Aquileia. Per le “Passeggiate del direttore” visita guidata serale con Cristiano Tiussi al sepolcreto romano. E al venerdì c’è anche “Aquileia sotto le stelle”

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Visita guidata serale con Cristiano Tiussi, direttore di Fondazione Aquileia, al sepolcreto romano di Aquileia (foto fondazione aquileia)

Per le “Passeggiate del direttore” venerdì 19 luglio 2024, alle 21, appuntamento con la visita serale con il direttore di Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi al Sepolcreto romano di Aquileia. Una guida d’eccezione per scoprire la bellezza dei monumenti sepolcrali, l’illuminazione soffusa e rispettosa rendono questo luogo estremamente emozionante. Il numero di posti è limitato e la prenotazione è obbligatoria a questo link https://www.turismofvg.it/…/prenota-la-tua-esperienza…. Si tratta dell’unico tratto di necropoli attualmente visitabile ad Aquileia, caratterizzato da cinque recinti funerari che si disponevano su una strada secondaria in uscita dalla città, e che testimonia le usanze funerarie dei cittadini aquileiesi. La bellezza dei monumenti sepolcrali, l’illuminazione soffusa e rispettosa rendono questo luogo estremamente emozionante.

aquileia_fondazione_aquileia-sotto-le-stelle_19-luglio_locandinaNell’ambito dell’iniziativa “Aquileia sotto le stelle: i venerdì d’estate” si ricorda che è possibile visitare fino alle 22 le aree archeologiche di Decumano di Aratria Galla, Case Romane – Fondo CAL, Foro Romano; la Domus di Tito Macro; la Domus e Palazzo Episcopale così come il museo Archeologico nazionale di Aquileia e il complesso della basilica patriarcale di Aquileia.

Roma. Per “Speciale Villa Poniatowski”, visita guidata “Da Giulio III al principe Poniatowski: le trasformazioni di una villa fuori porta” con Francesca Montuori compresa nel biglietto d’ingresso

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Villa Poniatowski e i suoi giardini in una stampa dell’epoca (foto etru)

roma_villa-giulia_villa-poniatowski_speciale-visite-guidate_locandinaPer “Speciale villa Poniatowski”, visita guidata “Da Giulio III al principe Poniatowski: le trasformazioni di una villa fuori porta” con Francesca Montuori compresa nel biglietto d’ingresso. Appuntamento venerdì 19 luglio 2024, alle 17, all’accoglienza di Villa Giulia. Il biglietto si acquista nella sede di Villa Giulia e dà diritto alla visita in entrambe le strutture. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo mn-etru.comunicazione@cultura.gov.it. Sarà possibile prenotarsi direttamente in sede, salvo disponibilità. Come è cambiata Villa Poniatowski nei secoli? Le famiglie che l’hanno abitata hanno certamente lasciato il loro segno di riconoscimento ancora oggi visibile nelle scelte architettoniche e artistiche che ad un occhio attento non smettono di suscitare curiosità e interesse. Francesca Montuori accompagnerà i partecipanti nelle sale della Villa per ricostruire, attraverso l’osservazione degli affreschi, come l’edificio e i suoi giardini siano stati modificati nel corso del tempo dai diversi proprietari.

Altino (Ve). Nell’area archeologica visita accompagnata agli scavi di Campo Rialto dove opera la missione del prof. Luigi Sperti (università Ca’ Foscari) nell’ambito del progetto “Alla ricerca di Altino”. Ecco le ultime novità

altino_area-archeologica_scavi-di-campo-rialto_visita-accompagnata_locandinaAlla scoperta delle ultime novità degli scavi di Campo Rialto ad Altino (Ve). Venerdì 19 luglio 2024 è in programma una visita accompagnata agli scavi di Campo Rialto: studenti e ricercatori dell’università Ca’ Foscari di Venezia condurranno i visitatori e le visitatrici sul cantiere di scavo e illustreranno le ultime novità emerse dalle ricerche. Appuntamento alle 17. Il ritrovo è alla chiesa di S. Eliodoro, dalla quale con una breve passeggiata si potrà accedere all’area di scavo. L’evento è gratuito. È gradita la prenotazione a scavoaltinounive@gmail.com. A seguire verrà offerto un aperitivo.

