Torino. Ammonta a 412,6 milioni l’impatto economico del museo Egizio sul territorio della Città Metropolitana: ecco i risultati dell’analisi della Fondazione Sant’Agata per l’Economia della Cultura
Ammonta a 412,6 milioni l’impatto economico del museo Egizio sul territorio della Città Metropolitana di Torino: lo certifica l’analisi della Fondazione Sant’Agata per l’Economia della Cultura, che nel 2017, anno della prima indagine, aveva rilevato un impatto di 187 milioni. La stima totale della spesa diretta attribuibile al Museo Egizio è di 195.559.107,32 euro, una cifra calcolata sommando le spese dirette del Museo (in beni e servizi e stipendi della struttura) e le spese dirette dei visitatori a cui vanno a sommarsi anche gli importi di impatto indiretto ed indotto. Si tratta quindi di una spesa più che raddoppiata rispetto al 2017, quando si attestava a 81 milioni. Sono alcuni numeri dei risultati dell’indagine raccolta nel report “L’impatto economico e sociale del museo Egizio” presentato il 16 luglio 2024 con gli interventi della presidente Evelina Christillin, del direttore Christian Greco, della direttrice gestionale Samanta Isaia, e di Paola Borrione, Presidente & Head of Research Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e supervisore scientifico dell’analisi. L’indagine è partita da una raccolta dati, che si è svolta in 94 giorni tra luglio e ottobre 2023 e dall’analisi del bilancio 2022 del Museo. Obiettivo dichiarato: realizzare un identikit della composizione e della capacità di spesa dei visitatori, un’analisi della loro percezione del Museo, ma anche valutare la reazione alle strategie impiegate dal Museo in ambiti come comunicazione e allestimento delle sale e la propensione a sostenere l’Egizio attraverso le sue campagne di fundraising.

Al museo Egizio la tavola rotonda sul report “L’impatto economico e sociale del museo Egizio” (foto museo egizio)
In occasione della presentazione dell’analisi d’impatto del museo Egizio c’è stata anche una tavola rotonda con interventi di Samanta Isaia, direttrice gestionale museo Egizio; Paola Dubini, professoressa in Management and Entrepreneurship, università Bocconi; Ludovico Solima, professore ordinario di Management e imprenditorialità nelle imprese culturali, università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Alberta Giovannini, direttrice ufficio Risorse umane e servizi, MUSE, Trento; Paola Borrione, presidente & Head of Research Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura; ha moderato Marilena Pirrelli, Giornalista del Sole 24Ore.

La sala dedicata a Deir el Medina al museo Egizio di Torino riaperta al pubblico il 29 marzo 2024: la novità per gli oltre 20mila visitatori nel ponte pasquale (foto museo egizio)
L’identikit del visitatore dell’Egizio. Sono in maggioranza donne tra i 35 e i 64 anni i visitatori del museo Egizio (57,6%). I giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano il 15%. Il 47% dei visitatori del museo Egizio ha conseguito una laurea, il 15% ha un titolo post laurea, mentre il 30% è diplomato. La maggioranza dei visitatori del Museo, il 61% per l’esattezza, sono turisti. Tra questi quasi il 20% sono stranieri (il 14% proveniente da un altro Paese europeo e il 5% da un Paese extra Ue). Stando ai dati contenuti nel report della Fondazione Sant’Agata, il museo Egizio è uno dei principali poli di attrazione del turismo torinese, in quanto tappa fissa dei viaggiatori, noto a livello internazionale. Nel 2022 l’Egizio ha accolto il 22% del pubblico totale dei Musei torinesi. Il turista medio che visita l’Egizio è laureato (49%) generalmente arriva in coppia (33%) o in famiglia (34%). Più della metà dei turisti (59%) è a Torino per vacanze, mentre il 19% dei turisti ha dichiarato di essere a Torino appositamente per visitare il Museo Egizio. La spesa diretta di turisti ed escursionisti visitatori del museo Egizio che ricade sul territorio di Torino registra un trend in costante crescita: era di 83.934.790,66 euro nel 2021, di 190.908.947,62 nel 2022 e si attesta a 223.269.024,59 euro nel 2023.

