Parma. Apre domani al Complesso Monumentale della Pilotta la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” che indaga con oltre 300 opere la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento

Ci siamo. A 27 anni dall’ultima iniziativa sul tema, il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma ospita da domani, 18 marzo 2022, al 31 luglio 2022, la grande mostra “I Farnese. Architettura arte potere” dedicata alla committenza della famiglia Farnese, con l’obiettivo d’indagare la straordinaria affermazione della casata nella compagine politica e culturale europea dal Cinque al Settecento attraverso l’utilizzo delle arti come strumento di legittimazione. La mostra, curata da Simone Verde con Bruno Adorni, Carla Campanini, Carlo Mambriani, Maria Cristina Quagliotti, Pietro Zanlari, è realizzata dal Complesso Monumentale della Pilotta in collaborazione con università di Parma, Museo e Real Bosco di Capodimonte, museo Archeologico nazionale di Napoli, Archivio di Stato di Parma, Ordine degli Architetti e PPC di Parma, Fondazione Cariparma, Fondazione Arturo Toscanini, e in partenariato con Electa. La mostra è patrocinata dal ministero della Cultura e dal Comune di Parma, ed è inserita nei progetti di Parma Capitale della Cultura 2020+21. Il progetto scientifico presenta una doppia novità, quella di trattare i temi del collezionismo rinascimentale con gli strumenti della Global History, e di includere nel mecenatismo della famiglia le grandi fabbriche architettoniche. L’esposizione coinvolgerà gli ambienti più spettacolari del Complesso Monumentale e s’inserirà nel più ampio progetto di rilancio dell’Istituto, che nel 2022 inaugura la totalità dei suoi spazi restaurati e riallestiti. La rassegna presenta oltre 300 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane ed europee insieme a opere della Collezione Farnese a Parma. I biglietti sono in vendita su https://ifarnese.ticka.it/

Ritratto di Papa Paolo III Farnese di Tiziano Vecellio (1543) conservato al Museo e Real bosco di Capodimonte a Napoli (foto capodimonte) olio su tela, cm 113,7 x 88.8 Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

Da segnalare alcuni prestiti eccezionali, a conferma delle relazioni e dell’interesse dei Farnese per la cultura e gli oggetti provenienti da terre lontane e sconosciute: due globi Coronelli dalla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e, per la prima volta in Italia dal Musée des Amériques-Auch, la Messa di San Gregorio eseguita in Messico dagli indios per ringraziare Paolo III della bolla Sublimis Deus, che riconobbe l’umanità dei nativi americani e ne condannò lo sfruttamento. Tra i prestiti, un nucleo di circa 200 disegni di architettura – dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria degli Uffizi, dalle raccolte grafiche statali di Monaco di Baviera, dagli Archivi di Stato di Parma, Piacenza, Napoli, Roma e Modena, dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro e dello stesso Complesso Monumentale della Pilotta – presenterà, insieme a modelli, elaborazioni grafiche e filmati, il quadro complessivo dell’architettura farnesiana dal punto di vista storico, urbano e territoriale, mettendo in rilievo la relazione tra questa disciplina e l’affermazione dinastica in termini di prestigio, espansione e visionarietà della committenza. E quindi: 20 dipinti, capolavori provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, tra cui spiccano opere di Raffaello, Tiziano Vecellio, El Greco e Annibale Carracci, saranno esposti in dialogo con le opere del Complesso a rievocazione della galleria farnesiana, dove erano custoditi i 100 dipinti più significativi della collezione di famiglia. Infine più di 80 oggetti dal Gabinetto delle Cose Rare del Museo e Real Bosco di Capodimonte tra cui la Cassetta Farnese, insieme alla Tazza Farnese dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, alle monete e medaglie del Complesso Monumentale della Pilotta e ai pezzi della Collezione Gonzaga di Guastalla confluiti nella collezione Farnese, permetteranno di ricostruire una camera delle meraviglie rinascimentale.

