesse di questi palazzi imperiali ci hanno fatto capire come queste residenze fossero tutte collegate tra loro, anche attraverso dei corridoi sotterranei. Uno di questi è il criptoportico neroniano. La presenza dei palazzi imperiali sul Palatino ha dato vita a un processo di identificazione, tanto è vero che il toponimo di palatium è diventato nelle lingue moderne sinonimo di residenze reali, di fatto noi parliamo di palazzi.

“Lapilli di Ercolano”: con la 17.ma clip il direttore Sirano ci mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite

Nella nuova clip, la 17.ma, dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano, il direttore Francesco Sirano mostra i dettagli nascosti di una delle domus più conosciute di Herculaneum: la Casa di Nettuno e Anfitrite, uno dei più interessanti esempi di architettura domestica e anche di restauro architettonico di Ercolano. “Sin dalla facciata – spiega Sirano – si annuncia la volontà di Amedeo Maiuri di comunicare al pubblico il senso della sua scoperta e dei suoi restauri. Il prospetto della casa si presenta come una sorta di spaccato assonometrico che ci lascia vedere gli appartamenti al piano superiore. Questi appartamenti, come la casa, erano abitati ed erano stati squassati dalle scosse di terremoto. Il cataclisma deve essere sempre presente a chi visita gli scavi di Ercolano. La casa di Nettuno e Anfitrite aveva una bottega direttamente aperta sulla strada. Siamo in una delle strade più frequentate di Ercolano, vicino alle terme, e quindi questa è una posizione commercialmente importante. Abbiamo il bancone dove venivano serviti bevande e cibi, probabilmente anche cibi caldi perché c’è un piccolo piano di cottura. Molto interessante è la presenza di un ambiente soppalcato che permetteva di occupare al meglio gli spazi e che serviva per raggiungere il piano superiore dove è stato ricavato un piccolo deposito di anfore così come gli scaffali, qui con oggetti esemplificativi. Anche le anfore deposte all’interno della bottega provengono da vari luoghi di Ercolano non solo da questa bottega ma ci aiutano a capire quale era il raggio di azione commerciale per reperire vini e altri tipi di salse che servivano per preparare tutte le pietanze e che venivano servite ai cittadini di Ercolano”.

L’ingresso della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Immediatamente varcata la soglia della Casa di Nettuno e Anfitrite abbiamo le fauces, caratteristiche di ogni casa, l’ingresso e una piccola stanza che veniva utilizzata come latrina, e c’è il caratteristico bancone da cucina di cui manca solamente il piano. Sul pavimento dell’ingresso si distinguono molto bene alcuni tubi di piombo, le cosiddette fistulae, che rappresentano una derivazione dell’acquedotto per portare acqua corrente in tutte le case. L’acquedotto fu realizzato nell’epoca dell’imperatore Augusto e fece innalzare i livelli di qualità della vita di tutte le città vesuviane in maniera eccezionale.

L’impluvium al centro dell’atrio della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Attraversato quest’ambiente ci troviamo nell’atrio che è il cuore di ogni casa romana. Riconosciamo l’impluvio, la vasca dove si raccoglieva l’acqua piovana con la cisterna dove l’acqua veniva conservata. “Le pareti si presentano tutto intorno completamente disadorne, perché questa casa fu oggetto di scavi durante il periodo settecentesco. Molto interessante su un lato è la presenza della base di un piccolo larario, un altare di culto domestico, e dall’altro lato la base marmorea per metterci la cassaforte. Questo ci fa capire il livello alto e il potere economico degli abitanti di questa casa. Da qui provengono infatti alcuni dei quadri policromi su marmo tra i più belli dell’area vesuviana. Molto importanti – continua Sirano – sono anche le ricerche, che stiamo conducendo insieme all’università di Toulouse nell’ambito del progetto Vesuvia, le quali hanno messo in evidenza una serie di affreschi conservati al museo Archeologico di Napoli e attribuiti ora con certezza precisamente alle stanze dalle quali furono prelevati durante gli scavi borbonici. Sul lato si aprono i caratteristici cubicula, piccoli ambienti che venivano spesso utilizzati come vere e proprie camere da letto, e sul fondo dell’atrio l’ufficio del padrone di casa, e soprattutto un ambiente, il cosiddetto oecus, utilizzato come triclinio invernale.