L’allestimento temporaneo “Verso la nuova Galleria dei Re” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)
Il museo Egizio e il contesto nazionale e locale. Secondo la Fondazione Sant’Agata “il museo Egizio si è affermato come un polo di ricerca scientifica a livello internazionale e una delle principali attrazioni turistiche del Paese”. Stando agli ultimi dati diffusi dal Mic, con oltre un milione di visitatori nel 2023, il Museo si attesta al settimo posto nella top ten dei Musei italiani più visitati. Per quanto riguarda il contesto locale statistiche Istat del 2021 censiscono in Italia 4.292 musei, di cui 429 collocati in Piemonte (10% del totale). Il 67% dei musei piemontesi riflette la storia della Regione e può essere ricondotto al collezionismo sabaudo del XVI secolo (Residenze Sabaude, Palazzo Madama). Significativa la presenza di musei privati e aziendali. Il Piemonte detiene la quota più alta di istituzioni private, 231 (53% della quota regionale totale), tra i principali Fondazione Sandretto, Fondazione Merz, Mauto, Museo Lavazza. Rilevante poi il settore del design, su 53 centri di produzione culturale, 33 sono votati al design. Secondo quanto rilevato da report, nel 2022 i visitatori dei musei In Piemonte sono stati 5,7 milioni, di cui 4.521.268 (78%) nel sistema museale metropolitano di Torino, 1.245.355 (22%) negli altri Musei della Regione. “All’interno di questa dinamica – si legge nel report – è importante sottolineare il ruolo significativo del Museo Egizio, il quale ha contribuito con un totale di 907.364 visite nel 2023, il 16% del totale regionale e il 20% della Città di Torino”.
Donazioni e Fundraising. L’analisi condotta dalla Fondazione Sant’Agata si è concentrata infine sulla propensione del pubblico a fare donazioni al museo Egizio. È emerso che i ragazzi tra i 18 ei 24 anni sono la categoria che è più propensa a donare (73%). Questa fascia d’età è però quella che donerebbe meno (5,40%), anche per un’ipotizzabile disponibilità economica più ridotta. La fascia d’età meno propensa a donare è 55-64 anni (hanno espresso no il 42%). Mente i visitatori appartenenti alla categoria over 65 donerebbero in media 14,90 euro. Il museo Egizio è un’istituzione culturale estremamente legata alla città di Torino e ai suoi abitanti, lo dimostra il fatto che il 73% dei torinesi e il 70% dei residenti dell’area della Città Metropolitana sono disponibili a fare donazioni. Gli stranieri invece sono i meno propensi a donare. La donazione è quindi legata più ad un attaccamento ad un valore affettivo all’istituzione, da parte degli abitanti della città e del territorio circostante.
Livorno. Al museo di Storia naturale del Mediterraneo la conferenza “Il giardino degli dei: i fiori, i frutti e le feste a Roma antica” a cura di Carolina Megale e Edina Regoli nell’ambito delle Notti dell’Archeologia promosse dalla Regione Toscana
“Il giardino degli dei: i fiori, i frutti e le feste a Roma antica” è il titolo della conferenza a cura di Carolina Megale e Edina Regoli. Appuntamento mercoledì 17 luglio 2024, alle 21, al museo di Storia naturale del Mediterraneo a Livorno. L’incontro è inserito all’interno della manifestazione “Notti dell’Archeologia” promossa dalla Regione Toscana. Ingresso a donazione liberale. Prenotazione consigliata. Per informazioni e prenotazioni: segreterie.museo@provincia.livorno.it, 0586266711. In età romana, la natura con i suoi fiori, frutti e giardini divenne un raffinato motivo decorativo: affreschi, marmi e mosaici la celebravano in spazi pubblici e privati; Flora, l’antica dea italica della fioritura, dei giardini e delle spighe di grano, era spesso protagonista di queste preziose decorazioni. Forse di origine sabina, Flora collaborava con Cerere per garantire abbondanti raccolti ed era invocata per la loro protezione. Come i giardini e i parchi erano luoghi di svago e riflessione per gli antichi romani, così il Parco dei Platani di Villa Henderson offre ai partecipanti una cornice ideale per immergersi nell’atmosfera dell’incontro, permettendo di rivivere l’antica usanza di godere del tempo trascorso in giardini rigogliosi e lussureggianti. Il racconto, delicato e avvincente, intreccerà mito e vita quotidiana, ed è presentato da Carolina Megale, direttrice dell’Archeologico di Rosignano Marittimo, insieme a Edina Regoli, già direttrice del medesimo museo.
Sicilia. Al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento terza tappa (in tre giorni) della XX edizione del Festival (diffuso) del Cinema archeologico realizzato dal parco della Valle dei Templi con il RAM film festival: ecco il programma dei film e dell’archeotalk

Terza tappa del XX Festival del Cinema Archeologico, realizzato dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, in collaborazione con il RAM film festival e la Fondazione museo civico di Rovereto. E stavolta siamo nel cuore della Valle dei Templi, là dove è custodito un immenso patrimonio che illustra la storia della ricerca di buona parte della Sicilia centro meridionale. Stiamo parlando del museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, dove fa tappa il Festival il 17, 18 e 19 luglio 2024. I film proiettati saranno sette e tratteranno le tematiche archeologiche più disparate: dal papiro di Ebers all’ascesa, il declino e la scomparsa della civiltà etrusca, dai robot umanoidi in grado di esplorare siti sommersi ed effettuare scavi a regola d’arte, fino all’archeologia musicale capace di riportare in vita le musiche perdute che scandivano la vita delle civiltà antiche. Da non perdere, giovedì 18 luglio 2024, l’archeotalk con Angela Bellia, che ci porterà a scoprire il ruolo fondamentale che la musica e la danza hanno rivestito nel mondo antico.

Frame del film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George
PROGRAMMA DI MERCOLEDÌ 17 LUGLIO 2024. Alle 21, apre il film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George (Francia, 2020-2021, 53’). Da trent’anni, grazie al contributo delle tecnologie digitali, l’archeologia musicale, riporta in vita musiche perdute, sacre o profane, che scandivano la vita delle antiche civiltà. Chiude la serata il film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant (Francia, 2022, 52’). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi della Storia. Poco invece si sa di Jacques-Joseph, il fratello maggiore rimasto nell’ombra. Uno studio degli archivi familiari getta nuova luce sulla loro avventura.