Verona. Al museo di Storia naturale secondo appuntamento on line in preparazione dell’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria “Spazi domestici nell’età del bronzo. Dall’individuazione alla restituzione”: si parla de “Quando la ferrovia attraversa l’età del Bronzo: tutela e valorizzazione di un complesso insediativo a Serracapirola (FG)”

Giovedì 17 marzo 2022, alle 18, secondo appuntamento online sul canale YouTube de I Musei di Verona (I MUV) con le conferenze preparatorie all’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria “Spazi domestici nell’età del bronzo. Dall’individuazione alla restituzione”. L’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria – in programma il 6 e 7 ottobre 2022 nella “Sala Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona e organizzato in collaborazione con l’IIPP – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, affronterà infatti gli aspetti legati al tema “casa” emersi da scavi recenti, in corso e/o inediti in contesti dell’età del Bronzo. Protagonisti della seconda conferenza on line Italo Muntoni e Domenico Oione della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, e Francesca Frandi e Andrea Iannacone di Italferr SpA sul tema “Quando la ferrovia attraversa l’età del Bronzo: tutela e valorizzazione di un complesso insediativo a Serracapirola (FG)”. L’incontro sarà moderato da Giulia Recchia (Università La Sapienza Roma e membro del comitato scientifico). Interverranno anche Paola Bianchi e Massimo Saracino, quali coordinatori degli eventi. Per partecipare all’evento basterà accedere al canale YouTube I MUV – I Musei di Verona o dal link https://www.youtube.com/channel/UCYpt_CWPo09yEH1Y5KlqnPQ. Attraverso questo canale sarà possibile fare delle domande in chat. In attesa di giovedì 17 marzo 2022 e della seconda conferenza online in preparazione dell’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria “Spazi domestici nell’età del bronzo. Dall’individuazione alla restituzione”, ecco il link per rivedere, sul nostro canale YouTube, gli interventi della prima conferenza del 17 febbraio 2022:

Torino. Apre al museo Egizio la mostra “AIDA, figlia di due mondi” per i 150 anni dell’opera verdiana. Giovedì 17, apertura straordinaria e gratuita dalle 19 alle 22, con prenotazione obbligatoria

Locandina della mostra “AIDA. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

Per celebrare i 150 anni di Aida, il museo Egizio di Torino con la mostra “AIDA, figlia di due mondi “ racconta la genesi, il contesto storico e le relazioni che hanno accompagnato la nascita dell’opera verdiana, un capolavoro frutto del dialogo fra due mondi, Europa ed Egitto, che la musica unisce sottolineando il legame imprescindibile fra le due sponde opposte del Mediterraneo. È l’inizio di giugno del 1870 e Giuseppe Verdi accetta dal viceré d’Egitto, Ismail Pascià, un compenso senza precedenti per comporre un’opera lirica, in lingua italiana, ambientata al tempo dei faraoni: Aida. Caso unico nella storia della lirica, l’opera è celebrata da due “prime”, al Cairo il 24 dicembre 1871 e a Milano l’8 febbraio 1872, ed è oggi tra i lavori più celebrati di Verdi. Il progetto culturale, a cura di Enrico Ferraris, propone una riflessione critica sul ruolo che il componimento lirico assume nel disegnare l’Egitto moderno. Il museo Egizio di Torino festeggia l’inaugurazione della mostra il 17 marzo 2022 con un’apertura straordinaria e gratuita dalle 19 alle 22. Prenotare la fascia oraria preferita è obbligatorio: museoegizio.it. Ingressi disponibili fino ad esaurimento posti. All’ingresso della mostra, inquadrando il QR Code si può fare la visita accompagnati dalla voce del curatore Enrico Ferraris. La mostra “AIDA. Figlia di due mondi” sarà visitabile fino al 5 giugno 2022 ed è parte di un più ampio progetto transmediale ricco di appuntamenti sviluppati in collaborazione con partner che hanno reso possibile l’ampliamento di una esperienza innovativa, molto articolata, che mette in connessione musica, immagini, architettura, cinema, dialoghi e archivi storici, podcast, video e visite guidate: Teatro Regio, Archivio Ricordi, Istituto nazionale di Studi Verdiani, l’università di Torino, Aiace, Museo del Cinema, Biblioteca Braidense, Circolo dei Lettori, Libreria Gilibert.