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Visita accompagnata agli scavi di Campo Rialto di Ca ‘ Foscari nell’area archeologica di Altino (Ve) (foto unive)

Anche quest’anno sono riprese le indagini archeologiche ad Altino, sotto la direzione del prof. Luigi Sperti (dipartimento di Studi umanistici di Ca’ Foscari). Il progetto “Alla ricerca di Altino”, iniziato nel 2012, si pone lo scopo di investigare un ampio settore residenziale di questa città, per chiarire le dinamiche relative alle fasi di vita e uso di quest’area fino al momento del suo definitivo abbandono. La nuova campagna di scavo si pone l’obiettivo di ricollegare due aree già indagate in precedenza, al fine di connettere le strutture individuate e provare a ricostruirne l’articolazione. Ad oggi, infatti, sono state riconosciute almeno tre diverse domus, grandi abitazioni che si sviluppavano nei quartieri centrali della città romana, separate tra loro da due strade. Queste vie interne erano lastricate con blocchi di pietra (i cosiddetti basoli), al di sotto dei quali erano approntate le infrastrutture per lo smaltimento delle acque nere. La conformazione dell’isolato centrale viene successivamente modificata per fare spazio a un grande edificio absidato, oggetto di indagine negli ultimi anni. Le ricerche proseguono in queste settimane con l’obiettivo di mettere a fuoco il piano urbanistico progettato per quest’area.

Bologna. Per “Musei sotto le stelle”: il museo civico Archeologico in piazza Maggiore racconta “Il dolio delle meraviglie”, prima della proiezione del film “Dune” in programma nel cartellone “Sotto le stelle del Cinema”

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Piazza Maggiore a Bologna per “Sotto le stelle del Cinema” (foto Lorenzo Burlando / courtesy Fondazione Cineteca di Bologna)

bologna_musei_logoNon contiene spezie ma ben 14.841 oggetti: sono quelli ritrovati all’interno del Ripostiglio di San Francesco, conservato al museo civico Archeologico di Bologna, che giovedì 18 luglio 2024, alle 21.30, è il protagonista in piazza Maggiore della manifestazione “Sotto le stelle del Cinema”, prima della proiezione del film “Dune” di Dennis Villeneuve (USA, 2021, 155’). I Musei Civici di Bologna si raccontano infatti sotto le stelle in piazza Maggiore dal 1° luglio al 9 agosto 2024. Sono sei gli appuntamenti serali con “Musei sotto le stelle” che, grazie alla collaborazione tra il Settore Musei Civici Bologna e la Fondazione Cineteca di Bologna, alle 21.30 nel mese di luglio e alle 21.15 in agosto, precederanno le proiezioni gratuite dei film in programma nel cartellone Sotto le stelle del Cinema, manifestazione promossa da Cineteca di Bologna e Comune di Bologna con il sostegno di ministero della Cultura e Regione Emilia-Romagna. Main sponsor Gruppo Hera. Fa inoltre parte di Bologna Estate 2024, il cartellone di attività promosso da Comune di Bologna e Città metropolitana di Bologna – Territorio Turistico Bologna-Modena.

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Il nuovo allestimento del Ripostiglio di San Francesco al museo civico Archeologico di Bologna (foto giorgio bianchi / bologna musei)

Giovedì 18 luglio 2024, alle 21.30: Anna Dore (curatrice della Sezione Etrusca, fase villanoviana museo civico Archeologico) presenta la mostra “Il dolio delle meraviglie. Un nuovo allestimento per il Ripostiglio di San Francesco”. Il museo civico Archeologico continua ad aggiornarsi, in una dialettica proficua fra rispetto degli allestimenti storicizzati e moderne esigenze di fruizione. Con questo spirito è stata recentemente interessata da un accurato restyling con nuovi apparati multimediali una delle sale che più incuriosiscono il pubblico: quella dedicata al Ripostiglio di San Francesco, eccezionale rinvenimento riferibile all’inizio del VII sec. a.C. Si tratta probabilmente del deposito di una fonderia, costituito da un grande vaso (dolio) riempito con più di 14.000 oggetti in bronzo, che ci svelano informazioni sulle dinamiche economiche e sociali della Bologna etrusca. Oltre al numero, eccezionale risulta la varietà dei pezzi presenti, tra i quali figurano quasi tutte le categorie di manufatti in uso nella Prima Età del Ferro: armi, oggetti di ornamento e di prestigio, utensili e attrezzi si affiancano a frammenti di vasellame, lamine ritagliate, verghette, pani metallici di varie dimensioni, scarti di fusione e scorie. Numerosi in particolare gli strumenti da lavoro, preziosi per ricostruire le principali attività artigianali e di sussistenza della comunità villanoviana. Il riallestimento, curato da Laura Bentini, è stato realizzato anche grazie al sostegno di Settore Patrimonio Culturale – Regione Emilia-Romagna, Fondazione Luigi Rovati e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Grosseto. Al via nel Giardino dell’Archeologia la III edizione del Maremma Archeofilm: tre giorni di film, incontri e degustazioni