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 18 LUGLIO 2024. Alle 19, Archeotalk “Alla ricerca dei suoni perduti: archeologia musicale della Magna Grecia e della Sicilia greca”. Modera: Donatella Mangione (parco Valle dei Templi). Incontro e aperitivo con Angela Bellia, ricercatrice all’Istituto di Scienze del Patrimonio del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli che ci porterà a scoprire il ruolo fondamentale che la musica e la danza hanno rivestito nel mondo antico. L’evidenza materiale e le testimonianze scritte e figurative oggi ci permettono di comprendere meglio il mondo sonoro del passato e le modalità con cui la musica e la danza accompagnavano i rituali e tutte le forme teatrali e di drammatizzazione legate al mito. Partecipazione gratuita, con prenotazione online sul sito www.ramfilmfestival.it.

Frame del film “The Treasures of the Pharaohs – Ebers Papyrus / I tesori dei Faraoni – Il papiro di Ebers” di Denis Kliewer
Alle 21, inizio delle proiezioni. Apre il film “The Treasures of the Pharaohs – Ebers Papyrus / I tesori dei Faraoni – Il papiro di Ebers” di Denis Kliewer e Ulli Wedelmann (Germania, 2023, 52’). Il papiro di Ebers custodisce l’arte della guarigione degli Egizi di 3500 anni fa e riunisce quasi 900 testi medici. Quali di queste antiche conoscenze possono ancora essere utili nel XXI secolo?. Chiude la serata il film “Ocean One K: L’archéologue des abysses / Ocean One K: l’archeologo degli abissi” di Mathieu Pradinaud (Francia, 2023, 52’). Da sempre l’esplorazione dei relitti è una sfida enorme dato che è impossibile immergersi nelle profondità e scavare. Entra così in scena Ocean One K, un robot umanoide in grado di esplorare i siti sommersi e di effettuare scavi archeologici a regola d’arte.

Frame del film “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski
PROGRAMMA DI VENERDÌ 19 LUGLIO 2024. Alle 21, apre il film “Storie di ossa” di Gabriele Clementi (Italia, 2023, 7’). Le ossa portano su di sé le tracce del vissuto di un individuo, di una comunità, di un popolo. Stefano Ricci Cortili, antropologo e illustratore anatomico, sta dedicando la sua vita a questi studi in supporto alla ricerca archeologica. Segue il film “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski (Francia, 2022, 52’). Aperta sul Mar Tirreno, l’Etruria, grosso modo l’attuale Toscana, risplendeva nel Mediterraneo tra il IX e il I secolo a.C. Ma chi erano gli Etruschi e come si spiega l’ascesa di questa civiltà, ma anche il suo declino e poi la sua scomparsa? Quindi il film “L’Appia a Minturnae. Il Videodiario di Scavo” di Gianmatteo Matullo (Italia, 2021, 34’). Il film, realizzato nel corso delle indagini archeologiche dirette dalla Soprintendenza, racconta la storia dell’Appia ben oltre i limiti cronologici della città romana, e svela i dettagli di un periodo finora poco noto. Chiude la serata, alle 23, l’annuncio dei film premiati dalle giurie e del vincitore del premio del pubblico.
Locri (RC). Al museo del Territorio di Palazzo Nieddu l’incontro e visita guidata “La Chora locrese. Un restauro innovativo: il ritorno della pisside della bottega del Pittore di Locri” con Diego Elia dell’università di Torino, secondo appuntamento del ciclo “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione”

“La Chora locrese. Un restauro innovativo: il ritorno della pisside della bottega del Pittore di Locri”: secondo appuntamento di “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione”, il ciclo di incontri con visita guidata ideato e curato dalla direttrice Elena Trunfio. Appuntamento martedì 16 luglio 2024, alle 17.30, al museo del Territorio di Palazzo Nieddu di Locri (RC). Ingresso gratuito. Introduce e coordina Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri. Dopo i saluti istituzionali di Giuseppe Fontana, sindaco di Locri, e di Domenica Bumbaca, assessora alla Cultura del Comune di Locri, conversazione e visita guidata alla collezione con Diego Elia del dipartimento Studi storici dell’università di Torino, che racconterà del restauro della Pisside della bottega del Pittore di Locri, effettuato con una tecnica innovativa, mai usata prima per un restauro archeologico, grazie alla collaborazione con il Centro di Conversazione e Restauro “La Venaria Reale” (To).

Per il terzo anno consecutivo è tornato dunque “Locri Epizefiri tra Parco e Musei. Dallo scavo alla collezione”, il ciclo di incontri con visita guidata ideato e curato dalla direttrice Elena Trunfio, con un approfondimento su ognuna delle sedi espositive di Locri Epizefiri insieme a studiosi ed esperti. Ogni evento prevede una prima parte seminariale e a seguire la visita guidata alle collezioni e alle aree archeologiche. Si era iniziato il 12 luglio 2024, al museo e parco archeologico di Locri Epizefiri con “Verso Centocamere: la porta di Afrodite e la Stoà ad U”, conversazione e visita guidata con Diego Elia e Valeria Meirano del dipartimento di Studi storici dell’università di Torino e la partecipazione dei membri della missione archeologica. Si chiuderà il 30 agosto 2024, alle 17.30, al Complesso museale del Casino Macrì, con “Tra politica e benessere: caratteristiche e funzioni delle terme nel mondo romano”, conversazione con Elisa Nisticò, direttrice dei musei e parchi archeologici di Scolacium e Kaulonìa, visita guidata a cura del funzionario archeologo Lorenzo Chiericò. Gli eventi sono gratuiti e non è necessaria la prenotazione.
Naxos Archeofilm 2024. Al regista Eugenio Farioli Vecchioli il Premio Sebastiano Tusa per l’impegno nella divulgazione scientifica e al film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo il Premio Naxos Archeofilm assegnato dal pubblico