Ercolano. Al parco archeologico parte l’orario prolungato e annuncia nuovi eventi

Al parco archeologico di Ercolano ripristinato l’orario prolungato (foto paerco)

Al parco archeologico di Ercolano è arrivata la primavera. Dal 16 marzo 2022 parte l’orario prolungato: i cancelli verranno aperti dalle 9.30 alle 19.30 (ultimo ingresso 18). I visitatori potranno continuare ad accedere al Padiglione della Barca e all’Antiquarium con la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”. L’arrivo della bella stagione annuncia eventi ed iniziative di partecipazione, quest’anno puntati sulla civiltà dell’abitare nella città antica. Tra aperture di domus appena restaurate, accesso ai cantieri in corso, eventi che coinvolgeranno il territorio di riferimento il Parco crede nella cultura come occasione di riflessione e di ispirazione per affrontare le difficoltà e le preoccupazioni che sembrano attanagliarci da ormai tre anni.

Napoli. All’auditorium del museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del MANN” presentazione del libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” del filosofo Filippo Cannizzo

napoli_mann_libro-briciole-di-bellezza_di-filippo-cannizzo_locandinaMercoledì 16 marzo 2022, alle 17, all’Auditorium del museo Archeologico nazionale di Napoli,  (Piazza Museo 18/19), nell’ambito dell’iniziative previste dal ministero della Cultura per la Giornata nazionale del Paesaggio, sarà ospite d’eccezione della manifestazione “Lo scaffale del MANN” il filosofo Filippo Cannizzo, per la presentazione del libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese”. Modera la giornalista Carmine Ciniglia. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, intervengono con l’autore Antonio Carannante, Giovanna D’Elia, Davide D’Errico, Antonello De Nicola, Mariano Di Palma, Claudio Bozzaotra, Emiliana Mellone, Bruno Ciniglia.

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Il filosofo Filippo Cannizzo

Filippo Cannizzo è un filosofo e ricercatore universitario. Ha insegnato a Bologna, Napoli, Roma e, dopo aver collaborato con l’Istituto Luigi Sturzo e la Fondazione Ugo Spirito, ha diretto l’ICC Castelli. Tra i promotori dell’evento internazionale “The Economy of Francesco”, è stato tutor presso la “XIII UNESCO Creative Cities Conference Fabriano 2019” e ha coordinato le iniziative di ResiliArt Italy: Bellezza di Unesco. Cannizzo, promotore di una legge per la bellezza nel Bel Paese, ideatore del Festival di Filosofia in Ciociaria e direttore scientifico del convegno “Sulle tracce della bellezza” per la Regione Lazione, per il best seller “Briciole di Bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese” ha ricevuto il premio nazionale “Per la Filosofia” 2018, il premio internazionale “SCRIPTURA” 2019. E’ “EU Ambassador Beauty&Gentletude” 2021-2022.

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La copertina del libro libro “Briciole di bellezza. Dialoghi di speranza per il futuro del Bel Paese”

“Briciole di bellezza”. “È una storia d’amore. La storia d’amore per il Bel Paese. Questo è un viaggio attraverso la fragilità della bellezza dell’Italia, fra difficoltà e possibili soluzioni, alla ricerca di una speranza per il futuro”. Con queste parole, l’autore introduce un saggio animato dalla volontà di non rassegnarsi di fronte ai molti problemi che avviluppano la penisola. Il volume, in cui lo stile scientifico si fonde al racconto, si propone di indicare una strada possibile da percorrere per dare un futuro al Bel Paese, la via tracciata dalla bellezza della penisola italiana. Bellezza intesa come un elemento vivo, diffuso, presente in Italia. Bellezza come condivisione, cura dell’arte e della cultura, sostenibilità ambientale. Bellezza come possibilità di progresso, di crescita e di lavoro per il paese. Perciò, per ciascuna delle questioni affrontate nello sviluppo della narrazione (dissesto idrogeologico, scuola, università, lavoro, trasporti, violenza contro le donne, sanità, paesaggio) vengono proposte delle possibili soluzioni, concrete e suffragate da studi specifici sui singoli temi. Questo libro è una dichiarazione d’amore per l’Italia, uno stimolo a non arrendersi davanti ai tentativi di deturpare il profilo e l’anima del Bel Paese. Un libro dedicato a chi non vuole rinunciare all’impegno per cambiare questo paese, perché solamente dalla bellezza (forse) un giorno nascerà il futuro.

