Palestrina (Roma). Durante la realizzazione di un marciapiede lungo la Sr 155 di Fiuggi scoperto un tratto di strada basolata romana perfettamente conservata a 1 metro e mezzo di profondità

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Il tratto di strada romana basolata rinvenuta lungo la Sr 155 di Fiuggi in località Muracciola a Palestrina (Roma) durante il lavori di realizzazione di un marciapiede (foto sabap-rm-ri)

Rinvenuto un tratto di strada basolata a Palestrina (Rm). Durante la realizzazione di un marciapiede lungo la S.R. 155 di Fiuggi (via Prenestina Nuova) in località Muracciola, nell’ambito dei lavori svolti dal Dipartimento Tecnico Area 5 Lavori pubblici della Città di Palestrina, è stato messo in luce un tratto di basolato di una strada romana. Lo scavo è stato eseguito sotto la direzione scientifica del funzionario archeologo Gabriella Serio della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti.

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Il tratto di strada romana basolata rinvenuta lungo la Sr 155 di Fiuggi in località Muracciola a Palestrina (Roma) durante il lavori di realizzazione di un marciapiede (foto sabap-rm-ri)

Perfettamente conservata alla profondità di – 1,50 m dall’odierno piano stradale, è stato portato alla luce un tratto di lunghezza pari a circa 50 m e una larghezza di circa 4 m che proseguiva parallelo all’attuale asse stradale lungo il versante settentrionale. Il tracciato antico è sopravvissuto ai pesanti interventi connessi alla costruzione della rete ferroviaria Roma-Fiuggi, i cui binari insistevano sulla pavimentazione stradale antica.

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Le grandi pietre poligonali basaltiche disposte a creare la conformazione “schiena d’asino” del tratto di strada romana scoperta a Palestrina (Roma) (foto sabap-rm-ri)

La strada è composta da grandi pietre poligonali basaltiche disposte regolarmente a formare la caratteristica conformazione “a schiena d’asino”; entrambi i limiti della carreggiata presentavano lunghi tratti di crepidini. In diversi punti del sedime stradale sono stati individuati i segni del continuo passaggio di carri. Un percorso pedonale proseguiva a ridosso della crepidine settentrionale. Il segmento rinvenuto rappresenta il proseguimento dei tratti attualmente visibili lungo la S.R. 155 di Fiuggi, appartenenti a un’antica arteria che collegava la città di Praeneste alla via Labicana, la cui frequentazione continuò fino alla metà del XIX secolo d.C., come rappresentato in alcune fonti cartografiche dell’epoca.

Bibione (Ve). Conclusa la prima campagna di scavi della villa romana marittima: il team italo-tedesco (università di Ratisbona e università di Padova) ha individuato nuovi ambienti dell’impianto di I sec. d.C. e un ampliamento di epoca tardoantica

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Una fase dello scavo archeologico della villa romana marittima di Bibione (Ve) al Mutteron dei Frati (foto Universität Regensburg-Institut für Klassische Archäologie / Dirk Steuernagel)

Nei mesi di marzo e aprile 2022 l’Istituto di Archeologia dell’università di Ratisbona (Regensburg) ha portato a termine una prima campagna di scavi di una villa di epoca romana a Bibione (Ve). Con la concessione del ministero della Cultura e in stretto accordo con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno Padova e Treviso, gli archeologi di Ratisbona hanno collaborato sul campo con i colleghi dell’università di Padova. Il team italo-tedesco, sotto la guida del prof. Dirk Steuernagel, ha potuto così individuare nuovi ambienti pertinenti al primo impianto della residenza romana, databile agli inizi del I secolo d.C., e ad un ampliamento di epoca tardoantica. Sono emersi dunque nuovi risultati soprattutto riguardo al periodo tardoantico, in cui l’impianto residenziale non solo continuò ad essere abitato ma fu pure ingrandito. Le indagini di scavo sono durate tre settimane (dal 21 marzo all’8 aprile 2022). Decisivo per la realizzazione degli scavi è stato anche il generoso sostegno logistico dei proprietari e dell’affittuario della tenuta Valgrande. Gli scavi hanno interessato un’area di circa 40 mq, aperta a lato di un settore della villa già noto e parzialmente visibile.

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Visualizzazione 3D dello scavo archeologico della villa romana marittima di Bibione (Ve) al Mutteron dei Frati, visto da sudest (foto Universität Regensburg-Institut für Klassische Archäologie / Alice Vacilotto)

La villa sorgeva sul fianco meridionale di un’antica duna di sabbia (il “Mutteron dei Frati”), probabilmente risalente all’epoca preistorica. Essa venne realizzata dunque in prossimità dell’antica costa dell’Adriatico, mentre l’odierna spiaggia di Bibione, formatasi nei secoli successivi, dista varie centinaia di metri. La villa prosperò verosimilmente grazie alle risorse del mare, in particolare con la pesca e l’allevamento di pesci, come sembra indicare peraltro il ritrovamento di pesi di terracotta per le reti. Le imponenti strutture murarie, realizzate in pietra del Carso e di Aurisina e il lussuoso arredo delle stanze, decorate da affreschi e mosaici, testimoniano allo stesso tempo le elevate possibilità economiche dei proprietari. La villa di Bibione offre quindi importanti informazioni riguardo all’insediamento di età romana nella regione nord-adriatica.