Il regista Eugenio Farioli Vecchioli tra Gabriella Tigano (a sinistra) e Valeria Li Vigni con i due premi – Naxos Archeofestival e Sebastiano Tusa – presi al Naxos Archeofestival 2024 (foto naxos archeofestival)
Il regista Eugenio Farioli Vecchioli e il suo film sui bronzi di San Casciano fanno l’asso pigliatutto al Naxos Archeofilm 2024: Premio Naxos Archeofilm come documentario più gradito al pubblico e Premio Sebastiano Tusa al regista e coautore Eugenio Farioli Vecchioli per l’impegno nella divulgazione scientifica. Doppia vittoria dunque a Naxos Archeofilm 2024 per “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, diretto da Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo. Il docufilm – prodotto dalla Rai e dedicato ai fortunati scavi del santuario etrusco romano in provincia di Siena con il racconto corale e condiviso del team della campagna di scavi e della comunità dei residenti – si aggiudica il Premio Naxos Archeofilm 2024, festival internazionale del cinema archeologico raccogliendo il massimo punteggio del pubblico fra le cinque pellicole in gara al parco archeologico di Naxos dal 12 al 14 luglio 2024. La serata finale del Naxos Archeofilm la direttrice del Parco Naxos Taormina, Gabriella Tigano, ha raccontato le attività in corso nei vari siti anticipando per il pubblico del festival alcune notizie e immagini in anteprima della grande mostra archeologica in corso di allestimento a Palazzo Ciampoli e dedicata alla storia più antica di Taormina.

Premio Sebastiano Tusa 2024: da sinistra, Gabriella Tigano, Eugenio Farioli Vecchioli, Valeria Li Vigni, Piero Pruneti e Giulia Pruneti (foto naxos archeofilm)
Doppia vittoria – si diceva – perché, nel corso della stessa serata conclusiva del festival – prodotto dal parco archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, e organizzato con la Fondazione Sebastiano Tusa, presieduta da Valeria Li Vigni, e Firenze Archeofilm/Archeologia Viva (Giunti Editore) direzione Piero Pruneti e la collaborazione della locale sezione Archeoclub – il regista Farioli Vecchioli aveva appena ricevuto il Premio Sebastiano Tusa 2024, dedicato alla memoria del grande archeologo. Con la seguente motivazione: “Autore e regista di programmi dal forte impatto didattico, ha saputo coinvolgere un vasto pubblico diffondendo la conoscenza, l’esigenza di tutela e l’amore per i beni culturali e ambientali. Ha formato professionalità nell’ambito della comunicazione archeologica e come Sebastiano Tusa ha operato con le comunità locali per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico, archeologico e culturale”.

Frame del film “Au temps des dinosaures / Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot
Secondo in classifica “Al tempo dei dinosauri”, produzione franco-nipponica del 2020 che sabato sera aveva catturato e incollato alle sedie il pubblico dei più piccoli affascinato anche dai racconti del paleontologo Dawid Adam Iurino ospite della serata e intervistato da Piero Pruneti; terzo posto per “Mesopotamia, la riscoperta dei tesori dell’Iraq”, (Francia, 2023) dedicato alla faticosa ripresa delle missioni archeologiche in Medioriente dopo decenni di guerra, film che venerdì sera, aveva introdotto l’intervento dell’archeologo Nicola Laneri reduce da un importante ritrovamento in Azerbaijan. La serata, condotta dalla giornalista Giulia Pruneti, si è conclusa con il docufilm omaggio alla Sicilia “La nave romana di Ustica”, diretto da Riccardo Cingillo, sulla scoperta di un relitto romano a 80 metri di profondità rintracciato grazie a una spedizione subacquea nei fondali dell’isola al largo di Palermo.
Pompei. All’auditorium “Pompei: scavi e ricerche in corso”: 4° workshop internazionale per un confronto tra le istituzioni e università straniere e italiane aperto anche ai visitatori del Parco. Zuchtriegel: “Un’occasione per aggiornarci sulle novità delle ricerche”. Ecco il programma