Marsala. La Venere Lilibetana  al museo Lilibeo torna dopo oltre un anno di assenza per rinnovare il piano di appoggio non più sicuro. Copia romana in marmo di Paros del II sec. d.C. Anna Maria Parrinello: “Per la sua bellezza merita di essere ammirata dal grande pubblico”

La statua di Venere Lilibetana nel nuovo allestimento predisposto nel museo Lilibeo di Marsala (foto regione siciliana)

“La statua di Venere Lilibetana è tornata in esposizione al museo Lilibeo di Marsala da dove mancava da oltre un anno”. Lo annuncia l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Alberto Samonà. Nel settembre del 2005 la statua era stata esposta a Trapani in occasione dell’America’s Cup, nella Mostra “L’isola del mito”. A gennaio 2008, la Venere era andata in esposizione a Bonn per la Mostra “Sicilia. Impronte del mito da Ulisse a Garibaldi” al Kunst und Ausstellungshalle der BDR dove, con ampia risonanza mediatica, è stata rimessa in piedi con piedistalli di acciaio realizzati dalle maestranze di quel museo. Ritornata a Marsala, la statua era rimasta esposta nel museo Lilibeo fino all’inverno dello scorso anno, quando è stata rimossa a causa di problemi al piano pavimentale della teca. Adesso i problemi strutturali sono stati risolti e la scultura è finalmente tornata nella sua sede naturale per essere ammirata dai visitatori.

Il nuovo piano di appoggio della statua di Venere Lilibetana al museo Lilibeo di Marsala (foto regione siciliana)

Il nuovo allestimento, che si è reso necessario a causa del precario stato di conservazione del piano d’appoggio dell’opera, ne migliora l’esposizione, valorizzando il “guscio” che l’architetto Franco Minissi aveva progettato per il Museo nel 1986 e che accolse per un breve periodo anche l’Auriga di Mozia. Il ritorno in mostra della Venere, che accoglie i visitatori nel percorso espositivo all’interno del museo Lilibeo, rappresenta simbolicamente la rinascita della bellezza che accompagna quella “primavera dell’archeologia” che negli ultimi tempi sta facendo rifiorire i parchi archeologici e i musei della Sicilia. Dopo oltre un anno di assenza, la scultura della Venere di Lilibeo torna a far mostra di sé in tutto il suo fascino. Una statua di particolare importanza che fino ad ora non è stata valorizzata per come si dovrebbe, ma che merita di essere conosciuta e ammirata da tutti, motivo per cui il suo “ritorno” è un momento essenziale di rilancio dell’offerta culturale del Museo.

La statua di Venere Lilibetana in marmo di Paros, copia romana del II sec. d.C., conservata al museo Lilibeo di Marsala (foto regione siciliana)

Realizzata in marmo greco di Paros, l’opera raffigura Venere secondo l’iconografia dell’Afrodite pudica. Rinvenuta nel 2005 nell’area archeologica adiacente la chiesa di San Giovanni al Boeo, in occasione degli scavi diretti dell’archeologa Rossella Giglio, è una copia romana del II secolo d.C. ispirata a un originale ellenistico di scuola microasiatica molto apprezzato nell’Impero, specialmente in contesti architettonici che prevedevano la presenza dell’acqua (ninfei). “La rappresentazione della dea seminuda”, sottolinea Anna Maria Parrinello, direttrice del parco archeologico Lilibeo-Marsala, “è caratterizzata da un finto pudore e da una sensualità che la rendono simile ad una donna più che ad una divinità, come ha evidenziato Guy De Maupassant ammirando la Landolina di Siracusa che appartiene allo stesso tipo iconografico, una variante della Venere marina (Afrodite Anadiomene). La statua, per la sua bellezza è uno dei pezzi più pregiati del nostro museo e la sua esposizione è un elemento di grande attrattiva per il museo”.