Il triclinio estivo della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il poco spazio a disposizione non scoraggiò i proprietari di questa casa dal dotarsi di alcuni ambienti di lusso. Tra questi certamente il triclinio estivo che fu impiantato all’interno di un pozzo di luce. “Qui si poteva godere del fresco della sera, ma anche della freschezza che una fontana con lo zampillo dava a chi partecipava al banchetto. I caratteristici letti triclinari col piano inclinato (tre, uno per lato) circondano infatti questa fontana la cui acqua in abbondanza veniva smaltita attraverso un piccolo condotto.

Il famoso mosaico di Nettuno e Anfitrite che dà il nome alla domus di Ercolano (foto Graziano Tavan)

Al centro della parete abbiamo il famoso mosaico che dà il nome alla casa. È realizzato con paste vitree e ha tutta una cornice con delle conchiglie marine. Nettuno e Anfitrite si trovano al di sotto di un’edicola che evoca un vero e proprio culto di queste divinità. Ai lati di questa scena abbiamo una rappresentazione di giardino che aiuta ancora di più chi si trova all’interno della casa a immaginarsi in uno spazio altro, uno spazio dove ci si trova alla presenza di dei del mare, ma soprattutto ci si trova davanti ad ambienti liberi grandi. Ecco degli steccati che delimitano il giardino e con delle fontane a zampillo, e dietro gli steccati un giardino molto rigoglioso con piante e uccelli esotici.

Il raffinato e articolato “edificio” che ricopre il serbatoio della fontana della Casa di Nettuno e Anfitrite a Ercolano (foto Graziano Tavan)

Il lato nord del triclinio era occupato dal serbatoio che riforniva la fontanella. “Questo serbatoio è camuffato all’interno di una sorta di edificio a due livelli con il coronamento al piano di sopra e il fronte caratterizzato da tre nicchie: due laterali rettangolari e una absidata all’interno della quale si trovava una statuetta. Il fronte di questo piccolo edificio è completamente rivestito da paste vitree, da tessere di mosaico e da una serie di conchiglie marine che vengono qui applicate. Le immagini alludono a scene legate al mondo del convivio, come i  due grandi kantaroi che si trovano alla base con una serie di tralci di vite e degli uccellini veramente molto raffinati all’interno di questa vegetazione, e al piano di sopra scene di caccia con delle ghirlande sopra le quali sono appollaiati dei pavoni che ci ricordano i paradeisa, cioè i grandi giardini delle corti ellenistiche che erano il punto di riferimento di tutte le élite locali di questo periodo. A coronamento dell’edificio quattro maschere che ricordano la commedia e la tragedia antiche”.

Roma: ora c’è il biglietto “Full Experience” (che vale 48 ore) per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino (museo, casa di Augusto, S. Maria Antiqua, rampa domizianea) e il Colosseo (compreso il II ordine e la mostra “Il Colosseo si racconta”) senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Parco archeologico del Colosseo a Roma

Si chiama “Full Experience”: è il biglietto per chi desidera scoprire il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo senza perdere nessuna delle possibilità di visita offerte dal Parco archeologico del Colosseo. E ciò è possibile da sabato 18 luglio 2020. “Full experience” consente l’accesso e la visita al piano dell’arena tra le 10.30 e le 14.30, oltre che al II ordine del Colosseo con la mostra permanente “Il Colosseo si racconta” e all’interno del Foro Romano-Palatino a quattro siti SUPER. Il biglietto è valido 48 ore a partire dal primo ingresso nel Parco, che può avvenire indifferentemente al Colosseo o all’area del Foro Romano-Palatino. Tra le 12 e le 18 sarà possibile visitare i siti SUPER: il primo piano del Museo Palatino, dove colori dei marmi delle sculture e delle decorazioni completano la visita ai palazzi imperiali; dall’atrio della casa di Augusto si scorgeranno i dettagli ancora vividi degli affreschi del cubicolo e dello studiolo; di nuovo visibile lo straordinario ciclo di pitture medievali che decora Santa Maria Antiqua e percorribile la Rampa domizianea che si affaccia sul Foro. Per organizzare al meglio la visita, sarà necessario prenotare l’orario di ingresso al Colosseo e decidere se visitare il Foro Romano e il Palatino, con i quattro siti SUPER, prima o dopo: il Colosseo e l’arena al mattino, i siti speciali di Foro e Palatino al pomeriggio. Il biglietto è acquistabile esclusivamente online: permette un solo ingresso a orario al Colosseo, e un solo ingresso all’area del Foro Romano-Palatino, senza orario prestabilito, purché nell’arco di validità delle 48 ore a partire dalla prima timbratura di accesso.