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Visualizzazione 3D dello scavo archeologico della villa romana marittima di Bibione (Ve) al Mutteron dei Frati, visto da sudovest (foto Universität Regensburg-Institut für Klassische Archäologie / Alice Vacilotto)

Il sito era già noto da molto tempo. Le prime menzioni di scoperte archeologiche fortuite si hanno nel Settecento. In seguito, furono intrapresi scavi a più riprese, diretti dall’allora soprintendenza Archeologica del Veneto, tuttavia senza mai riuscire a indagare sistematicamente l’intero complesso inserendolo nel suo ambiente naturale antico e nel quadro delle floride attività economiche e commerciali di allora. Proprio a tale scopo gli archeologi di Ratisbona e di Padova hanno ora elaborato un esteso programma di ricerca che coinvolge anche esperti di geologia, geografia e scienze naturali. Insieme alla soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Venezia, si è cominciato già nel 2018 a rilanciare le ricerche sulla villa marittima condividendo i dati archeologici disponibili, riprendendo le questioni aperte e sviluppando nuove prospettive anche per la possibile valorizzazione futura del sito nella cornice naturalistica di grande pregio della Valgrande. Nel corso di due anni, si sono svolte indagini preliminari di diverso tipo, tra l’altro prospezioni geofisiche e primi saggi di scavo, dirette dalla Soprintendenza.

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Pesi di terracotta per reti da pesca dallo scavo archeologico della villa romana marittima di Bibione (Ve) al Mutteron dei Frati (foto Universität Regensburg-Institut für Klassische Archäologie / Francesca Pandolfo)

Nel novembre 2021, una squadra italo-tedesca, coordinata dalla prof. Maria Stella Busana dell’università di Padova, ha condotto ricognizioni archeologiche nell’entroterra della villa, nel Comune di San Michele al Tagliamento, individuando altri siti frequentati in epoca romana e studiando i materiali raccolti per meglio definire la loro cronologia e funzione. Nello stesso periodo, i geofisici di Padova hanno svolto sotto la direzione della prof. Rita Deiana nuove prospezioni geoelettriche, che hanno aiutato a identificare le aree poi interessate dallo scavo. Per proseguire le ricerche gli archeologi di Ratisbona hanno fatto richiesta di finanziamento presso la principale istituzione tedesca preposta alla promozione della ricerca scientifica.

Locri (Rc). Dopo un lungo e complesso intervento di adeguamento sismico riapre il museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri: tre giorni di eventi. Inaugurazione a invito con diretta Facebook

locri-epizefiri_archeologico_riapre-il-museo_locandina“L’attesa è finita! Dopo un lungo e complesso intervento di adeguamento sismico, siamo lieti di annunciare la riapertura del museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri con una tre giorni di eventi”: lo fa sapere visibilmente emozionata la direttrice Elena Trunfio. “Per limitare gli assembramenti e per dare a tutti la possibilità di visitare il Museo in sicurezza, abbiamo previsto una serie di momenti diversi”. Venerdì 13 maggio 2022, alle 17, inaugurazione istituzionale (solo su invito, ma la giornata sarà trasmessa integralmente sulla pagina Facebook del museo). Introduce e coordina Elena Trunfio. Dopo il taglio del nastro con la benedizione di don Pietro Romeo, i saluti istituzionali di Salvatore Patamia, segretario regionale Mic per la Calabria; Fabrizio Sudano, soprintendente ABaP per Rc e Vv; Giuseppina Princi, vicepresidente Regione Calabria; Carmelo Versace, sindaco della città metropolitana di Reggio Calabria; ten. Giacomo Geloso, comandante nucleo Tutela Carabinieri; Giovanni Calabrese, sindaco di Locri; Rocco Luglio, sindaco di Portigliola. Intervengono: Giancarlo del Sole, responsabile unico del procedimento; Giuseppina Vitetta, coordinatrice alla progettazione; Rossella Agostino e Maria Maddalena Sica, responsabili scientifici dell’allestimento. Conclude Filippo Demma, direttore ad interim Direzione regionale Musei della Calabria. Seguirà la visita guidata alle sale espositive. Sabato 14 maggio 2022, alle 10, 12, 16 e 18, narrazione guidata dell’allestimento. Alle 15.30, “Il Museo incontra la comunità”: la direttrice Elena Trunfio incontra le associazioni del territorio. Alle 20.30, Notte dei Musei: performance reading “Morgana e i miti dello Stretto” (preferibile la prenotazione). Domenica 15 maggio 2022, alle 10, 12, 16 e 18, narrazione guidata dell’allestimento. Ingresso senza green pass, è fortemente consigliato l’uso della mascherina. “Ricordiamo a tutti – conclude la direttrice – che il Museo sarà liberamente visitabile (senza invito, quindi) nei giorni del 14 e del 15 maggio. Non è obbligatoria la prenotazione delle visite guidate ma se ci avvisate è meglio!  La prenotazione è invece necessaria per la notte dei musei: i posti per il reading sono limitati! Per prenotazioni e info, chiamateci al 3346126386”.