grosseto_archeofilm-2024_locandinaAl via nel Giardino dell’Archeologia, in piazza San Francesco a Grosseto, la III edizione del Maremma Archeofilm, festival internazionale del cinema archeologico, in programma dal 18 al 20 luglio 2024 a ingresso libero e gratuito. Il festival è organizzato da Comune di Grosseto, Regione Toscana, Associazione M.arte, museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, con il contributo di Fondazione CR Firenze, Visit Tuscany, Cesvot, Camera di Commercio Maremma e Tirreno, in collaborazione con Fondazione Grosseto Cultura. Selezione filmati e archivio cinematografico: Firenze Archeofilm. Ogni sera dalle 21.15 film, incontri con gli studiosi e degustazione vini offerta da Cantina La Selva. In caso di maltempo il festival si svolgerà al museo di Storia Naturale (str. Corsini 5, Grosseto).

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Frame del film “Li chiamiamo Vichinghi / On les appelle Vikings” di Laureline Amanieux

PROGRAMMA DI GIOVEDÌ 18 LUGLIO 2024. Apre il film “Li chiamiamo Vichinghi / On les appelle Vikings” di Laureline Amanieux (Francia, 52’). I Vichinghi erano davvero i barbari descritti dai cronisti del Medioevo? Benjamin Brillaud ci invita a esplorare la loro storia concentrandosi sulle scoperte più recenti, andando contro a idee preconcette. Dalla Danimarca all’Islanda passando per la Francia, incontra storici, biologi e archeologi, penetra biblioteche e musei, e attraversa paesaggi spettacolari in cui ancora troviamo le tracce del loro passaggio. Segue l’intervento/conversazione con Lorenzo Marasco, direttore Musei di Scarlino (Gr). Chiude il film “Aniene, fiume ricco di storia” di Domenico Parisse (Italia, 25’). Dalle sorgenti dell’Aniene, sui monti Sibillini, fino a Roma. Un viaggio nelle bellezze naturalistiche e le opere di ingegneria romana giunte fino a noi. Storia, archeologia e natura ci trasportano in luoghi ricchi di fascino.

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Frame del film “Jurassic cash” di Xavier Lefebvre

PROGRAMMA DI VENERDÌ 19 LUGLIO 2024. Apre il film “Jurassic Cash” di Xavier Lefebvre (Francia, 52’). Alcune persone collezionano opere d’arte, altre dinosauri. Un hobby controverso e, soprattutto, una forma di speculazione che può portare a una “corsa alle ossa” senza legge. Paleontologi e musei di tutto il mondo, già privati ​​delle loro materie di studio, sono talvolta costretti a sollecitare questi nuovi mecenati… Jurassic Cash è un documentario sul nuovo pericoloso business dei fossili di dinosauro… sulle orme del nostro passato. Segue l’intervento/conversazione con Andrea Sforzi, direttore Museo Storia Naturale della Maremma. Quindi il film “La Grotta preistorica di Cala dei Genovesi, 1953” di Luca Bachechi e Guido Melis (Italia, 12′). La Grotta di Cala dei Genovesi a Levanzo e la vita al campo nelle riprese filmate in 16 mm. nel 1953 da Paolo Graziosi. Chiude il film “Storie di ossa / Bone stories” di Gabriele Clementi (Italia, 8’). Dentro ogni osso c’è una storia, l’eco nascosta di una vita passata. Le ossa portano le tracce dell’esperienza di vita di un individuo, di una comunità, di un popolo. Ci aiutano a ricostruire eventi drammatici e possono perfino rivelare il volto di un nostro antenato. All’Università di Siena, l’antropologo e illustratore anatomico Stefano Ricci Cortili dedica la sua vita a questo particolare tipo di ricerca archeologica. La conoscenza che ha acquisito porta alla luce i segreti… nascosti nelle ossa.

