Licodia Eubea (Ct). Nel castello di Santapau, testimone tangibile del terremoto del 1693, la performance di Margherita Peluso “Terra Euboea. Memorie di una pietra” evoca col “cantu” in dialogo tra passato e presente che coinvolge il pubblico presente

È passato alla storia come il “terremoto della Val di Noto”: è quello del 1693 che sconvolse la Sicilia sud-orientale, per cui si può parlare di un prima e di un dopo. Licodia Eubea (Ct) porta ancora i segni di quella catastrofe, e il Castello di Santapau ne è l’esempio più tangibile. In questo luogo, che non è un rudere ma neppure un luogo “rinato”, in cui si respirano atmosfere particolari, Margherita Peluso con Cristina Gennaro ha ambientato la sua performance artistica “Terra Euboea. Memorie di una pietra” nell’ambito del XIV festival della comunicazione e del cinema archeologico di Licodia Eubea. La performance, che ha coinvolto il pubblico presente diventato a sua volta parte dello spettacolo, si è radicata nelle suggestioni storiche e mitologiche del luogo che l’ha ospitata, evocando un dialogo tra passato e presente. Attraverso simboli potenti, la memoria storica, geologica e culturale del territorio rivive: le pietre, i ruderi e i tesori nascosti nel sottosuolo – come l’antico acquedotto sotto il castello di Santapau – diventano così testimoni di una narrazione che intreccia sacralità e speranza. Attraverso l’antica arte del cunto, la performance intona l’epica siciliana, custodendo e perpetrando il mito dei luoghi e dei popoli. Con il suo linguaggio popolare il cunto narra la grecità, le radici del culto di Santa Margherita e la tragica sorte del castello, rinnovando la memoria culturale e suggerendo una speranza per il futuro. Eccone un sunto (si potrebbe dire gli highlights) raccolto per archeologiavocidalpassato.com.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia al via il cantiere di restauro del Ninfeo, capolavoro rinascimentale di Bartolomeo Ammannati, grazie al sostegno di Sphere Italia con l’Art Bonus che garantisce anche la manutenzione per i prossimi quattro anni. Il pubblico potrà seguire i lavori in diretta. Saranno ripristinate le fontane del Tevere e dell’Arno ricreando così “il teatro delle acque”

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Ninfeo di Villa Giulia: restauratrici al lavoro nel cantiere delle cariatidi (foto etru)

L’annuncio, tra le righe, era stato dato un paio di settimane fa, alla riapertura al pubblico, dopo quasi dieci anni, del Ninfeo di Villa Giulia a Roma (vedi Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia riapre al pubblico il Ninfeo, dopo quasi dieci anni. Per la prima volta accessibile ai disabili. Al via il restauro delle Cariatidi | archeologiavocidalpassato).

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Presentazione ufficiale del restauro del Ninfeo al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia_ al centro Andrea Meloni e Luana Toniolo (foto etru)

Ora c’è stata la presentazione ufficiale da parte del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma e di Sphere Italia: al via il cantiere di restauro del celebre Ninfeo rinascimentale di Villa Giulia, capolavoro rinascimentale di Bartolomeo Ammannati a Villa Giulia. Elemento di grande novità nel rapporto pubblico-privato per la conservazione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale è che per la prima volta verrà finanziata anche la manutenzione programmata del Ninfeo per i prossimi quattro anni. Lo sviluppo di buone pratiche di manutenzione programmata è peraltro proprio una delle mission della Direzione generale Musei, che punta a una migliore conservazione del nostro patrimonio in un’ottica di programmazione strategica.

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Veduta del fronte est del Ninfeo di Villa Giulia a Roma (da A. Lafréry), incisione di Hieronymus Cock (1555-60) (foto etru)

Il Ninfeo è il cuore degli splendidi giardini di Villa Giulia, con la fontana progettata da Bartolomeo Ammannati, le cariatidi a sorreggere la balconata in travertino e il mosaico dedicato a Tritone, che grazie al grande progetto di restauro conservativo, finanziato attraverso lo strumento dell’Art Bonus da Sphere Italia, tornerà al suo originario splendore. I visitatori del Museo potranno non solo godere della vista ravvicinata di un patrimonio architettonico e artistico di grande valore, ma assistere in diretta al delicato lavoro dei restauratori.

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Veduta aerea zenitale del ninfeo di Villa Giulia al museo nazionale Etrusco (foto etru)

“Grazie a un virtuoso esempio di collaborazione pubblico-privato e al mecenatismo favorito dall’Art bonus, Villa Giulia amplia la sua offerta al pubblico e realizza uno degli obiettivi del nostro Ministero, e in particolare della Direzione generale Musei, quello della manutenzione programmata del nostro patrimonio”, dichiara Massimo Osanna, direttore generale Musei. “Un intervento che speriamo contribuisca a favorire altri casi di collaborazione, nella consapevolezza che il patrimonio culturale è un bene comune, da conservare e valorizzare a vantaggio dell’intera comunità”.