Lo studiolo della Casa di Augusto sul Palatino (foto PArCo)

Una visita approfondita del Parco, da godere nel corso di due giorni, perfetta per chi preferisce scoprire con calma ogni angolo del PArCo, aggiungendo a quanto  offerto dai biglietti ordinari, i “siti SUPER“, monumenti in eccezionale stato di conservazione, ad accesso contingentato, legati tutti dalla presenza di affreschi e decorazioni parietali che restituiscono, con straordinaria efficacia, la vivacità della vita quotidiana nel cuore di Roma antica. Chi vuole vivere a pieno l’esperienza di visita del Parco, grazie alla durata di due giorni, potrà godere di lunghe soste per il riposo, lo studio o la contemplazione, rispettando i propri tempi per la visita o l’esigenza di spezzarla in due tempi, per tornare a casa o fare una sosta nei vicini quartieri di Monti e del Celio.

Il parco archeologico dei Campi Flegrei e l’associazione “Jazz and Conversation” organizzano l’edizione 2020 del Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei. Dopo 12 anni l’arena dell’Anfiteatro Flavio torna a ospitare i concerti: tre serate con alcuni tra i maggiori musicisti nazionali ed internazionali

La locandina del Pozzuoli Jazz Festival 2020

Pozzuoli Jazz Festival 2020, Festival dei Campi Flegrei. Rieccoci, dopo questi mesi di “chiusura”, drammatici e tanto diffi­cii ma., anche “significativi”, si propone la ripresa delle attività culturali e di spettacolo dal vivo, con una serie di prescrizioni necessarie a garanzia di tutti, spettatori e addetti ai lavori. “Chiusi ma non spenti”… ecco , proprio come indicava il parco archeologico dei Campi Flegrei per sue attività in tempi di quarantena. Il parco archeologico dei Campi Flegrei e l’associazione “Jazz and Conversation” organizzano l’edizione 2020 del Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei. “È grazie alla straordinaria azione del Parco archeologico dei Campi Flegrei, testimonianza stabile e acquisita dello spirito della nuova gestione dei beni culturali, che abbiamo avuto la possibilità di organizzare questa edizione della manifestazione PJF dei Campi Flegrei. Essa, grazie a questa felicissima collaborazione, si svolgerà nello straordinario scenario dell’Anfiteatro maggiore di Pozzuoli, che si riprende, così, il ruolo centrale nel panorama dei beni culturali del territorio flegreo”.

Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei

“Mi piace pensare che la musica jazz sia la colonna sonora ideale del territorio flegreo”, dichiara il direttore del Parco, Fabio Pagano. “Una musica istintiva e raffinata al tempo stesso, armonica e dissonante, primitiva e contemporanea. Per questo, e per molto altro, il Parco, anche in questa stagione, ha fortemente voluto e sostenuto il Pozzuoli Jazz Festival. Ulteriore motivo di gioia e soddisfazione e che dopo tanti anni si potrà tornare a godere di uno spettacolo all’interno dell’area dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli. Il Pozzuoli Jazz Festival segnerà l’avvio della stagione di eventi del Parco che si preannuncia particolarmente nutrita e che verrà presentata la prossima settimana”. E il presidente dell’associazione “Jazz and Conversation” Antimo Civero: “Riprendere le attività di spettacolo dal vivo non è stata una cosa semplice, ma è diventata possibile grazie alla tenacia della nostra associazione (memorabile, in piena quarantena, la celebrazione dell’International Jazz Day – 30 aprile – con migliaia di visualizzazioni per 9 ore di musica sui social) e all’azione trainante del Parco Archeologico che ha iniziato le sue attività il 2 giugno e le proseguirà, alla ricerca della “normalità” nei mesi a seguire con questa e con altre interessantissime manifestazioni, prodotte dal genio locale e sostenute proprio da questo Ente”.