Al parco archeologico di POmpei sono molti i cantieri di scavo archeologici aperti (foto parco archeologico pompei)
Un workshop internazionale per confrontarsi sulle ricerche in corso nei siti del parco archeologico di Pompei e fare rete tra le istituzioni e università straniere e italiane. Un appuntamento fisso che a Pompei si ripete per il quarto anno al fine di fornire aggiornamenti sulle campagne di scavo a un pubblico non di soli studiosi, ma anche a studenti e appassionati di archeologia. Martedì 16 luglio 2024, all’Auditorium degli scavi di Pompei dalle 9.30 alle 18, sarà possibile accedere, anche per i visitatori del parco interessati e gli invitati, al 4° workshop internazionale “Pompei: scavi e ricerche in corso”, per seguire il ricco programma o alcuni degli interventi della giornata. “Pompei è un grande living lab dello scavo, della ricerca e del restauro”, sottolinea il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “e abbiamo introdotto il workshop annuale, nel periodo in cui sono presenti molte missioni universitarie italiane e straniere nei nostri siti, per mettere in rete e valorizzare l’enorme patrimonio di conoscenze che cresce ogni giorno grazie ai progetti in corso. È anche un’occasione per scambiarci punti di vista e per aggiornarci sulle novità, in un incontro che sarà aperto anche al pubblico, agli studenti e alle guide. Sarà uno spaccato eccezionale della ricerca a Pompei, luogo propulsivo e centrale nel settore dell’archeologia a livello globale. Pompei, dall’inizio degli scavi nel 1748, è sempre stata una po’ la capitale dell’archeologia e noi abbiamo la responsabilità di renderla accessibile e trasparente per tutti”. Tante infatti le Università e gli istituti coinvolti che hanno in corso campagne di studi in vari luoghi di Pompei: l’università Federico II di Napoli, l’Austrian Archaeological Institute, Tulane University, Austrian Academy of Sciences, l’IMT Lucca, l’università di Pisa, l’Université Côte d’Azur, Nice, l’University of Valencia, l’università L’Orientale di Napoli, il Freie Universitat Berlin, l’University of Texas at Austin, l’università di Genova, l’università di Torino, l’università della Campania Luigi Vanvitelli, l’Institutum Romanum Finlandiae, l’università di Bologna, l’università la Sapienza, Roma.
PROGRAMMA. Alle 9.30, saluti del direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel; 10, Luigi Cicala, università Federico II di Napoli, “Le ricerche dell’Università di Napoli Federico II nel cd. Hospitium di Albinus (VI 17, 1-4)”; 10.15, discussione; 10.20, Christoph Baier, Austrian Archaeological Institute, Austrian Academy of Sciences, “L’Insula VII 4 come spazio di transizione nel tessuto urbano di Pompei”; 10.35, discussione; 10.40, Riccardo Olivito, Anna Anguissola, IMT Lucca, Università di Pisa, “Progetto PRAEDIA: un bilancio del quadriennio 2021-2024”; 10.55, discussione; 11, Carmela Capaldi, Antonella Ciotola, università di Napoli Federico II, “Nuovi Scavi nell’area del cd. Tempio di Asclepio (VIII, 7, 25-26)”; 11.15, discussione; pausa caffè; 11.40, Sandra Zanella, Université Côte d’Azur, Nice, “Pompei TransUrbs: aggiornamento sulle campagne 2023- 2024”; 11.55, discussione; 12, Llorenç Alapont, University of Valencia, “Indagine sull’archeologia della morte a Pompei. Necropoli di Porta Sarno”; 12.15, discussione; 12.20, Allison Emmerson, Tulane University, “Further Research on the Reed Workshop at I 14, 1/11-14”; 12.35, discussione; 12.40, Dora d’Auria, università L’Orientale di Napoli, “Pompei. Aggiornamento sulle ricerche nell’insula VI”; 12.55, discussione; pranzo libero; 15, Monika Trumper, Domenico Esposito, Freie Universitat Berlin “Abitare in una prime location. Sviluppo e funzione dell’Insula VIII 5 a Pompei”; 15.15, discussione; 15.20, John R. Clarke, Jennifer Muslin, Ivo van der Graaff, Zoe Schofield, Michael Thomas, University of Texas at Austin, “First results from a study season at Oplontis Villa B”; 15.35, discussione; 15.40 Silvia Pallecchi, università di Genova, “Pompei. Aggiornamento sulle ricerche nell’insula VI”; 15.55, discussione; 16, Diego Elia, università di Torino, “La Casa della Caccia Antica: ricerche archeologiche e indagini diagnostiche per la conservazione preventiva”; 16.15, discussione; 16.20, Carmine Lubritto, università della Campania Luigi Vanvitelli, “Analisi isotopiche per indagare la dieta e le abitudini degli abitanti dell’antica Pompei”; 16.35, discussione; pausa caffè; 17, Ria Berg, Institutum Romanum Finlandiae, “Vivere in un locus amoenus – Le ricerche dell’Institutum Romanum Finlandiae nella Casa di Trebio Valente”; 17.15, discussione; 17.20, Antonella Coralini, università di Bologna, “Storie di confini. L’insula I 17 e il suo contest”; 17.35, discussione; 17.40, Maria Teresa D’Alessio, università la Sapienza, Roma, “Dal sistema informativo all’Atlante della Regio VII”; 17.55, discussione; 19.30, archeococktail.
Reggio Calabria. C’è il G7: il museo Archeologico nazionale anticipa la chiusura di martedì 16
C’è il G7 e il MArRC martedì 16 luglio 2024 chiude un po’ prima.” In osservanza delle esigenze di ordine pubblico e sicurezza legate al programma del G7 Italia 2024 che si svolgerà in questi giorni a Reggio Calabria”, fa sapere la direzione del MArRC, “si comunica che in data 16 luglio 2024, dalle 14 alle 20, il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria sarà chiuso al pubblico. Ultimo orario di accesso consentito nella giornata di martedì, alle 13. Il museo riaprirà regolarmente mercoledì 17 luglio 2024, dalle 9 alle 20, con ultimo accesso alle 19.30”.
#domenicalmuseo compie dieci anni: 2014-2024. Il ministro Sangiuliano: “Un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”. Il Colosseo è il sito più visitato nella domenica a ingresso gratuito di luglio, seguito da Pompei e Pantheon
Anche per la prima domenica di luglio 2024 a ingresso gratuito il Colosseo si conferma – nella classifica assoluta – il sito più visitato (20.986 ingressi), seguito da Pompei (18.409) e dal Pantheon (11.821). Ma il 7 luglio 2024 rappresenta anche un anniversario importante: l’iniziativa #domenicalmuseo compie 10 anni. È stata infatti Istituita con il decreto n. 94 del 27 giugno 2014, prevedendo l’ingresso gratuito nei musei, nei parchi archeologici e in tutti i luoghi della cultura statali. “Si tratta di un’intuizione felice che in questi anni è diventata un appuntamento irrinunciabile molto apprezzato dai cittadini italiani e dai turisti che giungono qui da tutto il mondo”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano commentando i primi dati disponibili relativi alla #domenicalmuseo di luglio. “Alle 12 giornate gratuite previste in origine, ho fortemente voluto aggiungere altre tre date iconiche della storia italiana: il 25 aprile, il 2 giugno e il 4 novembre. In queste 15 giornate gratuite, come quella che s’è appena conclusa, molte centinaia di migliaia di visitatori hanno deciso di trascorrere alcune ore immersi nella bellezza e nell’arte del patrimonio culturale della Nazione. Numeri che confermano lo straordinario successo dei musei italiani, come dimostrano i dati degli ingressi che abbiamo presentato questa settimana che hanno fatto segnare, per il 2023, la cifra di 57.730.502 visitatori, mai registrato nelle serie storiche (vedi Sistema museale nazionale. Bilancio della App Musei Italiani a un anno dal lancio: oltre 400 musei presenti, 150 già con l’e-ticketing. E nel 2023 record di 57.730.502 visitatori (+23% sul 2022). Sul podio sempre il Colosseo con oltre 12 milioni di ingressi, ma tutti i musei e parchi hanno registrato incrementi significativi | archeologiavocidalpassato). I musei italiani hanno un immenso valore storico e identitario, a questo stiamo aggiungendo la qualità dei servizi tra cui la nuova app, uno strumento innovativo e moderno di accesso alle strutture museali che rappresenta una ulteriore tappa verso la modernizzazione e la valorizzazione nel solco di quanto previsto dall’art. 9 della Costituzione”.