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Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, nel ninfeo davanti alle Cariatidi (foto etru)

E Luana Toniolo, direttrice del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia: “Questo intervento permetterà non solo di restituire al Ninfeo di Villa Giulia il suo splendore fatto di marmi policromi, ma finalmente anche di riattivare le fontane con le statue dell’Arno e del Tevere al secondo livello. Il progetto parte dallo studio delle tubature antiche e del rapporto con l’acquedotto dell’Acqua Vergine e permetterà di ristabilire il flusso d’acqua che arricchirà il Ninfeo di preziosi giochi d’acqua. Il contributo fondamentale per la manutenzione programmata ci permetterà inoltre di prenderci cura del fragile equilibrio conservativo del Ninfeo, sospeso tra acqua e terra”. “Sono orgoglioso di avviare questa collaborazione con il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia”, spiega Adriano Meloni, amministratore delegato di Sphere Italia. “La nostra azienda è costantemente impegnata nella selezione di iniziative di ampio respiro. Grazie all’Art Bonus, siamo felici di aver accolto la proposta di poter sostenere il restauro del complesso del Ninfeo e delle sue fontane, dando nuova vita a un bene culturale esempio del Rinascimento italiano”.

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Villa Giulia a Roma vista da drone (foto etru)

Villa Giulia, costruita da papa Giulio III tra il 1550 e il 1555, rappresenta uno splendido esempio di villa rinascimentale, sorta come residenza suburbana, analogamente ad altri complessi cinquecenteschi di Roma e dintorni. Al progetto e alla realizzazione parteciparono i più grandi artisti dell’epoca: per l’apparato pittorico Prospero Fontana, Taddeo Zuccari, Pietro Venale e loro botteghe; per l’impianto architettonico Giorgio Vasari, Jacopo Barozzi da Vignola e Bartolomeo Ammannati, con la supervisione di Michelangelo, secondo quanto asserito dallo stesso Vasari.

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Ninfeo di Villa Giulia: la fontana del Tevere dopo il restauro (foto etru)

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Ninfeo di Villa Giulia: la fontana dell’Arno dopo il restauro (foto etru)

Ai lati del Ninfeo, entro due grandi nicchie simmetriche sono due fontane con le personificazioni di due fiumi, il Tevere e l’Arno identificabili dai rispettivi attributi: la lupa per il fiume Tevere e il Marzocco, il leone – simbolo della Repubblica di Firenze e protettore laico della città, in riferimento alle origini toscane del papa. Le due statue monumentali dei fiumi sono rappresentate secondo tradizione, adagiate su un fianco e all’interno di nicchie decorate a stucco con elementi vegetali. Due grandi vasche in marmo accoglievano un tempo l’Acqua Vergine che sgorgava copiosa dalle anfore su cui poggiano le figure. Grazie al sostegno di Sphere Italia sarà ripristinato l’impianto idrico delle fontane, riportandole alla loro originaria funzione di elementi di raccordo del “teatro delle acque” del Ninfeo.

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Lo stato di deterioramento in cui versa il Ninfeo di Villa Giulia al museo nazionale Etrusco (foto etru)

Sphere Italia è un’azienda che ha fatto dell’attenzione alla sostenibilità e al patrimonio culturale una mission importante, per questo si è dotata di Comitato per la Sostenibilità, che vanta tra i suoi componenti personaggi di spicco, tra cui Virginia Raggi, presidente comitato sostenibilità Sphere Italia, e Alfonso Pecoraro Scanio, advisor comitato sostenibilità Sphere Italia.  Il Comitato svolge funzioni istruttorie, propositive e consultive sui temi collegati ai fattori Esg in materia di sostenibilità, con iniziative e attività tese a presidiare l’impegno della società per lo sviluppo sostenibile lungo la catena del valore. Per Sphere Italia sostenibilità significa anche preservare la cultura dei luoghi.

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Lo stato di deterioramento in cui versano le Cariatidi del Ninfeo di Villa Giulia al museo nazionale Etrusco (foto etru)

“Sono orgogliosa di guidare il Comitato di sostenibilità di questo importante gruppo aziendale”, sottolinea Virginia Raggi, presidente comitato sostenibilità Sphere Italia, “che si sta impegnando seriamente per diventare ogni giorno più sostenibile sia in termini ambientali, che in termini sociali, anche attraverso iniziative di altissimo valore culturale come questa del restauro del Ninfeo di Villa Giulia. Sphere Italia intende contribuire a una trasformazione che possa portare miglioramenti tangibili, sia alleggerendo la propria impronta ecologica, che riportando allo splendore che meritano i tantissimi gioielli artistici e culturali del nostro Paese, affinché il futuro, non sia solo più in linea con il ciclo della natura, ma sia anche saldamente ancorato a quell’eccellenza, che ci rende unici al mondo!”. E Alfonso Pecoraro Scanio, advisor comitato sostenibilità Sphere Italia: “Sono felice che con questa donazione si sostenga, non solo il prezioso restauro, ma anche la successiva manutenzione per alcuni anni. Ho sempre proposto di superare il vizio nazionale di sottovalutare la cura costante del nostro patrimonio artistico, culturale e naturale. Spero che questa novità diventi un buon esempio di filantropia e di sostenibilità”.