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Frame del film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo

PROGRAMMA DI SABATO 20 LUGLIO 2024. Apre il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Eugenio Farioli Vecchioli, Brigida Gullo (Italia, 56’). Il racconto degli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (Si), premiati come la scoperta archeologica dell’anno. Dal 2020 al 2022, la vasca sacra, cuore del santuario, ha restituito oltre 200 manufatti in bronzo e più di 5000 monete, ma soprattutto ci ha consegnato il racconto fedele di un passato solo apparentemente lontano dal nostro presente, che ci parla ancora di salute e fede. Segue l’intervento/conversazione con Simona Rafanelli direttrice museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia. Quindi la cerimonia di premiazione con l’assegnazione premio del pubblico “Maremma Archeofilm”. Chiudono la serata e il festival cinque corti: “(R)evolution” di Vanessa Cardui (Germania, 1’). Corto animato che esplora il violento impatto della plastica su tutto l’ecosistema. Alcuni ricercatori hanno scoperto che oltre 1500 specie selvatiche in tutto il mondo hanno mangiato plastica trovata nell’ambiente. 100 milioni di animali marini muoiono ogni anno per lo stesso motivo. Un recente studio ha infine scoperto che anche le persone ingeriscono cinque grammi di micro e nano plastica ogni settimana. “Syrinx” di Mallory Grolleau (Francia, 9’). Il breve e originalissimo film illustra il mito di Pan, di Siringa e della creazione del celebre flauto. La ninfa Siringa, per sfuggire a Pan perdutamente innamorato, cade nel fiume. Pan si tuffa per salvarla dall’annegamento, ma riporta solo un fascio di canne… “La Dama di Elche: la storia in breve / La Dama de Elche: contada sencillamente” di Arly Jones, Sami Natsheh (Spagna, 6’). Divertente cortometraggio animato sull’origine e la scoperta della Dama di Elche, un busto in pietra ritrovato fortuitamente da un contadino nell’omonima città della Spagna nel 1897. “Ateius e la Terra Sigillata Italica” di Pietro Galifi, Altair4 Multimedia (Italia, 5’). Nel 50 a.C. circa ad Arezzo si comincia a fabbricare un nuovo tipo di ceramica che in pochi decenni ottiene un enorme successo raggiungendo le più lontane province romane. La cosiddetta Terra Sigillata Italica. Uno dei produttori più intraprendenti fu Ateius. Chiude “Nobody” di Mia Incantalupo (Stati Uniti, 5’). Il corto è il racconto dell’Odissea dal punto di vista… del Ciclope. Perché un’altra prospettiva è sempre possibile…

Locri (RC). Per la rassegna “Un caffè… storicamente corretto” promosso dal museo nazionale Archeologico di Locri Epizefiri e dal Circolo di Studi Storici Le Calabrie la conferenza “Sull’utilità della Storia per la vita”, col prof. Aurelio Musi, ordinario di Storia moderna dell’università di Salerno

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Al museo Archeologico nazionale di Locri Epizefiri siamo arrivati all’appuntamento di luglio con “Un caffè…storicamente corretto”, il ciclo del giovedì promosso dal parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri con il Circolo di Studi storici “Le Calabrie” e il patrocinio del Comune di Locri, curato da Elena Trunfio e Marilisa Morrone. Giovedì 18 luglio 2024, alle 17.30, nella meravigliosa cornice dei reperti di Locri Epizefiri, in sala con aria condizionata, sarà la volta del prof. Aurelio Musi, ordinario di Storia moderna dell’università di Salerno, membro della Real Accademia de la Historia di Madrid, con la conferenza “Sull’utilità della Storia per la vita”. Ingresso gratuito, senza prenotazione. Introducono Elena Trunfio, direttrice del museo e parco archeologico nazionale di Locri Epizefiri, e Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi storici “Le Calabrie”.