Il museo Archeologico nazionale di Locri documenta le produzioni degli artigiani locresi con manufatti significativi come i pinakes (quadretti votivi), le offerte alle divinità in terracotta, gli specchi bronzei e le tavolette dell’Archivio di Zeus Olimpio. Sono esposte anche produzioni ceramiche provenienti da diverse aree del mondo greco e insulare, testimonianza degli intensi scambi commerciali di Locri. Completano l’esposizione elementi architettonici recuperati dagli edifici della città. I pinakes. Agli inizi del Novecento, in località Mannella, immediatamente al di fuori della cinta muraria della città, Paolo Orsi identificò il Persephoneion, santuario dedicato alla dea Persefone, già ricordato dallo storico Livio. Da questa area provengono i pinakes, quadretti votivi in terracotta policromi offerti dai fedeli, che raffigurano scene legate al mito della dea. I pinakes venivano prodotti dagli artigiani locresi nella prima metà del V secolo a.C., con l’utilizzo di matrici (ne sono state distinte 81), e decorati con una vivace policromia. Gli archeologi ne hanno recuperati e classificati migliaia, distinguendoli in dieci gruppi a seconda della scena raffigurata.

Firenze. L’accademia toscana “La Colombaria” organizza “La Tarquinia degli Spurinas”, giornata di studi, in presenza e on line, in ricordo di Mario Torelli

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Il prof. Mario Torelli, etruscologo, archeologo, docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana, è morto all’età di 83 anni nel settembre 2020

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Copertina del libro “Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della “rinascita” “

“Scrivere una storia di famiglia per epoche diverse da quella moderna è quasi sempre un azzardo”, scriveva Mario Torelli nella premessa del suo libro Gli Spurinas. Una famiglia di principes nella Tarquinia della “rinascita” (L’Erma di Bretschneider, 2019). “Nelle mani di un archeologo la vicenda di una famiglia antica, così come ce la fanno conoscere iscrizioni e rare e occasionali menzioni delle fonti letterarie, solo di rado è riuscita a diventare trama storica significativa, da leggere eventualmente sullo sfondo di eventi più generali, capaci di dare un senso a comportamenti, a documenti figurati o a evidenze monumentali. La famiglia al centro di queste pagine è quella degli Spurinas-Spurinnae, una potente gens tarquiniese, forse la più potente della città nella prima metà del IV secolo a.C., emersa come tutte le altre dell’età della “rinascita” dalla “notte oligarchica” del V secolo a.C. Di costoro ci parlano alcuni eccezionali documenti epigrafici in latino, i c.d. Elogia Tarquiniensia, fatti incidere su una lastra di marmo in età giulio-claudia; abbiamo così i resti della breve biografia, redatta secondo le regole codificate degli elogia latini, di tre personaggi vissuti fra la fine del V e la metà del IV secolo a.C., il capostipite Velthur Spurinna Lartis f., e il figlio e il nipote (o il figlio natu minor) di questi, Velthur Spurinna Velthuris f. e Aulus Spurinna Velthuris f. Queste brevi biografie, giunte a noi purtroppo con gravi lacune, erano destinate a fornire allo spettatore l’identità di tre statue, ovviamente perdute, erette all’inizio dell’età imperiale per celebrare gli antenati (pretesi) di una famiglia senatoria romana di fresca nomina, quella dei Vestricii Spurinnae nel luogo più augusto della città, il grandioso tempio poliadico di Tarquinia detto dell’Ara della Regina, dove si concentravano le memorie religiose più importanti della città e, per aspetti particolari come l’aruspicina, dell’intera nazione etrusca”.

firenze_la-tarquinia-degli-spurinas_giornata-di-studi_locandinaProprio in ricordo di Mario Torelli, che è mancato nel settembre 2020 (vedi Archeologia in lutto. È morto Mario Torelli, grande etruscologo, archeologo e docente di Archeologia e Storia dell’Arte greca e romana. Stava preparando una grande mostra su Pompei e Roma | archeologiavocidalpassato), l’Accademia toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria” organizza in presenza nella propria sede, in via Sant’Egidio 23 a Firenze, e on line (Link al collegamento zoom ID riunione: 862 4690 8148), una giornata di studi dal titolo “La Tarquinia degli Spurinas”. Appuntamento venerdì 13 maggio 2022, alle 10. La giornata di studi si apre con i saluti istituzionali: Sandro Rogari (accademia “La Colombaria”), Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici), Concetta Masseria (università di Perugia), Massimo Osanna (università “Federico II” di Napoli; ministero della Cultura). Introduce i lavori Stefano Bruni (università di Ferrara). Alle 11, PRIMA SESSIONE, presieduta da Luciano Agostiniani (accademia “La Colombaria”). Intervengono: Tonio Hoelscher (università di Heidelberg) su “Pompe funebri tra Grecia, Roma e Tarquinia”; Lucio Fiorini (università di Perugia) su “Arath Spuriana, la Tomba dei Tori e Tarquinia arcaica”; Luca Cerchiai (università di Salerno) su “Le Tombe dell’Orco e gli Spurina: elogio di un paradigma”. 14.30, SECONDA SESSIONE, presieduta da Giuseppe Sassatelli (istituto nazionale di Studi Etruschi ed Italici). Intervengono: Carmine Ampolo (Scuola Normale Superiore) su “Gravisca e la riscoperta degli empori (tra ‘epigrafia, culti e storia’)”; Vincenzo Bellelli (Cnr; parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia) su “Note tarquinesi”; Giovanna Bagnasco (università di Milano) su “Un volto nuovo per un’antica dea. Il Mediterraneo e Tarquinia in epoca ellenistica”; Attilio Mastrocinque e Fiammetta Soriano (università di Verona) su “Il Foro romano di Tarquinia”; Stefano Bruni (università di Ferrara) su “Quinto Spurina, exemplum virtutis dal mondo antico alle soglie dell’umanesimo”.