Licodia Eubea (Ct). All’ultima giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagoniste le archeomafie con una tavola rotonda. Ultimi due film in concorso, e poi la consegna dei premi chiude l’edizione 2024

licodia-eubea_festival-2024_archeomafie_locandinaLe archeomafie protagoniste domenica 13 ottobre 2024, quinta e ultima giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) che vedrà gli ultimi due film in concorso prima di passare nel tardo pomeriggio alla cerimonia di premiazione che chiuderà l’edizione 2024. A introdurre la tavola rotonda “Rubare il passato. Tombaroli ladri e cacciatori di tesori: tra reale e immaginario”, sarò il film fuori concorso “Ladri di dei” (Italia 2010, 52′) di Adolfo Conti, che racconta il ruolo dei musei e la loro condotta etica rispetto al mercato illegale di opere d’arte. Si tratta di un traffico criminale dalle proporzioni colossali. Un fiume di merce e denaro secondo solo a quello della droga. Ma il dato meno conosciuto è il ruolo avuto dai musei e dalle grandi collezioni private, che questo saccheggio hanno finanziato indirettamente per anni. Alle 18.30, quindi la tavola rotonda che affronta proprio uno degli aspetti racchiuso in quel “un patrimonio da salvare” che è il tema prescelto dai direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele per l’edizione 2024, nonché filo rosso che ha collegato tutto il programma. Moderata dall’archeologa Serena Raffiotta, alla tavola rotonda partecipano Tsao Cevoli (direttore della rivista scientifica Archeomafie), la giornalista Rai Dania Mondini, l’archeologa Lidia Vignola (presidente dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie), il Luogotenente Fabrizio Mutarelli del Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Siracusa.

licodia-eubea_festival-2024_premio-archeovisiva_locandinaDalle 19.30 la cerimonia di premiazione e la consegna dei premi: “Archeoclub d’Italia” al film più gradito dal pubblico; “ArcheoVisiva”  assegnato a un film votato dalla giuria internazionale di qualità (composta dall’autore e regista Massimo D’Alessandro; da Giulia Iannello, project manager di Magma – mostra di cinema breve; da Maria Turco, funzionaria archeologa della soprintendenza dei Beni Culturali di Catania e dal regista greco Vasileios Loules) e il premio “Antonino Di Vita” (dedicato al famoso archeologo, nume tutelare del festival) assegnato dal comitato scientifico a un professionista che ha speso la propria attività nella promozione e nella valorizzazione della conoscenza del patrimonio culturale.

I FILM DI DOMENICA 13 OTTOBRE 2024. Alle 16.30, il pomeriggio apre con il film in prima regionale “Empire Inca, l’histoire révélee” (Francia 2023, 52′) di Thibaud Marchant. Gli Inca erano padroni delle Ande e la prima superpotenza d’America. Dalla capitale Cuzco hanno conquistato un vasto territorio, dall’Ecuador al Cile, in circa un secolo. L’assenza di una lingua scritta ha fatto sì che la loro storia venisse tramandata dai conquistatori spagnoli. Per secoli l’archeologia si è basata su queste cronache, ma recenti progressi hanno svelato nuovi aspetti della storia Inca, sfidando vecchie credenze e rivelando la vera storia di questa leggendaria civiltà.

Segue, e chiude i documentari in concorso, in prima regionale il film “Passos perdidos” (Portogallo 2023, 9′) di Daniel Sousa. L’acciottolato portoghese è uno dei più grandi simboli della cultura di questo Paese, un’icona di ingegneria e orgoglio nazionale. Al tempo stesso, però, costituiscono un “sassolino nella scarpa” per la mobilità urbana.

Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione del libro “Il mio Socrate” di Andrea Maggi (Giunti editore)

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Copertina del libro “Il mio Socrate” di Andrea Maggi (Giunti editore)

Un giorno una ragazza arrabbiata con il mondo conosce per caso un “boomer” un po’ strano di nome Socrate, con cui inizia a discutere di questioni molto importanti come e il bene e il male, l’amore, la giustizia, l’ingiustizia, il sapere, la verità… Ne parla il libro “Il mio Socrate” (Giunti editore) di Andrea Maggi che lo presenta sabato 12 ottobre, alle 17, in sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, dando il suo punto di vista sull’importanza della filosofia per i giovani e per gli adulti. Ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili. L’incontro, in collaborazione con Giunti editore, rientra nel ciclo 𝘕𝘦𝘰 𝘜𝘮𝘢𝘯𝘦𝘴𝘪𝘮𝘰 𝘑𝘶𝘯𝘪𝘰𝘳 curato da Accademia Drosselmeier.

Il mio Socrate. Veronica ha 14 anni e vive da sola con la madre. Si sente forte, in apparenza, e non pensa di dover rendere conto a nessuno. Si fa molte domande, ma non sempre trova le risposte. Almeno finché non trova Socrate, un signore che si chiama proprio come il grande filosofo – di cui lei sa poco e niente – e che è in grado di ascoltarla davvero. Nel frattempo, la sua vita sembra andare a rotoli, tra il padre che ricompare misteriosamente, la madre sempre più invadente e lei che sprofonda sempre più in un giro che non le lascia vie d’uscita… Divertente, drammatico, profondo e leggero, un libro da leggere in più direzioni.