Roma. “Dialoghi in Curia”, per le Idi di Marzo il parco archeologico del Colosseo propone un doppio appuntamento, in presenza e on line: un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel e la presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta

L’area sacra di largo Argentina a Roma dove era anche la piccola Curia di Pompeo nella quale fu assassinato Giulio Cesare (foto sovrintendenza capitolina)

“Tu quoque!”: quante volte lo abbiamo sentito pronunciare per sottolineare la delusione o l’amarezza di fronte al comportamento di un amico dal quale ci sentiamo in qualche modo traditi. In realtà quell’espressione ha duemila anni di storia ed è la contrazione della frase “Tu quoque, Brute, fili mi!” (Anche tu, Bruto, figlio mio!), espressione latina attribuita a Giulio Cesare. Secondo la tradizione – ma non ci sono certezze a riguardo – infatti sarebbero state queste le ultime parole pronunciate da Cesare quando, in punto di morte (alle Idi di Marzo del 44 a.C.), sotto i colpi delle coltellate dei congiurati nella Curia di Pompeo, avrebbe riconosciuto fra i volti dei suoi assassini quello di una persona a lui cara come un figlio, Decimo Bruto Albino. Martedì 15 marzo 2022, in occasione delle Idi di Marzo, il parco archeologico del Colosseo, propone un doppio appuntamento in presenza in Curia Iulia e on line, per il ciclo “Dialoghi in Curia”: alle 15.30, un concerto dal “Giulio Cesare” di Haendel, e alle 17 presentazione del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta.

Concerto di arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel per le Idi di Marzo 2022. In occasione delle Idi di Marzo, martedì 15 marzo 2022, alle 15.30, la Curia Iulia ospita un concerto dell’ensemble degli allievi del maestro Stella Parenti che eseguiranno arie scelte dal “Giulio Cesare” di G. F. Haendel. Con la partecipazione di Marco Ciardo (tenore), Yan Jiayi (soprano), Sara Tiburzi (mezzosoprano), Valeria De Carolis (flauto traverso) e Daniele Perri (pianoforte). Introduce Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

Presentazione del volume “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta. Per il ciclo “Dialoghi in Curia”, martedì 15 marzo 2022, alle 17, Silvia Costa, commissario governativo, intervista in Curia Iulia Marisa Ranieri Panetta, autrice del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” (Bolis Edizioni). Introduce Alfonsina Russo,  direttore del parco archeologico del Colosseo. Sarà presente l’Autrice. La presentazione del libro sarà accompagnata da un concerto degli allievi di Stella Parenti, insegnante di Canto Lirico al Conservatorio di Santa Cecilia. L’evento potrà essere seguito in presenza con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posi (max 100) su eventbrite.it. Ingresso da largo della Salara Vecchia, 5. All’ingresso del PArCo sarà richiesto di esibire, oltre all’invito, il certificato verde e di indossare la mascherina. L’incontro sarà trasmesso in diretta streaming dalla Curia Iulia sulla pagina Facebook del PArCo: https://www.facebook.com/parcocolosseo.

