Pompei. All’auditorium l’incontro con l’archeologo Gianluca Soricelli (università del Molise) su “Viabilità e organizzazione del territorio nella piana nocerina” promosso dall’associazione internazionale “Amici di Pompei”    

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Il prof. Gianluca Soricelli dell’università del Molise

Gli effetti delle eruzioni del Vesuvio sulla piana nocerina saranno affrontati dal professore Gianluca Soricelli nella conferenza “Viabilità e organizzazione del territorio nella piana nocerina” promossa dall’associazione internazionale Amici di Pompei ETS. Appuntamento venerdì 17 maggio 2024, alle 17, all’auditorium degli scavi di Pompei. Durante l’incontro l’archeologo Soricelli, professore associato di storia Romana dell’università del Molise, racconterà l’evoluzione, del territorio della piana nocerina, condizionata dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., e da quelle successive meno intense. L’evento vulcanico, come sottolinea il professore, rappresenta una evidente cesura nelle forme di occupazione territoriale del comprensorio vesuviano, che permette di riconoscere segni del sistema politico organizzativo antico fossilizzati nel paesaggio moderno. È possibile evidenziare le tracce delle divisioni agrarie che, riflesso delle vicende politiche e dei fenomeni naturali che in età antica hanno caratterizzato la storia delle comunità di questo territorio, hanno modellato le campagne e la viabilità promuovendo lo sviluppo dell’insediamento rurale.

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Miliario adrianeo conservato al museo Archeologico provinciale dell’Agro Nocerino a Nocera Inferiore (foto amici pompei)

“Il vantaggio che, diversamente da altri contesti geografici”, spiega il professore Gianluca Soricelli, “il territorio vesuviano offre a chi voglia studiare le forme di organizzazione di un paesaggio antico è legato al fatto che la coltre piroclastica cha ha seppellito le campagne del 79 d.C. ha permesso la conservazione fisica non solo degli insediamenti rustici ma anche della viabilità rurale e vicinale e dei campi lavorati garantendo la conservazione di un quadro puntuale della reale organizzazione parcellare di età romana, da utilizzare per valutare la coerenza delle ricostruzioni operate a partire dall’analisi del parcellare moderno. Il rapido ripristino di queste divisioni agrarie – conclude Soricelli – all’indomani dell’eruzione del 79 d.C. oltre a testimoniare la capacità di recupero di questo territorio e la resilienza della popolazione locale, mostra con quali mezzi e in che modo il potere centrale potesse intervenire per sanare i danni prodotti da catastrofi naturali”.

Verona. Al museo Archeologico nazionale la conferenza di Annaluisa Pedrotti e Fabio Santaniello dell’università di Trento su “Agricoltori e artigiani a Lugo di Grezzana 7500 anni fa” secondo incontro del ciclo di Archeo Racconti

verona_archeologico_archeoracconti_pedrotti-santaniello_17-maggio_locandina“Agricoltori e artigiani a Lugo di Grezzana 7500 anni fa” è il titolo del secondo dei cinque Archeo Racconti, il ciclo di conferenze promosse dal museo Archeologico nazionale di Verona. Appuntamento venerdì 17 maggio 2024, alle 16.30, nella sala conferenze del museo Archeologico nazionale di Verona con l’archeo-racconto di Annaluisa Pedrotti e Fabio Santaniello dell’università di Trento che parleranno delle campagne di scavo condotte a Lugo di Grezzano, sito chiave del periodo Neolitico, a cui è dedicato ampio spazio all’interno del percorso espositivo del museo Archeologico nazionale di Verona. La partecipazione alla conferenza è gratuita. Info: 045591211 o drm-ven.museoverona@cultura.gov.it.