L’anfiteatro Flavio di Pozzuoli torna a ospitare il Pozzuoli Jazz Festival (foto Pafleg)

Dopo 12 anni l’arena dell’Anfiteatro Flavio torna ad essere luogo di spettacolo contemporaneo per ospitare, il 20, 24 e 25 luglio 2020, alle 20.30, alcuni tra i maggiori musicisti nazionali ed internazionali. Questa del Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei è la XI edizione. Ospiti delle tre serate alcuni tra i maggiori musicisti nazionali ed internazionali. Si accede con biglietto di ingresso al sito di 4 euro o con la card “MYFLEG”, sempre con prenotazione obbligatoria a questo link https://ecm.coopculture.it/index.php?option=com_snapp&view=products&snappTemplate=template3&catalogid=DC6FC537-FA3E-785A-5692-01734D8084B8&lang=it. La biglietteria si trova all’ingresso dell’Anfiteatro: evitare assembramenti e tenere la distanza di almeno un metro. Sarà tenuto l’elenco dei partecipanti per un periodo di 14 giorni. All’ingresso sarà rilevata la temperatura corporea, come prescritto dalle attuali direttive del settore, sarà impedito l’accesso in caso di temperatura superiore a 37,5 °C. I posti a sedere sono distanziati tra loro di un metro, sia frontalmente che lateralmente. Tutti gli spettatori devono entrare nella sede del concerto indossando la mascherina (per i bambini valgono le norme generali) fino al raggiungimento del posto a sedere.

Il 20 luglio 2020 andrà in scena il progetto “Duets” che celebra le canzoni tratte dal songbook americano ed italiano, esaltando la maestria musicale di due meravigliosi musicisti: Massimo Moriconi, una vera e propria icona della musica italiana, e l’affermata voce partenopea, nuova stella del canto italiano e non solo, Emila Zamuner.

Il 24 luglio 2020 calcheranno il palco Giovanni Guidi (pianoforte) e Flo (voce). Un progetto pensato durante l’edizione estiva 2019 del Festival e che avrebbe dovuto avere il suo battesimo a dicembre 2019, durante l’edizione invernale del Festival. Cantautrice e attrice di teatro, Flo è una delle personalità più interessanti e versatili della “World music d’autore”. Giovanni Guidi un musicista internazionale dal talento cristallino, un vero “poeta” della musica, della bellezza e grande amico dei Campi Flegrei.

Il 25 luglio 2020 sarà il turno di nuovo e interessante progetto composto da due tra i più straordinari musicisti italiani e non solo: Luca Aquino – Giovanni Guidi DUO. I due artisti guideranno gli spettatoti tra le loro “canzoni” per cercare quello che non è ancora stato scoperto. “E così che vi porteremo nel nostro viaggio, dove le parole anche se esistono già, le potrete scegliere voi, ed ogni melodia sarà un pezzo di un racconto che riguarda tutti. La storia delle nostre vite.

Ercolano a 360°: in questo terzo episodio il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci porta a passeggio lungo il decumano massimo, tutta pedonale, la principale strada urbana che attraversava il centro dell’antica Herculaneum

Terzo video a 360° elaborato da TimeLooper per la App 3D del parco archeologico di Ercolano, realizzata da D’Uva (info https://bit.ly/30OOU84): con il direttore Francesco Sirano passeggiamo sulla strada riservata al passaggio dei pedoni e che originariamente attraversava il centro della città collegando i più importanti edifici: il decumano massimo di Herculaneum. “Ci troviamo sul decumano massimo, la via principale della città, in un giorno del 79 d.C. precedente l’eruzione”, spiega Sirano. “Questa strada attraversava il centro della città collegando i più importanti edifici. Dobbiamo per questo immaginarla intensamente frequentata tanto da renderla zona esclusivamente riservata al passaggio dei pedoni. Non ha pavimentazione perché nei giorni di mercato qui si potevano trovare merci di ogni sorta. Ne abbiamo idea anche grazie ai ritrovamenti in alcune delle botteghe che si affacciavano sul decumano, dove sono stati trovati legumi, lenticchie, fave, frutti esotici come i datteri, e ancora fichi, carrube e galle di quercia che si utilizzavano anche per la colorazione naturale dei tessuti. Qui si affacciavano le case di alcuni dei maggiori uomini d’affari di Ercolano, come sappiamo dai ritrovamenti dei loro archivi personali conservati su tavolette di legno. Si trattava sia di uomini liberi di nascita che di liberti, schiavi liberati. Questa categoria rappresentava la parte più dinamica e attiva della popolazione locale. A un capo del decumano uno dei due archi trionfali a quattro aperture che si trovavano ai lati dell’Augusteo, una struttura con piazzale e portici intorno, al cui interno si celebravano le glorie della famiglia imperiale e la lealtà della comunità locale. In base al resoconto degli scavi del 1700 si ritiene probabile che sulla sommità dell’arco ci fosse un carro con quattro cavalli, una quadriga, con statue di bronzo. In primo piano una delle fontane pubbliche. Collegata a un acquedotto realizzato solo per Ercolano sfruttando le sorgenti alle pendici del Vesuvio, povere di calcare contrariamente a quelle del Serino, il cui acquedotto riforniva Napoli e la flotta del Miseno. All’altro capo del decumano l’ingresso monumentale alla terrazza superiore della palestra”.