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Copertina del libro “Giulio Cesare. Indagine sulle Idi di Marzo” di Marisa Ranieri Panetta

Il volume di Marisa Ranieri Panetta passa al microscopio il 15 marzo 44 a.C.: uno dei giorni memorabili della storia qui rivive in tutta la sua drammaticità. Giulio Cesare, dittatore a vita, è all’apice del successo e del potere; ma, tra coloro che hanno ottenuto da lui incarichi e benefici, si annidano nemici implacabili, che ne decretano la morte. Cesare è stato ucciso per la sua brama di cingere una corona regale, come hanno sostenuto coloro che l’hanno pugnalato? O i motivi vanno ricercati nelle loro ambizioni e avidità? In questo saggio, che appassiona come le pagine di un romanzo, la congiura guidata da Bruto e Cassio è seguita dalla nascita alla realizzazione, in un’analisi storica e psicologica dei principali protagonisti, tra i quali Marco Antonio e Cicerone. Nel grande affresco degli ultimi anni della repubblica, emergono anche figure femminili come Cleopatra, regina d’Egitto, Porcia, moglie di Bruto, nonché Servilia, la donna che Cesare ha amato di più. Nel contempo, scorro – no davanti ai nostri occhi le immagini di Roma con le trasformazioni urbanistiche in atto, la magnificenza degli Horti aristocratici, le scene di trionfo. E Cesare domina ogni scena: nei suoi eccessi e nei suoi gesti di clemenza, in un insieme di contraddizioni che non sminuiscono l’eccezionalità dell’uomo. Il cui progetto politico fu forse accelerato, anziché frenato, dalla congiura delle Idi di marzo.

Altino (Ve). Verso il parco archeologico: iniziato lo scavo archeologico nell’area del quartiere residenziale augusteo. La direttrice Bressan: “Doppio scopo: capire cosa nasconde la città sepolta, e come ridisegnare la fruizione dell’area archeologica”

Iniziati gli scavi nella zona residenziale dell’area archeologica di Altino (Ve) (foto drm-veneto)

È passato poco più di un mese da quando Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino (Ve), ha presentato la visione (perché si è pensato proprio in grande) del parco archeologico di Altino, il primo in Veneto, affiancata da altrettanto entusiasti e convinti “compagni di viaggio”: Daniele Ferrara, direttore regionale Musei del Veneto; Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso; Elisabetta Baldan, architetto, e Marco Sartori, ingegnere, dello Studio di architettura ddba di Treviso (vedi Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo | archeologiavocidalpassato). È cominciato questa mattina, 14 marzo 2022, lo scavo archeologico nell’Area archeologica di Altino in particolare nell’area del quartiere residenziale augusteo. I lavori di scavo, nell’ambito del Grande Progetto Beni Culturali con il quale il ministero della Cultura ha finanziato le attività necessarie a trasformare Altino in un parco archeologico, sono stati affidati alla ditta PETRA di Padova (vedi Altino. Lo Stato acquisisce con 3 milioni alcuni terreni agricoli per scavare Foro, Teatri, viabilità e contesti residenziali della città romana. Ecco tutto il piano dei Cantieri della Cultura: in totale 200 milioni per 38 interventi, e 13 per le acquisizioni. Molti riguardano l’archeologia | archeologiavocidalpassato). Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e 700mila euro il progetto del parco archeologico potrà contare su 1,2 milioni di euro per i lavori veri e propri a partire dal rifacimento dei percorsi, degli impianti, dei magazzini, degli allestimenti, passando per l’adeguamento degli edifici e gli ulteriori scavi archeologici. Il restante (300 mila euro) servirà per i servizi a partire dagli studi di indirizzo per il modello di sviluppo culturale e turistico, passando per il restauro, gli allestimenti, le traduzioni, la grafica e la comunicazione cui si aggiungeranno i progetti (dei lavori, dell’accessibilità).