Castellammare di Stabia (Na). Al museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana visite speciali nei depositi aperti al pubblico secondo un nuovo concept finalizzato a renderli non più solo luoghi di conservazione ma anche di fruizione e ricerca. Ecco il ricco programma

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Reggia di Quisisana: i depositi accessibili del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” (foto parco archeologico pompei)


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Maria Rispoli, direttrice del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi (foto parco archeologico pompei)

Ricco il programma di viste speciali – tra maggio e luglio 2024 – ai depositi del museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia (Na): 16 maggio, “Nei depositi un patrimonio inestimabile!”; 22 maggio, “Il restauro e l’arte della conservazione”; 29 maggio, “Guardare oltre il visibile”; 5 giugno, “Il restauro e l’arte della conservazione”; 12 giugno, “Dividere, ricomporre, ricostruire”; 19 giugno, “Il restauro e l’arte della conservazione”; 26 giugno, “Il restauro e l’arte della conservazione”; 3 luglio, “Il restauro e l’arte della conservazione” (vedi Castellammare (Na). Al via la rassegna di visite speciali nei depositi del museo Archeologico di Stabiae “Libero d’Orsi”. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Le visite sono prenotabili su www.ticketone.it (https://www.ticketone.it/…/stabiae-museo-archeologico…/) in due turni di visita per un massimo di 30 persone per gruppo (ore 15 e ore 16) e saranno guidate dai funzionari archeologi e restauratori, ma anche da studiosi e da professionisti che collaborano alle attività nei depositi. Il costo di 8€ include l’accesso al Museo. Il biglietto è acquistabile anche presso la biglietteria del Museo.

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Museo Archeologico di Stabia “Libero d’Orsi” alla Reggia di Quisisana a Castellammare (Na): i depsoiti accessibili al pubblico (foto parco archeologico pompei)

Ideati e progettati non solo come luoghi deputati alla conservazione di un patrimonio archeologico, sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma anche come spazi dedicati alla conoscenza e alla condivisione, i depositi saranno aperti al pubblico nell’ottica di una fruizione partecipata. I visitatori saranno calati fisicamente nei sotterranei dove sono ubicati questi spazi generalmente riservati ad archeologi, restauratori, conservatori, operai e studiosi. La rassegna di visite speciali è organizzata e curata da Maria Rispoli, direttrice del Museo con l’intento di rivolgersi a un pubblico eterogeneo per offrire esperienze diversificate.

In questo video, realizzato da Aurora Meccanica per il parco archeologico di Pompei “Il Museo Archeologico di Stabia si racconta” conosciamo meglio il museo “Libro D’Orsi”. Il museo Archeologico di Stabia “Libero D’Orsi”, ospitato nel Palazzo reale di Quisisana a Castellammare di Stabia, espone una ricca collezione di reperti archeologici provenienti dalle ville del territorio stabiese, che furono rinvenute prima dagli esploratori borbonici nel XVIII secolo e poi dal preside D’Orsi a partire dal 1950. L’antica Stabia è un sito archeologico straordinario, sede di importanti ville marittime dotate di lussuosi apparati decorativi. Nel 79 d.C. verrà distrutta dall’eruzione del Vesuvio alla stregua di Pompei ed Ercolano. Ma a differenza di queste ultime, essa rinacque come ci viene testimoniato dalle fonti. La sua posizione strategica, le vie per terra e per mare la salvarono dall’oblio. Affacciate sul Vesuvio, Ischia e il golfo napoletano le ville di Stabia godevano di un panorama straordinario. Nel museo sono esposti i raffinati apparati decorativi degli ambienti che si affacciavano proprio su questo panorama. Divinità, personaggi del mito e volti forse appartenuti ai proprietari di casa. Essi sono visti nella loro intimità, assorti e pensanti, profondamente in simbiosi con il contesto. Sembra sentire risuonare le parole di Cicerone rivolte al suo amico Marco: “Non ho dubbi in proposito. Hai tratto un’apertura nella tua camera da letto e ti sei spalancato un panorama sul golfo di Stabia”. Video mapping, ambienti sensibili e video-installazioni interattive accompagnano i visitatori alla scoperta della storia stabiana. La visita continua nei depositi aperti al pubblico secondo un nuovo concept finalizzato a renderli non più solo luoghi di conservazione ma anche di fruizione e ricerca.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia è già sold out il ciclo di conferenze su “Roma etrusca” con Filippo Coarelli: tre incontri (“Il Tempo all’epoca dei Tarquini”; “Servio Tullio e la Tomba François di Vulci”; “Le origini del culto di Ercole a Roma”) disponibili su YouTube on-demand a fine ciclo