Roma. A San Giovanni in Laterano emergono le mura medievali del Patriarchio databili tra il IX ed il XIII secolo d.C., uno spaccato della vita e dello sviluppo di questa area di Roma, fino alla sistemazione voluta da Sisto V nel XVI secolo. I ritrovamenti verranno lasciati in situ

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Veduta generale degli scavi archeologici in piazza San Giovanni n Laterano a Roma con le mura medievali del Patriarchio (foto mic)

A San Giovanni in Laterano a Roma emergono le mura medievali del Patriarchio. Le indagini archeologiche condotte sotto la direzione scientifica della soprintendenza speciale di Roma, diretta da Daniela Porro, propedeutiche ai lavori di riqualificazione di piazza San Giovanni in Laterano, hanno restituito un’importante e complessa stratigrafia dove spiccano, tra l’altro, strutture murarie databili tra il IX ed il XIII secolo d.C., forse riconducibili al Patriarchio. Si tratta di un ritrovamento di straordinaria importanza per la città di Roma e la sua storia medievale, poiché in epoca moderna non sono mai stati effettuati scavi archeologici estensivi nella piazza. “Le nuove scoperte di piazza San Giovanni in Laterano”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, “sono l’ennesima dimostrazione della ricchezza del territorio di Roma, una miniera inesauribile di tesori archeologici. Ogni singola pietra ci parla e racconta la sua storia: grazie a questi importanti ritrovamenti gli archeologi potranno sapere di più del nostro passato. Desidero manifestare il mio compiacimento per l’impegno e per la passione che i ricercatori stanno mettendo nel loro lavoro. È fondamentale coniugare la salvaguardia della nostra storia alle esigenze di tutela e modernizzazione del tessuto urbano”. L’insieme delle scoperte venute alla luce a piazza San Giovanni restituisce uno spaccato della vita e dello sviluppo di questa area di Roma, fino alla sistemazione voluta da Sisto V nel XVI secolo, e grazie alla analisi e allo studio dei rinvenimenti e dei reperti raccolti (monete, metalli, maioliche, ceramiche) arriveranno ulteriori informazioni sulla storia della città. I ritrovamenti verranno lasciati in situ e sono allo studio soluzioni per il futuro completamento dello scavo e per la valorizzazione.

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Veduta da drone degli scavi archeologici in piazza San Giovanni n Laterano a Roma con le mura medievali del Patriarchio (foto mic)

Costruito per volere di Costantino nel IV secolo d.C. al posto della caserma degli Equites Singulares, la guardia a cavallo dell’imperatore che si era schierata con Massenzio, il Patriarchio consisteva inizialmente in una basilica monumentale, ma durante il Medioevo venne più volte ingrandito e ristrutturato e divenne la sede papale fino al trasferimento della sede ufficiale del pontefice ad Avignone nel 1305. I ritrovamenti riconducibili al Patriarchio sono stati rinvenuti nella parte orientale dello scavo, per tutta la sua lunghezza: si tratta di una struttura che poteva avere funzione sia di cinta muraria a difesa della residenza papale sia di sostruzione del pendio che caratterizzava in antico l’area del Laterano. Alla luce delle diverse tecniche edilizie riscontrate, la sua costruzione è databile al IX secolo dopo Cristo ed è stata oggetto di diversi interventi di restauro e di ricostruzione fino almeno al XIII secolo.

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Il muro medievale con blocchi di tufo emerso negli scavi di piazza San Giovanni in Laterano a Roma (foto mic)

Il muro è costituito da grandi blocchi di tufo, sicuramente reimpiegati da altre strutture non più esistenti. A dimostrare uno o più interventi di restauro è la presenza di una fasciatura dei blocchi su ambo i lati, realizzata con un paramento in blocchetti di tufo che presentano una serie di contrafforti. Proseguendo verso Ovest, il muro è invece realizzato a sua volta con contrafforti a cuneo e una tecnica più irregolare. La parte finale del muro, che corre fin sul sagrato della Basilica, si presenta con un paramento in blocchetti di tufo e contrafforti stavolta di forma quadrata.

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Strutture emerse negli scavi di piazza San Giovanni in Laterano a Roma (foto mic)

L’edificazione della struttura è avvenuta durante un lungo periodo di tempo in cui Roma era oggetto delle razzie dei saraceni e al suo interno erano continue le lotte, talvolta violente, tra le famiglie aristocratiche che rivendicavano l’accesso al soglio di Pietro: di qui l’ipotesi che questo possente muro, anche per la sua conformazione, avesse la funzione di cinta difensiva del complesso della Basilica e dei palazzi annessi. Dopo la cattività avignonese, in seguito al rientro a Roma dei pontefici e al trasferimento della sede papale in Vaticano, viene a cadere la necessità di avere una struttura a difesa del Patriarchio. Di conseguenza, il muro perde di funzionalità e viene demolito e interrato, e di esso si perde ogni memoria.