Reggio Calabria. Cinquantesimo dei Bronzi di Riace. Apre al museo Archeologico nazionale la grande mostra “Il vaso sui vasi. Capolavori del Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”, frutto della sinergia fra il MArRC e la Direzione regionale Musei Puglia. Ogni immagine dei vasi in mostra illustra il momento di un rito o di una cerimonia, i cui protagonisti utilizzano proprio vasi e recipienti

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La locandina della mostra “Il vaso sui vasi. Capolavori dal museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia” al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria dal 12 maggio all’11 settembre 2022

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Grande cratere a figure rosse conservato al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

“Il vaso sui vasi. Capolavori del Museo Nazionale Jatta di Ruvo di Puglia”: nuova grande mostra al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ormai è tutto pronto. L’inaugurazione è prevista giovedì 12 maggio 2022, alle 17. L’esposizione, frutto della sinergia fra il MArRC e la Direzione regionale Musei Puglia, si inserisce nella programmazione per celebrare il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, nell’ottica di una partecipazione allargata a tutta la Magna Grecia. Ci sono i rytha, i celebri bicchieri a testa di animale, e i preziosi crateri a figure rosse. E ancora coppe, grandi anfore, lekythoi e brocche. Tanti vasi recanti altrettante scene ritratte sulle loro superfici, con un unico tratto in comune, scelto come tema della mostra: ogni immagine illustra il momento di un rito o di una cerimonia, i cui protagonisti utilizzano proprio vasi e recipienti. “I vasi attici e apuli a figure rosse della Collezione Jatta sono noti in tutto il mondo e continuano a rivelare curiosità e approfondimenti ad ogni sguardo”, commenta Claudia Lucchese, direttrice del museo nazionale Jatta. In questa mostra si vuole raccontare un aspetto meno noto della ceramica antica, quale quello del reale impiego di questi contenitori”.

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Rython: bicchiere a testa di animale conservato nel museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

“Questa mostra ci riempie di entusiasmo”, dichiara il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino. “Finalmente, dopo due anni di chiusura dovuta alla pandemia, abbiamo la possibilità di offrire nuovamente al pubblico il Livello E del Museo, dedicato alle esposizioni temporanee. E lo faremo con un progetto ricco di oltre 40 capolavori vascolari, giunti appositamente dal bellissimo museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia, grazie alla proficua sinergia con la Direzione regionale Musei Puglia, diretta da Luca Mercuri. Un elegante allestimento, curato dal nostro funzionario architetto Claudia Ventura, accompagnerà i visitatori tra le mille suggestioni delle iconografie vascolari, qui presentate tematicamente da Claudia Lucchese, direttrice del museo nazionale Jatta. Entreremo così nel vivo della programmazione in onore dei Bronzi di Riace – conclude Malacrino –, in attesa di un nuovo progetto espositivo che inaugureremo a luglio, coinvolgendo tutta la Magna Grecia”.

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Kylix: grande coppa biansata con lungo piede conservata al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto MArRC)

Percorrendo le quattro sezioni della mostra – “Il rito del vino”, “I guerrieri della Peucezia”, “I vasi delle donne” e “Offerte per i defunti” – e osservando i piccoli dettagli, i visitatori potranno apprendere dalle figure dipinte interessanti informazioni circa la funzione di questi recipienti e il loro utilizzo, per approfondire gli aspetti del culto e del rito che caratterizzarono la vita sociale nelle comunità indigene della Puglia tra il V e il IV secolo a.C. “Siamo orgogliosi di questa collaborazione tra la Direzione regionale Musei Puglia e il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria, tra i più prestigiosi d’Italia”, conclude Luca Mercuri. “Un’occasione unica, che consolida la relazione e il dialogo tra territori, promuovendo la diffusione di culture. Viaggiare con le opere è sempre una grande emozione e consente di farle conoscere e apprezzare ad un pubblico sempre più vasto”.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con il curatore Beppe Moiso su “Gebelein: un’area archeologica vasta e complessa”