roma_villa-giulia_ciclo-roma-etrusca_coarelli_presentazione_locandinaNeppure il tempo di annunciare al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia il nuovo ciclo di conferenze con Filippo Coarelli sulla “Roma etrusca”, curato e introdotto da Maria Paola Guidobaldi, che i posti a sedere in sala Fortuna sono andati esauriti. A sei anni di distanza dalle memorabili conferenze su “I colli di Roma nel Rinascimento”, Filippo Coarelli torna a Villa Giulia ed è subito sold-out. Per fortuna per quanti non hanno trovato posto e per tutti gli interessati tutte le registrazioni delle conferenze saranno disponibili on-demand sul canale YouTube MuseoETRUtv a conclusione del ciclo di incontri. Tre gli appuntamenti in programma i giovedì del mese di maggio, sempre alle 17: 16 maggio 2024, “Il Tempo all’epoca dei Tarquini”; 23 maggio 2024, “Servio Tullio e la Tomba François di Vulci”; 30 maggio 2024, “Le origini del culto di Ercole a Roma”.

roma_villa-giulia_ciclo-roma-etrusca_coarelli_16-maggio_locandinaNella prima conferenza del 16 maggio 2024 Filippo Coarelli ci condurrà indietro nel tempo, per rintracciare nel calendario romano, conservato in numerosi esemplari epigrafici, un calendario festivo più antico, indicato con lettere più grandi e identificato già da Mommsen nel 1863: 45 festività che compongono un insieme coerente che, attraverso l’esame dei singoli culti, si può datare intorno al 600 a.C. Si tratta dunque del calendario dei Tarquini, realizzato al momento del definitivo consolidamento della città, per sostituire quello “romuleo” di dieci mesi.

roma_villa-giulia_ciclo-roma-etrusca_coarelli_23-maggio_locandinaCon la seconda conferenza del ciclo “Roma etrusca”, il 23 maggio 2024, Filippo Coarelli si sofferma sugli affreschi della tomba François, scoperti a Vulci nel 1857 e conservati, invisibili al pubblico, nella Villa Albani a Roma. Oltre a costituire il più importante esempio della pittura etrusca del IV secolo a.C., gli affreschi sono particolarmente rilevanti soprattutto per i soggetti rappresentati che illustrano la storia dei fratelli vulcenti Aulo e Celio Vibenna i quali, alleati con Mastarna (il futuro sesto re di Roma, Servio Tullio), sconfiggono un Gneo Tarquinio Romano, che dovrebbe quindi identificarsi con Tarquinio Prisco. In occasione della conferenza viene esposto nella vetrina della Sala della Fortuna il piede di calice in bucchero proveniente dal Santuario di Portonaccio a Veio con dedica di Avile Vipiennas (Aulo Vibenna), appartenete alle collezioni del Museo di Villa Giulia.

roma_villa-giulia_ciclo-roma-etrusca_coarelli_30-maggio_locandinaIl ciclo di conferenze di Filippo Coarelli a Villa Giulia sulla “Roma etrusca” si conclude il 30 maggio 2024 con l’introduzione del culto di Ercole a Roma, che dovette aver luogo tramite la mediazione dell’Etruria. Dati linguistici, non disgiunti da elementi del mito, fanno supporre che la divinità venne introdotta a Roma dai Tarquini, discendenti di un Demarato corinzio, appartenente al genos degli Eraclidi, la cui divinità tutelare era lo stesso Eracle.