Visitatori sull’antica spiaggia di Ercolano, da poco aperta al pubblico (foto paerco)
Ecco i numeri relativi a parchi e musei archeologici. Colosseo 20.986; area archeologica di Pompei 18.409; Pantheon 11.821; Foro Romano e Palatino 6.153; museo Archeologico nazionale di Napoli 3.381; Terme di Caracalla 2.821; museo e area archeologica di Paestum 2.435; parco archeologico di Ercolano 1.828; Villa Adriana 1.609; Grotte di Catullo e museo Archeologico di Sirmione 1.302; museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria 1.088; museo nazionale Romano – Palazzo Massimo 1.032; museo nazionale Romano – Terme di Diocleziano 991; Villa Romana e Antiquarium di Desenzano 980; necropoli dei Monterozzi e museo Archeologico nazionale di Tarquinia 903; museo nazionale Romano – Palazzo Altemps 853; musei nazionali di Cagliari 792; museo Archeologico nazionale di Taranto 600; mausoleo di Cecilia Metella e chiesa di San Nicola 430; museo delle Civiltà 429; necropoli della Banditaccia e museo nazionale Archeologico Cerite a Cerveteri 411; mausoleo di Teodorico 382; museo Archeologico nazionale di Firenze 363; anfiteatro campano, museo Archeologico dell’antica Capua e mitreo di Santa Maria Capua Vetere 318; abbazia di Pomposa e museo Pomposiano 308; Battistero degli Ariani 302.
Venezia. Su CFnews il prof. Diego Calaon traccia un primo bilancio della campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo. Trovati i cubicula: stanze di riposo e di servizio di chi faceva funzionare la struttura. Conferme sulla produzione di sale in età romana
Si è conclusa sabato 29 giugno l’attività 2024 della campagna di scavo archeologico sulla villa romana del Sale nel sito di Lio Piccolo, portata avanti dal progetto “Vivere d’Acqua, archeologie tra Lio Piccolo e Altino”, diretto dal professor Diego Calaon, coordinato dalla professoressa Daniela Cottica dell’università Ca’ Foscari Venezia e realizzato in collaborazione con il Comune di Cavallino-Treporti e la soprintendenza ABAP per il Comune di Venezia e laguna dal 2019. Le novità più importanti riguardano la forma della villa: i ricercatori hanno capito come erano organizzati i suoi spazi ed hanno inoltre scoperto dei cubicula, di poco meno di 3 metri adibiti a stanze di riposo e di servizio di chi faceva funzionare la struttura. A tracciare un primo bilancio della campagna 2024 è lo stesso prof. Calaon, come informa un bel servizio di Federica Ferrarin su “CFNews” del 1° luglio 2024.