torino_egizio_conferenza-gebelein_moiso_locandinaIl sito di Gebelein, in arabo le due montagne, sorge a una trentina di chilometri a sud di Luxor e costituì, già dalle epoche preistoriche, un importante centro abitato che continuò a vivere fino al periodo tolemaico, pur non mancando sepolture ascrivibili al periodo arabo. La spettacolarità di questo luogo, caratterizzato da due possenti rilievi, non mancò di stupire i savant al seguito della spedizione militare napoleonica del 1798, e l’artista Vivant Denon ne rese una bella tavola nella quale è esaltata l’asperità del luogo. Anche il mondo scientifico non tardò ad interessarsi a questo sito, attratto dalle tante antichità che emergevano dal terreno e già nel 1885 Gaston Masperò, allora direttore del Service des Antiquités, inaugurò una serie di ricerche sistematiche, tese a testare l’importanza archeologica del sito. Negli anni seguenti altri ricercatori avviarono improvvisate campagne di scavi, alcune anche illegali, e bisognerà attendere il 1910 perché la concessione di scavo venga rilasciata a Ernesto Schiaparelli, direttore del museo Egizio di Torino. Giovedì 12 maggio 2022, alle 18, nuovo appuntamento, in presenza e on line, con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti”. Beppe Moiso, curatore del museo Egizio e responsabile dell’Archivio Storico, con la conferenza “Gebelein: un’area archeologica vasta e complessa” ci guida alla scoperta del sito di Gebelein. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. Ingresso libero in sala Conferenze del museo Egizio fino a esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). Sarà necessario indossare una mascherina FFP2. La conferenza sarà trasmessa anche in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo: https://youtu.be/CYRqM1oSJ7o.

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Operai impegnati nello scavo del sito di Gebelein (foto Archivio museo Egizio di Torino)

La Missione Archeologica Italiana, diretta da Ernesto Schiaparelli, iniziò le sue ricerche agli inizi di gennaio del 1910, esplorando principalmente la sommità e il versante occidentale della prima collina. Sarà tuttavia la successiva campagna di ricerche concentrata sulla seconda collina e affidata al giovane Virginio Rosa, che consentirà lo straordinario ritrovamento di numerose tombe, alcune intatte con i loro corredi funerari. Gli scavi proseguirono nel 1914 e nel 1920, con la presenza dell’antropologo Giovanni Marro, presenza voluta da Schiaparelli stesso per affrontare lo studio del molto materiale osteologico presente sullo scavo. Le ricerche riprenderanno nel 1930 con Giulio Farina per proseguire nel 1935 e 1937. In tempi più recenti il sito venne ulteriormente indagato negli anni 1995, 1996 e 1999 dalla missione del museo Egizio con Anna Maria Donadoni Roveri, con lo scopo di contestualizzare, con scavi, le zone archeologiche esplorate in passato, redigendo nel contempo le mappe archeologiche del territorio. Attualmente l’intera area è oggetto di studio, con estese ricognizioni sul campo, da parte del Gebelein Archaeological Project dell’università di Varsavia che dal 1993, con la direzione di Wojciech Ejsmond, intende completare i rilievi individuando dai pochi resti esistenti, la posizione delle principali tombe. Questo lavoro riveste particolare importanza anche a causa dell’avanzare delle coltivazioni, con l’occupazione di terreni di notevole rilevanza archeologica.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia presentazione del progetto “Il diritto alla bellezza dell’Arte. Il modellino tattile del Sarcofago degli Sposi”. Il direttore Nizzo: “migliora l’esperienza di visita per non vedenti e ipovedenti”

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Dettaglio del famoso Sarcofago degli Sposi, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

È proprio il caso di dirlo: così sarà un “Etru a portata di mano”. Giovedì 12 maggio 2022, alle 17, nella Sala della Fortuna del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, sarà presentato al pubblico il progetto “Il diritto alla bellezza dell’Arte. Il modellino tattile del Sarcofago degli Sposi”. Grazie all’associazione di volontariato Museum ODV, presieduta dall’architetto Maria Poscolieri, che lo ha ideato, e al finanziamento dell’otto per Mille della Chiesa Valdese (Unione delle chiese metodiste e valdesi) è stato possibile realizzare, a cura dello Studio ArchitaLab di Roma, due modellini in 3D che raffigurano fedelmente in scala 1:33 il celebre Sarcofago degli Sposi e, a grandezza naturale, le teste dei due coniugi. Una grande opportunità di fruizione per il pubblico con disabilità visiva che potrà vivere una straordinaria esperienza tattile, riconoscendo forme, profili e materiali di una delle opere etrusche più importanti al mondo. I modelli, realizzati grazie alle scansioni digitali messe a disposizione del Museo, sono resi con un materiale sintetico durevole di alta qualità che al tatto riproduce fedelmente la ceramica. Insieme ai modellini sono state realizzate anche delle brevi didascalie inclusive, con testo in braille e in caratteri adatti al pubblico ipovedente, e un testo divulgativo in braille stampato su un supporto durevole, il cui contenuto potrà essere ascoltato e potrà essere letto dalle persone sorde anche tramite un QR code. Il progetto ha visto il supporto scientifico e tecnico del Museo, nello specifico di Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni museali, e di Vittoria Lecce, responsabile del Servizio Accessibilità culturale. I modellini prodotti saranno esposti in via permanente grazie a due postazioni tattili che saranno posizionate nella sala 12, in prossimità del Sarcofago degli Sposi. L’ufficio tecnico del Museo sta lavorando alla progettazione delle postazioni e all’adeguamento della sala, necessari per ospitare questi nuovi componenti.