Napoli. A Palazzo Corigliano (università L’Orientale) giornata di studi “Nuove prospettive sulla colonizzazione euboica e la ripresa delle ricerche a Pithekoussai”, in presenza e on line, in occasione della presentazione dei due volumi “Euboika II” a cura di Teresa Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto e Federica Iannone

napoli_l-orientale_libro-euboica-II_presentazione_locandina-bis“Nuove prospettive sulla colonizzazione euboica e la ripresa delle ricerche a Pithekoussai” è il titolo della giornata di studi promossa dall’università “L’Orientale” di Napoli che prevede, oltre all’illustrazione a cura della Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli dello scavo recentemente condotto nel quartiere artigianale in località Mazzola a Ischia, alcuni interventi su Pithekoussai, sulla metallurgia e sui metalli nel mondo greco in età geometrica e arcaica. La giornata di studi è organizzata giovedì 16 maggio 2024, nella sala conferenze di Palazzo Corigliano in piazza San Domenico Maggiore a Napoli, in occasione della presentazione dei due volumi di “Euboica II”, che raccolgono gli atti del Convegno tenutosi a Lacco Ameno (Ischia) dal 14 al 17 maggio del 2018. Sarà anche possibile collegarsi da remoto tramite il link, che può essere richiesto inviando una mail a c.improta6@unior.it o c.merluzzo@unior.it.

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Copertina dei volumi “Euboika II” che raccolgono gli atti del Convegno tenutosi a Lacco Ameno (Ischia) dal 14 al 17 maggio del 2018

I due volumi, curati da Teresa Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto e Federica Iannone, contengono 39 contributi di studiosi italiani e stranieri, tutti in inglese, in modo tale da assicurarne la massima circolazione a livello internazionale. L’intento del convegno e dei due volumi di “Euboica II” è stato quello di presentare un quadro aggiornato dell’Eubea nella fase “pre-coloniale” e coloniale, di discutere il fenomeno euboico in una prospettiva mediterranea, di analizzare i temi della colonizzazione e di come le realtà coloniali si siano radicate nelle diverse aree del Mediterraneo, dei tratti specifici della colonizzazione euboica e delle forme di contatto e relazione tra l’elemento greco, quello fenicio e le comunità locali. I due volumi propongono un dialogo tra storici e archeologi, con un’enfasi sui nuovi importanti contributi apportati negli ultimi vent’anni dall’archeologia sul campo in Eubea e nei contesti “pre-coloniali”, coloniali e mediterranei.

Programma della giornata di studi. Alle 10.30, saluti istituzionali: Augusto Guarino, prorettore dell’università di Napoli L’Orientale; Luigi La Rocca, direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio – MiC; Roberta Giunta, direttrice del dipartimento DAAM, università di Napoli L’Orientale; Carla Tufano, assessore alla Cultura del Comune di Lacco Ameno (Ischia); 11, introducono e coordinano Teresa E. Cinquantaquattro, Matteo D’Acunto, Federica Iannone, curatori dei volumi “Euboica II”; quindi presentazione dei volumi “Euboica II”, AION Annali di Archeologia e Storia Antica, università di Napoli L’Orientale: Nota Kourou, professore emerito, University of Athens; Michel Gras, Accademia nazionale dei Lincei; Stefano De Caro, già direttore generale ICCROM; 12.30, “Nuove ricerche a Pithekoussai”: introduce e coordina Mariano Nuzzo, soprintendente ABAP per l’area metropolitana di Napoli – MiC; “Nuove indagini archeologiche della Soprintendenza ABAP per l’Area Metropolitana di Napoli (2023-2024) nel quartiere artigianale di Mazzola a Pithekoussai (Lacco Ameno, Ischia). Prospettive di ricerca”: Teresa E. Cinquantaquattro, segretariato regionale del MiC per la Campania; Maria Luisa Tardugno, soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Napoli; Francesco Nitti, università di Napoli L’Orientale, università di Salerno; 13.15, pausa pranzo; 14.30, “Pithekoussai e la metallurgia nella Grecia geometrica e arcaica”, coordina Matteo D’Acunto, università di Napoli L’Orientale; Bruno d’Agostino, università di Napoli L’Orientale, “Pithekoussai, alcuni spunti di riflessione”; Alexandros Mazarakis Ainian, University of Thessaly, “Volos Metalworking in Early Iron Age Oropos: an overview”; Anna Maria D’Onofrio, università di Napoli L’Orientale, “Tombe con armi e/o strumenti da lavoro ad Atene tra Tardo Bronzo e Primo Ferro: un riesame in corso dell’evidenza”; conclusioni: Luca Cerchiai, università di Salerno.