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La planimetria delle area archeologiche di Altino sui due lati della strada provinciale nel progetto del parco archeologico di Altino (studio di architettura ddba)

“Gli scavi hanno due obiettivi”, spiega Marianna Bressan, “la ricerca, ovvero l’attività essenziale per conoscere quello che il sottosuolo restituisce, ma anche capire se c’è margine per ridisegnare il percorso di fruizione dell’area archeologica, attraverso ritrovamenti che possano meglio illustrare quel che si vede e, con un po’ di fortuna, ampliare i resti da lasciare a vista”. Sotto la superficie della campagna altinate si trovano infatti i resti di una città millenaria, prima veneta e poi romana, emporio e crocevia di culture dal VIII sec. a.C. al VII sec. d.C. La città sepolta è da anni materia di ricerca archeologica. Il progetto prevede ora uno scavo estensivo nella più promettente tra le due aree archeologiche visitabili, l’area del quartiere residenziale augusteo. L’obiettivo è che gli ulteriori scavi intercettino nuove strutture da lasciare a vista per estendere la fruizione attuale degli spazi. Quelle attuali, inoltre, verranno rivoluzionate con un ripensamento degli apparati didattici.

Adria. Il museo Archeologico nazionale, in occasione della Giornata internazionale della Donna, apre le porte per tutto marzo del Lapidarium dove ben 12 iscrizioni danno voce alle donne romane con peculiarità proprie del territorio adriese

Il Lapidarium del museo Archeologico nazionale di Adria (foto drm-veneto)

L’occasione è stata la Giornata internazionale della Donna, ma l’iniziativa del museo Archeologico nazionale di Adria vale per tutto il mese di marzo 2022: aprire le porte al pubblico del Lapidarium, uno scrigno di memorie incise su pietra, “per leggere ciò che le lapidi ci comunicano da millenni, soprattutto 12 voci femminili pronte ad accoglierci e raccontare la propria identità!”. Sette sono le stele dedicate a donne libere e quattro a liberte e a una schiava, vissute tra il I secolo a. C e il I secolo d.C., cittadine romane del municipium di Atria. “Dall’analisi di queste testimonianze funerarie adriesi, di per sé molto scarne e ascrivibili all’ambito funerario privato”, spiegano gli archeologi dell’Archeologico di Adria, “non è facile ricavare una ricostruzione esauriente della realtà adriese in epoca romana, ma rivelano una preponderante presenza femminile e sono inoltre numerose le iscrizioni in cui le donne sono menzionate individualmente, quindi non in funzione dell’uomo a cui sono state legate in vita (che fosse come figlia, moglie, sorella o madre). E l’ aspetto più interessante è che erano proprio loro a poter commissionare una lapide in onore di un parente defunto o per sé stesse: un’usanza per nulla diffusa nelle iscrizioni romane, ma caratteristica di quelle rinvenute nel territorio adriese”.

Il Lapidarium del museo Archeologico nazionale di Adria conserva ben 12 iscrizioni appartengono a donne romane (foto drm-veneto)

Una peculiarità – continuano – tutta locale, che affonda le sue radici nella civiltà etrusca, in cui le donne avevano una discreta autonomia e la possibilità di disporre di somme di denaro (magari derivate da proprie attività economiche): un incontro di civiltà che rese Adria il noto centro fecondo di contaminazioni multiculturali. Le donne nel mondo romano – concludono – godevano di un ruolo di maggior prestigio rispetto a quelle dell’antica Grecia; erano non solo custodi del focolare, ma anche responsabili della trasmissione dei valori romani alle future generazioni.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: nella quinta tappa i mosaici di una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia

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Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: veduta d’insieme dell’opus sectile in marmi policromi che presenta al centro un riquadro con cerchi intersecantisi affiancati da pannelli quadrati e rettangolari, campiti da decorazioni geometriche (foto PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quinto appuntamento, la passeggiata virtuale continua tra i mosaici del Foro Romano. Dopo aver esplorato la Casa delle Vestali e la Fonte di Giuturna il percorso entra in una delle tabernae adiacenti la Basilica Emilia, che chiudono la piazza del Foro lungo il lato settentrionale. “La Basilica Emilia – ricordano gli archeologi del PArCo – venne fatta costruire nel 179 a.C. dai censori Marco Fulvio Nobiliore e Marco Emilio Lepido sui resti di un edificio precedente. Fino al V sec. d.C. la Basilica subì numerosi restauri e rifacimenti, l’ultimo dei quali risale alla prima metà del V secolo d.C. resosi necessario a causa dei notevoli danni subiti dalle devastazioni del sacco di Roma del 410 d.C. La taberna, antistante la Basilica, faceva parte in epoca repubblicana del cuore pulsante del Foro Romano, e in un momento successivo, verso il VI secolo d.C., venne rivestita da una elegante pavimentazione in opus sectile marmoreo realizzato con marmi di reimpiego, sia bianchi, venati e scritti, sia colorati, tra i quali il porfido verde greco, il porfido rosso e il giallo antico”.