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Fondazioni a reticolo di età Severiana emerse negli scavi di piazza San Giovanni in Laterano a Roma (foto mic)

Le indagini archeologiche, seppure condotte in emergenza per le tempistiche dettate dalla consegna dei lavori per l’apertura dell’anno giubilare, hanno permesso di portare in luce anche i resti di altre strutture, risalenti a epoche precedenti il Patriarchio. Al centro dello scavo è stata identificata una porzione di un muro in opera reticolata, databile tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., la cui funzione è di terrazzamento del pendio che caratterizzava l’area. Più interessante sono imponenti fondazioni a reticolo collocabili in età Severiana (III secolo), forse da mettere in relazione con i Castra Nova equitum singularium, già documentati sotto l’attuale impianto della Basilica. Della stessa epoca due muri in opera laterizia che corrono paralleli e, considerato la profondità (3,5 metri sotto l’attuale piano di calpestio) e la breve distanza che intercorre tra loro, sono probabilmente parte di una struttura ipogea. Sempre nella porzione centrale dello scavo è stato ritrovato infine un tratto di struttura muraria in opera listata, databile tra il IV ed il VII secolo.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia riaperta al pubblico la collezione Castellani, e la Latona di Veio è tornata con Apollo ed Eracle

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Un gioiello della collezione Castellani al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

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Sala espositiva della collezione Castellani al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Novità per i visitatori del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. A due settimane dal ritorno sul suo basamento della Latona di Veio, mercoledì 17 luglio 2024 hanno riaperto al pubblico le sale espositive che custodiscono la collezione Castellani, compresa la celebre sala degli Ori, e la sezione degli oggetti provenienti da Bisenzio. Dopo il grande lavoro di riallestimento delle vetrine, curato dal Servizio Conservazione, dal Servizio Mostre e dal personale di vigilanza del Museo, da mercoledì 17 luglio 2024, i visitatori del museo di Villa Giulia possono tornare ad ammirare la raccolta di ceramiche, terrecotte, bronzi e pietre preziose che apparteneva alla famiglia Castellani e che nel 1919 fu donata allo Stato italiano. Un patrimonio eccezionale di reperti archeologici e splendidi monili che occupa un posto d’onore nelle collezioni del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia.

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La Latona di Veio di nuovo sul basamento dopo i restauri (foto etru)

Intanto martedì 2 luglio 2024 – come si diceva – si è conclusa un’operazione delicatissima. La statua di Latona da Veio è tornata sul suo basamento dopo l’importante intervento di restauro compiuto da Sante Guido con il coordinamento del Servizio Conservazione del Museo. Dopo mesi di lavoro che l’hanno portata “con i piedi per terra”, è finalmente tornata accanto ad Apollo ed Eracle e può essere ammirata anche dal lato posteriore dove il restauro ha egregiamente recuperato i panneggi delle vesti e la sua acconciatura ormai perduta.

Vetulonia (Gr). Per le Notti dell’Archeologia, presentazione del libro “Divina mulier. Storie di donne e di vino” (Antiqua Res Edizioni) di Debora Rossi. A seguire il focus “I vasi raccontano” con Simona Rafanelli

vetulonia_archeologico_notti-dell-archeologia_libro-mulier-divina-storie-di-donne-e-di-vino_presentazione_locandinaDel rapporto donna-vino attraverso la Storia, un rapporto che cambia nei secoli e nelle civiltà e che è anche la storia del processo evolutivo della società umana, per “Le Notti dell’Archeologia” promosse dalla Regione Toscana, si parlerà mercoledì 17 luglio 2024, alle 21, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Gr) con Debora Rossi, direttrice dei musei Archeologici di Pitigliano (Gr) che presenta il suo libro “Divina mulier. Storie di donne e di vino” (Antiqua Res Edizioni). Ospite d’eccezione Sergio Grasso, giornalista, antropologo alimentare e autore dell’introduzione del volume. A seguire “I vasi raccontano”, focus sui più significativi vasi dipinti della collezione permanente del museo, con Simona Rafanelli, direttrice MuVet. Evento gratuito. Info: 0564 948058 museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it.