Milano. Al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati apre la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”: protagonisti due bronzetti etruschi a confronto con due sculture di Severini

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La mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”, al Museo d’arte della Fondazione Luigi Rovati a Milano (foto fondazione rovati)

milano_fondazione-rovati_mostra-giano-culsans_locandinaApre il 15 maggio 2024 al museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia a Milano la mostra “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini. Dalle collezioni dell’Accademia Etrusca di Cortona”. La mostra, che resterà aperta fino al 15 settembre 2024, è dedicata al tema del dualismo e del doppio, nel rapporto bifronte, fisico e simbolico, di dialettica e contrapposizione. I protagonisti sono due bronzetti etruschi del III sec. a. C., a loro volta a confronto con due sculture di Gino Severini: il doppio nel doppio. La mostra, allestita nello Spazio Bianco al piano Nobile del museo d’Arte, prende spunto dall’interesse di Gino Severini (1883-1966) per il mondo etrusco, e più in generale per l’archeologia della sua terra d’origine, e dal suo legame con Cortona, sua città natale. Assiduo frequentatore del museo dell’Accademia Etrusca, nelle sue opere si è spesso ispirato ai reperti conservati nel museo, a cui ha poi donato alcune delle sue opere più significative.

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Bronzetti a confronto: Culsans etrusco (a destra) con opera di Gino Severini (a sinistra) (foto fondazione rovati)

Il primo dei due bronzetti etruschi esposti datati III sec. a. C è Culsans, la divinità etrusca corrispondente al romano Giano, nume tutelare delle porte e dei passaggi; il secondo è Selvans, dio della foresta e delle attività agresti. Le due sculture recano sulla coscia una lunga iscrizione votiva in alfabeto etrusco, che ne chiarisce l’identità riportando il nome del dedicante, forse un personaggio che ricopriva una funzione pubblica. Preposti alla sorveglianza del confine tra area urbana e territorio circostante, il loro posizionamento ai lati della porta della città cortonese certifica la natura sacra di questo spazio liminare, già attestata in altri centri dell’Italia antica.

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Giano-Culsans: passato e presente a confronto con due opere conservate al MAEC di Cortona. Una risale alla prima metà III sec. a.C., l’altra di Gino Severini (1962) è stata eseguita a Parigi su autorizzazione della figlia, Romana Severini, nel 1996 (foto maec)

È proprio al Culsans etrusco che Severini si ispira per creare le due sculture esposte: il primo è Giano Bifronte, un bronzo realizzato agli inizi degli anni Sessanta, mentre il secondo, di maggiori dimensioni, è una fusione postuma realizzata per volontà della figlia Romana Severini. Quest’ultima scultura è stata poi donata all’Accademia Etrusca di Cortona. Alla feconda attività pittorica di Gino Severini appartiene la Natura morta con aringa e compostiera blu, dipinta nel 1946-1947 come rielaborazione – con riferimenti al mondo etrusco – di un genere molto praticato dai pittori d’avanguardia: il quadro raffigura una tavola con aringhe in primo piano, arricchita dalla presenza di due vasi, una brocca e un recipiente, in cui si riconosce l’allusione al vasellame in bucchero che decorava i banchetti degli aristocratici etruschi.