Veduta da drone dell’area di scavo della villa romana del Sale di Lio Piccolo (foto unive)
I cubicula della villa romana del Sale a Lio Piccolo. “La stanza è piuttosto piccola, poco meno di 3 metri per lato: quasi un quadrato”, spiega Calaon. “Anche i vani posti a fianco non sono molto ampi. Si intuisce che le aperture – le finestre – per far passare luce ed aria, dovevano essere ridotte al minimo, anche se non si conservano i muri perimetrali in alzato. Si usava un’illuminazione ad olio: frammenti di lucerne sono stati raccolti in buon numero nello scavo. Dovevano esserci pochi mobili: i letti e qualche suppellettile. Il pavimento era costruito con materiali semplici, battuti di argilla e strati ben compatti di calce, sabbia e ghiaia, realizzati esattamente con le tecniche descritte dalle antiche fonti. I vani sono da interpretarsi come dei cubicola, ovvero stanze da letto e di servizio per chi faceva funzionare la struttura, e vi lavorava e risiedeva in maniera permanente. Sono i lavoratori della Villa di età Romana, che possiamo immaginare come servi e schiavi: abitavano queste stanze e costituivano il motore produttivo dell’edificio”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
“A pochi metri di distanza ci sono altri ambienti, allineati con queste stanze, ma più ampi e affacciati sull’acqua di un grande canale che conduceva dal mare ad Altino – continua Calaon -. Si tratta di spazi che erano pavimentati in antico in mosaico: migliaia sono le tessere bianche e nere lasciate sul posto da chi ha letteralmente strappato per riutilizzarlo anche lo spesso strato di malta e di calce di preparazione dei suoli musivi. La spoliazione definitiva della Villa è avvenuta nel tardo VI secolo-inizio VII secolo d.C., quando la struttura è stata definitivamente abbandonata e tutti i materiali edilizi sono stati recuperati per riusarli. Sono diventati mattoni nei nuovi centri altomedievali, primo fra tutti Torcello. Ma nel pieno I secolo d.C., quando la Villa è stata costruita, le stanze che si affacciavano sulla laguna dovevano essere decorate in maniera raffinata, rispettando i canoni estetici della Roma imperiale, usando vividi colori negli affreschi, elaborate decorazioni a stucco e marmi colorati. Sono gli spazi di chi controllava il lavoro dei servi, gli spazi di rappresentanza e di villeggiatura, spazi dove vengono accolti gli ospiti. Come avveniva in altre ville simili della bassa costa adriatica – che la ricerca archeologica sta proprio in questi anni portando alla luce – non è del tutto fuori luogo immaginare che le élite amassero abitare questi spazi costieri magari solo per qualche giorno, lasciando la rumorosa città, Altino, dove risiedevano in maniera stabile, per trovare un luogo di otium, proprio in riva al mare”. Chi erano queste persone? “Le ricerche archeologiche si intrecciano con quelle storiche e si sta tentando di costruire modelli interpretativi per comprendere se si tratti di investitori privati, che potrebbero avere acquistato spazi lagunari per produzioni di pesce e sale, o se si tratti di militari e/o servi, che gestirebbero queste proprietà demaniali per conto dell’imperatore. Ciò che è evidente dallo scavo archeologico è che queste persone a Lio Piccolo si permettevano di vivere con un certo lusso: la qualità delle decorazioni è attestata da un numero impressionante di frammenti di affresco, come quelli già raccolti più di vent’anni fa, nella parte della Villa che si conserva in acqua, sotto l’argine lagunare. Pensiamo che gli affreschi siano stati raggruppati in quel luogo, dopo aver smontato muri e soffitti, magari per essere imbarcati e utilizzati anch’essi come calcinacci. La fortuna ha voluto che alcuni di loro siano rimasti in posto”.

Campagna di scavo 2024 nella villa romana del Sale a Lio Piccolo diretta da Diego Calaon di Ca’ Foscari (foto unive)
Reperti in metallo. La laguna, e il suo ambiente e salato, non ha permesso invece la conservazione dei reperti in metallo, che sono incredibilmente assenti: l’unico tipo di metallo che si è conservato sono numerose laminette in piombo, adatte a fare pesi per le reti da pesca. “Le maine in piombo provengono per lo più dal cortile su cui si affacciano i cubicula dei servi”, sottolinea Calaon. “Le stanze da lavoro, infatti, si aprono su un ampio cortile di servizio, di forma trapezoidale, centro dell’attività produttiva della Villa. Il cortile non è un semplice spazio aperto, ma è una struttura altamente complessa. Come nei campi veneziani, il sottosuolo del cortile, che doveva essere coperto da laterizi, è in realtà costituito da una grande vasca, grande tanto quanto il cortile stesso, foderata completamente in argilla purissima, profonda almeno 2 m. La vasca è piena di sabbia purissima che serviva da filtro per l’acqua piovana raccolta dei tetti. L’acqua filtrata veniva poi issata da un’apertura, la canna del pozzo, che immaginiamo sia esattamente sotto l’attuale l’argine. Si tratta di un cortile cisterna (“pozzo” alla veneziana) che permette l’approvvigionamento idrico per un certo numero di persone, che non doveva essere così esiguo, probabilmente addirittura alcune decine”. Lo scavo archeologico ha permesso di vedere come l’intera progettazione ed esecuzione delle strutture abitative sia avvenuta in forma integrata, rispondendo a un unico grande progetto. Gli spazi poi sono stati ridefiniti e ri-funzionalizzati nel corso del tempo. I carotaggi ci dicono come questo spazio sia stato reso abitabile grazie a riporti argillosi fortificati con pali: si poteva utilizzare il canale come approdo e come via di comunicazione verso la città di Altino. La struttura che era rivolta verso all’interno, verso l’attuale laguna, dava le spalle a dune di sabbia, forse alte anche più di 10 metri, che proteggevano la Villa e, poco più di cento metri a oriente, separavano questo spazio produttivo dal mare e dalle onde.