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Copertina del libro “Divina mulier. Storie di donne e di vino” di Debora Rossi

Divina mulier. Storie di donne e di vino. Il vino, la donna, le bevande alcoliche, originariamente collegate, secolo dopo secolo, a causa di una visione discriminatoria e maschilista, entrano in contrasto. Per lungo tempo le donne sono state escluse proprio dal consumo della bevanda inebriante, il nettare degli dei, sacra al punto da essere tesaurizzata come merce preziosa. La narrazione del rapporto donna-vino è quindi la narrazione in primo luogo di una negazione, di un non rapporto, del costante compromesso tra “Essere” donna, con desideri, fragilità e potenzialità e “apparire”, farlo come le società storiche, spesso descritte dagli Uomini, hanno voluto che fosse la Donna. E in questo percorso in prospettiva storica, confortato dall’uso delle fonti scritte, letterarie ed epigrafiche e fonti iconiche, che si ritrovano gli eco di un’immagine femminile legata alle “donne che sono passate nella storia senza entrarvi”, di una visione della condizione femminile tratteggiata nel suo rapporto con il vino che cambia nei secoli e nelle civiltà, ora acquistando ora perdendo terreno sulla propria dimensione umana, secondo una prospettiva più sincronica che diacronica. In questo senso la storia del rapporto donna-vino è anche la storia del processo evolutivo della società umana che riconosce nella Donna nuove attitudini lavorative e capacità organizzative, un processo fatto spesso di battaglie vinte e perse dove, comunque, ancora lontano appare, oggi nel XXI secolo, l’accordo di pace finale in questa surreale guerra tra sessi.

Torino. Ammonta a 412,6 milioni l’impatto economico del museo Egizio sul territorio della Città Metropolitana: ecco i risultati dell’analisi  della Fondazione Sant’Agata per l’Economia della Cultura

torino_egizio_impatto-economico-e-sociale-del-museo_2024_locandinaAmmonta a 412,6 milioni l’impatto economico del museo Egizio sul territorio della Città Metropolitana di Torino: lo certifica l’analisi  della Fondazione Sant’Agata per l’Economia della Cultura, che nel 2017, anno della prima indagine, aveva rilevato un impatto di 187 milioni. La stima totale della spesa diretta attribuibile al Museo Egizio è di 195.559.107,32 euro, una cifra calcolata sommando le spese dirette del Museo (in beni e servizi e stipendi della struttura) e le spese dirette dei visitatori a cui vanno a sommarsi anche gli importi di impatto indiretto ed indotto. Si tratta quindi di una spesa più che raddoppiata rispetto al 2017, quando si attestava a 81 milioni. Sono alcuni numeri dei risultati dell’indagine raccolta nel report “L’impatto economico e sociale del museo Egizio” presentato il 16 luglio 2024 con gli interventi della presidente Evelina Christillin, del direttore Christian Greco, della direttrice gestionale Samanta Isaia, e di Paola Borrione, Presidente & Head of Research Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e supervisore scientifico dell’analisi. L’indagine è partita da una raccolta dati, che si è svolta in 94 giorni tra luglio e ottobre 2023 e dall’analisi del bilancio 2022 del Museo. Obiettivo dichiarato: realizzare un identikit della composizione e della capacità di spesa dei visitatori, un’analisi della loro percezione del Museo, ma anche valutare la reazione alle strategie impiegate dal Museo in ambiti come comunicazione e allestimento delle sale e la propensione a sostenere l’Egizio attraverso le sue campagne di fundraising.

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Al museo Egizio la tavola rotonda sul report “L’impatto economico e sociale del museo Egizio” (foto museo egizio)

In occasione della presentazione dell’analisi d’impatto del museo Egizio c’è stata anche una tavola rotonda con interventi di Samanta Isaia, direttrice gestionale museo Egizio; Paola Dubini, professoressa in Management and Entrepreneurship, università Bocconi; Ludovico Solima, professore ordinario di Management e imprenditorialità nelle imprese culturali, università della Campania “Luigi Vanvitelli”; Alberta Giovannini, direttrice ufficio Risorse umane e servizi, MUSE, Trento; Paola Borrione, presidente & Head of Research Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura; ha moderato Marilena Pirrelli, Giornalista del Sole 24Ore.