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Copertina del catalogo “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini”

Accompagna la mostra una pubblicazione edita da Fondazione Luigi Rovati, “Giano-Culsans: il doppio e l’ispirazione etrusca di Gino Severini” con testi di Paolo Bruschetti, Sergio Angori, Romana Severini Brunori, Giulio Paolucci, Paolo Giulierini, Marco Belpoliti, Luigi Donati.

Civitavecchia. Alla fondazione Cariciv presentazione del libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia” (Antiqua Res edizioni) di Lara Anniboletti, direttore dell’Archeologico di Civitavecchia, che apre la collana dei Quaderni del museo

civitavecchia_archeologico_libro-l-apollo-helios-di-civitavecchia_anniboletti_presentazione_locandinaMercoledì 15 maggio 2024, alle 17, in sala convegni “Giusi Corrado” della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia, in via del Risorgimento 8/12 a Civitavecchia, verrà presentato il libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia” di Lara Anniboletti, direttore del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia. Oltre all’autrice Lara Anniboletti, interverranno Gabriella Sarracco (presidente Fondazione Cariciv), Alessandro Mandolesi (archeologo, soprintendenza speciale ABAP Roma) e Carlo Casi (archeologo e direttore Antiqua Res Edizioni). Il libro, il primo di una serie che costituirà la collana dei Quaderni del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, ha come protagonista la statua dell’Apollo Helios che fa parte della collezione museale, ritenuta essere una copia romana del Colosso di Rodi di Carete di Lindo, una delle sette meraviglie del mondo antico. Il quaderno contiene anche una breve guida al Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e ai capolavori delle sue collezioni, come una copia di età romana dell’Athena Parthenos di Fidia. Il volume è finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia ed è pubblicato da Antiqua Res Edizioni. Il quaderno si può acquistare al link: https://www.antiquaresedizioni.it/…/112-apollo-helios…

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Copertina del libro “L’Apollo Helios di Civitavecchia. L’immagine del Colosso di Rodi e il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia”

L’Apollo Helios di Civitavecchia. Il Colosso, una delle sette meraviglie del mondo antico, è una delle opere più rappresentative del primo Ellenismo, innalzato dai Rodii a seguito di un terribile assedio del 304 a.C. conclusosi felicemente. L’incarico della statua dedicata al dio del sole Helios, più tardi sintetizzata con Apollo, fu affidato a Carete di Lindo, l’allievo del celebre Lisippo, lo scultore prediletto di Alessandro Magno. Furono proprio le armi lasciate dall’assediante, Demetrio Poliorcete, figlio di Antigono Monoftalmo, e soprattutto i preziosi metalli, il ferro e il bronzo, a permettere ai Rodii di realizzare l’immane colosso bronzeo. Carete, con straordinaria capacità plastica, riuscì ad imprimere nella creazione lo slancio e l’energia di una città che si era da poco liberata da un terribile nemico e innalzava al sole la fiaccola della vittoria. Il Colosso, la cui base poggiava su uno dei moli del porto, cadde dopo circa sessanta anni a causa di un terremoto, privandoci, a dispetto della sua grande fama, della sua reale iconografia: nessuna statua è conservata. Secondo alcune fonti, il Colosso fu rialzato per volontà dell’imperatore Adriano. La copia più completa della statua, alta circa due metri, contro i trenta e più dell’originale, fu realizzata con marmo greco insulare, proprio in epoca adrianea, ed è stata rinvenuta tra i resti della villa marittima del giurista Ulpiano a Santa Marinella, sul litorale a nord di Roma. L’eleganza e la leggerezza di questo capolavoro dell’arte antica, conservato al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, trasmettono oggi, come allora, una profonda emozione. Al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, oltre all’Apollo-Helios è esposta la copia dell’Atena Parthenos capolavoro del V secolo a.C., dell’artista ateniese Fidia. Nella sala dei marmi figurano pregevoli reperti scultorei recuperati dalle numerose ville marittime disposte sul litorale tra Pyrgi e Centumcellae, o che decoravano i monumenti della città di Centumcellae sviluppata in seguito alla realizzazione del porto voluto dall’imperatore Traiano. Una breve guida dell’attuale allestimento del museo, con la sala del Lapidario, il ballatoio in cui trovano spazio i contesti archeologici del territorio limitrofo, le Terme Taurine cui è dedicato un approfondimento e la Sala del santuario etrusco di Punta della Vipera, arricchiscono di contenuti il volume.