Altino. A poche settimane dalla riapertura dopo il lockdown ecco Altino365, l’abbonamento annuale al museo nazionale e all’area archeologica

La mano si muove veloce sullo schermo come su una lavagna luminosa, e un po’ alla volta spiega la grande novità che il museo nazionale e l’area archeologica di Altino offrono a poche settimane dalla riapertura al pubblico dopo il lockdown (orari di apertura di sabato e domenica: 14.30 – 19.30): è “Altino365”,  il nuovo abbonamento, a soli 15 euro, che dà accesso libero e illimitato per un anno intero al Museo, al suo giardino e alle aree archeologiche, allo slogan “A ogni ritorno, una nuova esperienza!”. Cosa offre? Ingressi illimitati al museo, alle aree archeologiche, alle mostre nei giorni di apertura; sconto del 15% su tutte le pubblicazioni della direzione regionale dei Musei del Veneto; partecipazione gratuita ad eventi dedicati agli abbonati; precedenza di prenotazione e sconti sulle attività a pagamento organizzate dal Museo di Altino. E tutto questo per un anno intero a decorrere dalla data di sottoscrizione a 15 euro. L’abbonamento è nominativo e non cedibile a terzi. Dovrà essere esibito in biglietteria a ogni ingresso al museo, unitamente a un documento d’identità in corso di validità. Sono esclusi dall’abbonamento particolari eventi che richiedano forme di bigliettazione integrative (in concessione, mostre speciali).

#buonconsiglioadomicilio. Con Mirco Longhi, conservatore del museo, scopriamo insieme lo stretto rapporto fra arte e potere al Castello del Buonconsiglio

Il Magno Palazzo, magnifico e unico esempio di architettura rinascimentale al castello del Buonconsiglio (foto Gianni Zotta / Provincia di Trento)

Castelvecchio, la parte più antica del Castello del Buonconsiglio, svela allo sguardo attento del visitatore una vera e propria politica per immagini: l’arte, qui più che altrove, è al servizio del potere temporale dei vescovi di Trento, che per secoli governarono il territorio. Grazie all’analisi di Mirco Longhi, conservatore del museo, scopriamo insieme lo stretto rapporto fra arte e potere al Castello del Buonconsiglio nella consueta puntata di #buonconsiglioadomicilio. Immagini e regia di Alessandro Ferrini.

“Scoprire l’arte del castello del Buonconsiglio”, spiega Longhi, “non è solo scoprire l’arte riflesso della cultura della magnificenza dei principi vescovi che si sono avvicendati nel corso dei secoli in questa residenza, ma è scoprirne il ruolo politico, il significato politico. L’illustre ospite, l’ambasciatore feudatario che dopo la metà del Cinquecento ha il privilegio di entrare in questi ambienti, deve aver provato un misto di stupore e di meraviglia nell’osservare il grande rinnovamento portato avanti nei decenni precedenti. Da un lato il principe vescovo Giovanni Hinderbach che aveva realizzato la serie di loggiati di raccordo che giungono al terzo piano fino alla loggia veneziana, ingentilendo non poco l’antica residenza dei principi vescovi di Trento. Dall’altro il fidato consigliere di Carlo V, il cardinale Bernardo Cles, che tra il III e IV decennio del Cinquecento commissionerà un magnifico e unico esempio di architettura rinascimentale, il cosiddetto Magno Palazzo, il corpo di fabbrica che si trova prossimo a Castelvecchio. Però senza dimenticare di lasciare il suo segno anche in quella che era la sede storica del potere temporale dei principi vescovi, il castello di origine medievale che era già stato in parte rinnovato da Giovanni Hinderbach qualche decennio prima, un rinnovamento che non è solo architettonico ma anche per immagini. Entrambi i presuli, infatti, sia Giovanni Hinderbach che Bernardo Cles, sono figli di una riscoperta consapevolezza di quanto la rappresentazione del potere sia strategicamente fondamentale nell’Europa delle corti, retta da sottilissime alleanze e rapporti di fedeltà. Una politica per immagini che ha la sua massima espressione proprio in Castelvecchio, centro del potere politico anche in età moderna. Ecco quindi che in questo percorso di avvicinamento al potere, pian piano che l’ospite saliva ai piani nobili di Castelvecchio, le immagini che si dipanano sotto i suoi occhi hanno un chiaro valore politico. Anche lo stesso San Vigilio, santo vescovo di Trento, assume una valenza politica, perché serve a rimarcare, a chi accedeva nella residenza dei principi vescovi, che questa era appunto la residenza dei successori alla cattedra di San Vigilio, e questa attenzione iconografica nei suoi confronti è attestata da molte altre evidenze storico-artistiche, e presenta non a caso molte analogie con la stessa attenzione riservata dalla Roma papale nei confronti dell’iconografia di San Pietro. Il richiamo all’antenato illustre – se ci pensiamo – è da sempre uno degli espedienti migliori per giustificare e legittimare il potere: lo era per gli imperatori, lo era per i papi, e lo è anche per i principi vescovi di Trento”.