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Il direttore Valentino Nizzo davanti al sarcofago degli Sposi con un gruppo di studenti in visita al museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

“L’impegno del Museo verso il miglioramento dell’accessibilità dei pubblici con esigenze speciali è costante”, spiega il direttore Valentino Nizzo, “e si concretizza in diverse iniziative e progettualità che spingono verso il superamento delle barriere fisiche che impediscono una fruizione completa del percorso espositivo e verso l’inclusione di tutte le tipologie di pubblico, soprattutto di quelle con difficoltà motorie e/o cognitive. La fruizione delle persone con disabilità visiva è spesso fortemente limitata dall’impossibilità di toccare con mano i reperti delle collezioni, collocati all’interno delle vetrine o non idonei all’esplorazione tattile per la loro fragilità conservativa. Questo progetto consentirà al Museo di sperimentare un nuovo approccio, più inclusivo e partecipato, e fornirà alle persone con disabilità visiva uno strumento più vicino alle loro reali necessità di fruizione. L’acquisizione dei modellini e la futura realizzazione delle postazioni tattili rappresentano un’importantissima innovazione che permetterà di migliorare significativamente l’esperienza di visita delle persone non vedenti e ipovedenti, così come di tutte le categorie di pubblico, regalando un‘esperienza più inclusiva e interattiva”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale la mostra “Red Venus” di Franz Cerami: arte e tecnologia per rappresentare la dea della bellezza. E il 18 maggio due affreschi digitali proiettati sulla volta del salone della Meridiana

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Nel laboratorio di Franz Cerami: “Painting Venus” (foto mann)

La dea della bellezza incontra le nuove tecnologie: nella sala 90 del museo Archeologico nazionale di Napoli, dal 4 al 24 maggio 2022, è in programma la mostra “Red Venus” di Franz Cerami. Giovedì 18 maggio 2022, l’esposizione sarà accompagnata da una suggestiva videoinstallazione: sulla volta del Salone della Meridiana saranno proiettati due affreschi digitali, con dieci minuti di immagini in loop dedicate al tema della passione e valorizzate dalla colonna sonora degli “You are here”.​ “Cerami riesce a suscitare forti emozioni smaterializzando le opere tramite il digitale e, al contempo, proponendone una versione fisica”, afferma il direttore Paolo Giulierini. “Abbiamo voluto proiettare la sua creazione nel salone voltato della Meridiana, perché lì compare la nota iscrizione Iaceant nisi pateant voluta da Ferdinando IV, e riferita alle opere d’arte che si perdono se non sono esposte. Venere, dea della Bellezza, ci porta a incontrare in ogni tempo l’arte ed è rossa come la lava, il fuoco e la passione del cuore”.

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Lightbox Venus Madonna di Franz Cerami alla mostra “Red Venus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il progetto di Cerami, realizzato in collaborazione con l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, si sviluppa attraverso due passaggi: l’allestimento, che includerà diciotto opere su carta dipinte con olio e grafite e otto lightbox retroilluminati, in dialogo con l’affresco di Marte e Venere in volo (il reperto appartiene alle collezioni del Mann, proviene da Ercolano e risale alla seconda metà del I sec. d.C.); il percorso sperimentale, che si riallaccia non solo all’intervento di arte pubblica itinerante con cui venne illuminato, nel 2019, il campanile di piazza Carità a Marcianise, ma si proietta anche verso una nuova mostra a Vienna nel 2023. Cerami racconta Venere come universo semantico polimorfo e tecnologico: “Red Venus è il colore Rosso”, commenta l’artista. “La fertilità, il colore del sangue. Sangue fertilità. Sangue che dà vita. Sangue battaglia. Sangue che si perde. Temi ricorrenti che continuano sotto traccia a lavorare nelle comunità e a definirne le identità”.

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“Mars”, olio e grafite su carta di Franz Cerami alla mostra “Red Venus” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il ricorso al linguaggio video rappresenta una prospettiva originale per incrociare il mondo classico, come dichiara la storica dell’arte Dominique Lora: “Le sequenze animate realizzate site-specific aprono un varco tra spazio immaginario e spazio reale, generando un luogo comunicativo”. Non a caso, il progetto di Cerami rientra anche nel più ampio framework sull’accessibilità proposto dal Mann in rete con l’accademia: “anche quando un’installazione di Franz Cerami si conclude, rimane in quel luogo come un riverbero di colore e di suoni, che dura nel tempo”, prospetta Ludovico Solima (università della Campania Luigi Vanvitelli).