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La sala dedicata a Deir el Medina al museo Egizio di Torino riaperta al pubblico il 29 marzo 2024: la novità per gli oltre 20mila visitatori nel ponte pasquale (foto museo egizio)

L’identikit del visitatore dell’Egizio. Sono in maggioranza donne tra i 35 e i 64 anni i visitatori del museo Egizio (57,6%). I giovani tra i 18 e i 34 anni rappresentano il 15%. Il 47% dei visitatori del museo Egizio ha conseguito una laurea, il 15% ha un titolo post laurea, mentre il 30% è diplomato. La maggioranza dei visitatori del Museo, il 61% per l’esattezza, sono turisti. Tra questi quasi il 20% sono stranieri (il 14% proveniente da un altro Paese europeo e il 5% da un Paese extra Ue). Stando ai dati contenuti nel report della Fondazione Sant’Agata, il museo Egizio è uno dei principali poli di attrazione del turismo torinese, in quanto tappa fissa dei viaggiatori, noto a livello internazionale. Nel 2022 l’Egizio ha accolto il 22% del pubblico totale dei Musei torinesi. Il turista medio che visita l’Egizio è laureato (49%) generalmente arriva in coppia (33%) o in famiglia (34%). Più della metà dei turisti (59%) è a Torino per vacanze, mentre il 19% dei turisti ha dichiarato di essere a Torino appositamente per visitare il Museo Egizio. La spesa diretta di turisti ed escursionisti visitatori del museo Egizio che ricade sul territorio di Torino registra un trend in costante crescita: era di 83.934.790,66 euro nel 2021, di 190.908.947,62 nel 2022 e si attesta a 223.269.024,59 euro nel 2023.

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L’allestimento temporaneo “Verso la nuova Galleria dei Re” al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

Il museo Egizio e il contesto nazionale e locale. Secondo la Fondazione Sant’Agata “il museo Egizio si è affermato come un polo di ricerca scientifica a livello internazionale e una delle principali attrazioni turistiche del Paese”. Stando agli ultimi dati diffusi dal Mic, con oltre un milione di visitatori nel 2023, il Museo si attesta al settimo posto nella top ten dei Musei italiani più visitati. Per quanto riguarda il contesto locale statistiche Istat del 2021 censiscono in Italia 4.292 musei, di cui 429 collocati in Piemonte (10% del totale). Il 67% dei musei piemontesi riflette la storia della Regione e può essere ricondotto al collezionismo sabaudo del XVI secolo (Residenze Sabaude, Palazzo Madama). Significativa la presenza di musei privati e aziendali. Il Piemonte detiene la quota più alta di istituzioni private, 231 (53% della quota regionale totale), tra i principali Fondazione Sandretto, Fondazione Merz, Mauto, Museo Lavazza. Rilevante poi il settore del design, su 53 centri di produzione culturale, 33 sono votati al design. Secondo quanto rilevato da report, nel 2022 i visitatori dei musei In Piemonte sono stati 5,7 milioni, di cui 4.521.268 (78%) nel sistema museale metropolitano di Torino, 1.245.355 (22%) negli altri Musei della Regione. “All’interno di questa dinamica – si legge nel report – è importante sottolineare il ruolo significativo del Museo Egizio, il quale ha contribuito con un totale di 907.364 visite nel 2023, il 16% del totale regionale e il 20% della Città di Torino”.

Donazioni e Fundraising. L’analisi condotta dalla Fondazione Sant’Agata si è concentrata infine sulla propensione del pubblico a fare donazioni al museo Egizio. È emerso che i ragazzi tra i 18 ei 24 anni sono la categoria che è più propensa a donare (73%). Questa fascia d’età è però quella che donerebbe meno (5,40%), anche per un’ipotizzabile disponibilità economica più ridotta. La fascia d’età meno propensa a donare è 55-64 anni (hanno espresso no il 42%). Mente i visitatori appartenenti alla categoria over 65 donerebbero in media 14,90 euro. Il museo Egizio è un’istituzione culturale estremamente legata alla città di Torino e ai suoi abitanti, lo dimostra il fatto che il 73% dei torinesi e il 70% dei residenti dell’area della Città Metropolitana sono disponibili a fare donazioni. Gli stranieri invece sono i meno propensi a donare. La donazione è quindi legata più ad un attaccamento ad un valore affettivo all’istituzione, da parte degli abitanti della città e del territorio circostante.