Pali di fondazione e resti di pavimento in mattoni nel sito della villa romana di Lio Piccolo nella laguna di Venezia (foto unive)
Ma cosa si produceva nella Villa marittima di Lio piccolo? “Sicuramente la pesca è una delle attività della struttura”, sottolinea Calaon: “i pesi in piombo e i pesi in terracotta per le reti, la presenza di una vasca (forse un vivarium) dall’area dello scavo subacqueo, ci indicano che il pesce era una risorsa fondamentale. Le strutture però, in quella parte che immaginiamo essere il retro del complesso ci permettono di ipotizzare un’altra tipo di produzione: il sale. Nel retro, infatti, si snoda un lungo e possente edificio realizzato con una unica trincea, che quasi non ha paralleli e confronti nel resto del mondo romano. Le fondazioni sono realizzate attraverso lo scavo di un’enorme trincea aperta nei limi lagunari, larga 1,5 m e profonda altrettanto. Nella trincea si è calata una doppia coppia di travi, dal lato di 35/40 cm, lunghi fino a 6 m: sulle travi sono appoggiati, verticalmente, dei tronchi di quercia centenari (di cui si possono contare ancora gli anelli di accrescimento). I tronchi sono messi in bolla con zeppe e accuratamente allineati, alla distanza di poco più di 1 m l’uno dall’altro. La fondazione è stata subito coperta con argilla, che grazie alle sue proprietà plastiche permette di creare una fondazione profonda e molto resistente da cui escono i tronchi di quercia che sorreggevano un impalcato ligneo adatto a sostenere pesi notevoli. Lo scavo archeologico ci descrive un lungo edificio ligneo, posto alle spalle della villa, che offriva spazio di stoccaggio e un’area di lavoro di grandi dimensioni. La monumentalità dei pali in legno ci lascia pensare che la costruzione sia stata dettata dalla necessità di stivare merci e prodotti di grande peso: probabilmente sacchi di sale. Ad attestare la produzione di sale – continua – sono gli argini che delimitavano le saline al di là del Canale Riga: tali argini, fatti di legni e anfore, siano stati attivi fino a tutto VI secolo. Delimitavano “valli” per il sale e la pesca. Non si è mai smesso, insomma, di abitare e produrre in laguna: sono cambiati solo i siti e le modalità con cui lo sfruttamento di queste risorse deltizio/lagunari (sale e pesce) sono state al centro dell’interessi delle donne e degli uomini che ci hanno preceduto”.

L’ambiente lagunare che circonda l’area della villa romana del Sale di Lio Piccolo (foto unive)
Gli scavi archeologici che si sono appena conclusi rientrano in un più ampio progetto di ricostruzione delle forme di sfruttamento lagunare tra l’età antica e l’età contemporanea. Grazie ad una interdisciplinarità degli studi, usando dati dello scavo e I dati di carotaggi geo-ambientali, si possono ri-scrivere le vicende della costa antica che si trasformava di continuo, reinventando spazi e funzioni tra mare, delta fluviali e canali di marea. Analisi pedologiche, combinate con studio di microfossili ambientali, ci indicano le forme delle coste antiche e ci descrivono il rapporto tra acque dolci e salate. L’analisi dei pollini permette di ricostruire la vegetazione in superficie. In età del bronzo, dove il sito pare sia già frequentato, ci sono dune sabbiose che chiudono acque salmastre e possenti boschi. “In epoca romana si nota, poi, un maggior controllo del paesaggio boschivo che inizia ad essere sfruttato in maniera intensiva anche per l’attività edilizia e produttiva”, racconta Daniela Cottica, “lasciando posto ad uno spazio acqueo, circondato da aree di pastura e coltivazioni, tra cui vite, ulivo, e cereali. L’ambiente rimane salmastro con una vegetazione di tipo anfibio e lagunare”.
Archeologia sperimentale al museo nazionale Etrusco di Marzabotto (Bo): presentazione e dimostrazione del progetto “Ex terra opera: l’architettura in materiale deperibile di Kainua-Marzabotto”
“Ex terra opera: l’architettura in materiale deperibile di Kainua-Marzabotto” è il progetto di archeologia sperimentale a cura di Alberto Brutto proposto dal museo nazionale Etrusco di Marzabotto. Appuntamento domenica 14 luglio 2024, alle 16, al MNEMa: sarà un’occasione per vedere e provare con mano quali tecniche di costruzione impiegarono gli abitanti di Kainua per erigere la propria città. Programma: alle 16, breve presentazione del progetto “Ex terra opera: l’architettura in materiale deperibile di Kainua-Marzabotto” e delle tecniche di costruzione in terra cruda antiche e moderne. La presentazione si svolgerà all’interno dei magazzini del Museo, un’occasione per conoscere un dietro le quinte solitamente riservato solo agli addetti ai lavori; alle 16.20, visita al museo nazionale Etrusco di Marzabotto con presentazione dei materiali architettonici esposti. A seguire dimostrazione della produzione di mattoni secondo le tecniche antiche. I partecipanti avranno l’opportunità di provare loro stessi a realizzare un mattone da costruzione etrusco. Il pomeriggio prevederà anche un momento dedicato ai più piccoli: alle 17.30, laboratorio gratuito di stampa e decorazione di un mattone etrusco in terra cruda. Attenzione: nel corso delle attività verranno manipolate terra e paglia. È consigliato un abbigliamento comodo e sporcabile. La partecipazione alle diverse attività è su prenotazione, posti limitati. Per prenotarsi 051 932353 oppure drm-ero.museonazionaletrusco@cultura.gov.it. La partecipazione all’evento prevede il pagamento del solo costo di ingresso al museo (3 euro biglietto intero, gratuito per residenti a Marzabotto e gratuità di legge).
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