Venezia. A Palazzo Grimani la conferenza “Archeologia in piazza San Marco: le novità degli scavi del 2024” con l’archeologa Sara Bini della soprintendenza

venezia_palazzo-grimani_conferenza-archeologia-in-piazza-san-marco_locandina“Archeologia in piazza San Marco: le novità degli scavi del 2024” è il titolo della conferenza a cura di Sara Bini, promossa dal museo di Palazzo Grimani – musei Archeologici nazionale di Venezia e Laguna in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna. Appuntamento al museo di Palazzo Grimani sabato 12 ottobre alle 16.30. Sara Bini, funzionaria archeologa della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e laguna, presenterà un aggiornamento sugli scavi archeologici in piazza San Marco. Verranno illustrati i dati emersi dagli scavi condotti tra 2023 e il 2024 nei mini cantieri che interessano la piazza per il restauro dei 𝑚𝑎𝑠𝑒𝑔𝑛𝑖 e che hanno portato alla luce una serie di nuovi dati sull’evoluzione della Piazza fin dalle sue origini. Sarà inoltre l’occasione per approfondire la scoperta di quella che probabilmente possiamo identificare come la prima chiesa di San Geminiano. Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti. Al termine della conferenza sarà possibile visitare le sale monumentali del museo di Palazzo Grimani e la mostra attualmente in corso “Rick Lowe. The Arch within the Arc” aperta fino al 24 novembre 2024.

Torino. Nell’anno del bicentenario del museo Egizio, al via “Incanto Egizio: un viaggio in 13 appuntamenti per riscoprire il fascino millenario dell’Egitto e la sua influenza sulla musica classica e contemporanea

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Rosanna Purchia, assessore alla Cultura della Città di Torino e presidente dell’associazione Sistema Musica, ed Evelina Christillin, presidente del museo Egizio, alla presentazione del festival “Incanto egizio” (foto museo egizio)

Festival “Incanto Egizio”: 13 appuntamenti, dal 12 ottobre al 19 dicembre 2024, un viaggio attraverso i secoli e le culture, per riscoprire il fascino millenario dell’Egitto e la sua influenza sulla musica classica e contemporanea. “Incanto Egizio” è la rassegna concertistica con cui le più importanti istituzioni musicali di Torino omaggeranno il bicentenario della fondazione del museo Egizio, portando su numerosi palcoscenici della città alcune tra le migliori orchestre, ensemble cameristici, cori e solisti e un mosaico di musiche che spazia dai grandi compositori della musica antica e classica alla tradizione popolare del Novecento, dall’opera al jazz, fino alle composizioni commissionate per l’occasione. “Incanto Egizio” è un progetto di Sistema Musica, associazione fondata dalla Città di Torino che riunisce i principali enti territoriali della musica classica a Torino, in collaborazione con il museo Egizio e con il sostegno di Iren. “Le direzioni artistiche degli enti di Sistema Musica si sono superate nel proporre suggestioni in grado di mettere al centro il Museo e la grande musica, insieme alla danza, alla recitazione e all’arte tutta”, dichiara Rosanna Purchia, assessore alla Cultura della Città di Torino e presidente dell’associazione Sistema Musica. “I 13 appuntamenti che proponiamo al pubblico celebrano l’Egizio con grande originalità e con una sorprendente varietà di stili e discipline”. Le fa eco la presidente del museo Egizio Evelina Christillin: “In occasione delle celebrazioni per il Bicentenario ci apprestiamo a vivere una nuova stagione, in cui festeggiare i 200 anni non significa soltanto offrire un esercizio di memoria, ma anche programmare il futuro con un occhio attento al contesto da cui provengono gli oggetti che custodiamo, studiamo e raccontiamo al pubblico, con l’intenzione di incrociare la ricerca archeologica e la storia dell’antico Egitto con le arti e le diverse realtà culturali della città. Il Festival Incanto Egizio si muove proprio in questa direzione”.

torino_egizio_incanto-egizio_locandinaLa programmazione inizia sabato 12 ottobre 2024 con la proposta concertistica di Lingotto Musica (All’ombra delle piramidi, ore 20.30) e proseguirà martedì 22 ottobre con uno speciale concerto proposto da De Sono, arricchito da performance di danza e light design (Iside e le Sfingi, ore 20.30), lunedì 28 ottobre con una conferenza-concerto del CFM Centro di Formazione Musicale della Città (Il flauto, strumento di dèi, pastori e musici, ore 17), martedì 29 ottobre con un concerto dell’Orchestra Filarmonica di Torino, che si esibirà anche in una nuova composizione in prima assoluta del maestro Ahmed El Saedi (Il sole incendia Brahms, ore 21). Lunedì 4 novembre, Polincontri presenterà un reading-concerto che prevede anche la prima esecuzione assoluta di una nuova opera del compositore Alessandro Cuozzo (Another Aida’s History, ore 18), giovedì 14 novembre tornerà l’alta divulgazione musicale con la seconda proposta del CFM (Il liuto dal Medio Oriente all’Europa, ore 18.30) e sabato 16 novembre la Academia Montis Regalis proporrà un ricco programma a tema (Antiche Regine, ore 21). Chiuderà il mese l’Accademia Maghini, venerdì 29 novembre, con la prima esecuzione moderna di un oratorio di Antonio Caldara (Gioseffo interpreta i sogni, ore 21). Unione Musicale e EstOvest Festival uniranno le forze martedì 3 dicembre per un concerto che prevede anche l’esecuzione di un brano commissionato per l’occasione al compositore Francesco Antonioni (Beethoven e l’Egitto, ore 20). Le collaborazioni proseguono con il Teatro Regio e il Conservatorio di Torino, che mercoledì 4 dicembre proporranno un originale concerto (Sinfonie d’Oriente, ore 20). Venerdì 13 dicembre l’Accademia Corale Stefano Tempia presenta Passi Ensemble con Sabrina Oggero Viale che accompagnerà i visitatori in un’esplorazione originale degli spazi del museo Egizio con una performance di musiche appositamente studiate per l’occasione (Passi nel Museo Egizio, ore 16). L’ultimo concerto in programma sarà domenica 15 dicembre, con una seconda proposta della Tempia (Thamos, Re d’Egitto, ore 21). A chiudere la rassegna, giovedì 19 dicembre, sarà invece l’incontro-conferenza proposto dal Teatro Regio (Aida inedita, ore 18).