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L’archeologa Lara Anniboletti, direttore del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia (foto drm-lazio)

Lara Anniboletti, archeologa, dirige il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, oltre al museo Archeologico nazionale e alla Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo di Orvieto. Ha fatto parte della segreteria tecnica per l’esecuzione del Grande progetto Pompei, dove ha ricoperto incarichi tecnici di archeologo e responsabile della comunicazione. Tra le sue pubblicazioni, oltre a contributi scientifici, il volume divulgativo “79 Storie su Pompei che nessuno ha mai raccontato”, Roma 2016, L’Erma di Bretschneider, tradotto anche in inglese. Da sempre particolarmente interessata agli aspetti di valorizzazione e comunicazione del patrimonio culturale, il suo slogan è “l’archeologia è una scienza da condire con l’umanità”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale per gli incontri sulla “percezione dell’Antico” in collaborazione con l’associazione culturale Anassilaos conferenza su “Persefone nella religione greca” di Marta González González (università di Malaga) insignita del Premio Anassilaos 2024

reggio-calabria_archeologico_conferenza-persefone-nella-religione-greca_locandina“Persefone nella religione greca” è il titolo del nuovo incontro al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sul tema “la percezione dell’Antico” promossi congiuntamente dal MArRC e dall’associazione culturale Anassilaos. Appuntamento mercoledì 15 maggio 2024, alle 17, nella sala conferenze del MArRC, con la prof.ssa Marta González González, ordinario di Filologia greca all’università di Malaga, che terrà una lezione su “Persefone nella religione greca”, una divinità presente in Magna Grecia (si pensi ai pinakes

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La speciale moneta con Kore (Persefone) realizzata da Domenico Colella per l’associazione culturale Anassilaos (foto anassilaos)

di Locri) quale protettrice dell’agricoltura e insieme divinità degli inferi, due aspetti che convivono nel racconto del suo rapimento da parte di Ade (Plutone), secondo quanto narrato nell’Inno a Demetra. Ade si innamorò di Persefone, figlia della dea Demetra; la rapì mentre, ancora fanciulla, giocava su un prato fiorito e la condusse sottoterra. La madre però non si rassegnò alla scomparsa della figlia e si mise a cercarla ovunque. La ritrovò agli inferi e non potendo riaverla accettò un compromesso con Ade. Per sei mesi, nella stagione invernale, Persefone avrebbe dimorato all’Ade; negli altri sei mesi (primavera) sarebbe tornata a vivere con la madre. Si tratta di un mito che spiega l’alternarsi delle stagioni. Dopo i saluti dl direttore del MArRC Fabrizio Sudano e del presidente dell’associazione Anassilaos Stefano Iorfida, nella conversazione con Marta González González, introdotta da Amos Martino, responsabile Anassilaos, interverrà Mariangela Monaca, dell’università di Messina. Agli intervenuti sarà donata la speciale moneta con Kore (Persefone) realizzata da Domenico Colella.

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La prof.ssa Marta González González, ordinario di Filologia greca all’università di Malaga (foto anassilaos)

A Marta González González, nel corso dell’incontro, sarà consegnato il Premio Anassilaos 2024 per la Sezione “Megale Hellas” che segna l’avvio della 36,ma edizione della manifestazione, con la seguente motivazione: “Filologa attenta e sagace nella ricerca – come dimostra la ricca produzione scientifica – ha profuso impegno costante e passione nella valorizzazione della cultura classica intesa quale momento privilegiato di riflessione per comprendere le dinamiche della vita nel presente, rivolgendo i suoi interessi soprattutto alla tragedia greca, con particolare attenzione a Eschilo ed al tema del conflitto e della pace, di estrema attualità e alla poesia (Pindaro, Saffo, Nosside, Semonide), al corpus plutarcheo, alle credenze e rituali funerari, alle figure divine ed eroiche (Persefone, Atena, Ares, Afrodite; Achille, Elena) nonché agli studi di genere (misoginia e omofobia). Il suo lavoro riscuote interesse a livello internazionale e le sue ricerche costituiscono un imprescindibile punto di riferimento negli studi di settore”.