Carlo Magno domina le raffigurazioni a chi si affaccia dalla loggia (foto Buonconsiglio)

“È una volta giunti al terzo piano – continua Longhi – che questa politica per immagini giunge alla sua massima espressione, sprigionando quella capacità comunicativa dell’arte al servizio del potere dei principi vescovi. Da un lato la serie di ritratti dei vescovi di Trento realizzata dagli artisti a servizio di Giovanni Hinderbach alla fine del Quattrocento, ma più volte restaurati nel corso dei secoli, rappresentava quanto di più astuto l’arte al servizio del potere potesse evocare in modo non dissimile dal principe vescovo che, sappiamo, all’epoca accoglieva tra gli eleganti archi della loggia veneziana i suoi ospiti tra ‘400 e ‘500: da una loggia fittizia si affacciano i suoi predecessori rimarcando questa idea che lui non è altro che l’ultimo di una serie di autorità che risalgono all’antichità. Dall’altro, con un altro espediente tipico di chi ricerca la legittimazione del proprio potere, il richiamo all’autorità più grande da cui questo potere discende, e nel caso dei principi vescovi di Trento è il sacro romano impero di Germania, visto che ne sono fedeli vassalli. La scelta di rappresentare Carlo Magno non è affatto casuale. Secondo la storiografia dell’epoca non è solo il fondatore del sacro romano impero di Germania, ma per la tradizione trentina è colui che più di ogni altro aveva donato territori, in particolare nell’area occidentale del Trentino, alla Chiesa trentina: quindi in qualche modo fondativo per il potere temporale dei vescovi. L’attenzione nei confronti di Carlo Magno è del resto attestata da numerose testimonianze nel territorio trentino. Basti ricordare quella di Santo Stefano di Carisolo, con l’affresco bascheniano che ci ricorda proprio del viaggio fatto nel Trentino occidentale passando attraverso la val Rendena, le valli Giudicarie fino a Riva; e poi c’è un’altra committenza dell’Hinderbach in un altro castello vescovile, castel Stenico. Questo legame tra impero e potere vescovile raggiunge la sua perfetta sintesi nella serie di ritratti di presuli trentini completamente rinnovata da Marcello Fogolino all’interno della sala, appunto dei vescovi. Qui ogni singolo volto viene caratterizzato alla perfezione dal pittore rinascimentale, ma è soprattutto un ordine gerarchico che qui prevale, perché a differenza dei presuli dipinti all’esterno qui parliamo di principi vescovi, quindi detentori sia del potere temporale che spirituale a partire dall’anno 1027 per quasi sette secoli fino alla fine del Settecento quando l’arrivo delle truppe napoleoniche metterà per sempre la parola fine al loro dominio”.