Licodia Eubea (Ct). Per la quarta giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico protagonista lo storico dell’arte Fabrizio Federici col suo “Mo(n)stre) per l’Incontro con l’Antico” tra le due sezioni di proiezione con sette film (tra cui una prima nazionale e una assoluta

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Lo storico dell’arte Fabrizio Federici creatore del sito “Mo(n)stre” (foto fcca)

Per sabato 12 ottobre 2024, quarta giornata del XIV Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea (Ct) il programma accanto ai sette film in concorso (cinquei prime regionali, una prima nazionale e una prima assoluta) un nuovo “Incontro con l’Antico”: protagonista Fabrizio Federici, lo storico dell’arte toscano, ricercatore all’università di Firenze, e creatore del profilo social virale in cui “storia dell’arte e cultura pop si incontrano, e si prendono a borsettate”, subito diventato virale, e che oggi conta più di 83mila follower su Facebook e quasi 24mila su Instagram.. Alle 19.15, al teatro della Legalità, Federici parlerà appunto di “Mo(n)stre. Ironia e comunicazione del patrimonio culturale”. Il segreto del suo successo? Riuscire a raccontare l’attualità, l’arte e il patrimonio culturale con ironia attraverso meme graffianti, freddure e giochi di parole che riescono a catturare un pubblico ampio ed eterogeneo.

I FILM DI SABATO 12 OTTOBRE 2024. Alle 16.30, ad aprire la prima sessione di proiezioni è il film, in prima assoluta, “The first Asgard of Wutai Mountain” Cina 2024, 9′) di Zhang Hai. Dei tanti templi immersi nelle foreste del monte Wutai, il primo Asgard, ovvero la prima dimora celeste, è il Tempio di Tai Lu. Si tratta di un tempio della dinastia Ming, per il quale non sono mai state condotte ricerche. Nel 1683, durante la dinastia Qing, accanto al Tempio di Tai Lu venne costruito il Palazzo Kangxi. Nell’autunno del 1938, entrambi gli edifici vennero bruciati durante l’invasione delle truppe giapponesi. Nel 2022 il Maestro Haichun divenne abate del Tempio di Tai Lu e decise di avviare un nuovo progetto di restauro.

Segue in prima regionale il film “Artémis le temple perdu” (Svizzera 2023, 52′) di Sébastien Reichenbach. L’ubicazione del santuario di Artemide ad Amarynthos è stata a lungo uno degli ultimi grandi enigmi archeologici dell’antichità greca. Questo grande Artemision è menzionato in vari testi antichi, che addirittura specificano la distanza tra il santuario e la città di Eretria. Nonostante gli sforzi delle tante spedizioni scientifiche a partire dalla fine del XIX secolo, nessuna traccia del santuario o del suo tempio è stata mai trovata, lasciando il mistero irrisolto.

Quindi in prima nazionale il film “The Custodian” (Turchia 2022, 33′) di Mehmet Fatih Guden. Perché non possiamo essere tutti come Mehmet Coban? Dopo il genocidio armeno del 1915, a distanza di oltre un secolo, i tanti monasteri e le strutture ecclesiastiche lasciate dal popolo armeno in Anatolia sono ancora oggetto di saccheggio e distruzione. Questo documentario racconta la storia di Mehmet Coban, imam della moschea del villaggio, e della sua scelta di proteggere l’antico monastero armeno di Varakavank, nel villaggio di Bakraçlı della città di Van, nel Kurdistan turco. Lo fa da quarant’anni, seguendo l’esempio del padre.

Chiude il pomeriggio, in prima regionale. Il film “Guercino. Uno su cento” (Italia 2023, 64′) di Giulia Giapponesi. La storia di Guercino, il pittore dei sentimenti e maestro del Seicento, è intrecciata con quella della sua cittadina natale Cento, a cui rimase sempre fedele nonostante il successo. Un legame reciproco che è riaffiorato durante il terremoto del 2012, quando l’intera comunità locale corse a salvare le opere del pittore per poi inviarle in un viaggio incredibile nei musei del mondo, dall’Italia fino al Giappone, nel nome dell’amore per l’arte e della solidarietà tra i popoli.

Le proiezioni riprendono alle 21.15, con tre film in prima regionale. Apre il film “Villa Rosa” di Alessandro Tricarico (Italia 2023, 23′) di Alessandro Tricarico. Villa Rosa è un cortometraggio sperimentale che abbraccia l’arte urbana, la rovina, la fiction, il documentario, il romanzo storico, la fotografia e molto altro ancora. Gli eventi raccontati risalgono al 1943, quando Foggia fu quasi completamente distrutta dai bombardamenti alleati. In quegli anni si costruiva Villa Rosa, il cui nome è una dedica del proprietario alla memoria della moglie che, morta prematuramente, non riuscì a vederla ultimata.