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L’artista Franz Cerami protagonista al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Franz Cerami. Il connubio tra arte e tecnologia è il punto focale della sua ricerca, condotta attraverso una tecnica mista che intreccia pittura classica, pittura digitale e videomapping. Seguendo questo fil rouge, Franz Cerami ha dato vita ad installazioni ed eventi di risonanza internazionale.  Franz Cerami è nato a Napoli, dove risiede, nel 1963. Dal 2011 insegna Retorica e Digital Storytelling dei Beni Culturali presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha realizzato grandi dipinti murali digitali in musei come il Madre di Napoli, il Teatro dell’Opera di Yerevan, il Castel dell’Ovo di Napoli e negli spazi urbani e periferici di città come Yerevan, San Paolo, Lisbona, San Pietroburgo, Napoli. Nel 2020 ha realizzato, per il famoso brand italiano Voiello/Barilla, Magica, un’installazione su riti, segni e simboli di Napoli: un inno alla magia e al mistero della vita. Nel 2020 e nel 2021 è stato insignito, dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, della prestigiosa nomina di Ambasciatore del Design Italiano nel mondo.

Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: con la dodicesima e ultima tappa si va alla scoperta dei lussuosi pavimenti in marmo di un’altra residenza imperiale sul Palatino, la Domus Flavia

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Il corridoio settentrionale della Domus Flavia sul Palatino: corridoio settentrionale, pavimento a lastre di marmi policromi su cui insistono i fusti frammentati di colonne in giallo antico (foto Archivi PArCo)

Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo dodicesimo e ultimo appuntamento, la passeggiata virtuale, che ha raggiunto il Palatino, dopo aver conosciuto i pavimenti degli Horrea Agrippiana, del Paedagogium, e della Schola Praeconum, e i lussuosi pavimenti in marmo della Domus Aurea e della Domus Augustana, si conclude alla Domus Flavia, la parte pubblica della residenza imperiale voluta dall’imperatore Domiziano, su progetto dell’architetto Rabirio. La domus era formata da tre serie di ambienti disposti su tre lati di un peristilio rettangolare, circondato da un quadriportico con colonne di marmo numidico e con al centro una fontana ottagonale. Al centro del lato settentrionale si apriva una enorme sala detta Aula Regia, dove l’imperatore, seduto sul trono situato nell’abside semicircolare al lato opposto rispetto all’ingresso, riceveva e dava udienza.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: opus sectile marmoreo con schema complesso dell’abside (foto Archivi PArCo)

Lungo il lato meridionale del peristilio si apre al centro una vasta sala absidata pavimentata con lastre marmoree policrome e posta sopra un’intercapedine dove nei periodi più freddi dell’anno veniva fatta circolare aria calda, riconosciuta come il triclinio e citata nelle fonti col nome di Coenatio Jovis. Il pavimento è un opus sectile marmoreo policromo in marmi africano, pavonazzetto, giallo antico, portasanta, databile in età tardoantica. Il settore centrale presenta una sequenza di pannelli quadrangolari contenenti alternativamente rettangoli e dischi listellati. L’abside di fondo invece è decorata da uno opus sectile con schema complesso.

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La Coenatio Iovis della Domus Flavia sul Palatino: porzione marmorea orientale avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae e continuamente oggetto di interventi di restauro (foto Archivi PArCo)

Del pavimento si segnala la porzione marmorea orientale, profondamente avvallata a causa del dissesto statico delle sottostanti suspensurae, ai lati dell’ambiente, e continuamente oggetto di interventi di restauro. A causa del continuo ristagno delle acque, dovuto ad un avvallamento nella zona dove insistono i fusti di colonne, si è proceduto alla copertura di una parte del pavimento con breccia cromaticamente abbinata alle superfici pavimentali. Ulteriore breccia è stata disposta attorno alle lastre superstiti del peristilio e del corridoio, a limitare la ricrescita della vegetazione infestante.

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Il peristilio centrale della Domus Flavia sul Palatino: pavimento a lastre di marmo proconnesio della fase originaria di età domizianea (foto Archivi PArCo)

Il vasto peristilio con al centro la fontana ottagonale, di cui ancora si vede la forma, è pavimentato da lastre marmoree rettangolari di marmo proconnesio, relative al primo impianto del palazzo, di età domizianea. Spostandoci verso nord, in direzione dell’Aula Regia, presso il corridoio della corte centrale si conservano porzioni del rivestimento a lastre di marmo rettangolari, di dimensioni e materiali eterogenei. Parte del lastricato è coperto da due fusti frammentati di colonne scanalate in marmo giallo antico.