Il parco archeologico di Ercolano promuove con l’Ats la valorizzazione del parco Maiuri con il primo “Open day e Mercato della Terra”: un open market sperimentale dove i visitatori del Parco e i cittadini del territorio potranno acquistare prodotti a km zero

Il Parco Maiuri, l’area verde adiacente il parco archeologico di Ercolano, si anima con “Open day e Mercato della Terra”, evento che abbraccia l’intero territorio, trasformandosi, domenica 19 luglio 2020, in un open market sperimentale dove i visitatori del Parco e i cittadini del territorio potranno acquistare prodotti a km zero. L’evento rappresenta un tassello importante per la valorizzazione del polmone verde del centro città di Ercolano, luogo di ritrovo di giovani e area verde a disposizione dei cittadini, e domenica 19 il primo evento che avvia lo sviluppo e l’utilizzazione del Parco: i Mercati della Terra sono mercati contadini creati secondo linee guida che seguono la filosofia Slow Food. I mercati, gestiti collettivamente, sono luoghi di incontro dove i produttori locali presentano prodotti di qualità direttamente ai consumatori, a prezzi giusti e garantendo metodi di produzione sostenibili per l’ambiente. Inoltre, preservano la cultura alimentare delle comunità locali e contribuiscono a difendere la biodiversità. Gli stand saranno accessibili al pubblico dalle 9.30 alle 13, garantito il distanziamento di oltre due metri l’uno dall’altro, tutti i produttori saranno dotati di mascherine, guanti e disinfettanti. I Mercati della Terra di Slow Food , a partire dal mese di settembre 2020 saranno, come proposto dall’ATS Parco Maiuri, un appuntamento mensile fisso. L’ATS Parco Maiuri sta lavorando allo sviluppo dell’area non solo a complemento dell’accoglienza turistica ma anche a una serie di proposte socio-culturali per realizzare nel Parco  azioni di animazione  che  guardano a un pubblico ampio e diversificato internazionale e allo stesso tempo locale. Un connettore socio-culturale, crocevia di eventi e rassegne che contribuisca a rafforzare l’identità territoriale, riannodando il legame di amore di Ercolano e dell’intera area vesuviana all’immenso patrimonio che racchiude il parco archeologico di Ercolano con i suoi duemila anni di storia da poter toccare con mano. Il Parco diventerà  così sempre più un luogo di incontro e scambio con la comunità.

Le magiche atmosfere della città antica di Ercolano (foto Paerco)

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

“Era in cantiere già per la primavera l’avvio della valorizzazione del Parco Maiuri con l’affidamento della convenzione all’ATS Parco Maiuri composta da undici realtà del terzo settore”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “che il Covid ha rinviato ma non arrestato.  Con questo primo evento vogliamo dare un chiaro segnale di legame con il territorio: gli uncinetti dei pescatori ritrovati sull’Antica Spiaggia di Ercolano ci hanno ispirato a concepire questo rapporto come una rete fatta di tanti nodi dove nessuno è più importante degli altri ma tutti insieme servono a portare alla superficie il meglio. Ercole, eroe che unisce la città antica e quella moderna, portava sulle spalle la pelle del leone di Nemea, una delle sue più straordinarie imprese, legata con un nodo molto utilizzato ancora oggi anche nel mondo marinaro e della pesca: presentiamo un pezzo della rete  che si completerà nei prossimi mesi pian piano. Lo scopo di questa rete, figurativa e non, è  creare con il territorio intero sinergie e gruppo di lavoro affinché  diventi essa stessa volano di sviluppo del territorio della città di Ercole ampliando progressivamente i propri confini”.

In un affresco di Ercolano un cesto con i prodotti della terra (foto Luciano Pedicini / Paerco)

Primi tra tutti, al Mercato della Terra si potranno trovare i prodotti del Presidi Slow Food: Albicocche del Vesuvio, Pisello Centogiorni del Vesuvio, Papaccella Riccia Napoletana, Fagiolo Dente di Morto, insieme alle zucchine San Pasquale, allo zafferano vesuviano, e ai tanti prodotti che fanno parte del Paniere Vesuviano, nuovissima Comunità Slow Food.  Inoltre, partecipano i produttori del Pomodorino del Piennolo DOP, ma troverete anche pomodorini gialli Giagiù, peperoni cornetto, una selezione di oli EVO tra i più premiati nelle guide Slow, formaggi, pane, latticini, legumi provenienti dalle aree più vocate della Campania. Il Laboratorio del Gusto è un appuntamento fisso di ogni Mercato della Terra Vesuvio: questa volta si parlerà della produzione del miele vesuviano, e soprattutto dell’importanza delle api per la salvaguardia degli ecosistemi. La Cooperativa sociale “G. Siani” organizzerà per la giornata una diretta streaming video sui canali social di Radio Siani in cui manderà in diretta il laboratorio del miele e si approfondirà l’argomento con Rosa Iandolo, inoltre si parlerà di biodiversità e alimentazione con Maria Lionelli, Fiduciaria della Condotta Slow Food Vesuvio, Pierfrancesco Ammendola, direttore del Mercato della Terra Vesuvio,  Patrizia Spigno, responsabile dei Presidi Slow Food della Campania, Corrado Sorbo e Giuseppe Pignalosa, prestigiosi ristoratori di Ercolano che aderiscono al Progetto dei Cuochi dell’Alleanza Slow Food.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli al via le visite virtuali con gli esperti del progetto digitale Ohmyguide.tours: 45 minuti per conoscere i capolavori del Mann in rete con internauti di tutto il mondo grazie al video sulle collezioni dell’Archeologico del regista Lucio Fiorentino