Segue il film “Bansky e la ragazza del Bataclan” (Italia-Francia 2023, 52′) di Edoardo Anselmi. Per quanto possa sembrare strano, una anonima porta d’emergenza di una sala concerti può raccontare la storia di una comunità. Con pochi tratti di vernice spray, può addirittura diventare il simbolo di una nazione. Ma nella società dell’immagine e dei consumi tutto, anche un’icona, ha un valore di mercato, e può stimolare i desideri più oscuri. Il film ripercorre l’incredibile viaggio dell’opera iconica realizzata da Banksy al Bataclan, che simboleggia l’orrore del terrorismo e il paradosso della street art e di Banksy stesso.

Chiude la serata il film “Sui tetti di chi dorme” (Italia 2024, 15′) di Antonello Murgia Pisano. Tuvixeddu è la più grande necropoli punica del Mediterraneo. Ciò che rimane della necropoli è soltanto un frammento di bellezza sopravvissuto ai soprusi del tempo, della storia e dei costruttori. È un cimitero dove si ha l’impressione che sia notte anche di giorno. Degli eterni fantasmi, come inquilini sfrattati, raccontano questo dramma: sussurri e grida di questa fugacità. E fanno loro i versi tratti da “La sera del dì di festa” di Giacomo Leopardi: “e pensar come tutto al mondo passa e quasi orma non lascia”.



Siracusa. Il museo Archeologico “Paolo Orsi” completa il riallestimento con l’apertura del settore E dedicato alla Sicilia centro-orientale in età ellenistico-romana

siracusa_archeologico_inaugurazione-settore-e_locandinaSabato 12 ottobre 2024, alle 11, al museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa, verrà inaugurato il settore E dedicato ai più importanti centri della Sicilia centro orientale nella fase ellenistico-romana. L’apertura del settore completa l’allestimento espositivo del museo siracusano e avverrà a chiusura del convegno “Syracusae. Scavi e ricerche nella città e nella chora” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2024/10/09/siracusa-al-museo-archeologico-regionale-paolo-orsi-il-convegno-syracusae-scavi-e-ricerche-nella-citta-e-nella-chora-tre-giorni-di-confronto-e-di-aggiornamento/).

Gela. All’area archeologica di Bosco Littorio visita straordinaria, a cura del Fai e della soprintendenza del Mare, al laboratorio di restauro dei reperti del relitto Gela II in corso di scavo

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Una fase del recupero del relitto Gela II da parte della soprintendenza del Mare con la ditta Atlantid di Palermo (foto salvo emma / sopr. del mare)

Sabato 12 e domenica 13 ottobre 2024 tornano per la tredicesima edizione le Giornate FAI d’Autunno, uno dei più importanti e amati eventi dedicati al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Per l’occasione a Gela, sabato 12 ottobre 2024, all’interno dell’area archeologica di Bosco Littorio, Ingresso dal lungomare Federico di Svevia, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (ultimo ingresso alle 17), si potrà assistere in anteprima alle attività di primo intervento e restauro del relitto “Gela II”, la nave oneraria utilizzata per il trasporto di merci sulle rotte tra la Sicilia e la Grecia. Le visite di un’ora circa, su richiesta anche in lingua inglese, prevedono un contributo minimo al FAI di 3 euro e sono a cura degli “Apprendisti Ciceroni” e dei Volontari Gruppo FAI Giovani di Caltanissetta.

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Una fase del recupero del relitto Gela II da parte della soprintendenza del Mare con la ditta Atlantid di Palermo (foto salvo emma / sopr. del mare)

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La nave appoggio per il recupero del relitto Gela II da parte della soprintendenza del Mare con la ditta Atlantid di Palermo (foto salvo emma / sopr. del mare)

L’imbarcazione, che proprio in questi giorni sta emergendo dai fondali del mare di Gela di contrada Bulala con il suo carico di ceramiche e manufatti, è una nave greca del V sec. a.C. lunga 15 metri e larga 5; il relitto è in corso di recupero a cura della soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e della ditta Atlantis di Monreale (Pa), in sinergia con la soprintendenza per i Beni culturali di Caltanissetta e il parco archeologico di Gela. Nello stesso sito dove lo scorso anno ha avuto luogo la mostra “Ulisse in Sicilia – I luoghi del mito” sul relitto “Gela I”, è stato allestito il laboratorio di restauro e qui, sabato 12 ottobre, il FAI e la soprintendenza del Mare apriranno le porte a quanti desiderano scoprire i reperti fino ad ora rinvenuti. I visitatori, guidati dagli apprendisti ciceroni e volontari della Delegazione FAI di Caltanissetta, potranno entrare all’interno del laboratorio dove vengono realizzate le attività di primo trattamento conservativo, consolidamento e restauro definitivo. L’area di scavo subacqueo, situata in contrada Bulala a soli 6 metri di profondità, ogni giorno continua a restituire importanti reperti destinati alla futura e definitiva musealizzazione al museo dei Relitti delle navi greche di Gela. La nuova struttura museale, in corso di allestimento nella prossima struttura espositiva di Bosco Littorio, ospiterà i due relitti di navi greche recuperati nei fondali prospicenti il museo stesso.