Taranto. Al via il nuovo ciclo di conferenze dei “Mercoledì del MArtA” che da maggio a luglio saranno dedicati al mare e alle sue risorse a corollario della mostra “Taras e i doni del mare”. Si inizia con Ester Cecere su “L’Istituto Talassografico di Taranto: più di cento anni di ricerche sul mare”

taranto_archeologico_vaso-con-scena-di-mare_foto-MArTaConversazioni sul mare e le sue risorse: sono i temi scelti per i “Mercoledì del MArTa” che da maggio a luglio saranno proposti on line dal museo Archeologico nazionale di Taranto. “Cras ingens iterabimus aequor”, ovvero “Domani torneremo a navigare l’immenso mare”, diceva il celebre poeta Quinto Orazio Flacco. Ed è quel ritorno al contesto socio-culturale del mare, del passato e del presente, degli scambi commerciali e culturali e delle attività di pesca ad aver ispirato le Conversazioni inserite nel programma Interreg V-A Greece-Italy del progetto FISH & C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies) che dopo le attività di ricerca e studio, i laboratori, le mappe di comunità, i quaderni didattici, è ora protagonista della mostra figitale “Taras e i doni del mare” e dei nove appuntamenti di approfondimento scientifico. Mentre la mostra si muove a metà tra il fisico (le vetrine del MArTA caratterizzate dalla grafica di alcuni pesci, ndr) e il digitale (l’APP “Taras’ Gift”), le conversazioni scientifiche saranno tutte on-line con l’intento preciso di poter raccontare il “Mare Nostrum” a tutti. È da queste premesse che è nata la rassegna “Taras e i doni del mare. Oltre la mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, con il coordinamento scientifico di Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano, docenti dell’università di Foggia. Si inizia l’11 maggio e si termina il 13 luglio 2022 inserendosi nelle conversazioni del “Mercoledì del MArTA”, diventato ormai appuntamento tradizionale di approfondimento e conoscenza del Museo tarantino. Ecco il programma del ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”. Mercoledì 11 maggio, ore 18: “L’Istituto Talassografico di Taranto: più di cento anni di ricerche sul mare” con Ester Cecere (Istituto Sperimentale Talassografico “A.Cerruti”); mercoledì 18 maggio, ore 18: “MareMiti. Scene mitologiche di ambientazione marina in Grecia e in Magna Grecia” con Carmela Roscino (università “Aldo Moro” di Bari); mercoledì 25 maggio, ore 18: “Castrum Minervae. Il santuario sul mare” con Francesco D’Andria (Accademia nazionale dei Lincei); mercoledì 1° giugno, ore 18: “L’Antica Spiaggia e il fronte a mare di Herculaneum: ricerca, conservazione, fruizione nell’ambito di un progetto pubblico-privato” con Francesco Sirano (parco archeologico di Ercolano); mercoledì 8 giugno, ore 18: “Le cetariae ellenistiche e romane in Sicilia” con Daniele Malfitana (università di Catania) e Darío Bernal-Casasola (universidad de Cádiz); mercoledì 15 giugno, ore 18: “Vivere sul mare in età romana. La villa delle grotte all’isola d’Elba” con Franco Cambi (università di Siena), Laura Pagliantini (università di Siena) ed Edoardo Vanni (ricercatore indipendente); mercoledì 22 giugno, ore 18: “I doni di Taras. Bisso e porpora” con Francesco Meo (università del Salento); mercoledì 6 luglio, ore 18: “Il mare di Reggio” con Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria); mercoledì 13 luglio, ore 18: “Navigando sui muri. I graffiti navali del Salento” con Angelo Cossa (archeologo subacqueo).

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Molluschicoltura nelle acque di Taranto (foto MArTa)

Il ciclo di conferenze “Taras e i doni del mare. Oltre la mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” inizia dunque mercoledì 11 maggio 2022, alle 18, con una conversazione on-line sul Talassografico di Taranto, partendo proprio dal cuore di Taranto e da una delle istituzioni scientifiche più antiche di Puglia: l’Istituto Talassografico intitolato ad Attilio Cerruti, fondatore nel novembre nel 1913 dell’antico Ispettorato Tecnico per la molluschicoltura. È il primo dei nove appuntamenti che in diretta on-line, sui profili Facebook, Youtube e Linkedln del MArTA, ci condurranno nel viaggio verso il “Mare Nostrum”, all’interno del progetto FISH&C.H.I.P.S. (Fisheries and Cultural Heritage, Identity, Participated Societies) – finanziato nell’ambito del programma Interreg V-A Greece-Italy – con il coordinamento scientifico della direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dei professori Danilo Leone e Maria Turchiano dell’università di Foggia. A relazionare in questo primo appuntamento sarà la dott.ssa Ester Cecere, ricercatrice dell’Istituto Sperimentale Talassografico “A. Cerruti” di Taranto, sul tema “L’Istituto Talassografico di Taranto: più di cento anni di ricerche sul mare”. “Dopo un breve excursus sull’attività dell’Istituto Talassografico nella prima metà del secolo scorso, la presentazione verterà sugli studi effettuati negli ultimi quarant’anni”, afferma Cecere. “L’istituto, infatti, nel tempo è divenuto multidisciplinare e si occupa di biologia, ecologia, microbiologia e chimica marine nonché di sostenibilità ambientale dell’acquacoltura e di economia circolare. In quasi 110 anni di ricerche, il suo contributo per la salvaguardia dei mari di Taranto e delle sue storiche attività produttive è stato di fondamentale importanza per la città come lo è oggi quello volto all’individuazione di nuove attività produttive e alla loro sostenibilità”. La conversazione ci condurrà sino all’interno dello storico edificio, sulle rive del primo seno del Mar Piccolo, che dal 1928 ospita l’importante istituto ora sede secondaria dell’Istituto per la Ricerca sulle Acque (IRSA).