L’Atlante Farnese, simbolo del Mann, nel frame del video di Lucio Fiorentino

Come la prenotazione di un aereo o di un treno, consultando 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, il sito Ohmyguide.tours: pochi attimi (e click) per verificare il calendario con le visite programmate, acquistare il biglietto e partire per un viaggio virtuale alla scoperta delle splendide collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. Da venerdì 17 luglio 2020, alle 11, inizia la programmazione dei tour virtuali al Mann, con repliche quotidiane, mattutine o pomeridiane, già calendarizzate sino al prossimo 31 luglio (per info: http://www.ohmyguide.tours). Il Mann aderisce dunque a Ohmyguide.tours, progetto digitale che permette di ammirare, in diretta streaming, i principali luoghi della cultura italiani e stranieri: un’esperienza dinamica, che unisce gli internauti di tutto il mondo sotto l’egida della fruibilità interattiva del patrimonio storico-artistico globale. “Il Mann si conferma aperto alla sperimentazione di nuovi format digitali e alle opportunità che offrono alla comunicazione e alla didattica”, commenta il direttore Paolo Giulierini. “Abbiamo aderito con entusiasmo alla rete ohmyguide, realizzando un percorso di altissima qualità. Siamo certi che la forte accelerazione di questi mesi anche nei beni culturali sul versante della virtualità sia un’occasione da sfruttare subito e non si ponga assolutamente in conflitto con la fruizione fisica dei musei, piuttosto  invogli alla visita, proponendosi senza confini ad un pubblico globale”.

I corridori di Ercolano dalla villa dei Papiri nel frame del video di Lucio Fiorentino

Chi acquista online il ticket di Ohmyguide.tours (4.90 per ogni partecipante a Digital Experience di gruppo con massimo 200 users; 49 euro per Private Digital experience – 10 device connessi per lo stesso tour) vive una vera e propria avventura della conoscenza: un esperto OMG è volto e voce del racconto, che segue il suggestivo video realizzato dal regista Lucio Fiorentino per svelare la magia del museo napoletano. Per la prima visita digitale, sarà la storica dell’arte Rory Dumontet ad accompagnare gli internauti nelle sale del Museo: emozione garantita, anche online. In fase di lancio della Digital Experience, con il codice WEBMANN, il tour costerà solo 1,9 euro; viceversa, i fruitori del percorso online, avranno diritto a due euro di sconto per l’ingresso al Mann.

Il plastico ottocentesco degli scavi di Pompei nel frame del video di Lucio Fiorentino

In quarantacinque minuti, è possibile passeggiare, grazie alle nuove tecnologie, nelle sale della Collezione Farnese, vedere i principali mosaici delle antiche città vesuviane e soffermarsi negli ambienti del Gabinetto Segreto. Tappa obbligatoria alla Villa dei Papiri ed ai nuovi allestimenti degli oggetti della vita quotidiana e degli affreschi, con veloci incursioni nelle sezioni di più recente riapertura (Sezione Egizia, Sezione Preistoria e Protostoria, Collezione Magna Grecia). Il tour comprende un excursus sulla storia dell’edificio che ospita le collezioni museali: “Nella realizzazione del video per le visite virtuali al Mann”, spiega il regista Lucio Fiorentino, che torna al Mann dopo il successo dei suoi cortometraggi del progetto “Antico Presente”. “Ho voluto adottare una visione d’insieme, capace di assecondare la meraviglia del visitatore nello scoprire i tesori del museo. Nello stesso tempo, con brevi flash, non ho sacrificato il valore del dettaglio, perché, anche da casa, le nuove tecnologie aiutano a cogliere la cura con cui lavoravano gli antichi artisti”.