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Una fase del recupero del relitto Gela II da parte della soprintendenza del Mare con la ditta Atlantid di Palermo (foto salvo emma / sopr. del mare)

Le operazioni di recupero del relitto “Gela II”, individuato nel 1995 nei fondali di contrada Bulala a Gela, sono entrate nel vivo ai primi di ottobre 2024. La soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, grazie un finanziamento del Fondo Sociale di Coesione di oltre 900 mila euro, già nel mese di luglio aveva avviato lo scavo archeologico subacqueo per mettere in luce i legni dell’imbarcazione, oltre che i materiali relativi al carico della nave. Le operazioni sono state realizzate dalla ditta specializzata in lavori subacquei Atlantis Palermo di Monreale, in provincia di Palermo, sotto la direzione scientifica della Soprintendenza del Mare. Il tempo stimato per l’esecuzione dei lavori di recupero è di 270 giorni. Una volta completato lo smontaggio e il recupero dei legni dell’imbarcazione, inizieranno i lavori di restauro all’interno dei locali di Bosco Littorio, messi a disposizione dalla soprintendenza per i Beni culturali di Caltanissetta, all’interno del Parco archeologico di Gela.

Roma. Al museo dell’Ara Pacis prorogata la mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma” che con 240 reperti racconta il mondo del teatro antico, in un viaggio arricchito da installazioni multimediali: riprese aeree, videomapping, postazioni interattive, interventi recitati

roma_ara-pacis_mostra-TEATRO-Autori-attori-e-pubblico-nell-Antica-Roma_locandinaProrogata al 17 novembre 2024 la mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma”, ospitata dal 21 maggio al museo dell’Ara Pacis. L’esposizione racconta il mondo del teatro antico, dalla forza vitale degli spettacoli teatrali alla loro popolarità, fino alle vite difficili degli attori e degli altri grandi protagonisti di questa istituzione. Il visitatore/spettatore viene condotto ‘oltre’ la scena, dentro i meccanismi di produzione, nei ‘camerini degli attori’, sui palcoscenici e sugli spalti dei teatri antichi: una ricostruzione viva, in cui gli stessi protagonisti – attraverso interventi multimediali creati ad hoc – coinvolgono il pubblico raccontando le loro vite, le storie che hanno interpretato, il loro ruolo di autori o performers in una società così simile e insieme tanto diversa dalla nostra.

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L’ingresso della mostra “Teatro” al museo dell’Ara Pacis a Roma (foto monkeys video-lab)

Le maschere sono il filo conduttore di questa immersione: dalle più antiche tra quelle pervenute fino ai nostri giorni (V secolo a.C.) a quelle ellenistiche del III – II secolo a.C., fino a quelle, spettacolari, di epoca romana. Le maschere sono anche “caratteri” scenici di lunga durata, tragici, comici e grotteschi: il visitatore può così scoprire l’origine antichissima di tanti personaggi del teatro moderno, dal vecchio misantropo, al giovane seduttore, dal servo scaltro ai giovani amanti ostacolati dalle diverse condizioni sociali. Una tradizione viva e pulsante, che consente di aprire una finestra anche sul teatro contemporaneo. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Mostra a cura di Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo. Catalogo: L’Erma di Bretschneider, a cura di Salvatore Monda, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo.

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Coppa (kylix) di produzione attica, conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze, con una delle rarissime rappresentazioni di una falloforia (foto maf)

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Il cratere di Pronomos, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli, forse il più importante tra i reperti a soggetto teatrale pervenuto (foto mann)

La mostra propone oltre 240 opere provenienti da 25 diversi prestatori con un percorso espositivo ricco di autentiche rarità come, ad esempio, la coppa di produzione attica proveniente dal museo Archeologico nazionale di Firenze con una delle rarissime rappresentazioni di una falloforia, processione in onore di Dioniso, dio del teatro; un esemplare unico di antica maschera in terracotta dal museo Archeologico regionale ‘Paolo Orsi’ di Siracusa o il famoso “vaso di Pronomos” dal museo Archeologico nazionale di Napoli, forse il più importante tra i reperti a soggetto teatrale pervenuto. Ancora, nella varietà dei reperti selezionati, si segnalano le straordinarie maschere miniaturistiche della tragedia e commedia greca provenienti dall’isola di Lipari; statuine di attori, danzatori e giocolieri del mondo magnogreco; la rappresentazione della “nascita di Elena dall’uovo” su un vaso magnogreco della serie raffigurante le commedie “fliaciche”;  una serie di miniature teatrali, molte mai esposte in mostra, provenienti da contesti tarquiniesi; rispetto al settore della musica di scena rari e delicati strumenti musicali originali come tibie, resti di cetre, crotali, sistri, molti dei quali  sono stati per l’occasione fedelmente riprodotti in copia in modo da consentire al visitatore di sperimentarne il suono; un “campionario” di modelli di maschere mai esposti a Roma provenienti dalla bottega di un artigiano di Pompei, i grandi affreschi parietali di un “camerino” per la compagnia teatrale provenienti dal teatro romano di Nemi; una serie di 12 gemme di epoca romana a soggetto teatrale; lo straordinario ritratto di Marcello e la maschera in bronzo di Papposileno della collezione Fondazione Sorgente Group.