Padova. Visita guidata gratuita all’ex chiesa di Sant’Agnese con l’archeologa Debora Tosano grazie alla collaborazione tra soprintendenza e fondazione Alberto Peruzzo

padova_ex-chiesa-sant-agnese_visita-guidata_15-maggio_locandinaGrazie alla collaborazione tra la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso, e la Fondazione Alberto Peruzzo, al fine di approfondire la conoscenza delle vicende storiche dell’ex chiesa di Sant’Agnese, delle attività di scavo archeologico, dei restauri e dei reperti (i frammenti di intonaco affrescato e le lapidi sepolcrali), sono in calendario visite guidate gratuite condotte da Debora Tosato della Soprintendenza, secondo un calendario che viene definito mensilmente. La prossima visita guidata – gratuita – è in programma il 15 maggio 2024, alle 11, con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti disponibili (max 25 persone). Scrivere a debora.tosato@cultura.gov.it indicando il numero dei partecipanti e un recapito telefonico. Ritrovo davanti all’ingresso principale dell’ex chiesa di Sant’Agnese in via Dante 63 a Padova.

Torino. Al museo Egizio conferenza dell’egittologo Cédric Gobeil, curatore del museo, su “News from the Place of Truth. Some further considerations and thoughts about Deir el-Medina”. In presenza e on line

torino_egizio_conferenza-news-from-the-place-of-truth-some-further-considerations-and-thoughts-about-deir-el-medina_gobeil_locandinaIl lavoro svolto a Deir el-Medina, così come gli studi condotti sugli artefatti provenienti dal sito, continuano a portare a nuove scoperte. Martedì 14 maggio 2024, alle 18, appuntamento in sala conferenze del museo Egizio di Torino con la conferenza “News from the Place of Truth. Some further considerations and thoughts about Deir el-Medina” di Cédric Gobeil, curatore del museo Egizio. Conferenza in lingua inglese, ingresso libero con prenotazione obbligatoria al link https://www.eventbrite.co.uk/…/some-further…. Live streaming sulla nostra pagina Facebook e sul nostro canale YouTube. Il programma di incontri è realizzato in collaborazione con il dipartimento di Studi storici dell’università di Torino. Data l’impossibilità di dettagliarle tutte in una singola conferenza, le novità provenienti dal “Luogo della Verità” si focalizzeranno su tre argomenti principali attualmente in fase di studio da parte del museo Egizio. Inizieremo con un aggiornamento dall’ultima missione sul campo condotta nella tomba del custode Khawy (TT 214), per poi proseguire con una rivalutazione di una delle cappelle votive, con l’uso di nuove tecnologie, metodologia che costituisce anche un elemento centrale dell’ultimo argomento che farà luce su una promettente scoperta dalla collezione del nostro museo.

Cédric Gobeil, curatore del Museo dal 2019, è un egittologo specializzato in archeologia della vita quotidiana e cultura materiale del Nuovo Regno, con un focus primario su Deir el-Medina, argomenti per i quali sta portando avanti un lavoro sul campo in Egitto e Sudan. Dopo aver conseguito il dottorato in Francia (presso l’Université Paris IV-Sorbonne), ha lavorato in Egitto per l’Institut français d’archéologie orientale du Caire e nel Regno Unito per l’Egypt Exploration Society. Oltre all’attività curatoriale è anche professore a contratto presso il Dipartimento di Storia dell’Université du Québec à Montréal e ricercatore associato presso l’Unità di ricerca HiSoMA di Lione (CNRS).