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Foro Romani, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della parte centrale del pavimento, bordata da una scacchiera di rombi, e della decorazione di uno dei pannelli laterali, con scacchiera di quadrati alternativamente semplici e con un quadrato inscritto diagonalmente (foto PArCo)

“Il rivestimento è stato, in via ipotetica, connesso alla presenza di un insediamento cristiano nel portico antistante la Basilica Emilia – spiegano gli archeologi del PArCo – e in origine doveva rivestire una superficie di ca. 7,50×5,20 m, di cui se ne conservano quasi i due terzi. Esso presenta al centro un riquadro centrale, campito da un motivo a cerchi intersecantisi, da cui risultano esagoni. Il motivo è bordato da una cornice con scacchiera di rombi di giallo antico e porfido verde greco. Ai lati del riquadro centrale si sviluppano due coppie di pannelli, ognuno dei quali contiene una scacchiera di quadrati di marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco, questi ultimi con un quadrato di marmo bianco o giallo antico inscritto diagonalmente. La fascia centrale è racchiusa sui lati anteriore e posteriore da cinque pannelli. I due estremi, agli angoli dell’ambiente, sono rettangolari e si compongono di una lastra in giallo antico circondata da lastrine quadrate e rettangolari in marmi bianchi e venati. Tra i pannelli angolari sono compresi tre riquadri rettangolari, il maggiore dei quali è lungo quanto gli altri due e si affianca ad essi; essi contengono il motivo degli ottagoni affiancati, con quadrati di risulta in porfido verde greco”.

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Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, particolare della scacchiera di quadrati in marmo bianco alternato a giallo antico e porfido verde greco (foto PArCo)

“Questo tipo di pavimento in opus sectile – continuano – è completamente diverso da quello visto nel tablino della Casa delle Vestali, di prima età imperiale. Completamente diversa è la dimensione delle formelle: in epoca tardo antica e poi medievale, infatti, i pavimenti marmorei venivano realizzati recuperando i sectilia pavimenta di epoche precedenti, le cui lastre, fratturate e sconnesse dall’usura e dal tempo, venivano parzialmente riutilizzate e rimodulate in dimensioni più piccole, a ricomporre gli schemi geometrici di epoca imperiale”.

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Foro Romano, Basilica Emilia, taberna: opus sectile marmoreo, integrazione delle parti mancanti con mattonelle laterizie effettuata nel corso dei restauri da parte di Giacomo Boni agli inizi del XX secolo (foto PArCo)

“Il complesso disegno geometrico del pavimento è stato restaurato all’inizio del 1900 da Giacomo Boni con un sistema all’avanguardia che ripropone le parti mancanti con l’uso di mattonelle laterizie di almeno due diverse tonalità cromatiche per riproporre il disegno originario. A partire dal 2020 – concludono – il pavimento, che nel secolo precedente era stato coperto da un interro protettivo, è stato riportato interamente alla luce ed oggetto di un esteso intervento di manutenzione straordinaria. L’intervento riguarda l’intera superficie dell’ambiente, sia quella restaurata dal Boni, sia quella originale. Entrambe le zone sono interessate da difetti di adesione degli elementi che compongono la decorazione dalle malte preparatorie. È stato dunque necessario eseguire la rimozione delle lastre dal letto di posa, l’incollaggio degli elementi fratturati, e successivamente il loro riposizionamento. Al termine delle operazioni di ricollocazione, nelle loro posizioni originarie, le lastre sono state pulite e stuccate in superficie. Le aree di lacuna sono state reintegrate con malte idrauliche idonee per granulometria e colorazione”.