La mostra propone un viaggio attraverso i secoli, con focus sull’età augustea, che nel coinvolgimento diretto del visitatore/spettatore intende avere il proprio punto di forza. Il racconto parte dalle radici greche, siciliane, magno greche, etrusche e italiche del teatro romano, dall’origine religiosa del ‘ludus’ e dai primi palcoscenici in legno, per arrivare allo splendore della frons scenae dei grandi teatri per decine di migliaia di spettatori, architetture che – come il foro o il tempio – caratterizzeranno la forma urbis dell’impero.

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Maschere miniaturistiche della tragedia e commedia greca provenienti dall’isola di Lipari (foto monkeys video-lab)

Il percorso espositivo si snoda attraverso sette sezioni, con un filo narrativo in senso cronologico. Ogni sezione è arricchita da istallazioni multimediali: riprese aeree, videomapping, postazioni interattive, interventi recitati da attori che danno voce agli autori e ai i protagonisti del teatro antico. La prima sezione, dal titolo Genesi, racconta l’importanza del culto dionisiaco alle radici della tradizione teatrale greca e il valore del teatro per la vita democratica ad Atene.  Successivamente, la seconda sezione, dal titolo Radici italiche e magnogreche, mette in risalto il contributo che l’Etruria, la Magna Grecia e i popoli italici fornirono al sorgere del teatro latino.

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Ricostruzione organo di Aquincum consetrvato al museo della Civiltà Romana a Roma (foto monkeys video-lab)

La commedia a Roma, la terza sezione, presenta la tradizione comica romana, passando dalla costruzione dei personaggi, vere e proprie maschere di tipi umani in Plauto, allo spirito riflessivo e introspettivo dei personaggi di Terenzio; la quarta sezione, dal titolo La tragedia a Roma, presenta i principali protagonisti della produzione tragica in periodo repubblicano, di cui poco resta, soffermandosi poi su due personaggi di grande caratura come Seneca e Nerone. Le vite, spesso al limite, di attori, danzatori, musici, mimi attraverso le testimonianze che ci raccontano cosa facessero in scena e cosa ‘oltre la scena’ sono al centro della quinta sezione, dal titolo I protagonisti e la musica. Vengono qui raccontati aspetti legati all’organizzazione degli spettacoli, come la composizione delle compagnie teatrali e la produzione degli artigiani che realizzavano le maschere. Tra i performer, uno spazio specifico viene riservata al fenomeno degli spettacoli di mimi e pantomimi in età imperiale.

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Plastico del teatro di Sabratha (foto monkeys video-lab)

La sesta sezione, dal titolo L’architettura, intende riflettere sull’eredità monumentale lasciata dal teatro antico, attraverso rovine architettoniche, in molti casi maestose e ancora funzionanti. Il passaggio della Roma repubblicana verso il regime imperiale (la grande transizione del I secolo a.C.) vede anche la costruzione dei primi teatri stabili a Roma e la codificazione della loro forma. Nel breve giro di pochi decenni sorgono i tre grandi teatri romani in muratura, nell’ordine il teatro di Pompeo (61-55 a.C.), capace di ca. 20.000 posti, circondato di portici e giardini, di cui poco rimane se non nella topografia di Roma, quello di Cornelio Balbo (dedicato nel 13 a.C.), anch’esso perduto, e il teatro di Marcello, quasi contemporaneo, intitolato da Augusto alla memoria dell’amato nipote. La collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma ha consentito la realizzazione di uno straordinario intervento video sul teatro di Pompeo, che dopo la mostra resterà patrimonio delle Istituzioni curatrici. L’attraversamento dell’antico si apre alla contemporaneità nell’ultima sezione della mostra, dal titolo Attualità del classico, realizzata in collaborazione e con il contributo del dipartimento di Lettere e Culture moderne dell’università di Roma Sapienza e dell’INDA (Istituto nazionale del Dramma antico): attraverso una selezione di locandine storiche di spettacoli realizzati al teatro greco di Siracusa, montaggi video di messe in scena contemporanee e altre testimonianze materiali e fotografiche, riferite in particolare all’esperienza del ‘Vantone’ di Pasolini, il percorso espositivo si chiude offrendo una “panoramica” sulla vitalità del teatro classico, dal primo Novecento ai nostri giorni.

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Pannelli multimediali alla mostra “Teatro. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma”, ospitata al museo dell’Ara Pacis foto monkeys video-lab)

Con la mostra “TEATRO. Autori, attori e pubblico nell’antica Roma” si rinnova l’impegno della Sovrintendenza Capitolina nel rendere accessibili le esposizioni temporanee. La mostra è infatti progettata per essere fruibile dal più ampio pubblico possibile: grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità, con il dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e con la cooperativa Segni d’Integrazione Lazio, saranno disponibili percorsi e installazioni multisensoriali realizzati per ampliare i contenuti della mostra e avvicinarli alle differenti esigenze dei visitatori. Audiodescrizioni, video LIS, disegni a rilievo e riproduzioni tattili di opere e di strumenti musicali saranno fruibili nel percorso espositivo e scaricabili online. Per tutto il periodo di apertura dell’esposizione è previsto un servizio di visite tattili e visite con interprete LIS gratuite.